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mercoledì 28 aprile 2021

La nuova, innovativissima didattica DADA - 4 - Ed eccoci al corso di formazione

Ascoltando la formazione sulla didattica DADA

Passata la fase del "Cominceremo con la didattica DADA a Settembre 2020, anche se in forma un po' ridotta" abbiamo poi avuto, in ordine di successione "Cominceremo a Novembre" (con i lavori in corso e l'acqua corrente nelle aule), "Il DADA partirà dopo le vacanze di Natale", "Il DADA partirà in primavera" per poi giungere a "Il progetto DADA inizierà a Settembre 2021". 
Nel frattempo ha smesso di piovere in classe, le muffe sono state rimbiancate e sono arrivate enormi quantità di coloratissimi armadietti e di cassettiere basse su rotelle, la disposizione delle aule è cambiata almeno tre volte (sulla carta); si è anche parlato di colori e scritte (nelle aule) ma i numeri del Covid, pur se tra alti e bassi, non sembrano promettere a tempi brevi vistosi miglioramenti. Non sappiamo quindi se effettivamente a metà Settembre partirà alcunché.
Ad ogni modo è partita la formazione per la didattica DADA e ben tre incontri-DADA ci sono piovuti addosso, con scarso entusiasmo da parte nostra.

Non so se in circostanze normali (ovvero in presenza) cotali incontri darebbero stati accolti con maggiore entusiasmo: la presenza porta in sé una sorta di magnetismo, e in certe circostanze stimola anche le virtù della pazienza e della sopportazione rassegnata, senza contare che puoi consolarti chiacchierando con qualche collega o trovare conforto nello scambio di occhiate significative con chi senti in consonanza col tuo pensiero e i tuoi sentimenti, mentre per contro in questi incontri telematici le parole si rivelano più forti (o più vuote, a seconda dei casi), ma lasciano anche un maggiore senso di solitudine dopo.
Una cosa comunque mi sento di dare per sicura: al termine di questi tre incontri sulla didattica DADA ne so esattamente quanto prima, cioè niente - anche se esperte addette ai lavori me ne hanno parlato per complessive sei ore, accompagnandosi con slide ricche di effetti speciali, citazioni di illustri spiriti e profonde riflessioni - e soprattutto tante, tante e ancora tante parole-chiave.

Il primo incontro, tenuto da una coach e counselor* di scuola gestaltica** si intitolava "Il modello DADA: l'innovazione dell'"Eppur si muove" con cenni di DADAlogica". La coach si è rivelata una donna di notevole bellezza con una bella voce suadente, e ci tengo a precisare che io amo le belle voci suadenti. Non abbastanza, a quanto pare.
Le 90 slide che corredavano l'incontro erano piene di immagini gradevoli e colorate.Parlavano della fragilità che abbiamo scoperto in noi durante la pandemia, dell'importanza della creatività, del coraggio delle scelte, dell'importanza dell'ascolto e del dialogo ed erano decorate con immagini di pesciolini in boccia, di ombrelli colorati, di cieli azzurri e tante altre cose, di quelle che si trovano assai facilmente nelle pagine introspettive di Facebook (molte infatti le ho riconosciute); inoltre la relatrice ci ha fatto partecipi di un nuovissimo concetto didattico altamente innovativo: le nozioni si fissano nel cervello insieme alle emozioni, e insomma si ricorda più volentieri qualcosa che si è imparato con piacere. Queste sì che son scoperte.
Dopo l'esposizione di cotanta scoperta ho chiuso la telecamera e mi sono dedicata a pulire la cucina, a dare il cencio per terra e infine a scuotere via l'origano da un grosso mazzetto, ma le slide le ho viste quasi tutte perché restavo sempre intorno al computer - non sia mai che all'improvviso la coach e counselor non si mettesse finalmente a parlare di qualcosa.
Così non è stato, ma alla fine della lezione ci ha spiegato attraverso l'esempio che è importante dare ai ragazzi dei piccoli intervalli di pausa di tre minuti per permettergli di cambiare posizione e mettersi comodi, e ci ha dato appunto tre minuti per rilassarci. 
"Vedete com'è meglio essere rilassati?". Tutti ne abbiamo convenuto senza farci pregare. In sottofondo, la buonanima di Catalano ci ricordava che era meglio essere comodi in una situazione piacevole piuttosto che scomodi in una situazione sgradevole.
Alla fine l'abbiamo ringraziata molto e qualcuno si è spinto a dirle che quell'incontro ci aveva aperto nuove prospettive e rigenerato interiormente. Qualcuno, anzi, sembra che lo pensasse sul serio, perché poi l'ha ripetuto ai colleghi. Ma non alla media di St. Mary Mead, dove la mattina dopo, in Sala Insegnanti, il sarcasmo scorreva potente e in tanti facevano il conto di quante lavatrici avessero stirato (vincitrice la prof. Spini con quattro, ma secondo me mentiva).

Il secondo incontro si intitolava "Metodologie didattiche e competenze trasversali: soft skills e metodologie didattiche innovative". Evviva, finalmente si andava sul concreto! Dopotutto capita spesso che la prima puntata di un corso di formazione sia piuttosto vuota.
E infatti la relatrice si è presentata come una persona che da anni fa DADA e ci ha promesso di parlare nel dettaglio della questione nella sua concretezza.
Ha iniziato facendoci vedere un sacco di belle slide sulla scuola finlandese, con ampi spazi, grandi vetrate e alunni gioiosamente intenti ad un costruttivo lavoro di apprendimento: bei giardini, bellissimi campi sportivi, belle biblioteche...
Guardavo e pensavo agli spazi della scuola di St. Mary Mead. Poi la relatrice ci ha spiegato che uno dei principi essenziali della didattica DADA è il concetto di tempo che va oltrepassato e rielaborato. Si è dimenticata però di spiegarci come ciò possa avvenire in una scuola dove ogni insegnante fa diciotto ore in un tempo scuola di trenta, per tacere del fatto che quelle diciotto ore sono tutte incastrate tra loro.
Giratempo? Corridoi interdimensionali? Ristoranti al termine dell'universo?
A telecamera aperta, ho aperto un po' di finestre sullo schermo e mi sono messa a trascrivere voti sul registro elettronico, ripulire la casella della posta e preparare il materiale da mettere sulla Classroom per le prossime lezioni di storia. Nel frattempo la relatrice ci informava sull'importanza del dialogo, dell'ascolto e dell'interazione mentre io riflettevo su una slide piuttosto inquietante: un gruppo di ragazzi che si spostava lungo il corridoio cammellandosi dietro zaini, piumoni e cartelline.
"Uno dei problemi della Dada è che i ragazzi cambiano in fretta e ordinatamente di aula, ma quando arrivano scoprono spesso che hanno dimenticato qualcosa".
Beh, questo lo sa chiunque faccia lezione in un laboratorio o provi a portare la classe in Aula Magna, Biblioteca o quant'altro. Del resto, anch'io sono di quelli che non dimenticano le mani solo e soltanto perché le hanno attaccate ai polsi. Ma se poi a ogni ora pretendi di fargli fare il trasloco al gran completo, come dire...
"E infatti con la Dada è meglio fare le ore a coppie, così si riducono gli spostamenti".
E dunque il vantaggio della didattica Dada è che le classi si spostano, ma conviene farli spostare il meno possibile.
Non sono stata l'unica colpita dall'immagine dei ragazzi-cammelli, e infatti una delle colleghe addette all'organizzazione della didattica DADA ha scritto alla relatrice la sera stessa per chiedere il perché di tanto cammellamento.
La risposta è stata strana: è meglio se i ragazzi lasciano le cose a scuola, nelle singole classi. Sì, anche i libri. Tanto a casa possono studiare sulla versione digitale. E poi per la didattica DADA tutti comprano sempre tanti armadietti, ma gli armadietti non servono, servirebbero piuttosto gli attaccapanni.
Difficile non pensare agli innumerevoli armadietti per ragazzi che ingombrano da settimane i corridoi, ormai del tutto privi di attaccapanni.
"Gli attaccapanni non servono, di solito: i ragazzi portano le giacche in classe" mi spiega qualcuno.
Vero, ma al momento la classe non la cambiano a tutte l'ore.
Ma soprattutto: se l'idea di base della didattica DADA è permettere ai ragazzi di farsi una passeggiata piacevole nei corridoi ogni tanto (idea che mi trova in assoluta sintonia) quanto sarà piacevole questa passeggiata se si devono portar dietro armi e bagagli?

Alla terza lezione del corso abbiamo di nuovo la coach e counselor. Il titolo della lezione è "Principi generali, comunicazione efficace e ascolto attivo: l'incontro e l'accoglienza".
Rassegnata, monto l'asse da stiro e metto l'acqua nel ferro.
Per due ore sentiamo parlare dell'importanza del dialogo, dell'ascolto e dell'accoglienza. Una delle slide raffigura un arco, che non ricordo se rappresenta l'insegnante o il momento dell'incontro; la coach si premura di spiegarci l'arco dev'essere solido e ben basato - che è senz'altro un concetto valido, perché un arco che rischia di sbriciolartisi addosso è decisamente pericoloso.
Altre due ore della mia vita se ne vanno, mentre impilo ordinatamente lenzuola, asciugamani e strofinacci da cucina e le varie gatte perfezionano le operazioni di stiratura godendosi il tepore della biancheria scaldata dal ferro.
Nel frattempo, tra un arco e un paesaggio e una citazione colta, la coach ci spiega l'importanza del com-prendere (nel senso di prendere insieme) e della co-costruzione, ovvero la costruzione fatta con l'Altro.

Ci saranno ulteriori incontri, ma dubito che parlerò ancora di questo corso sul blog - a meno che, per un qualche miracolo, arrivi una qualche lezione con dentro un po' di didattica normale, ovvero che dia per scontato che l'insegnante sia almeno vagamente consapevole dell'opportunità di instaurare una relazione virtuosa con l'alunno - stante che di dialogo, ascolto, inclusione e simili le linee guida ministeriali ci parlano ormai da vent'anni, per quanto in termini un pelino più concreti e senza slide con gli ombrelli colorati e i pesciolini in boccia - insomma, che parli un po' di scuola.
Il che è teoricamente possibile, certo - ma in tutti noi alberga il fiero sospetto che la tanto decantata e innovativa didattica DADA si riassuma nel teorema Casini, ovvero una volta chiusa la porta della mia aula decorata e con i banchini componibili, mi par di capire che diano per scontato che faccia la solita lezione che faccio adesso". E dunque

After all is said and done / It was right for you to run


*giuro, si è presentata così. Sulla prima slide.
**pare che sia una scuola che si basa sulla percezione e l'esperienza. Quale scuola non lo fa, mi domando.

giovedì 30 giugno 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 6 - Sulla condivisione di talune decisioni in Collegio Docenti

Dall'alto di questi palazzi, 40 secoli di didattica innovativa ci guardano

Ormai molti secoli fa, al Collegio Docenti del Comprensivo di St. Mary Mead e Crifosso venne votata la sperimentazione della didattica DADA per le medie di St. Mary Mead. All'apparenza fu un voto unanime anche se fatto un po' a tastoni, ma la mattina dopo qualcuno si lamentò perché "le elementari e le materne non si erano astenute".
"Ma in Collegio nessuno di noi ha trovato da ridire sulla proposta, ovviamente le elementari e le materne han pensato che fossimo tutti d'accordo. Perché avrebbero dovuto astenersi?" - risposi.
"Perché non era una cosa che li riguardava".
"Ma la legge prevede che votino anche loro".
"Ugualmente avrebbero dovuto astenersi".
"Magari, se non eri d'accordo, potevi votare contro" finii per osservare.
La risposta fu molto vaga e fumosa, con all'interno un rabbioso "avrebbero dovuto astenersi" perciò decisi di non infierire oltre, anche se in effetti mi ero già accorta che all'interno della nostra scuola c'era una fronda che della DADA non voleva saperne - che è un punto di vista più che legittimo, ma non capivo perché cotale fronda non si fosse espressa dal momento che il Collegio esiste appunto per discutere e dissentire, almeno in teoria. 
Come ho già avuto modo di raccontare la pandemia ha fatto strame di qualsivoglia velleità di didattica innovativa e a tutt'oggi alle medie di St. Mary Mead la nuova, innovativissima didattica DADA, ufficialmente inaugurata con una cerimonia in presenza di giornalisti, sindaco e quant'altro, si riduce al fatto che andiamo nei laboratori per le ore laboratoriali (come si è sempre fatto), abbiamo alcune simpatiche scritte sul muro inneggianti all'inclusività, al dialogo e alla storia come maestra di vita e, dopo un anno di traccheggio ai miei occhi del tutto incomprensibile, abbiamo degli armadietti per i ragazzi molto colorati che hanno sostituito quelli che già c'erano dalla notte dei tempi. La Preside Caramell non ha mai mancato comunque (anche all'ultimo Collegio) di ricordarci che essere DADA è uno stato stato d'animo e dunque noi siamo una scuola DADA in quanto interiormente siamo tutti insegnanti DADA, anche se continuiamo - e continueremo anche l'anno prossimo, a quel che ho capito - a starcene tappati nelle nostre aule salvo quando portiamo le classi in laboratorio. Oooohmmm.
Stabilito questo, al Collegio di fine anno dovevamo votare anche per la sperimentazione della DADA alle medie di Crifosso; sono rimasta sorpresa, perché fino a quel momento avevo sempre sentito dire che "No, a Crifosso no perché non hanno gli spazi necessari"; ma anche alcuni insegnanti delle medie di Crifosso hanno dato segni di vivo stupore e la prof. Senescenti ha chiesto come ciò sarebbe stato possibile. E' seguita una vivace descrizione di muri abbattuti, locali cambiati di destinazione eccetera di cui era evidente che la prof. Senescenti sentiva parlare per la prima volta - e non si tratta esattamente del tipo che fa le sue ore e torna a casa senza nemmeno salutare i colleghi, impicciandoci il meno possibile di ciò che succede intorno a lei. Proprio no.
La prof. Senescenti non ha sollevato obiezioni, ma considerati i precedenti e il modo tutto suo con cui la preside Caramell gestisce la condivisione delle decisioni dell'intero Istituto, ho ritenuto di far cosa opportuna astenendomi dalla votazione, così come diversi colleghi di St. Mary Mead e di elementari e materne. A sorpresa però sono anche arrivati una dozzina di voti contrari. La maggioranza di voti a favore comunque c'era, e dunque Crifosso avrà la sua nuova e innovativissima didattica DADA. La domanda che però non posso fare a meno di pormi è Fino a che punto la voleva?
Siccome anche quest'ultimo Collegio è stato fatto in remoto, nessuno di noi può sapere da parte di chi sono arrivati questi voti. Se, caso mai, fossero arrivati appunto dalle medie di Crifosso, sarebbero almeno la metà del corpo docenti. Ma in effetti, perché a elementari e materne avrebbero dovuto votare contro al fatto che le medie di Crifosso volevano organizzare in modo diverso dal solito (ma comunque rispettoso della legge) il proprio funzionamento interno? Al massimo potevano astenersene, all'insegna del "Fate icché vi pare, ma io non c'entro".
E dunque non so se a Crifosso volevano la DADA o no, anche perché non ho avuto occasione di parlarne con nessuno: alla fine del Collegio, come sempre da due anni e mezzo a questa parte, ho salutato, chiuso il programma e mi sono dedicata ai fatti miei.
Ma mentre mi dedicavo a questi fatti miei, mi frullavano in testa usa serie di considerazioni sugli inconvenienti degli organi collegiali in remoto - anche se, devo ammettere, a St. Mary Mead sono assolutamente l'unica che si pone certe questioni.

giovedì 16 settembre 2021

Molto rumor per nulla - La nuova, innovativissima didattica DADA

Abboccheremo sempre, abboccheremo ancora!

Come raccontavo qualche giorno fa, ormai per la partenza della nuova, innovativissima didattica Dada mancava solo l'assenso del nostro Responsabile della sicurezza, che in data 2 Settembre sarebbe venuto a controllare se c'erano gli spazi adatti per farla in sicurezza.
Da allora nessuno ci aveva mandato a dir niente; ma con l'attuale Preside nessuno ci manda mai a dir niente e, avendo visto che i preparativi per la DADA-partenza continuavano a fervere per ogni dove, avevo dato per scontato che fosse arrivata l'autorizzazione - anche perché nel frattempo era arrivato l'orario DADA con relative classi DADA che tanto mi aveva gettato nel panico perché, si sa, imbranati si nasce e non si diventa - e io, modestamente, lo nacqui.
Avevo anche deciso, visto che facevo la prima ora, di mettere a tutto volume dalla LIM il video delle gemelle Kessler che ballano il Dadaumpa in perfetta simmetria, e a tal scopo mi ero ripromessa di arrivare un po' prima onde assicurarmi che le casse audio fossero collegate.
Mi sembrava un modo carino per festeggiare.

Ma c'erano anche altre cose cui badare, e così il giorno prima dell'inizio delle lezioni ero passata dalla scuola, armata di schemi e tabelle, allo scopo di definire con sicurezza in quali classi sarei dovuta andare il mattino seguente e non coprirmi soverchiamente di ridicolo già alla prima ora - ma anche con la vaga speranza di far appendere le carte geografiche nelle aule che mi sarebbero toccate in sorte, perché senza carte geografiche quando insegno sono una donna morta.
Avevo trovato gran fermento, naturalmente, ma anche custodi assai cortesi e pronte ad appendermi tutte le carte che volevo, anche se scarseggiavano i chiodi.
Ma erano custodi anche un po' esasperate e una mi disse "Non so se si rende conto che stasera alle quattro arriva il Responsabile della Sicurezza per decidere se partirà o no la didattica DADA" col tono di "Ma tu guarda in che condizioni da pazzi ci tocca lavorare".
In sottofondo, la Preside stava passando con un gruppetto di Adulti non meglio definiti (Genitori? Giornalisti? Assessori? Chissà) illustrando con grande entusiasmo l'avvio prossimo venturo della DADA.
"Immagino sia solo una formalità" ho provato a confortarla. E ci credevo davvero perché, se davvero ci fossero stati ancora dei dubbi, almeno di quello ci avrebbero avvisati, giusto?
E poi la presenza di quegli sconosciuti genitori o giornalisti o quel che erano mi rassicurava assai. Chi mai oserebbe convocar gente per vendere pelli di orsi non in suo possesso?

Così alle sette di sera, ormai dimentica di tutta la questione, ho dato una ultima scorsa alla posta sulla piattaforma e ho scoperto che sarebbe partita la DADA soft, quello con tutti fermi come sempre in classe e qualche visitina ai laboratori. Quello che facevamo già nel 2006, quando per la prima volta varcai le porte della scuola media di St. Mary Mead ma già c'erano laboratori per Musica, Informatica, Scienze, Arte e financo Lingue.
Evviva le novità.

C'era anche una lettera della Preside che ci spiegava che purtroppo la DADA in tempi di pandemia doveva iniziare a passo ridotto. Perché eravamo in tempo di pandemia, dovevamo sapere.
E anche  questa, devo ammetterlo, è una bella novità e nessuno aveva pensato a dircelo, fino a questo momento.

La mattina dopo le custodi erano un po' elettriche. Anche perché mi avevano messo le carte nelle aule sbagliate. Cioè, quando erano andate via, alle tre, le aule sarebbero state anche giuste, in effetti.
Si sono pure scusate, povere stelle, e offerte di rimediare quanto prima.
Sì, certo, perché tutto questo casino è stato senz'altro colpa loro.

Resta da capire chi ha preso in giro chi, e come sia stato possibile che questa storia si sia trascinata così a lungo invece di essere messa in chiaro al di là di ogni possibile dubbio come minimo due settimane fa. 
Magari col tempo si saprà anche questo, visto che siamo in un piccolo paese.
Per il momento si accettano ipotesi, se qualcuno ne ha.

sabato 4 settembre 2021

Di alcune incertezze del tutto marginali legate all'avvio della didattica DADA

 

Un insegnante di St. Mary Mead attende con pazienza chiarimenti sugli sviluppi futuri 

Alla scuola media di St. Mary Mead tutto il personale ha provveduto a vaccinarsi con grande celerità e a quanto ci risulta i nostri amati alunni stan facendo la fila per fare altrettanto - e dunque le polemiche sul Green Pass e l'obbligo vaccinale non han turbato in alcun modo la nostra estate. 
Tuttavia l'inizio del nostro anno scolastico presenta margini di entropia tali da spingerci a invidiare tutte quelle scuole dove sono presenti nuclei di VaccinoDissidenti.
Le suddette scuole infatti hanno, se non altro, aule e banchi dove potrebbero, qualora gli insegnanti si presentassero, muniti di adeguata documentazione che li attesta in buona salute, svolgere regolari lezioni. Al contrario noi siamo abbastanza sguarniti a questo riguardo.

Il nostro problema è la Nuova e Innovativissima Didattica Dada.
Che partirà, purché il responsabile della Sicurezza dia l'autorizzazione. E il Responsabile della Sicurezza, a quanto ci risulta, nicchia alquanto e scioglierà la riserva solo tra qualche giorno.
Nel frattempo è stato preparato un orario Dada, con le ore accoppiate - allo scopo di limitare gli spostamenti degli alunni tra le aule. 
Perché la prima e grande caratteristica della Didattica Dada è che sono gli alunni a spostarsi, e non gli insegnanti. E allora conviene che i ragazzi si spostino poco, sennò fanno confusione.
E già qui il ragionamento presenta, a mio avviso, qualche incertezza. Se è bene che i ragazzi si muovano, perché devono muoversi poco? 
Comunque in tempo di pandemia la cosa purtroppo ha un senso, perché dopo ogni spostamento va fatta la sanificazione della classe, onde accogliere in sicurezza la classe che arriva dopo. E siccome la sanificazione è una procedura che prende un po' di tempo, capiterà che a spostarsi sarà l'insegnante e non la classe, in modo assai poco DADAista.
E tuttavia il vero problema non sono gli spostamenti, quanto le aule: perché  i lavori di allestimento  sono indietro. Molto indietro.
A dirla tutta, al momento abbiamo soprattutto delle aule vuote, anche se ben imbiancate, e un po' di banchi sparsi per il mondo - pochi, perché quelli appositi devono ancora arrivare. E devono arrivare anche le sedie, perché per ora ci sono soltanto le famigerate sedie con le rotelle che tutti rifiutano con sdegno (pare. A me non le hanno mai offerte. Comunque credo che le avrei rifiutate con sdegno anch'io, non perché abbia niente contro l'autoscontro ma perché c'è anche la tavoletta che in teoria dovrebbe sostituire il banco ma che mi sembra spaventosamente scomoda per lavorarci).
La decoratrice, come i banchi, le sedie e le attrezzature varie di cui abbiamo compilato già infinite volte la lista, arriverà "la settimana prossima". 

Nel tentativo di placare il Responsabile della Sicurezza è stato tenuto come piano B una DADA soft, ovvero le classi stanno in classe tranne quando vanno ai laboratori - più o meno come avremmo fatto anche l'anno scorso, se i lavori in corso non ci avessero impedito per quasi tutto l'anno di accedere ai laboratori.
Entro il 15 va dunque deciso se faremo la DADA hard oppure soft, se la faremo in aule decorate con adeguati colori divisi a seconda dei dipartimenti o nelle solite aule di tutti i giorni e soprattutto se i ragazzi avranno sedie su cui sedersi o se faremo invece una DADA sportiva, sul pavimento, magari disposti a cerchio (che potrebbe essere molto gradita alle giovani leve).

A quel che ho capito, al momento l'unica certezza sono le cattedre per gli insegnanti: le solite, scialbissime e un po' scheggiate cattedre che ci fanno compagnia ormai da tanto tempo (troppo, secondo me) - anche se la vera DADA, mi avevano detto, si fa senza cattedra.
Io, a dire il vero, avevo sperato in un elegante tavolo in stile svedese. 
L'avrei voluto più lungo e più stretto di una normale cattedra, in legno chiaro o colorato e senza cassetti (ché ormai sono abituata a farne a meno perché quelli delle nostre cattedre funzionano malissimo).
Per esempio così:

Ecco, il fatto che non avrò l'elegante tavolo in legno chiaro è forse l'unica certezza di cui disponiamo al momento.

Questo solo possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non abbiamo.
Non chiederci la formula che la DADA possa aprirci.

mercoledì 2 agosto 2023

La nuova, innovativissima didattica DADA - Considerazioni dopo il primo anno

Agli scolari, nel complesso, la didattica DADA non è dispiaciuta
Il primo anno della nuova, innovativissima didattica DADA è ormai alle spalle, così ho pensato di fare un piccolo bilancio delle mie personali impressioni, elencando aspetti positivi e negativi in ordine di comparsa (nella mia mente) senza preoccuparmi di tenerli separati. Dopotutto, vantaggi e svantaggi si sono presentati insieme.

Primo elemento positivo: il Cambiamento
Per motivi del tutto estranei alla nostra volontà la DADA ha inaugurato il Ritorno alla Normalità dopo la malefica pandemia. Si è innestata dunque in un momento di Cambiamento, ed ha apportato essa stessa a sua volta un notevole elemento di Cambiamento.
Il Cambiamento è cosa buona e giusta in un ambiente statico, tradizionalista e insieme in perenne fermento com'è la scuola. In questo caso il Cambiamento è arrivato dopo tre anni di Scuola-Galera. ovvero esattamente quello che nella scuola moderna tutti dovremmo cercare con tutte le nostre forze di evitare a qualunque costo. E invece, in spregio totale ai più elementari principi di base della moderna didattica, in questi tre anni la principale preoccupazione di tutti noi insegnanti non è stata quella consueta di porgere nel migliore dei modi possibili i contenuti delle varie materie ai nostri amati alunni, bensì quello di svolgere un implacabile ruolo di poliziotti, tenendo il più possibile i poverini buoni, fermi, con la mascherina addosso e soprattutto ben staccati gli uni dagli altri, isolandoli vieppiù dall'umano consorzio al primo vago accenno di malessere, cercando di adattarci alle varie quarantene nostre e loro, insomma isolandoli da quella fratellanza tra coetanei che è sempre stata il fattore più importante della scuola sin da quando la scuola esiste (le prime testimonianze le troviamo nei testi babilonesi ed egiziani). Uno strazio inenarrabile, completamente contro natura per noi e per loro.
Con l'arrivo della Didattica DADA i ragazzi invece sono stati esortati a muoversi, e soprattutto a muoversi in autonomia, senza più guardiani che ne sorvegliavano ogni movimento, recuperando così un po' di quella libertà che ne aveva sempre caratterizzato i movimenti. Ciò ha costituito un piacevole elemento di novità. Insomma, è cominciato un nuovo corso. 
Ci si può muovere, hallelujah! 
Ci si muove in gruppo, hallelujah doppio, carpiato e rinforzato!

Secondo elemento positivo: il cambio dell'ora
che spesso porta con sé una punta di ansia: la classe, si sa, non deve mai essere lasciata scoperta senza sorveglianza, quindi per uscire dovevi aspettare che arrivasse il collega a darti il cambio, e nel frattempo restava forse scoperta quella dove dovevi andare, mentre i colleghi che dovevano sostituirti spesso dovevano percorrere tutta la scuola per raggiungere l'aula dov'eri, poi c'eri tu che dovevi a tua volta percorrere tutta la scuola, e insomma a volte era una procedura lunga anche se tutti facevamo del nostro meglio. Ogni tanto si presentava perfino il caso dello scambio, dove Inglese doveva darti il cambio in 1A e tu dovevi darlo a lui in 1B, e magari le due classi erano pure a piani diversi e aspettare il cambio era del tutto inutile perché nessuno di voi due aveva il dono dell'ubiquità e solo ricorrendo alle custodi si riusciva a fare il cambio senza lasciare scoperta la classe.
Con la DADA fai uscire la classe, che se ne va dove deve andare, e poi restia ad aspettare la classe successiva oppure te ne vai per i fatti tuoi mentre le varie classi vagano per i corridoi e si accalcano intorno agli armadietti. L'insieme, devo dire, è piuttosto rilassante anche se non sempre ordinatissimo e silenzioso - ma chissenefrega. 
Inoltre quei pochi minuti di stacco hanno in sé un valore aggiunto perché aiutano appunto a staccare, ed è una buona cosa sia per noi che per i ragazzi.

Primo elemento negativo: gli armadietti
La scelta degli armadietti, così allegri e colorati, si è rivelata un punto davvero debole. Quelli scelti ahimé si sono rivelati dei veri aggeggi, il cui unico scopo nella vita sembra essere quello di incastrarsi, staccarsi dai cardini, rifiutarsi di aprirsi e di chiudersi e insomma fare tutto tranne che adempiere alla loro funzione di armadietti. 
Dopo averli tanto bramati e desiderati durante l'anno scorso, alla fine gran parte della scolaresca ha deciso di non servirsene oppure li usa, in modo molto contenuto, all'inizio e alla fine della mattinata. Così abbiamo classi che vagano per la scuola cammellandosi dietro zaini, cartelle da disegno e di tecnologia, borsa per ginnastica più eventuale attrezzatura per la piscina e magari anche piumini e giacchetti vari che poi ingombrano le aule. Non è il massimo della comodità per nessuno, e soprattutto per gli alunni. Quindi il primo consiglio che darei al personale di una scuola che decide di passare alla DADA è scegliete con cura gli armadietti e diffidate dei prezzi troppo bassi, e anche degli armadietti che richiedono un lucchetto. Davvero non è da credersi quanto degli armadietti che chiudono male o non chiudono affatto riescano a complicare la vita.

Terzo elemento positivo: i ragazzi si muovono di più
Sgranchirsi un minimo spostandosi da una classe all'altra e magari anche da un piano all'altro due-tre volte per mattinata per un ragazzo in piena crescita è un piccolo ma consistente aiuto. Farlo sciamando con i compagni è ancora meglio. Meglio ancora sarebbe farlo senza doversi portare la casa dietro, ma insomma si sa che nella vita non si può sempre avere tutto.

Secondo elemento negativo: le campanelle
Da due anni le campanelle suonano più basse del solito, col risultato che nella seconda parte del corridoio, anche a porte aperte, non si sentono proprio. Questo non è colpa della DADA ma del comune di St. Mary Mead, che nonostante i ripetuti avvisi non le ha ancora alzate di volume (o forse non ci è riuscito). Risultato: le classi in fondo al corridoio spesso si muovono in ritardo. Un orologio in ogni aula aiuterebbe a limitare i danni, e infatti c'è - ma buona parte di questi orologi non funziona...
Come per gli armadietti, anche qui si tratta di un lato negativo dovuto a criticità specifiche della scuola, però si rivela con più forza in presenza della didattica DADA che richiede spostamenti di massa in tempi ragionevoli.

Terzo elemento negativo: l'orda dei bufali
Alcune classi sembrano del tutto incapaci di non seminare carte e cartacce e briciole tutto intorno. Talvolta l'insegnante scopre con orrore solo dopo che la classe è uscita che l'aula si è trasformata in una via di mezzo tra un trogolo da maiali e un campo di battaglia, e non di rado la classe che arriva dopo si trova a dover iniziare la lezione prendendo scopa e strofinaccio per fare un po' di pulizia.
La soluzione sarebbe chiamare a pulire la classe che c'era prima, ma per vari e talvolta misteriosi motivi non si riesce a capire che classe c'era prima, oppure tutti giurano che han lasciato una classe impeccabile.
E' stata rispolverata perciò una iniziativa che in anni precedenti aveva dato ottimi frutti, ovvero nominare appositi guardiani che sorvegliassero i compagni e assegnare un punteggio a base di croci e cuoricini a seconda delle circostanze. Con la didattica DADA però il sistema funziona poco e male appunto perché nella stessa aula si avvicendano classi diverse, e in più c'è l'incognita dell'intervallo, che l'insegnante passa in corridoio a fare sorveglianza e in cui dunque non può sorvegliare quel che succede nell'aula - e capita perfino che se una classe durante l'intervallo rimane vuota venga presa d'assalto da qualche gruppo particolarmente amante dello sbriciolamento selvaggio e della scia di cartacce.
Il problema non si presenta di facile soluzione, ma tutti confidiamo che con la dipartita della Terza Capricciosa l'anno prossimo la situazione possa migliorare.

Elemento neutro: le dimenticanze
Succede quando, lasciando un'aula per raggiungerne un'altra, qualcuno dimentica qualcosa. Qualche volta arriva un Raccoglitore Ufficiale che saluta dicendo "Scusate, avete trovato per caso due diari, una penna, una calcolatrice e due libri di letteratura?" per andarsene poi via carico di bottino. Altre volte abbiamo un Volenteroso Postino: "Prof, la 2 C ha dimenticato due giacche, le scarpe da ginnastica e un astuccio. Posso andare a portarglieli?" e va via con la sua carriola di avanzi.
Lo inserisco come elemento neutro perché non crea un gran disturbo ma soprattutto perché è inutile sperare in un mondo perfetto dove nessuno dimentica mai niente. Tuttavia col tempo ci si rende conto che alcuni alunni sono veramente un po' distratti, e vale allora forse la pena di rampognarli nella speranza che comincino a dimenticare solo due o tre giorni alla settimana e magari, col tempo, anche soltanto uno.
Va detto poi che tutto ciò aumenta per gli alunni le possibilità di movimento e non è dunque una cosa negativa di per sé.
Gli insegnati dimenticano mai qualcosa?
Oh sì, e in quantità industriale. Ma questo fa parte del

Quarto elemento negativo (solo per gli insegnanti di Lettere): chi siamo, donde veniamo e soprattutto dove dovremmo andare?
Inglese, Spagnolo, Tecnologia e tante altre materie hanno una loro specifica aula.
Lettere invece ha tentato una soluzione che sin dai primi giorni si è rivelata piuttosto cretina: Lettere si snoda sul corridoio del piano superiore, cinque aule per cinque insegnanti di Lettere. Le aule non sono state assegnate ai singoli insegnanti, bensì alle materie: tre aule per Italiano, una per Storia, una per Geografia. La VicePreside disse "Bene, distribuitevi l'orario in modo da fare Storia nell'aula di Storia eccetera.
La cosa si è rivelata impossibile perché spesso abbiamo due insegnanti di Lettere che fanno Storia nella stessa ora e cose del genere. Il risultato è che l'insegnante cambia aula più volte per ogni mattinata e non ha un posto specifico dove mettere le sue cose, se non nell'armadietto che diventa così la raccolta di materiali vari di tutte le insegnanti di Lettere. In più c'è il grave inconveniente che l'insegnante in questione deve ricordarsi un orario piuttosto complicato e vaga da una classe all'altra non di rado confondendosi, almeno nei primi mesi, e spesso deve andare in altre aule a prendere il materiale dell'attività cominciatra uno o due giorni prima in un'altra aula.
E' stata avanzata la proposta di assegnare la singola aula al singolo insegnante, e questa proposta mi piace molto perché fin dall'inizio speravo di personalizzarmi l'aula a piacer mio. Vedremo se l'idea va in porto.
Tutto ciò toglierà un po' di senso alle citazioni scritte alle pareti, ma buona parte di quelle citazioni non mi avevano mai convinto molto, e dunque me ne farò una ragione.

Quinto elemento (parzialmente) negativo: "Tenete sempre la destra quando vi muovete!"
La regola, in apparenza assai facile da seguire, ha lo scopo di impedire che le classi si aggroviglino ed ostacolino tra loro. In realtà è stato un aspetto che ho molto curato, tanto che il mio rituale grido "Tenete la destra!" è diventato famoso in tutta la scuola. Tuttavia, grida oggi e grida domani, nel corso dell'anno le mie classi si sono abituate a procedere sulla destra senza invadere corridoi e scale bensì formando una colonna decorosamente ordinata. Temo però di non poter dire altrettanto delle altre classi. Tuttavia sono molto fiduciosa sul fatto che il progressivo ritorno alla normalità restituirà col tempo una certa abitudine ai gruppi di muoversi con criterio invece di dilagare come acqua fuoriuscita dagli argini.

Terzo elemento positivo: la Mostra del Libro
Non so spiegarmi bene i motivi, sta di fatto che quest'anno la Mostra del Libro è filata molto più facilmente del solito e soprattutto me la sono potuta fare da sola senza disturbare nessuno; probabilmente questo dipende soprattutto dall'orario con le ore accoppiate, ma insomma tutto ha funzionato bene senza che dovessi chiedere aiuto o sostituzioni a nessuno salvo un paio di intervalli alla collega di sostegno che è in classe con me.

Quarto elemento positivo: gli intervalli in cortile
Questo non è un frutto della DADA bensì della pandemia. Per noi di Lettere è particolarmente fruttuoso perché per portare le classi in cortile dobbiamo fare un sacco di scale (che migliora la nostra circolazione e la nostra tenuta fisica in generale) e permette agli alunni di muoversi. A ciò si aggiungono varie gite nell'aula dell'Agorà, che è nel sotterraneo ma sbocca sul cortile. Insomma scale, scale e ancora scale. 

Anche se ho elencato cinque elementi negativi contro quattro positivi sono convinta che gli aspetti positivi prevalgano perché più importanti, mentre i cinque negativi possono facilmente essere migliorati - salvo gli armadietti, che ormai ci sono e ce li dobbiamo ciucciare così.
Nel caso che qualcuno si stia chiedendo se la didattica DADA consiste solo negli spostamenti, non posso che rispondere che sì, dal momento che le aule sono ancora strutturate nel modo consueto, file di alunni che guardano verso l'insegnante che sta in cattedra o al massimo gira tra i banchi cercando, non sempre con successo, di non inciampare in zaini e cartelline varie.
Corre voce che la DADA sia soprattutto laboratoriale ma nessuno ci ha dato particolari spiegazioni in merito, e d'altra parte a St. Mary Mead abbiamo gran copia di laboratori e cerchiamo di fare lezioni abbastanza variegate. Così, a tastoni, perché ripeto che nessuno ci ha spiegato niente in proposito.

lunedì 18 novembre 2019

Siam giunti, ecco la torre dove di stato / gemono i prigionieri (post sulle forme di didattica innovativa)

In questi giorni gli insegnanti di St. Mary Mead sono lievemente irritati (e io molto più della media)


Non so perché, ma i Dirigenti Scolastici da noi non durano mai a lungo: pochi anni e spariscono nel nulla. La Preside Reggente, che tutto sommato non ha lavorato male, è andata in pensione l'anno scorso accompagnata dal tradizionale mazzo di fiori con regalino e tutti eravamo assai curiosi di vedere cosa sarebbe arrivato di nuovo, ché ormai il concorso per Dirigenti Scolastici stava sfornando le prime mandate.
A Settembre è arrivata una simpatica signora che ci ha ammanito un bel discorsetto: lei era per il dialogo, solo per il dialogo, la sua porta sarebbe stata sempre aperta per noi, voleva conoscerci, voleva capire, voleva collaborare...
Già questo avrebbe dovuto metterci sull'avviso. Ma noi siamo una scuoletta di provincia, con insegnanti assai ricchi di buona volontà ma un po' sprovveduti, e insomma abbiamo abboccato come tante carpe.
Dopo i primi sopralluoghi Cornelia Caramell ha osservato che c'era stato un certo calo negli iscritti. Qualcuno aveva provato a farle notare che la notizia dei nuovi, Grandi Lavori di ristrutturazione della scuola e la prospettiva di veder passare ai figli un anno nei container poteva avere avuto una qualche responsabilità nella decisione di certi genitori di non iscrivere da noi la loro prole. Lo spettro dei lavori si era poi allontanato, venendo sostituito dalla prospettiva di un misterioso Cappotto Sismico (?!?) che dovrebbe essere eseguito durante la prossima estate, ma c'è il caso che qualche genitore non avesse avuto troppa fiducia nella reale conclusione dei lavori durante l'estate, e chissà se tale sfiducia si rivelerà davvero infondata, alla resa dei conti.
Qualcun altro invece sosteneva che molti avessero deviato verso Pietraforata (da sempre la nostra grande rivale per le iscrizioni) perché lì si faceva scuola con la didattica DADA.
"Icchell'è i' Dada?" è stato chiesto da più parti da noi insegnanti campagnoli, che al più ricordavano il leggendario Dadaumpa delle gemelle Kessler


Le spiegazioni sono state piuttosto vaghe.
"Funziona come il sistema inglese, l'insegnante sta fermo e si spostano le classi".
"Ah, come in Harry Potter".
"E poi si usa una didattica laboratoriale".
"Ah..." (cosa sia esattamente una didattica laboratoriale nessuno di noi l'ha ancora capito bene, anche se in effetti abbiamo un laboratorio scientifico che è laboratoriale assai e un po' di laboratori sparpagliati, uno pure per la cibernetica, di cui viene fatto grande uso).
"Capisco che ai ragazzi faccia piacere essere loro a spostarsi" osserva alla fine qualcuno "Ma non mi sembra poi questo gran cambiamento. Possibile che sia tutto qui?"
Chiediamo dunque un po' di materiale esplicativo alla Preside Cornelia, che ci manda un quartetto di pagine che spiegano che DADA è buono, bravo e bello e rappresenta la soluzione a tutte le difficoltà di apprendimento, le quali al suo arrivo spariscono per incanto. Scopriamo anche che si mettono i banchi in posizione diversa, a gruppi.
Il tutto ci sembra un po' autoreferenziale e non ci chiarisce affatto le idee.
Nel frattempo qualcuno ha raccattato un po' di informazioni dai colleghi di Pietraforata, che, scopriamo, per imparare a far spostare i ragazzi hanno fatto tre anni di formazione.
"Tre anni di formazione? Ma la Cornelia vuol cominciare l'anno prossimo".
Certo, per imparare a far spostare i ragazzi qualche mese dovrebbe essere più che sufficiente, ma in molti di noi alberga il sospetto che la didattica DADA comprenda anche qualcosina in più.
Ciò nonostante al Collegio votiamo per il DADA dall'anno prossimo. Qualcuno però è perplesso. Molto, molto perplesso.
In quel Collegio, detto per inciso, la Preside Cornelia ci annuncia anche l'arrivo di una circolare, molto dettagliata, sulla sorveglianza e la sicurezza.
Nessuno commenta, anche perché non abbiamo nulla in contrario alle circolari molto dettagliate, specie se ci aiutano a tenere i ragazzi al sicuro.
Un pomeriggio di pochi giorni fa me ne stavo buona buona nel mio cantuccio, tutta assorta a leggermi un libro sulla triste storia di Napoleone II, quando mi chiama la Referente di Plesso.
"Murasaki, ho spedito una circolare ma non a tutti è arrivata. Tu l'hai ricevuta?"
"No, ho aperto la posta alle tre e non c'era nessuna circolare" rispondo assai paciosa. La Responsabile è persona assai garbata e cortese e sarebbe una vergogna essere men che cortesi con lei.
"Te la rimando. È la circolare sulla sicurezza. Dice che da domani i ragazzi faranno l'intervallo in classe".
Segue da parte mia un ruggito informe accompagnato da una frase che non riporterò perché, davvero, era del tutto sconveniente per una dama hejan, sia per il contenuto lessicale sia, soprattutto, per l'intonazione della voce e il volume della suddetta. Come sempre in questi casi, le gatte mi guardano perplesse ma non troppo preoccupate.
"Ma non si dovrebbe cominciare il DADA l'anno prossimo?" articolo quando alla fine ritrovo una barlume di autocontrollo.
"È quel che le ho detto, ma mi ha risposto che è anche meglio, così i ragazzi si abituano ad essere responsabili".
"Ma ci prende per il culo oppure ci prende per il culo?" mi informo. Considerando le circostanze va riconosciuto che è stata una risposta davvero signorile ed educata.
D'altra parte mi rendo conto che la cortese Referente sia rimasta troppo spiazzata per risponderle nell'unico modo possibile, ovvero che non era il primo di Aprile.
"Non lo so" ammette la Referente "Comunque ho pensato di avvisarti. Qui sul gruppo stanno dicendo di tutto, e tra l'altro i genitori non sono stati avvisati anche se la circolare sarebbe indirizzata anche a loro".
"Quindi domani alla prima ora i poverini si sentiranno dire che sono murati vivi nella classe e nessuno di loro sarà minimamente preparato alla notizia?" mi informo.
"Sì, più o meno dovrebbe andare così" conferma la Referente. Certo, in un paesello come St. Mary Mead, con due insegnanti che sono pure genitori, la possibilità di una fuga di notizie è piuttosto consistente, ma questi son dettagli.

A quanto ho capito il gruppo degli insegnanti su What's Up è incandescente, e per la prima volta rimpiango di non farne parte. D'altra parte, cosa ci potrei trovare se non ululati di indinniazione seguiti da altrettanto indinniate repliche? Provo a telefonare a un paio di colleghe con cui mi sento particolarmente in sintonia ma trovo misericordiosamente occupato. E dopotutto, cosa potrebbero dirmi se non che sono indinniate eccetera eccetera? Per il momento le cose stanno così e basta.
Non mi preoccupano le reazioni dei ragazzi: non se la prenderanno con me visto che non spenderò nemmeno un quarto di parola in difesa della circolare ma anzi aprirò loro il mio cuore senza infingimento alcuno ed esporrò senza remore i vari dubbi legali, oltre che educativi, legati a quella che ai miei occhi sembra una scelta del tutto sconsiderata, sia nei modi che nei tempi.
Esistono scuole che fanno fare l'intervallo in classe, anche dove c'è l'orario di sei ore per mattinata. Non a caso, sono scuole dove spesso la disciplina è piuttosto difficile da tenere (classico caso del serpente che si morde la coda). Ma se non altro, i genitori che iscrivono lì i loro figli sanno che c'è questa regola e implicitamente la accettano. I nostri hanno iscritto la loro prole ad una scuola dove vige una disciplina piuttosto soft, per antica tradizione, e dove la progressiva riduzione dei custodi e delle ore a disposizione ha finito per incoraggiare l'uso dei ragazzi come corrieri - per avvisare che qualcuno si è sentito male, per chiedere una riga una squadra una penna un pennarello bordeaux a strisce giallo senape una calcolatrice tre fotocopie per chi ha dimenticato il libro a casa  chiamare il prof. Jorge perché non parte la LIM e per tutta l'infinità di casi dabili in cui in classe si presenta un problema. In più abbiamo una buona parte dei contenitori per la raccolta differenziata in corridoio, la biblioteca dove alla terza ora i ragazzi possono andare a prendere e restituire libri, le raccolte per i buoni dei vari supermercati - e naturalmente c'è l'andirivieni dei ragazzi in bagno, che certo non può essere risolto con la demenziale procedura di far uscire i ragazzi uno per volta nei dieci minuti di intervallo, anche perché per alcune classi i bagni sono relativamente lontani. Poi ci sono pure io, che talvolta quando vedo un alunno un po' troppo effervescente lo invito ad andare in corridoio a farsi un paio di vasche su e giù e rientrare quando si sente un po' meno esagitato (non sono l'unica, ed è un piccolo accorgimento che ho trovato molto efficace perché quando rientra l'alunno di turno è di solito molto più tranquillo e disponibile ad occuparsi dei fiumi della Ruritania o dell'incoronazione di Ermenegildo III). In conclusione, gli alunni vanno e vengono nei corridoi e da ciò non risulta che a nessuno venga danno. Non risultano particolari incidenti, dall'inizio dell'anno non ci sono state risse né insulti né feriti o infortunati, se non per incidenti imprevedibili e del tutto involontari (e pochi anche di quelli). Non c'è stato insomma qualche evento che ci abbia spinto a prendere atto di una qualche mancanza di sicurezza, e il fatto che un povero bambino a Milano sia caduto dalla tromba delle scale della scuola è notizia che ci riempie di dolore e di angoscia, ma non ci risulta avere niente a che fare con noi. L'intervallo in classe, fino a pochi giorni fa, era una misura cui si ricorreva solo nel caso di (alcune) prove scritte o come grave punizione per fatti gravi. 
Questo modo di vivere la scuola fa parte del modo di vivere di St. Mary Mead, un paese  che come tutti i posti ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma dove non vige un gran culto dell'autoritarismo, anche se l'autorità in generale è piuttosto rispettata. E non è un caso che a quella scuola io sia abbarbicata come una cozza e intorno a quella scuola abbia organizzato la mia vita, a partire dalla scelta dell'abitazione.

Una decisione del genere mi contraria e irrita in estremo grado, prima di tutto per motivi professionali - faccio l'insegnante, non la guardia carceraria, e sono risolutamente contraria a qualsiasi novità che riduca il benessere psico-fisico dei miei amati alunni e gli impedisca di ascoltare le mie preziose lezioni con adeguata attenzione - ma soprattutto mi inquieta, perché l'impressione è di trovare alla guida della mia amata barchetta una scriteriata ignara delle leggi, del buon senso e del viver civile. Non c'è stato il minimo accenno di condivisione, né con gli insegnanti, né con gli alunni né con i genitori - e quest'ultima è una mossa piuttosto pericolosa da fare, specie in un paese che sta meditando di iscrivere altrove i suoi cuccioli e dove i rapporti con i genitori in questione sono tutto sommato piuttosto buoni  e i genitori in questione si sono più volte frugati le tasche per finanziarci cose di non poco conto, ad esempio il nostro grazioso laboratorio di informatica. Al di là di tutte le chiacchiere sulla collaborazione, che vabbé son solo chiacchiere fatte per motivi di marketing, si poteva comunque con poca spesa fare qualcosa di meglio che sbattere nove insegnanti in classe a spiegare il nuovo arrivo di una regola che non condividono senza un filo di preparazione e un tentativo di comunicare preventivamente la bella pensata: di fatto la sostanza (ovvero "io so' io e voi nun siete un cazzo") sarebbe rimasta la stessa, ma almeno le più elementari regole di civiltà avrebbero potuto dirsi salve se per esempio una piccola circolare rivolta agli alunni fosse stata scritta e fatta girare il giorno prima dell'inizio di tale regola.

Io, comunque, a chiusura della piccola conversazione che è seguita all'annuncio della buona nuova, ho fatto guardare il video di Jailhouse rock. E siccome la versione classica di Elvis Presley l'ho già postata su questo blog, stavolta ci metto quella dei Blues Brothers.

sabato 19 novembre 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 10 - Appunti di viaggio

Le nostre aule non sono esattamente così.
Oh no, esse non lo sono.

In preparazione della partenza della nuova, innovativissima didattica DADA sono state più volte richieste ai dipartimenti per materie lunghe liste di desiderata per arredare le nuove, innovativissime aule DADA. 
Tali liste sono state coscienziosamente compilate non meno di tre volte da tutti noi, e noi di Lettere ci siamo distinte per l'assoluta modestia e banalità di quel che avevamo chiesto: un tavolo che potesse servire da cattedra, una scaffalatura aperta e/o un armadietto, un po' di cancelleria, qualche banale sussidio eccetera. Perché sì, ci hanno spiegato che la nuova, innovativissima didattica DADA prevede grandiose novità didattiche, ma alla fine nessuno ci ha detto quali, a parte la pressante necessità di un approccio laboratoriale alle materie - che alla fine vuol dire tutto e nulla, e comunque quanto a laboratori la media di St. Mary Mead non è messa niente male, anche se Lettere rimane senz'altro il settore più tradizionalista. 
D'altra parte a Lettere fare un laboratorio non è complicato, bastano i soliti carta-e-penna e magari qualche libro.
Invece un armadietto nuovo o una bella scaffalatura aperta son cose che servono parecchio. Non sarannpo didatticamente molto innovative, ma servono: per esempio ci puoi tenere dentro i libri e la cancelleria, il cartoncino per i tabelloni eccetera.
Gli armadietti delle classi di St. Mary Mead, di cui è difficile dire se sono chiusi o aperti - perché un tempo, certamente, erano chiusi ma ormai gran parte degli sportelli è partita per un luogo dal quale non si ritorna - hanno prima di tutto il difetto della vecchiaia. E per carità, con l'età che ormai mi ritrovo sono la prima a dire che l'anzianità non è un difetto ma solo un modo di essere, e che quel che si perde in freschezza e ingenuità si compensa con l'esperienza e una sorta di similsaggezza che si forma per accumulo con gli anni dopo aver visto tante circostanze diverse e aver più o meno imparato a gestirle: resta il fatto che da ragazza avevo ben altro scatto quando mi muovevo, la mia pelle era più fresca e i miei eventuali malanni apparivano per sparire quasi subito senza lasciar traccia.
Allo stesso modo i nostri armadietti, che un tempo avevano certo il pregio... mah, va detto che anche da nuovi erano l'insulsaggine fatta armadietto: due ante, una chiave che serviva principalmente a tenere fermi gli sportelli quando li chiudevamo  e qualche palchetto all'interno, il tutto confezionato in legno chiaro e con un design spartano e spigoloso. Comunque da nuovi servivano a contenere la roba che ci mettevi e chiudendo le due ante la proteggevi anche dalla polvere.
Adesso l'esterno è slabbrato e scheggiato, i palchetti pericolanti, i cardini un po' capricciosi e le chiusure abbastanza avventurose. Contengono meno, reggono poco e hanno un tono piuttosto depresso. Vorrei vedere voi, dopo venti o trenta anni di lavoro, aperti e chiusi infinite volte tutti i giorni e continuamente riempiti delle più varie robe. Voglio dire, a una certa età e dopo tanti anni di duro lavoro, il pensionamento è un diritto.
Insomma i poverini tengono l'anima con i denti e non hanno affatto un tono  innovativo, anche perché sono stanchi sin nelle barbe.

Altrettanto può dirsi delle cattedre, con qualche aggravante in aggiunta.
Per quel poco che ho capito, nella didattica DADA le cattedre non dovrebbero proprio esserci, anzi è stata la prima cosa che ci han spiegato. Particolarmente cattedre come le nostre: classiche cattedre in formica e ferro con due cassetti a lato
ma quella della foto è una cattedra sciccosa al confronto delle nostre, anche perché se non altro è nuova e ha il piano di un bel verde, mentre noi abbiamo i ripiani di quel colore verdognolo pallido e malato che usava... sì, una quarantina di anni fa. E probabilmente quei cassetti si aprono e si chiudono senza difficoltà. Scorrono, insomma. I nostri... vabbé, forse non è stata una buona idea parlare delle cattedre, basti dire che fanno abbastanza pena. Insomma abbiamo cattedre, che sono del tipo più insulso e convenzionale, vagamente minacciose, e che sono molto malridotte (e anche da nuove temo che fossero brutte senza rimedio). Metterle in mezzo alla classe come prevede un certo tipo di concezione più moderna delle aule non ha molto senso, ma di fatto una cattedra brutta, vecchia e malandata non ha comunque molto senso in un paese che non è reduce da una guerra e non è uscito da un bombardamento a tappeto giusto una settimana fa.
Al momento però le nostre classi non hanno alcun tipo di arredamento innovativo, e dunque tanto vale tenersi le cattedre sbrecciate dal momento che l'insegnante deve pur stare da qualche parte e disporre di un piano d'appoggio; e a quel punto posizionarle in fondo alla classe con tutti i posti rivolti verso l'insegnante è una scelta magarti non molto innovativa, ma ha se non altro il pregio di una lunga tradizione che peraltro nessuno si sarebbe disperato ad accantonare. 
Quanto detto per lo stato di conservazione delle cattedre vale anche per i banchi e le sedie degli alunni, con l'aggravante che le nuove generazioni sono diventate via via più alte e insomma in Terza certi formati di banchi sono, come dire, un po' incongrui (volendo, anche un pochino offensivi).

In conclusione: abbiamo pareti decorate con improbabili citazioni latine e italiane e disegni vari fatti da apposita decoratrice, gradinate ingentilite da canzoni contro la mafia, segnalazioni rutilanti che portano al viale della Conoscenza  e al Piazzale dell'Introspezione, pouf colorati che cerchiamo di tenere lontani dagli alunni sennò ce li rovinano, una Agorà in formato mignon ma con un parquet di legno fragile, degli armadietti per gli alunni nuovissimi e coloratissimi ma autosmontanti; e poi armadietti e cattedre antidiluviane, classi disposte nel più arrangiato dei modi, banchi di non meno di sette formati diversi e sedie idem.
Nel mio cuore alberga l'impressione che le spese per la nuova, innovativissima didattica DADA siano state gestite con una certa qual mancanza di buon senso e con scarso interesse verso il benessere fisico degli alunni.