Il mio blog preferito

domenica 14 settembre 2008

La saga del cassetto (autobiografico)

Non sempre i cassetti a scuola sono così carini, purtroppo

Qualche anno fa presi una supplenza in una delle Scuole Prestigiose della mia città che iniziava dal primo giorno di scuola e aveva possibilità di durare tutto l'anno (ma che invece terminò dopo poche settimane); i colleghi mi accolsero quindi come una simil-titolare.
La collega di lettere della mia sezione si presenta e mi spiega che l'insegnante che aveva avuto la classe l'anno prima, adesso felicemente in pensione, le aveva lasciato l'incarico di passarmi il suo cassetto - precauzione saggia, perché in quella sala insegnanti i cassetti erano merce abbastanza pregiata.
La ringrazio molto, tolgo l'etichetta della collega pensionata dal cassetto, ci metto il mio nome e vado in classe lasciando il cassetto vuoto.
Finita la lezione passo in segreteria a ritirare i registri e torno in sala professori per metterli appunto nel cassetto. Guardo dove mi sembrava di ricordare che fosse il mio cassetto, guardo nei dintorni, guardo nell'altra cassettiera ma, niente, il mio cassetto sembrava sparito.
Raggiungo la collega di sezione e chiedo se si ricorda qual era il mio cassetto.
Mi segue come un fulmine in sala professori. Scopriamo che il mio legittimo cassetto ha cambiato nome ed è stato pure chiuso a chiave.
"Ehm, a me un cassetto servirebbe" osservo io.
"Certo che ti serve" proclama la collega "E ora te lo troviamo. E' ora di finirla con questi insegnanti che occupano due o tre cassetti, adesso ne prendiamo uno a chi ce l'ha doppio".
Salta su una collega: che prima di tutto non è il caso di parlare in questo tono, che poi chi ha più di un cassetto ha le sue buone ragioni perché ci deve tenere questo e questo... Le due iniziano una piazzata in piena regola mentre io, con i miei registri in mano, mi domando come uscire da quell'impasse senza inimicarmi sin dal primo giorno almeno metà del corpo docenti.
Un collega di musica, mosso a compassione al mio triste caso, mi offre il suo secondo cassetto. Mi sento un po' in colpa perché musica ha nove classi, e se si prende due cassetti c'è il suo motivo, ma lui scansa le mie tenui obiezioni e in circa mezzo minuto svuota il cassetto.
Lo ringrazio, metto i registri nel cassetto, rifaccio l'etichetta col mio nome, chiudo a chiave il cassetto portando via la chiave e vado a telefonare ai rappresentanti perché mi mandino i libri lasciando le due colleghe ad accapigliarsi.
Tra una telefonata e l'altra mi raggiunge la vicepreside per spiegarmi che i compiti corretti si conservano in un grande cassettone, un cassetto per sezione, mettendo delle etichette con l'indicazione della classe per delimitare le sezioni.
Preoccuparmi già di dove conservare i compiti corretti mi sembra un filino prematuro, ma mi dico che prevenire è meglio che curare e che comunque sono tenuta a seguire le istruzioni dei superiori, così compilo l'etichetta e l'appiccico dove mi è stata indicata.
Nuova lezione. Quando torno in sala professori la collega di lettere della mia sezione cerca di mangiarmi per pane perché ho messo l'etichetta nel cassettone dei compiti dove non dovevo.

A quel punto gli estremi per una rispostina salata sullo strano rapporto che in quella scuola avevano con i cassetti c'erano tutti. Io però sono una damigella di corte molto educata e mi limito a rispondere che forse sarebbe il caso di chiarire la questione con la vicepreside. Poi prendo la borsa e scappo a casa: per litigare c'è sempre tempo, ma farlo il primo giorno di servizio non sempre si rivela una buona idea.

Manuale del Perfetto Insegnante - Il cassetto


In principio era il chaos...

In teoria ad ogni insegnante dovrebbe corrispondere un cassetto, che dovrebbe servire soprattutto a contenere libri, registri e altro materiale didattico o di sopravvivenza (programmi di gite, videocassette, ombrelli pieghevoli, biscottini etc.). Nella vita pratica spesso interviene la questione della Gerarchia per cui ci sono insegnanti con tre cassetti stracolmi delle cose più strane e insegnanti sfigati che sono costretti a tenere i registri abbandonati in cima alla cassettiera. Cose che capitano. 
Quel che è veramente curioso però è la fenomenologia dei Cassetti Fantasma, che verrà quivi descritta. 
Poniamo che arrivi, a due settimane dall'inizio dell'anno scolastico, il supplente di terza fascia che deve rimpiazzare qualcuno che si sa che non tornerà per tutto l'anno. Nei primi giorni non ci sono cassetti liberi e si arrangia come capita, poi comincia ad organizzarsi e reclama il suo cassetto personale, prima con garbo e dolcezza infinita, poi in modo più perentorio e infine, se necessario, pestando i piedi, piantando grane ed esponendo il problema in segreteria. 
Infine i colleghi smettono di fare finta di niente e decidono di affrontare la questione, cominciando a guardare con attenzione la cassettiera. A quel punto salta spesso fuori qualche cassetto che porta il nome di un collega andato in pensione, o del supplente annuale che c'era l'anno scorso e quest'anno è altrove.
Benissimo, prenderai questo" viene deciso. E il Cassetto Fantasma viene aperto.
Ed è sempre strapieno. Il suo contenuto farebbe la gioia di un archeologo: verifiche della IIID licenziata quattro anni prima, fascicoli ormai arcaici di attività contro il bullismo, libri di scuola che non sono mai stati adottati per quella classe, relazioni di fine anno di anni ormai lontani, biscotti mummificati, promemoria legati alla riforma dei cicli di Berlinguer, manuali di didattica per altre materie, romanzi che non hanno niente a che vedere con i programmi delle medie, libri di narrativa di quindici anni prima, pacchetti di figurine sequestrati nel mesozoico, puzzle proponibili solo ad un bambino che necessita di insegnanti di sostegno per disabilità molto accentuata, depliant per concorsi a premi già scaduti quando Annibale varcò le Alpi, bollettini parrocchiali, cialde per il caffé (a volte di macchinette che hanno esaurito da tempo la loro attività nella scuola), CD-ROM scolastici per le materie più strane, appunti leggibili, appunti illeggibili, fotografie personali, riviste di vario tipo... il tutto stipato fino all'inverosimile e frutto spesso di più di un processo di accumulo, come certe colline moreniche, talvolta recando tracce di materie diverse dove, inspiegabilmente, chi è venuto per ultimo non ha mai ripulito ciò che ha trovato in giacenza. 
Talvolta succede che qualcuno prenda il blocco informe di materiale, tenti una cernita e si fermi a mezzo per stufaggine o perché deve andare in classe; il blocco non smantellato rimane sul tavolo della sala per mesi, fino a quando qualcun altro lo prende in blocco e lo appoggia in qualche angolo dove resterà a prendere polvere per altri mesi o anni (o finché non arrivi qualche ex-archivista che a fare le cernite dai mucchi informi di materiale si diverte da matti..,). Infine un custode, in estate, decide di fare piazza pulita di quegli agglomerati informi che nessuno verrà mai a reclamare ed enormi sacchi da spazzatura generica escono di soppiatto dalla scuola. 
Tutto ciò è difficile da comprendere per il profano: dopotutto, il tempo richiesto da un ripulisti periodico (diciamo ogni tre mesi) va dai due ai cinque minuti, ora che ogni sala insegnanti ha un bello scatolone per la carta da riciclare, e i libri arcaici hanno una biblioteca scolastica informe che aspetta solo loro. Soprattutto, che senso ha lasciare un cassetto pieno in una scuola dove si sa che non torneremo, almeno a tempi brevi?
Sta di fatto che colui o colei che, in nome di modesto criteri artigianali di organizzazione, esegue due o tre volte l'anno una piccola cernita di carte e bucce onde mantenere al suo cassetto personale l'apparenza di un cassetto e non farne uno specchio del Chaos che precedeva la creazione del mondo secondo la mitologia greca, finisce per godere fama (talvolta del tutto immeritata) di persona dalla precisione quasi maniacale, e se ne parla in Sala Professori con quel cauto rispetto che si mostra verso i prodigi della scienza che sfuggono all'Umana Comprensione, salvo poi lamemtarsi una o due volte al giorno perché "nel mio cassetto non ci sta più niente".

sabato 13 settembre 2008

La semplice arte di scansare il problema


Infine ho trovato la soluzione all'angoscioso dubbio che tanto mi ha infelicitato questo inizio di anno scolastico: cosa scrivo sul registro, voti o giudizi?
Per il momento, e salvo nuove disposizioni del Ministero, scrivo giudizi. Infatti il testo del DL dice: "Dall'anno scolastico 2008/2009, nella scuola secondaria di primo grado la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite è espressa in decimi"; dunque, stante l'indiscutibile fatto che al momento questo abominevole DL è legge e qualsiasi buon cittadino deve osservarlo al pari di tutte le leggi pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, al momento riguarda le valutazioni di fine anno o e di fine quadrimestre o trimestre, perché altre valutazioni periodiche non mi risulta che ci siano, e tutti gli sgorbi che scrivo nel registro nel corso del quadrimestre sono semplici valutazioni in itinere. Su queste valutazioni non viene detto nulla nel DL, e dunque sono tenuta a continuare a farle come le facevo prima, ovvero con i giudizi. Alla fine del quadrimestre li trasformerò in decimi, specie se nel frattempo qualcuno mi spiega con qualche dettaglio cos'è una valutazione in decimi perché nel DL non è spiegato.

Però, se il DL si occupa di qualcosa che come minimo avverrà a Natale, non sono affatto sicura che ci siano gli estremi di urgenza necessari a giustificare un decreto legge - che dunque, almeno per l'articolo in questione, risulterebbe non costituzionale.

Vado a letto più tranquilla.



venerdì 12 settembre 2008

Taglio del Nastro 2008 - Sono il coordinatore e porto corona






Comunque non c'è motivo di non prendere quel che di buono passa il convento, e dunque sono il Coordinatore e porto corona. E stamani ho fatto il mio trionfale ingresso in classe.
Beh, trionfale... si sono alzati in piedi e mi hanno salutato.
"Si aspettava un'accoglienza migliore, professoressa? ha chiesto uno.
"Ma no, mi basta vedermi risparmiate le uova" ho tubato in risposta.
Il nuovo arrivato, un Ripetente piuttosto spaesato che ripete perché è stato deciso, in accordo con la famiglia "di non mandarlo alle superiori sennò lo sbranano" segue la scena un po' stranito.
Mi sono informata se l'estate era passata bene (bastava guardarli: l'hanno passata mooolto bene) e loro si sono informati su come l'avevo passata io.
Ho chiesto se c'erano domande, e ho passato la prima ora a spiegargli che fine avevano fatto i vari colleghi, come funzionava l'esame di terza e, all'incirca, come non sapessi ancora come sarebbe funzionata la faccenda dei voti. Ho comunque assicurato che, al momento di correggere la prima prova, un'ispirazione me la sarei fatta venire in qualche modo.
La Vera Grande Domanda sull'esame di terza, da sempre, è "se facciamo scena muta al colloquio ci segate?".
Ho risposto che anche se l'orale avesse fatto pena, tutt'al più avremmo abbassato la valutazione, ma chi aveva lavorato nei tre anni sarebbe comunque passato, precisando poi che non avevo mai avuto notizia di qualcuno che avesse davvero fatto scena muta all'orale, perché anche nei casi di panico più nero l'istinto di sopravvivenza interveniva in soccorso. Ho aggiunto che, caso mai, il problema era esserci ammessi, all'esame, guardando fisso e senza infingimenti verso il banco dei del Teppista e del Santerellino, che hanno abbassato lo sguardo pudicamente.
Poi ho fatto una piccola ristrutturazione dei posti, separando il Teppista e Santarellino, che da sempre si amano follemente e approfittano della minima possibilità per stare insieme, e che da sempre vengono divisi implacabilmente perché, quando sono accanto di banco, smettono completamente di seguire qualsiasi cosa avvenga in classe. Per lo stesso motivo ho separato le Tre Grazie e ridistribuito i gruppi, avendo cura di piazzare in un banco a tre lo sperduto Nuovo Arrivato - che a quel che mi hanno detto resterà sperduto sempre e comunque, ma visto che quella è una classe accogliente tanto vale provare a innestare qualche meccanica di avvicinamento.
NON ho separato un'altra coppia di fanciulle che pure loro si amano alla follia, ma che in qualche modo la lezione riescono a seguirla anche quando sono vicine. Almeno, l'anno scorso ci riuscivano, poi vedremo.
La Cerbiatta (la bella della classe, dalle lunghissime gambe e dagli occhi languidi) esibiva per la prima volta una maglietta un po' corta, che rivelava qualche centimetro di epidermide quando si muoveva. Invece quello che secondo me è il Bello della classe (ovvero il Teppista) ha adottato un taglio di capelli che lo imbruttisce in modo singolare. Ho evitato con cura di commentare sia l'una cosa che l'altra, ma spero che il Bello cambi al più presto parrucchiere.

Gli ho anticipato che quest'anno il programma sarebbe stato lugubre, lugubre e ancora lugubre: crisi energetica, emergenze ambientali, guerre mondiali, disparità economiche nel mondo, carestie, bombe atomiche, lavoro minorile... Anche la narrativa sarebbe stata lugubre. Anche i film che avrebbero visto. Anche a scienze...
"No, a scienze c'è la riproduzione" è intervenuta una ragazza.
Sì, ho ammesso a malincuore, la riproduzione non sarebbe stata lugubre. Se la tenessero stretta, perché era un argomento isolato. Anche il programma di matematica non sarebbe stato particolarmente lugubre.
Loro, comunque, sembravano piuttosto allegri nonostante le mie funebri anticipazioni. E del resto, un programma come quello di terza media si può sopportare solo con l'aiuto dell'inestinguibile vitalità dei tredici anni.

giovedì 11 settembre 2008

Che gli racconto domani?



Domani ricomincia il lavoro vero, quello con la classe.
Ci conosciamo ormai da due anni. Hanno avuto solo e soltanto me come insegnante di Lettere, ho avuto solo loro per due anni. Ci conosciamo come le nostre tasche, per quel tanto che si possono conoscere insegnanti e alunni. Sono abituati a domandarmi tutto quel che gli passa per la testa e sanno che alle domande rispondo sempre, tranne a quelle personali.
Sospetto che domattina di domande me ne faranno parecchie. Sull'esame, prima di tutto. Ma forse, prima ancora, sui voti. E lì cascherà l'asino, che nella fattispecie è l'insegnante.

Nessuno ci ha detto cosa fare. Il Ministero non ha mandato la circolare operativa. Il Nuovo Preside non ci ha mandato a dire nemmeno "crepa" (anzi, "crepate", perché siamo oltre cento insegnanti). Il vicepreside, che al momento è convinto di essere anche responsabile di plesso, a domanda diretta e precisa ha detto "Fate voi". I colleghi hanno detto "boh".
Per le prove di ingresso, è stato stabilito, ce la caveremo con un giudizio. Ma io sono in una terza e le prove di ingresso quest'anno non sono tenuta a farle.
E dopo?
Il prossimo collegio docenti è tra dieci giorni, la circolare operativa arriverà, immagino, penso, credo, opino, dopo la conversione del decreto legge; le operazioni di conversione sono cominciate stamani, in commissione parlamentare.
Nel frattempo? Stiamo a fare la calza, il punto croce o che altro?
Ci sono due scuola di pensiero: cominciare subito con i voti, oppure cominciare con i giudizi in attesa di istruzioni ufficiali - che, conoscendo il nostro pollame, potrebbero tranquillamente arrivare a fine Novembre.

"Ecché, cominci subito a dare valutazioni?".
Sì, comincio subito. Il tempo è d'uopo passarlo in qualche modo, e io in classe lo passo chiacchierando del più e del meno, spiegando, facendogli fare esercizi, interrogandoli e mettendoli a scrivere. Faccio prove in itinere, a colazione, a pranzo e a cena. Correggo i compiti che assegno per casa. Sono abituati a vedersi arrivare tonnellate di valutazioni. Non mi sembra una grande idea smettere proprio l'anno dell'esame.
Ma si ritorna alla solita domanda: come li valuto?
Qualcuno ha suggerito di fare la doppia valutazione, con i giudizi e con i numeri. Posso fare così, ma sul registro che ci scrivo?
Non mi sembra serio fare a modo mio, e magari anche i colleghi fanno a modo loro. Non sono per l'omogeneizzazione a tutti i costi, ma, cazzo! siamo una scuola, non un assemblaggio di liberi battitori.

Comunque l'argomento della prima lezione frontale sarà "Leggi e Decreti Legge. Come si presentano, come si approvano etc.". Sotto la voce "Educazione civica".

In God We Trust.

martedì 9 settembre 2008

Come ripristinare la vecchia adozione (metodo lungo e complicatissimo)


(segue da qui)
Come ogni cittadino italiano impara già nel grembo materno, è molto più facile violare una regola che osservarla.
Non c'è stata nessuna difficoltà a mettere in lista un libro sbagliato, che tra l'altro violava platealmente la Sacra Regola della Continuità del Triennio. Ma cambiarlo con il libro giusto e legittimo, ah, quello sì che ha creato problemi!

Nella mia candida ingenuità ero convinta che l'unico vero problema sarebbe stato avvisare i genitori - che in realtà è stata la cosa più semplice: in una scuola di paese infatti tutti conoscono tutti e così, una volta entrata in possesso degli estremi del Libro Giusto, li ho trasmessi a una rappresentante di classe passandole serenamente la grana. Poi, molto soddisfatta della Rapida Efficienza con cui avevo gestito la faccenda, sono uscita per i fatti miei. Al ritorno, come giusta punizione, ho trovato da sdipanare una bella matassina aggrovigliata tra rappresentante di classe, segreteria e cartolai-librai.

Se un qualsiasi essere umano va in una qualsiasi libreria a comprarsi La capanna dello zio Tom e appena arrivato a casa scopre che in realtà voleva Angelica alla corte del re, basta che torni in libreria e cambi il libro indesiderato con quello voluto. Purché il libro sia intatto, nessun libraio ci troverà da ridire.
Per cambiare un libro di scuola invece, pare che sia necessaria un'autorizzazione della scuola medesima che dichiari che tu, quel libro, lo cambi perché te l'hanno ordinato e non per tuo arbitrio, giusto per il piacere di mandare tuo figlio a scuola con un libro diverso da quello dei compagni. Almeno così ha spiegato il libraio-cartolaio di St. Mary Mead quando la rappresentante di classe gli ha esposto la questione.

Così la rappresentante di classe è andata alla scuola di St. Mary Mead, dove la custode ha sollecitamente telefonato alla segreteria della sede centrale perché le mandassero tale dichiarazione.
Alla segreteria sono cascati dalle nuvole finché non gli ho spiegato la situazione (che non hanno capita alla prima, forse perché ci sono consistenti possibilità che l'errore l'abbiano fatto loro); e siccome è buona regola della scuola italiana che nessuno si prenda uno straccio di responsabilità se proprio non ci si trova costretto col coltello alla gola, han passato la palla al Nuovo Preside, che quella mattina non c'era (com'è giusto, visto che era solo l'ultimo Sabato prima dell'inizio dell'anno scolastico e lui era in servizio da ben sei giorni, ovvio che non avesse nulla da fare là dentro).

Così Lunedì mattina, alle prime luci dell'alba, ho atteso al varco telefonico il Nuovo Preside e gli ho spiegato la complessa e delicata questione. Tutto sommato è stata una cosa piuttosto rapida perché ho dovuto ripetergliela solo due volte e alla fine sembrava aver quasi capito (certo, avrebbe forse potuto capire alla prima se mi avesse lasciato parlare invece di interrompermi per spiegarmi che l'errore era stato della scuola e non dei genitori. Ma probabilmente sono io che esagero con le pretese).
Alla fine ha acconsentito dicendo che sì, se gli portavamo la dichiarazione l'avrebbe firmata. Io in verità non avevo intenzione di portargli un bel niente e non vedevo perché avrei dovuto, ma non sono stata a sindacare. Invece ho chiamato la segreteria e mi sono fatta dare l'indirizzo di posta elettronica per spedire gli estremi del libro - perché trasmettere un codice ISBN per telefono non mi sembrava una grande idea, soprattutto a loro...
Mi danno prima un indirizzo che non riceve, poi uno sbagliato. Una volta entrata in possesso dell'indirizzo giusto, comunque, la mail arriva. Allora mi telefonano... perché gli detti la dichiarazione da far firmare al Nuovo Preside. Come mai non si sentano in grado di scriversela in proprio non mi è chiaro; ma nessun insegnante, per quanto pazzo, lo è al punto di mettersi a discutere con una segreteria scolastica, e in uno slancio di creatività burocratica gli improvviso l'impegnativo documento (circa quattro righe); lo scrivono, me lo rileggono per avere la mia approvazione e infine mi spiegano che il Nuovo Preside, nel frattempo, è andato via. Mi sembra giusto, perché ormai le 10.00 sono passate da più di mezz'ora, e un pover'uomo non può passare la sua vita chino alla scrivania.
Chiamo la rappresentante di classe per spiegarle che per quel giorno non se ne fa di nulla. Ci tapiniamo un po', poi ci salutiamo.

Stamani la Grande Macchina si è infine messa in moto: la dichiarazione è stata firmata e spedita via fax alla sede di St. Mary Mead, dove la custode l'ha ricevuta e fotocopiata per la rappresentante di classe, che ho provveduto ad avvisare tramite telefono. Conoscendo i tempi degli editori di libri scolastici, è perfino possibile che per Ottobre i ragazzi dispongano dei loro legittimi libri di matematica.

Un'amica mi chiedeva ieri "Ma perché ti sei messa all'anima tutta questa trafila? Non era una cosa che spettava a te".
Domanda legittima, ma
- punto primo, non pensavo che fosse tanto complicato, e contavo di cavarmela avvisando la rappresentante di classe. Sono o non sono un coordinatore di squisita efficienza?
(no, non lo sono ma questo è un altro paio di maniche)
- punto secondo: e a chi sarebbe spettato? Alla collega uscente di matematica, ormai in servizio altrove? Alla collega entrante, del tutto innocente dell'accaduto e per giunta nuova della scuola, come regalino di benvenuto? In realtà sarebbe spettato alla segreteria, che non avrebbe dovuto far passare l'errore - e probabilmente la segreteria è infatti convinta di essersene occupata.

Nel frattempo mi sono pure sorte un paio di domande - al momento destinate a restare senza risposta perché non ci ho voglia di indagare:
1) Quella dichiarazione era davvero necessaria o il libraio-cartolaio del paese se l'è inventata sul momento per risparmiarsi l'incomodo di rispedire i libri all'editore?
2) Davvero è legale, in un paese dove esiste il diritto di recesso dall'acquisto nei primi dieci giorni complicare così la vita alla gente solo e soltanto per i libri scolastici?

domenica 7 settembre 2008

Perversioni dell'orario, ovvero Gerarchia Tra Insegnanti


E' noto che la gerarchia ha le sue esigenze, cui ha dovuto sottostare perfino il mio amatissimo maggiore Char di Gundam - che pure, garantisco, era uno che sapeva come far filare le cose a modo suo.

Nei miei cinque anni di supplenze brevi ho avuto orari di tutti i tipi senza farci grande caso - in pratica mi davano un orario, io mi ci attenevo com'era mio dovere e questo era quanto. Naturalmente avevo osservato che alcuni orari erano più comodi di altri, ma pensavo che fosse tutto dovuto al fattore caso, anche perché ai miei occhi comporre un orario che funzioni per sette sezioni su tre plessi con una quindicina di insegnanti che insegna in due scuole diverse più quattro part-time, due permessi di allattamento e una 150 ore di cui tenere conto mi sembrava un'opera talmente complessa e prodigiosa che ogni volta mi meravigliavo sinceramente che un comune mortale riuscisse a venirne a capo senza ricorrere per disperazione alla magia nera. E continuo a pensarla così anche ora che mi sono accorta di come i fattori di cui deve tenere conto il mago alchimista delegato all'orario includono anche, come non bastasse, la gerarchia sociale all'interno della scuola.
In pratica, non tutti gli insegnanti sono uguali, almeno in alcune scuole: la scala gerarchica vede alle posizioni più alte gli insegnanti con maggior servizio e che svolgono l'orario completo all'interno dello stesso plesso, gli insegnanti maschi di Lettere e Matematica e gli insegnanti di ruolo maggiormente vicini al posto di lavoro (quest'ultimo vale soprattutto per le scuole di paese, dove le prime ore a disposizione di Lunedì vengono regolarmente date alla supplente annuale che viene dalla Grande Metropoli a 40 km. di distanza e non alla titolare che abita a trenta metri da scuola).
Ma anche nelle scuole dove, all'incirca, tutti gli insegnanti vengono considerati esseri umani e perfino alla giovane supplente di terza fascia vengono riconosciuti i diritti civili di base, ebbene, anche in quelle scuole gli insegnanti hanno idee chiarissime su quel che è in e quel che è out.

Il Sabato libero è quanto di più IN ci possa essere, e averlo, almeno ogni tanto, dopo un tot di anni di servizio, è considerato alla stregua di un diritto sindacale. Al secondo posto viene il Lunedì libero. Anche l'orario "senza buchi" (ovvero senza ore vuote all'interno della mattinata) è considerato prestigioso.

La lista di ciò che è out è piuttosto lunga e comprende: le ore di pomeriggio, le mense, le ore di Sabato e di Lunedì (soprattutto le ultime di Sabato e le prime di Lunedì) i pomeriggi ("pensa, sono qui da quindici anni e mi han dato due pomeriggi!" sospira l'insegnante esulcerato. Inutile fargli osservare che quel che fa di pomeriggio non lo fa di mattina) il giorno libero nel giorno in cui usualmente si fanno gli organi collegiali e soprattutto le ore di buco.
Per gli insegnanti di Lettere inoltre sono out le ore di storia e geografia rispetto a quelle, ben più nobili e formative, del nobile e formativo italiano. Molto prestigiosi sono considerati anche i laboratori di latino, spesso oggetto di faide e contrasti.

Tutto questo l'ho imparato nel mio primo anno di supplenza annuale, quando mi ritrovai in un colpo solo le prime ore di Lunedì a disposizione, le ultime di Sabato in classe, cinque ore di Sabato, il giorno libero nel giorno riservato agli organi collegiali, una mensa, un pomeriggio e mezzo, tre ore in classe di pomeriggio e sei ore di buco. La mattina in cui l'orario definitivo venne consegnato, mentre stavo a fotocopiare le prove d'ingresso (un lavoro lungo e laborioso, che richiedeva una pazienza infinita perché quel giorno la fotocopiatrice era alquanto lunatica) vidi arrivare una tal processione di colleghe veterane a chiedermi se ero contenta dell'orario e che se ne andavano deluse dopo che avevo risposto con un automatico "Mi sembra piuttosto buono" che, alla sesta richiesta in tal senso, perfino nella mia anima assai ingenua nacque il sospetto che sperassero di sentirmi molto lamentare per poi poter deprecare l'impertinenza dei nuovi arrivati che pretendono sempre di avere la porzione migliore. 
D'altra parte non potevano sapere che per me entrare un giorno alle 13.00 e uno alle 11.00 rappresentavano autentiche delizie e che preferivo il giorno libero infrasettimana. Insomma, a quanto capii mi avevano trattato bene contro le loro intenzioni.

Ovvio che per chi ha bambini piccoli o genitori malati un orario compatto e ben strutturato può fare un'enorme differenza, così come il Sabato libero; e il suddetto Sabato libero fa comodo nella bella stagione se hai una seconda casa al mare o in montagna. Detto questo, io che non ho figli né case al mare e nemmeno desiderio di averne mi ritrovo ad avere idee decisamente alternative, direi fricchettone, sui vantaggi di un orario.
Mi piace andare al lavoro il Sabato mattina alle otto, quando impieghi una metà scarsa del tempo necessario perché il traffico è ridotto ai minimi storici. Mi piace restare a letto in un giorno libero infrasettimana mentre tutte le sveglie del condominio e di casa trillano e io mi giro dall'altra parte augurando buon lavoro a tutti. Mi piace andare ai collegi e ai consigli di classe fresca, riposata e adeguatamente agguerrita, e pazienza se è il mio giorno libero, vuol dire che avrò un pomeriggio libero in più durante la settimana. Mi piacciono anche i buchi nell'orario: non dico un groviera come ho visto a volte, ma cinque-sei ore di buco durante la settimana fan comodo per tenere in ordine i registri, preparare le fotocopie, fare qualche telefonata, chiacchierare con i colleghi, ricevere i genitori e adempire alle infinite procedure burocratiche necessarie per portare i ragazzi a qualche isolato di distanza a vedere un film o qualche mostra. Con un po' di fortuna, qualche volta ci rientra perfino un po' di correzione, che mi sembra davvero il massimo.
La prima ora del Lunedì non mi piace, ma nessuna prima ora può piacermi, per definizione, perché il mio cuore SA, con ogni sua fibra, che alzarsi prima delle undici o di mezzogiorno è una condizione umana al limite dell'insostenibilità. Detto questo, ho imparato col tempo e gli sbadigli che le prime ore per insegnare valgono doppio, soprattutto con le prime medie, e se in cuor mio impreco, ufficialmente mi rallegro di ogni prima ora.

Ahimé, quell'anno la Vecchia Guardia andò in pensione, e l'anno successivo l'orario venne improntato a rigorosi criteri di equità... e infatti mi risultò molto meno comodo.
Cose che capitano.

venerdì 5 settembre 2008

Nella mia vita precedente...





Dietro segnalazione di Milady sono andata qui alla ricerca della mia vita precedente (basta indicare la data di nascita).
Ho così scoperto che anche allora ero di sesso femminile (e sarei stata molto sorpresa del contrario) e di avere vissuto nel V-VI secolo, ovvero altissimo medioevo - un'epoca che mi ha sempre affascinato, e adesso so perché.
Vivevo a San Pietroburgo; cioè, immagino, là dove, di lì a 1200 anni, SAREBBE SORTA San Pietroburgo. Insomma, Europa dell'Est, grandi pascoli, la solita tribù di allevatori di... mucche non penso, renne non credo... forse qualche razza di pecore a pelo lungo? E cavalli, probabilmente. Commercio di pellicce, oro, ambra, un po' di pesca...

E io facevo la sciamana. Ottimo. Ma la sciamana a chi? C'erano già gli slavi? O c'erano ancora i soliti goti in cerca d'autore?
Comunque mi sono scelta Serafina Pekkam per il ritratto: non troppo filologica, forse, ma indubbiamente una strega del Nord, oltre che una bella ragazza in abiti piacevolmente stravaganti (la seta c'era già, e la via della seta passava anche dalla Russia... magari non proprio da San Pietroburgo, anche perché San Pietroburgo non esisteva, ma non mi sembra il caso di guardare al centimetro - che tra l'altro non c'era manco quello); poi un bel calderone e tre animali magici per eccellenza, ovvero la civetta delle nevi, il gatto nero e il corvo.
Quanto al profilo psicologico, mi dicono che avevo un talento naturale per la psicologia (ma da allora temo di essere peggiorata); inoltre sapevo sfruttare le mie capacità, tra le quali spiccavano freddezza e capacità di autocontrollo durante le decisioni difficili.

Beh, certo, se ero la sciamana le Grandi Decisioni le passavano a me.
"Sacerdotessa, dobbiamo emigrare a ovest? Ho sentito dire che c'è una città niente male, di nome Roma..."
"Sì, gli dei mi han dato un responso molto favorevole. Preparate i carri e affilate spade e coltelli!"
Non mi dispiace...

Come fare una Nuova Adozione (metodo indolore)


E' noto che cambiare un libro di testo durante il triennio è operazione assai laboriosa: devi presentare una relazione in cui spieghi come il precedente libro faccia schifo e sia del tutto inadeguato, e chiedere l'approvazione del Collegio dei Docenti per adottare un libro Assai Migliore.
Proprio oggi però ho trovato un modo perfetto per aggirare il problema.
Veniamo alle circostanze: la collega di matematica ha scoperto di aver segnato per errore lo stesso libro in entrambe le classi dove lavorava (due seconde, che quest'anno sono diventate due terze medie). In una delle due classi dunque questo libro sarebbe stato una nuova adozione. Lei però NON aveva barrato la casella "Nuova Adozione" perché convinta di aver inserito il titolo giusto.
Come in molte scuole, anche nella mia la Lista Dei Libri Per Il Nuovo Anno è oggetto di un'infinità di controlli: prima gli insegnanti compilano la lista, poi la controllano e la mandano in segreteria, dove la stampano e la rimandano indietro al coordinatore perché controlli. Il coordinatore fa il giro degli insegnanti, scopre inevitabilmente un tot di errori fatti probabilmente dal programma informatico e la rispedisce in segreteria. Dove inseriscono le correzioni, che spesso il programma si mangia, stampano la lista, la fotocopiano e la consegnano ai genitori.
Nel corso di questa procedura NESSUNO si è accorto che un libro era sbagliato. I genitori hanno poi preso la lista e l'han consegnata al libraio di turno perché gli procurasse i libri (e in questo momento stanno andando in processione dal libraio per rimediare all'errore).
Conclusione: l'insegnante che, per motivi suoi e certamente validi, desideri procedere ad una nuova adozione deve semplicemente seguire la seguente procedura:
1) scegliere un libro di suo gradimento
2) scriverlo nell'apposita lista
3) barrare la casella "Conferma" invece che quella "Nuova Adozione"
4) iniziato il nuovo anno, lavorare con il nuovo libro.
Nell'improbabilissimo caso che salti fuori qualche problema basta fare grandi proteste di innocenza e giurare di aver scritto il libro giusto, e com'è possibile che nella lista adesso ci sia un altro libro, di cui si ignorava financo l'esistenza?
Altra conclusione: forse dovremmo imparare tutti a complicarci un po' meno la vita, e a sfruttare le potenzialità dell'informatica...

(to be continued)

lunedì 1 settembre 2008

E' arrivato il Nuovo Preside



Dopo l'ordalia delle convocazioni, adesso so dove starò per tutto l'anno prossimo.
Ci sono però ancora molte cose che non so: ad esempio, chi saranno i miei colleghi di matematica e inglese, che giorno libero avrò, che laboratorio mi rifileranno - e soprattutto come farò a cavarmela con i voti al posto dei giudizi.
Io nei giudizi ci stavo comoda come un topo nel formaggio, e i voti secondo me non sono affatto la stessa cosa.
Tanto per cominciare, i giudizi erano cinque, e i voti sono dieci. E poi, alcuni numeri mi risultano ostici. Quando ho fatto le medie c'erano ancora i voti, e da noi il 9 era una bestia rarissima e il 10 proprio non esisteva. La mia insegnante di Lettere ha dato un nove in italiano, in tutta la sua carriera (lo so, e lo sapeva tutta la mia classe, perché me lo diede in prima e passò i due anni successivi a rinfacciarmelo).
Questa cosa mi è rimasta appiccicata: ho sempre dato volentieri e con larghezza "ottimo" quando vedevo un lavoro di particolare pregio, ma proprio non riesco a vedermi scrivere "10" nemmeno al migliore dei vari fulmini di guerra che ho incrociato in sette anni di insegnamento. Dovrò spiegarlo, ai ragazzi, che il 10 è un voto virtuale; oppure dovrò cercare di superare questo blocco, non so.

Questa storia di dover tornare ai numeri perché l'attuale ministro dell'economia non riusciva a orizzontarsi con una scala di cinque giudizi mi irrita abbastanza. Lui non li capisce, d'accordo, ma il resto d'Italia non mi sembra aver mai avuto problemi.
Certo, "non sufficiente" era un po' poco per coprire la scala a 0 a quasi-6, ma avevamo imparato a rimediare con qualche piccola aggiunta: "gravemente non sufficiente", oppure (il mio preferito) "non sufficiente con gravi lagune"; in un paio di scuole ho anche provato a proporre "abominevole", ma i consigli di classe non me l'hanno mai accettato.

Di tutto ciò non abbiamo parlato stamani al primo collegio dei docenti dell'anno, perché avevamo in pentola niente meno che l'arrivo del Nuovo Preside, direttamente dal profondo Sud, dove lavorava alle superiori.
Il preside che c'era prima di lui invece era... diciamo "assai ben inserito nel tessuto socio-culturale della zona" (= ammanigliato come pochi) e in vita sua aveva conosciuto solo la scuola media - anzi, probabilmente aveva conosciuto solo quella scuola media, dove aveva fatto anche l'allievo e il professore - una scuola grande, su più plessi, che copre diversi paesi della provincia.
Insomma, passiamo da uno che sapeva tutto di quella scuola e dei ragazzi a uno che non ne potrebbe sapere di meno. Non è detto che sia un male, ma certo l'impatto è stato traumatico per lui e per noi, almeno sul momento.

In un'ora e un quarto di collegio ci ha spiegato:
- che eravamo più donne che uomini (che era senz'altro vero, gli va riconosciuto)
- che alle superiori gli uomini sono di più
- che le donne sono più sensibili degli uomini (immagino quanto ciò abbia lusingato i signori presenti)
- che glielo dice sempre anche sua moglie, che le donne sono più sensibili (la signora avrà i suoi motivi, immagino)
- che oggi i genitori divorziano troppo, e a volte sarebbe bene fare un tentativo per restare insieme (ma non ho capito se dovremmo esortare in tal senso i genitori dei nostri allievi, alle riunioni. Spero di no perché non vorrei uscire dalla scuola coperta di uova, pomodori e ortaggi vari)
- che noi insegnanti siamo soprattutto educatori e dobbiamo dare il buon esempio (non divorziando?)
- che non dobbiamo fumare in classe, né dentro la scuola, e nemmeno in gita scolastica per dare il buon esempio ai ragazzi (sul terzo punto non sono d'accordo, ma per i primi due c'è una legge apposita ormai da anni e non mi risulta che nessuno là dentro si sia mai nemmeno sognato di violarla)
- che è rimasto sorpreso apprendendo che i vari plessi vanno in gita ognuno per conto suo, poi il Preside Uscente gli ha spiegato che siamo in tanti e un corteo di dieci pullman potrebbe risultare scomodo da gestire (e qui i nostri occhi, ormai da tempo grandi come tazze da tè, stavano ormai assumendo le dimensioni di ruote di carro)
- che l'orario era quasi pronto e potevamo lasciare le richieste per il giorno libero al collaboratore, anche se non tutti quelli che chiedevano il Sabato l'avrebbero avuto (su questo concetto, peraltro abbastanza chiaro, si è dilungato parecchio)
- ...che intende ridisegnare le funzioni obbiettivo (e qui, sospetto, sarà tutta da ridere)

A questo punto, vedendo che la riunione stava per venire sciolta, Qualcuno ha chiesto se, già che c'eravamo, non avrebbe potuto dirci che classi ci erano state assegnate.
Ha farfugliato qualcosa sui criteri di assegnazione.
No, ha insistito il Qualcuno, non volevamo conoscere i criteri, volevamo conoscere le classi.
Ha farfugliato qualcosa sul fatto che le assegnazioni non erano ancora state fatte.
Mi scusi, ha insistito il Qualcuno, e allora come fate a fare l'orario?
Ha vieppiù farfugliato e aggiornato la seduta per Giovedì.

Affilando le lingue biforcute, io e le mie sensibilissime colleghe (per tacere dei non altrettanto sensibili colleghi) ci siamo avviate verso l'uscita, pregustando il piacere di criticarlo appena rimasti "in privato" (cioè a gruppetti di cinque-sette serpenti).

La domanda non è se sopravviveremo: anche se non credo che le donne siano necessariamente più sensibili degli uomini, so che la maggior parte delle femmine sa difendere il territorio ove necessario; ma lui, a prima vista, ha dato l'impressione di essere dotato di un singolare talento nel fare casino.


Settembre è il mese del ripensamento


Amo l'autunno. Lo amo con tutta me stessa, da sempre. 
Amo le giornate che si accorciano, il buio che scende più presto e rende dolce mettersi a letto a leggere dopo cena. Amo le vetrine che si riempiono di lussuosi capi scuri in lana pregiata e di affascinanti stivaletti, amo le gite nelle cartolerie fornitissime a caccia di strani quaderni e inchiostri colorati, amo riaprire il mio guardaroba cercando vestiti seri, finalmente, e non più quegli stracci che, per quanto sottili, sono sempre troppo caldi.
L'autunno è la stagione del benessere, per me: la pressione si alza, il vino ritorna un piacere, e non più qualcosa che ti scalda oltre ogni limite umano, le notti sono lunghe, e vengono usate - finalmente! - anche per dormire, in belle lenzuola fresche che non si stazzonano già al terzo giorno di agonia, e uoi perfino decorare il letto con qualche calda coperta.
La pioggia lava via quella polvere che rendeva tutto opaco, e tornano i colori: i prati sono di nuovo verdi, gli alberi diventano dorati, il cielo prende toni da zaffiro orientale, le nuvole si caricano di tutte le sfumature del bianco fino ad un affascinante grigio-azzurro, i fiori ritornano a brillare dalle aiuole e dai balconi.
L'autunno è il tempo degli inizi. C'è sempre qualcosa da cominciare, quando arriva l'autunno, e c'è sempre qualche bilancio da tracciare prima del nuovo inizio, come ricorda Guccini 


E' bello fare il conto dei rimpianti sapendo che la vita che ti aspetta è lì, dietro l'angolo, pronta a regalarti qualcosa di nuovo. E' il tempo dei diari, delle lettere di riepilogo, dei rendiconti bancari, delle iscrizioni. E' il tempo della malinconia, del rimpianto, del ricordo e della fiducia.
L'autunno è la mia stagione, da sempre, e quando arriva è sempre festa per me.

...eppure quest'anno, confesso, perfino io avrei gradito una settimanella di estate in più.

domenica 31 agosto 2008

Una modesta proposta per un nuovo inno d'Italia



Corre voce che l'europarlamentare Borghezio abbia suggerito di cambiare l'inno d'Italia: a sentir lui la musica di Novaro ha un effetto deprimente e suggerisce perciò di rimpiazzarlo con Funiculì-Funiculà, canzone tanto bella quanto popolare composta nel 1880 da Peppino Turco e Luigi Penza in occasione del varo della prima funicolare vesuviana. 

Ora, io l'attuale Inno d'Italia lo rispetto, ma non mi ha mai entusiasmata più di tanto. Lo trovo un testo comodissimo per spiegare il Risorgimento e pure il Romanticismo ai ragazzi ma, ripeto, non mi emtusiasma.
Funiculì-Funicolà invece mi è sempre piaciuta moltissimo (soprattutto da quando un amico sotto esame di dottorato me ne improvvisò una traduzione in tedesco); quindi non sarei particolarmente contraria.
Però in questo momento il vero inno d'Italia, il pezzo più adatto a rappresentarla nella presente situazione mi sembra la fuga finale del Falstaff.
Musica di Verdi, testo di Boito, ovvero due glorie nazionali, derivazione del soggetto da Shakespeare, che cosi' diamo al tutto anche un tocco europeista. Certo, non e' un pezzo facilissimo da eseguire, ma con il tempo e la pazienza qualsiasi buon coro puo' venirne a capo.
Inoltre Verdi l'ha scritta da vecchio (decisamente vecchio, sopra gli 80, e anche Boito non era piu' un ragazzino); dunque e' adattissima a rappresentare  un paese in via di invecchiamento come il nostro.

Tutto nel mondo e' burla
L'uomo è nato burlone 
La fede in cor gli ciurla
Gli ciurla la ragione.
Tutti gabbati| Irride
L'un l'altro ogni mortal.
Ma ride bene chi ride 
La risata final.



con un particolare saluto al Consiglio dei Ministri in carica, che due giorni fa ci ha sostituito i giudizi con i voti... a due settimane dall'inizio dell'anno scolastico e con i registri già stampati.