Anche se tendenzialmente gli Ent possono vivere all'infinito, sono una razza in via di estinzione. Qualcuno si sta alberizzando, sì, e qualcuno è morto per gli accidenti della vita. Ma il vero problema è che non hanno germogli ent: ne hanno avuti alcuni, in epoche molto lontane, ma poi perdettero le entesse.
"Quando il mondo era giovane, e i boschi vasti e selvaggi, gli Ent e le Entesse camminavano e vivevano insieme. Ma i nostri cuori non svilupparono i medesimi sentimenti"
racconta Barbalbero "gli Ent si erano affezionati ai grandi boschi selvaggi. Ma le Entesse si occuparono delle piante più piccole, dei prati illuminati dal sole ai margini delle foreste; videro le prugnole sugli alberi, i meli ed i ciliegi selvatici fiorire in primavera, l'erba verde crescere in estate nelle terre irrigue, ed i semi germogliare nei campi in autunno.
Entwife - Natalia Nikitin
Esse non desideravano parlare con queste cose, ma volevano essere ascoltate e obbedite. Le Entesse ordinarono loro di crescere secondo i propri desideri, e di produrre frutti e di portare foglie a volontà; le Entesse infatti volevano ordine, abbondanza e pace, e ciò per loro significava che ogni cosa doveva restare al posto che esse avevano stabilito. E crearono giardini, per abitarli. Molti uomini appresero l'arte delle Entesse e furono estremamente riconoscenti".
Insomma, mentre gli Ent si concentrarono sulla loro alberità, le Entesse inventarono l'agricoltura e la insegnarono agli uomini, mettendo le piante più piccole al loro servizio. Si potrebbe dire che, per amore di dominio, domarono le piante e le legarono alla catena della produzione agroalimentare, oppure che cercarono di produrre qualcosa che fosse utile anche alle altre specie - quelle che camminavano liberamente su due gambe, verso cui non provavano alcun rancore e a cui anzi elargirono un dono senza prezzo: prima dei loro utili insegnamenti, infatti, uomini (e hobbit, si suppone) vivevano allo stato di cacciatori e raccoglitori, insomma carne arrosto o bollita e bacche, radici e funghi (come si alimentassero gli elfi, che da millenni imperversavano per il mondo, non è dato sapere).
Quello dell'agricoltura è il più antico mestiere del mondo, nella nostra storiografia: caccia, raccolta di bacche e perfino allevamento sono infatti praticati anche dagli animali, mentre l'agricoltura è una caratteristica esclusivamente umana. I campi biondeggianti di grano e i frutteti carichi di pesche e susine segnano l'inizio della civiltà umana, ma portano con sé la fine della libertà delle piante, rinchiuse in giardini e condannate a produrre, produrre e ancora produrre. Ordine, pace e abbondanza: piatti pieni su tutte le tavole, frutteti e orti ben strutturati e curati, bellezza e rigoglio ovunque.
Chi aveva ragione?
Dal punto di vista umano le Entesse, senz'altro. Dal punto di vista vegetale non so, ci sarebbe parecchio da discutere e sarebbe interessante sentire cosa ne pensavano gli Ucorni.
Quel che è certo è che la separazione degli Ent maschi dalle Ent femmine si rivelò un disastro per la razza degli Ent nel momento in cui le Entesse... scomparvero.
Gli Ent maschi erano rimasti nelle foreste, ma andavano ogni tanto a trovare le loro Entesse. Non risulta che le Entesse facessero altrettanto, perché erano assolutamente soddisfatte della loro scelta. Coltivare la terra le aveva cambiate anche fisicamente: erano diventate più curve e brune "avevano i capelli riarsi dal sole e del colore del grano maturo, e le guance rosse come mele. Eppure gli occhi erano ancora come i nostri".
Fimbrethil, consorte di Barbalbero
Ad ogni modo i giardini delle Entesse cambiarono più volte locazione, dopo ognuna delle venute dell'Oscurità, rifiorendo ogni volta più belli e fertili. Eppure ci fu un triste giorno in cui gli Ent trovarono solo terre bruciate: "era tutto un deserto, ogni cosa bruciata e sradicata dalla guerra devastatrice" e niente più tracce delle Entesse. Gli Ent le cercarono, e chiesero loro notizie. Seppero solo vagamente che erano andate a sud, oppure a est, oppure... insomma, le cercarono e non le trovarono mai più.
Per confortarli, gli Elfi scrissero delle canzoni. Che altro potevano fare?
Barbalbero ne canta una, una specie di contrasto dove nell'ultima strofa i due rami della razza si riuniscono dopo aver perso entrambi le loro dimore:
Insieme allora nella bufera fianco a fianco ad ovest ce ne andremo
Ed una terra dove i nostri cuori riposar potranno troveremo.
Tuttavia niente di tutto ciò è avvenuto nel tempo in cui Barbalbero incontra gli hobbit, e l'Ent sospira che le canzoni, come gli alberi, portano frutti solo a tempo giusto e a modo loro; e a volte appassiscono anzi tempo".
Dove erano finite le Entesse? Esistevano ancora, nella Terra di Mezzo?
Un affascinante teoria sostiene che, almeno per un certo tempo, hanno avuto cura dell'Ithilien, che non a caso veniva chiamato il giardino di Gondor, e trova le loro tracce... in una ciotola di pietra piena d'acqua, simile a quelle che c'erano nella casa di Barbalbero visitata dagli hobbit. In tutti i casi Tolkien non ha lasciato tracce molto esplicite - ma va pur considerato che il Signore degli Anelli pullula di leggeri accenni abilmente nascosti nelle pieghe del testo.
La storia ha un tono squisitamente vittoriano, a partire dalla teoria (nata, mi sembra, proprio in quegli anni) che vuole le donne come inventrici dell'agricoltura: senz'altro un bel titolo di vanto per il nostro sesso, e tuttavia mi sono sempre chiesta se esiste un qualche elemento oggettivo su cui basarla, al di là dell'opinione che gli uomini avevano in quell'epoca sulla natura femminile: i maschi rincorrono l'infinito, i misteri, studiano la natura alberesca, mentre le femmine sono portate verso le piante più piccole e produttive, vogliono un piccolo regno dove comandare ed essere obbedite, cercano la regola, la pace, l'abbondanza e si occupano di ciò che ha un utilizzo pratico. Una volta passato l'entusiasmo della giovinezza, quando i sogni e i sentimenti sono gli stessi, i cuori di maschi e femmine prendono direzioni diverse, anche se l'affetto nella coppia permane immutato.
E' la crisi della coppia, un tema molto presente nella letteratura degli anni di Tolkien: non la coppia che si separa per contrasti o perché nuovi interessi sentimentali han preso il posto dell'antico amore - tutte cose cui un divorzio potrebbe porre rimedio - ma la coppia che si continua ad amare ma che ha interessi in gran parte separati perché maschi e femmine, maturando, sviluppano interessi diversi essendo diversi per natura (Tolkien stesso visse un matrimonio assai felice dove però i coniugi, pur continuandosi sempre ad amare, avevano interessi in larga parte divergenti. Per coltivare i suoi, del resto, Tolkien preferì sempre la compagnia maschile).
La separazione degli Ent dalle Entesse non avviene per leggerezza, motivi futili o scarsità di sentimento, ma perché i due rami della razza sono intrinsecamente diversi, e davanti a questa differenza naturale l'autore non riesce a trovare altro che la possibilità di una riunione "dopo" che la vita ha seguito il suo corso.
Resta un ultima osservazione da fare: in questa storia le Entesse sono mute, come spesso le controparti femminili delle razze di Tolkien. Pochissimo sappiamo delle signore hobbit, poco delle donne, le Entesse appaiono solo di riflesso nel racconto di un Ent malinconico, quasi nulla viene detto delle nane, nulla del tutto delle orchette. Solo la voce delle Elfe risuona con una certa chiarezza.










