Il mio blog preferito

venerdì 6 marzo 2015

La profezia di Celestino - James Redfield (cronaca di uno sconsiglio dei tempi andati)

Il libro che qui sconsiglio è uscito più di vent'anni fa. A suo tempo se ne fece un bel parlare e tuttora volendo lo si trova nelle librerie (ma naturalmente vi sconsiglio di cercarlo). Tuttavia è legato a un ricordo per me molto divertente, che desidero condividere con gli amici del Venerdì del libro, ovvero quello del mio unico, e involontario, sconsiglio.
Di solito, se un libro non mi piace mi chiudo in un delicato silenzio o spiego pudicamente che "non è nelle mie corde": sono infatti assai consapevole che quel che a me appare un autentica palla ad altri può apparire ricco di infiniti pregi che io non riesco a vedere - dopotutto, tra i libri che proprio non mi sono piaciuti ci sono il Canzoniere di Petrarca, Il giovane Holden e Il piccolo principe, che di solito non vengono ritenuti la feccia della letteratura. Non tutti abbiamo le stesse corde e la stessa sensibilità, quindi davanti all'entusiasmo altrui per un presunto capolavoro che a me fa solo venire un gran sonno o un gran nervoso taccio e mi defilo.

Andiamo un po' più a fondo nei dettagli: La profezia di Celestino è una roba new age, scritta maluccio (ma non pretende di essere un capolavoro della letteratura) in cui si racconta di un antico manoscritto che illustra varie chiavi per l'evoluzione spirituale dell'umanità, che potrà così raggiungere un adeguato grado di illuminazione aprendosi al mondo e alla Conoscenza. 
Detto così, avrebbe avuto parecchie carte in regola ai miei occhi (seppure dell'antico e falso manoscritto peruviano casualmente rinvenuto, volendo, mi sarei adattata di buon grado a fare a meno): i libri sulla spiritualità mi interessano e li leggo volentieri, le storie di persone che raggiungono l'Illuminazione anche, e più di una volta hanno influito sulla prospettiva da cui guardo il mondo e la vita. Di solito attingo a fonti abbastanza antiche e blasonate, ma dopotutto ho letto volentieri anche roba piuttosto moderna del settore, anche americana.
Forse proprio perché qualcosa in merito l'ho già letto, è possibile che la grandiosa scoperta che le piante possano avere sensibilità e financo un aura energetica non mi abbia stravolta per la gran sorpresa - voglio dire, il livello non è proprio elevatissimo. Per chi vuole saperne qualcosa di più sul libro comunque basta andare qui

E veniamo alla mia storia.
Tanti e tanti anni fa, ad una cena in pizzeria, una cara amica ci raccontò che aveva visto quel libro in libreria e l'aveva comprato, convinta che fosse un libro dedicato a Celestino V, un papa che si dimise da papa in tempi assai medievali e che alcuni ritengono essere quello cui Dante dedicò il celebre verso "che fece per viltade il gran rifiuto". Tale interpretazione è contestata da molti (secondo me del tutto a ragione) ma insomma il personaggio è interessante e infatti ha interessato molte persone, e non solo medievisti (Silone per esempio ci scrisse su un dramma teatrale, L'avventura di un povero cristiano).
"Racconta, racconta" chiedemmo tutte, assai disposte a interessarci alle vicende di Celestino V.
"Macché, Celestino V non c'entrava neanche di striscio" ci disilluse l'amica, e passò a descriverci con parole di fuoco il libro, che le aveva fatto assai schifo dalla prima all'ultima pagina; tra l'altro lei non aveva mai nutrito alcun interesse per le storie basate sull'elevazione spirituale dei protagonisti. Un altra di noi che lo aveva letto (fermandosi però alle verdurine che si illuminavano mostrando la loro aura) appoggiò in pieno il suo parere e anzi lo integrò con nuove e orripilate descrizioni.
Dopo aver riso fin quasi a soffocare finii per prendere in prestito il libro, desiderosa di cimentarmi anch'io con tanto orrore. Mi venne prestato assai di buon grado, con la raccomandazione che, caso mai mi fosse piaciuto, me lo tenessi pure senza farmi scrupoli del tutto superflui. Promisi.
E lessi il libro.

Qualche giorno dopo telefonai alla gentile prestatrice.
"Ho letto il Celestino" le dissi "Non è poi così male, secondo me avete esagerato. Se sei in casa con un forte raffreddore, per esempio, è una lettura che può andare perché non ti impegna tanto e così ci passi un pomeriggio in cui tanto non avresti potuto fare niente di utile. Certo, è un libro da prendere solo in prestito o in biblioteca perché se lo compri poi ti dispiace avere sprecato così i tuoi soldi, e se te lo regalano ti dispiace lo stesso, perché sai che qualcuno ci ha speso dei soldi pensando di farti un piacere, e invece tu avresti preferito che si fosse comprato un bel CD o fosse andato in birreria con un amico per bere alla tua salute, o anche solo alla sua".
Davanti a quelle che a me sembravano parole concilianti, non disgiunte da un vago apprezzamento, e comunque ben lontane dalla sua drastica stroncatura, l'amica si mise a ridere pazzamente.
Mi disse che nella sua mente era balenata l'immagine di quelle fascette elogiative che allegano spesso ai libri:
"Un libro che non va regalato, ma solo prestato!" 
"Ideale per quando avete un forte raffreddore e non siete buoni a fare nulla!" 
"Non regalatelo, piuttosto andate a bere una birra con un amico!" 
"Raccomandato dai produttori di birra!" eccetera eccetera. 

Fu così che il mio sconsiglio si guadagnò fama e onori, e anzi passò alla storia (all'interno della mia piccola cerchia).

Con questo post strettamente autobiografico partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma, con l'augurio che le vostre letture di questo fine settimana non vi facciano desiderare di avere un forte raffreddore per apprezzarle meglio.

mercoledì 4 marzo 2015

I nodi del tempo (con orgoglio, e dopo molti pregiudizi)

Lo scorso Aprile ero intenta a cercare un libro di storia nuovo per la futura Prima Effervescente. 
Stante quel che girava per la scuola non avevo grandi pretese, mi bastava qualcosa che non mi ostacolasse troppo nei miei generosi tentativi di insegnare un po' di storia di base alle giovani leve - ad esempio un libro che non ignorasse troppo il banale impianto cronologico sul quale, a dispetto di talune moderne teorie didattiche, mi ostino ad impostare la mia programmazione; e che permettesse ai poveri alunni di turno di capire che, per esempio, nel XIV secolo i comandanti delle truppe nella Guerra dei Cento Anni non potevano spedire ordini col cellulare. Cose così.
Alcuni dei libri lasciati dai rappresentanti erano al di là del bene e del male, altri si avvicinavano abbastanza al confine della decenza, un paio sembravano piuttosto decorosi, quasi invitanti.
Poi presi in mano I nodi del tempo della Lattes.
"Bleah!" mi dissi "La Lattes. E quando mai la Lattes ha fatto un libro decente?".
Lo presi in mano. Pesava troppo. Portare dalla saletta-ripostiglio alla Sala Insegnanti il pacco di tre libri, fascicoli allegati più libro per l'insegnante fu una vera faticata anche se la strada era corta.
"Questo gli spezzerà lo zaino" deprecai "Ma andassero a Fanculo, invece di fare i libri con le pagine in pietra. E chissà quanto costa poi!".
Guardai la copertina "E che titolo a cazzo, I Nodi del Tempo" mugugnai. La copertina raffigurava appunto dei nodi, accanto alla consueta immaginetta più o meno legata al periodo storico illustrato nel volume.
"Oh, suprema raffinatezza di una metafora tanto ardita quanto originale sul tempo e i suoi nodi!" ringhiai "Ma perché gli autori non ci si sono impiccati, alla corda del tempo, invece di scegliere 'sto cazzo di titolo?".
Guardai l'indice. Un infinità di colonne indicava se c'erano allegati sussidi nel CD, e di che tipo. 
"E ci vuole una laurea in ingegneria applicata per capire come funziona. Ma un indice normale, gli faceva proprio schifo?" sibilai.
La tavolata di parole-chiave di ogni capitolo tradotte in varie lingue mi sembrò un tipico specchietto per allodole: se l'alunno straniero di turno sapeva un po' di italiano era comunque in grado di tradursele da solo, ma se l'italiano era ancora una dark zone per lui, difficilmente lo avremmo messo a studiare storia, stante che il libro glin sarebbe comunque risultato incomprensibile.
Imbottita di pregiudizi e prevenzioni come mai nessun piumino danese fu imbottito di purissima piuma  del sottocollo di oca, iniziai a sfogliarlo distrattamente, pronta a scartarlo senza appello al primo pretesto.

Rimasi piacevolmente sorpresa. Sempre più piacevolmente sorpresa. Nel giro di una mezz'ora cominciai a guaiolare di piacere e solo la totale assenza di insegnanti in Sala mi impedì di arpionare il primo che incautamente fosse passato di lì, fosse pur di Fisica o Arte, per investirlo con torrenziali esclamazioni di lode e apprezzamento per sì meraviglioso manuale.
Era scritto in italiano: un italiano corretto e semplice, ma non privo di termini adeguati. Apposite rubrichine a lato spiegavano le parole ostiche in modo chiaro, comprensibile ma tecnicamente valido. C'era anche uno spazio dedicato alla parola-chiave del capitolo (ad esempio incastellamento)
Le illustrazioni erano scelte con criterio e rigorosamente attinenti al periodo esaminato. I disegni erano ben fatti, chiari e accurati.
Si leggeva bene, nel senso che veniva voglia di leggerlo, e di proseguire nella lettura. Mi spiego: quando l'insegnante di turno continua a sfogliare un manuale di qua e di là senza mai la tentazione di mettersi a leggere qualcosa, è un pessimo segnale. Se poi l'insegnante di turno sono io, che ho la tendenza a leggere qualsiasi cosa mi passi sotto gli occhi, fossero pure le istruzioni per usare lo shampoo, il segnale è deleterio. Se non viene voglia di leggerlo a noi, che speranza c'è che un alunno, sia pure ben disposto, se lo legga con interesse?
C'erano delle bellissime carte geografiche, chiare e pertinenti.
C'era, in basso alla prima pagina del capitolo, una cronologia con le date e gli argomenti più importanti del capitolo.
Una cronologia. Una vera cronologia. Un insieme di date ordinate in ordine cronologico.
Oh, mirabile prodigio! O senno incomparabile dei curatori!
Le pagine erano chiare. C'erano le rubrichine, un po' di sintesi qua e là, parole-chiave evidenziate, ma il tutto non confondeva il lettore.
Con gli occhi velati di lacrime di commozione andai a cercarmi i miei soliti argomenti-da-carotaggio, qua e là nei tre volumi.
Il testo era accurato ma comprensibile. Non c'erano troppe date, non c'erano troppi nomi, ma c'erano quelli giusti. Soprattutto, non c'erano quelle abominevoli semplificazioni del menga per cui i manuali delle medie  vanno matti. Quando c'era un nuovo argomento si descriveva chiaramente la situazione precedente e si ricordavano, se necessario, certi argomenti precedenti.
C'erano delle belle tavole illustrate a doppia pagina per mostrare scene, abbigliamento e interni del periodo, con un sacco di didascalie chiare.
E, incredibile ma vero, la parte storica era fatta bene. Non c'era santa Scolastica, non c'erano le brioche di Maria Antonietta, non c'era Lucrezia Borgia che finiva impiccata.
C'erano degli esercizi ben fatti. Un po' meno di quelli che avrei voluto, ma almeno c'erano. 
Uno degli esercizi fissi era un rispettabile close che riassumeva il capitolo, l'altro una mappa mentale da completare (una mappa sensata, tra l'altro, senza troppe frecce, solo quelle che ci dovevano essere).
C'era, nel complesso, un sacco di roba. Ma dava l'impressione di poter essere semplificato facilmente, all'occorrenza. 
Alla fine rifeci il pacco dei libri, li legai con l'elastico e ci aggiunsi un foglio con su scritto "Lo voglio! DEVE essere mio!".
Questo perché una delle colleghe di terza aveva accennato la possibilità di adottare uno stesso libro per tutte le future prime: adottassero quel che volevano, io volevo I nodi del tempo. A costo di fare una piazzata in collegio. Avrebbero dovuto passare sul mio cadavere, per impedirmelo.

In realtà non ci fu nemmeno l'ombra di una discussione, e ognuna adottò quel che più riteneva opportuno - a tutt'oggi senza pentirsene, per quel che mi risulta.
Al momento di compilare la scheda per l'adozione fui piacevolmente sorpresa nello scoprire che, tra tanti pregi, per quantop pesante I nodi del tempo costava poco, e che aveva sì come tutti le pagine di raccordo con storia antica, ma in un fascicoletto a parte che poteva non essere acquistato. Sei euro in meno.
A me la storia antica non dispiace, e appunto per questo evito con cura di farla alle medie, se appena posso: perché nelle pagine di raccordo dei manuali delle medie di solito è fatta veramente male, perché al contrario alle elementari la fanno piuttosto bene, perché non mi piace affatto insistere con la storia della democrazia greca su cui ho opinioni piuttosto personali e perché il medioevo rappresenta effettivamente uno stacco: parto da Costantino con un paio di lezioni-chiacchierata e alla terza lezione già l'impero cade.

Durante l'estate, una mattina, fui presa dallo strano istinto di prepararmi un po' per l'avvio dell'anno scolastico, e mi tuffai nell'Alto Medioevo - che, per quanto ben fatto sul libro (ma di solito è fatto da cani, ai miei occhi da medievista) va sempre un po' rivisto perché tutti quelli che non sono di stretta formazione medievistica hanno un sacco di idee stranissime sull'alto medioevo*.
Scoprii però con gran piacere che non andava rivisto quasi nulla.

Al momento adopero quel libro da circa sei mesi. A parte un paio di passaggi sui Franchi, che ho trovato un po' ingarbugliati e che ho semplificato con uno schemino mio personale, mi sono trovata davvero benissimo. La cosa notevole è che sembrano essersi trovati benissimo anche i ragazzi**.

*sì, quando si parla di Medioevo sono un vero impiastro. Perfino io me ne rendo conto. Non per questo desisto dal fare l'impiastro, perché IO SO (al contrario di molti dei compilatori di manuali di storia delle medie).
** che sono però una classe piuttosto particolare, e molto affamata.

domenica 1 marzo 2015

Cita-un-libro - #ioleggoperché - 3

La giudice stamani si è alzata tardi, dopo un lungo e piacevole dormiveglia, e ha fatto colazione a letto. Intorno a lei il mondo girava pigramente, avvolto in un piacevole torpore domenicale.
Niente radio, stamani, per la giudice. Niente notizie sconvolgenti, niente pensieri particolari, solo molta tranquillità.
Una capatina in rete, giusto per fare la Caccia al Tesoro. E un rapido e distratto giro per i blog.

A quel punto la giudice ha scoperto
1) che aveva vinto la seconda sessione di Cita-un-libro della settimana precedente
2) che se non si dava una mossa nessuno avrebbe potuto partecipare alla terza sessione
3) e soprattutto che era in ritardo!

Dispiaciuta di questo (ma non molto pentita della sua pigrizia) la giudice si scusa profondamente con tutti i partecipanti e passa a fare il suo dovere.

Prima di tutto: Buona giornata a chiunque passi da queste parti e anche a chi non ci passa. Possa la vostra Domenica essere piacevole e riposante, oppure attiva e ricolma di frutti, a seconda di come meglio vi aggrada.

Con un delizioso post LGO (che ringrazio molto) mi ha comunicato che ho vinto la seconda sessione e ha collegato la mia citazione della Domenica scorsa alla sua di questa Domenica. Collegamento tutt'altro che peregrino perché a metà del romanzo Susan, la bambina con le calzette bianche e i grembiulini ricamati, rifletterà come con gli anni sia diventata molto simile a sua madre, molto casalinga e molto domestica, lei che da ragazza stava sempre fuori, immersa nella natura e sapeva guardare alla radice delle cose.
Si cambia o ci si evolve? L'una cosa non esclude l'altra, e Nostra Madre è sempre una presenza molto forte, per tutte noi: da ammirare, da superare, da imitare, da imitare nostro malgrado, da cercare disperatamente di sbattere fuori dalla tua vita per vivere infine la nostra... In fondo ogni donna è sua madre (e sono sicura che anche questa è una citazione, ma non mi ricordo da chi).

Dunque la prossima sessione la guido io, e se non altro ciò mi impedirà di pasticciare anche stavolta con i link.
Ed ecco il regolamento per l'attuale sessione:

1. La domenica, tra le 0.00 e le 23.59 si va sul wall di #ioleggoperché, si sceglie un post-it di citazione e si pubblica sul proprio blog, inserendo nel post il link al portale di #ioleggoperché;
2. Si segnala la pubblicazione sul post domenicale del giudice (ovvero questo che state leggendo)
3. Durante la settimana si partecipa, se si vuole, alla discussione che (auspicabilmente) da quelle citazioni sarà indotta
4. Il Sabato sera o la Domenica successiva, a scelta il giudice, insieme alla nuova citazione,  pubblicherà la classifica delle prime tre citazioni, motivandola
5. Il giudice poi passerà dal blog della citazione vincitrice a lasciare il testimone; e la mattina dopo il gioco ricomincerà

Ed ecco la mia citazione per la terza sessione:


In chiusa al romanzo Erica Jong mise un guppo di poesie. Io con la poesia non ci ho mai avuto molto a che fare, ma quelle di Erica Jong le seguo bene. In La bocca, il seme, l'anima, da cui ho preso le due strofe che cito, l'autrice immagina un intervista televisiva dove le chiedono appunto di descrivere la sua anima. Siccome quella poesia mi piacque particolarmente ci postillai qualcosa (inclusi un paio di riferimenti alla letteratura classica, temo. D'altra parte frequentavo il liceo classico e avevo una particolare affezione verso presocratici, autori misterici, lamelle orfiche e via dicendo). In effetti annotai diverse di quelle poesie.
Era l'estate dei miei diciassette anni e leggevo il libro sulla spiaggia, in mezzo a una strana compagnia di fiorentini-bene e pratesi-bene cui mi ero unita a rimorchio di un paio di amiche e in cui avevo più o meno lo stesso ruolo di un pacco postale da spedire in giornata: stavo lì, non disturbavo più di tanto ma fra tutti non mi convincevano molto, né io convincevo granché loro. D'altra parte avevo diciassette anni e all'epoca una compagnia era indispensabile almeno quanto un costume, per stare in spiaggia.

Una delle ragazze mi chiese di vedere il libro, lesse le poesie e ci appuntò un commento sprezzante sulla pornografia e la perversione. Non dissi niente perché mi sembrava inutile stare a discutere con qualcuno che in una poesia così delicata e piena di speranza vedeva solo della pornografia (e comunque io non avevo e non ho mai avuto nulla nemmeno contro la pornografia, né andavo in giro a scrivere a penna commenti non richiesti sui libri altrui).
Ho sempre visto l'amore come una porta che ti spalanca davanti mondi nuovi - un portale fantasy, di quelli che si usano per passare da un universo all'altro. C'è sempre dentro una bella dose di magia.

In seguito il libro sparì, incautamente prestato una volta di troppo. Quando lo ricomprai, molti anni dopo, andai a cercare quella poesia - e scoprii che dopo dieci anni la ricordavo ancora a memoria.

Chi partecipa si ricordi di mandarmi nei commenti il link al suo blog!

venerdì 27 febbraio 2015

Il nostro amico inconscio

Nella Prima Effervescente la lezione di storia è appena cominciata; gli scolari stanno cecando la pagina del libro, quando Biondello alza la mano:
"Prof, volevo dirle: mio fratello ha fatto la tesina per l'esame di stato sull'inconscio...."
Annuisco cortesemente, domandandomi in cuor mio che cazzo c'entrano sia suo fratello che l'inconscio con gli ungari e la battaglia di Leichfeld (argomento su cui è prevista un interrogazione).
Biondello continua:
"E c'era uno di quelli che studiano queste cose che dicevano quel che diceva lei ieri sugli iceberg".
Eh?
"Cioè che l'inconscio funziona come gli iceberg, i sette ottavi stanno sotto".
(Sulla percentuale degli iceberg che rimane sott'acqua si era invero aperta una ampia discussione il giorno prima: giurerei che ho sempre sentito dire che erano i nove decimi, ma in classe sostenevano sia la teoria dei sette ottavi che quella degli otto noni. In ogni caso il collegamento Internet una volta tanto funzionava, così alcuni bellissimi iceberg avevano dato un bel tocco azzurrino alla lezione)
"Ecco, le volevo chiedere... che cos'è l'inconscio?".
"Accidenti a te, perché non l'hai chiesto a tuo fratello, che a questo punto qualcosa sull'argomento deve pur saperla?" penso in cuor mio. Ma mi guardo bene dal dirlo.

Tra i tanti incerti del nostro mestiere c'è anche sentirsi chiedere di primo mattino cos'è l'inconscio, mentre i tuoi pensieri sono protesi verso Rollone duca di Normandia e Guglielmo il Conquistatore (o il Bastardo, a seconda dei punti di vista). Specialmente i primini adorano sorprenderti con questo tipo di vaste domande.
La classe segue con deplorevole attenzione i miei pasticciati tentativi di spiegare cos'è l'inconscio. Apprezzano. Le cose che non ricordiamo, le cose di cui non siamo consapevoli, i sentimenti che neghiamo di provare...
I sogni. Arrivata ai sogni comincio seriamente a temere che la lezione ormai sia andata: tutti si sporgono per fare domande, raccontare sogni, ricordare sogni, l'interpretazione dei sogni con i numeri del Lotto...

Poi avviene il miracolo. Con un abile colpo di coda qualcuno ritorna a storia - che era la materia di quel giorno.
"E quel sogno di quell'imperatore che aveva sognato la croce..."
Il sogno di Costantino. Citato quasi di striscio quattro mesi fa.
Se lo ricordano. 
Sono commossa.
"Non sappiamo se il sogno di Costantino veniva dal suo inconscio. Nell'antichità i sogni erano ritenuti magici, li inviavano gli dei. Dio, in questo caso. Ma in fondo non sappiamo nemmeno se davvero Costantino ha fatto questo sogno, o se gli tornava più comodo dire così...".
La lezione sta tornando lentamente nei suoi binari. Una piccola deviazione sui sogni profetici, poi gli imperatori come messaggeri della volontà di dio, e da lì tornare ai vichinghi è quasi semplice. Riesco perfino a fare non una ma ben due interrogazioni.

Ho visto molte lezioni deviare improvvisamente e immergersi in argomenti completamente diversi da quelli scelti dal docente, soprattutto nelle prime. E soprattutto nelle prime non sempre il docente ha il coraggio di riportare l'avventurosa scolaresca assetata di conoscenza e ricolma di domande come una torta è ricolma di crema sul banale sentiero del programma. Almeno, per me è difficile, e già mi considero un mostro di bravura se riesco a impedire che la discussione si trasformi in un immane bolgia dove tutti parlano uno sopra l'altro.
E' la prima volta però che vedo una classe che spontaneamente rientra nei binari, per di più nei binari della materia giusta - perché eravamo, anzi erano partiti dagli iceberg, che sono argomento di geografia, ma adesso siamo a storia, a parlare di Rollone duca di Normandia.

La Prima Effervescente è, invero, una classe molto particolare.

domenica 22 febbraio 2015

Cita-un-libro - #ioleggoperché - 2

Entro al secondo round, dopo aver bucato il primo (non sia mai che mi precipiti a testa bassa in qualcosa di nuovo):



Quando ripenso alle Onde, da sempre, la prima immagine che mi viene in mente è quella di Susan, la bambina con i grembiulini ricamati e le calzette bianche, che ama e odia - e alle spalle gli adulti che amano infiocchettare le bambine il più possibile, forse proprio per rimuovere il fatto che quelle piccole, tenere, leziose creature AMANO e ODIANO, tutto in maiuscolo.

Con questa citazione partecipo al secondo turno di Cita-un-libro, iniziativa nell'ambito di Ioleggoperché promossa da Slumberland e che questa settimana alloggia sul lontano pianeta di Oglaroon dove abita LGO.

venerdì 20 febbraio 2015

Vi presento Miss D(ice) - Darinka


Il libro che presento questa settimana, scelto in onore della Festa del Gatto appena passata, è un fumetto a tavole autoconclusive ed è uscito nel 2011 per Tempesta editore. Un altro, ambientato nello stesso universo, dovrebbe uscire tra un paio di mesi. Nel frattempo Darinka pubblica ogni tanto qualche tavola su Facebook - ed è proprio lì che l'ho conosciuta, grazie a una condivisione:

Per chiunque abbia un gatto, la storia è ben nota - e chiunque abbia un gatto può apprezzare l'abilità del tratto e l'accuratezza dei particolari: un gatto non ti chiede mai di uscire, aspetta con aria tragica e silenzioso rimprovero oppure graffia la porta gridando "Liberté!" come nemmeno la Maschera di Ferro al sesto anno di reclusione; e dopo che sei prontamente accorsa/o per aprirgli le porte della libertà, ti guarda incerto, esita, annusa l'aria schifato, mette avanti la zampina, la tira indietro, la mette di nuovo avanti, sospira, ti guarda male e infine rientra in casa. La reazione di Miss D non è spazientita, solo rassegnata e un po' incuriosita, e tutta la tavola è improntata al più schietto realismo (incluso il pensiero del gatto).

Miss D. è un umana intorno ai 30 anni che vive con Monsieur LeChat, un gatto nero di origini franscesi un po' barricadero e dotato di uno humor assai felino. Il suo look risulta subito vagamente familiare, e infatti è ispirato a un famosissimo gatto nero:
(si ringrazia per la segnalazione)
 Entrambi hanno il loro giro di amici e conoscenti con cui commentare l'attualità - e siccome gli anni in cui le tavole furono disegnate sono il 2009-2011, attualità demenziale da commentare ce n'era davvero in abbondanza tra gli umani, e tuttora non ne siamo certo privi.
Ecco qui uno scambio di commenti dedicato alle sentinelle in piedi:
Miss D ha molti anni meno di me, ma le sue osservazioni disincantate mi ricordano molto le chiacchierate che faccio con le amiche - e monsieur LeChat è, oggettivamente, un gran personaggio.
Con questo post partecipo  al Venerdì del Libro di Homemademamma, e auguro felici letture e un felice fine settimana a tutti.

martedì 17 febbraio 2015

17 Febbraio 2015 - Giornata Nazionale del Gatto

In occasione della Festa Nazionale del Gatto vorrei lodare questo nobile animale, che da tanto tempo condivide la vita degli umani allietandoli con la sua bellezza, il suo affetto e le sue molte qualità.

I gatti sono animali di rara bellezza ma anche di immensa eleganza. I più banali arredi di casa acquistano fascino quando un gatto li degna della sua attenzione, anche una modesta asse da stiro:

e allora tutte le faccende di casa si fermano in suo onore.
Alcuni mobili si confanno in modo particolare ai gatti, ad esempio i letti
dove amano particolarmente stare, soprattutto quando i colori dei suddetti sono in estetico contrasto con i loro colori del loro manto
oppure quando, al contrario, si fondono garbatamente in un ricco gioco di sfumature.
Grandemente apprezzati sono anche i divani, di cui i mici riescono ad occupare sezioni notevoli anche quando non sono di grossa taglia:
ma dove un gatto davvero splende al suo meglio è in una libreria; infatti sia il legno che i libri gli si confanno nel migliore dei modi. 


In effetti, una libreria senza gatti non trasmette quel caldo senso di piacere e di intimità che una buona libreria dovrebbe sempre trasmettere, e non riesce a mettere nel giusto risalto i libri che contiene, per quanto belli essi possano essere.

Un gatto (ma due o tre sarebbero senz'altro meglio) si inserisce facilmente in qualsiasi ambiente domestico indipendentemente dallo stile architettonico e dall'arredamento: i gatti apprezzano sia il legno che il cristallo o il metallo, gradiscono i pavimenti in cotto, in gres e in marmo, apprezzano le tappezzerie di stoffa e di pelle, dormono volentieri su pelouches e cuscini di ogni sorta, apprezzano i tappeti di qualsiasi lavorazione e non spregiano né la plastica né il melaninato.

Procurarsi un gatto non è difficile - anzi corre voce che in certe stagioni ci voglia una notevole determinazione per evitarlo. La mossa più pratica, se nessun gatto vi ha scelto ed è approdato a casa vostra risoluto a farne casa sua e nessun amico ve ne offre uno (nel qual caso, sarebbe forse opportuno cambiare amici) è recarsi in qualche rifugio del gatto o chiedere a qualche colonia felina. Lì vi offriranno probabilmente anche un opzione interessante: un gatto adulto.
E' senz'altro una buona scelta, anche se sul fatto che non si arrampichi sulle tende non garantirei al 100%.
Naturalmente ci sono anche i gatti IKEA
facilmente assemblabili e celebri per la loro espressione particolarmente coccolosa.
Se invece optate per un gattino ancora in crescita, non è detto che la vostra casa sarà sempre perfettamente ordinata; ma d'altra parte

Chiunque sia il gatto che avete scelto, vi si affezionerà facilmente perché i gatti sono per natura creature affettuose: sarà sufficiente che lo nutriate regolarmente e bene, che lo ammiriate con devozione, che rispettiate i suoi ritmi e le sue esigenze e siate adeguatamente sottomessi - ma la cosa vi verrà del tutto naturale fin dall'inizio, perché essere sottomessi al gatto che vive con voi è cosa buona e giusta e come tale la riconoscerete sin da subito.
Va da sé che non dovete cercare di "educarlo" perché la natura richiede che sia il gatto ad educare voi, in base al criterio che l'educazione viene impartita da chi occupa il gradino più alto nella scala sociale. Anzi, la convivenza con un gatto vi insegnerà la tolleranza, il rispetto e soprattutto la buona educazione.

Per esempio, quando lo chiamate (ma perché chiamarlo? Verrà lui se e quando vuole) ricordatevi prima di tutto che è un gatto, e non un cane da richiamo:
E ricordate sempre: i gatti lasciano impronte nel vostro cuore, ma non solo:

Auguri a tutti i gatti e ai loro umani!

domenica 15 febbraio 2015

#ioleggoperché

Ebbene sì, sarebbe vano negarlo, io leggo.
Ma leggere non è sempre e solo rose e fiori. 
Leggere fa pensare, ti pone dei problemi.
A volte anche seri. Roba esistenziale.
Come questo, per esempio:

mercoledì 11 febbraio 2015

Un facile compito

E' noto che tutti sanno risolvere con facilità il cubo di Rubik. Tutti TRANNE ME, intendo.

Ogni tanto mi ficco in testa l'idea di preparare un compito facile facile per gratificare qualche classe assai partecipe e industriosa, oppure (più raramente) per fare imbroccare un voto decente anche a quegli elementi che, non sempre per colpa loro, di voti decenti ne vedono ben pochi. 
Di solito si risolve in un disastro epocale.
Chiedo il colore del cavallo bianco di Napoleone? E tutti mi indicano chi il verde, chi il rosa, chi il blu elettrico.
Chiedo di individuare il predicato verbale nella frase "Io gioco a palla nel cortile"? Mi indicano tutto tranne il predicato verbale.
Chiedo la capitale dell'Inghilterra con una carta geografica squadernata davanti? Mi indicano financo le più piccole località del Sussex ma nessuno pensa a Londra, per quanto sia cerchiata, bicerchiata e tricerchiata.
Cose così.
Quando chiedo spiegazioni spesso ricevo risposte del tipo "Mah, sembrava troppo facile...". Oppure dicono che non avevano capito la domanda. 
Altre volte invece salta fuori che quel che a me sembrava facilissimo, per loro non lo era.
Succede però anche che qualche alunno per niente studioso e spesso distratto durante le lezioni, si lasci guidare dal suo buonsenso e faccia un compito molto buono, affermando senza remore che il cavallo bianco di Napoleone era bianco e non di una delicata sfumatura rosa malva.
E tutto ciò mi ha sempre immerso in profonde riflessioni e fatto capire molte cose, oltre a frustrarmi parecchio.

Il primo compito di questa serie lo feci molti anni fa, quando ero al secondo anno di insegnamento, in una seconda che amava molto la storia e la studiava con passione, aiutata in questo dal manuale che era il glorioso e ormai defunto Tuttostoria - non sempre aggiornatissimo, non sempre precisissimo, che attribuiva a Maria Antonietta la celebre esortazione di mangiare brioche se non c'era pane, ma nel complesso comprensibile,  accurato, fornito di ottimi esercizi e corredato da utilities che risultavano effettivamente utili - insomma una tipologia di manuale oggigiorno piuttosto raro.
Gli lasciai il manuale in mano e chiesi che mi compilassero una cronologia della Rivoluzione Francese in non più di venti date. Ai miei occhi la difficoltà consisteva nel selezionarle, queste date, ma niente di più. Tra l'altro per ogni capitolo Tuttostoria aveva l'accortezza di mettere prima di tutto una bella cronologia, con gli avvenimenti divisi per colori a seconda della tipologia e del grado di importanza - e se non ricordo male metteva una sintesi con gli avvenimenti più importanti anche come chiusura del capitolo.

Arrivata a casa con la mia mazzetta di compiti belli croccanti, dopo un rapido spuntino avviai il lavoro di correzione, convinta di fare presto e di segnare Buono come valutazione più bassa. E invece fu pianto e stridor di denti.
Con gli anni ho rimosso i dettagli più agghiaccianti, ma ricordo che rimasi molto colpita dal fatto che le cronologie non fossero affatto in ordine cronologico, che mancassero spesso avvenimenti importanti come il Giuramento della Pallacorda o la proclamazione della repubblica e invece abbondassero avvenimenti tutto sommato secondari, per tacere di Napoleone la cui data di nascita era segnata a metà avvenimenti ma di cui poi non si sapeva nulla.
Tre compiti però erano fatti veramente bene: quelli delle due stelle della classe, che sulla Rivoluzione Francese mi avevano fatto due interrogazioni fluviali frutto di lungo e ponderato studio, e quello di Irminsul, un ragazzo che con la storia si era sempre ben guardato dall'avere a che fare. Come poi verificai, costui si era limitato a copiare la cronologia che apriva il capitolo ma selezionando le date scritte in rosso e scartando quelle in blu, in base alla savia considerazione che, se gli autori del manuale avevano ritenuto opportuno scriverle in tre colori c'era il suo motivo, e se l'epico 14 luglio 1789 era segnato in rosso, allora le date importanti erano quelle scritte in rosso.
E tutto ciò deponeva assai a onore del suo buon senso; soltanto che ero convinta che il buon senso non mancasse a nessuno degli alunni di quella classe.

Chiesi qualche spiegazione, indicando ripetutamente la cronologia che apriva il capitolo.
"Posso anche capire che qualcuno abbia difficoltà a fare una cronologia" dissi (in realtà non lo capivo affatto: per me uno schema di storia è sempre stata una cronologia di base su cui ricamare i vari avvenimenti collaterali; però non tutti i miei compagni di studio procedevano in siffatta maniera, perché ogni cervello ha la sua struttura e funziona a modo suo, quindi ero consapevole che il mio non è l'unico sistema valido) "ma davvero non mi spiego come possa essere difficile copiare una cronologia già pronta, scodellata, condita e pure infiocchettata".
Mi guardarono un po' spersi. "Mah" azzardò una "Sembrava brutto... era come... non so, come copiare".
"Ma qualsiasi sintesi presa da un manuale sarà pur sempre copiata" ribattei "In fondo lavorate sempre su dati raccolti da altri, giusto? Voi dovete solo organizzarli".

Alla fine dovetti arrendermi all'evidenza: avevano cercato di estrarre le date dal testo del capitolo perché non avevano preso in considerazione la cronologia iniziale, né si erano soffermati a considerare che se gli autori avevano scritto quelle date in colori diversi forse non l'avevano fatto soltanto per dare un tocco di cromatismo agli eventi elencati. Le due stelle della classe avevano azzeccato la cronologia solo perché ormai conoscevano la rivoluzione francese per diritto e per rovescio e quindi sapevano già in partenza cosa metterci. Gli altri, che avevano studiato in modo più meccanico, sapevano sì farmi una decorosa interrogazione, ma non avevano affatto chiaro quali avvenimenti fossero davvero importanti o segnassero comunque uno spartiacque rispetto a quel che era successo prima. E quasi nessuno sembrava consapevole che una cronologia richiede prima di tutto un ordine cronologico. Erano tutti (quasi tutti: Irminsul no) disponibili a ripetermi in modo corretto un po' di pagine e a studiare regolarmente il po' di pagine che gli assegnavo due volte a settimana, ma sembravano del tutto ignari del fatto che, tra le informazioni contenute in quelle pagine, alcune fossero più importanti di altre.

Da allora sono passati molti anni, e ho imparato a insistere sulle cronologie e le gerarchie degli avvenimenti, con alterni risultati.
Quest'anno ho una prima piuttosto effervescente ma che ama molto la storia. Qualcuno sa già esporla bene, qualcuno ancora no ma ci prova. Così a fine quadrimestre gli ho dato una verifica scritta truccata verso l'alto: dodici semplici domande a risposta chiusa. Mezzo punto tolto per ogni errore, ma con 10 come voto più alto. Davo sicura almeno la sufficienza per tutti (esclusa la Poverella, che comunque mi ha azzeccato ben tre risposte) ma contavo soprattutto su una pioggia di nove e dieci (che in effetti c'è stata). Ho scelto con cura domande molto semplici. Solo correggendo mi sono accorta che un paio proprio tanto semplici in realtà non erano.

"Durante la dominazione longobarda il commercio
- fiorì e aumentò molto
- rimase com'era, né meglio né peggio
- si ridusse a poco più degli scambi in natura".
D'accordo, è vero che avevo un po' insistito sul fatto che i Longobardi quasi non coniarono monete, e quando le coniarono si limitarono spesso a copiare monete che già esistevano, e usavano le monete come ciondoli ornamentali e poco più. Ma in un mondo come quello in cui viviamo, dove il baratto si fa soltanto per le figurine, è un concetto così facile da assimilare per un fanciulletto? No, e infatti qualcuno ha scritto che il commercio fiorì. Potevo trovare qualcosa di meglio come domanda facile, ammettiamolo.

"Chi fu l'autore della Storia dei Longobardi?
- Alcuino
- Paolo Diacono
- Desiderio".
Era facile per me, che ho una laurea in Storia della Letteratura Latina Medievale, ma per loro, che sul manuale trovano un accenno a Paolo Diacono sepolto in mezzo a un sacco di notizie più appariscenti forse non era così facile; e infatti molti hanno risposto a caso o non hanno risposto affatto, anche se invece qualcuno mi ha poi spiegato "Ma certo, Paolo Diacono era l'unico scrittore longobardo citato, quindi rimane in mente" mentre un gruppetto assentiva convinto. 

Le altre domande però erano piuttosto ragionevoli, ed ero anzi molto fiera di quella sulla nascita del Sacro Romano Impero - di cui più volte avevo ribadito che era una bella data rotonda e si ricordava a meraviglia: la notte di Natale dell'800, quando Carlo Magno venne incoronato imperatore.
"Quando nasce il Sacro Romano Impero?
- La notte di Natale dell'800
- il 25 marzo 732
- il 14 ottobre 1089".
Si sa che nel 732 c'era stata la battaglia di Poitiers, e che nel 1089 saranno forse successe un sacco di cose importantissime, ma noi siamo ancora ai primi dell'800 quindi non ci riguarda.
E infatti in parecchi hanno indicato il 1089, salvo poi cospargersi il capo di cenere e darsi di cretini.

(Nel caso che qualcuno si stia domandando se mi è mai successo di dare volutamente un compito difficile che veniva poi svolto nel migliore dei modi, la risposta, naturalmente, è .
Dopotutto, facile e difficile sono concetti molto relativi. E il nostro è un lavoro sempre ricco di sorprese).

martedì 10 febbraio 2015

IO DICO NO AL CAPTCHA 2015


Arrivo. Un po' in ritardo ma arrivo.
Del resto, è stato detto di me, non a torto, e non soltanto una volta, che sono di quelli che riuscirebbero ad arrivare in  ritardo anche al proprio funerale. 
Ma dunque: 

Si è aperta questo Lunedì la tradizionale
nata allo scopo di debellare questi antipatici animaletti che proliferano per i blog impedendoci di comunicare liberamente tra noi ma obbligandoci invece a consumarci gli occhi per identificare improbabili vocali e consonanti ubriache e numeri più o meno alterati da digitare in apposita casella per "dimostrare di non essere un robot".

Per brevissimo tempo una di queste bestioline ha imperversato anche sul mio blog, ma del tutto contro la mia volontà. Poi Blogspot si è dato una regolata e adesso chi mi visita e vuole lasciare un commento ma è anonimo (e il perché saranno affari suoi, io non ho niente contro gli Anonimi, indipendentemente dal fatto che desiderino o meno lasciare messaggi sul mio blog) deve solo autocertificare di non essere un robot. Che comunque io non ho niente nemmeno contro i robot, come ho già scritto a suo tempo.

Ringrazio quindi l'Alligatore per questa eccellente iniziativa cui sono onorata di partecipare e ne approfitto per ricordare uno dei robot più celebri e apprezzati nella nostra cultura, ovvero l'ottimo C1P8 (R2D2 in originale) che tanto valido aiuto ha prestato ai ribelli nella saga di Guerre Stellari:


con la speranza che anche lo stupido e discriminante invito a dimostrare di non essere un robot sparisca al più presto dalla mia rispettabile pagina dei commenti.

venerdì 6 febbraio 2015

Il cuore delle cose - Natsume Soseki


Ho scelto questa copertina perché secondo me è quella che si adatta meglio al romanzo, ma al momento questa edizione con questo titolo in libreria non si trova. Il romanzo ha infatti avuto in Italia una vita editoriale piuttosto variegata e l'hanno stampato in parecchi. Attualmente si trova col titolo Anima e cuore per la Youcanprint Self-Publishing, ma suo tempo è apparso anche col titolo Anima, e non ho la benché minima idea di quale dei tre titoli sia il più fedele, ma dovrebbe comunque essere facilmente reperibile in bilbioteca. Il titolo originale è Kokoro e l'autore, vivaddio, risulta sempre Natsume Soseki.
In Giappone venne pubblicato per la prima volta nel 1914 ed è un classico tra i classici - a buon diritto, nonostante le deliranti descrizioni nei risvolti di copertina che farebbero scappare a gambe levate qualsiasi lettore ben intenzionato.
Non è un romanzo dall'azione travolgente, questo no, e ci sono un sacco di riflessioni interiori, ma NON è una terrificante raccolta di seghe mentali meditative come sembrerebbe dalle descrizioni di cui sopra. La storia c'è, e non ci si gira nemmeno troppo intorno; anche se è raccontata, ovviamente, à la japonaise (cioè in modo piacevolissimo).

Siamo agli inizi del XX secolo, in Giappone, in quel tempo in cui il paese improvvisamente si modernizza - gli stessi anni del manga Mademoiselle Anne o, se vogliamo la traduzione più filologica, Una ragazza alla moda. Per i giapponesi cambiano i riferimenti e il modo di pensare, oltre alla vita quotidiana. 
I due protagonisti della storia (o almeno di una delle storie) sono per l'appunto un giovane al passaggio tra la fine degli studi e l'inizio della vita adulta - periodo segnato, a un certo punto, anche dalla malattia di suo padre - e un uomo adulto, della generazione precedente, che nel mondo moderno si ritrova con una certa difficoltà, tanto da viverne ritirato il più possibile.
Il Maestro - così viene sempre definito dal ragazzo, sin dalla prima pagina - è un uomo con un fascino particolare ma avvolto in una sottile ma impenetrabile scorza di mistero, che vive decorosamente con una piccola rendita e conduce una tranquillissima vita ritirata, senza interferire in alcun modo col mondo esterno, insieme all'amata consorte. Si lascia però vincere senza troppe resistenze dal corteggiamento del ragazzo, che finisce per frequentare casa sua come uno di famiglia e diventa anche il confidente della moglie - perché nemmeno la moglie, una donna buona, serena ed equilibrata (ma non moderna) è mai riuscita a penetrare la scorza di mistero che avvolge il suo consorte, tanto da non essere davvero convinta della felicità del loro matrimonio anche se non sa dare un vero nome a quell'inafferrabile senso di distanza che la separa da lui.
Il segreto - perché un segreto c'è - è nascosto nei primi anni di vita del Maestro, tra le ombre di una colpa - perché c'è sempre una colpa, in questi casi, ma a volte è davvero difficile capire dove comincia esattamente, e come e se si poteva evitare.

Il romanzo, splendidamente scritto e mirabilmente strutturato, è bello dall'inizio alla fine.
Consigliato per tutte le stagioni (ma i romanzi giapponesi secondo me vanno meglio per le stagioni di passaggio) e per tutte le età sopra i venti anni.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma, e auguro felici letture al caldo, sotto le trapunte imbottite (visto che in Italia scarseggiano i kotatsu) mangiando mandarini e ammirando la luce diffusa dalla neve - che ci annunciano abbondantissima per questo fine settimana - anche se qui, a Firenze, pare che non ne vedremo nemmeno l'ombra.


(un kotatsu in stile Ikea: caldo, comodoso e perfetto per pigreggiare pigramente)