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giovedì 30 giugno 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 6 - Sulla condivisione di talune decisioni in Collegio Docenti

Dall'alto di questi palazzi, 40 secoli di didattica innovativa ci guardano

Ormai molti secoli fa, al Collegio Docenti del Comprensivo di St. Mary Mead e Crifosso venne votata la sperimentazione della didattica DADA per le medie di St. Mary Mead. All'apparenza fu un voto unanime anche se fatto un po' a tastoni, ma la mattina dopo qualcuno si lamentò perché "le elementari e le materne non si erano astenute".
"Ma in Collegio nessuno di noi ha trovato da ridire sulla proposta, ovviamente le elementari e le materne han pensato che fossimo tutti d'accordo. Perché avrebbero dovuto astenersi?" - risposi.
"Perché non era una cosa che li riguardava".
"Ma la legge prevede che votino anche loro".
"Ugualmente avrebbero dovuto astenersi".
"Magari, se non eri d'accordo, potevi votare contro" finii per osservare.
La risposta fu molto vaga e fumosa, con all'interno un rabbioso "avrebbero dovuto astenersi" perciò decisi di non infierire oltre, anche se in effetti mi ero già accorta che all'interno della nostra scuola c'era una fronda che della DADA non voleva saperne - che è un punto di vista più che legittimo, ma non capivo perché cotale fronda non si fosse espressa dal momento che il Collegio esiste appunto per discutere e dissentire, almeno in teoria. 
Come ho già avuto modo di raccontare la pandemia ha fatto strame di qualsivoglia velleità di didattica innovativa e a tutt'oggi alle medie di St. Mary Mead la nuova, innovativissima didattica DADA, ufficialmente inaugurata con una cerimonia in presenza di giornalisti, sindaco e quant'altro, si riduce al fatto che andiamo nei laboratori per le ore laboratoriali (come si è sempre fatto), abbiamo alcune simpatiche scritte sul muro inneggianti all'inclusività, al dialogo e alla storia come maestra di vita e, dopo un anno di traccheggio ai miei occhi del tutto incomprensibile, abbiamo degli armadietti per i ragazzi molto colorati che hanno sostituito quelli che già c'erano dalla notte dei tempi. La Preside Caramell non ha mai mancato comunque (anche all'ultimo Collegio) di ricordarci che essere DADA è uno stato stato d'animo e dunque noi siamo una scuola DADA in quanto interiormente siamo tutti insegnanti DADA, anche se continuiamo - e continueremo anche l'anno prossimo, a quel che ho capito - a starcene tappati nelle nostre aule salvo quando portiamo le classi in laboratorio. Oooohmmm.
Stabilito questo, al Collegio di fine anno dovevamo votare anche per la sperimentazione della DADA alle medie di Crifosso; sono rimasta sorpresa, perché fino a quel momento avevo sempre sentito dire che "No, a Crifosso no perché non hanno gli spazi necessari"; ma anche alcuni insegnanti delle medie di Crifosso hanno dato segni di vivo stupore e la prof. Senescenti ha chiesto come ciò sarebbe stato possibile. E' seguita una vivace descrizione di muri abbattuti, locali cambiati di destinazione eccetera di cui era evidente che la prof. Senescenti sentiva parlare per la prima volta - e non si tratta esattamente del tipo che fa le sue ore e torna a casa senza nemmeno salutare i colleghi, impicciandoci il meno possibile di ciò che succede intorno a lei. Proprio no.
La prof. Senescenti non ha sollevato obiezioni, ma considerati i precedenti e il modo tutto suo con cui la preside Caramell gestisce la condivisione delle decisioni dell'intero Istituto, ho ritenuto di far cosa opportuna astenendomi dalla votazione, così come diversi colleghi di St. Mary Mead e di elementari e materne. A sorpresa però sono anche arrivati una dozzina di voti contrari. La maggioranza di voti a favore comunque c'era, e dunque Crifosso avrà la sua nuova e innovativissima didattica DADA. La domanda che però non posso fare a meno di pormi è Fino a che punto la voleva?
Siccome anche quest'ultimo Collegio è stato fatto in remoto, nessuno di noi può sapere da parte di chi sono arrivati questi voti. Se, caso mai, fossero arrivati appunto dalle medie di Crifosso, sarebbero almeno la metà del corpo docenti. Ma in effetti, perché a elementari e materne avrebbero dovuto votare contro al fatto che le medie di Crifosso volevano organizzare in modo diverso dal solito (ma comunque rispettoso della legge) il proprio funzionamento interno? Al massimo potevano astenersene, all'insegna del "Fate icché vi pare, ma io non c'entro".
E dunque non so se a Crifosso volevano la DADA o no, anche perché non ho avuto occasione di parlarne con nessuno: alla fine del Collegio, come sempre da due anni e mezzo a questa parte, ho salutato, chiuso il programma e mi sono dedicata ai fatti miei.
Ma mentre mi dedicavo a questi fatti miei, mi frullavano in testa usa serie di considerazioni sugli inconvenienti degli organi collegiali in remoto - anche se, devo ammettere, a St. Mary Mead sono assolutamente l'unica che si pone certe questioni.

domenica 26 giugno 2022

La Sindrome della Campana di Vetro (imprevedibili e imprevisti effetti del Covid)

Qualche settimana fa, dopo attento studio e lunghe riflessioni, avevo elaborato il seguente Pensiero Profondo: le Prime di questa mandata sono diverse, e pure un poco strane, ma non riuscivo a mettere a fuoco in che cosa consistesse codesta loro stranezza.
Occorrevano perciò ulteriori Profonde Riflessioni. Le ho fatte, e ho finito per elaborare la presenza di una nuova sindrome, non registrata da alcun trattato di psicologia dell'età della crescita: la Sindrome della Campana di Vetro.
Caratteristica di questa novella sindrome è che la giovane creaturina in crescita si sente un po' distaccato dallo scorrere dell'esistenza intorno a l*i, che guarda con lo stesso blando interesse che si dedica ad un telefilm che non riesce a prenderci più di tanto.
Già che ci sono, una precisazione: non sto parlando di quei ragazzi che, nel corso del lockdown e dei periodi successivi han visto assai aggravarsi quei problemi relazionali, alimentari e quant'altro, i quali problemi fino allo scoppio della pandemia vivevano sottopelle o in stato di latenza e che magari senza il lockdown sarebbero rimasti ancorati allo stadio del "ma quanto ero strano a quattordici anni"; sto parlando di tutti gli Altri: quel grande zoccolo duro di ragazzi che in questi due anni ha sospirato e smoccolato alquanto ma che a conti fatti sembra essere uscito abbastanza indenne dalla dura prova.
La quale prova non è consistita solo in tre mesi di lockdown e confinamenti vari, ma è continuata appunto per due anni*. Tanti psicologi e opinionisti e tuttologi si sono preoccupati a suo tempo delle dure conseguenze che quei tre mesi avrebbero avuto sulla delicata e tenera psiche in formazione dei fanciulletti reclusi, ma in seguito l'argomento è stato abbastanza accantonato (dagli opinionisti e dai tuttologi; sospetto invece che gli psicologi continuino ad occuparsene parecchio); tuttavia il lockdown propriamente detto è solo un tassello di un quadro più vasto durato circa due anni dove la cosiddetta normalità della vita quotidiana è andata abbastanza a farsi friggere e che ha inciso pesantemente su tutto il quadro relazionale - perché, stante che nessuno di noi è una isola, i bambini lo sono meno di tutti visto che si ritrovano regolarmente attorniati da schiere di persone che per legge si occupano di lui: genitori, parenti, insegnanti e allenatori, tanto per fare qualche esempio - i quali a loro volta sono stati parimenti sbalestrati dalla situazione.

Intorno alla quarta elementare parte quel complesso meccanismo che si chiama Distacco: il fanciulletto comincia a frequentare attivamente il Gruppo, con sempre meno adulti tra i piedi, e a vestirsi, organizzarsi e nutrirsi per conto suo, mentre quelle simpatiche piovre che vanno sotto il nome di Genitori, con un curioso misto di sollievo e nostalgia, smettono di imboccarlo, di fargli la cartella, di tampinarlo metro per metro e riacquistano anche loro un po' di autonomia.
Stavolta è successo l'opposto: i ragazzi sono sì tornati a scuola, ma senza il contorno di attività annesse e connesse, e si sono trovati tampinati più che mai: stai lontano dai compagni, tieni su la mascherina, ricordati di respirare, oh caro, hai tossito due volte questo pomeriggio, non sarà il caso che tu faccia un tampone? Gli insegnanti sono diventati avvoltoi perennemente intenti a sorvegliare le cose più assurde, qualsiasi sintomo fisico per quanto minimale bastava a spedire il malcapitato alunno nell'Aula Covid in temporaneo isolamento e il mondo era costellato di quarantene e tamponi. Quanto al Branco, spesso e volentieri sopravviveva solo grazie a What'sApp - nobile invenzione, certo, ma non è lo stesso che organizzare una biciclettata o una pizza in compagnia, o anche un modesto ritrovo sulla piazza del paese per poi andare in gelateria e sorvegliare se per strada passava qualcuno che interessasse in particolar modo.
Regole, regole ovunque, e una quantità immane di gente che ti tormenta perché tu le osservi. Uno strazio da non dirsi.
La Prime di quest'anno avevano qualcosa di atrofizzato, erano più distratte di quelle degli altri anni (gli altri anni prima della pandemia, intendo), ed erano e sono circondate da un corteo di genitori singolarmente preoccuposi. I ragazzi dimenticano a casa libri, quaderni, merende, autorizzazioni e quant'altro** e i genitori mandano mail del tipo "Mi scusi, cercherò di fare più attenzione quando gli faccio la cartella". Una madre mi ha perfino chiesto "Ho visto che mia figlia ha preso 5 a storia. Come possiamo fare per rimediare?".
Sì, certo, il singolo episodio occasionale c'era anche prima, ma quest'anno ho avuto la precisa impressione di far da coordinatrice a una nursery e non a un gruppo di ragazzi in crescita con eventuali genitori al seguito.
E tutti sono diventati un po' ipocondriaci, famiglie e ragazzi. Comprensibile, non dico di no, ma non molto sano (appunto).
Ben sigillato nella sua campana di vetro (ma molto accentrato sul funzionamento di gola, polmoni e stomaco, teso a cogliere qualsiasi anomalia che nemmeno un novantenne con sei disfunzionalità croniche) il ragazzo guarda il mondo esterno come da uno schermo televisivo e talvolta non sembra nemmeno sfiorato dal sospetto che quel che succede intorno a lui lo riguardi e ci si aspetti anzi una certa iniziativa da parte sua. Ascolta la lezione - quello sa che deve farlo - ma al momento delle istruzioni stacca l'audio e piomba in una sorta di letargo, tanto a casa qualcuno se ne occuperà per lui (solo che a casa non sono degli indovini, e di conseguenza tante cose sfuggono).
"Perché hai fatto questo invece di quest'altro?"
"Avevo capito che si doveva fare così".
"Assurdo. Perché mai dovrei darvi una cosa del genere?"
"Ha detto mia madre che probabilmente era quello che dovevo fare".
"E perché sei andato a disturbare tua madre, che in classe non c'era e ci ha tanto da fare?!?!?"
"Perché non avevo capito cosa c'era da fare e allora l'ho chiesto a lei".
"Perché non hai chiesto invece ai compagni sul gruppo di What'sApp?"
"L'ho fatto, ma nessuno mi ha risposto".
Eccetera.

Si sa che i primini vanno un po' spulcinati, e nei primi giorni di scuola tutti noi insegnanti ci dedichiamo a questo nobile compito spiegandogli nel dettaglio rava, fava e quant'altro; di solito però è una fase che si esaurisce nel giro di un paio di settimane al massimo. E si sa anche che i primi giorni dettare i compiti è una vera impresa e devi ripetere tutto quindici volte, ma anche quella è una fase che passa presto. Quest'anno no. E siccome la pandemia, il lockdown e le quarantene hanno pesantemente inciso anche sulla delicata psiche degli adulti, tutti noi insegnanti ci siamo trasformati in tante Api Maia iperprotettive ronzando intorno ai malcapitati e controllando se avessero scritto, mangiato, respirato, tirato fuori il quaderno.
Nel frattempo i normali processi intellettivi seguivano la loro regolare evoluzione. Li vedi, i teneri fanciulletti, aprirsi verso nuovi mondi, articolare ragionamenti ben strutturati, intraprendere nuovi percorsi - per poi immergersi in uno spettrale letargo al momento di passare all'azione aspettando l'arrivo della Squadra di Intervento Adulti. E c'è anche qualcosa di strano nel rapporto con il mondo esterno, nel senso di distanze e numeri - salta fuori spesso alle interrogazioni di Geografia, con stranezze tipo Pechino che ha 21.000 abitanti e l'Italia che ha 830 oppure 83.000 chilometri di coste. Succedeva anche prima, certo - tipo una volta all'anno, la classe se ne accorgeva subito e si sganasciava mentre l'autore della perla si fustigava prima di correggersi subito; quest'anno però è successo davvero spesso.
Tutto ciò non va bene quando l'adolescenza si avvicina a grandi passi. Le coste italiane non devono essere qualcosa di astratto che potrebbe misurare qualsiasi lunghezza, sono il posto in cui vai al mare (uno dei posti, di solito).

Ho smesso di ripetergli le istruzioni per i compiti ma dubito di essere io il problema, e sono assolutamente certa di non essere nemmeno la soluzione. Serve un po' di vita normale.
Ma mentre noi a scuola folleggiavamo facendo, tutti, l'esame senza mascherina** ed entrando in gelateria a viso scoperto, i numeri han ripreso a salire.
Incrociamo le dita, perché un altro anno sotto la campana di vetro sarebbe davvero deleterio***.

* o almeno speriamo, perché ci sta pure il caso che continui ancora. Perché ogni estate ci convinciamo che la pandemia è un capitolo chiuso e ogni autunno arrivano amare sorprese.
** autorizzati da apposita delibera
*** sì, anche per noi. Assolutamente.

lunedì 20 giugno 2022

Il Gran Torneo Letterario del Comprensivo di St. Mary Mead e Crifosso - 2 - L'arte di complicare il pane

Interpellata sul gran dilemma se al Gran Torneo Letterario i ragazzi dovessero scrivere a casa o a scuola, la DS stabilì senza indugi che avrebbero scritto a casa e consegnato a scuola. Ciò placò immediatamente le turbinose acque in cui il Dipartimento di Lettere aveva arrancato rischiando più volte il naufragio nel corso della Gran Sessione di Dibattimento da me già narrata.

In seguito, un silenzio assoluto calò sul Gran Torneo Letterario fin quando, giusto nel bel mezzo della settimana degli scrutini di fine quadrimestre, venne indetta con grande urgenza una nuova riunione, nel corso della quale risultò che gran parte di quel che era stato detto a suo tempo riguardo all'organizzazione del Gran Torneo in questione non andava più bene.
Riporto in sintesi la discussione, evitando per pudore di citare gli autori dei vari interventi; garantisco comunque che in tutte le sciocchezze che sono state dette non mi sono affatto distinta per il buon senso degli interventi né ho usato quella bella virtù che è la discrezione per evitare di dire scempiaggini al di là dell'umano, proprio come tutti. Sono anch'io una insegnante di Lettere.
Il testo doveva avere non solo una lunghezza massima, ma anche una lunghezza minima. Qualcuno osservò che, qualora per avventura qualcuno dei nostri ragazzi fosse stato benedetto dal rarissimo dono della sintesi, non per questo avrebbe dovuto essere penalizzato; e qualcun altro fece notare che dare un limite minimo ad una poesia era una roba che gridava vendetta al cospetto di Dio nel XXI secolo e i fantasma di Ungaretti e Quasimodo sarebbero certamente venuti a tirarci i piedi di notte, magari insieme a quello di Callimaco, autore dell'immortale detto "grosso libro, grosso malanno".
Il problema però si risolse da solo, vuoi perché il limite minimo venne relegato subito in soffitta, vuoi perché venne accantonata pure la poesia.
Parimenti venne accantonata la possibilità del rap quando qualcuno osservò che insieme al testo  sarebbe stato necessario valutare anche la musica, magari attraverso una registrazione allegata (il che tra l'altro avrebbe decisamente mandato a farsi benedire ogni pretesa di anonimato). Scartati senza pietà anche i fumetti, le possibilità si limitavano dunque ad un breve testo testo in prosa redatto in carattere Arial e di lunghezza massima di 11.000 battute, che sono poi cinque cartelle. 
E nessuno accennò nemmeno di striscio alla questione dell'editing.
Il tutto è stato deciso in circa sette minuti e io ero ricolma di ammirazione per la nostra splendida efficienza.
MA POI sono arrivate le Grandi Difficoltà. 
Prima di tutto, la consegna dei testi.
Ripensandoci sarebbe stato molto semplice aprire una casella mail dedicata al Gran Torneo dove chi voleva mandava il suo lavoro. Il tutto poteva essere gestito senza problemi da un qualunque insegnante che non fosse di Lettere.
Invece sin dall'inizio si è convenuto di aprire non una casella, e nemmeno una Classroom, bensì diciotto classroom diciotto, una per ogni singola classe delle medie di St. Mary Mead e di Crifosso, gestita ognuna dall'insegnante di Italiano della classe.
E siccome siamo, tutti, assolutamente abituati a complicarci la vota, non un* sol* tra noi insegnanti di Lettere ha trovato niente di strano all'idea di aprire 18 Classroom 18 al solo scopo di dedicarle alla consegna di qualcosa che sarebbe stata poi dirottata in una ulteriore Classroom occupata soltanto da docenti.
Dopo avere così complicato l'innocuo lavoro di consegna di alcuni brevi testi, eccoci infine arrivati al momento clou, ovvero quello dei codici.
Usa infatti, nei concorsi, consegnare alla commissione dei giudici elaborati anonimi, ma corredati di un codice di identificazione che permetterà infine di associare i testi vincitori ai loro legittimi autori.
D'accordo: assegnare un codice ad ogni elaborato. Ma come fare per garantirne nel contempo l'anonimato all'autore dell'elaborato?
La prima proposta (usare la lettera della sezione e il numero che l'autore del testo si ritrova nel registro di classe, è stata scartata quasi subito perché, onestamente, di anonimato ne garantiva davvero pochino.
Qualcuno poi ha suggerito di associare nomi o parole a nostro gusto (e già mi vedevo dibattermi incerta tra la possibilità di scegliere nomi di re e autori medievali completamente sconosciuti o nomi tolkieniani accuratamente cavati dalle Appendici del Signore degli Anelli) ma qualcun altro è intervenuto osservando che in quel modo lo scolaro sarebbe facilmente risalito almeno alla classe: io per esempio amo molto i fiori e le piante, e quindi i miei scolari riconoscerebbero facilmente i temi dei compagni, qualora uno di loro fosse nella giuria.
Qualcuno ha suggerito di usare un generatore di password, magari chiedendo alla segreteria di farlo acquistare.
Qualcun altro ha detto che non serve un generatore di password per generare password, basta aprire un qualsiasi libro a caso e prendere il numero della pagina e le prime tre lettere che si vedono sulla pagina in questione.
Qualcuno ha detto che non si sentiva di affrontare sì immane sforzo di creatività.
E molti altri han detto un sacco di altre cose ma alla fine è stato stabilito che ognuno metteva l'accidente di codice che gli pareva.
(Ancora più semplice sarebbe stato far gestire il tutto alla Segreteria, ma l'idea non è stata nemmeno lontanamente presa in considerazione perché quest'anno la nostra già scadente segreteria ha toccato cime davvero abissali di inefficienza e, minimo minimo minimo avrebbe disperso nelle viscere della rete tutti gli elaborati, in modo tale che nemmeno la buonanima di Steve Jobs sarebbe riuscito a recuperarli.
Dopo che queste belle e sennate discussioni ci avevano fatto sforare ben al di là dell'ora prevista  per la riunione, siamo passati a quei piccoli dettagli insignificanti dedicati alla scansione temporale.
Dieci giorni per la lettura degli elaborati. E mettiamo in questi dieci giorni la settimana di Pasqua. Sono ben sette giorni di vacanza, quindi i ragazzi in giuria avranno tutto il tempo di...
E' seguita una grossa alzata di scudi perché, pensa un po' le stranezze della vita, gli insegnanti durante le vacanze di Pasqua volevano riposare, ed era forse possibile che anche i ragazzi coltivassero siffatta prospettiva.
E quali mai sarebbero stati gli insegnanti nondiLettere dedicati alla lettura?
Sono stati scelti quattro insegnanti, due di Crifosso e due di St. Mary Mead; tutti insegnanti di Lettere che quell'anno non insegnavano Italiano oppure insegnanti di sostegno che erano anche insegnanti di Lettere. Costoro erano già stati contattati e avevano accettato.
Bene, come punto di vista diverso da quello di un insegnante di Lettere non era proprio il massimo, ma ormai era fatta e amen.
Il prof. De Magistris si è coraggiosamente offerto di scrivere il bando. 
La proposta è stata accettata all'unanimità.
Il bando sarebbe uscito di lì a pochi giorni, i ragazzi avrebbero avuto una quarantina di giorni per confezionare gli elaborati, i giudici un mese per stilare la classifica e così a fine Aprile ci sarebbe stata la premiazione.
A quel punto la riunione era finita e dunque dopo due ore di accanita discussione su questioni sulle quali eravamo nel complesso tutti d'accordo abbiamo chiuso il collegamento, stanchi ma fiduciosi.
Due giorni dopo il prof. De Magistris ci mandò il bando, il quale si distingueva per sintesi, chiarezza e buon senso. 
Mancava solo una cosa: la firma della DS, che l'aveva promessa per il giorno seguente.

sabato 18 giugno 2022

Haeretica - La storia del XX secolo à la Murasaki

Foto molto famosa e molto suggestiva sulla fine della seconda guerra mondiale.
Pare che sia un po' ricostruita in laboratorio, come del resto capita spesso per queste foto simboliche
Quando mi sono ritrovata in cattedra a insegnare storia vantavo* una preparazione tutto sommato accettabile nella storia antica, decorosa nella storia moderna e più che rispettabile per la storia medievale. Ma una volta varcata l'unificazione dell'Italia, entravo in una zona oscura dove rabberciavo malamente chiacchiere di casa, scampoli di vaghi ricordi e una ricerca sulla rivoluzione russa fatta per l'esame di terza media - per dirla in sintesi, facevo abbastanza pena. A parziale scusante va detto che, quando andavo a scuola, di solito ci si fermava alla prima guerra mondiale perché quel che veniva dopo era troppo recente.
Quando ho cominciato a insegnare però era stata avviata la sana consuetudine di dedicare il terzo anno delle medie al Novecento - o, più esattamente, alla prima metà del Novecento. Alla fine degli anni 90 del secolo scorso infatti valeva ancora la scansione in cui ero cresciuta: finisce la seconda guerra mondiale ed entriamo nel mondo contemporaneo, quello dove abitiamo tuttora. Il mondo viene sistemato, l'Africa decolonizzata si avvia verso un futuro radioso, come tutto il Terzo Mondo, mentre il mondo occidentale - il nostro - è ben ordinato su due blocchi contrapposti, ovvero capitalisti vs. comunisti, e qui ci fermiamo, in una paciosa stabilità interrotta solo da qualche conflitto rigorosamente al di fuori del nostro tranquillo giardino.
Intorno al 1990 il comunismo (in Russia) finì e l'idea era che ben presto anche loro sarebbero entrati nel Mondo Occidentale. Qualche buontempone anzi azzardò che la storia fosse finita**.
In realtà il mondo prese una strada diversa ma i contemporanei mainstream sembravano non accorgersene. Succede, quando ci sei in mezzo, ed è il motivo per cui non conviene fare la storia troppo recente a scuola: non sai come inquadrarla, meglio che i ragazzi cerchino di fare quel che possono con mezzi propri, perché alla fine è la loro storia, e sono loro che la faranno.
Quindi i manuali ci raccontavano la decolonizzazione e la Guerra Fredda in un paio di capitoli, fatti con qualche difficoltà perché le Terze, già a metà Aprile, cominciano a perdere colpi e si concentrano sull'esame dando per scontato che i programmi siano finiti, e a quel punto eravamo nell'oggi, sorvolando con mirabile pudore sulle guerre jugoslave, le guerre in Cecenia eccetera.

Siccome sono una personcina coscienziosa non mi limitai a vivacchiare preparando le lezioni di storia di Terza sui manuali, ma decisi di migliorare le mie conoscenze storiche sul mondo moderno; a tale nobile scopo ogni estate mi prendo in biblioteca qualche tomo abbastanza blasonato appunto sulla storia del Novecento, così come pazientemente, briciola su briciola, mi sono costruita qualche po' di competenza geografica. 
Cominciai anche a ricamarci su: la Storia, come la Bellezza, è negli occhi di chi guarda e le prospettive mutano col mutare del mondo contemporaneo. Sui manuali di storia però siamo sempre inchiodati alla scansione che usava quando le medie le frequentavo io, ormai mezzo secolo fa. In sostanza, siamo ancora tutti orfani della Guerra Fredda - una roba riposante, per chi non sta in politica ad alti livelli, e piena di confortanti certezze. Tanto era confortevole, quel caldo guscio, che ancora non riusciamo a convincerci che sia finita e soprattutto che da quando è finita il mondo è cambiato; e da questo, sospetto, derivano i vari "nostalgici"*** del comunismo e del fascismo. Il più attaccato tra tutti a questo mondo ormai morto e sepolto, disgraziatamente, al momento ha il potere assoluto in Russia e sospetto sarebbe un paziente molto interessante da studiare per un team di psicanalisti****.
Leggendo tutta quella roba sulla storia del secolo scorso però mi è anche venuto un dubbio: non sarà che la partizione su cui noi insegnanti e i nostri più o meno amati manuali siamo abituati a lavorare andrebbe rivista?
In generale si dà per scontato che il Novecento sia stato un secolo breve, iniziato con la prima guerra mondiale e finito con la caduta del muro di Berlino. Ma forse l'avvenimento da cui nasce tutta la storia del Novecento non è la prima guerra mondiale, bensì la rivoluzione russa, e non ha ancora esaurito la sua spinta propulsiva (anche se si spera la esaurisca adesso. Purtroppo è ancora tutta da vedere).
Andiamo per ordine. La prima guerra mondiale si distingue da tutte le guerre precedenti per essere stata un inqualificabile massacro in grande stile dove una intera generazione venne trucidata. In realtà questo vale soprattutto per alcuni paesi d'Europa; di fatto per come la vedo io è stata una delle tante guerre che l'Europa da secoli riteneva suo dovere fare a scadenze irregolari per decidere chi era più forte di chi - la serie, credo, viene inaugurata dalla Guerra dei Cent'anni e mi sembra che la Francia se le sia fatte assolutamente tutte - dissanguandosi a tempi lunghi perché, di fatto, nessuno era mai davvero molto più forte di nessuno. Siccome c'era stata anche la seconda rivoluzione industriale le armi erano diventate molto più efficaci ed efficienti e fecero molti più danni del solito. Questa volta però era coinvolta anche la Russia (che se non altro ai tempi della Guerra dei Cent'anni si faceva i fatti suoi) che non resse all'impatto e fece una rivoluzione, anzi due perché la prima non aveva sortito l'effetto sperato, ovvero far uscire la Russia dalla guerra.
La seconda rivoluzione russa, quella comunista, cambiò tutto. I capitalisti adesso, avevano il Nemico alle porte di casa. Ed erano terrorizzati. 
Prima di tutto finanziarono la guerra civile russa. Ma persero, e la Russia, per quanto malconcia, continuava ad essere comunista.
Poi venne il fascismo - un movimento che sarebbe rimasto un po' dov'era se non fosse stato abbondantemente foraggiato da questi miei generici "capitalisti" che volevano a tutti i costi che i comunisti e i socialisti si dessero una calmata. Disgraziatamente (o per fortuna, chissà) a capo del movimento fascista c'era un tale che aveva un certo talento per la politica e molti sogni nel cassetto, e inventò un nuovo modello di stato che attingeva anche a certi stilemi comunisti dell'epoca. L'esperimento venne guardato con molto interesse in varie parti d'Europa e anche dal celebre imbianchino austriaco - che aveva idee piuttosto particolari sugli ebrei, colpevoli di essere contemporaneamente troppo ricchi e troppo comunisti***** ma che non combinò poi 'sto granché fin quando i miei generici "capitalisti" (e nobili) tedeschi non decisero di finanziarlo abbondantemente perché impedisse ai comunisti di allargarsi troppo, quando in Germania arrivarono le ripercussioni di quella che chiamiamo "crisi americana del 29" ma che in realtà scosse buona parte del pianeta. Anche l'imbianchino austriaco aveva un sacco di sogni nel cassetto, e spesso viene ricordato per la storia della razza superiore e dello spazio vitale della Germania, ma venne finanziato soprattutto perché voleva fermare i comunisti tedeschi (e allargare di parecchio la Germania). Finì come finì, con la foto di un soldato russo che in piedi sul Reichstag di Berlino, in mezzo a un mucchio di macerie, sventola la sua bandiera con la falce e il martello simboli del comunismo, e che non manco mai di far vedere ai miei alunni spiegandogli che gli ideali, se perseguiti con troppa determinazione, possono portare a effetti del tutto imprevisti, e che se Hitler non si fosse preoccupato troppo di fermare il comunismo la bandiera comunista probabilmente non avrebbe mai sventolato sul Reichstag. Allo stesso modo probabilmente senza la rivoluzione russa l'Europa dell'Est (che guardava alla Russia con una certa preoccupazione, probabilmente non legata solo a questioni ideologiche) non avrebbe avuto tanta fretta di dotarsi di regimi più o meno nazisti.
Finita la seconda guerra mondiale il mondo venne chiamato a scegliere da che parte stare e in molti decisero di approfittare di quella curiosa partita a due per farsi finanziare da una parte o dall'altra (a volte cambiando più volte con una certa disinvoltura). Nel frattempo gli Stati Uniti avevano sviluppato verso il comunismo una vera e propria isteria che li spinse a finanziare colpi di stato militari a destra e a manca per ostacolare l'ascesa di governi "comunisti" anche dove si sarebbero probabilmente potute trovare soluzioni molto più tranquille ed economiche. Inoltre gli Stati Uniti scoprirono che avere un Grande Nemico era estremamente comodo, tanto che, dopo la caduta del comunismo in Russia, ritrovandosi improvvisamente orfani di nemici si precipitarono sul primo Potenziale Nemico che passava di lì per caso e si misero a combattere il Terrorismo Islamico con una serie di operazioni militari una più dissennata dell'altra che sortirono sul Terrorismo Islamico l'effetto di un maraviglioso balsamo ricostituente******.
Ormai la Guerra Fredda è da tempo finita, ma le sue conseguenze rampollano ancora per ogni dove, insieme a gran copia di arsenali militari in gran parte scaduti (...forse...). E sarebbe il caso di trovare un ordinamento mondiale un po' più razionale e smetterla con le guerre, che al giorno d'oggi costano davvero troppo per qualsiasi stato, per quanto florido. 
Qualcuno dirà che anche i fabbricanti di armi hanno diritto a campare e sono d'accordo - tuttavia tutta quella splendida tecnologia che sta dietro alle costosissime armi moderne potrebbe magari essere impiegata con maggior costrutto in altri settori, parimenti produttivi e redditizi.

* in cuor mio, non è che passavo il mio tempo a vantarmene pubblicamente
** sì, lo so, è una roba che è stata presa sul serio, come lo Scontro Tra Civiltà. Il perché non lo so. Non ho mai letto niente su queste due teorie, mi sono sempre parse entrambe assolutamente folli
*** uso le virgolette perché nella gran parte dei casi si tratta di gente che del fascismo e del comunismo ne sa meno del mio servito di bicchieri. Entrambe le dottrine oggi sarebbero del tutto impossibili da replicare, appunto perché il mondo è cambiato.
**** i soli che potrebbero capirlo, perché anche la psicanalisi classica è abbastanza ancorata a un mondo piuttosto lontano nel tempo.
***** e questa non l'ho mai capita bene. Il tutto è stato mirabilmente riassunto da Umberto Bossi nel celebre "complotto demoplutogiudaicomassonico".
****** di quest'ultima teoria mi guardo bene dal parlare in classe, in quanto rientra nella categoria "opinioni personali di cui si discute il libertà in salotto con gli amici dopo una buona cena sgranocchiando cioccolatini".

martedì 14 giugno 2022

Conversazione tra docenti

Dopo aver vagato su e giù per la scuola, con qualche timido tentativo di sparpagliarli nei vari corridoi (finito nel più immaginabile dei modi, ovvero con i ragazzi che giocano all'autoscontro) gli ormai mitici Banchi a Rotelle sono stati parcheggiati nell'Aula Magna, usata per varie attività, dal gruppo di recupero per una materia al teatro, proiezione di film e quant'altro.
Naturalmente non è che questo cambi l'effetto che detti banchi hanno sui ragazzi, ma l'inevitabile presenza di un insegnante impedisce che la situazione degeneri oltre un certo limite.
Di questo parlava con me la prof. Plusdress, un po' sconsolata.
"Che poi non capisco cosa si aspettavano, quando li hanno comprati".
"Certo" convengo io "Li dai a un ragazzi delle medie, che ci farà mai?"
"Eh, un ragazzo delle medie... ma anche alle superiori, secondo me"
"All'università..."
"Al dottorato..."
"Mah. Secondo me anche a trent'anni. Cioè, io personalmente..."
"Certo, anch'io. Giusto perché ci sono i ragazzi e devo tenermi buona".
"Eh sì, dobbiamo dare il buon esempio" sospiro "Ma potendo, se fossimo soli..."
"Naturalmente se fossimo soli... oppure in gruppo..."
"Al Consiglio di Classe, per esempio"
"Oh sì, sarebbe carinissimo!"
Sospiriamo e usciamo dall'Aula Magna.
Cioè, davvero, che altro vuoi farci con quei banchi? Sono così divertenti!

venerdì 10 giugno 2022

L'Orlando Furioso a St. Mary Mead

Anche Ronconi, qualche anno fa, mise in scena l'Orlando Furioso, forse con migliore esito della nostra scuola. 
Va pur detto però che disponeva di maggiori mezzi.

Una delle regole cardine della scuola media è "Appena è possibile fai teatro, non importa con quale classe e con quali mezzi, tanto funziona SEMPRE".
A tale regola mi sono sempre rigorosamente attenuta dopo avere visto, nel mio secondo anno di insegnamento, una classe ingestibile e intollerabile andare in scena su un copione che definire schifoso era fargli un complimento e gestito da un gruppo di insegnanti che di teatro ne sapeva  meno del mio servito di bicchieri; contro ogni ragionevole previsione, funzionò alla grande.
E' questo il prodigio del mettere i ragazzi in scena - funziona sempre. Per l'occasione i disabili si muovono in scioltezza, i balbuzienti parlano con proprietà, i più timidi si muovono con la forza e la solennità di leoni che pattugliano il territorio eccetera. 
Come tutto ciò sia possibile non saprei dire, ma in fondo non ho idea nemmeno di come facciano gli acquedotti della Toscana a prendere quella strana roba che scorre in Arno e a farne dell'acqua perfettamente bevibile. Non lo so e non mi interessa, riempio la brocca e questo è quanto. Posso solo azzardare una qualche interpretazione alchemica: misteriosamente il teatro ottiene il suo effetto bruciando ogni tipo di combustibile emotivo, buono o cattivo che sia, e qualsiasi adolescente, per quanto balordo, di combustibile emotivo ne ha a tonnellate.
Così appena c'è la pur vaga possibilità di infilarsi in un qualche accidente di rappresentazione scenica firmo con fiducia, perché comunque vada farà bene alla classe e a tutte le materie e tutti i ragazzi si divertiranno alla follia.

Quest'anno a fine Ottobre è spuntata l'idea di un progetto teatrale che avrebbe coinvolto Prime e Seconde. Tutti abbiamo dato il nostro assenso ma senza farci troppe illusioni, perché tanto per cambiare in quel periodo i numeri del Covid stavano salendo. Tuttavia, alla faccia dei numeri, in Marzo i preparativi sono partiti.
Il mio contributo è stato abbastanza passivo: ho concesso le ore, ho frustato a sangue i ragazzi che osavano non collaborare troppo seriamente e, negli ultimi giorni, ho dedicato tre ore supplementari al ripasso delle parti e anche a qualche prova in cortile esortando i ragazzi ad alzare la voce. "Non pensate che siete in scena, immaginatevi di essere in classe con me quando faccio l'appello e vi imploro di parlare a voce bassa mentre voi urlate a tutta canna!"; perché la Prima Sfigata, invero assai ciarliera e soprattutto dotata, tutta, di acute vocette hobbit, al momento di provare quasi sussurrava. 
Lo spettacolo era un rifacimento, niente meno, dell'Orlando Furioso, di cui le Prime non avevano alcuna contezza sapendo a malapena cos'era in generale un cavaliere armato. Per giunta ogni Prima ne faceva un pezzo, e alla Prima Sfigata era toccata l'ultima parte. Per giunta il copione - non malvagio, devo dire - era stato fatto per le superiori.
Ma tant'è, era teatro. Purché sia teatro e respiri, va sempre bene.

Il giorno dello spettacolo tuttavia perfino io dubitavo che ne sarebbe venuto fuori alcunché di tollerabile anche se più volte avevo confortato i miei perplessi alunni spiegando che "in scena sarà tutto diverso". D'altra parte a confortarmi avevo anche la savia massima di un celebre direttore d'orchestra che sosteneva che "non ci si deve mai uccidere dopo la prima prova".
Il programma si presentava assai pesante: di primo mattino le tre Prime con vari insegnanti al seguito dovevano raggiungere il luogo ove avrebbe avuto luogo lo spettacolo - una fantastica pieve preromanica circondata da un Tipico Paesaggio Toscano in grande spolvero. Lì ci sarebbero state svariate ore di prove generali seguite da altre prove nell'Agorà della scuola, poi una breve pausa e alle quattro di pomeriggio il tutto sarebbe ripreso fino alle sei, ora fissata per lo spettacolo.
Faceva un caldo ignobile, ma la temperatura era in lieve calo rispetto agli infernali giorni precedenti; e poi eravamo in mezzo al verde (e sotto un gran sole) e c'era perfino una fontanella con l'acqua potabile.
La mattina si sarebbe trattato, nientemeno, che di cucire le tre parti dello spettacolo e di preparare la scena in comune dove i ragazzi si sarebbero trovati a simboleggiare le varie aree geografiche della scena schierandosi in vari punti.
Fatto l'appello constato con orrore che ci sono ben tre assenti. E uno lo sapevamo perché Dotto non aveva trovato di meglio da fare, durante il ponte del 2 Giugno, che farsi venire la peritonite onde essere operato d'urgenza in piena notte (del resto, siamo o non siamo la Prima Sfigata?) e lo avevamo rimpiazzato in corsa; ma gli altri due?
Per giunta, di questi due uno avrebbe dovuto fare Orlando, e aveva passato svariate settimane a imparare a urlare "Angelicaaaa!" in tono adeguatamente dissennato. Non era per niente facile da sostituire.
Pisola arriva con pochi minuti di ritardo, Orlando però ci fa penare parecchio perché non risulta raggiungibile al telefono e per giunta, al contrario di Pisola, non è affatto uso ad arrivare in ritardo.
Vivaddio, mentre sto mandando qualcuno a cercare il telefono della scuola per chiamare la famiglia, Orlando compare assai pacioso. Lui è sempre assai pacioso, che di solito è un notevole valore aggiunto. Stavolta però prendo coltello e forchetta e comincio a mangiarmelo per pane. Perché è in ritardo, e soprattutto come ha osato non avvisarci che era in ritardo?
Molto paciosamente, Orlando ci spiega che la maglietta bianca necessaria per lo spettacolo non era ancora asciutta quella mattina e quindi lui ha aspettato che lo fosse perché doveva tracciarci sopra la O di Orlando.
Di nuovo urlo e strepito che tutto ciò avrebbe dovuto essere fatto la sera prima e non all'alba di quel giorno. Orlando è un bravo e paziente ragazzo, mi lascia strepitare e rimane pacioso. Alla fine smetto di strepitare, rinuncio a fare l'appello e ci avviamo giulivi verso la pieve, a poche centinaia di metri dalla nostra scuola. Lì cerco e trovo un piccolo angolino ombreggiato sull'erba e mi accoccolo con gli altri insegnanti mentre i ragazzi pascolano festosi sull'erba e vicino ai cespugli. La conversazione insegnantesca verte su tutta una serie di varianti sul tema "oh quale incredibile e gioioso spettacolo è vedere una mandria di giovinetti all'aperto pascolare sul prato e vicino ai cespugli all'aperto e alla luce del sole in piacevole libertà e a viso scoperto", ovvero un tema che tre anni fa non ci saremmo mai sognati di trattare in quanto del tutto ovvio.
Pascola che ti pascolo arriva l'intrepida Operatrice Teatrale che comincia a provare. Un'occhiata distratta mi porta a concludere che "se non altro, i miei a questo punto sanno le parti", che è un notevole valore aggiunto perché gli altri due gruppi vanno parecchio a tentoni.
L'Operatrice urla e strepita e cambia idea ogni trenta secondi sulla posizione di X e di Y e sposta anche qualche battuta. Il caos sembra regnare sovrano in scena, ma quando costei passa un attimo a salutarci ha l'aria soddisfatta e ci assicura che tutto va bene.
Passano le mie tre ore di turno e rientro a scuola per fare le due ore che mi spettano con la Seconda Capricciosa, senza nemmeno aver avuto la soddisfazione (...soddisfazione? Chissà...) di vedere provare i miei, che se non altro le battute le sapevano; in compenso la Prima Sfigata alterna pastura e attenzione verso le prove altrui in ugual misura e sembra decisamente soddisfatta della vita, e nemmeno si lamenta del caldo - che, onestamente, non manca.
Finita la scuola incrocio l'operatrice, che ha l'aria abbastanza provata ma continua a garantire che va tutto bene. Le suggerisco e anche offro un gelato, ma fa parte del partito che se non mangia salato non gli sembra di mangiare*; poi mi concentro sulle Relazioni di Fine Anno** e verso le cinque di pomeriggio ritorno alla Pieve, meditando in cuor mio sui vantaggi della Didattica a Distanza che aveva completamente tolto dalla nostra vita questo tipo di Giornate Interminabili - perché a quel punto sarei stata davvero sazia di scuola e avrei assai gradito di tornare a casa al fresco per occuparmi di qualcos'altro.
Alla Pieve l'atmosfera appare completamente cambiata: il pascolo è sospeso, schiere di fanciulletti vanno su e giù per il prato con moto armonico e declamano con fermezza le varie battute, gli interventi della regia sono molto più occasionali, sul dolce pendio che sovrasta il prato vari gruppetti si muovono parimenti con fare armonioso correggendosi a vicenda mentre ripassano e un po' di misericordiosa ombra comincia a coprire il muretto di margine consentendo a noi insegnanti un certo ristoro. Mi volto verso le colleghe "Accidenti come sono cambiati rispetto a stamani! Decisamente le cose stanno ingranando!".
"Vuoi dire che stamani facevano ancor più schifo di ora?" chiede sorpresa la prof. Casini.
Ora, siamo d'accordo che la prof. Casini assai raramente ha una buona parola per qualcuno o qualcosa, e anche che di sicuro il mondo del teatro dai tempi di Eschilo in poi ha visto di meglio della nostra recita scolastica, ma l'insieme mi appare piuttosto valido anche senza considerare le varie attenuanti del caso: sono tre Prime medie che si stanno muovendo assai dignitosamente sul palco erboso fermo restando che, come rispondo alla collega, effettivamente Laurence Oliver e Benedict Cumberbatch han certo prodotto performance migliori, specie quando recitavano l'Amleto.
La prof. Casini ribatte che sì, certo, ma non si sente una mazza, che è un dato di fatto incontestabile ma che in uno spettacolo all'aperto e con il vento contrario va pur messo in conto. Io comunque sono una insegnante e mi interessa che recitino in modo decoroso, e il pubblico parentale è ancor più di parte di me e sospetto che gli basti fare la loro onesta marchetta e applaudire figli, nipoti e parenti per poi tornare a casa soddisfatti. In tutti i casi, il paesaggio toscano recita benissimo, in una splendida sinfonia di tonalità verde-dorato e in un alternarsi di luci e ombre che avrebbe fatto grufolare di gioia qualsiasi pittore di qualsivoglia corrente artistica.
I genitori si dispongono sul pendio, i professori si raggruppano (un paio di loro sono lì non in quanto docenti ma proprio come genitori), i ragazzi si schierano nei vari punti del paesaggio e lo spettacolo comincia. L'Operatrice appare perfettamente soddisfatta. Nel momento di silenzio che precede l'inizio mi sento perfettamente soddisfatta di essere lì, sul pendio, in uno sfolgorante pomeriggio d'estate, alle spalle di una splendida pieve preromanica, a seguire lo spettacolo dei ragazzi di St. Mary Mead che recitano l'Orlando Furioso in versione assai alternativa.
Parte la rappresentazione e, miracolo dei miracoli, si sente tutto benissimo. Volendo, si riesce anche a seguire il filo logico del copione e anche le battute di spirito funzionano a meraviglia. Il primo applauso scatta circa mezzo minuto dopo l'inizio (molti altri seguiranno) e tutti sembriamo perfettamente in pace con la vita e col mondo. Angelica fugge e poi si innamora, Orlando impazzisce e poi rinsavisce, l'Ippogrifo svolazza con grande convinzione e tutto va bene. E' un bel pomeriggio di sole e tutti ci godiamo il piacere di stare senza mascherine a guardare sessantatré ragazzini di prima media che recitano senza mascherine.
Dopo lo spettacolo, come di dovere, la Preside ringrazia tutti, l'Operatrice ringrazia tutti e tutti fanno dei gran complimenti ai ragazzi e all'Operatrice. I genitori versano succo di frutta per i presenti (assai gradito, dopo tanto sole) e io vago tra un gruppetto e l'altro in un profluvio di mirallegri dispensando complimenti a tutti i gruppi familiari su quanto sian stati bravi i loro cigni.
Il giorno dopo, naturalmente, rinnovo i complimenti agli attori.

*partito cui aderisco anch'io
** attività assai in voga in questi giorni tra i docenti

martedì 24 maggio 2022

Una tranquilla giornata di scuola a St. Mary Mead

scale, scale, scale
Dopo tanto patire e piatire finalmente a scuola è ripresa un po' di vita, e ad Aprile i cancelli si sono aperti per far entrare come cani famelici tutte le attività tenute in stand by dall'inizio dell'anno per i circa seicentoventotto allarmi Covid che si sono succeduti con implacabile regolarità a partire da Settembre. 
Così la fine dell'anno scolastico, che è sempre e comunque un periodo travagliato e fitto dei più vari impegni, si è trasformata in una specie di gioco a incastro da cui disperiamo di uscire vivi e che sta frastornando i poveri alunni - che per la verità, per quanto frastornati, sembrano piuttosto soddisfatti, al contrario di noi insegnanti che invece siamo frastornati e basta, e dopo due anni di stasi abbiamo financo dimenticato come si organizza uno straccio di uscita.
Stamani le Prime erano in Gita, ovvero impegnate in un modesto trekking in una zona relativamente vicino che gli è stato spacciato come Gita Scolastica; così le mie tre ore di Italiano e Storia si sono trasformate in altrettante sostituzioni.
Le prime due ore sostituisco Fisica (che accompagna i primini in gita) nella Terza tuttora un po' Asserpentata. Prima ancora che potessi pensare a come gestire queste due ore supplementari che piovevano come una vera manna è arrivato appunto Fisica.
"Murasaki, ho visto che mi sostituisci in Terza. Allora puoi portarli al corso di nuoto".
"Oh? Ehm, sì, certo, sarò lieta di portarli al corso di nuoto".
La mattinata è dunque iniziata salendo in Terza - che da qualche giorno sta al piano superiore per uno scambio di classe (anche le attività sportive infatti sono ripartite alla grande, e da qualche settimana ogni due per tre qualche ragazzo si azzoppa. Arrivati al terzo zoppino nella Terza Tremenda è stato deciso di portare tutti al piano terra, onde semplificare la vita ai poveri stampellati) dove ho fatto l'appello e poscia   con detta Terza mi sono recata nel livello sotterraneo che dà sull'uscita e da lì abbiamo raggiunto la piscina comunale, che ho visto per la prima volta: dalla notte dei tempi infatti le medie di St. Mary Mead organizzano corsi di nuoto in primavera, ma ovviamente la cosa non mi aveva mai riguardato.
La piscina di St. Mary Mead è un locale tranquillo, con una serie di spogliatoi organizzati in un dedalo del tutto incomprensibile. Comunque mi sono seduta in un angolino, mentre i ragazzi si cambiavano, e ho letto il mio bravo romanzo di Trollope mentre i pesciolini nuotavano soddisfatti. 
Siccome la Terza è tuttora un po' Asserpentata, mentre si rivestivano ho sentito preoccupanti segnali di litigio. Mi sono affacciata negli intricati spogliatoi e ho scoperto che Qualcuno aveva trovato il modo di far arrabbiare il più umorale e suscettibile dei Serpentelli, che negli ultimi tempi quando si arrabbia mostra reazioni piuttosto imprevedibili. 
Ho rampognato il Qualcuno e controllato che il Serpentello Suscettibile non si fosse troppo irritato, mangiando nel contempo per colazione un altro Serpentello che trovava da ridire sul tempo impiegato dalle ragazze per rivestirsi; infine abbiamo risalito i tre livelli di scale per tornare in classe.
Scodellati i Serpentelli ho raggiunto la Seconda Capricciosa per una ulteriore ora di sostituzione. Com'è molto prevedibile vista la calda giornata assolata, la Seconda Capricciosa chiede di scendere in cortile per l'intervallo.
Mentre i ragazzi giocano a palla mi raggiunge una custode: ha chiamato la Coordinatrice della classe per avvisare che quel giorno inizia il corso di danza ma di fatto non è ancora venuto l'apposito operatore.
I ragazzi sostengono che il corso è fissato per Giovedì - e comunque l'operatore non c'è. Assicuro la custode che, qualora arrivasse anche solo l'ombra di un operatore, noi siamo lì in cortile a intervallare e poi in classe a disposizione di chiunque per danzare.
L'operatore non si vede e dunque torniamo in classe dove ascolto interrogazioni sul programma nucleare francese e le centrali atomiche in Italia, poi l'ora finisce e torno giù in Sala Insegnanti dove mi aspetta una nuova, mirabile impresa: inserire i libri adottati per l'anno prossimo.
Da quando c'è stato il lockdown questa complessa operazione non si fa più a mano su moduli forniti dalla Segreteria bensì intervenendo direttamente su una sorta di piattaforma nazionale: dalla scuola ci danno le password per identificarci ed entrare e poi dobbiamo andare nelle nostre future classi e infilare i nuovi libri che l'anno prossimo in quella classe dovrebbero esserci. Tutto ciò è complesso per vari motivi, il primo dei quali, almeno nel mio caso, è stato che mi sono dimenticata che l'anno prossimo la mia Prima passerà a Seconda (peraltro in blocco: non si è nemmeno parlato di lontano di fermare alcuno, né avremmo avuto motivo di parlarne) e dunque non sarà più una Prima. Ciò rientra nel corso naturale delle cose, stante che tutto cresce e si trasforma con lo scorrere degli anni, ma talvolta capita di essere distratti o di avere uno di quei cervellini che stan larghi in una scatola di fiammiferi e insomma ho serenamente inserito tutti i libri della futura seconda afferenti alla cattedra di Lettere e dopo, da brava donna di casa coscienziosa, ho fatto pulizia togliendo il ciarpame dell'anno prima, per poi accorgermi con orrore, proprio mentre la piattaforma mi informava allegramente che "i libri selezionati sono stati eliminati con successo!" che quei libri non andavano affatto eliminati perché, appunto, ero in Prima e non in Seconda.
Quindi la prima parte dell'ora buca se n'è andata a fare un lavoro non solo inutile ma pure dannoso, nonché per strisciare come un verme (quale sono) davanti alla collega che si occuperà della Futura Prima, narrarle l'increscioso avvenimento e chiederle i titoli da re-inserire.
Nelle ultime due ore dovrei fare Storia con la Seconda Capricciosa, ma non prima che i Capricciosi abbiano usufruito del loro legittimo intervallo. Così scendiamo nuovamente in cortile, mentre cerco di fare il conto di quante scale abbia fatto quel giorno; ma mi perdo intorno al duecentesimo gradino e mi consolo ricordandomi che fare le scale fa bene alla circolazione e, dicono, anche al cuore quando le scale sono in discesa. Spero proprio che sia vero, perché quel giorno ne ho salite e discese davvero parecchie.
E, come in un grazioso deja vu, di nuovo mi raggiunge la Custode per informarmi che, all'insaputa di tutti, quel giorno per i ragazzi era stata fissata un'ora supplementare di Laboratorio di Teatro - stavolta però deve essere vero, mi assicura la Custode, perché l'Operatore è arrivato e aspetta scalpitando.
"Naturalmente gli ho detto che adesso i ragazzi stanno facendo l'intervallo, però dopo li deve portare nell'apposita sala".
Saluto in cuor mio la complessa lezione sul Risorgimento che avevo programmato e a fine intervallo salgo per l'ennesima volta le scale per portare i Capricciosi nell'apposita sala, dove i Capricciosi svolgono il laboratorio di teatro da par loro, tanto che una parte della seconda e ultima ora di Storia se ne va per una ruvida spazzolata sul tema "Il laboratorio di Teatro va preso sul serio perché non solo è utile e salutare, ma vi ha pure risparmiato un'ora di lezione di Storia, che non è esattamente la vostra materia preferita" e nella stesura di quattro infuocati rapporti per i quattro che si sono comportati particolarmente male.
Resta a malapena un po' di spazio per una piccola introduzione al 1848. No, naturalmente non conoscono il modo di dire "E' successo un 48", ma ho notato che, al contrario della battaglia di Waterloo, il 48 è uscito dalle frasi fatte delle nuove generazioni e dunque non è così grave.
Alle due sono finalmente libera e posso tornare a casa - ma non prima di aver sistemato il pasticcio con i libri fatto con la Prima, che fra ricerche e controlli vari mi richiede una buona quarantina di minuti supplementari.
Mancano ancora quasi quattro settimane, e come ogni anno mi domando ( ci domandiamo) se riuscirò (riusciremo / riusciremmo) a sopravvivere anche stavolta.

domenica 22 maggio 2022

Waterloo (di cose che non vorresti mai leggere)

Prima di Waterloo, ci fu la disfatta della Beresina
Il programma di Storia con la Seconda Capricciosa prosegue, con entusiasmo assai moderato da parte degli alunni. Ho fatto la rivoluzione francese, spiegandola con gran cura e infliggendo due interrogazioni programmate ai due alunni che sapevo abbastanza diligenti da studiarla, e morta lì.
A Napoleone ho dedicato più cura, ritenendolo argomento più palatabile per una classe che della storia se ne frega alla grande: c'è l'invenzione dell'Italia, l'invenzione dell'egittologia, l'invenzione dello stato moderno e della moderna legislazione, ma soprattutto c'è la Grandiosa Sconfitta in Russia, che anni fa  una classe ben più partecipe e interessata sintetitzzò mirabilmente con la formula "è quando Napoleone va in Russia e si frega".
Con un pizzico di cattiveria e molta speranza ho fatto un compito in classe dove dovevano riassumere sia la Rivoluzione che Napoleone in due cronologie di dieci date ciascuna, libro alla mano, dopo avere accortamente diviso la classe in gruppetti. 
Mi aspettavo dei gran pasticci con la rivoluzione, dove scegliere solo dieci date è, oggettivamente, impresa complessa, ma anche qualche soddisfazione da Napoleone, dove se non altro due delle date (nascita e morte) erano già occupate e gli eventi da cui estrarre le altre otto risultavano ben sgranati.
A sorpresa, più di un gruppo ha sbarcato la rivoluzione abbastanza bene, ma le cronologie di Napoleone han rappresentato ottimamente il concetto di "Waterloo dell'insegnante".
Nella maggior parte dei casi Napoleone se l'è cavata così-così  (spesso saltando a piè pari  il colpo di stato di Brumaio) fino all'incoronazione, cui quasi tutti han fatto seguire il secondo matrimonio e la nascita dell'erede. Quest'ultimo particolare, ovvero la nascita dell'erede, è stato ricordato quasi da tutti nonostante il manuale nemmeno lo citasse: gliene avevo parlato io, raccontandogli  la breve e grama esistenza del povero Napoleone II, e per qualche misterioso motivo la cosa gli è  rimasta impressa. Ma a quel punto, ahimé, le date stavano finendo e così diversi gruppi sono passati dalla nascita dell'erede direttamente alla morte di Napoleone nel 1821.
Campagna di Russia non pervenuta.
E nemmeno Waterloo.
D'accordo, gli ho parlato anche di Napoleone II. Ma non è che mi sono dimenticata di dirgli che ancora oggi la parola Waterloo è sinonimo di sconfitta disastrosa e senza appello. Gli ho persino spiegato che si tratta di una piccola cittadina il cui nome si può pronunciare in almeno tre modi diversi: Vàterlo all'italiana, Vaterlò alla fracese e Uoterlu all'inglese, insomma una volta tanto era davvero impossibile sbagliare la pronuncia.
"E passi per la campagna di Russia, che comunque è forse la disfatta più famosa di tutti i tempi. Ma come si fa a fare una cronologia di Napoleone senza mettere nemmeno Waterloo?" ululo restituendo i compiti "Waterloo è la battaglia più famosa della storia. Ancora oggi è ricordata come la disfatta per eccellenza!".
Mi guardano bonariamente perplessi. Si sa, la prof. Murasaki è così: ogni tanto dà di fuori di matto, assolutamente senza un perché.
"Lo sapete qual è la canzone più famosa uscita dall'Eurofestival?" ululo vieppiù.
Non lo sanno. Sembrano financo ignorare l'esistenza dell'Eurofestival, che pure è improvvisamente diventato di gran moda proprio in questi anni.
"Waterloo è una battaglia talmente famosa che centosessanta anni dopo un celebre gruppo pop le ha dedicato una canzone che ha spopolato in tutta Europa e che non parlava affatto della battaglia, ma usava il suo nome come metafora!".
E niente, carico a tutto volume il video della canzone degli ABBA in cui una fanciulla racconta allegramente di come, nonostante la sua ferma determinazione a non farsi imbrigliare, ha infine ceduto all'amore conoscendo così la sua Waterloo e tutto il corridoio ne risuona. La classe ascolta con una certa indifferenza ma gradisce l'intermezzo in cui, se non altro, me ne sto zitta.


Poi attacco il Risorgimento - mi figuro con che risultati, ma ormai è tempo di unificare l'Italia, e una volta di più medito su come la Seconda Capricciosa ci è stata mandata per punire noi insegnanti dei nostri peccati (moltissimi, e molto gravi, a quel che sembra). 

mercoledì 11 maggio 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 5 - I leggendari armadietti

I nostri armadietti sono più o meno così (ma senza chiavi)
La prima cosa che vedemmo arrivare per la nuova, innovativissima didattica DADA furono gli armadietti: sbarcarono nella scuola qualche giorno prima del lockdown, ben imballati e in colori sgargianti.
Sarebbero serviti ai nostri ragazzi per conservare libri e zaini e piumini e...
"Comunque le cartelline di Arte e Tecnologia non ci stanno" osservò qualcuno. E in effetti non ci sarebbero stati nemmeno i piumini, se non pressandoli molto. Ma metti che qualcuno avesse la pretesa di indossare un cappotto?
All'inizio di quest'anno, quando ufficialmente è partita la didattica DADA, gli armadietti sono stati disposti lungo i corridoi delle classi sostituendo i più piccoli e dimessi armadietti verde scuro che c'erano sempre stati. Non che venissero usati moltissimo, ma ogni classe aveva il suo paio di alunni che li usavano per far fare meno su-e-giù ai libri di scuola. I genitori firmavano il contratto di comodato d'uso e ricevevano in cambio una piccola chiave di tipo ordinario che di solito gli alunni portavano al collo appesa a un lungo nastro.
I nuovi e sfolgoranti armadietti comunque fungevano solo da decorazione, dando in effetti un bel tocco di colore ai corridoi un po' menci.
Sin dalle prime settimane, ogni due-tre giorni qualche ragazzo della Prima Sfigata alzava la mano per chiedere "Mi scusi, ma quando cominciamo a usare gli armadietti?".
Dopo aver dichiarato più volte la mia totale e completa ignoranza sulla questione decisi di informarmi.
"Ma quegli armadietti li teniamo solo per decorazione? D'accordo che sono anche carini, ma ormai che ci sono potremmo pure usarli".
"Sono lì per la didattica DADA" mi spiegò la VicePreside.
"Ma abbiamo sempre avuto degli armadietti da dare ai ragazzi, anche quando non facevamo nessuna didattica DADA. E visto che ai ragazzi piacciono...".
La VicePreside provò a informarsi ma ne ebbe una confusa risposta sul fatto che in tempo di pandemia gli armadietti andavano evitati per il problema degli assembramenti. Considerando che non tutti i ragazzi avrebbero usato l'armadietto e soprattutto non avrebbero dovuto usarlo ad ogni ora mi sembrava una preoccupazione un po' del menga, ma in tempo di Covid mi sono risolutamente allineata al principio che le misure decise dall'alto per la pandemia non si discutono, si eseguono come che siano e insomma lasciai perdere.
"Chi vuole lasciare dei libri a scuola può usare l'armadio di classe" suggerì la VicePreside. Così feci, meditando in cuor mio che era più facile assembrarsi intorno ad un unico armadio che a un gruppo di armadietti; in ogni modo si trattava di assembramenti davvero modesti, e dunque amen.
Sotto Natale avvenne a scuola la Solenne Inaugurazione della nuova, innovativissima didattica DADA, alla presenza di svariati genitori e di un paio di giornalisti, e due giorni dopo Pentasilea arrivò con un lucchetto.
"La Preside ha detto che possiamo usare gli armadietti e dobbiamo portarci un lucchetto per chiudere il nostro. Dunque vorrei il mio armadietto" mi disse con bel garbo.
Le spiegai che il problema era che la Preside non aveva detto niente del genere a noi, e le chiesi di informarsi da sua madre se ci fosse una circolare o roba del genere. Conoscendo lo stato della nostra Segreteria, non era affatto impossibile che la circolare esistesse ma che si fossero dimenticati di girarcela.
La madre però mandò a dire che la circolare non c'era: semplicemente la Preside aveva spiegato che con l'arrivo della didattica DADA i ragazzi avrebbero avuto l'armadietto. E lo aveva già spiegato anche all'inizio dell'anno scolastico, all'assemblea dei genitori.
Tutto ciò, se non altro, spiegava perché i ragazzi si fossero così fissati su quegli armadietti.
Pensai molte cose in cuor mio su questo continuo promettere armadietti per poi non darli, ma dissi a Pentasilea di conservare con cura il suo lucchetto: sarebbe venuto il giorno in cui avrebbe avuto l'armadietto, ma c'era ancora da aspettare.

Un paio di settimane dopo la nuova insegnante di Sostegno mi disse che voleva chiedere l'armadietto per il suo alunno, che aveva problemi fisici e con lo zaino faticava abbastanza. Approvai l'idea pensando che almeno quei cazzi di armadietti sarebbero serviti a qualcuno prima di cadere a pezzi consunti dalla ruggine, ma la mail della Preside andò ben oltre le mie più rosee aspettative: infatti non solo autorizzava l'uso dell'armadietto per l'Alunno Debilitato, ma chiudeva con una fumosa frase sul fatto che questa assegnazione poteva diventare una testa di ponte per consentire l'uso degli armadietti agli alunni più fragili (giuro, parlò proprio di "testa di ponte").
Una volta letta la mail constatai con soddisfazione che gli alunni fragili nella Prima Sfigata abbondavano: a parte l'alunno debilitato e oggetto del Sostegno contavamo ben 9 PDP con le più varie motivazioni, più un'alunna che aveva risolto il problema della Scuola Senza Zaino comprando due serie di libri di testo, una da tenere a scuola e una da tenere a casa, senza contare due alunni che dall'inizio dell'anno avevano manifestato fragilità di altro tipo. I tre gatti che restavano... beh, poverini, sarebbe stato discriminante escludere proprio loro dagli armadietti, e dunque annuncia solennemente alla classe che chi voleva portasse pure i lucchetti e gli armadietti entravano in uso.
Nel far questo contavo su due fattori: il primo è il Principio di Inerzia che nelle scuole consente alle più assurde situazioni di prolungarsi nel tempo in base al principio che "per ora facciamo così, più avanti vedremo di organizzarci meglio"; e sul fatto che altri colleghi avrebbero colto la palla al balzo e consentito di soppiatto ai loro alunni di usare gli armadietti perché "se lo fanno nella Prima Sfigata, possiamo farlo anche noi". Dopotutto, che ne avrebbe mai saputo la Preside, che nel nostro plesso viene una volta al mese quando viene spesso, e nei corridoi delle classi non passa mai?
I fatti dimostrarono che avevo torto. Come previsto i ragazzi delle altre classi assistettero con grande invidia alla presa di possesso dei mitici armadietti e corsero dai loro insegnanti per chiedere se anche loro potevano fare come la Prima Sfigata; ma i miei amati colleghi stavolta delusero ampiamente le mie aspettative perché invece di lanciare i loro alunni come cani sull'osso colorato andarono dalla Preside a lamentarsi che la Prima Sfigata usava gli armadietti.
La VicePreside mi contattò per avvisarmi che gli armadietti andavano assegnati solo previa contratto di comodato firmato dai genitori.
"Ma non mi risulta che il mio Alunno Debilitato abbia firmato contratti di alcun tipo" provai a ribattere.
La VicePreside mi disse che tuttavia lo stato delle cose era che l'Alunno Debilitato poteva usare il suo armadietto anche senza contratto di comodato, e gli altri no. Convenne con me che si trattava di una forma di discriminazione e anche che tutto l'insieme era decisamente cretino, tuttavia le cose stavano così.

Meditai sul da farsi. Da una parte, considerando vari fattori, era probabile che facendo finta di nulla la cosa potesse comodamente trascinarsi per mesi per quanto i Colleghi Rompiballe potessero andare a lamentarsi. Tuttavia St. Mary Mead è un paese piccolo, dove la gente mormora, e non mi piaceva che i miei amati alunni scoprissero che disobbedivo all'ordine  (quasi) esplicito di un superiore, perché non mi sembrava un messaggio valido sul piano educativo; inoltre, io ormai la mia bella figura con loro ormai l'avevo fatta e quel punto la Cattiva era la Preside.
Dunque la mattina dopo avvisai la Prima Sfigata che gli armadietti andavano sgomberati e così fu fatto nonostante un certo comprensibile disappunto dei ragazzi. Tutti gli armadietti furono svuotati e i lucchetti tornarono a casa, mentre l'armadio di classe veniva di nuovo stipato di libri.

Ci fu però un seguito, non so se causato da un provvido attacco di buon senso da parte della Preside, magari addivenuto in seguito ad un paziente lavorio ai fianchi della VicePreside: due settimane dopo, al Collegio Docenti, la Preside riferì che "si era creato un disguido e insomma, nella Prima Sfigata di St. Mary Mead ormai gli armadietti erano in uso". Volevo insorgere per spiegare che l'equivoco era nato esclusivamente a causa della sua storditaggine e che ormai da tempo la Prima Sfigata non adoperava più un bel niente visto che mi era stato dato l'ordine di far sgombrare quei cazzo di armadietti; ma i collegi on line han questo di bello, che se vuoi intervenire devi appoggiare il ferro da stiro o smettere di pulire la cucina e avvicinarti al computer per alzare la mano e intanto hai tutto il tempo per riflettere se, per citare un vecchio trattato di netiquette davvero il tuo intervento è indispensabile al benessere dell'umanità - e insomma non ne feci di niente perché decisi di aspettare la fine del discorso. 
E la fine del discorso era che la Preside aveva infine deciso che gli armadietti sarebbero entrati in funzione.
E così, due settimane dopo, proprio l'ultimo giorno prima delle vacanze di Pasqua, appena tornata a casa trovai la circolare che trasmetteva il Contratto di Comodato, da far firmare ai genitori, e nel giro di cinque minuti avvisai la classe della lieta novella.
Adesso gli armadietti stanno entrando in funzione, con grande soddisfazione della classe.
E insomma, le vie della Scuola sono infinite.