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giovedì 30 settembre 2021

Il ritorno del Ciuccio d'Oro

Sono ormai passati due anni e l'ex Prima Asserpentata è ormai diventata una Terza Chiassosa ma tutt'altro che spiacevole.
Hanno comunque mantenuto un certo attaccamento per le tradizioni, e così ieri mattina Rama si è presentato con una piccola collana di ciucci - solo cinque pezzi. Vere caramelle a forma di ciucci, stavolta. Li ho guardati con entusiasmo e l'ho ringraziato molto.
"Questi però vanno dati per premio" ho stabilito, riaprendo così il Gran Torneo del Ciuccio d'Oro.
Ebbene sì, ora che ho più di venti anni di onorato servizio alle spalle posso finalmente darmi alla sperimentazione delle più moderne tecniche didattiche, tra cui quella di compensare gli alunni con una caramella per le loro performance più riuscite. D'altra parte la classe ha reagito con grande entusiasmo alla prospettiva, e in fondo i ciucci li ha pagati Rama (assolutamente di sua spontanea iniziativa), e non io.

Nelle prime due settimane di scuola abbiamo lavorato a orario ridotto, e la Terza Chiassosa l'avevo vista solo due volte. Entrambe le lezioni erano state impiegate per parlare dell'Afghanistan, argomento che si è imposto da solo. 
In effetti avevo parlato soprattutto io, che appunto allo scopo di preparare una buona lezione avevo dedicato molte ore ad ascoltare dibattiti, testimonianze e ricostruzioni storiche quest'estate.
E parlando avevo avuto anche l'occasione di far notare come la Geografia sia materia imprevedibile per definizione, e che il nuovo libro da me adottato soprattutto allo scopo di dar loro qualcosa di un po' aggiornato (è fresco di pacca) si rivelava, non per colpa sua, ormai vetusto e ampiamente superato, a partire dal nome del paese, per non parlare della forma istituzionale e, ahimè, del PIL, che ormai meriterebbe una segnalazione a Chi l'ha visto?
Inevitabilmente siamo finiti anche a parlare dell'11 Settembre, e così come compito gli avevo dato di intervistare un paio di adulti chiedendogli dov'erano quando avevano saputo la notizia, come avevano reagito e cose del genere.
Merida però aveva qualcosa di meglio di un amarcord: perché i suoi genitori, quel giorno, erano a New York in viaggio di nozze, hanno visto l'esplosione in diretta e hanno pure fatto le foto, convinti all'inizio che si trattasse di un qualche effetto speciale allestito per un film o roba del genere (come pensavano anche tanti intorno a loro); e la mattina dopo hanno comprato il giornale naturalmente, e l'hanno conservato tra i tesori di famiglia. Tanto, non c'era altro da fare che leggerselo e preoccuparsi, perché la zona della città dov'era il loro albergo era stata bloccata e il loro bel viaggio di nozze era ormai andato irrimediabilmente a ramengo.
Così una buona mezz'ora l'abbiamo passata a far girare le foto e a sfogliare il giornale commentando le foto dei giornalisti e i titoli dell'Washington Post.

Il primo Ciuccio è stato assegnato al coraggioso che si era offerto volontario per la prima interrogazione dell'anno e ha così ricevuto il primo voto. Ma il secondo Ciuccio, ovviamente, è andato a Merida. E mai Ciuccio fu più meritato, secondo me.

domenica 26 settembre 2021

Non Angli sed Angeli; non DADA sed DaD


Quando fu che il latino cominciò a leggere la g seguita dalle vocali a, e, i col suono dolce e palatalizzato con cui noi moderni pronunciamo "angelo"?
Sembra che questo sia avvenuto in epoca piuttosto tarda. A prova di ciò il professore di filologia romanza ci raccontava di un grazioso gioco di parole di Gregorio Magno: vedendo due adorabili bambini biondi al mercato degli schiavi chiese chi fossero, e chi era con lui rispose "Angli". Ma Gregorio lo corresse con garbo "Non angli, sed angeli".
L'episodio, tutt'altro che sicuro, è comunque molto famoso fra gli inglesi, tanto che gli hanno dedicato pure una piastrella dipinta nella cattedrale di Westminster - e addirittura si racconta che la vista di quei due adorabili bambini spinse papa Gregorio ad inviare missionari in Britannia, dove la popolazione si lasciò convertire molto volentieri.

Invero, una vocale può fare una grande differenza, come stiamo scoprendo alla scuola media di St. Mary Mead; perché un conto è fare la DADA (Didattiche per Ambiente Di Apprendimento) - una metodologia che prevede orde di ragazzi che sciamano festosi per i corridoi cambiando aula in continuazione; e ben altro conto invece è fare la DaD (Didattica a Distanza) che prevede singoli ragazzi scocciati e inchiodati nella loro camera con un computer quando va bene, ma a volte con un cellulare dove devi metterti gli occhi in mano per seguire le condivisioni del docente, e quando il docente crede di aver trovato la soluzione mettendo il materiale sulla piattaforma spiegargli in tono rassegnato che non può tenere aperte due finestre per volta.

Con un certo sfavamento collettivo dunque è partita la DaD senza A finale; perché abbiamo una classe in quarantena e altre classi con uno o due alunni confinati in casa, senza contare che i tamponi, come l'anno scorso, continuano ad essere elargiti con una certa lentezza e parsimonia dalla ASL e  dunque la cosa si protrae al di là dello stretto indispensabile.
Inutile lamentarsi, certo: in tante scuole del regno (e non solo) sta succedendo la stessa cosa. Non fa piacere a nessuno, nessuno è contento di ciò e pazienza.
Tuttavia spero che nessun'altra scuola del regno abbia in sovrappiù una Dirigenza che mostra segni di scollamento dalla realtà e con allarmante frequenza si dichiara convinta che quel che stiamo facendo in questi giorni decisamente critici abbia qualcosa a che spartire con la didattica DADA, ed esorta a gran voce i docenti a sentirsi e mostrarsi sempre più dadaisti e a spostare il più possibile le classi, che sennò si deprimono e si sentono troppo compresse*, ignorando platealmente il fatto che ogni spostamento è potenzialmente pericoloso e che dopo ogni spostamento ci vuole una sanificazione dell'aula e che i custodi, per quanto disponibili, sono due e non più di due per volta e spesso uno solo, mentre i laboratori da sanificare sono collocati in punti dell'edificio che rendono assolutamente impossibile per i suddetti custodi fare tutto quel che devono comunque fare - rispondere al campanello, tanto per fare un esempio, che dal sotterraneo dove sono i laboratori non si può sentire. 
Davvero, l'insieme sta diventando piuttosto inquietante.

* che è pure vero, e tutti noi ne siamo amaramente consapevoli. Ma che ci possiamo fare se questo paesello si è trasformato di punto in bianco in una piccola Wuhan?

martedì 21 settembre 2021

Principio sì giolivo ben conduce

E dunque siamo tornati a scuola. In presenza.

Che bello essere in presenza!
Che bello avere di nuovo una prima da imboccare cucchiaino su cucchiaino cercando di non traumatizzarla troppo nel Terribile Passaggio da Elementari a Medie, per poi accorgersi che non solo non li abbiamo affatto traumatizzati, ma si sono fatti più viziati di un gatto viziato.

I primi giorni quindi siamo tutti molto soft e amichevoli. 
Ci informiamo su cosa sanno, cosa hanno fatto, cos'hanno letto eccetera.
Si chiacchiera un po'. Gli spieghi come funzionano i libri di testo - quelli che metà classe non ha ancora; nel senso che a tutti mancano alcuni libri, ma non a tutti mancano gli stessi.
Tanto si sa, un po' per volta i libri arrivano.
Primo giorno, secondo giorno, terzo giorno con Prova d'Ingresso di Grammatica.
Perché l'anno scorso il Dipartimento aveva deciso compatto che ognuno la prova d'ingresso la faceva a modo suo, se e come voleva, ma quest'anno lo stesso Dipartimento, formato dalle stesse identiche persone, ha parimenti deciso (un po' meno compatto perché a me le prove d'ingresso non piacciono, ma trovandomi in minoranza schiacciante me ne sono stata zitta e buona) che ognuno fa le prove d'ingresso a modo suo, ma ne deve fare tre: una di grammatica, una di comprensione del testo, una con una storia basata su un'immagine.
E Lunedì mi accingevo appunto a fare la seconda prova d'ingresso, quella con l'immagine (nel mio caso, un dipinto di Monokubo).

E invece non abbiamo fatto proprio niente, perché la classe era andata in quarantena.
La prima classe positiva dell'anno, al terzo giorno.
La prima classe in DaD, al quinto giorno (ieri, non ho capito bene perché, non abbiamo fatto nulla perché l'autorizzazione non era ancora arrivata).

Non se la sono sbrigata male. C'erano tutti, proprio tutti. Parlavano e rispondevano. Due o tre sono entrati e usciti un paio di volte, ma roba da poco.
E non sembravano nemmeno troppo straniti, al contrario di me che comunque cercavo di darmi un contegno.

Ma la prima positiva dell'anno seguiva anche un corso di danza, per cui abbiamo potenziali positive in parecchie classi.
E per l'occasione ho anche scoperto che St. Mary Mead durante l'estate ha avuto diversi casi.
Praticamente, siamo diventati la Wuhan d'Italia.
Proprio noi, che nei due anni trascorsi abbiamo brillato per scarsità quasi totale di positivi.

Didattica a Distanza al quinto giorno.
L'anno scolastico si prospetta interessante, davvero.

sabato 18 settembre 2021

Banchi a rotelle - Il ritorno

Banco (scritto proprio così) è anche un personaggio del Macbeth di Verdi.
 Qui lo interpreta Riccardo Zanellato

Qualche mese fa raccontai in dettaglio di come, alla scuola media di St. Mary Mead, fossero arrivati almeno una trentina degli ormai mitici banchi a rotelle. Di essi la Preside disse in uno degli ultimi collegi dell'anno scorso che faticavano a trovare una collocazione - vale a dire, nessuno li voleva.
Per molto tempo rimasero in Aula Magna, dove avrebbero potuto rivestire un ruolo dignitoso nelle riunioni con i genitori (che comunque in questo periodo non facciamo). Ma con il presunto arrivo della didattica DADA si decise di usarli diversamente.
Molto, molto diversamente.
Nel senso "in modo diversificato, un po' dappertutto".
Il 5 Settembre, quando rientrai nella scuola dopo varie riunioni on line trovai un paio di insegnanti che li stavano trasportando dalla ex-Segreteria, dove erano approdati in un qualche momento dei giorni precedenti (tramite ascensore, perché l'Aula Magna è al primo piano mentre la ex-Segreteria è al piano terra) verso l'Aula del Sostegno, sempre a piano terra.
Quando tornai qualche giorno dopo li ritrovai nella ex-Biblioteca, che si trova al piano superiore (e di nuovo gli ascensori devono aver lavorato), ma qualcuno disse che andavano spostati nella ex-3C, dove avrebbero occupato l'aula di Storia e Religione, ovvero una di quelle dove avrei dovuto insegnare con la didattica DADA, anche se solo per poche ore a settimana.
Aiutai a spostarli, poi scesi dalla VicePreside.
"Sia chiaro che non ho nulla contro i banchi a rotelle, e non mi formalizzo se i ragazzi ci giocano all'autoscontro, anche perché tengono effettivamente il distanziamento di un metro. Ma non ci si può far lezione, su quelle tavolette non ci appoggi nemmeno il libro di Storia" dissi.
"Li sposteremo nel giro di qualche settimana" mi assicurò la VicePreside. 
"No, spostateli subito"
"La Preside li vuole lì. Lo ha deciso lei".
"La Preside veda di attaccarsi al treno".
"Vedi, il punto è che abbiamo dovuto mettere in tutte le aule il numero di banchi della classe più numerosa, e il risultato è che adesso non abbiamo più banchi".
"Comprateli".
"Temo che ci vorrà un po' di tempo".

La mattina dopo dopo scopro che la classe con i banchi a rotelle è la mia prima, o più esattamente quella in cui passerò più di metà del mio orario.
"Oh" rassicuro subito i ragazzi "Non vi preoccupate, i banchi a rotelle verranno spostati al più presto".
"A noi piacciono" osserva qualcuno.
Guardo, e scopro che si sono organizzati proprio bene: gli zaini all'interno del cerchio delle rotelle, e tutto molto in ordine.
Certo, il primo giorno è più facile: si lavora soprattutto di diario e si sta a guardare quegli strani e nuovi esseri che sono i Professori.
E si gioca un pochino (ma solo un pochino, davvero) all'autoscontro nell'intervallo.
"Chi è favorevole a tenerli?" chiedo. 
Si alzano due terzi delle mani.
"Mh, vedrò quel che si può fare".

Finite le prime due ore incrocio la VicePreside.
"No, quei banchi in classe non ci possono stare. Per fortuna, visto che non facciamo la DADA, possiamo recuperare un po' di banchi nelle classi meno numerose".
"Non c'è fretta, a loro piacciono" la rassicuro "Anzi, ripensandoci si potrebbe provare...".
"NO. Non possono fare Matematica con quei banchi, non c'è nemmeno posto per il libro".
Mi piacerebbe capire perché non possono fare Matematica su quei "banchi" ma potevano tranquillamente farci Storia, che oltretutto ha il libro più grande; ma evito di indagare (sì, la VicePreside insegna Matematica).
"Però secondo me contentare l'utenza..." provo a suggerire.
"NO. Domani non li troverai più".

E così è stato.

Invece la frase è rimasta. Sì, proprio lei: la mia amatissima frase "Historia est magistra vitae" del mio ancor più amato Cicerone troneggia, dipinta in un bel maiuscoletto, con tanto di precisazione che è tratta dal De oratore.
Al contrario del crocifisso che preferirei non tenere in classe ma tanto è alle mie spalle e non lo vedo, la frase è proprio lì, davanti ai miei occhi, ma troppo in alto perché possa sperare di coprirla con qualche poster o cartellone come mi ero ripromessa di fare.
In compenso la prof. Casini, che l'ha voluta con tutte le sue forze, non può trarre alcun piacere dalla sua presenza, visto che in quella classe fin quando rimarrà la DADA soft (parecchio, vien da pensare, visto che abbiamo aperto l'anno con sei alunni in quarantena) non passerà un solo singolo minuto.

L'anno scolastico è iniziato, evviva l'anno scolastico.

giovedì 16 settembre 2021

Molto rumor per nulla - La nuova, innovativissima didattica DADA

Abboccheremo sempre, abboccheremo ancora!

Come raccontavo qualche giorno fa, ormai per la partenza della nuova, innovativissima didattica Dada mancava solo l'assenso del nostro Responsabile della sicurezza, che in data 2 Settembre sarebbe venuto a controllare se c'erano gli spazi adatti per farla in sicurezza.
Da allora nessuno ci aveva mandato a dir niente; ma con l'attuale Preside nessuno ci manda mai a dir niente e, avendo visto che i preparativi per la DADA-partenza continuavano a fervere per ogni dove, avevo dato per scontato che fosse arrivata l'autorizzazione - anche perché nel frattempo era arrivato l'orario DADA con relative classi DADA che tanto mi aveva gettato nel panico perché, si sa, imbranati si nasce e non si diventa - e io, modestamente, lo nacqui.
Avevo anche deciso, visto che facevo la prima ora, di mettere a tutto volume dalla LIM il video delle gemelle Kessler che ballano il Dadaumpa in perfetta simmetria, e a tal scopo mi ero ripromessa di arrivare un po' prima onde assicurarmi che le casse audio fossero collegate.
Mi sembrava un modo carino per festeggiare.

Ma c'erano anche altre cose cui badare, e così il giorno prima dell'inizio delle lezioni ero passata dalla scuola, armata di schemi e tabelle, allo scopo di definire con sicurezza in quali classi sarei dovuta andare il mattino seguente e non coprirmi soverchiamente di ridicolo già alla prima ora - ma anche con la vaga speranza di far appendere le carte geografiche nelle aule che mi sarebbero toccate in sorte, perché senza carte geografiche quando insegno sono una donna morta.
Avevo trovato gran fermento, naturalmente, ma anche custodi assai cortesi e pronte ad appendermi tutte le carte che volevo, anche se scarseggiavano i chiodi.
Ma erano custodi anche un po' esasperate e una mi disse "Non so se si rende conto che stasera alle quattro arriva il Responsabile della Sicurezza per decidere se partirà o no la didattica DADA" col tono di "Ma tu guarda in che condizioni da pazzi ci tocca lavorare".
In sottofondo, la Preside stava passando con un gruppetto di Adulti non meglio definiti (Genitori? Giornalisti? Assessori? Chissà) illustrando con grande entusiasmo l'avvio prossimo venturo della DADA.
"Immagino sia solo una formalità" ho provato a confortarla. E ci credevo davvero perché, se davvero ci fossero stati ancora dei dubbi, almeno di quello ci avrebbero avvisati, giusto?
E poi la presenza di quegli sconosciuti genitori o giornalisti o quel che erano mi rassicurava assai. Chi mai oserebbe convocar gente per vendere pelli di orsi non in suo possesso?

Così alle sette di sera, ormai dimentica di tutta la questione, ho dato una ultima scorsa alla posta sulla piattaforma e ho scoperto che sarebbe partita la DADA soft, quello con tutti fermi come sempre in classe e qualche visitina ai laboratori. Quello che facevamo già nel 2006, quando per la prima volta varcai le porte della scuola media di St. Mary Mead ma già c'erano laboratori per Musica, Informatica, Scienze, Arte e financo Lingue.
Evviva le novità.

C'era anche una lettera della Preside che ci spiegava che purtroppo la DADA in tempi di pandemia doveva iniziare a passo ridotto. Perché eravamo in tempo di pandemia, dovevamo sapere.
E anche  questa, devo ammetterlo, è una bella novità e nessuno aveva pensato a dircelo, fino a questo momento.

La mattina dopo le custodi erano un po' elettriche. Anche perché mi avevano messo le carte nelle aule sbagliate. Cioè, quando erano andate via, alle tre, le aule sarebbero state anche giuste, in effetti.
Si sono pure scusate, povere stelle, e offerte di rimediare quanto prima.
Sì, certo, perché tutto questo casino è stato senz'altro colpa loro.

Resta da capire chi ha preso in giro chi, e come sia stato possibile che questa storia si sia trascinata così a lungo invece di essere messa in chiaro al di là di ogni possibile dubbio come minimo due settimane fa. 
Magari col tempo si saprà anche questo, visto che siamo in un piccolo paese.
Per il momento si accettano ipotesi, se qualcuno ne ha.

lunedì 13 settembre 2021

Non si smarriscon tutti gli errabondi (ma io certamente sì)


Qualche anno fa chiesi a un caro amico di farmi un blasone nobiliare che mettesse in rilievo le mie più notevoli caratteristiche.
Dopo attenta disamina venne deciso di puntare su un elemento che da sempre mi caratterizza: una totale mancanza di senso dell'orientamento nonché di senso pratico.
Un serpente (classico simbolo femminile nella cultura mediterranea) stranito circonda una bussola senza ago, mentre sullo sfondo scorrono le placide acque dell'Arno.
Il motto scritto sulla lingua biforcuta del serpente si riferisce alla celebre (da noi)  esclamazione "E un tu sapresti trova' l'acqua in Arno!", detto a chi dimostra di non essere dotato di particolare destrezza.
L'Arno infatti è un fiume piuttosto grandotto, che non va mai davvero in secca; non riuscire a trovarci dell'acqua denota dunque una singolare imbranataggine.
Insomma, è un proverbio che sembra nato per descrivere me.
E infatti con grande onestà e una certa malinconia il serpente (o meglio la serpentessa) infatti confessa "Non ho mai trovato l'acqua in Arno".

Questo mio modo di essere, ahimé, verrà dolorosamente messo in rilievo dalla didattica DADA che a St. Mary Mead andremo ad affrontare a partire a Mercoledì.
Tale didattica infatti avrebbe come primo punto di partenza il fatto che sono gli alunni a muoversi verso l'insegnante, ed era una cosa che mi aveva assai confortato: perché, se sono fissa in una classe, ben difficilmente perfino io dovrei rischiare di perdermi, o di finire nella classe sbagliata - cosa che nelle prime due-tre settimane dell'anno faccio regolarmente nonostante le custodi abbiano gran cura di affiggere per ogni dove tabelle che indicano con gran chiarezza la disposizione delle classi nella scuola (che poi sono nove classi su due livelli, disposte lungo due corridoi. Non proprio un dedalo, insomma).

A causa della pandemia però per quest'anno verrà adottata una didattica DADA in versione particolare: si spostano sì i gruppi dei ragazzi, ma si spostano anche gli insegnanti onde permettere alle custodi di sanificare le aule ad ogni passaggio.
Tutto ciò mi ha gettato nel panico: se già riesco a sbagliare con classi che sono ferme e stabili al loro posto, che ne sarà di me al momento di entrare ogni ora in una diversa aula per trovare una diversa classe?
L'orario, oggettivamente, è più complicato del solito. Le singole aule non sono dedicate né a una classe, né a una materia e nemmeno a un insegnante. E' un orario con tanti colori e delle piccole, piccole indicazioni negli angolini. Però le due solerti vicepresidi lo hanno corredato di vari sussidi: orari delle singole aule, orari del singolo insegnante, orario della singola classe...
Con un po' di buona volontà ci posso arrivare perfino io, ammettiamolo. Forse.

Una cosa però mi conforta: le ore di Lettere sono concentrate in un solo corridoio, che contiene cinque aule.
Alla fine, gira che ti rigira, la mia classe dovrei comunque riuscire a trovarla, anche se non è detto che succeda al primo tentativo e nemmeno al secondo.

In God We Trust.
(L'anno scolastico sta per cominciare, evviva l'anno scolastico).

sabato 4 settembre 2021

Di alcune incertezze del tutto marginali legate all'avvio della didattica DADA

 

Un insegnante di St. Mary Mead attende con pazienza chiarimenti sugli sviluppi futuri 

Alla scuola media di St. Mary Mead tutto il personale ha provveduto a vaccinarsi con grande celerità e a quanto ci risulta i nostri amati alunni stan facendo la fila per fare altrettanto - e dunque le polemiche sul Green Pass e l'obbligo vaccinale non han turbato in alcun modo la nostra estate. 
Tuttavia l'inizio del nostro anno scolastico presenta margini di entropia tali da spingerci a invidiare tutte quelle scuole dove sono presenti nuclei di VaccinoDissidenti.
Le suddette scuole infatti hanno, se non altro, aule e banchi dove potrebbero, qualora gli insegnanti si presentassero, muniti di adeguata documentazione che li attesta in buona salute, svolgere regolari lezioni. Al contrario noi siamo abbastanza sguarniti a questo riguardo.

Il nostro problema è la Nuova e Innovativissima Didattica Dada.
Che partirà, purché il responsabile della Sicurezza dia l'autorizzazione. E il Responsabile della Sicurezza, a quanto ci risulta, nicchia alquanto e scioglierà la riserva solo tra qualche giorno.
Nel frattempo è stato preparato un orario Dada, con le ore accoppiate - allo scopo di limitare gli spostamenti degli alunni tra le aule. 
Perché la prima e grande caratteristica della Didattica Dada è che sono gli alunni a spostarsi, e non gli insegnanti. E allora conviene che i ragazzi si spostino poco, sennò fanno confusione.
E già qui il ragionamento presenta, a mio avviso, qualche incertezza. Se è bene che i ragazzi si muovano, perché devono muoversi poco? 
Comunque in tempo di pandemia la cosa purtroppo ha un senso, perché dopo ogni spostamento va fatta la sanificazione della classe, onde accogliere in sicurezza la classe che arriva dopo. E siccome la sanificazione è una procedura che prende un po' di tempo, capiterà che a spostarsi sarà l'insegnante e non la classe, in modo assai poco DADAista.
E tuttavia il vero problema non sono gli spostamenti, quanto le aule: perché  i lavori di allestimento  sono indietro. Molto indietro.
A dirla tutta, al momento abbiamo soprattutto delle aule vuote, anche se ben imbiancate, e un po' di banchi sparsi per il mondo - pochi, perché quelli appositi devono ancora arrivare. E devono arrivare anche le sedie, perché per ora ci sono soltanto le famigerate sedie con le rotelle che tutti rifiutano con sdegno (pare. A me non le hanno mai offerte. Comunque credo che le avrei rifiutate con sdegno anch'io, non perché abbia niente contro l'autoscontro ma perché c'è anche la tavoletta che in teoria dovrebbe sostituire il banco ma che mi sembra spaventosamente scomoda per lavorarci).
La decoratrice, come i banchi, le sedie e le attrezzature varie di cui abbiamo compilato già infinite volte la lista, arriverà "la settimana prossima". 

Nel tentativo di placare il Responsabile della Sicurezza è stato tenuto come piano B una DADA soft, ovvero le classi stanno in classe tranne quando vanno ai laboratori - più o meno come avremmo fatto anche l'anno scorso, se i lavori in corso non ci avessero impedito per quasi tutto l'anno di accedere ai laboratori.
Entro il 15 va dunque deciso se faremo la DADA hard oppure soft, se la faremo in aule decorate con adeguati colori divisi a seconda dei dipartimenti o nelle solite aule di tutti i giorni e soprattutto se i ragazzi avranno sedie su cui sedersi o se faremo invece una DADA sportiva, sul pavimento, magari disposti a cerchio (che potrebbe essere molto gradita alle giovani leve).

A quel che ho capito, al momento l'unica certezza sono le cattedre per gli insegnanti: le solite, scialbissime e un po' scheggiate cattedre che ci fanno compagnia ormai da tanto tempo (troppo, secondo me) - anche se la vera DADA, mi avevano detto, si fa senza cattedra.
Io, a dire il vero, avevo sperato in un elegante tavolo in stile svedese. 
L'avrei voluto più lungo e più stretto di una normale cattedra, in legno chiaro o colorato e senza cassetti (ché ormai sono abituata a farne a meno perché quelli delle nostre cattedre funzionano malissimo).
Per esempio così:

Ecco, il fatto che non avrò l'elegante tavolo in legno chiaro è forse l'unica certezza di cui disponiamo al momento.

Questo solo possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non abbiamo.
Non chiederci la formula che la DADA possa aprirci.

giovedì 26 agosto 2021

Sul 15 Agosto, l'8 Settembre, l'11 Settembre, insomma l'Afghanistan


L'11 Settembre del 2021 le truppe statunitensi (e relativi alleati) avevano fissato di lasciare definitivamente l'Afghanistan, dopo venti anni di permanenza non particoilarmente fruttuosa.
Si sapeva, si temeva e si pensava (tutto insieme, in un curioso pastone) che ciò avrebbe creato qualche inconveniente alla popolazione, perché era dato per assai probabile che, nel giro di qualche mese, i talebani avrebbero ripreso il potere scalzando il governo del paese, quello legittimamente eletto con legittime elezioni durante l'occupazione USA.
Le cose però sono andate diversamente da quanto programmato e anche da quanto temuto e già a Luglio i talebani avevano cominciato a riconquistare il territorio afgano strappandolo all'esercito del legittimo governo di cui sopra, fino a prendere Kabul il 15 Agosto, istituendo seduta stante la Repubblica Islamica dell'Afghanistan, che avrà come legge la Sharia, ovvero uno strano combinato di leggi ufficialmente basate sul Corano.

Il 15 Agosto non è una data che porta granché bene, in quella zona, per i cambi di gestione: siamo in piena estate, fa caldo e la gente diventa davvero irragionevole. Anni fa India e Pakistan conquistarono la loro indipendenza dall'Inghilterra proprio il 15 Agosto, e fu un passaggio piuttosto complicato, di quelli che ti sbiancano i capelli a leggere i resoconti nella tua fresca cameretta. 
L'11 Settembre invece è la data dell'attentato delle Torri Gemelle, organizzato da Al-Qaeda in Afghanistan; all'epoca gli USA si ritrovarono tre aerei dentro due grattacieli e fecero circa 3000 morti - meno che nel passaggio indiano e pakistano verso l'indipendenza, certo, ma comunque un bel numero. Anche lì, tra l'altro, tutti civili.
Il fatto avvenne nel 2001, e quest'anno verrà celebrato il ventennale.
All'epoca, negli Stati Uniti, il presidente era George Bush jr. 
Per rappresaglia dopo l'attentato delle Torri Gemelle gli Stati Uniti con i loro alleati organizzarono una spedizione internazionale a cui partecipò anche l'Italia.
A dire il vero l'Italia non era stata richiesta, ma si appellò a una qualche clausola degli ordinamenti della NATO che prevedevano che, in caso di attacco a una delle componenti (e l'attentato delle Torri Gemelle poteva, volendo, essere interpretato come un attacco)  tutti gli stati alleati agli Stati Uniti nella Nato erano chiamati alle armi, in qualità di alleati. Gli USA invece non si appellarono a un bel niente e accolsero le truoppe italiane con una sorta di perplessa indifferenza, usandole con molta parsimonia nelle operazioni militari.
Ricordo benissimo che, all'epoca, in tanti - opinionisti e giornalisti e uomini di governo - spiegarono a noi comuni mortali questa cosa dell'attacco e dell'obbligo dei paesi alleati di intervenire. Solo negli ultimi giorni invece ho scoperto che le truppe italiane andarono laggiù unrequitted. 
Ricordo altresì come, almeno in Italia, sui giornali e in televisione si parlò molto dell'importanza di abbattere la dittatura talebana per affermare i diritti delle donne e i valori della democrazia, e quindi di come perciò fosse bello e giusto partecipare a quella spedizione.
Si raccontava infatti che, in nome della religione islamica, i talebani trattassero molto male le donne, e corre voce che anche gli uomini non se la passassero granché. E, a ben guardare, nemmeno i talebani facevano poi questa gran vita, stante che l'Afghanistan, dopo aver fatto per tanti anni da ospite per le ultime propaggini della Guerra Fredda, si era decisamente impoverito.

 Nel giro di due-tre giorni i talebani furono spodestati, i diritti delle donne riconosciuti e il governo sostituito.
Unico piccolo e insignificante dettaglio: non riuscirono a catturare l'organizzatore dell'attentato alle Torri Gemelle, tale Osama Bin Laden. Lo presero solo nove anni dopo, in circostanze piuttosto fumose.
Sui giornali e in televisione tutti festeggiarono molto il ritorno della democrazia e l'emancipazione delle donne in Afghanistan.
Poi le cose si trascinarono per qualche mese perché in effetti la vittoria era stata annunciata un po' troppo in fretta e c'erano ancora dei problemi.
Poi le cose si trascinarono per qualche anno perché in effetti c'erano ancora dei problemi. Con i talebani, dice.
Inoltre dagli USA non arrivavano più molti fondi, perché nel frattempo laggiù qualcuno si era fatto venire la balzana idea di attaccare l'Iraq, accampando motivazioni che vennero poi riconosciute piuttosto campate in aria dalla stessa CIA.
Comunque per l'Afghanistan i soldi si ridussero notevolmente e ci si ridusse a vivacchiare nelle città e a farsi vedere poco e di sfuggita nelle cosiddette zone rurali (ovvero tutto il resto del paese).
Passarono gli anni. Tanti anni.
Venti anni, in effetti.
Ogni tanto cercavo notizie e scoprivo che in Afghanistan si combatteva moltissimo e che c'erano un sacco di attentati. Bombe al mercato, bombe negli aeroporti, quelle cose lì. Naturalmente io speravo sempre di leggere che non c'erano più bombe al mercato e negli aeroporti, e soprattutto che l'economia afghana era in ripresa - perché ho studiato storia e ho imparato che niente rafforza l'economia (e talvolta anche l'emancipazione femminile) quanto un aumento progressivo del PIL, e credo che per una donna sia più facile occuparsi della sua emancipazione se è sicura di fare almeno due buoni pasti al giorno - altrimenti il tempo se ne va a cercare qualcosa da mangiare per sé e per i figli (che spesso sono molti proprio perché manca l'emancipazione femminile), e siccome in queste circostanze raramente si rimediano dei pasti molto abbondanti, finisce che si è troppo indeboliti per riuscire a  far ripartire l'economia. Comunque no, nonostante le mie speranze buone notizie non ne vedevo mai.
Ogni tanto mandavo un po' di soldi da usare nei microcrediti per la microimprenditoria femminile e l'istruzione femminile in Afghanistan. Ultimamente andavano molto i piccoli allevamenti di galline, e non mi pareva un buon segno visto che in India con i microcrediti facevano invece i laboratori di sartoria, che secondo me sono qualche gradino più in alto. E, sempre dalla ONLUS che mandava i microcrediti, arrivavano notizie davvero sconfortanti. Tre anni fa mandai i soldi per pagare un anno di cibo alle bambine che andavano a scuola, e neanche questo  mi sembrò un gran segnale.

Sapevo comunque che le truppe degli USA c'erano ancora, e sospettavo che ci fossero anche gli altri alleati, noi compresi, pur se a scaglioni ridotti. Comunque, non ci raccontavano granché.
Sapevo anche che i talebani avevano un grosso appoggio da parte della popolazione e che erano talebani ormai un po' diversi da quelli dell'11 Settembre. D'altronde gli anni erano passati. La gente si evolve, movimenti guerrieri compresi. E correva voce che si evolvessero anche gli armamenti, grazie anche agli aiuti del terrorismo internazionale.
Nel frattempo le truppe occidentali armavano e addestravano l'esercito del legittimo governo insediato dopo le legittime elezioni, acciocché diventasse forte e ben armato e in grado di gestirsi da solo e di difendere l'Afghanistan da qualunque insidia, interna o esterna che fosse.
Dopo Bush jr. alla presidenza degli Stati Uniti è arrivato Obama, e si racconta che a un certo punto gli avessero consigliato di ritirarsi dall'Afghanistan, che tanto lì non si raccattava niente. Lui non li ascoltò e gli USA con alleati al seguito rimasero. 
Immagino che abbia avuto le sue buone ragioni per agire così, ma quali fossero nessuno me lo ha mai spiegato.
L'economia afghana comunque continuava ad andare malissimo.
Anche le donne pare che non se la passassero in modo splendido, soprattutto fuori dalle città presidiate da USA e alleati. Ma erano voci vaghe, vaghissime. Probabilmente, a impegnarsi a fondo, qualcosa avrei trovato. Ma chi ce l'ha il tempo di star dietro a tutto?
L'Afghanistan dormiva nella mia coscienza di un sonno inquieto (la mia coscienza si lascia prendere in giro con una certa facilità, non posso negarlo).
Poi è arrivato Trump, che ha passato più di un anno a fare trattative con i talebani per concordare l'allontanamento dall'Afghanistan delle truppe americane, e alla fine delle trattative ha firmato, appunto, un trattato. 
E poi, buon ultimo è arrivato Biden che ha deciso di mantenere l'accordo firmato da Trump e di lasciare l'Afghanistan.
Adesso si dice in giro che lo avessero avvisato che l'esercito legittimo, quello armato e addestrato dagli americani, rischiava di dissolversi come fumo se gli americani avessero lasciato il paese - segno, forse, che non era stato granché armato e addestrato, oppure che i talebani godevano di un forte appoggio da parte della popolazione, o magari di entrambe le cose, vai a sapere.
Biden ha deciso comunque di procedere e immagino che se l'ha fatto avrà avuto le sue buone ragioni, o almeno ragioni che a lui parevano buone. Darei per certo però che non immaginava che le cose si sarebbero messe proprio così male, o avrebbe preso qualche precauzione (del tipo far tagliere la corda a tutti prima, per intendersi). 

Un paio di mesi fa, in barba agli accordi firmati sull'uscita ordinata delle truppe alleate, i talebani hanno cominciato ad avanzare - anche se, a dirla tutta, una parte del paese era già in mano loro; oppure era rimasto in mano loro dai tempi dell'invasione del 2002, non sono riuscita a capirlo..
L'esercito regolare afghano, quello addestrato dagli Stati Uniti (e da noi) si è liquefatto, e in alcuni casi non si è proprio mosso, stante che a volte i capi delle città hanno consegnato le chiavi ai talebani senza nemmeno provare a difendersi nel tentativo di limitare i danni per la popolazione.
Quanto al capo del governo afghano, quello formato dopo regolari elezioni, la notte prima che i talebani arrivassero a Kabul ha preso l'aereo zitto zitto ed è sparito nel nulla, sembra portandosi dietro una grossa somma di denaro - ma questo non è sicuro, e visto che costui da quando è sparito non ha aperto bocca (a quanto ne so) non ho nemmeno capito se non è sicuro che si sia portato dietro i soldi o se non è sicuro che sia scappato, e la storia mi è sembrata inquietante per vari motivi: è scappato da solo? Aiutato dagli americani? E' scappato in accordo con i talebani? Non è scappato affatto ed è ancora a Kabul, anche se non più in grado di dare un contributo vitale al suo paese? E' prigioniero?
Comunque sia andata, una mattina a Kabul si sono ritrovati con un altro governo e con i talebani in casa. E tutto ciò (compresa la fuga del capo del governo nottetempo con i soldi) mi ha ricordato moltissimo l'8 Settembre del 1943, quando durante la notte l'Italia si svegliò scoprendo che durante la notte erano cambiate le alleanze e il re era scappato con la corte, l'archivio e il tesoro di famiglia, lasciando gli italiani piuttosto negli impicci.
E tanti, tanti altri ricordi affollano la mia mente di storica. Per esempio l'esercito dei Borboni che si liquefece altrettanto all'arrivo dei Mille guidati da Garibaldi - e stiamo ancora a discutere se sia liquefatto perché si era messo d'accordo con gli invasori, o perché non aveva voluto combattere, o se come esercito faceva talmente pena che anche un migliaio di volontari ne avevano avuto ragione in men che non si dica. Questi dubbi valgono anche per l'esercito ufficiale afghano, mi sembra.

Non avendo (per fortuna di tutti) alcuna responsabilità governativa, l'unica possibilità di intervento che ho è firmare qua e là appelli vari alle istituzioni dell'universo mondo che allestiscano quanto prima corridoi umanitari per tutti gli afghani che vogliono scappare dal loro paese, che sembra siano tantissimi - ma certo non tutti, perché dal numero dobbiamo togliere se non altro i talebani e i sostenitori dei talebani, che evidentemente erano una discreta quantità. Oppure no?
E poi mi faccio domande, un sacco di domande. Tutte senza risposta.
La prima domanda, naturalmente, è: ma quante balle ci hanno raccontato in questa storia? E quante cose non sono state raccontate?
I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso eccetera eccetera.
L'esercito in questione, ci dicono adesso, non è mai riuscito ad avere il controllo completo dell'Afghanistan anche se ci ha provato per 20 anni. 
D'accordo il paese ostile, la guerriglia, la conoscenza del territorio... e poi la collaborazione degli abitanti contro l'invasore, forse? Un pochino, almeno?
Sì, certo, l'invasore gli portava la democrazia e l'emancipazione delle donne. Ma forse ha sbagliato tattica nel portarle, vien da pensare. 
Ufficialmente questa non era una guerra di conquista, era una guerra per la democrazia. Al di là di tante belle parole, l'idea base, sembra di capire, era estirpare il terrorismo e fare dell'Afghanistan un paese tranquillo. 
Ma queste sono cose che puoi fare solo accattivandoti gli abitanti. In Afghanistan sono stasi spesi quantità innominabili di soldi, e il motivo dichiarato per cui gli USA sono scappati è stato che non si potevano più permettere di spendere tanto. 
D'accordo, ma avevano già speso tanto, ed erano rimasti sul territorio per 20 dicesi 20 anni. Una intera generazione di afgani è cresciuta sotto il loro ombrello. Come hanno lavorato, in questi 20 anni, e come li hanno spesi questi soldi se alla fine l'unica cosa che una bella fetta del paese voleva era levarseli dai piedi?
Maluccio, viene da pensare. 
C'è stata una vera unità di intenti? Hanno fatto qualcosa per rimettere in moto l'economia afghana?
Con tutti quei soldi gli afghani dovrebbero essere ricchi e ben pasciuti e molto amichevoli. Invece non lo erano nemmeno un po'. Dopo 20 anni.
Con tutti quei soldi l'esercito ufficiale afghano avrebbe dovuto essere forte e ben armato e pronto a fare polpette di tutti i talebani. Santo cielo, perfino io potrei essere addestrata a fare la guerra, in 20 anni.
Perché si sono liquefatti?
Corre voce che non fossero addestrati né ben armati né ben forniti del necessario per un esercito. In 20 anni dunque gli invasori, o i portatori di democrazia, o come vogliamo chiamarli, non sono riusciti ad addestrare un esercito in un paese che ha una notevole tradizione guerriera - e dove un esercito ben addestrato e ben rifornito si è formato, nonostante tutto, ma al di fuori della portata dei militari stranieri.
Se sono rimasti lì per 20 anni dovevano averci dei progetti, per l'Afghanistan, altrimenti avrebbero fatto un bel raid e se ne sarebbero andati, immagino.
Perché hanno fatto finta di addestrare un esercito? In quel modo hanno messo nei guai un sacco di persone che adesso sono collaborazionisti agli occhi del nuovo governo. Oppure sono considerati degli alleati, dal nuovo governo, perché hanno lavorato per loro? E allora non li hanno addestrati perché non se ne fidavano?
Ma allora potevano fare col loro esercito e risparmiare quei soldi, magari usandoli nella guerra contro i talebani.

C'è stata una guerra contro i talebani?
Se c'è effettivamente stata è stata combattuta male e in modo inutilmente dispendioso.
C'è stato un tentativo di togliere il consenso ai talebani affigliolandosi la popolazione?
Se c'è stato, è stato gestito molto male. E sì che in venti anni tempo di rivedere le tattiche ce n'è.
Si sono preoccupati della popolazione rurale, che è la maggior parte in quel paese?
Sembra proprio di no. In compenso la popolazione rurale si è preoccupata assai di aiutare i talebani - una parte, almeno.
In 20 anni, si sono accorti che l'Afghanistan non è solo città? Se proprio non ci arrivavano da soli, sarebbe bastato che mi telefonassero o mi mandassero una mail, glielo potevo dire anch'io, così come glielo poteva dire qualunque manuale di geografia delle medie.

Oppure lo scopo di partenza era incattivire al massimo un popolo esasperato dai 20 anni precedenti di invasioni, e aiutare il più possibile il terrorismo internazionale coprendosi di ridicolo, scatenando un conflitto interno a casa loro e spendendo una barcata di soldi?
Se questo era l'obbiettivo di partenza sì, allora hanno fatto un lavoro eccellente.
Ed è stato un lavoro assolutamente bipartisan, dove due presidenti di entrambi gli schieramenti politici ci hanno messo, come si suol dire, la faccia.
Tuttavia il presidente degli Stati Uniti, per tutta una serie di motivi, ben raramente è un esperto di guerre, e decide in base a quel che gli viene raccontato.
Non sono mai stata una grande estimatrice di Trump mentre Biden mi piace abbastanza. Ma l'idea di Trump di levarsi infine da lì e piantarla di sprecare soldi non mi sembra del tutto biasimevole nella sua essenza, e d'altra parte Biden è arrivato alla Casa Bianca con quattro anni di esperienza come vicepresidente e qualcosa della guerra in Afghanistan la sapeva già. A conti fatti, anche se parecchie cose sono state sbagliate nel corso di questi 20 anni, decidere se la colpa è dell'uno o dell'altro mi sembra difficile anche se il disastro di questi giorni mi sembra figlio di entrambi (e dei due loro predecessori).
In compenso, non sono convinta che per Trump insistere tanto su quella che, oggettivamente, si presenta come una sconfitta senza appello, sia una grande idea. Non tanto perché anche Trump ci ha messo del suo, in quella sconfitta - ma ce l'hanno messa in quattro, di presidenti, e non parliamo del Pentagono e della cosiddetta Intelligence, che per l'occasione sembra stata piuttosto una Stupidity di dimensioni davvero notevoli - non mi sembra una buona idea proprio di per sé. Agli americani in generale non piace molto sentirsi ricordare le loro sconfitte. D'accordo, non piace a nessuno, ma a loro in modo particolare.
Così almeno mi sembra, ma vai a sapere. Non pretendo di essere un'esperta di comunicazioni.

E poi, i talebani. Che sono arrivati spiegando che erano bravi e pucciosi, che avevano le loro idee e se le tenevano ma che sarebbero stati bravi e pazienti e avrebbero perdonato tutti.
Un quarto d'ora dopo, sparavano e rastrellavano.
A che gli è servito fare tutto quello sfoggio di bontà?
Dice che l'hanno fatto perché vogliono il riconoscimento internazionale del loro governo e gli aiuti internazionali perché l'economia del paese va male.
Ottima idea, ma non gli conveniva reggere la parte per qualche settimana, o almeno per qualche giorno?
Dice che tanto Putin e la Cina li riconosceranno lo stesso. 
Ma non credo che Putin potrà rimettergli in moto l'economia, visto che ha problemi piuttosto seri già con quella del suo paese. E non so fino a che punto la Cina gradirà avere una polveriera accanto a casa, anche se di fatto, come tutti, di come davvero funzioni la Cina non ho la minima idea.
In tutti i casi, per qualche giorno starsene tranquilli almeno con i proclami avrebbero potuto farlo con poca spesa.
Oppure no?

Ho scritto questo post senza nessuna speranza di infilarci dentro niente che fosse meritevole di essere scritto, ma solo per tentare di descrivere la confusione e lo sconcerto che il comune essere umano occidentale prova in questi giorni quando apre un giornale, un notiziario o anche solo un social dove si parli dell'Afghanistan, ovvero un paese che, dopo che da vent'anni ci stiamo, dovremmo conoscere come le nostre tasche e di cui non sappiamo invece niente.
Una pagina di diario, insomma, da rileggere magari tra qualche anno (...venti?), quando un po' di risposte ci saranno se non altro perché, avendo visto il seguito, potremo dedurre in qualche modo i precedenti.

venerdì 20 agosto 2021

Catgirl - Valentina Manzetti


Questo post va considerato come una giunta alla Giornata Mondiale per la Valorizzazione del Gatto Nero: si tratta infatti della presentazione di un libro che è un inno, direi un'apoteosi, di Sua Grandiosa Meraviglità la Gatta Nera. Perché, se tutti i gatti neri indistintamente sono ricchi di fascino, bellezza, personalità magica e grandi poteri, ai miei occhi il Vero Gatto Nero è la Gatta Nera, che grazie alla sua natura femminile esprime al meglio le potenzialità magiche insite nella sua natura di Gatto Nero.

Il libro è approdato l'anno scorso alla scuola media di St. Mary Mead per il Premio Bancarellino - che non solo non ha vinto, ma dove nemmeno è arrivato tra i primi tre nonostante il primo posto fosse doppio. Visto che per il Bancarellino votano i ragazzi, a quel che mi risulta in perfetta libertà, la cosa potrebbe stare a significare che forse non è adattissimo per l'età 11-14 anni, vuoi per il ritmo troppo frenetico della prima parte, vuoi per la scrittura forse più adatta a una fascia di età leggermente superiore. D'altra parte la protagonista ha 11 anni - e, dobbiamo aggiungere, pensa e vive esattamente come una ragazzina di 11 anni, quindi la lettrice ideale dovrebbe essere appunto di quell'età. Sta di fatto che il libro conta un buon numero di recensioni assolutamente positive di lettrici di età decisamente superiore. Tutte gattare, si capisce - ma insomma, non è che le nuove generazioni schifino i gatti, o che le storie di gatti non interessano nessuno, in questi anni.

L'edizione è molto ben curata: sovraccoperta davvero deliziosa in stile anime, copertina interna più varie tavole a fumetti nel testo di Claudia Pescia dedicate all'universo delle Meow Meow Girls, titoli e impaginazione ottima.
Questa è la vera copertina del libro (quella sopra è la sovraccoperta):


Anche la trama è buona: la protagonista Giunia è una ragazza strana (e quale essere umano non lo è, in quell'età di passaggio?) che si sente emarginata, bullata e inadeguata (vedi sopra) ma che reagisce in modo molto vitale (quest'ultimo tratto è un po' più singolare, ma certo non molto insolito). 
Ha una bella gatta nera, Yoda, con un passato un po' tempestoso e che conduce una normale vita da gatta di casa. A un certo punto però Yoda diventa un'essera umana: una bellissima ragazza molto sinuosa. Corpo di ragazza, ma l'anima è rimasta da gatta. Anche i movimenti. Anche i gesti. Anche gli appetiti. E insomma il passaggio presenta i suoi bravi inconvenienti. 
Alla fine Yoda riuscirà a recuperare la sua natura umana, ma non senza aver vissuto insieme a Giunia e a tutto il suo gruppo di amici una serie di avventure che vanno ben al di là dei problemi di adattamento a un nuovo corpo e che includono anche terribili rischi, compreso quello della perdita dell'anima (e anche della vita, per alcuni).

Grazie a un intreccio davvero ben calibrato il romanzo riesce a includere praticamente tutti i generi letterari più diffusi (salvo forse quello spionistico): si tratta prima di tutto di una Storia di Animali, ma anche di un romanzo di formazione. Le Meow Meow Girls forniscono l'elemento fantascientifico (ragazze-gatte che si battono contro un'orda di alieni invasori), e l'intreccio di base è fantasy con decise virate verso l'horror. Tuttavia la base, la vera base, è il chicken, ovvero la letteratura da pollastrelle; e infatti la protagonista - una ragazza di notevole intelligenza e capacità - riesce a gestire in modo davvero inutilmente frenetico e schizzato le sue disavventure, ponendosi una marea di problemi inutili e impelagandosi in un mare di scuse e di bugie che riescono solo a complicare la situazione in modo esasperante; e infatti  per i primi due terzi della lettura, pur ammirando senza riserve l'intreccio e la perfetta descrizione dello sfondo - i professori, i compagni di classe, il concorso, la serie delle Meow Meow Girls, la descrizione del mondo felino di Yoda - mi ci sono esasperata parecchio, ho sbuffato, scosso la testa e quasi accantonato l'idea di presentarlo per il Venerdì del Libro deprecando che una così bella storia venisse scritta in quel modo irritante. 
Ma giunto ai due terzi improvvisamente il romanzo vira e diventa ottimo, lasciando uno squisito retrogusto. Le tessere si compongono, gatta e umana cominciano a interagire col ritmo giusto, la lettrice (io) la smette di essere in ansia per i tempi sbagliati e legge, semplicemente, godendosi la vicenda riga per riga.

Lo sfondo, dicevo. 
E' davvero ben costruito: c'è uno stupendo uso del cellulare (un po' troppo esasperato, forse. Sono d'accordo che in classe alcuni lo usano in barba ai regolamenti, ma chi lo fa con troppa nonchalance di solito viene beccato e impara se non altro a muoversi con maggior cautela). Poi l'universo delle Meow Meow Girls, un po' Twinks, un po' Sailormoon, un po' tante altre cose. Si tratta di una multiserie televisiva (inventata dall'autrice) di grandissimo successo tra gli adolescenti ambosessi che racconta di un gruppo di ragazze-gatte che si battono con valore contro invasori alieni e che nel contempo affrontano tutti gli impicci della consueta vita di adolescenti, e che ha alle spalle un corpus assai complesso composto da libri, fumetti, libri a fumetti, videogiochi eccetera, tutte cose che alcuni appassionati ignorano e che altri raccolgono a caro prezzo con grandissimo spirito filologico; e dunque c'è l'esperta che conosce i prequel, i sequel, ovviamente tutte le serie a memoria e soprattutto le infinitesime varianti tra fumetti, telefilm, videogiochi eccetera e il fan più ruspante che si limita a conoscere le serie televisive e al massimo un videogioco o due.
Il Concorso - il Grandissimo concorso a premi dove ovviamente il premio è partecipare a un episodio, si svolge in diretta in orari ben precisi (a volte anche scolastici) e solo le prime risposte esatte arrivate passano al turno successivo.
Gli adulti - una raccolta di adulti piuttosto eccentrici e che includono al loro interno una squadra di professori molto, molto credibili e alcuni con risvolti davvero imprevedibili.
I gatti - anche loro, tutti molto credibili e ben delineati.
E c'è anche una storia d'amore fatta piuttosto bene anche se senza grandi concessioni all'aspetto più zuccherino dell'amore - un aspetto che evita scene che mal si accordano col resto della vicenda.
Molto di buono si potrebbe dire anche del gruppo di adolescenti (una delle quali rivela risvolti davvero sorprendenti, sul finale) e dei loro rapporti interni assai ben descritti.

Una lettura imprescindibile per chi ama i gatti e anche per chi apprezza le storie fantasy. E, naturalmente, del tutto consigliata a chi apprezza la chicken literature.
E, sospetto, un'autrice da tenere d'occhio.

Con questo post partecipo anche questa settimana al Venerdì del Libro (detto e non concesso che esista ancora) di Homemademamma, e auguro una felice fine d'Agosto con ottime letture a chiunque passi di qua.

martedì 17 agosto 2021

17 Agosto 2021 - Giornata Mondiale della Valorizzazione del Gatto Nero


In questa bella giornata di Agosto in tutto il mondo ci si preoccupa di valorizzare e apprezzare quella splendida creatura che va sotto la definizione di "gatto nero" e che è tanto bella quanto affascinante e misteriosa.
Valorizzare un gatto nero è una cosa abbastanza assurda - un po' come impreziosire l'oro o scaldare il sole;
ma la mia buona sorte mi ha elargito da qualche anno la compagnia di ben due gatte nere, la cui bellezza non teme rivali e che mi hanno sempre gratificato di un profondo affetto che scalda i miei inverni e illumina le mie estati.
A loro e a tutti i gatti neri un augurio speciale

* (che del resto onoro e riverisco ogni giorno dell'anno, così come faccio con tutti i gatti di ogni colore)