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venerdì 16 novembre 2018

Il dottor Antonio - Giovanni Ruffini


(Il libro che presento questa settimana al momento non è in vendita, ed è stato ristampato per l'ultima volta da Sellerio nel 1986. Si può trovare facilmente all'usato, per quanto spesso malridotto... oppure scaricare assolutamente aggratiss dalla rete qui o da svariati altri siti. Naturalmente è possibile anche scaricarlo a pagamento e non è nemmeno difficile da trovare in biblioteca).

Quando ancora trovavo i regali sotto l'albero di Natale, rigorosamente non impacchettati, i miei genitori avevano sempre cura di farci scivolare dentro dei libri, spesso anche piuttosto voluminosi. Entrai così in contatto con Sherlock Holmes, Miss Marple, Sandokan, Anna Karenina, La freccia nera. Di solito si trattava di doni assai graditi, e molti di loro hanno segnato con molta forza il mio immaginario.
Il dottor Antonio si rivelò invece un buco nell'acqua. Quello che trovai sotto l'albero è il libro di sinistra, edizioni Fabbri, che non possiedo più perché tanto poco mi piacque che l'archiviai. Probabilmente l'idea partì da mia madre, che magari l'aveva molto gradito in gioventù ma che non sapeva - perché non ce lo scrivono mai - che si trattava di una edizione ampiamente sforbiciata (di una buona metà del testo, direi a memoria). C'erano anche altri motivi: prima di tutto all'epoca ero profondamente anglofila e piuttosto irritata verso qualsiasi testo che puntasse sul pittoureskwo italico, con gli italiani poveri ma onesti, ospitali ma parecchio ruspanti eccetera, e anche il Risorgimento non è che mi entusiasmasse più di tanto. Inoltre detestavo le storie d'amore che non quagliavano, e Il dottor Antonio era un classico romanzo romantico italiano dell'Ottocento, dove gli innamorati non si sposavano mai per vivere felici e contenti ma in compenso soffrivano molto.
Qualcosa però in quel libro inconcludente doveva avermi colpito, nonostante i tagli dell'edizione ridotta, perché quando Sellerio lo ristampò mi ripromisi di comprarlo, salvo poi non farne di niente finché non andò irrimediabilmente esaurito.
Un paio di anni fa però trovai l'edizione a destra (Salani) in una di quelle ceste del libero scambio che tengono tutte le biblioteche pubbliche, e decisi di prendermelo. E' una edizione integrale, e leggendolo mi accorsi che in effetti era anche un gran bel romanzo - fermo restando che la storia d'amore non quaglia verso un auspicabile lieto fine perché all'epoca non usava, anche se, a quanto ho capito, nel film che ne trassero nel 1937 e nello sceneggiato del 1954 (uno dei primissimi della nostra televisione) gli sceneggiatori decisero di dare un finale più ragionevole alla vicenda. Aggiungo che il signore ritratto in copertina non è il dottor Antonio, ma un ritratto dell'autore, tal Giovanni Ruffinihttp://www.fosca.unige.it/wiki/index.php/Giovanni_Ruffini, patriota italiano con un passato carbonaro e finito in esilio in Inghilterra.
Il romanzo è stato scritto appunto durante l'esilio e venne pubblicato (con un discreto successo) in inglese e solo dopo tradotto a varie riprese in italiano - e anche in Italia ebbe un discreto successo. Lo scopo, o comunque uno degli scopi, era sensibilizzare l'opinione pubblica inglese alla causa dell'irredentismo italiano, ma in realtà sembra che si sia trasformato ben presto in un formidabile volano per il turismo inglese sulla riviera ligure.

Siamo in Italia, nel 1840, sulle strade ancora assai accidentate della costa ligure, vicinissimi a San Remo. Su una di quelle strade accidentate la carrozza di una coppia di aristocratici inglesi formata da padre e figlia (Lord Davenne e la giovane figlia Lucy) ha un incidente, dove Lucy si fa male a una caviglia.
La situazione per i due, del tutto digiuni di italiano, sarebbe davvero critica se proprio di lì, guarda i casi della vita, non passasse il giovane e affascinante dottor Antonio, patriota siciliano con un passato un po' inquieto ma comunque molto rispettabile e medico del luogo amatissimo dalla popolazione per la sua bontà nonché stimatissimo dai colleghi per la sua grande competenza, per giunta in possesso della capacità, rarissima in quel luogo, di parlare un eccellente inglese. Questi impartisce le prime cure a Lucy, organizza il soggiorno dei due aristocratici inglesi e del loro seguito di servitù presso una locanda locale e organizza le cure della ragazza nel più efficiente e conveniente dei modi.
La fiducia di Lucy nel medico è sin dall'inizio totale e assoluta, mentre la diffidenza del padre verso quel barbaro italiano ci mette un bel po' a placarsi ma alla fine si trasformerà in stima e rispetto (non tanto, tuttavia, da prenderlo in considerazione come futuro genero, nonostante l'evidente propensione che la figlia mostra per lui).
Per Lucy il noioso periodo di degenza e di immobilità si trasforma così in una luminosa avventura illuminata dal fascino e dagli insegnamenti del dottore, che l'ha subito presa in grande simpatia e la introduce gradualmente al mondo di gente povera ma onesta della zona e alla questione patriottica italiana, oltre che alla botanica, alla letteratura italiana e a una infinità di altre cose. Tra i due le cose andrebbero benissimo - anche se l'idillio non è mai apertamente dichiarato - e probabilmente anche il padre si lascerebbe domare col tempo e acconsentirebbe a lasciare la figlia in balìa di un selvaggio del luogo, se l'intervento dell'antipaticissimo fratello di Lucy non troncasse rapidamente la questione riportando la sorella in Inghilterra, dove potrà fare il buon matrimonio che per lui è più conveniente. Consapevole di essere in un romanzo italiano dove la famiglia l'ha sempre vinta e le fanciulle si lasciano sempre piegare, Lucy acconsente come nessuna eroina inglese farebbe facilmente.
Otto anni dopo però, resa libera dalla vedovanza, Lucy vede le cose in modo diverso e decide di tornare in Liguria a cercare il suo dottore. Nel frattempo però sono arrivati i moti del 1848, il dottor Antonio è un ardente patriota e insomma l'elemento storico risorgimentale finisce per prendere un po' la mano all'autore: la storia rallenta in una infinità di dettagli storici e poi si ferma a un passo dal lieto fine, con grande disappunto del lettore moderno, ma certo in modo che il dottor Antonio faccia dall'inizio alla fine la parte più nobile ed edificante che mai eroe di romanzo italiano abbia fatto.
Il romanzo resta comunque molto bello e di avvincente lettura, nonostante l'eccesso di dettagli risorgimentali verso la fine (che forse avrebbero potuto essere inseriti meglio nella vicenda) e il finale edificante fa parte delle convenzioni italiane dell'epoca anche se forse lasciò interdetti i lettori inglesi - ma questo non gli impedì un grande successo sia in Italia che in Inghilterra che altrove in Europa.
Ne consiglio senz'altro la lettura perché, anche se non è propriamente letteratura italiana in quanto scritto originariamente in inglese, perché l'ho trovato molto più bello di buona parte della nostra insulsa letteratura del periodo.

Nel suo carniere Ruffini ha anche un libretto d'opera: il Don Pasquale di Donizetti, nientemeno. Certo, è una storia di pazzi come tutte le opere buffe, però Ernesto (un innamorato particolarmente stordito, ma dotato di grande sentimento) mostra una certa tendenza al Complesso dell'emigrante:


Con questo invito alla lettura partecipo al Venerdì del libro di Homemademamma e auguro felici letture autunnali a chiunque passi di qua.

14 commenti:

Eva ha detto...

..impossibile trovarlo..Cara come va?

wolfghost ha detto...

Mah, sai... spesso rileggendo lo stesso identico libro dopo anni di distanza sembra di leggere un libro diverso, quindi forse non è solo il "taglio" dato al libro ma anche la fallacità della nostra memoria :-)
Dai, il libro dipinge bene gli italiani (almeno uno), no? :-) Sembriamo tutti ricchi in etica e virtù :-D
Un salutone!
www.wolfghost.com

pensierini ha detto...

@ wolfghost: anche gli Inglesi non scherzano, però :-) Sto leggendo 'Orgoglio e pregiudizio', è già stato recensito dalla nostra amata dama hejian?

acquaforte ha detto...

There's no need to be afraid.....
È un buon segno?😦

Murasaki ha detto...

@Acquaforte
Facciamo "una speranza"?

@Pensierini:
Orgoglio e pregiudizio è allo studio. Per molto tempo mi era sembrata una missio davvero imposibile, ma adesso credo di aver trovato la chiave. Forse.

Eva ha detto...

ECCO LA DAMAAAA!
Ben trovata😊Un abbraccio

acquaforte ha detto...

Non lasciarci per troppo tempo senza tue notizie : lo sai che siamo Murasaki-dipendenti 😆

acquaforte ha detto...

Niente male il Juan Diego Florez..... tenori, soprani, etc. sono sempre più " fighi" nell'aspetto fisico. Ora più che mai l'apparire ha la sua bella importanza. Anche tra i concertisti, per esempio la cinese Yuja Wang, sembra una rock star che suona Mozart e Rachmaninov, minigonna e tacchi 12 cm.....e magari è anche brava.
Mi viene in mente il mio idolo Glenn Gould, che suonava il pianoforte seduto su uno sgabellino molto basso. Sembrava un nano, ma era davvero un gigante.....

Eva ha detto...

..mi viene in mente il piccolo gruppo di hobbit e la grande impresa che hanno portato a termine.
Buona domenica a tutti..soprattutto alla Dama e ad Avquaforte ed ai vostri cari

acquaforte ha detto...

.....e Thorin, Fili e Kili erano più belli. ...il che non guasta.
Buona domenica anche a te 😊.

Eva ha detto...

..non guasta mai😉
Buon TUTTO e grazie

Pellegrina ha detto...

Cara Murasaki non mi piace per niente, come sai... auguri! Speriamo bene, allora.

pensierini ha detto...

Cara Murasaki, sai? Ho scoperto che la Austen è una palla colossale. Proverò a leggerla ancora per un po' di pagine, tanto per vedere come procede la storia, ma prima o poi so che smetterò.

pensierini ha detto...

Cara Murasaki, nel mio precedente commento mi ero dimenticata di congratularmi per il tuo ritorno sulle scene e per chiederti come stai. MI auguro con tutto il cuore che tu abbia superato brillantemente come sai i tuoi problemi, o che almeno sia in via di guarigione. Molto sani non lo siamo nessuno, l'importante è essere quasi soddisfatti di se stessi. Ti abbraccio.
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