Il mio blog preferito

sabato 25 giugno 2011

Esami ad Hogsmeade - 1 La Libera Repubblica di Hogsmeade


A Hogsmeade, ho scoperto, l'esame segue modalità un po' particolari. Insomma, facciamo repubblica a parte, come San Marino.
Tanto per cominciare, il voto d'ammissione lo decide la calcolatrice, facendo la media aritmetica dei singoli voti*. A Hogsmeade infatti hanno una gran fiducia nella calcolatrice: ad esempio la usano per ricavare la percentuale del risultato nelle prove di ingresso e di uscita, che poi viene trasformata in voto mediante apposita tabella di conversione, con un procedimento leggermente bizantino (salvo poi aggiungere "comunque i voti li decide il docente", con grande esasperazione del docente nuovo arrivato che finalmente era riuscito a venire a capo della triplice trasformazione alchemica dei punteggi).
A Hogsmeade infatti sono convinti che la calcolatrice offra "una valutazione oggettiva e trasparente". Ora, per le prove di ingresso e uscita la cosa può anche avere un suo senso (benché trovi eccessivo stabilire su tale base le fasce degli alunni al primo consiglio di classe dell'anno); ma quando si arriva alle valutazioni di fine anno, anzi addirittura di fine triennio, il calcolo oggettivo risulta comunque fatto sulla base di una bella sfilza di valutazioni soggettive dove ciascun docente, in base al suo discernimento, ha tenuto conto dei 750 parametri richiesti per la valutazione di fine anno in base ad apposita delibera ministeriale (e al più elementare buon senso), e IMHO alla fine di tutto questo procedimento una media numerica tanto oggettiva non è, anche se tutti noi ci auguriamo di cuore che sia comunque sensata ed equa.

Siccome qui fanno a modo loro, anch'io faccio a modo mio; perciò, in barba alla delibera del Collegio che ha stabilito (senza il mio voto) che fino a quattro insufficienze si passa senza batter ciglio, per ogni caso che presenta almeno una insufficienza io chiedo al Consigliio se l'alunno viene ammesso e per quale motivo, e scrivo qualche riga in proposito sul verbale. Credo di essere l'unica che lo fa in Italia, ma stante che la legge della Repubblica Italiana (che il Collegio non può scavalcare) lascia la decisione della bocciatura al Consiglio per tutti i casi che presentano almeno una insufficienza, preferisco annoiarmi un po' a scrivere un verbale interminabile ma che renda conto di ogni decisione, fregandomene bellamente del fatto che "l'alunno ha la media del sei punto quarantadue e quindi dobbiamo ammetterlo per forza", anche se ha quattro a matematica e cinque a francese. Mi sta benissimo ammetterlo (infatti ho votato a favore) ma teniamo conto che non è un atto dovuto, il Consiglio sceglie di fare così perché pensa sia la cosa migliore. E lo mette a verbale.

Sul piano del rendimento la rosa della classe dei Tordi presenta tre gemme (De Rossi, Sirius Black e Tank), svariati petali di grande e media bellezza, qualche petalo accettabile o un po' gualcito, due petali ammaccati ma tutto sommato esaminabili (Smemorina e Gentilina) e quattro Spine, di quelle belle lunghe e acuminate e del tutto ignare di quanto è stato detto e fatto in classe nel corso dell'anno. In teoria eravamo tutti d'accordo per non ammettere all'esame le Spine, in pratica si sa come vanno queste cose: la Preside ha piagolato moltissimo sciorinando tutti gli strampalati argomenti che i Dirigenti Scolastici usano tirare fuori in questi casi, ben conditi con i più vari ricatti morali tesi a far leva sui nostri sensi di colpa, i nostri istinti paterni e materni e financo sulla paura di possibili gesti irrimediabili da parte delle quattro Spine** in questione.
Gli equilibri di un Consiglio però sono spesso delicati e misteriosi agli occhi dei suoi stessi componenti, e in particolare quel consiglio ha una nutrita schiera di volpi tra i componenti, partendo da Inglese, sempre tanto materna e carina e possibilista che concludeva "certo, sarebbe bello poterla ammettere, ma qua ci sono cinque quattro, lo vedete anche voi" e proseguendo con Matematica che, partita da un elenco dei motivi per cui era senz'altro meglio ammettere le Spine, con un doppio giro carpiato riusciva abilmente ogni volta a dimostrare che anche solo pensare di farlo era folle. Questa tecnica soft, supportata da un piccolo zoccolo duro che si rifiutava di alzare i voti, ci ha alfine permesso, dopo lunghe discussioni e un'infinità di discorsi balordi, di arrivare in due casi a votazioni di sei contro tre, e in due casi a non votare del tutto, e insomma le Spine non vengono ammesse.
Tutto ciò ha lasciato la Preside assai contrariata, soprattutto nei miei confronti - dato che io facevo parte del piccolo zoccolo duro e non lo nascondevo dietro alcun velo di diplomazia. Ho comunque incassato con serena fronte i commenti malevoli, gli accenni fugaci e anche gli evidenti segni di malumore (ci tengo a precisare che non sono affatto assetata di giovane sangue umano: le quattro Spine erano francamente improponibili).

Arriva il giorno della Riunione Preliminare all'Esame. La Preside Esterna si rivela una persona se non altro piuttosto cortese, che dopo l'anno appena trascorso risulta una piacevole novità. Si raccomanda di mettere a lapis i voti degli scritti, per poterli eventualmente ritoccare (che in verità è procedura piuttosto comune).
Viene altresì stabilito che il voto dei camdidati verrà determinato in parti uguali da Ammissione, Scritti, Colloquio - proposta accettata all'unanimità e legalmente sostenibile perché la circolare è un po' fumosa a riguardo (altre scuole fanno invece la media tra le singole prove scritte, il voto di ammissione e il colloquio).
Scopriamo infine che la Segreteria, che quest'anno si è contraddistinta per una cialtroneria invero assai ragguardevole, si è dimenticata di darci una parte dell'immane quantità di documenti da compilare che pertengono all'esame. Nessuno se n'è accorto al momento degli scrutini perché ogni insegnante, inevitabilmente, ogni anno rimuove e dimentica quali scartoffie vanno compilate e insomma per queste cose ogni volta è la prima volta - ma insomma in coda alla Preliminare c'è un gran scrivere e trascrivere e firmare lunghi elenchi di nomi e di voti e di giudizi.

E siamo alle Cinque Prove Scritte; che a Hogsmeade, ho scoperto, sono considerate più che altro un libero flusso di idee cui i docenti contribuiscono senza remore, praticamente delle prove collettive. E siamo d'accordo che le aule sono piccole, le Terze assai numerose, e i banchi un po' appiccicati per forza di cose; ma, sul serio, non avevo mai visto una classe chiacchierare così tanto durante il tema degli esami, ed è probabile che con insegnanti meno fiscali di me in cattedra avrebbero chiacchierato anche di più.
La questione si complica vieppiù ai miei occhi durante lo scritto di lingue*** dove non posso essere troppo fiscale perché, onestamente, rimproverare i colleghi di lingue mentre suggeriscono in lungo e in largo un po' mi scoccia. Per carità, capisco dare una mano con qualche suggerimento ai più deboli, ma... a tutti? Se le prove che avete preparato vi sembrano così difficili da dover fornire il vostro aiuto anche ai più bravi, signori miei, perché non avete preparato delle prove più semplici? E se i più bravi non vi sembrano poi tanto bravi, perché li avete ammessi con quei voti così alti?
Soprattutto, perché privare l'intera corolla, incluse le tre gemme, del piacere di fare un lavoro in proprio? E' il loro esame, è il primo esame che fanno a scuola, è proprio necessario lasciargli l'impressione che senza aiuto non sono in grado di cavare un ragno dal buco? Un retaggio di insicurezza è l'ultima cosa che gli servirà quando andranno alle superiori, tanto più che chi tra loro ha studiato non è certo preparato peggio degli alunni delle altre scuole del contado e della città, sono ben in grado di testimoniarlo.
A quanto sembra, Matematica condivide questo mio personale modo di pensare - e con grande scontento generale, il giorno dello scritto la Classe dei Tordi si è vista costretta a fare ognuno per conto suo, salvo qualche aiuto strategico che sempre si è dato e sempre si darà.
Anche le prove Invalsi sono state fatte in collettivo, e stavolta non si è trattato di delicati suggerimenti fatti scivolare girando per i banchi ma di pubblici annunci delle risposte giuste con tanto di banditore - che, ci auguriamo sapesse quel che diceva: perché la pur gentile Preside Esterna si è impuntata, in barba al rispetto dovuto alle tradizioni locali, affinché le prove Invalsi fossero sorvegliate da insegnanti di Altra Materia secondo quanto richiesto dal Ministero. E' stato tentato di tutto per convincerla del contrario, compreso spiegare che i poveri bambini si sarebbero traumatizzati vedendosi deprivati dei loro legittimi insegnanti****, e si sarebbero sentiti perduti e abbandonati su un'isola deserta senza viveri né bevande né medicine né generi di conforto alcuno; ma non è servito a niente.
I professori di Altra Materia non hanno comunque lasciato niente di intentato per rispondere, mi assicurano - aiutati anche da alcuni insegnanti delle materie che sono andati là per fare un po' di assistenza esterna. Alla faccia della prova oggettiva.

Non io. La mattina delle prove Invalsi io ho dormito, a lungo e profondamente.

*No, la cosa non è minimamente richiesta dalla legge. Ad esempio nella Circolare Ministeriale 49 del 20 Maggio 2010 si dice solo che il voto è espresso dal consiglio di classe in decimi, considerando il percorso scolastico compiuto dall’allievo nella scuola secondaria di primo grado.
**dei quali gesti irreparabili, a onor del vero, tre famiglie su quattro si erano ben guardate dal far cenno con gli insegnanti, prendendo atto della disastrosa situazione scolastica con assoluta dignità in base al valido concetto che "lo sappiamo che non ha studiato, ma non possiamo sparargli per questo. Fate quel che meglio credete e amen".
*** sì, a Hogsmeade c'è un unico scritto di lingue, in quattro ore, senza uno straccio di intervallo e dove lo studente esegue le due prove nell'ordine che più lo ispira. A me però, sinceramente, piazzare due lingue senza soluzione di continuità non sembra una grande idea.
****Giuro, è stato detto davvero e in questi precisi termini (il riferimento all'isola deserta però è stato lasciato sottinteso)

domenica 19 giugno 2011

Marinaretta


Sailormoon, nota anche come "la combattente che veste alla marinaretta". Per quanto, effettivamente, non sia mai stata la prima della classe, nei ritagli di tempo salva il mondo e l'universo, e comunque ogni tanto studia - che è più di quanto si possa dire della mia ex-allieva

Marinaretta è un'eredità che ci viene dalla terza dell'anno scorso della prof. Caramella. Non venne ammessa all'esame di licenza media perché, non avendo fatto una benemerita minchia per tutto l'anno, nessuno vedeva come le sarebbe stato possibile sbarcare l'esame in questione. Altre, in condizioni abbastanza simili, vennero ammesse e poi funambolicamente passate ma avevano avuto dalla loro parte una parvenza di attività nelle varie materie e soprattutto una produzione scritta italiana più che sufficiente - il fatto di essere in grado di produrre un testo scritto corretto e comprensibile spesso ha un peso assai rilevante, al momento di decidere una promozione piena di se e di ma.
La produzione scritta di Marinaretta faceva discretamente schifo oltre a essere decisamente ridotta ((quella orale invece era assai vasta, ma mai collegata a materie curriculari*). Ci sarebbe stato molto da dire sulla costruzione delle frasi e la scelta dei tempi dei verbi, ma in realtà il primo scoglio era una deplorevole leggerezza nell'uso delle e con o senza accento e dell'h.Insomma, la classica alunna che semina i temi di c'è ne e lo fatto - e c'è ne sempre un gruppetto in prima che non a idea di quando sta usando i due verbi ausiliari più comuni della lingua italiana, ma è un gruppetto che si assottiglia già durante l'anno e alla fine della seconda spesso si è squagliato (si e squagliato, chiedo scusa ha chi sta leggendo). Qualcuno però arriva in queste condizioni all'esame di licenza media e lo passa pure - e si tratta, in generale, di casi in cui l'ortografia è il minore dei problemi e il consiglio di classe, dopo aver tentato tutto il tentabile, si arrende in base al detto "Dove non c'è nulla, nemmeno il re può far valere i suoi diritti".
Marinaretta non aveva però problemi di apprendimento, solo una singolare straccuraggine che la induceva a fregarsene di tutto quanto veniva detto dagli insegnanti in cattedra. La straccuraggine era ulteriormente evidenziata da quello che io chiamo il grado zero della scrittura, ovvero il tema dove al posto della C viene usata la K e che lo studente infarcisce di vari tt, n, xke (rigorosamente senza accento, forse perché guasta la simmetria) eccetera.Io non sono di quelli che inorridiscono davanti a una k: le usava Francesco d'Assisi, le può usare chiunque - ma nelle sue scritture private, non in un tema o in un compito da consegnare all'insegnante.
Contro le k nei temi di solito applico una semplice cura che consiste nel mettere quattro come voto e, nel caso si tratti di compiti svolti a casa, di considerarli come non consegnati. Di solito fornisco anche l'escamotage: ricopialo senza k e senza x e senza tt e io farò finta di non aver visto il primo e metterò un bel crocione su tutta la faccenda.
Di solito funziona, anzi, nei non più di quattro casi in cui ho dovuto prendere sì drastica misura (e che si limitavano a fare scivolare una massimo due di queste voci incriminate nella scrittura, al contrario di Marinaretta che non le usava certo con il contagocce) ha funzionato senza problemi e senza rancore.
Con Marinaretta no. Lei protestava ridendo ma non si sognava né di ricopiare i temi né di scrivermeli in italiano le volte successive.
Per i compiti a casa invece il problema non si poneva, in quanto le cinque-sei volte che me li ha consegnati erano copiati dal libro o da quella grande banca dati che si chiama internet.
Comunque, compiti a casa a parte, scriveva molto. In particolare per ben due volte ho sequestrato una fluviale corrispondenza con la Straniera (una ragazza ancora in fase di alfabetizzazione) tenuta durante le ore di italiano, a base di "Ma non mi ami +? Xke ce lai kn me, se stai cn me solo xke ti faccio komodo allora nn va bn" e simili**. Lessi, inorridii e restituii con una piazzata in piena regola, assicurando che anch'io avevo scritto fiumi di bigliettini a scuola, ma che l'avevo sempre fatto con discrezione e nessuno mi aveva mai beccata - ma, soprattutto, se mi avessero beccato, nessuno dei miei insegnanti di italiano avrebbe avuto alcun motivo di arrossire o scandalizzarsi per la mia ortografia.
Marinaretta e la Straniera si scrivevano anche durante le altre materie, a quel che so. Spesso si scambiavano messaggi al cellulare - la cosa venne ammessa senza remore all'insegnante di matematica, con in più il garbato commento "Ma sul serio non ve ne siete mai accorti? Allora siete imbecilli". L'insegnante di matematica (persona di solito assai accomodante e comprensiva) non gradì, strano ma vero.

Visto che Marinaretta, quando non marinava la scuola, passava le ore di lezione a chiacchierare o scrivere dei fatti suoi e a casa non studiava niente, già da Novembre risultò chiaro che rischiava di non venire ammessa all'esame nemmeno quest'anno. In qualità di coordinatore spedii la prima lettera, cui seguì un colloqui con la madre di cui ho riferito in altro post e che lasciava sospettare che il problema fosse serio.
Altre lettere seguirono, e altri colloqui ancor più interessanti con la madre, oltre a un colloquio finale con il padre, tutti davanti a testimoni un po' straniti; non ci furono lesinati né insulti né oscure minacce . In effetti i genitori profusero assai maggiori energie e risorse, per assicurare alla figlia la licenza media, di quanto non avesse fatto la figlia istessa medesima, che rifiutò di ostentare una qualsivoglia forma di impegno, sia pur simbolico, salvo nel portarmi già a Maggio una raccolta di tesine con il percorso per l'esame.
A onor del vero, è perfino possibile che le abbia fatte lei, perché erano lavori singolarmente tirati via (salvo un paio di casi pescati intatti da internet, con i segni dei link ancora evidenti). In particolare, per italiano portava l'Amico Ritrovato di Uhlman, che avevamo letto in classe, le era piaciuto molto*** e su cui avevo fatto fare una scheda.
"Prof, va bene se come tesina porto la scheda?".
"Mah, fai tu, è una scheda dove hai preso 5 e hai scaricato il riassunto di internet...".
Aveva portato quella.
Le ripetei, come avevo già ripetuto più volte a beneficio di chi era a rischio di ammissione, che le tesine aveva senso prepararle in largo anticipo solo se si era ragionevolmente sicuri di essere ammessi all'esame. Ma quando il padre venne a protestare per l'ultima volta c'era anche lei e si lamentò moltissimo perché "lei mi aveva assicurato, prof, che le tesine andavano bene e adesso dice che non volete ammettermi all'esame. Perché ce l'avete con me?".

L'ultimo atto della triste vicenda risale alla consegna delle schede, quando il padre venne a non ritirare la scheda di sua figlia e mi spiegò che noi professori eravamo una manica di disgraziati - rinnovando le solite oscure minacce. Peccato che la cosa sia passata un po' in second'ordine perché al piano di sotto altri genitori avevano fatto ben altra scenata davanti alla mancata ammissione del figlio, rovesciando tra l'altro cattedra e banchi e ripetendo minacce tutt'altro che oscure verso gli insegnanti anche in presenza dei carabinieri che infine erano stati chiamati****.

Stavolta la vicenda sembrerebbe conclusa, almeno per quel che riguarda la nostra scuola, perché l'anno prossimo Marinaretta avrà compiuto 16 anni e la scuola non è obbligata ad accettare la sua iscrizione. La licenza media dovrà prenderla alle serali, se la vuole.
Ma nel mio cervello continua ad aggirarsi, sola e sperduta, la stessa domanda dall'inizio dell'anno: nessuno le aveva chiesto un puntuale e accurato impegno in tutte le materie, eravamo tutti lascivi & disponibili & assai desiderosi di venirle incontro, in base al noto criterio che "una licenza media non si nega a nessuno". E gliel'avevamo pure detto.
Per quale accidenti di motivo si è applicata con tanta determinazione a renderci impossibile l'ammissione? E dove speravano di arrivare i genitori, comportandosi in quel modo? Davvero erano convinti che avremmo ammesso la figlia all'esame per paura? E in base a che cosa erano convinti di averci fatto paura?

Sono i misteri della vita.

*cioè chiacchierava moltissimo, tranne quando veniva interrogata su una qualsivoglia materia.
**no, che io sappia non sono lesbiche. A Hogsmeade usa enfatizzare molto i sentimenti, tra ragazze. Comunque non ce motivo xke 1 lesbica nn debba scrivere in italiano corretto, secondo me.
***quello lo aveva ascoltato, dichiarando senza mezzi termini che le piaceva
****Sì, a Hogsmeade abbiamo avuto un'annata piuttosto inquieta. Mi riservo di scendere nei dettagli più avanti.

giovedì 16 giugno 2011

Rimpianti

L'anno è finito e la Terza dei Tordi sta affrontando l'esame. Non dirò che sia stata la migliore delle classi possibili, o che io sia stata l'insegnante più adatta per loro, e tuttora non mi spiego perché li ho amati di un amore così totale e assoluto (non so quanto ricambiato); ma sono convinta di aver fatto un ottimo lavoro con loro e molti di loro hanno fatto un ottimo lavoro con me. Ed è bene che ne sia convinta, perché il lavoro dell'insegnante non dà mai dei risultati evidenti - o meglio li dà, con gli anni, e io non sarò lì a vederli, quando e se questi risultati ci saranno, e soprattutto non avrò mai la prova provata che questi eventuali risultati futuri dipendano da me. Magari avrebbero fatto lo stesso con chiunque, magari avrebbero fatto molto meglio con molti altri al mio posto. E chi lo sa.
Restano comunque i rimpianti per l'infinita infinità di cose che non sono riuscita a fare. D'accordo, nessuno arriva alla fine della terza media avendo fatto tutto quello che aveva programmato di fare, ma con le precedenti terze i rimpianti erano ben più contenuti.

Quattro dei ragazzi sono rimasti indietro. Due si sono tranquillamente seduti fin dall'inizio dell'anno sul bordo della strada a guardare gli altri che lavoravano, dando per scontato che nessuno ripete la terza per due volte. I fatti hanno dimostrato che non è vero.
Una invece era partita con ottime intenzioni ma ha passato il secondo quadrimestre smontando tutto quello che aveva fatto di buono nel primo, e non siamo riusciti a capire cosa le è preso.
Una è andata in tilt all'inizio dell'anno e non ha più dato segni di ripresa.
Comunque sia, all'esame non ci sono. Tre l'hanno presa con filosofia, la quarta (Marinaretta) è convinta di aver subito un'orribile ingiustizia, e la famiglia è ancor più convinta di lei - anche se della famiglia, in verità, mi importa davvero il giusto.
Avevo dieci ore a settimana, meno di quelle che ho avuto con le precedenti terze. Siccome avevo anche dei colleghi cagionevoli di salute alla fine di ore ne ho avute un po' di più, o per meglio dire me le sono prese.
Era una classe che doveva abituarsi a parlare. Interrogare più volte ventisette alunni porta via una quantità immane di tempo. Per la prima volta ho lesinato sulle prove scritte.
Abbiamo fatto un programma di analisi del periodo ridotto ai minimi termini: metà dell'anno se n'è andata per rifare il programma di analisi logica (quello cioè che si erano ostinatamente rifiutati di fare in seconda). Per tutta una serie di delicate questioni linguistiche a questa classe l'analisi logioca serviva come il pane e dunque proprio non si poteva far finta di nulla.
Non abbiamo fatto uno straccio di lavoro sui registri linguistici. Diciamo che mi sono contentata che molti di loro imparassero a usare decorosamente un registro solo, quello standard - insomma, che scrivessero e parlassero in modo comprensibile.
Tuttora dubito molto sul loro uso dei pronomi, mentre sul loro uso del congiuntivo non ho alcun motivo di dubitare, perché so che parecchi insistono a sbagliarlo. D'altra parte basta vedere gli agghiaccianti verbali dei consigli di classe scritti dai rappresentanti dei genitori per capire che il problema è nel manico, e che più di tanto probabilmente non si poteva fare.
Forse.

Non abbiamo visto un solo film.
Ripeto: con una LIM in classe, non abbiamo visto un solo film. Non c'è stato tempo, e a dirla tutta non c'è nemmeno stato modo: la classe non aveva tende, e in tutta la scuola non c'è una postazione video decente, cioè dove si possa raggiungere un decoroso grado di oscurità. Ho chiesto le tende fino allo sfinimento, mio e altrui, ma le tende non sono mai arrivate. Comunque, anche se fossero arrivate, mi sa che non c'era tempo lo stesso.
Niente Notte di San Lorenzo. Niente Giorno più lungo, niente di niente.
Una terza senza i suoi regolamentari tre film ai miei occhi è come un topo senza formaggio, ma tant'è.
Abbiamo a malapena finito la seconda guerra mondiale. Nemmeno la guerra fredda, sono riuscita a fare. Eravamo indietro a storia - siamo sempre stati indietro a storia in modo incredibile. Siamo sempre stati indietro su tutto. L'anno si è aperto con la rivoluzione francese - sì, con la rivoluzione francese - dove siamo stati un'infinità di tempo finché qualcuno non si è degnato di cominciare a ripeterla come si doveva. Vanno fatte delle scelte, nella programmazione. Non so se ho fatto quella giusta, ma col taglio che ho dato alla storia quest'anno la rivoluzione francese era indispensabile. Almeno, così' mi sembrava a Novembre (sì, a Novembre eravamo ancora a Napoleone). Adesso non ne sono più così sicura, ma è un po' tardi per cambiare idea.
Non abbiamo letto "Libertà" di Verga. Non abbiamo letto "La macchina che vinse la guerra" di Asimov. Non abbiamo quasi fatto educazione civica.
Non abbiamo letto Leopardi. Ho creato un mostro: un'intera classe che non ha letto nemmeno "Il sabato nel villaggio". Sì, è vero, io non faccio letteratura - però Leopardi piace sempre a quell'età, e so con certezza che sarebbe piaciuto anche a loro. E si legge in fretta e con poca spesa. Ma non c'era tempo. Mando alle superiori una classe che non sa nemmeno che è esistito Leopardi. E nemmeno Martin Luther King, se per questo.
Non abbiamo fatto altro che un vago accenno al problema dell'acqua, o della diseguaglianza di risorse tra Nord e Sud del mondo. Nemmeno la classica lezione sul lavoro minorile (ma mi è parso di capire che l'argomento non era nuovissimo per loro. Spero sia vero).

Non hanno fatto la gita di tre giorni, né loro né le altre due terze. A St. Mary Mead ho imparato quanto sia importante quel rito di passaggio, soprattutto per i ragazzi che abitano in piccoli paesi. Ma le terze hanno dato tali e tatnti problemi disciplinari che nessuno degli insegnanti se l'è sentita di organizzare il Gran Tour - e io, nelle gite fuori dall'orario scolastico, non mi impiccio mai, ché tanto ci pensa qualcun altro. Quest'anno il qualcun altro non c'è stato e così anche la mia terza, che alla fine grandi problemi disciplinari non li dava, si è limitata a un giretto di un giorno a Verona.

Poi c'è la ragazza certificata: una certificazione nata soprattutto per tappare in qualche modo una situazione familiare piuttosto difficile, ma che faceva capo a una ragazza capricciosa assecondata da un'insegnante di sostegno lunatica, imprevedibile e molto, molto assenteista. Non sono mai riuscita a concordare né una programmazione né un orario stabile - o meglio, li potevo anche concordare ma poi quel che era concordato non veniva mai rispettato. Non sapevo mai quando avrei avuto la ragazza in classe e quando no, col risultato che spesso la creatura era in classe mentre finivamo argomenti iniziati quando lei non c'era (e dunque si annoiava a morte e faceva i capricci) e mancava quando venivano fatte cose che sarebbe stata perfettamente in grado di seguire. E siccome la ragazza è capricciosa, instabile e prepotente (nonché emotivamente dipendente dall'insegnante di sostegno, che secondo me è una pessima insegnante nonché un'eccellente venditrice di fumo) ma non stupida, mi domando adesso che risultati avrebbe ottenuto con un sostegno meno capriccioso, instabile e prepotente, o perfino senza alcun sostegno. Molto migliori, sospetto.

Comunque sia è andata. Con i se e con i ma non si fa la storia, è risaputo.
E nemmeno piantandosi come un mulo sulla rivoluzione francese, ho scoperto.

sabato 28 maggio 2011

Il bisnonno di Lunastorta (noi non raccontiamo, noi siamo raccontati)

Ataru Moroboshi, ovvero uno dei personaggi più sfigati della storia della fumettistica internazionale. Anche se molte delle sue disgrazie, a ben guardare, hanno dei risvolti piuttosto positivi

Quest'anno ho chiesto ai ragazzi di raccogliere le storie sulla seconda guerra mondiale che si tramandano in famiglia. L'idea era partita dalla dominazione italiana in Albania, e cosa ne avevano pensato gli albanesi, contando di profittare della notevole presenza di albanesi in classe. Il pezzo migliore però sono state le gesta del bisnonno di Lunastorta.

"Il mio bisnonno si trovò più volte a sfiorare la morte e ogni volta la scampò per un soffio" esordisce Lunastorta, fazzoletto rosso da partigiano al collo.
Beh, mi dico, non mi sembra una cosa molto insolita per quegli anni: davvero in molti rischiarono la pelle in più occasioni, tanto che parecchi ce la lasciarono pure.
Comunque mi tengo in cuore le mie opinioni e ascolto il racconto. E mi sono accorta che l'introduzione di Lunastorta è invero assai pertinente.

Il Bisnonno, regolarmente arruolato, doveva imbarcarsi poco dopo l'inizio della guerra su una nave militare, che fece naufragio quasi subito, colpita da un missile. La tecnica più sicura per sopravvivere a un naufragio, si sa, è notoriamente quella di non essere sulla nave quando affonda. E infatti il Bisnonno non c'era, perché il giorno dell'imbarco invece di imbarcarsi se n'era andato al cinema. Al suo ritorno venne punito e messo agli arresti, naturalmente, ma sulla nave che naufragò non c'era*.
In seguito lo mandarono in Albania dove, nell'adempimento del suo militar dovere, venne ferito a una mano. Ricoverato all'ospedale militare i medici cercarono di amputargli la mano ferita, ma un'infermiera albanese lo salvò. Lo salvò da cosa? Proprio dall'amputazione.
Infatti pochi giorni dopo i medici dell'ospedale furono tutti arrestati per collaborazionismo e risultò che si erano impegnati al massimo per danneggiare irreparabilmente o far morire il maggior numero possibile di soldati invasori.
La mano rimase leggermente lesionata, ma comunque il Bisnonno trovò comodo averla ancora a disposizione.
Poi venne l'8 Settembre, e il bisnonno fu tra i molti fortunati che vinsero un viaggio ai campi di concentramento. Lì subì vari tipi di tortura ed ebbe anche il piacere di scavarsi la fossa un paio di volte. Dimenticarono però di seppellircelo, nella fossa, e un bel giorno una delle guardie austriache, che aveva fatto amicizia con lui, lo aiutò a fuggire**.
In seguito il Bisnonno entrò nella Resistenza, conoscendo finalmente un periodo di serena tranquillità tra imboscate e attentati. Ma alla fine la guerra finì e lui tornò a casa.
Sulla strada di ritorno però venne rapinato dai tedeschi, che gli presero tutti i documenti e i vestiti e lo lasciarono nudo bruco. Per fortuna la stagione era clemente e si andava ormai verso l'estate.
Il Bisnonno trovò in qualche modo un sacco di iuta, se lo strinse in vita con un pezzo di spago e, a piedi nudi, riprese la sua strada.
Naturalmente arrivò vivo a casa. Sarebbe possibile dubitarne?

*questo episodio da solo basta ad autenticare tutto il resto in nome dell'ereditarietà, perché anche Lunastorta è esattamente il tipo di persona capace di andare al cinema dimenticando che quel giorno deve imbarcarsi (o magari ricordandolo benissimo?)
**ed è il primo caso del genere che ho sentito. Siccome il bisnonno è ormai morto da tempo, i racconti provengono dal nonno, che tra l'altro ha faticato molto a raccoglierli perché il Bisnonno era piuttosto refrattario a raccontare

sabato 21 maggio 2011

Inculcare, indottrinare, plasmare, formare


Di recente l'attuale Presidente del Consiglio si è lanciato in una tirata sugli insegnanti comunisti che inculcano strane idee agli italici fanciulli nella scuola pubblica. Altri e in altri luoghi hanno difeso la scuola pubblica certo meglio di quanto saprei fare io, quindi lascio perdere. Vorrei però soffermarmi sul verbo "inculcare".
Il Presidente del Consiglio sa molto bene di cosa parla, perché l'opera di Inculcamento, o quanto meno di Martellamento Continuo, è stata da lui perseguita con grande continuità negli ultimi anni e ha finito per confondere le idee a buona parte dell'italico elettorato e ancor più a quella parte dei giovani che non vota ancora, e che magari non è affatto favorevole alla sua linea politica ma che è comunque cresciuta guardando o almeno facendosi scorrere davanti le immagini dei TG degli ultimi anni, sempre più vaghi, sempre più sintetici, sempre più decisi a sfiorare soltanto gli argomenti e a dare per scontate una serie di cose.
Prendiamo i concetti di "ribaltone" e di "scelta dell'elettorato del presidente del consiglio". Chi aveva già l'età della ragione quando l'attuale Presidente del Consiglio si è affacciato sulla scena politica (ed è soccorso da una buona memoria) ricorda bene che la costituzione italiana NON prevede una scelta del presidente del consiglio da parte dell'elettorato: il presidente del consiglio lo sceglie il capo di stato, alias Presidente della Repubblica, sulla base dei risultati delle elezioni e delle maggioranze che si possono formare in parlamento, consultandosi con varie persone secondo procedure ben precise. L'elettore sceglie, anche secondo l'ultima legge elettorale, una formazione politica, e solo quella. Questo dato di fatto da tempo però è diventato una verità sommersa di cui pochi si ricordano e che i ragazzi che non sono cresciuti in famiglie esperte di diritto costituzionale* hanno poche possibilità di conoscere. Lo stesso vale per stravaganti concetti quali i parlamentari che diventano "traditori" se cambiano schieramento, il Presidente della Repubblica che firma le leggi a seconda del suo personale capriccio o convincimento, i Presidenti della Camera che vengono sfiduciati eccetera eccetera.

Orbene, io ho determinate opinioni politiche, e vivendo in una sorta di riserva indiana sono anche le opinioni di buona parte dei miei alunni e delle loro famiglie; occorre però tenere conto anche della sensibilità di chi ne ha di diverse, evitare il rischio di critiche anche implicite alle famiglie e via dicendo. Soprattutto, non è davvero il caso di spiattellare le proprie opinioni a ragazzi che stanno imparando a costruirsene di proprie perché si rischia di influenzarli, in un modo o nell'altro. Ma da qualche tempo è diventato tutto molto, molto difficile e mi sento sempre sull'orlo della sovversione ogni volta che apriamo un libro di storia, soprattutto nelle Terze. Perfino spiegare la divisione dei tre poteri - un passo obbligato quando fai l'Illuminismo - è diventato un campo minato perché inevitabilmente sorge la domanda "Ma allora quando Berlusconi dice..." - e si dà il caso che Berlusconi dica e abbia detto un'infinità di cose che travisano pesantemente la storia, e che spiegare che la separazione dei tre poteri è ritenuta essenziale per la democrazia susciti un'infinità di commenti e considerazioni che dieci anni fa, quando cominciai a insegnare, potevano essere discussi ed esaminati serenamente alla luce del sole ma che ormai sono diventate più scivolose di un'anguilla nell'olio perché qualsiasi risposta storicamente valida dovrebbe iniziare con la premessa "Berlusconi ha detto un mare di cazzate" - che davvero non è il modo giusto per rappresentare le istituzioni agli occhi del giovinetto in crescita. E non parliamo di marxismo, liberalismo, sindacati e comunismo. Scrivo "non ne parliamo", ma il punto è che il programma prevede che se ne parli, e parecchio.

Ad ogni modo, sovversiva per sovversiva, ho deciso di procedere ad un blando inculcamento di alcuni fondamenti della nostra legislazione, ovvero come si forma un governo, come funzionano le elezioni e il percorso necessario per approvare una legge. Lo so che è sovversivo, ma alla faccia dei telegiornali e degli opinionisti vorrei proprio che chi esce dalle mie classi sapesse che le elezioni anticipate non le decide il presidente del consiglio e che il Presidente della Repubblica rimanda una legge alle Camere solo se questa legge ha dei gravi difetti di base, e non in base allo schieramento politico per cui simpatizza. Padronissimi di dimenticarsene già il primo di Luglio, ma almeno fino all'esame lo devono sapere.
In attesa di tempi migliori (che dovranno pur venire, prima o poi).

*che non dovrebbero poi essere un numero esorbitante

sabato 7 maggio 2011

Mappe concettuali e presine di girino


Questa mappa concettuale (del tutto incomprensibile alla mia fragile mente, ma magari è un lavoro ottimo) può forse essere consona ad un esame delle superiori o dell'università ma un po' fuori della portata di un/una studente/essa in cerca della licenza media.

In tutte le scuole del regno hanno l'esame, alla fine della terza media. A Hogsmeade invece abbiamo l'ESAME, una complessa macchina dall'aspetto terrorifico che minaccia di ingoiare lo sventurato alunno di turno per poi risputarne solo qualche ossicino spolpato.
La Terza dei Tordi ne ha un terrore cieco. Alcuni alunni più smaliziati ricorrono allo stravagante espediente di studiare, onde arrivare preparati al gran cimento, ma la cosa è limitata a un drappello di eletti noti da tempo per la loro originalità. Gli altri non sembrano ritenersi all'altezza di una tecnica così sofisticata e cercano di aggirare l'ostacolo aiutandosi con amuleti, pratiche sciamaniche di scarsa levatura e, soprattutto, affidandosi con cieca fiducia al Rituale Obbligato, ovvero una serie di Incrollabili Verità da sempre scolpite nella coscienza didattica del paese.

Il Rituale Obbligato è l'Idea di Esame che ha la Decana. Ora, a me sembra che, se pure un insegnante abbia idee originali su come preparare l'esame, purché svolga seriamente il suo programma e prepari seriamente la classe (e lei lo fa, pur drammatizzando aliquantulum) abbia diritto a farlo, stante che ognuno è padrone a cas... voglio dire, in classe propria. D'altra parte lei prepara gli esami nel suo specifico modo apertamente, alla luce del sole, ma senza cercare di convincere nessuno dei colleghi di lettere a fare altrettanto. Non apertamente, intendo - e dei messaggi subliminali uno se ne può sempre sbattere alla grande, no?
Insomma, lei non è mai venuta a dirmi "l'esame si prepara così e cosà". Non serve che venga. Vengono i ragazzi.
Funziona così, all'incirca: in principio c'è il Libro. Il Libro viene scelto dai ragazzi, ma da una lista da Lei preparata in precedenza. Da quel libro deve promanare l'intera Mappa Concettuale, allo stesso modo che l'universo è promanato da dio secondo alcune correnti filosofiche. E già il fatto che gli allievi della Decana facciano le Mappe Concettuali laddove l'universo mondo studentesco della scuola secondaria di primo grado fa, al più, un "percorso", la dice lunga.
Non basta: questa Mappa Concettuale deve seguire un nucleo originario dato da una Problematica. Chiamansi Problematiche alcuni temi (circa una decina) da Lei trattati nel corso dell'anno: Droga, Adolescenza, Guerra, Povertà, Razzismo & Affini. Non solo, le materie nella Mappa Concettuale vanno collegate (a quel che ho capito) attraverso documenti forniti di solito dalla stessa Decana, tramite un lavoro piuttosto faticoso di cui lei spesso si lamenta con i colleghi in Sala Professori.
La Mappa Concettuale viene quindi elaborata già nel primo quadrimestre. Poi cominciano i problemi con i colleghi del Consiglio di Classe: quelli di lingua, che si ostinano a volere una conversazione sul programma svolto in classe e non una ricerca su Dickens o su Hugo imparata a memoria, Scienze che si rifiuta categoricamente di autorizzare excursus sugli esperimenti scientifici nei lager e insiste a volere la struttura delle rocce o il sistema solare, con la scusa che lei quello ha fatto. Poi c'è Artistica che anche lei fa scegliere il pittore all'inizio dell'anno e poi i ragazzi devono cambiarlo sette volte in corsa con grande impazzamento suo e della collettività.
Tutto questo, per emanazione (più o meno come l'universo che emana da dio, secondo alcune correnti filosofiche) incombe dall'inizio dell'anno su tutte le tre terze, perché il paese è piccolo e la gente mormora.
La cosa si complica oltre ogni dire se quell'originale della professoressa Murasaki insiste a volersi occupare del programma e non del percorso, pardon mappa concettuale, almeno fino ad Aprile avanzato.
Intendiamoci, quando qualcuno è venuto a portarmi una Mappa Concettuale (che io ostinatamente continuo a chiamare percorso) non l'ho certo cacciato via, ma mi sono rifiutata anche solo di sentir parlare di tesine fino a dopo Pasqua. Ho però chiarito alcuni concetti base fin dai primi mesi:
- noi non facevamo letteratura, lavoravamo sui testi. Quindi per italiano non avrebbero potato un autore né una corrente letteraria, ma, banalmente, una lettura di quelle fatte in classe. Se poi qualcuno voleva portare qualcosa di non fatto in classe, bene, se ne poteva parlare. Anche se volevano portare un libro. Lungi da me scoraggiare iniziative individuali. Ma non mi sarei occupata di trovarglielo io.
- per storia non volevo un Grosso Argomento, ma un piccolo carotaggio su un argomento collegato al Grosso Argomento: ad esempio non la Prima Guerra Mondiale, su cui li avevo interrogati più che a sufficienza, ma le armi usate nella guerra in questione, o la vita in trincea o la battaglia di Caporetto. Cose così.
- per geografia potevano tranquillamente portarmi uno stato che non avevamo fatto in classe, ma anche un'area climatica o roba del genere.
- e comunque no, non volevo tesine di letteratura perché noi non avevamo fatto letteratura (quest'ultimo concetto sembra sia stato il più difficile da assorbire, e infatti molti non l'hanno assorbito ancora).

Quando i più bravi sono venuti a spiegarmi che il percorso andava fatto partendo da una Problematica ho spiegato che, se volevano, potevano anche farlo, su una problematica scelta da loro. Quando hanno chiesto notizie sul libro da portare ho assicurato che se volevano partire da un libro mi stava bene, ma non avrei fornito alcun libro. Che il tema, se volevano partire da un tema centrale, era libero. Che, se volevano, potevano portarmi un percorso bifido o trifido collegando a gruppi gli argomenti. Che l'ordinanza ministeriale parlava sì di collegamenti, ma lasciava ampia libertà e specificava che tali collegamenti potevano essere di vario tipo - al limite, anche l'interesse del singolo alunno ai singoli argomenti. Che il percorso d'esame era la prima occasione che avevano di impostare un lavoro a modo loro e che non intendevo dargli percorsi prefissati ma ero disponibile ad assecondare la loro creatività e i loro interessi. Che, insomma, facessero un po' il cazzo che gli pareva ma che non si aspettassero che io mi inventassi dei percorsi d'esame perché non avevo, e soprattutto non volevo avere, né il tempo né la disponibilità mentale per farlo. Che lo facessero secondo le loro competenze, dato che nessuno pretendeva da loro più di quello che un ragazzo della loro età e della loro formazione poteva fare. Ma, soprattutto, che si preoccupassero in primis di essere ammessi all'esame, e che il percorso era inteso come un gadget da prepararsi nelle ultime settimane di scuola e non come un'alternativa al lavoro dell'intero anno scolastico.

Ecco, quest'ultimo concetto sembra il più difficile da recepire. I primi a portare le tesine e la Mappa Concettuale, a Hogsmeade, sono quegli alunni che hanno dodici insufficienze su undici materie, e non c'è verso di fargli capire che se non cercano di raccattare qualche sei, anche stirato, in almeno qualche materia, l'esame rischiano di non farlo proprio o di non passarlo. Il massimo che si riesce ad ottenere, con loro, è l'arrivo di qualche genitore infuriato che si lamenta che la sua creatura è discriminata rispetto agli altri alunni.

Ancor più difficile è scansare la questione di Letteratura. Da notare che gli ho pure precisato che, nelle commissioni che presiedo, all'orale si interroga soprattutto sulle materie che non hanno lo scritto, con l'ovvia eccezione delle lingue straniere. Insomma, che non si interroga né a italiano né a matematica se non dietro precisa richiesta del candidato o in caso di insufficienza grave allo scritto, e dunque non ha nessuna importanza quel che portano a Letteratura perché tanto Letteratura non devono esporla.

Solo che, agendo così, ci si ritrova ad infrangere il Rituale, che prevede una tesina di Letteratura con tanto di vita dell'autore e analisi stilistica delle sue opere e della corrente letteraria cui appartiene - e lasciamo stare il fatto che, tra di loro, assolutamente nessuno è minimamente in grado di disquisire di correnti letterarie, a parte forse Lunastorta in ambito gothic e horror, perché i pochissimi che si dilettano nella lettura si dedicano solo ed esclusivamente a libri di stretta attualità**. Ma perché rinunciare a riciclare la tesina del cugino Romualdo sui crepuscolari?

Comunque sia, è chiaro che al momento i ragazzi sono molto delusi da me in quanto:
1) non gli ho dato il libro
2) non gli faccio portare letteratura all'esame
3) mi ostino a pretendere che mettano una carta geografica a colori nell'eventuale tesina di geografia, se portano un paese
4) insisto che si preoccupino dell'ammissione prima ancora che dell'esame
5) continuo ostinatamente a svolgere il programma (che peraltro dobbiamo ancora finire)
6) pretendo che svolgano i compiti assegnati, invece di preparare le tesine
7) mi ostino a non considerare una tragedia se qualche materia non si collega con le altre, perfino se una di queste materie è delle mie.

Mi rendo conto che son critiche serie, che dovrebbero scuotermi nelle più profonde fibre del mio essere. Purtroppo non è così, vuoi per la mia innata insensibilità, vuoi perché ho troppi compiti da correggere entro il 10 Giugno per preoccuparmi seriamente dell'esame.
E pazienza per il Sacro Rituale.

*notate il raffinatissimo doppio senso
**Succede. Come succede che (ad esempio nella Seconda Domandiera) almeno tre siano sinceramente appassionati di storia della letteratura e spulcino o leggano volentieri, oltre a romanzi contemporanei, anche testi scritti in epoche passate. Sì, anche Dante e Boccaccio in lingua originale (!).

Una notte in libreria


Ieri notte, in quel di Sesto Fiorentino, qualcuno* ha attuato un'idea semplice, graziosa e fenomenale, ovvero una notte in libreria.
La libreria del paese ha chiuso i battenti per un'ora, mentre gran copia di sacchi a pelo e attrezzature varie (nonché grandi quantità di ottimo cibo) venivano trasportati ai piani alti, dov'è una grossa stanza che fa anche da magazzino delle scorte. Lì alcune insegnanti del Liceo Linguistico del luogo, accompagnate da una folta rappresentanza degli alunni e soprattutto delle alunne dell'ultimo anno hanno mangiato a quattro palmenti. Poi sono state perigliosamente montate le attrezzature musicali nella sala di ingresso e i battenti sono stati riaperti.**
Dopo qualche discorsetto di prammatica del Preside e delle autorità del luogo è iniziata una maratona di lettura in italiano e pure in inglese della Antologia di Spoon River, intervallata dalle canzoni di De André, cantate a volte dal suddetto De André tramite CD (nessuno ha pensato di mettere anche la versione di Morgan, con mio dispiacere. E allora la metto io), a volte dal vivo con chitarra e coro e a volte in entrambi i modi.
Gli alunni tremebondi, che fino a quel momento avevano vagato per la libreria con strane fotocopie in mano declamando versi hanno letto le poesie dell'Antologia, con o senza introduzione, affiancati dai professori e dai loro amici, davanti a un piccolo pubblico malamente assiepato nei più sparsi angoli della libreria e financo sulla porta e per la strada, per poi chiudere poco dopo mezzanotte su un bis del Matto.
Terminato il tutto (e, presumo, dopo un ulteriore spuntino) alunni e insegnanti hanno dormito in libreria, anche se forse "dormire" è una parola grossa***, nei loro sacchi a pelo, cullati dalla lettura finale di una storia di fantasmi di Montague Rhode James ambientata in un college inglese di fine Ottocento.
Tutti, per quanto mi risulta, si sono divertiti immensamente, pubblico compreso.

L'idea era una di quelle uova di Colombo che non richiedeva grandi mezzi: bastavano una classe disponibile e una libreria aperta alle avventure, nonché degli insegnanti determinati e un po' di collaborazione da parte di qualche genitore e amico. Il ritorno didattico è stato immenso: non solo gli studenti si sono confrontati con un testo in modo approfondito, ma hanno anche dovuto affrontare un Pubblico, entità misteriosa e galvanizzante che produce sempre una grande impressione, anche quando si tratta semplicemente di qualche addetto ai lavori e un po' di compaesani. Allontanarsi di un chilometro dalla scuola e leggere in una soirée davanti a un pubblico eterogeneo le stesse poesie che la mattina vengono lette all'insegnante per l'interrogazione cambia tutto, ed è una di quelle esperienze che restano impresse per la vita, tanto più se vengono sigillate da una notte fuori casa con gli amici in un posto insolito e affascinante come una libreria.

Come tutte le uova di Colombo, occorre inventarsele. Per queste cose di solito occorre una scintilla, di quelle che si provocano con l'incontro di due insegnanti complementari (e con l'humus formato da classi disponibili e curiose). Spesso, in un consiglio di classe, di queste persone non ce n'è nemmeno una, figuriamoci due. Ma altrettanto spesso ci sono entrambe, e questo tipo di incontri provoca risultati assai consistenti. Nello specifico, questa idea ha richiesto soprattutto la pazienza e la capacità di trovare le persone giuste - la libreria giusta, i genitori giusti, gli amici giusti e soprattutto un gruppo di persone provviste di spirito di avventura.

Io non sono di quelle che la lezione si fa in classe e solo in classe. Sono aperta e disponibile a iniziative insolite, e perfettamente consapevole della loro utilità didattica. Però faccio parte di quella vasta categoria di insegnanti che un'idea che è una in alternativa alla lezione consueta non ce l'hanno mai, e non l'avrebbero nemmeno dopo una cura di fosforo di cinquecento anni. Ho una mia vena fantasiosa, e sono perfettamente in grado di dare un tocco di originalità alle mie lezioni, fossero pure sul complemento predicativo del soggetto**** - in classe, per carità, in classe, dentro le mura protettive della scuola, se si va in giardino è già un miracolo. Consegno sempre con grande riconoscenza le mie classi a chi ha un'idea per fare qualcosa fuori, faccio grandi proclami e panegirici in favore di gemellaggi, escursioni e uscite di tutti i tipi, amo i laboratori teatrali (che mi guardo bene dall'organizzare) ma un'idea che è una per queste iniziative non l'ho mai avuta e, credo, mai l'avrò.
Altri insegnanti sono ricolmi di queste idee come bomboloni alla crema. Averne uno, nel Consiglio di Classe, sarebbe la mia fortuna: lui farebbe tutto il lavoro e io mi limiterei ad approvare con fervore.
Beh, non solo ad approvare: la parte preliminare la farei molto volentieri.
In classe, per carità, in classe.

*la mia intramontabile e meravigliosa Compagna di Banco del Liceo
**Nota di merito per il personale, che si è comportato con cortesia ed efficienza nelle varie e impervie circostanze.
***Diciamo che hanno sonnecchiato per qualche ora, ecco; il più della notte occiamente se n'è andato in chiacchiere per smaltire l'adrenalina.
****Beh, non esageriamo. Diciamo che di solito ci riesco.

domenica 17 aprile 2011

Propaganda - 2



Andando a caccia di un po' di sana propaganda italiana, tedesca e pure inglese e americana ai tempi della guerra da far vedere alle creature, mi sono imbattuta in questo non commendevole manifesto, dove risuona l'antico lamento davanti all'arrivo dell'orda invasora delle razze inferiori - inferiori sì, ma anche feroci e affamate di sesso selvaggio.
Evvabbe', si sa che a quei tempi su certi argomenti avevano impostato il discorso in un modo piuttosto discutibile, e la questione della razza era presa assai sul serio. Perché il vero problema, nel manifesto, non appare il fatto che la moglie-madre-sorella-cuginadisecondogrado venisse stuprata, quanto che venisse contaminata dal Perfido Portatore di Sangue Inferiore. Un destino orribile, peggiore della morte. Essere violentate da un ariano, ne converrete tutti, è tutt'altra e ben più lieve cosa.
Comunque si sa che quelli erano tempi cupi e ormai sono passati, per fortuna.

Ah, il manifesto sulla destra è piuttosto recente e sta per tappezzare - o già tappezza, non saprei, qui a Lungacque non se ne vedono per nostra buona sorte - i muri di svariate città. E' di Ordine Nuovo, e l'obbiettivo sono i Rom.

Siamo in campagna elettorale. Di nuovo.

Propaganda - 1

Com'è noto, ho una LIM in classe. D'accordo, Internet non ci arriva perché siamo al secondo piano*, e ogni due per tre va calibrata o le immagini si vedono male, e il computer che la mette in moto è a rischio di corto circuito e non sempre la chiavetta entra, ed è chiaramente un modello a basso costo e io riesco a usarla solo come proiettore. ma insomma abbiamo una LIM e garantisco che fare le lezioni di storia e di geografia con un bello schermo per le immagini, i grafici, gli schemi e le carte è tutto un altro vivere.
Arrivati alla prima guerra mondiale quindi gli ho fatto vedere un po' di foto sulla vita in trincea, mostrandogli la differenza tra le foto ufficiali, dove bei soldati dall'aria fiera, puliti, ben pettinati e vestiti come se fossero appena usciti da Pitti Divisa, maneggiavano splendide mitragliatrici fresche di fabbrica, e le foto dei giornalisti, dove soldati gualciti, sporchi e con l'aria depressa, vestiti con divise altrettanto gualcite, sporche e depresse guardavano con aria torva l'obbiettivo da un mare di fango e di neve.
C'erano anche delle cartoline. "Non so cosa dice la scritta in tedesco, ma potete vedere questi soldati pasciuti e sereni..." inizio a dire.
Mercuzio, che è di origine tedesca, traduce con aria assorta "Noi siamo tranquilli e comodi nella nostra bella trincea".
"Eh?!?" grido indignata.
"Prof, è scritto così".
Guardo inorridita. Io il tedesco non lo so, ma conosco il significato di una ventina di parole.
La frase incriminata è Wie wir's doch gemütlich haben in unserm schön Schutzengraben
Graben vuol dire trincea, l'ho imparata perché l'ho cercata sul dizionario per trovare una chiave di ricerca in tedesco, schön significa "bello" ed è una delle venti parole di cui sopra...
Per quel che sono in grado di capire la traduzione di Mercuzio funziona. Ma, certo, che la propaganda trovasse il coraggio di parlare addirittura di una bella trincea dove si sta tranquilli e comodi...

*sì, lo so anch'io che Internet arriva senza problemi anche al secentesimo piano dei grattacieli, ma che vi devo dire, a Hogsmeade , o meglio nella scuola di Hogsmeade, le cose stanno così

domenica 3 aprile 2011

Haeretica - Il Manzoni scrive da cani?

Quanto vale, oggi, uno scrittore come Manzoni, e quanto viene apprezzato dalle giovani leve delle nuove generazioni?
Una serie di considerazioni interessanti in proposito si possono ricavare da uno degli ultimi post del blog Gamberi Fantasy dall'invero assai esplicito titolo Il Manzoni scrive da cani. L'argomento era stato già accennato in altri post precedenti dove in particolare era stato stroncato senza pietà l'incipit dei Promessi Sposi, secondo me con argomenti assai validi (cioè, diciamolo: basta leggerlo, quel micidiale inizio, e sopravvivere alla sua lettura, argomenti non ne mancheranno di certo).
Oltre al post sono molto interessanti anche i commenti.
Fermo restando che un suo pubblico di appassionati Manzoni l'avrà sempre, anche perché ha eccellenti argomenti per meritarselo (specie se si riesce a oltrepassare le prime trenta mortifere righe del suo romanzo) in cuor mio da tempo matura il sospetto che le nuove generazioni si stiano via via scollando sempre più dai Promessi Sposi, e forse da tutta la letteratura ottocentesca. Non ho dati statistici e sono sempre vissuta in un ambiente dove si leggeva tanto e di tutto - una razza inestinguibile ma non troppo rappresentativa, specie in un paese come l'Italia dove abbiamo forse un po' di analfabetismo di ritorno ma soprattutto un colossale analfabetismo di andata. Però ho il sospetto che il canone letterario stia cambiando - che è come dire che sta cambiando il gusto, non solo letterario.
E' già successo altre volte, succederà ancora. Ma, quando succede, i letterati non la prendono bene, di solito. E questo forse potrebbe - non so, è un sospetto come tanti - spiegare in parte una certa esasperazione strisciante tra gli insegnanti di lettere, categoria letterariamente conservatrice quant'altre mai.
Il tutto, rigorosamente e fermamente, IMHO.