Come ho raccontato, i Radicali hanno fatto parte della mia vita fin dalla prima adolescenza. Con loro, molto presto, arrivò anche una novità attraverso l'etere: Radio Radicale.
Nata verso la fine del 1975, con l'arrivo delle cosiddette "radio libere" (quelle fatte nel tinello di casa col minestrone che bolliva nella cucina lì vicino) per qualche tempo fu un fenomeno locale limitato alla zona di Roma, ma col tempo, non ricordo come e quando, si diffuse per tutta l'Italia. Nella mia zona all'inizio era schiacciata nell'ultimissima parte delle modulazioni di frequenza, poi si assestò verso il centro ma prenderla non è stato mai semplicissimo. Con l'arrivo dell'informatica però le cose si semplificarono e in rete è diventata una specie di radio on domand dove ognuno può scaricare in podcast quel che più gli interessa della sua programmazione per ascoltarselo quando gli fa comodo (nel mio caso soprattutto quando stiro, cucino o riordino qualcosa, anche se la rassegna stampa del mio amatissimo Massimo Bordin in diretta la mattina mentre prendo il caffé ha un suo fascino tutto particolare).
Per molti anni mi sono domandata se permetterci di ascoltare in diretta le sedute del parlamento valeva tutte le complicazioni che richiedeva a noi per trovare la sintonia e a Pannella per trovare i finanziamenti. In effetti non ha esattamente l'impostazione di una radio da teen-agers e l'unico supporto musicale che a brevi tratti inframezzava le varie trasmissioni era costituito solo e soltanto da brani tratti da una bella edizione del Requiem di Mozart (quella diretta da von Karajan, pare) e qualche brano da qualche altro requiem parimenti blasonato. C'era poi qualche rubrica e una valanga di dirette: dal parlamento, dai processi, dai congressi dei più vari partiti, conferenze di argomento altamente istituzionale e naturalmente un po' di notizie sulle varie campagne radicali, poche per volta ma assai insistite.
Era una radio da adulti, e per uno specifico tipo di adulti. Mi ci affezionai un po' per volta, nel corso dei decenni, soprattutto quando succedeva qualcosa sul piano istituzionale che mi interessava particolarmente: elezioni del Presidente della Repubblica, sedute parlamentari su determinati argomenti, congressi di partiti... i congressi dei partiti, soprattutto, mi piacevano molto: sentire un discorso politico completo, dall'inizio alla fine, mi interessava molto di più che leggere le frasette staccate dell'intervento con tanto di code e commenti dei giornalisti o vedere i piccoli assaggi che trasmettevano in televisione. Del resto, si sa che ognuno ha le sue perversioni e avevo imparato a concentrare i lavori di casa più monotoni in coincidenza con gli eventi che più mi interessavano.
Negli ultimi anni, cioè da quando sono diventata per gli strani casi della sorte una docente di Geografia, ho imparato a sfruttare le rubriche di approfondimento di politica e soprattutto di economia estera - anche perché la normale informazione, quella della RAI, per intendersi, alla politica estera dedica sempre meno attenzione - non dovessimo perderci dietro a scemate come la via della seta e perderci l'ultimo tweet dei viceministri o l'ultima proposta di legge sulla castrazione chimica, per carità.
Dopo molti anni di vita travagliata per mancanza di fondi Radio Radicale si assestò grazie a una convenzione con lo stato che garantiva regolari finanziamenti e cominciò ad avere un palinsesto piuttosto vario - ma sempre molto politico, per carità: volendo c'era anche un sacco di gossip, ma era sempre gossip molto ben documentato e la trasmissione dell'evento integrale e senza mediazioni né filtri permetteva all'ascoltatore di farsi opinioni in proprio sulle questioni più strane e sui partiti all'apparenza più insignificanti. Le fonti integrali in diretta, non manipolate: immagino che il problema al momento sia tutto lì, per l'attuale governo, formato da due partiti che hanno sempre praticato una notevole manipolazione delle informazioni a tutti i livelli manipolando, distorcendo o semplicemente inventando le notizie.
Sta di fatto che con l'ultima legge finanziaria hanno stabilito di dimezzare i finanziamenti a Radio Radicale in nome di una più sana gestione dell'economia statale che riducesse gli sprechi ma senza cambiare la quantità di programmazione, togliendosi di torno una buona volta quei rompiscatole che insistevano a trasmettere tutto il congresso, tutto il dibattito, tutto il processo eccetera eccetera - insomma, di farla chiudere per fame.
Potranno i Radicali cadere senza combattere? Certamente no. Il problema è che per combattere non hanno molta forza sui tempi brevi perché di fatto stanno sull'anima a tutte le forze politiche esistenti al momento, tranne la piccola PiùEuropa.
Hanno diffuso appelli, si capisce, e lanciato una raccolta di firme, che sta pure andando benino; ma sappiamo tutti benissimo che il potere delle raccolte firme è, come dire, piuttosto limitato. Una sommossa popolare avrebbe probabilmente miglior esito, ma una sommossa popolare in nome di Radio Radicale sembra eventualità abbastanza improbabile perfino al mio incrollabile ottimismo. In fondo l'approccio diretto con la fonte è un tema che interessa solo i cosiddetti radical chic da salotto, quelli che nell'immaginario popolare collettivo vivono nei loro ricchi attici in piazza Navona e nulla sanno dei veri problemi della ggente.
Hanno diffuso appelli, si capisce, e lanciato una raccolta di firme, che sta pure andando benino; ma sappiamo tutti benissimo che il potere delle raccolte firme è, come dire, piuttosto limitato. Una sommossa popolare avrebbe probabilmente miglior esito, ma una sommossa popolare in nome di Radio Radicale sembra eventualità abbastanza improbabile perfino al mio incrollabile ottimismo. In fondo l'approccio diretto con la fonte è un tema che interessa solo i cosiddetti radical chic da salotto, quelli che nell'immaginario popolare collettivo vivono nei loro ricchi attici in piazza Navona e nulla sanno dei veri problemi della ggente.
Radio Radicale chiuderà alla fine di Maggio, lasciandomi nelle ambasce e nelle angosce e senza più informazioni attendibili cui attingere. Oh sì, quando si forma un vuoto si trova sempre chi lo riempie e non ho nessun dubbio che intorno a noi pioveranno informazioni alterate a vari livelli - con scarsa verosimiglianza se indirizzate ai terrapiattisti, più curate quando il pubblico da convincere è più addentro al viver del mondo ma comunque tutte accentrate sull'Italia perché il resto del mondo fuori dall'Italia, notoriamente, non esiste e se esiste è fatto solo da persone molto cattive ed egoiste, che vogliono soltanto invaderci o ridurci alla fame. Insomma resterò sola e disarmata, senza più anticorpi e col mio solo buonsenso a proteggermi contro le voci false e tendenziose - che è come spedire un nudista armato di fionda e pallini di carta ad affrontare un drago.
Certo, almeno per la politica estera potrei sempre rivolgermi con fiducia agli articoli dell'Avvenire, che notoriamente ha una sezione curatissima sull'argomento. C'è purtroppo il piccolo dettaglio che anche l'Avvenire è a rischio di chiusura per colpa dei tagli previsti per l'anno prossimo verso l'informazione indipendente. Certo, la Chiesa cattolica e apostolica romana ha risorse più vaste cui attingere e potrà forse ignorare la stretta economica che l'attuale governo cercherà di imporgli. Forse. Vedremo.
Io però, lo confesso, preferivo Radio Radicale che era gratis all'Avvenire che, giustamente, dovrei pagare.














