Il mio blog preferito

sabato 21 maggio 2011

Inculcare, indottrinare, plasmare, formare


Di recente l'attuale Presidente del Consiglio si è lanciato in una tirata sugli insegnanti comunisti che inculcano strane idee agli italici fanciulli nella scuola pubblica. Altri e in altri luoghi hanno difeso la scuola pubblica certo meglio di quanto saprei fare io, quindi lascio perdere. Vorrei però soffermarmi sul verbo "inculcare".
Il Presidente del Consiglio sa molto bene di cosa parla, perché l'opera di Inculcamento, o quanto meno di Martellamento Continuo, è stata da lui perseguita con grande continuità negli ultimi anni e ha finito per confondere le idee a buona parte dell'italico elettorato e ancor più a quella parte dei giovani che non vota ancora, e che magari non è affatto favorevole alla sua linea politica ma che è comunque cresciuta guardando o almeno facendosi scorrere davanti le immagini dei TG degli ultimi anni, sempre più vaghi, sempre più sintetici, sempre più decisi a sfiorare soltanto gli argomenti e a dare per scontate una serie di cose.
Prendiamo i concetti di "ribaltone" e di "scelta dell'elettorato del presidente del consiglio". Chi aveva già l'età della ragione quando l'attuale Presidente del Consiglio si è affacciato sulla scena politica (ed è soccorso da una buona memoria) ricorda bene che la costituzione italiana NON prevede una scelta del presidente del consiglio da parte dell'elettorato: il presidente del consiglio lo sceglie il capo di stato, alias Presidente della Repubblica, sulla base dei risultati delle elezioni e delle maggioranze che si possono formare in parlamento, consultandosi con varie persone secondo procedure ben precise. L'elettore sceglie, anche secondo l'ultima legge elettorale, una formazione politica, e solo quella. Questo dato di fatto da tempo però è diventato una verità sommersa di cui pochi si ricordano e che i ragazzi che non sono cresciuti in famiglie esperte di diritto costituzionale* hanno poche possibilità di conoscere. Lo stesso vale per stravaganti concetti quali i parlamentari che diventano "traditori" se cambiano schieramento, il Presidente della Repubblica che firma le leggi a seconda del suo personale capriccio o convincimento, i Presidenti della Camera che vengono sfiduciati eccetera eccetera.

Orbene, io ho determinate opinioni politiche, e vivendo in una sorta di riserva indiana sono anche le opinioni di buona parte dei miei alunni e delle loro famiglie; occorre però tenere conto anche della sensibilità di chi ne ha di diverse, evitare il rischio di critiche anche implicite alle famiglie e via dicendo. Soprattutto, non è davvero il caso di spiattellare le proprie opinioni a ragazzi che stanno imparando a costruirsene di proprie perché si rischia di influenzarli, in un modo o nell'altro. Ma da qualche tempo è diventato tutto molto, molto difficile e mi sento sempre sull'orlo della sovversione ogni volta che apriamo un libro di storia, soprattutto nelle Terze. Perfino spiegare la divisione dei tre poteri - un passo obbligato quando fai l'Illuminismo - è diventato un campo minato perché inevitabilmente sorge la domanda "Ma allora quando Berlusconi dice..." - e si dà il caso che Berlusconi dica e abbia detto un'infinità di cose che travisano pesantemente la storia, e che spiegare che la separazione dei tre poteri è ritenuta essenziale per la democrazia susciti un'infinità di commenti e considerazioni che dieci anni fa, quando cominciai a insegnare, potevano essere discussi ed esaminati serenamente alla luce del sole ma che ormai sono diventate più scivolose di un'anguilla nell'olio perché qualsiasi risposta storicamente valida dovrebbe iniziare con la premessa "Berlusconi ha detto un mare di cazzate" - che davvero non è il modo giusto per rappresentare le istituzioni agli occhi del giovinetto in crescita. E non parliamo di marxismo, liberalismo, sindacati e comunismo. Scrivo "non ne parliamo", ma il punto è che il programma prevede che se ne parli, e parecchio.

Ad ogni modo, sovversiva per sovversiva, ho deciso di procedere ad un blando inculcamento di alcuni fondamenti della nostra legislazione, ovvero come si forma un governo, come funzionano le elezioni e il percorso necessario per approvare una legge. Lo so che è sovversivo, ma alla faccia dei telegiornali e degli opinionisti vorrei proprio che chi esce dalle mie classi sapesse che le elezioni anticipate non le decide il presidente del consiglio e che il Presidente della Repubblica rimanda una legge alle Camere solo se questa legge ha dei gravi difetti di base, e non in base allo schieramento politico per cui simpatizza. Padronissimi di dimenticarsene già il primo di Luglio, ma almeno fino all'esame lo devono sapere.
In attesa di tempi migliori (che dovranno pur venire, prima o poi).

*che non dovrebbero poi essere un numero esorbitante

sabato 7 maggio 2011

Mappe concettuali e presine di girino


Questa mappa concettuale (del tutto incomprensibile alla mia fragile mente, ma magari è un lavoro ottimo) può forse essere consona ad un esame delle superiori o dell'università ma un po' fuori della portata di un/una studente/essa in cerca della licenza media.

In tutte le scuole del regno hanno l'esame, alla fine della terza media. A Hogsmeade invece abbiamo l'ESAME, una complessa macchina dall'aspetto terrorifico che minaccia di ingoiare lo sventurato alunno di turno per poi risputarne solo qualche ossicino spolpato.
La Terza dei Tordi ne ha un terrore cieco. Alcuni alunni più smaliziati ricorrono allo stravagante espediente di studiare, onde arrivare preparati al gran cimento, ma la cosa è limitata a un drappello di eletti noti da tempo per la loro originalità. Gli altri non sembrano ritenersi all'altezza di una tecnica così sofisticata e cercano di aggirare l'ostacolo aiutandosi con amuleti, pratiche sciamaniche di scarsa levatura e, soprattutto, affidandosi con cieca fiducia al Rituale Obbligato, ovvero una serie di Incrollabili Verità da sempre scolpite nella coscienza didattica del paese.

Il Rituale Obbligato è l'Idea di Esame che ha la Decana. Ora, a me sembra che, se pure un insegnante abbia idee originali su come preparare l'esame, purché svolga seriamente il suo programma e prepari seriamente la classe (e lei lo fa, pur drammatizzando aliquantulum) abbia diritto a farlo, stante che ognuno è padrone a cas... voglio dire, in classe propria. D'altra parte lei prepara gli esami nel suo specifico modo apertamente, alla luce del sole, ma senza cercare di convincere nessuno dei colleghi di lettere a fare altrettanto. Non apertamente, intendo - e dei messaggi subliminali uno se ne può sempre sbattere alla grande, no?
Insomma, lei non è mai venuta a dirmi "l'esame si prepara così e cosà". Non serve che venga. Vengono i ragazzi.
Funziona così, all'incirca: in principio c'è il Libro. Il Libro viene scelto dai ragazzi, ma da una lista da Lei preparata in precedenza. Da quel libro deve promanare l'intera Mappa Concettuale, allo stesso modo che l'universo è promanato da dio secondo alcune correnti filosofiche. E già il fatto che gli allievi della Decana facciano le Mappe Concettuali laddove l'universo mondo studentesco della scuola secondaria di primo grado fa, al più, un "percorso", la dice lunga.
Non basta: questa Mappa Concettuale deve seguire un nucleo originario dato da una Problematica. Chiamansi Problematiche alcuni temi (circa una decina) da Lei trattati nel corso dell'anno: Droga, Adolescenza, Guerra, Povertà, Razzismo & Affini. Non solo, le materie nella Mappa Concettuale vanno collegate (a quel che ho capito) attraverso documenti forniti di solito dalla stessa Decana, tramite un lavoro piuttosto faticoso di cui lei spesso si lamenta con i colleghi in Sala Professori.
La Mappa Concettuale viene quindi elaborata già nel primo quadrimestre. Poi cominciano i problemi con i colleghi del Consiglio di Classe: quelli di lingua, che si ostinano a volere una conversazione sul programma svolto in classe e non una ricerca su Dickens o su Hugo imparata a memoria, Scienze che si rifiuta categoricamente di autorizzare excursus sugli esperimenti scientifici nei lager e insiste a volere la struttura delle rocce o il sistema solare, con la scusa che lei quello ha fatto. Poi c'è Artistica che anche lei fa scegliere il pittore all'inizio dell'anno e poi i ragazzi devono cambiarlo sette volte in corsa con grande impazzamento suo e della collettività.
Tutto questo, per emanazione (più o meno come l'universo che emana da dio, secondo alcune correnti filosofiche) incombe dall'inizio dell'anno su tutte le tre terze, perché il paese è piccolo e la gente mormora.
La cosa si complica oltre ogni dire se quell'originale della professoressa Murasaki insiste a volersi occupare del programma e non del percorso, pardon mappa concettuale, almeno fino ad Aprile avanzato.
Intendiamoci, quando qualcuno è venuto a portarmi una Mappa Concettuale (che io ostinatamente continuo a chiamare percorso) non l'ho certo cacciato via, ma mi sono rifiutata anche solo di sentir parlare di tesine fino a dopo Pasqua. Ho però chiarito alcuni concetti base fin dai primi mesi:
- noi non facevamo letteratura, lavoravamo sui testi. Quindi per italiano non avrebbero potato un autore né una corrente letteraria, ma, banalmente, una lettura di quelle fatte in classe. Se poi qualcuno voleva portare qualcosa di non fatto in classe, bene, se ne poteva parlare. Anche se volevano portare un libro. Lungi da me scoraggiare iniziative individuali. Ma non mi sarei occupata di trovarglielo io.
- per storia non volevo un Grosso Argomento, ma un piccolo carotaggio su un argomento collegato al Grosso Argomento: ad esempio non la Prima Guerra Mondiale, su cui li avevo interrogati più che a sufficienza, ma le armi usate nella guerra in questione, o la vita in trincea o la battaglia di Caporetto. Cose così.
- per geografia potevano tranquillamente portarmi uno stato che non avevamo fatto in classe, ma anche un'area climatica o roba del genere.
- e comunque no, non volevo tesine di letteratura perché noi non avevamo fatto letteratura (quest'ultimo concetto sembra sia stato il più difficile da assorbire, e infatti molti non l'hanno assorbito ancora).

Quando i più bravi sono venuti a spiegarmi che il percorso andava fatto partendo da una Problematica ho spiegato che, se volevano, potevano anche farlo, su una problematica scelta da loro. Quando hanno chiesto notizie sul libro da portare ho assicurato che se volevano partire da un libro mi stava bene, ma non avrei fornito alcun libro. Che il tema, se volevano partire da un tema centrale, era libero. Che, se volevano, potevano portarmi un percorso bifido o trifido collegando a gruppi gli argomenti. Che l'ordinanza ministeriale parlava sì di collegamenti, ma lasciava ampia libertà e specificava che tali collegamenti potevano essere di vario tipo - al limite, anche l'interesse del singolo alunno ai singoli argomenti. Che il percorso d'esame era la prima occasione che avevano di impostare un lavoro a modo loro e che non intendevo dargli percorsi prefissati ma ero disponibile ad assecondare la loro creatività e i loro interessi. Che, insomma, facessero un po' il cazzo che gli pareva ma che non si aspettassero che io mi inventassi dei percorsi d'esame perché non avevo, e soprattutto non volevo avere, né il tempo né la disponibilità mentale per farlo. Che lo facessero secondo le loro competenze, dato che nessuno pretendeva da loro più di quello che un ragazzo della loro età e della loro formazione poteva fare. Ma, soprattutto, che si preoccupassero in primis di essere ammessi all'esame, e che il percorso era inteso come un gadget da prepararsi nelle ultime settimane di scuola e non come un'alternativa al lavoro dell'intero anno scolastico.

Ecco, quest'ultimo concetto sembra il più difficile da recepire. I primi a portare le tesine e la Mappa Concettuale, a Hogsmeade, sono quegli alunni che hanno dodici insufficienze su undici materie, e non c'è verso di fargli capire che se non cercano di raccattare qualche sei, anche stirato, in almeno qualche materia, l'esame rischiano di non farlo proprio o di non passarlo. Il massimo che si riesce ad ottenere, con loro, è l'arrivo di qualche genitore infuriato che si lamenta che la sua creatura è discriminata rispetto agli altri alunni.

Ancor più difficile è scansare la questione di Letteratura. Da notare che gli ho pure precisato che, nelle commissioni che presiedo, all'orale si interroga soprattutto sulle materie che non hanno lo scritto, con l'ovvia eccezione delle lingue straniere. Insomma, che non si interroga né a italiano né a matematica se non dietro precisa richiesta del candidato o in caso di insufficienza grave allo scritto, e dunque non ha nessuna importanza quel che portano a Letteratura perché tanto Letteratura non devono esporla.

Solo che, agendo così, ci si ritrova ad infrangere il Rituale, che prevede una tesina di Letteratura con tanto di vita dell'autore e analisi stilistica delle sue opere e della corrente letteraria cui appartiene - e lasciamo stare il fatto che, tra di loro, assolutamente nessuno è minimamente in grado di disquisire di correnti letterarie, a parte forse Lunastorta in ambito gothic e horror, perché i pochissimi che si dilettano nella lettura si dedicano solo ed esclusivamente a libri di stretta attualità**. Ma perché rinunciare a riciclare la tesina del cugino Romualdo sui crepuscolari?

Comunque sia, è chiaro che al momento i ragazzi sono molto delusi da me in quanto:
1) non gli ho dato il libro
2) non gli faccio portare letteratura all'esame
3) mi ostino a pretendere che mettano una carta geografica a colori nell'eventuale tesina di geografia, se portano un paese
4) insisto che si preoccupino dell'ammissione prima ancora che dell'esame
5) continuo ostinatamente a svolgere il programma (che peraltro dobbiamo ancora finire)
6) pretendo che svolgano i compiti assegnati, invece di preparare le tesine
7) mi ostino a non considerare una tragedia se qualche materia non si collega con le altre, perfino se una di queste materie è delle mie.

Mi rendo conto che son critiche serie, che dovrebbero scuotermi nelle più profonde fibre del mio essere. Purtroppo non è così, vuoi per la mia innata insensibilità, vuoi perché ho troppi compiti da correggere entro il 10 Giugno per preoccuparmi seriamente dell'esame.
E pazienza per il Sacro Rituale.

*notate il raffinatissimo doppio senso
**Succede. Come succede che (ad esempio nella Seconda Domandiera) almeno tre siano sinceramente appassionati di storia della letteratura e spulcino o leggano volentieri, oltre a romanzi contemporanei, anche testi scritti in epoche passate. Sì, anche Dante e Boccaccio in lingua originale (!).

Una notte in libreria


Ieri notte, in quel di Sesto Fiorentino, qualcuno* ha attuato un'idea semplice, graziosa e fenomenale, ovvero una notte in libreria.
La libreria del paese ha chiuso i battenti per un'ora, mentre gran copia di sacchi a pelo e attrezzature varie (nonché grandi quantità di ottimo cibo) venivano trasportati ai piani alti, dov'è una grossa stanza che fa anche da magazzino delle scorte. Lì alcune insegnanti del Liceo Linguistico del luogo, accompagnate da una folta rappresentanza degli alunni e soprattutto delle alunne dell'ultimo anno hanno mangiato a quattro palmenti. Poi sono state perigliosamente montate le attrezzature musicali nella sala di ingresso e i battenti sono stati riaperti.**
Dopo qualche discorsetto di prammatica del Preside e delle autorità del luogo è iniziata una maratona di lettura in italiano e pure in inglese della Antologia di Spoon River, intervallata dalle canzoni di De André, cantate a volte dal suddetto De André tramite CD (nessuno ha pensato di mettere anche la versione di Morgan, con mio dispiacere. E allora la metto io), a volte dal vivo con chitarra e coro e a volte in entrambi i modi.
Gli alunni tremebondi, che fino a quel momento avevano vagato per la libreria con strane fotocopie in mano declamando versi hanno letto le poesie dell'Antologia, con o senza introduzione, affiancati dai professori e dai loro amici, davanti a un piccolo pubblico malamente assiepato nei più sparsi angoli della libreria e financo sulla porta e per la strada, per poi chiudere poco dopo mezzanotte su un bis del Matto.
Terminato il tutto (e, presumo, dopo un ulteriore spuntino) alunni e insegnanti hanno dormito in libreria, anche se forse "dormire" è una parola grossa***, nei loro sacchi a pelo, cullati dalla lettura finale di una storia di fantasmi di Montague Rhode James ambientata in un college inglese di fine Ottocento.
Tutti, per quanto mi risulta, si sono divertiti immensamente, pubblico compreso.

L'idea era una di quelle uova di Colombo che non richiedeva grandi mezzi: bastavano una classe disponibile e una libreria aperta alle avventure, nonché degli insegnanti determinati e un po' di collaborazione da parte di qualche genitore e amico. Il ritorno didattico è stato immenso: non solo gli studenti si sono confrontati con un testo in modo approfondito, ma hanno anche dovuto affrontare un Pubblico, entità misteriosa e galvanizzante che produce sempre una grande impressione, anche quando si tratta semplicemente di qualche addetto ai lavori e un po' di compaesani. Allontanarsi di un chilometro dalla scuola e leggere in una soirée davanti a un pubblico eterogeneo le stesse poesie che la mattina vengono lette all'insegnante per l'interrogazione cambia tutto, ed è una di quelle esperienze che restano impresse per la vita, tanto più se vengono sigillate da una notte fuori casa con gli amici in un posto insolito e affascinante come una libreria.

Come tutte le uova di Colombo, occorre inventarsele. Per queste cose di solito occorre una scintilla, di quelle che si provocano con l'incontro di due insegnanti complementari (e con l'humus formato da classi disponibili e curiose). Spesso, in un consiglio di classe, di queste persone non ce n'è nemmeno una, figuriamoci due. Ma altrettanto spesso ci sono entrambe, e questo tipo di incontri provoca risultati assai consistenti. Nello specifico, questa idea ha richiesto soprattutto la pazienza e la capacità di trovare le persone giuste - la libreria giusta, i genitori giusti, gli amici giusti e soprattutto un gruppo di persone provviste di spirito di avventura.

Io non sono di quelle che la lezione si fa in classe e solo in classe. Sono aperta e disponibile a iniziative insolite, e perfettamente consapevole della loro utilità didattica. Però faccio parte di quella vasta categoria di insegnanti che un'idea che è una in alternativa alla lezione consueta non ce l'hanno mai, e non l'avrebbero nemmeno dopo una cura di fosforo di cinquecento anni. Ho una mia vena fantasiosa, e sono perfettamente in grado di dare un tocco di originalità alle mie lezioni, fossero pure sul complemento predicativo del soggetto**** - in classe, per carità, in classe, dentro le mura protettive della scuola, se si va in giardino è già un miracolo. Consegno sempre con grande riconoscenza le mie classi a chi ha un'idea per fare qualcosa fuori, faccio grandi proclami e panegirici in favore di gemellaggi, escursioni e uscite di tutti i tipi, amo i laboratori teatrali (che mi guardo bene dall'organizzare) ma un'idea che è una per queste iniziative non l'ho mai avuta e, credo, mai l'avrò.
Altri insegnanti sono ricolmi di queste idee come bomboloni alla crema. Averne uno, nel Consiglio di Classe, sarebbe la mia fortuna: lui farebbe tutto il lavoro e io mi limiterei ad approvare con fervore.
Beh, non solo ad approvare: la parte preliminare la farei molto volentieri.
In classe, per carità, in classe.

*la mia intramontabile e meravigliosa Compagna di Banco del Liceo
**Nota di merito per il personale, che si è comportato con cortesia ed efficienza nelle varie e impervie circostanze.
***Diciamo che hanno sonnecchiato per qualche ora, ecco; il più della notte occiamente se n'è andato in chiacchiere per smaltire l'adrenalina.
****Beh, non esageriamo. Diciamo che di solito ci riesco.

domenica 17 aprile 2011

Propaganda - 2



Andando a caccia di un po' di sana propaganda italiana, tedesca e pure inglese e americana ai tempi della guerra da far vedere alle creature, mi sono imbattuta in questo non commendevole manifesto, dove risuona l'antico lamento davanti all'arrivo dell'orda invasora delle razze inferiori - inferiori sì, ma anche feroci e affamate di sesso selvaggio.
Evvabbe', si sa che a quei tempi su certi argomenti avevano impostato il discorso in un modo piuttosto discutibile, e la questione della razza era presa assai sul serio. Perché il vero problema, nel manifesto, non appare il fatto che la moglie-madre-sorella-cuginadisecondogrado venisse stuprata, quanto che venisse contaminata dal Perfido Portatore di Sangue Inferiore. Un destino orribile, peggiore della morte. Essere violentate da un ariano, ne converrete tutti, è tutt'altra e ben più lieve cosa.
Comunque si sa che quelli erano tempi cupi e ormai sono passati, per fortuna.

Ah, il manifesto sulla destra è piuttosto recente e sta per tappezzare - o già tappezza, non saprei, qui a Lungacque non se ne vedono per nostra buona sorte - i muri di svariate città. E' di Ordine Nuovo, e l'obbiettivo sono i Rom.

Siamo in campagna elettorale. Di nuovo.

Propaganda - 1

Com'è noto, ho una LIM in classe. D'accordo, Internet non ci arriva perché siamo al secondo piano*, e ogni due per tre va calibrata o le immagini si vedono male, e il computer che la mette in moto è a rischio di corto circuito e non sempre la chiavetta entra, ed è chiaramente un modello a basso costo e io riesco a usarla solo come proiettore. ma insomma abbiamo una LIM e garantisco che fare le lezioni di storia e di geografia con un bello schermo per le immagini, i grafici, gli schemi e le carte è tutto un altro vivere.
Arrivati alla prima guerra mondiale quindi gli ho fatto vedere un po' di foto sulla vita in trincea, mostrandogli la differenza tra le foto ufficiali, dove bei soldati dall'aria fiera, puliti, ben pettinati e vestiti come se fossero appena usciti da Pitti Divisa, maneggiavano splendide mitragliatrici fresche di fabbrica, e le foto dei giornalisti, dove soldati gualciti, sporchi e con l'aria depressa, vestiti con divise altrettanto gualcite, sporche e depresse guardavano con aria torva l'obbiettivo da un mare di fango e di neve.
C'erano anche delle cartoline. "Non so cosa dice la scritta in tedesco, ma potete vedere questi soldati pasciuti e sereni..." inizio a dire.
Mercuzio, che è di origine tedesca, traduce con aria assorta "Noi siamo tranquilli e comodi nella nostra bella trincea".
"Eh?!?" grido indignata.
"Prof, è scritto così".
Guardo inorridita. Io il tedesco non lo so, ma conosco il significato di una ventina di parole.
La frase incriminata è Wie wir's doch gemütlich haben in unserm schön Schutzengraben
Graben vuol dire trincea, l'ho imparata perché l'ho cercata sul dizionario per trovare una chiave di ricerca in tedesco, schön significa "bello" ed è una delle venti parole di cui sopra...
Per quel che sono in grado di capire la traduzione di Mercuzio funziona. Ma, certo, che la propaganda trovasse il coraggio di parlare addirittura di una bella trincea dove si sta tranquilli e comodi...

*sì, lo so anch'io che Internet arriva senza problemi anche al secentesimo piano dei grattacieli, ma che vi devo dire, a Hogsmeade , o meglio nella scuola di Hogsmeade, le cose stanno così

domenica 3 aprile 2011

Haeretica - Il Manzoni scrive da cani?

Quanto vale, oggi, uno scrittore come Manzoni, e quanto viene apprezzato dalle giovani leve delle nuove generazioni?
Una serie di considerazioni interessanti in proposito si possono ricavare da uno degli ultimi post del blog Gamberi Fantasy dall'invero assai esplicito titolo Il Manzoni scrive da cani. L'argomento era stato già accennato in altri post precedenti dove in particolare era stato stroncato senza pietà l'incipit dei Promessi Sposi, secondo me con argomenti assai validi (cioè, diciamolo: basta leggerlo, quel micidiale inizio, e sopravvivere alla sua lettura, argomenti non ne mancheranno di certo).
Oltre al post sono molto interessanti anche i commenti.
Fermo restando che un suo pubblico di appassionati Manzoni l'avrà sempre, anche perché ha eccellenti argomenti per meritarselo (specie se si riesce a oltrepassare le prime trenta mortifere righe del suo romanzo) in cuor mio da tempo matura il sospetto che le nuove generazioni si stiano via via scollando sempre più dai Promessi Sposi, e forse da tutta la letteratura ottocentesca. Non ho dati statistici e sono sempre vissuta in un ambiente dove si leggeva tanto e di tutto - una razza inestinguibile ma non troppo rappresentativa, specie in un paese come l'Italia dove abbiamo forse un po' di analfabetismo di ritorno ma soprattutto un colossale analfabetismo di andata. Però ho il sospetto che il canone letterario stia cambiando - che è come dire che sta cambiando il gusto, non solo letterario.
E' già successo altre volte, succederà ancora. Ma, quando succede, i letterati non la prendono bene, di solito. E questo forse potrebbe - non so, è un sospetto come tanti - spiegare in parte una certa esasperazione strisciante tra gli insegnanti di lettere, categoria letterariamente conservatrice quant'altre mai.
Il tutto, rigorosamente e fermamente, IMHO.

domenica 20 marzo 2011

Noi siamo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi


La vera bandiera per la ricorrenza di quest'anno è quella dei Savoia, con la sua brava corona

E così l'Unità d'Italia compie 150 anni - ancora giovane, come ha osservato Benigni, quasi una bambina. Per i confini in cui sono nata e cresciuta invece mancano ancora 44 anni per il centesimo compleanno.
Sono contenta di essere nata italiana?
Sì, certo; ma probabilmente sarei contenta anche di essere nata in Inghilterra, in Turchia o dove altrimenti mi fosse capitato: il paese in cui siamo nati e cresciuti ha sempre ai nostri occhi un pregio speciale, anche e soprattutto quando ce ne lamentiamo. E sono contenta anche di essere nata in Toscana, che prima dell'unità d'Italia è stato il primo stato europeo ad abolire la pena di morte, e a Firenze che è stato il comune che inventò la Misericordia (il servizio gratuito di trasporto per infermi, non il pugnale). Il retaggio dell'impero romano invece non mi ha mai entusiasmato, probabilmente per colpa della retorica fascista.
I toscani hanno anche inventato la lingua che l'Italia si diede, grazie (anche, ma non soltanto)* ad alcuni eccellenti scrittori di prosa e poesia - Dante e Boccaccio, tanto per fare due nomi.
La Toscana non diede un contributo imperdibile al Risorgimento. A semplice richiesta, i sudditi del granducato si dissero sempre disponibili a far parte dell'Italia unita, ma i nostri moti risorgimentali sono sempre nati di riflesso e le figure determinanti del Risorgimento non sono nate qui; però ci siamo uniti volentieri al nuovo stato - se era per noi, ci saremmo uniti già nel 1848 - e mai ci siamo dissociati. Negli anni 80 del secolo scorso molte automobili indossavano l'adesivo del Granducato, ma non mi ricordo che a nessuno sia mai venuto in mente non dico di scendere in piazza, ma nemmeno di avviare la fondazione di un movimento federalista. Eravamo toscani perché così capitava, ma la cosa non contrastava minimamente col fatto di essere prima di tutto italiani.
Il Risorgimento italiano l'hanno fatto, voluto e costruito nell'Italia settentrionale, con qualche aiuto dall'estero. L'idea nacque e si affermò con l'arrivo delle truppe francesi guidate da Napoleone. Alcuni dei nostri stati vennero unificati a forza e senza grosse resistenze locali (d'accordo, le truppe francesi le guidava Napoleone, che già allora aveva l'abitudine di vincere sempre e comunque; sta di fatto che l'unico a opporsi fu l'esercito austriaco, gli italiani si misero alla finestra col sacchetto di pop-corn e lasciarono fare) e il risultato piacque all'italica stirpe. Fu una botta di vita con qualche inconveniente: i francesi ci portarono il vento della modernità, ma in cambio si presero un bel po' di tributi, davvero un bel po'. Comunque i piccoli staterelli di provincia si ritrovarono improvvisamente immersi nel flusso della storia internazionale, e gli piacque. Quando Napoleone andò via l'idea di riunire l'Italia rimase..
Nel frattempo era diventata di moda lo stato autonomo. Anche noi potevamo diventare uno stato autonomo, e anche unito. Anzi, dovevamo diventarlo. Perché in cuor nostro lo eravamo, e perché nel nuovo mondo che si stava costruendo sulle ceneri dell'ancient regime i nostri starerelli mignon erano piccoli e asfittici e, dopo trecento e passa anni, ci eravamo stufati di avere tra i piedi dominazioni straniere. Perché non smetterla, una buona volta, con tutti quegli eserciti stranieri che andavano e venivano da casa nostra appena gliene pungeva vaghezza?
In tutta Europa le dominazioni straniere erano ormai viste con una certa esasperazione. Ognuno voleva diventare padrone a casa sua - non necessariamente per andare a rompere le scatole a nessuno, ma per il piacere di farsi la sua vita e la sua politica in autonomia. Ci era presa così. E ci era presa così anche perché, sul modello di Napoleone, chiunque fosse padrone in casa d'altri si era messo in testa un sacco di idee sullo stato accentrato che agli accentrati non piacevano neanche un po'. Prima, chi conquistava un paese gli lasciava grossi margini di autonomia purché pagasse i tributi - chi fece diversamente, come gli spagnoli nelle Fiande, non se ne trovò affatto bene.
Non c'era un disegno precostituito, anche se a posteriori la propaganda lavorò per dare l'idea che le cose non avrebbero potuto andare in nessun altro modo. In realtà potevano andare in decine di altri modi, ma qualcosa con quel collage di piccoli stati andava comunque fatta - in quella posizione e in quelle condizioni quel collage non aveva molto senso. Svariati stati ne convennero e ci diedero una mano.
Una volta sancita l'unità d'Italia qualcuno disse che era il momento di fare gli italiani. Errore: gli italiani c'erano giù. Qualunquisti, lamentosi e vistosamente privi di senso dello stato, assai amanti dell'autoflagellazione** (oppure, per chi preferisce la versione più soft: sensibili, non molto interessati alla politica e con un'indipendenza di spirito innata che non li rendeva inclini a sottostare a troppe regole, disponibili all'autocritica) gli italiani mostrarono quasi subito le loro più profonde caratteristiche comuni.
Lo stato per noi è da sempre qualcosa che è bene cercare di fregare il più possibile a nostro pro. Non mi viene in mente un momento in cui non sia stato così. E non venite a parlarmi degli anni 50 e 60 del dopoguerra. Non eravamo più onesti, semplicemente c'era meno da rubare.

Il grande amore per il particulare ci ha portato a scelte elettorali talvolta piuttosto infelici- e d'altra parte non sta scritto da nessuna parte che la democrazia renda le persone più accorte: ognuno dà quel che ha, e volendo continuare con i luoghi comuni, nessuno riesce ad essere stupido quanto un genio. Gli italiani, si sa, è noto ovunque, sono geniali e creativi. E, nonostante il Culto della Mamma, hanno un gran desiderio di una Figura Paterna (senza però saperla scegliere)***.
Se per la Prima Grande Figura Paterna possiamo incolpare anche il re che ce lo tenne sul collo per vent'anni e passa salvo darsela a gambe quando la situazione diventò troppo pericolosa (e il re, sinceramente, non ce lo siamo scelto se non come forma istituzionale)****, la seconda Figura Paterna è stata scelta e confermata più volte in libere elezioni non esattamente dalla maggioranza ma comunque da una congrua fetta dell'italico elettorato e quindi non rimane che dissociarsi a livello individuale.
Detto per inciso, la Seconda Figura Paterna ha fatto del suo meglio per far passare sotto silenzio l'attuale compleanno della giovane Italia onde non irritare un partito della coalizione di governo che pretende di far risalire i nostri mali attuali proprio all'unificazione del paese.
Ora, tutti siamo buoni a dire e fare sciocchezze, ma tentare di far passare sotto silenzio l'anniversario del paese che stai governando mi è sembrato veramente un pezzo in là.
Comunque, argomenti per rispondere al partito di governo di cui sopra non ne mancano certo - tanto per dirne uno, se il LombardoVeneto fosse rimasto in mano all'Austria, cosa sarebbe successo nel 1918? I nostri anacronistici staterelli sarebbero stati lasciati lì dov'erano, quando i paesi vincitori della prima guerra mondiale avessero ridisegnato la carta d'Europa? La nascita del regno di Iugoslavia spinge a dubitarne assai - e considerando cosa uscì da quelle menti probabilmente obnubilate dall'alcool, tutto sommato direi che è andata meglio così. E comunque, e soprattutto, stato fatto capo ha. Più che recriminare su quel che è successo un secolo e mezzo fa, si potrebbe fare qualcosina per lo stato attuale, oltre a incassare lo stipendio e celebrare improbabili riti celtici alle sorgenti del dio Po (anche se, considerando come lavorano, forse è meglio per tutti se si limitano al finto rito celtico).

Prima ancora di sentirmi italiana lo sono e mi riconosco nel mio paese e nella sua storia, che trovo assai italiana, a partire dalle complesse procedure di unificazione. Mi riconosco in ognuno dei grandi avvenimenti della nostra storia. Mi riconosco nei cosiddetti "briganti" che tentarono la rivolta nel meridione contro le politiche dissennate dei governanti piemontesi, nei governanti piemontesi convinti che avrebbero risolto tutto a spingarde, nei poveri schiacciati dalla tassa sul macinato, nei cattolici impermaliti che rifiutarono di votare contro uno stato sconsacrato, nei manifestanti affamati in piazza (ma NON in chi ordinò agli artiglieri di aprire il fuoco sulla folla), negli interventisti che straparlavano della bellezza della guerra senza averla mai conosciuta se non in letteratura e in chi premeva perché in guerra non si entrasse, nei contadini che gettarono il fucile e abbandonarono l'esercito a Caporetto e negli alpini che resistettero in trincea con una determinazione spesso mortale, nei secessionisti dell'Aventino, in chi accettò di giurare fedeltà al regime fascista pur senza esserne affatto entusiasta perché "si deve pur campare", in chi tentò di salvare l'italico onore dopo l'8 Settembre arruolandosi nella repubblica di Salò e in chi tentò (con più successo, va ben riconosciuto) di salvare l'italico onore andando sui monti a fare il partigiano, come nei moltissimi che non fecero né l'una né l'altra cosa perché "si deve pur cercare di sopravvivere"; nei deputati del PD che protestano, protestano e non cavano un ragno dal buco e nei rifondini che mordono il freno e vorrebbero spaccare tutto ma non lo fanno perché hanno imparato che non è buona educazione farlo. La storia italiana è fatta di eroismi ma anche di molta vigliaccheria, di grandi proclami e di fiumi di luoghi comuni, di giustizialismo spesso temprato da una disastrosa tendenza al lasciar correre*****, di proteste sterili e di mugugni, di un'infinita tendenza alla retorica e di un grande amore per le cause perse che a volte, a sorpresa, si rivelano cause vinte******.

Questo è il retaggio del mio paese, e questo è il mio paese. Un paese diviso e litigioso e permaloso ma saldamente unito dai suoi difetti e dai suoi pregi. Questo è il paese con cui siamo entrati in Europa - entità ancora multiforme e profondamente italiana perché tutt'altro che amalgamata ma pur unita, nelle sue radici, da una storia tutt'altro che uniforme ma che in qualche modo è comune a tutti noi.

*il fiorentino si diffuse anche e soprattutto perché era la lingua dell'economia, come è successo poi per l'inglese.
**come ampiamente dimostrato dal presente post. Perché io sono estremamente italiana.
***e qui verrebbe voglia di dare la colpa al retaggio cattolico; sta di fatto che il retaggio cattolico ce l'hanno anche i francesi, che si sono dimostrati più accorti sotto questo aspetto. Forse perché i francesi temono più di noi il ridicolo? Chissà.
****nessuno sceglie i re che devono ancora venire, si tratta di vincere o perdere alla lotteria genetica, e a quanto sembra noi abbiamo perso.
*****con una singolare capacità nel lasciar correre con le persone sbagliate.
******come ben sanno da sempre i radicali.

giovedì 10 marzo 2011

L'indice dei libri

Questa è Index, la protagonista dell'anime "A certain magical Index".
Esistono tuttavia altri tipi di indice.


Nel compito di storia su Riforma e Controriforma ho messo anche una domanda sull'Indice dei libri - un argomento che li aveva assai impressionati.
E così ha risposto Teodosio: "Nel Cinquecento l'indice dei libri era molto basso, perché erano quasi tutti scritti in latino e il latino lo conoscevano pochissimi". 

Dopo aver riso pazzamente l'ho segnata come errore. Poi ci ho ripensato. Poi ci ho ripensato ancora. E infine gliel'ho data per buona*. Infatti la domanda era "Parla dell'Indice dei libri", e non "Che cos'era l'Indice dei libri?"
Un ragazzo cresciuto a merendine e statistiche come tutti nelle ultime generazioni può ben dare per scontato che la domanda riguardi l'indice delle letture di quel periodo (soprattutto se ha scorso solo frettolosamente il capitolo sulla Controriforma). 
E in fondo la risposta era giusta: in quel periodo si leggeva poco, anche perché la maggior parte dei libri (non tutti, ma la maggior parte sì) era in latino e, in effetti, il latino lo sapevano davvero in pochi.

*indipendentemente da quella singola risposta, a Teodosio non veniva comunque un gran voto. Anche perché (come si può facilmente evincere dalla risposta testé citata) non aveva poi studiato moltissimo.

domenica 27 febbraio 2011

In God We Trust

E’ evidente

(principale)


che buona parte della classe non ha capito la struttura del periodo

(subordinata. I grado)


e che quindi domani dovrò rispiegare diverse cose

(coordinata alla subordinata I grado)


purchè stavolta vada meglio

(subordinata II grado)


e che il cielo mi assista

(coordinata alla subordinata II grado)

giovedì 17 febbraio 2011

17 Febbraio 2011 - Giornata Nazionale del Gatto


qui riprodotto in una delle sue molte divine sembianze.
Auguri a tutti i gatti (e anche ai loro compagni umani).

venerdì 4 febbraio 2011

E invece io elogio il maiale!

I maiali sono graziosi, gustosi, coccolosi e vanno tenuti in grande considerazione.
Perciò ho deciso di cantarne le lodi.

Ho accettato con slancio di partecipare all'iniziativa Liberiamoci dal maiale! ma l'ho fatto con animo falso, mendace e (diciamolo pure) anche un po' grufolante, perché sin dall'inizio progettavo il tradimento.
Infatti in questa iniziativa sono un'infiltrata; non solo perché in cuor mio, ma soprattutto in tutte le mie budella e viscere, io amo il maiale, in modo addirittura divorante, ma soprattutto perché non mi sembrava sbagliato tradire chi a sua volta tradiva e infamava il buon maiale paragonandolo con strane creature disgustose sia alla vista che soprattutto all'udito e al pensiero.
Passerò dunque a spiegare perché un buon maiale (e financo, va detto, un maiale così-così) sia incomparabilmente migliore e superiore a certi loschi figuri che si aggirano per i palazzi d'Italia e che, al contrario del Comunismo di Marx nel celebre Manifesto, non hanno nemmeno il garbo di essere spettri ma anzi concretamente ci perseguitano giorno e notte, e lo spiegherò in non più di dieci punti perché l'arte è lunga, la vita è breve e insomma sono sicura che ognuno di lorsignori che mi legge gradirebbe avere almeno un paio di ore libere per questo fine settimana, e ben sapendo tutti noi che l'elenco di certe malefatte è non solo tutt'altro che divertente da leggere, ma anche lungo ben oltre la decenza e il tempo di stagionatura del più ricercato dei prosciutti.

Dicevo, anzi scrivevo, che il maiale è infinitamente superiore a certa gente e passo a fare quindi i miei dieci esempi, augurandomi di non recar danno alla digestione di alcuno (se avete mangiato da poco, magari, ripassate tra qualche ora):

1) Nessun maiale ha mai contristato i suoi concittadini e connazionali coprendoli di vergogna e rendendoli oggetto di biasimo internazionale in occasioni in cui i suddetti speravano di farsi lustro e onore, ad esempio all'inaugurazione del semestre europeo.

2) Inoltre nessun maiale ha mai attribuito ai suoi concittadini battute di pessimo gusto sull'Olocausto aggiungendo in più che i disgraziati cittadini in questione "sanno ridere anche sulle grandi tragedie" (che, francamente, non mi sembra questo gran titolo di merito).

3) Nessun maiale si è mai vantato di non essere omosessuale. Anzi, il vero maiale, per sua stessa natura, quando è libero di seguire le sue inclinazioni pratica il sesso spesso, volentieri, senza formalizzarsi troppo ma sempre con genuino e autentico entusiasmo, dandosi da fare invece di perdersi in questioni filosofiche del tipo "A non è Non-A".

4) Nessun maiale, a memoria d'uomo o di suino, ha mai criticato una giornalista perché era vestita male. Anche perché un buon maiale non fa mai troppo caso ai vestiti e punta all'essenziale.

5) Nessun maiale ha mai partecipato al Family Day. I maiali hanno invero un concetto piuttosto vasto della famiglia, ma preferiscono produrne una, grazie al loro duro lavoro, invece di perdersi in chiacchiere inconcludenti.

6) Un maiale non farebbe mai sesso con le sue maiale per poi offenderle parlandone al telefono; prima di tutto perché un maiale di solito evita di parlare al telefono (e già questo basta a farne una creatura di gran pregio), ma anche perché il maiale rispetta sempre le sue maiale.

7) Nessun maiale, a memoria d'uomo, ha mai costretto un network televisivo ad aprire il telegiornale della sera con la notizia che la sua mamma maiala, se fosse stata ancora viva, quel giorno avrebbe compiuto 100 anni.

8) Il maiale, se drogato e ben speziato, acquista sapore, laddove molta gente, drogandosi, perde ogni sapore e financo il lume della ragione.

9) Lasciato a sé stesso e in condizioni naturali il maiale è un animale pulito e con un bel colorito.

10) Infine, e soprattutto, il maiale è un animale buono in ogni sua parte e fibra, come fa fede il noto proverbio che dice "del maiale non si butta via nulla" e come possono testimoniare milioni di stomaci piacevolmente sazi grazie a lui.

E siccome qui il confronto con certi individui dall'aspetto malsano e tutt'altro che appetibile si fa davvero impietoso, arrivata a questo punto passo la mano, anzi lo zampetto, non senza aver ringraziato dal profondo dello stomaco tutti coloro che hanno partecipato all'inizitiva con utili ricette e non con chiacchiere inconcludenti, e soprattutto coloro che tale gustosa iniziativa hanno ideato.