(qualche spoiler c'è, naturalmente, ma secondo me non molti. O sì?)
La canzoncina da due soldi che parla appunto di tasche piene di segale (e di ventiquattro merli neri ventiquattro rinchiusi dentro una focaccia, che quando la focaccia si apre attaccano a cantare tutti insieme) in realtà conta una traduzione italiana, perché viene nientemeno che dai Racconti di Mamma Oca, che io tra l'altro conoscevo perché da bambina mi regalarono una bella versione illustrata da Richard Scarry che mi affascinò molto:
Oggi al re di Collepiano
E' successo un fatto strano:
Dalla torta son spuntati
Ventiquattro cosi alati.
La filastrocca prosegue descrivendo i merli, e solo quelli. Le allustrazioni di Scarry invece si occupavano di tutta la filastrocca inglese: c'era il re (orso) che stava al tesoro a contare argento e oro, poi la regina orsa che mangiava pane e miele e anche l'orsetta giovane che tendeva il bucato e veniva beccata da uno dei merli.
Tutto ciò mi tornò in mente quando Miss Marple esporrà la filastrocca completa ad uno sbalordito ispettore di polizia che non aveva pensato a collegare le cose. Perché questo è un "romanzo con la filastrocca", non perché l'investigatore di turno la rimugini pensieroso ma proprio perché chi ha ordito i delitti ha strutturato tutto in funzione della filastrocca in questione, partendo proprio dai merli, che hanno un loro perché. Quanto alla tasca piena di segale, sta lì a fare un po' di scena come riempitivo ma c'entra il giusto, perché perfino la feroce creatività dei migliori assassini non basta a far pari proprio con tutto.
Il primo delitto è un avvelenamento, commesso però con la tassina, veleno piuttosto insolito ma molto facilmente reperibile, se hai dei tassi a disposizione. Sì, proprio le piante, quelle dal cui legno nasce la prima bacchetta di Voldemort. Il tasso è un albero tradizionalmente legato alla morte e molto velenoso: la tassina si trova nelle bacche, e basta che qualche bambino giochi a fare la merenda sull'erba con un té alle bacche di tasso per finire in tragedia. Per l'appunto il medico legale della zona si è da poco imbattuto in un caso del genere e riconosce subito il veleno, aiutato anche dal fatto che la villa dove risiede il primo avvelenato è appunto ricca di tassi.
Questo però lascia capire che chi ha avvelenato conosce bene gli abitanti, e anche le loro abitudini: la tassina era nella marmellata d'arancia servita a colazione ma che solo uno dei commensali mangiava. E naturalmente c'è stata la guerra (il romanzo uscì nel 1953) la crisi della servitù, la marmellata non viene più portata in tavola in appositi piattini ma servita direttamente dal barattolo (ricordo ancora il mio stupore mentre leggevo: "Piattini, Per la marmellata? Ma che senso avrebbe?". Tra l'altro nelle pensioni non proprio di lusso che frequentavo a Viareggio con i nonni la marmellata veniva servita in tavola nemmeno nei barattoli, ma in due pidocchiose vaschette preconfezionate da venti grammi e ottenerne una terza non era affatto scontato. Solo quando cominciai a frequentare le pensioni tirolesi scoprii che, sissignori, la marmellata era servita nei piattini sul buffet, ci mancava altro).
Insomma, un delitto interno. Peccato che la soluzione più semplice si faccia avvelenare a sua volta nel giro di poche ore (cianuro, in questo caso).
A questo punto entra in scena Miss Marple, che ormai ha smesso da tempo gli abiti di pizzo grigio e viaggia in robusti completi di tweed. Viene per la ragazza che stendeva il bucato, la cameriera assunta in mancanza di meglio che nessuno conosceva, l'orfanella cui lei a suo tempo aveva insegnato come servire in una casa rispettabile, come aveva fatto con tante altre orfanelle dell'orfanotrofio locale: Gladys - una povera ragazza senza nessuno al mondo, ma in compenso anche stupida, ingenua in modo disarmante e nient'affatto attraente. Praticamente una vittima predestinata. E in effetti non si sapeva mai come fare, con le ragazze come Gladys. Se eri una persona per bene, certo.
Miss Marple piomba sul caso come un falco sulla preda, mossa da giusta collera e dal desiderio di ridare dignità alla morte della sua vecchia protetta. Si installa rapidamente nella villa, stavolta facendo leva sulla presunta prozia pazza decana della famiglia - che non è affatto pazza e con cui si intende perfettamente, pur avendo idee diverse: sono entrambe due persone rette, e riescono a capirsi nel migliore dei modi. La soluzione del caso comunque non arriverà (solo) dalla stravagante prozia, ma soprattutto da uno dei personaggi più dolci e fatalisti del canone Christiano; ed è una bella soluzione, sorprendente anche se un po' arzigogolata. Del resto, commettere un delitto in un libro di Agatha Christie non è quasi mai molto riposante, e gli assassini devono darsi duramente da fare. Comunque, insieme al Natale di Poirot, credo sia uno dei romanzi più ricchi di innocenti antipatici di tutto il canone. Scarseggiano gli assassini, ma in compenso gli sciacalli abbondano.
Con questo post, penultimo della serie dedicata ad Agatha Christie, partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro felici letture e lunghi e meritati ozi estivi a chiunque passi per di qua.









