Il mio blog preferito

sabato 18 giugno 2022

Haeretica - La storia del XX secolo à la Murasaki

Foto molto famosa e molto suggestiva sulla fine della seconda guerra mondiale.
Pare che sia un po' ricostruita in laboratorio, come del resto capita spesso per queste foto simboliche
Quando mi sono ritrovata in cattedra a insegnare storia vantavo* una preparazione tutto sommato accettabile nella storia antica, decorosa nella storia moderna e più che rispettabile per la storia medievale. Ma una volta varcata l'unificazione dell'Italia, entravo in una zona oscura dove rabberciavo malamente chiacchiere di casa, scampoli di vaghi ricordi e una ricerca sulla rivoluzione russa fatta per l'esame di terza media - per dirla in sintesi, facevo abbastanza pena. A parziale scusante va detto che, quando andavo a scuola, di solito ci si fermava alla prima guerra mondiale perché quel che veniva dopo era troppo recente.
Quando ho cominciato a insegnare però era stata avviata la sana consuetudine di dedicare il terzo anno delle medie al Novecento - o, più esattamente, alla prima metà del Novecento. Alla fine degli anni 90 del secolo scorso infatti valeva ancora la scansione in cui ero cresciuta: finisce la seconda guerra mondiale ed entriamo nel mondo contemporaneo, quello dove abitiamo tuttora. Il mondo viene sistemato, l'Africa decolonizzata si avvia verso un futuro radioso, come tutto il Terzo Mondo, mentre il mondo occidentale - il nostro - è ben ordinato su due blocchi contrapposti, ovvero capitalisti vs. comunisti, e qui ci fermiamo, in una paciosa stabilità interrotta solo da qualche conflitto rigorosamente al di fuori del nostro tranquillo giardino.
Intorno al 1990 il comunismo (in Russia) finì e l'idea era che ben presto anche loro sarebbero entrati nel Mondo Occidentale. Qualche buontempone anzi azzardò che la storia fosse finita**.
In realtà il mondo prese una strada diversa ma i contemporanei mainstream sembravano non accorgersene. Succede, quando ci sei in mezzo, ed è il motivo per cui non conviene fare la storia troppo recente a scuola: non sai come inquadrarla, meglio che i ragazzi cerchino di fare quel che possono con mezzi propri, perché alla fine è la loro storia, e sono loro che la faranno.
Quindi i manuali ci raccontavano la decolonizzazione e la Guerra Fredda in un paio di capitoli, fatti con qualche difficoltà perché le Terze, già a metà Aprile, cominciano a perdere colpi e si concentrano sull'esame dando per scontato che i programmi siano finiti, e a quel punto eravamo nell'oggi, sorvolando con mirabile pudore sulle guerre jugoslave, le guerre in Cecenia eccetera.

Siccome sono una personcina coscienziosa non mi limitai a vivacchiare preparando le lezioni di storia di Terza sui manuali, ma decisi di migliorare le mie conoscenze storiche sul mondo moderno; a tale nobile scopo ogni estate mi prendo in biblioteca qualche tomo abbastanza blasonato appunto sulla storia del Novecento, così come pazientemente, briciola su briciola, mi sono costruita qualche po' di competenza geografica. 
Cominciai anche a ricamarci su: la Storia, come la Bellezza, è negli occhi di chi guarda e le prospettive mutano col mutare del mondo contemporaneo. Sui manuali di storia però siamo sempre inchiodati alla scansione che usava quando le medie le frequentavo io, ormai mezzo secolo fa. In sostanza, siamo ancora tutti orfani della Guerra Fredda - una roba riposante, per chi non sta in politica ad alti livelli, e piena di confortanti certezze. Tanto era confortevole, quel caldo guscio, che ancora non riusciamo a convincerci che sia finita e soprattutto che da quando è finita il mondo è cambiato; e da questo, sospetto, derivano i vari "nostalgici"*** del comunismo e del fascismo. Il più attaccato tra tutti a questo mondo ormai morto e sepolto, disgraziatamente, al momento ha il potere assoluto in Russia e sospetto sarebbe un paziente molto interessante da studiare per un team di psicanalisti****.
Leggendo tutta quella roba sulla storia del secolo scorso però mi è anche venuto un dubbio: non sarà che la partizione su cui noi insegnanti e i nostri più o meno amati manuali siamo abituati a lavorare andrebbe rivista?
In generale si dà per scontato che il Novecento sia stato un secolo breve, iniziato con la prima guerra mondiale e finito con la caduta del muro di Berlino. Ma forse l'avvenimento da cui nasce tutta la storia del Novecento non è la prima guerra mondiale, bensì la rivoluzione russa, e non ha ancora esaurito la sua spinta propulsiva (anche se si spera la esaurisca adesso. Purtroppo è ancora tutta da vedere).
Andiamo per ordine. La prima guerra mondiale si distingue da tutte le guerre precedenti per essere stata un inqualificabile massacro in grande stile dove una intera generazione venne trucidata. In realtà questo vale soprattutto per alcuni paesi d'Europa; di fatto per come la vedo io è stata una delle tante guerre che l'Europa da secoli riteneva suo dovere fare a scadenze irregolari per decidere chi era più forte di chi - la serie, credo, viene inaugurata dalla Guerra dei Cent'anni e mi sembra che la Francia se le sia fatte assolutamente tutte - dissanguandosi a tempi lunghi perché, di fatto, nessuno era mai davvero molto più forte di nessuno. Siccome c'era stata anche la seconda rivoluzione industriale le armi erano diventate molto più efficaci ed efficienti e fecero molti più danni del solito. Questa volta però era coinvolta anche la Russia (che se non altro ai tempi della Guerra dei Cent'anni si faceva i fatti suoi) che non resse all'impatto e fece una rivoluzione, anzi due perché la prima non aveva sortito l'effetto sperato, ovvero far uscire la Russia dalla guerra.
La seconda rivoluzione russa, quella comunista, cambiò tutto. I capitalisti adesso, avevano il Nemico alle porte di casa. Ed erano terrorizzati. 
Prima di tutto finanziarono la guerra civile russa. Ma persero, e la Russia, per quanto malconcia, continuava ad essere comunista.
Poi venne il fascismo - un movimento che sarebbe rimasto un po' dov'era se non fosse stato abbondantemente foraggiato da questi miei generici "capitalisti" che volevano a tutti i costi che i comunisti e i socialisti si dessero una calmata. Disgraziatamente (o per fortuna, chissà) a capo del movimento fascista c'era un tale che aveva un certo talento per la politica e molti sogni nel cassetto, e inventò un nuovo modello di stato che attingeva anche a certi stilemi comunisti dell'epoca. L'esperimento venne guardato con molto interesse in varie parti d'Europa e anche dal celebre imbianchino austriaco - che aveva idee piuttosto particolari sugli ebrei, colpevoli di essere contemporaneamente troppo ricchi e troppo comunisti***** ma che non combinò poi 'sto granché fin quando i miei generici "capitalisti" (e nobili) tedeschi non decisero di finanziarlo abbondantemente perché impedisse ai comunisti di allargarsi troppo, quando in Germania arrivarono le ripercussioni di quella che chiamiamo "crisi americana del 29" ma che in realtà scosse buona parte del pianeta. Anche l'imbianchino austriaco aveva un sacco di sogni nel cassetto, e spesso viene ricordato per la storia della razza superiore e dello spazio vitale della Germania, ma venne finanziato soprattutto perché voleva fermare i comunisti tedeschi (e allargare di parecchio la Germania). Finì come finì, con la foto di un soldato russo che in piedi sul Reichstag di Berlino, in mezzo a un mucchio di macerie, sventola la sua bandiera con la falce e il martello simboli del comunismo, e che non manco mai di far vedere ai miei alunni spiegandogli che gli ideali, se perseguiti con troppa determinazione, possono portare a effetti del tutto imprevisti, e che se Hitler non si fosse preoccupato troppo di fermare il comunismo la bandiera comunista probabilmente non avrebbe mai sventolato sul Reichstag. Allo stesso modo probabilmente senza la rivoluzione russa l'Europa dell'Est (che guardava alla Russia con una certa preoccupazione, probabilmente non legata solo a questioni ideologiche) non avrebbe avuto tanta fretta di dotarsi di regimi più o meno nazisti.
Finita la seconda guerra mondiale il mondo venne chiamato a scegliere da che parte stare e in molti decisero di approfittare di quella curiosa partita a due per farsi finanziare da una parte o dall'altra (a volte cambiando più volte con una certa disinvoltura). Nel frattempo gli Stati Uniti avevano sviluppato verso il comunismo una vera e propria isteria che li spinse a finanziare colpi di stato militari a destra e a manca per ostacolare l'ascesa di governi "comunisti" anche dove si sarebbero probabilmente potute trovare soluzioni molto più tranquille ed economiche. Inoltre gli Stati Uniti scoprirono che avere un Grande Nemico era estremamente comodo, tanto che, dopo la caduta del comunismo in Russia, ritrovandosi improvvisamente orfani di nemici si precipitarono sul primo Potenziale Nemico che passava di lì per caso e si misero a combattere il Terrorismo Islamico con una serie di operazioni militari una più dissennata dell'altra che sortirono sul Terrorismo Islamico l'effetto di un maraviglioso balsamo ricostituente******.
Ormai la Guerra Fredda è da tempo finita, ma le sue conseguenze rampollano ancora per ogni dove, insieme a gran copia di arsenali militari in gran parte scaduti (...forse...). E sarebbe il caso di trovare un ordinamento mondiale un po' più razionale e smetterla con le guerre, che al giorno d'oggi costano davvero troppo per qualsiasi stato, per quanto florido. 
Qualcuno dirà che anche i fabbricanti di armi hanno diritto a campare e sono d'accordo - tuttavia tutta quella splendida tecnologia che sta dietro alle costosissime armi moderne potrebbe magari essere impiegata con maggior costrutto in altri settori, parimenti produttivi e redditizi.

* in cuor mio, non è che passavo il mio tempo a vantarmene pubblicamente
** sì, lo so, è una roba che è stata presa sul serio, come lo Scontro Tra Civiltà. Il perché non lo so. Non ho mai letto niente su queste due teorie, mi sono sempre parse entrambe assolutamente folli
*** uso le virgolette perché nella gran parte dei casi si tratta di gente che del fascismo e del comunismo ne sa meno del mio servito di bicchieri. Entrambe le dottrine oggi sarebbero del tutto impossibili da replicare, appunto perché il mondo è cambiato.
**** i soli che potrebbero capirlo, perché anche la psicanalisi classica è abbastanza ancorata a un mondo piuttosto lontano nel tempo.
***** e questa non l'ho mai capita bene. Il tutto è stato mirabilmente riassunto da Umberto Bossi nel celebre "complotto demoplutogiudaicomassonico".
****** di quest'ultima teoria mi guardo bene dal parlare in classe, in quanto rientra nella categoria "opinioni personali di cui si discute il libertà in salotto con gli amici dopo una buona cena sgranocchiando cioccolatini".

martedì 14 giugno 2022

Conversazione tra docenti

Dopo aver vagato su e giù per la scuola, con qualche timido tentativo di sparpagliarli nei vari corridoi (finito nel più immaginabile dei modi, ovvero con i ragazzi che giocano all'autoscontro) gli ormai mitici Banchi a Rotelle sono stati parcheggiati nell'Aula Magna, usata per varie attività, dal gruppo di recupero per una materia al teatro, proiezione di film e quant'altro.
Naturalmente non è che questo cambi l'effetto che detti banchi hanno sui ragazzi, ma l'inevitabile presenza di un insegnante impedisce che la situazione degeneri oltre un certo limite.
Di questo parlava con me la prof. Plusdress, un po' sconsolata.
"Che poi non capisco cosa si aspettavano, quando li hanno comprati".
"Certo" convengo io "Li dai a un ragazzi delle medie, che ci farà mai?"
"Eh, un ragazzo delle medie... ma anche alle superiori, secondo me"
"All'università..."
"Al dottorato..."
"Mah. Secondo me anche a trent'anni. Cioè, io personalmente..."
"Certo, anch'io. Giusto perché ci sono i ragazzi e devo tenermi buona".
"Eh sì, dobbiamo dare il buon esempio" sospiro "Ma potendo, se fossimo soli..."
"Naturalmente se fossimo soli... oppure in gruppo..."
"Al Consiglio di Classe, per esempio"
"Oh sì, sarebbe carinissimo!"
Sospiriamo e usciamo dall'Aula Magna.
Cioè, davvero, che altro vuoi farci con quei banchi? Sono così divertenti!

venerdì 10 giugno 2022

L'Orlando Furioso a St. Mary Mead

Anche Ronconi, qualche anno fa, mise in scena l'Orlando Furioso, forse con migliore esito della nostra scuola. 
Va pur detto però che disponeva di maggiori mezzi.

Una delle regole cardine della scuola media è "Appena è possibile fai teatro, non importa con quale classe e con quali mezzi, tanto funziona SEMPRE".
A tale regola mi sono sempre rigorosamente attenuta dopo avere visto, nel mio secondo anno di insegnamento, una classe ingestibile e intollerabile andare in scena su un copione che definire schifoso era fargli un complimento e gestito da un gruppo di insegnanti che di teatro ne sapeva  meno del mio servito di bicchieri; contro ogni ragionevole previsione, funzionò alla grande.
E' questo il prodigio del mettere i ragazzi in scena - funziona sempre. Per l'occasione i disabili si muovono in scioltezza, i balbuzienti parlano con proprietà, i più timidi si muovono con la forza e la solennità di leoni che pattugliano il territorio eccetera. 
Come tutto ciò sia possibile non saprei dire, ma in fondo non ho idea nemmeno di come facciano gli acquedotti della Toscana a prendere quella strana roba che scorre in Arno e a farne dell'acqua perfettamente bevibile. Non lo so e non mi interessa, riempio la brocca e questo è quanto. Posso solo azzardare una qualche interpretazione alchemica: misteriosamente il teatro ottiene il suo effetto bruciando ogni tipo di combustibile emotivo, buono o cattivo che sia, e qualsiasi adolescente, per quanto balordo, di combustibile emotivo ne ha a tonnellate.
Così appena c'è la pur vaga possibilità di infilarsi in un qualche accidente di rappresentazione scenica firmo con fiducia, perché comunque vada farà bene alla classe e a tutte le materie e tutti i ragazzi si divertiranno alla follia.

Quest'anno a fine Ottobre è spuntata l'idea di un progetto teatrale che avrebbe coinvolto Prime e Seconde. Tutti abbiamo dato il nostro assenso ma senza farci troppe illusioni, perché tanto per cambiare in quel periodo i numeri del Covid stavano salendo. Tuttavia, alla faccia dei numeri, in Marzo i preparativi sono partiti.
Il mio contributo è stato abbastanza passivo: ho concesso le ore, ho frustato a sangue i ragazzi che osavano non collaborare troppo seriamente e, negli ultimi giorni, ho dedicato tre ore supplementari al ripasso delle parti e anche a qualche prova in cortile esortando i ragazzi ad alzare la voce. "Non pensate che siete in scena, immaginatevi di essere in classe con me quando faccio l'appello e vi imploro di parlare a voce bassa mentre voi urlate a tutta canna!"; perché la Prima Sfigata, invero assai ciarliera e soprattutto dotata, tutta, di acute vocette hobbit, al momento di provare quasi sussurrava. 
Lo spettacolo era un rifacimento, niente meno, dell'Orlando Furioso, di cui le Prime non avevano alcuna contezza sapendo a malapena cos'era in generale un cavaliere armato. Per giunta ogni Prima ne faceva un pezzo, e alla Prima Sfigata era toccata l'ultima parte. Per giunta il copione - non malvagio, devo dire - era stato fatto per le superiori.
Ma tant'è, era teatro. Purché sia teatro e respiri, va sempre bene.

Il giorno dello spettacolo tuttavia perfino io dubitavo che ne sarebbe venuto fuori alcunché di tollerabile anche se più volte avevo confortato i miei perplessi alunni spiegando che "in scena sarà tutto diverso". D'altra parte a confortarmi avevo anche la savia massima di un celebre direttore d'orchestra che sosteneva che "non ci si deve mai uccidere dopo la prima prova".
Il programma si presentava assai pesante: di primo mattino le tre Prime con vari insegnanti al seguito dovevano raggiungere il luogo ove avrebbe avuto luogo lo spettacolo - una fantastica pieve preromanica circondata da un Tipico Paesaggio Toscano in grande spolvero. Lì ci sarebbero state svariate ore di prove generali seguite da altre prove nell'Agorà della scuola, poi una breve pausa e alle quattro di pomeriggio il tutto sarebbe ripreso fino alle sei, ora fissata per lo spettacolo.
Faceva un caldo ignobile, ma la temperatura era in lieve calo rispetto agli infernali giorni precedenti; e poi eravamo in mezzo al verde (e sotto un gran sole) e c'era perfino una fontanella con l'acqua potabile.
La mattina si sarebbe trattato, nientemeno, che di cucire le tre parti dello spettacolo e di preparare la scena in comune dove i ragazzi si sarebbero trovati a simboleggiare le varie aree geografiche della scena schierandosi in vari punti.
Fatto l'appello constato con orrore che ci sono ben tre assenti. E uno lo sapevamo perché Dotto non aveva trovato di meglio da fare, durante il ponte del 2 Giugno, che farsi venire la peritonite onde essere operato d'urgenza in piena notte (del resto, siamo o non siamo la Prima Sfigata?) e lo avevamo rimpiazzato in corsa; ma gli altri due?
Per giunta, di questi due uno avrebbe dovuto fare Orlando, e aveva passato svariate settimane a imparare a urlare "Angelicaaaa!" in tono adeguatamente dissennato. Non era per niente facile da sostituire.
Pisola arriva con pochi minuti di ritardo, Orlando però ci fa penare parecchio perché non risulta raggiungibile al telefono e per giunta, al contrario di Pisola, non è affatto uso ad arrivare in ritardo.
Vivaddio, mentre sto mandando qualcuno a cercare il telefono della scuola per chiamare la famiglia, Orlando compare assai pacioso. Lui è sempre assai pacioso, che di solito è un notevole valore aggiunto. Stavolta però prendo coltello e forchetta e comincio a mangiarmelo per pane. Perché è in ritardo, e soprattutto come ha osato non avvisarci che era in ritardo?
Molto paciosamente, Orlando ci spiega che la maglietta bianca necessaria per lo spettacolo non era ancora asciutta quella mattina e quindi lui ha aspettato che lo fosse perché doveva tracciarci sopra la O di Orlando.
Di nuovo urlo e strepito che tutto ciò avrebbe dovuto essere fatto la sera prima e non all'alba di quel giorno. Orlando è un bravo e paziente ragazzo, mi lascia strepitare e rimane pacioso. Alla fine smetto di strepitare, rinuncio a fare l'appello e ci avviamo giulivi verso la pieve, a poche centinaia di metri dalla nostra scuola. Lì cerco e trovo un piccolo angolino ombreggiato sull'erba e mi accoccolo con gli altri insegnanti mentre i ragazzi pascolano festosi sull'erba e vicino ai cespugli. La conversazione insegnantesca verte su tutta una serie di varianti sul tema "oh quale incredibile e gioioso spettacolo è vedere una mandria di giovinetti all'aperto pascolare sul prato e vicino ai cespugli all'aperto e alla luce del sole in piacevole libertà e a viso scoperto", ovvero un tema che tre anni fa non ci saremmo mai sognati di trattare in quanto del tutto ovvio.
Pascola che ti pascolo arriva l'intrepida Operatrice Teatrale che comincia a provare. Un'occhiata distratta mi porta a concludere che "se non altro, i miei a questo punto sanno le parti", che è un notevole valore aggiunto perché gli altri due gruppi vanno parecchio a tentoni.
L'Operatrice urla e strepita e cambia idea ogni trenta secondi sulla posizione di X e di Y e sposta anche qualche battuta. Il caos sembra regnare sovrano in scena, ma quando costei passa un attimo a salutarci ha l'aria soddisfatta e ci assicura che tutto va bene.
Passano le mie tre ore di turno e rientro a scuola per fare le due ore che mi spettano con la Seconda Capricciosa, senza nemmeno aver avuto la soddisfazione (...soddisfazione? Chissà...) di vedere provare i miei, che se non altro le battute le sapevano; in compenso la Prima Sfigata alterna pastura e attenzione verso le prove altrui in ugual misura e sembra decisamente soddisfatta della vita, e nemmeno si lamenta del caldo - che, onestamente, non manca.
Finita la scuola incrocio l'operatrice, che ha l'aria abbastanza provata ma continua a garantire che va tutto bene. Le suggerisco e anche offro un gelato, ma fa parte del partito che se non mangia salato non gli sembra di mangiare*; poi mi concentro sulle Relazioni di Fine Anno** e verso le cinque di pomeriggio ritorno alla Pieve, meditando in cuor mio sui vantaggi della Didattica a Distanza che aveva completamente tolto dalla nostra vita questo tipo di Giornate Interminabili - perché a quel punto sarei stata davvero sazia di scuola e avrei assai gradito di tornare a casa al fresco per occuparmi di qualcos'altro.
Alla Pieve l'atmosfera appare completamente cambiata: il pascolo è sospeso, schiere di fanciulletti vanno su e giù per il prato con moto armonico e declamano con fermezza le varie battute, gli interventi della regia sono molto più occasionali, sul dolce pendio che sovrasta il prato vari gruppetti si muovono parimenti con fare armonioso correggendosi a vicenda mentre ripassano e un po' di misericordiosa ombra comincia a coprire il muretto di margine consentendo a noi insegnanti un certo ristoro. Mi volto verso le colleghe "Accidenti come sono cambiati rispetto a stamani! Decisamente le cose stanno ingranando!".
"Vuoi dire che stamani facevano ancor più schifo di ora?" chiede sorpresa la prof. Casini.
Ora, siamo d'accordo che la prof. Casini assai raramente ha una buona parola per qualcuno o qualcosa, e anche che di sicuro il mondo del teatro dai tempi di Eschilo in poi ha visto di meglio della nostra recita scolastica, ma l'insieme mi appare piuttosto valido anche senza considerare le varie attenuanti del caso: sono tre Prime medie che si stanno muovendo assai dignitosamente sul palco erboso fermo restando che, come rispondo alla collega, effettivamente Laurence Oliver e Benedict Cumberbatch han certo prodotto performance migliori, specie quando recitavano l'Amleto.
La prof. Casini ribatte che sì, certo, ma non si sente una mazza, che è un dato di fatto incontestabile ma che in uno spettacolo all'aperto e con il vento contrario va pur messo in conto. Io comunque sono una insegnante e mi interessa che recitino in modo decoroso, e il pubblico parentale è ancor più di parte di me e sospetto che gli basti fare la loro onesta marchetta e applaudire figli, nipoti e parenti per poi tornare a casa soddisfatti. In tutti i casi, il paesaggio toscano recita benissimo, in una splendida sinfonia di tonalità verde-dorato e in un alternarsi di luci e ombre che avrebbe fatto grufolare di gioia qualsiasi pittore di qualsivoglia corrente artistica.
I genitori si dispongono sul pendio, i professori si raggruppano (un paio di loro sono lì non in quanto docenti ma proprio come genitori), i ragazzi si schierano nei vari punti del paesaggio e lo spettacolo comincia. L'Operatrice appare perfettamente soddisfatta. Nel momento di silenzio che precede l'inizio mi sento perfettamente soddisfatta di essere lì, sul pendio, in uno sfolgorante pomeriggio d'estate, alle spalle di una splendida pieve preromanica, a seguire lo spettacolo dei ragazzi di St. Mary Mead che recitano l'Orlando Furioso in versione assai alternativa.
Parte la rappresentazione e, miracolo dei miracoli, si sente tutto benissimo. Volendo, si riesce anche a seguire il filo logico del copione e anche le battute di spirito funzionano a meraviglia. Il primo applauso scatta circa mezzo minuto dopo l'inizio (molti altri seguiranno) e tutti sembriamo perfettamente in pace con la vita e col mondo. Angelica fugge e poi si innamora, Orlando impazzisce e poi rinsavisce, l'Ippogrifo svolazza con grande convinzione e tutto va bene. E' un bel pomeriggio di sole e tutti ci godiamo il piacere di stare senza mascherine a guardare sessantatré ragazzini di prima media che recitano senza mascherine.
Dopo lo spettacolo, come di dovere, la Preside ringrazia tutti, l'Operatrice ringrazia tutti e tutti fanno dei gran complimenti ai ragazzi e all'Operatrice. I genitori versano succo di frutta per i presenti (assai gradito, dopo tanto sole) e io vago tra un gruppetto e l'altro in un profluvio di mirallegri dispensando complimenti a tutti i gruppi familiari su quanto sian stati bravi i loro cigni.
Il giorno dopo, naturalmente, rinnovo i complimenti agli attori.

*partito cui aderisco anch'io
** attività assai in voga in questi giorni tra i docenti

martedì 24 maggio 2022

Una tranquilla giornata di scuola a St. Mary Mead

scale, scale, scale
Dopo tanto patire e piatire finalmente a scuola è ripresa un po' di vita, e ad Aprile i cancelli si sono aperti per far entrare come cani famelici tutte le attività tenute in stand by dall'inizio dell'anno per i circa seicentoventotto allarmi Covid che si sono succeduti con implacabile regolarità a partire da Settembre. 
Così la fine dell'anno scolastico, che è sempre e comunque un periodo travagliato e fitto dei più vari impegni, si è trasformata in una specie di gioco a incastro da cui disperiamo di uscire vivi e che sta frastornando i poveri alunni - che per la verità, per quanto frastornati, sembrano piuttosto soddisfatti, al contrario di noi insegnanti che invece siamo frastornati e basta, e dopo due anni di stasi abbiamo financo dimenticato come si organizza uno straccio di uscita.
Stamani le Prime erano in Gita, ovvero impegnate in un modesto trekking in una zona relativamente vicino che gli è stato spacciato come Gita Scolastica; così le mie tre ore di Italiano e Storia si sono trasformate in altrettante sostituzioni.
Le prime due ore sostituisco Fisica (che accompagna i primini in gita) nella Terza tuttora un po' Asserpentata. Prima ancora che potessi pensare a come gestire queste due ore supplementari che piovevano come una vera manna è arrivato appunto Fisica.
"Murasaki, ho visto che mi sostituisci in Terza. Allora puoi portarli al corso di nuoto".
"Oh? Ehm, sì, certo, sarò lieta di portarli al corso di nuoto".
La mattinata è dunque iniziata salendo in Terza - che da qualche giorno sta al piano superiore per uno scambio di classe (anche le attività sportive infatti sono ripartite alla grande, e da qualche settimana ogni due per tre qualche ragazzo si azzoppa. Arrivati al terzo zoppino nella Terza Tremenda è stato deciso di portare tutti al piano terra, onde semplificare la vita ai poveri stampellati) dove ho fatto l'appello e poscia   con detta Terza mi sono recata nel livello sotterraneo che dà sull'uscita e da lì abbiamo raggiunto la piscina comunale, che ho visto per la prima volta: dalla notte dei tempi infatti le medie di St. Mary Mead organizzano corsi di nuoto in primavera, ma ovviamente la cosa non mi aveva mai riguardato.
La piscina di St. Mary Mead è un locale tranquillo, con una serie di spogliatoi organizzati in un dedalo del tutto incomprensibile. Comunque mi sono seduta in un angolino, mentre i ragazzi si cambiavano, e ho letto il mio bravo romanzo di Trollope mentre i pesciolini nuotavano soddisfatti. 
Siccome la Terza è tuttora un po' Asserpentata, mentre si rivestivano ho sentito preoccupanti segnali di litigio. Mi sono affacciata negli intricati spogliatoi e ho scoperto che Qualcuno aveva trovato il modo di far arrabbiare il più umorale e suscettibile dei Serpentelli, che negli ultimi tempi quando si arrabbia mostra reazioni piuttosto imprevedibili. 
Ho rampognato il Qualcuno e controllato che il Serpentello Suscettibile non si fosse troppo irritato, mangiando nel contempo per colazione un altro Serpentello che trovava da ridire sul tempo impiegato dalle ragazze per rivestirsi; infine abbiamo risalito i tre livelli di scale per tornare in classe.
Scodellati i Serpentelli ho raggiunto la Seconda Capricciosa per una ulteriore ora di sostituzione. Com'è molto prevedibile vista la calda giornata assolata, la Seconda Capricciosa chiede di scendere in cortile per l'intervallo.
Mentre i ragazzi giocano a palla mi raggiunge una custode: ha chiamato la Coordinatrice della classe per avvisare che quel giorno inizia il corso di danza ma di fatto non è ancora venuto l'apposito operatore.
I ragazzi sostengono che il corso è fissato per Giovedì - e comunque l'operatore non c'è. Assicuro la custode che, qualora arrivasse anche solo l'ombra di un operatore, noi siamo lì in cortile a intervallare e poi in classe a disposizione di chiunque per danzare.
L'operatore non si vede e dunque torniamo in classe dove ascolto interrogazioni sul programma nucleare francese e le centrali atomiche in Italia, poi l'ora finisce e torno giù in Sala Insegnanti dove mi aspetta una nuova, mirabile impresa: inserire i libri adottati per l'anno prossimo.
Da quando c'è stato il lockdown questa complessa operazione non si fa più a mano su moduli forniti dalla Segreteria bensì intervenendo direttamente su una sorta di piattaforma nazionale: dalla scuola ci danno le password per identificarci ed entrare e poi dobbiamo andare nelle nostre future classi e infilare i nuovi libri che l'anno prossimo in quella classe dovrebbero esserci. Tutto ciò è complesso per vari motivi, il primo dei quali, almeno nel mio caso, è stato che mi sono dimenticata che l'anno prossimo la mia Prima passerà a Seconda (peraltro in blocco: non si è nemmeno parlato di lontano di fermare alcuno, né avremmo avuto motivo di parlarne) e dunque non sarà più una Prima. Ciò rientra nel corso naturale delle cose, stante che tutto cresce e si trasforma con lo scorrere degli anni, ma talvolta capita di essere distratti o di avere uno di quei cervellini che stan larghi in una scatola di fiammiferi e insomma ho serenamente inserito tutti i libri della futura seconda afferenti alla cattedra di Lettere e dopo, da brava donna di casa coscienziosa, ho fatto pulizia togliendo il ciarpame dell'anno prima, per poi accorgermi con orrore, proprio mentre la piattaforma mi informava allegramente che "i libri selezionati sono stati eliminati con successo!" che quei libri non andavano affatto eliminati perché, appunto, ero in Prima e non in Seconda.
Quindi la prima parte dell'ora buca se n'è andata a fare un lavoro non solo inutile ma pure dannoso, nonché per strisciare come un verme (quale sono) davanti alla collega che si occuperà della Futura Prima, narrarle l'increscioso avvenimento e chiederle i titoli da re-inserire.
Nelle ultime due ore dovrei fare Storia con la Seconda Capricciosa, ma non prima che i Capricciosi abbiano usufruito del loro legittimo intervallo. Così scendiamo nuovamente in cortile, mentre cerco di fare il conto di quante scale abbia fatto quel giorno; ma mi perdo intorno al duecentesimo gradino e mi consolo ricordandomi che fare le scale fa bene alla circolazione e, dicono, anche al cuore quando le scale sono in discesa. Spero proprio che sia vero, perché quel giorno ne ho salite e discese davvero parecchie.
E, come in un grazioso deja vu, di nuovo mi raggiunge la Custode per informarmi che, all'insaputa di tutti, quel giorno per i ragazzi era stata fissata un'ora supplementare di Laboratorio di Teatro - stavolta però deve essere vero, mi assicura la Custode, perché l'Operatore è arrivato e aspetta scalpitando.
"Naturalmente gli ho detto che adesso i ragazzi stanno facendo l'intervallo, però dopo li deve portare nell'apposita sala".
Saluto in cuor mio la complessa lezione sul Risorgimento che avevo programmato e a fine intervallo salgo per l'ennesima volta le scale per portare i Capricciosi nell'apposita sala, dove i Capricciosi svolgono il laboratorio di teatro da par loro, tanto che una parte della seconda e ultima ora di Storia se ne va per una ruvida spazzolata sul tema "Il laboratorio di Teatro va preso sul serio perché non solo è utile e salutare, ma vi ha pure risparmiato un'ora di lezione di Storia, che non è esattamente la vostra materia preferita" e nella stesura di quattro infuocati rapporti per i quattro che si sono comportati particolarmente male.
Resta a malapena un po' di spazio per una piccola introduzione al 1848. No, naturalmente non conoscono il modo di dire "E' successo un 48", ma ho notato che, al contrario della battaglia di Waterloo, il 48 è uscito dalle frasi fatte delle nuove generazioni e dunque non è così grave.
Alle due sono finalmente libera e posso tornare a casa - ma non prima di aver sistemato il pasticcio con i libri fatto con la Prima, che fra ricerche e controlli vari mi richiede una buona quarantina di minuti supplementari.
Mancano ancora quasi quattro settimane, e come ogni anno mi domando ( ci domandiamo) se riuscirò (riusciremo / riusciremmo) a sopravvivere anche stavolta.

domenica 22 maggio 2022

Waterloo (di cose che non vorresti mai leggere)

Prima di Waterloo, ci fu la disfatta della Beresina
Il programma di Storia con la Seconda Capricciosa prosegue, con entusiasmo assai moderato da parte degli alunni. Ho fatto la rivoluzione francese, spiegandola con gran cura e infliggendo due interrogazioni programmate ai due alunni che sapevo abbastanza diligenti da studiarla, e morta lì.
A Napoleone ho dedicato più cura, ritenendolo argomento più palatabile per una classe che della storia se ne frega alla grande: c'è l'invenzione dell'Italia, l'invenzione dell'egittologia, l'invenzione dello stato moderno e della moderna legislazione, ma soprattutto c'è la Grandiosa Sconfitta in Russia, che anni fa  una classe ben più partecipe e interessata sintetitzzò mirabilmente con la formula "è quando Napoleone va in Russia e si frega".
Con un pizzico di cattiveria e molta speranza ho fatto un compito in classe dove dovevano riassumere sia la Rivoluzione che Napoleone in due cronologie di dieci date ciascuna, libro alla mano, dopo avere accortamente diviso la classe in gruppetti. 
Mi aspettavo dei gran pasticci con la rivoluzione, dove scegliere solo dieci date è, oggettivamente, impresa complessa, ma anche qualche soddisfazione da Napoleone, dove se non altro due delle date (nascita e morte) erano già occupate e gli eventi da cui estrarre le altre otto risultavano ben sgranati.
A sorpresa, più di un gruppo ha sbarcato la rivoluzione abbastanza bene, ma le cronologie di Napoleone han rappresentato ottimamente il concetto di "Waterloo dell'insegnante".
Nella maggior parte dei casi Napoleone se l'è cavata così-così  (spesso saltando a piè pari  il colpo di stato di Brumaio) fino all'incoronazione, cui quasi tutti han fatto seguire il secondo matrimonio e la nascita dell'erede. Quest'ultimo particolare, ovvero la nascita dell'erede, è stato ricordato quasi da tutti nonostante il manuale nemmeno lo citasse: gliene avevo parlato io, raccontandogli  la breve e grama esistenza del povero Napoleone II, e per qualche misterioso motivo la cosa gli è  rimasta impressa. Ma a quel punto, ahimé, le date stavano finendo e così diversi gruppi sono passati dalla nascita dell'erede direttamente alla morte di Napoleone nel 1821.
Campagna di Russia non pervenuta.
E nemmeno Waterloo.
D'accordo, gli ho parlato anche di Napoleone II. Ma non è che mi sono dimenticata di dirgli che ancora oggi la parola Waterloo è sinonimo di sconfitta disastrosa e senza appello. Gli ho persino spiegato che si tratta di una piccola cittadina il cui nome si può pronunciare in almeno tre modi diversi: Vàterlo all'italiana, Vaterlò alla fracese e Uoterlu all'inglese, insomma una volta tanto era davvero impossibile sbagliare la pronuncia.
"E passi per la campagna di Russia, che comunque è forse la disfatta più famosa di tutti i tempi. Ma come si fa a fare una cronologia di Napoleone senza mettere nemmeno Waterloo?" ululo restituendo i compiti "Waterloo è la battaglia più famosa della storia. Ancora oggi è ricordata come la disfatta per eccellenza!".
Mi guardano bonariamente perplessi. Si sa, la prof. Murasaki è così: ogni tanto dà di fuori di matto, assolutamente senza un perché.
"Lo sapete qual è la canzone più famosa uscita dall'Eurofestival?" ululo vieppiù.
Non lo sanno. Sembrano financo ignorare l'esistenza dell'Eurofestival, che pure è improvvisamente diventato di gran moda proprio in questi anni.
"Waterloo è una battaglia talmente famosa che centosessanta anni dopo un celebre gruppo pop le ha dedicato una canzone che ha spopolato in tutta Europa e che non parlava affatto della battaglia, ma usava il suo nome come metafora!".
E niente, carico a tutto volume il video della canzone degli ABBA in cui una fanciulla racconta allegramente di come, nonostante la sua ferma determinazione a non farsi imbrigliare, ha infine ceduto all'amore conoscendo così la sua Waterloo e tutto il corridoio ne risuona. La classe ascolta con una certa indifferenza ma gradisce l'intermezzo in cui, se non altro, me ne sto zitta.


Poi attacco il Risorgimento - mi figuro con che risultati, ma ormai è tempo di unificare l'Italia, e una volta di più medito su come la Seconda Capricciosa ci è stata mandata per punire noi insegnanti dei nostri peccati (moltissimi, e molto gravi, a quel che sembra). 

mercoledì 11 maggio 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 5 - I leggendari armadietti

I nostri armadietti sono più o meno così (ma senza chiavi)
La prima cosa che vedemmo arrivare per la nuova, innovativissima didattica DADA furono gli armadietti: sbarcarono nella scuola qualche giorno prima del lockdown, ben imballati e in colori sgargianti.
Sarebbero serviti ai nostri ragazzi per conservare libri e zaini e piumini e...
"Comunque le cartelline di Arte e Tecnologia non ci stanno" osservò qualcuno. E in effetti non ci sarebbero stati nemmeno i piumini, se non pressandoli molto. Ma metti che qualcuno avesse la pretesa di indossare un cappotto?
All'inizio di quest'anno, quando ufficialmente è partita la didattica DADA, gli armadietti sono stati disposti lungo i corridoi delle classi sostituendo i più piccoli e dimessi armadietti verde scuro che c'erano sempre stati. Non che venissero usati moltissimo, ma ogni classe aveva il suo paio di alunni che li usavano per far fare meno su-e-giù ai libri di scuola. I genitori firmavano il contratto di comodato d'uso e ricevevano in cambio una piccola chiave di tipo ordinario che di solito gli alunni portavano al collo appesa a un lungo nastro.
I nuovi e sfolgoranti armadietti comunque fungevano solo da decorazione, dando in effetti un bel tocco di colore ai corridoi un po' menci.
Sin dalle prime settimane, ogni due-tre giorni qualche ragazzo della Prima Sfigata alzava la mano per chiedere "Mi scusi, ma quando cominciamo a usare gli armadietti?".
Dopo aver dichiarato più volte la mia totale e completa ignoranza sulla questione decisi di informarmi.
"Ma quegli armadietti li teniamo solo per decorazione? D'accordo che sono anche carini, ma ormai che ci sono potremmo pure usarli".
"Sono lì per la didattica DADA" mi spiegò la VicePreside.
"Ma abbiamo sempre avuto degli armadietti da dare ai ragazzi, anche quando non facevamo nessuna didattica DADA. E visto che ai ragazzi piacciono...".
La VicePreside provò a informarsi ma ne ebbe una confusa risposta sul fatto che in tempo di pandemia gli armadietti andavano evitati per il problema degli assembramenti. Considerando che non tutti i ragazzi avrebbero usato l'armadietto e soprattutto non avrebbero dovuto usarlo ad ogni ora mi sembrava una preoccupazione un po' del menga, ma in tempo di Covid mi sono risolutamente allineata al principio che le misure decise dall'alto per la pandemia non si discutono, si eseguono come che siano e insomma lasciai perdere.
"Chi vuole lasciare dei libri a scuola può usare l'armadio di classe" suggerì la VicePreside. Così feci, meditando in cuor mio che era più facile assembrarsi intorno ad un unico armadio che a un gruppo di armadietti; in ogni modo si trattava di assembramenti davvero modesti, e dunque amen.
Sotto Natale avvenne a scuola la Solenne Inaugurazione della nuova, innovativissima didattica DADA, alla presenza di svariati genitori e di un paio di giornalisti, e due giorni dopo Pentasilea arrivò con un lucchetto.
"La Preside ha detto che possiamo usare gli armadietti e dobbiamo portarci un lucchetto per chiudere il nostro. Dunque vorrei il mio armadietto" mi disse con bel garbo.
Le spiegai che il problema era che la Preside non aveva detto niente del genere a noi, e le chiesi di informarsi da sua madre se ci fosse una circolare o roba del genere. Conoscendo lo stato della nostra Segreteria, non era affatto impossibile che la circolare esistesse ma che si fossero dimenticati di girarcela.
La madre però mandò a dire che la circolare non c'era: semplicemente la Preside aveva spiegato che con l'arrivo della didattica DADA i ragazzi avrebbero avuto l'armadietto. E lo aveva già spiegato anche all'inizio dell'anno scolastico, all'assemblea dei genitori.
Tutto ciò, se non altro, spiegava perché i ragazzi si fossero così fissati su quegli armadietti.
Pensai molte cose in cuor mio su questo continuo promettere armadietti per poi non darli, ma dissi a Pentasilea di conservare con cura il suo lucchetto: sarebbe venuto il giorno in cui avrebbe avuto l'armadietto, ma c'era ancora da aspettare.

Un paio di settimane dopo la nuova insegnante di Sostegno mi disse che voleva chiedere l'armadietto per il suo alunno, che aveva problemi fisici e con lo zaino faticava abbastanza. Approvai l'idea pensando che almeno quei cazzi di armadietti sarebbero serviti a qualcuno prima di cadere a pezzi consunti dalla ruggine, ma la mail della Preside andò ben oltre le mie più rosee aspettative: infatti non solo autorizzava l'uso dell'armadietto per l'Alunno Debilitato, ma chiudeva con una fumosa frase sul fatto che questa assegnazione poteva diventare una testa di ponte per consentire l'uso degli armadietti agli alunni più fragili (giuro, parlò proprio di "testa di ponte").
Una volta letta la mail constatai con soddisfazione che gli alunni fragili nella Prima Sfigata abbondavano: a parte l'alunno debilitato e oggetto del Sostegno contavamo ben 9 PDP con le più varie motivazioni, più un'alunna che aveva risolto il problema della Scuola Senza Zaino comprando due serie di libri di testo, una da tenere a scuola e una da tenere a casa, senza contare due alunni che dall'inizio dell'anno avevano manifestato fragilità di altro tipo. I tre gatti che restavano... beh, poverini, sarebbe stato discriminante escludere proprio loro dagli armadietti, e dunque annuncia solennemente alla classe che chi voleva portasse pure i lucchetti e gli armadietti entravano in uso.
Nel far questo contavo su due fattori: il primo è il Principio di Inerzia che nelle scuole consente alle più assurde situazioni di prolungarsi nel tempo in base al principio che "per ora facciamo così, più avanti vedremo di organizzarci meglio"; e sul fatto che altri colleghi avrebbero colto la palla al balzo e consentito di soppiatto ai loro alunni di usare gli armadietti perché "se lo fanno nella Prima Sfigata, possiamo farlo anche noi". Dopotutto, che ne avrebbe mai saputo la Preside, che nel nostro plesso viene una volta al mese quando viene spesso, e nei corridoi delle classi non passa mai?
I fatti dimostrarono che avevo torto. Come previsto i ragazzi delle altre classi assistettero con grande invidia alla presa di possesso dei mitici armadietti e corsero dai loro insegnanti per chiedere se anche loro potevano fare come la Prima Sfigata; ma i miei amati colleghi stavolta delusero ampiamente le mie aspettative perché invece di lanciare i loro alunni come cani sull'osso colorato andarono dalla Preside a lamentarsi che la Prima Sfigata usava gli armadietti.
La VicePreside mi contattò per avvisarmi che gli armadietti andavano assegnati solo previa contratto di comodato firmato dai genitori.
"Ma non mi risulta che il mio Alunno Debilitato abbia firmato contratti di alcun tipo" provai a ribattere.
La VicePreside mi disse che tuttavia lo stato delle cose era che l'Alunno Debilitato poteva usare il suo armadietto anche senza contratto di comodato, e gli altri no. Convenne con me che si trattava di una forma di discriminazione e anche che tutto l'insieme era decisamente cretino, tuttavia le cose stavano così.

Meditai sul da farsi. Da una parte, considerando vari fattori, era probabile che facendo finta di nulla la cosa potesse comodamente trascinarsi per mesi per quanto i Colleghi Rompiballe potessero andare a lamentarsi. Tuttavia St. Mary Mead è un paese piccolo, dove la gente mormora, e non mi piaceva che i miei amati alunni scoprissero che disobbedivo all'ordine  (quasi) esplicito di un superiore, perché non mi sembrava un messaggio valido sul piano educativo; inoltre, io ormai la mia bella figura con loro l'avevo fatta e quel punto la Cattiva era la Preside.
Dunque la mattina dopo avvisai la Prima Sfigata che gli armadietti andavano sgomberati e così fu fatto nonostante un certo comprensibile disappunto dei ragazzi. Tutti gli armadietti furono svuotati e i lucchetti tornarono a casa, mentre l'armadio di classe veniva di nuovo stipato di libri.

Ci fu però un seguito, non so se causato da un provvido attacco di buon senso da parte della Preside, magari addivenuto in seguito ad un paziente lavorio ai fianchi della VicePreside: due settimane dopo, al Collegio Docenti, la Preside riferì che "si era creato un disguido e insomma, nella Prima Sfigata di St. Mary Mead ormai gli armadietti erano in uso". Volevo insorgere per spiegare che l'equivoco era nato esclusivamente a causa della sua storditaggine e che ormai da tempo la Prima Sfigata non adoperava più un bel niente visto che mi era stato dato l'ordine di far sgombrare quei cazzo di armadietti; ma i collegi on line han questo di bello, che se vuoi intervenire devi appoggiare il ferro da stiro o smettere di pulire la cucina e avvicinarti al computer per alzare la mano e intanto hai tutto il tempo per riflettere se, per citare un vecchio trattato di netiquette davvero il tuo intervento è indispensabile al benessere dell'umanità - e insomma non ne feci di niente perché decisi di aspettare la fine del discorso. 
E la fine del discorso era che la Preside aveva infine deciso che gli armadietti sarebbero entrati in funzione.
E così, due settimane dopo, proprio l'ultimo giorno prima delle vacanze di Pasqua, appena tornata a casa trovai la circolare che trasmetteva il Contratto di Comodato, da far firmare ai genitori, e nel giro di cinque minuti avvisai la classe della lieta novella.
Adesso gli armadietti stanno entrando in funzione, con grande soddisfazione della classe.
E insomma, le vie della Scuola sono infinite.

domenica 1 maggio 2022

Dopo il viburno ucraino, arriva il corbezzolo italiano (un altro post di alta erudizione)

ed ecco a voi il simbolo dell'Italia: il corbezzolo (bellissimo albero, in effetti)

Mentre in Sala Professori stavo pensosamente meditando se la Russia fosse effettivamente da considerarsi una Grande Potenza e non piuttosto uno stato provvisto di una classe governante singolarmente incapace, nella mia fertile mente si è stagliata una Luminosa Idea. E visto che accanto a me sedeva la prof. Ghirlandai, Referente di Educazione Civica le ho chiesto "Ma secondo te, se gli do come compito di mettere quattro stati a confronto sul piano istituzionale ed economico in una tabella, lo posso spacciare anche per una prova di Educazione Civica? Stavo pensando a Russia, Cina, Stati Uniti e poi l'Italia, così quando lo leggono in classe ci chiacchieriamo un po' su".
"Mi sembra davvero in tutto e per tutto una prova di Educazione Civica, e anche molto interessante" mi ha rassicurato lei.
Detto fatto ho buttato giù una tabella molto mista: nome del paese, data di nascita, estensione, numero di abitanti, posizione dell'esercito in graduatoria, reddito pro capite, forma istituzionale, import/export, fonti energetiche, se hanno centrali nucleari e armi atomiche eccetera... sul finire ho messo anche la pianta e l'animale simbolo e pure un qualche sceneggiato, film o simile che ha contribuito a formare la loro immagine di quel paese (quest'ultima voce per l'Italia non c'era).
Richiesti di un parere i ragazzi si sono detti molto interessati, così gli ho assegnato il compito e quando lo hanno riportato ci abbiamo fatto su una chiacchierata di un paio d'ore.
Tra le altre cose ho scoperto che, se il secondo esercito del mondo era considerato la Russia (ma credo che perderà qualche posizione, dopo la non brillantissima prova che ha dato di recente), la Cina avrebbe il terzo, anche se la credevo molto più indietro.
La vera sorpresa però è arrivata con gli animali e le piante. 
Per la Cina le piante sono ibisco rosa e peonia e non il bambù come ero convinta. Come animali nazionali ha non soltanto il panda, ma anche il mio amatissimo drago.
Gli USA hanno naturalmente aquila e quercia.
La Russia ha l'inevitabile orso e la slanciata betulla, albero della taiga per eccellenza.
E l'Italia è simboleggiata dal lupo (o meglio dalla lupa, possibilmente in fase di allattamento) e...
Olivo e quercia, che decorano monete e francobolli?
Nossignori, il corbezzolo.
"Il corbezzolo?!?" ho chiesto indignata "Ma quando mai?".
La classe insorge: proprio il corbezzolo. Andassi pure a vedere, se non ci credevo!
Sono andata infatti a guardare, digitando albero simbolo Italia, e Google mi ha scodellato la pagina sul corbezzolo, simbolo patrio; con occhi grandi come tazze da tè ho letto.
Ivi si racconta di come, nel corso del Risorgimento, il corbezzole fosse salito agli onori patriottici grazie a un passo di Virgilio dove il giovane Pallante, morto in battaglia, viene adagiato su rami di corbezzolo per riportarlo al padre. Poi Pascoli ci mise del suo, dedicando una poesia al nobile albero e vedendolo come raffigurazione della bandiera nazionale: fiori bianchi, frutti (anche) rossi, foglie verdi.
Così, dopo aver scoperto che la bandiera greca si ispira allo scudo di Achille, adesso so anche che il corbezzolo è il nostro albero-simbolo.
Davvero mirabile la fantasia dei patrioti dell'Ottocento, ma ancor più mirabile è l'enorme quantità di cose che si imparano insegnando.

martedì 26 aprile 2022

Che palle? (nel senso di "quale tipologia di palle da gioco?")

A tutti i cuccioli piace giocare con palle e palline di ogni dimensione
Durante l'estate la Dirigenza ha avuto l'eccellente pensata di far fare all'aperto almeno uno dei due intervalli. Si tratta di un piccolo ovetto di Colombo che ci permette di sommare molti vantaggi:
- i ragazzi stanno all'aria aperta, dunque il rischio di contagio è più basso
- essi scavallano, corrono, saltabeccano, insomma si muovono
- il cortile della scuola di St. Mary Mead è, alla fine dei conti, niente di più di un cortile e pure un po' malmesso, ma gode di una estensione che permette ai ragazzi di aggrupparsi con un briciolo di privacy
- per andare in cortile ci sono due livelli di scale da scendere e un lungo corridoio da percorrere, il che consente ai ragazzi un supplementino di passeggiata in più, molto gradito anch'esso
- ma soprattutto, essi ragazzi possono giocare a palla, cosa che nei corridoi della scuola e soprattutto nelle aule è vietato per motivi di sicurezza; e, giusto o sbagliato che sia, giocare a palla è l'unico vero e grande Sogno e Obbiettivo nella vita di costoro. Dunque, in base al principio che il cliente ha sempre ragione, in cortile li faccio giocare a palla quanto più posso.

Qualche insegnante pratica l'intervallo esterno con moderazione. Non io, che sin dall'inizio ho stabilito che quando è il nostro turno si va, e quando non è il nostro turno si va lo stesso - e va pur detto che nessuno ci ha mai cacciato indietro. Dunque mi sono abituata a fare tutti gli intervalli fuori, che fosse caldo o freddo o umido e l'unica cosa che ci ha tenuto lontani dal Quadrato Magico è stata la pioggia - ché rischiare raffreddori e bronchiti per proteggersi dal Covid davvero non mi sembrava cosa.
Nei giorni di particolare freddo - dove c'era comunque uno stoico gruppo graniticamente risoluto a stare fuori ad ogni costo - la presenza di un insegnante di sostegno mi ha permesso di lasciare in aula i più freddolosi; ma si è trattato di episodi davvero sporadici: per quanto infreddoliti, tutti apprezzano il quarto d'ora d'aria.
Com'è prevedibile, in cortile i ragazzi corrono e urlano come aquile spennate - ma è esattamente quel che fanno anche quando in cortile non ci vanno, e io sono di quelli che sopportano stoicamente qualsiasi tasso di rumore prodotto durante l'intervallo perché "più si scaricano adesso, più possibilità c'è che seguano la lezione in classe", giusto o sbagliato che sia.
Forte della mia conoscenza del regolamento e della lunga esperienza maturata negli anni passati, quando c'era il tempo prolungato e tutti usavano l'intervallo lungo per giocare a palla come se non ci fosse un domani, li lascio appunto giocare a palla, con una palla leggera&morbida, con loro grande soddisfazione.

Un paio di mesi fa, sulla classroom della scuola arrivò il seguente gnégnégné*: 
"Salve, oggi alle 10  ho visto alcuni alunni che giocavano a palla in cortile durante la ricreazione. Mi pare che esista la regola che non si gioca a pallone e che valga per tutti. Se poi siamo in anarchia e ognuno fa come gli pare, allora è un'altra cosa".
Fiera irritazione insorse nel mio petto. 
Io non ricorro mai allo gnégnégné ma so essere polemica in sommo grado, e nel volgere di circa 30 secondi numerose argomentazioni si affollarono nella mia mente,  sgomitando ognuna per avere la precedenza.
1) Ti pare una sega, piglia quel cazzo di regolamento, trova l'articolo, cita il numero dell'articolo e magari, già che ci sei, non far finta di non ricordare che a scuola in cortile si è sempre giocato a palla da quando sei arrivata, peraltro quattro anni dopo di me.
2) Sai benissimo che gli "alcuni alunni" sono la mia classe, e mi hai pure visto, dall'alto della finestra. Perché non sei venuta a parlare direttamente con me?
(risposta: perché questo ti avrebbe privato del sottile piacere di scrivere uno gnégnégné, ma anche perché sai benissimo che ti avrei chiesto di trovarmi l'articolo del regolamento - non una piccola convenzione a voce fatta tra te e due o tre colleghi, ma proprio l'articolo del regolamento. Che non c'è).
3) Meno male che non ho WhatsApp sennò mi toccava ascoltare un vocale pronunciato con lo stesso tono di Nobile Afflizione Gnégnégné, e pure sorbirmi il dibattito indinniato sul gruppo. In questo modo posso dare solo a te la colpa di tutto, e ciò farà un gran bene al mio fegato (anche se so benissimo che siete almeno in due a fare questa crociata, e che da sola non ti saresti mossa).
4) Davvero, non ti riusciva formulare un testo più lagnoso&irritante? Ma no, nemmeno impegnandoti con tutte le sue forze ci saresti riuscita. Uno gnégnégn* allo stato puro, roba che nemmeno all'asilo nido.
5) Ma andarvene, tu e i tuoi compagni di crociata, all'inferno nel girone dei rompiballe, che ci trovereste un sacco di compagnia tra gli impiastri vostri pari?
Dopo sì gran rutilare di questi e altri pensieri assai scortesi, occorreva rispondere. Per farlo mi avvalsi del registro stilistico "sono una bella gattina molto miciosa" e scrissi:
Erano la Mia Prima. Confesso che ero rimasta al fatto che non si può giocare nei corridoi della scuola e con palloni duri e/o pesanti. Quella era una palla piccola e morbida.
Come sapete c'è stato un anno in cui non ho frequentato la scuola. Può darsi che il regolamento sia cambiato quell'anno?".
Da notare la finezza del garbato riferimento all'anno da me passato in ospedale, citato senza nominarlo apertamente, giusto per dare un leggero tocco patetico a tutto l'insieme.

Niente risposta, né sulla Classroom né a voce, ma nei giorni seguenti io e l'autrice dello gnégnégné ci siamo salutate  con grandi sorrisi e abbiamo parlato del più, del meno e anche del per e del diviso, ma mai di palle e di cortili.
Seguì poco dopo una conversazione con una seconda collega, mentre badavamo alle nostre classi durante l'intervallo.
"Non dovrebbero giocare a palla. Il regolamento lo vieta, era uscito anche un avviso, sulla Classroom" osserva svagata.
Con fare altrettanto svagato rispondo "Oh sì, ricordo. Ho anche spiegato quel che sapevo del regolamento, e visto che nessuno mi ha risposto ne ho concluso che non esiste un articolo specifico che vieta di giocare a palla all'aperto con palle morbide e leggere" mentre in cuor mio ringhiavo  "Ah, tuoni e fumlini! Dunque la seconda serpe del complotto ai danni dei miei poveri alunni indifesi sei tu!".
"Quella non è una palla morbida" ribatte la collega "Rischia di rompere uno dei vetri delle finestre".
A dire il vero, in quindici anni che sono lì, non abbiamo mai avuto un vetro rotto se non una volta, dopo che il cortile era stato concesso a una qualche associazione comunale per farci una festa, mentre la scuola era chiusa. Ma invece di attaccarmi alla casistica precedente vado a prendere la palla incriminata e gliela porgo fiduciosa. 
La collega la palpa sdegnosa "Non va bene. Per palle morbide si intendono palle di spugna".
"Ma sul serio, secondo te con questa palla si potrebbe rompere un vetro?" chiedo interdetta. Chissà, forse se la tirasse Obelix in un momento in cui è molto arrabbiato, potrebbe anche darsi...
"Oh sì, certo che potrebbe".
"Il regolamento non ha mai parlato di sole palle di spugna" improvviso. Negli anni passati in quel cortile di palle di spugna non se n'erano mai viste, solo palle leggere e non troppo gonfie.
"Invece sì, il regolamento parla proprio di palle di spugna".
Alzo le mani in segno di resa "D'accordo, mostrami l'articolo del regolamento".
La collega recalcitra.
"L'onere della prova spetta all'accusa" le ricordo con gentilezza.
L'aria intorno a noi crepita per i fulmini secchi, ma ci salutiamo amichevolmente prima di tornare in classe.

Tre settimane dopo si riunisce il Consiglio dei Ragazzi, dove partecipa anche la Preside, e qualcuno chiede se, alfine, giocare a palla in cortile si può. Qualcuno non della mia classe, certo. Qualcuno che si è sentito dire che giocare a palla non si può, e adesso sta stressando le mie colleghe perché gli altri però ci giocano, a palla, in cortile. Qualcuno che, sia chiaro, ha la mia piena solidarietà e non capisco perché non venga contentato visto che lo si può fare con tanta facilità.
La risposta lascia piuttosto stranita quella stimabile assemblea.
"Ci ha detto che è meglio se non giochiamo, altrimenti sarà costretta a vietarcelo" riferisce Gongolo.
"Il che tra l'altro starebbe a indicare che al momento non è vietato" deduce Odisseo.
Tramecolo e sbalordisco "Ma sul serio ha detto così?
Che un adulto in grado di intendere e di volere si faccia beccare in un bizantinismo del genere mi meraviglia molto. Ma Pentesilea assicura che sì, la Preside ha detto proprio così.
La classe smonta e rimonta l'argomentazione con gran divertimento e li lascio fare, giusto o sbagliato che sia, perché ritengo che lo spirito critico sia una skill da implementare, in un mondo così ricco di insidie&trappole.
Quando il Torrente del Sarcasmo va in secca stabilisco "In tutti i casi ci conviene per il momento non forzare la situazione. Ognuno riporti a casa le sue palle, ma non consideratela una battaglia persa, non ancora". Fin quando la regola non è scritta infatti ho un certo spazio di manovra, e sto meditando la possibilità di far ricomparire quelle palle a metà Maggio, contando sui tempi geologici di reazione delle strutture scolastiche mi permetteranno di sbarcare la fine dell'anno. 
E poi, chissà, potrebbe succedere qualcosa. Da qualche tempo ogni due per tre succede qualcosa, perfino a scuola.

E qualcosa infatti succede: una decina di giorni dopo si svolge la Gran Cerimonia dell'avvio della Didattica DADA, con tutte le classi collegate con l'aula Agorà dove la Preside illustra il nuovo regolamento.
Per un caso fortunato, durante tale solenne cerimonia ho due ore buche che passo come sempre a fare fotocopie, tentare invano di stampare, aggiornare il registro e simili. Poi entro in Prima, dove scopro che i ragazzi hanno notizie per me.
"Il nuovo regolamento dice che possiamo giocare a palla, purché con palle morbide" annunciano soddisfatti. 
Anche se, a ben guardare, non è il nuovo regolamento, è quello che c'è sempre stato. 
Macchissenefrega? Vada per il nuovo regolamento.

Non saprò mai come si è giunti a sì insperato lieto fine. Una fronda di colleghi desiderosi come me di garantire un minimo di confort ai loro alunni? Un insperato ritorno di buon senso della Preside? Qualche rimostranza dei genitori? Chissà.
In cuor mio ho festeggiato con castagnole e mortaretti, ma non ho accennato nemmeno di lontano alla cosa con nessuna delle due colleghe, che continuo a salutare con inalterato garbo, conversando con loro del più e del meno, talvolta anche del per e del diviso.
E siccome, a causa dell'innata dolcezza del mio carattere, non porto mai rancore a nessuno, ci ho fatto su questo fluviale post.
                   
* Chiamasi gnégnégné una particolare tipologia di testo scritto in modulo querulo e lamentoso, sintetizzabile in "Al giorno d'oggi non c'è più rispetto e disciplina" il cui redattore spesso (ma non sempre) risulta essere un insegnante.