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giovedì 24 febbraio 2022

Intorno a te, o albero / felici noi danziamo (anche a scuola, soprattutto a scuola)

Oleg Federov (Ucraina) - Fanny Cats

                  
Nel cortile della scuola media di St. Mary Mead ci sono alcuni alberi. Cipressi, soprattutto, ma anche uno di quegli alberi sempreverdi a forma di vero albero, con robusti rami che si aprono tutto intorno al tronco. E un giorno Vercingetorige mi ha chiesto il permesso di provare a salirci.
Sono quasi sicura che è vietatissimo arrampicarsi sugli alberi per i ragazzi, ma l'argomento non è stato mai sfiorato nelle varie discussioni legate al regolamento, come del resto non è mai stato detto che è vietato salire sul tetto. E quello, in effetti, è proprio il classico albero su cui ci si può arrampicare senza rischio né difficoltà, se appena si ha una vaga idea di come ci si arrampica sugli alberi. Così, dopo breve meditazione, ho detto di sì. In quel momento, come quasi sempre nel corso della vicenda, la classe era sola in virtù degli intervalli scaglionati che tuttora imperversano.
Con mia grande sorpresa Vercingetorige non riesce ad arrampicarsi. Mi guardo bene dal dare consigli perché il mio curriculum di arrampicatrice di alberi si limita ad un paio di olivi molto bassi quando ero ancora bambina e insomma non è un argomento in cui mi senta in grado di dar lezioni a nessuno e azzardo solo un vago "Beh, magari puoi riprovarci più avanti" rallegrandomi per aver scansato il pericolo, fatto bella figura con poca spesa e soprattutto non essere finita davanti alla corte marziale a rispondere della mia sciagurata imprudenza.

Ma già il giorno dopo Vercingetorige torna alla carica "Credo di aver trovato un sistema per arrampicarmi. Posso provarci?".
Impossibile dire di no, a quel punto. E con pochi e rapidi movimenti, partendo da un altro punto, la breve arrampicata viene conclusa stavolta con successo. Gli passo la merenda che mi aveva chiesto di tenergli, e la mangia sull'albero.
Comprensibilmente, è molto soddisfatto di sé anche se cerca di non darlo troppo a vedere.
Nick Gustafson - Cat In A Tree
Tutto bene?
Quasi, dal mio punto di vista. 
I compagni, che gironzolavano lì intorno senza dar l'aria di guardare, accorrono festosi. Lui scende, risale, gli fa vedere come si fa. 
E tutti vogliono riprovarci.
Lo spettro della corte marziale incombe su di me. Dalle finestre occhi curiosi ci guardano con aperto interesse. Pochi minuti e sarò bollata come il disonore della scuola, radiata dall'albo e mandata in prigione.
Tutti salgono con successo.
Come dio vuole, finisce l'intervallo.
Rientrata in classe spiego "Vedete, Vercingetorige oggi ci ha ricordato una lezione molto importante: quando non si riesce subito a fare bene una cosa, a volte è solo perché sbagliamo il punto di partenza. Lui ci ha pensato, ha riprovato e ci è riuscito. Le cose non riescono sempre alla prima, ma non per questo ci si deve scoraggiare e rinunciare". 
La classe ascolta interessata e tributa un piccolo applauso a Vercingetorige.
Con mia grande sorpresa nessuno dei colleghi mi rimprovera o rampogna. In effetti, nessuno mostra di essere al corrente di quanto è successo.
E tutti quegli occhi curiosi alle finestre? Nessuno dei ragazzi ha commentato ad alta voce?
Boh.

Il giorno dopo le ragazze vengono a chiedere di provare anche loro.
Come faccio a dire di no?
Del resto, sono anche più leggere.
Prima sale una, poi un'altra, una non ci riesce, le altre le danno consigli e alla fine ci riesce anche lei...
Di nuovo le finestre si popolano di occhi interessati.
Io però sono un po' meno terrorizzata. Ormai ci sono saliti quasi tutti, su quel benedetto albero, fosse permesso o meno dal regolamento. Posso almeno dimostrare con i fatti che la cosa non è poi così rischiosa. Magari non mi licenziano.

Il giorno dopo all'intervallo piove, e stiamo al chiuso.
Due giorni dopo non piove ma ha piovuto tutto il giorno precedente e tutta la notte.
Stavolta rispondo alla richiesta con un bel no "Il tronco è scivoloso e bagnato, secondo me non è una buona idea".
Passa qualche giorno e il tronco è di nuovo asciutto.
E Vercingetorige torna a chiedere il permesso di arrampicarsi.
"Ma sì, vai pure".
Nuova sorpresa: non ci riesce.
Ci rimango male.
"Ma secondo me l'altra volta non partivi da lì. Dovresti fare come hai fatto la settimana scorsa".
Gli altri danno consigli. Vercingetorige ci riprova con successo. 
La classe intorno approva. Ma...
"Professoressa, non riesco a scendere".
"Ma certo che ci riesci, ci sei sempre riuscito!" ribatto indignata.
Ma no, ha paura.
Tutti danno consigli. I minuti passano.
A un certo punto comincio a prendere seriamente in considerazione il fatto che alla fine ci toccherà chiamare i pompieri. E già mi vedo a spiegare "No, non si tratta di un gatto, è  un ragazzo di prima media".
I commenti dei pompieri cerco di non immaginarli, ma sospetto che dopo la Preside non verrà a farmi i complimenti per le mie innovative tecniche didattiche.
Come dio vuole, Vercingetorige alla fine scende. Ed è piuttosto scosso dall'avventura.

E questa è la fine della Saga dell'Albero. Nessuno ha chiesto più il permesso di salirci e dunque può darsi che alla fine il mio stato di servizio non subirà grossi danni e nessuno si sentirà moralmente obbligato a portarmi le arance in prigione.
Probabilmente questa storia reca in sé un insegnamento, ma davvero non saprei dire quale.

Due giorni dopo sono stata aspramente redarguita da una collega perché gli permettevo di giocare con una piccola palla morbida.
Che è permessa dal regolamento.
"Ma non è abbastanza morbida! E poi quando giocano urlano e disturbano le altre classi che fanno lezione!"
"Guarda che durante l'intervallo urlano sempre. E lo stesso vale per le altre classi".
"Ma facciamo che quando giocano a palla fanno più rumore? Se non giocassero a palla ne farebbero meno"
"No".

giovedì 17 febbraio 2022

17 Febbraio 2021 - Giornata Nazionale del Gatto

Come ogni 17 Febbraio, ritorna la festa italiana del gatto, nobile animale che allieta con la sua dolce e confortevole compagnia tante delle nostre case.
Per questa lieta ricorrenza ho deciso di omaggiare una specifica tipologia di gatto che, con mio dispiacere, non ho mai potuto annoverare nel mio assortimento: il gatto rosso - anche se posso pur sempre contare su Fiammetta, che è una soriana a sprazzi rossi.
Il colore dei gatti in realtà conta poco per il carattere: ogni gatto funziona a modo suo e si tratta di una creatura troppo individualista per farsi influenzare da un casuale accidente come quello del colore del mantello. Tuttavia, in base alla mia personale esperienza e a testimonianze varie da me raccolte, il gatto rosso presenta almeno due caratteristiche specifiche.
La prima, ahimé, è di essere piuttosto raro. Anche i soriani rossi sono tutt'altro che comuni, ma un gatto con il mantello ben aranciato come quello della foto qua sopra è una rarità. Per questo motivo chi cerca un gatto rosso di solito deve cercare a lungo e con attenzione, e raramente basta bussare al gattile vicino a casa - anche perché i pochi fortunati che hanno un gatto rosso di solito se lo tengono ben stretto e si guardano bene dall'abbandonarlo.
La seconda caratteristica si collega a quanto detto sopra: il gatto rosso è raramente abbandonato ma più facilmente abbandona, perché solitamente è un gatto di carattere molto dolce e affettuoso e dispensa affetto a qualsiasi umano gli capiti di incontrare. Non è quindi insolito che l'umano che si trova così omaggiato pensi "Oh, povero micio così strofinoso, evidentemente stai cercando una casa. Sarà mia cura fornirtene una al più presto", e mosso dalle più pure e caritatevoli intenzioni prende il micio e se lo porta a casa, mentre l'infedele fusa con gran convinzione.
Si tratta inoltre di un gatto molto amichevole con gli ospiti di casa, e sembra vada particolarmente d'accordo con i bambini - ma in questo caso parlo solo per sentito dire.

Visto che si tratta di un gatto così propenso all'amore, e che in questi giorni ricorre la festa degli innamorati, aggiungo dunque un quadro forse ispirato alla storia di Romeo e Giulietta, oppure, chissà, a una qualsiasi storia dove la bella sta al balcone e l'innamorato sale verso l'agognato premio.

Gli auguri comunque valgono per tutti i gatti, e siccome questo è un blog inclusivo sono come sempre estesi d'ufficio anche ai diversamente gatti.
Con un doveroso ringraziamento a Pensierini, che mi ha ricordato questa bella ricorrenza di cui mi stavo completamente dimenticando permettendomi di rimediare in tempo utile - perché, come credo di aver ripetuto fino allo sfinimento, in questo periodo tendo a dimenticarmi davvero di tutto (ma non di omaggiare le belle gatte che vivono con me, quello continuo a farlo sempre e comunque).

domenica 13 febbraio 2022

Murasaki e i Sette Dislessici (con qualche riflessione generica sul tema)

 

Alla presentazione la classe fu presentata come un disastro completo con un paio di elementi validi capitati lì per caso in mezzo a tanta desolazione. Non che le altre classi, a ben guardare, si presentassero molto meglio, ma la Prima Sfigata vantava una serie di primati statistici: su venti alunni ben dieci richiedevano documentazione a parte per questioni varie, e in particolare contavamo sette dislessici sette.
Il mio primo pensiero, davanti a tanta devastazione, fu sul come mai i DSA si fossero improvvisamente più che raddoppiati, dato che fino all'anno scorso erano in media uno o due per classe.
In questi casi il primo sospetto che viene è che siano cambiati i medici della ASL che certificano la dislessia. Ma un attento esame delle fonti mi ha permesso di constatare che no, si tratta sempre dei soliti medici dell'ASL che conosciamo da anni e della solita cooperativa riconosciuta dall'ASL che altrettanto da anni è in contatto con noi. Insomma, i nomi in calce alle diagnosi erano gli stessi che vediamo da tempo. E che gli era preso, che si erano messi a distribuire certificazioni di dislessia come fossero briciole per gli uccellini?
Il secondo pensiero fu che le nostre nuove prime sono figlie della pandemia, che ha acuito disagi esistenziali di tutti i tipi - non solo negli alunni, ma anche nei genitori. E, forse dovremmo aggiungere, anche negli insegnanti, ché alla fine sono esseri umani come tutti.

Ad ogni modo arrivai al primo giorno di scuola avvolta in una gran nube di preoccupazione, e se normalmente quella strana entità che è la Classe Nuova mi incute sempre grandissimo e assai reverenziale timore, quel giorno si trattava piuttosto di terror panico.
D'altra parte si sa che lo show deve andare avanti, e nessuno show può andare avanti se almeno non comincia. Così entrai, salutai con bel garbo, feci l'appello, spiegai che per ricordare i nomi sono un vero disastro e dunque dovevano avere pietà per me, spiegai anche che il registro elettronico era sempre una entità ricca di incognite, chiacchierai, li feci chiacchierare, e come sempre mentre loro mi osservavano io osservavo loro.
E nulla, non sembravano poi così spaventosi.
I due giorni seguenti li passai a fare carotaggio: prova di lettura, prima lezione di storia, roba così. Poi passammo in DaD per una settimana - una prova che in un certo senso ci unì, come succede sempre con le traversie e traversine della vita.
E continuavano a non sembrarmi particolarmente spaventosi. Un po' sgrammaticati, questo sì. 
Un po' parecchio sgrammaticati, aggiungo, anche per essere una Prima di St. Mary Mead. D'altra parte gli ultimi due anni delle elementari erano stati abbastanza avventurosi.
Però avevano un certo qual tocco di uccelli da bosco e da riviera che li rendeva simpatici, e si adattavano con una certa facilità alle situazioni più insolite.

Quanto ai Sette Dislessici Sette, andrò ora a presentarli perché si tratta di un campionario invero assai variegato.
Gongolo: è un vero DSA a Denominazione di Origine Controllata: legge male e con difficoltà, tempi brevi di attenzione (d'altra parte è anche un maschio nato a Dicembre, quindi i tempi brevi li avrebbe comunque), scrive in stampatello con lettere enormi, ha problemi a incolonnare i numeri eccetera. In compenso usa benissimo i cosiddetti Strumenti Compensativi, fa delle mappe concettuali che sono una delizia ed espone proprio benino. A sorpresa, ha un ottimo rapporto con la scrittura. Consegna testi fluviali, tre parole per riga, e si vede che si diverte a scriverli. Ancora più a sorpresa, preferisce scrivere a mano che sul computer. 
"Ma guarda che se scrivi al computer c'è il correttore ortografico, tanti errori te li segnala lui" ho provato a dirgli; e così qualche volta mi manda i file dei compiti a casa. A scuola però preferisce scrivere a mano.
Bene, il cliente ha sempre ragione. Mi prendo le lenzuolate con le lettere enormi e amen. Fossero questi, i problemi della vita.
Dotto: legge bene, pure con l'espressione e seguendo la punteggiatura (un tratto piuttosto insolito in quella classe), scrive bene, qualche leggera difficoltà in Inglese. In effetti è certificato per Discalculia ma se la passa piuttosto bene anche a Matematica. Chissà?
Cucciola: due grandi occhi neri di velluto, sembra uscita da un cartone animato della Disney e le mancano solo le orecchie a triangolo e la coda a pennacchio. A leggere ad alta voce non è un granché, gli strumenti compensativi li usa il giusto ma si arrangia discretamente un po' in tutto, con qualche problema in più in Matematica. In miglioramento.
Mammola: bravissima ragazza, senza dubbio, abbastanza organizzata e molto disponibile. Scrive poco e non legge granché. Un tempo si sarebbe detto "un po' debolina ma si impegna". Anche per lei la difficoltà è soprattutto Matematica, oltre al fatto che non sempre capisce cosa deve fare. Non sono sicura di avere ancora capito che pesce è, ma nel dubbio le sconto i compiti più spesso che agli altri.
Pisola: per lei è molto adatta la definizione di fragile - oppure, come ama dire la prof. Spini, è ancora piccolina. Letteralmente: mostra un paio di anni buoni meno delle altre, e si stanca con una facilità estrema. Quando non è stanca (il che succede di rado) funziona bene. Questa tendenza alla stancaggine era stata rilevata già alle elementari. Le misure compensative servono il giusto, e c'è il fortissimo sospetto che il problema non sia nell'ambito DSA - tra l'altro l'ortografia è piuttosto buona. Insomma, c'è un problema ma non sappiamo quale, e nemmeno la famiglia lo sa anche se ha promesso di indagare. Il Consiglio di Classe prende quel che c'è, ma abbiamo tutti il sospetto che potrebbe fare di più, solo che non sappiamo come. La buona volontà è al di sopra di ogni sospetto, semplicemente è più piccola degli altri. Seguitelo voi, un programma di prima media a nove anni, poi mi verrete a dire. E anche l'orario di sei ore è un boccone piuttosto duro da ingoiare.
Stranolo: anche lui un DSA al di sopra di ogni sospetto, checché ne dica la famiglia: sillabe invertite, parole incollate, difficoltà nei calcoli eccetera. Funziona a modo suo, ma funziona. Evito di farlo leggere ad alta voce. Segue molto volentieri le lezioni, espone molto bene e ha una profondità emotiva e di pensiero decisamente fuori dal comune. 
Eola: è la nostra DSA fantasma. Dopo un cauto approccio abbiamo smesso di ridurle i compiti per casa. Legge bene, scrive bene e conta bene. Abbiamo consigliato alla famiglia di far rivedere la diagnosi, ormai piuttosto vecchia. Ha un PDP vuoto con una garbata dichiarazione di intenti del tipo "se ci saranno problemi useremo le misure dispensative". Ma problemi per ora non ce ne sono e se ne sta nella parte media della fascia alta, tranquilla come un topo nel formaggio.

Riassumendo, i Sette Dislessici Sette possono dividersi tra:
due DSA che funzionano come i DSA standard degli esempi che ti fanno nei corsi, quelli che con un po' di misure compensative e dispensative fanno tranquillamente il loro miglio;
due DSA che boh, se lo dicono i medici saranno senz'altro DSA, e chi siamo noi per giudicare eccetera;
una DSA che se lo dicono i medici eccetera, ma probabilmente c'è qualche intralcio di altro tipo:
due DSA che forse devono solo crescere ancora.

Le diagnosi sono tutte partite in tempo ante-Covid, quindi la pandemia non c'entra - nel senso che le difficoltà scolastiche erano state rilevate in precedenza.
Naturalmente me le sono spulciate con cura, anche se il medichese è davvero un gergo infelice e sarebbe carino da parte di questi medici ed enti vari che la pagina di spiegazioni per gli insegnanti, che di solito è scritta quasi in italiano, contenesse qualche indicazione in più del "non fateli leggere ad alta voce e dategli più tempo per i compiti scritti".
Mi hanno colpito molto due punti: uno riguarda l'asse temporale e uno l'ortografia.  In pratica dicevano "rispetto agli alunni della loro età fanno più errori di ortografia della media (divisioni in sillabe, accenti, uso dell'H) e tendono a confondere nell'esposizione passato, presente e futuro".
Ma, naturalmente, i medici hanno esaminato solo chi avevano davanti. Di fatto, in quella classe gli accenti erano una roba del tutto sconosciuta* fino alla terza settimana di Settembre, e al di là di un corretto uso dei tempi verbali atti ad indicare la scalatura temporale c'è una tendenza davvero notevole a passare dal presente al passato al futuro nella stessa frase anche quando si raccontano eventi avvenuti in contemporanea**, per tacere di svariati altri errori. 
E dunque sorge il dubbio di fondo che se davanti a quei medici si fosse presentata l'intera batteria degli alunni delle elementari di St. Mary Mead, i DSA sarebbero stati un po' più di 60.
L'altro dubbio che viene spontaneo davanti a certi casi è che "una certificazione DSA non si nega a nessuno", e del resto mi dicono che si va affermando la scuola di pensiero che "qualche elemento di dislessia ce l'abbiamo tutti" (che, per quel che vale il mio parere, mi trova molto d'accordo***).
A tutto ciò segue un altra domanda: esistono casi in cui una diagnosi DSA viene revocata? Il mio universo scolastico comincia in prima media e finisce in terza, e che in quel breve periodo le diagnosi non vengano cambiate mi sembra abbastanza ragionevole. Però mi tornano in mente (e tutti ne abbiamo avuti) alunni classificati come DSA, con regolare certificazione e PDP pazientemente redatto ogni anno, che di fatto funzionavano benissimo anche senza applicare uno straccetto di misura dispensativa o compensativa che sia uno.

Pòle essere che in qualche caso, col tempo, le misure compensative le adotti spontaneamente il cervello, e che crescendo alcune di queste dislessie si annullino, come succede a volte con altri malanni e disguidi fisici?
Chissà.

* si tratta di una misteriosa caratteristica delle elementari di St. Mary Mead: l'accento non esiste. In tutte le altre elementari del regno qualcuno sbaglia ad accentare certi monosillabi, mentre da noi andero, lunedi e  perche sono la regola quasi universale (dio solo sà perche)
** e questo no, non è molto consueto nelle elementari di St. Mary Mead. Diciamo che succede a scadenze quinquennali.
*** sorvolando sulla mia patetica incapacità nel distinguere la destra dalla sinistra, ho sempre avuto parecchie difficoltà con le espressioni. La versione ufficiale era che "ero distratta". Ripensandoci però mi rendo conto che quando c'era da svolgere un problema o da lavorare con le lettere non mi distraevo mai.

sabato 5 febbraio 2022

Inequivocabili sintomi di stanchezza

Alla scuola media di St. Mary Mead siamo stanchi. Anzi, nemmeno stanchi. 
Sfiniti, accasciati, sopraffatti, inebetiti, appiattiti, spalmati.
Eppure non andiamo a spaccare pietre, non spostiamo travi, non scarichiamo navi, non trasportiamo casse piene di metallo.
Ma siamo stanchi, tutti stanchi, come nella vecchia pubblicità della Permaflex che non riesco a ritrovare in rete, dove una sorta di relitto umano con enormi occhiaie e un berretto da notte in testa vagava cantando con voce assonnata "sono stanco / tutto stanco" sull'aria di una celebre (all'epoca) canzone di Bruno Martino. A lui bastava un materasso Permaflex per riprendersi, noi abbiamo tutti (immagino) materassi piuttosto confortevoli e di ottima fattura ma lo stesso siamo stanchi in modo irreale. Immagino si tratti di stanchezza psicologica dovuta soprattutto al fatto che, tra positivi vecchi e  nuovi, sostituzioni vecchie e nuove, avvisi vecchi e nuovi eccetera non ci rimane tempo né disponibilità mentale per preparare delle lezioni decenti (i ragazzi comunque non sembrano avvertire la differenza, e reagiscono esattamente nello stesso modo di sempre, e anche questo forse è un aspetto interessante. Oppure siamo noi che siamo troppo stanchi per notare qualche differenza).
Certo, la fine del quadrimestre è sempre un momento critico e porta un carico di lavoro supplementare, e in più abbiamo avuto una serie di imprevisti di vario tipo, non solo e non tutti direttamente collegabili alla pandemia. Massantocielo, siamo davvero ridotti male.

Arriva il pomeriggio degli scrutini della mia sezione. Ci mettiamo tutti alle nostre postazioni; per una serie di motivi io sono a scuola, con l'unica distrazione di una  mug d'acqua fresca da bere a piccoli sorsi - insomma, nessuna motivo di distrazione, nemmeno le gatte sullo sfondo che si lamentano per questo, per quello o perché perdo tempo al computer.
Gli scrutini della Prima Sfigata si svolgono tranquillamente, anche se da qualche parte del mio inconscio mi punge la vaga impressione che Qualcosa è stato trascurato - ma è una sensazione troppo vaga per affiorare davvero in superficie. Riaffiora per una frazione di secondo ogni tanto, ma mai per un tempo abbastanza lungo perché riesca a realizzarla davvero. Del resto, si sa, sono stanca e i miei riflessi sono allentati.
Arriviamo alla Terza Chiassosa, dove c'è il problema di Sailormoon, di nuovo sparita dai nostri radar con la solita carrellata di scuse e di tamponi sempre negativi - e mentre sorseggio la mia mug di acqua fresca qualcuno osserva "Ma come mai Sailormoon ha delle assenze così basse, se non la vediamo quasi mai?".
E' vero, scopriamo con grande stupore. E tutti a dare la colpa al Perfido Argo che fa sempre casino, e dove andremo a finire di questo passo signora mia. Poi qualcuno osserva che nelle viscere di Argo la scheda dell'alunna registra invece un numero di assenze tanto alto quanto credibile, e allora sì, è proprio un problema di Argo che non riesce nemmeno ad essere d'accordo con sé stesso, e davvero dove andremo a finire di questo passo, signora mia?
Mentre continuo a sorseggiare perplessa la mia tazzetta d'acqua fresca, di nuovo il mio inconscio mi punge con un vago sospetto di qualcosa... ma sono troppo stanca per registrarlo a livello consapevole finché qualcuno osserva "Un momento, ma qui siamo sulla scheda di Sailor Mercury, che ha delle assenze molto basse perché in effetti ha sempre frequentato regolarmente".
Guardiamo aggghiacciate. 
Ebbene sì, stavamo stravolgendo completamente il quadro assenze di una alunna che non ha problemi di sorta, appioppandole una valanga di assenze non sue. E così scopro che ciò che pungeva vagamente la mia coscienza era l'aver visto che in cima alla scheda che stavamo massacrando a colpi di assenze era apparso più e più volte il nome di Sailor Mercury.
Lo sventurato compilatore corregge di nuovo sotto dettatura del coordinatore, prendiamo atto che il povero Argo una volta tanto sta facendo regolarmente il suo dovere e ci infiliamo tutti la nostra regolamentare busta di carta pagliata sulla testa per poi strisciare verso l'alunno successivo sentendoci, tutti, una gran manica di idioti (senza offesa per gli idioti, è solo un modo di dire).
Alla fine torno a casa (molto stanca, e chi l'avrebbe mai detto?), saluto le gatte, faccio un salto in rete ascoltando le ultime notizie, poi guardo distrattamente la posta della scuola...
E scopro una lettera della Responsabile Informatica: ci siamo dimenticati, niente meno, che di sigillare i giudizi. Costei chiede che li sigillino i coordinatori. E' una operazione veloce, basta pigiare un tasto, ma siccome è la prima volta che lo pigio, quel tasto, prima chiamo la Responsabile per una conferma, vai a sapere cosa succede se sigillo e tra due ore arriva l'avviso che no, non avremmo dovuto sigillare (capita spesso, da noi, che ci venga chiesto di fare una determinata operazione e due ore dopo salta fuori che non dovevamo farla perché nel frattempo Qualcuno dall'alto ha cambiato idea).
Invece no, è tutto regolare e devo sigillare. Così sigillo e decido che è tempo di andare a riposare insieme a un buon libro.
E tra una pagina e l'altra del libro rifletto.
Sono sei anni che facciamo gli scrutini col registro elettronico, che è sempre stato Argo - e, purché ci sia il collegamento in rete, si tratta di una procedura tutto sommato piuttosto rapida e sensata. E in questi sei anni abbiamo sempre sigillato quel che si doveva sigillare prima di chiudere lo scrutinio. In questi sei anni abbiamo cambiato diversi insegnanti, ma i due che gestivano gli scrutini di tutto il plesso sono sempre stati gli stessi, e non hanno mai perso un colpo.
La Preside era presente, e anche lei ha fatto ormai diversi scrutini con Argo - anche scrutini da remoto, ahimé.
Cioè, non avevamo l'ombra di una scusa o di un attenuante, se non quella di essere forse stanchi, ma di sicuro di fuori più di un tetto a pannelli solari.
E insomma cosa ne sarà di quei poveri ragazzi che ci sono stati dati in custodia, o dovrei piuttosto dire in balìa, davvero non so.

martedì 1 febbraio 2022

Il morbo infuria, il pan non manca

La scuola media di St. Mary Mead affronta impavida l'assedio del perfido virus
Oggi ho deciso di affrontare per il mio blog un argomento fresco e nuovo, mai ancora trattato da alcuno riguardo alla scuola, ovvero la pandemia.
Nessuno è ancora riuscito a spiegarci se la variante Omicion sia più pericolosa delle precedenti o meno. Tuttavia, considerando che al momento abbiamo quattro volte i positivi raccattati durante le punte più aspre di questi due anni pur essendoci quasi tutti vaccinati insin nelle budella, sorge il sospetto che sia comunque un po' più contagiosa delle altre; e per quanto la piccola scuoletta di paese di St. Mary Mead abbia affrontato impavida tutte le tempeste, questa si sta rivelando molto più tempestosa delle altre - insomma, anche noi siamo sotto assedio.
In mezzo a cotanto tumulto, la Prima Sfigata, di cui ho l'onore e il piacere di essere coordinatrice, ha scelto una sua personalissima tecnica di resilienza che a modo suo si sta dimostrando efficace per consentirci un minimo di continuità didattica: i suoi positivi, per quanto sempre nuovi e numerosi, per i più vari motivi non contano mai.
Ha cominciato Teodora, che si è fatta positiva proprio sul finire delle vacanze di Natale. Ovviamente non contava, perché non era possibile che si fosse contagiata a scuola. E così alla prima ora del primo giorno di scuola dell'anno sono entrata in classe, ho fatto l'appello e mi sono collegata con lei. Non mi è sembrato un grande inizio, ma a conti fatti poteva andare assai peggio perché nella classe accanto alla mia qualcuno è arrivato, ha fatto due ore di scuola e poi è andato a casa perché stava male, non prima però di aver contagiato un paio di compagni - e così si sono fatti tutti la quarantena.
Poi c'è stata Cucciola, entrata in quarantena perché la sorellina era positiva. E tanto era positiva, la sorellina, che deve averla contagiata perché una settimana dopo è risultata positiva anche lei. Ma non contava, perché si era contagiata a casa.
Poco dopo è arrivato il momento di Dioniso, entrato pure lui in quarantena perché il fratellino eccetera. Svariati giorni dopo la famiglia manda a dire che il ragazzo non si era collegato quel giorno perché la notte aveva avuto trentanove di febbre. Ovviamente due giorni dopo è risultato positivo, ma pure lui non contava perché era a casa da qualche giorno.
Nel frattempo abbiamo avuto altre assenze, variamente motivate: Ulisse è stato ricoverato in ospedale, non per Covid bensì per appendicite, Bradamante si è presa una colossale influenza ma è stato provato al di là di ogni ragionevole dubbio che non si trattava di Covid e dunque è tornata a scuola... per due giorni, perché poi la madre è risultata positiva e adesso ci saluta ogni mattina dallo schermo di un computer. Naturalmente nemmeno lei conta, perché non è positiva bensì in quarantena cautelativa (e si annoia parecchio, dice).
Infine Gongolo. Lui si è sentito male Domenica, ha fatto il tampone a casa ed è risultato positivo. Venerdì invece stava benissimo, però non è venuto a scuola per fatti suoi - proprio lui che, in una classe che non siamo ancora riusciti ad avere al completo nemmeno per un giorno, ha collezionato due magre assenze in cinque mesi. E così nemmeno lui conta, perché nelle 48 ore precedenti ai sintomi non abbiamo avuto contatti con lui. 
Al momento ci colleghiamo con quattro alunni tutte le mattine, ma nessuno di loro conta. 
Stamani ho chiuso la lezione proclamando "Verrà il giorno in cui finiremo in DaD, ma non è stato oggi. Oggi noi abbiamo fatto scuola in presenza!" sentendomi molto Aragorn prima dell'assalto al Cancello Nero.

Tutto intorno a noi, occhi minacciosi e tamponi positivi ci guardano malevoli.
L'assedio infuria, ma quando cadremo potremo dire di essere caduti con onore (perché cadremo anche noi come tutti, non ho il minimo dubbio).

domenica 30 gennaio 2022

Dormire, forse sognare (cronache inquiete di un periodo inquieto)

Ogni insegnante in questi giorni vorrebbe essere così. E forse ogni essere umano, anche.

Il rientro dopo le vacanze di Natale è sempre un momento delicato, ci dicono. Soprattutto quando avviene di Lunedì. Soprattutto quando mancano tre settimane alla fine del quadrimestre. Soprattutto quando la pandemia imperversa per ogni dove. Soprattutto quando si hanno un sacco di colleghi in quarantena perché hanno il padre, i figli, il marito, l'amante o tutto il giro di parenti e congiunti al completo positivi e loro stessi medesimi sono positivi.
Soprattutto quando tutte queste invidiabili circostanze si presentano insieme, maravigliosamente intrecciate in un dedalo inestricabile.

In mezzo a tutte le circostanze soprelencate, del tutto imprevedibili e ingestibili a livello individuale anche dai docenti più previdenti e coscienziosi (perché il virus arriva come e quando gli pare, e per strano che sia non presenta preavvisi né manda prenotazioni, e del resto che si trattasse di un virus assai screanzato s'era già avuta contezza da millemila piccoli e grandi indizi) ve n'è una che, unica fra tutte, era prevedibile e prevista. Nascosta come una peonia tra le rose, è tuttavia facile da isolare.
La fine del quadrimestre.
Sì, proprio lei. 
Stavolta il Covid non c'entra: tutti gli anni in questo periodo* il quadrimestre finisce, e ci sono da fare le medie dei voti, i prescrutini e gli scrutini. E già anche in circostanze normali gran parte degli insegnanti ha ogni anno la precisa impressione che costoro, ovvero i prescrutini e gli scrutini, siano stati inventati due sere prima da qualche buontempone in vena di scherzi di pessimo gusto e se li sente piombare addosso come ladri nella notte.
Stavolta però davvero in tanti stiamo cascando dal pero con un fragoroso STUMP!.
E ci guardiamo indietro balbettando smarriti "Ma io non credevo... non sapevo... non pensavo... e accidenti a me, cosa ho fatto negli ultimi due mesi? Dove sono spariti i miei voti e le mie verifiche?".
Già, cosa abbiamo fatto negli ultimi due mesi?
Essenzialmente abbiamo cercato di sopravvivere, tutti.
E un giorno si arriva in classe e mancano metà alunni perché sono in quarantena con la febbre alta / a vaccinarsi / a fare il tampone / ammalati di qualcosa che non sia il Covid, e allora si rimanda la verifica. Il giorno dopo l'orario è ridotto perché mancano i colleghi, e guarda caso le nostre ore sono tra quelle eliminate. Due giorni dopo in quarantena, a sorpresa, siamo entrati noi e dunque di nuovo niente verifica. 
Nel frattempo non è stato possibile interrogare né Asdrubale, né Cornelia né tantomeno Scipione o Drusilla perché sono andati a fare il tampone e/o il vaccino, la scuola non aveva linea oppure il microfono non gli funzionava - e sì, saranno tutte scuse, ma chissà perché quando piove i ragazzi in DaD si scusano molto più spesso che nei giorni di bel tempo, e comunque la linea continua a saltare anche a noi. Magari nel centro di Milano l'interrogazione in rete viene bene, e ne siamo tutti contentissimi per chi insegna o studia lì, ma da noi in provincia interrogare in rete non è proprio il massimo anche se a volte non si può fare diversamente.

Col tempo e l'esperienza ogni insegnante impara ad affrontare con nonchalance i singoli inconvenienti - classe decimata per malattia, cambi di orario, laboratorio che quel giorno non si può usare, stampanti che han finito la cartuccia, colleghi malati all'improvviso da sostituire. Di solito però imprevisti e intralci, che pure sono pane quotidiano per ogni docente di qualsivoglia ordine, grado e materia, non si presentano a blocchi di dieci al giorno ogni giorno della settimana per settimane di fila.
Al termine della complicata mattina si arriva a casa con l'impressione di essere un panno appena centrifugato col programma normale anche se sul nostro cartellino c'è scritto che siamo indumenti delicati. Ci accasciamo in poltrona e mettiamo a scaldare il pranzo pensando "Adesso un piccolo riposino, poi si prepara tutto per domani e dopo si lavora su quei due pacchi di compiti che languiscono sul tavolo da quattro giorni. Una rapida cenetta e poi si comincia a lavorare sui giudizi, ché così arriviamo al prescrutinio ben preparati".
Nel migliore dei casi, il riposino qualche volta si riesce a farlo (purché non si abbiano figli in età scolare, e non perché i poverini vengano a disturbare con importune richieste di aiuto per i compiti o simili, quanto perché nelle loro chat è tutto un fiorire di allarmi e controallarmi su insegnanti in quarantena, compagni in quarantena, genitori parenti amici e amanti dei ragazzi in quarantena, laddove nei bei tempi andati si mandavano le foto porno e i vocali con la parodia dei loro insegnanti). 
Qualche volta si riesce anche a preparare il materiale per il giorno dopo, e talvolta perfino ad addentare qualche compito. Ma prima o poi entra in scena la chat di WhatsApp con tutto il suo carico di quarantene, vaccini, tamponi e malanni vari. Non avere WhatsApp in quei casi non è di nessun aiuto perché comunque tutto ciò si riverbera inevitabilmente sulla casella postale della piattaforma.
"Buonasera, siamo i genitori di Agilulfo. Purtroppo sua sorella è risultata positiva e siamo tutti in quarantena, inoltre Agilulfo ha la febbre e il mal di testa e da tutto il pomeriggio sta tossendo". "Buonasera, vi scrivo per avvisarvi che la prof. NorthSouth è risultata positiva al tampone in casa. Domani farà quello in farmacia, ma starà a casa e va sostituita. Murasaki, sei disponibile a fare due ore in più per sostituirla?" "Buongiorno prof, sono Amalasunta. Ho fatto il tampone e sono ancora positiva, quindi per altri dieci giorni devo stare a casa".
Eccetera eccetera.
La Preparazione dei Giudizi va a Ramengo, ridente città di mare, dove si spera prenderà il sole e si divertirà giocando a palla sulla spiaggia con le Preparazioni dei Giudizi delle altre classi, la correzione dei compiti è sospesa mentre l'insegnante, tra una mail e l'altra o tra una telefonata e l'altra si domanda "E che cavolo gli faccio, per altre due ore, a quei poveri ragazzi?" e ripesca la lezione sugli oceani prevista per la settimana seguente  e non ancora pronta perché "tantoc'ètempo".
E insomma, sono giorni complicati. E tutti siamo indietro per la chiusura del quadrimestre. 
Che, guarda caso, è domani.

Ci dicono che l'ondata sta passando. Un po' per volta. 
Ma intanto ci sentiamo tutti sotto assedio e meditiamo dolorosamente su quei due colpi di tosse che ci sono improvvisamente usciti dalla gola.

* di norma il 31 Gennaio. E tuttavia un anno, misteriosamente, finì il 28 Gennaio, e ce lo dissero quando già avevamo fatto medie e scrutini. Ma non ci spiegarono mai il perché, o almeno non ce lo spiegò il Preside che avevamo all'epoca.

martedì 25 gennaio 2022

Manuale del Perfetto Insegnante - Tecniche di sopravvivenza per Educazione Civica, ovvero Quando Ci Piace Vincere Facile

Non c'entra niente col post, ma è molto meglio della foto di un disastro ambientale! 
Cari colleghi,
siete stanchi&stressati, il carico di lavoro vi schiaccia, non riuscite a preparare in modo adeguato le vostre lezioni?
Ecco per voi una soluzione facile e molto pratica, che vi aiuterà per Geografia, Scienze, Tecnologia e in più vi fornirà qualche utilissimo voto per Educazione Civica, ché magari avete fatto un sacco di lezioni, magari sono pure state apprezzate, ma alla fine non avete in mano un voto che sia uno, perché siete stati tutto il tempo a discutere e approfondire ma niente interrogazioni vere.

Tutto iniziò in un grigio pomeriggio autunnale, mentre riflettevo sull'opportunità di preparare un approfondimento per la Terza sul disastro di Fukushima - e anche qualcosa sulle isole di plastica, visto che stavo per affrontare il tema degli Oceani.
Mentre vagavo pigramente per la rete mi accorsi che tutto quel che sapevo sulle isole di plastica negli oceani me lo avevano raccontato i miei alunni anno dopo anno - ed erano sempre assai documentati sulla questione, che ai loro occhi è di estremo interesse.
Io, lo confesso, delle isole di plastica nell'oceano un po' me ne frego. Certo, mi rendo conto che non è una bella cosa il fatto che ci siano, però non ci perdo il sonno. Loro invece...
Improvvisamente venni assalita da una Grande Illuminazione: visto che i ragazzi van matti per le questioni ambientali, perché non farle raccontare a loro?
In questo modo univo molti vantaggi:
1) Il mio lavoro si sarebbe limitato a scegliere da un vasto assortimento i disastri ambientali più appetibili e palatabili al giovane pubblico.
2) Il suono della mia voce, tanto bella quanto armoniosa* avrebbe riecheggiato un po' meno nell'aula. Un po' di varietà sonora, finalmente!
3) In Terza c'è l'esame, quindi lavorare su qualche piccola presentazione gli fa solo bene (e infatti gliene ho fatte fare diverse). Anche fare un po' di esercizio di esposizione in pubblico. Ancor più, un po' di esercizio di ricerca di materiale. Tra l'altro sulla ricerca autonoma del materiale in rete ci lavoriamo sin dall'inizio della pandemia, con risultati molto più lusinghieri di quelli conseguiti dalla Seconda Capricciosa, e assai maggior partecipazione emotiva da parte loro, che sono una classe normale con reazioni normali.
4) Non c'era da fare nessun controllo sulla reperibilità di materiale attendibile in italiano: ce n'era senz'altro da dare e da serbare e tutti i siti delle associazioni internazionali ecologiche ne fornivano a bizzeffe
5) Venti disastri diventava un po' stressante, forse; meglio dieci, da fare a coppie, col vantaggio supplementare di abituarli un po' a lavorare insieme - perché, siamo sinceri, in questi due anni lavoro di gruppo se n'è fatto pochino.

Dieci disastri dotati di un certo appeal si trovavano con uno schiocco di dita.
In un paio d'ore scarse di lavoro ho selezionato dieci Grandi Disastri causati dall'Intervento Umano sapientemente distribuiti su tutti i continenti extraeuropei: sbiancamento della barriera corallina in Australia, scioglimento dei poli, deforestazione nell'Amazzonia, Bhopal in India, isole di plastica nell'oceano, desertificazione del Sahel eccetera. E visto che il dibattito sull'utilizzo del nucleare sta riaffiorando ho messo anche Chernobyl (la Russia la faccio sempre in Terza, appunto per consentire a chi vuole di portarla all'esame e quest'anno, visto che eravamo rimasti indietro, si è aggiunto un rapidissimo sorvolo anche su Ucraina e Bielorussia)... 
Disastri ambientali, disastri ambientali ovunque.
Un altro quarto d'ora per preparare le coppie e assegnare gli argomenti.
"Siccome ci vorrà qualche lezione per esporre tutta questa roba, in questo modo nelle due settimane prima di Natale, quando tutti vi fanno fare mucchi e pacchi di verifiche scritte non dovrete lavorare per Geografia" ho spiegato con l'aria di chi porta in tavola un vino particolarmente pregiato.
Non ci sono state critiche né lamentele, e tutti han lavorato come castori. 

I risultati sono stati ottimi: per cinque lezioni mi sono limitata a piazzarmi lontano dalla LIM ed ascoltare e guardare pregevoli ricerche, regolarmente corredate, oltre che da foto impressionanti, anche da altrettanto impressionanti grafici e previsioni per il futuro, proiezioni economiche inquietanti eccetera, e ho imparato un sacco di cose - non necessariamente piacevoli da ascoltare, ma comunque interessanti. Dopo tutto, la vita non è solo un letto di rose.
Qualche volta sono anche intervenuta, con alcuni disastri che conoscevo meglio o che hanno origini più antiche e di cui ho narrato come sono stati vissuti dall'attenzione pubblica negli scorsi decenni. Ho anche fatto un accorato discorso sull'energia nucleare** con un ricco amarcord dei tempi di Chernobyl e successivi referendum.
Alla fine dell'ultima lezione, quella sulla foresta amazzonica, ho osservato blandamente "Direi che ho fatto un affare: ho imparato un sacco di cose, mi sono riposata e voi alla fine non vi siete annoiati più del solito a preparare queste cose".
Hanno ammesso senza remore che non si erano affatto annoiati.
E niente, a volte non c'è motivo di complicarsi la vita.

* è un complimento che mi è stato fatto più volte, anche da persone che non dovevano chiedermi favori né prestiti o altro.
** né pro né contro. Mi sono limitata a spiegare che sul nucleare tutti abbiamo la verità in tasca ma si tratta di un argomento decisamente complesso e quindi li ho esortati, prima di intascare la loro verità personale, di provare a informarsi con cura e da fonti attendibili, partendo dal concetto che non era un argomento facile da spiegare né da comprendere, anche per gli addetti ai lavori.

venerdì 21 gennaio 2022

La bandiera greca e lo scudo di Achille, ovvero annotazioni storiche non sempre molto attendibili (post tanto erudito quanto insulso)


Purtroppo non ho la minima idea di chi abbia fatto questo bel disegno, né quando né come

Terminata con la Seconda Capricciosa la regione balcanica, comprese Grecia e Macedonia del Nord, ho assegnato un compitino sulle bandiere dei sette stati della ex-Jugoslavia e della Grecia, alla quale la Macedonia del Nord è variamente collegata per motivi storici. C'erano delle coppie di stati tra cui scegliere e in molti hanno scelto appunto l'accoppiata Grecia-Macedonia del Nord.
Niente di imprevisto emerge sulla bandiera della Macedonia del Nord: lo stato è nato nel 1992 dopo una scissione abbastanza pacifica, la bandiera è stata ufficialmente adottata nel 1995 e c'è anche una storia interessante sul numero dei raggi del sole rosso che raffigura. Quando siamo arrivati alla Grecia però la questione si è rivelata molto più variegata.
Il mondo delle bandiere è complicato di per sé, e capita spesso di vedere spiegazioni diversissime sul significato di colori e simboli anche per bandiere relativamente recenti - ad esempio per la ruota al centro della bandiera indiana ci sono non meno di tre interpretazioni diverse che convivono, almeno loro, abbastanza pacificamente e non si escludono a vicenda.

Anche la bandiera greca offre non meno di due interpretazioni per ogni suo elemento, fatta salva la croce in alto a sinistra che indica la chiesa ortodossa, che ai tempi della dominazione musulmana gestiva scuole clandestine di greco permettendo così di mantenere il tutt'altro che insignificante patrimonio linguistico&culturale della tradizione greca.


Le righe azzurre indicano, a scelta, il cielo azzurro della Grecia o il mare, e non c'è dubbio che da quelle parti entrambi sono decisamente di un azzurro carico. Le righe bianche si collegano alla spuma del mare, alle candide nuvole o anche alla purezza dell'anima greca.
Le nove righe sono nove perché nove sono le sillabe del motto "Libertà o morte", oppure nove sono le lettere della parola greca che sta per "Libertà", ma forse c'è anche un riferimento alle nove Muse.
Fin qui, tutto regolare o quasi. Il problema arriva con la data di nascita della bandiera in questione - che di solito è uno dei pochi dati sicuri di una bandiera.
Stilicone mi spiega che la bandiera è nata nel 1992. Resto un po' perplessa perché mi sembra un po' troppo recente; ma forse è andata come per l'inno d'Italia, diventato ufficiale solo pochi anni fa dopo un periodo di adozione provvisoria durato più di settant'anni?
Ma subito dopo Teodora spiega compunta che è nata invece nel 1974 e Eudossia che è nata nel 1978. La cosa risalta in modo particolare perché i tre sono stati chiamati a fila. Per fortuna un rapido sondaggio tra i molti che han portato la bandiera greca non porta alla luce una quarta data. 
Io però sono piuttosto perplessa: d'accordo, la scelta delle fonti. Ma confesso che, davanti alla data di nascita di una bandiera nemmeno a me sarebbe venuto in mente di cercare una seconda fonte per la conferma, in quanto mi sembra uno di quei dati che si trascinano intatti anche nelle fonti più scalcagnate.
Ancor più perplessa però resto davanti alla notizia che i colori bianco e blu derivano dai colori dello scudo di Achille, poi usati pure da Alessandro Magno.
Che Achille venga preso a modello come eroe storico della Grecia ci può anche stare, e il piccolo dettaglio che dell'unità e indipendenza della Grecia non risulti minimamente essergliene mai fregata una benemerita minchia non è poi molto rilevante, visto che buona parte degli eroi nazionali hanno tratti marcatamente leggendari, a partire dal Balilla citato nel nostro inno nazionale.
Ma lo scudo bianco e azzurro?
Per lo scudo di Achille, in teoria, dovrebbe far fede Omero, che racconta nel dettaglio come nasce il suddetto scudo e l'infinita infinità di roba che ci è rappresentata sopra da Efesto che in esso fece molti ornamenti con i suoi sapienti pensieri; ma  di colori non si parla affatto se non per indicare quelli dei metalli che lo compongono: bronzo, stagno, oro e argento. E a ben guardare, anche se è noto che ai greci classici piacevano i colori accesi, non ricordo un solo brano si letteratura dove si parli di smalti colorati su metallo.
Esprimo le mie perplessità in merito ad una classe che ha chiaramente scritto negli occhi "A noi che ce ne frega? Già siamo andati a cercarci indicazioni sulle stupide bandiere che ci hai chiesto, sul serio ti aspettavi che ci facessimo delle gran domande sull'attendibilità dei dati?". E del resto una delle insolite caratteristiche di quella classe, secondo me, è proprio che manca di ogni tipo di curiosità e non ti fanno mai una domanda assurda nemmen per sbaglio. Chiaramente han messo sul motore di ricerca "bandiera greca" e han pescato la prima pagina che gli è cascata sotto gli occhi copiando distrattamente quel che c'era dentro - e purtroppo per alcuni non si è trattato della sezione Wikipedia sulle bandiere, che per quanto ne so è molto ben fatta. Ma, a dire il vero i primi siti sono delle robe piuttosto rispettabili e per trovare la storia dei colori di Achille, poi usati anche da Alessandro Magno, si deve andare su Travel Diary 19 - un sito probabilmente ricco di preziose informazioni turistiche ma che non mostra vistose pretese di accuratezza storico-filologica, a partire dal nome che si è dato.
Da dove salta fuori allora la storia dello scudo di Achille bianco e azzurro?
L'unico accenno che sono riuscita a trovare in rete riguarda il tentativo di dare una continuità da lontano alla coppia di colori bianco&azzurro, fatto comunque in epoca piuttosto recente:
"Molti studiosi greci hanno cercato di stabilire una continuità sull’utilizzo e sul significato dei colori blu e bianco, nel corso della storia grecaGli usi conosciuti includono un pattern bianco e blu sullo scudo di Achille, il collegamento con i colori della dea Atena, le bandiere dell’esercito di Alessandro Magno e presumibilmente bandiere bianche e blu usate durante il periodo bizantino, stemmi delle dinastie imperiali e delle famiglie nobili, uniformi e ovviamente anche altri utilizzi durante la dominazione ottomana." 

E tutto ciò mi è sembrato davvero interessante, perché il fenomeno della storia che viene continuamente ricreata mi ha sempre affascinato moltissimo.

Triste a dirsi, di tutto questo mi sono ben guardata dal parlare in classe perché sono sicura che nessuno di loro sarebbe stato interessato alla questione.
Ho invece avuto cura di precisare che la bandiera greca è diventata ufficiale nel 1978, dopo essere stata elaborata alla fine della dittatura dei colonnelli (nel 1974) sulla base di bandiere precedenti. Anche di questo non gli importava né tanto né poco, ma mi è sembrato il caso di precisarlo, insieme a una inutilissima ma doverosa esortazione a controllare meglio i dati.
Mettiamola così: io ho imparato un sacco di cose sulla bandiera greca e gli strani modi di ricostruirsi l'identità nazionale e mi sono pure riletta un bel brano di Omero, ma è stata una di quelle divagazioni erudite che non ha avuto alcuna ricaduta sull'insegnamento in classe - contrariamente a quel che succede di solito,  stante che questi dettagli ottengono di solito un gran successo e non di rado vengono ricordati anche ad anni di distanza.

domenica 9 gennaio 2022

Quarantena non bussa, lei entra sicura

 

Il presente anno scolastico si va sempre più configurando come una prova di carattere degna dei più perfidi cartoni animati giapponesi degli anni 70 - ma sotto certi aspetti anche un raffronto con i 300 di Sparta non ci starebbe male, e il fatto che la filiera dei tamponi in Toscana sia andata in tilt per sovraccarico non rende le cose più semplici.
Tamponi, tamponi ovunque, e procurarsene uno è un serio affare; averne il risultato, poi, peggio che mai.
Buona parte delle nostre classi ripartono con la cosiddetta didattica mista perché durante le vacanze in tanti si sono infettati, loro e le famiglie (oppure loro sì ma le famiglie no, o anche le famiglie sì ma loro no. Abbiamo il ventaglio completo di tutta la casistica dabile), nel senso che alle otto e cinque, salutati i presenti, apriremo il computer, compileremo il registro e poi inviteremo chi sta a casa a barbificarsi a farlo insieme a noi, che almeno gli teniamo un po' di compagnia.

Apriremo a scartamento ridotto, quattro ore invece di sei - perché, per quanto gli insegnanti di St. Mary Mead si distinguano per il loro esemplare senso del dovere e la dedizione alla causa, nessuno è capace di fare più di un'ora per volta. Con l'orario di quattro ore invece ci arrangiamo e riusciamo a colmare il gran vuoto che i tamponi hanno scavato nel nostro organico e pure tra i custodi*.
Qualcuno prevede che dovremo comunque cedere le armi dopo aver tentato di batterci con valore, e a breve ci chiuderanno. 
Qualcuno si augura che la fiammata delle feste, con tutti i suoi assembramenti, si smorzi per riportarci infine a numeri un po' più tollerabili. 
Qualcuno non esprime alcun parere e si comporta con quieta normalità senza concessione alcuna alla stranezza delle circostanze. 
Qualcuno cita Seneca: "Disprezza la pandemia: o finirà lei, o finirai tu" (Seneca lo scrisse riguardo al dolore, ma il concetto resta quello). 
Qualcuno scrive complicatissime circolari che partono sempre da Adamo tra i pruni per ripercorrere la storia dell'universo e infine dare qualche direttiva fumosa.
Qualcuno pensa che il primo requisito che andrebbe cercato  in un Dirigente Scolastico nei concorsi dovrebbe essere la capacità di sintesi, perché con tutto quel che c'è da fare in questi giorni dover fare pure l'esegesi della circolare dà sui nervi, ammettiamolo.
Vada come vada, domani si riparte.
In God We Trust.

* no, non ci siamo ancora ritrovati a pulire i pavimenti, ma temo sia solo una questione di tempo visto che sanificare si può, ma soprattutto sanificare si deve.

mercoledì 5 gennaio 2022

Un supplemento di auguri serve sempre

 

Per molti la notte più magica delle feste è questa.
Per certe scuole, poi, c'è un piccolo bonus di feste che ci aspetta, ancor più gradito del solito considerate le circostanze.
Auguri a tutti!

sabato 1 gennaio 2022

Buon 2022 a tutti!


 Sarà un anno zuccherino, dolce e pieno di regali?
(N.B. ho scritto REGALI, non "sorprese")
Chissà.
Comunque un gatto di buon augurio va sempre bene, e con i numeri in biscotto va ancora meglio.
Auguri a tutti!

venerdì 31 dicembre 2021

Nell'ultima sera dell'anno...


 ...si posso fare talvolta incontri insoliti ma piacevoli.
Auguri per la Notte del Passaggio
che poi domani si vedrà

Frate Leone pecora d'Iddio, parte terza

Anne Mortimer - Christmas Visitor
In una radiosa e splendente mattinata di fine anno, cosa di meglio di una bella puntata in un centro vaccinale per la tanto attesa terza dose?
Qualche considerazione comunque si impone.
La prima è che, se non trovo modo di farne una rubrica fissa come, ad esempio, Il vero Insegnante non teme il Ridicolo, non ha molto senso continuare con queste comunicazioni. Tanto per cominciare, vaccinarmi ha perso ogni tratto di originalità: sono insegnante, ergo devo vaccinarmi, così come ogni anno devo scrivere una programmazione per ogni materia di ogni classe, due volte all'anno devo fare gli scrutini alle classi in questione e ogni mese ricevo una busta paga. 
Si parla di farne un appuntamento fisso semestrale o quadrimestrale, quindi almeno per qualche anno tutto ciò farà parte della consueta routine del mio lavoro.

La seconda considerazione è che la macchina organizzativa sta perdendo colpi. Abbiamo un tot di gente che sta facendo la prima dose, un altro tot di gente che sta facendo la seconda e in più ci siamo noi della terza. A questo punto sarebbe interessante capire perché i punti di vaccinazione sono diminuiti e a Lungacque non ce n'è più nessuno.
D'accordo, non siamo una metropoli, ma abbiamo pur sempre 20.000 abitanti e una stazione ferroviaria con biglietteria, oltre ad essere lo snodo di diverse linee. Qualcosina potevano lasciarcelo. E qualcosina in più potevano lasciarla anche a Firenze e comuni limitrofi.

Terzo punto: il morbus italicus del Dato Inutile, che alle prime due dosi sembrava debellato, torna a colpire. C'è una sorta di diavoletto burocratico che ogni anno e per ogni pratica suggerisce "Fagli inserire un nuovo dato". Per accedere al portale delle prenotazioni, per esempio, mi chiedono in più, rispetto alle prime volte, il numero della tessera sanitaria  e di dichiarare che mi vaccino di mia spontanea volontà e sono consapevole dei rischi che corro. Il tutto per accedere alla disponibilità della prenotazione. Magari potresti chiedermelo quando prenoto. Oppure potresti non chiedermelo affatto, visto che poi mi fai compilare un lungo modulo in proposito (dove devo scrivere, di nuovo,  il lunghissimo numero della tessera sanitaria. A che pro, visto che me la farai tirare fuori tre volte? Alla terza volta, a mia domanda, mi spiegano che è per "sparare" il codice fiscale e farmi avere a casa il Green Pass. Ma non è chiaro a cosa è servito controllarla due volte in precedenza, e farmi scrivere il numero sul modulo).
Inoltre, stando alle istruzioni, avrei dovuto venire con ben due moduli compilati di tutto punto, ma nessuno mi chiede, nemmeno pro-forma, se li ho portati, e me li fanno riempire sul momento.
Ha un senso che me li facciano riempire lì, ma stando alle istruzioni avrei dovuto stamparli e compilarli a casa. Invece tutti danno per scontato che non l'abbia fatto. Allora, perché mi ricordano che devo farlo?
(D'altra parte lavoro in una scuola dove nel modello dei PDP per dislessici chiedono di indicare se la famiglia è "regolare" (qualsiasi cosa sia una famiglia regolare"), adottiva o affidataria. Naturalmente mi sono sempre ben guardata dal compilare quelle caselline, e nessuno ha mai protestato per questa mia voluta dimenticanza ma la perplessitudine rimane: essere adottati potrà forse innescare particolari questioni psicologiche, ma con la dislessia c'entra quanto il numero di coperti che tieni nel servito buono o una qualsivoglia altra cosa che non c'entra niente).

In questa immensità di dubbi s'annega il pensier mio, per cui lascio spazio anche al signor Covid, qui in una sua esternazione:

sabato 25 dicembre 2021

Diario di Natale - 24 - Natale 2021



 Auguri a tutti per un Natale il più possibile 
dolcioso, riposante, festoso.

E tranquillo. 
Quest'anno lo vogliamo soprattutto tranquillo.

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