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giovedì 30 giugno 2016

Il paese è piccolo e la gente mormora (Ultimo Collegio dell'anno)


E' cosa nota che tutti gli insegnanti delle medie, davanti alle loro prime, scuotono la testa e dicono vagamente schifati "Ma cosa avete fatto, alle elementari?".
Cioè, non proprio tutti. Ad esempio, gli insegnanti di un Istituto Comprensivo imparano a trattenere prudenti nel cuore molte parole, seguendo l'illustre precedente di Penelope, e per esternare appieno il loro pensiero aspettano solitamente di essere in Sala Insegnanti, circondati esclusivamente da colleghi che possano convenire con loro scuotendo tristemente la testa e aggiungendo accorati "E ogni anno è peggio. Io davvero non so dove andremo a finire, di questo passo".

Non tutti e non sempre, però.
"Murasaki" mi ha chiesto un giorno la prof. Therral "Sei stata tu a dire ai genitori delle prime che alle elementari non gli hanno insegnato niente e che le prime di quest'anno sono un disastro?".
Ho sgranato gli occhioni "Non mi esprimerei mai così" ho assicurato "E comunque quest'anno non ho avuto nemmeno occasione di pensarlo: queste onorate mura han visto ben di peggio delle prime dell'attuale mandata".
"Allora deve averlo detto la Nuova Arrivata" ha stabilito la prof. Therral "Mi informerò meglio".
Non capivo questa gran necessità di informarsi meglio, ma è noto che in queste polemiche  la prof. Therral pascola assai volentieri. In questo caso ha pascolato con ottimi risultati, perché ha ricostruito l'intera vicenda, che stasera ci ha scodellato durante il tragitto di ritorno dal Collegio Docenti di fine anno.
Atto primo: la signora Banderas, madre di una primina di St. Mary Mead usa a prendere voti piuittiosto alti a Italiano, va a lamentarsi con la prof. Nuova Arrivata perché sua figlia quest'anno prende voti molto più bassi dell'anno scorso, quando era in quinta.
La Nuova Arrivata le spiega (a lei e forse anche ad altri genitori, non ho capito bene) che i ragazzi non sanno nulla, non sono stati preparati  alle elementari - dove, appunto, non gli hanno insegnato nulla - che si vede benissimo che non sono abituati a scrivere e che ben altri risultati ottengono i ragazzi della Frazioncina, dove le maestre hanno ben operato e gli hanno fatto fare un tema a settimana.
E tutto ciò potrebbe benissimo servire per il capitolo Come NON rivolgersi a un genitore in un ipotetico manuale per gli insegnanti delle medie, non fosse che per il fatto che tutte le fucine di Zandru non riuscirebbero a riparare un uovo rotto e che sul latte versato non si piange ma, in caso, si lecca (come ci insegnano i gatti) e che insomma tornare indietro non si può e dunque tanto vale guardare avanti - e, soprattutto, perché siamo in un paese piccolo, dove i genitori sono assai inclini alla mormorazione e gli insegnanti di ogni ordine e grado pure.

Atto secondo: quanto alla signora Banderas, più che mormorare strilla come una banshee, e infatti nel breve tempo di un sospiro eccola lì, dall' Insegnante Elementale, responsabile di tanto orrore didattico e che al momento ha in cura il suo secondogenito. 
Non solo le spiattella tutto quel che le è stato detto, ma le ordina - ora che le sono stati infine disvelati i suoi limiti - a provvedere quanto prima a cambiare metodo di lavoro, onde non fare ulteriori danni.
Elementale è tutto sommato una donna di gentil temperamento, ma alla fine si trova costretta ad esortare la signora Banderas a darsi una calmata e a levarsi dalla testa che la programmazione della classe spetti a lei. Dopo una notte insonne però chiama la prof. Therral (funzione strumentale della Continuità, ovvero punto di raccordo tra elementari e medie, ufficialmente in cerca di chiarimenti, in realtà per lamentarsi moltissimo dell'accaduto (e come darle torto?).

Atto terzo: in data odierna, al Collegio Docenti di fine anno (un insolito Collegio Docenti dove, complice la presenza della Preside Reggente che sembra consapevole che un Collegio Docenti è un posto dove non è fuor di luogo che gli insegnanti parlino) stavano venendo fuori un po' di scheletri dall'armadio, di vari pesi e misure. La maestra Elementale ha profittato dell'occasione per prendere la parola e deprecare accoratamente che gli insegnanti delle medie offendessero con i genitori le insegnanti delle elementari.
Gran parte del gruppo delle medie di St. Mary Mead si è guardato assai sorpreso. Chi, come, dove, quando, noi?  
E perché non dare anche noi il nostro contributo alla Gran Parata degli Scheletri?

Così la prof. Casini si è alzata e a sua volta ha deprecato il fatto che non venisse permesso agli insegnanti delle medie di dire la propria opinione, perché quando la dicevano essa opinione non era tenuta in alcun conto e anzi maltrattata, vilipesa e calpestata (il che tra l'altro è abbastanza vero).
E' seguita un accesa discussione che, sono lieta di dire, è rimasta confinata a loro due e a Maestra Tina che cercava di placare le acque.


La Preside Reggente ha lasciato andare avanti per un po' le cose, piuttosto divertita; poi ha tagliato corto spiegando l'importanza del confronto tra insegnanti dei vari ordini di scuola e del trovarsi insieme per parlare, ed è passata al punto successivo dell'ordine del giorno. Il gruppo delle elementari comunque mormorava alquanto (né era del tutto privo di motivi per farlo).
Quanto alla Nuova Arrivata, sono sicura che non avesse la minima idea che l'affaire fosse partito da lei - o almeno, ha continuato a chiacchierare con Spagnolo dei fatti loro senza degnare della minima attenzione le due contendenti; e probabilmente anche lei non aveva tutti i torti perché, conoscendo la signora Banderas, vera artista nell'arte di trasformare un topolino in una montagna dell'Himalaya, ritengo più che probabile che costei abbia generosamente ritoccato le osservazioni che la Nuova Arrivata può aver fatto in merito al lavoro delle insegnanti elementari e ci abbia anche messo parecchio del suo.

La storia è talmente comune che potrei essermela inventata con materiali di riciclo: genitori come la signora Banderas si trovano a tutti gli usci di tutte le scuole e anche altrove (e sono sempre una disperazione, dovunque passino) e da sempre gli insegnanti di ogni ordine e grado sparlano dei colleghi con grande libertà, oltre a calcare assai la mano nelle loro critiche nel vano tentativo di convincere i genitori che qualche problema con la materia X o Y c'è e andrebbe affrontato con prontezza, perseveranza e una certa dose di studio da parte della loro prole.
Quanto a Maestra Elementale non ho elementi per farmi un opinione specifica; ma anch'io ho alcuni suoi alunni nel carnet, e non ci ho trovato niente di aberrante. Immagino si impegni a fare onestamente il suo lavoro, come quasi tutti alla scuola di St. Mary Mead.

In conclusione, adesso abbiamo un ennesimo attrito tra scuole elementari e scuole medie, che era davvero l'ultima cosa che ci serviva. Che sia venuto alla luce è probabilmente un bene, ma dubito molto che agli occhi di Elementale la Nuova arrivata sia l'unica colpevole ed anzi darei per certo che ai suoi occhi tutto il gruppo che ha insegnato Lettere alle prime sia responsabile della sua denigrazione, me compresa
D'altra parte io posso stare attenta a quel che dico, ma contro persone come la signora Banderas non basta custodire nel cuore la parola, e l'unica efficace modo per impedirle di fare danni sarebbe annegarla in una cisterna o simili - cosa che, però, rischierebbe di provocare altri e anche più gravi problemi (ma forse no, se ci procuriamo un buon alibi).

lunedì 27 giugno 2016

Bonus per insegnanti meritevoli: come individuare chi sono (e siam d'accordo che il Vero Insegnante Non Teme Il Ridicolo, ma insomma c'è un limite a tutto)

Per quel che sono riuscita a capire, questo bel quadro è di Alessandra Steiner.
Se qualcuno sa qualcosa di più sarò ben felice di correggermi.

Uno dei punti più controversi della legge 107 sulla buona scuola è la parte che riguarda la     ricompensa offerta agli Insegnati Meritevoli, detta anche Bonus - non tanto, credo, perché qualcuno trovi sbagliato in sé il fatto che l'Insegnante Meritevole venga ricompensato con una gratifica supplementare, quanto perché stabilire quali siano questi Insegnanti Meritevoli è affare abbastanza complesso.
Valutare il lavoro di un insegnante infatti è questione assai scivolosa non solo perché, al momento della valutazione, è del tutto impossibile sapere le ricadute che nel futuro avrà il lavoro svolto dal Meritevole, ma anche e soprattutto perché l'insegnante non lavora su materia inerte, come fanno i pizzaioli o i vetrai, dove salvo caso di incantesimi o maledizioni demoniache l'impasto della pizza e la pasta di vetro se ne stanno buone buone a farsi lavorare e a parità di impasto e di lavorazione una pizza o un bicchiere saranno uguali alla pizza o al bicchiere precedente e a quello successivo: gli insegnanti infatti infliggono il loro lavoro a creature dotate di libero arbitrio e di umore variabile a secondo del giorno e dell'ora, nonché tutte diverse tra di loro (e infatti lo stesso insegnante può sortire riuscite     diversissime con due diverse classi, anche perché non è mai davvero lo stesso insegnante e in presenza di gruppi diversi reagisce in maniera diversa); e dunque, se valutare un insegnante che lavora male è cosa delicata ma tutto sommato fattibile, stabilire che X e Y lavorano meglio di Z è faccenda invero assai spinosa.

Per conseguire il suo delicato scopo, a questo riguardo la legge 107 stabilisce  una procedura complessa che comprende la nomina di un comitato di valutazione che elabora dei criteri di valutazione in base ai quali il Dirigente Scolastico a sua volta valuterà i docenti della sua scuola.
Su questi criteri di valutazione si sono incartati in tanti: come si fa a stabilire dei criteri di valutazione oggettivi per un lavoro che viene spesso fatto a porte chiuse ed è composto di millemila azioni diverse?
Come lo misuri, un bravo insegnante?     

Per farla corta, all'Istituto comprensivo di cui fa parte la scuola media di St. Mary Mead è stato deciso di tenere conto di tre fattori: 
1) gli incarichi legati alla scuola ma svolti fuori dall'orario scolastico che gli insegnanti si accollano volontariamente (per esempio fare il referente di biblioteca, occuparsi dell'orientamento, riscrivere il POF) che sono senz'altro determinabili in modo oggettivo, perché sono incarichi che accetti in pubblico, al cospetto del Collegio dei Docenti, e che lasciano tracce evidenti, anche se non c'entrano un accidente col tuo modo di insegnare e possono al massimo testimoniare una disponibilità da parte tua ad occuparti della gestione della tua scuola (o magari di impicciarti di tutto peggio del prezzemolo): insomma, se hai organizzato, bene o male che sia, quella rogna senza fine che è l'Orientamento delle classi terze, risulterà abbastanza facile determinare che sei stata tu ad occupartene e non il tuo  collega di Inglese.
2) Partecipazioni a progetti, corsi di recupero, concorsi con le classi eccetera.
Se li fai, dimostri una certa buona volontà e il desiderio di fornire un servizio completo agli alunni della tua scuola, e magari anche un po' di spirito di innovazione. Inoltre, anche lì lasci delle tracce oggettive e si vede facilmente se hai fatti sette concorsi, uno solo o nessuno. In qualche caso questo incide anche sul lavoro in classe. Se però partecipare al Premio del Giornalismo o gestire il corso di recupero di fine anno fa di te un insegnante migliore è tutto da vedere - per esempio, il corso di recupero puoi farlo male, appunto perché non sei un buon insegnante.
Ad ogni modo anche lì ci si può arrangiare: basta stabilire se conta la quantità o la qualità (ad esempio quattro concorsi contro un singolo e articolato progetto assai erasmizzante) o un misto di entrambe; con questo criterio si valorizzano gli insegnanti che cercano sempre di fare qualcosa di diverso dalla solita routine e che magari qualche volta scelgono male;  ma la routine può stroncare molte classi mentre nessun essere vivente può sapere, di un progetto scolastico, se fa bene o fa male a farlo finché non l'ha fatto. Va detto comunque che di solito le cose un po' diverse piacciono sempre e motivano le classi.
3) C'è infine l'insegnamento propriamente detto, quando stai in classe a spiegare, interrogare, esercitare, intrattenere, rampognare, sedare litigi, placare animi, incoraggiare gli infelici, istruire sull'uso di compasso e livella - e quando sei a casa, a correggere verifiche, preparare lezioni e curare pazientemente il tuo aggiornamento. In questo ramo di difficilissima valutazione sono inclusi anche i rapporti con le famiglie e i colleghi, nientemeno.

E' di gran lunga il ramo più spinoso e complicato. Chi mai può dire se insegniamo bene o male, se trattiamo nel modo più savio e diplomatico con i genitori dei nostri alunni, se siamo ben aggiornati e competenti nel nostro ramo, se grazie ai nostri accorti insegnamenti i nostri  alunni sono ben istruiti e pronti ad affrontare gli studi o il lavoro degli anni a venire?
Alunni, genitori di alunni, colleghi e perfino la Dirigenza sono in vistoso conflitto di interessi per fornire un parere attendibile, senza contare le simpatie e antipatie individuali che possono ostacolare alquanto un sereno giudizio. Perciò all'Istituto comprensivo di cui fa parte la scuola media di St. Mary Mead è stato deciso che... quelli più competenti per dirlo sono gli insegnanti stessi medesimi, parlando di loro stessi.

E per permetterci di farlo, ci hanno pure dato un modulo.
Un bel modulo lungo quattro facciate A4, ma compilabile anche on line, caso mai non ci bastasse lo spazio su carta. Un bel modo per richiedere il bonus, anzi per proporre la nostra candidatura. E al sol guardarlo il cuore ritorna ai bei tempi in cui facevo l'archivista, e nei ricchi depositi dell'Archivio di Stato di Firenze c'erano quelle enormi buste di carteggio con le richieste dei sudditi al Granduca di Toscana... suppliche, si chiamavano. Intendiamoci,  non era che uno dovesse supplicare granché per avere una licenza di caccia o simili, però si chiamavo lo stesso suppliche.
Non sei tu, Dirigente Reggente, che benignamente mi elargisci il Bonus, sono io che te lo chiedo, anzi propongo la mia candidatura.
Il Bonus viene dunque a configurarsi non tanto come un premio concesso dalla Dirigenza, ma come qualcosa che ti arriva solo se ti proponi come candidato.
A tal fine dichiaro: e in un vero diluvio di errori di battitura dove si parla financo di costruzzioni di ambienti di apprendimento e di ricoso a strategie efficaci e innovative nonché di patecipazioni a questo e a quello, mi danno lo spazio per dichiarare tutte le belle cose che ho fatto, e soprattutto per descriverle.
E passi per le commissioni, l'elaborazione dei progetti per rastrellare fondi, i corsi di formazione, le gite di istruzione, i Giochi della Vallata (ma tutte queste cose perché ve le devo ricordare, visto che abbiamo riempito già fogli e tabelle e schemi e quadri per dire che  partecipavamo alla Commissione RAV ma non all'Orientamento, e abbiamo organizzato l'Erasmus+ ma non i Giochi della Vallata? E se mi inventassi di avere fatto il Trinity e il Campionato di Giornalismo? Davvero andrete a controllare tutto, punto per punto?); ma si arriva poi alla cura delle relazioni e cura della classe dove devo citare relazioni positive e collaborazione costruttiva con genitori, colleghi, dirigente e Enti o Soggetti del territorio, nonché relazione positive con i propri alunni; consuetudine nell'uso di interventi didattici con il coinvolgimento degli alunni (e qui andrebbe capito che cazzo di interventi didattici posso fare, senza coinvolgere gli alunni) impegno nella pubblicazione e diffusione di buone pratiche.
"Qui devi scrivere cosa fai in classe" mi ha spiegato qualcuno.
Molto bene: descrivo cosa faccio in classe e spiego che sono buone pratiche, atte a costruire un bel clima in didattico. Ma che ne sapete se dico il vero? E come fate a stabilire che le mie buone pratiche sono migliori o peggiori di quelle della prof. Therral o della prof.  Spini? Né io né le proff. Therral e Spini siamo in grado di quantificarle e misurarle, ad ogni modo.
Il modulo si configura dunque come una curiosa raccolta di informazioni che la Dirigenza conosce già e dichiarazioni che la Dirigenza non è minimamente in grado di confermare né di smentire.
Si scopre così che a valutare se sono o non sono una Insegnante Meritevole dovrei essere io. Ma se i miei colleghi (e i miei alunni e i genitori dei medesimi) forse sono un po' in situazione di conflitto di interessi nel giudicarmi, che dire di me? Se scrivo quanto sono brava e capace e che bel clima costruttivo costruisco in classe, non sono forse un filino interessata a farlo? E siamo sicurissimi che io sia  comunque in grado di valutare con perfetta imparzialità il mio grado di eccellenza come insegnante e il clima costruttivo che riesco a costruire in classe? Sono davvero a conoscenza di cosa succede in classe quando ci sono e insegno? Posso pretendere di valutare il successo delle mie buone pratiche? 
E da quando in qua i dipendenti si valutano da soli per il conseguimento di bonus e gratifiche varie?

Al termine di cotanto accorata lamentela, si impongono comunque alcune domande: che cosa hanno preso, quelli che hanno ideato questo curioso escamotage? Sono disponibili a mettermi in contatto con il loro fornitore? Possono procurarmi, non dico il Bonus, ma un piccolo sconto sulla merce?
Di sicuro si tratta di roba di ottima qualità.

venerdì 24 giugno 2016

L'ospite del senatore Horton - Clifford D. Simak


Ci sono dei libri che ti attirano senza un vero perché. Li vedi, ti incuriosiscono, pensi che ti piacerebbe leggerli. E' un pensiero vago, non tanto forte da spingerti ad allungare la mano per prenderli, tanto meno a sfogliarli, ma qualcosa rimane confusamente nel fondo della tua coscienza e tutte le volte che lo rivedi pensi "Ah, ma forse mi piacerebbe leggerlo".
Nel caso di questo specifico libro non avrei dovuto scomodarmi molto, perché era in casa: mio padre è appassionato di fantascienza e ogni tanto andavo a frugare nei suoi scaffali spulciando qualcosa. Inoltre, siccome è un classico, la Mondadori lo ristampava regolarmente e lo vedevo spesso occhieggiare nelle edicole, ogni volta pensando che mi sarebbe piaciuto leggerlo.
E sono passati gli anni e i decenni.
Finché un giorno, quando ormai da molto tempo la libreria dei miei era emigrata insieme a loro nella nuova casa, improvvisamente la mia coscienza si è risvegliata, senza un perché, e sono andata in biblioteca a prenderlo.
L'ho letto e in effetti mi è piaciuto molto, così ne parlo per questo Venerdì del Libro.
E' un classico della fantascienza, scritto nel 1968 e prontamente tradotto in italiano. Non sono affatto sicura di averlo letto in versione integrale perché tuttora circola solo la versione che Mondadori tradusse per Urania, e le traduzioni Urania dei bei tempi andati (e forse anche quelle dei bei tempi presenti) spesso decidevano di risparmiare al lettore ampie porzioni dei libri che tradicevano. Si vede che non volevano rischiare di annoiarci.
Aggiungo che il titolo non ha nulla a che vedere con quello originale, che è The Werewolf Principle, ovvero Il principio del lupo mannaro. Eppure un titolo che evocasse i lupi mannari non mi avrebbe attratto nello stesso modo: i lupi mannari non mi hanno mai interessato molto, al contrario di questo senatore Horton, che immaginavo abitare in una tipica villetta da senatore, di quelle un po' neoclassiche che si vedono a Washington. E una sera aveva un ospite, magari a cena, e questo ospite naturalmente doveva essere un tipo un po' particolare, se gli dedicavano un romanzo - un extraterrestre, forse? Un ambasciatore di nuovi mondi, magari sotto mentite spoglie? Qualcuno piuttosto importante, comunque, con cui il senatore avrebbe dovuto scendere a patti.

Un po' ci avevo dato e un po' no. La villetta del senatore Horton in realtà è in pietra e legno, una casa in bioarchitettura (no, quando il libro è stato scritto la bioarchitettura non era ancora stata teorizzata), molto diversa però dalle altre case del periodo. E non è a Washington, bensì in una zona piuttosto boscosa del paese.
Quanto all'ospite, è un prestante giovane completamente inzuppato da un temporale, che abita a qualche chilometro di distanza e che ricorda solo che stava guardando dalla veranda di casa sua le nuvole che si addensavano, per poi ritrovarsi davanti alla villa del senatore.
Il senatore Horton è un bravo ospite, molto ospitale, e ristora a dovere il giovane. Il quale giovane è abbastanza abituato ai vuoti di memoria, perché è stato recuperato da una capsula, dove stava in animazione sospesa da diverso tempo, e non ricorda né chi è né come mai è finito nella capsula. Lo strano è che non lo ricordano nemmeno la NASA e il governo americano, e nessuno sa spiegarsi chi sia questo giovane e come mai se ne stesse in una capsula in animazione sospesa invece che vivo e vegeto a farsi i fatti suoi.
Il senatore Horton è un personaggio piuttosto importante, e si sta battendo per un progetto che vorrebbe costruire un uomo "sintetico", cioè prodotto sintetizzando svariati organismi, che sia in grado di adattarsi a molti dei possibili mondi abitabili: il principio alla base di questo singolare esperimento è che, invece di cercare di adattare i pianeti all'uomo, sarebbe più pratico e comodo adattare l'uomo ai vari pianeti.
L'obbiezione del più celebre avversario del senatore Horton è che una vita umana creata in sintesi non produrrebbe un uomo, ma qualcosa di diverso - ma a ciò gli scienziati rispondono che l'uomo sintetico che deriverebbe dall'esperimento sarebbe comunque un uomo, seppure in un suo peculiare modo.
Quel che quasi nessuno sa, e che viene fuori lentamente dalle pagine, è che l'esperimento è già stato tentato diversi anni prima, solo che il primo lancio si risolse apparentemente in un disastro e la NASA occultò con cura tutte le prove.
Lentamente scopriamo il procedimento cui sono ricorsi, il principio del lupo mannaro (che non c'entra troppo con i lupi mannari, ma è la possibilità di trasformarsi in qualcosa di completamente diverso da ciò che si è in condizioni "normali") e che questo primo esperimento fu fatto in duplice copia. Alla fine del romanzo, naturalmente, sappiamo anche chi erano i due esseri umani prodotti in sintesi.
Non è una storia drammatica, ma un racconto che studia le infinite possibilità della scienza e della natura umana; e non finisce affatto male, anche se il senatore Horton perderà la sua battaglia, almeno in apparenza. 
Una storia affascinante, ambientata in un mondo futuro che, per una volta, non è per niente disastrato o disastroso, dove si vive piuttosto serenamente in condizioni di piacevole confort e dove l'umanità non è affatto minacciata da catastrofi incombenti.
Ed è una lettura estremamente interessante e, a tutt'oggi, ancora molto attuale - anzi, forse più attuale oggi di quando fu scritto il libro.
Ma, nonostante le ingannevoli promesse della copertina, non contiene nessuna ragazza con i capelli rosa e in minigonna rosa. Una ragazza c'è, ed è anche un bel personaggio (oltre che una bella ragazza) ma ha un aspetto molto meno stravagante e dei comunissimi capelli di un bel nero.
C'è anche un lupo mannaro? Sì e no. Comunque c'è un lupo - il che in apparenza non è strano, ma in realtà nell'epoca in cui è ambientato il romanzo i lupi sono estinti da più di un secolo.
Ma ho detto anche troppo. 
Un bel libro, probabilmente tradotto in maniera incompleta, che apre a diventi spunti di riflessione ma che non è forse troppo adatto a lettori giovanissimi - diciamo che metterei il target dai vent'anni in su, ma forse ho torto.

Con questo post dal sapore vagamente archeologico partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro buone letture e buone vacanze a chiunque passi da queste parti, visto che cominciamo a poter finalmente parlare di estate.

mercoledì 22 giugno 2016

La tecnologia Apple è sempre la migliore? Dipende....


Siccome è precipua funzione della scuola educare le giovani leve alla legalità e alla democrazia, quest'anno è arrivato anche alle scuole medie di St. Mary Mead il Consiglio dei Ragazzi, già da tempo presente alle elementari. Si tratta di un assemblea di rappresentanti delle classi, che a date stabilite si radunano, parlano ed espongono richieste.
"Ci hanno detto di raccogliere le richieste delle nostre classi" mi ha spiegato Girl Scout.
"Bene, facciamo una cassettina e chi vuole ci mette la sua richiesta" dico io. 
A fine mese rovescio la cassettina, prendo un segretario per trascrivere le richieste e apro i bigliettini.
Tra le richieste più ripetute c'è quella di una LIM in classe, ma anche tablet, kindle, un computer funzionante per classe (tutto ciò è stato prima che riuscissi a scippare un Imac funzionante al prof. Jorge) e via informatizzando.
Fioccavano anche le richieste di normali e banalissimi WC al posto dei cosiddetti cessi alla turca per i maschi - perché, strano ma vero, nel XXI secolo nei bagni dei maschi ci sono ancora le turche (cosa che ignoravo, non avendo mai messo piede in uno dei suddetti bagni per molte e varie ragioni facilmente intuibili).

Una volta stilata la lunga lista, spiego che le LIM non sono in ogni classe non perché gli insegnanti non le desiderino, o perché il Consiglio di Istituto sia contrario alle nuove tecnologie, ma perché la scuola non ha i soldi per comprarle.
"La scuola però potrebbe anche fare attenzione a come li spende, i suoi soldi" osserva Catone "Non è per fare i conti in tasca a nessuno, ma la scuola ha comprato dei Mac, che sono molto più cari dei normali computer".
"No, la scuola non ha comprato alcun Mac" assicuro.
"No, prof, la scuola li ha comprati, glielo dico io. Nella Terza A hanno un Macintosh, l'ho visto".
"So che nella scuola ci sono alcuni Mac" confermo con un sorrisetto "Ma la scuola non li ha comprati. Nessun computer di questa scuola è stato comprato, negli ultimi anni".
Mi guardano perplessi.
"Ogni tanto qualche anima gentile ci offre dei computer che altrimenti rottamerebbe, e noi li prendiamo ben volentieri. Ma, vi renderete conto, possiamo prendere solo quel che ci viene offerto. Se ci offrono dei Mac, chiaramente, prendiamo dei Mac. Non avrebbe senso rifiutarli".
Catone si immerge in un silenzio meditabondo.

lunedì 20 giugno 2016

Brevi e banali considerazioni sulla farraginosità della vita nell'Istituto Comprensivo di St. Mary Mead, nel mondo scolastico, nell'Italia tutta, e già che ci siamo anche nell'orbe terracqueo

Tiziano - Sisifo

Qualche giorno fa i referenti di plesso delle varie biblioteche dell'Istituto Comprensivo di St. Mary Mead sono stati convocati da Maestra Tina per esaminare la possibilità di partecipare ad un grandioso concorso indetto dal Ministero per le biblioteche multimediali. In pratica il Ministero darebbe dei fondi, la scuola cercherebbe di raccattare qualche altro soldo dalle sue casse, dal Comune, dal Comitato Genitori e da eventuali altri offerente sul territorio, e con questi soldi dovremmo fare una bella biblioteca multimediale.
"Può partecipare solo un plesso per ogni scuola" ci ha spiegato Maestra Tina.
"Ho letto il bando" ho detto quando è stato il mio turno di parlare"E mi è pure piaciuto. Sono anche convinta che avere una biblioteca multimediale sarebbe una vera ganzata. Però questi vogliono, giustamente, una biblioteca multimediale un tantino collegata in rete, e il nostro collegamento in rete fa veramente pena".
Maestra Tina mi spiega che presto arriveranno i finanziamenti del PON e con quelli dovremmo avere una bella banda larga. Probabilmente.
E' più di un anno che ci spiegano che presto arriveranno i soldi del PON e avremo la banda larga. Sono tre anni che giurano che presto avremo la banda larga; ma tuttora l'unica banda funzionante nel paese di St. Mary Mead è la banda militare.

Nell'Istituto Comprensivo  abbiamo tre plessi dove il collegamento funziona bene: la media di Crifosso, dove sono tanto ganzi ma non hanno biblioteca; la scuola materna di Altrove - ma in una scuola materna la biblioteca multimediale sembra un po' fuor di luogo - e infine la scuola elementare di St. Mary Mead, dove la bibliotecaria mostra una certa allergia all'idea di una biblioteca multimediale perché "i ragazzi passano già fin troppo tempo attaccati ai loro cellulari", senza contare che non ci sono grandi spazi a parte quello della biblioteca ordinaria.
Vabbe', ognuno ha le sue idee; ma, idee a parte, non c'è dubbio che una biblioteca multimediale starebbe meglio in una scuola media.
"Volendo, noi lo spazio lo avremmo" dico "C'è l'Aula Magna, che è bella grande. Anzi, proprio in questi giorni stavo considerando che gli scaffali della biblioteca sono un po' pieni, e non c'è posto là dentro per metterne altri. L'Aula Magna ha un sacco di pareti. La facciamo tinteggiare, ci mettiamo un po' di attrezzature nuove e facciamo un locale simpatico e gradevole, con una bella postazione video e tutto il resto. Resta il problema del collegamento".
Maestra Tina mi suggerisce di parlarne con gli altri insegnanti.
Vado a scuola e ne parlo.
Prima obbiezione, della prof. Therral "Veramente stavamo pensando di farne l'aula video".
"Ma non la facevate nella ex Aula di Spagnolo?".
"Non si può, c'è troppo rimbombo".

Due parole sull'Aula Video: sotto Natale la scuola di St. Mary Mead ha fatto una grandiosa lotteria per raccogliere fondi con cui fornire la scuola - finalmente! - di una postazione video ben funzionante. Con i pingui ricavati di questa grandiosa lotteria sono state comprate... due LIM, con le quali al momento non si riescono a vedere i film perché i computer che ci hanno dato non reggono il programma che le nuove LIM richiedono. Giuro.
Con i residui dei fondi della lotteria si sarebbe poi dovuto comprare un nuovo proiettore, di cui ancora non si è vista traccia. 
Il prof. Jorge dal canto suo sostiene che "l'aula video è pronta". Quando gli feci osservare che nell'aula video ormai pronta mancavano piccoli dettagli quali lo schermo e le tende scure, mi rispose che lo schermo non serviva, perché per proiettare i film si poteva usare al posto dello schermo il muro - che nelle aule di St. Mary Mead è rigorosamente a due colori, e in quella specifica aula piuttosto sbreccato e sporco.
"Anch'io proietto i film sul muro, nel laboratorio di musica" aggiunge il prof. Jorge. 
Lo so. Una volta sono entrata nel laboratorio di musica, mentre proiettavano un film, e ricordo con chiarezza di aver pensato che, piuttosto di far vedere un film in quelle condizioni, avrei preferito far lezione con le tavole di marmo e gli scalpelli, nel più tradizionale e giurassico dei modi.
Non so perché, nel mondo della scuola, nonostante si dica che siamo nel pieno della  cultura dell'immagine, nessuno sembri mai considerare che un FILM è un qualcosa che punta soprattutto sull'immagine e sul suono, e se si vede male e si sente peggio difficilmente i giovanissimi spettatori (che a casa dispongono spesso di televisori interstellari e sono abituati a grandiosi schermi ben dolbyzzati nelle sale) riusciranno a trarre dal film in questione tutto il succo che registi, costumisti, tecnici vari, sceneggiatori musicisti e attori han provato a metterci.

Torniamo all'Aula Magna.
"Non è un ostacolo, se l'Aula Magna ospita una bella e funzionante postazione Video, anzi" ho spiegato "Una biblioteca multimediale è composta anche da film, filmati, documentari eccetera."
"Ma ci vogliono le sedie nuove, e il Comune ha detto che non ha soldi".
(Sulle sedie presenti attualmente in Aula Magna non voglio soffermarmi per questioni di decenza e di pudore, ma non c'è dubbio alcuno che, sì, ci vogliono delle sedie nuove).
"Magari con i soldi del concorso possiamo anche prenderci le sedie".
"Massì, in effetti ci può star tutto, in quella stanza" ha convenuto la prof Therral.
"Ad ogni modo, non appena la commissione giudicatrice del concorso vedrà gli estremi del nostro contratto per il collegamento in rete si metterà a ridere e passeranno direttamente a e esaminare la domanda successiva".

E dunque a tutt'oggi non abbiamo un Aula Video né sappiamo quando la avremo, abbiamo un gruppo di LIM scarsamente funzionali e che richiederebbero un po' di manutenzione, non abbiamo un collegamento in rete degno di questo nome e la nostra biblioteca, ben lungi dall'essere multimediale, ha un computer che non entra in rete e che soffre del grave problema di uno spinotto che non entra bene e che prima o poi non entrerà affatto privandoci così del collegamento elettrico e smettendo con ciò di funzionare. Per giunta nella suddetta biblioteca, che funziona anche molto fortunosamente come aula video, non abbiamo più le tende chiare ma solo quelle scure perché una mattina passò qualcuno del Comune e disse "Ma come, simili schifide tende chiare non possono stare qui, ce ne vogliono di molto migliori!" prese le suddette tende e sparì. Otto mesi fa.

Di chi è la colpa di questa situazione degna sì di un film, ma di un film dell'orrore?
Del MIUR, che ad anni alterni fa partire grandi programmi di ristrutturazione e informatizzazione e modernizzazione per poi tagliare i fondi lasciando tutto a mezzo? ( La storia delle biblioteche multimediali la lanciò Berlinguer, all'alba del terzo millennio. Con un po' di continuità nei finanziamenti adesso avremmo splendide biblioteche multimediali a tutti gli usci).
Del Comune di St. Mary Mead, a cui da anni e anni chiediamo una fornitura di tende nuove ed efficienti e che ogni tanto ce le manda, le tende nuove, e ha una singolare capacità di sceglierle sempre sbagliate? E che ci prende le tende vecchie e un po' lacere dall'aula video ma non le rimpiazza con alcunché? Ma che nel frattempo ha speso un sacco di soldi per installare delle finestre malfunzionanti e delle porte che continuano a perdere le maniglie come prima?
Della Nostra Preside che ha imposto un registro elettronico in una scuola dove il collegamento in rete funzionava poco e male, e non s'è ancora capito che tarantola l'avesse morsa?
Del Comitato Genitori, che ci ha rifilato due LIM e due computer che non vanno d'accordo tra di loro, e comunque noi volevamo un proiettore?
Della prof. Therral che non è saltata alla gola di chi le ha proposto le LIM, forse anche perché ha tre figli piccoli e non desidera passare i più begli anni della sua giovinezza nelle scomodissime prigioni italiane, e comunque di mestiere insegna Lettere e dunque quando si tratta di computer prende per buono quel che chiunque le dice? 
Del prof. Jorge che non si impunta mai perchè qualcosa, qualsiasi cosa, una cosa qualunque, anche pescata a caso nel mucchio delle nostre mille informatiche velleità, sia fatta bene e a modino e si sorprende assai quando i colleghi pretendono che i computer di scuola funzionino come quelli di casa loro, o addirittura meglio?
Di tutti noi insegnanti, che continuiamo a portare pazienza invece di prendere qualcuno, uno qualunque pescato a caso nel mucchio, fosse anche innocente come una colomba, e riempirlo di botte fino a farne polpettine da ragù?
Di una congiunzione astrale particolarmente infelice?
Dell'attuale governo, che deve essere particolarmente ladro considerando quanto piove in questi giorni?
Della natura matrigna e dell'infelicità della condizione umana?

Quanto alla biblioteca multimediale, ecco: se al MIUR ne vogliono vedere una, sarà bene che diano i soldi a qualche altra scuola.

venerdì 17 giugno 2016

L'arduo apprendistato di Alice lo Scarafaggio - Karen Cushman


Il libro che presento questa settimana è ormai introvabile in libreria, ma molte biblioteche  lo conservano - e naturalmente esistono anche i banchetti dei libri usati, per chi come me ama questo tipo di caccia.
L'autrice è statunitense e ha avviato un piccolo filone di romanzi incentrati su ragazzine inglesi medievali dalle storie piuttosto particolari: romanzi di formazione, ma anche analisi dell'animo  femminile non banali, il tutto immerso in una realtà storica ricostruita con cura che contribuisce a dare forma all'intreccio. 
Il primo della serie è stato proprio l'arduo apprendistato, uscito in Italia nel 1997 con un titolo piuttosto lontano dall'originale(che, tradotto letteralemnet, sarebbe stato L'apprendista della levatrice). Nella biblioteca scolastica di St. Mary Mead è arrivato tanto tempo fa, grazie al concorso del Giralibro.
Siamo nel XII secolo e la protagonista all'inizio del libro si chiama Marmocchia - o meglio, la chiamano così gli altri. Non ha nome e, in effetti, non ha proprio nulla: è un orfanella sui dieci anni, malnutrita e vagabonda. Gira di villaggio in villaggio, campa (molto male) di espedienti ed è povera al di là di qualsiasi grado di povertà concepibile. Con l'esperienza ha scoperto che nei tumuli di immondizia fa abbastanza caldo per riuscire a dormire senza morire assiderata d'inverno, e questo le vale il soprannome di Scarafaggio. Quando esce da quei tumuli non è che le facciano gran festa, ma un giorno una levatrice di paese decide di prendersela come sguattera e quello per la piccola Scarafaggio è l'inizio di una vita che comincia ad affacciarsi sul limite della decenza. Quasi subito arriva anche un gatto rosso, randagio quanto lei, che le si affeziona senza un perché. 
Col tempo la giovane Scarafaggio si costruisce un identità, si prende un nome (Alice, appunto) e comincia ad imparare il mestiere di levatrice.
L'apprendistato della ragazza è più complicato di così e comprende varie tappe, fra cui una lunga permanenza in una locanda (dove lei e il gatto impareranno a leggere e a scrivere) e l'aiuto dato a un piccolissimo orfanello; terminerà solo quando Alice, ancora giovanissima ma resa saggia dalla sua varietà di esperienze, imparerà "come provare, rischiare, fallire e tentare di nuovo senza mai arrendersi" e insomma a vivere. Sempre col suo bel gatto vicino, che queste cose le sa probabilmente già da molto tempo, e che si rivela un fedele compagno, molto amante del formaggio, e che alla locanda di cui sopra finirà per dare il nome.
Si tratta insomma di un romanzo di formazione al femminile, che racconta la storia di una ragazza che cerca e trova il suo posto nel mondo seguendo un itinerario piuttosto particolare ma molto femminile (così come sono estremamente femminili i lavori che svolge, ovvero sguattera, aiutante della levatrice e cameriera).
Intorno a lei si sgrana il mondo piccoloborghese dell'Inghilterra rurale del dodicesimo secolo, prospero e tranquillo ma spesso implacabile verso chi è rimasto abbandonato al margine. L'ambientazione storica è ben curata e molto incentrata sulla vita quotidiana dei comuni mortali.

Pubblicato nel 1991, il libro ebbe molto successo e raccolse gran messe di premi e riconoscimenti. Altri ne seguirono, e furono molto apprezzati - ma non tutti ottennero la grazia di una traduzione in italiano, perché allora come ora gli editori di libri per ragazzi in grado di riconoscere un buon libro da un paracarri rosa non sono mai stati molti, e spesso quando trovavano qualche direttore di collana in grado di farlo avevano cura di litigarci dopo pochi anni.
Tornando a Karen Cushman, nel 1994 pubblicò Catherine (in Italia penalizzato da una copertina assai balorda) spassoso diario della figlia quattordicenne di un piccolo feudatario perseguitata da tate che cercano di farne una brava cucitrice e ricamatrice, amante della cultura, delle belle lettere e dell'avventura e  impegnatissima a scansare - anche con espedienti più che sleali -  la miriade di pretendenti che il padre cerca di rifilarle; in effetti,  più che un romanzo di formazione, il racconto di una continua fuga.
Più avanti ci furono La ballata di Lucy Whipple (dove l'ambientazione si sposta nel Nuovo Mondo) e Matilde Bone, ultimo romanzo tradotto in Italia e che spero di riuscire a recuperare.
Nonostante la buona qualità e il fascino molto particolare delle protagoniste - e nonostante abbiano lasciato un buon ricordo nei lettori e soprattutto nelle lettrici di quegli anni - non sono stati più ristampati, al contrario di molta roba che sarebbe stato davvero misericordioso lasciare immerso in un pietoso oblio.
Naturalmente non ce n'è più traccia nemmeno nelle antologie per le medie, ed è un vero peccato. Ma, grazie alle biblioteche, a tutto questo si può rimediare; e visto che sono libri ben scritti, interessanti, agili e con trame originali suggerisco a chi può e ha una fanciulla in fiore nei dintorni di fare un piccolo tentativo: potrebbe essere assai apprezzato.

Con questo post all'insegna del "si stava meglio quando si stava peggio" partecipo al Venerdì del libro di Homemademamma e ringrazio caldamente Linda per avere fornito una copia di Catherine alla biblioteca della scuola media di St. Mary Mead.

martedì 14 giugno 2016

Una strage è una strage (e una strage di gay è deplorevole almeno quanto qualsiasi altra strage)

I francesi hanno sempre uno stile tutto particolare

Due sere fa più di trecento persone in buona salute, pasciute e soddisfatte sono entrate in un locale a nome Pulse, nella città di Orlando in Florida. Cotal locale, fondato nel 2004 in onore del giovane John Poma morto di AIDS dalla di lui sorella e da un amico, era un punto di raccordo e di ritrovo per la comunità LGBT. Quella sera era in corso una festa dedicata alla comunità latina. 
Verso le due del mattino Omar Mateen, americano di origini afghane di 29 anni, è entrato nel locale con fucile e pistola. E ha sparato. Molto.
Il bilancio della strage, al momento, è di 50 morti - incluso l'autore, che però è stato ucciso dalla polizia prontamente accorsa - più qualche decina di feriti, anche gravi; ed è una cifra piuttosto ragguardevole anche in questo periodo, dove le stragi vanno abbastanza di moda, e anche per un paese come gli USA in cui non è poi così raro che qualcuno ben armato vada in un qualche luogo (scuole comprese) e si metta a sparare nel mucchio.

C'è poi una complessa questione, che magari ai familiari e amici dei 50 morti e decine di feriti può sembrare tutto sommato irrilevante ma che ha un suo peso per chi non c'era: si tratta di un attentato terroristico?
L'FBI è stata cauta sulla questione: Mateen simpatizzava con l'Isis ma non ne faceva parte ufficialmente. L'Isis si è dichiarata più che disponibile ad arruolarlo nelle sue fila post mortem, ma non ci sono per ora prove che l'avesse arruolato anche da vivo. 
Seconda gran questione: è stata una strage omofoba?
Beh, su questo non sembrerebbero esserci dubbi: se vai a fare una strage in un locale assai frequentato dalla comunità LGBT, è possibile che tu becchi magari anche qualche eterosessuale che era lì per caso o per compagnia, ma almeno in buona parte le vittime faranno parte delle comunità LGBT. Se ami pazzamente i gay, o dei gay te ne freghi, non vai a sparare in un posto del genere, in teoria. Ci vai se hai una marcata antipatia per loro - quel tipo di marcata antipatia che va sotto il nome di omofobia; certo, se fai una strage spari nel mucchio, ma quando entri in un locale per fare una strage, di fatto hai scelto una determinata tipologia di utenti come destinatari della tua strage - esattamente come quando entri in una redazione di giornale, o in una sala da concerto.
Inoltre, come ha osservato Obama nel suo bel discorso, gli LGBT, al contrario delle altre minoranze, non crescono in famiglie che ne fanno parte a loro volta, e quindi per la presa di coscienza e il rafforzamento della loro identità i punti di ritrovo come bar e locali sono molto importanti, sul piano culturale oltre che sociale - in sintesi, non ci vai solo per ballare e rimorchiare. Scegliere di colpire proprio in uno di questi locali, e in particolare un locale così chiaramente configurato come il Pulse, che proprio come punto di incontro culturale era nato, vuol dire sparare all'idea stessa di comunità LGBT.

Negli USA, in attesa di chiarirsi bene le idee, gran copia di autorità (a partire dal presidente Obama) e personalità del mondo della politica, della cultura e dello spettacolo hanno esternato grande solidarietà verso le comunità LGBT, e anche su Facebook sono comparsi quasi in tempo reale banner e sfondi assai arcobalenati, messi a disposizione dal social network (che è statunitense). Diversi stati europei ed extraeuropei hanno fatto altrettanto, illuminando anche monumenti assai simbolici con i tipici colori dell'arcobaleno LGBT. La Tour Eiffel,  per esempio.
In Italia ce la siamo presa abbastanza comoda: alcuni singoli politici e rappresentanti vari hanno portato in tempi assai celeri il loro contributo di cordoglio e solidarietà ai movimenti LGBT, e molti giovinetti socialnetworkari hanno messo sullo sfondo della foto la bandierina arcobaleno e dichiarato solidarietà, ma nel complesso l'impressione è che i più l'abbiano considerato un evento di scarso rilievo, e qualcosa che comunque riguardava solo i gay, che se poi insistono a radunarsi tutti insieme invece di starsene a casa a ricamare al tombolo, via, un po' se la vanno a cercare. Appelli per candele fuori di finestra e fiaccolate o preghiere collettive, come se ne sono viste a decine per le stragi a scuola, nei parchi eccetera: non pervenuti. In compenso ci siamo potuti riascoltare le solite tirate sui terroristi islamici che per colpa dei buonisti arrivano sul barcone a Lampedusa, e qua e là non è mancata qualche considerazione sulla collera divina scagliata sui pervertiti.
D'accordo, accendere una candela a questo punto non cambia un accidente, cinquanta morti (in possibile aumento) c'erano e nessuna candela ne riporterà indietro nemmeno uno. E anche le commosse attestazioni di solidarietà sui morti innocenti lasciano il tempo che trovano, per chi non c'è più.
Tuttavia partecipazione emotiva e solidarietà fanno molto bene ai vivi. No, non solo ai parenti e amici che piangono i loro cari, e che magari nemmeno verranno mai a sapere delle nostre candeline e delle preghiere recitate a sera, visto quanto sono lontani geograficamente - ma proprio a noi, che non c'eravamo (almeno per questa volta, la volta prossima chissà) ma che partecipiamo talvolta anche noi a feste, raduni, spettacoli, riunioni. Questo tipo di rituali dall'apparenza inutile quanto ingenua ci ricordano comunque che tutti siamo parte di un umanità talvolta minacciata e falciata dall'umana follia.
Terrorismo islamico o meno, trecento e passa persone in buona salute sono andate a una festa, e decine di loro adesso sono morti o feriti per colpa di un altra persona. Era gente come noi, che mangiava tre pasti al giorno, dormiva dalle sei alle otto ore per notte, usava il telefono, chattava con gli amici, andava al cinema e a teatro. Avremmo potuto essere noi
Anzi, in questi casi usa ed è buona educazione dire che erano noi. 
Ma stavolta sembra che non fossero noi, proprio per niente.
Anche se a Torino qualcuno si è mosso.

domenica 12 giugno 2016

Piovino, pioverello, sole e pioggia (ultimo giorno di scuola)

Raining cats and dogs

Ci sono anni benedetti in cui l'estate tarda ad arrivare e le scuole a Maggio non si trasformano in forni crematori. In queste felici annate l'ultimo giorno di scuola riesce a mantenere una certa parvenza di dignità persino quando la suprema idiozia della Dirigenza si incaponisce, senza un perché al mondo, per fare cinque ore di scuola cinque pur avendo già chiuso gli scrutini da qualche giorno.

Non per questo a St. Mary Mead sono tutte rose e fiori: il giorno prima la nuova e lussuosa stampante della Sala Insegnanti si era piantata da un momento all'altro, con la scusa che aveva finito l'inchiostro della cartuccia. Così non avevo potuto stampare le mie tre liste tre di consigli di lettura per le mie tre classi. Tuttavia si raccontava che in tarda mattinata la cartuccia avesse dato ancora qualche pallido segno di vita e così, forte del mio consueto ottimismo assai prossimo all'idiozia mi sono presentata a scuola con un po' di anticipo, pronta però anche ad un arrembaggio nell'Aula di Informatica.
Invece la cartuccia della Sala Insegnanti viveva ancora, e le stampe sono venute perfino decenti. Inoltre la fotocopiatrice - in questi giorni assai lunatica - ha sfornato le fotocopie senza troppe storie.
Al mio arrivo a scuola il cielo era nero inchiostro, ma quando sono arrivata all'aula dove avrei fatto la mia ultima ora di Approfondimento per quest'anno le nuvole davano qualche segno di volersi aprire.
Faccio l'appello, sistemo le giustificazioni (il giorno prima l'intera St. Mary Mead, a causa di un improvvido colpo di fulmine, era rimasta senza collegamento in rete), poi l'inevitabile richiesta "Prof, ci porta fuori?".
Consulto il cielo. "Direi che oggi ogni lasciata è persa" dichiaro "Tentiamo, finché si può".
Fuori ci accoglie un pallido raggio di sole anemico. I ragazzi si mettono a giocare a palla, io mi siedo sulla panca umida - cosa che probabilmente non fa molto bene al Raffreddore di Prima Classe che mi sta divorando da Domenica, ma siccome continuo ad avere la febbre l'idea di stare in piedi per tre quarti d'ora è davvero improponibile.
Comunque i ragazzi giocano serenamente nel cortile ancora deserto, e qualche minuto prima dello scadere dell'ora li riporto in classe - sottraendoli così alle prime gocce di pioggia e ad alcuni minacciosi tuoni che promettono sfracelli.

Quando entro nella Seconda Zuzzurlona piove a catinelle (ma sarà solo uno scroscio passeggero). Si fanno due chiacchiere, consegno la mia prima lista, scopro di aver messo due volte la Freccia Nera e nemmeno una volta il mio amato Mulino dei dodici corvi (cose che succedono quando ti impunti per lavorare anche se hai la febbre); poi rendo anche due pacchi di compiti che avevo conservato per l'occasione. Discorsetto di conclusione, esortazione a leggere romanzi storici durante l'estate e anche in seguito, ché sono tanto carini e aiutano tanto a ricordarsi certa gente strana che saltella per il manuale, poi arriva l'intervallo.

E' poi il turno della Prima Amichevole, ovvero quella classe dove ho fatto italiano per tutto l'anno, insistendo tanto su pronomi e verbi, per poi scoprire che parecchi non riconoscevano un infinito presente (giuro). Nuova lista di consigli di lettura e ultimo giro in biblioteca per prendere qualcosa, chi voleva (volevano quasi tutti). Nel frattempo il cielo si è schiarito, il sole quasi splende ma intanto l'ora è finita e così torno in biblioteca dove comincio a fare un po' di ordine nell'immane casino che si è accumulato negli ultimi dieci giorni.

Ultima ora nella Seconda Effervescente, con l'ultima lista dei consigli e un piccolo discorsetto introduttivo al programma dell'anno prossimo, dove tutti noi cercheremo di colpevolizzarli per i mali presenti del pianeta e le stragi delle due guerre mondiali, di cui i poveretti sono innocenti come agnellini pur mo' nati; poi è tempo di tornare fuori. 
"Prof, possiamo fare i gavettoni?"
"No, voi non potete fare i gavettoni. Ma se li farete non è detto che cercherò di impedirvelo".
Nel frattempo il cielo si è di nuovo rannuvolato.
Fuori ci aspetta mezza scuola, con gran copia di bottiglie ma sembra che quest'anno qualcuno sia riuscito a bloccare le cannelle per cui, dopo un gran rutilare di schizzi che dura per qualche minuto, la cosa si ferma. Faccio un giro del cortile per vedere come butta e sequestro ad Attila un paio di grosse bottiglie di Coca Cola con cui si stava avvicinando in modo sospetto a un gruppo di compagne "Questa non va bene perché macchia".
"Ma prof, io volevo bere!".
"Non c'è problema, tengo le bottiglie e chi vuole bere lo fa in mia presenza".
Così  mi ritrovo nell'inconsueto ruolo di vivandiera a passare la bottiglia a chi viene a bere. Una volta finita la prima grossa bottiglia mi ritrovo anche nel non inconsueto per me ruolo dell'idiota, perché quando apro la seconda riesco a farmi una doccia niente male. Preoccupata che la Coca Cola mi stinga il vestito raccatto una bottiglia di acqua rimasta ancora mezza piena e me la rovescio sul vestito per sciacquare via la Coca Cola (e anche quello probabilmente non fa bene al mio micidiale raffreddore). Nel frattempo il cielo si rannuvola e tuona, ma non cade una goccia d'acqua. E' senz'altro l'ultimo giorno di scuola più asciutto che abbia mai passato a St. Mary Mead (anche se, certo, se poi uno si rovescia l'acqua addosso...).
Suona l'ultima campana e le classi franano verso l'uscita. Butto nel cestino le bottiglie di Coca Cola ormai vuote e salgo in Sala Insegnanti. Febbre e raffreddore a parte, non è andata male.
Torno a Lungacque dove, dopo una rapida sortita alla biblioteca comunale, mi procuro il necessario per una minestra di verdura molto leggera. 
Perché, onestamente, cosa c'è di meglio il 10 Giugno che farsi una minestra di verdura molto leggera da mangiare prima di infilarsi a letto con qualche buon libro da alternare a piacevoli sonnellini pomeridiani mentre sale la febbre e fuori continua a tuonare anche se di fatto piove ben poco?