Nel tempo in cui infuriano le polemiche sulle vaccinazioni, il nostro amato Ministero dell'Istruzione ha deciso di indagare sul tasso di vaccinità di noi docenti.
A tal scopo ci è stato consegnato un foglio in cui, dopo aver spiegato chi siamo e donde veniamo (nel senso di dove siamo nati), dichiariamo sotto la nostra responsabilità che siamo o non siamo vaccinati per una lunga sfilata di roba, con possibilità di "non ricordare". Di tale modulo si era parlato nell'ultimo Collegio Docenti. Qualcuno che aveva già visto il modulo in questione aveva osservato che tanti di noi, per ragioni anagrafiche, non erano stati vaccinati contro alcune malattie (morbillo e rosolia, tanto per fare due esempi) ma che avevano avuto cotali malattie e quindi suggeriva di aggiungere a mano a lato "immune" - perché il caso non era previsto dal modulo.
La Preside aveva detto che si poteva fare, perché in fondo una nota a lato non faceva male a nessuno.
Trovatami alfine il modulo davanti rimasi assai assorta a ponderare per qualche minuto. Ai miei tempi vaccinare era di moda, e non vaccinare era segno di oscurantismo e grave tendenza alla superstizione - e infatti i miei, pur appartenendo allo zoccolo dell'istruzione medio-alta (diploma delle scuole superiori, all'epoca non era comunissimo) mi avevano vaccinato senza batter ciglio per qualsiasi cosa ci fosse da vaccinare senza timore di complotti della Big Pharma o simili. Anzi, più volte mi è stato raccontato che per la poliomelite fui vaccinata due volte perché il vaccino che usava quando ero piccola non era ritenuto molto efficace* e il mio pediatra si fece venire quello nuovo direttamente dalla Svizzera. Di nuovo i miei non batterono ciglio perché il pediatra era un amico di famiglia verso cui nutrivano totale fiducia, e anche perché genericamente erano abbastanza fiduciosi verso la medicina in generale (cosa da cui non gli è poi venuto un gran male), e così feci anche la vaccinazione supplementare. Sta di fatto che la poliomelite non la presi.
Passai senza particolari problemi, a parte qualche bella febbrata, morbillo, scarlattina e rosolia e vidi mia madre prendersi gli orecchioni a quarant'anni stando malissimo. La brava donna cercò di contagiarmi in tutti i modi: bevevamo il té dallo stesso bicchiere e passammo molte ore sul suo letto a giocare a carte e a Monopoli, ma gli orecchioni non li presi. In compenso presi la pertosse, e da adulta mi sono sempre meravigliata di quei genitori che, potendo vaccinare i loro figli per cotal malattia nutrissero anche l'ombra di una esitazione: non sono morta di pertosse né ci sono andata vicino, ma accidenti se me la ricordo - e non è tra i miei ricordi più cari. Poter risparmiare a qualcuno una scocciatura del genere e non farlo per me è indizio di grave sadismo, punto e basta. Sembra invece che non abbia mai avuto la varicella - anche se la cosa è piuttosto incerta perché si può prendere in forma molto lieve. Prenderla da adulti invece è un vero strazio, ho scoperto.
Intorno a me alcuni colleghi borbottavano che davvero non ricordavano e non sapevano, e qualcuno parlò anche di cercare i libretti di vaccinazione. Quanto a me, non avevo di questi problemi: conosco l'archivio di casa e so che i miei libretti sono scomparsi nel nulla qualche decennio fa.
Ma il fatto di avere avuto il morbillo, davvero mi rende immune?
Non lo so. Francamente, le mie competenze di medicina stanno larghe in un cucchiaino. Disinfetto regolarmente tagli e piccole ferite, so che esistono i globuli rossi e bianchi e in questo periodo mi sono fatta una pjccola infarinatura su le budella, queste sconosciute. Tendo a scansare gli analgesici, anche se ne ho presi in dosi industriali all'inizio dell'anno. Prendo regolarmente miele, echinacea e propoli nel tentativo di prevenire i miei non rari raffreddori, ma al primo accenno di mal di gola passo la questione in mani più competenti.
Di immunologia e di immunità proprio non so nulla.
Soprattutto: il Ministero, quando ha diffuso il modulo, dove andava a parare? Voleva qualche statistica? Cercava dati sulla sicurezza degli alunni che ci vengono affidati? Aveva un po' di carta da smaltire?
Non lo so e nessuno me l'ha spiegato. Però il Ministero è il mio datore di lavoro e la legge mi impone di non dargli informazioni false. Mai l'ho fatto e mai lo farò.
Così non mi sono proclamata immune a un bel niente e non ho millantato vaccinazioni non ricevute. Mi sono rifiutata di interpretare o completare il questionario e mi sono limitata a rispondere.
Mi schederanno?
Non per questo passerò ansiose notti in bianco.
Mi chiederanno di vaccinarmi per la pertosse?
Sosterrò la prova con la saldezza d'animo e il coraggio che da sempre mi contraddistinguono**.
Ma il falso in atto pubblico non lo dichiarerò mai, se appena posso evitarlo, serva o non serva a qualcosa. E non inquinerò i dati.
Con questo post partecipo al concorso "Dipendente d'oro 2017" fiduciosa di conquistarmi almeno un buon piazzamento.
*la leggenda narra che all'epoca il Ministero della Sanità avesse ancora ampie scorte del vecchio vaccino che decise di smaltire, e che parecchi bambini ci andarono di mezzo perché la poliomelite la presero. Ne ho conosciuti più di uno.
**ebbene sì, non ho mai pianto alle vaccinazioni, e nemmeno quando mi facevano le iniezioni. Sopportavo in silenzio e me ne facevo una ragione. Vabbé, esistono prove di coraggio più grande, lo ammetto.










