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martedì 15 luglio 2014

Come fu che non passai l'anno di prova (unplugged)

It's a long, long, long tail


Giunse alfine il giorno in cui le nomine in ruolo arrivarono al mio nome; così, in un nebbioso  pomeriggio di Dicembre andai in Provveditorato e firmai per un contratto a tempo indeterminato nella scuola statale. La mia vita comunque non subì particolari cambiamenti e l'anno scolastico proseguì nell'imprevedibile routine che da sempre caratterizza tutti gli anni scolastici degni di questo nome.

Venne Aprile, e il Collegio dei Docenti mi assegnò una Tutor. Venne Maggio e finalmente partì il corso di aggiornamento on line che tutti gli arruolandi dovevano fare.
Poi venne Giugno. Preparai con gran cura la mia Relazione Sull'Anno Di Prova, raccontando nel dettaglio, in base alle istruzioni ricevute,  la mia storia lavorativa e insegnantesca e le vicende di quell'anno scolastico che si avviava alla fine, oltre a trattare un argomento a scelta, che nel mio caso fu l'utilizzo della LIM in classe - con la nemmeno troppo segreta speranza che me ne venisse data una anche per l'anno scolastico prossimo venturo.
Anche la Tutor redasse con gran cura la sua Relazione di Tutoraggio, lanciandosi in uno sperticato elogio del lavoro di insegnante e in un ancor più sperticato elogio delle mie modeste capacità in quel campo - e direi che quando una collega che ha lavorato con te ti loda per la capacità di acquisire una posizione di autorevolezza nei confronti dei ragazzi, senza apparire arbitrariamente autoritaria, grazie anche alla predisposizione ad una naturale empatia con gli allievi ci sono senz'altro gli estremi per sventagliare un ampia ruota da pavone. 


Il Comitato di Valutazione si riunì, lasciando i tutor fuori dalla porta (procedura in verità un po' anomala). Quando infine fu il mio turno, ultima tra gli ultimi, nel tardissimo pomeriggio che più che pomeriggio era ormai sera, mi ritrovai con la DS e un gruppo di insegnanti a me del tutto sconosciuti. Nessuno di loro aveva mai lavorato nel plesso dov'ero e nessuno aveva una sia pur vaga idea di chi fossi, non parliamo di come lavorassi da insegnante. Fu comunque una chiacchierata tranquilla dove si parlò un po' di tutto e un po' di niente, dall'ultimo giorno di scuola alla scadente situazione informatica del plesso di St. Mary Mead. La relazione della tutor non venne citata nemmeno di striscio, la mia nemmeno. La Nostra Preside fece un garbato accenno alle competenze che mi ero dimenticata di trascrivere e la lasciai dire: la mia giornata era cominciata undici ore prima, ero stanca e affamata e perfino il mio leggendario spirito polemico stava subendo una battuta d'arresto, senza contare che avevo una bella cenetta cinese che mi aspettava.
Infine tutti mi salutarono amichevolmente e fui mandata in libertà. Raggiunsi la cenetta cinese e mi strafogai  fra congratulazioni varie. E' vero: nessuno del Comitato di Valutazione mi aveva detto esplicitamente che avevo passato l'anno di prova, ma nessuno mi aveva nemmeno lontanamente fatto capire che non lo avevo passato.


Passarono i giorni ed arrivò una raccomandata dalla scuola; e quando la lessi ci misi un bel po' per capire che  mi comunicavano non già che ero trionfalmente entrata in ruolo, bensì che dovevo ripetere l'anno di prova perché il primo non lo avevo passato.


Ora, per chiunque lavori nella scuola e anche per molti che non ci lavorano è cosa nota che l'anno di prova lo passano tutti - ma proprio tutti-tutti-tutti, nessunissimo escluso. L'unica eccezione di cui avevo notizia era un insegnante di cui si narrava che parlasse con il suo cassetto in Sala Professori (per quanto, a ben guardare, non si capisce cosa ci sia di male a parlare con un cassetto: tanti di noi parlano al muro o al vento, perché a un cassetto no?).

Cosa mai mi aveva reso meritevole di sì inconsueto trattamento? Per qual motivo proprio io, tra tanta gente che circola in cattedra, dovevo essere l'unica reproba ritenuta inadatta all'insegnamento, con la sola compagnia di una persona probabilmente troppo impegnata a parlare con i cassetti per trovare il tempo e la voglia di stare a sentire le mie querimonie sull'ingiustizia del mondo e della vita?

Nel tentativo di consolarmi, amici e colleghi convennero che era un ingiustizia e mi citarono nomi su nomi di gente improponibile ma che aveva passato l'anno di prova senza alcun problema, a cominciare dalla Cleptomane fino ad un aspirante insegnante di Matematica che aveva notoriamente delle grosse difficoltà con il teorema di Pitagora; ma pur apprezzando sinceramente i loro tentativi, questi racconti mi depressero vieppiù. Che cosa avevamo fatto di male, io e l'Uomo Che Sussurrava Ai Cassetti, per essere ritenuti didatticamente inferiori perfino alla Cleptomane?

La risposta arriva presto: St. Mary Mead è un piccolo paese circondato da piccoli paesi e tutti si conoscono. Quasi subito quindi venni a conoscenza dei capi d'accusa che mi erano stati imputati dalla Nostra Preside.
Il primo erano le competenze che mi ero dimenticata di trascrivere.
Il secondo era il Registro degli Esami che non avevo compilato.
Il terzo era una Lettera A Mio Carico del DS.

Sulla questione delle competenze ho già scritto in abbondanza; in ogni caso sostenere che  mi ero dimenticata di trascriverle non deponeva a favore della buona fede della Nostra Preside.
Il Registro degli Esami è un registro ufficiale dove vengono trascritti tutti gli esiti delle prove di esame con relativi giudizi finali e che rimane in possesso della scuola. Viene di solito compilato nel corso degli esami, più raramente durante o dopo gli scrutini, e tutti gli insegnanti, anche quelli che ogni anno sono nella commissione d'esame, tendono a rimuoverne l'esistenza perché è una roba singolarmente noiosa da compilare. Non è scritto da nessuna parte che lo debba compilare il coordinatore* (di solito infatti se ne occupa chi non ha scritti  da correggere) e, soprattutto, è consuetudine che la Segreteria si ricordi di consegnarlo alle Sottocommissioni. Ricordo che, terminati gli scrutini, in compagnia della mia amata collega di Matematica consegnai tutti i vari pacchi di scartoffie appunto in Segreteria e chiesi due volte se "mancava qualcosa". L'addetto mi rassicurò che non mancava niente.
D'altra parte controllare che tutti i documenti fossero stati riempiti non era (solo) compito della Segreteria, ma soprattutto della Presidente di Commissione - la quale però quel giorno era troppo occupata a deplorare che il tale e il talaltro alunno non avessero la competenza in questa e quella materia, per trovare anche il tempo  per fare il suo lavoro (del resto, si sa, siamo esseri umani e non macchine e a tutti può capitare di dimenticarsi di qualcosa quando siamo troppo occupati a fare il lavoro degli altri invece del nostro).

Ma veniamo infine  alla Lettera a Mio Carico. Non era una vera Lettera di Richiamo, bensì una Contestazione di Addebito, ovvero quella in cui un DS chiede a un'insegnante di giustificarsi per una mancanza.
Caso mai qualcuno si domandasse come potevo non sapere che a mio carico c'era una Contestazione di Addebito, che è documento ufficialissimo, tanto da richiedere una firma di accettazione - la risposta è che, naturalmente, lo sapevo benissimo. Anzi, erano svariati anni che lo sapevo, perché quella Contestazione di Addebito mi era stata mandata dal Nuovo Preside anni prima, per contestarmi la grave mancanza di non essere andata a trascrivere i voti sul tabellone nella sede centrale, un paio di giorni prima degli scrutini. Anzi, oltre a contestarmi tale mancanza, il Nuovo Preside mi tolse anche il coordinamento della Classe dei Baronetti per qualche settimana**.
A tale contestazione di addebito avevo risposto, accortamente guidata dal Sindacato, spiegando come mi fosse stato materialmente impossibile, per questioni di orario che illustravo dettagliatamente, recarmi nella sede centrale (che distava una quindicina di chilometri da St, Mary Mead) in un momento in cui la Segreteria fosse aperta per consegnarmi il tabellone dove inserire i voti e io non fossi in classe; in quei giorni tra l'altro il mio orario era appesantito da una serie di ore di supplenza che facevo sulle ore della collega di Matematica, che era in malattia per  broncopolmonite. Ci si potrebbe forse domandare perché non avessi provato a comunicare a voce cotali miei legittimi impedimenti al Nuovo Preside; la risposta è che ci avevo provato, ma il Nuovo Preside mi aveva riattaccato il telefono mentre parlavo, com'era sua abitudine quando non aveva argomenti per ribattere. Ad ogni modo la mia spiegazione doveva essere stata ritenuta valida, perché la faccenda non aveva avuto seguito di alcun tipo e il coordinamento della classe mi era stato restituito con formale comunicazione scritta.

Correva voce che qualcuno del Comitato di Valutazione avesse obbiettato che non gli sembrava che nessuna delle tre mancanze che mi erano imputate bastasse a giustificare una mancata convalida dell'anno di prova, ma che la Nostra Preside avesse risposto che la valutazione spettava solo e soltanto a lei, e che lei davanti alla lettera di richiamo del Nuovo Preside non se la sentiva di convalidare il mio anno di prova, tanto più che ero entrata di ruolo non a Settembre, come tutti gli altri candidati, ma ad anno scolastico già iniziato***.

In base alla legge, se l'insegnante non passa il primo anno di prova fa un secondo anno di prova. Se non passa nemmeno quello, è da considerarsi licenziato (anche se sembra he il caso sia sia posto una sola volta, da quando c'è la legge sull'anno di prova). Tuttavia una bella navigata in rete mi permise di scoprire alcune cose piuttosto interessanti: per esempio che l'anno di prova era inteso come un periodo in cui la scuola provvedeva a formare l'insegnante in modo di farne un elemento valido per l'insegnamento**** e che quindi in presenza di lacune o comportamenti impropri da parte del candidato la scuola aveva il dovere di intervenire con appositi interventi formativi. Questo era molto interessante, perché nessuno si era minimamente preoccupato di formarmi e nessuno nel Comitato di Valutazione aveva la benché minima idea di cosa combinassi in classe con i malcapitati alunni che mi erano dati in balìa.
Trovai anche, sul sito dell'ANIEF (il sindacato dei DS, per dirla in breve), un qualcuno che si lamentava di presidi cialtroni che, nonostante tutte le esortazioni del sindacato, invalidavano anni di prova senza aver mai mandato all'insegnante nemmeno un singolo richiamo scritto, perché così i candidati respinti vincevano quasi automaticamente il ricorso.

Una visita di cortesia al Sindacato, decisamente, si imponeva,






anche se mi rendevo ben conto che presentarmi a una perfetta sconosciuta spiegando "Mi hanno bocciato all'anno di prova ma io sono buona e brava e non lo meritavo" era un pochino autoreferenziale: che ne sapeva, quella povera donna, se io ero veramente buona e brava o invece raccontavo ai miei malcapitati alunni  che il Nepal era in Africa, la seconda guerra mondiale era iniziata nel 1914 e che acquila si scriveva con il cq, oppure se usavo su di loro il gatto a nove code e la clava?
Comunque era Luglio, tutto intorno a noi era tranquillo, la sindacalista conosceva il suo mestiere e mi fece chiacchierare a lungo. Raccontai tutta la storia, comprese un paio di discussioni che avevo avuto con la Nostra Preside su questioni organizzative e sulle procedure degli scrutini per l'ammissione agli esami; sfoderai infine l'unico argomento oggettivo a mio favore, ovvero la relazione della tutor... che in realtà non era proprio l'unico argomento, agli occhi della sindacalista, perché la Nostra Preside si era fatta negli anni una sua piccola ma consistente reputazione - ad esempio si sapeva che qualche anno prima l'arrivo di una lettera del legale del Sindacato l'aveva ammansita in sommo grado nei confronti di una maestra fatta oggetto fino a quel momento di un trattamento assai discutibile.
L'incontro si concluse con la compilazione della inevitabile raccomandata con ricevuta di ritorno dove chiedevo di consultare le motivazioni che avevano portato alla decisione di non validare il mio anno di prova.

Fatto questo non rimaneva che sedersi a fare la calza e aspettare con pazienza, anche se nel mio cuoricino albergava la speranza che la richiesta venisse ignorata - il che avrebbe messo vieppiù la Dirigenza dalla parte del torto. In effetti l'insieme era così stravagante da rendere concretamente possibile anche quell'eventualità, visto che la Nostra Preside mostrava un atteggiamento assai creativo nei confronti della legislazione vigente (o, per meglio dire, faceva il cazzo che le pareva a seconda di come le tornava più comodo senza farsi troppi problemi).
Passarono i giorni e la ricevuta di ritorno ritornò. Passarono i trenta giorni stabiliti dalla legge e qualche altro giorno di comporto, e le motivazioni non arrivarono. La faccenda, in un suo modo perverso, cominciava ad essere divertente. Io però non ridevo molto e la mia tutor era sempre più simile ad una tigre*****. 

Nel frattempo la sindacalista andò in Provveditorato in esplorazione, e parlò con l'unico ispettore di cui il Provveditorato dispone, che le spiegò che di solito i DS che volevano invalidare un anno di prova andavano da lui in cerca di lumi e conforto prima di compiere il  Doloroso Passo;  la Nostra Preside però non si era mai vista.

L'Avvocato del Sindacato mandò alla scuola una lettera vagamente minatoria (mi spiegò che così era l'uso, e che non mi impressionassi leggendola. E invero un po' mi impressionai nel vedere un linguaggio così aggressivo, ma se lui diceva che si usava fare così... in fondo, che ne sapevo io di procedure forensi?) in cui intimava che le motivazioni saltassero fuori subito e meno seghe, che la Dirigenza era già abbastanza nei guai anche così.
Una mattina mi chiamarono dalla Segreteria dicendo che sì, le motivazioni c'erano, quando volevo potevo andare a vederle a mio comodo, e probabilmente la loro lettera si era incrociata con quella dell'Avvocato. 
Finsi di crederci e fissai un appuntamento con la Segreteria. A quanto riuscii a calcolare in seguito, effettivamente le due lettere si erano incrociate, anche perché le motivazioni erano state comunque preparate una buona decina di giorni dopo la scadenza dei famosi trenta giorni, in quanto la DS era in ferie.
"Non capisco" dissi "La DS può stare in ferie quanto le pare, la segreteria poteva prepararmi le motivazioni in mezz'ora, bastava fare la fotocopia del verbale e cancellare le parti che non mi riguardavano".
"Ah sì, se il verbale fosse stato scritto sarebbe bastato fare quello" osservò qualcuno "Ma se non è stato scritto, o se le motivazioni non c'erano? Ciò che non esiste non può essere fotocopiato".
L'argomento poteva avere un suo peso, mi resi conto quando vidi le fotocopie del verbale: infatti cotal verbale risultava scritto nientemeno che dalla Nostra Preside in persona (procedura abbastanza insolita, visto che di solito chi dirige questo tipo di riunioni nomina un segretario per scrivere il verbale, e che la Nostra Preside non si è mai contraddistinta per essere un tipo da "faccio io, non state a disturbarvi").
Ad ogni modo, su quelle fotocopie c'era parecchio da ridire: erano sì segnati il luogo, il giorno e l'ora, ma non si diceva chi si era riunito e perché, c'era scritto che il Comitato si era sciolto alle 18.30 (ed erano come minimo le 20 quando ero stata mandata in libertà) e insomma c'erano ampi motivi di sospettare che un occhiata al registro originale avrebbe portato a qualche sorpresa. 
Non c'era però motivo di insistere su questo, era più che sufficiente leggere le motivazioni:
"Il Dirigente Scolastico relaziona alla Commissione che la prof. Murasaki non sempre durante l'anno scolastico ha avuto un comportamento consono al suo ruolo docente. Infatti negli adempimenti degli atti che fanno parte della funzione docente (certificazioni, compilazioni registri d'esame, ecc.) è stata inadempiente come risulta anche dalla contestazione d'addebito già avuta per la stessa mancanza nel febbraio dell'anno XX, quando la docente era supplente annuale nella scuola di St. Mary Mead;
inoltre essendo stata tardiva la nomina in ruolo avvenuta nel gennaio dell'anno XY, il Dirigente ritiene necessario prorogare di un altro anno scolastico l'immissione in ruolo al fine di acquisire maggiori elementi di valutazione date le carenze sopra elencate.
Il Comitato di valutazione, dopo aver ascoltato la relazione della prof. Murasaki, prende atto di quanto riferito dal Dirigente Scolastico e concorda con quanto proposto dal Dirigente".

Più che un ricorso avrei dovuto sporgere una denuncia penale, perché uno scritto di questo tipo rientrava senz'altro nella categoria "Atti osceni in luogo pubblico", e sulla scorta di un discorso così vago e generico non si può nemmeno riportare indietro un  etto di prosciutto al negoziante, figurarsi invalidare un anno di prova. Come la mia tutor, anch'io mi sentivo molto, molto offesa. 


Il Sindacalista Amico Di Una Collega, che aveva seguito la vicenda di lontano,  suggerì di rivolgermi senz'altro a un avvocato esperto di scuola "e se per assurdo l'avvocato le dicesse di non fare ricorso si cerchi un altro avvocato e lo faccia comunque".
L'Avvocato del Sindacato disse che gli estremi per il ricorso c'erano MA che il secondo anno di prova sarebbe finito ben prima che la causa venisse decisa in tribunale, quindi gli sembrava inutile farlo. 
La Sindacalista disse che, al contrario, il ricorso le sembrava un ottima misura preventiva, caso mai la Nostra Preside avesse cercato di adottare qualche misura nei miei confronti. Inoltre, con un ricorso già avviato per il primo anno di prova, se qualcosa fosse andato storto nel secondo si sarebbe potuto procedere in ben altro modo. Insomma, sotto la scure del ricorso si sarebbe data una calmata (i fatti le diedero ragione).
Un sindacalista che passava di lì per caso e aveva fatto qualche fotocopia delle motivazioni (sgranando alquanto gli occhi) disse invece che secondo lui non era una buona idea perché poi con la Nostra Preside dovevo conviverci, durante il secondo anno di prova. 
"Ma non c'è mai" gli spiegai "Non è difficile convivere con qualcuno che non c'è mai".

E così il ricorso al Tribunale del Lavoro fu presentato, e mi costò bolli per ben otto euro. Sommandoli ai soldi spesi per la raccomandata con la richiesta di visionare le motivazioni e quelli della benzina per raggiungere la Segreteria onde vedere le motivazioni suddette, si arriva a una quindicina di euro complessivi di spese. Diciamo che non mi sono dovuta togliere il pane di bocca; ma soprattutto, una volta firmate un paio di carte, non ho più dovuto muovere un dito né tirare i ballo i testimoni che ci eravamo accordati per presentare. Tutto ciò mi fece molto piacere perché sono pigra.

Nel frattempo la Nostra Preside si era presentata all'avvocato che il MIUR ha consacrato appunto ai DS che si trovino impelagati in beghe legali. Il responso di costui non deve essere stato dei più favorevoli, perché mi giunse notizia di un accordo in base al quale il mio ricorso sarebbe stato ritirato una volta passato il nuovo anno di prova (ma, tanto, una volta concluso positivamente il secondo anno di prova, il ricorso sarebbe venuto a decadere automaticamente perché non c'erano più i presupposti per portarlo avanti), dando per implicito che stavolta l'avrei passato senz'altro. Le spese del procedimento sono state a carico della controparte - o meglio, del MIUR, ovvero della collettività che paga le tasse con cui sovvenzionare il MIUR. Il che mi sembra piuttosto ingiusto verso la collettività, ma tant'è.
Dal momento che sono considerata in ruolo a partire dal Dicembre in cui ho firmato il contratto, come trattamento retributivo e pensionistico per me non è cambiato niente, né in meglio né in peggio.

L'anno successivo, assistita dalla stessa tutor (che stavolta fu fatta entrare ad assistere alla discussione) e presentando entrambe quasi le stesse identiche relazioni, feci lo stesso esame, anche se in effetti qualcosa cambiò: stavolta entrai per prima e l'esame fu davvero encomiabile per la sua brevità. Felix brevitatis, mi pare si dica in latino.

Per la cronaca: anche l'Uomo Che Sussurrava Ai Cassetti dopo il secondo anno di prova venne confermato di ruolo (e senza aver presentato alcun ricorso).

*che durante le settimane dell'esame viene pomposamente definito Presidente di Sottocommissione
** era del resto una sua abitudine togliere e ridare il coordinamento di una classe a seconda di come gli girava; nel caso dei Baronetti Inglesi, la classe rimase per circa un mese senza coordinatore perché il Nuovo Preside aveva nominato come coordinatore Inglese, ma Inglese, dopo essersi informata nei dettagli sulla vicenda, si era rifiutata di accettare.  
***Il che non c'entrava un accidente, stante che avevo i 180 giorni di servizio richiesti dalla legge.
****CM 267, 10 Settembre 1991; in realtà quello che viene comunemente chiamato "anno di prova" dagli addetti ai lavori, quando venne istituito dalla legge 270/82 venne chiamato appunto anno di formazione.
*****Al di là di un amichevole solidarietà nei miei confronti, era anche assai offesa per la scarsissima considerazione in cui era stato tenuto il suo parere.

lunedì 14 luglio 2014

Le competenze di Kumagoro


Kumagoro è un bravissimo figliolo, dolce e gentile, di quelli che non studiano nemmeno a sparargli ma che non ti portano rancore se glielo fai osservare, e forse non te ne porterebbero nemmeno se tu, nel (vano) tentativo di farli studiare effettivamente gli sparassi. Corre voce che stia sveglio fino ad ore improponibili sul PC; di sicuro la mattina abbiamo il suo corpo ma non la sua anima - quando pur abbiamo almeno il corpo, perché non è infrequente che manchi. Le sue schede pullulano di sei che in realtà sono dei cinque e mezzo, facciamo 5,55, quelli che alle medie noi insegnanti alziamo così facilmente al sei. L'unica eccezione è un otto a inglese e qualcosa di più della sufficienza a spagnolo - e infatti il nostro orsetto farà un tecnico linguistico.
Le rare volte che è presente sia nel corpo che nello spirito si può facilmente constatare che c'è vita su Marte. Tutto ciò è molto irritante, perché con poca fatica e solo un minimo di continuità potrebbe facilmente incassare dei  rispettabili sette; ma, nonostante la dolcezza di temperamento che lo caratterizza, lui quel minimo di fatica non ha nessuna intenzione di spenderlo. Così viene ammesso all'esame con una media del sei stirato e ben quattro insufficienze alzati a sei per voto di consiglio, uno dei quali è il mio cinque a italiano - e garantisco che per strapparmi un cinque a italiano ci vuole una certa determinazione, perché non lo do alla leggera. Kumagoro però ha un ortografia decisamente approssimativa, una sintassi opinabile, non usa quasi mai gli accenti e i suoi passati remoti sono decisamente creativi, senza contare che il suo personalissimo modo di usare i pronomi fa sì che spesso nei suoi scritti non si capisca bene chi fa che cosa.
Arrivato all'esame, l'orsetto si risveglia. Fa un bel tema di quasi quattro colonne dove non ci sono altri errori che una batteria di accenti mancanti e così, in virtù di una griglia di correzione che si può senz'altro definire indulgente, raccatta un sette che, con gli accenti a posto, avrebbe avuto in realtà tutti i titoli per aspirare all'otto. Sempre in virtù di una griglia vieppiù indulgente, raccatta un sette anche a matematica e il colloquio, per quanto non arricchito da rutilanti effetti speciali (se non vogliamo considerare effetto speciale il fatto che Hitler salse al potere nel 1933) mostra di essere stato ben preparato. L'Invalsi è un mezzo disastro, ma alla fine si arriva comunque alla media del sette perché gli scritti di lingue sono buoni; e con sette Kumagoro passa.
In cuor mio disapprovo, tanto da prendere seriamente in considerazione la possibilità di abbassargli il voto al tema; ma, anche prescindendo dalla generosa griglia di correzione a maglie larghe, quello è oggettivamente un tema a cui in qualsiasi momento avrei dato sette, se fatto da lui, in quanto privo di quasi tutti i suoi errori caratteristici.
Viene poi il momento di compilare il foglio delle competenze* con cui gli alunni si presenteranno alle superiori. E sono, queste competenze, delle strane bestie su cui il Ministero non si è mai soffermato granché a parte poche generiche indicazioni e gran promesse di decreti esplicativi assai dettagliati ma mai pervenuti**; tutto quel che si sa è che i voti assegnati alle competenze non devono necessariamente corrispondere al voto sulla scheda, bensì a quello che effettivamente l'alunno sa fare, e che possono essere solo dal sei in su in base al principio (non privo di logica) che una competenza insufficiente è, a tutti gli effetti, una competenza che non c'è.
Sulla scorta di quel principio non sempre le competenze si scrivono per tutti; e quando arrivo a Kumagoro non le segno né per Italiano né per Storia né per Geografia.

Arriva il giorno degli scrutini e la Presidente di Commissione si intromette fino all'esasperazione perché questo non le torna, e quest'altro non le sembra coerente, e quest'altro ancora... Qualcuno ci aveva ben suggerito di arrivare là con i voti già pronti e impacchettati, essendo la Preside dell'Esame una nota impicciona, ma mi ero opposta dicendo che se qualcosa ci lasciava in dubbio era meglio lasciar riposare il dubbio nei nostri cuori, ché a mente fredda spesso le cose si chiariscono da sole. E poi, sinceramente, non pensavo di fare gli scrutini con un ape impazzita che mi ronzava intorno alla testa.

"Come mai Kumagoro e Sparkling non hanno le competenze in italiano?"
"Perché non le hanno".
"Ma Kumagoro ha sette come voto di uscita".
"Ce l'ha nonostante la sua produzione scritta e orale in italiano".
"Ma ha preso sette nel tema!"
"Preside" interviene qualcuno "Per gli scritti c'erano delle griglie molto generose".
"Ma c'è la definizione delle competenze dell'Istituto. L'avete guardata?".
"Sì, e Kumagoro non raggiunge il livello necessario".
"Ma se guarda qui vede che è scritto che basta che l'alunno riesca a farsi capire..." (la definizione delle competenze di Italiano non dice niente del genere, in realtà, tanto da indurmi a sospettare che le competenze di italiano, almeno a livello di comprensione del testo, non ce l'abbia nemmeno la Presidente).
"Per l'appunto, non sempre Kumagoro si fa capire, soprattutto quando scrive. E' stato ammesso con il cinque a italiano".
"Sì, ma se ammettiamo che il tema era da sette..."
"Se non ho capito male le competenze le assegnano i docenti, e io non intendo assegnare a Kumagoro una competenza che non ha".
A questo punto la Presidente minaccia di parlarne con la Preside titolare. Non accenno a nessun tipo di reazione.
C'è poi la Gran Questione che un paio di alunni non hanno la competenza di Inglese e di Spagnolo, e uno di loro è pure dislessico. 
Spagnolo rimedia chiudendosi in un dignitoso silenzio, mentre Inglese assicura che per lei non c'è problema e non ha nessuna difficoltà a scrivere la competenza; tutto ciò calma le acque e lo scrutinio si avvia a termine (scoprirò in seguito che né Inglese né Spagnolo hanno scritto nessunissima competenza ai loro due incompetenti personali, e questo mi lascia amplissimo campo di riflessione riguardo a quanto poco sappia io stare al mondo e quanto abbia da imparare dagli altri in merito).
"Non capisco cos'è questa storia di parlare alla preside titolare. La Preside non può mica intervenire sugli esami fatti in sua assenza" mi confido con Matematica mentre riponiamo in bell'ordine carte e cartacce.
"Oh, non farà niente del genere" mi rassicura Matematica "Era chiaramente una minaccia a vuoto".
Ma, una volta tanto, quella carissima e bravissima e intelligentissima ragazza si sbaglia.

La riunione di fine esame (la mitica Plenaria) è fissata per mezzogiorno e io alle nove dormo ancora il sonno del giusto quando suona il telefono.
"Murasaki, sono Grembiulini, la VicePreside"
"(grunt) Sì?"
"Sono qui con la Nostra Preside perché la Presidente di Commissione ci ha fatto notare che non hai scritto le competenze di italiano di Kumagoro e Sparkling".
"Non le ho scritte perché non ci sono".
"Sì ma vedi, l'alunno esce con sette e ha preso sette nel tema, e quindi che non ci sia la competenza di italiano sembra abbastanza irrituale..."
La lascio sciorinare tutto un bel discorsetto scivoloso sul possibile fraintendimento.
"Avete paura che i genitori protestino?" provo a tagliar corto "Ma non dovrebbero: Kumagoro è stato ammesso con il cinque a italiano, e su quello non hanno trovato niente da ridire. Gli abbiamo anche mandato la Lettera...".
(A questo si potrebbe aggiungere il non lieve dettaglio che il Foglio delle Competenze è qualcosa cui solitamente né la famiglia né il personale della Scuola Superiore prestano attenzione alcuna, che sia per lodarlo o per criticarlo o per farne qualsiasi altro uso inclusi gli aeroplanini di carta. Sta lì dove lo portano, buono buono, e questo è quanto).
"No, non si tratta di quello, ma formalmente non ci sembra corretto..."
"Se il Dirigente ha la facoltà di ordinarmi di mettere la competenza a Kumagoro la metto, non ci sono problemi" dichiaro alla fine. Sono seccata, e non faccio nulla per nasconderlo.
"Non è questione di ordinare, è una cosa che sta alla sensibilità dell'insegnante decidere".
La mia sensibilità di insegnante in quel momento è ai minimi termini, comunque faccio uno sforzo ed evito di mandare apertamente a Fanculo la VicePreside Grembiulini e pure la Nostra Preside.
"D'accordo, ne terrò conto" prometto. 
Più tardi, mentre prendo il caffé guardando la posta, realizzo che è il primo tentativo aperto e diretto che abbia mai ricevuto per farmi cambiare un voto - finora al più avevo raccattato solo vaghi tentativi di moral suasion. Non è un pensiero piacevole, visto che la Nostra Preside è ancora relativamente giovane e sembra intenzionata a restare con noi ancora per molti anni. 

Per la cronaca, a Settembre il certificato delle competenze di Kumagoro era ancora da noi (del tutto vergine di qualsivoglia competenza in materia letteraria, si capisce) e nessun genitore era venuto a ritirarlo, tantomeno per lamentarsi dell'assenza o presenza di alcuna competenza. 

La storia ebbe comunque un seguito, perché fu proprio sulle competenze in italiano di Kumagoro che mi giocai il primo anno di prova (ebbene sì, ne ho fatti due)...
(to be continued)

*dette competenze entrarono nella vita di noi insegnanti delle medie con la legge 27 dicembre 2006 n. 296, comma 622 e il DM 139 del 27 agosto 2007 con relativo documento tecnico e Gli assi culturali. Va detto però (o comunque io ci tengo a dirlo)  che le descrizioni delle competenze che la legislazione ci offre riguardano la conclusione dell'obbligo scolastico, cioè includono anche il primo biennio delle superiori. Qui un riepilogo sulla questione vista dal punto di vista delle medie. Ci sarebbe anche il DL 16 gennaio 2013 n. 13 ma non riguarda le medie - e, soprattutto, all'epoca in cui si svolge il presente racconto non esisteva ancora. Caso mai qualcuno passasse di qua e trovasse inadeguata e/o incompleta questa sfilza di rimandi legislativi, gli/le sarò profondamente grato se vorrà scomodarsi a integrarla, o anche semplicemente me lo farà notare.
** del resto sappiamo tutti che promettere un testo è cosa ben più semplice che redigerlo; in particolare, ogni insegnante lo impara dai suoi alunni quando cerca di farsi consegnare il testo assegnato per casa e raccatta assai facilmente gran promesse di averlo di lì all'indomani, ma scarsa quantità dei testi in questione.

venerdì 11 luglio 2014

Incantesimo di fuoco - Laura Amy Schlitz


Il vero motivo per cui ho preso questo bel libro dallo scaffale dei nuovi arrivi della biblioteca   è il nome di una delle protagoniste: Clara - che in una storia a base di marionette ambientata nell'Ottocento mi ha richiamato irresistibilmente la protagonista del mio adorato balletto Schiaccianoci; e in effetti tratti che riportano alla storia dello Schiaccianoci ci sono, ma non basta leggere la trama sul risvolto della copertina per trovarli (ma se anche non li trovi, il libro funziona benissimo lo stesso).

E' un gran bel romanzo e l'ho letto davvero con piacere, rimpiangendo assai di non averlo messo nella lista dei consigli di lettura per la mia seconda. Quanto al genere... non lo definirei fantasy, se non nel senso più largo di letteratura fantastica. Diciamo che è un bel romanzo di avventure che potrebbe essere tratto da una fiaba (ma la fiaba se l'è inventata l'autrice; molto bene, tra l'altro), ambientato nella Londra dell'Ottocento, con la dovuta dose di magia e di bambini più o meno infelici (ma comunque perennemente affamati), due italiani discretamente cattivi, un eccellente lieto fine e un bel timbro dickensiano ma con dei personaggi femminili che mai e poi mai Dickens avrebbe osato prendere in considerazione, salvo forse, in parte, Lizzie Rose. 
Qualsiasi adulto amante della letteratura vittoriana o delle fiabe può apprezzarlo senza riserve e qualsiasi ragazzo amante della lettura e non troppo deviato dagli stereotipi di genere dovrebbe gradirlo, anche se probabilmente è più adatto alle ragazze. Il titolo originale è più evocativo di quello italiano: Splendors and glooms, lampi di luce e tenebre profonde. Una fucina dove si lavora del metallo incandescente, per esempio. Non sono necessariamente buoni né le tenebre né la luce, e l'accostamento fa paura. A questo tipo di contrasti una città industriale come Londra d'altra parte era abituata, come al contrasto tra ghiaccio e fuoco, entrambi elementi che portano la paura e la morte dietro di sé.

Abbiamo un opale di fuoco dall'alto potere magico: una pietra maledetta che si porta dietro una scia di sangue e disperazione e che sembra impossibile domare.
C'è un burattinaio, che gira per Londra col suo teatro di marionette - un artista ambulante, non sempre con in tasca i soldi per mangiare e far mangiare i suoi piccoli apprendisti, ma grande artista nel suo mestiere. Non si presenta come un personaggio affidabile né raccomandabile e fosche (appunto) ombre incombono sul suo passato. Forse anche sul suo presente. 
I due piccoli apprendisti non nutrono un grande amore per lui, e non si può dargli torto. Entrambi sono orfanelli raccattati letteralmente per strada, come usava molto a quei tempi e le loro mosse sono guidate da quelle due grandi forze che sono la paura e la fame.
Il ragazzino, Parsefall, che di tenebre alle spalle ne ha davvero parecchie, compresa una zona buia dove sono spariti diversi ricordi, è però molto appassionato al suo lavoro e stravede per le marionette e l'arte di muoverle. 
Lizzie Rose è invece una signorina che da un giorno all'altro ha dovuto smettere di esserlo, quando i suoi genitori, due attori di ottima reputazione, sono improvvisamente morti. Ha conosciuto un certo benessere e goduto di una buona educazione: educatissima e istruita, si sforza sempre di scegliere ciò che è giusto rispetto a ciò che è conveniente, anche con la speranza che il merito e la bontà disinteressata vengano un giorno ricompensate, come succede nei romanzi; e questo nonostante la vita le abbia dimostrato più volte che ciò raramente avviene.
Poi c'è Ruby, una bella cagnola fulva, anche lei di animo raffinato e inclinazioni signorili, capace di empatia e solidarietà come ogni bravo cane che si rispetti*.
Infine Clara: lei non ha perso i genitori, e continua a vivere in una ricca e bella casa, terribilmente triste e funestata dall'ombra della morte, che si è portata via tutti i suoi fratelli, compreso il suo amato gemello. Come tutti i sopravvissuti vive tormentata da un irragionevole senso di colpa che i genitori non fanno molto per attenuare, pur consapevoli dell'illogicità di certe loro reazioni. La forzata vacanza che si troverà costretta a prendere dalla sua opprimente famiglia la porterà, in modo assai sorprendente, a scoprire una libertà e una forza che era del tutto ignara di possedere, guidata da una maestra dura ma non spietata.

I personaggi "minori" sono tali perché compaiono in un ridotto numero di pagine, ma sono tutti indispensabili alla trama, che è ricca e sorprendente pur se costruita con elementi che suonano familiari.

Probabilmente l'estate non è la stagione più adatta per leggerlo - tutto quel ghiaccio mi porterebbe a consigliare piuttosto i mesi tra Novembre e Marzo; di fatto però l'ho letto a cavallo del Solstizio e me ne sono trovata benissimo.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro ottime vacanze a tutti quanti. Possano le letture riscaldarvi mentre leggete accanto al caminetto, avvolti in una copertina calda!

*no, niente gatti. Ma nemmeno io riesco a trovarlo un difetto perché in effetti in questo romanzo serve un cane e non un gatto. Anzi, serve quel cane, e non un cane qualsiasi. Insomma, Ruby c'è perché ci deve essere, ed è giusto così.

martedì 8 luglio 2014

Grandiosi Progetti Estivi dei Nostri Politici per la Scuola Italiana (con chiusa sognante e vagamente utopistica)



L'estate avanza, ma a tutt'oggi i nostri più autorevoli opinionisti non hanno ancora prodotto articoli sconsolati sul deplorevole declino della scuola italiana analizzandone con cura cause ed effetti, e di ciò dobbiamo probabilmente essere grati al Semestre Europeo e alla sempre annunciata e non ancora realizzata Riforma Elettorale.

Di scuola si stanno invece occupando i politici, e ciò non sarebbe necessariamente un male se non fosse che di solito quel che viene detto in estate sulla scuola rimane avvolto nelle pieghe del telo da spiaggia. Fa parziale eccezione un intervista di Tremonti a fine Agosto del 2008 che spiegava come lui i giudizi non li capisse e preferisse i voti - e nel giro di pochi giorni i giudizi sparirono e tornarono i voti, per decreto legge. Eravamo comunque a fine Agosto, non ai primi di Luglio.

Detto questo, visto che a tutt'oggi continuo a spulciare e riordinare roba scolastica durante non piccoli ritagli di tempo, abbozzando programmazioni e menate varie e con il rischio concreto, per quest'estate, di non staccare mai veramente dalla scuola (anche una bella fetta delle letture programmate sono legate a tematiche scolastiche) come è successo più di una volta quando passavo dalla classe Seconda alla Terza, ho pensato di dedicare questo post a due interventi politici a tema scolastico. Magari mi farà da esorcismo, chissà.

Il primo intervento è stato il misterioso progetto del sottosegretario Roberto Reggi su cui non sono riuscita a trovare niente di chiaro, e allora in mancanza d'altro rimando qui. Non si capisce bene se è un disegno di legge o che altro - al momento sembra solo una raccolta confusa di buone intenzioni scarsamente traducibili in qualcosa di raziocinante.
Si parla di scuole aperte fino alle 22.00 di sera, di scuole aperte a Luglio, di insegnanti che si vedrebbero raddoppiato l'orario di lavoro, da 18 a 36 ore. Ci sono però alcuni insignificanti dettagli che mi spingono a non prendere tutto per oro colato.
Primo: al momento gli insegnanti sono senza contratto da non so neanche più quanti anni, e lo saranno almeno fino all'anno prossimo. Fin quando non c'è un nuovo contratto non possono aumentarci l'orario di servizio nemmeno di un quarto d'ora. Corollario interessante: finché non c'è un nuovo contratto non possono, ahimé, nemmeno aumentarci lo stipendio di un centesimo bucato. Un nuovo contratto potrebbe prevedere un aumento di orario, ma dovrebbe prevedere anche un aumento di retribuzione - e qui mi sembra che gli estremi (detti anche soldi) per l'una e per l'altra cosa al momento non sussistano.
Secondo: al momento di contare le ore effettive di lavoro non si partirà dalle 18 in cattedra, ma dalle attuali 22-23 legate alla parte di lavoro fuori cattedra attualmente già comprese nel contratto: ricevimento genitori, organi collegiali, scrutini e compilazione registri.
Terzo: per tenere più tempo gli insegnanti a scuola occorre una scuola che sia aperta - non dico fino alle 22.00, non dico nemmeno fino alle 21, ma insomma la scuola va tenuta aperta, riscaldata, con le luci accese e sorvoliamo per carità di patria sul mitico collegamento in rete (argomento sempre più doloroso per chi insegna a St. Mary Mead). Quest'anno alla mia scuola è stato un dramma anche raccattare le ore per i corsi di recupero. Per tenere le scuole aperte anche di pomeriggio (e fino a qualche anno fa erano aperte anche di pomeriggio, il che era decisamente pratico) dovranno allargare il parco custodi, e pagarli. E i comuni dovranno pagare riscaldamento ed energia elettrica. Per carità, tutto può succedere - ma al momento non lo vedo probabilissimo, ecco.
Quarto: se in Italia a Luglio le scuole sono poco frequentate c'è decisamente il suo perché. In attesa di convincere il dio degli agenti atmosferici a regalarci estati con temperature primaverili (che a me sarebbero graditissime) sarà forse il caso di munire le scuole in questione di impianti di condizionamento, o ben poco di positivo verrà cavato da eventuali lezioni ivi tenute - già adesso possono essere assai drammatici anche i giorni di Giugno, e sorvoliamo pietosamente sugli esami delle Medie e su quelli di maturità. 
Anche qui ci vogliono soldi, indipendentemente dall'eventuale mancanza di entusiasmo che potrebbe colpire gli alunni all'idea di stare in aula invece di giocare a pallone sul piazzale o fare lo struscio con amici e amiche (ahimé, i giovani di oggi sono talmente sconsiderati che davvero non ci si può più stupire di niente).
Quinto: le supplenze. Il vero problema delle supplenze è che si svolgono in orario scolastico, quando la maggior parte degli insegnanti se ne sta in cattedra. Non voglio spacciarmi per la reincarnazione della buonanima di Aleksej Stakanov, ma sono sempre stata molto lieta di rimpiazzare le ore dei colleghi ammalati delle mie classi; c'è sempre stato però il piccolo problema che costoro insegnavano spesso in ore in cui io ero già impegnata altrove. Altro discorso è se queste ore le accetto all'inizio dell'anno e rientrano nel mio orario - cosa che già si può fare, fino a sei ore. Nelle mie ore però io posso fare solo Lettere, così come Musica può fare solo Musica, e insomma io queste ore le posso accettare a inizio anno solo se c'è uno spezzone libero di Lettere. 
Quando invece si ammala un insegnante di Lettere durante l'anno, non posso decidere di sostituirlo a meno che le ore in cui costui lavorava non siano ore in cui io sono libera - il che assai raramente accade. Altrimenti va chiamato un supplente abilitato sulla materia - il che è senz'altro dispendioso per la scuola e lo Stato ma, ahimé, inevitabile. A meno di non tenere le classi scoperte a vagare in gruppi più o meno numerosi nelle altre aule dove si fa lezione - che è quel che accade oggi, e non si può dire che gli alunni ne traggano gran giovamento sul piano didattico, anche se occasionalmente la cosa può risultare loro gradita per quel che riguarda la sfera dei rapporti sociali.
Ad ogni modo lo stesso Reggi ha provveduto a, diciamo, correggere il tiro. Considerando che quel che dice nella sua replica ha una certa coloritura di buon senso, e che il presunto "disegno di legge" per quel che ho potuto constatare non è stato esposto sulla stampa con parole da lui dette pirsonalmente di pirsona, è pur possibile che una volta tanto ci sia stato davvero qualche fraintendimento lungo le vie della comunicazione.
Ma, frainteso o meno che sia stato il cittadino Reggi nelle sue esternazioni, resta il fatto che senza un po' di soldi le scuole non potranno restare aperte nel pomeriggio. E al momento soldi all'orizzonte mi sembra che se ne vedano davvero pochini.

Il secondo intervento è quello del deputato Gianluca Vacca (Movimento 5 Stelle) che, in un interrogazione in Commissione Cultura ha affrontato il tema della valutazione:

la valutazione dello studente italiano è espressa, sostanzialmente, con valori numerici a partire dalla scuola primaria. Rispetto a quanto avvenuto in altri paesi europei, il percorso italiano in materia di valutazione dello studente è stato l'opposto in quanto si è passati da un sistema basato sui giudizi, per lo meno nella scuola primaria, ad un sistema numerico. L'efficacia di tale sistema non è in assoluto comprovabile e, dunque, merita di essere messo quantomeno in discussione.

Leggendo gli stralci della sua interrogazione mi sono quasi commossa: non condivido tutto quel che dice, forse non ne condivido nemmeno metà, ma quest'uomo, che pure è un politico, parlava di qualcosa che riguardava la scuola vera. Portava argomenti. Esponeva considerazioni. Qualcosa che andava al di là dei numeri.
Io rispetto profondamente i numeri, e li trovo un invenzione comodissima. E tuttavia vedermi trasformare sotto gli occhi la valutazione di un alunno alla scuola dell'obbligo in una pura questione di contabilità non è un operazione che ho gradito.
Come ho raccontato più sopra, una mattima dell'Agosto 2008 Tremonti, in un intervista, ha raccontato che lui aveva difficoltà a interpretare i giudizi e si trovava più a suo agio con i numeri, per la scuola, e una settimana dopo i giudizi sono stati abrogati per decreto legge e la scuola dell'obbligo  è stata sommersa da un orda di numeri, a partire dalla prima elementare. Sarà che sono una figlia degli anni '70, ma ritengo che i numeri in prima e seconda elementare, qualche aspetto traumatico effettivamente ce l'abbiano, e tutta 'sta gran fretta di rinchiudere le creaturine nella loro casellina numerica mi ha dato un certo voltastomaco.
Il Gran Ritorno alla Numerologia è stato gestito in modo frettoloso e approssimativo - beh, si trattava in effetti di un governo frettoloso e approssimativo, e corre voce che parecchi dei suoi ministri avessero uno strano rapporto con i numeri della contabilità, tanto che proprio su questioni di contabilità è caduto, quattro anni e qualche spicciolo dopo, non senza una lunga e straziante agonia mentre lo spread saliva e i conti pubblici seguitavano ad andarsene per i fatti loro. 
Comunque i numeri calarono sulla testa di noi insegnanti di elementare e medie da un giorno all'altro e tutti ci trovammo costretti  improvvisarci contabili, con una legislazione scolastica però che era tutta un inno alla valutazione ponderata che lasciava ampi margini di discrezionalità al Consiglio (in effetti gli ampi spazi di discrezionalità il Consiglio ce li ha ancora, basta che trucchi i numeri).
La legislazione sulla valutazione non è stata rifatta, perché tutti avevano cose più importanti cui pensare - ad esempio quante cattedre tagliare e di quante materie - e i numeri sono stati applicati nel modo più banale, superficiale e sciatto che si possa immaginare, accompagnandoli con circolari approssimative e mal scritte che cercavano di conciliare un mondo di numeri miopi con l'altro mondo della legislazione scolastica, quello dei Massimi Sistemi dove gli Alunni vengono Amorevolmente Seguiti nella Formazione della Loro Nobile Personalità e Armoniosamente Inseriti nella Classe, nella Scuola, nel Territorio, nel Mondo, nella Galassia, nel Multiverso.

L'interrogazione di Vacca mi ha per un attimo schiuso il cuore alla speranza che, nelle Alte Sfere della Scuola, possa un giorno affiorare l'intenzione di uscire dall'atmosfera di claustrofobica contabilità per provare a riconciliare i poveri numeri, che non hanno in sé niente di male, con l'idea dello Sviluppo del Cittadino per partorire alfine un sistema di valutazione non eccessivamente miope e che abbia al suo interno un minimo di coerenza oltre a un po' di flessibilità.
(Io, si sa, sono una creatura un po' crepuscolare ma tanto tanto ottimista).

giovedì 3 luglio 2014

Talento de che?



Portato attraverso molte genti e navigando su molte acque, il Premio "Talento Innato" ha infine attraccato nel fiume che scorre a Lungacque, sotto casa mia. Ringrazio la povna per il gradito quanto originale regalo e mi dedico subito alla prima considerazione che, oggettivamente, si impone:
Talento?
Talento Innato??
Ma de che???

A quanto ho capito si tratta di un premio per blogger-scrittori - insomma quelli che fanno racconti, poesie e romanzi.
Io però non sono uno scrittore (anche se come nom de blog ho preso quello di una delle più grandi scrittrici della storia della letteratura),  solo una persona che scrive parecchio e che a un certo punto della sua vita ha cominciato a dedicarsi alla complessa arte di addomesticare alla scrittura chiara e corretta le giovani leve delle nuove generazioni - che è un lavoro delicato, complicato ma anche molto divertente, e in questo lavoro ho anche finito per disvelare un certo talento (tutt'altro che innato!). 
Il fatto di avere un buon rapporto con la scrittura mi ha senza dubbio aiutato, quando sono salita in cattedra - se non altro riesco a trasmettere alle creature che mi sono state assegnate l'impressione che scrivere non è poi questa gran tragedia, e che con un po' di mestiere e di abitudine si arriva a fare senza troppa fatica tutto quello che la vita normale ci richiede in merito. Poi, certo, se vorranno riscrivere Guerra e Pace sarà meglio che cerchino maestri più qualificati: sé stessi medesimi, per esempio. Io gli do quella che King chiama "la cassetta degli attrezzi" - la prima, il set di base. Gli accessori se li dovranno comprare uno ad uno.

Cosa scrivo?
Un po' di tutto: diari (da sempre), relazioni di vario tipo (su precisa richiesta e imposizione, e sempre con un fondo di finto malumore), parodie di canzoni e di libretti d'opera, lettere e biglietti di auguri, tracce di temi ed esercizi di grammatica, testi di vario tipo su richiesta;  il mio top è stata una domanda per il servizio civile, quando c'era ancora il servizio militare obbligatorio e l'obiezione di coscienza, e sembra anche che sia stata molto apprezzata - ad ogni modo l'amico che me la chiese scansò il servizio di leva e si dichiarò molto riconoscente per questo.
Da tempo ormai nessuno mi chiede più di scrivergli un tema; questa cosa un po' mi manca, ma in compenso leggo un sacco di temi scritti dagli altri. Certo, nessuno mi impedisce di darmi un tema, svolgerlo e magari alla fine valutarlo anche - ma per ora non l'ho mai fatto.

Tutto questo, col talento, non c'entra un accidente.
La verità è che mi piacevano le sei domande legate al premio.

E dunque: accetto il premio, ringrazio la povna e esibisco doverosamente il logo.
Dovrei anche nominare dieci blogger in cui riconosco la dote del Talento ma sorvolerò con eleganza, anche perché ho le idee tutt'altro che chiare su cosa sia il talento e su come riconoscerlo. Chiunque passi da qui però è ufficialmente autorizzato a raccogliere il testimone nominando chi vuole e rispondendo alle domande.

Ed ecco, appunto, le domande con relative risposte 

1) Quando hai capito di amare la “scrittura”?
Direi verso gli otto anni, quando i radiosi portali dei Componimenti, dei Bigliettini alle Compagne e dei Diari cominciarono a schiudersi davanti a me e quando quel nobile strumento che è la Macchina da Scrivere mi insegnò ad aggirare l'ostacolo di una scrittura manuale che non sempre era... ehm... ordinatissima. Più avanti imparai i piaceri della scelta tra i vari tipi di penne e di carta e soprattutto di quaderni. A scuola si scrive moltissimo, e non solo quando l'insegnante te lo ordina. Poi, una volta tornati a casa, si scrive sul diario quel che è successo a scuola, oppure si scrive ai compagni di scuola...

2) Ti ispiri mai alla tua realtà?

Mi ispiro solo a quella, immagino. La mia realtà però contiene anche le varie realtà che ho imparato a conoscere dall'esterno - chessò, l'antica Roma o l'astronave Enterprise. Il fatto che io sia stata all'occorrenza un generale romano (in pensione) o un drago non toglie che sia stata comunque un generale romano in pensione o un drago à la Murasaki.

3) Se potessi partecipare e vincere una competizione letteraria o fotografica importante, quale sarebbe?

Sarei molto compiaciuta e lusingata di vincere il premio Hugo (intitolato a Hugo Gernsback, non a Victor Hugo) perché tutte le volte che ho letto un racconto o un romanzo che ha vinto quel premio l'ho sempre trovato molto valido, ed è dunque un premio letterario in cui ripongo grande fiducia come lettrice.

4)In cambio di una ingente somma di denaro, riusciresti a realizzare qualcosa lontanissima dalle tue corde?

Se mi offrissero una ingente somma di denaro per realizzare qualcosa lontanissimo dalle mie corde ci proverei senz'altro. Il fatto che in partenza sia qualcosa di lontanissimo dalle mie corde non mi preoccuperebbe molto, perché ho quel tipo di personalità che riesce comunque a lasciare la sua impronta in quel che fa o a lasciarsene assorbire (che è più o meno la stessa cosa) e insomma, credo che dopo un po' che ci lavoro entrerebbe nelle mie corde, da diritto o da rovescio.
Quanto a riuscire a realizzarne qualcosa di almeno vagamente sensato e leggibile... ecco, qui penso che ci sarebbero delle difficoltà. Molte difficoltà. Davvero molte.

5)Ami sperimentare?

Assolutissimamente no, NO, cento volte NO! Odio sperimentare, con tutte le mie forze. Se volete farmi sperimentare qualcosa dovete mettermi all'angolo e puntarmi il coltello alla gola. A quel punto, in totale assenza di qualsiasi via di fuga, se proprio non c'è altra scelta, accetto di sperimentare. Molto a malincuore.
A scuola queste circostanze si verificano circa due volte a settimana, ahimé. 
Le uniche cose che sarei disposta a sperimentare senza costrizioni sono i diversi tipi di materasso e ogni tipo di cibo, purché non vivo. Se alla Eminflex servisse un collaudatore...

6)Offri qualcosa di inedito alle persone che ti seguono e credono nelle tue capacità?

Tutto quel che ho messo in rete è inedito e a disposizione del mondo intero. E anche se non credete alle mie capacità leggete pure, non mi offendo.
(Sì, d'accordo, questa è una domanda per scrittori, e in effetti non aveva molto senso rispondere).