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mercoledì 1 ottobre 2014

Manuale del Perfetto Insegnante - Una ghirlanda di fiori di Bach


Occorre innanzitutto precisare che con l'espressione "Fiori di Bach" non si fa qui riferimento a quei fiori che Johann Sebastian Bach o altro musical componente della sua illustre famiglia tenevano o coltivavano nel loro proprio giardino: detti fiori possono venire anch'essi definiti come "fiori di Bach", e di fatto lo sono, tuttavia il Bach più celebre per i suoi fiori è tal Edward Bach, medico inglese che nel corso della sua vita selezionò 38 fiori corrispondenti ad altrettanti stati d'animo. Tali stati d'animo potevano essere negativi o armonizzati. Laddove erano negativi, le vibrazioni energetiche dei fiori potevano armonizzarli. 
Esiste altresì una teoria che sostiene che Bach, oltre ad isolare questi fiori, se ne fosse anche fumati alquanti, e appunto a seguito di questo avesse elaborato le sue teorie, ma a tutt'oggi non esistono testimonianze valide in questo senso.

Il metodo di preparazione dei fiori di Bach è abbastanza inusuale: i fiori vanno amorevolmente raccolti e messi in una ciotola piena d'acqua di fonte. La ciotola va poi appoggiata in un punto illuminato dal sole. 


Nel giro di qualche ora le vibrazioni energetiche passano dai fiori all'acqua. In seguito l'acqua viene filtrata e usata, dopo essere stata diluita, per preparare le boccette di essenza floreale, con l'aiuto di un po' di brandy (rimpiazzabile con cognac, grappa o acquavite). La boccetta per il singolo paziente si prepara con acqua, una piccolissima dose di brandy e quattro gocce di essenza per ogni fiore che serve. 

Non è questa la sede per discutere se tali preparati a base di vibrazioni energetiche siano o meno efficaci. Ci limiteremo qui a parlare di alcuni di questi fiori, e di come gli stati d'animo ad essi associati siano pertinenti al lavoro dell'insegnante.

Iniziamo naturalmente con Impatiens, in italiano nota anche come Balsamina e Non-mi-toccare. 

Questo graziosissimo fiorellino è legato alle qualità spirituali della pazienza e della dolcezza d'animo. Nello stato negativo invece la persona è esasperata dall'incapacità e lentezza mentale di chi gli sta intorno e  a causa di questa insofferenza finisce per prendere decisioni affrettate e improvvide.
Si tratta indubbiamente di un fiore in cui qualsiasi insegnante dovrebbe fare il bagno almeno tre volte al giorno (ottenendo così, se non altro, una perfetta igiene personale) ma è anche indicatissimo per l'assoluta totalità degli studenti, dalla scuola materna in poi, di cui può lenire l'irrequietezza e l'esasperazione dovuta all'assoluta legnosità degli insegnanti con cui ogni giorno i poverelli sono costretti a confrontarsi.

Proseguiamo con Beech, che in Italia è conosciuto come Faggio Rosso, nobile albero dove qualsiasi insegnante assai spesso desidererebbe arrampicarsi per sfuggire all'umano consorzio e deprecare in pace la gran disgrazia di essere nato, e soprattutto di vivere circondato da sì soverchiante quantità di idioti:


Questo splendido albero è collegato alle qualità spirituali della comprensione e della tolleranza. Nello stato negativo porta a intolleranza, pregiudizi e generica insofferenza verso tutto e tutti. 
Un insegnante in stato Beech negativo è una vera iattura per chi gli lavora vicino, in quanto in lui scorre un perenne fiume di critiche verso colleghi, custodi, dirigenza (non parliamo della segreteria) e soprattutto verso gli alunni, perenne fonte di insoddisfazione in quanto pigri, viziati, vanesi, testardi, arroganti, incapaci e via dicendo. Oltretutto partendo dagli alunni è facile risalire alle Grandi Colpe dei Genitori e della Società, dei politici e, da qualche anno, anche di Facebook, responsabile di ogni nefandezza umana per il semplice fatto di esistere.
Dal momento che ogni insegnante attraversa una fase altamente Beech almeno una volta al giorno, anche questo fiore è caldamente raccomandato e dovrebbe, anzi, essere passato d'ufficio dalla mutua.

Chicory (sì, proprio la cicoria) è un simpatico fiorellino azzurro legato al potenziale spirituale della maternità e dell'amore altruista. Nella versione armonizzata, certo.


Quando non è ben armonizzato il tipo Chicory è estremamente attivo, invadente e manipolatore "per il bene degli altri". Gli insegnanti Chicory sono comuni come le margherite a primavera. Lavorano moltissimo, spesso svolgendo anche un sacco di mansioni che nessuno li obbliga a fare; preoccupatissimi del bene della scuola e degli alunni non lesinano sforzi né sacrifici per avviare le cose nella giusta ed esatta direzione da loro stabilita, né per formare e plasmare i ragazzi nel modo in cui devono diventare secondo le loro illuminate decisioni. Per meglio chiarire il concetto, tale insegnante non manca di far notare ripetutamente i numerosi sacrifici cui si sottopone per il bene degli altri, reclamando apertamente la dovuta riconoscenza e deprecando senza ritegno l'umana ingratitudine di chi lascia capire che tanti sacrifici non sempre sono graditi. In verità, anche chi esprime riconoscenza (non sempre del tutto spontanea) risulta comunque non esprimerne in quantità bastevole, per quanto ci provi, e infatti il lamento sull'ingratitudine umana e su come gli alunni non apprezzino in modo adeguato il prezioso impegno profuso per loro sono una caratteristica perenne quanto esasperante dell'insegnante Chicory.
Purtroppo, armonizzare un insegnante Chicory richiede interi fiumi di acqua imbevuta di vibrazioni energetiche. Ben più utile e risolutivo risulterebbe probabilmente un piccolo tentativo di sincera autoanalisi - ma è un po' come pretendere che una piramide diventi tonda di sua spontanea volontà.
In realtà questo tipo di insegnante avrebbe ed ha degli aspetti positivi, se non altro per la notevole dedizione al suo lavoro, ma è difficile trovarlo davvero simpatico e apprezzarlo dal profondo del cuore, anche per i ragazzi più disponibili e affettuosi. Più semplice sarebbe, forse, se il Chicory concedesse un po' di autonomia alle sue vittime e gli consentisse di intromettersi, anche in modo marginale, nelle scelte che li riguardano.

Assai comune tra gli insegnanti è pure il tipo Heather (erica) che non manca nemmeno tra gli alunni. Il principio positivo di questa pianta tanto bella quanto comune (soprattutto in Inghilterra) 

è legato all'empatia e alla capacità di soccorrere. In fase disarmonica Heather è una creatura disperatamente accentrata su sé stessa che sommerge chiunque gli capiti a tiro con dettagliatissimi resoconti di ogni sua vicenda, anche la più minimale, senza lasciare il benché minimo spiraglio per gli altri, chiunque siano, onde avviare un minimo di dialogo o di scambio.
Se l'insegnante Chicory spesso dà sui nervi ma ha comunque dei lati validi, l'insegnante Heather è esasperante e basta: costui o costei stordiranno chiunque capiti loro a tiro con le loro più private vicende e narreranno nei più intimi particolari la loro vita, le loro frustrazioni e le loro (infinite) difficoltà, e saranno troppo occupati in ciò per potersi permettere di perdere tempo con sciocchezze quali mandare avanti il programma e simili. In compenso lo sventurato collega che si trova preso nel vortice di un Heather in fase di esternazione incontrerà serissime difficoltà ad occuparsi di alcunché di concreto: impossibile correggere compiti, aggiornare registri, decidere un attività, preparare una lezione o anche solo compilare un modulo di richiesta ferie in presenza di un collega Heather.
Tuttavia nessuno come un Heather riesce a tenere a bada i genitori: semplicemente non li fa parlare - a meno che anche il genitore sia Heather, nel qual caso conviene munirsi di un grosso sacchetto di pop corn e godersi lo spettacolo, ché risulterà assai simile a uno scontro fra titani.

Meno letale si presenta Honeysuckle, ovvero il bel caprifoglio, che pure è abbastanza comune nella scuola:


Il principio di Honeysuckle è la capacità di trasformazione e rinnovamento. In fase disarmonica si tratta di una cozza tenacemente attaccata a un culto del passato inteso come Età Dell'Oro Ahimè Ormai Irreparabilmente Trascorsa: Honeysuckle vive in un perenne scontento, rimpiangendo amaramente la scuola dei bei tempi andati, quando i mulini erano bianchi, gli scolari rispettosi e pieni di umiltà, i genitori del tutto sottomessi e arrendevoli, gli insegnanti bravi e ben pagati e il mondo nel complesso era un posto assai migliore. 
Si tratta di una persona un po' esasperante;  tuttavia, ma purché si faccia attenzione a non esprimere mai in sua presenza il benché minimo apprezzamento per una qualsivoglia novità che in qualche modo si colleghi alla scuola (ma chi l'ha incautamente fatto una prima volta avrà gran cura di non ripetere il fatale errore) ci si può convivere senza troppi problemi. Sia come collega che come docente risulta magari un po' lugubre, ma spesso fa assai onorevolmente il suo lavoro e, purché si abbia la pazienza di sobbarcarsi qualche lamentela, può risultare un partner di lavoro perfettamente affidabile - anche se, per avviare progetti didattici particolarmente arditi e innovativi, sarà forse meglio cercare qualcun altro.

Ed eccoci a Hornbeam, ovvero il carpine, una pianta il cui principio è la vivacità interiore e la freschezza spirituale. 


Lo stato negativo Hornbeam è presente in ogni alunno che si trovi davanti il quindicesimo esercizio sul complemento predicativo dell'oggetto e in ogni docente che sia convocato per una nuova riunione che abbia lo scopo di definire gli obbiettivi di apprendimento per il curriculum della sua materia in rapporto alle ennesime indicazioni ministeriali: è un attacco di noia profonda associato all'insofferenza davanti a qualcosa di già fatto e rifatto, l'allergia alla routine, la stufaggine del "ossignoredinuovomaccheppalle". Ogni essere umano lo vive, ogni tanto o ogni poco, soprattutto sul posto di lavoro. Di solito ci si convive dignitosamente, ma un po' di fiorellini potrebbero essere d'aiuto - o anche solo un pomeriggio sotto il carpine in un bel giardino, magari con una compagnia simpatica (ad esempio un buon libro o l'amato bene).

Mimolus (pare che la traduzione sia "mimmolo") è il fiore degli insegnanti alle prime armi. 


Il principio positivo è legato al coraggio, alla fiducia e a una serena accettazione di sé. Nel principio negativo Mimolus è il povero coniglietto terrorizzato in mezzo a un branco di lupi famelici. Tutti quei colleghi minacciosi, quegli alunni crudelissimi, con la bocca stillante sangue, l'inflessibile Dirigente Scolastico, quei genitori implacabili, quanto ci metteranno a divorarlo vivo pezzo per pezzo? 
E in verità non sempre si tratta di paure destituite da ogni fondamento, perché spesso Dirigenti Scolastici, colleghi, alunni e genitori degli alunni sentono l'odore del sangue e soprattutto trovano semplice, conveniente e senza rischi banchettare a spese del povero nuovo arrivato. Mimolus andrebbe conservato nelle infermerie delle scuole in dosi industriali, e ogni nuovo arrivato dovrebbe assumerne regolarmente almeno un bicchiere ogni ora. In sua assenza, un sorriso e qualche parola gentile potrebbero sostituirlo almeno in parte. E' noto d'altronde che si trovano tavolta anche scolari di buon cuore, disposti a prendersi in carico il novellino e ad incoraggiarlo. In tutti i casi un po' di Mimolus prima di affrontare una nuova classe o una nuova scuola non faranno certo male.

Mustard è il fiore del burnout, malattia professionale degli insegnanti e non solo.


Il principio armonizzato è la serenità e la chiarezza luminosa. Nella forma disarmonica è una cupa malinconia che toglie la gioia di vivere. Molti insegnanti giungono per gradi a questo triste punto d'arrivo, e a quel punto probabilmente, oltre a prendere Mustard e magari anche Gorse e Gentian (la triade della depressione) risulterebbe utile anche un anno sabbatico, ove possibile, e ancor di più un bel cambio di lavoro.
Tutto ciò sarebbe comunque più agevole se l'insegnante stesso si rendesse conto del suo triste stato. Disgraziatamente, chi è in stato Mustard negativo non sempre realizza la drammatica condizione in cui si trova, e soprattutto non dispone della lucidità necessaria per studiare una via d'uscita da quella deplorevole situazione.

Altro fiore tipico per gli insegnanti è Pine, ovvero il buon vecchio pino:


E' il fiore del pentimento e del perdono; lo stato negativo invece è legato ad un continuo crogiolarsi nel senso di colpa per i propri errori e financo per gli errori degli altri (che è sempre possibile attribuirsi con un po' di buona volontà e una certa megalomania tipica del mestiere dell'insegnante).
Il motto del Vero Insegnante infatti è "non ho fatto abbastanza". Siccome non c'è dubbio che, per quanto uno faccia, assai raramente riuscirà a fare "abbastanza", soprattutto quando una situazione è grave e legata a decine di cause e concause, qualsiasi insegnante può senz'altro attribuirsi facilmente le decine e decine di esiti negativi che attraversano inevitabilmente la vita dei suoi allievi ed ex allievi (soggetti anche loro, come tutti, ai tristi accidenti del caso) e rivangarli per anni e anni. Del resto è altresì noto che la scuola in generale vive oberata sotto infinite accuse di "non fare abbastanza" riguardo ai rami più vari dell'esistenza - ad esempio dovrebbe "inculcare veri valori" (qualsiasi cosa essi siano) e "formare i giovani", il tutto "rispettandone la personalità" - e già solo con questa terna la possibilità di "fare abbastanza" è persa per sempre.
Probabilmente è questo il motivo per cui moltissimi giardini di scuola contengono diversi alberi di pino: in tal modo sarà più facile preparare cospicue damigiane di tintura madre di Pine con cui alleviare il senso di colpa del personale scolastico al gran completo senza prosciugare le riserve del Centro Bach, dove vengono prodotte la maggior parte delle boccette di fiori di Bach oggi in commercio.
Tuttavia in alternativa, o in aggiunta, alla terapia floreale, sarebbe forse opportuno che gli insegnanti cercassero di venire a patti con la loro mancanza di onnipotenza - un aspetto del loro carattere, questo, che la maggior parte dei docenti tende a rimuovere.

Rock Water non è un fiore, semplicemente, come dice il suo nome, acqua sorgiva. 


Il principio Rock Water è la libertà interiore e la flessibilità mentale. Nello stato negativo predominano la rigidità mentale e l'attaccamento a principi inderogabili.
Pochi lavori si basano quanto l'insegnamento sulla necessità di un enorme flessibilità mentale; e pochi lavori quanto l'insegnamento amano ingabbiarsi in regole maniacali e scorie rugginose. 
Ogni scuola dovrebbe dunque disporre di non meno di due sorgenti di purissima acqua sorgiva (che tra l'altro contribuirebbero assai al benessere fisico delle giovani scolaresche che le frequentano). In mancanza di queste, tuttavia, l'insegnante - oltre a tenere piccoli acquedotti personali che gli consentano un adeguato uso delle immense quantità di acqua di sorgente necessarie a ben svolgere il suo lavoro - potrebbe tentare di ricordare il più spesso possibile che non esiste problema che abbia meno di diciotto soluzioni, così come  non esiste regola che non sia un piacere infrangere spesso e volentieri; qualora l'insegnante stesso non provveda in tal senso, tuttavia, saranno le giovani scolaresche di cui sopra che provvederanno con atti, pensieri e parole ad avviarlo su questa linea di pensiero.

Vine è la vite. Proprio quella che dà l'uva (nonché il vino, previa trattamento dei frutti).


Non vi è dubbio che, per mantenere adeguata sanità mentale con cui svolgere al meglio il suo delicato e complesso lavoro, ogni insegnante dovrebbe innanzitutto assumere copiose quantità di vino, possibilmente pregiato, anche se magari non prima delle lezioni, bensì dopo, allo scopo di meglio rimettersi dalle lezioni suddette; tuttavia, per una lunga serie di motivi, è forse opportuno che le scuole non si dotino di apposite e ben fornite cantine, e anzi è meglio che codesto aspetto venga gestito discretamente dal docente nella sua vita privata.
In floriterapia Vine si collega all'autorità e capacità di imporsi, entrambe doti assai utili ad un insegnante. Tuttavia, come chiunque sa, un insegnante in aspetto Vine negativo è un vero disastro: autoritario, rabbioso, permaloso, suscettibile, arbitrario, rigido, irragionevole, nonché convinto di essere sempre e perennemente nel giusto, costui o costei riuscirebbero a risvegliare l'istinto alla ribellione financo nei più mansueti frati francescani, e figurarsi in una pur paziente classe di fanciulletti nell'età dello sviluppo. Son questi i casi in cui, oltre a una buona dose di Vine al docente, sarebbe opportuno somministrare anche ingenti quantità di Impatiens agli sventurati alunni di turno nonché al Dirigente Scolastico che, almeno due volte a settimana, si ritrova impelagato in un potenziale inizio di guerra civile.
Disgraziatamente per un insegnante lo stato negativo Vine è tra i più difficile da sdipanare, con o senza fiori di Bach.

Il più importante fiore degli insegnanti tuttavia è senza dubbio Water Violet, una violetta d'acqua che non è molto viola e più che timida appare sfuggente e ritrosa.


Il bello dell'insegnante Water Violet è che funziona benissimo anche in stato disarmonico: elegante, felpato, autorevole, carismatico e fascinoso viene comunque apprezzato dagli alunni, che ne conservano spesso un buon ricordo nonostante il distacco che gli dimostra. Diciamo che è un insegnante che se la tira un po' troppo e sta molto sulle sue.
Nello stato armonico è l'insegnante che tutti sognano, perché oltre alle doti sopra elencate si dimostra comunicativo, saggio e adeguatamente umile. Praticamente un gioiello.
Qualsiasi Dirigente Scolastico provvisto di un barlume di buon senso spenderebbe volentieri tutto il Fondo d'Istituto per procurarsene uno e qualsiasi scolaresca si adatterebbe di buon grado a portarsi la carta igienica da casa e a pulire personalmente la scuola pur di averne uno.
Il problema è che sono rari. Molto rari.

venerdì 26 settembre 2014

Intorno alle leve della genetica e alla genetica delle leve (riflessioni oziose di un insegnante di Lettere)

Fra le materie scolastiche, scienze è forse quella che più è cambiata nel corso del tempo

Nonostante la prof. Fulcro insegni ormai stabilmente a Crifosso (dove, come ognun sa, sono tutti Estremamente Ganzi) le volte che incrocia noi insegnanti di St. Mary Mead continua a trattarci come se fossimo esseri umani e non poveri vermicelli, probabilmente in ricordo del cameratismo che ci ha legato quando ha insegnato qui. Così qualche giorno fa, profittando di un breve viaggio in treno, le ho chiesto com'era andata la loro Riunione Per Materia*.
"Molto bene, abbiamo concordato tutto il programma per scienze nei tre anni".
"Oh, molto bello. E... nel programma c'è anche la genetica?".
Proprio quello volevo sapere: infatti da tempo tra la prof. Spini e la prof. Marzapane è in corso gran questione sull'argomento. Per dirla in sintesi la prof. Marzapane dedica una bella sezione del programma di terza a genetica, evoluzionismo e DNA, mentre la prof. Spini si rifiuta di trattare siffatte questioni e si dedica a rocce, leve, luce e consimili (ma leve, luce e moti più o meno uniformi non sono trascurati nemmeno dalla Marzapane).
"Assolutamente no! Non ha senso farla in terza. Un ragazzo di terza secondo te è in grado di tracciare una spirale di DNA? Di capirne la struttura? Ha le basi per comprenderlo? Diamogli le basi piuttosto! Che cos'è una cellula? Che cos'è una molecola? Sono in grado di capire veramente la genetica? Certo, a memoria si può imparare qualsiasi cosa. Ma non è più importante che imparino un metodo, con cui poi potranno lavorare su qualsiasi argomento? Quello di scienze è un programma vastissimo, si tratta di selezionarne alcuni argomenti".
La prof. Fulcro è decisamente infervorata - mi ricorda vagamente me quando spiego perché non faccio storia della letteratura. Ovviamente mormoro alcune blande parolette di approvazione e mi guardo bene dal contrariarla - non solo perché gli insegnanti in preda al Sacro Furore non vanno mai contrariati, per elementari questioni di sopravvivenza, ma anche e soprattutto perché non ne so certo abbastanza, né di leve né di DNA, per avere una mia opinione in materia sulla loro utilità didattica.
Tutto quello che so è che un insegnante di scienze che, al primo disgelo, immerge saldamente una terza nelle spirali e nei gorghi di genetica, evoluzionismo e DNA è di grande aiuto e conforto all'insegnante di Storia che in contemporanea si arrabatta con le complesse questioni della Razza Superiore e del razzismo in generale, sia a Storia che a Geografia.
In realtà un altro argomento a favore del DNA lo avrei, ma non so quanto valido: ai ragazzi interessa molto di più delle leve e del moto uniformemente accelerato - e non so dargli torto, visto che personalmente ho ricordi di una noia sconfortante e soporiferissima sia delle leve che del moto uniformemente accelerato (anche se quando ho fatto le medie le razze esistevano ancora, e non erano solo pesci forniti di ali assai gustose, e non so quanti insegnanti di scienze nel 1974 si dedicavano al DNA, all'epoca tutt'altro che noto all grandi masse).
E ripensandoci avrei anche un terzo argomento a favore della genetica fatta in terza media: al momento dell'esame molti sono i ragazzi che si preparano con cura e puntiglio su temi genetici, esponendole in modo brillante, mentre rocce e leve sono di una noia mortale da ascoltarsi per l'insegnante di Lettere (soprattutto quando l'insegnante di Lettere sono io) e anche l'alunno dà l'impressione di tenersi sveglio, mentre ne parla, soprattutto per forza di volontà.

Siamo d'accordo: il fatto che l'insegnante di Lettere si annoia all'esame non è criterio su cui l'insegnante di scienze possa impostare la sua programmazione, e anche il fatto che i ragazzi preferiscano un argomento piuttosto che un altro non è detto che abbia un gran peso, se davvero si tratta da una parte di nozioni mandate a memoria e dall'altra del frutto di una buona preparazione di base e dell'impostazione di un metodo. Anzi, sono convinta che una buona preparazione di base debba essere alla base del lavoro di una scuola di base com'è appunto la media, per tacere del metodo - e so una sega io di cos'è che dà una buona preparazione di base per scienze, e non parliamo del metodo.

Tuttavia sono stata molto lieta in cuor mio quando la prof. Marzapane mi ha assicurato che lei continuerà a fare genetica ed evoluzionismo, anche se non ho avuto ancora modo di informarmi su cosa farà la mia personale collega di Matematica e Scienze. In pratica, la commissione per materie ha semplicemente messo degli argomenti obbligatori nella programmazione, e il resto degli argomenti sono a scelta del singolo insegnante.
In cuor mio comunque continuo a fare il tifo per il DNA in terza media, anche se io personalmente ne so ben poco, e anche quel poco l'ho imparato soprattutto dai romanzi gialli. Ma in fondo nessuno si aspetta  da me una buona preparazione di base e un efficace metodo di lavoro per scienze. Vivaddio, io insegno Lettere (o almeno ci provo).

*va da sé che quella di Lettere è andata come al solito, cioè con grandi discussioni sui massimi e minimi sistemi, ma senza concluderne niente di particolare. Del resto, le nuove indicazioni ministeriali non ci hanno portato particolari novità.

lunedì 22 settembre 2014

L'orrendevole e drammaticissima Saga del Registro Elettronico - 6 - Niente di nuovo sul fronte occidentale

Un gatto si riposa tranquillo su un dei nostri registri scolastici

Quando realizzai che la connessione in rete della scuola di St. Mary Mead era e sarebbe rimasta inaffidabile* ma che il registro elettronico sarebbe comunque partito all'inizio dell'anno scolastico, la mia fertile mente escogitò una brillante, pur se un po' costosa, soluzione: un I-Pad.
In verità da almeno un paio d'anni cercavo una scusa per comprarmi un tablet e poterlo anch'io estrarre durante le code, nelle attese alla stazione o sul treno, cazzeggiando su Facebook. 
Avevo perciò avviato un giro di consultazioni tra gli amici fidati e scelto con cura modello, colore e compagnia telefonica con cui fare l'abbonamento. Così, pochi minuti dopo il termine dell'entusiasmante presentazione del Nostro Futuro Meraviglioso Registro Elettronico sfrecciavo verso Firenze dal mio rivenditore preferito, e nel giro di un ora ero entrata in possesso di un tablet di penultimo modello con tanto di collegamento in rete e abbonamento, custodito in una graziosa bustina rosa psichedelico leggermente imbottita, mentre il mio conto in banca si era improvvisamente alleggerito.
La mia deplorevole vanità gongolava al pensiero del primo giorno di scuola - prima ora con la Terza d'Ogni Scheletro Ingombra: laddove tutti i colleghi avrebbero smoccolato alquanto appuntandosi i vari dati su foglietti e agende io avrei acceso sorridendo il mio giocattolino nuovo e avrei firmato e segnato assenti e presenti con un dolce sorriso di legittima soddisfazione (o, a seconda dei punti di vista, di deplorevole vanità).

Da allora il tablet mi è stato utile in tante piccole e medie circostanze, e anche per segnare in un piccolo file gli argomenti delle lezioni**, ma naturalmente non posso usarlo per compilarci un registro elettronico, se nessuno mi dà un registro elettronico da compilare.
Nel frattempo noi insegnanti di St. Mary Mead abbiamo constatato che
- un sacco di scuole non hanno il registro elettronico, esattamente come noi, e se la cavano benissimo compilando convenzionali registri in carta
- un altrettanto sacco di scuole ha un registro elettronico e se la cava bene, male o così così a seconda di come funziona il registro elettronico in questione, che comunque se non altro esiste
- un sacco di queste scuole ha Argo Nuova Versione, che dunque in qualche scuola sono riusciti a caricare (probabilmente senza dramma alcuno)
- nessuna delle leggi vigenti ci obbliga ad avere un registro elettronico
- l'uso del registro elettronico avrebbe dovuto essere approvato con apposita votazione al Collegio Docenti, mentre noi non abbiamo votato un cazzo di niente
- al presente non abbiamo né registro elettronico né registro cartaceo, e nessuno si degna di dirci se e quando avremo qualcosa di meglio delle fotocopie sui rotoloni Regina
- invero nel nostro cuore non albergava un grande entusiasmo per l'adozione di un registro elettronico, ma nemmeno una viscerale avversione per il suddetto, e insomma tutti eravamo e saremmo disposti a fare del nostro meglio, con buona volontà e diligenza, per compilarne uno - cosa probabilmente non al di sopra delle nostre possibilità, perché, se è vero che nessuno di noi è un fulmine di guerra informatico, altrettanto vero è che nessuno di noi è del tutto digiuno dell'uso dei moderni mezzi di comunicazione
- siamo stati decisamente troppo tordi a non esserci opposti all'adozione del registro elettronico sapendo di non avere una connessione affidabile, e troppo remissivi visto che non abbiamo ancora preso la Nostra Preside per il collo intimandole di sputare fuori dei registri di carta, se non è capace di convincere la Segreteria e Argo a fornirci il necessario per compilare 'sto cazzo di registro elettronico
- Segreteria e Dirigenza hanno gestito la cosa decisamente con troppa leggerezza per non dire di ben peggio
- chi ci non ci ama non ci merita
e tante e tante altre utili considerazioni di analogo spessore ed utilità.

In compenso le LIM hanno ripreso a funzionare, perfino quella che ho nella Prima Rampante. E' già qualcosa, dopo l'ordalia dell'anno scorso.

*In realtà sono tutti pregiudizi: ormai da due settimane la connessione è solida e stabile
**che copierò un giorno, forse, chissà, sul nostro Bellissimo Registro Elettronico - detto e non concesso che per allora io sia riuscita a imparare a usare a dovere il copia&incolla sul tablet, perché per ora faccio davvero un gran casino

venerdì 19 settembre 2014

L'arte della guerra - Sun Tzu


Di questo libro esistono decine di centinaia di edizioni, dai sei euro in su. La copertina che ho scelto è quella dell'edizione Einaudi, che è più chic (e anche piuttosto costosa); invece la versione che mi portai a casa qualche anno fa costava  una decina di euro, con un ulteriore trattato cinese sulla guerra incluso.

Non so niente di storia cinese, non ho letto quasi niente di letteratura cinese e di mestiere non faccio il generale né l'ufficiale di stato maggiore, ma appena vidi il libro mi accorsi che avevo sempre desiderato un trattato cinese sull'arte della guerra e, dopo avere a lungo esitato fra tre diverse edizioni, infine ne scelsi una che portai a casa e divorai in gran fretta.

Si tratta, scoprii in seguito leggendomi diligentemente l'introduzione, del più antico trattato militare conosciuto, ed è stato scritto intorno al V secolo a.C. da un generale cinese.
Da allora ha conosciuto una fortuna ininterrotta ed è stato usato come guida non solo per le cose di guerra, ma anche per la gestione industriale, le strategie di vendita e un sacco di altre cose che a prima vista mal si accordano con un trattato militare. Ma, dopotutto, cos'è la vita se non una grande guerra, combattuta ogni giorno da tutti noi nelle situazioni più impensate?

Di fatto L'arte della guerra è un trattato militare scritto in quel tono assorto e filosofico molto orientale che dietro i suoi continui riferimenti al Tao e agli elementi offre una quantità di spunti di riflessione estremamente concreti. 
La guerra è un affare importante, e come tale va gestita e soprattutto accuratamente pianificata. Occorre calcolarne con precisione le spese, organizzare bene le truppe in modo da poterci fare affidamento e poter contare sul loro attaccamento agli ufficiali, organizzare con cura gli attacchi...
Ecco, appunto: non solo occorre organizzare con cura gli attacchi che conduciamo noi, ma anche quelli che farà il nemico. Il nemico va osservato con grande attenzione, aggirato e raggirato in tutti i modi possibili e soprattutto colto sempre alla sprovvista, ingannandolo e sorprendendolo.
L'esercito non si valuta solo in base al numero delle sue truppe. Dovete calcolare le vostre forze, analizzare quelle del nemico, e trovare il modo per sconfiggerlo. Chi manca di capacità strategica e attacca comunque il nemico verrà certamente sconfitto.

Perchè ci sono casi (ad esempio quando sono in gioco gli interessi del regno) in cui quel che conta non è partecipare, ma vincere. E per vincere è importante muoversi con cautela, usare molta astuzia e arrecare pochi danni, a sé stessi prima di tutto ma a volte anche al nemico - anche perché un nemico incastrato senza via d'uscita può farti molti, molti danni.

Il buon generale è quello che conosce bene le sue truppe e le organizza e  dirige in modo da poterci fare sempre affidamento, ma che sa anche evitare o rimandare lo scontro se le condizioni sono troppo sfavorevoli, non si infila in situazioni senza via d'uscita; insomma, sa quando combattere e quando scivolare via con discrezione, magari trovando il modo di farsi inseguire fino ad arrivare su un terreno molto più favorevole alle sue truppe. Il buon generale combatte per vincere, non per acquistare gloria o reputazione* - e dunque non si limita a sfruttare le situazioni favorevoli, le crea, con un paziente lavoro di studio ma anche con molta creatività: non a caso questo è un trattato sull' arte della guerra, non su come guidare un po' di truppe arrangiandosi con quel che c'è e sperando nella buona sorte.

Per stimolare il caos è necessario possedere un saldo controllo; per creare l'illusione della paura bisogna avere coraggio; per fingere debolezza si deve essere forti. Ordine e disordine richiedono capacità di controllo delle truppe (...) 
Perciò chi eccelle nell'arte di costringere il nemico a muoversi come vuole realizza una configurazione delle sue truppe che costringe l'avversario a reagire. Offre una possibilità che il nemico è costretto a cogliere.

I modi di farlo sono infiniti, ma oltre al tocco di creatività che può portare il buon generale a trovare una soluzione originale occorre basarsi su una grande capacità di valutare bene di tutti gli elementi in gioco: i nostri come quelli degli avversari e quelli esterni - oltre, naturalmente, alle circostanze dettate dal caso.

Tutto ciò costituisce ampia materia di riflessione per chiunque occupi una posizione di comando - non importa essere un generale o un presidente del consiglio, basta essere un modesto capufficio o l'assessore allo sport di un piccolo comune - ma anche molto meno, per esempio un capofamiglia o un insegnante. Ma chiunque dispone in ogni caso di un piccolo (e non sempre piccolo, in verità) schieramento di forze su cui deve fare affidamento per destreggiarsi nell'esistenza, ovvero sé stesso; ed esaminare con cura il terreno degli scontri, gli avversari e i possibili alleati è comunque utile regola sempre e comunque. Per questo il trattato di Sun Tzu nel corso dei secoli è stato tante volte riscritto e adattato ai casi più disparati, e sempre con risultati interessanti.

Si tratta di un classico libro da comodino, da aprire e rileggere e riguardare spesso, perché ha sempre molto da consigliare in un infinità di circostanze.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro a tutti, oltre che un felice fine settimana, molte e consistenti vittorie, tutte ottenute senza alcuno spargimento di sangue ma con grandi vantaggi personali.

*e tanto meno per fare le scarpe agli ufficiali del suo stesso esercito. Ma questo è un caso che Sun Tzu evita signorilmente di considerare, accennandovi solo in modo molto indiretto - del resto non sarebbe credibile pensare che, nonostante tutta la saggezza orientale di cui l'intero trattato trabocca, il problema non fosse ben presente anche negli eserciti della Cina del V secolo s. C.

domenica 14 settembre 2014

I miei primi dieci libri-cardine

Un selfie di me da bambina, intenta alla mia attività preferita: LEGGERE

Il gioco, lanciato da La Noisette e povna sulla scorta di una catena che circola da un po' su Facebook, consiste nell'indicare le dieci letture che più hanno inciso sulla nostra formazione. Ogni volta mi viene fuori una lista diversa, stavolta seguirò l'ordine cronologico.

1) Le Fiabe Sonore. Probabilmente iniziate ad ascoltare intorno ai tre anni. La leggenda di famiglia vuole che abbia imparato a leggere su questi affascinanti fascicoli, mandandoli a memoria attraverso un ascolto ripetuto. Non so se sia vero, ma molte le avevo effettivamente imparate a memoria, e parecchie canzoni le ricordo ancora, in particolare la meravigliosa "parte fratello / in groppa al cammello" dalla storia di Kamar e Budur. La serie completa offriva una vasta scelta di fiabe da tutto il mondo. Le mie preferite erano Pelle d'asino, I tre musicanti e L'acqua della vita, oltre appunto a Kamar e Budur e Biancarosa e Rosella. Avevano anche delle bellissime illustrazioni, che anche allora erano merce abbastanza rara nei libri per bambini, almeno secondo il mio gusto. Naturalmente con le fiabe non mi sono fermata lì.

2) Dai sei anni in poi, la serie di Kathy Martin di Josephine James, sette volumetti della Stella d'Oro (serie rossa) dedicati a una ragazza che vuole diventare infermiera e poi effettivamente lo diventa (solo molto tempo dopo scoprii che in Italia, all'epoca, per diventare infemiera non era necessario fare tre anni di scuola e relativo praticantato). Non ho mai minimamente desiderato entrare a far parte del personale medico, in qualunque funzione, ma la storia mi piaceva molto e i libri li ho praticamente consumati. Probabilmente la cosa che mi colpiva di più era il modo con cui il lavoro di Kathy fosse il personaggio principale della vicenda.

3) Macbeth, dagli otto anni in poi. Non è stato il mio primo Shakespeare, ma mia madre mi suggerì di leggermi Giulietta e Romeo, dopo che mi ebbe raccontato la storia, e avevamo tutte le opere in un solo volume. Così spulciai un po' qua e là e Macbeth mi colpì moltissimo, tanto che credo di essermi mandata a memoria la parte di Lady Macbeth a forza di leggerla ad alta voce (mai più fatto niente del genere). Diciamo che assimilai la storia un po' per volta, col tempo, tanto che adesso è qualcosa che fa parte di me, come il fegato o l'ipotalamo. Vent'anni dopo scoprii l'opera di Verdi, che parimenti conosco a memoria, e ormai tendo a citarla soprattutto attraverso il libretto - che sembra un eresia, ma nonostante un italiano un tantino particolare, in quei versi e in quella musica c'è veramente tutto quello che ci ha messo Shakespeare, soprattutto nella scena della notte del primo delitto.

4) Orgoglio e pregiudizio, che mia madre mi lesse durante una breve degenza all'ospedale, quando avevo nove anni. Il mondo delle ragazze Bennet mi affascinò con una forza speciale, probabilmente per l'autonomia di cui godevano (molto maggiore di quella riservata di solito alle donne in Italia sulla fine degli anni 60). Mi sembrava una storia contemporanea, e in un certo senso lo era. Riletto poi un infinità di volte.

5) Il Signore degli anelli, iniziato nell'estate prima della prima media. Vabbé, credo di averne già parlato. Comunque nel 1972, in Italia, non c'era assolutamente nulla di nemmeno lontanamente simile. Per me fu una rivelazione, o forse una rivoluzione.

6) La serie di Angelica, di Anne e Serge Golon, mirabile polpettone dalla mirabilissima ricostruzione storica. In particolare ricordo la mia sorpresa quando entrarono in scena... gli indiani, completamente diversi da quelli dei film western - talmente diversi che mai per un momento dubitai che fossero quelli veri. Nel primo libro Peyrac mi piaceva abbastanza, anche se lo trovavo un po' irritante. Quando ricomparve in scena, in Angelica e il Nuovo Mondo, lo trovai di un antipatia mortale. Invece mi piaceva moltissimo la protagonista.

7) Nell'estate dopo la terza media arrivò Il maestro e Margherita, con il primo sabba della mia vita (da notare che all'epoca non sapevo ancora assolutamente nulla del Faust, e nemmeno dei processi per stregoneria). Da allora l'immagine di una donna a cavallo di una scopa per me vuol dire una sola cosa: libertà.

8) Medea, di Euripide. Letta sulla scorta di un suggerimento della prof. De Divinis in quinta ginnasio. Euripide mi è sempre piaciuto molto, ma Medea è stata la mia tragedia preferita per molto tempo, fin quando, quindici anni dopo, lessi le Baccanti. Da allora sono incerta tra le due. Ma perché scegliere?

9) Alla fine del ginnasio arrivò Paura di volare, di Erica Jong, ma ci dovrei aggiungere anche Come salvarsi la vita... e le poesie di Frutta e verdura - caso strano perché è molto difficile che le poesie moderne mi dicano qualcosa. Anche lì, come in Orgoglio e pregiudizio mi si aprì un mondo, ma in forma rovesciata: diciamo che scoprii la parte oscura della cultura americana, quella riservata alle donne, e quante cose venissero date per scontate su di noi. Scoprii anche l'esistenza dei tamponi interni, e devo dire che anche quello mi cambiò la vita. Di parecchio.

10) Decameron, di Boccaccio. Ci avevo provato intorno alla terza media, e mi era sembrato scritto in arabo. Improvvisamente, quando lo ripresi in mano in prima liceo, scoprii che era diventato perfettamente chiaro. Cominciai così una garbata opera di spulciatura che solo qualche anno dopo, in occasione di un esame, culminò nella prima lettura integrale. Da allora ce ne sono state, mi sembra, tre - ma il Decameron è un libro che si presta assai ad essere spelluzzicato e anche a venire letto ad alta voce con gli amici. Diciamo che è il medioevo che preferisco - ed è anche il mio libro italiano preferito, di gran lunga. Come il Signore degli Anelli, il Decameron è un libro che ha sempre qualcosa da dirmi, non importa quante volte l'abbia letto.

I dieci titoli sono finiti e sono arrivata sulla soglia dei diciassette anni. Comunque, la vita è andata avanti anche dopo.
Diciamo che, nella sua apparente staticità, la mia è una vita molto ricca di cardini.

(to be continued)

venerdì 12 settembre 2014

L'orrendevole e drammaticissima Saga del Registro Elettronico - 5 - I nostri nuovi registri

Un piccolo spot vagamente fantasy, ispirato senza dubbio al nostro triste caso

Siamo ormai a tre giorni dall'avvio delle lezioni. 
La scuola media di St. Mary Mead brulica di insegnanti variamente affaccendati.
Certo, rispetto agli altri anni c'è' qualche differenza: ad esempio nessuno compila i registri. Inoltre molti si interrogano sulle magnifiche sorti e progressive del nostro registro elettronico. Unica eccezione, la nostra RSU, che cerca di coinvolgermi in un accorata critica dei progetti sulla scuola resi pubblici di recente dal nostro governo: ella ritiene infatti che una progressione dello stipendio legata all'anzianità andrebbe comunque mantenuta. 
"Pole essere" convengo nel vano tentativo di scollarmela di dosso "Ma al momento questo progetto è solo una dichiarazione di intenti priva di qualsivoglia forma legislativa, mentre il registro è questione che andrà affrontata in un qualche modo di qui a settanta ore."

Verso mezzogiorno passa da noi l'addetta di segreteria che dovrebbe in teoria occuparsi del nostro registro elettronico, e riusciamo alfine ad avere con lei un aperto e franco colloquio. O almeno, ci auguriamo che da parte sua sia stato franco, e in effetti non ci risulta che di solito racconti storie - ma, in verità non ci risulta nemmeno il contrario.
Il registro ha dei problemi, ci assicura. Molti, molti problemi, e il tecnico di Argo è in ferie. Forse lei riuscirà a contattarlo Sabato, forse Lunedì. Perché con Argo ci sono dei grossi problemi. 
E poi c'è il problema degli orari, che vanno pian piano inseriti, e stanno arrivando soltanto ora. 

Non so che dire, perché è pur vero che gli orari sono arrivati soltanto ora (quello del nostro plesso, veramente ci sarebbe già da Lunedì) ma è un fatto che gli orari li fanno di solito in prossimità dell'inizio dell'anno scolastico, e non tre mesi prima, per tutta una serie di motivi logistici. Senza contare che i nostri orari sono fatti al computer e mi suona strano che vadano pazientemente inseriti ora per ora - e se anche fosse, non so, ma non mi sembra un lavoro così spaventosamente lungo. In tutti i casi, e' un problema che accomuna tutte le scuole.
"Dunque Lunedì non avremo alcun registro elettronico?" chiediamo alla fine.
No, sembra di no, assicura l'addetta di segreteria. Per i primi giorni avremo però un po' di fotocopie fatte da un registro da classe, e potremo compilare quelle.
E in verità non ci sembra poi questo gran trionfo della tecnologia, e nemmeno il 
massimo del decoro, compilare il registro di classe  su dei fogli volanti, ma se è così è così, e amen.
In compenso apprendiamo anche che per tutto il primo quadrimestre compileremo il registro elettronico, ma per le famiglie diventerà visibile in rete soltanto da Febbraio.

L'insieme ci sembra un po' surreale; soprattutto ci piacerebbe capire se Argo ha dei problemi solo con la nostra scuola o il programma perde colpi anche altrove; e tantomeno ci è chiaro come mai i tecnici di una ditta che vende registri elettronici alle scuole vanno in ferie proprio la settimana prima dell'inizio dell'anno scolastico, tra tanti momenti che avrebbero a disposizione.
Che in Segreteria facciano spesso un gran casino è cosa nota, che mentano per la gola siamo disposti a crederlo ma al momento non disponiamo di prove sicure, solo di numerosi indizi.

In totale assenza di qualsivoglia registro elettronico da compilare, la connessione alla rete in questi giorni e' stabile, veloce e perfettamente funzionale.
In compenso, per motivi ignoti, due LIM su tre non funzionano.
Forse, più che un registro elettronico ci servirebbe un esorcista.

martedì 9 settembre 2014

L'orrendevole e drammaticissima Saga del Registro Elettronico - 4 - Houston, abbiamo un problema


Ieri sera, giusto mentre stavo terminando il post in cui spiegavo che bel registro elettronico avremmo avuto, ha telefonato la prof. Marzapane, piuttosto preoccupata perché dopo essere entrata nel sito del nostro bellissimo registro elettronico ed essersi identificata come di dovere le hanno spiegato che non era abilitata all'accesso del nostro bellissimo registro elettronico. 
"Avrò sbagliato qualcosa io? Ma non so cosa posso aver sbagliato, ho solo cambiato la password perché me l'hanno chiesto".
"Probabilmente non hanno ancora completato la revisione del nostro bellissimo registro elettronico" provo a confortarla "Un po' di ritardo può succedere".
Il punto però, come sappiamo entrambe, è che mancano ormai solo sei giorni al debutto del nostro bellissimo registro elettronico - e per la prima volta mi sfiora il sospetto che forse la connessione non sarà il primo e principale problema contro cui ci troveremo a battere le corna.

Visto che nessuno di noi risultava abilitato all'accesso del nostro bellissimo registro elettronico, stamani qualcuno ha fatto un giretto in segreteria.
Dove è risultato che, sì, Argo non ha ancora mandato "delle cose".
Ma anche che la segreteria non ha ancora inserito l'orario - che pure gli hanno consegnato già ieri e, corre voce, non ha inserito nemmeno le classi - che a dire il vero erano state formate già dalla fine di Giugno.
"Non abbiamo ancora avuto tempo" hanno spiegato.
Ma la cruda verità è che, nella segreteria del nostro Istituto Comprensivo, sono un tantino imbranatelli. Specie con i computer.

"E Lunedì cosa facciamo?" ci domandiamo.
"Prendiamo un bellissimo rotolone Regina e lo usiamo per scriverci il nostro bellissimo registro cartaceo" suggerisce qualcuno.
"Ma non con la penna stilografica. Sui rotoloni Regina con la penna stilografica si scrive male" avviso io, che una volta ci ho provato.

Al momento siamo un po' perplessi.

lunedì 8 settembre 2014

L'orrendevole e drammaticissima Saga del Registro Elettronico - 3 - Ve' la tragedia mutò in commedia

Nel Ballo in Maschera di Verdi per un attimo si sfiora la commedia (anche se poi non va a finire niente bene)

Venne infine il giorno in cui i timorosi insegnanti dell'Istituto Comprensivo cui fa capo anche la scuola media di St. Mary Mead conobbero infine il temutissimo Registro Elettronico. 
L'ingegnere che doveva presentarcelo arrivò con un pizzico di ritardo, scaldò la platea con  tre o quattro battute di cui forse perfino il nostro ex Presidente del Consiglio si sarebbe vergognato e infine passò a parlare del Registro Elettronico 2.0 di Argo, nuova versione rielaborata sulla scorta delle critiche di chi lo aveva usato negli anni passati.
A titolo di esordio, costui ci spiegò come qualmente il registro elettronico non sia affatto obbligatorio, e naturalmente una scuola che decidesse di imbarcarsi in siffatta avventura dovrebbe prima di tutto assicurarsi di avere una buona connessione a internet, stabile e affidabile - e un lieve brusio passò sulla platea, come una brezza leggera su un prato in estate, ma nessuno commentò ad alta voce perché volevamo sapere com'era il mitico registro elettronico, stante che com'era la nostra connessione lo sapevamo benissimo.
Poi l'ingegnere ci descrisse la procedura di accesso, spiegandoci che era stata molto semplificata dopo le gran lamentele ricevute - e in effetti dalla descrizione adesso sembra semplice e rapida (se c'è la connessione, certo).
Come firmare, come segnare gli assenti, come segnare i ritardatari, come segnare le giustificazioni, come segnare le note disciplinari, dove scrivere che X deve ancora riportare il tagliando dello sciopero firmato; e mentre l'ingegnere parlava, in tanti cominciammo a considerare che, qualora e caso mai la connessione avesse funzionato, il registro elettronico, lungi dall'essere uno strumento di tortura della peggior specie, sarebbe persino potuto risultare uno strumento più ordinato di quello su carta - se non altro perché quanto scritto da taluni colleghi dalla scrittura assai ingarbugliata sarebbe diventato infine chiaro e comprensibile.
Abbiamo ascoltato pazienti, fatto domande accorte e chiesto chiarimenti, prendendoci il nostro tempo perché volevamo sapere e capire; ma in cuor nostro tutti friggevamo, aspettando il momento della descrizione del registro personale - insomma, quello dove Argo non ci avrebbe più permesso di mettere cinque meno e otto più.
Ma al momento dell'entrata in scena di Sua Capricciosa Maestà il Registro Personale ci è stato assicurato che i voti si possono scrivere con tutti i più e i meno che ci pare (sullo schermo che immortalava le gesta di una classe immaginaria apparivano alcuni sei, qualche sette, un dieci meno, un cinque più, un sette e mezzo e via dicendo (la Preside ha provato a dire qualcosa ma nessuno se l'è filata), oltre alla possibilità di inserire note di tutti i generi e tipi, visibili o non visibili alle famiglie a nostra scelta, nonché sigle e simboli a piacer nostro per censurare qualsivoglia mancanza didattico-disciplinare in cui ai nostri sventurati alunni avvenga per caso di incorrere (o per segnalare qualsiasi progresso o prodigio compiano gli alunni in questione, naturalmente). In effetti, dopo i registri personali su carta con sempre meno spazi e copertine sempre più orrende, più che un registro elettronico ci è sembrato l'Eldorado.
Addirittura l'ingegnere ci ha assicurato che disporremo di ben tre bacheche, una per i docenti, una per la classe e una per la scuola, in cui potremo scrivere quel che ci parrà più opportuno, in caso anche allegando file.

Ad ogni racconto delle mirabilie che il Registro Elettronico finalmente ci permetterà, rendendo Facebook e Whatsapp ruderi inutili quanto obsoleti, i sorrisi si allargavano, i cipigli si spianavano, gli sguardi si illuminavano; ma nessuno ha avuto modo di provare il giocattolino nuovo durante il fine settimana, perché il server è rimasto chiuso per lavori - sì, proprio quei lavori che permetteranno alfine al bellissimo Argo 2.0 di fare la sua rutilante apparizione in rete tra qualche giorno, bello e splendente come una principessa al ballo.
Perché Argo 2.0 è bello, buono e bravo e gli manca solo di farci il caffé la mattina e portarcelo a letto, ma al momento non ha fatto ancora il suo debutto nel reale mondo virtuale (si dice così?).

Pieni di fiducioso ottimismo abbiamo guadagnato l'uscita;  e tale è il nostro garbo e tanto salda la nostra buona educazione che nessuno di noi ha salutato la Preside col gesto dell'ombrello e il grido "Sette più si può, sette più si deve!".

venerdì 5 settembre 2014

I piccoli maestri - Luigi Meneghello


Visto che siamo in prossimità dell'8 Settembre, questa volta presento un libro che racconta la Resistenza.

Nel Gennaio 1943 Luigi Meneghello, studente di Lettere e Filosofia di belle speranze (una razza pericolosissima, com'è noto), viene chiamato alle armi e dopo un po' di addestramento è mandato di stanza sulle coste tirreniche. Con l'armistizio dell'8 Settembre naturalmente torna a casa e lì, con i suoi amici e concittadini comincia "a fare qualcosa". Qualche mese dopo sale sui monti a fare la Resistenza. Più avanti fa la Resistenza anche in pianura. Finita la guerra torna a casa, con la sua nuova ragazza.  Più avanti, ne I piccoli maestri ripercorre la storia di questi tre anni.

E' un libro difficile da inquadrare. Autobiografia, certo, e l'autore giura che quel che ha scritto è tutto vero. Non c'è nemmeno motivo di dubitarne in effetti, perché non racconta niente che non sia più che credibile. Il tono però - spesso dolce, a volte salato - ha qualcosa di incantato, quasi fiabesco; sembra non tanto una fiaba, quanto un racconto esistenziale di qualcuno che per caso si è trovato a fare la Resistenza. 
Naturalmente non c'è nulla di casuale nell'andarsene sui monti a combattere contro i tedeschi - magari circostanze esterne possono aver dato una spintarella, ma chiunque abbia fatto la Resistenza ha compiuto delle scelte ben precise in base a criteri etici - anche quelli che l'hanno fatta per cause non particolarmente nobili.  Il protagonista però descrive una serie non tanto di eventi, ma di flussi di coscienza che l'hanno spinto in quella direzione, e tutte le sue decisioni scaturiscono come l'unica scelta possibile per una persona come lui nelle circostanze che si presentavano in quel momento. La Resistenza diventa non tanto un atto di ribellione, quanto il cammino di un anima che prende gradualmente coscienza di sé e osserva con l'incanto dell'innocenza quel che avviene intorno a lui e dentro di lui.
A tratti sembra quasi una storia simbolica, sospesa fuori dal tempo e dallo spazio, come quella di Parsifal alla ricerca del Graal. Poi, improvvisamente, piccoli e casuali dettagli storici assai precisi ricordano anche al lettore più innocente e sprovveduto che sì, la storia è ambientata dal 1943 al 1945, è ambientata in Italia e non è una storia, quanto un pezzo di storia, per quanto raccontato con molto garbo e in forma assai politically correct.
I nomi sono pochi, pochissimi, e di quei pochi una buona parte è stata alterata. Le celebri divisioni (non sempre amichevoli) delle varie anime della Resistenza vengono illustrate in modo chiaro ma senza prendere posizione, come dall'esterno. I piccoli maestri non si schierano con una fazione specifica - anche se sono disposti a collaborare con tutti - non hanno al loro interno una gerarchia molto strutturata e non approvano certe forme di ritorsione contro i civili. Anzi si finisce per essere tentati di credere che la loro Resistenza sia stata soprattutto una lunga gita in montagna, trascorsa per lo più ad ammirare le bellezze del paesaggio, e una specie di lunga gita sociale in pianura, con risvolti a tratti decisamente comici e occasionali conversazioni esistenziali. Solo a fatica, e in modo piuttosto casuale, l'autore lascia scivolare qualche accenno al fatto che in effetti qualcosina hanno fatto anche loro - ma solo per caso, intendiamoci:
"Arcigni nei concetti di fondo, garbati e quasi soavi nella fattispecie, non prendevamo nemmeno in considerazione l'idea di fucilare qualcuno villanamente. Inoltre non volevamo rompere senza pagamento (coi buoni), non spaventare senza bisogno, non assassinare senza spiegazioni. Queste erano le intenzioni: in pratica poi, non rompevamo molto, non spaventavamo che mediocremente, e non assassinavamo quasi nulla; un gruppo di artigiani-artisti, dalla produzione severamente limitata, e con un forte senso di autonomia professionale e personale".

In questo libro ci sono tutti i temi tradizionalmente associati con la Resistenza: la fame e il freddo, i rastrellamenti (bellissimi, i due rastrellamenti, che sono anche gli unici passi piuttosto crudi dove quel bel tono da scolaretti in vacanza viene completamente abbandonato), il complesso rapporto con i civili e poi pattuglie tedesche, rappresaglie contro i collaborazionisti, attentati, razzie, screzi tra bande, eroi ed eroine che pagano a prezzo assai caro l'aiuto fornito, ostaggi, morti improvvise di carissimi amici, prodi partigiane e prodi staffette, armi e mancanza di armi e caccia alle armi e tutto il resto, compreso il rimpianto di un occasione persa, o forse più di una: il protagonista lascia capire che sì, le cose sono andate come sono andate, ma avrebbero però potuto andare meglio perché l'Italia che è uscita da quell'esperienza presentava dei tratti tutt'altro che entusiasmanti - e in effetti, scopriamo dalla scheda biografica, una volta appeso il fucile (anzi il parabello) l'autore provvide a laurearsi in gran fretta e a prendersi ben presto una borsa di studio in Inghilterra, dove visse gran parte della sua vita.

La scrittura è bellissima. Ho una certa allergia per la prosa italiana "ben scritta" ma questo libro è scritto veramente bene, e per una volta sono disposta a fare un eccezione - anche perché la bella scrittura viene usata per raccontare meglio la storia e non per rallentare e deviare il lettore che sta cercando di seguirla.
L'ho trovato un testo molto denso, che richiede un po' di tempo per essere digerito. Insomma sconsiglio di spolparlo in un un unica tirata, meglio piccole rate di 20-30 pagine al giorno.  E' adatto a qualsiasi stagione.

Con questo post partecipo, all'ultimo minuto per colpa dell'epica Riunione per il Registro Elettronico, al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro a tutti un fine settimana rilassante e pieno di ottime letture.

giovedì 4 settembre 2014

L'orrendevole e drammaticissima Saga del Registro Elettronico - 2 - "Avete dei problemi? Cazzi vostri!"


Al primo Collegio dei Docenti dell'anno la Nostra Preside ci ha deliziati annunciandoci ben due incontri di formazione per la redazione dei nuovi curriculi per materia* in base alle nuove indicazioni ministeriali; a fatica, e solo perché colta di sorpresa, ha trovato un attimo di tempo per rispondere alle domande sui registri elettronici prossimi venturi.
"Non c'è più il collegamento in rete!" abbiamo detto, straziati.
"Ma no, Sabato scorso c'era".
"Ma oggi non c'è più!".
"Ah, sapete, qui il collegamento non è mai molto stabile, anche qualche giorno fa ci è saltata tutta la rete compresi i telefoni. Potete inserire i dati con comodo, anche dalla Sala Professori, o in un altro momento".
E quasi veniva da pensare che l'argomento non le premesse più di tanto (forse perché lei non aveva alcun registro da compilare? Chissà).
"Non abbiamo mai parlato di come li vogliamo, questi registri".
"Ah, ma il programma Argo è fatto in un dato modo, vi dovrete adattare".
"Veramente abbiamo sentito dire che in altre scuole hanno fissato dei parametri..."
"Mah, sì, qualcosina si potrà fare, ne parlerete domani con il tecnico..."
"Per esempio lei ci aveva detto che si possono mettere solo i voti interi, ma in altre scuole..."
"Ah, ma in altre scuole sbagliano. Voi non avete letto l'ultimo documento di valutazione, quello del 2009. Sappiate che mettendo dei voti frazionati si perdono i ricorsi. Dovreste leggerlo, il documento sulla valutazione".
"Veramente io l'ho letto e non dice niente del genere..."
"Ma quando fate gli scrutini non mettete mica i voti con le frazioni a venticinque e settantacinque!".
"Ma durante l'anno sì".
"Comunque non è il momento per parlarne".
"Lei ci ha detto che il computer calcola automaticamente il voto in sede di scrutinio, dal registro elettronico. Ma la legge sulla valutazione dice che dobbiamo tenere conto di altri fattori che non danno necessariamente la media matematica dei voti assegnati durante l'anno..."
"Lei sta parlando della media di ammissione all'esame, però".
"No, sto parlando delle valutazioni periodiche, sa, primo quadrimestre, secondo quadrimestre, quella roba lì".
Non c'è stata risposta.
"Ricordatevi di firmare, prima di andare via".

Qualcuno è poi andato a vederselo davvero, il documento sulla valutazione del 2009, e naturalmente non dice proprio nulla né pro né contro i voti frazionati nelle verifiche durante l'anno - anche se spende qualche parola per ricordare che la valutazione è espressione dell'autonomia professionale propria della funzione docente e sul fatto che le scuole dovrebbero stabilire criteri omogenei in sede collegiale (cosa da noi mai fatta, dopo il 2009, e nemmeno nei due anni precedenti). 
Un dubbio mi sta però perplimendo da diverse ore: quand'anche mettere sette più, sette e mezzo, sette/otto e otto meno (per tacere dell'otto meno meno che ho sempre molto amato) ci facesse perdere tutti i ricorsi dell'universo e andasse contro i criteri del Sacro Documento del 2009, allora vuol dire che anche tutto quel che è scritto nei registri degli ultimi anni contraddice il Sacro Documento del 2009 e avrebbe potuto farci perdere innumerevoli ricorsi.  Ma allora come mai nessuno dei nostri esimi Dirigenti Scolastici** ha mai speso una parola in tal senso, fosse pur solo una bonaria esortazione, onde evitarci sia di contraddire le Santissime Disposizioni del Ministero sia di andare incontro alla totale perdita di eventuali ricorsi che, infine, possono arrivarci, a noi come a qualsiasi altra scuola, specie se violiamo così apertamente le disposizioni dei documenti del Ministero cui tutti noi afferiamo?

Non sarà che quella donna ogni tanto ha una lieve tendenza a prenderci leggerissimamente per il culo con racconti non del tutto provvisti di fondamento?

Chissà.

*per redigere i quali avremmo per la verità già elaborato in proprio una piccola strategia di sopravvivenza
**quattro in sette anni, anche se uno di loro era solo Reggente.

martedì 2 settembre 2014

L'orrendevole e drammaticissima Saga del Registro Elettronico - 1 - "Funziona la freccia?" "Ora sì, ora no, ora sì, ora no"


E' cosa nota a tutti che St. Mary Mead è comune wi-fi, come si annuncia lietamente già nel cartello d'ingresso del paese; e per tutto il paese infatti la Banda Larga stende le sue ali protettive tranne che nella scuola media.
Ed è altresì noto a tutti noi che abbiamo a che fare con detta scuola media che lì, nella scuola media, la wi-fi c'è da ben sette anni, e a riprova possiamo anche indicare la scatolina magica in biblioteca. Dove non c'è internet.

Intendiamoci: all'interno della scuola media qualche volta il collegamento c'è, e quando c'è funziona benissimo, soprattutto dove c'è (non tutte le stanze sono uguali, o meglio alcune sono più uguali delle altre).

Un tempo potevamo dare la colpa al prof. Jorge, che se ne fregava. Ma adesso, quando il collegamento non funziona, ci basta andare a tirare la manica della VicePreside e confidarle le nostre pene. E la VicePreside subito, massimo nel giro di qualche ora, chiama in Comune. E il Comune di St. Mary Mead non resta insensibile al nostro grido di dolore, e nel giro di un giorno, massimo due, ci manda i suoi tecnici, che si danno da fare, e con atti, pensieri e parole oprano e si adoprano finché la connessione non ritorna in tutto il suo fulgore. 
E anzi, tante volte son venuti, i tecnici del Comune, che vien da pensare che dovremmo preparargli un ingresso a parte e riservargli un punto di ristoro tutto per loro, con brandine e vivande calde, e dare un contributo al Comune per pagare i lavori di lastricatura nella strada dove han scavato il solco, a forza di andare e venire per badare alla nostra connessione wi-fi. 
E purtuttavia il fatto che i tecnici continuino ad andare e venire per la nostra scuola pur non coltivando ivi (per quanto ci è dato sapere) alcun interesse sentimentale per alcuna di noi, salvo quel tipo di amicizia che nasce spontanea con la lunga consuetudine, potrebbe in effetti indurre a sospettare che qualcosa non funzioni perfettamente.
I tecnici arrivano, sistemano tutto, salutano e se ne vanno, seguiti dai nostri saluti colmi di riconoscenza. E un giorno o due dopo il collegamento sparisce.

Ieri, mentre noi insegnanti sfaticati cazzeggiavamo lì a scuola, ove eravamo stati convocati senza un perché, gli industriosi tecnici stavano facendo l'ultimo sopralluogo dopo un capillare lavoro durato diversi giorni in previsione dell'adozione del Registro Elettronico: per ogni classe c'è il suo computer, e ogni computer è collegato in rete.
O meglio dovrebbe essere collegato in rete; ma stamani metà computer non erano affatto in rete. Il punto più raffinato si è raggiunto nell'aula di sostegno, dove uno dei computer era in rete e l'altro no (e qualcuno ha suggerito che, invece di continuare a stressare quei poveri tecnici, sarebbe forse il caso di mandare a chiamare un esorcista).

Cose che succedono, si sa. Ma da noi sono successe davvero molte volte, e in queste condizioni avviare un progetto per i registri on-line non ci sembra né prudente né assennato. Proprio no.

Come disse l'imperatore Hirohito in un celebre discorso per radio, nell'Agosto del 1945: "La situazione si sta evolvendo in modo non necessariamente favorevole alle nostre truppe".

lunedì 1 settembre 2014

Taglio del nastro 2014 - ...e c'è perfino chi sostiene che gli insegnanti non fanno nulla!


Niente sveglia, un tranquillo caffè scorrendo la posta e la bacheca di Facebook, visitina alla stazione per fare l'abbonamento mensile e alle 10.20 eccomi alla scuola di St. Mary Mead pronta a dedicarmi per il consueto paio d'ore alla biblioteca. Entro in Sala Insegnanti e trovo tutti, comprese due sconosciute.
"Ah, Murasaki, allora ci sei!"
Li guardo un po' stranita "Ebbene sì, ci sono. Perché?".
"Ma ti aspettavamo per le nove".
"E perché avrei dovuto venire proprio alle nove"
"Perché l'aveva detto la Preside".
"E quando?".
"Al Collegio Docenti".
"Ma... sì?"
"Sì, alle nove" assicurano in parecchi.
"Oh... " a quanto pare sono in fallo, ma non riesco a sentirmi dispiaciuta "Sul sito però non c'era scritto. C'erano le riunioni per le elementari e le materne, ma per noi non era segnato niente. In effetti stamani speravo di trovare qualcuno per sapere se e quando..."
Niente circolare, niente avviso sul sito e nemmeno il verbale del Collegio Docenti.
"Ti abbiamo telefonato, ma non c'eri".
"Mi dispiace, probabilmente ero appena uscita. Cosa c'era da fare alle nove?".
"Niente".
"Niente?"
"Niente. Non sappiamo le classi, non sappiamo il calendario degli incontri e non possiamo nemmeno cominciare a fare l'orario non sapendo chi è assegnato a cosa. Abbiamo chiacchierato un po' tra noi".
"Ci avrebbero convocato alle nove per non fare niente?".
"Esatto. Però abbiamo la nuova insegnante di Matematica e sappiamo chi sarà l'insegnante di Inglese. Praticamente siamo al completo".
"Questo è bello".
Tutti ne convengono. 
"Ah, ci sono anche i desiderata da compilare".

Scrivo che desidero il Mercoledì come giorno libero e dieci ore con la Terza d'Ogni Scheletro Ingombra (che posso ragionevolmente presumere che mi toccherà). Poi accosto la nuova insegnante di Matematica, che sarà la mia fida collega nella Terza, e mi presento.
"Se pensi di volere qualche notizia sui ragazzi..."
"Ottima idea, ho appena finito con l'altra classe".
Ci ritiriamo in una stanza tranquilla e passo un oretta a raccontarle il più e il meno. Poi ci raggiunge la Marzapane e ci parla del nostro nuovo acquisto, che l'anno scorso è riuscito nella mirabile impresa di farsi bocciare all'esame di licenza media - insomma alla fine, e nonostante tutto, sono pure riuscita a impiegare il mio tempo in modo almeno vagamente costruttivo, nonostante l'ora e venti di ritardo.
Quando abbiamo finito torniamo in Sala Insegnanti, dove nel frattempo è arrivata la circolare col calendario da cui risulta che anche domani saremo lì (alle nove) a fare che cosa non si sa, visto che il Collegio con l'assegnazione delle classi ci sarà soltanto Giovedì.
Vabbe', mal che vada per me c'è sempre la Biblioteca, per passare il tempo.

Certo però che tutta questa frenetica attività è davvero spossante.