Il mio blog preferito

venerdì 8 luglio 2016

Gli strani casi del giudice Li - Xihong


In occidente si discute assai se il romanzo giallo sia nato in Inghilterra, in Francia o negli Stati Uniti, citando svariati autori e investigatori, tutti rigorosamente della seconda metà del XIX secolo. Ma già da diversi secoli, in Cina, quel tipo di letteratura era diffusa.
L'antico investigatore cinese era solitamente un giudice, che dirigeva le indagini dal suo studio ma non sdegnava di muoversi di persona, quando il caso lo richiedeva, e che poi  concludeva l'indagine in tribunale, dove il colpevole era inchiodato alle sue responsabilità attraverso prove e testimonianze (e spesso anche frustato).
Questo tipo di letteratura proseguì attraverso i secoli e, nel 1902, venne pubblicato Gli strani casi del giudice LI. Tanto per restare in tema di misytery l'autore usa uno pseudonimo (di cui non si è mai venuti a capo) e parla di un vero e autentico giudice che era noto per la sua integrità e l'abilità con cui risolveva i suoi casi, ma che fece un pasticcio politico con la rivolta dei Boxer, tanto che le potenze occidentali pretesero che venisse disonorato post mortem e diventasse un reietto innominabile.
In teoria questo doveva essere il primo di una serie di quattro libri, ma gli altri tre non videro mai la luce; ed è un vero peccato.
La prima parte infatti è un po' legnosa, ma la seconda è davvero suggestiva. 
Si parte da un giovane Li, non ancora giudice, che durante un viaggio in barca si ritrova quasi testimone di un delitto - una decapitazione, niente meno. Il capitano resta giustamente sconvolto, e ne ha ben donde perché, una volta attraccata la barca al primo villaggio, il capo villaggio e in seguito anche il magistrato chiamato a indagare hanno come unica idea fissa quella di condannare proprio il capitano, attribuendogli la responsabilità del delitto. Il capitano viene imprigionato e frustato nonostante le sue proteste ma nessuno si preoccupa di attribuirgli uno straccio di movente, e anche se tutti concordano nel dire che l'accaduto è colpa della sua incapacità il lettore non riesce proprio a comprendere come avrebbe fatto potuto il pover'uomo a prevenire il delitto. 
A questo punto entra in scena il giudice Li che, organizza un complesso lavoro di investigazione e un ancor più complessa messa in scena - che include anche un medico che gira per le piazze promettendo guarigioni miracolose a tutti i mali - nonché svariate conversazioni nelle fumerie d'oppio (dove comunque il giudice non fuma mai) e riesce infine a catturare l'assassino che, fiduciosissimo di non aver lasciato tracce, si fa prendere come un tordo nella pania. 
Alla fine del caso, che getta le basi per la futura carriera di Li e gli procura il suo primo incarico, siamo informati anche del movente (scoprendo tra l'altro che l'assassino aveva pure sbagliato vittima), il povero capitano della barca può riprendere la sua vita e al lettore restano un bel po' di perplessità sui sistemi di indagine dell'epoca quando non c'era Li a gestire le investigazioni.
Nella seconda parte abbiamo, come usava in quei romanzi, diversi casi intrecciati, che si sovrappongono con grande naturalezza. Si parte da una povera vedova che viene a lamentare il rapimento della figlia, indicando pure il rapitore - che nel frattempo è scomparso. Ma mentre sta indagando, il giudice Li viene improvvisamente preso da grande stanchezza e si stende per dormire sul divano del suo ufficio. Lì viene svegliato da un signore, che chiede giustizia per il rapimento della sua nuora e indica vagamente da dove viene, ma mentre interroga l'uomo Li viene nuovamente svegliato e capisce che quella strana apparizione era un sogno, non solo, ma deduce che quel sogno gli indica che il caso è molto urgente e che deve intervenire subito. 
Come fare, senza indizi e senza nomi, senza sapere nemmeno di cosa davvero si tratta? Nel suo distretto nessuno ha sentito parlare di questo secondo rapimento.
Senza por tempo in mezzo il giudice parte verso la direzione vagamente indicata dall'uomo, in incognito, travestito da mercante. E' convinto di dover raggiungere un determinato villaggio ma una serie di contrattempi lo ferma molto prima, e il casualissimo incontro con un venditore di frittelle gli offre il primo filo da seguire. Un bel po' di coincidenze, e soprattutto la garbata ospitalità di una povera vedova che lo conquista con la sua gentilezza e finezza d'animo gli permetteranno di risolvere un caso piuttosto complesso nonché di riabilitare la memoria del marito defunto della vedova, nonché di riunire una coppia di giovani innamorati promessi sposi sin da bambini.
Il racconto è molto bello e si chiude con la soluzione completa di tutti i casi.

Il libro è interessante perché, oltre ai vari casi da risolvere (ma il lettore non ha possibilità di venirne a capo da solo, al contrario di quel che succedeva all'epoca in molti gialli occidentali che avevano cura di seminare indizi e di renderli fraintendibili al lettore per meglio depistarlo), offre uno squarcio della vita quotidiana in un paese  all'apparenza fermo nel tempo, ma che fa un uso decisamente attuale delle bustarelle.
Per un lettore appassionato di romanzi di investigazione naturalmente il fascino è doppio. Inoltre l'uso dei sogni nella narrazione non è privo di interesse.

Con  questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro buone letture sotto l'ombrellone o sui prati di collina e di montagna a tutti quelli che passsano di qua.

mercoledì 6 luglio 2016

La costellazione crociata (post ad alto contenuto didattico e storico, o almeno l'intenzione sarebbe questa)

Duello tra Riccardo Cuordileone e il Saladino

Sui manuali di storia, per motivi a me incomprensibili* nel capitolo sulle crociate ci si ostina a parlare soprattutto delle crociate di Gerusalemme, dette anche passaggi ultramarini, con in più al massimo qualche cenno ai pellegrinaggi religiosi. 
Io la so più lunga, e da anni cerco di trasfondere il mio gran sapere sull'argomento condensandolo in un paio di accorte lezioni, ma senza che gli alunni ne abbiano ricavato sinora grandi frutti**. 
Quest'anno però, con la Prima Zuzzurlona, ho composto uno schema che mi sembra piuttosto completo per una prima media, e i ragazzi lo hanno ascoltato abbastanza volentieri e ripetuto con una certa accuratezza - così ho deciso di conservarlo qui, in memoria del lieto evento.
Se qualcuno ha aggiunte da proporre o correzioni da fare, sappia che gli sarò molto riconoscente.

* 1095: Concilio di Clermont
Terminato il concilio, papa Urbano II lanciò un appello per liberare il Santo Sepolcro di Gerusalemme dai perfidi saraceni.
Chi partecipava avrebbe ottenuto dei benefici spirituali (in pratica, faceva del bene alla sua anima e, in caso, moriva in stato di grazia)
L'appello riscosse molto successo e nel
* 1096 un esercito internazionale guidato da Goffredo di Buglione partì per la prima Crociata
*1099: i crociati conquistano Gerusalemme
Fondano il Regno di Gerusalemme e altri tre regni, chiamati Regni Latini
* In seguito vennero fatte altre crociate (sempre internazionali) per difendere i Regno Latini e i cristiani persero sempre alla grande, tranne nella Quarta Crociata che è un caso a parte
* La Terza Crociata (1189-1182) è chiamata anche "crociata dei re" perché ci parteciparono diversi sovrani, compreso l'imperatore Federico Barbarossa, che morì annegato attraversando un fiume***. 
C'era anche Riccardo Cuor di Leone, sì, quello di Robin Hood, che venne fatto prigioniero dagli austriaci e rilasciato dopo 15 mesi a carissimo prezzo.
L'avversario era il Saladino, che si guadagnò un ottima reputazione letteraria nella narrativa occidentale e venne descritto con grande ammirazione per la sua squisita cavalleria 
* La Quarta Crociata non arrivò mai in Terrasanta perché i crociati non avevano soldi sufficienti per pagarsi la flotta, così conquistarono invece l'impero di Bisanzio e lo consegnarono alle Repubbliche Marinare, che lo sfruttarono per commerciate con l'oriente (a parte il fatto che era anche un regno molto ricco). 
I bizantini rimasero assolutamente schifati dalla rozzezza dei crociati. Anche il papa non fu molto contento. 
Lungo la strada ci fu anche qualche massacro di ebrei, come usava sempre nelle crociate.
L'Impero Latino di Costantinopoli durò dal 1204 al 1261, poi i bizantini se lo ripresero.
* L'ottava e ultima crociata finì nel 1270, quando cadde l'ultimo lembo dei Regni Latini d'Oriente. In quella crociata morì anche Luigi IX il Santo, re di Francia.
* I Regni Latini d'Oriente erano sempre in pericolo perché non avevano un vero esercito: i cavalieri degli ordini monastici non bastavano, erano poche centinaia. A parte gli ordini monastici, gli altri crociati facevano i crociati per un certo periodo della loro vita, per loro era un esperienza religiosa ma poi si ritornava a  casa.
Insomma, i regni latini non avevano un vero esercito - e chiaramente non potevano usare la popolazione locale. I saraceni sì, e infatti la usavano. E vincevano alla grande.
I crociati vivevano in enormi fortezze, che contenevano migliaia di persone, e pure i cavalli dei cavalieri. Si chiamavano crak, ma dicono che la droga non c'entrava
* I combattenti erano chiamati crociati perché portavano una croce rossa sul mantello e/o sullo scudo****.
* Il colore rosso della croce indica che i crociati erano disposti a versare il loro sangue per Cristo.
* Prima di partire per la crociata ci si confessava, si faceva penitenza per i propri peccati e si doveva ottenere l'assoluzione. Di solito si faceva anche testamento, e si dava alla moglie una scadenza, passata la quale poteva rimaritarsi. Ci sono diverse novelle sull'argomento, perché a volte il marito tornava dopo che il termine era scaduto. Qualche volta invece tornava appena in tempo, come nella storia di messer Torello di Boccaccio.
* Dopo la prima crociata furono fondati gli ordini monastici combattenti.

* A partire dall'XI secolo venne di moda anche il pellegrinaggio. Pellegrinavano anche nei secoli precedenti, ma molto meno.
* Prima di partire il pellegrino si confessava, faceva penitenza e doveva avere l'assoluzione per i suoi peccati. Di solito faceva anche testamento, perché le vie di pellegrinaggio erano relativamente sicure ma ci si poteva ammalare nel corso del viaggio, a parte tutti gli altri rischi.
* Il pellegrinaggio era un esperienza mistica e rigenerante per l'anima, esattamente come la crociata; però nessuno ti chiedeva di combattere e potevano farlo anche le donne e i giovinetti.
*Le tre mete più famose di pellegrinaggio erano:
 - Gerusalemme (dov'era morto Gesù)
 - Roma (dov'era sepolto Pietro, il primo papa)
 - Santiago de Compostela, dove si raccontava che fosse sepolto l'apostolo Giacomo Maggiore, anche se la cosa è piuttosto improbabile.
Infatti Giacomo, secondo gli Atti degli Apostoli fu martirizzato in Palestina. Siccome a Compostela volevano avere un apostolo, raccontarono che il corpo di Giacomo (che prima di morire aveva convertito tutta la Spagna per poi tornare a casa per farsi martirizzare) era stato portato a Compostella su una nave di cristallo tirata da angeli, e dopo qualche secolo a dei pastori era stato svelato il luogo della sua tomba tramite una stella cadente (quindi Compostela sarebbe il campo della stella, ma l'etimologia è ancor meno probabile di tutto il resto).
A quei tempi le navi magiche tirate da angeli andavano abbastanza di moda, ce n'è una anche nella leggenda del Graal.
Comunque Compostela non è mai diventata arcivescovado nonostante custodisca le reliquie di un apostolo, appunto perché le reliquie probabilmente sono di tutt'altri.
* La presunta tomba di Giacomo è in una terra che è sempre stata cristiana. Per arrivare fin lì si deve percorrere la via francigena, che si chiamava così perché era percorsa soprattutto da francesi e e sorvegliata da monaci francesi - infatti i cluniacensi ci avevano costruito diversi ostelli, detti anche ospedali, per accogliere i pellegrini.

* A Compostela Giacomo cambia pelle, e diventa un santo combattente, come Michele Arcangelo o Giorgio. Nasce così Santiago Matamoros: si narra che alla vigilia della battaglia di Clavijo (844) Santiago apparisse in sogno a Ramiro I, re delle Asturie, promettendogli il suo aiuto contro i musulmani. E il giorno dopo combatté a fianco dei cristiani, uccidendo gli infedeli. 
Santiago è stato il santo simbolo e guida della Reconquista, e il più famoso tra i vari monaci e vescovi combattenti che popolano la letteratura non solo epica tra la fine dell'XI e il XIII secolo. Nelle leggende sulla guerra santa sacerdoti e vescovi e monaci combattevano, e sembra che qualche volta l'abbiano fatto anche nella realtà. La Chiesa comunque non approvò mai.
* La parte più consistente della Reconquista spagnola va dall'XI secolo alla fine del XIII, e probabilmente l'idea di crociata è partita proprio da lì. Naturalmente  chi partecipava alle crociate spagnole era un crociato a tutti gli effetti.
* Alla Reconquista e a Santiago venne agganciato il mito di Carlo Magno, inventando una conquista della Spagna strappata da Carlo agli infedeli alla fine dell'VIII secolo. Nasce così il ciclo epico carolingio, che è tutto francese e in buona parte collegato alle crociate spagnole e al culto dell'apostolo Giacomo. 
Gli spagnoli comunque faranno anche loro dei poemi epici dedicati alle crociate spagnole.
* Alle crociate spagnole parteciparono molti cavalieri e feudatari della Francia meridionale, perché era un buon modo di procurarsi feudi, onore e gloria. Tra l'altro nelle crociate spagnole si pativa meno caldo e soprattutto si vinceva molto spesso, contrariamente a quel che avveniva in Terrasanta.

* Alle crociate partecipavano i cavalieri, ovvero i cadetti delle famiglie nobili.
Tutti i nobili maschi venivano addestrati al combattimento, soprattutto in Francia, Inghilterra e nell'Impero, e crescevano abituati ad un certo tenore di vita. Poi il primogenito si prendeva tutta l'eredità e gli altri dovevano cercare di conquistarsi gloria e ricchezze (nonché un buon matrimonio) sulla punta della spada, ad esempio mettendosi al servizio di qualche feudatario, e amoreggiando con le damigelle, o anche con la moglie del feudatario. La loro vita era piuttosto licenziosa e soprattutto erano delle mine vaganti in tempo di pace, sempre pronti ad azzuffarsi al minimo pretesto.
La Chiesa cercò di incanalare queste energie in sovrappiù dentro a una Giusta Causa (e sotto questo aspetto la Reconquista fu un ottimo affare, perché liberò molte terre, mentre le Crociate si rivelarono meno convenienti, albicocche e Impero Latino a parte).

* Bernard di Clairvaux scrisse un trattato su come fosse meglio per un cavaliere combattere (e possibilmente anche morire) per Cristo invece che per i begli occhi di una dama*****.
Si racconta che scrisse anche la regola dei Templari, o la ispirò - comunque appoggiò molto gli ordini monastici combattenti.
*Gli ordini monastici combattenti erano ordini che accoglievano cavalieri che, oltre ai consueti voti monastici (povertà, obbedienza e castità) si impegnavano a combattere per la gloria di Cristo contro infedeli e pagani.
Gli ordini combattenti più famosi furono:
 - Cavalieri Templari (1118-1312). Finirono processati e in gran parte condannati per eresia e sul loro conto corrono un sacco di leggende che parlano di segreti segretissimi e di ricchissimi tesori da loro custoditi. Di fatto erano un ordine molto ricco, importante e influente. 
Più o meno nel periodo in cui nacquero i Templari arrivarono anche le leggende sul Santo Graal e su un ordine di cavalieri che lo custodiva in segreto.
Le leggende sul Santo Graal vennero logicamente anche agganciate al più diffuso ciclo di leggende sui cavalieri: quello di re Artù - dove comunque nessun cavaliere si preoccupa di combattere infedeli, perseguitare pagani e tanto meno di morire combattendo per Cristo.
 - Cavalieri Ospitalieri o di San Giovanni (oggi Cavalieri di Malta)
 - Cavalieri Teutonici, che assorbirono anche i Cavalieri Portaspada, che erano quasi tutti tedeschi.
* Tra il XII e il XIII secolo ci furono le Crociate del Nord, combattute soprattutto dai cavalieri Portaspada e poi dai Cavalieri Teutonici. Si svolsero nell'area ancora pagana dell'Europa orientale, ai confini dell'impero, nella regione detta Livonia (oggi Lettonia e un po' di Estonia).
I metodi usati per la conversione dei pagani non furono garbati né cortesi.
I Teutonici misero su un vero e proprio stato, con a capo il Gran Maestro dell'ordine. E tutto ciò avvenne in quella parte di mondo di cui i manuali di storia si sforzano in ogni modo di ignorare l'esistenza, salvo accennare ogni tanto a Rutenia, Livonia o simili come se fossero zone conosciutissime da tutti noi.
Spostandosi verso il ducato di Novgorod i cavalieri furono infine fermati da Aleksandr Nevskij nel 1242 (Battaglia del lago ghiacciato)******. 



Siccome, alle lunghe, la popolazione locale venne in un certo senso assimilata e lo stato era circondato da territori cristiani, si dimostrò ben più durevole dei regni latini.
Nel 1525 il Gran Maestro allora in carica si convertì al protestantesimo e trasformò lo Stato dei Cavalieri Teutonici nel Granducato di Prussia.

* Nel 1209 venne bandita la Crociata contro gli Albigesi (o Catari), dichiarati eretici, nella Francia meridionale. Il re di Francia Filippo II Augusto inizialmente non voleva averci a che fare, ma poi partecipò, con molti feudatari della Francia settentrionale. La crociata terminò nel 1229, dopo aver devastato la Francia meridionale, e segnò l'inizio del declino della cultura occitanica (quella dei trovatori).
* I vari papi bandirono anche moltissime altre crociate, ad esempio contro singoli re (anche cristiani) ed eretici vari. Qualche volta principi e feudatari rispondevano, qualche volta no. 

*Ma forse da collegarsi al fatto che gli autori non hanno studiato la guerra santa con annessi e connessi per tre anni, come me, per poi farci su la tesi di laurea. *****E io, che sono una dama, ho sempre disapprovato Bernard di Claivaux con tutte le mie forze, anche se devo ammettere che non era privo di una certa forza espressiva. Niente di paragonabile ad Abelard, comunque.
**Nemmeno le albicocche che, come sostiene LeGoff, sono in effetti l'unico valido frutto ricavato in occidente dai passaggi ultramarini.
*** Qui sono seguiti commenti di tutti i tipi e vivaci riproduzioni mimiche di Federico Barbarossa che colava a picco con tutta l'armatura. Non sono intervenuta perché, per quanto si sa, è esattamente quel che accadde.
*****(in risposta a precise domande) Sì. c'è stato un partito politico in Italia che aveva lo scudo crociato come simbolo. Si chiamava Democrazia Cristiana ed esiste ancora, anzi esistono ancora perché sono più di uno e ogni tanto cambiano nome. Ma è sempre stato un partito di ispirazione cristiana ma senza ambizioni belliche, lo scudo era un modo per indicare che volevano difendere i valori cristiani, ma non c'erano cattive intenzioni verso gli infedeli.
******Proprio quella del film di Ejzenstejn e della cantata di Prokoviev.

martedì 5 luglio 2016

Malvagia Inghilterra (tu perdi la guerra?)

La pagina Facebook di Feudalesimo e Libertà offre come sempre un commentario politico assai valido

Sono passati dodici giorni da quando il popolo del Regno Unito ha risposto "Volentieri, grazie" alla domanda "Volete voi levarvi di culo dall'Unione Europea?" e non mi sono ancora riavuta.
Il fatto che non si siano riavuti nemmeno gli altri, compresi i sudditi di Sua Maestà Elisabetta II, non mi è di alcun conforto.
Di tendenza, quando la gente è contenta finisco per essere contenta anch'io. Un popolo in festa e dei politici che annegano nello champagne al grido di "Finalmente fuori!" mi sarebbe stato di conforto e avrebbe almeno in parte aiutato a lenire l'orrendo trauma di svegliarmi in una Unione Europea di cui il Regno Unito non fa più parte. 
Che, più che un trauma, per me è una tragedia.
I miei scrittori preferiti sono inglesi, buona parte dei miei musicisti preferiti sono inglesi, la mia casa ideale è un cottage inglese e quasi tutti i miei film e telefilm preferiti sono inglesi. Anche i miei draghi preferiti, ora che ci penso.
Gli inglesi hanno inventato la costituzione e la democrazia occidentale* e  tutte le contraddizioni relative. 
Inutile che mi vengano a spiegare che nell'Unione Europea il Regno Unito se l'è sempre tirata in maniera ignobile, e che è stato più di impiccio che altro eccetera perché, sia vero o meno (e non è poi così vero) non me ne frega niente. Sono una storica, o almeno ho delle pretese del tutto autoreferenziali in tal senso** e per me la Perfida Albione è Europa, punto e basta. Anche quando gniaula che da loro ci sono troppi immigrati, quasi che non avesse nessunissima responsabilità dei pasticci mediorientali, delle guerre in Africa e dei terroristi arroccati in Iraq e in Pakistan (e vogliamo parlare del Bangladesh? No, non vogliamo parlarne. Neanche di striscio).

Insomma, io soffro orribilmente, ma potrei guardare con occhio comprensivo i festeggiamenti altrui. Ma qua non festeggia quasi nessuno.
Non le borse, che sono andate a picco - ma poi si son riprese, almeno in parte, perché si sa, la vita continua e le borse digeriscono tutto***, meglio degli struzzi. 
Non l'ineffabile Cameron, che ha indetto il referendum di suo libero genio, convinto di vincerlo e non voglio dire altro sull'argomento ma secondo me non si è mostrato molto accorto.
Non la Scozia, che aveva infine rinunciato a separarsi dall'Inghilterra perché voleva restare nell'Unione Europea e che adesso sta ricominciando a considerare la possibilità di staccarsi dall'Inghilterra per ritornare appena possibile nell'Unione Europea. 
Non le giovani generazioni, in larga maggioranza europeiste - che però non si sono scomodate ad andare a votare se non in piccola parte.
Non quelli che hanno votato contro ma adesso assicurano di essersi pentiti.
Non hanno festeggiato granché nemmeno quelli che in teoria avrebbero vinto visto che sostenevano di volersi staccare dall'Unione Europea, anzi si stanno defilando. Boris Johnson ha deciso di non candidarsi per le elezioni politiche prossime venture senza dare spiegazioni, Farage ha improvvisamente avvertito la necessità di dedicare più tempo alla sua famiglia. 
Qualcuno straparla perfino di un nuovo referendum, altri sostengono che era un referendum solo consultivo e ci vuole la ratifica del parlamento (certo che sì, ma il voto è stato piuttosto chiaro, cosa vuoi che ratifichi il parlamento? "Avete votato così ma noi ce ne freghiamo"?) che non si capisce se si degnerà di ratificare prima dell'autunno o prima di Natale e non è chiaro nemmeno nell'autunno o nel Natale di quale anno.
Dall'Unione Europea mandano a dire che non possono iniziare le procedure per l'uscita del Regno Unito se prima il Regno Unito non fa uno straccetto di richiesta, anche su carta libera, e dal Regno Unito rispondono che non c'è fretta.
E stan lì a cazzeggiare, senza ratificare alcunché in parlamento e sembrano me quando devo fissare l'appuntamento col dentista: la prossima settimana no perché c'è il Collegio Docenti, quella dopo voglio andare a fare shopping, quella dopo ancora devo pensare ai regali di Natale...

Molte, davvero molte, sono le cose che apprezzo dell'Inghilterra ma al momento non ho una grande considerazione della loro attuale classe politica, che anzi mi sembra perfino messa peggio della nostra.

*no, non vi azzardate a parlarmi della Grecia. La città-stato era una cosa completamente diversa. E poi i greci erano maschilisti (anche se scrivevano piuttosto bene)
**e a tal proposito mi sovviene che nella mia supplica per il bonus ho dimenticato di scrivere "le mie lezioni di storia sono ganzissime nonchè assai aggiornate e molto attente alla storiografia più recente"
***quelle italiane con più difficoltà, d'accordo, ma sembra che ci abbiamo anche qualche problemino supplementare, soprattutto con le banche

...e adesso viene il bello?

giovedì 30 giugno 2016

Il paese è piccolo e la gente mormora (Ultimo Collegio dell'anno)


E' cosa nota che tutti gli insegnanti delle medie, davanti alle loro prime, scuotono la testa e dicono vagamente schifati "Ma cosa avete fatto, alle elementari?".
Cioè, non proprio tutti. Ad esempio, gli insegnanti di un Istituto Comprensivo imparano a trattenere prudenti nel cuore molte parole, seguendo l'illustre precedente di Penelope, e per esternare appieno il loro pensiero aspettano solitamente di essere in Sala Insegnanti, circondati esclusivamente da colleghi che possano convenire con loro scuotendo tristemente la testa e aggiungendo accorati "E ogni anno è peggio. Io davvero non so dove andremo a finire, di questo passo".

Non tutti e non sempre, però.
"Murasaki" mi ha chiesto un giorno la prof. Therral "Sei stata tu a dire ai genitori delle prime che alle elementari non gli hanno insegnato niente e che le prime di quest'anno sono un disastro?".
Ho sgranato gli occhioni "Non mi esprimerei mai così" ho assicurato "E comunque quest'anno non ho avuto nemmeno occasione di pensarlo: queste onorate mura han visto ben di peggio delle prime dell'attuale mandata".
"Allora deve averlo detto la Nuova Arrivata" ha stabilito la prof. Therral "Mi informerò meglio".
Non capivo questa gran necessità di informarsi meglio, ma è noto che in queste polemiche  la prof. Therral pascola assai volentieri. In questo caso ha pascolato con ottimi risultati, perché ha ricostruito l'intera vicenda, che stasera ci ha scodellato durante il tragitto di ritorno dal Collegio Docenti di fine anno.
Atto primo: la signora Banderas, madre di una primina di St. Mary Mead usa a prendere voti piuittiosto alti a Italiano, va a lamentarsi con la prof. Nuova Arrivata perché sua figlia quest'anno prende voti molto più bassi dell'anno scorso, quando era in quinta.
La Nuova Arrivata le spiega (a lei e forse anche ad altri genitori, non ho capito bene) che i ragazzi non sanno nulla, non sono stati preparati  alle elementari - dove, appunto, non gli hanno insegnato nulla - che si vede benissimo che non sono abituati a scrivere e che ben altri risultati ottengono i ragazzi della Frazioncina, dove le maestre hanno ben operato e gli hanno fatto fare un tema a settimana.
E tutto ciò potrebbe benissimo servire per il capitolo Come NON rivolgersi a un genitore in un ipotetico manuale per gli insegnanti delle medie, non fosse che per il fatto che tutte le fucine di Zandru non riuscirebbero a riparare un uovo rotto e che sul latte versato non si piange ma, in caso, si lecca (come ci insegnano i gatti) e che insomma tornare indietro non si può e dunque tanto vale guardare avanti - e, soprattutto, perché siamo in un paese piccolo, dove i genitori sono assai inclini alla mormorazione e gli insegnanti di ogni ordine e grado pure.

Atto secondo: quanto alla signora Banderas, più che mormorare strilla come una banshee, e infatti nel breve tempo di un sospiro eccola lì, dall' Insegnante Elementale, responsabile di tanto orrore didattico e che al momento ha in cura il suo secondogenito. 
Non solo le spiattella tutto quel che le è stato detto, ma le ordina - ora che le sono stati infine disvelati i suoi limiti - a provvedere quanto prima a cambiare metodo di lavoro, onde non fare ulteriori danni.
Elementale è tutto sommato una donna di gentil temperamento, ma alla fine si trova costretta ad esortare la signora Banderas a darsi una calmata e a levarsi dalla testa che la programmazione della classe spetti a lei. Dopo una notte insonne però chiama la prof. Therral (funzione strumentale della Continuità, ovvero punto di raccordo tra elementari e medie, ufficialmente in cerca di chiarimenti, in realtà per lamentarsi moltissimo dell'accaduto (e come darle torto?).

Atto terzo: in data odierna, al Collegio Docenti di fine anno (un insolito Collegio Docenti dove, complice la presenza della Preside Reggente che sembra consapevole che un Collegio Docenti è un posto dove non è fuor di luogo che gli insegnanti parlino) stavano venendo fuori un po' di scheletri dall'armadio, di vari pesi e misure. La maestra Elementale ha profittato dell'occasione per prendere la parola e deprecare accoratamente che gli insegnanti delle medie offendessero con i genitori le insegnanti delle elementari.
Gran parte del gruppo delle medie di St. Mary Mead si è guardato assai sorpreso. Chi, come, dove, quando, noi?  
E perché non dare anche noi il nostro contributo alla Gran Parata degli Scheletri?

Così la prof. Casini si è alzata e a sua volta ha deprecato il fatto che non venisse permesso agli insegnanti delle medie di dire la propria opinione, perché quando la dicevano essa opinione non era tenuta in alcun conto e anzi maltrattata, vilipesa e calpestata (il che tra l'altro è abbastanza vero).
E' seguita un accesa discussione che, sono lieta di dire, è rimasta confinata a loro due e a Maestra Tina che cercava di placare le acque.


La Preside Reggente ha lasciato andare avanti per un po' le cose, piuttosto divertita; poi ha tagliato corto spiegando l'importanza del confronto tra insegnanti dei vari ordini di scuola e del trovarsi insieme per parlare, ed è passata al punto successivo dell'ordine del giorno. Il gruppo delle elementari comunque mormorava alquanto (né era del tutto privo di motivi per farlo).
Quanto alla Nuova Arrivata, sono sicura che non avesse la minima idea che l'affaire fosse partito da lei - o almeno, ha continuato a chiacchierare con Spagnolo dei fatti loro senza degnare della minima attenzione le due contendenti; e probabilmente anche lei non aveva tutti i torti perché, conoscendo la signora Banderas, vera artista nell'arte di trasformare un topolino in una montagna dell'Himalaya, ritengo più che probabile che costei abbia generosamente ritoccato le osservazioni che la Nuova Arrivata può aver fatto in merito al lavoro delle insegnanti elementari e ci abbia anche messo parecchio del suo.

La storia è talmente comune che potrei essermela inventata con materiali di riciclo: genitori come la signora Banderas si trovano a tutti gli usci di tutte le scuole e anche altrove (e sono sempre una disperazione, dovunque passino) e da sempre gli insegnanti di ogni ordine e grado sparlano dei colleghi con grande libertà, oltre a calcare assai la mano nelle loro critiche nel vano tentativo di convincere i genitori che qualche problema con la materia X o Y c'è e andrebbe affrontato con prontezza, perseveranza e una certa dose di studio da parte della loro prole.
Quanto a Maestra Elementale non ho elementi per farmi un opinione specifica; ma anch'io ho alcuni suoi alunni nel carnet, e non ci ho trovato niente di aberrante. Immagino si impegni a fare onestamente il suo lavoro, come quasi tutti alla scuola di St. Mary Mead.

In conclusione, adesso abbiamo un ennesimo attrito tra scuole elementari e scuole medie, che era davvero l'ultima cosa che ci serviva. Che sia venuto alla luce è probabilmente un bene, ma dubito molto che agli occhi di Elementale la Nuova arrivata sia l'unica colpevole ed anzi darei per certo che ai suoi occhi tutto il gruppo che ha insegnato Lettere alle prime sia responsabile della sua denigrazione, me compresa
D'altra parte io posso stare attenta a quel che dico, ma contro persone come la signora Banderas non basta custodire nel cuore la parola, e l'unica efficace modo per impedirle di fare danni sarebbe annegarla in una cisterna o simili - cosa che, però, rischierebbe di provocare altri e anche più gravi problemi (ma forse no, se ci procuriamo un buon alibi).

lunedì 27 giugno 2016

Bonus per insegnanti meritevoli: come individuare chi sono (e siam d'accordo che il Vero Insegnante Non Teme Il Ridicolo, ma insomma c'è un limite a tutto)

Per quel che sono riuscita a capire, questo bel quadro è di Alessandra Steiner.
Se qualcuno sa qualcosa di più sarò ben felice di correggermi.

Uno dei punti più controversi della legge 107 sulla buona scuola è la parte che riguarda la ricompensa offerta agli Insegnati Meritevoli, detta anche Bonus - non tanto, credo, perché qualcuno trovi sbagliato in sé il fatto che l'Insegnante Meritevole venga ricompensato con una gratifica supplementare, quanto perché stabilire quali siano questi Insegnanti Meritevoli è affare abbastanza complesso.
Valutare il lavoro di un insegnante infatti è questione assai scivolosa non solo perché, al momento della valutazione, è del tutto impossibile sapere le ricadute che nel futuro avrà il lavoro svolto dal presunto Meritevole, ma anche e soprattutto perché l'insegnante non lavora su materia inerte, come fanno i pizzaioli o i vetrai, dove salvo caso di incantesimi o maledizioni demoniache l'impasto della pizza e la pasta di vetro se ne stanno buone buone a farsi lavorare e a parità di impasto e di lavorazione una pizza o un bicchiere saranno uguali alla pizza o al bicchiere precedente e a quello successivo: gli insegnanti infatti infliggono il loro lavoro a creature dotate di libero arbitrio e di umore variabile a secondo del giorno e dell'ora, nonché tutte diverse tra di loro (e infatti lo stesso insegnante può sortire riuscite diversissime con due diverse classi, anche perché non è mai davvero lo stesso insegnante e in presenza di gruppi diversi reagisce in maniera diversa); e dunque, se valutare un insegnante che lavora male è cosa delicata ma tutto sommato fattibile, stabilire che X e Y lavorano meglio di Z è faccenda invero assai spinosa.

Per conseguire il suo delicato scopo, a questo riguardo la legge 107 stabilisce  una complessa procedura che comprende la nomina di un comitato di valutazione che elabora dei criteri di valutazione in base ai quali il Dirigente Scolastico a sua volta valuterà i docenti della sua scuola.
Su questi criteri di valutazione si sono incartati in tanti: come si fa a stabilire dei criteri di valutazione oggettivi per un lavoro che viene spesso fatto a porte chiuse ed è composto di millemila azioni diverse?
Come lo misuri, un bravo insegnante?     

Per farla corta, all'Istituto comprensivo di cui fa parte la scuola media di St. Mary Mead è stato deciso di tenere conto di tre fattori: 
1) gli incarichi legati alla scuola ma svolti fuori dall'orario scolastico che gli insegnanti si accollano volontariamente (per esempio fare il referente di biblioteca, occuparsi dell'orientamento, riscrivere il POF) che sono senz'altro determinabili in modo oggettivo, perché sono incarichi che accetti in pubblico, al cospetto del Collegio dei Docenti, e che lasciano tracce evidenti, anche se non c'entrano un accidente col tuo modo di insegnare e possono al massimo testimoniare una disponibilità da parte tua ad occuparti della gestione della tua scuola (o magari di impicciarti di tutto peggio del prezzemolo): insomma, se hai organizzato, bene o male che sia, quella rogna senza fine che è l'Orientamento delle classi terze, risulterà abbastanza facile determinare che sei stata tu ad occupartene e non il tuo  collega di Inglese.
2) Partecipazioni a progetti, corsi di recupero, concorsi con le classi eccetera.
Se li fai, dimostri una certa buona volontà e il desiderio di fornire un servizio completo agli alunni della tua scuola, e magari anche un po' di spirito di innovazione. Inoltre, anche lì lasci delle tracce oggettive e si vede facilmente se hai fatti sette concorsi, uno solo o nessuno. In qualche caso questo incide anche sul lavoro in classe. Se però partecipare al Premio del Giornalismo o gestire il corso di recupero di fine anno fa di te un insegnante migliore è tutto da vedere - per esempio, il corso di recupero puoi farlo male, appunto perché non sei un buon insegnante.
Ad ogni modo anche lì ci si può arrangiare: basta stabilire se conta la quantità o la qualità (ad esempio quattro concorsi contro un singolo e articolato progetto assai erasmizzante) o un misto di entrambe; con questo criterio si valorizzano gli insegnanti che cercano sempre di fare qualcosa di diverso dalla solita routine e che magari qualche volta scelgono male - ma la routine può stroncare molte classi mentre nessun essere vivente può sapere, di un progetto scolastico, se fa bene o fa male a farlo finché non l'ha fatto. Va detto comunque che di solito le cose un po' diverse piacciono sempre e motivano le classi.

3) C'è infine l'insegnamento propriamente detto, quando stai in classe a spiegare, interrogare, esercitare, intrattenere, rampognare, sedare litigi, placare animi, incoraggiare gli infelici, istruire sull'uso di compasso e livella - e quando sei a casa, a correggere verifiche, preparare lezioni e curare pazientemente il tuo aggiornamento. In questo ramo di difficilissima valutazione sono inclusi anche i rapporti con le famiglie e i colleghi, nientemeno.
E' di gran lunga il ramo più spinoso e complicato. Chi mai può attestare se insegniamo bene o male, se trattiamo nel modo più savio e diplomatico con i genitori dei nostri alunni, se siamo ben aggiornati e competenti nel nostro ramo, se grazie ai nostri accorti insegnamenti i nostri  alunni sono ben istruiti e pronti ad affrontare gli studi o il lavoro degli anni a venire?
Alunni, genitori di alunni, colleghi e perfino la Dirigenza sono in vistoso conflitto di interessi per fornire un parere attendibile, senza contare le simpatie e antipatie individuali che possono ostacolare alquanto un sereno giudizio. Perciò all'Istituto comprensivo di cui fa parte la scuola media di St. Mary Mead è stato deciso che... quelli più competenti per dirlo sono gli insegnanti stessi medesimi, parlando di loro stessi.

E per permetterci di farlo, ci hanno pure dato un modulo.
Un bel modulo lungo quattro facciate A4, ma compilabile anche on line, caso mai non ci bastasse lo spazio su carta. Un bel modo per richiedere il bonus, anzi per proporre la nostra candidatura. E al sol guardarlo il cuore ritorna ai bei tempi in cui facevo l'archivista, e nei ricchi depositi dell'Archivio di Stato di Firenze c'erano quelle enormi buste di carteggio con le richieste dei sudditi al Granduca di Toscana... suppliche, si chiamavano. Intendiamoci,  non era che uno dovesse supplicare granché per avere una licenza di caccia o simili, però si chiamavo lo stesso suppliche.
Non sei tu, Dirigente Reggente, che benignamente mi elargisci il Bonus, sono io che te lo chiedo, anzi propongo la mia candidatura.
Il Bonus viene dunque a configurarsi non tanto come un premio concesso dalla Dirigenza, ma come qualcosa che ti arriva solo se ti proponi come candidato.
A tal fine dichiaro: e in un vero diluvio di errori di battitura dove si parla financo di costruzzioni di ambienti di apprendimento, di ricoso a strategie efficaci e innovative nonché di patecipazioni a questo e a quello, mi danno lo spazio per dichiarare tutte le belle cose che ho fatto, e soprattutto per descriverle.
E passi per le commissioni, l'elaborazione dei progetti per rastrellare fondi, i corsi di formazione, le gite di istruzione, i Giochi della Vallata (ma tutte queste cose perché ve le devo ricordare, visto che abbiamo riempito già fogli e tabelle e schemi e quadri per dire che  partecipavamo alla Commissione RAV ma non all'Orientamento, e abbiamo organizzato l'Erasmus+ ma non i Giochi della Vallata? E se mi inventassi di avere fatto il Trinity e il Campionato di Giornalismo? Davvero andrete a controllare tutto, punto per punto?); ma si arriva poi alla cura delle relazioni e cura della classe dove devo citare relazioni positive e collaborazione costruttiva con genitori, colleghi, dirigente e Enti o Soggetti del territorio, nonché relazione positive con i propri alunni; consuetudine nell'uso di interventi didattici con il coinvolgimento degli alunni (e qui andrebbe capito che cazzo di interventi didattici posso fare, senza coinvolgere gli alunni) impegno nella pubblicazione e diffusione di buone pratiche.
"Qui devi scrivere cosa fai in classe" mi ha spiegato qualcuno.
Molto bene: descrivo cosa faccio in classe e spiego che sono buone pratiche, atte a costruire un bel clima didattico. Ma che ne sapete se dico il vero? E come fate a stabilire che le mie buone pratiche sono migliori o peggiori di quelle della prof. Therral o della prof. Spini? Né io né le proff. Therral e Spini siamo in grado di quantificarle e misurarle, ad ogni modo.
Il modulo si configura dunque come una curiosa raccolta di informazioni che la Dirigenza conosce già e dichiarazioni che la Dirigenza non è minimamente in grado di confermare né di smentire.
Si scopre così che a valutare se sono o non sono una Insegnante Meritevole dovrei essere io. Ma se i miei colleghi (e i miei alunni e i genitori dei medesimi) forse sono un po' in situazione di conflitto di interessi nel giudicarmi, che dire di me? Se scrivo quanto sono brava e capace e che bel clima costruttivo costruisco in classe, non sono forse un filino interessata a farlo? E siamo sicurissimi che io sia comunque in grado di valutare con perfetta imparzialità il mio grado di eccellenza come insegnante e il clima costruttivo che riesco a costruire in classe? Sono davvero a conoscenza di cosa succede in classe quando ci sono e insegno? Posso pretendere di valutare il successo delle mie buone pratiche? 
E da quando in qua i dipendenti si valutano da soli per il conseguimento di bonus e gratifiche varie?

Al termine di cotanto accorata lamentela, si impongono comunque alcune domande: che cosa hanno preso, quelli che hanno ideato questo curioso escamotage? Sono disponibili a mettermi in contatto con il loro fornitore? Possono procurarmi, non dico il Bonus, ma un piccolo sconto sulla merce?
Di sicuro si tratta di roba di ottima qualità.

venerdì 24 giugno 2016

L'ospite del senatore Horton - Clifford D. Simak


Ci sono dei libri che ti attirano senza un vero perché. Li vedi, ti incuriosiscono, pensi che ti piacerebbe leggerli. E' un pensiero vago, non tanto forte da spingerti ad allungare la mano per prenderli, tanto meno a sfogliarli, ma qualcosa rimane confusamente nel fondo della tua coscienza e tutte le volte che lo rivedi pensi "Ah, ma forse mi piacerebbe leggerlo".
Nel caso di questo specifico libro non avrei dovuto scomodarmi molto, perché era in casa: mio padre è appassionato di fantascienza e ogni tanto andavo a frugare nei suoi scaffali spulciando qualcosa. Inoltre, siccome è un classico, la Mondadori lo ristampava regolarmente e lo vedevo spesso occhieggiare nelle edicole, ogni volta pensando che mi sarebbe piaciuto leggerlo.
E sono passati gli anni e i decenni.
Finché un giorno, quando ormai da molto tempo la libreria dei miei era emigrata insieme a loro nella nuova casa, improvvisamente la mia coscienza si è risvegliata, senza un perché, e sono andata in biblioteca a prenderlo.
L'ho letto e in effetti mi è piaciuto molto, così ne parlo per questo Venerdì del Libro.
E' un classico della fantascienza, scritto nel 1968 e prontamente tradotto in italiano. Non sono affatto sicura di averlo letto in versione integrale perché tuttora circola solo la versione che Mondadori tradusse per Urania, e le traduzioni Urania dei bei tempi andati (e forse anche quelle dei bei tempi presenti) spesso decidevano di risparmiare al lettore ampie porzioni dei libri che tradicevano. Si vede che non volevano rischiare di annoiarci.
Aggiungo che il titolo non ha nulla a che vedere con quello originale, che è The Werewolf Principle, ovvero Il principio del lupo mannaro. Eppure un titolo che evocasse i lupi mannari non mi avrebbe attratto nello stesso modo: i lupi mannari non mi hanno mai interessato molto, al contrario di questo senatore Horton, che immaginavo abitare in una tipica villetta da senatore, di quelle un po' neoclassiche che si vedono a Washington. E una sera aveva un ospite, magari a cena, e questo ospite naturalmente doveva essere un tipo un po' particolare, se gli dedicavano un romanzo - un extraterrestre, forse? Un ambasciatore di nuovi mondi, magari sotto mentite spoglie? Qualcuno piuttosto importante, comunque, con cui il senatore avrebbe dovuto scendere a patti.

Un po' ci avevo dato e un po' no. La villetta del senatore Horton in realtà è in pietra e legno, una casa in bioarchitettura (no, quando il libro è stato scritto la bioarchitettura non era ancora stata teorizzata), molto diversa però dalle altre case del periodo. E non è a Washington, bensì in una zona piuttosto boscosa del paese.
Quanto all'ospite, è un prestante giovane completamente inzuppato da un temporale, che abita a qualche chilometro di distanza e che ricorda solo che stava guardando dalla veranda di casa sua le nuvole che si addensavano, per poi ritrovarsi davanti alla villa del senatore.
Il senatore Horton è un bravo ospite, molto ospitale, e ristora a dovere il giovane. Il quale giovane è abbastanza abituato ai vuoti di memoria, perché è stato recuperato da una capsula, dove stava in animazione sospesa da diverso tempo, e non ricorda né chi è né come mai è finito nella capsula. Lo strano è che non lo ricordano nemmeno la NASA e il governo americano, e nessuno sa spiegarsi chi sia questo giovane e come mai se ne stesse in una capsula in animazione sospesa invece che vivo e vegeto a farsi i fatti suoi.
Il senatore Horton è un personaggio piuttosto importante, e si sta battendo per un progetto che vorrebbe costruire un uomo "sintetico", cioè prodotto sintetizzando svariati organismi, che sia in grado di adattarsi a molti dei possibili mondi abitabili: il principio alla base di questo singolare esperimento è che, invece di cercare di adattare i pianeti all'uomo, sarebbe più pratico e comodo adattare l'uomo ai vari pianeti.
L'obbiezione del più celebre avversario del senatore Horton è che una vita umana creata in sintesi non produrrebbe un uomo, ma qualcosa di diverso - ma a ciò gli scienziati rispondono che l'uomo sintetico che deriverebbe dall'esperimento sarebbe comunque un uomo, seppure in un suo peculiare modo.
Quel che quasi nessuno sa, e che viene fuori lentamente dalle pagine, è che l'esperimento è già stato tentato diversi anni prima, solo che il primo lancio si risolse apparentemente in un disastro e la NASA occultò con cura tutte le prove.
Lentamente scopriamo il procedimento cui sono ricorsi, il principio del lupo mannaro (che non c'entra troppo con i lupi mannari, ma è la possibilità di trasformarsi in qualcosa di completamente diverso da ciò che si è in condizioni "normali") e che questo primo esperimento fu fatto in duplice copia. Alla fine del romanzo, naturalmente, sappiamo anche chi erano i due esseri umani prodotti in sintesi.
Non è una storia drammatica, ma un racconto che studia le infinite possibilità della scienza e della natura umana; e non finisce affatto male, anche se il senatore Horton perderà la sua battaglia, almeno in apparenza. 
Una storia affascinante, ambientata in un mondo futuro che, per una volta, non è per niente disastrato o disastroso, dove si vive piuttosto serenamente in condizioni di piacevole confort e dove l'umanità non è affatto minacciata da catastrofi incombenti.
Ed è una lettura estremamente interessante e, a tutt'oggi, ancora molto attuale - anzi, forse più attuale oggi di quando fu scritto il libro.
Ma, nonostante le ingannevoli promesse della copertina, non contiene nessuna ragazza con i capelli rosa e in minigonna rosa. Una ragazza c'è, ed è anche un bel personaggio (oltre che una bella ragazza) ma ha un aspetto molto meno stravagante e dei comunissimi capelli di un bel nero.
C'è anche un lupo mannaro? Sì e no. Comunque c'è un lupo - il che in apparenza non è strano, ma in realtà nell'epoca in cui è ambientato il romanzo i lupi sono estinti da più di un secolo.
Ma ho detto anche troppo. 
Un bel libro, probabilmente tradotto in maniera incompleta, che apre a diventi spunti di riflessione ma che non è forse troppo adatto a lettori giovanissimi - diciamo che metterei il target dai vent'anni in su, ma forse ho torto.

Con questo post dal sapore vagamente archeologico partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro buone letture e buone vacanze a chiunque passi da queste parti, visto che cominciamo a poter finalmente parlare di estate.

mercoledì 22 giugno 2016

La tecnologia Apple è sempre la migliore? Dipende....


Siccome è precipua funzione della scuola educare le giovani leve alla legalità e alla democrazia, quest'anno è arrivato anche alle scuole medie di St. Mary Mead il Consiglio dei Ragazzi, già da tempo presente alle elementari. Si tratta di un assemblea di rappresentanti delle classi, che a date stabilite si radunano, parlano ed espongono richieste.
"Ci hanno detto di raccogliere le richieste delle nostre classi" mi ha spiegato Girl Scout.
"Bene, facciamo una cassettina e chi vuole ci mette la sua richiesta" dico io. 
A fine mese rovescio la cassettina, prendo un segretario per trascrivere le richieste e apro i bigliettini.
Tra le richieste più ripetute c'è quella di una LIM in classe, ma anche tablet, kindle, un computer funzionante per classe (tutto ciò è stato prima che riuscissi a scippare un Imac funzionante al prof. Jorge) e via informatizzando.
Fioccavano anche le richieste di normali e banalissimi WC al posto dei cosiddetti cessi alla turca per i maschi - perché, strano ma vero, nel XXI secolo nei bagni dei maschi ci sono ancora le turche (cosa che ignoravo, non avendo mai messo piede in uno dei suddetti bagni per molte e varie ragioni facilmente intuibili).

Una volta stilata la lunga lista, spiego che le LIM non sono in ogni classe non perché gli insegnanti non le desiderino, o perché il Consiglio di Istituto sia contrario alle nuove tecnologie, ma perché la scuola non ha i soldi per comprarle.
"La scuola però potrebbe anche fare attenzione a come li spende, i suoi soldi" osserva Catone "Non è per fare i conti in tasca a nessuno, ma la scuola ha comprato dei Mac, che sono molto più cari dei normali computer".
"No, la scuola non ha comprato alcun Mac" assicuro.
"No, prof, la scuola li ha comprati, glielo dico io. Nella Terza A hanno un Macintosh, l'ho visto".
"So che nella scuola ci sono alcuni Mac" confermo con un sorrisetto "Ma la scuola non li ha comprati. Nessun computer di questa scuola è stato comprato, negli ultimi anni".
Mi guardano perplessi.
"Ogni tanto qualche anima gentile ci offre dei computer che altrimenti rottamerebbe, e noi li prendiamo ben volentieri. Ma, vi renderete conto, possiamo prendere solo quel che ci viene offerto. Se ci offrono dei Mac, chiaramente, prendiamo dei Mac. Non avrebbe senso rifiutarli".
Catone si immerge in un silenzio meditabondo.