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| Anche questa bellissima micia, giustamente chiamata Venus, è a doppia faccia - ma, al contrario di Dorian Gray, entrambe le sue facce sono bellissime |
"Una scelta interessante" osservo con un bel sorriso congratulandomi in cuor mio con la prof. Therral di cui avevo seguito le inquiete ricerche di "qualcosa di adatto da leggere per i ragazzi durante l'estate", categoria insidiosa quant'altro mai. In effetti Dorian Gray mi sembrava una buona idea: un libro ben scritto, molto famoso e dedicato a temi perfettamente comprensibili agli adolescenti: le scelte, le insidie delle scelte, le conseguenze delle scelte, il doppio... senza contare che Wilde è un ottimo scrittore, molto chiaro e ha sempre una marcia in più oltre che un tocco singolarmente raffinato.
La collega prosegue il suo racconto: il ragazzo aveva preso il libro e si era accasciato vedendone le dimensioni. Perché l'insegnante gli aveva dato la versione integrale, non quella ridotta.
Sì, certo, approvo io domandandomi che altro avrebbe potuto fare l'insegnante. Una versione ridotta del ritratto di Dorian Gray, figurarsi. Ma nemmeno ne esistono, si spera!
Errore. Ne esistono, e pare anzi che ne esistano di diversi tipi e taglie, come per i costumi da bagno. La premurosa nonna ne ha cercata e trovata una di suo gradimento, dimostrando così l'indiscutibile verità dell'ultima frase dell'introduzione del suddetto Ritratto che recita - cito a memoria - "Tutta l'arte è perfettamente inutile". Il buon Oscar di certe cose se ne intendeva, anche se probabilmente quando ha scritto quella frase non aveva in mente la continuazione che mi è venuta spontanea "soprattutto quando ne fanno carne da griglia".
Trovata l'edizione ridotta in biblioteca l'ha prontamente sbolognata al nipotino tenendo per sé l'edizione completa, che ha letto lei. Una volta che entrambi han finito il compito (per la verità pensato solo per il nipote, e che non prevedeva coinvolgimento alcuno di nonni, genitori o altri congiunti più o meno stretti) i due se li racconteranno a vicenda parlandone.
I miei occhi a quel punto erano grandi come tazze da tè "Ma non si deve mai dare cibo di scarsa qualità ai ragazzi in crescita" mormoro con un filo di voce.
La nonna mi spiega che ha agito così per il bene del nipote: tanti ragazzi si disgustano della lettura perché l'insegnante assegna loro letture non adatte alla loro età, per esempio con Manzoni che tanti danno da leggere prima del tempo.
"Ma non è la stessa cosa!" ribatto "Prima di tutto Manzoni scrive in un italiano che oggi è piuttosto complesso per i ragazzi, anche per dei ragazzi toscani, mentre Wilde viene letto in traduzione e quindi in italiano moderno. E poi Manzoni non è Oscar Wilde".
Ne discutiamo per un po'; in effetti discutiamo non è il termine più adatto perchè entrambe siamo assolutamente tetragone e inamovibili dai nostri punti di vista: lei insiste sull'esempio di Manzoni come scrittore inadatto ai ragazzi, io ribadisco più volte e in varie maniere alcuni dati ai miei occhi assolutamente incontestabili, e cioè che il ragazzo per quel che ci risulta lì a scuola non è cerebroleso e che non si dovrebbe mai intervenire dall'esterno su un compito assegnato da un docente alla classe perché il docente conosce la classe e si suppone che dovrebbe sapere quel che fa (particolarmente nel caso della docente in questione) e caso mai i fanciulletti dovessero avere dei problemi col Ritratto - cosa pur sempre possibile - bene, ne parleranno con l'insegnante, giusto? E' una questione tra loro e lei. L'intervento dei congiunti non è previsto.
Dopo un po' mi cheto - vuoi perché parlare ai sordi non ha molto senso, vuoi perché alla fine non sono fatti miei. La collega poi mi spiega che non stava criticando la scelta dell'insegnante (e figuriamoci cosa avrebbe detto se avesse voluto criticarla, penso in cuor mio). Io mi scuso dicendo che mi sono fatta trascinare dalla foga perché la questione dei libri ridotti e rabberciati mi sta particolarmente a cuore, lei ribadisce che a lei sta particolarmente a cuore il fatto che il nipote non deve disgustarsi della lettura e della narrativa (e tira di nuovo in ballo il povero Manzoni che col Ritratto c'entra quanto i tradizionali cavoli a merenda) e la questione si chiude, in una atmosfera di presunta cordialità decisamente tenuta su con agli spilli.
Tre domande si agitano e tumultuano nel mio tenero e sensibile cuore, mentre ritorno a casa attraversando una campagna assai assolata ma di una bellezza incomparabile, che fonde l'oro di Giugno con il verde di Maggio;
1) la collega sarebbe intervenuta con altrettanto ansiosa premura se al posto del nipote ci fosse stata unA nipote? Perché a volte ho l'impressione che ci sia molta maggior preoccupazione di spianare gli ostacoli quando è un gioco un povero, tenero, tremebondo e un po' incapace maschietto, cui a tutti i costi devono essere evitati certi traumi che ne possano lederne l'autostima. Ma siamo davvero convinti che continuando a masticargli il cibo sopra ad una certa età la sua autostima non rischi di andarsene invece e a ramengo, e che più avanti il ragazzo non si ritrovi a dover fare più sforzi degli altri nell'affrontare gli ostacoli per col,pa della mancanza di esercizio? Ma soprattutto: siamo davvero così sicuri che davanti a una difficoltà non sia in grado di superarla egregiamente con le sue sole forze?
2) che io sappia, una persona amante della lettura non si disgusta facilmente della lettura solo perché gli è capitato di leggere un singolo libro che non gli è piaciuto, semplicemente da quel momento cercherà altri tipi di letture. Siamo sicuri che falsare a un giovinetto il primo incontro con uno degli scrittori più gradevoli del suo tempo lo aiuterà più avanti ad amare meglio la letteratura? Soprattutto, non sarebbe il caso che ognuno si faccia le sue personali preferenze basandosi sulle esperienze che ha avuto, belle o brutte che siano state? E abituarlo al cibo premasticato non finisce forse per peggiorare le cose, anziché migliorarle?
3) ma soprattutto: la collega ha parlato per ingenuità o confida vivamente che io spiattelli tutta la conversazione alla prof. Therral?
Ammetto che quest'ultima è una pura e semplice curiosità, e sapere la risposta non cambierà minimamente il fatto che la prof. Therral rimarrà del tutto all'oscuro di questa conversazione come minimo per molti e molti anni, a meno che non sia lei stessa a riferirgliela. Se il ragazzo ha voglia di raccontare nei dettagli il suo primo, assai condiviso e mediato, incontro con Oscar Wilde faccia pure, ma io mi rifiuto di impicciarmi, e ancor più di turbare sia pur in minima parte la serenità delle ben meritate vacanze della prof. Therral, visto che al suo posto, se qualcuno mi raccontasse di una simile intromissione nei compiti assegnati a un alunno, come minimo mi incazzerei come una biscia e assai probabilmente non ne farei mistero.
Infine una ultima considerazione si impone: Il ritratto di Dorian Gray è un romanzo particolarmente famoso e molto citato, e anche di recente ne hanno fatto un film di un certo successo. Basta avvicinarsi a Google pensando la stringa di ricerca "ritratto di Dorian Gray" per vedersi suggerire una vera infinità di link con riassunti, recensioni e considerazioni varie dedicate a questo libro. Onestamente, non si può dire che il ragazzo sia stato messo in una situazione impossibile da affrontare assegnandogli quella lettura. Non era meglio che cercasse di venirne a capo per conto suo, parlandone con i compagni o interrogando la rete ed eventualmente gli stretti congiunti dopo essersi misurato con le eventuali difficoltà di approccio al romanzo? Insomma, prima di buttargli la ciambella non sarebbe stato meglio aspettare una sua qualche richiesta di aiuto un po' più circostanziata di "ma quanto è lungo questo libro" detta a copertina non ancora aperta?








