Il mio blog preferito

venerdì 15 luglio 2022

Il Gran Torneo Letterario del Comprensivo di St. Mary Mead e Crifosso - 3 - La Trionfale Premiazione

...ed ecco la trionfale premiazione dei vincitori
(o forse è una riunione della Carboneria?)
E dunque eravamo agli inizi di Febbraio e aspettavamo per l'indomani che il bando del Concorso di Scrittura venisse firmato dalla Preside.
Nel frattempo alcuni di noi avevano avvisato i ragazzi, raccogliendo anche un certo interesse per la questione.
Non io. Mi piace parlare di cose già sicure, regolamento alla mano, e tanto il bando arrivava subito, giusto?
Il bando arrivò tre settimane dopo. 
Nessuno ha saputo spiegarmi il motivo del ritardo, perché nessun punto del sennatissimo bando stilato dal prof. De Magistris era stato messo in discussione. Ma insomma il bando con la firma arrivò tre settimane dopo.
Preparai la Classroom della Prima Sfigata per il concorso, la decorai con banner di animaletti, pubblicai ivi il bando e la mattina dopo scodellai la notizia alla classe, che si mostrò assai interessata. Chiacchierammo un po' sull'argomento, poi passammo ad altro. Più di metà della classe si iscrisse nel pomeriggio.

La scadenza era fissata per la metà di Aprile.
Il 2 di Marzo la prof. Casini mi confidò che era molto preoccupata perché "qua nessuno manda niente".
"La scadenza è il 10 Aprile. Per queste cose ci si riduce sempre all'ultimo momento, è una regola universale" provai a confortarla.
"Naaa, secondo me non partecipa nessuno. E sì che su alcuni avevo proprio fatto conto".
Indurre la prof. Casini all'ottimismo è una impresa persa in partenza, per cui dopo un paio di tentativi fatti per onor di bandiera abbandonai l'impresa. Non per questo dubitai che in tanti avrebbero partecipato.
Poi cominciarono ad arrivare gli elaborati. La mia Classroom però continuava a restare vuota.
A fine Marzo mi informai cautamente su come procedevano i lavori e tutti  annunciarono serenamente che non intendevano farne di nulla.
Feci un paio di cauti tentativi di incoraggiamento ma non sono brava a insistere per le cose volontarie. Tuttavia ero sorpresa: proprio loro, che  mi portavano anche dei testi in più perché "gli era venuto in mente di scrivere una storia", e che avevano sempre reagito con grande partecipazione a qualsiasi esercitazione letteraria mi fosse balenato in mente di rifilargli...
Niente, la mia Classroom rimase vuota, caso unico tra tutte le 18 classi. Mi sono sentita vagamente in colpa ma tuttora non riesco a capire cosa ho sbagliato. Peggio ancora, non riesco nemmeno a capire se effettivamente ho sbagliato qualcosa.
Continuai comunque a seguire la cosa con interesse.
Gli elaborati arrivarono, e in abbondanza.
I tre giurati di St. Mary Mead si confrontavano spesso in Sala Insegnanti scambiandosi opinioni e commenti non sempre lusinghieri. Imparai che c'erano alcuni testi che erano piaciuti a tutti e adesso erano incerti su come votare.
La vita continuò, ma del Concorso non seppi più niente.
Infine mi annunciarono che c'era stata la gran riunione dei giurati per votare la classifica, e altre ai tre premi stabiliti c'erano state anche due menzioni d'onore.
Maggio passò senza ulteriori novità.

Finché un giorno, ed era ormai l'ultima settimana di scuola, chiesi "La premiazione quando la fanno?".
"Credo sia domani, a una qualche ora, non so quando e libera la stanza dell'Agorà" mi rispose qualcuno.
E insomma, per farla breve, il penultimo giorno di scuola furono premiati i vincitori nell'Agorà, in gran segreto, alla presenza della sola giuria.
Non ci fu una circolare.
Né una premiazione alla presenza almeno di una rappresentanza delle classi.
Nè un avviso che immortalasse i primi tre classificati più le due menzioni speciali affisso in un qualche angolo della scuola.
Niente di niente sul sito della scuola.
Non mi risulta ci sia stata nemmeno uno straccio di targa.
Ero molto, molto indinniata e dunque protestai a gran voce: "Ma insomma, questi ragazzi hanno vinto un concorso letterario. Volete dargli almeno una qualche possibilità di tirarsela un po con i compagni? Al confronto i Carbonari facevano le loro riunioni sulla pubblica piazza annunciandole con trombe e grancasse!".
"Io non so nulla, è stato deciso di fare così" tagliò corto De Magistris (è la sua risposta standard tutte le volte che protesto per qualcosa. Però tutta la storia del Concorso Letterario l'aveva montata lui, punto per punto, e quindi qualcosa ne doveva sapere per forza).
"Ma perché così in segreto? Non hanno mica commesso un delitto, sono stati premiati o segnalati a un concorso di scrittura. Non è una cosa disonorevole, da doverla consumare in gran segreto in cantina!Non è stato nemmeno segnalato sul sito della scuola, il testo vincitore non si trova da nessuna parte!".
E niente, ormai era andata. 
L'idea in sé era buona, ma secondo me ci sono dei margini di miglioramento.

mercoledì 13 luglio 2022

Invasori, invasioni e invasati (con l'Ucraina come sempre in sottofondo)

Stampa dedicata alla Repubblica Romana (quella di Garibaldi). 
Sullo sfondo, monumenti dell'età classica e chiese.
Passate le prime settimane, quando la triste situazione dei poveri ucraini in fuga dalla guerra aveva commosso tutti gli italici cuori e non potevi fare due metri per strada senza imbatterti in un cartello che indicasse che lì si raccoglievano cibo, abiti, coperte e medicine per i profughi ucraini, la guerra è lentamente scivolata verso lo sfondo dell'immaginario collettivo, anche perché sul terreno la situazione è piuttosto statica anche se si continua a combattere furiosamente. Nel frattempo ha cominciato a incombere lo Spettro della Mancanza del Gas per il prossimo inverno - non (solo) per gli ucraini, ma anche per noi.
In molti han cominciato dunque a chiedersi se non sarebbe il caso di sfilarsi con eleganza da tutta l'intricata faccenda lasciando Russia e Ucraina a scannarsi per conto loro, e va prendendo piede la domanda "Perché Russia e Ucraina non si mettono a un tavolo e non chiudono questa stupida guerra, che non sta portando da nessuna parte?".
La risposta, purtroppo, è che entrambi i paesi non hanno la minima intenzione di trattare la pace se prima questa guerra non l'hanno vinta: la Russia con l'annessione di tutta l'Ucraina, l'Ucraina cacciando ogni singolo soldato russo dal loro territorio; e trovare un punto di mediazione tra queste due posizioni è al di fuori della portata di qualsiasi trattativa.
Va così prendendo piede in alcuni ambienti la teoria che la parte più debole (ovvero l'Ucraina) dovrebbe dare prova di ragionevolezza venendo incontro alla controparte e accettando la sua sconfitta, del resto inevitabile. Tale teoria resta comunque del tutto accademica perché l'Ucraina non mostra in alcun modo di voler ammorbidire la sua posizione, riassumibile nella frase "I russi devono andarsene di qui, senza se e senza ma".

Lo sciocchezziario che circola sui social a questo proposito farebbe perdere la pazienza anche a un gatto buddista e ha naturalmente portato a una serie di contrapposizioni da tifoseria: abbiamo i Servi degli USA contrapposti ai Putin Boys (da una parte coloro che approvano qualsiasi scemenza e cattiveria gli USA decidano di fare, cui vengono rinfacciate implacabilmente tutte le guerre fatte dagli USA negli ultimi vent'anni e che ci vogliono costringere a un gelido inverno; dall'altra i Servi Prezzolati dei Russi che appoggiano la dittatura e l'invasione); poi ci sono i Pacifinti contrapposti ai Guerrafondai (i primi deprecano che si spendano soldi per l'invio di armi all'Ucraina quando la Costituzione italiana ripudia la guerra, i secondi vogliono invadere la Russia per lavare col sangue l'onore ucraino infranto) e via sproloquiando. Una volta però che si esce dal dorato mondo dei social e dei partigiani arrabbiati gli argomenti si fanno un po' meno demenziali, va pur detto.
Personalmente sono schierata a pieno campo con i servi degli USA e pure con i guerrafondai, e siccome mi sono ritrovata a suo tempo a criticare assai le guerre degli USA in Afghanistan e in Iraq (e pure quella in Viet Nam) e fosse per me spedirei più che volentieri oggi stesso in qualche buco nero qualsiasi arma di livello superiore alla cerbottana e ai coltelli da cucina, ho riflettuto a lungo sulle circostanze che mi han portato a prendere una posizione così lontana dalle mie consuete. 
Tra le tante riflessioni che ho fatto in merito ce n'è una di Alto Valore Storico e Culturale legata alle varie tipologie di invasione. Niente di molto nuovo, per carità, ma ho deciso di esporla.

Abbiamo dunque una guerra costosissima e assai sanguinosa dove due stimabili paesi sono ormai da tempo sull'orlo della bancarotta, se pure l'orlo non è stato già varcato da tempo. Perché i due contendenti non la piantano e non siedono a un tavolo della pace per porre fine a tanto scempio?
La cruda realtà è che entrambe le parti in causa non vogliono la pace, vogliono la vittoria. Completa, totale, assoluta. E la vogliono con tutte le loro forze - che vanno peraltro assai calando.
Gli ucraini vogliono che i russi sbaracchino, tutti, fino all'ultimo, lascino l'Ucraina e se ne vadano a Fanculo il prima possibile. 
I russi sono assolutamente imbestialiti perché gli ucraini han rifiutato con molta decisione di farsi invadere e vogliono averne ragione. Di fatto, secondo loro l'Ucraina non esiste ed è solo una parte della Russia che loro legittimamente stan cercando di riprendersi.
In queste condizioni, di trattare non c'è proprio verso. Le trattative non potranno cominciare se prima una delle due parti non è crollata trasformandosi in un informe ammasso di poltiglia.

Tutto questo per un italiano è davvero molto difficile da capire e nasce da una profonda differenza storica e culturale.
L'Italia è un paese che di invasioni si intende, e può vantare una competenza non banale e accumulata in molti e molti secoli di invasioni subite. Grazie alla nostra posizione geografica, sotto le Alpi e nel bel mezzo del Mediterraneo ci hanno invaso praticamente tutti quelli che passavano in zona, a partire dalla caduta dell'impero romano. Da noi sono venuti unni, vandali, ostrogoti e visigoti, bizantini (questi ultimi accampando pretesti molto simili a quelli dichiarati da Putin per l'Ucraina), longobardi, franchi, arabi, tedeschi, normanni, francesi, aragonesi, spagnoli, di nuovo francesi (con Napoleone),austriaci e in tempi recenti anche inglesi, americani e tedeschi in contemporanea. 
Tutto ciò è stato molto scocciante ma abbiamo imparato che si sopravvive. Nel Cinquecento, quando francesi e spagnoli sembravano non avere altro in testa che venire a invaderci, è stato coniato anche il detto "Francia e Spagna, purché se magna", che è una variante del più sintetico "Pazienza, così va il mondo".
Tutte queste invasioni avevano però un tratto comune: venivamo invasi per ragioni di prestigio ed economiche, non per annullarci. A nessun popolo è mai venuto in mente di invaderci per annullarci. La nostra identità storica era fortissima. Nessuno dubitava minimamente che fossimo italiani e che lo saremmo rimasti, anzi venivamo invasi proprio in omaggio alla nostra identità. Molto lusinghiero, in effetti, anche se scomodo. Per tutto il medioevo gli imperatori diventavano tali solo dopo essere stati incoronati a Roma, e in tutto l'occidente si studia tuttora il latino a scuola in omaggio ai tempi in cui il latino era la lingua, prima dell'Impero e poi della Chiesa (ma la Chiesa se l'era scelta, la lingua latina, proprio perché l'impero romano quando cadde era cristiano).
L'Italia si portava dietro il grande e indistruttibile retaggio dell'impero romano, che quasi tutti i nostri invasori han cercato di ricostruire. Di fatto, l'impero asburgico che cadde solo nel 1918 era una costola derivata dal Sacro Romano Impero, fondato prima da Carlo Magno e poi da Ottone I che in qualche modo  erano convinti di rifare l'impero romano. A nessuno, salvo forse ai bizantini che pure loro erano impero romano, venne mai in mente di farci dimenticare il nostro retaggio. Conquistare Roma era un conto, e l'han fatto in tanti; deromanizzare l'Italia non venne in mente a nessuno nemmeno dopo le più abbondanti libagioni, anzi chiunque conquistasse Roma se la tirava alla grande sentendosi assai ganzo. Eravamo deboli militarmente ma molto prestigiosi.

Ai tempi in cui eravamo i Romani invece eravamo noi ad invadere, ed invadevamo per assimilare i vari popoli, ma solo quelli che non avevano (ai nostri occhi) una storia importante. Arrivati a conquistare la Grecia (e l'Egitto e varie altre zone dell'Africa mediterranea) l'atteggiamento dei romani cambiava, ed era molto più rispettoso e sdilinquevole - anche se conquistavano pure loro, prendevano i tributi e tutto il resto. Ma il greco diventò la seconda lingua dei romani, nessuno pretese di cancellarlo. Anche i greci, che si erano rivelati più deboli militarmente, erano prestigiosissimi.
In tempi più moderni abbiamo ripreso a fare conquiste per assimilare i popoli; lo abbiamo fatto con l'Italia meridionale, con la cosiddetta piemontesizzazione - e i meridionali la presero malissimo. L'abbiamo fatto anche con il Tirolo e l'Istria, che furono terre di conquista dove i nomi delle città furono italianizzati; e l'abbiamo fatto, guarda caso, con l'impero italiano (Abissinia) dove gli sventurati etiopi erano sì deboli militarmente, ma per niente prestigiosi.
In tutti questi casi ci mostrammo molto scarsamente rispettosi delle etnie non italiane, e infatti in quelle zone non fummo mai molto amati. L'Istria riuscì a buttarci fuori a pedate, profittando della seconda guerra mondiale; il Tirolo invece continuò a mostrare una vivace antipatia nei nostri confronti e siamo - più o meno - riusciti a rabbonirli solo facendone una zona a statuto speciale e con un sacco di garanzie con il bilinguismo e tutto il resto; adesso più o meno ci sopportano e hanno smesso di mettere bombe sotto il monumento della Vittoria, ma sono assolutamente consapevoli di non essere italiani.

I russi sono sempre stati un popolo piuttosto invadente. Il loro concetto di base, a quel che ho capito, era che chiunque aveva il diritto di essere conquistato da loro e di diventare russo, purché dopo si dimostrasse anche molto sottomesso. Gli slavi però non hanno mai gradito molto e avevano un punto di vista molto diverso sulla questione. Anche la zona baltica, e la Finlandia non hanno mai mostrato grande entusiasmo in merito.
E' tutta questione di punti di vista. I polacchi sono convinti di essere polacchi, gli ucraini si sentono ucraini. Hanno però imparato con buon metodo sperimentale di Galilei che diventare parte della Russia voleva dire parlare russo, essere russi e dimenticarsi di essere stati qualsiasi altra cosa, e non gli è piaciuto. Ogni volta che si presentava una pur minima occasione cercavano di ritornare ucraini, polacchi e quant'altro. Ognuno ci ha le sue fissazioni, loro avevano quella di non essere russi. Questo spiega anche perché i polacchi in questo momento appoggiano con tutte le loro forze l'Ucraina - in sintesi sanno che dopo toccherebbe di nuovo a loro e non ne vogliono sapere.
Farsi conquistare dalla Russia non vuol dire pagare tributi ma continuare a farsi la propria vita, come è sempre stato nelle invasioni subite dall'Italia: vuol dire essere russificati a forza e con ferrea determinazione. Putin ha dichiarato che l'Ucraina non esiste in quanto è una parte della Russia. Nelle zone conquistate non si sono preoccupati di riallacciare l'acqua e il gas, ma di (rullo di tamburi) rilasciare passaporti russi e cambiare i programmi della scuola. Storia, soprattutto, per insegnargli che l'Ucraina non esiste e non è mai esistita. Loro la chiamano deucrainizzazione - una specie di operazione di pulizia di primavera: prendi gli ucraini, li ripulisci ben bene, li rieduchi e dopo saranno russi. Tipo togliere gli scarafaggi dalle case, per intendersi.
A quanto ho capito è una vecchia fissazione, e dura da almeno un paio di secoli - sembra che la moda sia stata lanciata da Caterina la Grande.
Certo, un po' di ragionevolezza da parte russa potrebbe magari ammorbidire la situazione. Ma, per strano che sia, i russi si stanno comportando come se fossero gli ucraini ad avergli inflitto un grave torto resistendo all'invasione e mei territori occupati stan facendo tutto il peggio che può fare un esercito invasore. Attila e Genserico, al confronto, erano dei gentiluomini un po' troppo accomodanti.

Fino al 24 Febbraio del corrente anno gli ucraini erano un popolo diviso e litigioso tra loro. Dopo il 24 Febbraio un grande afflato nazionalista li ha unificati e adesso resistono con le unghie e con i denti. Non vogliono la pace dei sepolcri, vogliono tornare a vivere, e senza russi tra i piedi. Quindi non hanno la benché minima intenzione di rappacificarsi finché avranno russi tra i piedi. 
Se ci sta bene è così, ma se non ci sta bene è così lo stesso.

domenica 10 luglio 2022

E la Seconda Capricciosa come va?

Una normale lezione nella Seconda Capricciosa. Sulla destra, i custodi venuti a lamentarsi di questo e di quel disastro recentemente occorso, al centro l'insegnante di materia e quello di compresenza tentano di erudire la classe
(Miniatura tratta dalla ‘Divina Commedia di Alfonso d’Aragona’)
Come ho già accennato qualche mese fa, l'ex Prima Capricciosa  ha bellamente ignorato le timide aspettative di miglioramento che avevamo nutrito con mirabile ottimismo durante l'estate, e a Settembre ce la siamo ritrovata bellamente trasformata in una Seconda vieppiù Capricciosa.
Con molta determinazione ci siamo allora rimboccati le maniche e abbiamo elaborato una serie di strategie.

La prima, abile mossa del Consiglio di Classe è stata quella delle compresenze: in base al principio che two insegnants is megli ke uan, durante molte ore abbiamo utilizzato l'insegnante di Sostegno* e l'insegnante di Potenziamento per aiutare il docente di turno a tenere a bada la classe. 
Tutto ciò non ha funzionato, ma c'è il suo motivo. L'idea iniziale infatti era di sdoppiare la lezione e far portare fuori al Secondo Insegnante un gruppetto di alunni particolarmente deboli (oppure particolarmente disturbanti) e fargli fare una lezione parallela rispetto a quella che avveniva in classe. Di fatto, le poche volte in cui è stata attuata, l'idea si è dimostrata piuttosto valida; ma non ci sono state molte occasioni per metterla in pratica perché
1) gli insegnanti in questione si ritrovavano a sostituire i vari colleghi assenti per quarantena cautelativa o per quarantena da Covid
2) gli insegnanti si sono a loro volta ammalati (non solo di Covid, in effetti. Perché, per strano che possa sembrare a pensarci oggi, al mondo esistono anche altre malattie - ad esempio la broncopolmonite)
3) la classe era in quarantena e quindi non c'era alcun gruppetto da portare fuori. Per la verità, quest'ultima cosa è successa una volta sola.

La seconda abile mossa studiata dal Consiglio è stata il celebre "Annotiamo e sanzioniamo tutto quello che fanno"; tutto quello che facevano di contrario al regolamento della scuola, naturalmente. Ma siccome la classe sotto questo aspetto era molto assidua, le annotazioni (dette anche rapporti) sono diventate una specie di fiume in piena, e spesso somigliavano molto a quelle raccolte tipo I sessanta rapporti più strani della storia della scuola di cui la rete trabocca: "Alarico lamenta la scomparsa della sua merenda, che ricompare poco dopo nel cestino" oppure "Drusilla si rotola per terra durante la lezione", cose così. Avevo sempre pensato che fossero inventate, ma adesso mi sorge il dubbio che in realtà siano autentiche.

Dopo avere messo tutte quelle note naturalmente abbiamo chiamati i genitori, da soli o a gruppi - una volta abbiamo anche fatto un lavoro collettivo riunendo in una serata dieci coppie di genitori dieci, alcune corroborate anche dalla presenza della preside. Qualche volta, verso la fine dell'anno, i genitori ascoltavano in silenzio ma normalmente spiegavano che era colpa dei compagni, dei problemi esistenziali, degli insegnanti che l* perseguitavano, degli altri genitori e via dicendo, inanellando quel repertorio di giustificazioni inevitabilmente preceduto dal celebre "Noi non siamo di quei genitori che giustificano il figlio ma" che ogni insegnante nella sua carriera talvolta sente. Ecco, la parola chiave è appunto talvolta: il singolo genitore più duro delle pigne verdi capita a tutti, prima o poi, ma trovarne una intera collezione può rivelarsi destabilizzante, particolarmente quando si prova a fare la carrellata completa come in quell'epico pomeriggio.
Infine, al momento dell'unica uscita, è stato deciso di non portare i Sei Vandali. La Preside ha studiato ed elaborato una formula inattaccabile che comprendeva i commi del regolamento violati, le motivazioni e inoltre che tale provvedimento andava inteso nel senso di un occasione per operare una costruttiva riflessione. Sei coppie di genitori sono venuti a ritirare le lettere piantando sei lagne inenarrabili sull'ingiustizia e la crudeltà di sì crudele provvedimento. Un padre ha perfino criticato il provvedimento perché "discriminatorio**". La prof. Therral ha cercato di difendere la posizione del Consiglio ma a stento ne è uscita viva.

Poi è stato fatto un Grandioso Laboratorio sull'Adolescenza, per vedere se i ragazzi prendevano coscienza del loro disagio interiore. Era una roba lussuosa, di venti ore venti, fatto da operatori molto bravi e con una formula davvero interessante - e infatti le altre due Seconde lo hanno molto apprezzato e penso che lo farò fare alla ex-Prima Sfigata. La Seconda Capricciosa ha mostrato a tratti un pallido interesse all'analisi della sua interiorità - la propria singola interiorità individuale, voglio dire - ma da una parte erano molto restii a parlarne in presenza dei loro compagni, dall'altra quando erano i loro compagni a parlare facevano una confusione davvero ignobile. Ecco, temo che quelli in effetti siano stati soldi della collettività sprecati. Del resto, uno dei problemi di quella classe è che ha una visione molto puritana della scuola: se non ci si annoia a morte non è vera scuola e non va quindi presa sul serio. Questo spiega perché le consuete attività ludiche che ogni insegnante tiene nel carniere e che tanto si rivelano utili per interessare la classe, fissare i concetti e allargare la visuale sul mondo abbiano, tutte, fallito miseramente con loro: non vogliono divertirsi perché non è serio, ma le cose noiose li spaventano perché si sentono inadeguati - e a quel punto davvero uno non sa più da che parte prenderli. 
Di fatto: noi abbiamo svolto una programmazione (parecchio semplificata), ma loro ne han tratto ben poco utile.

Il Cambio Periodico dei Posti - una tecnica davvero ottimale per armonizzare la classe - si è rivelata un sentiero coperto di spine: sei alunni sei andavano tenuti sott'occhio per controllare che non smontassero termosifoni, svitassero banchi, giocassero con strani aggeggi che davano la scossa ai compagni, trafficassero col cellulare, rubassero merende e oggetti vari ai compagni, giocassero col cellulare (non sempre con il loro, ci tengo a precisare), lanciassero fette di salame, gomme, matite o quant'altro; ma c'erano anche molte costellazioni che andavano evitate: perché parlavano troppo, perché si prendevano in giro, perché si odiavano, perché ieri si amavano, ma oggi si odiano e domani, chissà? E quando alla fine avevi trovato la combinazione miracolosa che dava la speranza di un po' di quieto vivere, ecco che arrivava un qualche nuovo tassello che scombinava tutto (ma mai in positivo).

Abbiamo cercato di spiegargli la differenza tra il pavimento di una classe e una pattumiera - invano. 
Abbiamo cercato di spiegargli l'importanza della raccolta differenziata dei rifiuti - più invano che mai. 
Abbiamo cercato di spiegarli che gli oggetti si porgono con gentilezza e non si lanciano da un capo all'altro della classe, specie se sono appuntiti. Sorvolo per pudore sul risultato ottenuto.
Abbiamo sequestrato pile, congegni meccanici, accendini, cacciavite, lattine che schioccavano, bottiglie che scrocchiavano, giocattoli vari e una vera infinità di palline e perline di tutte le dimensioni. Molto Slim, anche. Davvero molto. (E che noia dà lo Slim? Eh, dipende dall'uso che ne fai e da cosa ne pensa dello Slim quello che se lo ritrova dappertutto). E qualche telefono, naturalmente.

L'anno scolastico è ormai irrevocabilmente finito, gli scrutini sono stati svolti e variamente firmati e i quadri sono stati pubblicati; e mentre terminavamo gli ultimi adempimenti burocratici ci siamo guardati negli occhi.
"L'anno prossimo saranno una Terza" ha detto qualcuno.
"L'anno prossimo dobbiamo partire con un passo completamente diverso" ha detto qualcun altro.
La prima frase è la banale constatazione di un dato di fatto. La seconda invece è, né più né meno, la ripetizione di qualcosa che durante l'anno ci siamo detti al termine di ogni consiglio di classe. A conti fatti, il passo è rimasto quello.
Il passo, in una classe, non lo danno gli insegnanti: il passo lo dà la classe.
E questa classe ha un modo tutto suo di marciare.

* nessuno studente certificato è stato danneggiato nei suoi legittimi interessi per questo: l'insegnante era assegnato su un ragazzo che non frequentava la scuola e di cui non siamo mai riusciti nemmeno a vedere la documentazione. Come ciò sia possibile non l'abbiamo capito, ma sembra che c'entri di mezzo il Covid. I soldi della collettività non sono comunque andati sprecati e l'insegnante in questione ha avuto davvero molte opportunità di rendersi utile.
** lo era, in effetti. Ogni provvedimento disciplinare è discriminatorio, visto che si concentra su alcune specifiche persone.

martedì 5 luglio 2022

La Prima Sfigata alla scoperta di Firenze (con sciopero annesso)

La prof.Murasaki, un po' preoccupata cerca di sorvegliare la sua vivace classe che fa merenda in piazza della Signoria, a Firenze. Sullo sfondo, palazzi rinascimentali e ottocenteschi, negozi dal taglio moderno e perfino una tradizionalissima carrozzella.
Il 30 Maggio la Prima Sfigata avrebbe finalmente fatto la sua prima Uscita Didattica. Niente di eccezionale per carità, una semplice gitarella in treno a Firenze con meta a Palazzo Vecchio, dove una brava e paziente guida che collaborava con gli enti cultural-didattici l'avrebbe portata a vedere qualche monumento di Firenze Medievale: Orsammichele, Loggia del Porcellino, Palagio di parte Guelfa, l'Arte di Calimala, il tutto accompagnato da qualche pizzico di storia delle istituzioni e storia dell'arte per una passeggiata di poco più di un'ora; ma dopo tre anni di reclusione a tutti noi sembrava un evento di portata davvero grandiosa.
Prima di tutto le scartoffie-da-uscita - che, intendiamoci, constano di un modulo in cui gli insegnanti comunicano alla Segreteria che il giorno X andiamo nel posto Y alle ore W e contiamo di ritornare entro l'ora Z, più una autorizzazione per ogni singolo alunno in cui le famiglie vengono informati che quel giorno la loro prole andrà nel posto Y, che loro sono d'accordo e che sanno di dover pagare la cifra necessaria per il mezzo di trasporto, retribuzione della guida eccetera. 
Visto che maneggiamo minorenni, entrambi questi moduli hanno tutte le ragioni di essere ma ritrovarceli davanti, dopo tre anni, ha lasciato storditi anche gli insegnanti di più lungo corso.
Diamo dei moduli per l'autorizzazione a uscire e i genitori ce li rimandano firmati. 
Ma allora stiamo uscendo sul serio!
Oh trauma! O difficoltà inaccessibile!
Saremo all'altezza di sì grave incarico?

Il treno, come mezzo di trasporto per le gite, presenta un sacco di vantaggi: per assicurarselo basta fare un biglietto, senza appalti né preventivi, non fa venire la nausea a nessuno e inoltre ha dei prezzi fissati in autunno che le FFSS non possono (o forse non vogliono) aumentare fino all'autunno prossimo, al contrario dei pullmann che han tirato fuori richieste abbastanza assurde, dato che benzina, gasolio e GPL sono sì aumentati, ma non ancora quadruplicati.
Infine per il treno esiste una simpatica istituzione chiamata Biglietto Comitiva, e per colmo di grazia la Prima Sfigata, essendo una Prima ancora molto giovane, ha circa due terzi degli alunni che devono ancora compiere i dodici anni. Così un paio di settimane prima del Gran Giorno sono andata a prendere il biglietto, scoprendo per l'occasione che avremmo speso molto meno del previsto.
Tutto bene dunque?
Non proprio. E infatti il Sabato precedente la mia gentile accompagnatrice di Sostegno mi scrive per avvisarmi che Lunedì ci sarebbe stato lo sciopero nazionale dei treni.
"Naturalmente non hai ancora fatto il biglietto, vero?"
"Naturalmente l'ho fatto da una settimana" rispondo. E del resto, se volevo chiedere il rimborso del biglietto, dovevo pur calcolarlo in base a qualcosa che andasse al di là di una generica previsione.
Tuttavia la storia dello sciopero non mi convinceva. I treni avevano già fatto uno sciopero pochi giorni prima, e non è che possono farne due a settimana.
Una rapida indagine mi tranquillizza: quelli in sciopero sono gli autoferrotranvieri, strana categoria dal nome complicato e in cui la parte ferro genera spesso dolorosi equivoci. Ma si tratta, in sintesi, di tram e corriere e autobus, e si sa che i tram vanno su rotaie di ferro, perché farli viaggiare su rotaie di resina o di chewingum avrebbe degli inconvenienti.
"Tutto a posto. Probabilmente quel giorno non ci sono tram, ma a noi non interessa perché giriamo a piedi".

Le autorizzazioni delle famiglie han questo di bello, che c'è sempre qualcuno che le porta all'ultimo momento; nel nostro caso poi serviva una autorizzazione supplementare perché saremmo tornati un attimo dopo la fine dell'orario scolastico e dunque i genitori ci dovevano autorizzare a farli tornare a casa da soli. Naturalmente ci fu un gran rifrullo di mail dove i genitori mandavano all'ultimo momento la foto del tagliando firmato, ma infine, per essere una Prima Sfigata alla sua prima uscita dopo tre anni di reclusione, nel complesso le cose non erano andate male.
"Che seccatura" mi dissi al quarto e ultimo tagliando arrivato alle otto di Domenica sera "domattina dovrò stamparli a scuola prima di partire".
Ma c'era anche uno sciopero degli insegnanti, quel Lunedì. A dirla tutta era uno Sciopero dell'intero Comparto Scolastico, ma all'inizio nessuno lo aveva preso molto sul serio: noi tre Insegnanti Accompagnatrici non scioperavamo, e la cosa per noi finiva lì. Del resto, a St. Mary Mead si sciopera molto poco, di solito.
In quel fine settimana però, mentre io raccoglievo pazientemente tagliandi arrivati in ritardo, lo sciopero era improvvisamente montato come una meringa, al punto di coinvolgere anche le custodi. Così Lunedì, arrivata per tempo onde poter stampare le ultime autorizzazioni con tutta calma per poi fare l'appello e infine uscire col mio seguito di alunni più Arte più Sostegno come accompagnatrici mi sono trovata davanti a un cancello chiuso, insieme a un paio di colleghe un po' scocciate.
E allora?

E allora siamo andati all'entrata degli alunni, dove il primo capannello della Prima Sfigata si stava già radunando in fiduciosa attesa. Nel frattempo qualcuno stava cercando di contattare la preside che era cascata dalle nuvole con un fragoroso STUMP e non aveva molto chiaro cosa si dovesse fare. 
L'uso vuole, quando non c'è modo di far lezione, che i pochi insegnanti crumiri si radunino dove possono (nel nostro caso alle elementari) e lì stiano a pascolare se non sono stati abbastanza previdenti da portarsi dietro qualcosa da fare, fosse pure un lavoro a maglia.
Poi c'era Arte che aveva perso il treno ma prometteva di farsi trovare alla stazione di Firenze.
"Ma come fate ad andare alla stazione di St. Mary Mead senza di me? Siete sotto il numero legale degli accompagnatori!" ulula flagellandosi col filo spinato.
"Ebbene, correrò il rischio" prometto sprezzante del pericolo "E a dirla tutta abbiamo un sacco di genitori ad accompagnarci".
Anche i colleghi sembrano preoccupati per noi "Ma siete sicuri di poter andare? Non potete fare lezione..."
"Sì che possiamo, abbiamo la classe e abbiamo noi stesse che non facciamo sciopero. La scuola è chiusa, ma noi oggi non andiamo a scuola" proclamo vieppiù fieramente, sentendomi la settima reincarnazione di Giovanna d'Arco.
I crumiri mi guardano con qualcosa di simile a una vaga invidia negli occhi e ci augurano buon viaggio.
Il corteo di primini e di genitori si snoda lungo la via principale di St. Mary Mead.
"Ma proprio oggi dovevano fare sciopero?" chiede uno degli alunni.
"Ovviamente sì. Siete o non siete la Prima Sfigata?"
"Davvero lo siamo?" chiede il fanciullo interdetto.
"Tesoro caro, chi c'era a fare didattica a distanza il quarto giorno dell'anno scolastico? Voi".
"Ah giusto, dimenticavo".
E dunque andiamo tutti alla stazione onde attaccarci al treno.

Il viaggio si svolge con assoluta regolarità. Sbarcati a Firenze scopriamo con piacere che c'è caldo, ma non troppo. In compenso è una giornata azzurra di una bellezza struggente.
Abbiamo un buco di un'ora e mezzo per percorrere il tratto che separa la stazione di Santa Maria Novella da piazza della Signoria.
"Molto bene" mi ero detta "Una volta tanto, all'inevitabile richiesta di fermarci da McDonald che da sempre viene rivolta dalle classi che scendono alla stazione centrale potrò finalmente rispondere con un fermo e aperto "" perché c'era tutto il tempo di fare colazione lì".
Così, una volta scesi dal treno e raggiunta Arte che ci aspettava in testa al binario dico:
"Possiamo andare con tutta calma verso Palazzo Vecchio. Volendo possiamo anche fermarci in qualche negozio, se volete. Ce ne sono diversi, per esempio Tiger".
Aspetto fiduciosa l'inevitabile richiesta di una sosta da McDonald. Arrivano invece diversi cenni di guaiolante entusiasmo all'idea di fermarci da Tiger. Qualcuno chiede se c'è una gelateria lungo la strada.
Riesco a non ridere e rispondo sobriamente che sì, qualche gelateria c'è - in effetti il centro storico fiorentino sembra un perenne Festival del Gelato, qualsiasi strada si prenda.
L'enorme insegna di McDonald campeggia dentro la stazione, con tanto di grosse freccione. Nessuno se la fila nemmen di striscio.
Discuto con Arte l'itinerario di uscita, confidandole che non sono mai riuscita a venire a capo del sottopasso della stazione, ma lei mi assicura che al contrario è perfettamente in grado di gestirlo. Abbiamo appena varcato i tornelli di uscita quando Vercingetorige mi chiede di fermarci da McDonald.
"Scusami caro, ma avresti dovuto chiederlo prima".
Resto però in attesa in caso qualcuno qualcuno appoggiasse l'istanza ma, niente: McDonald misteriosamente quel giorno non riscuote il benché minimo interesse da parte di alcuno.
Misteri della vita.
Ci incamminiamo nella sontuosa galleria del sottopasso, ammirando alcune vetrine, e sbuchiamo davanti a Santa Maria Novella. Un piccolo excursus di Arte che spiega come, misteriosamente, la Stazione di Firenze è stata progettata e costruita all'inizio del secolo scorso  in armonia con il lussuoso convento domenicano, e  indica anche da cosa lo si può vedere. Io tramecolo perché tale possibilità non mi era mai passata per l'anticamera del cervello anche se conosco molto bene l'uno e l'altro complesso architettonico e infinite volte ho avuto occasione di inquadrarli nella stesso colpo d'occhio, ma mi taccio dignitosamente contemplando una volta di più l'immane vastità della mia ignoranza in storia dell'arte. I ragazzi ascoltano e fotografano, si interessano di un paio di bancarelle di souvenir, percorrono la piazza che porta alla facciata della chiesa e sembrano assai soddisfatti della vita.
Tiger viene preso d'assalto. I ragazzi comprano numerosi fucili ad acqua e pistole ad acqua, qualche dolcetto, alcuni animaletti di gomma pucciosi, svariati post it e grappette, sei piccole bandierine colorate LGBT+, due ventagli sempre LGBT+ e simili indispensabili ammennicoli mentre io come sempre piombo come un falco sui quaderni e acquisto tra l'altro un demenziale quaderno coperto di lustrini cangianti. Usciamo tutti disgustosamente soddisfatti e ci accingiamo di buon grado a fare il nostro dovere didattico, non senza esserci fermati in una gelateria artigianale di via del Corso dove chiunque lo desideri può pascersi di gelato a suo piacimento mentre con Arte convengo che all'inizio dell'anno prossimo, Covid permettendo, dovremmo fare una visita più mirata a Santa Maria Novella.
Riprendiamo la strada, mentre le bandierine LGBT+ sventolano allegramente, e considerando che l'amore tra uomini era noto come "usare alla fiorentina" ai tempi del Rinascimento, tutto ciò è molto filologico.

Piazza della Signoria riscuote un certo consenso - soprattutto il cavallo della carrozzella che viene quasi preso d'assalto. Arte riprende la sua lezione mentre io cerco di capire dove devo andare per fare il biglietto e mostrare l'elenco degli alunni. 
"Siete tra le poche classi che oggi sono venute" mi dicono mentre compilano gli appositi moduli "Molti hanno fatto sciopero".
E infatti il centro si mostra piuttosto tranquillo per essere una calda mattinata di fine Maggio e il giro si svolge senza folle da fendere e senza rischi di seminare alunni in giro.
Con mia piacevole sorpresa la Guida punta più sulla parte economica che su quella artistica, dando il giusto risalto all'immane quantità di soldi che circolavano per Firenze nel medioevo. La pietra  dove venivano pubblicamente battute le natiche nude di chi truccava il peso delle monete riscuote un discreto successo, e ne approfitto per fare una piccola anticipazione letteraria su Dante, che riserva le pene peggiori proprio ai barattieri.
Finito il giro e ringraziata la guida, la classe si ferma sulla gradinata della loggia del Lanzi, assai coperta da impalcature per il restauro (sì come suole fare da molti anni a questa parte) a sventolare bandierine LGBT+,  sparare acqua sui compagni e a mangiare l'abbondante colazione che si era portata da casa. Avviso che pistole e fucili ad acqua non vanno portati a scuola pena sequestro, ma che l'ultimo giorno potrebbero costituire una graziosa variante dei soliti gavettoni senza rischiare il sequestro.
Poi con calma torniamo alla stazione, stanchi ma soddisfatti e un tantino accaldati - ma considerando che ci erano stati promessi 34 gradi direi che è andata davvero di lusso.

giovedì 30 giugno 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 6 - Sulla condivisione di talune decisioni in Collegio Docenti

Dall'alto di questi palazzi, 40 secoli di didattica innovativa ci guardano

Ormai molti secoli fa, al Collegio Docenti del Comprensivo di St. Mary Mead e Crifosso venne votata la sperimentazione della didattica DADA per le medie di St. Mary Mead. All'apparenza fu un voto unanime anche se fatto un po' a tastoni, ma la mattina dopo qualcuno si lamentò perché "le elementari e le materne non si erano astenute".
"Ma in Collegio nessuno di noi ha trovato da ridire sulla proposta, ovviamente le elementari e le materne han pensato che fossimo tutti d'accordo. Perché avrebbero dovuto astenersi?" - risposi.
"Perché non era una cosa che li riguardava".
"Ma la legge prevede che votino anche loro".
"Ugualmente avrebbero dovuto astenersi".
"Magari, se non eri d'accordo, potevi votare contro" finii per osservare.
La risposta fu molto vaga e fumosa, con all'interno un rabbioso "avrebbero dovuto astenersi" perciò decisi di non infierire oltre, anche se in effetti mi ero già accorta che all'interno della nostra scuola c'era una fronda che della DADA non voleva saperne - che è un punto di vista più che legittimo, ma non capivo perché cotale fronda non si fosse espressa dal momento che il Collegio esiste appunto per discutere e dissentire, almeno in teoria. 
Come ho già avuto modo di raccontare la pandemia ha fatto strame di qualsivoglia velleità di didattica innovativa e a tutt'oggi alle medie di St. Mary Mead la nuova, innovativissima didattica DADA, ufficialmente inaugurata con una cerimonia in presenza di giornalisti, sindaco e quant'altro, si riduce al fatto che andiamo nei laboratori per le ore laboratoriali (come si è sempre fatto), abbiamo alcune simpatiche scritte sul muro inneggianti all'inclusività, al dialogo e alla storia come maestra di vita e, dopo un anno di traccheggio ai miei occhi del tutto incomprensibile, abbiamo degli armadietti per i ragazzi molto colorati che hanno sostituito quelli che già c'erano dalla notte dei tempi. La Preside Caramell non ha mai mancato comunque (anche all'ultimo Collegio) di ricordarci che essere DADA è uno stato stato d'animo e dunque noi siamo una scuola DADA in quanto interiormente siamo tutti insegnanti DADA, anche se continuiamo - e continueremo anche l'anno prossimo, a quel che ho capito - a starcene tappati nelle nostre aule salvo quando portiamo le classi in laboratorio. Oooohmmm.
Stabilito questo, al Collegio di fine anno dovevamo votare anche per la sperimentazione della DADA alle medie di Crifosso; sono rimasta sorpresa, perché fino a quel momento avevo sempre sentito dire che "No, a Crifosso no perché non hanno gli spazi necessari"; ma anche alcuni insegnanti delle medie di Crifosso hanno dato segni di vivo stupore e la prof. Senescenti ha chiesto come ciò sarebbe stato possibile. E' seguita una vivace descrizione di muri abbattuti, locali cambiati di destinazione eccetera di cui era evidente che la prof. Senescenti sentiva parlare per la prima volta - e non si tratta esattamente del tipo che fa le sue ore e torna a casa senza nemmeno salutare i colleghi, impicciandoci il meno possibile di ciò che succede intorno a lei. Proprio no.
La prof. Senescenti non ha sollevato obiezioni, ma considerati i precedenti e il modo tutto suo con cui la preside Caramell gestisce la condivisione delle decisioni dell'intero Istituto, ho ritenuto di far cosa opportuna astenendomi dalla votazione, così come diversi colleghi di St. Mary Mead e di elementari e materne. A sorpresa però sono anche arrivati una dozzina di voti contrari. La maggioranza di voti a favore comunque c'era, e dunque Crifosso avrà la sua nuova e innovativissima didattica DADA. La domanda che però non posso fare a meno di pormi è Fino a che punto la voleva?
Siccome anche quest'ultimo Collegio è stato fatto in remoto, nessuno di noi può sapere da parte di chi sono arrivati questi voti. Se, caso mai, fossero arrivati appunto dalle medie di Crifosso, sarebbero almeno la metà del corpo docenti. Ma in effetti, perché a elementari e materne avrebbero dovuto votare contro al fatto che le medie di Crifosso volevano organizzare in modo diverso dal solito (ma comunque rispettoso della legge) il proprio funzionamento interno? Al massimo potevano astenersene, all'insegna del "Fate icché vi pare, ma io non c'entro".
E dunque non so se a Crifosso volevano la DADA o no, anche perché non ho avuto occasione di parlarne con nessuno: alla fine del Collegio, come sempre da due anni e mezzo a questa parte, ho salutato, chiuso il programma e mi sono dedicata ai fatti miei.
Ma mentre mi dedicavo a questi fatti miei, mi frullavano in testa usa serie di considerazioni sugli inconvenienti degli organi collegiali in remoto - anche se, devo ammettere, a St. Mary Mead sono assolutamente l'unica che si pone certe questioni.

domenica 26 giugno 2022

La Sindrome della Campana di Vetro (imprevedibili e imprevisti effetti del Covid)

Qualche settimana fa, dopo attento studio e lunghe riflessioni, avevo elaborato il seguente Pensiero Profondo: le Prime di questa mandata sono diverse, e pure un poco strane, ma non riuscivo a mettere a fuoco in che cosa consistesse codesta loro stranezza.
Occorrevano perciò ulteriori Profonde Riflessioni. Le ho fatte, e ho finito per elaborare la presenza di una nuova sindrome, non registrata da alcun trattato di psicologia dell'età della crescita: la Sindrome della Campana di Vetro.
Caratteristica di questa novella sindrome è che la giovane creaturina in crescita si sente un po' distaccato dallo scorrere dell'esistenza intorno a l*i, che guarda con lo stesso blando interesse che si dedica ad un telefilm che non riesce a prenderci più di tanto.
Già che ci sono, una precisazione: non sto parlando di quei ragazzi che, nel corso del lockdown e dei periodi successivi han visto assai aggravarsi quei problemi relazionali, alimentari e quant'altro, i quali problemi fino allo scoppio della pandemia vivevano sottopelle o in stato di latenza e che magari senza il lockdown sarebbero rimasti ancorati allo stadio del "ma quanto ero strano a quattordici anni"; sto parlando di tutti gli Altri: quel grande zoccolo duro di ragazzi che in questi due anni ha sospirato e smoccolato alquanto ma che a conti fatti sembra essere uscito abbastanza indenne dalla dura prova.
La quale prova non è consistita solo in tre mesi di lockdown e confinamenti vari, ma è continuata appunto per due anni*. Tanti psicologi e opinionisti e tuttologi si sono preoccupati a suo tempo delle dure conseguenze che quei tre mesi avrebbero avuto sulla delicata e tenera psiche in formazione dei fanciulletti reclusi, ma in seguito l'argomento è stato abbastanza accantonato (dagli opinionisti e dai tuttologi; sospetto invece che gli psicologi continuino ad occuparsene parecchio); tuttavia il lockdown propriamente detto è solo un tassello di un quadro più vasto durato circa due anni dove la cosiddetta normalità della vita quotidiana è andata abbastanza a farsi friggere e che ha inciso pesantemente su tutto il quadro relazionale - perché, stante che nessuno di noi è una isola, i bambini lo sono meno di tutti visto che si ritrovano regolarmente attorniati da schiere di persone che per legge si occupano di lui: genitori, parenti, insegnanti e allenatori, tanto per fare qualche esempio - i quali a loro volta sono stati parimenti sbalestrati dalla situazione.

Intorno alla quarta elementare parte quel complesso meccanismo che si chiama Distacco: il fanciulletto comincia a frequentare attivamente il Gruppo, con sempre meno adulti tra i piedi, e a vestirsi, organizzarsi e nutrirsi per conto suo, mentre quelle simpatiche piovre che vanno sotto il nome di Genitori, con un curioso misto di sollievo e nostalgia, smettono di imboccarlo, di fargli la cartella, di tampinarlo metro per metro e riacquistano anche loro un po' di autonomia.
Stavolta è successo l'opposto: i ragazzi sono sì tornati a scuola, ma senza il contorno di attività annesse e connesse, e si sono trovati tampinati più che mai: stai lontano dai compagni, tieni su la mascherina, ricordati di respirare, oh caro, hai tossito due volte questo pomeriggio, non sarà il caso che tu faccia un tampone? Gli insegnanti sono diventati avvoltoi perennemente intenti a sorvegliare le cose più assurde, qualsiasi sintomo fisico per quanto minimale bastava a spedire il malcapitato alunno nell'Aula Covid in temporaneo isolamento e il mondo era costellato di quarantene e tamponi. Quanto al Branco, spesso e volentieri sopravviveva solo grazie a What'sApp - nobile invenzione, certo, ma non è lo stesso che organizzare una biciclettata o una pizza in compagnia, o anche un modesto ritrovo sulla piazza del paese per poi andare in gelateria e sorvegliare se per strada passava qualcuno che interessasse in particolar modo.
Regole, regole ovunque, e una quantità immane di gente che ti tormenta perché tu le osservi. Uno strazio da non dirsi.
La Prime di quest'anno avevano qualcosa di atrofizzato, erano più distratte di quelle degli altri anni (gli altri anni prima della pandemia, intendo), ed erano e sono circondate da un corteo di genitori singolarmente preoccuposi. I ragazzi dimenticano a casa libri, quaderni, merende, autorizzazioni e quant'altro** e i genitori mandano mail del tipo "Mi scusi, cercherò di fare più attenzione quando gli faccio la cartella". Una madre mi ha perfino chiesto "Ho visto che mia figlia ha preso 5 a storia. Come possiamo fare per rimediare?".
Sì, certo, il singolo episodio occasionale c'era anche prima, ma quest'anno ho avuto la precisa impressione di far da coordinatrice a una nursery e non a un gruppo di ragazzi in crescita con eventuali genitori al seguito.
E tutti sono diventati un po' ipocondriaci, famiglie e ragazzi. Comprensibile, non dico di no, ma non molto sano (appunto).
Ben sigillato nella sua campana di vetro (ma molto accentrato sul funzionamento di gola, polmoni e stomaco, teso a cogliere qualsiasi anomalia che nemmeno un novantenne con sei disfunzionalità croniche) il ragazzo guarda il mondo esterno come da uno schermo televisivo e talvolta non sembra nemmeno sfiorato dal sospetto che quel che succede intorno a lui lo riguardi e ci si aspetti anzi una certa iniziativa da parte sua. Ascolta la lezione - quello sa che deve farlo - ma al momento delle istruzioni stacca l'audio e piomba in una sorta di letargo, tanto a casa qualcuno se ne occuperà per lui (solo che a casa non sono degli indovini, e di conseguenza tante cose sfuggono).
"Perché hai fatto questo invece di quest'altro?"
"Avevo capito che si doveva fare così".
"Assurdo. Perché mai dovrei darvi una cosa del genere?"
"Ha detto mia madre che probabilmente era quello che dovevo fare".
"E perché sei andato a disturbare tua madre, che in classe non c'era e ci ha tanto da fare?!?!?"
"Perché non avevo capito cosa c'era da fare e allora l'ho chiesto a lei".
"Perché non hai chiesto invece ai compagni sul gruppo di What'sApp?"
"L'ho fatto, ma nessuno mi ha risposto".
Eccetera.

Si sa che i primini vanno un po' spulcinati, e nei primi giorni di scuola tutti noi insegnanti ci dedichiamo a questo nobile compito spiegandogli nel dettaglio rava, fava e quant'altro; di solito però è una fase che si esaurisce nel giro di un paio di settimane al massimo. E si sa anche che i primi giorni dettare i compiti è una vera impresa e devi ripetere tutto quindici volte, ma anche quella è una fase che passa presto. Quest'anno no. E siccome la pandemia, il lockdown e le quarantene hanno pesantemente inciso anche sulla delicata psiche degli adulti, tutti noi insegnanti ci siamo trasformati in tante Api Maia iperprotettive ronzando intorno ai malcapitati e controllando se avessero scritto, mangiato, respirato, tirato fuori il quaderno.
Nel frattempo i normali processi intellettivi seguivano la loro regolare evoluzione. Li vedi, i teneri fanciulletti, aprirsi verso nuovi mondi, articolare ragionamenti ben strutturati, intraprendere nuovi percorsi - per poi immergersi in uno spettrale letargo al momento di passare all'azione aspettando l'arrivo della Squadra di Intervento Adulti. E c'è anche qualcosa di strano nel rapporto con il mondo esterno, nel senso di distanze e numeri - salta fuori spesso alle interrogazioni di Geografia, con stranezze tipo Pechino che ha 21.000 abitanti e l'Italia che ha 830 oppure 83.000 chilometri di coste. Succedeva anche prima, certo - tipo una volta all'anno, la classe se ne accorgeva subito e si sganasciava mentre l'autore della perla si fustigava prima di correggersi subito; quest'anno però è successo davvero spesso.
Tutto ciò non va bene quando l'adolescenza si avvicina a grandi passi. Le coste italiane non devono essere qualcosa di astratto che potrebbe misurare qualsiasi lunghezza, sono il posto in cui vai al mare (uno dei posti, di solito).

Ho smesso di ripetergli le istruzioni per i compiti ma dubito di essere io il problema, e sono assolutamente certa di non essere nemmeno la soluzione. Serve un po' di vita normale.
Ma mentre noi a scuola folleggiavamo facendo, tutti, l'esame senza mascherina** ed entrando in gelateria a viso scoperto, i numeri han ripreso a salire.
Incrociamo le dita, perché un altro anno sotto la campana di vetro sarebbe davvero deleterio***.

* o almeno speriamo, perché ci sta pure il caso che continui ancora. Perché ogni estate ci convinciamo che la pandemia è un capitolo chiuso e ogni autunno arrivano amare sorprese.
** autorizzati da apposita delibera
*** sì, anche per noi. Assolutamente.

lunedì 20 giugno 2022

Il Gran Torneo Letterario del Comprensivo di St. Mary Mead e Crifosso - 2 - L'arte di complicare il pane

Interpellata sul gran dilemma se al Gran Torneo Letterario i ragazzi dovessero scrivere a casa o a scuola, la DS stabilì senza indugi che avrebbero scritto a casa e consegnato a scuola. Ciò placò immediatamente le turbinose acque in cui il Dipartimento di Lettere aveva arrancato rischiando più volte il naufragio nel corso della Gran Sessione di Dibattimento da me già narrata.

In seguito, un silenzio assoluto calò sul Gran Torneo Letterario fin quando, giusto nel bel mezzo della settimana degli scrutini di fine quadrimestre, venne indetta con grande urgenza una nuova riunione, nel corso della quale risultò che gran parte di quel che era stato detto a suo tempo riguardo all'organizzazione del Gran Torneo in questione non andava più bene.
Riporto in sintesi la discussione, evitando per pudore di citare gli autori dei vari interventi; garantisco comunque che in tutte le sciocchezze che sono state dette non mi sono affatto distinta per il buon senso degli interventi né ho usato quella bella virtù che è la discrezione per evitare di dire scempiaggini al di là dell'umano, proprio come tutti. Sono anch'io una insegnante di Lettere.
Il testo doveva avere non solo una lunghezza massima, ma anche una lunghezza minima. Qualcuno osservò che, qualora per avventura qualcuno dei nostri ragazzi fosse stato benedetto dal rarissimo dono della sintesi, non per questo avrebbe dovuto essere penalizzato; e qualcun altro fece notare che dare un limite minimo ad una poesia era una roba che gridava vendetta al cospetto di Dio nel XXI secolo e i fantasma di Ungaretti e Quasimodo sarebbero certamente venuti a tirarci i piedi di notte, magari insieme a quello di Callimaco, autore dell'immortale detto "grosso libro, grosso malanno".
Il problema però si risolse da solo, vuoi perché il limite minimo venne relegato subito in soffitta, vuoi perché venne accantonata pure la poesia.
Parimenti venne accantonata la possibilità del rap quando qualcuno osservò che insieme al testo  sarebbe stato necessario valutare anche la musica, magari attraverso una registrazione allegata (il che tra l'altro avrebbe decisamente mandato a farsi benedire ogni pretesa di anonimato). Scartati senza pietà anche i fumetti, le possibilità si limitavano dunque ad un breve testo testo in prosa redatto in carattere Arial e di lunghezza massima di 11.000 battute, che sono poi cinque cartelle. 
E nessuno accennò nemmeno di striscio alla questione dell'editing.
Il tutto è stato deciso in circa sette minuti e io ero ricolma di ammirazione per la nostra splendida efficienza.
MA POI sono arrivate le Grandi Difficoltà. 
Prima di tutto, la consegna dei testi.
Ripensandoci sarebbe stato molto semplice aprire una casella mail dedicata al Gran Torneo dove chi voleva mandava il suo lavoro. Il tutto poteva essere gestito senza problemi da un qualunque insegnante che non fosse di Lettere.
Invece sin dall'inizio si è convenuto di aprire non una casella, e nemmeno una Classroom, bensì diciotto classroom diciotto, una per ogni singola classe delle medie di St. Mary Mead e di Crifosso, gestita ognuna dall'insegnante di Italiano della classe.
E siccome siamo, tutti, assolutamente abituati a complicarci la vota, non un* sol* tra noi insegnanti di Lettere ha trovato niente di strano all'idea di aprire 18 Classroom 18 al solo scopo di dedicarle alla consegna di qualcosa che sarebbe stata poi dirottata in una ulteriore Classroom occupata soltanto da docenti.
Dopo avere così complicato l'innocuo lavoro di consegna di alcuni brevi testi, eccoci infine arrivati al momento clou, ovvero quello dei codici.
Usa infatti, nei concorsi, consegnare alla commissione dei giudici elaborati anonimi, ma corredati di un codice di identificazione che permetterà infine di associare i testi vincitori ai loro legittimi autori.
D'accordo: assegnare un codice ad ogni elaborato. Ma come fare per garantirne nel contempo l'anonimato all'autore dell'elaborato?
La prima proposta (usare la lettera della sezione e il numero che l'autore del testo si ritrova nel registro di classe, è stata scartata quasi subito perché, onestamente, di anonimato ne garantiva davvero pochino.
Qualcuno poi ha suggerito di associare nomi o parole a nostro gusto (e già mi vedevo dibattermi incerta tra la possibilità di scegliere nomi di re e autori medievali completamente sconosciuti o nomi tolkieniani accuratamente cavati dalle Appendici del Signore degli Anelli) ma qualcun altro è intervenuto osservando che in quel modo lo scolaro sarebbe facilmente risalito almeno alla classe: io per esempio amo molto i fiori e le piante, e quindi i miei scolari riconoscerebbero facilmente i temi dei compagni, qualora uno di loro fosse nella giuria.
Qualcuno ha suggerito di usare un generatore di password, magari chiedendo alla segreteria di farlo acquistare.
Qualcun altro ha detto che non serve un generatore di password per generare password, basta aprire un qualsiasi libro a caso e prendere il numero della pagina e le prime tre lettere che si vedono sulla pagina in questione.
Qualcuno ha detto che non si sentiva di affrontare sì immane sforzo di creatività.
E molti altri han detto un sacco di altre cose ma alla fine è stato stabilito che ognuno metteva l'accidente di codice che gli pareva.
(Ancora più semplice sarebbe stato far gestire il tutto alla Segreteria, ma l'idea non è stata nemmeno lontanamente presa in considerazione perché quest'anno la nostra già scadente segreteria ha toccato cime davvero abissali di inefficienza e, minimo minimo minimo avrebbe disperso nelle viscere della rete tutti gli elaborati, in modo tale che nemmeno la buonanima di Steve Jobs sarebbe riuscito a recuperarli.
Dopo che queste belle e sennate discussioni ci avevano fatto sforare ben al di là dell'ora prevista  per la riunione, siamo passati a quei piccoli dettagli insignificanti dedicati alla scansione temporale.
Dieci giorni per la lettura degli elaborati. E mettiamo in questi dieci giorni la settimana di Pasqua. Sono ben sette giorni di vacanza, quindi i ragazzi in giuria avranno tutto il tempo di...
E' seguita una grossa alzata di scudi perché, pensa un po' le stranezze della vita, gli insegnanti durante le vacanze di Pasqua volevano riposare, ed era forse possibile che anche i ragazzi coltivassero siffatta prospettiva.
E quali mai sarebbero stati gli insegnanti nondiLettere dedicati alla lettura?
Sono stati scelti quattro insegnanti, due di Crifosso e due di St. Mary Mead; tutti insegnanti di Lettere che quell'anno non insegnavano Italiano oppure insegnanti di sostegno che erano anche insegnanti di Lettere. Costoro erano già stati contattati e avevano accettato.
Bene, come punto di vista diverso da quello di un insegnante di Lettere non era proprio il massimo, ma ormai era fatta e amen.
Il prof. De Magistris si è coraggiosamente offerto di scrivere il bando. 
La proposta è stata accettata all'unanimità.
Il bando sarebbe uscito di lì a pochi giorni, i ragazzi avrebbero avuto una quarantina di giorni per confezionare gli elaborati, i giudici un mese per stilare la classifica e così a fine Aprile ci sarebbe stata la premiazione.
A quel punto la riunione era finita e dunque dopo due ore di accanita discussione su questioni sulle quali eravamo nel complesso tutti d'accordo abbiamo chiuso il collegamento, stanchi ma fiduciosi.
Due giorni dopo il prof. De Magistris ci mandò il bando, il quale si distingueva per sintesi, chiarezza e buon senso. 
Mancava solo una cosa: la firma della DS, che l'aveva promessa per il giorno seguente.