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domenica 27 marzo 2022

Il Gran Torneo Letterario del Comprensivo di St. Mary Mead e Crifosso - 1 - Tutti i professori di Lettere andrebbero strozzati in culla (io per prima, si capisce)

Carle Vernet - Il trionfo di Paolo Emilio (dettaglio) 1789

Nel bel mezzo della prima settimana dopo le vacanze di Natale, quando alla scuola media gli insegnanti diventavano positivi uno dopo l'altro, venne indetta una riunione di dipartimento urgente per Lettere: il vicepreside prof. De Magistris aveva infatti avuto l'idea di organizzare un concorso letterario per gli alunni, e chiaramente non si poteva aspettare nemmeno un giorno per discutere cotal proposta (che sarebbe stata alfine avviata due mesi dopo).
Ed eccoci dunque in videoconferenza per organizzare il gran torneo.
L'idea di base in effetti non è malvagia, e non c'è motivo di non approvarla, tanto più che il prof. De Magistris ha pure un argomento già pronto da proporci: il Cambiamento, da intendersi in tutte le sue accezioni: cambiamento climatico, cambiamento personale, metamorfosi, trasformazione e via dicendo.
L'argomento è così convincente e ben trovato che, pur essendo noi ben dieci insegnanti di Lettere, nessuno trova niente da ridire - evento prodigioso e non destinato a ripetersi per tutta la riunione (e forse per tutto il prossimo millennio).
Ammettiamolo, è un gran bell'argomento e ci puoi infilare dentro veramente di tutto. Personalmente odio quei concorsi letterari dove devi svolgere delle riflessioni sulla Resistenza in Val di Serchia nella primavera del 1944 oppure sull'utilizzo dei vegetali a foglia larga nell'ambito di una dieta ben equilibrata, ma non devono essere più di 200 grammi di vegetali a foglia larga e le brassicacee sono escluse. 

Ma poi c'è da stabilire la forma dell'elaborato.
Versi e prosa, suggerisce De Magistris. Racconto, riflessione o quant'altro gli pare.
"Possono scriverlo anche in forma di diario o lettera?" chiede la prof. Galvani. 
Quella della possibilità di esprimersi in forma di diario o lettera è uno dei tormentoni che ricorrono da tempo immemorabili nelle tracce dei temi. Cioè, non proprio da tempo immemorabile, bensì dai tempi dell'ordinanza sull'esame di terza media del 1974. In quegli anni la Forma Diario e la Forma Lettera erano specificati nel programma di seconda media di Italiano e apposite sezioni dell'antologia le illustravano nei dettagli - di solito con risultati spassosi perché da sempre il diario ognuno lo tiene come gli pare e le lettere le scrive parimenti a modo suo, a meno che non lavori in una segreteria o in una cancelleria - ma giuro che alla SSIS qualcuno mi spiegò come doveva essere redatta una lettera d'amore, e si aspettava seriamente che ce ne servissimo, di quella spiegazione, per spiegarlo a nostra volta ai ragazzi.
"Certo che possono scriverla in forma di diario o lettera, possono scriverla come gli pare" provo a rispondere. Ma lei insiste che va specificato nel bando e alla fine, perché no, si può anche specificare.
"E poi possono anche fare una canzone. Un rap, per esempio. Ai ragazzi piace molto il rap".
D'accordo, possono fare anche il rap, conveniamo tutti.
"Oppure un fumetto. Possono fare un fumetto".
Vada per il fumetto. Non è che fare una storia a fumetti sia proprio facilissimo, ma in effetti abbiamo avuto tutti qualche amante del disegno che a volte arrivava col suo fumetto al posto del tema, o meglio che svolgeva il tema in forma fumettata, e regolarmente questo qualcuno veniva lodato, non foss'altro che perché si era sobbarcato una gran fatica e ci aveva speso su un sacco di tempo.

Arriva poi il momenti della giuria, e lì son dolori.
"Giuria mista, formata da alunni e insegnanti" propone De Magistris.
Sembra una buona idea, sulla carta, ma solo per decidere che entrambe le giurie devono comprendere alunni e professori sia di Crifosso che di St. Mary Mead ci vuole un'eternità.
Un'altra eternità viene impiegata a decidere che i professori di Lettere non devono stare in giuria, in base al conflitto di interessi, e un'altra eternità a stabilire a chi chiedere che non sia di Lettere. In sottofondo aleggia il Non Detto "Pòle chi non è un insegnante di Lettere valutare uno scritto?", e alla fine la risposta è uno stentato "Sì". Se da una parte sono un po' dispiaciuta di non poter entrare in giuria, dall'altra avere l'opinione e la valutazione di qualcuno che non è del mestiere mi sembra interessante.

Ma il bello deve ancora venire perché adesso c'è da stabilire le Modalità del Concorso - un punto che invero avevo assai sottovalutato ma che alla fine si è rivelato il più divertente. Per uno spettatore con il pop corn in mano, intendo.
Dunque, i ragazzi fanno il loro bell'elaborato sul cambiamento, poi...
"Poi ce li consegnano e noi facciamo il lavoro di editing" interviene la prof. Galvani col tono di chi dice "E poi quando piove apriamo l'ombrello oppure andiamo sotto una tettoia per ripararci".
"Perché gli dobbiamo fare l'editing?" domando sorpresa.
"Se non gli facciamo l'editing saranno pieni di errori!".
"Cazzi loro. Se sono pieni di errori vuol dire che non verranno premiati".
Anche agli editori, mi si dice da più parti, arrivano sovente manoscritti pieni di orrori e di errori, e la prima scrematura consiste appunto nel cestinare i testi che non sono scritti in un italiano corretto. 
Se lo fanno gli editori, lo possiamo fare anche noi, giusto?
"Ah, ma tu non hai idea!"
Per l'appunto, dopo venti e passa anni che correggo scritti di tutti i tipi qualche idea ce l'ho, ma non capisco perché glieli dobbiamo correggere prima che intervenga la giuria.
Soprattutto mi pare di avere capito che l'editing in editoria è una roba più intrusiva della semplice correzione degli errori, e in cuor mio sospetto che più di un collega sarebbe assai tentato di intervenire sulla struttura e perfino sulle argomentazioni. Questo però non lo dico, perché non voglio finire lapidata sulla pubblica piazza.
Mi sembra però che in un concorso ognuno abbia diritto di partecipare col suo specifico elaborato, e prendersi le conseguenze dei suoi eventuali errori (questo invece lo dico, tipo una decina di volte, forse quindici).
Il prof. De Magistris sembra invece piuttosto fiducioso: lui fa una specie di giornalino della scuola, a Crifosso, e sostiene che di editing ne deve fare ben poco quando gli consegnano i testi, e spesso non edita un bel nulla (il che mi sembra piuttosto credibile).
Ma tutti scuotono la testa sconsolati. Ah, l'editing, l'editing...
"A me non sembra corretto fargli l'editing" insisto.
Pian pianino, sotto l'abile guida di De Magistris, la ristrutturazione del testo intesa da Galvani si trasforma in un editing minimo, di cui sospetto che, nella stesura del regolamento, avrà cura di ricordare di dimenticarsi di accennare.
"E poi useranno un correttore ortografico, giusto?" osserva qualcuno.
"Ah sì, certo, dobbiamo procurarci i computer" osserva qualcun altro "A proposito, ne abbiamo per tutti?".
"Difficile da dire, visto che non sappiamo ancora in quanti parteciperanno".
"Ma.. lo scriveranno dal computer di casa loro, no?" osserva qualcuno, di nuovo col tono di chi dice "E poi quando piove apriamo l'ombrello oppure andiamo sotto una tettoia per ripararci".
Ma no, non è affatto così semplice. Risulta che il Dipartimento è schierato in due fazioni equivalenti e contrapposte, che finora non sono emerse solo perché ciascuno era convinto che la sua fosse l'unica e ovvia possibilità da prendere in considerazione.
Per comodità le chiamerò, come le ho chiamate nella riunione, "Modalità Giralibro" e "Modalità Invalsi".
La Modalità Giralibro, che prende il nome dal concorso letterario detto appunto del Giralibro, prevede che vengano asssegnati un tema, una data di scadenza e un indirizzo cui mandare gli elaborati, che i ragazzi consegnano al referente in busta chiusa e senza che il loro insegnante di Lettere ci abbia niente a che vedere. 
La Modalità Invalsi prevede i concorrenti chiusi in una stanza a far la prova durante l'orario scolastico, mentre il loro insegnante si fa delle gran teglie di cavoli suoi da qualche parte, senza eseguire poi nessunissimo editing.
Interviene la prof. Quadrella "Gli elaborati devono farli a scuola, altrimenti glieli fanno i genitori" e passa a raccontare di come spesso da casa arrivino dei gran capolavori laddove a scuola gli stessi ragazzi scrivono ben peggio.
Sì, sì, convengono tutti, i genitori non devono intervenire.
Il prof. De Magistris prova a mediare. Lui non pensa che l'elaborato sarebbe scritto dai genitori, ma se il lavoro di cosiddetto editing lo facessero i genitori, o gli amici, non ci troverebbe niente di male. Insomma, vedesse un po' l'alunn* come regolarsi.
La discussione procede. L'elaborato deve essere eseguito in un giorno X, nell'Aula Magna, e gli alunni devono entrare senza appunti o schemi o foglietti mentre la stesura degli elaborati in questione verrà sorvegliata con occhi di fuoco da alcuni docenti. Non è ben chiaro se i malcapitati concorrenti verranno anche sottoposti a perquisizione esterna ed interna all'ingresso e se verrà loro consentito di andare in bagno (dove potrebbero essere collocati strategicamente foglietti dell'elaborato preparato a casa dai genitori) o di fare colazione (facendo però attenzione che l'incarto della merenda non contenga foglietti preparati a casa). Mi guardo bene dal far domande, ma da come lo stanno preparando mi sembra peggio di qualsiasi concorso statale cui abbia mai partecipato.
In sottofondo, il prof. De Magistris (anche lui del partito Giralibro) prova a dire che boh, veramente a lui sembra un po' eccessivo, ma una volta tanto nessuno se lo fila.
Qualcuno arriva a suggerire perfino di assegnare l'argomento il giorno stesso, così è certo che non potranno prepararlo a casa. 
Qualcun altro ribatte che in questo modo è semplicemente un tema. E poi siamo sicuri che riusciremmo a tener segreto l'argomento?
Ma certo che riusciremo a tenerlo segreto, che domande!
Io ne dubito assai in cuor mio, anche perché sospetto che molti di quegli insegnanti che vedono tranelli dappertutto non esiterebbero un istante ad anticipare il Segretissimo Argomento onde avvantaggiare i loro alunni, un po' come avviene nel Torneo dei Tre Maghi di Harry Potter (J.K. Rowling conosce molto, molto bene il mondo della scuola), ma di nuovo me ne sto zitta e buona.
Il prof. De Magistris, dopo aver provato a lungo ma invano a mediare o a suggerire formule che riescano a contentare entrambe le fazioni, dopo quasi un'ora di accanita e sempre più delirante discussione adotta infine la Tecnica del Nodo di Gordio:
"Deciderà la Preside" proclama, chiudendo la sessione un attimo prima che la rissa diventi ingestibile.

martedì 22 marzo 2022

Il pensiero dominante

Questa splendida gatta a forma di punto interrogativo si chiama Amy ed è  di un amico di rete 

Ormai da un mese ai confini dell'Europa è in corso una "Operazione militare speciale" che nelle intenzioni avrebbe dovuto risolversi in pochi giorni e che ha mandato nel pallone più completo l'Europa in questione.
Come tanti, anch'io sono cascata dall'albero con un fragoroso stump! 
E finché ci casco io, che vivo in un paesello di provincia e passo le mie giornate immersa in questioni complesse del tipo "E se gli facessi tutto il sesto libro dell'Odissea, quello su Nausica, invece di fargli leggere solo un pezzettino come fanno nell'antologia?" oppure "Col congiuntivo ancora non ci siamo, domani provo con un nuovo tipo di esercizi" mal di poco, in fondo non sono io che devo prendere decisioni. Ma dall'albero è cascata anche un sacco di gente che adesso nelle varie tavole rotonde e dibattiti televisivi esordisce dicendo "Anch'io, come tanti, non pensavo che Putin facesse sul serio" per poi spiegare nel dettaglio che in realtà c'erano segnali inquietanti da un bel po' e insomma qualsiasi idiota avrebbe dovuto capire che; tutta gente che di mestiere appunto dovrebbe arrivare ben preparata a queste cose.
Gli autori dell'Operazione Militare Speciale parlano poco, e quando lo fanno dicono cose molto strane: che non hanno invaso l'Ucraina, che non vogliono occupare l'Ucraina (ma solo bombardarla, sembrerebbe) e che comunque è colpa dell'Ucraina se è stata attaccata, per poi aggiungere che davvero non si rendono conto perché tutti stan tanto a strepitare se loro fanno la loro Operazione Militare Speciale e tanto meno perché tutti i giorni studiano qualche nuova sanzione contro di loro, nemmeno avessero fatto chissacché, e che quindi si sentono molto offesi per questo. Ogni tanto, anche, ricordano che hanno degli armamenti atomici e potrebbero anche usarli per farci dispetto - che, considerato che loro sono lì a un passo da dove lancerebbero eventualmente gli armamenti atomici di cui sopra, sembra una pensata quantomeno un pochino autolesionista.
Il fronte dei combattimenti non è poi molto lontano da noi (il che non contribuisce certo a garantirci sonni tranquilli, e se non siamo molto tranquilli noi in Italia mi figuro in Polonia dove per pochi chilometri non si son visti cascare in testa bombe di vario tipo) ma informarsi su quel che succede è davvero difficile; a dirla tutta, certamente da una parte e dall'altra ci mandano parecchia propaganda, ma in cuor mio alberga il forte dubbio che nemmeno loro non sappiano molto bene cosa sta succedendo. Naturalmente chi spara sa benissimo che sta sparando e chi si ritrova le bombe sulla testa ha piena cognizione del fatto che lo stanno bombardando, ma da lì ad avere un quadro completo della situazione c'è una bella differenza, e infatti non è raro vedersi annunciata nel giro di poche ore prima una cosa e poi il suo contrario, e gran parte di queste cose non viene spiegata nel dettaglio. Insomma, andiamo tutti a tastoni.
Quel che mi sembra di aver capito sono due cose:
1) Laggiù in Russia Qualcuno ha stabilito che era giunto il momento di rendere alla Russia i suoi confini naturali.
Questa possibilità suona decisamente inquietante alle orecchie di tutti, ma in particolare alle orecchie che appartengono a chi ha studiato un pochino di storia - perché i confini "naturali" della Russia sono piuttosto elastici e volendo includono una quantità spaventosa di stati attualmente indipendenti: Georgia, Armenia, Estonia, Polonia, Lituania, Ucraina, Bielorussia, Moldovia, Finlandia, Polonia...
E tutti, assolutamente tutti, ricordiamo benissimo che qualche anno fa ci fu un tedesco che parlò di riportare la Germania al suo giusto spazio vitale, e la cosa portò a conseguenze alquanto spiacevoli anche in luoghi che non avevano mai fatto parte dello spazio vitale della Germania.
2) Questo Qualcuno sembra aver dimenticato che, quando gli abitanti dello spazio vitale in questione non collaborano con entusiasmo, la cosa non sempre va a finire benissimo, e per giunta sembra aver organizzato il tutto in modo abbastanza approssimativo. Voci di corridoio sostengono che fosse convinto che gli ucraini li avrebbero accolto festosamente; e se queste voci di corridoio fossero almeno in piccola parte verosimili sarei davvero curiosa di sapere che marca di vodka bevono, in quei palazzi - per non comprarla, perché mi sembra roba dannosa. Se invadi l'Ucraina con la scusa che è russa, allora dovrai ben calcolare il fatto che i russi, da sempre, appena gli entri in casa senza essere invitato reagiscono malissimo e si sono fatti una reputazione formidabile in tal senso sterminando due dei più grandi eserciti della storia d'Europa. 
Ma le voci di corridoio dicono un sacco di cose e non sono mai molto attendibili. Ma quand'anche stavolta lo fossero, resta il fatto che non puoi mandare un esercito a giro per il mondo per poi rimettertelo in un taschino e andare via fischiettando con fare indifferente. Non te lo lasciano fare.

Così anch'io, come tanti, al momento mi sento in guerra - una condizione spiacevole, anche se molto meno che esserci davvero, in guerra - e passo le giornate incollata a notiziari e dibattiti vari, imparando infinite cose sui passi che negli ultimi trent'anni ci han portato a questa deplorevole situazione, sui commerci internazionali, sulle fonti energetiche e sull'importanza strategica del Mar Nero ma senza cavare alcunché di utile, al momento, da tutte queste nuove cognizioni che fanno di me certo una cittadina molto più informata, ma anche molto più ansiosa di com'ero un mese fa.
Anche i ragazzi sono molto ansiosi, e cercano da noi adulti conforto e rassicurazioni, o almeno qualche certezza su cosa sta succedendo. Purtroppo, ho scoperto, è molto difficile dare qualcosa che non si ha, anche quando la si darebbe volentierissimo e anzi si pagherebbe di buon grado per poterla dare.
Arte ha risolto la questione facendo fare alle classi dei bellissimi teli sui simboli della pace. Io non ho la forza morale né la tecnica per fare niente del genere, ma cerco di rispondere alle domande e gli ho dato un testo sulla paura. 
Chissà se qualcuno indovina di quale paura hanno parlato?

lunedì 21 marzo 2022

Il buon senso del gatto (piccolo aneddoto senza importanza)

                     

Io e Arte prendiamo lo stesso treno quando entro alla prima ora, così spesso percorriamo insieme il breve tratto che separa la stazione dalla scuola.
Stamani, mentre parlavamo pigramente del più e del meno, ci siamo trovate davanti un bel gatto soriano, proprio come quello della foto.
"Bello micio!" l'ho salutato io, che da ben venticinque minuti non vedevo gatti ed ero dunque in crisi di astinenza.
Il micio gradisce, si fa coccolare e chiacchiera con noi seguendoci. Anche Arte lo accarezza e lui alza la coda molto compiaciuto.
E Arte, colta da ispirazione, dice "Sarebbe bello avere un gatto a scuola".
"Oh sì, sarebbe un'ottima idea" convengo.
"I ragazzi lo apprezzerebbero molto. Potrebbe stare sulla cattedra ad aiutarci, e giocare con i ragazzi negli intervalli".
"E poi intorno alla scuola ci sono diversi prati, potrebbe fare una vita molto piacevole".
Ma, ecco, alla parola "scuola" il gatto si è fermato e non ci segue più.
Immagino sia solo una coincidenza. Probabilmente si è fermato davanti al giardinetto di casa sua. Sta di fatto che è lì, fermo, e non mostra più nessuna inclinazione ad accompagnarci.
Ho sempre sospettato che i gatti capiscano l'italiano.

domenica 20 marzo 2022

Sulla deplorevole ignoranza riguardo all'Europa orientale di cui la scuola italiana è in parte responsabile (ma non per colpa mia)

Ebbene sì, questa carta descrive la situazione dell'Europa nel 1914

Sin da quando ho cominciato a insegnare sono rimasta colpita da un certo paradosso che riguardava la geografia europea: stati come l'Inghilterra, la Francia e la Spagna, che gli alunni conoscono abbastanza bene e gli insegnanti anche e per giunta sono oggetto di cospicui approfondimenti da parte degli insegnanti di lingue sono oggetto di ampie disgressioni geografiche, culturali, monumentali, storiche eccetera, mentre appena si passa la vecchia cortina di ferro, che un tempo in qualche modo ci divideva anche dalla Jugoslavia, abbiamo solo poche e scialbe descrizioni accompagnate da schede storiche che dir che fanno pena è fargli un complimento.
Tutto ciò aveva magari senso quando avevo l'età dei miei attuali alunni: dall'Est arrivavano poche notizie, di solito di discutibile attendibilità, e con l'Est avevamo poco a che fare, anche se qualche avventuroso andava al mare o a caccia in Jugoslavia.
Poi il tempo è passato ed è arrivato un papa polacco - che all'inizio venne  considerato una sorta di alieno giunto casualmente dall'impero di Vega, nonostante parlasse un italiano migliore di parecchi dei nostri politici e oltre all'italiano se la cavasse bene con molte altre lingue. 
Grazie a lui la Polonia entrò nei giornali e nella nostra vita a colazione, pranzo e cena - per riassumerla nella sconsolata frase apparentemente assurda della mia amica del cuore davanti a una manifestazione di Comunione e Liberazione dedicata al povero popolo polacco oppresso "A dar retta a loro tra poco una ragazza, quando andrà a letto, invece del suo amico si porterà uno di quei cartelloni sui polacchi" (e infatti tutte noi che la ascoltavamo, invece di dire "Ma che cazzo dici?" annuimmo convinte). Erano infatti gli anni di Solidarnosc.
Ci furono poi le guerre di quella che, appunto con quelle guerre, diventò la ex-Iugoslavia (la J, misteriosamente, si cambiò in I anche se il suono rimase lo stesso).  La Iugoslavia ce l'avevamo alle porte di casa, ma di fatto non se ne parlava molto - non per colpa dei telegiornali, che invero ci informavano regolarmente sulla questione, ma l'argomento prendeva poco e ai nostri occhi erano una gabbia di matti che improvvisamente si erano messi a picchiarsi non si capiva bene perché.
Poi cadde il comunismo e arrivarono grandi stormi di migranti dall'Albania e, appunto, dalla Iugoslavia in dissoluzione, seguiti poi da polacchi, bulgari, ungheresi, rumeni e perfino da qualche russo.
Nel frattempo io avevo cominciato a insegnare, anche se questo fatto, pur così importante per me, ebbe per l'opinione pubblica ancor meno rilievo delle guerre della ex-Iugoslavia e si fatica a trovarne tracce nelle rassegne stampa internazionali.

I libri di geografia comunque mantennero  il vecchio schema: quindici pagine per il Regno Unito, sei per la Russia e qualche francobollo per i paesi balcanici, con un cenno distratto sulla Primavera di Praga e niente del tutto sull'invasione dell'Ungheria. In Bulgaria coltivavano le rose, in Polonia erano molto cattolici e ci avevano la Madonna Nera, in Cecoslovacchia (nel frattempo diventata repubblica Ceca + repubblica Slovacca lavoravano il cristallo e allevavano bovini, Budapest era una città doppia formata da Buda e da Pest.
Tuttavia tutto il mondo slavo e non più comunista ormai non era più così estraneo alla nostra vita quotidiana: frotte di italiani andavano in vacanza in Croazia e Slovenia, Andare in vacanza a Praga o a Cracovia era piuttosto consueto, le nostre classi erano popolate di albanesi, polacchi, romeni, bosniaci e montenegrini - e col tempo un bel po' di quella gente entrò anche nell'Unione Europea. Inoltre un sacco di imprenditori italiani misero radici nell'Europa dell'Est e cominciarono a fiorire anche i matrimoni. Insomma, quei paesi non erano più una lontana terra di leggende, e i vari alunni di origine bulgara, croata, bosniaca eccetera secondo me avevano diritto a vedere descritti con un po' di attenzione le terre dove erano nate e vissute le loro famiglie - terre che non mancano certo di bellezze naturali, monumenti di pregio e illustri tradizioni storiche, architettoniche, musicali, artistiche e letterarie.
Ma anche se dalla caduta del comunismo sono ormai passati trent'anni, i manuali di Geografia continuano a mantenere un pudico riserbo sull'Europa occidentale, che continua a presentarsi come una serie di francobolli staccati tra loro (dove comunque si coltivano grandi quantità di barbabietole da zucchero, e in Bulgaria abbondano le rose - anche se a quel che ho capito la Valle delle Rose è usata ormai soprattutto per il turismo.
A peggiorare le cose c'è il fatto che Geografia, essendo un libro occidentale, si legge da sinistra a destra e dunque si parte da Spagna e Portogallo per arrivare solo a tre quarti dell'anno all'Europa dell'Est, che quindi viene fatta nel migliore dei casi in modo piuttosto affrettato, con l'unica eccezione della Germania dove un cospicuo approfondimento sul Muro di Berlino non manca mai; e mentre nei primi anni lo spiegavo con serenità come uno dei tanti casi della vita, negli ultimi tempi gli sguardi delle classi mostravano chiaramente di trovarla una storia di pazzi - e hanno ragione loro, naturalmente, è stata proprio una storia di pazzi e sembra assurdo ripensandoci che a qualcuno sia venuto in mente di fare una cretinata del genere e l'abbia anche fatta. Ma dico, non potevano lasciargli tutta Berlino e amen? Nossignori, un quarto di città con uno schieramento, tre quarti con l'altro schieramento ma circondati da uno stato comunista.

Per una serie di raffinati motivi che originano dal mio fermo convincimento che "a scuola si dovrebbe studiare quel che non si conosce, non quello che già si sa" ma anche da certe mie caratteristiche caratteriali (spirito di contraddizione, pedanteria e masochismo, tanto per citare le tre più appariscenti) mi sono sempre adoperata con grande impegno per rimediare a questo stato di cose che, a quel che so, non turba assolutamente nessuno tranne me.
E già che ci sono, mi è d'obbligo precisare che quando ho cominciato a insegnare, di Geografia non sapevo proprio nulla, e dunque ignoravo tutto (anche) dell'Europa dell'Est. Ma in qualche modo ho sempre considerato un sacro dovere tormentare i miei sventurati alunni soprattutto con l'Europa dell'Est, sulla quale nel frattempo ho imparato diverse cose di vario genere.
E dunque, il primo anno in cui mi sono trovata ad addentare la geografia europea sono partita direttamente dalla Russia, per poi muovermi verso ovest.
Come molte idee all'apparenza brillanti, almeno per chi le concepisce, anche questa dimostrò qualche inconveniente - vuoi perché avviare le interrogazioni sugli stati con la Russia, per quanto in versione semplificata, è una discreta cattiveria, vuoi perché se fai la Russia in Seconda i ragazzi popi non possono portarla in Terza all'esame, dove invece in molti percorsi ci sta comoda come un topo nel formaggio, senza contare che è effettivamente (anche) uno stato extraeuropeo, almeno per i tre quarti del suo territorio. A questo proposito mi sento in dovere di aggiungere che sui tre quarti extraeuropei ho trovato solo un manuale che si attentava a dire qualcosina, eppure geograficamente mi è sempre parsa un territorio piuttosto interessante.
Con gli anni ho comunque elaborato una metodologia che si è rivelata piuttosto valida: si parte dalla Grecia, che è uno stato molto amichevole e per inaugurare le interrogazioni va benissimo; da lì si continua con la regione balcanica - ex-Iugoslavia, poi Albania (su cui cerco di soffermarmi un po' quando ho qualche alunno albanese, cioè sempre) Turchia e Cipro. Da lì si passa al blocco del Patto di Varsavia, poi la Germania e infine repubbliche baltiche, Bielorussia e Ucraina. 
Infine si passa all'occidente, che è più facile e dunque va meglio perché a fine anno i ragazzi sono stanchi e poi ci sono in mezzo le gite... voglio dire, un tempo lontano c'erano le gite e le uscite varie di primavera.
Li tormento senza pietà con la storia del panslavismo e delle guerre iugoslave, ma come gadget c'è anche la parte geografica propriamente detta che, soprattutto nella regione balcanica, è davvero bella e i paesaggi recitano benissimo.
Li tormento molto anche con la storia del Patto di Varsavia e del comunismo. Cioè, del comunismo non parlo più dello stretto indispensabile, tanto lo faranno a Storia in Terza, ma insisto molto sul fatto che per mezzo secolo le due Europe sono state separate e dall'altra parte non erano molto contenti di come li trattavano - che serve se non altro a spiegare perché  laggiù sono tutti europeisti anche se certe direttive sulla tutela dei diritti di gay e lesbiche si entusiasmano ben poco.
L'Unione Europea la infilo dove capita, a seconda delle circostanze. A volte ci insisto molto, a volte poco, dipende da come reagisce l'utenza. Tra l'altro non è molto facile da spiegare: non è una federazione, non è una confederazione, è... boh, è l'Unione Europea, prendetela così.

Quest'anno, purtroppo, questa mia mattana si è rivelata molto più utile del previsto ai fini della didattica.

lunedì 28 febbraio 2022

La terribile minaccia del Fantaprof

Tre fantaprof si avviano verso la fantascuola

Sabato mattina. Sorseggio pigramente un ottimo caffè navigando paciosa tra i vari blog (in questi mesi sono sempre terribilmente indietro). 
Poi, in un momento di perversione, decido di guardare anche la posta della scuola, giusto per togliermi il pensiero: da qualche tempo infatti il fine settimana in quella casella è molto tranquillo.
A dire il vero una mail c'è, ed è della sera prima.
Il soggetto è "Fanta prof". 
Apro, blandamente incuriosita. 
Abbiamo dei prof fantasmi? Abbiamo dei prof fantascientifici?
Chissà.

A scrivermi è l'insegnante di Spagnolo, e la mail che ha ritenuto opportuno inviarmi è quantomeno insolita.
Racconta in tono assai allarmato che gli alunni della Prima Sfigata stanno giocando al fantaprof. Ha ritirato dei bigliettini e ha scoperto che erano le schedine su noi prof con i vari punteggi. Ho chiesto spiegazioni e hanno ammesso di giocare al fanta prof.

"Maccheccazz!" è stata la mia spontanea reazione mentre il caffè rischiava di andarmi di traverso.
Ma sul serio? Davvero qualcuno mi manda una mail allarmata per raccontarmi che gli alunni fanno le schedine su di noi per darci i punteggi?
Lo fanno tutti. Lo hanno sempre fatto. Lo facevo io, l'han fatto mio padre e mia madre. I nonni no, perché di scuola ne han vista davvero poca, salvo la nonna materna. Ma insomma, è alquanto improbabile che anche lei abbia frequentato dodici anni di scuola senza fare scalette o punteggi o raccolte di frasi memorabili. Qualche classe più disinibita anzi alla fine dell'anno o del ciclo di studi condivide questa preziosa documentazione anche con gli insegnanti (immagino dopo aver dato un po' di ripulita).

La collega, desiderosa di informarmi su sì nuovo fenomeno, mi ha anche mandato un link.
Scopro così che si tratta di una roba più articolata di quella che usava ai miei tempi, con proposte di schede e di punteggi, sull'onda del FantaSanremo (di cui, ammetto, ignoravo del tutto l'esistenza). Numerosi siti sono dedicati non tanto alla questione, quanto a vari modelli di schede.
Ne scorro uno e scopro che il mio punteggio deve essere parecchio al di sotto dello zero assoluto, perché per ogni volta che il prof sbaglia un nome vengono tolti dei punti e io, povera me, ne ho sempre sbagliati a vagoni, tanto che ho preso l'abitudine quando mi presento alle nuove classi di fargli un discorsetto di scuse preventivo pregando per carità che non si offendano.
Misteriosamente, tolgono dei punti anche quando l'insegnante apre una finestra. E qui mi viene da protestare: soprattutto in tempo di pandemia le finestre devono essere aperte a scadenze regolari per cambiare l'aria, ed è un dovere che adempio con molta coscienziosità, vuoi per tutelare la salute di tutti noi, vuoi per evitare che la mancanza di ossigeno renda i miei amati alunni più sonnolenti di quel che già sono per colpa delle mie malefiche lezioni.
Ma insomma facciano un po' come credono, dopotutto il gioco è loro e se lo gestiranno come più gli sembrerà opportuno.

La frase successiva della mail mi racconforta e riapre verso nuove speranze nel genere umano: infatti Spagnolo riferisce di aver parlato della spinosa questione con la prof. Bipolar che, vivaddio, afferma di averne sentito parlare in Terza ma di non averci dato molta importanza. Tre Urrà per Bipolar!

"Penso che parleremo tra noi prof a scuola lunedì" è la minacciosa chiusa della mail.
"Penso che parleremo tra noi di qualcos'altro!" è la mia risposta. Poi cerco di ammorbidirla un po'. Dopotutto, immagino che le intenzioni della collega fossero buone. Quel che mi sconcerta però è che lei è giovane, molto giovane.
Possibile che non abbia mai giocato ai rustici precedenti del FantaProf?

Ma non è finita: in serata arriva anche la mail della collega di Sostegno che mi informa della Gran Questione, che è stata anche presentata sul gruppo di What'sApp. Mi guardo bene dal chiedere come sia stata commentata la faccenda e osservo che, per quanto mi risulta, la cosa non presenti alcun tratto di illegalità, ma medito con sconforto che anche i migliori tra noi possono avere dei curiosi cedimenti. Lei mi era sempre parsa persona di grande buon senso. Ma si sa che ogni tanto anche Omero si assopisce.

E' possibile però che non sia stato detto molto, nella chat del gruppo, perché stamani in Sala Professori davvero si è parlato di altro, e forse un pietoso velo di silenzio coprirà il grave scandalo.

domenica 27 febbraio 2022

Il volo del calabrone

La Prima Sfigata alla sesta ora di Venerdì
Con la Prima Sfigata faccio ben dieci ore, ma l'orario mi ha molto favorito: prime ore Lunedì, Martedì e Mercoledì, seconda ora Giovedì...
...quinta e sesta Venerdì. 
E' cosa nota che già alla quinta ora, con una prima, si compiccia poco o niente. Figurarsi alla sesta, e figurarsi di Venerdì quando di seste ore ne hanno già fatte cinque nel corso della settimana. E con sette DSA, poi. 
Insomma, si tratta di due ore abbastanza complesse da sbarcare, ecco.
Venerdì scorso, dopo una sessione decisamente movimentata in cui ho cercato di spiegargli i vari mari e canali e stretti e golfi che circondano l'Europa, eccomi ad avviare la parte più spinosa del programma di Grammatica, ovvero i pronomi.
Gli faccio vedere la tabella dei pronomi personali, come sempre divisa in tre colonne: la prima colonna per i pronomi personali forti, la seconda divisa in due parti per i pronomi deboli e quelli enclitici.
"Vedete quella seconda colonna divisa in due? Il vero problema dei pronomi è tutto lì. Sono piccoli, piccolissimi ma terribilmente pungenti, come quelle zanzare piccolissime che vi pungono tra le dita".
Tutti rabbrividiscono al pensiero.
"Sono perfidi, perfidissimi! Arrivano in silenzio e zak...".
"Prof, lei è allergica ai calabroni?" chiede Dotto.
Sospiro.
"Credo di no, non mi hanno mai morso. Però una cosa va riconosciuta, a onor dei calabroni: non arrivano in silenzio per coglierti di sorpresa. Sono perfino più rumorosi di una prima alla sesta ora costretta a fare i pronomi enclitici".
Di nuovo un brivido di terrore percorre la classe, mentre io ho una improvvisa ispirazione.
"Ecco, c'è anche un pezzo che li descrive".
Frugo su quella grande invenzione che è YouTube e scodello il volo del calabrone.
L'effetto va al di là delle mie più rosee speranze: la classe si racqueta e calma, molto interessata. Qualcuno batte le mani a ritmo, qualcuno si muove a tempo.
Così glielo faccio sentire anche in versione fisarmonica.
Pisola, che quel giorno è in DaD, mi chiede di scriverle il nome del pezzo e l'autore.
Ed eccoci qui, dopo cinque minuti di buona musica, calmi e paciosi, che affrontiamo con pazienza i pronomi enclitici. Nel giro di venti minuti abbiamo finito la pagina degli esercizi e anche fatto un giro di frasi.
Poi, certo, ci vorrà ben altro; ma intanto è un inizio.
E dunque una volta in più ecco la riprova che la potenza della musica è tale da ammansire perfino le bestie feroci, come ben sapeva Orfeo.
E un sentito ringraziamento a Rimsky-Korsakov (che pare che con questo brano non descrivesse uno dei nostri calabroni ma son dettagli).

giovedì 24 febbraio 2022

Intorno a te, o albero / felici noi danziamo (anche a scuola, soprattutto a scuola)

Oleg Federov (Ucraina) - Fanny Cats

                  
Nel cortile della scuola media di St. Mary Mead ci sono alcuni alberi. Cipressi, soprattutto, ma anche uno di quegli alberi sempreverdi a forma di vero albero, con robusti rami che si aprono tutto intorno al tronco. E un giorno Vercingetorige mi ha chiesto il permesso di provare a salirci.
Sono quasi sicura che è vietatissimo arrampicarsi sugli alberi per i ragazzi, ma l'argomento non è stato mai sfiorato nelle varie discussioni legate al regolamento, come del resto non è mai stato detto che è vietato salire sul tetto. E quello, in effetti, è proprio il classico albero su cui ci si può arrampicare senza rischio né difficoltà, se appena si ha una vaga idea di come ci si arrampica sugli alberi. Così, dopo breve meditazione, ho detto di sì. In quel momento, come quasi sempre nel corso della vicenda, la classe era sola in virtù degli intervalli scaglionati che tuttora imperversano.
Con mia grande sorpresa Vercingetorige non riesce ad arrampicarsi. Mi guardo bene dal dare consigli perché il mio curriculum di arrampicatrice di alberi si limita ad un paio di olivi molto bassi quando ero ancora bambina e insomma non è un argomento in cui mi senta in grado di dar lezioni a nessuno e azzardo solo un vago "Beh, magari puoi riprovarci più avanti" rallegrandomi per aver scansato il pericolo, fatto bella figura con poca spesa e soprattutto non essere finita davanti alla corte marziale a rispondere della mia sciagurata imprudenza.

Ma già il giorno dopo Vercingetorige torna alla carica "Credo di aver trovato un sistema per arrampicarmi. Posso provarci?".
Impossibile dire di no, a quel punto. E con pochi e rapidi movimenti, partendo da un altro punto, la breve arrampicata viene conclusa stavolta con successo. Gli passo la merenda che mi aveva chiesto di tenergli, e la mangia sull'albero.
Comprensibilmente, è molto soddisfatto di sé anche se cerca di non darlo troppo a vedere.
Nick Gustafson - Cat In A Tree
Tutto bene?
Quasi, dal mio punto di vista. 
I compagni, che gironzolavano lì intorno senza dar l'aria di guardare, accorrono festosi. Lui scende, risale, gli fa vedere come si fa. 
E tutti vogliono riprovarci.
Lo spettro della corte marziale incombe su di me. Dalle finestre occhi curiosi ci guardano con aperto interesse. Pochi minuti e sarò bollata come il disonore della scuola, radiata dall'albo e mandata in prigione.
Tutti salgono con successo.
Come dio vuole, finisce l'intervallo.
Rientrata in classe spiego "Vedete, Vercingetorige oggi ci ha ricordato una lezione molto importante: quando non si riesce subito a fare bene una cosa, a volte è solo perché sbagliamo il punto di partenza. Lui ci ha pensato, ha riprovato e ci è riuscito. Le cose non riescono sempre alla prima, ma non per questo ci si deve scoraggiare e rinunciare". 
La classe ascolta interessata e tributa un piccolo applauso a Vercingetorige.
Con mia grande sorpresa nessuno dei colleghi mi rimprovera o rampogna. In effetti, nessuno mostra di essere al corrente di quanto è successo.
E tutti quegli occhi curiosi alle finestre? Nessuno dei ragazzi ha commentato ad alta voce?
Boh.

Il giorno dopo le ragazze vengono a chiedere di provare anche loro.
Come faccio a dire di no?
Del resto, sono anche più leggere.
Prima sale una, poi un'altra, una non ci riesce, le altre le danno consigli e alla fine ci riesce anche lei...
Di nuovo le finestre si popolano di occhi interessati.
Io però sono un po' meno terrorizzata. Ormai ci sono saliti quasi tutti, su quel benedetto albero, fosse permesso o meno dal regolamento. Posso almeno dimostrare con i fatti che la cosa non è poi così rischiosa. Magari non mi licenziano.

Il giorno dopo all'intervallo piove, e stiamo al chiuso.
Due giorni dopo non piove ma ha piovuto tutto il giorno precedente e tutta la notte.
Stavolta rispondo alla richiesta con un bel no "Il tronco è scivoloso e bagnato, secondo me non è una buona idea".
Passa qualche giorno e il tronco è di nuovo asciutto.
E Vercingetorige torna a chiedere il permesso di arrampicarsi.
"Ma sì, vai pure".
Nuova sorpresa: non ci riesce.
Ci rimango male.
"Ma secondo me l'altra volta non partivi da lì. Dovresti fare come hai fatto la settimana scorsa".
Gli altri danno consigli. Vercingetorige ci riprova con successo. 
La classe intorno approva. Ma...
"Professoressa, non riesco a scendere".
"Ma certo che ci riesci, ci sei sempre riuscito!" ribatto indignata.
Ma no, ha paura.
Tutti danno consigli. I minuti passano.
A un certo punto comincio a prendere seriamente in considerazione il fatto che alla fine ci toccherà chiamare i pompieri. E già mi vedo a spiegare "No, non si tratta di un gatto, è  un ragazzo di prima media".
I commenti dei pompieri cerco di non immaginarli, ma sospetto che dopo la Preside non verrà a farmi i complimenti per le mie innovative tecniche didattiche.
Come dio vuole, Vercingetorige alla fine scende. Ed è piuttosto scosso dall'avventura.

E questa è la fine della Saga dell'Albero. Nessuno ha chiesto più il permesso di salirci e dunque può darsi che alla fine il mio stato di servizio non subirà grossi danni e nessuno si sentirà moralmente obbligato a portarmi le arance in prigione.
Probabilmente questa storia reca in sé un insegnamento, ma davvero non saprei dire quale.

Due giorni dopo sono stata aspramente redarguita da una collega perché gli permettevo di giocare con una piccola palla morbida.
Che è permessa dal regolamento.
"Ma non è abbastanza morbida! E poi quando giocano urlano e disturbano le altre classi che fanno lezione!"
"Guarda che durante l'intervallo urlano sempre. E lo stesso vale per le altre classi".
"Ma facciamo che quando giocano a palla fanno più rumore? Se non giocassero a palla ne farebbero meno"
"No".

giovedì 17 febbraio 2022

17 Febbraio 2021 - Giornata Nazionale del Gatto

Come ogni 17 Febbraio, ritorna la festa italiana del gatto, nobile animale che allieta con la sua dolce e confortevole compagnia tante delle nostre case.
Per questa lieta ricorrenza ho deciso di omaggiare una specifica tipologia di gatto che, con mio dispiacere, non ho mai potuto annoverare nel mio assortimento: il gatto rosso - anche se posso pur sempre contare su Fiammetta, che è una soriana a sprazzi rossi.
Il colore dei gatti in realtà conta poco per il carattere: ogni gatto funziona a modo suo e si tratta di una creatura troppo individualista per farsi influenzare da un casuale accidente come quello del colore del mantello. Tuttavia, in base alla mia personale esperienza e a testimonianze varie da me raccolte, il gatto rosso presenta almeno due caratteristiche specifiche.
La prima, ahimé, è di essere piuttosto raro. Anche i soriani rossi sono tutt'altro che comuni, ma un gatto con il mantello ben aranciato come quello della foto qua sopra è una rarità. Per questo motivo chi cerca un gatto rosso di solito deve cercare a lungo e con attenzione, e raramente basta bussare al gattile vicino a casa - anche perché i pochi fortunati che hanno un gatto rosso di solito se lo tengono ben stretto e si guardano bene dall'abbandonarlo.
La seconda caratteristica si collega a quanto detto sopra: il gatto rosso è raramente abbandonato ma più facilmente abbandona, perché solitamente è un gatto di carattere molto dolce e affettuoso e dispensa affetto a qualsiasi umano gli capiti di incontrare. Non è quindi insolito che l'umano che si trova così omaggiato pensi "Oh, povero micio così strofinoso, evidentemente stai cercando una casa. Sarà mia cura fornirtene una al più presto", e mosso dalle più pure e caritatevoli intenzioni prende il micio e se lo porta a casa, mentre l'infedele fusa con gran convinzione.
Si tratta inoltre di un gatto molto amichevole con gli ospiti di casa, e sembra vada particolarmente d'accordo con i bambini - ma in questo caso parlo solo per sentito dire.

Visto che si tratta di un gatto così propenso all'amore, e che in questi giorni ricorre la festa degli innamorati, aggiungo dunque un quadro forse ispirato alla storia di Romeo e Giulietta, oppure, chissà, a una qualsiasi storia dove la bella sta al balcone e l'innamorato sale verso l'agognato premio.

Gli auguri comunque valgono per tutti i gatti, e siccome questo è un blog inclusivo sono come sempre estesi d'ufficio anche ai diversamente gatti.
Con un doveroso ringraziamento a Pensierini, che mi ha ricordato questa bella ricorrenza di cui mi stavo completamente dimenticando permettendomi di rimediare in tempo utile - perché, come credo di aver ripetuto fino allo sfinimento, in questo periodo tendo a dimenticarmi davvero di tutto (ma non di omaggiare le belle gatte che vivono con me, quello continuo a farlo sempre e comunque).

domenica 13 febbraio 2022

Murasaki e i Sette Dislessici (con qualche riflessione generica sul tema)

 

Alla presentazione la classe fu presentata come un disastro completo con un paio di elementi validi capitati lì per caso in mezzo a tanta desolazione. Non che le altre classi, a ben guardare, si presentassero molto meglio, ma la Prima Sfigata vantava una serie di primati statistici: su venti alunni ben dieci richiedevano documentazione a parte per questioni varie, e in particolare contavamo sette dislessici sette.
Il mio primo pensiero, davanti a tanta devastazione, fu sul come mai i DSA si fossero improvvisamente più che raddoppiati, dato che fino all'anno scorso erano in media uno o due per classe.
In questi casi il primo sospetto che viene è che siano cambiati i medici della ASL che certificano la dislessia. Ma un attento esame delle fonti mi ha permesso di constatare che no, si tratta sempre dei soliti medici dell'ASL che conosciamo da anni e della solita cooperativa riconosciuta dall'ASL che altrettanto da anni è in contatto con noi. Insomma, i nomi in calce alle diagnosi erano gli stessi che vediamo da tempo. E che gli era preso, che si erano messi a distribuire certificazioni di dislessia come fossero briciole per gli uccellini?
Il secondo pensiero fu che le nostre nuove prime sono figlie della pandemia, che ha acuito disagi esistenziali di tutti i tipi - non solo negli alunni, ma anche nei genitori. E, forse dovremmo aggiungere, anche negli insegnanti, ché alla fine sono esseri umani come tutti.

Ad ogni modo arrivai al primo giorno di scuola avvolta in una gran nube di preoccupazione, e se normalmente quella strana entità che è la Classe Nuova mi incute sempre grandissimo e assai reverenziale timore, quel giorno si trattava piuttosto di terror panico.
D'altra parte si sa che lo show deve andare avanti, e nessuno show può andare avanti se almeno non comincia. Così entrai, salutai con bel garbo, feci l'appello, spiegai che per ricordare i nomi sono un vero disastro e dunque dovevano avere pietà per me, spiegai anche che il registro elettronico era sempre una entità ricca di incognite, chiacchierai, li feci chiacchierare, e come sempre mentre loro mi osservavano io osservavo loro.
E nulla, non sembravano poi così spaventosi.
I due giorni seguenti li passai a fare carotaggio: prova di lettura, prima lezione di storia, roba così. Poi passammo in DaD per una settimana - una prova che in un certo senso ci unì, come succede sempre con le traversie e traversine della vita.
E continuavano a non sembrarmi particolarmente spaventosi. Un po' sgrammaticati, questo sì. 
Un po' parecchio sgrammaticati, aggiungo, anche per essere una Prima di St. Mary Mead. D'altra parte gli ultimi due anni delle elementari erano stati abbastanza avventurosi.
Però avevano un certo qual tocco di uccelli da bosco e da riviera che li rendeva simpatici, e si adattavano con una certa facilità alle situazioni più insolite.

Quanto ai Sette Dislessici Sette, andrò ora a presentarli perché si tratta di un campionario invero assai variegato.
Gongolo: è un vero DSA a Denominazione di Origine Controllata: legge male e con difficoltà, tempi brevi di attenzione (d'altra parte è anche un maschio nato a Dicembre, quindi i tempi brevi li avrebbe comunque), scrive in stampatello con lettere enormi, ha problemi a incolonnare i numeri eccetera. In compenso usa benissimo i cosiddetti Strumenti Compensativi, fa delle mappe concettuali che sono una delizia ed espone proprio benino. A sorpresa, ha un ottimo rapporto con la scrittura. Consegna testi fluviali, tre parole per riga, e si vede che si diverte a scriverli. Ancora più a sorpresa, preferisce scrivere a mano che sul computer. 
"Ma guarda che se scrivi al computer c'è il correttore ortografico, tanti errori te li segnala lui" ho provato a dirgli; e così qualche volta mi manda i file dei compiti a casa. A scuola però preferisce scrivere a mano.
Bene, il cliente ha sempre ragione. Mi prendo le lenzuolate con le lettere enormi e amen. Fossero questi, i problemi della vita.
Dotto: legge bene, pure con l'espressione e seguendo la punteggiatura (un tratto piuttosto insolito in quella classe), scrive bene, qualche leggera difficoltà in Inglese. In effetti è certificato per Discalculia ma se la passa piuttosto bene anche a Matematica. Chissà?
Cucciola: due grandi occhi neri di velluto, sembra uscita da un cartone animato della Disney e le mancano solo le orecchie a triangolo e la coda a pennacchio. A leggere ad alta voce non è un granché, gli strumenti compensativi li usa il giusto ma si arrangia discretamente un po' in tutto, con qualche problema in più in Matematica. In miglioramento.
Mammola: bravissima ragazza, senza dubbio, abbastanza organizzata e molto disponibile. Scrive poco e non legge granché. Un tempo si sarebbe detto "un po' debolina ma si impegna". Anche per lei la difficoltà è soprattutto Matematica, oltre al fatto che non sempre capisce cosa deve fare. Non sono sicura di avere ancora capito che pesce è, ma nel dubbio le sconto i compiti più spesso che agli altri.
Pisola: per lei è molto adatta la definizione di fragile - oppure, come ama dire la prof. Spini, è ancora piccolina. Letteralmente: mostra un paio di anni buoni meno delle altre, e si stanca con una facilità estrema. Quando non è stanca (il che succede di rado) funziona bene. Questa tendenza alla stancaggine era stata rilevata già alle elementari. Le misure compensative servono il giusto, e c'è il fortissimo sospetto che il problema non sia nell'ambito DSA - tra l'altro l'ortografia è piuttosto buona. Insomma, c'è un problema ma non sappiamo quale, e nemmeno la famiglia lo sa anche se ha promesso di indagare. Il Consiglio di Classe prende quel che c'è, ma abbiamo tutti il sospetto che potrebbe fare di più, solo che non sappiamo come. La buona volontà è al di sopra di ogni sospetto, semplicemente è più piccola degli altri. Seguitelo voi, un programma di prima media a nove anni, poi mi verrete a dire. E anche l'orario di sei ore è un boccone piuttosto duro da ingoiare.
Stranolo: anche lui un DSA al di sopra di ogni sospetto, checché ne dica la famiglia: sillabe invertite, parole incollate, difficoltà nei calcoli eccetera. Funziona a modo suo, ma funziona. Evito di farlo leggere ad alta voce. Segue molto volentieri le lezioni, espone molto bene e ha una profondità emotiva e di pensiero decisamente fuori dal comune. 
Eola: è la nostra DSA fantasma. Dopo un cauto approccio abbiamo smesso di ridurle i compiti per casa. Legge bene, scrive bene e conta bene. Abbiamo consigliato alla famiglia di far rivedere la diagnosi, ormai piuttosto vecchia. Ha un PDP vuoto con una garbata dichiarazione di intenti del tipo "se ci saranno problemi useremo le misure dispensative". Ma problemi per ora non ce ne sono e se ne sta nella parte media della fascia alta, tranquilla come un topo nel formaggio.

Riassumendo, i Sette Dislessici Sette possono dividersi tra:
due DSA che funzionano come i DSA standard degli esempi che ti fanno nei corsi, quelli che con un po' di misure compensative e dispensative fanno tranquillamente il loro miglio;
due DSA che boh, se lo dicono i medici saranno senz'altro DSA, e chi siamo noi per giudicare eccetera;
una DSA che se lo dicono i medici eccetera, ma probabilmente c'è qualche intralcio di altro tipo:
due DSA che forse devono solo crescere ancora.

Le diagnosi sono tutte partite in tempo ante-Covid, quindi la pandemia non c'entra - nel senso che le difficoltà scolastiche erano state rilevate in precedenza.
Naturalmente me le sono spulciate con cura, anche se il medichese è davvero un gergo infelice e sarebbe carino da parte di questi medici ed enti vari che la pagina di spiegazioni per gli insegnanti, che di solito è scritta quasi in italiano, contenesse qualche indicazione in più del "non fateli leggere ad alta voce e dategli più tempo per i compiti scritti".
Mi hanno colpito molto due punti: uno riguarda l'asse temporale e uno l'ortografia.  In pratica dicevano "rispetto agli alunni della loro età fanno più errori di ortografia della media (divisioni in sillabe, accenti, uso dell'H) e tendono a confondere nell'esposizione passato, presente e futuro".
Ma, naturalmente, i medici hanno esaminato solo chi avevano davanti. Di fatto, in quella classe gli accenti erano una roba del tutto sconosciuta* fino alla terza settimana di Settembre, e al di là di un corretto uso dei tempi verbali atti ad indicare la scalatura temporale c'è una tendenza davvero notevole a passare dal presente al passato al futuro nella stessa frase anche quando si raccontano eventi avvenuti in contemporanea**, per tacere di svariati altri errori. 
E dunque sorge il dubbio di fondo che se davanti a quei medici si fosse presentata l'intera batteria degli alunni delle elementari di St. Mary Mead, i DSA sarebbero stati un po' più di 60.
L'altro dubbio che viene spontaneo davanti a certi casi è che "una certificazione DSA non si nega a nessuno", e del resto mi dicono che si va affermando la scuola di pensiero che "qualche elemento di dislessia ce l'abbiamo tutti" (che, per quel che vale il mio parere, mi trova molto d'accordo***).
A tutto ciò segue un altra domanda: esistono casi in cui una diagnosi DSA viene revocata? Il mio universo scolastico comincia in prima media e finisce in terza, e che in quel breve periodo le diagnosi non vengano cambiate mi sembra abbastanza ragionevole. Però mi tornano in mente (e tutti ne abbiamo avuti) alunni classificati come DSA, con regolare certificazione e PDP pazientemente redatto ogni anno, che di fatto funzionavano benissimo anche senza applicare uno straccetto di misura dispensativa o compensativa che sia uno.

Pòle essere che in qualche caso, col tempo, le misure compensative le adotti spontaneamente il cervello, e che crescendo alcune di queste dislessie si annullino, come succede a volte con altri malanni e disguidi fisici?
Chissà.

* si tratta di una misteriosa caratteristica delle elementari di St. Mary Mead: l'accento non esiste. In tutte le altre elementari del regno qualcuno sbaglia ad accentare certi monosillabi, mentre da noi andero, lunedi e  perche sono la regola quasi universale (dio solo sà perche)
** e questo no, non è molto consueto nelle elementari di St. Mary Mead. Diciamo che succede a scadenze quinquennali.
*** sorvolando sulla mia patetica incapacità nel distinguere la destra dalla sinistra, ho sempre avuto parecchie difficoltà con le espressioni. La versione ufficiale era che "ero distratta". Ripensandoci però mi rendo conto che quando c'era da svolgere un problema o da lavorare con le lettere non mi distraevo mai.

sabato 5 febbraio 2022

Inequivocabili sintomi di stanchezza

Alla scuola media di St. Mary Mead siamo stanchi. Anzi, nemmeno stanchi. 
Sfiniti, accasciati, sopraffatti, inebetiti, appiattiti, spalmati.
Eppure non andiamo a spaccare pietre, non spostiamo travi, non scarichiamo navi, non trasportiamo casse piene di metallo.
Ma siamo stanchi, tutti stanchi, come nella vecchia pubblicità della Permaflex che non riesco a ritrovare in rete, dove una sorta di relitto umano con enormi occhiaie e un berretto da notte in testa vagava cantando con voce assonnata "sono stanco / tutto stanco" sull'aria di una celebre (all'epoca) canzone di Bruno Martino. A lui bastava un materasso Permaflex per riprendersi, noi abbiamo tutti (immagino) materassi piuttosto confortevoli e di ottima fattura ma lo stesso siamo stanchi in modo irreale. Immagino si tratti di stanchezza psicologica dovuta soprattutto al fatto che, tra positivi vecchi e  nuovi, sostituzioni vecchie e nuove, avvisi vecchi e nuovi eccetera non ci rimane tempo né disponibilità mentale per preparare delle lezioni decenti (i ragazzi comunque non sembrano avvertire la differenza, e reagiscono esattamente nello stesso modo di sempre, e anche questo forse è un aspetto interessante. Oppure siamo noi che siamo troppo stanchi per notare qualche differenza).
Certo, la fine del quadrimestre è sempre un momento critico e porta un carico di lavoro supplementare, e in più abbiamo avuto una serie di imprevisti di vario tipo, non solo e non tutti direttamente collegabili alla pandemia. Massantocielo, siamo davvero ridotti male.

Arriva il pomeriggio degli scrutini della mia sezione. Ci mettiamo tutti alle nostre postazioni; per una serie di motivi io sono a scuola, con l'unica distrazione di una  mug d'acqua fresca da bere a piccoli sorsi - insomma, nessuna motivo di distrazione, nemmeno le gatte sullo sfondo che si lamentano per questo, per quello o perché perdo tempo al computer.
Gli scrutini della Prima Sfigata si svolgono tranquillamente, anche se da qualche parte del mio inconscio mi punge la vaga impressione che Qualcosa è stato trascurato - ma è una sensazione troppo vaga per affiorare davvero in superficie. Riaffiora per una frazione di secondo ogni tanto, ma mai per un tempo abbastanza lungo perché riesca a realizzarla davvero. Del resto, si sa, sono stanca e i miei riflessi sono allentati.
Arriviamo alla Terza Chiassosa, dove c'è il problema di Sailormoon, di nuovo sparita dai nostri radar con la solita carrellata di scuse e di tamponi sempre negativi - e mentre sorseggio la mia mug di acqua fresca qualcuno osserva "Ma come mai Sailormoon ha delle assenze così basse, se non la vediamo quasi mai?".
E' vero, scopriamo con grande stupore. E tutti a dare la colpa al Perfido Argo che fa sempre casino, e dove andremo a finire di questo passo signora mia. Poi qualcuno osserva che nelle viscere di Argo la scheda dell'alunna registra invece un numero di assenze tanto alto quanto credibile, e allora sì, è proprio un problema di Argo che non riesce nemmeno ad essere d'accordo con sé stesso, e davvero dove andremo a finire di questo passo, signora mia?
Mentre continuo a sorseggiare perplessa la mia tazzetta d'acqua fresca, di nuovo il mio inconscio mi punge con un vago sospetto di qualcosa... ma sono troppo stanca per registrarlo a livello consapevole finché qualcuno osserva "Un momento, ma qui siamo sulla scheda di Sailor Mercury, che ha delle assenze molto basse perché in effetti ha sempre frequentato regolarmente".
Guardiamo aggghiacciate. 
Ebbene sì, stavamo stravolgendo completamente il quadro assenze di una alunna che non ha problemi di sorta, appioppandole una valanga di assenze non sue. E così scopro che ciò che pungeva vagamente la mia coscienza era l'aver visto che in cima alla scheda che stavamo massacrando a colpi di assenze era apparso più e più volte il nome di Sailor Mercury.
Lo sventurato compilatore corregge di nuovo sotto dettatura del coordinatore, prendiamo atto che il povero Argo una volta tanto sta facendo regolarmente il suo dovere e ci infiliamo tutti la nostra regolamentare busta di carta pagliata sulla testa per poi strisciare verso l'alunno successivo sentendoci, tutti, una gran manica di idioti (senza offesa per gli idioti, è solo un modo di dire).
Alla fine torno a casa (molto stanca, e chi l'avrebbe mai detto?), saluto le gatte, faccio un salto in rete ascoltando le ultime notizie, poi guardo distrattamente la posta della scuola...
E scopro una lettera della Responsabile Informatica: ci siamo dimenticati, niente meno, che di sigillare i giudizi. Costei chiede che li sigillino i coordinatori. E' una operazione veloce, basta pigiare un tasto, ma siccome è la prima volta che lo pigio, quel tasto, prima chiamo la Responsabile per una conferma, vai a sapere cosa succede se sigillo e tra due ore arriva l'avviso che no, non avremmo dovuto sigillare (capita spesso, da noi, che ci venga chiesto di fare una determinata operazione e due ore dopo salta fuori che non dovevamo farla perché nel frattempo Qualcuno dall'alto ha cambiato idea).
Invece no, è tutto regolare e devo sigillare. Così sigillo e decido che è tempo di andare a riposare insieme a un buon libro.
E tra una pagina e l'altra del libro rifletto.
Sono sei anni che facciamo gli scrutini col registro elettronico, che è sempre stato Argo - e, purché ci sia il collegamento in rete, si tratta di una procedura tutto sommato piuttosto rapida e sensata. E in questi sei anni abbiamo sempre sigillato quel che si doveva sigillare prima di chiudere lo scrutinio. In questi sei anni abbiamo cambiato diversi insegnanti, ma i due che gestivano gli scrutini di tutto il plesso sono sempre stati gli stessi, e non hanno mai perso un colpo.
La Preside era presente, e anche lei ha fatto ormai diversi scrutini con Argo - anche scrutini da remoto, ahimé.
Cioè, non avevamo l'ombra di una scusa o di un attenuante, se non quella di essere forse stanchi, ma di sicuro di fuori più di un tetto a pannelli solari.
E insomma cosa ne sarà di quei poveri ragazzi che ci sono stati dati in custodia, o dovrei piuttosto dire in balìa, davvero non so.