Il mio blog preferito

sabato 11 novembre 2017

Hortodoxa - Insegnare non è vaccinare

Nel tempo in cui infuriano le polemiche sulle vaccinazioni, il nostro amato Ministero dell'Istruzione ha deciso di indagare sul tasso di vaccinità di noi docenti.
A tal scopo ci è stato consegnato un foglio in cui, dopo aver spiegato chi siamo e donde veniamo (nel senso di dove siamo nati), dichiariamo sotto la nostra responsabilità che siamo o non siamo vaccinati per una lunga sfilata di roba, con possibilità di "non ricordare". Di tale modulo si era parlato nell'ultimo Collegio Docenti. Qualcuno che aveva già visto il modulo in questione aveva osservato che  tanti di noi, per ragioni anagrafiche, non erano stati vaccinati contro alcune malattie (morbillo e rosolia, tanto per fare due esempi) ma che avevano avuto cotali malattie e quindi suggeriva di aggiungere a mano a lato "immune" - perché il caso non era previsto dal modulo.
La Preside aveva detto che si poteva fare, perché in fondo una nota a lato non faceva male a nessuno.
Trovatami alfine il modulo davanti rimasi assai assorta a ponderare per qualche minuto. Ai miei tempi vaccinare era di moda, e non vaccinare era segno di oscurantismo e grave tendenza alla superstizione - e infatti i miei, pur appartenendo allo zoccolo dell'istruzione medio-alta (diploma delle scuole superiori, all'epoca non era comunissimo) mi avevano vaccinato senza batter ciglio per qualsiasi cosa ci fosse da vaccinare senza timore di complotti della Big Pharma o simili. Anzi, più volte mi è stato raccontato che per la poliomelite fui vaccinata due volte perché il vaccino che usava quando ero piccola non era ritenuto molto efficace* e il mio pediatra si fece venire quello nuovo direttamente dalla Svizzera. Di nuovo i miei non batterono ciglio perché il pediatra era un amico di famiglia verso cui nutrivano totale fiducia, e anche perché genericamente erano abbastanza fiduciosi verso la medicina in generale (cosa da cui non gli è poi venuto un gran male), e così feci anche la vaccinazione supplementare. Sta di fatto che la poliomelite non la presi.
Passai senza particolari problemi, a parte qualche bella febbrata, morbillo, scarlattina e rosolia e vidi mia madre prendersi gli orecchioni a quarant'anni stando malissimo. La brava donna cercò di contagiarmi in tutti i modi: bevevamo il té dallo stesso bicchiere e passammo molte ore sul suo letto a giocare a carte e a Monopoli, ma gli orecchioni non li presi. In compenso presi la pertosse, e da adulta mi sono sempre meravigliata di quei genitori che, potendo vaccinare i loro figli per cotal malattia nutrissero anche l'ombra di una esitazione: non sono morta di pertosse né ci sono andata vicino, ma accidenti se me la ricordo - e non è tra i miei ricordi più cari. Poter risparmiare a qualcuno una scocciatura del genere e non farlo per me è indizio di grave sadismo, punto e basta. Sembra invece che non abbia mai avuto la varicella - anche se la cosa è piuttosto incerta perché si può prendere in forma molto lieve. Prenderla da adulti invece è un vero strazio, ho scoperto.

Intorno a me alcuni colleghi borbottavano che davvero non ricordavano e non sapevano, e qualcuno parlò anche di cercare i libretti di vaccinazione. Quanto a me, non avevo di questi problemi: conosco l'archivio di casa e so che i miei libretti sono scomparsi nel nulla qualche decennio fa.
Ma il fatto di avere avuto il morbillo, davvero mi rende immune
Non lo so. Francamente, le mie competenze di medicina stanno larghe in un cucchiaino. Disinfetto regolarmente tagli e piccole ferite, so che esistono i globuli rossi e bianchi e in questo periodo mi sono fatta una pjccola infarinatura su le budella, queste sconosciute. Tendo a scansare gli analgesici, anche se ne ho presi in dosi industriali all'inizio dell'anno. Prendo regolarmente miele, echinacea e propoli nel tentativo di prevenire i miei non rari raffreddori, ma al primo accenno di mal di gola passo la questione in mani più competenti.
Di immunologia e di immunità proprio non so nulla.

Soprattutto: il Ministero, quando ha diffuso il modulo, dove andava a parare? Voleva qualche statistica? Cercava dati sulla sicurezza degli alunni che ci vengono affidati? Aveva un po' di carta da smaltire?
Non lo so e nessuno me l'ha spiegato. Però il Ministero è il mio datore di lavoro e la legge mi impone di non dargli informazioni false. Mai l'ho fatto e mai lo farò.
Così non mi sono proclamata immune a un bel niente e non ho millantato vaccinazioni non ricevute. Mi sono rifiutata di interpretare o completare il questionario e mi sono limitata a rispondere.
Mi schederanno?
Non per questo passerò ansiose notti in bianco.
Mi chiederanno di vaccinarmi per la pertosse?
Sosterrò la prova con la saldezza d'animo e il coraggio che da sempre mi contraddistinguono**.
Ma il falso in atto pubblico non lo dichiarerò mai, se appena posso evitarlo, serva o non serva a qualcosa. E non inquinerò i dati.

Con questo post partecipo al concorso "Dipendente d'oro 2017" fiduciosa di conquistarmi almeno un buon piazzamento.

*la leggenda narra che all'epoca il Ministero della Sanità avesse ancora ampie scorte del vecchio vaccino che decise di smaltire, e che parecchi bambini ci andarono di mezzo perché la poliomelite la presero. Ne ho conosciuti più di uno.
**ebbene sì, non ho mai pianto alle vaccinazioni, e nemmeno quando mi facevano le iniezioni. Sopportavo in silenzio e me ne facevo una ragione. Vabbé, esistono prove di coraggio più grande, lo ammetto.

13 commenti:

melchisedec mel ha detto...

Non ho alcun ricordo delle vaccinazioni, ma so che vi sono stato sottoposto. La mater sostiene di avere conservato il libretto delle vaccinazioni, ma non l'ho mai visto. Ho memoria del morbillo. Lo prendemmo in tre: io e i miei fratelli contemporaneamente. Dovrei mettermi a scartabellare scartoffie. Proprio no. Condivido la tua scelta.

la povna ha detto...

Alcune mie colleghe biologhe invece che immune hanno scritto "contratta in età..."; potrebbe essere un buon compromesso.

minty ha detto...

Anche i miei dovrebbero avermi sottoposta a tutte le vaccinazioni consigliate e disponibili quando ero un'infante.
Poi qualche malattia infettiva me la sono beccata, ma in numero assai limitato, invero. A tutt'oggi ne ho solo tre attestate con certezza (mia madre è convinta io abbia avuto anche qualche malattia di "quelle-coi-numeri", ma non sa dirmi quali).
Ultimamente sto meditando se, visto il calo della protezione di gregge in Italia, non sia il caso di vaccinarmi contro il morbillo: preferirei non beccarmelo da adulta, ma quando ero piccola il vaccino ancora non esisteva. Ho avuto la varicella a 14 anni in forma violenta, ed eviterei una replica, onestamente :-\

pensierini ha detto...

Come te, sostituendo 'pertosse' con 'varicella', presa da un qualche studente e passata poi diligentemente a tutta la famiglia. Il medico curante mi diagnosticò polmonite, perciò non mi curai del fatto che, facendo la doccia, si ammorbidissero le croste, che quindi vennero via prima del dovuto, col bel risultato che ho tuttora una cicatrice, abbastanza visibile, sullo zigomo sinistro :-( Vatti a fidare dei dottori, amici di casa per di più...

minty ha detto...

@pensierini
Più che per eventuali cicatrici (che, se anche ne fossero rimaste alcune, si perderebbero tra tutte quelle dovute a tagli, cadute, graffi, sfregi, ecc. di un'infanzia scapicollata e di un' "adultezza" incurante XD)... Io la presi da mia sorella. Lei, 7 anni, 6 pustole in tutto, febbre a 37° per un paio di giorni e via. Io febbre a quasi 40° per una settimana e a guardarmi, pareva avessi contratto il vaiolo (giuro!).
Come ebbe a confermarmi il nostro buon dottore di famiglia (pace all'anima sua!), ero ricoperta anche negli organi interni, con ogni probabilità (di sicuro avevo vesciche anche in gola -__-). Ordinò di non spostarmi assolutamente, e per qualche giorno non potei neanche tornare a casa (mi prese la febbre che ero a casa dei nonni).
Se solo penso al fatto che c'è chi sostiene che il morbillo è forse peggio... aiuto! >_<

dolcezzedimamma ha detto...

Io ho messo un prudente "non ricordo" a tutto, tranne che alla rosolia x cui mi son vaccinata da grande. So per certo di aver fatto tutto il richiesto (pure il vaccino contro il vaiolo, di cui conservo una bella cicatrice, ma di cui, ahimè, nel foglio non c'era traccia). Io ho vaccinato tutti i miei figli, anche se avevo la dolorosa esperienza delle eventuali e possibili conseguenze, e non riesco proprio a capire tutto questo bailamme. Ci si deve vaccinare. Per sé e per gli altri. Senza se e senza ma.

Murasaki ha detto...

@Mel:
Il punto è che, nella mentalità di un tempo, il libretto delle vaccinazioni era una cosa che serviva AL BAMBINO, ma non era sentito, credo, come un documento da conservarsi per tutta l'eternità.

@la 'povna:
scelta eccellente e rispettosissima della verità, in effetti, e avrei potuto applicarla per la pertosse, se ci avessi pensato prima. Per le altre però non ricordo proprio...

@Minty:
ah, le terribili Malattie Con I Numeri... e qualcuna ha anche avuto un nome, col tempo. Quando ero piccola c'era solo la Quarta Malattia (che corre voce non abbia mai preso). Cioè, naturalmente c'erano anche le altre, ma non credo fossero state individuate. L'idea di vaccinarsi contro il morbillo potrebbe avere dei lati positivi, ho sentito racconti agghiaccianti di crisi varie, anche respiratorie...

@Pensierini:
No, non voglio sapere come accidenti si faccia a scambiare varicella e polmonite. Non lo voglio sapere. No.

@Dolcezze:
Non potrei essere più d'accordo!

Senzapre7ese ha detto...

Anche da noi ci sono state diverse perplessità sul modulo, alla fine i più hanno optato per "non ricordo" pur sapendo di aver avuto la malattia, io mi sono accodato ai colleghi che hanno scritto accanto alle due voci una terza: "superata". Mi sento un superstite. :-)
Sospetto che anche questa, come tante altre iniziative inutili del MIUR, non avrà seguito.

Murasaki ha detto...

@Senzapre7ese:
Probabile, MOLTO probabile, anzi direi quasi sicuro!

Ilaria Villa ha detto...

Hum, io appartengo alla schiera dei poveracci che non rispondono bene al trivalente. Il risultato è che ho avuto morbillo, pertosse e parotite .
La pertosse la ricordo ancora negli incubi. Tossivo così forte da vomitare, ed è durata mesi. Mi riempivano do cortisone, poi un dottore del Cai (vecchissimo e in pensione da secoli) disse a mio padre che un vecchio metodo per trattare la pertosse era di portare il malato a fare sforzi in alta quota, in condizioni di ossigeno rarefatto, per provocare una dilatazione bronchiale.
Mio padre mi trascinò a piedi dal rifugio Punta Indren attraverso ghiacciai, crepacci e traversie innumerevoli, a pernottare alla Capanna Regina Margherita. 8 ore di camminata a 4000 e rotti metri, con la pertosse. A dodici anni. Gli ultimi cento metri di dislivello li feci portata a braccia da due colossali alpinisti tedeschi molto gentili che si allenavano per la salita delle Grandes Jorasses. Litigarono furiosamente con mio padre e volevano chiamare la polizia.
A tutt'ora:
1) Non so come abbia fatto a tornare indietro viva.
2) Perché gente che ha la possibilità di sfangarsela decide di NON vaccinare i bimbi.
Oh, comunque il metodo funzionò. Però in effetti venne fuori che era usato nelle brigate di artiglieria da montagna, e su uomini adulti.

Murasaki ha detto...

Racconto agghiacciante, ma non privo di un suo fascino. Per fortuna nessuno suggerì quel tipo di cura ai miei! Ma la pertosse la ricordo anch'io, come ho scritto, e francamente neanch'io capisco chi potrebbe evitare certe seccature ai suoi figli e non lo fa. Che ti devo dire, son misteri, di quelli davvero misteriosi.

Ilaria Villa ha detto...

@Murasaki: onestamente, ogni tanto lo tiro fuori come aneddoto quando la conversazione a cena langue e/o si sofferma troppo approfonditamente su malattie o altre sfighe varie ed assortite. Devo dire che suscita sempre grasse risate, anche perché vedendomi di persona posso assicurare che il mio fisico suscita TUTTO tranne che la ferma convinzione che io possa essere una scalatrice abile ed esperta (nessuno pensa che Junko Tabei, prima donna sull'Everest, era altra un metro e quarantatré, ma nessuno in realtà sa chi sia Junko Tabei).
Oggi solo due cose ricordo con piacere dell'avventura:
1) I due colossali alpinisti tedeschi. Avevo solo tredici anni e una vaga consapevolezza ormonale, ma erano pur sempre due papagni paurosi che si erano schierati dalla mia parte, donzella in difficoltà, contro un perfido seviziatore (mio padre, alto un metro e settanta per cinquantadue kg di peso, assolutamente incapacitato a portare a braccia su una montagna una ragazzina in avaria, anche se grande più o meno come uno gnomo da giardino);
2) L'ossigeno che mi diedero al Rifugio e che mi consentì di dormire decentemente.
Comunque, è una cura che richiede essenzialmente qualcuno consapevole che esiste - cosa per fortuna rara al giorno d'oggi - e montagne abbastanza alte da arrivare a uno stato di rarefazione di ossigeno consistente, entrambe condizioni di difficile reperimento in Toscana. Per vostra fortuna aggiungerei.
Comunque, al netto del delirio, volevo farti i complimenti per il blog. E' spassosissimo e quello di cui sopra era il mio primo commento, ma davvero: la narrazione delle tue giornate merita, e spero che ora tu stia meglio.
Un abbraccione!

Murasaki ha detto...

Grazie dei complimenti :). Come puoi vedere dal fatto che riesco a rispondere, sembra che le cose vadano meglio.
Detto per inciso, nemmeno io avevo la benché minima idea di chi fosse Junko Tabei!