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venerdì 5 aprile 2019

Tokyo Express - Matsumoto Seicho





















Nonostante le apparenze si tratta dello stesso libro in due diverse edizioni. 
Naturalmente l'edizione Adelphi è filologicamente corretta e completa in ogni sua parte, mentre l'edizione del Giallo Mondadori è stata sforbiciata qua e là, sì come usavano fare nella redazione del Giallo Mondadori dove avevano deciso che un buon giallo doveva avere un dato numero di pagine e parole e non di più.
In Giappone è stato pubblicato nel 1958, in Italia arrivò nel 1971 grazie appunto a Mondadori e piacque assai, tanto che molti appassionati di gialli se lo ricordano ancora e nel 2018 si sono quindi precipitati a comprare la nuova edizione di Adelphi. 
L'autore è molto famoso (in Giappone naturalmente, ma anche altrove) ed è stato soprannominato il Simenon giapponese - non so se anche per merito di questo libro, che non mi sembra abbia molto a che fare con Simenon, ma ammetto che l'ultimo libro di Simenon l'ho letto intorno ai quindici anni e quindi potrei non aver colto la somiglianza nell'atmosfera. Mi ha ricordato invece moltissimo le Cinque piste false di Dorothy Sayers per l'immane quantità di orari di treni che rovescia sul povero lettore lasciandolo completamente stordito. Matsumoto mostra maggior riguardo verso chi lo legge, che in effetti potrebbe seguire le vicende dei sospettati con una certa facilità... se soltanto tutti quei nomi di località giapponesi si sgranassero facilmente davanti ai suoi occhi su una mappa mentale del Giappone; ma noi poverelli quando abbiamo imparato a collocare Tokyo, Osaka, Nagasaki, Hiroshima e Sapporo ci sentiamo dei veri draghi in geografia giapponese e ci pare di aver fatto chissà quale prodigio, e qui ci vuole ben altro. 
Adelphi in effetti ci ha provato, a corredare il libro con una cartina con i nomi di località citati, ma mancano le indicazioni delle linee ferroviarie e soprattutto per il lettore italiano, con poche e rare eccezioni, sono e restano  nomi appiccicati lì e difficili da collocare per chi non conosce il Giappone.

Il racconto parte dal ritrovamento di due corpi su una spiaggia: un uomo e una donna, piuttosto giovani, distesi l'uno accanto all'altro. Nulla di cruento, niente segni di lotta, solo i sintomi di avvelenamento da cianuro. I due vengono identificati senza problemi e non sono sposati. La polizia ne conclude che si tratta di un suicidio d'amore, una categoria di suicidi relativamente comune in Giappone e quasi codificata in certe circostanze. Lui lavorava al ministero X, dove stava montando uno scandalo legato a... tangenti e appalti? L'autore resta squisitamente sul vago, e questo l'ho trovato molto gentile da parte sua. Del resto, essendo nata e vissuta in Italia, di queste vicende ne so abbastanza per sapere che si somigliano tutte e che di solito i funzionari di grado più alto, che  sono anche i principali colpevoli, non soltanto non pagano di persona ma riescono a rovesciare tutte le colpe su funzionari di grado più basso. Così succede anche in Giappone, con la non lieve differenza che in più di un caso i leali funzionari di grado più basso tendono a suicidarsi pur di evitare di incriminare i loro amati superiori, coinvolgendo talvolta nel suicidio anche la loro amante che non vuol più vivere senza il suo amato (e questo, ammettiamolo, in Italia è decisamente più raro nonostante la tanto decantata passionalità dei nostri amori). La polizia sa che nel Ministero X l'inchiesta sta andando avanti a grandi passi e che presto il morto ritrovato sulla spiaggia sarebbe stato imputato - e, nonostante ancora nessun procedimento penale fosse stato avviato, evidentemente lo sapeva anche il funzionario.
Sembra quindi che non ci sia alcun mistero da chiarire e l'inchiesta sarebbe ben presto archiviata se il bigio e dimesso ispettore di lungo corso Torigai Jutaro non venisse insospettito da un paio di dettagli che gli suonano strani.
Nonostante il supplemento di indagini che Jutaro avvia, in accordo con i suoi superiori, non salta fuori niente di sospetto e l'ispettore di lungo corso si darebbe per vinto se da Tokyo non arrivasse un giovane ispettore rampante, tal Mihara Kiichi, pronto ad accogliere tutti i suoi dubbi e le sue perplessità e a proseguire le indagini. L'inchiesta perciò va avanti, snodandosi lentamente, costellata dallo scambio di lunghe lettere alquanto formali e molto cerimoniose dove i due poliziotti si scambiano impressioni e suggerimenti fino al completo chiarimento della vicenda, che arriva diversi mesi dopo e lascia il lettore più che sorpreso.
Se infatti si comprende abbastanza presto chi sia il colpevole, vista l'encomiabile pazienza e cura con cui per decine e decine di pagine il poliziotto giovane e quello anziano si dedicano a smontare l'alibi di una persona che non era lì, non poteva essere lì e d'altronde non aveva assolutamente alcun motivo per essere lì, ricostruire le modalità del delitto (perché infine un delitto c'è stato) e soprattutto le motivazioni è decisamente complicato.Niente infatti è come sembra, e non soltanto perché il presunto suicidio non è esattamente un suicidio, ma perché a lungo si lavora sulle persone sbagliate attribuendo loro ciò che non hanno fatto anche se all'apparenza tutto sta a indicare che l'hanno fatto.
Quando infine l'investigatore più giovane chiarisce ogni singolo dettaglio in una lunga lettera inviata all'ispettore anziano, la disposizione che le carte avevano mantenuto imperterrite per tutta la durata del romanzo si capovolge improvvisamente e il lettore scopre di essere stato ingannato per tutto il tempo da svariati errori di prospettiva, oltre che da qualche pregiudizio.
Abbiamo dunque una bella soluzione a sorpresa, una serie di colpi di scena che si sgranano solo nelle ultime pagine e, come dicevo all'inizio, un grandissimo squadernarsi di treni e traghetti e perfino aerei che, con grande sorpresa del lettore italiano, arrivano sempre sempre sempre in orario, spaccando il minuto e a volte perfino il secondo. La geniale trama è resa possibile solo dal perfetto funzionamento dei mezzi di trasporto giapponesi, che lascia il lettore ammirato quanto invidioso, ma certo non fornirà mai ad alcun assassino qui residente lo spunto per organizzare un qualche delitto quaggiù, dove i treni e tutto il resto (particolarmente gli autobus) non solo arrivano spesso e volentieri in ritardo, ma facilmente sono in buon ritardo già alla partenza, se pure non vengono soppressi prima ancora della partenza, e dove ogni pendolare ha una bella collana di racconti uno più surreale dell'altro cui attingere per ingannare l'attesa con i compagni di sventura - e forse sì, questi pendolari in cuor loro meditano omicidi a raffica, ma non si fiderebbero mai a organizzarne nemmeno mezzo basandosi su un orario dei mezzi di trasporto.

Si tratta insomma di un buon giallo di impianto classico, che lancia molti segnali al lettore ma lo convince con abilità a guardarli dalla parte sbagliata; ma è anche, credo, un noir: la soluzione infatti è molto cupa e questa cupezza invade il lettore un po' per volta, sin da quando il meccanismo è ancora completamente nascosto e non solo niente lascia immaginare la crudeltà del delitto, ma nemmeno che un delitto in effetti ci sia.
Consigliato nei giorni di pioggia o di nebbia, quando si hanno a disposizione molte ore di lettura, è perfetto anche per i pendolari delle linee più a rischio, quelle dove spesso i treni vengono soppressi (con tecniche indolori, mi auguro) e gli aerei accumulano ore di ritardo. Se lo leggete alla fermata dei tram, invece, fate attenzione a posizionare la borsa in modo sicuro per evitare che qualcuno approfitti della vostra distrazione quando sarete molto immersi nella lettura.
Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro felici ore di letture a tutti, profittando di questo ultimo scorcio di inverno: presto tornerà per tutti il tempo delle passeggiate nel verde e delle gite in bicicletta tra gli alberi in fiore.

6 commenti:

dolcezzedimamma ha detto...

Pare decisamente interessante. E l'estate, tempo adattissimo ai gialli, si avvicina. Spero...

Murasaki ha detto...

çDolcezze:
Speriamo. Qualche libro esotico e un po' di relax sarebbero proprio quel che ti serve, adesso ^_^

Hermione ha detto...

Insomma mi pare che il soggetto non sia replicabile da alcun giallista italiano, a meno di non ambientarlo all'estero...da noi un libro che parla di treni sempre in orario sarebbe più fantascienza che giallo.
Comunque me lo segno perché mi hai incuriosito.

Kuku ha detto...

Sto finendo ora di leggere "Giorni giapponesi" di Angela Staude e anche lì si fa accenno ai suicidi dei leali funzionari. Direi che questo giallo mi giunge a fagiolo, ho letto così poco di giapponese e penso che questo libro potrebbe fare al caso mio.
Un delitto in perfetto orario.

minty ha detto...

Letto tanti anni fa nell'edizione del Giallo Mondadori, sono rimasta sorpresa dal gran parlare che se ne fa ora, in occasione della riedizione Adelphi.
Tutti, tutti gli italiani che conosco che lo hanno letto hanno formulato lo stesso pensiero (me compresa): in Italia non funzionerebbe mai!
E' una cosa che ci colpisce moltissimo, il fatto che si possa pianificare un omicidio al di sopra di ogni sospetto confidando nella puntualità dei mezzi di trasporto. Non ci capacitiamo, ed è la cosa che, ho notato, resta più impressa al lettore italiano :D
Confermo, per il resto, l'atmosfera assai cupa. Non credo avrò mai il mood giusto per rileggermelo.

Felice invece di rileggere te così in forma, Murasaki! Un saluto affettuoso!

Murasaki ha detto...

@Hermione
Fantascienza, sì, ma con una venatura decisamente fantasy!

@Kuku:
Io invece credo che mi leggerò i Giorni giapponesi, visto che li posso trovare in biblioteca. Grazie della segnalazione ^_^

@Minty:
Ah, ma perché è Adelphi, mia cara, e tutti quindi si sentono autorizzati a dirne bene, anche se è esattamente lo stesso libro che quarant'anni fa non mosse certo cielo e terra, altrimenti avrei cercati di procurarmelo mentre invece non sapevo nemmeno che esistesse - e sì che all'epoca di gialli ne leggevo parecchi, anzi quasi non leggevo altro. Quanto ai treni in orario, la cosa non mi avrebbe poi così colpito se non avesse tanto colpito gli altri: qualsiasi lettrice di manga impara presto che il Giappone è una terra strana sotto tanti aspetti, e il fatto che i treni, laggiù, arrivino puntuali è solo una delle loro tante stravaganze :)