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mercoledì 10 agosto 2022

The Mysterious Affair of the Docente Esperto

L'Insegnante Esperto: un mostro singolare.

Dalle viscere della bozza del Decreto Aiuti Bis, approvato nel Consiglio dei Ministri il 4 Agosto 2022 ma non ancora definitivo,  è emerso un mostro singolare: il Docente Esperto.
Il decreto in questione, a quanto si sa,  contiene una serie di facilitazioni, aiuti e soccorsi di carattere economico per noi poveri cittadini italiani tormentati da inflazione, aumento dei prezzi e altre varie traversie e traversine, cui di recente si è aggiunta anche la siccità. Niente di strano dunque che ci sia anche un aiuto per noi poveri docenti, da tempo ormai oppressi e vessati per ogni dove.
Cioè, però: tutti noi docenti siamo anche cittadini italiani o in Italia residenti, lavoratori provvisti di un reddito, dipendenti statali - quindi ci spettano già una parte degli aiuti promessi; naturalmente un aiutino supplementare sarebbe assai gradito, visto che abbiamo tra l'altro un contratto scaduto nel lontano 31 Dicembre 2018 di cui non si intravede un rinnovo a tempi brevi.
Si tratta di un secondo bonus docenti, da aggiungere a quello approvato anni fa per l'aggiornamento e l'acculturazione?
No, non è un bonus.
Allora sono dei soldi in più per la scuola, magari da aggiungere per la contrattazione interna?
Nemmeno.
All'articolo 39 del decreto però promettono soldi agli insegnanti. Non a tutti, ma ad alcuni sì.
Al termine di un percorso formativo triennale (in caso di esito positivo, vabbé).
Che inizierà nell'anno scolastico 2023-24.
Ovvero i soldi arriveranno tra quattro anni. 
Si tratta di una vaga gratifica una tantum che dovrebbe essere tra il 10 e il 20 per cento dello stipendio e che verrà decisa al momento del rinnovo del contratto (il che non sembra molto rassicurante ma magari si pecca per eccesso di diffidenza. Forse).
Per carità si piglia tutto, ma una roba che arriva fra quattro anni e dopo un corso triennale non sembrerebbe poi un aiuto così tempestivo. Che senso ha infilarlo tra il rinnovo del taglio delle accise (che scatta a giorni), il bonus per lo psicologo (che è già in assegnazione) e i soccorsi per gli agricoltori (che, si spera, arriveranno ben prima di quattro anni)? 
Perché questa brava gente non si prende un attimo di pausa e non ci fa su un decreto apposito a Settembre, magari dopo essersi schiariti un po' le idee sul corso triennale in questione, di cui non si dice alcunché?
Certo, a Settembre far partire un decreto autonomo potrebbe risultare un problema per il governo in uscita; e potrebbe purtroppo darsi che il governo in uscita di cui soipra nel frattempo si debba occupare di qualche ulteriore emergenza, che da qualche tempo ne arriva una nuova ogni settimana. Così, per sicurezza, infilano questa roba che non è esattamente un aiuto immediato nel mucchio e si tolgono il pensiero.
Pazienza. 
In questo periodo ci vuole tanta tanta pazienza, e magari ne servisse soltanto agli insegnanti.

Ad ogni modo in quell'articolo 39 ci sono cose ben più strane della promessa di un generico regalino una tantum alla fine di un percorso formativo triennale non meglio definito. 
Subito dopo infatti appare la misteriosissima figura del Docente Esperto, creata per l'occasione.
Proverò adesso a descriverlo sulla scorta del quasi niente che risulta da quell'articolo di decreto.
Tanto per cominciare, l'Aspirante Docente Esperto deve essere di ruolo per cominciare il suo lungo percorso - e quando dico lungo, intendo veramente lungo.
Nove anni, a partire dall'anno scolastico 2023-2024.
In sintesi ci saranno tre corsi di tre anni, non sovrapponibili - nel senso che se ne può fare solo uno per volta. Ogni corso avrà un esame finale, e se verranno superati tutti e tre allora il tenace insegnante diventerà Docente Esperto, e avrà diritto a una gratifica di 5650 euro lordi all'anno, sembra di capire per sempre - cioè, fin quando resta in servizio, e anche la pensione verrà calcolata tenendo conto di quella giunta.
I Docenti Esperti saranno 8.000 al massimo (ovvero i primi 8.000 della graduatoria, quindi superare gli esami non è garanzia sufficiente di riuscire a intascare il malloppo) ogni anno per quattro anni, per un totale di 32.000 Docenti Esperti. 
E dopo? Ci sarà possibilità per chi è arrivato dopo di esperienziarsi?
Non si sa. C'è da dire però che tredici anni sono un arco di tempo più che sufficiente per ponderare con cura se se sia il caso di proseguire con questo curioso esperimento.

Che cosa fa un Docente Esperto, a parte incassare uno stipendio un po' più alto (che è pur sempre una bella cosa)?
La sua solita vita. Non ci sono incarichi aggiuntivi. Esiste, semplicemente, ed è Esperto.

Molte domande si impongono, e molte osservazioni si affollano alla mente di chiunque.
La prima è: cosa gli insegnano, in questi nove anni, al docente, per farne un Docente Esperto?
Lingue? Didattica? Scienze? Gingillometria Applicata?
Non si sa. Sul decreto non c'è scritta una parola a riguardo. Si tratta di "percorsi formativi" - un concetto uno zinzino vago, se vogliamo.
Di che tipo di corsi si tratta? Università, scavi archeologici, alternanza scuola/lavoro, costruzione di un acceleratore di particelle?
Di nuovo, nel decreto non c'è scritta una parola al riguardo. Chi ha un po' di pratica del mondo della scuola sospetta che debba ancora essere tutto deciso, e che qualcosa comincerà vagamente a prendere forma solo nell'estate del 2023.
Terza domanda, piuttosto importante: cosa ci guadagna lo stato?
Avrà 8.000, poi 16.000, 24.000 e infine 32.000 Docenti Esperti ma non potrà fargli fare nulla di diverso da quel che fanno già, ovvero lezioni, qualche progetto, scartoffie varie eccetera.
Sì, ma saranno Esperti e daranno un Valore Aggiunto alla scuola. 
In che modo? Non si sa.
Quarta domanda: cosa ci guadagna l'insegnante, a parte l'indubbia soddisfazione di tirarsela perché adesso è un Docente Esperto?
Qualche soldo, già programmato. 5650 euro l'anno divisi su 12 mensilità sono 470 all'anno. Lordi, naturalmente. Dunque 300 al mese se va bene, probabilmente un po' meno. Non sembra un granché visto che nessuno di noi ha la più pallida idea del costo della vita tra dieci, undici, dodici e tredici anni. Certo, può essere che l'inflazione si spenga già a Settembre (in teoria può essere), così come può essere che tra due mesi passi il glorioso picco del 10% per continuare a salire (anche questo può essere).
Quinta domanda: cosa succede se l'Aspirante Docente Esperto resta incinta? O se si ammala?
Qualcuno magari potrebbe osservare che gli insegnanti maschi non restano incinta (anche se possono ammalarsi). Errore: i permessi per paternità li possono prendere anche gli uomini, la tendenza è ad aumentarli - e lo stato non può far storie a riguardo: li deve concedere, tutti, a qualsiasi padre li richieda.
Il tasso di fertilità in Italia è disastrosamente basso, ma non per colpa degli insegnanti; essi infatti si riproducono come conigli, anche perché l'insegnamento è uno dei pochi mestieri dove la gravidanza non ti rovina la carriera: quando ritorni, di solito dopo un anno, trovi un sacco di classi che aspettano solo te e ricominci da dove avevi smesso. Il nostro è un lavoro molto vario, ma sotto certi aspetti è anche un lavoro che è sempre lo stesso. Altri alunni, altro giro e altra corsa, si riparte.

Veniamo alle considerazioni.
La prima è che, da qualsiasi parte la si guardi, questa storia sembra un delirio.
Nove anni. 
Quale cazzo di lavoro prevede un percorso formativo di nove anni per passare (forse) di livello?
In nove anni uno studente di medicina prende una laurea e due specializzazioni.
Uno studente di Lettere prende tre diplomi di laurea, oppure una laurea 3+2 e un dottorato di ricerca, oppure due lauree e un corso di specializzazione di un qualche tipo.
Programmare qualcosa che dura nove anni è un bell'azzardo per chiunque, qualsiasi lavoro faccia.
Nove anni, e se per un qualche motivo toppi l'ultimo dei tre esami, sarà come non avere fatto niente. E se hai sfortuna con le graduatorie, magari perché non hai la seconda laurea o quattro master o più semplicemente perché davanti a te c'è gente con più servizio, anche se hai fatto bene l'ultimo esame ti ritrovi lo stesso senza giunta allo stipendio e senza titolo. Molto triste.
Altra nota temporale: una volta diventato Docente Esperto devi restare almeno altri tre anni a lavorare nella scuola  (che è l'unica parte dell'insieme che mi risulta abbastanza sensata). In questo modo però l'Aspirante Docente Esperto si ritrova limitato dalla data di nascita, perché deve avere la possibilità di insegnare per altri 13 anni da oggi; con le leggi attuali sul pensionamento quindi è un percorso che possono intraprendere solo gli insegnanti di ruolo che al momento hanno meno di 54 anni - ovvero l'età in cui quasi per tutti l'arrivo di eventuali figli non dovrebbe più interferire. In cuor mio disapprovo, perché in fondo al mio cuoricino sarei quasi tentata di giocare questa strana lotteria.  Forse, chissà, magari*.
Negli ultimi tre anni tutti noi ci siamo visti cambiare il mondo intorno da un mese all'altro.
Davvero, non mi sembra un momento che predisponga psicologicamente verso l'idea di impegnarsi per nove anni in alcunché, con la vaga prospettiva di avere (forse, se tutto va bene) un aumento di stipendio che tra dieci anni potrebbe valere quanto il tradizionale rotolo di carta igienica.

La seconda considerazione è che 32.000 Insegnanti Esperti... non so, mi sembra come quelle teorie che l'Africa sta invadendo l'Italia a botte di 60.000 migranti all'anno.  Gli insegnanti in Italia sono circa 850.000,  le scuole 8.290 ognuna con svariati ordini di studio e indirizzi. 
Quanto possono influire 32.000 Insegnanti Esperti su questi numeri? Dovrebbero diventare il lievito della scuola? E in che modo, se continueranno a fare quel che facevano prima?
(E avranno ancora voglia di far lievitare la scuola,  dopo nove anni di percorso formativo? Non tutti i percorsi riescono col buco, particolarmente quelli organizzati dal MIUR, e spesso la loro principale utilità consiste negli abbondanti pretesti che aiutano e incoraggiano i docenti a dedicarsi a una delle loro attività preferita, ovvero lamentarsi. Io per prima, si capisce**).

Terza considerazione: per servire a qualcosa, il triplice percorso formativo triennale andrebbe quantomeno ritagliato su misura del singolo Aspirante Docente Esperto, attingendo a una scelta di possibilità molto, molto vasta. Ciò sarebbe probabilmente costoso, ma una buona organizzazione e un abbondante impiego di quelle entità (abbastanza ignote a chi cura roba a gestione statale in Italia) che sono conosciute con i generici nomi di "buonsenso" e "flessibilità" renderebbe probabilmente il tutto meno costoso di quel che sarà comunque, anche se forse fallerebbe nel suo principale intento, che un animo sospettoso potrebbe magari individuare nell'eterno desiderio del MIUR di foraggiare le facoltà universitarie a sfondo didattico, in quanto richiederebbe probabilmente un abbondante utilizzo di risorse umane esterne al mondo universitario in questione.

Arriva così la sesta domanda: ma sul serio faranno davvero questa roba, in questi precisi termini?
Certo, tutto può essere;  ma in cuor mio, alla luce della mia lunga esperienza con la scuola*** sospetto che il tutto si fermerà dopo il primo percorso triennale, detto e non concesso che parta almeno quello.

Infine, c'è la settima e più essenziale domanda: cosa aveva fumato, bevuto o comunque assimilato chi ha avuto questa bella pensata?
Mi sembra importante saperlo, per meglio scansarla; perché, davvero, sembra roba che conviene evitare con cura.

* Balle. Riesco a trovare le scuse più assurde perfino per non fare un corso di inglese, figurarsi se mi impegolo in un percorso di nove anni nove senza esserci costretta dalle truppe di occupazione sotto la minaccia di non meno di due mitra spianati.
** A proposito di lamentele: molti insegnanti hanno deprecato assai e avviato una raccolta di firme in rete contro il Docente Esperto. Non la linko perché non approvo molto le petizioni alla cieca contro entità ancora così indefinite, ma si trova in rete con estrema facilità.
***Sono figlia di insegnante. Mia madre ha iniziato nel 1950, e anche nella breve forbice di anni in cui lei non insegnava più e io non insegnavo ancora, buona parte dei miei amici insegnava. Da quando sono nata, la scuola ha sempre fatto parte della mia vita.

lunedì 8 agosto 2022

8 Agosto 2022 - Giornata Mondiale del Gatto



Auguri a tutti i gatti del mondo, 
in particolare a quelli più curiosi e avventurieri
ma soprattutto a quelli 
che in questi giorni più caldi 
colano con eleganza 
sugli alberi, sui tavoli e sotto le siepi
e si dedicano con intensità alla vita notturna
tenendo sveglio l'intero condominio.

venerdì 5 agosto 2022

Il diario geniale della signorina Shibata - Emi Yagi


Quello che vado oggi a presentare è un perfetto romanzo giapponese. Infatti si tratta di un romanzo corto (poco più di 150 pagine), molto denso, dove succedono tante cose ma tutte senza parere, e dove c'è anche un sacco di atmosfera. Inoltre è un romanzo strano, e con una trama molto particolare, tanto che non si sa nemmeno bene come raccontarlo.

In apparenza è una storia quasi normale: la signorina Shibata annuncia di essere incinta e vive la sua gravidanza, che come sempre succede è una esperienza profonda e coinvolgente, che muta profondamente chi la vive e le fa guardare tutta la sua vita e il mondo intorno a lei con occhi nuovi.
Al termine, la signorina Shibata trova che si è trattato di una esperienza molto soddisfacente, tanto che è fermamente decisa a ripeterla al più presto per avere un secondo figlio. Diciamo insomma che si tratta del racconto di una maternità. 
In apparenza niente di troppo originale, per quanto naturalmente ogni gravidanza sia un'esperienza unica per chi la vive.
E allora, cosa c'è di tanto particolare? Libri dedicati all'Attesa ce ne sono tantissimi, molti scritti in prima persona. Si tratta in effetti di un genere piuttosto gettonato.
Naturalmente c'è il fatto che questa esperienza è vissuta in Giappone, e si sa che il Giappone è un paese dove tutto viene fatto in modo piuttosto particolare.
Ma per quanto la cultura del tuo paese possa essere particolare, alla fine la gravidanza è un processo che segue le stesse tappe in tutte le parti del mondo: resti incinta, il bambino cresce e a un certo punto partorisci. Di solito.
Ecco, qui ci sarebbe molto da questionare su ognuna di queste tre tappe essenziali.
Per esempio la prima: resti incinta.
Ecco, per quanto ogni nascita abbia la sua storia, una gravidanza comincia sempre nello stesso modo: c'è un uomo (o un istituto di quelli che lavorano alla procreazione assistita) che fa la sua parte, e una donna che si ritrova un ovulo fecondato (qualche volta più di uno). Certo, ci sono racconti che contemplano altre possibilità ma, ammettiamolo, si tratta per lo più di leggende.
Ma qui è diverso: la signorina Shibata racconta "Ecco come rimasi incinta" - e segue una scena che si svolge nell'ufficio dove lavora.
Niente di strano, certo - fare un figlio con qualcuno che incontri nell'ufficio dove lavori è abbastanza comune. Ma qui la questione principale consiste in una serie di tazzine da lavare.
Un lavoro da donna, giusto? E l'unica donna dell'ufficio è la signorina Shibata.
La quale signorina Shibata improvvisamente scopre che l'odore del caffè, ora che è incinta, le dà la nausea, e anche quello del fumo - per tacere del fatto che in ufficio è vietato fumare.

La gravidanza inizia così. 
Poi la signorina Shibata stabilisce che non può lavorare troppo, visto che è incinta, e smette di fare gli straordinari, e questo le lascia improvvisamente molto più tempo libero. Meglio, così smette di nutrirsi di precotti e cura di più l'alimentazione - una alimentazione a base di prodotti freschi e genuini è molto importante, per una donna incinta e per chi cresce dentro di lei.
Ma una gravidanza è molto più di questo: è necessario preparare il proprio corpo al lavoro che sta intraprendendo. Corsi di yoga e di stretching, un po' di esercizio fisico, camminate.
Parlare con altre donne incinta aiuta molto: con quelle che hanno già avuto figli, certo, ma anche con chi, come te, non ne ha mai avuti. Si creano nuovi legami e amicizie. Si impara a riconoscere le altre donne incinta quando le incontri per strada. Mica tanto semplice, quando la gravidanza è appena agli inizi; eppure ci si riesce. No, non "ci si riesce": non si fa nulla perché succeda, succede e basta.
Ci sono le app che ti accompagnano, naturalmente, e ti spiegano passo passo come cambia il tuo corpo e come cresce il bambino. Si compilano schede e tabelle che ti aiutano a capire se tutto procede bene, ma ti permettono anche di sintetizzare quel che ti sta succedendo.
C'è la questione della scelta del nome del futuro bambino (che in Giappone è più complicato che da noi, perché oltre a scegliere il nome devi scegliere anche il modo con cui va scritto e pronunciato e gli ideogrammi che lo formano, ma questo chi legge manga lo sa bene).
Poi il bambino dentro di te cresce e incomincia a muoversi. A volte si muove moltissimo. 
E ci sono i controlli medici e le ecografie. Lo sbalordimento quando si vede per la prima volta quell'insieme di punti che è un bambino - il tuo bambino.
E c'è anche una anticipazione di quel che succederà dopo, in una bellissima scena che è l'ultima prima del parto (...prima del parto? Chissà...) dove una madre descrive con chiarezza e sincerità cosa può essere la vita quando hai un figlio piccolissimo.

E' un romanzo che parla di cosa è la gravidanza in una società maschilista come quella giapponese, e come può essere complicato il rapporto con il lavoro per una donna - non di una madre, di una donna. Ma è soprattutto un romanzo che parla del complesso rapporto tra realtà e immaginazione, e di come l'immaginazione possa a volte creare la realtà. Anzi, il tema principale è proprio questo: dove finisce la realtà, dove comincia l'immaginazione e quanto la prima possa essere influenzata dalla seconda. Un evento esiste quando c'è un osservatore ad osservarlo. Ma esiste di per sé oppure è la presenza dell'osservatore a crearlo?

Una lettura fresca e vivace, molto divertente e molto piacevole, con una prosa accattivante e molto ben scritta. 
Lettura consigliatissima a tutte le donne, anche (o forse soprattutto) a chi non ha figli e non ne avrà mai. Ma forse potrebbe essere molto interessante anche per un uomo, chissà. Dopotutto, tratta temi universali.

La copertina non c'entra niente, e credo che il titolo sia stato rimaneggiato. Se non ho capito male in origine era qualcosa tipo "Diario vuoto" oppure "Diario del vuoto".
Siccome è uscito da pochissimo, in rete non si trovano quasi recensioni. Spero che abbia successo ma non ne ho visto parlare da nessuna parte.

domenica 31 luglio 2022

Le generazioni X, Y e Z e le tematiche LGBT+ (post sostanzialmente inutile)

Fino a pochi anni fa per mostrare di essere persona educata&aggiornata un generico atteggiamento di disponibilità verso gay e lesbiche era più che sufficiente - insomma, bastava evitare termini tipo malattia e perversione, non raccontare in pubblico barzellette sull'argomento (che sono tra l'altro di una pesantezza indicibile) e auspicare un generico futuro di comprensione e tolleranza.
Negli ultimi anni la questione però si è molto complicata: prima sono arrivate le comunità LGBT, e fin lì passi ché son solo quattro lettere e una volta che ci si è abituati allo scioglilingua la sigla vien giù bene; ma questa sigla ormai indica tali e tante variabili e possibilità che davvero, signora mia, non se ne viene più a capo -  in particolare il settore transgender è un vero campo minato che comprende una quantità terrifica di sfumature in continuo e perenne aumento. Personalmente sono rimasta abbastanza indietro e dispero di venirne a capo perché ogni volta che mi sembra di essere infine arrivata a capirci qualcosa, ecco che arrivano nuove casistiche e possibilità di cui tenere conto.
Per  mia fortuna lavoro in un settore molto conservativo, ovvero la scuola, ma appena metto il naso fuor di lì mi ritrovo retrocessa a relitto disinformato dell'età della pietra e vorrei tanto che ci fosse una sigla che si potesse tradurre con "mi sta bene tutto, ma proprio tutto, ditemi voi come volete essere chiamati e io vi chiamerò così". 
Ma in fondo sono una Boomer  e che sia rimasta indietro fa parte del naturale corso delle cose. 
Tuttavia, temo di dover dire, i miei colleghi di generazione X, Y e Z non sono messi molto meglio di me e non è a loro che posso rivolgermi per districarmi dalle domande più spinose, anzi ho spesso l'impressione che siano nelle peste perfino peggio di me, e non solo a livello di nomenclatura.
A questo proposito racconterò due fatterelli piuttosto insignificanti, a uno dei quali non ho nemmeno assistito, e raccontarli non porterà ad alcun costrutto: li racconto solo perché mi va, e comincio appunto da quello che conosco solo per via indiretta.
Una mattina la Prima Sfigata mi racconta che Spagnolo - una bella ragazza che ha passato da poco la trentina - per spiegargli l'albero genealogico della casa reale e da lì i vari nomi che si danno alle varie tipologie di parenti appunto in spagnolo, li aveva accoppiati in matrimonio. La Prima Sfigata però ha un piccolo gender gap, nel senso che ci sono due maschi in più rispetto alle femmine, e quindi due ragazzi si trovavano senza la loro legittima consorte.
Qualcuno suggerì il rimedio più ovvio, che credo sarebbe stato accettato senza proteste anche quando le medie le facevo io, negli anni 70, ovvero "Facciamo sposare due maschi" - e i due maschi si stavano appunto accingendo di buon grado a ritrovarsi uniti in matrimonio (cosa peraltro legalizzata in Spagna sin dal lontano 2005) ma l'insegnante aveva bruscamente escluso tale possibilità borbottando qualcosa del tipo "meglio morti".
Richiesta di un parere svicolai dicendo che mi sembrava una posizione un po' troppo drastica e provvidi prontamente a cambiare argomento, evitando con cura in seguito di chiarire la faccenda con Spagnolo, in base alla regola che è sempre meglio non fare domande perché a volte c'è il rischio che ti rispondano. In cuor mio però pensai che, se proprio l'argomento per la mia collega era così spinoso e il suo punto di vista tanto unpolitically correct, sarebbe magari stato più accorto da parte sua consultare l'elenco degli alunni e controllare che maschi e femmine fossero in numero pari decidendo prima come regolarsi.

Il secondo fatterello rientra senz'altro nella categoria spetteguless. Due anni fa, quando ci presentarono gli alunni delle future prime, una delle insegnanti delle elementari parlando di uno di loro ci spiegò, in modo assai contorto, che costui aveva degli atteggiamenti gentili, quasi femminili, e che quindi c'era la possibilità che fosse gay; ci consigliarono dunque di tenere d'occhio la situazione perché avrebbe potuto ritrovarsi ad essere oggetto di bullismo per questo.
Lo sventurato finì nella Seconda Capricciosa, dove chiunque che non sia una iena idrofoba corre in effetti forte rischio di essere bullizzato, indipendentemente dalle sue preferenze sessuali. Il ragazzo si distinse tuttavia non tanto per eventuali atteggiamenti femminili (qualsiasi cosa si possa intendere per "atteggiamento femminile") quando per una forte tendenza ad evitare lo scontro; si tratta insomma di un esponente della categoria "armonizzatori". Com'è noto armonizzare la Seconda Capricciosa sarebbe affare complicato anche per un buddha, ma il ragazzo finora è riuscito se non altro ad evitare di scornarsi con o recare ingiuria a chiunque, e credo sia stato preso ad esempio da un paio di alunni emotivamente normali che han finito per imitarlo, con buoni risultati.
Comunque sia, con tutto quello che c'è da dire e da deprecare sulla Seconda Capricciosa e sulle sue notevoli gesta, ho notato che ad ogni Consiglio di Classe si riesce sempre a trovare un angolino di tempo per discutere la possibilità che l'alunno in questione sia o non sia gay, con suddivisione del Consiglio in tre diverse scuole di pensiero che sostengono che lo è, che non lo è e infine che, essendo ancora nella fase latente non lo sappia ancora - teoria, quest'ultima, che mi sembra abbastanza improponibile ma vai a sapere. Ad ogni modo il giovinetto ha dei buoni rapporti anche con le ragazze e questo, misteriosamente, sembra un argomento a favore sia della prima che della seconda possibilità, stante che la possibilità che sia semplicemente una persona che tende ad andare d'accordo con tutti praticando la parità di genere non è stata finora presa nemmeno in considerazione altro che da me, che in questi cantucci di discussione evito financo di ricordare che esisto, in base al principio che l'orientamento sessuale degli alunni è questione di cui ai Consigli di Classe non ci si dovrebbe impicciare. Tuttavia, se esponessi cotale mia balzana teoria contribuirei alla discussione, e non voglio farlo, e così me ne resto in dignitoso silenzio mentre in testa mi frulla la Grande Domanda "Ma non è che sono solo e soltanto affari suoi?".
In quel Consiglio sono la Decana, e ne consegue che tutti gli altri componenti (alcuni dei quali sono cambiati dall'all'anno scorso ma non sono stati sostituiti da insegnanti meno impiccioni)) fanno parte delle generazioni X, Y e Z - tutta gente che dovrebbe quindi in teoria avere ampiamente superato l'idea che essere o non essere gay debba necessariamente costituire un problema o faccia qualche differenza, salvo nel momento in cui ti cerchi un partner.

Niente di quanto ho raccontato ha valore statistico, e come ho detto la scuola è ambiente assai conservatore. Tuttavia niente dovrebbe impedire, anche se sei conservatore, di metterti un tappo in bocca al momento opportuno.
Credo. Forse. Mi sembra.

sabato 30 luglio 2022

La generazione Alpha e le tematiche LGBT+ (cronache di classe)


A quel che sembra, la legge sulle unioni civili del 2016, per quanto all'epoca giudicata slavata, scialba e priva di nerbo sulla questione del matrimonio, ha innestato una specie di circolo virtuoso (anche perché nella normale conversazione le suddette unioni civili vengono classificate come "matrimoni", scavalcando così la pavidità dei legislatori).
Il fatto che lo zio Ermenegildo non si limitasse più a far coppia fissa col suo amico Egdeberto e che la cugina Marfisa si fosse civilmente unita davanti a tutto il parentame e agli amici con la sua ex compagna di banco Teodolinda ha reso tutto l'insieme molto più normale, e la generazione Alpha, ovvero i fanciulli nati dal 2010 in poi, han visto considerate legittime queste unioni sin da piccolissimi, oltre ad essere cresciuti da generazioni che tutto sommato nel fatto che  Teodolinda e Marfisa si volessero bene non trovava niente di strano. 
E insomma, quando la Prima Sfigata è entrata nella mia vita mi sono accorta che, mentre io languivo all'ospedale o impazzivo tra lockdown e quarantene varie, il mondo era abbastanza cambiato.
Il primo sospetto è arrivato quando, scrivendo i desideri legati all'Agenda 2030 per l'albero di Natale, Violetta dichiara che vuole scriverne uno contro l'omofobia perché è una cosa che la irrita molto.
"Cos'è l'omofobia?" chiede qualcuno.
"Quando tratti male o prendi in giro qualcuno perché ama persone del suo sesso" provo a sintetizzare.
"Tipo uomini che gli piacciono gli uomini?".
"Per esempio".
"Ah no, certo, non va bene trattare male gli altri per questo".
Fine della lezione sull'omofobia.
Passano le settimane e in una mattina del breve squarcio di primavera che abbiamo avuto a Marzo, durante l'intervallo, mentre alcuni primini si arrampicavano sull'albero in cortile arrivano Rachele e Teodora.
"Prof, le volevamo chiedere una cosa".
Chiedo di che si tratta.
"Ecco, noi volevamo sposarci. Lo farebbe lei?".
In cuor mio sgrano gli occhioni.
"Volentieri, ma dovete portarmi due testimoni, altrimenti la cerimonia non è valida" rispondo compunta (mi piaccio molto, quando faccio questi discorsi assurdi).
I testimoni arrivano pochi minuti e un litigio dopo.
Arrivano anche un gruppetto di ragazze come pubblico, e una reca in mano un mazzolino di fiori spontanei raccolti nel similpraticello e lo porge a una delle spose.
Faccio sistemare le spose davanti a me, e le testimoni a destra e a sinistra della coppia. Perché di matrimoni io me ne intendo; e infatti so che ci vuole anche un discorso.
"Prima di cominciare: vi ho visto discutere, prima. Voi state per fare un passo molto importante, anche se non irreversibile. Perché il vostro matrimonio sia valido è essenziale che entrambe siate convinte di quel che fate e disposte a condividere un progetto di vita insieme".
Mi assicurano che sì, sono convinte.
Così faccio la domanda formale "Vuoi tu Rachele prendere la qui presente" eccetera, colleziono i due sì di prammatica e le dichiaro moglie e moglie, mentre con la coda dell'occhio continuo a sorvegliare il gruppo degli arrampicati sull'albero, che stan tranquilli a fare merenda. Poi chiedo ai testimoni se hanno sentito, e anche loro rispondono di sì.
Le due spose ringraziano e se ne vanno.
Del seguito del matrimonio non ho saputo più nulla, e nemmeno del perché gli è venuta sì balzana idea.
Ad ogni modo la classe è piuttosto informata, perché il giorno della nostra unica gita, quando si sono comprati le bandierine LGBT, mi han spiegato che, appunto, erano bandierine LGBT e non della pace, perché quelle della pace avevano un colore in più (o in meno? Non ricordo).

Il che non toglie che durante l'anno nella Terza Asserpentata i maschi si siano ripetutamente insultati con insulti apertamente omofobi, e pure piuttosto scortesi, improvvisando anche alcune piccole risse a seguito di ciò. Loro però non sono generazione Alpha, bensì generazione Z, o almeno così mi sembra di aver capito.

mercoledì 27 luglio 2022

(non) piove, governo ladro!

L'ultimo governo sembra essersi distinto per una onestà che sconfina nel maniacale - e infatti non solo abbiamo una estate estremamente arida, ma è seguita ad una primavera quasi altrettanto arida. Qualcuno magari potrà osservare che il governo è lo stesso che abbiamo avuto l'anno scorso, dove le precipitazioni sono state assolutamente nella norma, e sembra improbabile che la loro onestà sia diventata così rigorosa a partire da Febbraio perché, dopotutto, son sempre gli stessi dell'anno scorso e quindi se sono terribilmente onesti adesso, avrebbero dovuto esserlo anche prima; ma vai a sapere?
Di sicuro, visto che qua non piove nemmen per sbaglio è chiaramente colpa del governo che non è stato nemmeno un po' ladro. Questo dimostra che qualsiasi qualità, se portata all'eccesso, finisce col diventare un eccesso, e giustifica forse il tentativo fatto dal parlamento di dotare il nostro paese di un governo nuovo, magari un po' meno onesto, nel tentativo di non danneggiare il comparto agroalimentare che per l'Italia è piuttosto importante.
Purtroppo il Presidente della Repubblica stavolta non si è rivelato all'altezza e invece di fornirci di un governo balneare di non impeccabile onestà ha optato per le elezioni anticipate mantenendo in carica l'attuale onestissimo governo per il disbrigo dell'ordinaria amministrazione (che tanto ordinaria, considerando il periodo, non potrà essere).
Risultato: continua a non piovere, le colture languiscono e il paesaggio è mencio e polveroso.
D'altra parte, i governi ladri presentano anche i loro bravi inconvenienti, questo va pur riconosciuto. Non sembra proprio il caso di nominarne uno raccomandandosi che si metta subito a rubare.
Dunque, come avrebbe dovuto regolarsi il Presidente della Repubblica?
Passo a descriverlo componendo una piccola scena:

I camerieri avevano portato il caffè per poi ritirarsi discretamente. Il quirinalista della testata giornalistica più importante prese come sempre due zollette di zucchero, il Presidente come sempre ne prese una sola.
Dopo aver girato il caffè il giornalista chiese:
-Presidente Mattarella, cosa lo ha spinto a nominare Presidente del Consiglio uno sciamano amerindo del New Mexico del tutto sconosciuto alla scena politica italiana? E soprattutto, come è riuscito ad ottenere così rapidamente che il Parlamento gli votasse la fiducia a grandissima e compatta maggioranza?
Il Presidente sorrise, prese un sorso di caffè ed esordì con la sua consueta gentilezza - Adesso le spiego. Come saprà, stavamo attraversando una grave emergenza climatica...
Fuori dalla finestra, la pioggia scrosciava, gentile e abbondante, sui viali dell'antica città di Roma. Pioveva sui cinghiali, sulle volpi e sui gabbiani e i grossi nuvoloni scuri che coprivano il cielo della capitale e l'intera penisola promettevano che la pioggia sarebbe durata ancora a lungo, pur senza bombe d'acqua e pericolose grandinate.
In tutta Italia gli agricoltori festeggiavano il lieto evento e anche i turisti ormai stremati sembravano gradire.

domenica 24 luglio 2022

Di usi creativi per gli assorbenti (la Seconda Capricciosa colpisce ancora)

Schema del ciclo mestruale, eccellente per farci su una lezione di  Geografia

Tra le numerose problematiche sorte con la Seconda Capricciosa c'è stato (e forse ci sarà ancora) un uso assai creativo dei bagni riservati al sesso maschile.
Il problema presentava numerose e varie sfaccettature: c'era per esempio la porta d'ingresso che regolarmente veniva tolta dai cardini per poi essere abbandonata in vari punti del corridoio. C'era una forte tendenza all'allagamento (alcuni elementi della classe avevano infatti maturato una certa confidenza con l'idraulica), un uso della carta igienica che molti artisti contemporanei avrebbero apprezzato sul piano decorativo e la curiosa tendenza a usare il gel sanificante per spalmarlo sulle pareti - anche su quelle in muratura. Tutto ciò si andava a sommare ad un uso abbastanza improprio dei sanitari e insomma per i custodi pulire il bagno dei maschi del secondo piano richiedeva sempre un tempo extra - esattamente quello di cui i custodi quest'anno avevano minore disponibilità, impegnati com'erano in continuazione nelle più varie sanificazioni.
Tutti noi avevamo notevoli sospetti sugli autori di quelle gesta, ma in assenza di apparecchiature per l'analisi del DNA non siamo mai riusciti a raccogliere prove sufficienti. Un certo miglioramento della situazione si ebbe istituendo l'uso di mandare i soggetti più sospetti in bagno solo se accompagnati da qualche custode, ma non riuscimmo mai raccattare prove bastanti per inchiodare nessuno alle sue responsabilità.
Altre cose invece vennero, se non inchiodate, comunque attaccate alla porta non del bagno ma della classe, e passo ora a narrare l'insolito caso.
Verso la fine dell'anno scoprimmo poi un uso ancor più insolito e creativo di quei locali.

In un lieto giorno di Maggio sostituii la collega di Arte, quel giorno in malattia, per accompagnare la Prima Sfigata nelle ultime due ore giù in cortile e nei dintorni, dove dovevano fare disegni e rilievi per progettare non so che cosa. Prima di scendere Orlando passò dal bagno e, quando ci raggiunse lungo le scale mi raccontò di aver visto un gruppetto di ragazzi della Seconda Capricciosa pasticciare con un assorbente. Ci scrivevano su, mi spiegò.
Sgranai gli occhioni "Ma, veramente non direi che...".
"Infatti. Anch'io quando li ho visti mi sono detto 'Cosa ci fa un assorbente nel bagno dei maschi?'.
Si trattava senza alcun dubbio di una domanda pertinente. Comunque mi appuntai mentalmente la cosa per indagare in seguito.
Le indagini non furono lunghe né complesse: fu sufficiente aprire la casella postale dove subito dopo la fine delle lezioni Spagnolo aveva spedito una mail a tutti i colleghi del Consiglio della Seconda Capricciosa ove raccontava che entrando in classe aveva trovato un assorbente appeso alla porta. Aveva anche saputo a chi apparteneva l'assorbente in questione, ma non era riuscita a farsi dire chi l'aveva appeso, e tantomeno perché. La fortunata proprietaria era Venusia, che da qualche tempo ogni mattina si trovava depredata di un diverso oggettino che teneva nel capace astuccio - il quale oggettino del giorno, qualche volta rispuntava e qualche volta no (di solito rispuntava se minacciavi un rapporto di classe, ma non sempre).
Come ho già scritto, la Seconda Capricciosa, dopo aver dato diversi problemi con la disciplina ai tempi in cui era una Prima Capricciosa, ne ha dati vieppiù in Seconda. Al furto di assorbenti però non eravamo ancora mai arrivati, e all'appenditura del suddetto alla porta della classe nemmeno - in effetti, in quasi 25 anni di onorato servizio, a una roba simile non mi ero ancora ritrovata.
In effetti non ci si era mai ritrovata nemmeno la prof. Therral, che la mattina dopo ci annunciò che aveva chiamato la Preside perché venisse a fare quattro chiacchiere con la classe. L'idea non detta ma assai condivisa era di chiedere una piccola sospensione, ma naturalmente dovevamo prima di tutto chiarire chi sospendere.
A questo punto ripresi da parte Orlando e gli chiesi se era in grado di fare i nomi del gruppo che giocava con l'assorbente. 
"I nomi non li so, ma se li vedo li posso indicare" rispose Orlando molto serenamente.
In cuor mio ammirai molto il suo coraggio (anche nella paciosa scuola media si St. Mary Mead ci vuole come minimo il forcipe per estrarre da un primino  una testimonianza che accusa ragazzi più grandi, sia pure in privato con adulti  e sotto giuramento di segretezza e assicurazione di un programma di protezione). 
Dissi a Orlando di aspettare in corridoio e bussai alla porta della Seconda Capricciosa dove la Preside e la prof. Therral erano immersi in una conversazione inconcludente con la classe.
"Scusate, non so se può servire ma avrei un testimone che ha assistito alla scena nel bagno, mentre scrivevano, e può riconoscere i ragazzi".
Seguì un silenzio assai stranito. Poi la Preside uscì con me e raggiunse Orlando, che le narrò la vicenda nei suoi curiosi dettagli.
La Preside mandò via me e Orlando e rientrò in classe, e a quel punto, quando assicurò che i nomi li conosceva (il che non era ancora esatto, ma fa niente) i ladri di assorbenti confessarono.
Misteriosamente la cosa finì senza nemmeno una nota sul registro di classe "per carità di patria", spiegò la preside (e a quel punto risultò chiaro a tutti noi che chiamarla non era stata una buona idea); tantomeno furono avvisati i genitori. Venne però detto ai colpevoli che non dovevano farlo più - un provvedimento utile, insomma, e soprattutto concreto.

Con la Seconda Capricciosa quel giorno facevo l'ultima ora, e decisi di fare una lezione alternativa, di Educazione Civica. Il rapporto no, la sospensione no, la chiama dei genitori no; ma almeno una bella ramanzina se la potevano pur prendere.
Così entrai in classe e proiettai l'immagine che apre questo post. Descrissi in modo chiaro e preciso il meccanismo e la funzione del ciclo mestruale: l'utero prepara una culla calda e accogliente per l'embrione. Dopo qualche settimana, se non si è visto arrivare nessun embrione, occorre fare le pulizie di primavera e avviare la preparazione di una nuova culla calda e confortevole perché magari il mese successivo l'embrione potrebbe arrivare e deve trovarsi subito ben sistemato.
"La cultura mediterranea è maschile, e gli uomini hanno sempre avuto una gran paura del ciclo. Molte religioni sostengono che nei giorni del ciclo la donna è impura e non può avvicinarsi a tutta una serie di cose, per esempio al vino che fermenta perché potrebbe danneggiarlo. Il tabù è molto forte ed è rimasto a lungo: anche per i maschi della mia generazione era ancora molto forte, tanto che andavano nel panico più completo anche solo al sentir nominare le mestruazioni. Naturalmente oggi tutto è cambiato e nessun ragazzo normale trova che le mestruazioni siano strane, impure o spaventose e non ha la minima difficoltà a parlarne o a nominarle, sapendo che si tratta di un procedimento valido attuato dalla natura e che anzi indica che la femmina che le ha è in buona salute. Esiste però una cultura, quella degli indiani d'America, che vede la cosa in una chiave completamente diversa: le considera un processo di purificazione e sostiene che la donna mestruata non è impura ma al contrario particolarmente sacra perché si sta purificando*".
Ho poi ricamato a lungo a punto catenella, punto pieno e punto croce spiegando che al giorno d'oggi, nella cultura occidentale, solo un maschio culturalmente molto arretrato poteva trovare qualcosa di pauroso o di sbagliato nelle mestruazioni, tanto da doverlo esorcizzare con qualche rito scaramantico, ma che stante che in quella classe il problema c'era, tanto valeva avvantaggiarsi col programma di anatomia di Terza per vedere se, visto che in classe molti oggetti venivano regolarmente sottratti ai loro legittimi proprietari, almeno gli assorbenti venissero lasciati in pace.

Ho effettuato dunque un cosiddetto Intervento Didattico**, e non ho la minima idea dei risultati che possa aver sortito, anche se i Ladri di Assorbenti a fine lezione avevano le orecchie vistosamente abbassate. Tuttavia il fatto che l'oggetto del contendere fosse stato un assorbente e non un preservativo mi porta a sospettare che la Seconda Capricciosa sembri a tratti piuttosto infantile soprattutto perché ancora lo è.

* Alce nero La sacra pipa.  I sette riti dei Sioux Oglala
** formula usata in didattichese per descrivere una solenne risciacquata.

venerdì 15 luglio 2022

Il Gran Torneo Letterario del Comprensivo di St. Mary Mead e Crifosso - 3 - La Trionfale Premiazione

...ed ecco la trionfale premiazione dei vincitori
(o forse è una riunione della Carboneria?)
E dunque eravamo agli inizi di Febbraio e aspettavamo per l'indomani che il bando del Concorso di Scrittura venisse firmato dalla Preside.
Nel frattempo alcuni di noi avevano avvisato i ragazzi, raccogliendo anche un certo interesse per la questione.
Non io. Mi piace parlare di cose già sicure, regolamento alla mano, e tanto il bando arrivava subito, giusto?
Il bando arrivò tre settimane dopo. 
Nessuno ha saputo spiegarmi il motivo del ritardo, perché nessun punto del sennatissimo bando stilato dal prof. De Magistris era stato messo in discussione. Ma insomma il bando con la firma arrivò tre settimane dopo.
Preparai la Classroom della Prima Sfigata per il concorso, la decorai con banner di animaletti, pubblicai ivi il bando e la mattina dopo scodellai la notizia alla classe, che si mostrò assai interessata. Chiacchierammo un po' sull'argomento, poi passammo ad altro. Più di metà della classe si iscrisse nel pomeriggio.

La scadenza era fissata per la metà di Aprile.
Il 2 di Marzo la prof. Casini mi confidò che era molto preoccupata perché "qua nessuno manda niente".
"La scadenza è il 10 Aprile. Per queste cose ci si riduce sempre all'ultimo momento, è una regola universale" provai a confortarla.
"Naaa, secondo me non partecipa nessuno. E sì che su alcuni avevo proprio fatto conto".
Indurre la prof. Casini all'ottimismo è una impresa persa in partenza, per cui dopo un paio di tentativi fatti per onor di bandiera abbandonai l'impresa. Non per questo dubitai che in tanti avrebbero partecipato.
Poi cominciarono ad arrivare gli elaborati. La mia Classroom però continuava a restare vuota.
A fine Marzo mi informai cautamente su come procedevano i lavori e tutti  annunciarono serenamente che non intendevano farne di nulla.
Feci un paio di cauti tentativi di incoraggiamento ma non sono brava a insistere per le cose volontarie. Tuttavia ero sorpresa: proprio loro, che  mi portavano anche dei testi in più perché "gli era venuto in mente di scrivere una storia", e che avevano sempre reagito con grande partecipazione a qualsiasi esercitazione letteraria mi fosse balenato in mente di rifilargli...
Niente, la mia Classroom rimase vuota, caso unico tra tutte le 18 classi. Mi sono sentita vagamente in colpa ma tuttora non riesco a capire cosa ho sbagliato. Peggio ancora, non riesco nemmeno a capire se effettivamente ho sbagliato qualcosa.
Continuai comunque a seguire la cosa con interesse.
Gli elaborati arrivarono, e in abbondanza.
I tre giurati di St. Mary Mead si confrontavano spesso in Sala Insegnanti scambiandosi opinioni e commenti non sempre lusinghieri. Imparai che c'erano alcuni testi che erano piaciuti a tutti e adesso erano incerti su come votare.
La vita continuò, ma del Concorso non seppi più niente.
Infine mi annunciarono che c'era stata la gran riunione dei giurati per votare la classifica, e altre ai tre premi stabiliti c'erano state anche due menzioni d'onore.
Maggio passò senza ulteriori novità.

Finché un giorno, ed era ormai l'ultima settimana di scuola, chiesi "La premiazione quando la fanno?".
"Credo sia domani, a una qualche ora, non so quando e libera la stanza dell'Agorà" mi rispose qualcuno.
E insomma, per farla breve, il penultimo giorno di scuola furono premiati i vincitori nell'Agorà, in gran segreto, alla presenza della sola giuria.
Non ci fu una circolare.
Né una premiazione alla presenza almeno di una rappresentanza delle classi.
Nè un avviso che immortalasse i primi tre classificati più le due menzioni speciali affisso in un qualche angolo della scuola.
Niente di niente sul sito della scuola.
Non mi risulta ci sia stata nemmeno uno straccio di targa.
Ero molto, molto indinniata e dunque protestai a gran voce: "Ma insomma, questi ragazzi hanno vinto un concorso letterario. Volete dargli almeno una qualche possibilità di tirarsela un po con i compagni? Al confronto i Carbonari facevano le loro riunioni sulla pubblica piazza annunciandole con trombe e grancasse!".
"Io non so nulla, è stato deciso di fare così" tagliò corto De Magistris (è la sua risposta standard tutte le volte che protesto per qualcosa. Però tutta la storia del Concorso Letterario l'aveva montata lui, punto per punto, e quindi qualcosa ne doveva sapere per forza).
"Ma perché così in segreto? Non hanno mica commesso un delitto, sono stati premiati o segnalati a un concorso di scrittura. Non è una cosa disonorevole, da doverla consumare in gran segreto in cantina!Non è stato nemmeno segnalato sul sito della scuola, il testo vincitore non si trova da nessuna parte!".
E niente, ormai era andata. 
L'idea in sé era buona, ma secondo me ci sono dei margini di miglioramento.

mercoledì 13 luglio 2022

Invasori, invasioni e invasati (con l'Ucraina come sempre in sottofondo)

Stampa dedicata alla Repubblica Romana (quella di Garibaldi). 
Sullo sfondo, monumenti dell'età classica e chiese.
Passate le prime settimane, quando la triste situazione dei poveri ucraini in fuga dalla guerra aveva commosso tutti gli italici cuori e non potevi fare due metri per strada senza imbatterti in un cartello che indicasse che lì si raccoglievano cibo, abiti, coperte e medicine per i profughi ucraini, la guerra è lentamente scivolata verso lo sfondo dell'immaginario collettivo, anche perché sul terreno la situazione è piuttosto statica anche se si continua a combattere furiosamente. Nel frattempo ha cominciato a incombere lo Spettro della Mancanza del Gas per il prossimo inverno - non (solo) per gli ucraini, ma anche per noi.
In molti han cominciato dunque a chiedersi se non sarebbe il caso di sfilarsi con eleganza da tutta l'intricata faccenda lasciando Russia e Ucraina a scannarsi per conto loro, e va prendendo piede la domanda "Perché Russia e Ucraina non si mettono a un tavolo e non chiudono questa stupida guerra, che non sta portando da nessuna parte?".
La risposta, purtroppo, è che entrambi i paesi non hanno la minima intenzione di trattare la pace se prima questa guerra non l'hanno vinta: la Russia con l'annessione di tutta l'Ucraina, l'Ucraina cacciando ogni singolo soldato russo dal loro territorio; e trovare un punto di mediazione tra queste due posizioni è al di fuori della portata di qualsiasi trattativa.
Va così prendendo piede in alcuni ambienti la teoria che la parte più debole (ovvero l'Ucraina) dovrebbe dare prova di ragionevolezza venendo incontro alla controparte e accettando la sua sconfitta, del resto inevitabile. Tale teoria resta comunque del tutto accademica perché l'Ucraina non mostra in alcun modo di voler ammorbidire la sua posizione, riassumibile nella frase "I russi devono andarsene di qui, senza se e senza ma".

Lo sciocchezziario che circola sui social a questo proposito farebbe perdere la pazienza anche a un gatto buddista e ha naturalmente portato a una serie di contrapposizioni da tifoseria: abbiamo i Servi degli USA contrapposti ai Putin Boys (da una parte coloro che approvano qualsiasi scemenza e cattiveria gli USA decidano di fare, cui vengono rinfacciate implacabilmente tutte le guerre fatte dagli USA negli ultimi vent'anni e che ci vogliono costringere a un gelido inverno; dall'altra i Servi Prezzolati dei Russi che appoggiano la dittatura e l'invasione); poi ci sono i Pacifinti contrapposti ai Guerrafondai (i primi deprecano che si spendano soldi per l'invio di armi all'Ucraina quando la Costituzione italiana ripudia la guerra, i secondi vogliono invadere la Russia per lavare col sangue l'onore ucraino infranto) e via sproloquiando. Una volta però che si esce dal dorato mondo dei social e dei partigiani arrabbiati gli argomenti si fanno un po' meno demenziali, va pur detto.
Personalmente sono schierata a pieno campo con i servi degli USA e pure con i guerrafondai, e siccome mi sono ritrovata a suo tempo a criticare assai le guerre degli USA in Afghanistan e in Iraq (e pure quella in Viet Nam) e fosse per me spedirei più che volentieri oggi stesso in qualche buco nero qualsiasi arma di livello superiore alla cerbottana e ai coltelli da cucina, ho riflettuto a lungo sulle circostanze che mi han portato a prendere una posizione così lontana dalle mie consuete. 
Tra le tante riflessioni che ho fatto in merito ce n'è una di Alto Valore Storico e Culturale legata alle varie tipologie di invasione. Niente di molto nuovo, per carità, ma ho deciso di esporla.

Abbiamo dunque una guerra costosissima e assai sanguinosa dove due stimabili paesi sono ormai da tempo sull'orlo della bancarotta, se pure l'orlo non è stato già varcato da tempo. Perché i due contendenti non la piantano e non siedono a un tavolo della pace per porre fine a tanto scempio?
La cruda realtà è che entrambe le parti in causa non vogliono la pace, vogliono la vittoria. Completa, totale, assoluta. E la vogliono con tutte le loro forze - che vanno peraltro assai calando.
Gli ucraini vogliono che i russi sbaracchino, tutti, fino all'ultimo, lascino l'Ucraina e se ne vadano a Fanculo il prima possibile. 
I russi sono assolutamente imbestialiti perché gli ucraini han rifiutato con molta decisione di farsi invadere e vogliono averne ragione. Di fatto, secondo loro l'Ucraina non esiste ed è solo una parte della Russia che loro legittimamente stan cercando di riprendersi.
In queste condizioni, di trattare non c'è proprio verso. Le trattative non potranno cominciare se prima una delle due parti non è crollata trasformandosi in un informe ammasso di poltiglia.

Tutto questo per un italiano è davvero molto difficile da capire e nasce da una profonda differenza storica e culturale.
L'Italia è un paese che di invasioni si intende, e può vantare una competenza non banale e accumulata in molti e molti secoli di invasioni subite. Grazie alla nostra posizione geografica, sotto le Alpi e nel bel mezzo del Mediterraneo ci hanno invaso praticamente tutti quelli che passavano in zona, a partire dalla caduta dell'impero romano. Da noi sono venuti unni, vandali, ostrogoti e visigoti, bizantini (questi ultimi accampando pretesti molto simili a quelli dichiarati da Putin per l'Ucraina), longobardi, franchi, arabi, tedeschi, normanni, francesi, aragonesi, spagnoli, di nuovo francesi (con Napoleone),austriaci e in tempi recenti anche inglesi, americani e tedeschi in contemporanea. 
Tutto ciò è stato molto scocciante ma abbiamo imparato che si sopravvive. Nel Cinquecento, quando francesi e spagnoli sembravano non avere altro in testa che venire a invaderci, è stato coniato anche il detto "Francia e Spagna, purché se magna", che è una variante del più sintetico "Pazienza, così va il mondo".
Tutte queste invasioni avevano però un tratto comune: venivamo invasi per ragioni di prestigio ed economiche, non per annullarci. A nessun popolo è mai venuto in mente di invaderci per annullarci. La nostra identità storica era fortissima. Nessuno dubitava minimamente che fossimo italiani e che lo saremmo rimasti, anzi venivamo invasi proprio in omaggio alla nostra identità. Molto lusinghiero, in effetti, anche se scomodo. Per tutto il medioevo gli imperatori diventavano tali solo dopo essere stati incoronati a Roma, e in tutto l'occidente si studia tuttora il latino a scuola in omaggio ai tempi in cui il latino era la lingua, prima dell'Impero e poi della Chiesa (ma la Chiesa se l'era scelta, la lingua latina, proprio perché l'impero romano quando cadde era cristiano).
L'Italia si portava dietro il grande e indistruttibile retaggio dell'impero romano, che quasi tutti i nostri invasori han cercato di ricostruire. Di fatto, l'impero asburgico che cadde solo nel 1918 era una costola derivata dal Sacro Romano Impero, fondato prima da Carlo Magno e poi da Ottone I che in qualche modo  erano convinti di rifare l'impero romano. A nessuno, salvo forse ai bizantini che pure loro erano impero romano, venne mai in mente di farci dimenticare il nostro retaggio. Conquistare Roma era un conto, e l'han fatto in tanti; deromanizzare l'Italia non venne in mente a nessuno nemmeno dopo le più abbondanti libagioni, anzi chiunque conquistasse Roma se la tirava alla grande sentendosi assai ganzo. Eravamo deboli militarmente ma molto prestigiosi.

Ai tempi in cui eravamo i Romani invece eravamo noi ad invadere, ed invadevamo per assimilare i vari popoli, ma solo quelli che non avevano (ai nostri occhi) una storia importante. Arrivati a conquistare la Grecia (e l'Egitto e varie altre zone dell'Africa mediterranea) l'atteggiamento dei romani cambiava, ed era molto più rispettoso e sdilinquevole - anche se conquistavano pure loro, prendevano i tributi e tutto il resto. Ma il greco diventò la seconda lingua dei romani, nessuno pretese di cancellarlo. Anche i greci, che si erano rivelati più deboli militarmente, erano prestigiosissimi.
In tempi più moderni abbiamo ripreso a fare conquiste per assimilare i popoli; lo abbiamo fatto con l'Italia meridionale, con la cosiddetta piemontesizzazione - e i meridionali la presero malissimo. L'abbiamo fatto anche con il Tirolo e l'Istria, che furono terre di conquista dove i nomi delle città furono italianizzati; e l'abbiamo fatto, guarda caso, con l'impero italiano (Abissinia) dove gli sventurati etiopi erano sì deboli militarmente, ma per niente prestigiosi.
In tutti questi casi ci mostrammo molto scarsamente rispettosi delle etnie non italiane, e infatti in quelle zone non fummo mai molto amati. L'Istria riuscì a buttarci fuori a pedate, profittando della seconda guerra mondiale; il Tirolo invece continuò a mostrare una vivace antipatia nei nostri confronti e siamo - più o meno - riusciti a rabbonirli solo facendone una zona a statuto speciale e con un sacco di garanzie con il bilinguismo e tutto il resto; adesso più o meno ci sopportano e hanno smesso di mettere bombe sotto il monumento della Vittoria, ma sono assolutamente consapevoli di non essere italiani.

I russi sono sempre stati un popolo piuttosto invadente. Il loro concetto di base, a quel che ho capito, era che chiunque aveva il diritto di essere conquistato da loro e di diventare russo, purché dopo si dimostrasse anche molto sottomesso. Gli slavi però non hanno mai gradito molto e avevano un punto di vista molto diverso sulla questione. Anche la zona baltica, e la Finlandia non hanno mai mostrato grande entusiasmo in merito.
E' tutta questione di punti di vista. I polacchi sono convinti di essere polacchi, gli ucraini si sentono ucraini. Hanno però imparato con buon metodo sperimentale di Galilei che diventare parte della Russia voleva dire parlare russo, essere russi e dimenticarsi di essere stati qualsiasi altra cosa, e non gli è piaciuto. Ogni volta che si presentava una pur minima occasione cercavano di ritornare ucraini, polacchi e quant'altro. Ognuno ci ha le sue fissazioni, loro avevano quella di non essere russi. Questo spiega anche perché i polacchi in questo momento appoggiano con tutte le loro forze l'Ucraina - in sintesi sanno che dopo toccherebbe di nuovo a loro e non ne vogliono sapere.
Farsi conquistare dalla Russia non vuol dire pagare tributi ma continuare a farsi la propria vita, come è sempre stato nelle invasioni subite dall'Italia: vuol dire essere russificati a forza e con ferrea determinazione. Putin ha dichiarato che l'Ucraina non esiste in quanto è una parte della Russia. Nelle zone conquistate non si sono preoccupati di riallacciare l'acqua e il gas, ma di (rullo di tamburi) rilasciare passaporti russi e cambiare i programmi della scuola. Storia, soprattutto, per insegnargli che l'Ucraina non esiste e non è mai esistita. Loro la chiamano deucrainizzazione - una specie di operazione di pulizia di primavera: prendi gli ucraini, li ripulisci ben bene, li rieduchi e dopo saranno russi. Tipo togliere gli scarafaggi dalle case, per intendersi.
A quanto ho capito è una vecchia fissazione, e dura da almeno un paio di secoli - sembra che la moda sia stata lanciata da Caterina la Grande.
Certo, un po' di ragionevolezza da parte russa potrebbe magari ammorbidire la situazione. Ma, per strano che sia, i russi si stanno comportando come se fossero gli ucraini ad avergli inflitto un grave torto resistendo all'invasione e mei territori occupati stan facendo tutto il peggio che può fare un esercito invasore. Attila e Genserico, al confronto, erano dei gentiluomini un po' troppo accomodanti.

Fino al 24 Febbraio del corrente anno gli ucraini erano un popolo diviso e litigioso tra loro. Dopo il 24 Febbraio un grande afflato nazionalista li ha unificati e adesso resistono con le unghie e con i denti. Non vogliono la pace dei sepolcri, vogliono tornare a vivere, e senza russi tra i piedi. Quindi non hanno la benché minima intenzione di rappacificarsi finché avranno russi tra i piedi. 
Se ci sta bene è così, ma se non ci sta bene è così lo stesso.

domenica 10 luglio 2022

E la Seconda Capricciosa come va?

Una normale lezione nella Seconda Capricciosa. Sulla destra, i custodi venuti a lamentarsi di questo e di quel disastro recentemente occorso, al centro l'insegnante di materia e quello di compresenza tentano di erudire la classe
(Miniatura tratta dalla ‘Divina Commedia di Alfonso d’Aragona’)
Come ho già accennato qualche mese fa, l'ex Prima Capricciosa  ha bellamente ignorato le timide aspettative di miglioramento che avevamo nutrito con mirabile ottimismo durante l'estate, e a Settembre ce la siamo ritrovata bellamente trasformata in una Seconda vieppiù Capricciosa.
Con molta determinazione ci siamo allora rimboccati le maniche e abbiamo elaborato una serie di strategie.

La prima, abile mossa del Consiglio di Classe è stata quella delle compresenze: in base al principio che two insegnants is megli ke uan, durante molte ore abbiamo utilizzato l'insegnante di Sostegno* e l'insegnante di Potenziamento per aiutare il docente di turno a tenere a bada la classe. 
Tutto ciò non ha funzionato, ma c'è il suo motivo. L'idea iniziale infatti era di sdoppiare la lezione e far portare fuori al Secondo Insegnante un gruppetto di alunni particolarmente deboli (oppure particolarmente disturbanti) e fargli fare una lezione parallela rispetto a quella che avveniva in classe. Di fatto, le poche volte in cui è stata attuata, l'idea si è dimostrata piuttosto valida; ma non ci sono state molte occasioni per metterla in pratica perché
1) gli insegnanti in questione si ritrovavano a sostituire i vari colleghi assenti per quarantena cautelativa o per quarantena da Covid
2) gli insegnanti si sono a loro volta ammalati (non solo di Covid, in effetti. Perché, per strano che possa sembrare a pensarci oggi, al mondo esistono anche altre malattie - ad esempio la broncopolmonite)
3) la classe era in quarantena e quindi non c'era alcun gruppetto da portare fuori. Per la verità, quest'ultima cosa è successa una volta sola.

La seconda abile mossa studiata dal Consiglio è stata il celebre "Annotiamo e sanzioniamo tutto quello che fanno"; tutto quello che facevano di contrario al regolamento della scuola, naturalmente. Ma siccome la classe sotto questo aspetto era molto assidua, le annotazioni (dette anche rapporti) sono diventate una specie di fiume in piena, e spesso somigliavano molto a quelle raccolte tipo I sessanta rapporti più strani della storia della scuola di cui la rete trabocca: "Alarico lamenta la scomparsa della sua merenda, che ricompare poco dopo nel cestino" oppure "Drusilla si rotola per terra durante la lezione", cose così. Avevo sempre pensato che fossero inventate, ma adesso mi sorge il dubbio che in realtà siano autentiche.

Dopo avere messo tutte quelle note naturalmente abbiamo chiamati i genitori, da soli o a gruppi - una volta abbiamo anche fatto un lavoro collettivo riunendo in una serata dieci coppie di genitori dieci, alcune corroborate anche dalla presenza della preside. Qualche volta, verso la fine dell'anno, i genitori ascoltavano in silenzio ma normalmente spiegavano che era colpa dei compagni, dei problemi esistenziali, degli insegnanti che l* perseguitavano, degli altri genitori e via dicendo, inanellando quel repertorio di giustificazioni inevitabilmente preceduto dal celebre "Noi non siamo di quei genitori che giustificano il figlio ma" che ogni insegnante nella sua carriera talvolta sente. Ecco, la parola chiave è appunto talvolta: il singolo genitore più duro delle pigne verdi capita a tutti, prima o poi, ma trovarne una intera collezione può rivelarsi destabilizzante, particolarmente quando si prova a fare la carrellata completa come in quell'epico pomeriggio.
Infine, al momento dell'unica uscita, è stato deciso di non portare i Sei Vandali. La Preside ha studiato ed elaborato una formula inattaccabile che comprendeva i commi del regolamento violati, le motivazioni e inoltre che tale provvedimento andava inteso nel senso di un occasione per operare una costruttiva riflessione. Sei coppie di genitori sono venuti a ritirare le lettere piantando sei lagne inenarrabili sull'ingiustizia e la crudeltà di sì crudele provvedimento. Un padre ha perfino criticato il provvedimento perché "discriminatorio**". La prof. Therral ha cercato di difendere la posizione del Consiglio ma a stento ne è uscita viva.

Poi è stato fatto un Grandioso Laboratorio sull'Adolescenza, per vedere se i ragazzi prendevano coscienza del loro disagio interiore. Era una roba lussuosa, di venti ore venti, fatto da operatori molto bravi e con una formula davvero interessante - e infatti le altre due Seconde lo hanno molto apprezzato e penso che lo farò fare alla ex-Prima Sfigata. La Seconda Capricciosa ha mostrato a tratti un pallido interesse all'analisi della sua interiorità - la propria singola interiorità individuale, voglio dire - ma da una parte erano molto restii a parlarne in presenza dei loro compagni, dall'altra quando erano i loro compagni a parlare facevano una confusione davvero ignobile. Ecco, temo che quelli in effetti siano stati soldi della collettività sprecati. Del resto, uno dei problemi di quella classe è che ha una visione molto puritana della scuola: se non ci si annoia a morte non è vera scuola e non va quindi presa sul serio. Questo spiega perché le consuete attività ludiche che ogni insegnante tiene nel carniere e che tanto si rivelano utili per interessare la classe, fissare i concetti e allargare la visuale sul mondo abbiano, tutte, fallito miseramente con loro: non vogliono divertirsi perché non è serio, ma le cose noiose li spaventano perché si sentono inadeguati - e a quel punto davvero uno non sa più da che parte prenderli. 
Di fatto: noi abbiamo svolto una programmazione (parecchio semplificata), ma loro ne han tratto ben poco utile.

Il Cambio Periodico dei Posti - una tecnica davvero ottimale per armonizzare la classe - si è rivelata un sentiero coperto di spine: sei alunni sei andavano tenuti sott'occhio per controllare che non smontassero termosifoni, svitassero banchi, giocassero con strani aggeggi che davano la scossa ai compagni, trafficassero col cellulare, rubassero merende e oggetti vari ai compagni, giocassero col cellulare (non sempre con il loro, ci tengo a precisare), lanciassero fette di salame, gomme, matite o quant'altro; ma c'erano anche molte costellazioni che andavano evitate: perché parlavano troppo, perché si prendevano in giro, perché si odiavano, perché ieri si amavano, ma oggi si odiano e domani, chissà? E quando alla fine avevi trovato la combinazione miracolosa che dava la speranza di un po' di quieto vivere, ecco che arrivava un qualche nuovo tassello che scombinava tutto (ma mai in positivo).

Abbiamo cercato di spiegargli la differenza tra il pavimento di una classe e una pattumiera - invano. 
Abbiamo cercato di spiegargli l'importanza della raccolta differenziata dei rifiuti - più invano che mai. 
Abbiamo cercato di spiegarli che gli oggetti si porgono con gentilezza e non si lanciano da un capo all'altro della classe, specie se sono appuntiti. Sorvolo per pudore sul risultato ottenuto.
Abbiamo sequestrato pile, congegni meccanici, accendini, cacciavite, lattine che schioccavano, bottiglie che scrocchiavano, giocattoli vari e una vera infinità di palline e perline di tutte le dimensioni. Molto Slim, anche. Davvero molto. (E che noia dà lo Slim? Eh, dipende dall'uso che ne fai e da cosa ne pensa dello Slim quello che se lo ritrova dappertutto). E qualche telefono, naturalmente.

L'anno scolastico è ormai irrevocabilmente finito, gli scrutini sono stati svolti e variamente firmati e i quadri sono stati pubblicati; e mentre terminavamo gli ultimi adempimenti burocratici ci siamo guardati negli occhi.
"L'anno prossimo saranno una Terza" ha detto qualcuno.
"L'anno prossimo dobbiamo partire con un passo completamente diverso" ha detto qualcun altro.
La prima frase è la banale constatazione di un dato di fatto. La seconda invece è, né più né meno, la ripetizione di qualcosa che durante l'anno ci siamo detti al termine di ogni consiglio di classe. A conti fatti, il passo è rimasto quello.
Il passo, in una classe, non lo danno gli insegnanti: il passo lo dà la classe.
E questa classe ha un modo tutto suo di marciare.

* nessuno studente certificato è stato danneggiato nei suoi legittimi interessi per questo: l'insegnante era assegnato su un ragazzo che non frequentava la scuola e di cui non siamo mai riusciti nemmeno a vedere la documentazione. Come ciò sia possibile non l'abbiamo capito, ma sembra che c'entri di mezzo il Covid. I soldi della collettività non sono comunque andati sprecati e l'insegnante in questione ha avuto davvero molte opportunità di rendersi utile.
** lo era, in effetti. Ogni provvedimento disciplinare è discriminatorio, visto che si concentra su alcune specifiche persone.