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martedì 27 aprile 2010

Approfondimento delle Materie Letterarie



Oltre che da Donna Summer le gioie del profondo sono state cantate anche da Vivaldi: ascoltare per credere

Tra le molte e notevoli perversioni della sedicente Riforma Gelmini, la più stravagante è senza dubbio quella del misterioso Approfondimento delle Materie Letterarie, una misteriosa entità che è improvvisamente comparsa nell'orario di Lettere della scuola media. Al Ministero dell'Istruzione non più pubblica (MIUR, per gli amici) infatti hanno deciso di falciare le ore di Lettere da undici a nove, onde assegnare ad ogni insegnante di Lettere due classi e non più una e mezza come usava finora, MA qualche misteriosa mano all'interno del MIUR suddetto ha fatto scivolare un'ora supplemengtare di Lettere, appunto l'ora di Approfondimento delle Materie Letterarie, portando così il totale delle ore di Lettere di ogni classe da nove a dieci.
Abbiamo quindi insegnanti di Lettere con cattedre di diciotto ore, e cattedre di Lettere di nove + una ore. E se dividere diciotto per nove è un'esercizio abbastanza semplice, dividere diciotto per dieci è abbastanza complesso. Si aggiunga che questa misteriosa ora di Approfondimento è, appunto, rimasta misteriosa, perché dal MIUR nessuno ha mandato a dire una parola su cosa accidenti fosse e come andava gestita; e considerando la chiarezza delle indicazioni che arrivano da qualche tempo dal Ministero in questione, alla fine forse è andata meglio così.
Ogni scuola ha provato a sbucciare la patata bollente a modo suoi. Qualche scuola, ingannata da accenni falsi   e tendenziosi sparsi abilmente qua e là da Ministro e funzionari nelle interviste (ma mai in documenti ufficiali) riguardo a una mai meglio definita "Cittadinanza e Costituzione" (mentre esiste tuttora Educazione Civica, ma non ha un monte ore specifico, ed è ufficialmente una materia trasversale dai tempi della Riforma Moratti) ha pensato di dedicargli l'ora di Approfondimento, assegnandogli un programma specifico. Altre ne hanno fatto un'ora di lettura, anche lì con una programmazione specifica, oppure hanno spezzato le cattedre (di solito accorpando Approfondimento a Geografia). 
Hogsmeade ha seguito invece la tendenza più comune: tutte le ore di Approfondimento convogliate su un unico, sventurato insegnante, ma senza indicazione alcuna su cosa accidenti fare, nell'ora in questione.
La fortunata vincitrice delle ore di Approfondimento ad Hogsmeade sono io: visto che la scuola è formata da nove classi ho dunque il piacere di avere una classe con dieci ore (che è una bella comodità) e otto classi dove faccio un'ora a settimana (che è una bella scomodità per tutti, alunni compresi).

Ho chiesto cosa avrei dovuto farci, in quelle otto ore di Approfondimento. Mi hanno spiegato con gran solennità che avrei dovuto svolgere la programmazione relativa ai laboratori pomeridiani (dedicati, rispettivamente: per le Prime all'Educazione Ambientale, per le Seconde all'Educazione Alimentare e per le Terze a Educazione Civica). Ho provato a obbiettare ma si sono mostrati irremovibili, ho provato a chiedere chiarimenti ma si sono mostrati sguscianti come anguille. E insomma il primo giorno di scuola mi sono trovata nuda e cruda (a parte un elegante abito di seta e un giacchino di shantung che non rivestivano alcuna valenza didattica) davanti alle mie prime due ore di Approfondimento, e le ho sbarcate con il discorso di insediamento di Obama alla Casa Bianca per la Terza e con un testo da scrivere di getto sul loro primo giorno di scuola media per la Prima.
Visto che di chiarimenti continuavano a non arrivarne ho preso accordi con i singoli colleghi. Loro chiedevano e io provvedevo. Esercizi di recupero, correzione di esercizi di grammatica, lezioni supplementari di Storia e Geografia, interrogazioni a tappeto, verifiche - quello che volevano. In fondo, un'ora supplementare fa sempre comodo. Magari un'ora in più svolta dal titolare della cattedra avrebbe fatto ancora più comodo, ma insomma quello passava il convento. 
L'unica cosa che nessuno mi ha chiesto era di fare lezione di letteratura - con mio gran piacere, perché  mi risulta contro natura fare storia della letteratura alle medie, mentre un'ora passata a inanellare esercizi sull'uso dei pronomi mi rilassa e mi fa sentire utile. E' una cosa che so fare bene, o almeno così mi sembra.

Fare un'ora in otto classi diverse ha i suoi pro e i suoi contro. Adesso conosco tutte le classi, posso discutere con i colleghi in Sala Professori su tutti i casi problematici della scuola (ad ognuno ho messo almeno un rapporto) e tutta la scuola mi conosce. La mattina, quando entro, un'infinità di alunni mi salutano (un onore, questo, cui mi sarei adattata di buon grado a rinunciare, in effetti) e quando ho un'ora di supplenza so sempre cosa fare in ogni classe.
Ho tre enormi registri, ognuno col suo diario delle lezioni e la sua programmazione e i suoi voti. Una gran scocciatura, in effetti. E siccome tutti si sono accorti che la prof. Murasaki non ha niente in contrario a correggere quel che assegna, molti sono stati assai lieti di affidarle gran copia di verifiche di grammatica e di testi scritti di vario tipo. Considerando che ci sono anche gli scritti della classe dove faccio le dieci ore, e che sono sempre stata un'insegnante che fa scrivere parecchio le sue classi, posso senz'altro affermare che quest'anno la benedizione della correzione è scesa su di me con abbondanza.
Ho anche il piacere di essere in tutti i Consigli di Classe e dunque di partecipare agli scrutini di tutte le classi. Inoltre all'ora di ricevimento ho visto arrivare, con mia grande sorpresa, immani quantità di genitori; i più venivano per vedere che bestia era, e soprattutto per cercare di capire cosa diamine fosse l'Approfondimento (e lì non ero in grado di aiutarli più di tanto: perché, se non lo sa il MIUR, che l'Approfondimento l'ha inventato, come potrei saperlo io?), ma molti volevano sentirsi dire che i figli erano bravi o tapinarsi con me perché i figli erano problematici - e in entrambi i casi ho sempre profuso lodi o porto un orecchio fraterno e comprensivo, a seconda delle circostanze; altri invece volevano parlarmi dei casi loro (è incredibile la quantità di genitori che vengono a parlare con gli insegnanti per raccontargli i casi propri) oppure sparlare del legittimo titolare di Lettere perché non sa gestire bene la classe - e siccome, dopo qualche ora passata in quelle classi e con quei figli so benissimo perché il titolare ha problemi a gestire la classe, e so anche che chiunque avrebbe problemi a gestirla, la mia reazione è spesso assai diversa da quella che il genitore sembrerebbe aspettarsi, e include di frequente un uso intenso di frusta e gatto a nove code.

Dovendo tirare le somme, infine, mi sento di affermare che l'ora di Approfondimento delle Materie Letterarie è una di quelle esperienze molto formative di cui ogni insegnante è disponibile a fare a meno.

venerdì 1 marzo 2013

Il voto non è soltanto un numero


La collega della Prima Pacioccosa, dove faccio l'Approfondimento delle Materie Letterarie, mi aveva chiesto di avviare un po' di Educazione Civica, approfittando del fatto che ci sarebbero state le elezioni politiche, quelle del Presidente della Repubblica e perfino il conclave. In base al principio di cieca sottomissione che da sempre regola le mie ore di Approfondimento non avevo battuto ciglio, ma in cuor mio avevo pensato che, bah, una prima, parlargli di elezioni... insomma, non era un po' prestino? Di solito sono argomenti che si toccano in seconda o in terza.
Tuttavia, dopo che dalle urne è uscito quel che è uscito, mi sono detta che, stante che l'argomento era destinato a perseguitarci tutti per qualche mese, tanto valeva addentare il topo per la coda.

Tornata da scuola dopo il ponte elettorale, inizio la mattinata con un'ora nella Prima d'Ogni Grazia Adorna; che, effettivamente, in più di una occasione ha mostrato una certa sensibilità su questioni sociali, ma insomma non ho fatto letteralmente in tempo a firmare il registro che è partito il fuoco di fila delle domande sulle elezioni prossime venture "così facciamo un altro ponte elettorale".

Mi trovo costretta a disilluderli: vista la situazione, le prossime elezioni non potrebbero svolgersi prima di Giugno, quando il ponte elettorale non risulterebbe per loro di alcuna utilità. Gli conviene invece fare il tifo perché parta un governo, anche provvisorio, ma che probabilmente andrebbe in crisi in autunno, permettendo loro un bel ponte elettorale verso la fine di Ottobre.
Chiedono spiegazioni e mi addentro nelle varie procedure, elezione dei presidenti delle camere, la questione del semestre bianco, come funziona il Porcellum, perché viene chiamato così...
Dopo che mi hanno spolpata ben bene per non meno di tre quarti d'ora, ottengo alla fine di fare due piccole interrogazioni di geografia. In compenso mi promettono che studieranno le tre pagine sull'erosione dell'acqua anche senza un ulteriore ripasso in classe.
Lascio la classe considerando in cuor mio che, forse, l'idea della mia collega non è poi così sballata e che magari quel corsettino di procedure costituzionali dovrei avviarlo anche nella Prima d'Ogni Grazia Adorna, in quanto non sembra del tutto impossibile che i ragazzi siano disponibili ad interessarsi dell'argomento.

L'ora successiva la passo con la Seconda Effervescente, dove vengo letteralmente presa d'assalto per sapere se e come ho votato. Da lì si innesta un'interessante discussione sul fatto che votare conviene sempre, perché comunque non ci sarà mai il caso in cui nessuno voterà: "almeno i candidati comunque andranno a votare, giusto?" osserva Bradamante. Vengono poi trattate le questioni del "votare chi meno ti dispiace", della segretezza del voto, della formazione del futuro governo e infine dei poteri e delle competenze del Presidente della Repubblica. L'idea del Presidente della Repubblica che scade come i latticini li colpisce assai.

"Non a caso infatti si parla di semestre bianco" spiego benevola. Giusto, convengono, anche il latte e molti formaggi sono bianchi.
E finalmente riesco a fare un po' di lezione - guarda caso sulla questione dei tre poteri (siamo ormai all'illuminismo). Misteriosamente, questa classe adora educazione civica: dopo un successo travolgente quanto inatteso, riscosso grazie ad un paio di lezioni sullo stalking* che la classe si è letteralmente mandata a memoria accalcandosi per essere interrogata, davo per scontato che le tre lezioni con relativi appunti dedicate alla progressiva costruzione della Costituzione Inglese raffreddassero alquanto gli entusiasmi; così non è stato, con mia grande sorpresa. 
E dunque anche loro godranno di un ricco approfondimento su elezioni, insediamento delle camere eccetera, come tutte le seconde che mi passano tra le mani. Contrariamente alla maggior parte delle seconde che ha subito questo trattamento, però, si stanno accostando con entusiasmo davvero imprevisto a tale allettante (???) prospettiva.

E infine tocca alla Prima Pacioccosa per la sua ora di Approfondimento settimanale. Entrando in classe mi riconfermo nelle mie perplessità: sono ancora così bambini, forse perfino più della Prima d'Ogni Grazia Adorna...

Introduco timidamente l'argomento: istituzioni italiane, siamo una repubblica parlamentare, bicamerale...
Ma già arrivati alle due camere scatta il fuoco di fila delle domande. Per motivi a me ignoti, la classe sembra soprattutto interessata alla questione dei voti validi e non validi: cosa invalida una scheda,  se una scheda bianca può essere invalidata eccetera. Li istruisco con tutto quel che so in materia e il suono  della campanella arriva a salvarmi giusto quando sono riuscita infine a riposizionarmi sulla data di nascita della Repubblica Italiana.

In conclusione, St. Mary Mead è popolata da una folta schiera di giovinetti il cui principale interesse del momento sembra legato a quelle procedure di democrazia diretta e indiretta con cui gli stati moderni scelgono i loro rappresentanti. 

Non mi è chiaro come ciò sia possibile, ma siccome il cliente ha sempre ragione, ebbene, sarà mia cura fornirgli il cibo che mi richiedono e nella quantità che dimostrano di voler ricevere: non sia mai detto che la loro ancora implume giovinezza veda trascurata la legittima sete di conoscenza dei loro futuri diritti e doveri di cittadini.

*perché mi era venuto in mente, in pieno studio della storia cinquecentesca, di parlare dello stalking? 
Ebbene sì, erano giunte notizie di episodi che...

martedì 17 luglio 2012

Haeretica - Sui corsi di Scrittura Creativa per le scuole medie


Nella vita normale la Scrittura Creativa è assai simile all'araba fenice: tutti concordano sul fatto che esista ma diventano molto confusi quando si tratta di delinearne i confini con precisione (personalmente concordo con questa scuola di pensiero). 
Quando però si entra nella scuola media, per fortuna, le cose si semplificano  e sulla scrittura creativa hanno tutti le idee molto chiare - specie gli insegnanti di Lettere.
Abbiamo infatti, a tal proposito, due scuole di pensiero all'occorrenza intercambiabili, e con parità di diritti.
La prima intende, per Scrittura Creativa, qualcosa da confinarsi a ore speciali (laboratorio, sesta ora,  Approfondimento delle Materie Letterarie e simili): in questo caso si intende qualcosa che richiede solo carta e penna (o computer)  e una certa dose di scrittura ma non è  soverchiamente pallificante per l'alunno che la pratica.
"Massì, fagli un corso di scrittura creativa, così tu non ti stanchi e loro si divertono" è l'esortazione consueta che riceve l'insegnante di Lettere novizio dai colleghi più esperti. Qualora l'insegnante di turno, cui sia stata così sbolognata la Scrittura Creativa, mostri una certa qual esitazione, tutti i colleghi intervengono a rassicurarlo e gli mostrano qualche guida... ai giochi linguistici.
Inteso in questa accezione, il Corso di Scrittura Creativa risulta effettivamente non molto  faticoso per il docente e piuttosto divertente per gli alunni; nonostante questi due gravi inconvenienti è anche molto utile, specie quando il docente ha cura di agganciarlo a un po' di grammatica: filastrocche, giochi di parole, tentativi di poesia (con rima o senza, ma il ritmo ci deve essere comunque), frasi costruite da determinate parole chiave, dove per esempio cambia o aumenta una lettera (per intendersi: pala/palla, panno/panna),  parole polisemiche (tasso, stagno),  parole che cambiano significato cambiando l'accento (ancora, pesca); scene legate a modi di dire (parlare a Vanvera), dialoghi impossibili eccetera eccetera. Di giochi di questo tipo ce ne sono centinaia, quel che non c'è si può inventare in un lampo di ispirazione o chiedendo in giro, e se manca l'ispirazione o si vuole una guida di appoggio ci sono ottimi manuali. E' del tutto improbabile che un gruppo di lezioni di questo genere risulti dannosa, ed è nel normale corso delle cose che risulti utile quanto divertente per tutti.

Esiste poi un altro tipo di Scrittura Creativa, che è una specie di cascame dei veri e propri Corsi di Scrittura Creativa (quelli che si fanno a pagamento nelle Scuole di Scrittura e che dovrebbero aiutare le persone ad esprimersi attraverso la scrittura riuscendo meglio o peggio a seconda di chi li tiene e di chi li frequenta). Ogni antologia ne contiene uno, e sono del tutto orripilanti e pretenziosi.

Lo scopo dichiarato è, nientemeno, "imparare a scrivere un racconto" o, in qualche caso, addirittura "diventare uno scrittore". Vaste programme, va riconosciuto.

Verrebbe da pensare, all'incauto profano, che il primo passo per insegnare a scrivere un racconto, anche senza essere la settima reincarnazione della Mansfield o di Hemingway, sia avere una qualche idea di, appunto, come si fa a scrivere un raccontoma in verità niente in questi corsi (o percorsi, o moduli o come accidente vengano chiamati a seconda dell'anno dell'edizione dell'Antologia) lascia presumere che il suo ideatore abbia mai prodotto alcunché in questo campo.

Il corso si divide normalmente in cinque step (o fasi, o unità didattiche o di apprendimento o come accidente vengano chiamati a seconda dell'anno di edizione eccetera eccetera): l'inizio, detto anche incipit,  i personaggi, l'ambientazione,  i dialoghi, il finale. Non una parola è di solito riservata alla scelta della vicenda, anche se in qualche caso si indica il genere letterario di riferimento: racconto giallo, o di fantascienza, o fantasy. A volte c'è anche il Racconto Umosristico.
Quando il genere viene indicato, allora se ne indicano anche le caratteristiche, dimostrando una singolare ignoranza del genere suddetto e dei suoi sviluppi negli ultimi quattro decenni.
Con il racconto umoristico, va pur riconosciuto, a elencare le caratteristiche si fa in fretta: deve far ridere e presentare situazioni comiche (queste sì che son sorprese!). Per gli altri generi, è una mezza tragedia.
Ancora ancora, nel racconto giallo ti spiegano che ci vuole un mistero da risolvere e un investigatore - che è pur sempre vero, anche se costruire un racconto giallo che abbia almeno vagamente un senso richiede comunque un bel po' di pianificazione. 
Ma quando si tratta di fantascienza o di fantasy...
Il racconto di fantascienza richiede astronavi e viaggi nello spazio, ci assicurano, sorvolando sul fatto che una gran bella fetta della fantascienza non coinvolge astronavi di nessun tipo e si basa su paradossi temporali o interdimensionali, catastrofi nucleari o questioni sociali legate all'ecologia e alla sovrappopolazione (ma siamo seri: ce lo vedete un curatore di antologia spulciare tra i premi Nebula e gli Hugo alla ricerca di racconti originali e moderni da inserire nei suoi volumi? Siamo seri, è molto più pratico riciclare le vecchie glorie degli anni 60 inserite trent'anni fa e da allora rimpallate tra tutte le antologie del regno).
Se invece si passa al fantasy (dimenticando allegramente che i racconti fantasy non sono molto comuni, perché l'unità di misura per il fantasy, nel bene e nel male, è la trilogia, e infatti nelle antologie ci sono solo brani tratti da romanzi) ti raccontano che ci deve essere un'ambientazione medievale e la lotta tra il Bene e il Male.
E par di sentirli rispondere, davanti a eventuali obiezioni  "Ragazzi, noi s'è letto solo un po' di Tolkien in pillole e qualcuno dei primi romanzi di Terry Brooks, e lì c'è l'ambientazione medievale e la lotta tra il Bene e il Male" (il che poi non è neanche  vero, nemmeno per Terry Brooks). "Ma, scusate" si potrebbe obbiettare "Da quando in qua un ragazzo in seconda media è in grado di costruire un'ambientazione medievale?".
Al che, nel caso, potrebbero rispondere che spesso, anche nei temi, si sente chiedere una storia che si svolge in un dato periodo storico con accurata ambientazione, e se gli insegnanti la chiedono nei temi, a maggior ragione possono pretenderla in un racconto (e hanno ragione, pretenderla non è un problema per nessuno. Cosa poi venga fuori dal tema in questione è un'altra storia).
Senonché per "ambientazione medievale" a volte hanno il coraggio di precisare che intendono spade, draghi, incantesimi e cavalieri con l'armatura, e all'occorrenza sono ben accetti anche nani ed elfi (il medioevo era pieno zeppo di draghi, elfi e incantesimi, è ben risaputo).

Torniamo al nostro ipotetico racconto, che il tredicenne di turno dovrebbe costruire a ruota libera partendo dall'inizio e concludendo con il finale. Per quanto si frughi all'interno di questi Corsi di Scrittura Creativa da Antologia non se ne trova mai uno che dica che, per scrivere un racconto, sarebbe buona norma partire da una storia, più che dall'inizio. Ovvero: di che parla il tuo racconto?

C'è una principessa che sposa un armadillo? O un armadillo che si ritrova nelle fogne di Chicago? O si parla di una rapina alla banca finita bene per tutti, banchieri esclusi? Oppure la mamma prepara un dolce per il compleanno di Roberta?
Non è necessario che, quando comincia, il fanciullo aspirante scrittore sappia tutto della vicenda che va a narrare, in fondo si scrive anche per farsi sorprendere da una storia;  ma dovrà ben avere almeno una vaga idea di dove e quando si svolge la sua storia, cosa succede e chi vi partecipa, altrimenti scriverla risulterebbe davvero arduo.

Poniamo comunque che, in un attacco di buon senso e in barba alle balorde istruzioni  dell'antologia, l'insegnante abbia evitato l'ostacolo facendo scegliere (o perfino assegnando dittatorialmente) agli alunni lo spunto della vicenda prima di accingersi all'ardua opera.

1Il percorso di Scrittura Creativa parte inevitabilmente dall'inizio, che spesso viene anche chiamato incipit sembra una roba molto più seria. Volendo, ci sarebbe da considerare il piccolo e insignificante dettaglio che per costruire un incipit devi anche avere scelto il Punto Di Vista della narrazione; ma c'è il piccolo inconveniente che di Punto di Vista le antologie scolastiche delle medie non parlano praticamente mai.
E allora si parte con una bella sfilata di inizi a effetto.
Spesso la lista comprende il Giovane Holden, Moby Dick, uno Stefano Benni,  Malavoglia e Promessi Sposi, più un paio di altri  italiani sconosciutissimi ai più e che non producono incipit di particolare rilievo. Vivaddio, nel caso di Stefano Benni e degli italiani sconosciutissimi, di solito gli inizi sono, effettivamente, di racconti - ma gli altri sono di romanzi, e spesso  romanzi tutt'altro che brevi.
Ti spiegano poi che l'inizio è importante e che puoi cominciare presentando il tuo personaggio, oppure in medias res, magari con un dialogo, oppure con un inizio descrittivo.
Tutte cose vere, in generale; ma anche la migliore sfilata di incipit di questo mondo serve principalmente per fare sfoggio di citazioni colte - trovare l'incipit del tuo racconto è un altro affare, e soprattutto l'incipit giusto per un racconto arriva nel momento in cui il racconto è completo, almeno nella struttura. Ergo la sezione sull'incipit andrebbe per lo meno spostata per ultima.

Seconda tappa: i  personaggi.  I quali vanno descritti. Lì si parte con grande sproloquio di descrizioni oggettive e soggettive che, se non hai deciso il punto di vista della narrazione, lasciano veramente il tempo che trovano. Seguono citazioni di eccellenti descrizioni tratte dalla letteratura ottocentesca, spesso oggettive. Piccolo particolare: nella letteratura che leggono i fanciulli oggigiorno, salvo rare eccezioni, l'Ottocento scarseggia. Abbondano invece scrittori contemporanei, dove le descrizioni sono ridotte al minimo e seguono comunque tecniche completamente diverse dall'Ottocento. Intendiamoci: un bello studio sull'arte della descrizione nei secoli può essere interessante, e magari anche utile - ma non c'entra un accidente con la scrittura creativa, e nemmeno con quella sterile.

A proposito, questi personaggi hanno un carattere, una famiglia, una storia? Può darsi, ma il Corso di Scrittura Creativa non si sofferma sulla questione. Eppure, dopo aver detto che il tuo protagonista ha gli occhi verdi, la pelliccia a strisce e i capelli azzurri dovrai pur fargli fare qualcosa, no? E lasciamo stare che magari il tuo protagonista può essere una corda d'arpa o un mucchio di rifiuti...

Terza tappa (facoltativa) l'ambientazione / i luoghi. Solita carrellata di descrizioni, con i soliti inconvenienti della tappa precedente.


Quarta tappa: i dialoghi. Oltre a fare qualche esempio ti spiegano, nell'ordine, che i dialoghi

- sono difficili
- vanno scritti con cura
che sono pure due concetti validi, ma sospesi sul nulla servono il giusto. Da notare che si può benissimo scrivere un racconto senza l'ombra di un dialogo (ma non senza uno straccio di vicenda) e che quindi questa sezione è potenzialmente inutile. Però garantisco che non manca mai.

Infine c'è la tappa dedicata al finale: che è importante e può essere a sorpresa. Segue qualche finale a effetto. Ah, a volte ti spiegano anche che il finale deve essere chiaro.


A questo punto l'alunno, stando a quel che dice il corso/percorso/modulo,   è pronto a scrivere un racconto, di genere o meno.

Sarà un caso, ma quest'ultima fase nella vita reale non arriva mai.
Eppure questo tipo di moduli godono ampia diffusione e se ne parla come di cose reali, che hanno un'effettiva consistenza nel nostro mondo fenomenico: io stessa che qui scrivo ho preso un 30 e lode al laboratorio di italiano della SSIS con un ricco modulo di scrittura creativa che comprendeva più o meno queste tappe (più una sul tempo e una sui paradossi, mi sembra) che mai e poi mai mi azzarderei a proporre in classe sperando di cavarne qualcosa, anche se il 30 e lode lo incamerai volentieri (aggiungo che tale modulo fu assai lodato e richiesto da molti colleghi, cui lo elargii senza farmi minimamente pregare).  Va detto, a mia parziale discolpa, che quantomeno mettevo un sacco di verifiche intermedie e dunque, se non altro,  la classe che avesse provato a seguire quel folle percorso avrebbe fatto un bel po' di esercizio sulla lingua scritta, che è sempre utile.

Ah sì, dimenticavo infatti l'ultima stranezza di questo tipo di percorsi: lo schema prevede lezioni di teoria, un paio di esercizietti di stile e la stesura del racconto; e ci sono insegnanti che sono seriamente convinti che basta farglieli fare, gli esercizietti, senza nemmeno correggerli, quasi fossero le ennesime equazioni a un'incognita e non i primi passi in un mondo estremamente complesso.


Intendiamoci: ci sono un sacco di ottimi insegnanti di italiano che introducono i loro alunni alla complessa arte di scrivere racconti, spesso con eccellenti risultati e gran divertimento degli alunni in questione (talvolta in un rutilare di premi letterari per le scuole); ma il lavoro che hanno condotto è stato completamente diverso, tarato sulla classe e adattato di volta in volta per seguire il complesso cammino che tale complessa arte richiede; e,  soprattutto, questi insegnanti si sono consumati gli occhi leggendo e correggendo gli elaborati prodotti dai giovinetti volta per volta. senza far grazia loro di una virgola. In questo modo, chissà perché, fare la Scrittura Creativa funziona, e dà anche le sue belle soddisfazioni.

giovedì 14 luglio 2011

Manuale del Perfetto Insegnante - Fenomenologia del Vero Insegnante di Lettere alla scuola media


Tra i Fiori di Bach, Chicory è il principio attivo di chi si prende a cuore i problemi degli altri ma che, con metodi manipolatori anche molto raffinati ed invisibili tentacoli, li obbliga ad accettare le sue premure. Se armonizzato, invece, è lo spirito di servizio verso gli altri, senza secondi fini.
Nella scuola media l'insegnante di Lettere occupa una posizione particolare, e non manca mai di sottolinearlo; del resto anche molti colleghi ne sono convinti e capita di sentirli dire che "tutte le classi in fondo sono figlie dei loro insegnanti di Lettere". Che cotali insegnanti siano maschi o femmine è, in fondo, una mera circostanza accessoria, ma per tutta una serie di motivi socio-cultural-esistenziali la categoria è a forte prevalenza femminile; tuttavia qui se ne parlerà al maschile secondo le regole dell'italiano, lingua maschilista che richiede il maschile laddove si abbia una pluralità di esseri che includa in sé anche un solo esemplare al maschile - e d'altronde le caratteristiche di questa particolare rama della specie insegnantesca non sembrano differenziarsi in modo rilevante in base al genere.
Di solito l'insegnante di Lettere lavora in due sole classi (nei tempi prolungati addirittura in una) e verso queste classi finisce per sviluppare un senso del possesso (forse prealessandrino) del tutto particolare, indulgendo ad espressioni del tipo "la mia classe", "la mia seconda" o addirittura "i miei ragazzi", lasciando con ciò intendere che gli altri docenti (con la possibile, ma non sempre ammessa, eccezione per Matematica) sono semplici accidenti di passaggio per la classe in questione, appaltati per poche ore e tutt'altro che determinanti. Il Vero Insegnante di Lettere infatti è quello che conosce i ragazzi e spesso ha (o è convinto di avere) con loro un eccellente rapporto di fiducia che lo porta a sapere con certezza se hanno fatto questo o quest'altro, perché con lui i ragazzi sono sinceri. Tale incrollabile convinzione si traduce sovente in osservazioni sarcastiche verso le altre insegnanti di Lettere (i cui ragazzi sono invece maleducati, rumorosi, indisciplinati etc.) e in difese a oltranza piuttosto comiche, se viste dall'esterno, qualora i ragazzi in questione siano coinvolti in risse, litigi o malefatte di vario tipo, specie nelle uscite collettive: ah, i miei non sono stati, e se sono stati loro, è perché i tuoi li hanno istigati, etc. etc. Finisce così non di rado che l'azzuffatina tra più classi si estenda anche ai rispettive insegnanti di Lettere, dando così luogo a invereconde scenate nei corridoi o in Sala Professori dove altri insegnanti, che hanno entrambe le classi, sia pur con meno ore, si guardano bene dall'intervenire essendo assai desiderosi di riportare la pelle a casa e riabbracciare i loro cari.
Capita tuttavia che, ai Consigli di Classe, la granitica immagine che l'insegnante di Lettere che sa ha della sua classe venga messa in discussione da qualche coraggioso collega che osa sostenere che X non è poi così privo di valori morali, Y tende alquanto al ruffiano, Z ha una mente logica, W si mostra molto disciplinato negli sport di squadra e J ha una sensibilità artistica davvero speciale. A seconda del grado di educazione e/o di buonsenso, l'insegnante di Lettere non rifiuta a priori queste osservazioni (talvolta) ma, in cuor suo sempre, fra i denti talvolta, e a piena voce non di rado, proclama che lui, i ragazzi, li conosce e sa come sono e gli altri colleghi non possono pretendere di allargarsi più di tanto.
La questione si presenta in modo particolarmente acuto al momento dell'esame di licenza media: dal punto di vista del Vero Insegnante di Lettere è del tutto scontato che il colloquio dell'esame debba vertere principalmente sulle materie afferenti alla cattedra di Lettere e soprattutto che il voto dato all'alunno debba necessariamente essere quello che l'insegnante di Lettere gli ha dato in cuor suo. Qualora il resto della Commissione non concordi appieno con tale voto, ivi saranno pianto e stridor di denti e scrutini interminabili, finché la Commissione non ceda per puro sfinimento oppure, con un'azione ben concertata, non riesca a mettere infine a tacere Colui Che Conosce i Ragazzi e che, unico tra tutti gli insegnanti, è in grado di valutarne appieno il percorso didattico.
Essendo l'unico in grado di stabilire un vero, profondo e sincero rapporto sul piano umano con la classe, il Vero Insegnante di Lettere ama molto ricevere dai suoi alunni attestati e dichiarazioni in tal senso; spesso anzi i Veri Insegnanti di Lettere gareggiano tra loro su chi abbia avuto gli attestati più appariscenti, sotto forma di elogi sperticati in temi, video, lettere collettive (sono molto ambite, le lettere collettive, e vengono sempre lette in Sala Professori davanti al più numeroso pubblico possibile, spesso coinvolgendo anche l'incauto Dirigente Scolastico che non riesca a spaniarsi con sufficiente prontezza e financo custodi e personale di segreteria), disegni, omaggi di fiori o piccoli oggetti; questi ultimi però perdono quasi tutto il loro valore se la classe non riesce a spremersi almeno un Brillante Bigliettino di accompagnamento in cui si elogino la dedizione, la pazienza e la simpatia umana dell'insegnante in questione. Qualora la classe sia composta, almeno in buona parte, da gentilfanciulle e gentilfanciulli, tali omaggi di fine anno vengono estesi a tutto il Consiglio di Classe, compresi quegli insegnanti che, oggettivamente, un granché con la classe non hanno legato. Tutto questo, se torna a onore della finezza d'animo della scolaresca, costituisce però una vera coltellata per il fegato del Vero Insegnante di Lettere (che è in realtà l'unico Insegnante che i ragazzi abbiano avuto, essendo, come già spiegato all'inizio, tutti gli altri insegnanti meri accidenti del caso).
Altrettanto pericoloso per il fegato del Vero Insegnante di Lettere è rirovarsi colpito da qualche malattia che obblighi la scuola ad assumere un Supplente di Lettere nelle sue classi - non già per le conseguenze dolorose che una malattia o un intervento chirurgico possono arrecare di per sé, quanto per l'orribile eventualità che il Supplente riesca gradito alla scolaresca. L'unica possibile eccezione è costituita dalla gravidanza, che porta in sé tali e tante implicazioni e sì complesse tempeste ormonali che spesso l'insegnamento passa in seconda linea persino se la gestante è una Vera Insegnante di Lettere (spesso, ma non sempre). Il Vero Insegnante di Lettere perciò, in barba a tutte le leggende metropolitane sull'assenteismo dei docenti, compie autentici atti di eroismo (o di idiozia pura, a seconda dei punti di vista) per non lasciare terreno libero al Temuto Rivale e ha gran cura di assillarlo con voluminosi fascicoli di istruzioni, ripetute telefonate, imposizioni di visite a domicilio (del titolare) e rimpiattamento dei registri personali, onde impedire al suddetto Rivale di intervenire con valutazioni sue proprie che, ovviamente, non possono essere che approssimative e arbitrarie.
Gli scopi di tutte queste manovre sono: 1) impedire che il Supplente si allarghi e finisca con lo stabilire un Proprio Autonomo rapporto con la classe (perché potrebbe (orrore!) risultare tollerato e financo più gradito del titolare) e 2) controllare che costui non riveda le bucce al Vero Insegnante di Lettere - cosa che può senz'altro accadere perché in ogni Supplente di Lettere, per quanto alle prime armi e all'apparenza sottomesso, si annida un Vero Insegnante di Lettere in nuce.
Sempre a tal proposito occorre ricordare che niente è più deleterio di un collega, magari mosso dalle migliori intenzioni (ma qualora il collega sia di Lettere, sulle sue migliori intenzioni è lecito nutrire ben più di un dubbio) il quale rassicuri l'infermo nel suo letto di dolore che "i ragazzi si trovano benissimo e il supplente è molto bravo". E' necessario aggiungere poi che il peggiore sgarbo tra i peggiori sgarbi che una classe può commettere verso un Vero Insegnante di Lettere è non dare alcun problema di disciplina o di adattamento in presenza di un Supplente di Lettere: tale sgarbo amareggerà il Vero Insegnante di Lettere per anni e, nonostante le apparenze, non verrà mai perdonato né dimenticato, sebbene un minimo di ritegno possa talvolta inibire al Vero Insegnante di Lettere le reazioni più scomposte.
Il Vero Insegnante di Lettere usualmente sta nelle sue classi dalle nove alle quindici ore a settimana. Capita tuttavia che, vuoi in virtù di quella demenziale istituzione ministeriale che è l'ora di Approfondimento delle Materie Letterarie, vuoi per questioni varie di orario o per una normale rotazione, costui si ritrovi a fare meno di quattro ore (o addirittura due o una sola) in una classe.
Questa condizione, che la maggior parte degli insegnanti considera normale, viene vissuta dal Vero Insegnante di Lettere come declassante e squalificante, una roba al limite del mobbing, nonché come una condizione che limita o addirittura impedisce un normale approccio con la classe, tanto da indurlo a spiegare ai Consigli che di quella classe non è in grado di parlare perché ce l'ha per poche ore e quindi non la conosce.
Tra le materie di Lettere vige una ben precisa gerarchia: in testa c'è Italiano, che è la materia per eccellenza, l'unica in realtà che vale la pena insegnare; a tale materia afferisce Letteratura, che il Vero Insegnante di Lettere coltiva con gran cura, particolarmente quando si tratta di propinare agli alunni generose dosi de I Promessi Sposi, spesso scelto come libro di narrativa per la terza media (il fatto che in linea di massima gli alunni mostrino scarso entusiasmo verso cotal libro non viene considerato minimamente un ostacolo a propinarglielo).
C'è poi il Latino. Molte scuole medie hanno un laboratorio supplementare di Latino (di solito richiesto dalle famiglie e frequentato con scarso entusiasmo dagli alunni in vista di un futuro liceo); chi lo gestisce si sente, ed è effettivamente considerato, l'insegnante di Lettere in cima alla piramide gerarchica della scuola: è noto infatti che il latino apre la mente e insegna un metodo di studio, e nel cuore di ogni Vero Insegnante di Lettere sonnecchia un potenziale Insegnante di Latino (che infatti non di rado cerca di diventare un Insegnante di Latino a tutti gli effetti, tramite passaggio di ruolo ai licei). Le lotte intestine per accaparrarsi l'ambita preda del Laboratorio di Latino sono feroci, benché sotterranee, e per chi non insegna Lettere possono anche risultare divertenti, ma non c'è dubbio che si tratti invece di un affar serio, per il quale scorrono spesso sia sangue (vivaddio di solito solo metaforico) che lacrime (di solito nient'affatto metaforiche). Si sa di pericolose faide che sono cominciate proprio da un'assegnazione sconsiderata del laboratorio di Latino, magari fatta a cuor leggero da un Vicepreside che, insegnando Inglese o Tecnologia, non si era reso conto appieno della micidiale portata che potevano avere le sue decisioni.
Al secondo posto (anzi al terzo, contando anche Latino) viene Storia, spesso considerata con un certo fastidio: di fatto è una materia noiosa e nozionistica, che i ragazzi non sanno mai imparare a dovere e che è comunque stata fissata definitivamente nei suoi canoni all'epoca in cui il Vero Insegnante di Lettere ha studiato a malincuore il paio di esami necessari per la laurea: da allora il dibattito storiografico dorme un sonno profondo e non ha partorito niente di valido o notevole.
Per insegnare Storia ci sono gli schemi: si collegano un po' di cause e un po' di effetti, poi si dà una bella verifica di Vero/Falso per vedere se le creature hanno capito (anche se non sempre risulta che abbiano effettivamente capito). Per scegliere il libro di testo di storia si guardano soprattutto le illustrazioni e le mappe concettuali, poiché è stato stabilito da tempo che se ci sono quelle tutto va bene. anche se il testo contiene un'immane quantità di scempiaggini (che di solito il Vero Insegnante di Lettere non è comunque in grado di riconoscere).
Geografia è considerata meno prestigiosa ma più risposante: ci sono un'infinità di elenchi di nomi di province, capitali, montagne e laghi e fiumi da imparare a memoria - anche se purtroppo, dai tempi della Riforma Moratti, hanno tolto lo studio delle regioni italiane in prima, e quindi i ragazzi non conoscono più il proprio paese (tale infausta circostanza sta letteralmente minando alla base le capacità e lo sviluppo delle nuove generazioni, ahimé).
Ci sono anche, purtroppo, a Geografia, tutti quei noiosissimi indicatori: il Prodotto Nazionale Lordo, il Redduto Pro Capite, il Tasso di Inflazione, la Crescita Demografica... tutta roba piuttosto noiosa che non affina l'animo umano. numeri, e nulla più. Il Vero Insegnante di Lettere di solito non è nemmeno consapevole dell'esistenza di un'entità chiamata Economia (il che gli è di un certo intralcio anche per insegnare Storia): i numeri sono aridi e impenetrabili, e il Vero Insegnante di Lettere li trova piuttosto incomprensibili - occorre considerare poi che spesso il Vero Insegnante di Lettere si è rifugiato a Lettere appunto per scansare i numeri, non avendo mai avuto grande simpatia per la matematica, e sovente ha cura di trasmettere questa sua idiosincrasia anche alla prole: un trattato a parte potrebbe essere scritto sulle figlie delle insegnanti di Lettere che sono tenute, praticamente per contratto, ad andare male a Matematica (per i maschi o i figli di insegnanti maschi di Lettere vengono talvolta concesse speciali dispense).
Del pari poco interessanti vengono ritenute le parti di Geografia che potrebbero collegarsi a Scienze, come vulcani, terremoti, sedimentazioni moreniche e simili, e tuttavia vengono fatte, se pure a malincuore, perché i ragazzi mostrano di gradirle assai. Lo svolgimento di queste parti del programma è solo raramente concordato con l'insegnante di Scienze, vuoi per questioni di programmazione (i libri di testo di entrambe le materie li spostano da un volume all'altro con grande disinvoltura) vuoi soprattutto perché per il Vero Insegnante di Lettere è sempre difficile interagire con i colleghi; naturalmente quest'ultimo problema si complica in maniera esponenziale quando in una classe la cattedra di Lettere è divisa tra due o (ahimé, in questi tempi di degrado morale succede perfino ciò) addirittura tre insegnanti diversi. In quel caso è sottinteso che l'insegnante gerarchicamente più importante è Italiano, che all'occorrenza invade serenamente anche la programmazione altrui. Di questa tacita convenzione gli altri colleghi di Lettere sono perfettamente consapevoli, e spesso in cuor loro la approvano; altrettanto spesso però si ingegnano e adoperano per intervenire a loro volta nella programmazione di Italiano per poi indignarsi davanti alle rimostranze del collega. Anche su questo ogni Sala Professori conserva una ricca aneddotica, e anche su questo i colleghi tendono a non intervenire perché non desiderano lasciare orfani i loro figli e vedovi i loro consorti.
Tornando al piano gerarchico, tra Storia e Geografia prevale, per importanza e prestigio, la prima (fermo restando che solo Italiano è una materia degna di questo nome): l'insegnante che in una classe fa solo Geografia sarà sempre socialmente inferiore all'insegnante che nella stessa classe fa soltanto Storia.
Allo stesso modo, l'insegnante di Lettere che abbia uno spezzone e si ritrovi solo ore di Storia e Geografia o addirittura (dio non voglia!) soltanto ore di Geografia, è considerato e si sente il paria tra tutti gli insegnanti di Lettere e, con chiunque voglia ascoltarlo e anche con molti che di ascoltarlo non avrebbero desiderio alcuno, si lamenta spesso e a lungo di questa sua ingrata condizione.
Esistono infine questioni gerarchiche di minor grado legate all'età, alle mense e alle ore di Alternativa all'Insegnamento della Religione Cattolica, ma variano da scuola a scuola e non coinvolgono solo gli insegnanti di Lettere, per cui non mette conto parlarne qui.
N.B: Naturalmente sia tu che leggi (se insegni Lettere alle medie) sia io che ho scritto non abbiamo nulla da spartire con gli esemplari qui descritti; inoltre - per fortuna nostra e di tutti - non esiste un Insegnante di Lettere che abbia tutti i requisiti qui indicati.
Almeno, si spera.