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domenica 23 agosto 2020

L'Innovativissima Riforma del MIUR per Educazione Civica

Pallade Atena è dea della Saggezza e della Giustizia.
Questa statua si trova a Vienna, davanti al parlamento austriaco e non davanti al Ministero dell'Istruzione a Roma.
Chissà perché.

Avviso per gli sventurati lettori: il post è lungo e anche molto soporifero.
In chiusura però c'è una sintesi.

L'Educazione Civica è, giuridicamente parlando, l'opposto delle province: mentre queste ultime sono state più volte abolite negli scorsi anni pur esistendo ancora*, l'Educazione Civica è stata molte volte istituita dalla pubblica istruzione pur esistendo in modo molto vago e indefinito sin dalla fondazione della repubblica (e probabilmente anche da prima) come ho già avuto occasione di narrare.
L'ultimo strampalato tentativo per infilare l'Educazione Civica (che già c'era) nei programmi di scuola risale alla legge 20 Agosto 2019 entrata in vigore il 5 Settembre dello stesso anno. La sua applicazione era stata rimandata però all'anno scolastico 2020-2021 perché nel frattempo il nuovo anno scolastico era ormai iniziato e ancora mancavano le linee guida per applicarla.
Siccome in primavera al Ministero dell'Istruzione, come ognun sa, non avevano granché da fare essendo la situazione del tutto ordinaria e tranquilla nonché scevra della benché minima problematica, qualcuno laggiù ha pensato bene di dedicarsi alla stesura delle linee guida, che sono state pubblicate il 23 Giugno di quest'anno e definite dal Ministero un documento agile e di facile consultazione. Piuttosto vuoto, aggiungerei - anche perché, in effetti, si limita a complicare un po' qualcosa che già c'era.
La Ministra l'ha poi descritto come un documento snello, che i dirigenti scolastici potranno consultare e attuare facilmente.
Andiamo dunque a esaminarlo nel dettaglio, questo documento agile e snello che i Dirigenti Scolastici potran consultare e applicare facilmente. 
Ma prima è opportuno soffermarsi sulla legge che ha prodotto il documento agile e snello, ovvero la legge 20 Agosto 2019, n. 92 dedicata all'Introduzione (nei programmi di scuola) dell'insegnamento scolastico dell'educazione civica 
Tale legge inizia spiegando che l'educazione civica contribuisce a formare cittadini responsabili e attivi e che sviluppa nelle istituzioni scolastiche conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni dell'Unione Europea per sostanziare, in particolare, la condivisione e la promozione dei principi di legalità, cittadinanza attiva e digitale, sostenibilità ambientale e diritto alla salute e al benessere della persona. (art. 1) Invero, un programma assai vasto.
Con queste ampie finalità viene dunque istituito l'insegnamento trasversale dell'educazione civica, che sviluppa la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società. (art. 2)
Di che cazzo stiamo parlando?
Onestamente non saprei. Il concetto di profilo sociale mi sfugge, e nemmeno Google è riuscito a schiarirmi le idee. So cos'è un profilo sui social ma non credo sia esattamente la stessa cosa. 
Un profilo economico invece mi sembra vagamente comprensibile: per esempio se qualcuno (lo stato, poniamo, oppure un istituto di sondaggi) conoscesse i movimenti del mio conto in banca, le mie dichiarazioni dei redditi, le mie proprietà immobiliari, la mia posizione lavorativa e qualcosina sulla mia famiglia di origine (e relative possibili eredità in arrivo) e sul la situazione economica del mio partner potrebbe tracciare il mio profilo economico inquadrandomi in una serie di categorie economiche - ma cosa c'entrerebbe tutto ciò con l'educazione civica? Proprio nulla, sospetto. E un profilo economico della società?
O un profilo ambientale? Peggio che andar di notte.
Un profilo giuridico della società invece si capisce molto meglio, purché si parli di una società commerciale - ma non mi sembra un argomento di educazione civica.

Dunque viene istituito un insegnamento trasversale che non si capisce di cosa parla.
Per fortuna, riguardo all'insegnamento trasversale lo scuolese un po' ci assiste: perché già dai tempi del ministero Moratti Educazione Civica diventò una materia trasversale, fatta cioè da tutti gli insegnanti. Come idea è pure valida: non c'è materia che non si agganci a questioni etiche e giuridiche, sia che si parli di correttezza nello sport o di norme igieniche o di colonialismo. 
Ma cosa c'entrano i profili? Boh.
A questo punto ci vengono indicati i contenuti infilando in un unico calderone tripartito Costituzione italiana ed europea, organismi internazionali, inno nazionale, Agenda 2030 (sì, quella di Greta), educazione digitale, legislazione con particolare riguardo al diritto del lavoro, educazione ambientale, lotta alle mafie, tutela del patrimonio culturale, educazione stradale, educazione alla salute, volontariato, cittadinanza attiva; tutto ciò è finalizzato ad alimentare e rafforzare il rispetto nei confronti delle persone, degli animali e della natura. (art. 3)
Seguono qualche dettaglio sulle conoscenze della Costituzione e una ben più dettagliata descrizione di cosa si intende per educazione digitale  - un programma invero assai vasto, anzi vastissimo! (artt. 4 e 5).
Siccome quest'ultima parte di insegnamento richiede competenze specifiche di cui molti di noi insegnanti non disponiamo, ci si occupa poi della formazione dei docenti, e a questo scopo viene stanziato un pingue finanziamento annuale di ben 4 milioni di euro, all'incirca un po' meno di cinque euro per insegnante (calcolando 835.000 insegnanti in base ai dati forniti dal MIUR per l'anno scolastico appena trascorso). A occhio mi sembrano pochini, ma magari trattandosi di grandi numeri e di corsi collettivi sono bastevoli, e poi ci si può organizzare istituendo reti di scuole e simili.
Sta di fatto che, nell'anno appena trascorso che, mi pregio di ricordare, si è svolto in presenza per tre quinti della sua durata, per la formazione in tal senso di noi insegnanti non è stato speso nemmeno un centesimo bucato. Di nuovo, boh?
Seguono qualche cenno di organizzazione territoriale, l'istituzione di un Albo di Buone Pratiche e di un concorso annuale per premiare i risultati migliori e il buon proponimento di fare una relazione biennale alla Camera dei Deputati sui risultati conseguito con questa legge...
Fino ad arrivare all'articolo 13, l'ultimo, dove con nonchalance si informa che per l'attuazione di tutto quanto sopra progettato e istituito le amministrazioni scolastiche useranno le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica, applicando dunque quel che è stato definito il metodo dell'ultimo biscotto, quello che si fa con i ritagli di pasta rimasti prima di infornare la teglia. 

Dunque: niente nuovi insegnanti, perché il fantomatico monte ore (33, che è pure un bel numero, ricco di rimandi religiosi e letterari) destinato alla nuova fantomatica materia viene appunto diviso in maniera trasversale tra gli insegnanti già esistenti.
Che non prendono un soldo in più.
Del resto, perché dovrebbero? L'orario resta lo stesso, in quelle ore qualcosa avrebbero comunque dovuto fare, giusto?
Giustissimo, e infatti il monte ore istituito con questa legge già da gran tempo, almeno nella scuola dell'obbligo, viene riempito di contenuti collegati a educazione civica:  laboratori, cerimonie, uscite didattiche, gite scolastiche su razzismo, multicultura, stereotipi, Shoah; lettura e commento di articoli della Costituzione; lezioni dedicate all'inno d'Italia e la lotta alle mafie; corsi di esperti esterni sulla gestione delle emozioni, l'educazione all'affettività, il cyberbullismo,; cartelloni e attività varie sulle bufale in rete, l'agenda del 2030, la biodiversità, le fonti energetiche rinnovabili, l'inquinamento, l'importanza di mangiare frutta e verdure fresche, il rapporto con gli animali... non per 33 ore, ad occhio direi che almeno una sessantina di ore all'anno se ne vanno in quel modo per ogni classe. Ma forse sono di più.
Con la nuova legge però non si tratta solo di svolgerle, queste ore dedicate a questi numerosissimi temi. C'è anche da mettere un voto. Trasversale. E per mettere il voto ci vuole del tempo.
La legge prevede l'istituzione di un Coordinatore per ogni classe** che deve raccogliere voti e informazioni su come si è svolta la materia e poi fa la media per calcolare il voto, poi il Consiglio di Classe lo aggiusta, eventualmente. In molti casi andrò fatta una votazione, immagino.
La presenza del voto sulla scheda, immagino, è stata decisa per motivi di immagine: c'è un voto in più, dunque c'è una materia in più. In realtà non c'è una materia in più, ci sono un gruppo di tematiche che concorrono a fornire un voto. Ma l'insieme mi lascia piuttosto perplessa,  perché le ore dedicate a quelle tematiche fanno tutte parte di altre materie di cui influenzano il voto. Per intendersi, se qualcuno piglia 4 alla verifica sull'inno d'Italia, questo influenzerà anche il suo voto, certamente a Storia e forse anche a Italiano, se gli faccio anche quello.
Secondo dubbio: una volta esaurite le ore, le tematiche restano. Se io dedico le mie tre ore in quota Geografia a parlare dello scioglimento dei poli o della desertificazione, non mi resta niente per l'inquinamento delle acque o le elezioni del presidente degli Stati Uniti. Chiaramente non cambio la programmazione, ma una parte delle ore dedicate alle tematiche ambientali contribuisce alla formazione del voto di Geografia e l'altra parte al voto di educazione civica? Non esiste. Il gruppo di ore influirà su entrambe le materie, inevitabilmente.
Immagino però che non siamo in molti a farci questo tipo di seghe - almeno, lo spero.

Ma veniamo alfine allo snello ed agile documento, che consta di sette pagine distribuite su su tre allegati. Mentre la legge ha un testo tutto sommato chiaro e comprensibile, il documento agile e snello indulge ad uno strano fraseggio nel corso dell'Allegato A.
La Legge***, ponendo a fondamento dell'educazione civica la conoscenza della Costituzione Italiana, la riconosce non solo come norma cardine del nostro ordinamento, ma anche come criterio per identificare diritti, doveri, compiti, comportamenti personali e istituzionali, finalizzati a promuovere il pieno sviluppo della persona e la partecipazione di tutti i cittadini all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
E meno male che è arrivata la Legge per fare tutto ciò, altrimenti tutti noi avremmo pensato che la Costituzione è solo un pezzo di carta buono al più per improvvisare un ventaglietto nelle giornate più calde.
Le Istituzioni scolastiche sono chiamate, pertanto, ad aggiornare i curriculi di istituto e l'attività di programmazione didattica nel primo e nel secondo ciclo di istruzione, al fine di sviluppare "la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società". Resta però da capire cosa sia un profilo sociale, e come se ne possa parlare in una programmazione: ma immagino che i cinque quarti della scuola prenderanno la strampalata frase di cui sopra e la infileranno pari pari nelle apposite scartoffie senza stare a farsi troppe domande; del resto non avrebbe davvero senso fare diversamente.
Veniamo all'agghiacciante paragrafo intitolato Aspetti contenutistici e metodologie (immagino che "contenuti e metodi" fosse troppo comprensibile per essere usato in un documento agile e snello):
I nuclei tematici dell'insegnamento, e cioè quei contenuti ritenuti essenziali per realizzare le finalità indicate nella Legge, sono già impliciti negli epistemi delle discipline.
E qui sorge spontanea una domanda, almeno per me: che cazzo è l'episteme?
Per fortuna ci sono i dizionari, nonché san Google. E quindi eccomi pronta a illuminare quei pochissimi individui ridotti a tal bassura di ignoranza da non usare colloquialmente nella vita di tutti i giorni la parola "episteme".
Si tratta di un termine filosofico derivato dal greco che sta a indicare la conoscenza comprovata su basi scientifiche.
Ed ecco qui la signora (ma il termine è unisex) Episteme, raffigurata in forma umana nella biblioteca di Celso ad Efeso:
Volendo quindi provare a tradurla in lingua corrente, la curiosa frase starebbe a indicare che i contenuti delle varie materie contengono già dei collegamenti al programma di educazione civica. Beh, forse bastava dirlo, non c'è niente di male a scrivere in italiano. E comunque mi sembra un concetto piuttosto ovvio.
Ma al misterioso redattore dello snello e agile documento l'italiano non doveva piacere granché, oppure aveva fatto una scommessa con qualcuno sul numero di parole balorde che sarebbe riuscito ad infilare nell'agile documento**** perché, elencando i possibili collegamenti per i temi di educazione civica si slancia in ardite metafore e vola verso nuove terre: l'educazione alla legalità e al contrasto delle mafie si innerva non solo della conoscenza del dettato e dei valori costituzionali, ma anche della consapevolezza dei diritti inalienabili dell'uomo e del cittadino, del loro progredire storico, del dibattito filosofico e letterario.
Si innerva, nientemeno. Beh, anch'io mi innervo a leggere certa roba.

Tuttavia, per quanto costui voli liricamente esponendo in cinquanta sfumature di episteme i tre temi centrali di educazione civica (costituzione, ambiente e vita in rete), non gli sovviene nemmeno un delicato accenno alle pari opportunità (pur citate sia nella Costituzione che nell'Agenda 2030 e di cui tanto si parla in rete, spesso in toni assai incivili) e nemmeno all'educazione all'affettività. Il codice della strada, i regolamenti comunali, la giurisdizione sul lavoro, perfino i regolamenti delle associazioni bocciofile - ma non sia mai che a scuola raccontiamo qualcosa sui bambini e le cicogne!
Insomma, da tanti voli pindarici non esce né una lista indicativa né una generica dichiarazione di intenti lodevole per brevità. Per fortuna esiste la libertà di insegnamento e per quanto l'agile (e snello) documento insista su certi temi e sorvoli su altri alla fine la scelta è talmente vasta che ogni docente può tranquillamente trovare grande abbondanza di pascolo per il suo mucchietto di ore di Educazione Civica, esattamente come già avviene.
L'educazione civica, pertanto, supera i canoni di una tradizionale disciplina, assumendo più propriamente la valenza di matrice valoriale trasversale che va coniugata con le discipline di studio, per evitare superficiali e improduttive aggregazioni di contenuti teorici e per sviluppare processi di interconnessione tra saperi disciplinari ed extradisciplinari.
Che vuol dire tutto ciò? Non ne ho idea e me ne vanto, e per quanto è in mio potere nessuno dei miei alunni e delle persone che conosco mi sentirà mai parlare di matrici valoriali trasversali. Ho una dignità da difendere, io.
Comunque, una listarella di argomenti condita con un paio di queste assurde frasi andranno inserite nel documento sull'offerta formativa dell'istituto, ovvero il celebre PTOF - ma sospetto che ci siano già, annidati da qualche parte, perché son tutte cose che già facciamo, quindi basterò spostare un paio di paragrafi e formarci un capitoletto nuovo.

Ma veniamo alla valutazione, ovvero il famigerato voto collettivo.
I criteri di valutazione, ovvero cosa si deve fare per prendere sei, sette, otto eccetera andranno appositamente integrati con qualche frasetta ad hoc. Tutto ciò sarà assai palloso, specie per chi si ritroverò il cerino in mano, ma alla fine se ne dovrebbe venire facilmente a capo. 
I docenti della classe e il Consiglio di Classe (sorpresa! Sono le stesse persone, solo chiamate in modi diversi) possono avvalersi di strumenti condivisi, quali rubriche e griglie di osservazione, che possono essere applicati ai percorsi interdisciplinari, finalizzati a rendere conto del conseguimento da parte degli alunni delle conoscenze e abilità e del progressivo sviluppo delle competenze previste  nella sezione del curriculo dedicata all'educazione civica.
Tuttavia ci si augura che i docenti non facciano niente di così astruso e che nessun Dirigente Scolastico si impunti per avere l'ennesima griglia del tutto inutile in una scuola sprovvista di barbecue. 

Ed eccoci al voto. Scopriamo che per i primi tre anni, questo voto (o giudizio, per le elementari) farà riferimento agli obbiettivi/risultati di apprendimento e alle competenze che i collegi docenti, nella propria autonomia di sperimentazione, avranno individuato e inserito nel curricolo di istituto. Dopo no, dopo si farà riferimento ai traguardi di competenza e agli specifici obbiettivi di apprendimento per la scuola di primo ciclo e per i Licei, e ai risultati di apprendimento per i tecnici e professionali. In pratica, visto che tra la prima e la seconda formula prevista per il primo ciclo non cambia niente, sarebbe molto interessante che l'agile e snello documento spiegasse perché tecnici e professionali non avranno più traguardi di competenze per l'educazione civica, e come mai una materia che è trasversale per eccellenza e addirittura matrice valoriale trasversale sviluppi competenze solo per alcuni ordini di scuole. Tuttavia a questo punto il documento si ricorda di essere snello e agile e non dà nemmeno mezza parola di spiegazione.
Di nuovo, e a rischio di essere monotona: Boh?
Si apprende poi che il voto influisce sulla valutazione del comportamento, il che non mi convince molto e in effetti sembra non convincere nemmeno gli autori del documento agile e snello, perché il testo, dopo un paio di riferimenti normativi, recita si ritiene pertanto che, in sede di valutazione del comportamento dell'alunno da parte del Consiglio di classe, si possa tener conto anche delle competenze conseguite nell'ambito del nuovo insegnamento di educazione civica.
Si ritiene? Si possa anche?
E queste sarebbero delle linee-guida grazie alle quali i Dirigenti (poveri loro!) dovrebbero applicare la legge? Se non lo sapete voi, di cosa possiamo tener conto, a chi dobbiamo rivolgerci per saperlo, all'oracolo di Delfi? Cos'è, un gioco a indovinelli?
Evidentemente il documento, oltre che agile e snello, è anche pensieroso.
E dopo aver pensato, passa a suggerire di mediare col gioco i contenuti di educazione civica nella scuola dell'infanzia. Dobbiamo apprezzare questo suggerimento, senza il quale certamente gli insegnanti delle materne avrebbero dato in mano  ai bambini di tre anni il Codice Civile facendogli leggere le leggi atte a dirimere le contese sui confini e le servitù. 

L'allegato B è invece una nuova e più aggiornata descrizione di quella meravigliosa creatura che è lo Studente Ideale, cui a suo tempo ho già dedicato un post. Si tratta stavolta non soltanto di uno Studente Ideale, ma anche Civicamente Educato, e quindi capace di compiere ulteriori prodigi oltre ai molti che già faceva.
Al termine della Terza media questa splendida creatura comprende i concetti del prendersi cura di sé, della comunità e dell'ambiente e noi tutti poveri insegnanti lo lovviamo tantissimo per questo e andiamo a frotte da lui per imparare. Naturalmente è consapevole che i principi di solidarietà, uguaglianza e rispetto della diversità sono i pilastri che sorreggono la convivenza felice e favoriscono la costruzione di un futuro equo e sostenibile, ma in verità a questo livello di elevazione spirituale è arrivato già da tempo, come spiegavo anni fa nel mio post.
Questa creatura Superiore però va anche oltre perché sa riconoscere le fonti energetiche e promuove un atteggiamento critico e razionale, nonché un utilizzo consapevole delle risorse ambientali. Promuove il rispetto verso gli altri, l'ambiente, la natura. Prende piena consapevolezza dell'identità digitale come valore individuale e collettivo da preservare. È consapevole dei rischi della rete e di come riuscire ad individuarli.
Di fronte a tanto splendore, il fatto che sappia anche gestire correttamente una raccolta differenziata, conosca la Dichiarazione universale dei diritti umani e sappia utilizzare le attrezzature informatiche in modo corretto non appare gran cosa, e quanto a saper distinguere notizie corrette da altre non attendibili confrontando varie fonti, questa da gran tempo è una capacità innata in lui.
Resta da capire in che modo questo prodigio sceso in terra a miracol mostrare abbia imparato tutto ciò - di sicuro non per merito di noi poveri mortali che solo con grandissima presunzione possiamo credere di avere qualcosa da insegnargli.
Naturalmente chi esce dal secondo ciclo di scuola ha conseguito livelli di perfezione ancora maggiori, che vengono esposti nell'allegato C.

Sintesi: a parte un po' di copia&incolla nei documenti ufficiali e qualche minuto in più da dedicare al nuovo voto nei consigli di classe, la Grandiosa Introduzione di Educazione Civica nella scuola italiana è una scatola vuota, almeno per il primo ciclo di istruzione; tuttavia, se venduta bene, può dare l'impressione di essere qualcosa di nuovo, e al momento la politica adora chiamare vecchie cose con nomi nuovi o riesumati per l'occasione.
È comunque una buona cosa che venga dato un certo rilievo a quella che viene chiamata educazione digitale, di cui davvero in Italia si avverte grandissima necessità. Peccato che al momento gli insegnanti siano abbastanza a digiuno di competenze sull'argomento, e sia piuttosto complicato stabilire come possano insegnare qualcosa che spesso loro per primi gestiscano abbastanza malamente. D'altra parte l'argomento è molto nuovo e soprattutto in continuo, velocissimo cambiamento, e non è facile immaginare chi o come possa impartire loro la formazione necessaria per istruire le giovani leve - si tratta insomma di un campo dove si andrà avanti necessariamente per tentativi e aggiustamenti, ma è chiaro che non basta la buona volontà individuale.
Qualcuno ha osservato che gli argomenti di questa materia sono troppi e nessuna scuola potrà mai lavorare su tutti. Naturalmente è vero ma vale un po' per tutte le materie: si fanno delle scelte e si cerca di farle secondo un certo criterio - che cambia a seconda delle circostanze e delle classi, che non sempre prendono a cuore gli stessi argomenti.
Ho come l'impressione, per esempio, che nel prossimo anno scolastico in molti ci concentreremo soprattutto sull'educazione alla salute, l'importanza del rispetto delle regole e il valore della solidarietà; e non è così sicuro che potremo occuparci di prevenzione del cyberbullismo perché, dopotutto, ognuno a casa sua fa quel che vuole.

* come dimostra il fatto che la sua abolizione era parte dell'ultimo disegno di riforma costituzionale, quello che non è stato approvato col referendum del dicembre 2016.

** e, adesso che ci penso, è la prima volta che la figura di un Coordinatore di classe è istituita per legge. Peccato che non sia prevista fra gli obblighi contrattuali. Come funziona? Viene scelto dal Dirigente? Può rifiutare? Mi viene da pensare che la risposta, almeno alla seconda domanda, sia "sì", ma questa è materia sindacale e ne so poco.

*** No, non quella dettata da dio a Mosè, la legge che fa finta di istituire Educazione civica. Nel documento agile e snello han deciso di chiamarla così, con la maiuscola, e visto che il documento è scritto con grande prosopopea l'effetto suona piuttosto comico.

**** che per sua fortuna è agile e quindi può scappare molto veloce nel non improbabile caso che qualcuno lo insegua armato di bastone nocchieruto.

mercoledì 19 agosto 2020

La preoccupevole e istericissima tregenda della riapertura delle scuole - 1 - Sequestro di alunno!

 

L'inizio del nuovo anno scolastico non si prospetta molto tranquillo

La ministra dell'Istruzione è stata sempre ferma su un punto: le lezioni riprenderanno il 14 Settembre. Per quanto tempo non si sa, in che modo non si sa, ma si sa che le lezioni riprenderanno dal 14 Settembre, e saranno lezioni dal vivo, non in playback. 
A tal scopo il Ministero ha ordinato un immane stock di banchi singoli, che arriveranno... non si sa, in un qualche momento tra Settembre e Ottobre.
In attesa, par di capire, insegnanti e alunni terranno la mascherina in classe.
Infatti dall'esterno arrivano segnali inquietanti: la gente è andata in vacanza, la gente ha viaggiato e con lei ha viaggiato pure il virus, che è un tipo dinamico e amante del movimento.
I contagi aumentano.
Ed è possibile che, una volta riaperte le scuole, continueranno ad aumentare; perché intorno alla scuola gira un sacco di gente oltre agli alunni: genitori, nonni, insegnanti...
Ed è pur possibile che qualche alunno si ammali.
In effetti, sarebbe strano che non succedesse.
A quel punto è previsto un protocollo - nemmeno troppo dissennato, a quel che ho letto.
Il protocollo consiste nel fatto che la ASL prende in mano la situazione e dopo aver tamponato il poverino decide caso per caso cosa fare. Chessò, tamponare i compagni, mettere in quarantena la famiglia, chiudere la scuola, chiudere la Regione. A seconda delle circostanze.
Ma cosa succede se l'alunno, con grave imprevidenza e storditaggine, decide di sentirsi male durante le lezioni?
In teoria ogni mattina le famiglie misurano la temperatura alla loro prole prima di spedirli a scuola, e se la temperatura è superiore a 37,5 li tiene a casa. Tuttavia è possibile che la temperatura salga nel corso della mattinata, perché non è detto che se alle otto non hai la febbre alle dieci sarai ancora in questa piacevole condizione. Le malattie arrivano quando arrivano, non mandano avvisi preventivi: prima stavi bene e poi stai male.
In quel caso l'alunno viene posto in isolamento in apposita stanza a ciò preposta (la cosiddetta Aula Covid).
Sembra una procedura sensata, in effetti - certo meglio che tenerlo in classe o convocare l'intera scolaresca perché lo abbracci e magari lo baci ripetutamente in segno di solidarietà e di affetto.  
Poi si avvisano le famiglie e si passa la palla alla solita ASL.
Ripeto: a me non sembra una procedura dissennata o priva di senso come sarebbe invece, chessò, caricare l'alunno su un furgone per poi abbandonarlo alla prima piazzola dell'autostrada.

Tuttavia questo protocollo, diffuso con la lodevole intenzione di tranquillizzare le famiglie (guardate come siamo bravi e coscienziosi, se i vostri figli si ammalano li facciamo aspettare in una stanza a parte invece di lasciarli nel mucchio a scambiarsi le merende con i compagni) ha ottenuto lo scopo di terrorizzarli.
I social si sono messi in  moto, ed ecco uno dei risultati:


Travisamento in buona fede o fake news attentamente costruita?
Nonostante il mio candore che sconfina nell'idiozia tenderei per la seconda possibilità: da qualche tempo va di moda dire che l'epidemia non esiste, o è passata, che i bollettini sono truccati e che lo stato di emergenza è una accorta manovra per instaurare la dittatura. Immagino che in Mali in questo momento pagherebbero in oro puro per avere una dittatura come la nostra e si terrebbero di buon grado persino il governo pasticciato che ci ritroviamo.

Comunque i gruppi di genitori si sono mossi al contrattacco, e qualcuno si è inventato un modulo da spedire a scuola di questo tenore: 
che pullulano per ogni dove in tutti i social.
Se non è vero è ben trovato, come dimostra il bellissimo
c'è (il complottaro da rete ha spesso un rapporto piuttosto sofferto con l'ortografia, anche se sa perfettamente come usare gli smiley).

Il MIUR ha deciso allora di contrattaccare, non solo con i soliti comunicati stampa eccetera, ma direttamente sui social.
E così ho scoperto che su Facebook esiste una pagina del Ministero dell'Istruzione che si chiama MI Social e di cui fino a questo momento ero assolutamente ignara.
Su questa pagina è stata pubblicata una formale smentita:


cui seguono ampie citazioni del regolamento vero, rassicurazioni eccetera.
Vale la pena farci un giro per leggere i commenti, che non sono per niente ma per niente convinti.

Corre voce che questo documento sia stato effettivamente redatto da una singola scuola, che poi l'ha modificato. 
Un documento redatto da una scuola? A metà Agosto? Lo potevano conoscere al massimo la Dirigenza e la Segreteria. Chi l'avrebbe messo in giro?
Un documento sgrammaticato, per di più: i genitori non potranno prelevare in alcun modo il proprio figlio da scuola che sarà affidato all'autorità sanitaria. Chi gliel'ha data, la licenza media, al redattore di questo capolavoro?
Più ci penso e meno questa storia mi convince.

...e siamo solo al 19 Agosto.
L'anno scolastico sta per cominciare. E, come direbbe la buonanima dell'imperatore Hirohito, la situazione si sta evolvendo in modo non necessariamente favorevole alle nostre truppe.

martedì 18 agosto 2020

Dodici anni non passano invano (anniversario del blog)

L'immagine è di Monokubo

Esattamente a quest'ora, dodici anni fa, pubblicavo il primo post di questo blog.
Non ho avuto difficoltà a scegliermi un nome-di-rete: già dopo qualche mese in cui avevo coraggiosamente deciso di usare il mio nome anagrafico mi ero rassegnata, vista la cospicua quantità di omonime in cui mi imbattevo ovunque, a scegliermi uno pseudonimo; giapponese, giacché frequentavo soprattutto gruppi dedicati all'animazione e ai fumetti giapponesi. Non me la sentivo di scegliermi qualche protagonista di manga perché erano tutte molto giovani, così ripiegai su un nome più letterario.
Fu una scelta molto felice e tutti i miei account, tranne quello su Facebook dove c'erano tutti i miei scolari, vanno sotto il nome di Murasaki, e da subito mi sentii intrinsecamente assai Murasaki.
Ai tempi della mia illustre omonima tutte le scrittrici giapponesi tenevano un diario che però era diverso dai diari che normalmente teniamo oggi: contenevano riflessioni, poesie, scene di vita immaginaria e solo molto occasionalmente cronache di vita quotidiana. Lo sappiamo perché qualcuno di questi diari è arrivato fino a noi (forse anche quello di Murasaki, ma non sono sicura. In italiano comunque non c'è).
Mi posi un paio di limiti: non scrivere niente di cui non fossi disposta a rispondere al mondo intero, e non inventare niente: se volevo inventare qualcosa potevo pur sempre scrivere un romanzo, o un racconto; e se il mio anonimato, per uno dei tanti casi della vita, fosse saltato i protagonisti di quel che raccontavo non dovevano sentirsi ingiuriati senza motivo.
Questo non significa che tutto quel che ho raccontato sia successo esattamente nel modo con cui l'ho raccontato: talvolta sono cose non avvenute a me, talvolta ho fuso alcuni dei protagonisti o ritoccato i tempi. Ci sono riuscita abbastanza bene, perché talvolta rileggendo post di qualche anno fa mi domandavo quando mai fosse successo quel che narravo e solo dopo un po' di riflessione dalla mia memoria spuntavano le precise circostanze. Tenderei quindi a ritenere abbastanza improbabile che qualcuno, capitato qui per caso, mi possa riconoscere.
Il terzo limite era implicito: mai e poi mai dovevo spiattellare in giro gli affari privati dei miei amati alunni o delle loro famiglie. Tutto ciò era imposto non tanto dal mio legittimo desiderio di anonimato, quanto da un elementare senso di decenza professionale.
Mi restavano comunque un bel po' di roba da raccontare, e l'ho raccontata.

In dodici anni sono successe tante cose. Molte classi si sono avvicendate, molti alunni mi hanno rallietato, molte cose ho imparato.
La mia vita non è cambiata molto nel complesso, ma la lunga malattia che ho attraversato ha cambiato in qualche modo il mio carattere e mi ha fatto vedere tutto in una prospettiva diversa, e sto ancora cercando di capire come.
La scuola invece non è cambiata molto, ma è un mondo molto particolare che cambia ogni giorno e anche lì sto ancora cercando di capire come. Ha comunque affrontato diverse tempeste, come le succede spesso.
Non saprei dire se le classi o i ragazzi sono cambiati: il campione che mi passa sotto gli occhi è statisticamente irrilevante e ognuna di queste classi e ognuno di questi ragazzi è una entità a sé stante. Cerco di osservare con attenzione e di capire, ma non ho mai l'impressione di avere osservato e capito tutto, e quindi non saprei trarre grandi conclusioni. Non mi interessano i cambi generazionali, mi interessa la classe che ho davanti agli occhi e i singoli alunni che devo in qualche modo badare. Poi, certo, come me anche loro vivono nel mondo, qui e ora.
Insegnare è un lavoro stancante, ma molto vario. I problemi sono diversi ogni anno e ogni giorno e le soluzioni variano. Quest'estate, dopo la tempesta della Didattica a Distanza, ho riguardato il mio archivio di tracce per i temi, verifiche, esercizi eccetera e mi sono resa conto che ormai da tempo non lo uso più. Ho buttato via un bel po' di carta e ho tenuto solo poche cose, che probabilmente porterò a scuola. Voglio viaggiare leggera e improvvisare di giorno in giorno e di settimana in settimana. In fondo, è quel che ho sempre fatto: con le supplenze brevi si impara a improvvisare e io le ho fatte per cinque anni.
Sono molto contenta di avere aperto questo blog; non soltanto per il piacere dello scambio e dei suggerimenti e degli aiuti che i miei pazienti lettori mi hanno dato, ma anche perché scrivendo sono stata costretta a farmi un sacco di domande e accorgermi che non sempre avevo le risposte. Inoltre mettere insieme i punti principali per raccontare qualcosa mi obbligava a cercare di capire meglio cosa era successo. Molte sono le cose che ho capito meglio cercando di raccontarle.
E molte sono le scene di vita quotidiana che ho scritto e che se non avessi scritto avrei completamente dimenticato - e sarebbe stato un peccato, perché sono la parte più divertente di questo lavoro (e della vita, in effetti).
Giusto in questi giorni, per meglio aiutarmi a festeggiare, i signori Blogspot hanno cambiato la parte interna del blog. Loro sono convinti di aver migliorato, immagino, ma per me è piuttosto complicato superare gli automatismi accumulati in dodici anni, perciò li sto maledicendo assai in cuor mio mentre arranco per preparare i post. Tra l'altro sono anche terribilmente abitudinaria, quindi il trauma è notevole.

Dodici anni sono passati, e spero di passarne qui almeno altri dodici.
Nel frattempo ringrazio tutti quelli che sono passati di qua, silenziosi o loquaci che siano stati.
E ringrazio anche i due fidi e amatissimi computer che mi hanno tenuto compagnia in questa avventura.
Konnichi wa - sorvolando sul fatto che si tratta di un saluto che andrebbe fatto entro le undici del mattino (e infatti è sbagliato ora, come era sbagliato quando l'ho usato aprendo il blog. E pazienza).

lunedì 17 agosto 2020

17 Agosto 2020 - Giornata della Valorizzazione del Gatto Nero

Ordunque è cosa nota che il Gatto Nero è bello tra i belli, splendido fra gli splendidi, fonte di gioia per chiunque abbia la fortuna di averci a che fare e anche portatore di buoni auspici e buona sorte per chi lo ama. 
Dunque cosa possiamo fare, noi comuni mortali, per valorizzarlo, visto che il suo valore è evidente a chiunque abbia occhi per vedere e capacità di intendere?
Semplicemente seguire la nostra natura, portata spontaneamente al bene, e adorarlo.
Amare e rispettare i gatti neri è cosa buona e giusta. Essi sono un dono che ci è stato dato. Se è vero che il soriano, come ci ricorda un bel proverbio indiano, ci è stato donato per consentirci di accarezzare la tigre senza rischi per la nostra incolumitò, altrettanto possiamo dire per il gatto nero, che ci permette di giocare senza rischi con quello splendido animale che è la pantera, e di servirla e riverirla com'è giusto.
Così come, in modo spesso piuttosto involontario, talvolta noi umani nutriamo le pantere, di buon grado è giusto che nutriamo queste belle pantere mignon, con poca spesa e assai minor incomodo.

Sempre ricordando che il gatto nero è una dolce e piacevole compagnia, ma è anche assai affettuoso, empatico e gentile e ci dà affetto, compagnia e un grande sostegno morale.
E dunque auguri e felicità a tutti i gatti neri e ai loro umani - e, come sempre, auguri anche a tutti i gatti diversamente neri e ai diversamente gatti che ci sono di sostegno e di aiuto in questo impervio cammino che è la vita.

sabato 8 agosto 2020

8 Agosto 2020 - Giornata Mondiale Fantasma del Gatto

L'anno scorso scoprii per caso (grazie al tanto bistrattato Facebook) che esiste una Festa Mondiale del Gatto. Da aggiungersi, ça va sans dire, alle varie Feste del Gatto che mi industrio a commemorare ogni anno.
Questa però è piuttosto misteriosa, e si fatica a trovarne tracce anche nella loquacissima rete, che pure quanto a gatti non si è mai fatta mancare niente. Ufficialmente sarebbe stata creata nel 2002 dalla Ifaw, ovvero l'International Fund for Animal Welfare, che però non ne parla nella sua pagina. Inoltre, le prime tracce in rete risalgono al 2007 (e sono pochine).
Perché una nuova Giornata del Gatto, visto che ne abbiamo grande abbondanza sia di nazionali che di internazionali? 
Chissà.
Da qualche parte spiegano che è stato scelto il mese di Agosto perché proprio in quel periodo le famiglie vanno in vacanza abbandonando i poveri micetti per la strada. La cosa però non mi convince molto perché nemmeno in Italia ormai andiamo tutti in vacanza d'Agosto, figurarsi nel resto del mondo, e per quel che ne so la tradizione di abbandonare cani e gatti per le vacanze è abbastanza passata di moda. Non che sia scomparsa del tutto, ahimé, ma non mi risulta legata specificamente alle vacanze estive.
Comunque la festa esiste, visto che qua e là se ne trovano sporadiche tracce, e così ho pensato di dedicare un piccolo post alle molte impronte che i gatti hanno lasciato nella storia della musica, cominciando con tre brani rigorosamente classici (ma sono disponibile ad ampliare il post).

Cominciamo da un misterioso brano, che era nel repertorio di un coro dove cantavano diversi miei amici e che amava pescare tra le canzoni inglesi. È un brano di tale Richard Brown, autore del Seicento, e pubblicato nel 1733. I miei amici secondo me lo cantavano meglio, ma anche i Lumina non se la cavano male


Racconta la storia di un gruppo di gatti che si riuniscono for innocent purring, ovvero per fare le fusa tutti insieme. E cosa succede se in questo idillio notturno arriva un cagnaccio? Sì, certo, l'innocent purring si trasforma all'istante in una scena ben più animata. 
Pochi anni dopo Domenico Scarlatti compose la sua Fugue du chat (ma il titolo è posteriore). La leggenda racconta che il musicista, che aveva effettivamente un gatto che amava curiosare sulla tastiera dove il suo umano lavorava, trasse ispirazione da una delle sue acrobazie feline per il tema portante della suonata. Il brano è stato scritto per clavicembalo, ma guarda caso diventò famoso nell'Ottocento, quando veniva eseguito su pianoforte - e secondo me su pianoforte acquista una sua grazia tutta felina e molto elegante.

Infine un pezzo molto famoso: il Duetto buffo di due gatti, di Rossini. Ne esistono infinite versioni, cantate da grandi cantanti e anche una versione animata di Lele Luttazzi

ma la mia preferita resta questa, cantata da due voci bianche vestite di bianco


I gatti cantano, duettano, si ritrovano in gruppo per fare le fusa e talvolta suonano anche il pianoforte. Ma anche altri strumenti:

E soprattutto, sanno come suonare le corde dei nostri cuori!

giovedì 6 agosto 2020

Tu be or not tu be? (le vie per l'aggiornamento di noi insegnanti sono infinite)


Tanti e tanti anni fa, YouTube per me era uno strano luogo informatico ove stranissima gente caricava stranissimi video dove, in strane classi, taluni alunni picchiavano compagni disabili, attività invero assai scortese, oltre che singolarmente stupida, e disapprovando il tutto evitavo con cura di accostarmi a sì barbaro strumento informatico.
Un bel giorno però un amico delle Brigate Takahashi condivise su Facebook il video della sigla di un qualche anime.
I miei occhi si illuminarono. 
Sigle di anime? C'erano anche le sigle degli anime su YouTube?
Mi precipitai tosto, e passai un lieto pomeriggio riguardandomi un sacco di sigle italiane e pure giapponesi. In un attacco di nostalgia mi caricai perfino qualche sigla francese.
Soltanto qualche giorno dopo (non sono mai stata molto sveglia) mi venne in mente che, forse, se c'erano le sigle dei cartoni giapponesi magari c'erano anche canzoni di altro tipo, e controllai.
C'erano, oh se c'erano.
Così YouTube divenne per me un carissimo amico, dove potevo ascoltarmi tutte le canzoni che volevo. A quei tempi c'erano solo canzoni, o comunque video di pochi minuti.
Ma poi dalle canzoni si passò ai dischi completi e qualcuno cominciò a caricare anche intere sinfonie, atti di opere...
Opere intere. Concerti dal vivo. Tanti, tantissimi concerti dal vivo. Dove spesso la musica veniva meglio che su disco.
YouTube diventò così la mia colonna sonora: quando lavoravo al computer mi sceglievo un qualche concerto e lavoravo (...oppure facevo qualche videogioco).
Una meraviglia.
Col tempo una casualissima segnalazione di LaNoisette mi spinse verso le conferenze di Alessandro Barbero. Quelle non le potevo mettere come sottofondo quando scrivevo, ma mentre stiravo o facevo le pulizie sì, e così finii per alternarle alle trasmissioni di Radio Radicale, che ha una programmazione molto interessante per me, ma quanto a storia medievale non è che abbia molto da dire.

Poi arrivò il tempo della malattia, e mi ritrovai a esplorare YouTube più a fondo.
Conoscevo già i video sui gatti, ma nonostante il grande amore che nutro per questi bellissimi felini, non è che i video di gatti mi interessino molto: dopotutto ho in casa tre gatte che mi forniscono dal vivo tutti i video che voglio e posso guardarle per ore senza stancarmi gli occhi.
Cominciai a spulciare video di cucina: mangiavo poco e non avevo mai fame, ma sognavo un tempo in cui mi sarei rimessa a cucinare e imparai un sacco di cose.  
Poi rispolverai tutti i miei grandi amori: video sui cartoni animati, video su Tolkien, video di pubblicità dei tempi andati. Puntate di sceneggiati. Brani di film. Brani di film in inglese.
E naturalmente scoprii l'infinito mondo degli YouTuber.
Sono, costoro, stranissimi individui che aprono canali e fanno infinite infinità di video dalla loro cameretta per parlare dei loro argomenti preferiti. Spesso sono giovani, a volte giovanissimi, ma mica tutti.
Alcuni sono di una noia mortale, alcuni usano quaranta minuti per dire cose che qualsiasi persona normale sintetizzerebbe in meno di tre, alcuni sono bravissimi. Essi tengono non dei blog, come usava un tempo, ma dei vlog (=video blog).
Video sul fantasy, video sul cinema, video sui libri - recensione di libri, presentazioni di libri, video che ti spiegano come fare a leggere cento libri in un anno, video dove presentano la loro libreria o tirano fuori le casse dei loro ultimi acquisti, video dove parlano della dipendenza dal comprare troppi libri e come curarla, video dove parlavano del loro rapporto con i libri.
Video sul femminismo. Video di politica. Video di economia.
Video di vlogger che parlavano di altri vlogger (ci sono canali interi di vlogger che sparlano di altri vlogger, soprattutto di quelli più famosi. Ne ho beccato uno che era la più noiosa persona dell'universo e sparlava orribilmente di gente assai brava e soprattutto brillante che era un piacere ascoltare anche quando ti leggevano la lista della spesa. Bah.)
Scoprii qualcosa sull'affascinante mondo della monetizzazione, ovvero dell'arte di ricevere soldi dalla pubblicità che YouTube carica sui video, e imparai così che un sacco di gente prende i suoi bravi soldini dal suo canale YouTube. E tutto ciò mi affascinò molto e mi spinse a iscrivermi ai canali che mi piacevano, onde contribuire a sovvenzionarli.
Soprattutto imparai che YouTube è meglio del pozzo di san Patrizio, e qualsiasi argomento di cui mi pungesse vaghezza di sentir parlare lì c'era. Non sempre trattato nel modo che avrei voluto, ma spesso sì.
Così, quando arrivò il tempo della Didattica a Distanza ignorai spocchiosamente l'elenco di fonti gentilmente fornito dalle varie case editrici, dal MIUR e da quant'altri e andai su YouTube.
La Rivoluzione Francese in sette minuti? C'era.
L'Albania in quattro minuti? C'era.
La muraglia cinese in tutto il suo splendore? C'era.
Il PIL spiegato semplice in tre minuti? C'era.
Ma chi è che faceva tutte queste belle cose?

Prima risposta: gli insegnanti. Ho scoperto che ampi stormi di insegnanti avevano aperto canali dove caricavano lezioni, ripassi, sintesi con slide eccetera. 
No, non avevano cominciato per la Didattica a Distanza, lo facevano da qualche anno. Infatti sotto certi video c'erano i saluti al prof di turno e i commenti di qualche ospite occasionale che ringraziava (compresi i miei, quando il lavoro mi sembrava fatto bene, cioè spesso).
E dunque ecco perché la Didattica a Distanza ha funzionato così bene, in certi casi: c'erano insegnanti che ci lavoravano da anni. Alla faccia delle critiche di tanti giornalisti sui docenti giurassici che non sapevano nemmeno accendere un computer. Evidentemente qualcuno lo sapeva accendere e sapeva anche fare qualcosina in più. Ho trovato perfino un video che riassumeva in modo molto chiaro le guerre iugoslave degli anni 90.
Lezioni lunghe, lezioni brevi, lezioni mignon, e parecchie fatte molto ma molto bene. I miei video preferiti erano quelli mignon, dai tre ai sette minuti, dove il docente di turno non ci metteva la faccia ma caricava invece slide e foto.

Seconda risposta: gli amanti del genere e i cultori della materia. Ci sono un sacco di blogger che caricano video dei loro viaggi, con tanto di riassunti degli stati e dei monumenti. Molto, molto comodo.
Ma ci sono anche gli amanti della geografia, sia di quella fisica che di quella politica. Gente che si diverte a fare video sulla Transnistria e sull'Uzbekistan - e sono molto più chiari, precisi e aggiornati delle fumose spiegazioni che si trovano (quando pur si trovano) nei manuali di geografia; o, se per questo, dei video didattici preparati dalle case editrici -  delle robe dove, ad esempio, due ragazzi di punto in bianco si mettono a parlare della Rivoluzione Americana e uno la spiega all'altro con una legnosità che farebbe onore a una trave in noce.
E gli amanti della storia, o dell'economia. Gente che si diletta a fare piccoli video dove racconta la storia dell'Invincibile Armata o dell'inizio della Guerra dei Cent'anni, uno più adorabile dell'altro. Geologi. Paleontologi. Archeologi. Musicologi. Anime gentili prontissime a illuminare tutti i dubbi che attanagliano il docente. Creature adorabili che analizzano questo o quel film per decidere se la ricostruzione storica è valida o meno. 
Divulgatori, tendono a definirsi. Angeli del cielo, li chiamo in cuor mio.
Sì, certo, su YouTube c'è anche un sacco di fuffa. Anche nei manuali di scuola, purtroppo. Comunque, se sulla Transnistria bevo riconoscente qualsiasi scempiaggine decidano di rifilarmi e posso rimettermi solo al loro buon cuore e alla loro onestà, per la Guerra dei Cent'anni ritengo di avere coordinate bastevoli per rendermi conto se il canale è affidabile o meno - e comunque si possono fare anche dei controllo incrociati (anche se le informazioni disponibili in italiano sulla Transnistria, in rete come fuori, sono pochine. Ma quello è un caso in cui Radio Radicale potrebbe forse soccorrermi).

Così questa estate sto curando il mio aggiornamento su YouTube, approfittandone per riempire tante piccole lacune. 
Per esempio giusto ieri ho scoperto che la spedizione dell'Invincibile Armata andò così male perché era stata organizzata singolarmente male - ma, a dire il vero, ne ero convintissima anche prima.


lunedì 3 agosto 2020

Lunedì film - A qualcuno piace caldo (Film per le medie)

                           

Il film è assolutamente famoso, e con gran ragioni.
Racconta la storia di due musicisti jazz (sassofonista e bassista) che, costretti a scappare da Chicago per sfuggire a una banda di gangster, decidono di travestirsi da musicistE imbucandosi in una orchestra femminile in partenza per la Florida. In questa orchestra c'è anche una ragazza assai carina suonatrice di ukulele che, povera creatura, ha la tendenza a innamorarsi a ripetizione di sassofonisti squattrinati e di facili costumi che, dopo aver approfittato di lei la lasciano in malo modo con svariati conti da pagare (inutile dire che il sassofonista  in fuga è esattamente quel tipo di sassofonista: perennemente squattrinato, di facili costumi ed uso a profittare senza scrupoli del notevole fascino che esercita sulle donne). La poverina vorrebbe dunque lasciar perdere i sassofonisti e trovare un milionario da sposare. 
E la Florida in verità pullula di milionari a caccia di avventure, ma sono piuttosto avanti con gli anni. Il bassista in fuga (che non cercava affatto un marito milionario) ne rimedierà facilmente uno, simpatico e di larghe vedute. 
Quanto alla bella ragazza, è possibile che stavolta le cose le andranno un po' meglio del solito anche se il sassofonista non può certo trasformarsi in milionario da un giorno all'altro.
Come si può agevolmente dedurre da questo riassunto la storia, nonostante le abbondanti sparatorie che la costellano in più punti, non è molto seria - si tratta in effetti di una commedia, e forse non delle più realistiche.
I due attori principali passano buona parte del loro tempo travestiti, e come donne riportano un notevole successo; del resto, è cosa abbastanza nota che, soprattutto da giovani, vestirsi con gli abiti dell'altro sesso porta spesso a risultati spettacolari - cosa che lascia spazio a molte e interessanti considerazioni sul fatto che le differenze tra maschi e femmine sono assai meno evidenti di quanto siamo abituati a credere dagli stereotipi culturali che ci circondano: e in effetti le due musiciste travestite, che incontrano inizialmente qualche difficoltà con i tacchi, le calze e tutto il resto delle consuete bardature che costituiscono la cosiddetta "femminilità", risultano donne perfettamente credibili soprattutto perché si presentano come femmine, e dunque tutti le vedono automaticamente femmine.
Quanto alla forma mentale tipicamente femminile, detto e non concesso che esista, il sassofonista non entra mai veramente nel suo ruolo perché è assai concentrato sulla ricerca di un modo efficace per sedurre la suonatrice di ukulele; il contrabbassista, invece, sin dall'inizio si cala più facilmente nel suo ruolo, con ottimi risultati.

Il film può contare su una sceneggiatura misurata al millimetro, su una Marilyn Monroe in grandissimo spolvero e su una battuta finale che è famosissima, resta impressa e apre il cuore alla speranza di un mondo più tollerante e meno crudele. È vero, nessuno è perfetto, ma Billy Wilder ci va molto vicino.

Alle medie è un film molto gradito - e come non potrebbe?
Lo provai una volta quando tenevo un cineforum sull'incontro tra culture diverse*, e mi resi conto in quell'occasione che i ragazzi avevano sentito molto parlare della Marilina, ma non l'avevano mai vista su pellicola. Com'è giusto, riscosse un successo travolgente, e personalmente sono convinta che si tratti una attrice molto sottoutilizzata e che questo sia di gran lunga il film migliore in cui si è imbattuta.
La seconda volta invece lo feci vedere a una Terza, per dargli una qualche idea dell'America del proibizionismo - un periodo piuttosto lugubre, come tutto il programma di Terza. Non è quel che si dice un vero film storico, anche se le sparatorie recitano davvero molto bene, ma di tendenza cerco sempre di infilare in programmazione qualche film non troppo triste per non infelicitargli troppo la vita.

Per concludere: nel 1985 uscì una canzone intitolata come il film. Non c'entra assolutamente nulla né come atmosfere né come testo, ma a me è sempre piaciuta molto e quindi ce la infilo.


* Le culture che si incontravano, naturalmente, erano quella maschile e quella femminile. Io almeno glielo rivendetti così e nessuno ci trovò niente da ridire.

martedì 28 luglio 2020

Haretica - Scuola e soldi: un rapporto perverso (e fortemente in passivo)


Come ho raccontato qualche tempo fa , da quando insegno, non ho mai speso niente, nemmeno il tradizionale centesimo bucato per la scuola. Gli do il mio lavoro, vedano di farselo bastare.
Adesso che ho un contratto dove pago una cifra fissa al mese per le telefonate faccio talvolta qualche telefonata di lavoro da casa (prima le facevo solo col telefono della scuola, e se c'era da aspettare aspettavo). Quel che dovevo stampare o fotocopiare per la scuola lo facevo a scuola, con la stampante della scuola, l'inchiostro della stampante della scuola e la carta della scuola. Qualsiasi spesa esterna mi trovassi a fare perché la scuola non disponeva di attrezzature adeguate era preventivamente autorizzata e immediatamente seguita da richiesta di rimborso; che poi il rimborso arrivava quando arrivava, a volte dopo mesi, ma alla fine arrivava sempre. 
Qualsiasi minima spesa fatta per la scuola avrebbe pesato sul mio cuore come un macigno e mi avrebbe persino causato dei sensi di colpa. Con tanti gatti affamati in giro, con tante belle cose da fare e da comprare, proprio alla scuola dovevo dare dei soldi? Il lavoro si cerca di farlo bene, ma non deve mai e poi mai costituire una fonte di spesa.

È un punto di vista che a me sembra dettato da semplice buon senso, ma che evito di esternare se non ne vengo richiesta perché mi sono accorta che non è affatto condiviso. Al momento di fare una telefonata di lavoro - al comune, ai colleghi, ai rappresentanti, ai genitori, ai centri di assistenza, ai musei per fissare una gita - la gran parte dei miei colleghi tira fuori il suo cellulare e chiama. Se il numero di fotocopie fissato per la classe è finito, l'insegnante va in cartoleria e paga. Se dalle elementari, dove al momento c'è l'unica fotocopiatrice disponibile a colori, per qualche motivo qualcuno della segreteria stabilisce che non dobbiamo fare fotocopie a colori, l'insegnante esce e va a farle per conto suo. Se serve un cartellone l'insegnante compra il cartoncino e spesso porta i pennarelli colorati da casa. Se serve un dizionario, per esempio di latino, l'insegnante porta da casa il suo, perché la scuola paga il corso di latino, ma non il dizionario (soprattutto se non le viene chiesto).
Io invece pesto i piedi, mi intrufolo negli armadi dove so che riposano strane scorte di cancellerie dimenticate negli anni, vado a mendicare senza alcun ritegno alle elementari o in segreteria (dove hanno sempre tutto), circuisco i custodi addetti alle fotocopie insomma ricorro a qualsiasi bassezza tranne mettere mano al borsellino - e questo è il motivo per cui non sono mai riuscita ad ottenere un cavo di collegamento maschio-femmina il cui prezzo credo fosse di pochi euro (probabilmente però se all'epoca la mia salute non fosse stata così precaria a forza di piazzate e di insistenze sarebbe arrivato anche il cavo, o almeno l'autorizzazione a comprarlo di persona in attesa di rimborso).
Insisto. Tormento. Trovo altre strade. Mi intrufolo. Chiamo la Dirigente. Se necessario ci spendo anche del tempo (ma il tempo speso in quel modo non mi sembra perso) e quel che mi serve prima o poi arriva.
Ci riesco perché sono fornita di determinazione, tempo libero e ostinazione, e perché quel che faccio mi sembra giusto. Mai avuto l'ombra di un senso di colpa in proposito.

A questo punto, con un bel triplo salto carpiato abbandono la descrizione del mio personale rapporto con il denaro sul posto di lavoro (che non è poi 'sto granché, come argomento) e passo ad allargare il campo.
La scuola è un servizio gratuito che lo stato fornisce ai suoi cittadini e ai giovani ospiti sul suo territorio, perché tutti i giovinetti che calpestano l'italico suolo han diritto a un po' di istruzione. Siamo un paese ospitale e animato da sani principi, noi. La nostra Costituzione è chiarissima, sull'argomento: i giovani vanno istruiti.
A spese dello stato. E lo stato siamo noi. 
Qualcuno, a quel che sembra, è più stato degli altri.
Andiamo per ordine. Lo stato, grazie alle nostre tasse, paga gli insegnanti, i custodi, gli addetti alle pulizie (che a volte coincidono con i custodi e a volte no, in un pasticcio che non ho mai ben compreso), gli addetti di segreteria. Fornisce anche edifici a ciò preposti, e cura (un pochino) la manutenzione delle scuole superiori. Delle scuole materne, elementari e medie invece si occupano (un po') i comuni. Ancora lo stato dota tutte le scuole pubbliche di modesti e insufficienti  finanziamenti per la cancelleria, i laboratori, le biblioteche, gli strumenti di corredo. Per la primaria paga anche i libri di testo.
La Comunità Europea finanzia determinati progetti.
Per tutto il resto ci sono i genitori. I tanto deprecati genitori, così cattivi, rompiscatole, arroganti e pretenziosi, che pretendono di insegnarci il mestiere e che si lamentano sempre. Loro, sì.
I genitori pagano i libri di testo, a partire dalla scuola media. Quelli della lista da comprare a inizio anno, ma anche un sacco di altri libretti, libriccini e manualetti e libri di lettura che arrivano nel corso dell'anno, o addirittura a fine anno per le vacanze. E poi biglietti di musei e teatri, il noleggio dei pullman per le uscite (per una scuola di provincia come la nostra, i pullman sono sempre la parte più pesante del costo delle uscite didattiche, e ai pullman dobbiamo ricorrere quasi sempre perché i treni sono utilizzabili solo in casi particolarmente fortunati; comunque i genitori pagano pure i biglietti per quelli, anche per gli insegnanti).  Cancelleria e attrezzature varie. Corsi speciali di latino, musica, inglese e quant'altro. Assistenza per dislessici. Visite per certificare alunni con problemi di apprendimento (ché se aspetti le visite dell'ASL, i tempi sono decisamente lunghetti). E tante altre cosarelle che spuntano come funghi ogni giorno per ogni dove. Pagano, pagano e ancora pagano. "Pagherete caro, pagherete tutto" è il loro motto, scritto sul blasone che ricevono all'uscita dall'ospedale con il nuovo arrivato in braccio.
A St. Mary Mead (ma non siamo gli unici) pagano anche un contributo volontario di svariate decine di euro che qualche volta qualche Dirigente ha avuto lo stomaco di sollecitare - una pratica che il men che possa dire è che disapprovo ferocemente.
"Prof, ma il contributo è volontario, vero? Significa che possiamo anche non pagarlo?" "" è invariabilmente la mia risposta, qualsiasi cosa abbia scritto la Dirigenza nella circolare di sollecito (ne abbiamo avute, e arrossisco ancora a ricordarle).
A seconda delle annate, delle mattane del Ministero e delle varie leggi finanziarie questi soldi volontariamente forniti dalle pazienti famiglie servono per l'indispensabile (tipo carta igienica, per intendersi) oppure per qualcosa di meno brutale: computer nuovi, per esempio.
Altro cespite di entrata: i supermercati. Da qualche tempo alcune ditte o marchi assai diffusi (l'anno scorso c'era anche una marca di benzina, per esempio) offrono in certi periodi dei buoni da consegnare alla scuola. Ogni anno si aggiunge un marchio, e ormai l'ingresso di una scuola pullula di teche per la raccolta dei buoni. Poi qualche insegnante paziente li inserisce in apposito sito, scopre a quanti soldi abbiamo diritto e deposita sul tavolo della Sala Insegnanti i cataloghi di quel che possiamo scegliere. I supermercati eccetera offrono cancelleria, lettori di DVD, stampanti, fotocopiatrici, carta e cartoncini colorati ma anche LIM e computer (non sempre di qualità eccelsa, a quanto ho capito). Il loro contributo si rivela sempre molto prezioso. Ma anche quelli, a dirla tutta, sono soldi che vengono dai genitori: se non ci fosse questa iniziativa il supermercato gli offrirebbe punti, sconti, stoviglie, coperte, abbonamenti a teatro o altri tipi di premi. Di fatto, al supermercato importa il giusto della scuola, quel che davvero gli interessa è che il cliente sia soddisfatto e torni da loro il più spesso possibile, e cambia le sue offerte in base all'umore della clientela. Per esempio un tempo andavano di moda i pozzi in Africa.

Lo Stato dunque ha scelto di defilarsi sempre più, lasciando che gli utenti del servizio Scuola si arrangino come possono, anche con l'aiuto del supermercato, se necessario. Che vuoi che sia pagare qualche rotolo di carta igienica, un po' di detersivi, qualche barattolo di pennarelli, un po' di lavagne cancellabili, le carte geografiche, le uscite per il laboratorio sul razzismo o sulla legalità, le visite al museo dell'arte vetraria o all'accademia delle belle arti? Il Buon Genitore deve essere contento di pagare per l'istruzione dei suoi figli, giusto? Altrimenti è uno Schifo di Genitore.
(E quand'anche lo fosse? La scuola pubblica non è nata anche per compensare il divario di chi ci ha degli Schifi di Genitori, o semplicemente dei Genitori Poveri o che sull'orlo della povertà navigano perigliosamente facendo quadrare il bilancio a suon di aggiustamenti? In ogni caso, i giovinetti han diritto a essere istruiti, indipendentemente da quanto schifo possano fare i loro genitori, che comunque non ha scelto da un catalogo, ma gli sono capitati in sorte).

In un commento due post fa la povna scrive sarebbe ora di fare tutti una enorme ammenda collettiva e pensare che sostituendoci a chi quei materiali doveva fornirli non abbiamo fatto un atto di supplenza civica, ma abbiamo avallato la sostituzione individuale per beneficenza di un diritto sociale. E forse ha ragione e forse no.
Può darsi che il problema sia più profondo di così. 
Perché abbiamo accettato di fare quest'atto di supplenza civica invece di andare non dico a Roma con i forconi (con le punte avvelenate) ma almeno dai sindacati per schiarirgli le idee?
Può esserci che c'entri qualcosa il fatto che la scuola è in mano alle donne? 
Non parlo solo di insegnanti (che telefonano al museo etrusco a spese loro) ma anche, appunto, di genitori: perché la maggior parte dei genitori che gestiscono il rapporto con la scuola sono donne.
La gran parte del cosiddetto lavoro di cura in Italia, come in molti paesi, è in mano alle donne, in particolare quella parte che non è retribuita ma senza la quale il bilancio dello stato e la società tutta andrebbe a rotoli in men che non si dica. 
Si tratta di un lavoro non retribuito, che vive nell'ombra e che è fatto spesso di aggiustamenti, arrangiamenti, espedienti, dove il motto predominante è "intanto risolviamo il problema presente in qualche modo, mettendoci una toppa, dopo penseremo a trovare un rimedio più stabile"; ma quando arriva il "dopo" ci sono altri settecentoventotto problemi minuti di cui occuparsi subito e che non possono aspettare che tu stia ancora a rimuginare sul primo, che bene o male con la toppa che ci hai messo per il momento è stato aggiustato.
Per i genitori la scuola è solo una parte dell'esistenza. Per le insegnanti, anche. Dopo c'è da pensare a tutta la minutaglia che forma il tessuto della vita, perché nessuna di noi ha una moglie che pensi a tutto l'insieme di piccole incombenze che la vita quotidiana ci impone.
La carta igienica, il cartoncino per il tabellone, le fotocopie a colori servono adesso, ma c'è ancora tutto il resto da fare. Paghi la carta igienica, poi telefoni all'idraulico perché il rubinetto perde (adesso), dopo vai a fare i moduli dell'ISEE (adesso) e a cercare il regalo per il nonno Attilio (adesso) e a prendere la figlia in palestra (subito) e a portare il cane a fare il vaccino (prima che il veterinario chiuda). Si mette la toppa e si spera che per il momento basti.
Per il momento infatti basta, ma tra due settimane la carta igienica servirà di nuovo. E di nuovo andrò pagata. E ci sarà un nuovo cartoncino da comprare per farci un tabellone sulla struttura dell'inferno in Dante o sulla mappa dei sentimenti (da distinguersi dalle emozioni). E via e via, fino alla fine dell'anno.

Non ho soluzioni da offrire se non 
1) dismettere, tutte, ogni lavoro di cura non retribuito (tranne quello di cura dei gatti, naturalmente) e lasciare che il mondo si arrangi. Forse il mondo si arrangerò e forse no, ma ci sarebbe molto più tempo libero per tante di noi
e
2) andare a Roma con i forconi (dopo averne avvelenato per bene le punte), profittando del tempo libero in più di cui disponiamo, al grido non di "banchi rotanti!" bensì di "Alabarda spaziale!"
ma soprattutto
3) evitare di sentirsi in colpa anche per l'effetto serra - perché non sempre la colpa delle porcate altrui è nostra "perché glielo permettiamo".

lunedì 27 luglio 2020

Banchi rotanti! (il Vero Ministro non teme il ridicolo)


Nell'intervista da me citata nel post precedente la nostra ministra aveva accennato al nuovo e portentoso rimedio da lei studiato per dare agli studenti una scuola più bella e innovativa: dei nuovi banchi. Pochi giorni dopo si è anche presentata in televisione a mostrarli al grande pubblico, e su questi poveri banchi si è scatenato l'inferno. E qualcuno ha anche rievocato il buon Goldrake, che ha rallegrato l'infanzia e l'adolescenza di tanti di noi: banchi con le rotelle, banchi rotanti... alabarda spaziale... pioggia di fuoco...
Giustamente perché, come ci ricorda la celebre canzone di Vince Tempera Goldrake era un ottimo studente, mangiava libri di cibernetica e insalata di matematica (prima di andare a giocare su Marte)

Quando però ho visto la foto dei banchi in questione a me, più che Goldrake, è venuto in mente un altro ricordo della mia giovinezza: L'autoscontro.
E il mio primissimo pensiero non è stato di indinniazione, di deprecazione o altro, ma la gran preoccupazione non tanto di impedire alle classi di giocare all'autoscontro con banchi rotellati, e nemmeno di trovare un modo per impedirglielo (ad impossibilia nemo tenetur) ma di riuscire a tenermi ferma e a non mettermici a giocare con loro - cosa che, seriamente, dispero di riuscire a fare.

Si suppone, in base alle sagge argomentazioni presentate dalla povna nei commenti al post precedente nonché al buon senso che da qualche parte esiste anche nell'italica dirigenza (anche se, certo, talvolta è un po' nascosto), che quei banchi nelle aule non ci entreranno mai e che la storia morirà ben prima di cominciare dopo aver allietato per qualche giorno la rete. E tuttavia una domanda mi perplime.
Senza dubbio è vero che la scuola necessita di tante cose, e che scuole più belle, più innovative e dotate di suppellettili che coniughino bellezza, eleganza e funzionalità sarebbero assai gradite dall'utenza. Ma in questo momento quel che l'utenza richiede a gran voce è, prima di tutto, una scuola sicura sul piano sanitario
Forse qualcuno si è dimenticato di avvisare di questo la ministra - che tuttavia, vista l'aria che tira, avrebbe anche potuto arrivarci da sola anche senza suggerimenti. I banchi, bene o male ci sono. I disinfettanti, i tamponi e i misuratori di temperatura no, e tuttavia sarebbe assai opportuno procurarcene un po' in queste settimane prima della riapertura dell'anno scolastico.

Una volta passata questa tempesta, certo, si può pensare anche a banchi e sedie.
Per esempio: