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mercoledì 12 luglio 2023

Educazione civica - Meno male che Argo c'è

Penelope lavora con pazienza alla tela che tosto disferà.
Allo stesso modo, e con risultati assai simili, l'insegnante delle medie di St. Mary Mead compila il registro Argo.
Sono ormai passati tre anni dall'introduzione di quella  materia che, ormai da un ventennio, il Ministero decide periodicamente di reintrodurre  dopo un piccolo restyling e che attualmente porta il nome, non nuovissimo in verità, di Educazione Civica.
La legge era stata fatta un po' con i piedi ma alla prova dei fatti si è dimostrata piuttosto praticabile; perciò a St. Mary Mead ci siamo organizzati, abbiamo fatto il nostro bravo curriculum e abbiamo continuato a svolgere il nostro onesto lavoro su ecologia, informatica e istituzioni e regolamenti vari. 
Dopo attenta riflessione posso dire che l'insieme presenta anche degli aspetti positivi: per esempio quando ho voglia di occuparmi un po' dei massimi sistemi invece che della solita routine lo faccio senza alcun tipo di rimorso, con la scusa che "comunque dobbiamo fare le nostre trentatrè ore di Civica, giusto?". Per Geografia i temi ambientali e sociali non mancano di certo, per storia c'è lo studio dei vari sistemi di governo e legislativi con annessi e connessi, i flussi migratori, il colonialismo, lo sviluppo dei vari diritti eccetera. Per Italiano, ci sono autentiche valanghe di testi, anche ad altissimo valore letterario, che trattano temi sociali di vario tipo.  Ma tutte le materie hanno infinite possibilità: i regolamenti sportivi per Fisica, le statistiche per Matematica, la sostenibilità per Tecnologia... Insomma, il problema è soprattutto quello di darci un taglio a un certo punto e andare avanti col programma, non certo quello di trovare argomenti per riempire le trentatré ore che la legge ci richiede..
Di fatto ne facciamo parecchie di più, e alla fine dell'anno vengono fuori dei numeri che vanno dalle 50 alle 90 ore per classe.
Tutto bene dunque?
Ebbene no, non proprio tutto bene. La colpa però non è del Ministero o della legge; o almeno, non del tutto.
Le ore esclusivamente di Educazione Civica infatti sono rarissime: se, poniamo, Spagnolo decide di dedicarsi alla famiglia reale con relativa parte istituzionale (lezioni piuttosto utili perché, oltre a un po' di cronaca e di storia includono anche i nomi delle parentele e qualche termine legale e istituzionale, ovvero lingua spagnola) la lezione è di Spagnolo, il programma è di Spagnolo e nel registro elettronico...
I primi due anni abbiamo chiesto invano ad Argo di fornirci della materia di Edicazione Civica, e in mancanza di quello ci arrangiavamo tenendo una tabellina con gli argomenti e le date delle lezioni che allegavamo poi alla relazione finale.
Quest'anno, finalmente, il nostro amato registro Argo si è degnato di aggiungere Educazione Civica alle materie.
La procedura però non è delle più pratiche: l'insegnante di Spagnolo segna la lezione di Spagnolo, poi segna in contemporanea anche l'ora di Educazione Civica, e riscrive l'argomento della lezione, e se poi fa una verifica sull'argomento deve segnare la prova per Educazione Civica e anche i voti inserendoli per Spagnolo e per Civica - insomma, lavoro doppio. Che è una colossale scocciatura e porta via il suo tempo. Diciamoci la verità, con il registro su carta sarebbe stato più comodo.
Succede così che spesso l'insegnante segni le ore e voti per la sua materia e poi dica tra sé "Oggi non ho tempo, la duplicherò in un altro momento". E succede assai spesso che "l'altro momento" non arrivi mai e anzi che l'insegnante si dimentichi completamente che deve rifarlo. E davvero la cosa è più che scusabile perché Argo è assai lento e farraginoso da compilare, e se poi le ore le devi segnare due volte e due volte i compiti scritti con relativi voti, e due volte pure le interrogazioni, il rimpianto per le ore sprecate ad aprire e chiudere e rientrare e ri-rientrare si trasforma facilmente nel classico lamento "Ma queste ore che spreco a fare e disfare la tela, chi me le restituirà mai?". Ahimé, nessuno, perché è cosa nota che il tempo sprecato non torna più indietro.
Consapevole di questo, ho aperto la solita tabella degli anni precedenti sulla piattaforma dicendo ai colleghi "Compilatela lo stesso, così a fine anno saprete già quando avete fatto le ore, e per me quando faccio la relazione di fine anno sarà più semplice scrivere la parte su Civica". Mi è venuto in mente di dare sì strampalato consiglio, all'apparenza farraginoso, perché c'erano stati diversi problemi anche negli anni precedenti.
Risultato quasi inevitabile: la tabellina l'ho compilata solo io e un altro collega.
Arrivata dunque a fine anno ho fatto sì come prevedeva la trafila: ho chiesto le ore di Civica al registro... e ne sono arrivate quaranta. 
"Che strano" mi sono detta "Avrei giurato che ne avessimo fatte di più". Chiacchierando, infatti, era venuto fuori che era stato fatto questo, quest'altro e quest'altro ancora; ma lì invece risultavano soltanto le mie ore e quelle di Fisica, più  un paio di cosucce sparse qua e là - guarda caso, proprio le ore che risultavano anche dalla tabella della piattaforma.
Così ho scritto una letterina garbata ai colleghi dicendo "Ma non è che per caso qualcuno di voi, qualche volta, si è dimenticato di?".
Gran parte dei colleghi si è cosparso il capo di cenere e ha promesso di rimediare al più presto, ma alla fine dell'anno gli impegni sono tanti e qualcuno più distratto non ricordava nemmeno quando le aveva fatte, queste ore, e non era così sicuro delle verifiche. Già che ci siamo aggiungo che, se trascrivere due volte le lezioni è una gran palla, trascriverle dopo essersi scorsi il registro di tutto l'anno è una palla inenarrabile - e siccome alla fine dell'anno scolastico le cose da sistemare a livello di scartoffie sono veramente parecchie, sospetto che qualcuno abbia fatto un lavoro decisamente incompleto soprattutto a livello dei voti. In particolare Arte, che di ore di Civica so che ne ha fatte una valanga, trovandosi con nove classi da riguardare ha rimandato fino all'ultimo e nella mia classe risulta non aver fatto quasi niente. Anche così comunque è risultato un carnet di 68 ore, per quanto incompleto. Il fatto però che su 68 ore ci siano solo quattro voti di Civica per quadrimestre per alunno è, ammettiamolo, un tantino sospetto.
Ultimo ma non del tutto insignificante: da sempre da noi circola la stravagante teoria che il voto di Civica dovrebbe essere compatibile con la valutazione di condotta, e regolarmente agli scrutini qualcuno cerca di abbassare o alzare i voti in tal senso.
Ora, finché si tratta di alzare posso anche far finta di niente, ma abbassare un voto di materia per una motivazione così campata in aria e che non trova nessun riscontro in nessun punto della legge mi ha sempre molto contrariato - tanto più che quegli eventuali voti alti non sono piovuti dal cielo, ma glieli abbiamo dati noi, e se glieli abbiamo dati vuol dire che corrispondono a una prova positiva. Pòle un alunno indisciplinato, scortese o scorretto verso i compagni avere dei voti alti in questo o in quello? E se non pòle, dove sta scritto che non pòle? Per quale motivo un ragazzo indisciplinato, scortese o scorretto con i compagni non potrebbe avere una buona conoscenza delle istituzioni o una raffinata coscienza ecologica? Chi ci dice che non sarà proprio l'alunno indisciplinato e scortese che un giorno inventerà qualche meraviglioso sistema di ricavare energia pulitissima a costo infimo o, sviluppando la sua personalità, non condurrà mirabili battaglie per i diritti umani, animali e vegetali proprio in virtù di un grande interesse che ha sentito insorgere alle medie davanti alle nostre mirabili lezioni?
A questo nessuno mi fornisce mai una risposta; ma soprattutto nessuno mi indica mai il punto della legge che ci obbligherebbe a far coincidere civica con la valutazione della condotta.
Un caso interessante di autovincolo imposto da pregiudizi e stereotipi, mi sembra.

lunedì 10 luglio 2023

Lunedì film - Marie Antoinette (film per le medie)

Arrivati alla rivoluzione francese, considerata fin da quando avvenne un punto di svolta della storia occidentale, c'è sempre una certa difficoltà nel far capire ai giovinetti tredicenni l'enorme balzo che rappresentò, soprattutto per i francesi, e qual incredibile novità fosse per la cosiddetta gente comune il fatto che re e nobili erano fatti della stessa pasta di tutti loro. A rendere assurda, eretica e perfino ridicola questa possibilità c'era non solo la legislazione dell'ancien régime ma tutto quell'incredibile apparato montato a Versailles. Il ragazzino che non si è letto millemila romanzi storici  e testi dell'epoca, e magari non si è nemmeno visto Lady Oscar  fatica a comprendere l'enormità del salto e la frattura che detto salto creò in tutta l'Europa. Marie Antoinette aiuta parecchio a colmare questo vuoto, oltre ad essere un film molto gradevole alla vista.
Il film, uscito nel 2006 per la regia di Sofia Coppola, racconta il tempo della permanenza di Maria Antonietta a Versailles: si parte con un paio di scene alla corte austriaca, poi il viaggio e il passaggio della frontiera: la futura delfina deve entrare in Francia nuda e senza portarsi dietro assolutamente nulla dal suo paese di origine, né vestiti, né servitù e nemmeno il suo amato cagnolino. Naturalmente il passaggio del confine avviene dentro una simpatica casetta nei boschi e la futura regina di Francia viene subito rivestita (con abiti francesi, certo) e dopo qualche mese il cagnolino le verrà rispedito, ma insomma il messaggio è molto chiaro: da quel momento Maria Antonietta appartiene alla Francia - una presa di possesso piuttosto brutale e va detto che in pieno illuminismo la cosa sembra piuttosto anacronistica.
L'impressione della povera ragazza è di essere capitata in una gabbia di matti: il folle rituale del risveglio, che il film racconta in tutti i complicatissimi dettagli,  i pasti consumati in pubblico con la coppia circondati da enormi ed elaboratissime piramidi di cibo, dove il giovane Luigi XVI mostra chiaramente di essere spaesato quanto la sua consorte.
I dolci hanno una bella parte nella scenografia, e la prima immagine del film che è circolata è questa, molto famosa:
un vero trionfo di bianco, rosa e zucchero, estremamente rococò.
La principessa sopporta con pazienza, cerca di cogliere gli aspetti positivi e col tempo impara a ritagliarsi i suoi spazi, con una certa complicità sotterranea del giovane marito al quale, per quel che se ne sa, ha sempre avuto in grande uggia il cerimoniale di Versailles anche se non ha mai cercato di fare qualcosa per ridimensionarlo.
Anche la misteriosa storia della consumazione del matrimonio è affrontata con gran cura e abbondanza di dettagli, e se ci sono degli aspetti che restano piuttosto oscuri non è colpa del film, ma del fatto che a tutt'oggi la faccenda non è granché chiara.
E' noto che per diversi anni la delfina,  poi regina di Francia, rimase vergine. Tutte le biografie affrontano la questione con gran sfoggio di dettagli, ma di fatto non si capisce bene cosa è successo. Luigi XVI non aveva nessuna avversione per la sua giovane sposa, anzi sin dall'inizio le mostrò molto affetto. Era in grado di fare il suo real dovere (e infatti lo fece), la regina era assolutamente disponibile a fare la sua parte (e infatti la fece, scodellandogli poi ben quattro figli, due dei quali morti in tenera età) e ha sempre avuto un rapporto molto affettuoso col re, e in aggiunta era molto attraente. 
Sta di fatto che per diversi anni Luigi non batté chiodo. Pare che non ci fossero problemi tecnici (Sua Maestà, per intendersi, reagiva correttamente), ma il colpo non partiva. Abbiamo un intero carteggio tra Austria e Francia dove la questione veniva discussa nei dettagli e la povera Maria Antonietta veniva regolarmente rimproverata dalla madre di non essere abbastanza affettuosa col suo sposo. A un certo punto intervenne addirittura l'Arciduca, che oltre a mandare lunghe lettere di consigli prese una carrozza e venne ad esaminare la questione di persona. Non è chiaro se si limitò a dare dei consigli tecnici  al re o se ci fu un qualche piccolo intervento chirurgico - è un classico caso in cui tutti gli storici hanno la verità in tasca ma non la spiegano al lettore che pure sarebbe disponibile ad ascoltarla - e non è nemmeno molto chiaro perché nessuno alla corte di Francia cercò di  sistemare la questione; c'è chi dice che la Francia preferiva non farsi troppo coinvolgere in una alleanza con l'Austria e fin quando il matrimonio non era consumato lo si sarebbe potuto sciogliere; va detto però che in Francia nessuno, a quel che so, mosse un dito per sciogliere il matrimonio, e anzi molti a suo tempo avevano mosso ben più di un dito per avviare l'alleanza. A corte però in tanti spettegolavano sulla presunta sterilità della principessa austriaca, e si sa che l'ambiente di Versailles a definirlo tossico gli fai un complimento.
Alla fine comunque la coppia fece il suo dovere e arrivarono prima una principessina, poi un principe erede al trono. Maria Antonietta si dimostrò un madre molto affettuosa e anche un po' borghese, perché badava molto ai suoi figli, secondo la moda che in quegli anni andava affermandosi e vige tuttora: fai un figlio, e poi gli dedichi un sacco di tempo se sei una donna. Nel caso di Maria Antonietta comunque fu una scelta, anche un po' criticata, perché in Francia le grandi dame lasciavano volentieri la gestione dei figli alla servitù.
Un giusto spazio viene poi dedicato anche al conte di Fersen. 
Siccome costui, oltre ad essere assai noto per la sua bellezza era anche un modello di discrezione, a tutt'oggi non c'è niente di sicuro sulla sua relazione con la regina e le circa 750.000 prove indiziarie che abbiamo in proposito non vengono dal suo ermetico diario né dalle sue lettere né da alcuna chiacchiera imprudente o vanteria da lui fatta. 
Di lui, come della regina, abbiamo molti ritratti, ma sospetto che non gli rendano giustizia - di tendenza, i ritratti di quegli anni mi è sempre sembrato che non rendessero giustizia a nessuno.
Molto meglio la versione che ne dà il manga Lady Oscar di Ryoko Ikeda dove entrambi hanno un ruolo piuttosto importante, sia come personaggi che come coppia. L'immagine che segue è presa dall'anime, dove il character design è stato curato dal bravissimo Shingo Araki
Nel film, esattamente come nel manga, la relazione viene data per certa, mentre non viene indicato se il re ne sapesse qualcosa. E se Fersen sulla questione è stato di una discrezione esemplare, Luigi XVI non è stato da meno perché non diede mai segno di sapere qualcosa in merito, e men che meno di essersene adombrato. Di fatto Fersen andava e veniva per la corte di Versailles come più gli comodava, ed era sempre accolto come un caro amico. Di sicuro la real coppia si fidava di lui, tanto che in seguito lo incaricò di organizzare il tentativo di fuga verso l'Austria (dove Fersen non diede prova di soverchio buon senso e i reali di Francia vennero fermati alla frontiera. Storia tristissima).

Abbiamo quindi un sacco di dolci, di pettegolezzi, di intrighi di corte e anche una bella storia d'amore. Non abbiamo invece la Rivoluzione, che in effetti fu un evento che si svolse al di fuori della corte. Il film si chiude proprio nel momento in cui il popolo, scalata la collina di Versailles, entra nella reggia. Sappiamo che da lì la famiglia reale venne portata a Parigi, dove venne confinata nelle Tuileries, con la scusa che "il popolo voleva vicino il suo re" - e gli ultimi minuti del film mostrano molto bene il terrore di quella notte. 
Il resto della rivoluzione, gli anni di prigionia, il processo e la decapitazione restano fuori, e la trovo una scelta molto felice.
Il film è molto ben fatto storicamente e c'è una gran cura nei dettagli. Costumi, acconciature, dolci, ambienti, arredi, dorature, il palazzo e il parco di Versailles, tutti recitano splendidamente e ricostruiscono a meraviglia un'epoca tanto pazza quanto dispendiosa. Anche gli attori fanno molto bene la loro parte e dopo avere visto Kirsten Dunst interpretare Maria Antonietta diventa quasi impossibile immaginarsi una Maria Antonietta diversa.
Come ho già detto, il film scorre molto bene nonostante la lunghezza di due ore e offre ai ragazzi materia per un sacco di domande: ma non erano scomode quelle acconciature? Perché fare quelle piramidi di cibo che nemmeno un elefante tenuto a digiuno riuscirebbe a mangiare? Ma i reali non si sentivano un po' osservati? Ma sul serio dopo la prima notte di nozze facevano il bollettino con il risultato? Ma è vera la storia con Fersen? Ma il re lo sapeva?
Il tutto offre quindi l'occasione per una lezione supplementare sotto forma di risposte e dettagli aggiuntivi.  Fra film e domande dunque va via parecchio tempo, ma si tratta comunque di un buon investimento.

domenica 9 luglio 2023

Il Gran Torneo Letterario del Comprensivo di St. Mary Mead - Questo è il vincitore, ma attenzione a non farlo sapere in giro.

Ignoro l'autore di questo bel disegno, ma sarò felice di citarlo se qualcuno sa dirmi chi è.       
Infine i testi sono stati votati da tutti i giurati, è stata stesa la classifica e i numeri sono stati collegati con i nomi e i cognomi. dei partecipanti. 
Ho così scoperto, con un certo dispiacere, che Crifosso batte St. Mary Mead per 34 partecipanti contro 12, e che  la rappresentanza di St. Mary Mead non si è distinta per grandi meriti: tra questi 12 infatti solo una è riuscita ad approdare nelle prime dieci posizioni; con ulteriore dispiacere ho dovuto constatare che nessuno di questi 12, faceva parte della Seconda Sfigata, che così può vantare il non troppo onorevole titolo di non aver partecipato per due anni di fila al Gran Torneo - che secondo me è un gran peccato perché, per quanto Sfigata, la classe ha al suo arco un buon gruppo di ottime penne.
Pazienza, e speriamo che l'anno prossimo le cose funzionino meglio.
Il mio favorito, cioè la storia del barbiere, si è piazzato tra i primi dieci ma, a parte me, non sembra avere entusiasmato nessuno. Il primo premio è andato invece al saggio, quello che comprendeva citazioni di cinque autori e anche una poesia di discreto livello oltre a una serie di considerazioni piuttosto interessanti.
La premiazione, quest'anno, si è svolta a Crifosso visto che l'anno scorso era avvenuta a St. Mary Mead. L'orario è stato stabilito in base agli impegni del Preside e, nel più puro rispetto della Legge di Murphy, è riuscito a centrare l'unico momento della settimana in cui noi tre giurate di Lettere eravamo in servizio in contemporanea, consentendo così alla VicePreside di godersi il piacere di ritrovarsi ben tre classi scoperte. Ma siccome quelle ore erano anche le ultime della mattinata, il problema è stato risolto mandando a casa le classi due ore prima. Ripensandoci meglio quindi la legge di Murphy ha toppato clamorosamente, almeno dal punto di vista dei ragazzi che certo non si sono dispiaciuti di ritrovarsi a sorpresa con due ore extra di vacanza.
Il Gruppo Vacanze Premiazione risultava dunque composto dai tre insegnanti e i tre ragazzi che avevano fatto parte della giuria più la concorrente classificata tra i primi dieci, per un totale di sette persone una sola delle quali automunita. E' stato dunque stabilito che saremmo andati in treno - e con mio grandissimo scandalo, i giurati e la concorrente il biglietto se lo sono dovuto pagare di tasca propria. Non sembravano però sconvolti della cosa, e del resto si trattava di un tratto breve e dunque la cifra era molto modesta, ma io ho trovato abbastanza da ridire anche se ho evitato di farlo in loro presenza. Secondo il mio personale ragionamento, Crifosso per noi insegnati è una delle sedi di lavoro, e quando viene fissata lì una riunione ci andiamo a spese nostre, come usa fare quando ci si reca sul posto di lavoro e dunque che non ci pagassero il biglietto aveva un suo perché; ma  i ragazzi  sono stati cooptati, per giunta in un momento in cui i loro compagni di classe si avviavano festosi a farsi i fatti loro, e pagargli il biglietto mi sarebbe sembrato giusto nonché doveroso - ma sembra che a nessuno sia venuto in mente, e secondo me è una caduta di stile. Proverò a insistere l'anno prossimo.

La linea tra St. Mary Mead e Crifosso è ben frequentata e di solito anche piuttosto puntuale. Naturalmente la mattina della premiazione c'è stato non so qual problema alla centralina e il nostro treno ha fatto più di mezz'ora di ritardo. Tutto ciò non ha comunque costituito un grosso problema e e si è risolto con un arrivo in ritardo di soli pochi minuti.
La cerimonia è stata semplice ma piuttosto carina: discorsetto del prof. De Magistris che ha organizzato il tutto, discorsetto molto più breve del Preside (che faceva anche parte della giuria e si è sciroppato tutti e quarantasei gli elaborati, votandoli uno per uno) con doverose congratulazioni ai partecipanti, consegna di un piccolo pacchetto (un libro, ovviamente) con tanto di bigliettino per i primi dodici partecipanti e consegna dei buoni-premio per i primi tre classificati, applausi per tutti, un po' di mirallegri e infine un piccolo brindisi rigorosamente analcolico a chiudere la premiazione. Tutto molto rispettabile ma...
"Stavolta lo metti l'avviso della premiazione sul sito, e ci mandi il volantino da appendere anche a St. Mary Mead?" chiedo minacciosa a De Magistris.
"Ma certo!".
Magari era anche in buona fede, ma proprio quella sera ha fatto una brutta caduta dalla moto, è finito in malattia per una decina di giorni, e insomma anche stavolta niente annuncio sul sito e nemmeno l'ombra di un volantino.
Altro giro e altra corsa, speriamo per l'anno prossimo.

sabato 8 luglio 2023

Classici Book Tag

La marcia imperiale da Star Wars è senz'altro un classico.
Eseguita dalla Wiener Philarmoniker lo è ancor di più
Girando in rete mi sono imbattuta nel Classical Book Tag, ovvero una serie di domande sul rapporto con i classici che per un certo periodo hanno imperversato su YouTube tra i vlog dei lettori.
Senza un vero perché ho deciso di farlo anch'io, ed ecco le mie risposte.
A proposito: non mi sembra sia stata data una specifica definizione di quel che si intende per libri classici - una buona idea, a mio avviso, perché così ognuno ha interpretato questa parola a modo suo, e così farò anch'io.
Chiamo "classici" tutti i libri scritto e/o pubblicati fino a 50 anni fa e che abbiano avuto una certa risonanza. Insomma i libri vecchi e che, in un qualche tempo o per qualche motivo sono stati famosi o oggetto di studio accurato, non necessariamente per chissà quale grandioso merito letterario.
E' una definizione come tante, dubito che ci siano molte persone disposte ad approvarla ma la approvo io, e questo mi basta.
Detto questo, credo che i classici che andrò a citare siano considerati classici un po' da tutti. Harry Potter dunque non è (ancora) un classico - anche se non dubito che lo diventerà visto che si è lasciato dietro una bella e consistente scia e che l'eco della sua fama, a più di 25 anni dalla sua prima pubblicazione, non accenna a spengersi.
Non tutti i classici sono sempre stati universalmente definiti classici: Shakespeare per esempio, Inghilterra a parte dove è sempre stato tenuto in grandissima considerazione, ha conosciuto una lunga eclissi ed è tornato di gran moda in Europa solo con il romanticismo. Omero ed Euripide invece sono sempre stati ritenuti classici molto blasonati, ma nel medioevo erano conosciuti solo di nome là dove il greco non era  conosciuto, per non parlare del povero Menandro che è stato recuperato solo di recente dopo una buona quindicina di secoli di oblio.

1. Un classico celebre che a te non è piaciuto 
Ce ne sono a vagoni!
Il primo che mi è venuto in mente è I miserabili di Victor Hugo. L'ho letto tutto, e in qualche punto devo perfino ammettere che mi è piaciuto - le prime trenta pagine che dedicava a un argomento, intendo. Poi cominciavo a sbuffare invocando a gran voce che per pietà ci desse un taglio e passasse a qualcos'altro, anche perché quando addenta un concetto costui lo ripete non so quante volte e sempre con parole diverse. 
Ho sbuffato molto, quando lo leggevo. Sembravo una locomotiva di quelle dell'Ottocento.
Decisamente non il mio genere.
Poi c'è Il giovane Holden, che è tanto apprezzato ma che ho letto sprofondando ad ogni pagina in un sempre più vasto oceano di indifferenza, e sempre annoiandomi a morte.
C'è poi una gran quantità di classici che non ho letto perché non mi piacevano - cioè ho stabilito per partito preso che non mi interessavano. Chissà se a torto o a ragione?
Le ultime lettere di Jacopo Ortis, anche. Foscolo mi piace molto quando scrive in versi, ma l'Ortis proprio non lo reggo.
Non sopporto nemmeno Cuore, ma soprattutto perché lo trovo una lettura tossica per i ragazzi. Letto da un lettore adulto, non è né meglio né peggio di tanta roba che circolava all'epoca.

2. Di quale epoca storica ti piace leggere?
Non amo molto il periodo classico, ovvero l'antichità greca e romana, a volte nemmeno quando è raccontata dagli scrittori del periodo. Dall'alto medioevo all'Ottocento mi piace tutto. Il Novecento come sfondo non mi interessa: troppe guerre, troppe dittature, troppi morti. In effetti, ora che ci ripenso, anche la letteratura del Novecento non mi piace granché a parte qualche eccezione, tranne per quel che riguarda la letteratura fantastica.
Ho una certa predilezione per le storie del Sei-Settecento - probabilmente per l'imprinting che mi hanno dato Angelica e I tre moschettieri che sono i primi romanzi storici che ho letto.

3. La tua fiaba/favola preferita 
Difficile scegliere: le fiabe mi sono sempre piaciute moltissimo e ne ho lette a tonnellate. Diciamo che se la giocano L'acqua della vita e Pelle d'asino, con una certa preferenza per la prima: la parte dove la principessa prepara la strada lastricata d'oro per il cavaliere che deve tornare, dicendo di portare al suo cospetto solo colui che cavalcherà diritto al centro della strada riconoscendo che è stata fatta per lui mi piace troppo. 
Anche La piccola guardiana d'oche, che mi sembra una storia deliziosamente assurda, soprattutto la parte con le tre gocce di sangue parlanti. C'è senz'altro qualcosa che non capisco, lì dentro, ma non so cos'è.

4. Un classico che ti dispiace di non avere ancora letto 
Il Lancelot-Graal ovvero il ciclo della Tavola Rotonda. Per fortuna Einaudi ha pubblicato già tre dei quattro volumi, e quando arriverà anche il quarto potrò tuffarmici dentro. Ho già letto la versione degli Oscar, ma temo che fosse solo una selezione.

5. I 5 classici che vorresti leggere al più presto 
Odissea, Eneide, Orlando innamorato, La regina delle fate, I demoni.
L'Odissea forse la leggerò questa estate. La regina delle fate, se non si decidono a ristamparla, la vedo difficile per adesso. Tra l'altro non è facile trovarla nemmeno in biblioteca.
Sempre in tema di desiderata, mi struggo da tempo immemorabile per leggere qualche chanson de geste. In Italia è stata tradotta solo la Chanson de Roland, anche in versioni col testo a fronte. E basta, nient'altro. Invece il famoso ciclo carolingio era appunto un ciclo, lo scrissero per non meno di tre secoli e a me piacerebbe tanto leggerlo, non dico tutto ma almeno qualcosina. A quanto pare però questo mio interesse non è, come dire, granché condiviso...

6. Una serie o un romanzo preferito basato su un classico 
Per cominciare Storie della storia del mondo, primo ed indimenticabile incontro con la mitologia greca e soprattutto con l'Iliade.
Poi l'Orlando furioso di Ronconi e il Marco Visconti , che è stato completamente riadattato e rimpolpato ed è venuto fuori una roba completamente diversa dal romanzo - guadagnandoci molto, in effetti. Ecco, il Marco Visconti quando lo lessi beccando per puro caso una vecchia edizione di fine Ottocento mi lasciò molto delusa - possiamo senz'altro definirlo un classico dimenticato, e sinceramente penso che ci siano i suoi bravi motivi se gli è andata così.
Non so se nelle intenzioni la domanda voleva includere le opere liriche, però io ce le metto lo stesso: la tetralogia di Wagner sull'Anello del Nibelungo, dove il libretto ricuce con pazienza e attenzione una serie di miti germanici, interpretati pure quelli in chiave romantica - una specie di Storie della storia del mondo in versione germanica - con l'unico inconveniente che dopo aver letto Storie della storia del mondo credo che nessuno sia mai rimasto deluso leggendo l'Iliade, mentre io quando leggo le saghe norrene trovo spoesso che mi manca... non so... qualcosa. Forse la  musica?
Poi c'è lo Shakespeare rifatto da Verdi, tutte e tre le opere: Macbeth, Otello e soprattutto Falstaff. Sono venuti tutti e tre molto bene e c'è dentro tutto quel che ci doveva essere, mi sembra, e nel Falstaff c'è perfino qualcosa di più. Tra l'altro i libretti di Otello e Falstaff sono stati scritti da Boito, e quindi sono anche loro classici a pieno titolo.

7. Adattamento cinematografico/televisivo preferito 
Ragione e sentimento di Ang Lee. In effetti lo trovo meglio del romanzo di Jane Austen. Sceneggiatura di Emma Thompson, immagino sia per quello.
E il castello errante di Howl, si capisce - il classico esempio di un film che non ci si stanca mai di vedere.
In generale tutti i film da Shakespeare mi piacciono molto, e ne ho parecchi - una piccola collezione che vorrei allargare.

8. Peggior adattamento cinematografico/televisivo basato su un classico 
Quasi sempre anche negli adattamenti più infelici ci sono spunti molto interessanti.
Come eccezione a questa regola metterei il Gesù e il Romeo e Giulietta di Zeffirelli, che mi han fatto venire l'orticaria, senza se e senza ma (a sorpresa invece l'Amleto di Zeffirelli mi piacque molto).

9. Edizioni di classici preferite che vorresti collezionare 
Ho sempre amato molto le edizioni di Adelphi, che tra l'altro in libreria stanno benissimo.
Ho apprezzato molto anche i Classici di Garzanti: avevano il formato e la carta giusta e non erano pesanti. Uso l'imperfetto perché negli ultimi anni sono un po' cambiati e adesso tendo a evitarli. Non mi dispiacciono i moderni Universale Feltrinelli, anche, che hanno un formato comodo e la carta del giusto spessore.
Non mi piacciono i Meridiani (carta troppo sottile, formato troppi piccolo), non mi piacciono i Millenni (troppo grandi e pesanti, carta troppo spessa), non mi piace  la vecchia BUR che aveva il difetto di sbriciolarsi dopo qualche decennio, non mi piace quella più moderna che secondo me ha un formato troppo grande, non mi piacciono gli Oscar perché disapprovo il formato e lo stesso vale per i tascabili Einaudi,  e non mi piace questo e non mi piace quello. Mi piace il formato delle edizioni grandi della Newton&Compton ma è scritto a caratteri un po' troppo piccoli e quando arrivi alle note della Commedia ti devi veramente mettere gli occhi in mano. E mi piacciono le edizioni rilegate del Club degli Editori, anche se non sono veramente una collana - ma c'è comunque un rapporto tra carta e scrittura piuttosto dignitoso: se leggono bene, ma non ti ci vuole un leggìo per reggere il peso della cultura.
Con i libri sono una vera palla, ammettiamolo. Finisce che prendo quel che c'è e pazienza. Tra l'altro cerco sempre le edizioni economiche per risparmiare spazio.

10. Un classico sottovalutato che consiglieresti
Se è un classico di solito non è sottovalutato - magari passato di moda, o con un pubblico ridotto, ma non sottovalutato. In Italia è stato per lungo tempo ignorato Trollope, ma adesso Sellerio sta rimediando.
Gli innamorati di Sylvia, forse, e i racconti di fantasmi di LaFanu, che in Italia nessuno ha ancora degnato di una edizione completa - ma in Inghilterra sono molto apprezzati.

giovedì 6 luglio 2023

Mostra del Libro - Il Ritorno

                     

Il vero inizio della pandemia per me è stato quando la Preside mi spiegò con bel garbo che no, di Mostre del Libro non era il caso di parlare per il momento, e io mi ritrovai con tre bellissimi post ormai del tutto inutilizzabili.
Siccome l'ottimismo non mi ha mai fatto difetto, e tra tutti non ci rendevamo minimamente conto della tegola che ci era cascata in testa, arrotolai i poster e li riposi con cura nei grandi armadi della Sala Insegnanti avvisando le custodi che non li buttassero via.
"Quando questa storia sarà passata basterà incollare le nuove date sui poster" spiegai loro.
Le custodi convennero che era una buona idea e garantirono che mai e poi mai li avrebbero toccati.
Così fu, e per più di due anni i poster rimasero a riposare nel loro cantuccio. Siccome il cantuccio era in Sala Insegnanti li avevo sempre sotto gli occhi e potevo controllarli quando volevo, mi bastava lanciare uno sguardo distratto in quel punto.
Passò il primo anno e il mio ottimismo subì colpi notevoli. I poster però erano sempre lì.
Passò il secondo anno e i poster erano sempre lì, tuttavia la stessa idea di fare una Mostra del Libro mi sembrava ormai argomento buono tutt'al più per un racconto fantastico, di quelli che ci si scambiano davanti al caminetto quando si sbucciano le castagne arrostite.
Venne il terzo anno, e in primavera le cose cominciarono a migliorare. I poster stavano sempre lì  e nel mio fiducioso cuoricino ricominciava ad albergare la speranza.
Quest'anno, a Settembre, eravamo tutti assai rimpannucciati. Alla mia timida proposta di fare la Mostra del Libro mi fu risposto con un trionfante "Certo che sì!" e così compilai il mio solito schema di progetto, sezione "Arricchimento dell'Offerta Formativa", che il Consiglio di Istituto approvò senza batter ciglio.
A fine Febbraio dunque entrai nell'ordine di idee di organizzare il tutto.
La trafila in realtà era piuttosto semplice e con gli anni era diventata una confortevole routine.
Contattare la libreria, far telefonare alla cooperativa che ci presta i tavoli, prendere i poster...
Ed ecco che, improvvisamente, scopro che i poster non sono più lì.
Sia io che le custodi abbiamo fatto una accurata ricerca e controllato il controllabile ma, niente: improvvisamente i poster sono scomparsi.
In quell'occasione ho scoperto che il celebre detto La scuola è come la casa: nasconde ma non ruba reca con sé il corollario ma quando nasconde, nasconde davvero bene.
A tutt'oggi di quei poster non si trova traccia. Immagino che prima o poi salteranno fuori, probabilmente il giorno prima di una nuova pandemia o in qualche altra circostanza che li renderà del tutto inutilizzabili*.
A quel punto si imponevano dei nuovi poster e pure dei nuovi volantini, anche se ormai la piattaforma e l'uso generalizzato della posta elettronica rendeva questi ultimi abbastanza inutili.
Bastava forse ritoccare qualche file dei poster degli anni precedenti?
Ebbene no, non bastava - perché durante il lockdown il computer della Sala Insegnanti che custodiva quei file era irreversibilmente morto: quando lo abbiamo riacceso al nostro rientro nella scuola, semplicemente, non ha dato segni di vita.
Sic transit.
"In fondo è meglio riaprire questo nuovo corso con un poster nuovo" han provato a consolarmi.
Ad ogni modo, se mi andava bene c'era da fare un poster nuovo, e se non mi andava bene il poster nuovo era lo stesso da fare.
A sorpresa, ho scoperto che con il programma della piattaforma preparare poster e volantini era di una facilità commovente anche per una analfabeta grafica come me, e dunque l'unica difficoltà era trovare una bella immagine - che per me di solito non è affatto una difficoltà.
Dopo una breve navigatina ho proposto ai colleghi la scelta tra un bel drago azzurro in biblioteca, il solito libro magico che si apre mostrando paesaggi insoliti che si sprigionano in un volar di scintille e l'immagine che apre questo poster, e che è poi quella che è stata scelta. Qualcuno ha notato che il mappamondo che si apre davanti al ragazzo che legge non è il mappamondo che conosciamo (cosa a cui non avevo fatto minimamente caso), in compenso nessuno ha colto il raffinato messaggio implicito: leggere è (anche) una cosa da ragazzi, intesi come maschi. Di fatto, nelle ultime generazioni (intendo dagli anni 80 in poi) la lettura è diventata sempre più un affare da donne, e personalmente deploro abbastanza questa tendenza. Lungi da me criticare le scelte individuali, ma un piccolo messaggio subliminale, forse?
Così i poster sono stati stampati e affissi, la cinquantina di volantini** rigorosamente a gatti anche, i tavoli sono stati montati e addobbati come di consueto dalle custodi e la libreria di Lungacque ha portato gran copia di eccellenti libri di assai varia tipologia, che ha distribuito sui tavoli aiutata da alcuni alunni accuratamente scelti da noi insegnanti di Lettere. 
E la Mostra fu.
I risultati sono stati ottimi: molti libri sono stati venduti, tanto che la libreria ha dovuto tornare due volte con vari rinforzi librari e l'incasso è stato decisamente alto anche tenendo conto del tasso di inflazione che ci ha allietato negli ultimi due anni; grazie a tale pingue incasso abbiamo così potuto prendere una fornitura di omaggi davvero lussuosa . La Mostra è stata assai apprezzata anche da genitori e colleghi, io mi sono come sempre stancata ma anche divertita molto e mi sono pure fatta un po' di aggiornamento aggratisse.
E per me la pandemia è ufficialmente finita il giorno in cui ho compilato la mia prima ricevuta di vendita.
Ad maiora, semper!

in effetti avevo sperato di vederli risbucare dall'universo parallelo in cui erano finiti dopo aver fatto stampare i nuovi poster, ma non è successo nemmeno quello. Magari sono davvero spariti per sempre?
**prima della pandemia ne stampavamo circa trecento, di cui gran parte venivano distribuiti nelle classi, e sparivano quasi tutti. Quest'anno non sono statio quasi toccati. Un buon risparmio di carta, decisamente.
Chissà...

venerdì 30 giugno 2023

Il mistero del London Eye - Siobhan Dowd

Nella sua purtroppo breve esistenza (1960-2007) la scrittrice inglese Siobhan Dowd ha pubblicato una breve serie di bellissimi libri per ragazzi che in Italia sono stati tutti pubblicati dalla casa editrice uovonero, che prende il nome da una fiaba di Luigi Capuana ed è specializzata in libri per ragazzi che utilizzano strumenti di comunicazione aumentata e alternativa - insomma, una roba stranissima anche se molto rispettabile dove i romanzi di Dowd, che sono proprio romanzi normali che raccontano delle storie con un inizio, una fine e divisi in rispettabili capitoli, spiccano nel catalogo come un quadro di Botticelli in un museo di pittura d'avanguardia russa.

Passiamo a presentare il Mistero: lunghezza intorno alle 250 pagine, copertina non priva di eleganza ma soprattutto pertinente alla storia (ebbene sì, in un romanzo che parla del London Eye la copertina raffigura proprio il London Eye. Ammettiamolo, è abbastanza insolito. Ma non solo: il London Eye è inquadrato con una prospettiva particolare e la chiave del mistero si troverà proprio guardando le cose da una prospettiva diversa da quella consueta). Prezzo accettabile. 
La storia si ascrive al genere mistery, come per altro dichiarato apertamente già nel titolo. La vicenda è raccontata in prima persona dall'investigatore, che rientra nel classico filone degli investigatori inglesi à la Sherlock Holmes. Palatabile dagli undici anni in su, è anche un libro adattissimo per la lettura in classe e anche per essere ascoltato mentre lo legge l'insegnante, sia per la seconda che per la terza media (forse anche per una prima, ma meglio dalla primavera in poi, quando sono un po' cresciuti).
Quale sia il mistero del London Eye viene indicato già dal primo capitolo: dopo una affascinante descrizione sia del London Eye* che del viaggio dentro la capsula, il narratore racconta di come un tal Selim, suo amico, salì sulla cabina ma quando la capsula atterrò nuovamente sulla terraferma il suo amico non c'era più, e passa poi a spiegare che sta per raccontare la storia di come è riuscito a capire cosa è successo, e di esserci riuscito perché la sua testa funziona con un sistema operativo diverso da quello degli altri.

Alla fine delle tre pagine che compongono il primo capitolo sappiamo già diverse cose, dunque: che la storia riguarda la scomparsa di tal Selim, che alla fine del libro il mistero sarà risolto, e che sarà risolto proprio grazie al narratore che è una persona con un cervello che funziona in modo particolare - con un sistema operativo diverso, secondo la splendida definizione che ricorre più e più volte.
Il narratore è Ted, un ragazzo con la sindrome di Asperger, che non viene mai nominata nel libro ma che il lettore riconosce facilmente già dalle prime pagine dal fatto che Ted, nel raccontare la sua colazione, dà un numero ai cheerios che inzuppa nel latte.
Il lettore la riconosce facilmente? E parliamo di un lettore inglese o italiano? Come funzionavano le cose nel 2006, quando il libro venne pubblicato?
C'era già stato nel 2003 Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, dove il protagonista era un ragazzo piuttosto geniale ma strano, che si ritrova a indagare sul caso di un cane (il suo!) trovato ucciso nel giardino, e dalle indagini ricaverà, oltre alla soluzione, un sacco di scoperte, non tutte e non solo spiacevoli, sulla sua famiglia. E' un romanzo crudo e piuttosto angoscioso, e ho faticato abbastanza a leggerlo. Prima ancora, nel 1995 Oliver Sacks aveva descritto molto dettagliatamente l'autismo in Un'antropologa su Marte dove racconta la storia di Temple Grandin.
Il mistero del London Eye però è un libro per ragazzi, ed è stato scritto con l'intenzione di presentare le potenzialità positive che possono esserci nei disturbi dello spettro autistico proprio ai lettori più giovani - una operazione molto intelligente, in effetti, e condotta con grande abilità.
Ted vive in un contesto familiare molto affettuoso e ragionevole: la famiglia non fa nulla per rimuovere la sua, chiamiamola diversità, anche se lo maneggia un po' con i guanti, e d'altra parte Ted segue da tempo un percorso medico per imparare a convivere con la sua sindrome. E' un po' disorientato e abbastanza preoccupato dalle molte cose per lui incomprensibili, ma è un ragazzo intelligente e cerca di limitare i danni. Di fatto viene presentato al lettore come uno dei tanti adolescenti più o meno in difficoltà a trovare il loro posto nel mondo - un problema, questo, che accomuna tutti gli adolescenti indipendentemente da qualsiasi eventuale sindrome si ritrovino in sorte ad avere - e che in qualche modo se la cava, pur con qualche scossone. Sa di essere diverso, ogni tanto (...ogni poco) ha la sensazione di essere circondato da dei perfetti idioti e che nessuno lo capisca - come tutti, insomma, e non soltanto a quell'età.
Alla fine del romanzo, dopo aver risolto il caso e aver impedito che si concludesse in una tragedia, si ritroverà ad aver aumentato in modo cospicuo la sua autostima e questa è senz'altro una buona cosa. Inoltre avrà anche constatato come la sindrome di Aperger non sia certo l'unica problematica in cui un ragazzo può inciampare - solo per dirne due, ci possono essere anche le difficoltà di rapporto con i coetanei e avere dei genitori troppo accentrati su sé stessi per riuscire ad ascoltare i figli.
Il romanzo si snoda come un perfetto racconto giallo assai ben costruito, della tipologia più classica; personalmente ci ho trovato un bel po' di Agatha Christie: il tema della prospettiva diversa da cui guardare le cose, per esempio, e gli elementi apparentemente discordanti che compaiono per caso ma invece non sono affatto delle casualità. Hercule Poirot poi avrebbe senz'altro apprezzato la lista delle otto possibili spiegazioni che Ted stila: Selim non è mai salito sulla capsula del London Eye, è andato in autocombustione, è stato rapito dagli alieni... nessuna possibilità viene eliminata a priori, ma solo dopo attenta verifica e qualsiasi letture che abbia frequentato le storie di Sherlock Holmes** ritorna col pensiero al celebre adagio una volta eliminato tutto l'impossibile ciò che rimane, per quanto improbabile, deve essere per forza la verità; ma cosa è effettivamente impossibile, a parte l'autocombustione, che non avrebbe certo potuto passare inosservata agli altri passeggeri?
Una delle otto possibilità elencate da Ted si rivela in effetti valida, ma non in grado di spiegare tutto, e sarà dunque necessario scovarne una nona che possa completare il quadro.
Come sempre succede nei gialli in questi casi, buona parte dei personaggi rifiuta ostinatamente di ascoltare la lista - dal che il lettore si rende conto che in quella lista qualcosa di buono c'è per forza. La sorella Kat invece la lista la esamina con pazienza e la discute con Ted, in base al principio che, se non si muovono loro, gli adulti ben difficilmente combineranno qualcosa di valido - e questo è invece un principio universalmente valido nei romanzi per ragazzi, e che porta inevitabilmente alla soluzione del problema, qualsiasi esso sia.
Con un lento e paziente carotaggio la soluzione arriva, portando una serie di colpi di scena e un momento decisamente drammatico che comunque si risolverà per il meglio. La catarsi porta un deciso miglioramento della situazione e molti spunti di riflessione.
Agli adulti il romanzo piace perché è molto politically correct oltre ad essere scritto bene. Ma soprattutto, e questo è l'importante, piace molto ai ragazzi.
Caldamente consigliato.

* poniamo che tra i lettori di questo post ci sia qualche povero diavolo che versa nello stesso stato di patetica ignoranza in cui versavo io quando per la prima volta mi han parlato di questo libro: il London Eye è una grande ruota panoramica posta a Londra sulla riva del Tamigi e inaugurata nel 2000. Dietro pagamento di un non risibile biglietto, si fa un giro della ruota in una piccola cabina che può contenere fino a una ventina di persone. Il giro dura più di mezz'ora e permette una bella visualizzazione di Londra. Imperdibile per i turisti, anche gli indigeni lo frequentano molto volentieri.
** che in effetti molti sospettano essere stato un caso non diagnosticato di sindrome di Asperger

giovedì 29 giugno 2023

L'arte della descrizione

Per i compiti di descrizione scelgo spesso immagini molto pucciose
La Seconda Sfigata viene quasi universalmente ritenuta nel Consiglio una classe di livello medio-basso con forte tendenza al basso-basso. In cuor mio la penso molto diversamente e a dirla tutta li considero molto bravi, o meglio potenzialmente molto bravi. Evito comunque di esternare cotal mio eretico punto di vista anche perché sono consapevole che nasce dall'incondizionato amore che nutro per tutti loro, senza distinzione - ma se non fossero almeno potenzialmente così bravi dubito che li amerei tanto; comunque di questo mio profondo amore evito di parlare perché alla fine sono affari miei, non chiedo mai di alzargli i voti perché secondo me sono in grado di alzarseli da soli con un onesto e operoso impegno (di cui alcuni in verità sono davvero parchi) e nemmeno sono particolarmente generosa nelle mie valutazioni, ma trovo che tutti loro abbiano un fondo di solidità cui dovrebbero attingere più spesso. 
In ogni caso, in quella classe mi sento come un topo nel formaggio e già mi sto tapinando perché l'anno prossimo dovrò assistere al volo di partenza, perché ormai da Seconda son diventati Terza.
Verso la fine dell'anno ho fatto la solita Prova di Descrizione, che consiste nel piazzargli davanti una immagine e chiedergli di descrivermela, individuando anche nei limiti del possibile il momento dell'anno, l'ora e il luogo. Normalmente vivo questa prova come un tentativo di rendere gli alunni più sistematici nell'esposizione - e tra l'altro l'esposizione al momento non è esattamente il loro forte. Tuttavia stavolta ci sono state diverse sorprese.
Sono partita dall'immagine sull'autostima che, come ho raccontato anni fa, a suo tempo riuscì a mandare in tilt una intera classe e che ho assegnato ad Akela:
Akela la guarda. "C'è un gattino che si guarda in una pozza e si vede come pensa di essere".
La classe annuisce, convinta. Risolto il problema.
D'accordo, l'autostima ad Akela non ha mai fatto difetto, comunque mi sembra una sintesi davvero buona.
"Dove siamo e che ora è?" chiedo.
"Dentro un edificio..." pausa "In un bagno. C'è il tappetino, il radiatore a scala, e quella sembrerebbe una vasca. Direi che l'ora è il tardo pomeriggio, perché la luce non è molto forte".
Sono anni che uso questa immagine, ma non avevo mai capito che si svolgeva in un bagno. Non avevo mai fatto caso al tappetino e col cavolo avevo immaginato che quella a sinistra fosse una vasca da bagno. Ma in effetti, in quale altra stanza una pozza d'acqua sarebbe così a suo agio?

E' il turno di Pisola, una fanciulletta abbastanza indietro con la crescita e che il Consiglio sospetta fortemente di ritardo mentale - la diagnosi però segnala una leggera dislessia e la dichiara normodotata, e personalmente concordo con la diagnosi almeno per la parte sul normodotata, mentre avanzo diversi dubbi sulla dislessia. Di fatto nutre un disinteresse cosmico per qualsiasi materia studiereccia e sembra più interessata a disegnare unicorni che a sviluppare un qualsivoglia argomento matematico, ma è anche molto simpatica e questo tende a influenzarmi. Dopotutto, chi sono io per criticare qualcuno a cui non interessa la matematica? A me piaceva molto, ma mi è piaciuto molto anche studiare il latino medievale, che non è in cima agli interessi della maggior parte delle persone. E insomma le servo la sua immagine a draghi, che è quella che apre questo post.
"Dunque siamo al mare, d'estate, e c'è una mamma drago che ha portato i suoi piccoli su uno scoglio, dove ci sono anche delle piante, probabilmente per insegnargli a volare. In questo modo riesce a farli partire da una certa quota, ma se cadono, cadono in acqua e non rischiano di farsi male. Sta per lanciare uno dei piccoli, l'altro ha già fatto il primo tentativo e adesso si sta arrampicando sullo scoglio per raggiungerla".
Anche se nel mio archivio di foto questa è segnata come "Gruppo Vacanze Draghi" non avevo mai e poi mai pensato che si trattasse di una vacanza-studio per imparare a volare - ma in effetti l'atteggiamento protettivo e insieme incoraggiante della draghessa rende il tutto molto credibile.
La classe interviene, suggerendo che si tratti di una costa scogliosa del nord-Europa perché i colori non fanno pensare a una zona mediterranea. Si discute a lungo sul tipo di cespugli ma se ne conclude che non sembra macchia mediterranea.

Da lì è stata tutta in discesa. Prima il legittimo interrogato descriveva l'immagine, poi la classe si lanciava in esercizi di deduzione analizzando i più vari dettagli. Viene discussa a lungo la stoffa del cappello dove staziona il gatto 
e si dibatte se il cappello è tenuto sollevato da un qualcosa (si opta per il no perché non se ne vede traccia) e se le nuvole siano vere nuvole di un cielo azzurro o piuttosto una tappezzeria (viene data per probabile la tappezzeria, perché nuvole così uniformi non è facile vederne;  questo fa saltare l'ambientazione in un bel giorno di tarda primavera per optare piuttosto per una stanza).
Viene altresì a lungo questionato se la ragazza al centro dell'immagine qui sotto stia volando in alto sopra l'aereo o se l'aereo sia un giocattolo poggiato sulla trapunta (si decide di no, perché ormai la trapunta patchwork si è trasformata in uno sfondo di campi ben coltivati. A quel punto però resta da capire come mai nella stanza è ormai sera, visto che la luce è accesa e dalla finestra si vede il cielo ormai scurito, mentre fuori è un tardo pomeriggio).
Si questiona poi su dove finisca il pavimento e cominci il fiume e su quanti letti ci siano nella stanza.
Tutto ciò allunga di molto il tempo dell'interrogazione, ma è molto divertente.
Quanto a me, tendo a chiudermi in un dignitoso silenzio, perché la Seconda Sfigata riesce ad analizzare quelle immagini molto meglio di quanto abbia mai fatto io.
E d'accordo, osservano molto più accuratamente di me - che pure, ricordo, alle elementari ero stata assai lodata per il mio acuto senso dell'osservazione, ma da allora devo aver perso parecchi colpi. 
Di sicuro però hanno anche molto più senso dell'osservazione delle due classi cui avevo servito molte di quelle immagini in tempi passati - e che nessuno aveva mai definito di livello men che medio.

Voti buoni per tutti, si capisce. E gli faranno comodo perché sull'ortografia c'è ancora qualcosa da ridire e no, non solo su quella dei DSA.

martedì 27 giugno 2023

Il racconto del mese di Giugno - La classe soddisfatta

Si racconta che, sul finir della carriera, molti insegnanti di Lettere manovrino abilmente per avere gli elementi migliori nelle loro classi - e per migliori di solito si intende quelli delle famiglie più colte e benestanti e, in teoria, quelli che non daranno problemi - evitando con cura i casi più notoriamente conclamati come critici.
Naturalmente in una scuoletta di provincia con tre sezioni non sempre è possibile manovrare più di tanto, e la cosa si ottiene più facilmente nelle scuole da cinque sezioni in su, dove non è raro vedere autentiche classi-ghetto formate con i casi più deprimenti dell'intero comparto.
I risultati però non sono sempre quelli previsti, così come non lo sono nelle scuole dove ci si ingegna al contrario a distribuire equamente rose con le spine, rose senza spine, azalee, cardi e cavolfiori (in quest'ultimo caso però, se non altro, le coscienze saranno immacolate e la scuola potrà onestamente dire che ha provato a fare del suo meglio).
Ci sono infatti due grosse varianti che sfuggono completamente al controllo umano. La prima è che solo Dio* nel massimo del suo fulgore è in grado di prevedere l'evoluzione che un giovinetto può compiere nei misteriosissimi anni dell'adolescenza, dove molti gigli si trasformano in acacie e molti cardi diventano begonie o gelsomini (per poi magari cambiare non meno di altre quindici specie floreali prima di assestarsi, detto e non concesso che un essere umano riesca mai a stabilizzarsi davvero); ma ancor più imprevedibile è l'effetto che la classe e i docenti avranno su di lui e l'insieme delle reazioni alle reazioni.
Capita così che una classe che all'inizio si presentava assai gradevole e ricca di potenzialità si trasformi in un micidiale nido di vipere (ed è stato il caso della Terza Capricciosa) ma anche che una classe si sintonizzi, entri in armonia e proceda felicemente per la sua strada.
Tanto per fare un esempio, la mia prima supplenza consisté nel portare all'esame una Terza caratterizzata da una bravura davvero singolare; quando andai dalla titolare prima dell'esame per avere qualche lume su quel che dovevo fare, esordii con una serie di apprezzamenti; la collega mi raccontò molto divertita che il primo anno era stata una classe molto faticosa, dove tutti litigavano con tutti per i motivi più assurdi e dove lei ogni tanto si vedeva costretta a ricordargli che l'asilo era dall'altro lato della strada e che quella in teoria era una scuola media dove ci si aspettava da loro un minimo di impegno in qualcosa che non fosse solo becchettarsi con il compagno di banco. Quella che trovai io due anni dopo invece era una classe di fulmini di guerra caratterizzata da rapporti interni assai virtuosi. Succede.
Sulla carta la 1 C che venne formata tre anni fa, subito dopo il lockdown, era una vera collezione di poveri diavoli. Abbondavano i casi di famiglie decisamente critiche, e gran parte dei componenti si era segnalata alle elementari per varie e numerose prodezze. I primi mesi accoglievamo spesso in Sala In segnanti colleghi affranti in cerca di conforto. Le cose però cominciarono a migliorare quasi subito: la classe di Poveri Diavoli diventò in seguito una classe di Livello Modesto ma dotata di Una Certa Disponibilità, poi una classe Tutto Sommato Gradevole, poi una classe dove Non Si Lavorava Male e infine una classe molto rispettabile. Le lezioni si fecero via via sempre meno addomesticate, i lavori diventarono più complessi e già a fine anno la classe si caratterizzava per una sua giocosità non disgiunta da un certo impegno. 
Il miglioramento proseguì, e mentre la Seconda Capricciosa sprofondava in una  spirale sempre più cupa loro vivevano serenamente il loro percorso scolastico, affrontando le difficoltà invece di cercare di aggirarle e mantenendo un certo buon umore di fondo. Ci ho fatto qualche sostituzione e rimasi piacevolmente colpita dalla loro ragionevolezza e dalle buone vibrazioni che si percepivano nel gruppo.
Ieri mattina ero a scuola per sistemare una immane quantità di robe da fine anno quando ho sentito un festoso rumore. 
Mi affacciai dalla Sala Insegnanti e vidi una fila di tavoli allestiti nell'atrio con tovaglie, vassoi di dolcetti e salatini e bibite di ordinanza. Un gruppetto di genitori presiedeva. Gli alunni giravano con graziosi sacchettini infiocchettati. 
Avevano appena finito gli esami e avevano preparato un piccolo ma grazioso rinfresco per i loro professori e un regalino per ognuno di loro corredato da un biglietto.
"Ne ho viste tante, ma la festa di fine esame mi mancava" dissi ai custodi.
"Anche per noi è la prima volta" mi rispose compiaciuta la custode, che è lì da trent'anni.
Pandemia o non pandemia, la classe si era fatta il suo percorso, si era divertita e si era goduta questi tre anni e insieme con qualche genitore aveva allestito un piccolo ringraziamento per chiudere il ciclo festeggiando tutti insieme.
Sono quelle cose che ti riconciliano con la vita.
(Sì, c'era stata anche la consueta cena di fine anno, ma questa era un di più. E sì, ho mangiato qualcosa anch'io, ma solo dopo essere stata invitata formalmente. E mi sono molto congratulata con loro per la bella idea).

* se esiste, certo. La questione è da sempre oggetto di grandi discussioni e non sarà qui che approfondiremo il tema.