Tanti e tanti anni fa, YouTube per me era uno strano luogo informatico ove stranissima gente caricava stranissimi video dove, in strane classi, taluni alunni picchiavano compagni disabili, attività invero assai scortese, oltre che singolarmente stupida, e disapprovando il tutto evitavo con cura di accostarmi a sì barbaro strumento informatico.
Un bel giorno però un amico delle Brigate Takahashi condivise su Facebook il video della sigla di un qualche anime.
I miei occhi si illuminarono.
Sigle di anime? C'erano anche le sigle degli anime su YouTube?
Mi precipitai tosto, e passai un lieto pomeriggio riguardandomi un sacco di sigle italiane e pure giapponesi. In un attacco di nostalgia mi caricai perfino qualche sigla francese.
Soltanto qualche giorno dopo (non sono mai stata molto sveglia) mi venne in mente che, forse, se c'erano le sigle dei cartoni giapponesi magari c'erano anche canzoni di altro tipo, e controllai.
C'erano, oh se c'erano.
Così YouTube divenne per me un carissimo amico, dove potevo ascoltarmi tutte le canzoni che volevo. A quei tempi c'erano solo canzoni, o comunque video di pochi minuti.
Ma poi dalle canzoni si passò ai dischi completi e qualcuno cominciò a caricare anche intere sinfonie, atti di opere...
Opere intere. Concerti dal vivo. Tanti, tantissimi concerti dal vivo. Dove spesso la musica veniva meglio che su disco.
YouTube diventò così la mia colonna sonora: quando lavoravo al computer mi sceglievo un qualche concerto e lavoravo (...oppure facevo qualche videogioco).
Una meraviglia.
Col tempo una casualissima segnalazione di LaNoisette mi spinse verso le conferenze di Alessandro Barbero. Quelle non le potevo mettere come sottofondo quando scrivevo, ma mentre stiravo o facevo le pulizie sì, e così finii per alternarle alle trasmissioni di Radio Radicale, che ha una programmazione molto interessante per me, ma quanto a storia medievale non è che abbia molto da dire.
Poi arrivò il tempo della malattia, e mi ritrovai a esplorare YouTube più a fondo.
Conoscevo già i video sui gatti, ma nonostante il grande amore che nutro per questi bellissimi felini, non è che i video di gatti mi interessino molto: dopotutto ho in casa tre gatte che mi forniscono dal vivo tutti i video che voglio e posso guardarle per ore senza stancarmi gli occhi.
Cominciai a spulciare video di cucina: mangiavo poco e non avevo mai fame, ma sognavo un tempo in cui mi sarei rimessa a cucinare e imparai un sacco di cose.
Poi rispolverai tutti i miei grandi amori: video sui cartoni animati, video su Tolkien, video di pubblicità dei tempi andati. Puntate di sceneggiati. Brani di film. Brani di film in inglese.
E naturalmente scoprii l'infinito mondo degli YouTuber.
Sono, costoro, stranissimi individui che aprono canali e fanno infinite infinità di video dalla loro cameretta per parlare dei loro argomenti preferiti. Spesso sono giovani, a volte giovanissimi, ma mica tutti.
Alcuni sono di una noia mortale, alcuni usano quaranta minuti per dire cose che qualsiasi persona normale sintetizzerebbe in meno di tre, alcuni sono bravissimi. Essi tengono non dei blog, come usava un tempo, ma dei vlog (=video blog).
Video sul fantasy, video sul cinema, video sui libri - recensione di libri, presentazioni di libri, video che ti spiegano come fare a leggere cento libri in un anno, video dove presentano la loro libreria o tirano fuori le casse dei loro ultimi acquisti, video dove parlano della dipendenza dal comprare troppi libri e come curarla, video dove parlavano del loro rapporto con i libri.
Video sul femminismo. Video di politica. Video di economia.
Video di vlogger che parlavano di altri vlogger (ci sono canali interi di vlogger che sparlano di altri vlogger, soprattutto di quelli più famosi. Ne ho beccato uno che era la più noiosa persona dell'universo e sparlava orribilmente di gente assai brava e soprattutto brillante che era un piacere ascoltare anche quando ti leggevano la lista della spesa. Bah.)
Scoprii qualcosa sull'affascinante mondo della monetizzazione, ovvero dell'arte di ricevere soldi dalla pubblicità che YouTube carica sui video, e imparai così che un sacco di gente prende i suoi bravi soldini dal suo canale YouTube. E tutto ciò mi affascinò molto e mi spinse a iscrivermi ai canali che mi piacevano, onde contribuire a sovvenzionarli.
Soprattutto imparai che YouTube è meglio del pozzo di san Patrizio, e qualsiasi argomento di cui mi pungesse vaghezza di sentir parlare lì c'era. Non sempre trattato nel modo che avrei voluto, ma spesso sì.
Così, quando arrivò il tempo della Didattica a Distanza ignorai spocchiosamente l'elenco di fonti gentilmente fornito dalle varie case editrici, dal MIUR e da quant'altri e andai su YouTube.
La Rivoluzione Francese in sette minuti? C'era.
L'Albania in quattro minuti? C'era.
La muraglia cinese in tutto il suo splendore? C'era.
Il PIL spiegato semplice in tre minuti? C'era.
Ma chi è che faceva tutte queste belle cose?
Prima risposta: gli insegnanti. Ho scoperto che ampi stormi di insegnanti avevano aperto canali dove caricavano lezioni, ripassi, sintesi con slide eccetera.
No, non avevano cominciato per la Didattica a Distanza, lo facevano da qualche anno. Infatti sotto certi video c'erano i saluti al prof di turno e i commenti di qualche ospite occasionale che ringraziava (compresi i miei, quando il lavoro mi sembrava fatto bene, cioè spesso).
E dunque ecco perché la Didattica a Distanza ha funzionato così bene, in certi casi: c'erano insegnanti che ci lavoravano da anni. Alla faccia delle critiche di tanti giornalisti sui docenti giurassici che non sapevano nemmeno accendere un computer. Evidentemente qualcuno lo sapeva accendere e sapeva anche fare qualcosina in più. Ho trovato perfino un video che riassumeva in modo molto chiaro le guerre iugoslave degli anni 90.
Lezioni lunghe, lezioni brevi, lezioni mignon, e parecchie fatte molto ma molto bene. I miei video preferiti erano quelli mignon, dai tre ai sette minuti, dove il docente di turno non ci metteva la faccia ma caricava invece slide e foto.
Seconda risposta: gli amanti del genere e i cultori della materia. Ci sono un sacco di blogger che caricano video dei loro viaggi, con tanto di riassunti degli stati e dei monumenti. Molto, molto comodo.
Ma ci sono anche gli amanti della geografia, sia di quella fisica che di quella politica. Gente che si diverte a fare video sulla Transnistria e sull'Uzbekistan - e sono molto più chiari, precisi e aggiornati delle fumose spiegazioni che si trovano (quando pur si trovano) nei manuali di geografia; o, se per questo, dei video didattici preparati dalle case editrici - delle robe dove, ad esempio, due ragazzi di punto in bianco si mettono a parlare della Rivoluzione Americana e uno la spiega all'altro con una legnosità che farebbe onore a una trave in noce.
E gli amanti della storia, o dell'economia. Gente che si diletta a fare piccoli video dove racconta la storia dell'Invincibile Armata o dell'inizio della Guerra dei Cent'anni, uno più adorabile dell'altro. Geologi. Paleontologi. Archeologi. Musicologi. Anime gentili prontissime a illuminare tutti i dubbi che attanagliano il docente. Creature adorabili che analizzano questo o quel film per decidere se la ricostruzione storica è valida o meno.
Divulgatori, tendono a definirsi. Angeli del cielo, li chiamo in cuor mio.
Sì, certo, su YouTube c'è anche un sacco di fuffa. Anche nei manuali di scuola, purtroppo. Comunque, se sulla Transnistria bevo riconoscente qualsiasi scempiaggine decidano di rifilarmi e posso rimettermi solo al loro buon cuore e alla loro onestà, per la Guerra dei Cent'anni ritengo di avere coordinate bastevoli per rendermi conto se il canale è affidabile o meno - e comunque si possono fare anche dei controllo incrociati (anche se le informazioni disponibili in italiano sulla Transnistria, in rete come fuori, sono pochine. Ma quello è un caso in cui Radio Radicale potrebbe forse soccorrermi).
Così questa estate sto curando il mio aggiornamento su YouTube, approfittandone per riempire tante piccole lacune.
Per esempio giusto ieri ho scoperto che la spedizione dell'Invincibile Armata andò così male perché era stata organizzata singolarmente male - ma, a dire il vero, ne ero convintissima anche prima.