Il mio blog preferito

domenica 11 aprile 2010

Reazioni incomposte ad una modesta comparsata dei Promessi Sposi



Solenghi-Marchesini-Lopez: chi altri?


"Prof, sta leggendo i Promessi Sposi?" chiede Mercuzio avvicinandosi alla cattedra durante l'intervallo.
Il libro, una sobria edizione tascabile, spunta dalla borsa gattata che è appoggiata sulla cattedra.
"L'ho portato per fare un paio di fotocopie, volevo farvi leggere un bra..."
"Ci fa leggere i Promessi Sposi? No, prof, è noioso!"
"Ma no, solo qualche paginetta sul passaggio degli eser..."
"No, Prof, i Promessi Sposi no!"
"Mercuzio, perché non ti godi il tuo intervallo e non lasci decidere a me la programmazione?".
Mercuzio si allontana, per niente convinto. Passa di lì la Sognatrice, che quando vuole ha gli occhi assai pronti.
"Prof, sta leggendo i Promessi Sposi?".
"No, era per fare un paio di fotocopie sul passaggio degli e..."
"Prof, ma non ci farò mica leggere i Promessi Sposi?"
"Solo qualche pagina sul passaggio dei lanziche..."
"No, prof, i Promessi Sposi no!"
"Guarda che non mordono, sono un libro come tanti" provo a rassicurarla.
"Ma E' NOIOSO! Io lo so, perché l'ho letto! L'ho preso in biblioteca lo scorso mese e le assicuro che è davvero noioso!"
"Calmati, non leggerete i Promessi Sposi, si tratta solo di un piccolo, innocuo brano che non vi arrecherà alcun danno" ripeto con pazienza "Consideratelo come una fonte storica, è solo per farvi capire il passaggio dei lanzichenecchi".
"Ma proprio i Promessi Sposi? Uffa, Prof, non è giusto".
La Sognatrice se ne va e io continuo a compilare il registro, immersa in profonde riflessioni.
In effetti io non faccio mai leggere i Promessi Sposi per letteratura, ma uso quasi sempre qualche pagina in seconda per la parte storica: il passaggio dei lanzichenecchi, l'arrivo della peste, il duello di Lodovico... quest'anno poi abbiamo fatto il Seicento talmente in fretta e talmente con i piedi (né il manuale di storia ci offriva comunque l'opportunità di farlo decorosamente) che mi sembrava cosa buona e giusta fargli intravedere i piaceri che può darti la guerra anche quando non sei in guerra.
Si tratta di due paginette sugli eserciti di ventura e i loro usi e costumi, più due su don Abbondio, Perpetua e Agnese che tornano a casa dopo il passaggio degli eserciti - con il vantaggio supplementare di fargli un primo test sull'italiano dell'Ottocento.
Quanto al vantaggio laterale che talvolta mi propongo con questi delicati assaggi, cioè fargli assaggiare la profonda attualità del Manzoni storico, non so se questa classe è pronta per coglierlo - del resto occorre considerare che la storia non gli interessa né tanto né poco, al di là del grosso handicap che presenta per il fatto di doverla studiare.

Ad ogni modo le loro reazioni al semplice apparire dei Promessi Sposi sono solo un pochino più esplicite della media (è una classe sempre disposta a dir male di qualcosa o qualcuno) ma corrispondono a quelle consuete dei loro coetanei - e con queste premesse, continuo a non capire come mai molti insegnanti di Lettere ritengano loro preciso dovere adottare i Promessi Sposi come libro di narrativa per la terza media. Intendiamoci, a volte può piacere. Io stessa ho incontrato una classe che aspettava la sua razione di Promessi Sposi settimanale come altri avrebbero aspettato un giro in gelateria - una singola classe, in dieci anni. Ma considerando che alle superiori avranno comunque modo di incontrare cotale libro, confesso che mai e poi mai mi azzarderei a forzarli ad un lungo incontro precoce - anche perché Manzoni in generale non mi è mai sembrato scrittore per adolescenti e difficilmente viene apprezzato prima dei vent'anni.
Salvo casi di insegnanti estremamente convincenti...

sabato 10 aprile 2010

Manuale del perfetto Insegnante - I Genitori (6)


Un Buon Genitore, com'è noto, è del tutto impermeabile ai ricatti morali che la prole tenta di operare nei suoi confronti - cosa in effetti assai semplice, soprattutto per chi non ha figli

Ordunque abbiamo parlato sinora di genitori e di insegnanti. Ma, com'è noto, esistono alcune concatenazioni di circostanze* grazie alle quali un insegnante può diventare genitore. Subentra allora in lui un notevole cambiamento della weltanschauung.

E' noto infatti che mai si vide al mondo migliore allevatore di prole dell'ISF (Insegnante Senza Figli): costui infatti sa sempre benissimo quali sono i principi e le modalità da seguire nell'educare i giovani virgulti e spesso e volentieri tali principi e modalità riprendono (a suo dire) quelli dei suoi genitori. Sovente ne risulta il quadro familiare di una coppia genitoriale di 2GS (ovvero Due Grandissimi Stronzi) cui faceva da riscontro un figlio/a di obbedienza esemplare e assolutamente ligio al suo dovere.
Già qui vi sarebbe abbondante materiale da riflessione: per esempio solo i figli più che esemplari scelgono di diventare insegnanti? In tal caso, niente di strano che abbiano difficoltà ad accettare il comportamento dei loro allievi (in particolare di quelli che non sembrano mostrare alcunissima propensione all'insegnamento) e che non cessino mai di pontificare sulla giovanile indisciplina. Oppure: come si conciliano certi ricordi autobiografici dell'esemplarissimo individuo in questione con altri racconti di amici comuni che lasciano intravedere, per carità, una persona onestissima e più che rispettabile, ma che ogni tanto si concedeva qualche innocua evasione, non tutti i giorni entrava in classe con i compiti completamente svolti e ha rifilato pure lui il suo bravo quantitativo di balle agli autori dei suoi giorni?

Come che sia, l'Insegnante Senza Figli sa sempre indicare a perfezione come e quanto sbagli il GO (Genitore Ordinario), reso da lui oggetto di continue critiche, oltre ad avere ben chiaro che cotale genitore non dovrebbe mai e poi mai trovare da ridire su alcuna scelta di alcun insegnante. Tale atteggiamento, va riconosciuto, non cambia una volta che l'Insegnante Senza Figli si riproduce: il Genitore (degli altri) continua ad essere uno smidollato incapace, privo di fibra morale e di buon senso e assai impertinente quando si permette di criticare un docente.
Tuttavia, una volta che api e uccellini hanno fatto il loro dovere e il docente si è riprodotto, quando infine è passata la fase dei pannolini e dei biberon e giunge il momento di mandare la prole a istruirsi secondo l'usata trafila che inizia con la scuola materna, il Genitore Insegnante subisce una profonda metamorfosi, quasi un rinnovamento interiore - e scopre, improvvisamente, che la classe docente è composta da disgraziati incapaci.
Verrebbe magari da pensare che, memore degli anni passati a combattere con i genitori e dopo le numerose critiche rivolte ai suddetti, da solo o insieme ai colleghi, un insegnante che si ritrovi ad essere anche genitore, consapevole com'è delle numerose difficoltà in cui inevitabilmente si può ritrovare il collega che ha avuto in sorte la gestione della sua prole, si dimostri pieno di comprensione e solidarietà e capace di immedesimarsi nel punto di vista del malcapitato di turno, almeno qualche volta.
Verrebbe magari da pensarlo, ma sarebbe sbagliato: nel momento in cui si riproduce, un Insegnante diventa un Genitore come tutti gli altri ed esibisce il consueto repertorio che ogni docente conosce, a cominciare dai classici "Non lo/la capisce" "Io conosco mio/a figlio/a" "Non si può trattare così un/a bambino/a", senza risparmiarsi i consueti "I bambini/ragazzi vanno saputi interessare alla materia", "Non sa tenere la classe" fino agli stranoti "L'ho interrogato/a ieri sera e sapeva tutto" "Non sa valorizzarla/o".

Subentra inoltre anche un fattore gerarchico: infatti il Genitore Insegnante tollera assai male le rimostranze degli insegnanti di rango "inferiore". Convinto forse dai sistemi informatici, dove di norma "il maggiore legge sempre il minore" (ad esempio Word 8 che legge, o dovrebbe leggere anche Word 7), il Genitore Insegnante dà per scontato che chi insegna alle medie sappia di default come dovrebbero lavorare alle elementari, chi lavora alle superiori sia anche perfettamente in grado di giudicare l'operato degli insegnanti delle medie eccetera. In cima alla piramide ci sono, ovviamente, gli insegnanti universitari - che sono comunque convinti di saperne più di chiunque al mondo su qualsiasi cosa almeno vagamente collegata al loro settore, indipendentemente dal fatto di essere o non essere genitori.
Tuttavia è risaputo che, se pur esistono alcune, specialissime persone capaci di insegnare in qualunque scuola di qualsiasi ordine e grado con adeguate capacità e competenza, la maggior parte dei docenti a malapena impara e con gran fatica ad insegnare ad una determinata fetta di individui, e anche lì non sempre con risultati entusiasmanti. In breve, riuscire ad appassionare le giovani menti alla trigonometria non ti rende automaticamente capace di avviare delle ancor più giovani menti alla scoperta dei numeri da uno a dieci; e tuttavia la maggior parte dei Genitori Insegnanti è convinta di essere perfettamente in grado di valutare l'operato di un collega di grado più basso e di saper criticare a ragion veduta le sue scelte, come si può facilmente sentire in qualsiasi Sala Professori.

I colleghi ascoltano, un po' inquieti.
In cuor loro si domandano se diventeranno (o sono stati) anche loro così.
In cuor loro sanno che la risposta è quasi sempre "sì".


*per un riepilogo delle medesime, basta cercare uno di quei siti che parlano delle api, delle farfalle, delle cicogne e di consimili argomenti
** si tratta di una generalizzazione: si danno infatti molti casi di insegnanti che riescono a mantenere, almeno all'apparenza, un atteggiamento equilibrato e ragionevole verso la propria prole. Tu, che stai leggendo in questo momento, sei ovviamente uno/a di loro.

martedì 6 aprile 2010

La perfida Albione



L'insegnante di inglese della mia sezione è a incarico annuale. ed è ad Hogsmeade per la prima volta; par di capire però che sarà anche l'ultima.
Ha un carattere piuttosto urticante, di quelli che quando passano l'acido solforico si scansa per paura di essere corroso. In effetti, quando posso, evito di farci il viaggio in treno: soprattutto quando si parla di politica emergono contrasti non tanto sul merito quanto nel tono - il mio universo ideale comprende una serie di blande sanzioni da applicarsi con estrema moderazione, il suo scivola spesso in una storia di catene, bastonate e chirurgia sperimentale. Al contrario di me inoltre possiede in alto grado la Cultura del Sospetto - beh, se anche non la possedeva ha imparata a svilupparla quest'anno, comunque. E a dire il vero anch'io sono molto peggiorata, sotto questo aspetto.

E' possibile che averla come insegnante non sia il massimo dell'intrattenimento. Detto questo, i problemi con la classe vertevano però su altre questioni che quella della simpatia reciproca.
Albione infatti ha tutta una serie di idee personalissime sul suo lavoro, cui i ragazzi (almeno quelli della mia classe) faticano assai ad adattarsi. Ad esempio pretende che vengano svolti regolarmente i compiti assegnati, sia per la parte scritta che per quella orale. Pretende uno studio regolare e continuativo, in base alla balzana teoria che senza lo studio le lingue straniere non si imparano. Pretende poi non solo che i ragazzi si studino le varie liste di vocaboli, verbi irregolari etc. ma che addirittura se li ricordino anche in seguito. E già qui ci si rende conto di essere in presenza di una vera e propria negriera, deprivata della frusta e dei cani feroci solo per colpa del lassismo che impera attualmente nell'italica scuola.
Il peggio però deve ancora arrivare: perché la perfida Albione ha altre e ben più gravi pretese: infatti, addirittura, vuole che i ragazzi facciano i compiti non sul libro (dove magari è già intervenuto a suo tempo qualche fratello maggiore o cugino) ma sul quaderno - il tutto con l'inconsistente scusa che così i ragazzi fanno un po' di esercizio di ortografia, di cui sostiene che abbiano grande necessità; e (inaudito) per meglio accertarsi che ciò effettivamente avvenisse, addirittura passava tra i banchi per controllare i quaderni.
Quest'ultima atroce vessazione, sembra, è stata la goccia che ha fatto traboccare la giara (che certo un semplice vaso, per quanto grande, non poteva bastare a contenere la genitoriale indignazione nata da sì gran sopruso): che non solo un insegnante assegnasse dei compiti che non si facevano in tre minuti con il piede sinistro, ma ardisse pure controllare di persona se tali compiti erano stati svolti e avvisasse a casa se così non era!
Insomma, alla fine una delegazione di genitori (composta non si sa da quanti esemplari, perché sulla questione la Preside è sempre stata di una vaghezza disarmante) è andata in presidenza a protestare contro tali soprusi - e davvero, se un genitore non si muove davanti all'inqualificabile spettacolo di un insegnante che cerca di fare il suo lavoro, davanti a cosa mai deve muoversi?
La Preside non è rimasta insensibile a tanto dolore, e ha rampognato la Perfida Albione per la sua eccessiva fiscalità. La Perfida Albione si è naturalmente difesa, ma con qualche esitazione - comprensibilmente, perché sentirsi rimproverare dalla Dirigenza di cercare di guadagnarsi onorevolmente lo stipendio è cosa che può far perdere la parola e mancare gli argomenti anche ai più loquaci tra gli insegnanti.

Ho manifestato apertamente la mia indignazione per il dirigenziale intervento con un paio di piazzate fatte a voce ben alta in Sala Professori, contando che qualche anima buona che andasse a far la spia al DS: che non si capisce come mai, prima di rimproverare Albione per la sua mancanza di elasticità, la Preside non abbia pensato di parlare col coordinatore (ovvero me) o con qualche altro insegnante della classe onde informarsi se davvero inglese era l'unica nota stonata prodotta da quei gentili fanciulli - perché tutti le avremmo confermato che la classe magari non studiava inglese, ma di sicuro non studiava nemmeno storia, geografia, scienze, tecnica, musica e quant'altro.
Ma, ahimé, il buon vecchio e sano istituto della delazione a Hogsmeade sembra mancare: tutti mi han dato ragione a voce, tutti hanno convenuto che la Preside si era allargata davvero troppo ma nessuno ha riferito a chi di dovere, per quanto risulta (pensare che quando ti farebbe comodo avere intorno un gruppo di persone discrete c'è sempre qualcuno che va in giro a spiattellare qualsiasi cosa tu dica).

Così ho provato ad autodelazionarmi agli scrutini, insistendo più volte sul numero (invero piuttosto elevato) di insufficienze che la classe esibiva in ogni materia: nessuna materia ne esibiva tante quanto inglese, ma le differenze erano davvero minime. In effetti, più che schede, quei documenti di fine quadrimestre sembravano cimiteri.
Ho poi dato ampio risalto e assai ricamato su un curioso giro di fotocopie di compiti da me sventato casualmente (ebbene sì, le creaturine fotocopiavano gli esercizi svolti da pochi eletti, caso mai Albione fosse così orba da non distinguere una paginata di esercizi fotocopiati da una di esercizi scritti). La cosa è ovviamente finita in una girandola di note e avvisi a casa, che non hanno però suscitato particolari reazioni da parte dei genitori. E del resto i ragazzi non si sono fatti da soli, immagino.

Da allora la pressione dirigenziale sulla perfida Albione sembra si sia allentata. I ragazzi borbottano e si lamentano facendo attenzione a non farsi troppo sentire, i genitori si suppone facciano altrettanto in privato, ma almeno hanno smesso di lanciare vaghi o aperti richiami alla questione durante i colloqui con me.
Nel frattempo, i giovani virgulti della mia amata classe continuano a non studiare; e continuano a non studiare, con perfetta equità, non soltanto inglese ma anche le altre materie - comprese quelle della prof. Murasaki con cui assicurano di avere un buon rapporto e che sperano tanto che ritorni l'anno prossimo.
Il che dimostra, contrariamente a quel che ho sempre creduto, che avere una bella intesa con la classe serve fino a un certo punto sul piano didattico.

Del resto loro, forse, hanno un buon rapporto con me; ma io sono tutt'altro che convinta di avere un buon rapporto con loro...

domenica 4 aprile 2010

Samwise il Forte, Eroe dell'Era



Sam è un personaggio piuttosto anomalo nel panorama della letteratura, e lo è senza parere. Parte come Servo Fedele, sottocategoria "storditello ma tanto affezionato al padrone", un po' can da guardia, un po' scemo del villaggio - ma di un villaggio molto bonario. Come i due hobbit aristocratici ha scelto di imbarcarsi in quell'avventura per amore, ma anche per curiosità e sete di conoscenza. Entrambe le molle lo spingeranno per tutto il libro e non verranno mai meno. Partecipa al viaggio per scelta, lo ha scelto più volte; per questo, quando arriva per lui il momento delle decisioni, sceglie senza troppa difficoltà.
Non è un semplice Aiutante: come riconosce apertamente Frodo "senza Sam non avrebbe combinato granché": negli ultimi quattro capitoli dello sciagurato viaggio a Mordor è Sam che decide, fa e disfa. Frodo è ormai incapace di fare altro che tirare avanti, passo dopo passo, fino alla Voragine; ma Sam è ancora integro, perché è stato vicino all'Anello abbastanza per capire all'incirca di che si trattava, pur tenendosene a distanza quanto bastava per non farsene assorbire (e in verità assorbire e dominare Samvise Gamgee non dev'essere affare di poco conto).
L'Anello prova con tutte le sue forze a sottometterlo nei pochi istanti in cui Sam lo porta al dito - ma anche l'Anello non trova di meglio che promettergli un enorme giardino su cui possa regnare indisturbato dopo aver vinto tutti i nemici. E' in effetti l'unico miraggio che possa tentare un giardiniere per vocazione, ma Sam scopre quasi subito il trucco: non gli interessa comandare una squadra di giardinieri (anche se, alla fine del libro, si troverà a fare anche quello): vuole un giardino tutto suo da far fiorire, nient'altro.
Troppo, o troppo poco per l'Unico Anello del Potere - che infatti con lui non riesce ad averla vinta.
(Naturalmente col tempo e la pazienza sarebbe venuto a capo anche di Sam. Forse. Ma, non dimentichiamocene, non è riuscito a venire a capo di Bilbo in sessant'anni e riesce a prevalere per un attimo su Frodo solo  nel suo momento di massimo potere, accanto alla sua fonte d'origine).

sabato 3 aprile 2010

Tuo padre ti ama e se ne ricorderà prima della fine


Così prevede Gandalf, quando Faramir parte su ordine del padre per l'impresa dichiaratamente impossibile di difendere il guado di Osgiliath. Facile profezia, invero: perché quelli come Denethor si ricorderanno sempre di amare ciò che gli appartiene, possibilmente nel momento e nel modo più sfavorevoli allo sventurato oggetto d'amore.
E così l'amore paterno reclama i suoi diritti quando Faramir ritorna, colpito dal Re dei Cavalieri Neri e sprofondato nel delirio. E come grandi segni di amore Denethor decide che:
1) morto lui e i suoi figli, è chiaro che non c'è più speranza e che Minas Tirith cadrà nelle mani del nemico, quindi tanto vale lasciar perdere tutto
2) il vero desiderio di Faramir è morire con lui.
Al secondo punto, in particolare, Faramir non può dire né sì né no, appunto perché è sprofondato nel delirio. Le cose finirebbero davvero male se Beregond non decidesse di buttare alle ortiche il suo giuramento di obbedienza e se Pipino non corresse nel bel mezzo della battaglia a tirare Gandalf per la manica perché Faramir aveva "più bisogno di dottori che di lacrime". E niente di meno dell'intervento di Gandalf in persona sarà necessario per strappare Faramir all'abbraccio del suo amorevole padre.
Quanto a salvare Denethor, si tratta di impresa probabilmente al di fuori della portata di Iluvatar in persona; a parte il fatto che Denethor non vorrebbe mai e poi mai essere salvato da altri che da sé stesso medesimo.

No, direi che nel complesso non è un personaggio che mi sia riuscito molto simpatico.
Comunque ha contribuito a generare Faramir, e non è un titolo di merito da poco.

Manuale del perfetto Insegnante - I Genitori (5)




copywright by Lanoisette

Quelli che lei non sa chi sono io

quelli che non sanno neppure in che classe stia il pargolo
quelli che non vengono mai a parlare
quelli che vengono fin troppo spesso
quelli maleducati
quelli ossequiosi
quelli che ma non sapevo che bisognava ritirare la pagella
quelli che sanno a memoria ogni singolo comma della legislazione scolastica
quelli che mio figlio farà il liceo
quelli che se continua così lo mando a zappare
quelli che ah, i professori di una volta...
quelli che ah, se l'avessi avuta io, una professoressa come lei!
quelli che in famiglia sono tutti laureati
quelli che hanno a malapena la terza media
quelli che ma ieri sera sapeva tutto, l'ha ripetuta a me!
quelli che non sa nulla, professoressa, non sa nulla!
quelli che noi professori non facciamo abbastanza
quelli che noi professori pretendiamo troppo
quelli che lei non ha capito come prendere mio figlio
quelli che professoressa, mi dica lei come prenderlo!
quelli che ma sono solo dei ragazzi...
quelli che ai miei tempi, si cresceva prima!
quelli che non vengono mai ai colloqui
quelli che vanno a colloquio solo col Preside
quelli che non hanno tempo per seguire il ragazzo
quelli che di tempo ne hanno fin troppo
quelli che mio figlio è un deficiente
quelli che non vogliono firmare la richiesta per il sostegno
quelli che tutto suo padre
quelli che ma il fratello è così diverso...
quelli apprensivi
quelli menefreghisti
quelli severi
quelli lassisti
quelli conservatori
quelli progressisti
quelli che sbraitano
quelli che sussurrano
quelli che contestano
quelli che ringraziano
quelli che pretendono di insegnarti il mestiere
quelli che non sanno fare il proprio
quelli che non gli hanno dato le basi
quelli che le basi sono importanti
quelli che studiare a memoria è inutile
quelli che tutto a memoria
quelli che la sera è stanco
quelli che ha un sacco di tempo libero
quelli che puniscono
quelli che premiano
quelli che studia solo quello che gli interessa
quelli che non gli interessa niente
quelli che li vedi e capisci subito perché il figlio è così
quelli che li vedi e non capisci proprio da dove sia sbucato fuori, 'sto figlio
quelli che non mi interessa se in classe dà fuori da matto, come va in grammatica? *
quelli che io non sono di quelli che proteggono il figlio **

Tutti questi.
E molti altri.
Molti, molti altri.

* copywright by LaProf
** copywright by Murasaki

venerdì 2 aprile 2010

Tre canzoni



Sono uscite nelle ultime settimane e in questo periodo le ascolto a ripetizione. Altro in comune non hanno, a parte la bravura dei loro autori.

La prima è Senza colore dei Bastard Sons of Dioniso. Non è proprio recentissima, perché fa parte dell'album In Stasi Perpetua uscito a fine Ottobre (gran bel disco, peraltro, della cui esistenza siamo a conoscenza in relativamente pochi eletti perché la Sony è un fulmine di guerra a far firmare contratti a chiunque si ritrovi a portata di mano, ma di qui a promuoverlo...). Ufficialmente sarebbe il secondo singolo estratto dall'album, ma anche questa è una notizia per circoli ristretti, perché in radio non la passano praticamente mai.
E' una bella canzone a struttura tripartita, una volta tanto senza cori ma con una strofa per uno; una volta tanto Jacopo canta e non urla, e scopriamo così che ha un timbro piuttosto particolare.
Testo ai limiti dell'incomprensibile ma assai sinestetico: "spargo il colore per sentirne l’odore / spargo l’odore per vederne altre varietà". Dalla prima volta che l'ho sentita mi ha fatto tornare in mente La Signora delle Tempeste di Marion Zimmer Bradley. Non ci credo nemmeno se me lo giurano loro che il testo è preso dal romanzo, ma il verso


si adatta come meglio non si potrebbe alla sventurata Dorilys, che alla fine della storia va in corto circuito, sopraffatta dalla forza del suo laran, e rimane, appunto, in stasi perpetua. La Bradley non ha mai più ripreso la storia e quindi non sappiamo cosa ne è stato della ragazza; io però me lo sono domandata spesso. La canzone non risponde alla domanda ma descrive la sua "esistenza".
Il brano ha un arrangiamento molto originale, un po' fine anni 70, con tanto di moog che le conferisce un tono epico. Del resto, Signora delle Tempeste o meno, parla effettivamente di questioni grandiose...

La seconda è La sera di Morgan e, ahimé, ha una storia particolare quanto dolorosa (per me): doveva essere il brano che Morgan avrebbe portato a Sanremo. Un paio di settimane prima dell'inizio del Festival però Morgan rilasciò un'intervista dove esponeva alcune considerazioni personali sulla droga e il suo uso. L'intervista suscitò uno scandalo infinito e venne poi smentita da Morgan che negò le considerazioni ma ammise una dipendenza dalla cocaina da cui stava cercando di curarsi.
In un gran volar di beccate e di piume la RAI decise che Morgan si presentava come figura pericolosa per i giovani dai quali rischiava di essere preso a modello e dunque decretò... la sua esclusione da Sanremo (ma non dalla quarta edizione di X Factor)*.
La sera è una bella canzone, che richiede forse tre-quattro ascolti per sdipanarsi con la doverosa chiarezza alle orecchie dell'ascoltatore e con un testo che celebra la sera non tanto come porto e riparo dopo le tempeste della vita, ma come la parte più importante e soprattutto più vera di tutto la giornata, il momento più ricco e creativo, dove la confusione del giorno acquista un suo senso.
La canzone è racchiusa in un arrangiamento sontuoso e curatissimo - che comprende tra l'altro anche carillon e teremin - al quale l'orchestra di Sanremo avrebbe saputo fare adeguata giustizia (e infatti credo i poveretti aspettassero l'esecuzione della canzone di Morgan come il loro giusto compenso dopo una sfibrante serie di marchette) e che al di fuori del disco sarà difficile replicare perché richiede uno spiegamento di forze piuttosto proibitivo per una band che suona dal vivo (in breve: costerebbe troppo). E dunque il Festival si è tolto la soddisfazione di tagliar fuori a causa delle opinioni espresse dall'autore l'unica canzone effettivamente scritta e preparata in funzione dell'apparato festivaliero, preferendo mantenere in gara e mandare sul podio (posizione mediana, tanto per non scendere nei dettagli) con manovre tutt'altro che trasparenti, canzoni che davano motivo ad ogni buon cittadino italiano di vergognarsi profondamente del suo retaggio culturale e pure sociale nonché politico e storico.

La terza canzone è la più recente e per radio può capitare di sentirla: Mentre dormi di Max Gazzé, che fa parte della colonna sonora del film Basilicata Coast to Coast; testo di Gazzé e Gimmi Santucci, con un altro Santucci, Francesco detto Cicci (che non c'entra nulla col paroliere) che suona la tromba.
Come tutte le canzoni di Gazzé, dietro un'apparente semplicità nasconde una struttura piuttosto complessa ma il testo, per quanto raffinato (Gimmi Santucci è l'autore della mia amatissima Crisalide) è una classica ballata d'amore, del filone "canzone da cuscino, durante la prima notte", di quelle che aprono il cuore alla speranza, quando le nuvole sono di zucchero candito e le stelle spargono scie di coriandoli. La voce di Max si fonde con il tappeto degli strumenti - perché sì, anche qui c'è un arrangiamento particolarmente raffinato, di tipo jazzistico e l'assai stimato Cicci Santucci, che arpeggia e ricama con una tromba di velluto e seta, è un jazzista assai rinomato.

Sono tre canzoni diversissime tra loro, ma oltre alla bellezza le accomuna la cura e l'abilità con cui sono state costruite, con attenzione, passione e tanta tecnica. Ci ricordano l'importanza della cura dei particolari e della sostanza al di là dell'apparenza.

*pure, verrebbe malvagiamente da pensare che, dovendo preoccuparsi dell'influsso sui giovinetti, tale influsso possa essere più facilmente esercitato da una trasmissione dove notoriamente si chiacchiera parecchio piuttosto che da una competizione canora dove arrivi sul palco, ti fanno cantare e poco più. Sarà che per X Factor Morgan aveva già firmato il contratto e la Magnolia non intendeva mollarlo?

Applicazioni della filologia nella didattica


Lo schema raffigura uno dei più tipici modelli di albero, o stemma codicum

(estratto di una verace lezione tenuta da me medesima tre settimane fa)
Qualche giorno fa il vostro compagno Sirius ha chiesto cos'era la filologia. Sul momento ho dato una risposta affrettata perché volevo continuare la lezione, ma oggi ho deciso di sviluppare meglio l'argomento.
"Filologia" viene dal greco e significa "amore e cura della parola". Riguarda lo studio dell'evoluzione delle parole, ma anche dei testi. Un'edizione filologica è un'edizione che cerca di avvicinarsi quanto più possibile all'originale scritto dall'autore.
Fino alla metà dell'Ottocento, quando si voleva fare l'edizione critica di un testo si trascriveva il manoscritto che si reputava più vicino all'originale, magari con qualche modifica in caso di errori evidenti. Poi arrivò il metodo lachmaniano, che è quello che usiamo ancora oggi: prima di tutto si fa un accurato esame di tutti i manoscritti, poi si schedano le differenze e dall'analisi di queste differenze si ricostruisce lo schema dei codici, o albero* - qui ne potete vedere qualche esempio.
(proiezione sulla LIM di vari esempio di alberi, più o meno complessi)
Ricostruire l'albero porta alla ricostruzione della storia di un testo. Ad esempio, se un brano manca in un gruppo di manoscritti possiamo immaginare che il manoscritto capostipite di quel gruppo lo abbia saltato e che tutti manoscritti copiati da lui non lo abbiano copiato per forze di cose. Stessa cosa se abbiamo un errore significativo, o un pezzo interpolato.
Come avrete notato, quando avete fatto i compiti di storia non mi sono preoccupata troppo se copiaste o no, ad esempio girando per la classe per controllare che non teneste il libro sotto il banco. Questo perché sapevo benissimo chi tra voi negli ultimi mesi aveva o non aveva studiato storia e, vista una generale mancanza di allenamento allo studio da parte del gruppo, che non si è limitato a non studiare la mia materia ma, con grande senso di equità, ha evitato di studiare un po' di tutto, ritenevo piuttosto improbabili rimonte dell'ultima ora grazie a qualche tirata sui libri. Sapete, le tirate funzionano se chi le fa sa studiare. Buona parte di voi al momento non sa studiare anche perché raramente ha provato a farlo. Questo, temo, è il problema principale di questa classe.
Sapevo però che buona parte di voi ha una grande fiducia negli espedienti e davo per scontato che ne avreste fatto grande uso; contavo però di riuscire a ricostruirli correggendo i compiti. Infatti, per funzionare, anche gli espedienti più efficaci richiedono un minimo di conoscenza di base. Vi ho quindi lasciati piuttosto liberi, riservandomi di intervenire solo per i casi più appariscenti. Ad esempio ho sequestrato uno schema dal primo banco della fila di destra, ma ci avete praticamente acceso le insegne luminose sopra, non era possibile non notarlo.
(Brusio di obiezione)
Nossignore, vi siete fatte notare! Io ho un animo del tutto alieno dal sospetto, ma vi eravate messe cheek to cheek e stavate chiaramente guardando qualcosa. Ovvio che se fosse stata una foto del vostro cantante preferito non l'avrei certo sequestrata! E avevate la barriera degli astucci davanti. Mettere la barriera degli astucci è come mettere un freccione con su scritto "qui c'è un foglio da cui copieremo". Quando si sta nel primo banco occorre una certa cautela per copiare dagli schemi fatti a casa. Già che siamo in argomento, prima di guardarlo con tanta attenzione, potevate aspettare almeno che avessi dettato le domande.
Nelle file di destra invece si sono comportati con maggiore discrezione, e sono anche riusciti a far viaggiare il loro schema su Elisabetta I fino alla coppia di banchi staccati vicino alla cattedra. Tra l'altro era uno schema fatto piuttosto bene, non so se l'avevate preso da qualche parte o adattato dal libro - però, ragazzi, quando si fa girare uno schema in classe non si può copiare parola per parola come avete fatto voi; eravate in cinque, e in cinque mi avete scritto le stesse identiche parole: non era possibile non riconoscerlo. E poi, scusate, le date del regno di Elisabetta almeno a qualcuno di voi poteva ben venire in mente di metterle tra parentesi!
Acquacheta, invece, per Elisabetta I ha fatto una buona sintesi dal libro. Non so se l'aveva preparata a casa o se ha copiato in classe dal libro, nell'ultimo banco qualche possibilità di manovra in questo senso c'è; ad ogni modo hai usato le parole del libro, precise e identiche. Un po' di lavoro di rielaborazione sarebbe stato gradito, visto che in italiano non te la cavi male.
(Acquacheta abbassa gli occhi, un po' confusa)
Sempre Acquacheta ha copiato la definizione di "indulgenza" dal dizionario. Si tratta di una procedura legittima, perché il dizionario è uno strumento che potrete sempre usare in tutti gli scritti, anche ai concorsi. Il punto è che io avevo chiesto in cosa consisteva la vendita delle indulgenze. La definizione che hai riportato, Acquacheta, è giusta ma è la definizione di "indulgenza". Considera però che una roba chiamata "vendita delle indulgenze" implica un qualche tipo di transazione commerciale, che invece non risulta dal concetto di "indulgenza" in sé.
Sempre sulla vendita delle indulgenze, un gruppo si è trasmesso fiduciosamente una definizione partorita da qualcuno di voi. Vi prego però di ricordare che copiare è inutile, se non si ha cura di copiare dalla persona giusta. L'autore di questa definizione, chiunque fosse, aveva le idee decisamente confuse: "La vendita delle indulgenze erano banditori o comunità religiose che andavano di paese in paese a chiedere soldi per la salvezza della loro anima". Qui, se non altro, il senso di una transazione commerciale c'è, ma, a parte l'italiano agghiacciante, si trascura il fatto che i banditori non chiedevano soldi per la salvezza dell'anima di loro stessi medesimi, bensì dell'anima di quelli che davano soldi. Per come la vedo io, non è una differenza di poco conto.
Inoltre dovete tener conto che, oltre a scegliere la persona giusta da cui copiare, occorre anche fare attenzione a quel che si copia e tener conto che in ogni modo ne deve risultare fuori un discorso sensato.
Ad esempio, prendete la domanda sullo scisma anglicano. Assenteista ha scritto "Lo scisma anglicano avvenne perché il re era molto avvantaggiato e inoltre aveva un basso numero di monasteri". La frase è stata ripresa pari pari da Salice Piangente, che di posto sta dietro a lui, e basta da sola a dimostrare che nessuno dei due ha la benché minima idea di cosa sia lo scisma anglicano. Questa per me non è una sorpresa, ma ero molto incuriosita perché non capivo da dove aveste potuto tirare fuori un discorso tanto strano.
(Assenteista esibisce il suo consueto sorriso tra il furbetto e il noncurante che rispecchia fedelmente il suo totale disinteresse alla questione. Salice Piangente è, ovviamente, sull'orlo delle lacrime)
L'ho capito soltanto quando alla fine ho corretto il gruppo dei compiti veri, quelli cioè fatti dalla ristretta cerchia che dall'inizio dell'anno ha studiato storia con continuità; tra di loro Silenzioso, che è di banco accanto ad Assenteista, ha scritto "Lo scisma anglicano avvenne perché il re d'Inghilterra Enrico VIII aveva molti vantaggi a staccarsi dalla chiesa di Roma", passando poi a impostarmi un discorso assai sensato sui beni monastici incamerati dallo stato e sui problemi legati al divorzio da Caterina d'Aragona. Qui, in effetti, caro Assenteista, sarebbe bastato rendere "aveva molti vantaggi" con "sarebbe stato molto avvantaggiato": perché i vantaggi il re sperava di goderli eseguendo lo scisma, non li aveva già prima di fare lo scisma. Ma si ritorna al discorso di prima: quando si copia in un compito in classe è necessario avere una minima conoscenza di ciò di cui si sta parlando.
Esorto quindi i due terzi della classe che hanno preso una valutazione non sufficiente a riflettere su questo nel vostro interesse.