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domenica 31 agosto 2025

Lament (post di spurgo, come per le lumache)

Murasaki e la sua Prima (ormai diventata una Seconda)

Oggi è l'ultimo giorno dell'anno scolastico 2024/2025, che è stato al momento il più faticoso della mia ormai ventisennale carriera di insegnante. Mentre stavo rimettendo in ordine uno di quei pacchetti di fogli che in casa mia ogni tanto, misteriosamente, si accumulano ho pensato di... non so, forse tirare qualche filo.
Quest'anno, come in tutti gli ultimi anni, ho avuto tre classi: la Prima, dove ho fatto (e farò) tutto il pacchetto di 10 ore con Italiano, Storia e Geografia e una Seconda e una Terza dove ho fatto solo Storia e Geografia.
I ragazzi (non solo i mei) hanno fatto un po' di tutto, ma non in senso positivo. Sta di fatto che ognuno di queste tre classi ha avuto una Riunione Straordinaria  con i genitori, e sempre per motivi disciplinari.
Le Riunioni Straordinarie con i Genitori sono una trovata della psicologa della scuola. Perché sì, abbiamo una psicologa della scuola, è quest'anno si è divertita quanto ha voluto.
Le Riunioni Straordinarie con i genitori sono una roba che a modo loro è anche utile, perché se non altro servono a spurgare la situazione*: i genitori tirano fuori rimostranze stranissime, litigano tra loro e raccontano cose di cui noi insegnanti non eravamo minimamente a conoscenza. Ci aiutano a capire meglio la situazione ma sono anche terribilmente stressanti.
Inoltre per queste tre classi abbiamo avuto non meno di quattro Consigli Straordinari (uno dei quali, come ho raccontato, diviso in due parti) e due sospensioni, una delle quali doppia, oltre a una quantità immane di messaggi interni nelle Classroom del Consiglio dove riferivamo ai colleghi una infinità di questioni una più spinosa dell'altra.  E abbiamo collezionato una quantità immane di Convocazioni di singole coppie di genitori, con o senza la presenza del Dirigente.

Qui racconterò qualcosa della Prima Radioattiva, che davvero non ci ha fatto mancare niente.
Sulla carta l'avevano presentata come una nuova Corte dei Miracoli. 
Siccome l'anno prima avevo felicemente portato all'esame per l'appunto una classe che era stata descritta come una Corte dei Miracoli, ma che a conti fatti si era rivelata molto simpatica, anche se con qualche spina qua e là, non mi ero preoccupata troppo. C'era Uranio, questo sì, ma siccome era stato staccato da gran parte dei suoi Compagni di Merende, all'inizio sembrava piuttosto gestibile. Ho un certo talento con i ragazzi polemici&intrattabili, e confidavo in quello.
Il talento, se davvero c'è, non è comunque bastato: dopo qualche settimana di osservazione ha trovato nuovi Compagni di Merende con cui fare gruppo e ha cominciato a imperversare. Due dei Compagni di Merende erano nella sua classe, poi ce n'era un quarto che probabilmente era diventato un Compagno di Merende per paura, con l'intento di evitare guai. Non li ha evitati e ci ha pure lasciato un paio di denti, ma questo l'ha portato a lunghe riflessioni. Almeno spero, perché i denti sono importanti.
C'erano, anzi ci sono gli armadietti della Didattica Dada, dove per pochi minuti i ragazzi ogni due ore cambiano i libri in assenza di sorveglianza. A quegli armadietti, abbiamo scoperto poi, succedeva di tutto.
Il fatto che, tra risse, scazzi, insulti et similia, alla fine mancasse il tempo per fare quanto previsto agli armadietti, ovvero lasciare i libri e il materiale delle ore precedenti e prendere ciò che serviva per le ore successive, immagino che andasse messo in conto. Mai visto arrivare in aula una classe così sguarnita: e il libro no perché non sapevo che oggi c'era da portare, e il quaderno no perché l'avevano dimenticato, e il diario per i compiti no perché...
La quantità di note collettive messe perché non avevano questo né quello né tantomeno quell'altro non ha avuto limiti né confini. Poi c'erano le note individuali di chi non aveva questo e quest'altro, e anche quelle sono state un numero incredibile. Attenzione, non sto parlando di note disciplinari - anche quelle non avevano limiti né confini, naturalmente, e non di rado mentre le scrivevo mi sono ritrovata a pensare che forse quegli elenchi di Note Strane che circolano in rete potrebbero avere un fondamento di verità.
C'era il divieto di usare il cellulare. Con quei cellulari pare sia stato fatto di tutto. Mai visto una roba del genere. E pare che quel che facevano a casa, con i cellulari, fosse pure peggio.
Bullismo, naturalmente. Abbiamo avuto ben due coppie di genitori che sono andati in Presidenza ad elevare alte e giustificabili lamentele. Altre coppie, abbiamo scoperto in seguito, non sono andate perché in cuor loro coltivavano una certa rassegnazione. Altre storie sono spuntate qua e là nei colloqui con le famiglie.
La rassegnazione aveva anche alcuni aspetti collaterali: alla riunione dei genitori ci è stato spiegato che "X dice che, visto che tanto tutti fanno quello che gli pare, lui i compiti non li fa più".
Così, già al primo quadrimestre, nella scheda c'era un gruppetto di insufficienze singolarmente folto.
C'erano i Compagni di Merende, d'accordo. C'era un discreto clima di deboscia. C'era il fatto che spesso e volentieri fare lezione era una vera avventura anche per la Decana, che sono me.
E c'erano le lezioni in cui A si lamentava di B che si lamentava di C, D e F che reagivano malissimo. Allora partiva la discussione e in un paio di casi la prof. Murasaki ha lasciato che la discussione procedesse nella speranza (che si è poi rivelata vana) di capirci qualcosa: infatti buona parte di loro parla un italiano terrificante e racconta le cose malissimo. E sì, l'insegnante di Italiano dovrebbe appunto badare a questo: che gli alunni imparino ad esprimersi correttamente e soprattutto che siano in grado di infilare un racconto comprensibile.
Sia chiaro: in questo come in tutto l'insegnante di Italiano non ha cavato quasi nessun ragno dal buco.
C'erano dei problemi immani con la coniugazione dei verbi. 
Non è poi così insolito che all'inizio della prima media alcuni alunni sbaglino alcuni tempi verbali. Personalmente, in questi casi li piazzo a coniugare verbi per qualche ora con la grammatica aperta sotto gli occhi finché non gli scatta l'automatismo. A un certo punto scatta, e da quel momento i verbi li dicono quasi sempre giusti.
Non loro. No, loro no. 
Poniamo: l'imperfetto. Chi mai ha dei problemi con l'imperfetto? Io circumnavigavo, tu circumnavigavi, egli circumnavigava. E' facile.
Non per loro. Già fargli capire che l'imperfetto era quello con "avo" non è stato per niente facile. Ma già dopo la seconda persona quell'imperfetto si trasformava. Diventava un passato remoto, un congiuntivo trapassato, un futuro... sì, diventava anche un futuro. E se non li avessi sentiti con queste orecchie non l'avrei mai creduto possibile.
Insomma: gran parte della classe ha più o meno frequentato la prima, ma non l'ha fatta. 
A fine anno la prof. Moredress, celebre per riuscire ad insegnare matematica anche ai sassi (ma non a loro, o almeno così assicura) gli ha chiesto: "Cos'avete trovato difficile quest'anno, nel passaggio da elementari a medie?" e tutti han risposto lamentandosi dell'eccessivo carico di studio, lasciandola interdetta.
"Ma... voi non avete studiato!" ha provato a ribattere sbalordita.
E niente, erano tutti accasciati per l'eccesso di studio cui erano stati sottoposti.
In realtà, in mezzo a questa immane bolgia, tre di loro han studiato coscienziosamente tutte le materie e seguito tutte le lezioni, e i genitori assicurano che si sono anche divertiti. A loro non ho dato i compiti per le vacanze**.
Agli altri sì, e in gran quantità in barba ai miei principi. E non temo ChatGBT perché sono quasi tutti compiti di esposizione - e di coniugazione di verbi, naturalmente.

Agli scrutini la classe è stata un po' ripulita. Ma resta il problema che non solo non hanno fatto la Prima, ma non hanno nemmeno costruito un gruppo classe - anche se qua e là si è formato qualche gruppetto. Forse***. 

L'anno scolastico sta per cominciare. Possa il Cielo assisterci tutti quanti.

*come si fa con le lumache, che prima di cucinarle vanno tenute a spurgare in un secchio di acqua. Così almeno dicono i libri di ricette, perché io le lumache non le ho mai cucinate né ho mai desiderato farlo: sono tra i pochissimi cibi che non mi piacciono.

** e uno di loro mi ha scritto "Quindi noi dobbiamo solo ripassare?". Gli ho risposto che naturalmente nessuno gli impediva di fare qualcosa, se così gli andava, ma che l'unica cosa che mi interessava davvero che facessero era divertirsi e rilassarsi quanto più potevano.

** Può essere. Potrebbe essere. Poteva essere. Potesse essere. Potrebbino essere.

mercoledì 2 agosto 2023

La nuova, innovativissima didattica DADA - Considerazioni dopo il primo anno

Agli scolari, nel complesso, la didattica DADA non è dispiaciuta
Il primo anno della nuova, innovativissima didattica DADA è ormai alle spalle, così ho pensato di fare un piccolo bilancio delle mie personali impressioni, elencando aspetti positivi e negativi in ordine di comparsa (nella mia mente) senza preoccuparmi di tenerli separati. Dopotutto, vantaggi e svantaggi si sono presentati insieme.

Primo elemento positivo: il Cambiamento
Per motivi del tutto estranei alla nostra volontà la DADA ha inaugurato il Ritorno alla Normalità dopo la malefica pandemia. Si è innestata dunque in un momento di Cambiamento, ed ha apportato essa stessa a sua volta un notevole elemento di Cambiamento.
Il Cambiamento è cosa buona e giusta in un ambiente statico, tradizionalista e insieme in perenne fermento com'è la scuola. In questo caso il Cambiamento è arrivato dopo tre anni di Scuola-Galera. ovvero esattamente quello che nella scuola moderna tutti dovremmo cercare con tutte le nostre forze di evitare a qualunque costo. E invece, in spregio totale ai più elementari principi di base della moderna didattica, in questi tre anni la principale preoccupazione di tutti noi insegnanti non è stata quella consueta di porgere nel migliore dei modi possibili i contenuti delle varie materie ai nostri amati alunni, bensì quello di svolgere un implacabile ruolo di poliziotti, tenendo il più possibile i poverini buoni, fermi, con la mascherina addosso e soprattutto ben staccati gli uni dagli altri, isolandoli vieppiù dall'umano consorzio al primo vago accenno di malessere, cercando di adattarci alle varie quarantene nostre e loro, insomma isolandoli da quella fratellanza tra coetanei che è sempre stata il fattore più importante della scuola sin da quando la scuola esiste (le prime testimonianze le troviamo nei testi babilonesi ed egiziani). Uno strazio inenarrabile, completamente contro natura per noi e per loro.
Con l'arrivo della Didattica DADA i ragazzi invece sono stati esortati a muoversi, e soprattutto a muoversi in autonomia, senza più guardiani che ne sorvegliavano ogni movimento, recuperando così un po' di quella libertà che ne aveva sempre caratterizzato i movimenti. Ciò ha costituito un piacevole elemento di novità. Insomma, è cominciato un nuovo corso. 
Ci si può muovere, hallelujah! 
Ci si muove in gruppo, hallelujah doppio, carpiato e rinforzato!

Secondo elemento positivo: il cambio dell'ora
che spesso porta con sé una punta di ansia: la classe, si sa, non deve mai essere lasciata scoperta senza sorveglianza, quindi per uscire dovevi aspettare che arrivasse il collega a darti il cambio, e nel frattempo restava forse scoperta quella dove dovevi andare, mentre i colleghi che dovevano sostituirti spesso dovevano percorrere tutta la scuola per raggiungere l'aula dov'eri, poi c'eri tu che dovevi a tua volta percorrere tutta la scuola, e insomma a volte era una procedura lunga anche se tutti facevamo del nostro meglio. Ogni tanto si presentava perfino il caso dello scambio, dove Inglese doveva darti il cambio in 1A e tu dovevi darlo a lui in 1B, e magari le due classi erano pure a piani diversi e aspettare il cambio era del tutto inutile perché nessuno di voi due aveva il dono dell'ubiquità e solo ricorrendo alle custodi si riusciva a fare il cambio senza lasciare scoperta la classe.
Con la DADA fai uscire la classe, che se ne va dove deve andare, e poi restia ad aspettare la classe successiva oppure te ne vai per i fatti tuoi mentre le varie classi vagano per i corridoi e si accalcano intorno agli armadietti. L'insieme, devo dire, è piuttosto rilassante anche se non sempre ordinatissimo e silenzioso - ma chissenefrega. 
Inoltre quei pochi minuti di stacco hanno in sé un valore aggiunto perché aiutano appunto a staccare, ed è una buona cosa sia per noi che per i ragazzi.

Primo elemento negativo: gli armadietti
La scelta degli armadietti, così allegri e colorati, si è rivelata un punto davvero debole. Quelli scelti ahimé si sono rivelati dei veri aggeggi, il cui unico scopo nella vita sembra essere quello di incastrarsi, staccarsi dai cardini, rifiutarsi di aprirsi e di chiudersi e insomma fare tutto tranne che adempiere alla loro funzione di armadietti. 
Dopo averli tanto bramati e desiderati durante l'anno scorso, alla fine gran parte della scolaresca ha deciso di non servirsene oppure li usa, in modo molto contenuto, all'inizio e alla fine della mattinata. Così abbiamo classi che vagano per la scuola cammellandosi dietro zaini, cartelle da disegno e di tecnologia, borsa per ginnastica più eventuale attrezzatura per la piscina e magari anche piumini e giacchetti vari che poi ingombrano le aule. Non è il massimo della comodità per nessuno, e soprattutto per gli alunni. Quindi il primo consiglio che darei al personale di una scuola che decide di passare alla DADA è scegliete con cura gli armadietti e diffidate dei prezzi troppo bassi, e anche degli armadietti che richiedono un lucchetto. Davvero non è da credersi quanto degli armadietti che chiudono male o non chiudono affatto riescano a complicare la vita.

Terzo elemento positivo: i ragazzi si muovono di più
Sgranchirsi un minimo spostandosi da una classe all'altra e magari anche da un piano all'altro due-tre volte per mattinata per un ragazzo in piena crescita è un piccolo ma consistente aiuto. Farlo sciamando con i compagni è ancora meglio. Meglio ancora sarebbe farlo senza doversi portare la casa dietro, ma insomma si sa che nella vita non si può sempre avere tutto.

Secondo elemento negativo: le campanelle
Da due anni le campanelle suonano più basse del solito, col risultato che nella seconda parte del corridoio, anche a porte aperte, non si sentono proprio. Questo non è colpa della DADA ma del comune di St. Mary Mead, che nonostante i ripetuti avvisi non le ha ancora alzate di volume (o forse non ci è riuscito). Risultato: le classi in fondo al corridoio spesso si muovono in ritardo. Un orologio in ogni aula aiuterebbe a limitare i danni, e infatti c'è - ma buona parte di questi orologi non funziona...
Come per gli armadietti, anche qui si tratta di un lato negativo dovuto a criticità specifiche della scuola, però si rivela con più forza in presenza della didattica DADA che richiede spostamenti di massa in tempi ragionevoli.

Terzo elemento negativo: l'orda dei bufali
Alcune classi sembrano del tutto incapaci di non seminare carte e cartacce e briciole tutto intorno. Talvolta l'insegnante scopre con orrore solo dopo che la classe è uscita che l'aula si è trasformata in una via di mezzo tra un trogolo da maiali e un campo di battaglia, e non di rado la classe che arriva dopo si trova a dover iniziare la lezione prendendo scopa e strofinaccio per fare un po' di pulizia.
La soluzione sarebbe chiamare a pulire la classe che c'era prima, ma per vari e talvolta misteriosi motivi non si riesce a capire che classe c'era prima, oppure tutti giurano che han lasciato una classe impeccabile.
E' stata rispolverata perciò una iniziativa che in anni precedenti aveva dato ottimi frutti, ovvero nominare appositi guardiani che sorvegliassero i compagni e assegnare un punteggio a base di croci e cuoricini a seconda delle circostanze. Con la didattica DADA però il sistema funziona poco e male appunto perché nella stessa aula si avvicendano classi diverse, e in più c'è l'incognita dell'intervallo, che l'insegnante passa in corridoio a fare sorveglianza e in cui dunque non può sorvegliare quel che succede nell'aula - e capita perfino che se una classe durante l'intervallo rimane vuota venga presa d'assalto da qualche gruppo particolarmente amante dello sbriciolamento selvaggio e della scia di cartacce.
Il problema non si presenta di facile soluzione, ma tutti confidiamo che con la dipartita della Terza Capricciosa l'anno prossimo la situazione possa migliorare.

Elemento neutro: le dimenticanze
Succede quando, lasciando un'aula per raggiungerne un'altra, qualcuno dimentica qualcosa. Qualche volta arriva un Raccoglitore Ufficiale che saluta dicendo "Scusate, avete trovato per caso due diari, una penna, una calcolatrice e due libri di letteratura?" per andarsene poi via carico di bottino. Altre volte abbiamo un Volenteroso Postino: "Prof, la 2 C ha dimenticato due giacche, le scarpe da ginnastica e un astuccio. Posso andare a portarglieli?" e va via con la sua carriola di avanzi.
Lo inserisco come elemento neutro perché non crea un gran disturbo ma soprattutto perché è inutile sperare in un mondo perfetto dove nessuno dimentica mai niente. Tuttavia col tempo ci si rende conto che alcuni alunni sono veramente un po' distratti, e vale allora forse la pena di rampognarli nella speranza che comincino a dimenticare solo due o tre giorni alla settimana e magari, col tempo, anche soltanto uno.
Va detto poi che tutto ciò aumenta per gli alunni le possibilità di movimento e non è dunque una cosa negativa di per sé.
Gli insegnati dimenticano mai qualcosa?
Oh sì, e in quantità industriale. Ma questo fa parte del

Quarto elemento negativo (solo per gli insegnanti di Lettere): chi siamo, donde veniamo e soprattutto dove dovremmo andare?
Inglese, Spagnolo, Tecnologia e tante altre materie hanno una loro specifica aula.
Lettere invece ha tentato una soluzione che sin dai primi giorni si è rivelata piuttosto cretina: Lettere si snoda sul corridoio del piano superiore, cinque aule per cinque insegnanti di Lettere. Le aule non sono state assegnate ai singoli insegnanti, bensì alle materie: tre aule per Italiano, una per Storia, una per Geografia. La VicePreside disse "Bene, distribuitevi l'orario in modo da fare Storia nell'aula di Storia eccetera.
La cosa si è rivelata impossibile perché spesso abbiamo due insegnanti di Lettere che fanno Storia nella stessa ora e cose del genere. Il risultato è che l'insegnante cambia aula più volte per ogni mattinata e non ha un posto specifico dove mettere le sue cose, se non nell'armadietto che diventa così la raccolta di materiali vari di tutte le insegnanti di Lettere. In più c'è il grave inconveniente che l'insegnante in questione deve ricordarsi un orario piuttosto complicato e vaga da una classe all'altra non di rado confondendosi, almeno nei primi mesi, e spesso deve andare in altre aule a prendere il materiale dell'attività cominciatra uno o due giorni prima in un'altra aula.
E' stata avanzata la proposta di assegnare la singola aula al singolo insegnante, e questa proposta mi piace molto perché fin dall'inizio speravo di personalizzarmi l'aula a piacer mio. Vedremo se l'idea va in porto.
Tutto ciò toglierà un po' di senso alle citazioni scritte alle pareti, ma buona parte di quelle citazioni non mi avevano mai convinto molto, e dunque me ne farò una ragione.

Quinto elemento (parzialmente) negativo: "Tenete sempre la destra quando vi muovete!"
La regola, in apparenza assai facile da seguire, ha lo scopo di impedire che le classi si aggroviglino ed ostacolino tra loro. In realtà è stato un aspetto che ho molto curato, tanto che il mio rituale grido "Tenete la destra!" è diventato famoso in tutta la scuola. Tuttavia, grida oggi e grida domani, nel corso dell'anno le mie classi si sono abituate a procedere sulla destra senza invadere corridoi e scale bensì formando una colonna decorosamente ordinata. Temo però di non poter dire altrettanto delle altre classi. Tuttavia sono molto fiduciosa sul fatto che il progressivo ritorno alla normalità restituirà col tempo una certa abitudine ai gruppi di muoversi con criterio invece di dilagare come acqua fuoriuscita dagli argini.

Terzo elemento positivo: la Mostra del Libro
Non so spiegarmi bene i motivi, sta di fatto che quest'anno la Mostra del Libro è filata molto più facilmente del solito e soprattutto me la sono potuta fare da sola senza disturbare nessuno; probabilmente questo dipende soprattutto dall'orario con le ore accoppiate, ma insomma tutto ha funzionato bene senza che dovessi chiedere aiuto o sostituzioni a nessuno salvo un paio di intervalli alla collega di sostegno che è in classe con me.

Quarto elemento positivo: gli intervalli in cortile
Questo non è un frutto della DADA bensì della pandemia. Per noi di Lettere è particolarmente fruttuoso perché per portare le classi in cortile dobbiamo fare un sacco di scale (che migliora la nostra circolazione e la nostra tenuta fisica in generale) e permette agli alunni di muoversi. A ciò si aggiungono varie gite nell'aula dell'Agorà, che è nel sotterraneo ma sbocca sul cortile. Insomma scale, scale e ancora scale. 

Anche se ho elencato cinque elementi negativi contro quattro positivi sono convinta che gli aspetti positivi prevalgano perché più importanti, mentre i cinque negativi possono facilmente essere migliorati - salvo gli armadietti, che ormai ci sono e ce li dobbiamo ciucciare così.
Nel caso che qualcuno si stia chiedendo se la didattica DADA consiste solo negli spostamenti, non posso che rispondere che sì, dal momento che le aule sono ancora strutturate nel modo consueto, file di alunni che guardano verso l'insegnante che sta in cattedra o al massimo gira tra i banchi cercando, non sempre con successo, di non inciampare in zaini e cartelline varie.
Corre voce che la DADA sia soprattutto laboratoriale ma nessuno ci ha dato particolari spiegazioni in merito, e d'altra parte a St. Mary Mead abbiamo gran copia di laboratori e cerchiamo di fare lezioni abbastanza variegate. Così, a tastoni, perché ripeto che nessuno ci ha spiegato niente in proposito.

lunedì 12 giugno 2023

Miracolo nel penultimo giorno di scuola

Scolari negli ultimi giorni di scuola

Viene alfine quel momento, negli ultimi giorni di scuola, in cui ti rendi conto che non riuscirai a fare questo, quello e nemmeno quell'altro che ti eri ripromessa di fare e ritenevi del tutto indispensabile perché, come ho già avuto occasione di raccontare,  le ultime settimane dell'anno scolastico somigliano più a un groviera che a un normale calendario scolastico e Maggio scivola via con una rapidità inimmaginabile a chi non lavora nella scuola.
A quel punto, quando infine hai tirato i remi in barca e ti sei rassegnata alla tua ria sorte, spuntano un paio di giornate tranquille e a orario pieno che avrebbero fatto un gran comodo dieci giorni prima ma che a quel punto servono davvero il giusto. E proprio allora, naturalmente, scoppia il caldo; e già devi ringraziare che non è scoppiato prima e che le classi siano comunque riuscite a combinare qualcosa nei ritagli di tempo miracolosamente scampati alle infinite attività sbucate fuori dal nulla.
Dunque, niente lezione normale. E allora?
Quest'anno con le prime ho deciso di darmi alla cinematografia. 
Miyazaki, per le prime, è sempre una soluzione perfetta. Così ho optato per Il mio vicino Totoro per la Prima Turbolenta e La città incantata per la Prima Brava. Con la Seconda invece avevo una quantità sterminata di cose da concludere e sistemare, quindi il mio progetto di fargli vedere Romeo+Juliet come introduzione al romanticismo è andato purtroppo a farsi benedire, e lo rimpiango molto. Ma tant'è.
La mattina del Penultimo Giorno di Scuola - un'entità particolare che nel mio caso era quasi un Ultimo Giorno perché nel vero Ultimo Giorno di Scuola non sarei stata in classe - mi sono ritrovata con quattro ore filate su tre classi diverse. Niente di male, in apparenza, perché era quel che avevo fatto per tutto l'anno in quel giorno della settimana - ma presentava l'inconveniente assai serio di non avere nemmeno l'ombra di un buco libero per sistemare alcuni inconvenienti.
Che erano, in sintesi, il fatto che rischiavo di sforare, anche se di pochi minuti, con entrambi i film, entrambi rimasti a mezzo. Tutto ciò non avrebbe creato inconvenienti di sorta quando le classi stavano fisse nella stessa aula per tutto il giorno - bastava fermare il collega in entrata e avvisare "Devono finire di vedere il film", il collega annuiva ed entrava in classe in silenzio. Stavolta invece, con la didattica DADA, le classi passavano al piano inferiore e occorreva dunque avvisare il collega di cui sopra che sarebbero arrivate in ritardo, ma c'era l'ulteriore problema di avvisare la classe che mi aspettava che sarei arrivata dopo. Inoltre avevo anche tre pile di libri da portare nella Seconda Sfigata perché...
C'è di buono comunque che a scuola tutto si sistema in qualche modo, ma ero assai inquieta perché i film sanno essere davvero dispettosi, soprattutto a St. Mary Mead.
Invece.
Prima ora: miracolosamente non ci sono stati problemi ad avviare il film, ritrovare il punto in cui eravamo arrivati e continuare la visione. I titoli di coda sono arrivati trenta secondi dopo il suono della campana. La classe ha ringraziato e si è avviata al piano di sotto.
Siccome nel cambio delle ore c'è il Passaggio Agli Armadietti la classe entra sempre nell'aula qualche minuto dopo, quindi al loro arrivo mi han trovato ad aspettarli. Spiego il problema dei tempi all'insegnante di Sostegno che scende giù ad avvisare la collega che forse faranno tardi.
Tutto ciò però non si rileva necessario: con due minuti di anticipo sul suono della campana scattano di nuovo i benefici titoli di coda. La classe si rassetta, chiede di andare in cortile per l'intervallo e passa dall'aula a prendere gli zaini. Quando suona la campana siamo già fuori, loro giocano a palla e io, accasciata sulla panca, ringrazio in cuor mio quel gran genio di Miyazaki che con tanta benevolenza ha vegliato su di me riuscendo perfino a sconfiggere la Maledizione di St. Mary Mead con i suoi immensi poteri.
In cortile trovo la Seconda Sfigata che fa l'intervallo fuori pure lei. Al suono della campana nomino tre Portatori per le pile di libri che passiamo a prendere in Sala Insegnanti e poi saliamo.
Nel giro di due ore riesco prima a portarli nell'aula video per esaminare l'ultima esposizione rimasta per strada, quella della Polonia; poi a rimproverare le tre malcapitate perché l'esposizione era stata preparata male e fatta peggio, poi a riportare tutti in classe per dare i compiti di Geografia per l'estate: le Tre Malcapitate dovranno rifare l'esposizione sulla Polonia, una coppia dovrà preparare una piccola esposizione sulla Transnistria per scontare taluni suoi peccati e tutti quanti dovranno portarmi una notizia che li ha colpiti su un paese extraeuropeo.
"Se poi durante l'estate non succede niente di notevole, né guerre né conflitti né inondazioni né colpi di stato, allora venite senza notizie e insieme festeggeremo il mirabile prodigio di una intera estate trascorsa in pace senza drammi né tragedie". Tutti scuotono la testa, ritenendo la cosa assai improbabile, ma chissà? La vita a volte ti sorprende con effetti speciali.
Poi restituisco e commento l'ultimo pacchetto di verifiche, ovvero l'alfabetiere sulla Costellazione illuminista (illuminismo e rivoluzione francese, americana e industriale). Si sono divertiti a farli e questo è importante, però a qualcuno ho dovuto spiegare che di solito la lettera iniziale si prende  dal cognome e non dal nome, a meno che non si tratti di un re: Luigi XVI va benissimo per la L, Maria Antonietta con la M ci sta a meraviglia ma Benjamin Franklin va sotto la F e non sotto la B.*
Passo poi alla consegna dei libri: come l'anno scorso ho scelto dalla biblioteca della scuola un libro per ognuno. L'anno scorso è stato un trionfo del fantasy, quest'anno la scelta è stata finalizzata non tanto al puro piacere della lettura quanto al lugubre programma che ci aspetta a storia. In tutti i casi dovranno riferire e dire cosa ne pensano, e staremo a vedere; c'è comunque il vantaggio che quest'anno sono volumetti piuttosto corti, visto che il loro rapporto con l'italiano è decisamente migliorato.
E basta, abbiamo finito. Tutto è stato detto e fatto, e manca ancora un quarto d'ora alla campana dell'intervallo.
Miracolo! Prodigio! Giorno da segnare con la pietra bianca!
Avevo un'infinità di cose da fare in queste quattro ore e le ho fatte tutte. Se nel frigo della scuola ci fosse una bottiglia di champagne la stapperei.
Purtroppo non c'è ma pazienza, non si può pretendere di avere proprio tutto dalla vita.
Ovviamente li porto giù in cortile per un lungo intervallo.

Riuscire a fare tutto quel che ci siamo proposti di fare in un determinato intervallo di tempo è una esperienza rara per tutti, ma per un insegnante ha davvero del prodigioso. In effetti, in ventiquattro anni che insegno non credo mi sia mai successo.
E adesso non lo dico più.

* colpa mia che non li avevo avvisati, ma è la prima volta che vedo fare un alfabetiere con i nomi di battesimo, lo ammetto.

lunedì 1 maggio 2023

Di climi e biomi e di lavori edilizi fatti male

Parlando di stagioni, un bel gatto primaverile è di rigore
L'anno scolastico volge ormai alla fine e non ho ancora parlato delle mie nuove classi - che tanto nuove ormai non sono più.
Sono due prime. Piccole. Non tanto perché il numero di alunni è piuttosto ridotto, ma proprio perché sono interiormente piccoli - in pratica, sono ancora molto vicini all'infanzia.
E no, non rientro nella categoria degli insegnanti che si lamentano perché ci arrivano sempre più piccoli, ogni anno di più. Fino a due anni fa non ho mai notato differenze degne di nota tra le varie annate. Ma queste sono le mandate figlie del Covid e la loro crescita è un po' rallentata, o almeno io la vedo così.
Dirò di più: ci sono arrivati ancora più piccoli della mandata dell'anno scorso. Voglio dire: siamo a fine Aprile e ancora ci disegnano i cuori sulla lavagna quando arriviamo. Tutte e tre le sezioni. Le rarissime volte in cui l'ho visto accadere nei tempi pre-Covid, i cuori e le scritte "We love prof. TalDeiTali" sparivano ben prima della fine di Ottobre.
Mi sono capitate in sorte una Prima Molto Problematica e una Prima Seria*. La Prima Seria contiene un bel gruppo di appassionati di Storia ma la Geografia non gli dispiace per niente, mentre  la Prima Molto Problematica non stravede per la Storia (anche se la regge abbastanza bene) ma in compenso va pazza per la Geografia, e quando si fa Geografia anche gli elementi più spinosi si appassionano molto. Siccome appunto Storia e Geografia gli faccio, mi ci trovo piuttosto bene. 
Aggiungo anche che li ho trovati molto ben preparati nelle mie materie, fermo restando che scrivono davvero da cani.
Così ho piacevolmente navigato tra monti, fiumi, laghi, depressioni e tante altre belle cose, con i ragazzi che sgomitavano per andare a leggere la grande carta alla parete, laddove normalmente ce li devo mandare col mitra spianato; finché non siamo arrivata ai climi, che spesso si rivelano un po' ostici e ci vuole un po' a fargli capire che ci sono pochi elementi di base da incrociare con una specie di sistema matematico, del tipo che se l'estate è lunga e torrida l'inverno sarà breve e mite, e se siamo in zona artica le precipitazioni saranno prevalentemente a carattere nevoso, per non parlare della fatica che fanno a volte per entrare nell'ordine di idee che il clima atlantico si trova (rullo di tamburi e grido di stupore) guarda un po' tu, sulle coste atlantiche, l'avreste mai detto? 
Stavolta no, niente problemi, e sapevano tutti benissimo quali erano i paesi sulla costa atlantica, purché avessero una carta dell'Europa sotto gli occhi, anche fisica, e talvolta persino senza guardare la carta.
Ma poi, illustrando la solita tabellina con gli schemi, mi è venuta un'idea, di una originalità ai limiti dell'eresia: facciamo dei cartelloni con i climi! E che nessuno osi dire che non mi do allo sperimentalismo più sfrenato!
Ebbene sì, io e i cartelloni non siamo andati mai molto d'accordo, o per meglio dire riconosco che sono cose simpatiche, ma non mi viene mai in mente di farli. Stavolta sì, mi è venuto in mente, così, dal nulla. Evidentemente in qualche modo me l'hanno chiesto loro. Come credo di avere già scritto qualche volta, io non ho un metodo particolare: navigo a vista e in qualche modo percepisco i messaggi impliciti o inconsci che la classe mi manda. Evidentemente, la Prima Molto Problematica mi ha inviato il desiderio di fare un lavoretto manuale con il gioco a incastro. E mi sono convinta, a torto o a ragione, che me l'abbiano mandato appunto perché sono ancora piccoli, e non hanno ancora raggiunto la fase del "Siamo grandi per questo genere di cose".
Comunque abbiamo proceduto: li ho messi a ritagliare triangoli di cartoncino colorato, con colori separati per precipitazioni, estati, inverni, flora, alberi, colture, poi insieme abbiamo deciso cosa scrivere (io facevo la domanda del tipo "Come sono le precipitazioni nel clima atlantico?" loro rispondevano "Abbondanti!" e dopo che avevo approvato la risposta appositi scrivani la scrivevano con pennarelli colorati sull'apposito triangolo. Naturalmente i triangoli non erano sempre gli stessi per ogni cartellone: nel clima polare non c'erano colture, il clima mediterraneo aveva un triangolo dedicato solo agli alberi da frutto, per il clima artico c'erano sia la tundra che la taiga eccetera. Però è venuto fuori un lavoro molto colorato e piuttosto carino, e naturalmente la classe ha fatto un tal casino mentre ritagliava e scriveva i titoli che a un certo punto mi sono spaventata e, per calmare le acque, ho fermato tutto e ho mandato due di loro a prendere ramazza e pattumiera per ripulire la classe, che sembrava ormai un gigantesco cestino della carta straccia - e dopo questa pausa tutti han ripreso il lavoro con molta maggiore calma.
Alla lezione successiva han colorato i titoli dei vari climi sui cartelloni, anch'essi colorati, un colore diverso per ogni clima, e insieme abbiamo discusso su cosa mettere per il clima mediterraneo soprattutto a livello di flora: un triangolo per la macchia mediterranea, uno per le colture, uno per gli alberi da frutto, uno per i boschi, rettili, anfibi e serpenti nella fauna eccetera. Infine, quando la prima mezz'ora era ormai passata, ho mandato a prendere martello e chiodini per attaccare i cartelloni alla parete - perché, per uno stranissimo caso, le due ore di Geografia con la Prima Molto Problematica le faccio proprio nell'aula che teoricamente secondo il progetto DADA è di Geografia, e anzi quelle due ore sono le uniche della settimana che passo in quell'aula. Dunque, i cartelloni col clima ci sarebbero stati benissimo.
Discutiamo dove appenderli, poi lascio il gruppetto dei più scalmanati e indocili e rissosi e permalosi a gestire la faccenda - cosa che fanno mostrando eccellenti capacità organizzative e pratiche e producendo un volume di rumore davvero ridotto. Chiaramente, martellano, ma anche quello lo fanno con singolare garbo e precisione - del resto i chiodi sono lunghi e sottili e a martellarli troppo forte si piegherebbero, cosa che han capito senza che nemmeno dovessi scomodarmi a dirglielo.
Mentre martellano con pazienza il resto della classe chiacchiera, tra loro o con me, e fa finta di fare un paio di esercizietti sui climi che ho assegnato giusto per salvare la faccia. E sto giusto rallegrandomi con il Sostegno per l'eccellente lavoro che i quattro rissaioli stan facendo quando, a due terzi abbondanti del lavoro di appendimento arriva una gentilissima collega di compresenza spiegando che nell'aula di sotto, che è quella di Spagnolo, stan facendo una verifica, che sentono molto rumore e se potremmo smettere? 
Spiego che il lavoro è quasi completato e che presto tutto tornerà silenzioso.
Sì, d'accordo, avrei dovuto fermare tutto. Ma i lavori procedevano talmente bene, e mancava così poco...
Nel giro di una decina di minuti l'ultimo cartellone è appeso; mi congratulo con loro, prometto una gratifica sotto forma di voto e intanto il gruppetto rimette a posto le sedie dove sono saliti per appendere i cartelloni, imbustano i chiodini rimasti, vanno a riportare il tutto ai custodi eccetera, tutto in modo piuttosto ordinato.
Una volta che tutti sono tornati e si sono rimessi a sedere mi metto a spiegare come si svolgeranno le prossime lezioni (ho in mente una ricerca collettiva per l'Italia) e mentre stiamo paciosamente a parlare arriva l'insegnate di Spagnolo in versione Tigre Ircana e ci tratta malissimo: che avevamo fatto un rumore orribile, che giù la Terza che stava facendo la verifica si è molto lamentata, che aveva anche mandato due colleghe a chiedere di fare meno rumore, che avevamo spostato banchi per tutta l'ora e non so che altro.
I ragazzi la guardano perplessi: non era stato spostato alcun banco, solo tre sedie per salirci sopra, ma una volta spostate le avevano lasciate ferme...
Sono abbastanza perplessa anch'io. Tra l'altro è un anno che facciamo lezione là dentro a quell'ora, e la Prima Molto Problematica non è quel che si dice una classe silenziosa, di cui ci si domanda se sono in classe o meno quando ci si accosta alla porta dal corridoio. No, decisamente essa non lo è. Davvero.
Azzardo un po' di scuse ma Spagnolo è veramente imbufalita e dopo avermi vieppiù cenciata se ne va avvolta in una nera nube di collera e di indignazione.
Così il quarto d'ora seguente se ne va a cercare di calmare i ragazzi, che sono a loro volta molto indignati e addirittura mi assicurano "Comunque, prof, noi saremo sempre con lei". 
Li ringrazio ma spiego che non è necessario, che dopo tutto non è successo niente di grave, e alla fine arriva misericordiosa la campana dei pullmini a portarmi via mezza classe.
Scendo in Sala Insegnanti un po' preoccupata: non ho problemi ad accapigliarmi con i colleghi, ma stavolta mi sento abbastanza dalla parte del torto e immagino che lo strappo andrà ricucito, anche perché con quella collega sono usa a rapporti assai amichevoli. 
Cioccolatini propiziatori? Un bel discorsetto di scuse? Ma mi sono scusata già due volte in classe, ottenendo solo di imbufalire vieppiù la collega. Magari riprendere l'argomento Lunedì mattina, sperando di trovarla meno furibonda? Mandarle una mail molto garbata durante il fine settimana?
In Sala Professori Spagnolo non c'è. Ma mi raggiunge in bagno mentre mi lavo le mani, e il discorsetto di scuse lo fa lei. Mi assicura però che nell'aula sotto quella di Geografia si sentiva un tal rumore che aveva pensato che fossero arrivati i muratori, e il rimbombo, e il rumore...
Proviamo a esaminare il caso. Le garantisco che sono in quella scuola da più di dieci anni e non era mai successo che il rumore del piano di sopra se attaccavano qualche chiodo avesse mai creato gran fastidio. Alla fine, a torto o a ragione, stabiliamo che la colpa è degli ultimi lavori fatti tre anni fa, nel secondo anno di pandemia. Probabilmente la parete di cartongesso che è stata messa in fondo ai piani ha creato un qualche tipo di effetto sonoro che si ripercuote al piano di sotto. Altra spiegazione non sembra possibile.
Così lo scisma è rientrato e sono stata perdonata, ma credo che passerà davvero molto, molto tempo prima che mi venga in mente di fare di nuovo dei cartelloni.
Quanto alla gratifica: otto politico per tutti, e mezzo punto in più per il team degli inchiodatori: han lavorato tutti con molto impegno, e le loro medie se ne avvantaggeranno.

* seria, non seriosa. Sono allegri e coccolosi ma si impegnano con molta serietà per fare un buon lavoro, da bambini diligenti quali sono.

sabato 19 novembre 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 10 - Appunti di viaggio

Le nostre aule non sono esattamente così.
Oh no, esse non lo sono.

In preparazione della partenza della nuova, innovativissima didattica DADA sono state più volte richieste ai dipartimenti per materie lunghe liste di desiderata per arredare le nuove, innovativissime aule DADA. 
Tali liste sono state coscienziosamente compilate non meno di tre volte da tutti noi, e noi di Lettere ci siamo distinte per l'assoluta modestia e banalità di quel che avevamo chiesto: un tavolo che potesse servire da cattedra, una scaffalatura aperta e/o un armadietto, un po' di cancelleria, qualche banale sussidio eccetera. Perché sì, ci hanno spiegato che la nuova, innovativissima didattica DADA prevede grandiose novità didattiche, ma alla fine nessuno ci ha detto quali, a parte la pressante necessità di un approccio laboratoriale alle materie - che alla fine vuol dire tutto e nulla, e comunque quanto a laboratori la media di St. Mary Mead non è messa niente male, anche se Lettere rimane senz'altro il settore più tradizionalista. 
D'altra parte a Lettere fare un laboratorio non è complicato, bastano i soliti carta-e-penna e magari qualche libro.
Invece un armadietto nuovo o una bella scaffalatura aperta son cose che servono parecchio. Non sarannpo didatticamente molto innovative, ma servono: per esempio ci puoi tenere dentro i libri e la cancelleria, il cartoncino per i tabelloni eccetera.
Gli armadietti delle classi di St. Mary Mead, di cui è difficile dire se sono chiusi o aperti - perché un tempo, certamente, erano chiusi ma ormai gran parte degli sportelli è partita per un luogo dal quale non si ritorna - hanno prima di tutto il difetto della vecchiaia. E per carità, con l'età che ormai mi ritrovo sono la prima a dire che l'anzianità non è un difetto ma solo un modo di essere, e che quel che si perde in freschezza e ingenuità si compensa con l'esperienza e una sorta di similsaggezza che si forma per accumulo con gli anni dopo aver visto tante circostanze diverse e aver più o meno imparato a gestirle: resta il fatto che da ragazza avevo ben altro scatto quando mi muovevo, la mia pelle era più fresca e i miei eventuali malanni apparivano per sparire quasi subito senza lasciar traccia.
Allo stesso modo i nostri armadietti, che un tempo avevano certo il pregio... mah, va detto che anche da nuovi erano l'insulsaggine fatta armadietto: due ante, una chiave che serviva principalmente a tenere fermi gli sportelli quando li chiudevamo  e qualche palchetto all'interno, il tutto confezionato in legno chiaro e con un design spartano e spigoloso. Comunque da nuovi servivano a contenere la roba che ci mettevi e chiudendo le due ante la proteggevi anche dalla polvere.
Adesso l'esterno è slabbrato e scheggiato, i palchetti pericolanti, i cardini un po' capricciosi e le chiusure abbastanza avventurose. Contengono meno, reggono poco e hanno un tono piuttosto depresso. Vorrei vedere voi, dopo venti o trenta anni di lavoro, aperti e chiusi infinite volte tutti i giorni e continuamente riempiti delle più varie robe. Voglio dire, a una certa età e dopo tanti anni di duro lavoro, il pensionamento è un diritto.
Insomma i poverini tengono l'anima con i denti e non hanno affatto un tono  innovativo, anche perché sono stanchi sin nelle barbe.

Altrettanto può dirsi delle cattedre, con qualche aggravante in aggiunta.
Per quel poco che ho capito, nella didattica DADA le cattedre non dovrebbero proprio esserci, anzi è stata la prima cosa che ci han spiegato. Particolarmente cattedre come le nostre: classiche cattedre in formica e ferro con due cassetti a lato
ma quella della foto è una cattedra sciccosa al confronto delle nostre, anche perché se non altro è nuova e ha il piano di un bel verde, mentre noi abbiamo i ripiani di quel colore verdognolo pallido e malato che usava... sì, una quarantina di anni fa. E probabilmente quei cassetti si aprono e si chiudono senza difficoltà. Scorrono, insomma. I nostri... vabbé, forse non è stata una buona idea parlare delle cattedre, basti dire che fanno abbastanza pena. Insomma abbiamo cattedre, che sono del tipo più insulso e convenzionale, vagamente minacciose, e che sono molto malridotte (e anche da nuove temo che fossero brutte senza rimedio). Metterle in mezzo alla classe come prevede un certo tipo di concezione più moderna delle aule non ha molto senso, ma di fatto una cattedra brutta, vecchia e malandata non ha comunque molto senso in un paese che non è reduce da una guerra e non è uscito da un bombardamento a tappeto giusto una settimana fa.
Al momento però le nostre classi non hanno alcun tipo di arredamento innovativo, e dunque tanto vale tenersi le cattedre sbrecciate dal momento che l'insegnante deve pur stare da qualche parte e disporre di un piano d'appoggio; e a quel punto posizionarle in fondo alla classe con tutti i posti rivolti verso l'insegnante è una scelta magarti non molto innovativa, ma ha se non altro il pregio di una lunga tradizione che peraltro nessuno si sarebbe disperato ad accantonare. 
Quanto detto per lo stato di conservazione delle cattedre vale anche per i banchi e le sedie degli alunni, con l'aggravante che le nuove generazioni sono diventate via via più alte e insomma in Terza certi formati di banchi sono, come dire, un po' incongrui (volendo, anche un pochino offensivi).

In conclusione: abbiamo pareti decorate con improbabili citazioni latine e italiane e disegni vari fatti da apposita decoratrice, gradinate ingentilite da canzoni contro la mafia, segnalazioni rutilanti che portano al viale della Conoscenza  e al Piazzale dell'Introspezione, pouf colorati che cerchiamo di tenere lontani dagli alunni sennò ce li rovinano, una Agorà in formato mignon ma con un parquet di legno fragile, degli armadietti per gli alunni nuovissimi e coloratissimi ma autosmontanti; e poi armadietti e cattedre antidiluviane, classi disposte nel più arrangiato dei modi, banchi di non meno di sette formati diversi e sedie idem.
Nel mio cuore alberga l'impressione che le spese per la nuova, innovativissima didattica DADA siano state gestite con una certa qual mancanza di buon senso e con scarso interesse verso il benessere fisico degli alunni.

sabato 8 ottobre 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 9 - L'incredibile avventura dello scolaro che si chiuse in un armadio

Gatti e armadi: un rapporto complesso
(comunque nel post non si parla di questo)
La nuova, innovativissima didattica DADA è infine partita, e dopo tanta autocoscienza sul sentirsi interiormente insegnanti DADA pur lavorando in ambienti assai convenzionali ci si sta infine concentrando sull'esteriorità della DADA (ovvero negli sciami di ragazzini che vagano rumorosamente da un punto all'altro della scuola) e sugli ormai mitici armadietti, ai quali ho deciso di dedicare questo post.
Costoro armadietti, in verità, avevano già mostrato qualche criticità quando erano stati sperimentati nelle ultime settimane dello scorso anno scolastico.
Punto primo: i lucchetti per chiuderli. I lucchetti di cui sopra non devono essere né troppo grandi  né troppo piccoli: nel primo caso non bloccano lo sportello, nel secondo impediscono di chiuderlo. La generica raccomandazione fatta a voce di portare un lucchetto da bicicletta di medie dimensioni non è stata sufficiente, in quanto i lucchetti da biciclette più consueti hanno vari formati e nessuno di noi aveva pensato a documentarsi sul formato giusto (ci avrebbe potuto, in effetti, pensare la ditta produttrice. E magari l'ha anche fatto, chissà, però nessuno ci ha fornito informazioni in proposito). E dunque nella prima settimana c'è stato un immenso rifrullo di lucchetti e qualcuno degli alunni ha messo su un piccolo assortimento di cotali utili oggetti, che prima o poi probabilmente gli farà comodo perché nella vita un lucchetto in più può sempre servire.
Secondo punto: la raccomandazione, sempre fatta a voce, è stata portate a scuola una chiave e l'altra tenetela di scorta a casa. Tuttavia non sorprenderà troppo forse il fatto che molti alunni girano tuttora con la coppia di chiavi e soprattutto che svariati alunni siano riusciti a chiudere nell'armadietto una o più delle chiavi. Di conseguenza appositi impiegati del comune sono già venuti almeno tre volte a scardinare armadietti e tagliare lucchetti.
E tutto ciò non è strano trattandosi di ragazzi in cui il senso dell'autonomia in questi ultimi tre anni è stato falciato senza pietà e che viaggiano portati dalla piena più totale. Sotto questo aspetto anzi trovo che la didattica DADA sarà molto utile perché li aiuterà a svegliarsi (almeno, si spera).
Punto terzo: gli armadietti presentano alcune criticità nel funzionamento, come ho detto io in tono assai forbito, ovvero sono dei grandissimi troiai come ha tradotto il prof. Curlock con l'efficace sintesi che spesso lo contraddistingue. Infatti la chiusura tende ad incastrarsi e ogni tanto* l'alunno di turno non riesce a chiudere l'armadietto perché la chiusura si blocca. Allora l'alunno chiama l'insegnante che a volte ne viene a capo e a volte no, e l'insegnante che non ne riesce a venire a capo corre a cercare soccorso dalle custodi, che prima o poi ne vengono sempre a capo, ma non subito e non senza molti e numerosi tentativi; e tutto ciò complica abbastanza le lezioni perché, infine, nell'armadietto ci sono anche libri e quaderni.
Punto quarto: gli armadietti tendono a scardinarsi lasciando l'alunno di turno con lo sportello in mano, così, senza un perché. Dopo qualche tentativo di solito si riesce a infilare di nuovo lo sportello sui cardini, ma davvero non è sempre cosa agevole e che riesce alla prima, e le dimensioni un po' perverse degli armadietti non aiutano.
Infine c'è un altro punto assai prevedibile, ovvero la tendenza della popolazione studentesca a giocarci, con gli armadietti - che sono piuttosto piccoli, in verità, ma non tanto che qualche alunno non riesca ad infilarcisi dentro, per fortuna finora senza provare a chiudercisi dentro - che sarebbe operazione piuttosto pericolosa, vista la tendenza di quegli strani armadietti a chiudersi, e magari pure a bloccarsi, anche quando non è stato usato il lucchetto.
Insomma possiamo serenamente affermare che gli armadietti di cui sopra presentano grandi margini di miglioramento; molto, molto grandi.

* ogni tanto un accidente, succede circa due volte al giorno quando va bene

giovedì 29 settembre 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 8 - I viali che portano all'agorà

Bella, dolce... forse un po' troppo zuccherina?

Con un po' di difficoltà e qualche defaillance organizzativa la Nuova, Innovativissima Didattica DADA si è infine messa in moto ed è mia ferma intenzione descrivere in tutti i dettagli come la stiamo vivendo alla scuola media di St. Mary Mead. 
Questo primo post è dedicato all'allestimento esterno. No, non le aule, le attrezzature, la disposizione dei locali e la scansione dei tempi, ma proprio alla confezione esterna che un paio di colleghi hanno preparato, e che personalmente trovo leggermente stucca. 
Ammetto senz'altro di guardarla con occhi adulti; tuttavia ho ricordi abbastanza precisi di come vivevo certe cose da adolescente, e in particolare mi irritavo quando gli adulti davano l'impressione di considerarmi una specie di plastilina che bastava manipolare nel modo giusto per fare diventare come volevano loro ignorando totalmente la possibilità che il loro prezioso percorso non ci convincesse più di tanto e che quindi potessimo autonomamente decidere di sbattercene alla grande dei loro Preziosi Consigli, arrivando addirittura a dileggiarli alla grande. E no, non ero la sola a vedere le cose in siffatta maniera. Ricordo inoltre che la retorica ci metteva spesso in gran sospetto, anche quando magari era una retorica che di fondo aveva una sua validità.

In occasione della Grande Partenza l'ingresso della scuola è stato disseminato di cartelli illustrati con un forte tocco new age, ricchi di spiegazioni ma anche di mani intrecciate, abbracci solidali, arcobaleni colorati & simili. Non mi è chiaro se gli alunni li hanno guardati o addirittura letti - sospetto di no, e quanto a me sono riuscita a leggerli quanto bastava per tirare giù due appunti solo in previsione di questo post, perché già alle prime parole il caramello che mi si depositava addosso in spessi strati mi toglieva il respiro e la Murasaki dodicenne che non è mai morta rideva selvaggiamente.
Il primo cartello, in prossimità dell'entrata, spiega:
La scuola valorizzerà gli ambienti "speciali", spazi di relazione emotiva ed espressiva: l'agorà, le arti espressive, gli spazi inclusione, lo spazio dedicato alla musica: tutti ambienti di relazione collaborativa in cui docenti e alunni si sentiranno a proprio agio.
Empatia, inclusione, accoglienza, ascolto, collaborazione, rispetto: sono i valori su cui questa scuola sta puntando e su cui abbiamo costruito il nostro manifesto e il nostro programma decorativo.
La scuola ti parla
Esso si fonda sulle parole e sulla libertà di espressione.
Pareti parlanti, aule di arte espressiva, laboratori teatrali, spazi di lettura anche in outdoor, aule dell'identità personale e territoriale e l'agorà, da sempre spazio per eccellenza del confronto, del dibattito, luogo di democrazia e di libertà.

A questo punto mi sento in dovere di spiegare cosa è l'agorà, dopo aver ricordato che prende il nome dalla piazza centrale delle città dell'antica Grecia dove si riunivano i cittadini per fare politica: si tratta di una simpatica stanza riallestita per l'occasione con un bel parquet in legno e un paio di livelli di gradinata anche loro in legno più uno schermo di nuova generazione, arredata con alcuni simpatici puf colorati a forma di cilindro e parallelepipedo, come quelli della foto:
Un posto gradevole, in effetti.
La usiamo (con cautela, per il problema degli assembramenti) dall'anno scorso, per le sedute del Consiglio dei Ragazzi, il corso di teatro e a volte anche per singole classi che ci vanno a far lezione. 
L'unico problema è che fin dall'inizio si è instaurata la Sindrome del Salotto buono: i ragazzi possono sì sedersi sui puf, ma non non ci devono saltellare (sennò li rovinano), e devono stare seduti fermi sulla gradinata e muoversi con attenzione perché il pavimento si riga (di fatto sono già saltate un paio di listarelle - presumo perché attaccate male, dato che i lavori sono stati fatti abbastanza al risparmio - e abbiamo dovuto chiamare chi di dovere a risistemarle). 
Ora, i ragazzi hanno il gran problema, da sempre, di essere vivi e non imbalsamati, e se gli dai dei puf mi sembra ovvio che ci saltellino. Chiunque su un puf è tentato di saltellare, e di fatto sono stati fatti con questo preciso scopo. Se non vuoi che saltellino con i puf, gli dai delle sedie normali, dove saltellare è fuori questione, ma se gli dai dei puf a scopo ricreativo devi lasciare che si ricreino, e se poi, un giorno (non poi così prossimo, sospetto, perché non sono poi oggetti così fragili) i puf si rovineranno, ebbene, si ricompreranno; altrimenti vale appunto la regola del Salotto Buono, che sta lì per decorazione e nemmeno la famiglia ci si deve sedere se non quando ci sono gli ospiti - che personalmente non trovo un gran messaggio educativo, perché di fatto sta ad indicare che vuoi una stanza carina e decorata di puf per darti un tono da scuola alternativa ma l'importante è che i ragazzi non li usino che sennò li consumano.
L'agorà poi è carina ma piccola: una classe non troppo numerosa ci sta abbastanza comoda, ma non ci puoi fare nemmeno una riunione verticale del Dipartimento di Lettere senza mettere diversi insegnanti seduti per terra (per l'esame però è stata comodissima, perché è anche l'unica stanza della scuola con l'aria condizionata, e dunque quest'anno abbiamo fatto un esame e non una ordalia a trentacinque gradi).
Quanto agli spazi di lettura outdoor (ovvero all'aria aperta) al momento non esistono: un tempo il cortile aveva un tavolo con due panche, come quelle che si vedono nei giardini pubblici di ogni città, ma l'anno scorso una delle panche si è rotta e han tolto tutto, non senza prometterci uno splendido gazebo per fare lezione all'aperto di cui, a distanza di un anno, non vi è ancora la minima traccia: chi vuol leggere all'aperto può farlo in piedi, stile Sentinelle, oppure seduto sui gradini della scala di sicurezza; ma non mi è chiaro quando potrebbe farlo, visto che fuori ci andiamo solo in gruppo e di solito i ragazzi preferiscono stare insieme a chiacchierare, e soprattutto a giocare a palla.
E va bene, si sa che quando si presenta una iniziativa si cerca di ingrandirla un po' e di darle un tono solenne.

Altri cartelli sono dedicati alla topografia e toponomastica della nostra scuola, e mai avrei pensato che un edificio di sì modeste dimensioni ne avesse una così ricca e complessa.
Adesso ogni locale e svolta e corridoio adesso ha un nome. E che nome!
L'ingresso è l'area dell'identità, della condivisione e della libera espressione, nientemeno, e si chiama Piazzale dell'empatia.Vasto programma, invero, e non mi è chiaro cosa c'entra l'identità, di cui dubito si diventi più consapevoli soltanto entrando lì dentro.
Da lì puoi avviarti per il Viale del Sapere Scientifico, che è poi il corridoio dove ci sono le aule di Matematica, Scienze e Lingue (che in realtà sono materie letterarie non scientifiche, solo che al secondo piano Lettere aveva già preso tutto), ma anche l'Aula di Sostegno, un tempo chiamata Aula Relax perché ci potevano andare un po' tutti durante l'intervallo o se avevano finito in anticipo una verifica scritta, appunto a leggere o a giocare, ma che adesso è nota come Spazio della relatività e dell'inclusione; e passi per l'inclusione ma cosa diamine c'entri la relatività non sono riuscita a capirlo (e nemmeno l'ho chiesto, anche perché avevo paura che mi rispondessero); ma in fondo, nel Viale del Sapere Scientifico, un'aula dedicata alla relatività ha pure un suo perché.
Ci sono poi due aule prosaicamente chiamate tra noi Aule Jolly ma che ufficialmente sono chiamate lo Spazio Aperto e lo Spazio del Confronto: servono principalmente ad accogliere le classi dove c'è un alunno stampellato ma, in assenza di alunni infortunati, possono essere usate da Fisica e da Religione.
Sull'aula di Religione c'è una storia che a me è sembrata molto triste: infatti nel primo progetto Religione doveva condividere l'aula di Storia con noi di Lettere. Poi ci hanno spiegato che Religione non l'ha voluta, mentre Religione sostiene che non gliel'hanno voluta dare, e adesso è molto scontento di dover comprimere le classi in una simil-aula che, non essendo nata per fare l'aula, è molto più piccola delle altre aule. So (perché l'ho sentito con le mie sdegnate orecchie) che qualcuno ha detto "Ma è proprio necessario che Religione abbia un'aula? Dopotutto non è una vera materia, non ha nemmeno il voto sulla scheda". 
Non sono una gran sostenitrice dell'Insegnamento della Religione Cattolica, ma al momento la legge la prevede e sì, sembra proprio che sia considerata una materia. E comunque esiste e non capisco perché non debba avere una vera aula, sia pure in condivisione con noi di Lettere, visto che ad ogni modo esistono i ragazzi che la fanno.

Saliamo al primo piano, dove sbuchiamo dalla scala nel Piazzale dell'Identità, nel caso che gli alunni non si siano identificati a sufficienza all'entrata. Da lì si può svoltare verso il Largo della non meglio definita Sostenibilità Creativa (ove si trovano le porte da cui si entra nell'aula di Tecnologia e nel Laboratorio Informatico), oppure entrare nell'Aula Polivalente (che un tempo era l'Aula Magna) o infine incamminarsi nel corridoio denominato Corso delle humanae litterae, ovvero le aule di Lettere che per l'occasione sono indicate in latino, ovvero una lingua che alle medie non si fa.
Scendendo invece nel livello più basso troviamo il Crocevia delle Scienze, ovvero l'ingresso del laboratorio di Scienze, ma anche il Vicolo Linguistico-Artistico-Espressivo (aula e laboratorio di Arte, e più avanti la Strettoia del Fumetto e l'agorà).
La Strettoia del Fumetto merita qualche parola di spiegazione: davanti all'Agorà sono stati infatti piazzati un po' di sedili e uno scaffale con qualche fumetto pescato assai a caso. Il punto è che fa abbastanza scena vedere i fumetti a disposizione, ma se non decidi di portarci la classe non serva a niente, perché i ragazzi non sono liberi di girare a piacer loro se non durante l'intervallo, che essendo di dieci minuti non lascia poi questo gran tempo per la lettura; e non puoi nemmeno portarci una classe a leggere fumetti a piacer suo perché, anche sorvolando sul fatto che i fumetti sono stati scelti a casaccio e sono solo una piccola parte dei fumetti presenti in biblioteca, purtroppo se la chiamano Strettoia del Fumetto e non Piazza del Fumetto c'è il suo motivo, e nemmeno una delle nostre classi più piccole può stare lì con un qualche agio, qualora qualcuno decida di portarla a svagarsi leggendo un po' di fumetti, che di per sé non sarebbe nemmeno una idea malvagia. 
Ognuna di queste aule ha poi un nome, che mi assicurano essere stato scelto attraverso una scelta condivisa con i ragazzi. Solo che non sono riuscita a capire quando l'hanno fatta, questa scelta condivisa, perché non ricordo di essere stata minimamente coinvolta. Sta di fatto che i ragazzi hanno dimostrato una singolare originalità e dunque abbiamo un'aula dedicata a Dante, una a Boccaccio, una a Virgilio e via dicendo, culminando nell'aula polivalente che è stata dedicata a Morin - e non riesco proprio a capire come sia venuto in mente ai ragazzi di dargli questo nome, visto che mai e poi mai mi è capitato di sentirgli nominare costui. Un po' più credibile mi sembra l'aula dedicata a Margherita Hack, di cui i ragazzi hanno senz'altro sentito parlare visto che da noi è personaggio assai apprezzato.
So di essere ricolma di pregiudizi e di prevenzioni, ma ho come il sospetto che tutto ciò cali leggermente dall'alto, e ciò mi irrita.
I ragazzi, devo ammettere, sembrano però fregarsene alla grande e non ho rilevato alcuna traccia di scontento in loro per tutto ciò - semplicemente, lo sorvolano a volo d'uccello e non sembrano averlo nemmeno notato.
Ma magari fanno così soltanto quando sono con me.