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sabato 8 agosto 2026

Questo bel micio tigrato è stato disegnato da 
Piotr Pietruszewski

Oggi si festeggia una delle tantissime giornate del gatto (quella internazionale, mi sembra) e ho pensato di approfittarne per presentare la mia nuova gatta - che poi tanto nuova ormai non è.
A metà Novembre in casa è arrivata una nuova gattina. Non proprio tigrata come quella del disegno, che è una tigrata vera. Lei, scoprii guardando le varie classificazioni, è una tabby ma del tipo spotted: non è tigrata bensì a macchie, e infatti quando era piccola sembrava molto leopardata. Crescendo le macchie si sono dilatate e insomma adesso sembra una tigrata anche lei, tranne quando scopre la sua bella pancia - perché è una gatta che adora farsi accarezzare sulla pancia.
Abituata come sono a gatti che dopo un quarto d'ora che stanno in casa mia mi si spalmano sopra manco fossi una fetta di pane, lei mi ha fatto molto penare. 
Prima di tutto, per la prima volta ho fatto un preaffido in piena regola: la volontaria che me l'ha portata ha fatto prima una visita preliminare per ispezionare la casa. Avevo fatto molto conto sulle varie decorazioni a gatti, sulla rastrelliera piena di bustine e crocchi di varie tipologie, sui cuscini a gatti,  sulle varie postazioni per il cibo e la lettiera e soprattutto sull'aria generalmente soddisfatta della vita che hanno i gatti di casa mia (all'epoca due) ma la signora sembrava preoccupata soprattutto delle varie possibilità di uscita - che ai miei occhi sono un titolo di vanto ma che al giorno d'oggi sono considerate alla guisa di pericolose insidie, e insomma pareva proprio che  non fossi all'altezza. Il té con pasticcini e focaccine che avevo allestito non era bastata a scioglierla e insomma temevo di non avercela fatta. Invece il Gran Consiglio delle Gattare di Lungacque aveva dato peso alla mia esperienza e alla fine si era deciso al Grande Passo; così la micetta mi venne alfine consegnata, con tanto di Fiori di Bach per facilitarne l'adattamento. 
La gattina però è risultata davvero diffidente. D'accordo, era di origine un po' selvatica ma insomma ha passato intere settimane rintanata negli angoli più nascosti. Usciva solo per mangiare - ma molto di soppiatto, e giocava solo di notte rincorrendo i vari topolini di pezza e i nastri che spuntavano qua e là. Però giocava, e ha legato quasi subito con le gatte adulte. In particolare Miele l'ha praticamente adottata e le due han cominciato a giocare e a rincorrersi già dal secondo giorno, leccandosi con molto impegno.
Lentamente ha cominciato a mangiare anche in mia presenza, e con mio gran piacere ha mostrato anche una certa predilezione per quello che io chiamo "cibo vero", ovvero pollo, manzo e pesce. Cibo vero sì ma non crudo, così ho imparato a scottare tutto. O meglio ho re-imparato, perché anche la prima gatta non ha mai toccato il pesce crudo.
Nel frattempo le avevo finalmente trovato il nome: Henrietta, da un romanzo di Georgette Heyer. Ho poi scoperto con una certa sorpresa che la protagonista del romanzo si chiamava Horry (da Horatia) e che in effetti non c'è nessuna protagonista di Georgette Heyer che si chiamasse Henrietta. Pensa che ti ripensa, mi sono ricordata che la seconda protagonista di Emma di Jane Austen si chiama Harriet - che comunque non è Henrietta. Ma non c'è nessunissimo dubbio che, indipendentemente da qualsiasi ascendenza letteraria, Henrietta è il nome perfetto per lei né potrei dargliene un altro.
A Febbraio ha cominciato a venire ogni tanto sul letto, e perfino a farsi accarezzare - talvolta. Poi ho scoperto perché si era fatta più affettuosa: era in calore.
Coltivavo in cuor mio l'idea di farle fare una cucciolata prima di sterilizzarla, ma certo cinque mesi erano davvero pochi, così c'è stata una sterilizzazione prematura che però ha incassato senza batter ciglio: è tornata a casa dopo l'intervento facendo le fusa ed è diventata una gattina gentile e affettuosa, ma anche molto avventurosa. Un inverno un po' più lungo del solito però mi ha aiutato e quando è arrivata la calda primavera ormai era felicemente sterilizzata e vaccinata, e ha cominciato a prendere confidenza col territorio.
Il tutto è avvenuto per gradi: le ho lasciato la porta aperta e mi sono seduta sul muretto davanti a leggere.
Il primo pomeriggio si è affacciata sulla porta diverse volte, ma poi scappava a rifugiarsi in casa. Il secondo pomeriggio è stata un po' sullo stuoino, poi è venuta avanti fino al cancellino (che è sempre aperto). Il cancellino sembrava inviolabile, fin quando un giorno è uscita e si è messa ad esplorare.
Nel giro di tre giorni ha imparato a uscire dalla finestra, dalla terrazza e naturalmente anche dalla porta (che però adesso le apro solo su richiesta). Miele spesso la accompagnava. Qualche giorno dopo ha passato la sua prima notte fuori per rientrare la mattina con le occhiaie. Ne ho concluso che avesse passato la notte a ballare in discoteca (senza Miele).
All'arrivo dell'estate si è instaurata una tranquilla routine e in questo periodo ritorna solo la mattina e un paio di volte al giorno a mangiare, però viene sempre con Miele a farmi compagnia sul sasso quando vado a scrivere il diario.
Soprattutto, sembra molto soddisfatta della vita:
Le Temibili Gattare non sono più passate a controllare, ma ho mandato loro molti reportage fotografici, anche se ho evitato di insistere sul fatto che Henrietta passa le notti fuori a bagordare.

Auguri a tutti i gatti e ai bravi umani che si prendono cura di loro; e anche ai diversamente gatti. E naturalmente nemmeno l'ombra di un augurio a chi i gatti li maltratta.