Il mio blog preferito

martedì 20 aprile 2010

Sono piccoli, ma valorosi



Merry e Pipino, in un'assai filologica trasfigurazione felina

Frodo e Samwise, Meriadoc e Peregrino, i quattro hobbit della Contea, passano il loro tempo guardando dal basso in alto i vari protagonisti e sentendosi sempre del tutto inadeguati alla situazione; pure, non c'è dubbio che senza di loro nel libro non si caverebbe un ragno dal buco.
Di Frodo e Samwise, che riescono nientemeno che a strisciare fino alla Voragine del Fato e a distruggere l'Anello (con l'aiuto di Gollum che, non va dimenticato, in origine era pure lui un hobbit) è perfino inutile parlare, senza di loro la storia semplicemente non ci sarebbe. Ma anche l'intervento dei due cuginetti più aristocratici, Merry e Pipino, non è certo da sottovalutare. Diciamo che mentre i due hobbit borghesi si preoccupano di sbrigare gli affari veramente importanti, ovvero dell'Anello, i due aristocratici badano alla guerra, che ha come principale scopo quello di distrarre Sauron mentre i due hobbit borghesi strisciano etc. etc.

A questo scopo i due hobbit più giovani provvedono prima di tutto a liberarsi da quegli insopportabili Uruk-hai che li hanno catturati, per poi rifugiarsi nella foresta di Fangorn, evitando accortamente il settore degli Ucorni, con i quali sarebbe estremamente increscioso avere a che fare. Incontrano invece Barbalbero, lo conquistano con la loro grazia fanciullesca e lo convincono nel giro di un paio d'ore a organizzare una spedizione di Ent e Ucorni contro Isengard.
Dopo il passaggio degli Ent, a Isengard non resta letteralmente pietra su pietra; ma gli Ucorni hanno ancora fame e sono dispostissimi a fare una piccola deviazione e spazzar via anche gli eserciti di Isengard. In seguito gli Ent svolgono un utile opera di salvaguardia per la terra di Rohan - ma se gli hobbit non fossero andati a chiamarli, si sarebbero limitati a restare nei loro boschi bofonchiando che le cose non stavano andando granché bene mentre gli Ucorni ucorneggiavano ancor più di malumore.
Giunti a Isengard, Pipino si prende la briga di testare una strana sfera di cristallo. Permette così a Aragorn e a Gandalf di scoprire senza (loro) rischio che si tratta di un palantìr, che poi Aragorn userà per distrarre Sauron con qualche effetto speciale mentre questi sta radunando gli eserciti per andare contro Minas Tirith.
Al momento della battaglia Merry aiuterà Eowyn ad uccidere il Re degli Stregoni (salvandole nel contempo la pelle) mentre Pipino riuscirà nell'epica impresa di salvare Faramir non tanto da sciocchezze quali gli orchetti o i Nazgul, ma dal ben più pericoloso abbraccio mortale del suo amoroso padre. I due hobbit riescono così a preservare la materia prima per l'unica storia d'amore nata all'interno del romanzo, contribuendo a formare una gran bella coppia.
Ovviamente, agli ultimi capitoli, rimettere a posto la situazione nella Contea gli richiederà pochi giorni e pochissimi colpi di spada. Poi passerò Sam con la sua scatoletta di legno di rosa a ripulire il terreno e tutto tornerà come prima grazie a un po' di lavoro.

Non male per dei teneri, piccoli indifesi hobbit tanto carini e simpatici e tanto inadeguati alla dura vita fuori dai confini protetti della Contea...

venerdì 16 aprile 2010

Light My Fire


You know that it would be untrue / You know that I would be a liar...
(a me la versione di Will Young piace più di quella dei Doors
anche se non sta bene dirlo in pubblico)

Se è noto che a tutti i poeti manca un verso, nessuno si sorprenderà che qualche verso manchi anche alla Preside che, per motivi che nessuno è riuscito a ben comprendere, si è intestardita e ha operato in tutti i modi per farci tornare a scuola nell'unico giorno che collegava il ponte elettorale con le vacanze di Pasqua. Di conseguenza, con un certo malumore nostro e una comprensibile irritazione da parte di ragazzi e famiglie, Mercoledì 31 Marzo la scuola di Hogsmeade ha riaperto i battenti per richiuderli subito dopo.
Cosa fare in quella giornata non era questione facile da risolvere, anche perché nessuno sapeva quanti alunni avrebbe avuto. Quanto a me, avevo tre ore con la mia classe e una chiarissima consapevolezza del disastro in cui si sarebbe risolto ogni tentativo di interrogazione, oltre a una scarsissima fiducia nella loro capacità di attenzione ad eventuali miei tentativi di spiegazione (...per tre ore?!?).
Così ho fissato il tema: chi c'era lo faceva, e questo era quanto. E sono venuti quasi tutti, ma avevo come l'impressione che non fossero nell'animo giusto per fare temi sulla letteratura medievale o sui massimi sistemi.
Perciò ho deciso di dargli un traccia unica, in cui potessero facilmente immedesimarsi: "In una lettera ad un amico racconta in modo dettagliato l'incendio della tua scuola".
"Carino" hanno detto, prima di rimboccarsi metaforicamente le maniche e mettersi al lavoro. In un'atmosfera densa di sussurri e puntellata da strane domande sui vari tipi di esplosivo, sigle di associazioni terroristiche e quali fossero le strutture portanti della scuola, i ragazzi hanno scritto, copiato, riletto e consegnato.

Non avevo particolari aspettative ma pensavo di leggere gran copia di descrizioni di fughe avventurose, danze rituali di gioia, insegnati flambé, crolli di macerie e simili. Non avevo ancora capito di avere in classe il più agguerrito nucleo di terroristi in nuce che mai si sia visto in Europa dai tempi più gloriosi dell'ETA: la maggior parte di loro, infatti, ha preso in mano la situazione e si è personalmente incaricata di organizzare nei dettagli l'attentato.
"Ma tu avevi chiesto un incendio, non un attentato".
Vero. Ma molti hanno optato per l'attentato, facendosi all'occorrenza consigliare da Osama Bin Laden in persona e scrivendogli per ringraziarlo degli ottimi risultati conseguiti grazie ai suoi provvidi consigli. Altri hanno scritto dal carcere minorile ad amici per raccontargli la grande avventura. La maggior parte comunque aveva operato in autonomia, finendo così per sbagliare l'ora o le modalità dell'attentato - che era comunque andato a buon fine nelle sue parti essenziali. Va da sé che quasi mai insegnanti o preside la scampavano - spesso però, con mio grande stupore, finivano per rimetterci le penne anche i custodi (che, da bravi custodi della scuola di paese, fanno parte a tutti gli effetti della comunità) e in un caso anche gli alberi del giardino (cosa di cui ho rimproverato lo studente. Ma in effetti, con un incendio di quelle dimensioni, gli alberi non potevano che vedersela male). Ad ogni modo della scuola non restava in piedi una singola briciola.

Altra sorpresa (che forse sorpresa non è): tutti gli attentatori erano maschi - in qualche caso maschi decisamente pacifici e di ottimo carattere. Le femmine più aggressive si sono limitate a prendere atto dell'incendio che nasceva di solito da cortocircuiti, problemi alla mensa e perfino da un paio di fantasmi vendicativi. L'unica che ha tirato in ballo un attentato ha raccontato che il figlio di un grande terrorista era stato mandato ad Hogsmeade in incognito dal padre e, visto che gli insegnanti volevano bocciarlo, aveva risolto la questione facendo saltare in aria la scuola. Quanto a lei, non aveva acceso un singolo candelotto né causato la più piccola delle scintille.
A ripensarci bene, credo che neanche a me sarebbe venuto in mente di dar fuoco personalmente alla scuola, e anzi mi ha sorpreso vedere che qualcuno ha sviluppato il tema in tal senso. E sì che mi dicono che ho un ottimo rapporto con la mia aggressività.
Da qui si potrebbe dibattere a lungo su temi quali l'aggressività maschile e femminile e se, e in che misura, certe differenze siano frutto di imposizioni culturali o di istinto naturale.
Si potrebbe, certo, ma non saprei con chi farlo: non conosco nessun testo sulla differenza di genere alle scuole medie e nessuno ha speso due minuti per parlarmene alla SSIS né gli ha dedicato conferenze o corsi di aggiornamento nella mia provincia.
Io però sono convinta che è un tema su cui un'insegnante andrebbe un po' istrutto, prima di entrare in classe.

domenica 11 aprile 2010

Onorateli con grandi onori!



Il campo di Cormallen: "Onorateli con grandi onori!"



Con gli anni in Italia è arrivata anche un po' di critica tolkieniana; spulciando qua e là ho scoperto con mio immenso stupore che c'era anche un ramo di pensiero che considerava una "caduta" e un "fallimento" da parte di Frodo (che risultava così un "eroe mancato") essersi arrogato l'Anello quando arriva sull'orlo della Voragine del Fato. Da questa caduta poi si partiva per una serie di considerazioni legate alla fede (cristiana) che mi sembra che con tutta la questione c'entrino veramente il giusto. Evidentemente, per questi critici, era almeno vagamente immaginabile che Frodo, giunto davanti alla Voragine, buttasse l'Anello nel fuoco con un sospiro e un bacio d'addio, come una sposa con la fede nuziale ai tempi del fascio: ahimé, mi dispiace farlo ma è necessario (aggiungendo, eventualmente: "La Patria / Il Consiglio lo vuole").
Sfugge alla mia umana comprensione come si possa vedere una "caduta" nell'essere sopraffatto da forze schiaccianti. Forse che Pompei "cadde" sotto la lava? Forse che "fallirono" gli impiegati che lavoravano nelle Twin Towers in quello sciagurato 11 Settembre? Mancarono di fede gli sventurati spazzati via dallo tsunami?
Ad impossibilia nemo tenetur. Nessuno è tenuto a far miracoli. Missione o non missione, negli ultimi capitoli del viaggio verso l'Orodruin viene spiegato chiaramente, molto chiaramente, che l'Anello logora le forze e divora vivi i portatori. Sono cose che in teoria sapevamo fin dal secondo capitolo, ma con cui solo adesso ci confrontiamo davvero. Frodo viene divorato fino all'osso: perde il sonno, i ricordi, la sensibilità. La volontà lo sostiene quasi sino all'ultimo, la compassione anche (l'ultimo suo gesto è risparmiare Gollum per la 797ima volta). Quando il potere dell'Anello raggiunge il suo apice, lì, proprio dove venne forgiato, Frodo viene travolto.

Tutto questo era prevedibile, e forse il Consiglio l'aveva previsto. Qualcuno* ha  infatti ricordato che durante il Consiglio Frodo si era impegnato soltanto a portare l'Anello, non a distruggerlo, e questo Elrond lo ripete al momento della partenza quando espone il giuramento che vincola Frodo - e nessuno dei punti di quel giuramento viene tradito, in effetti.
Frodo era l'unico che poteva portare l'Anello fin lassù, e anche lui non ce l'avrebbe fatta senza Sam; distruggere l'Anello volontariamente è fuori della portata di qualsiasi mortale e (sembra di capire) pure degli immortali; ma è comunque grazie a Frodo che l'Anello viene distrutto, perché Gollum è vivo solo e soltanto perché Frodo l'ha risparmiato un'infinità di volte, perfino quando le frecce degli uomini di Gondor avrebbero potuto farlo fuori senza che gliene venisse incomodo alcuno - ed è Gollum che alla fine salva la situazione, anche se in modo abbastanza involontario
I vecchi peccati hanno le ombre lunghe, ma anche i gesti di misericordia possono avere conseguenze del tutto imprevedibili. Il Consiglio, che ha rischiato il tutto per tutto con un gesto azzardato che sconfina nella follia, dimostra di aver visto giusto.
Tra l'altro nessuno nel libro ha mai una parola di biasimo per il "fallimento" di Frodo - anzi, giustamente, tutti onorano con grandi onori lui e Samwise, al Campo di Cormallen.

E vorrei anche vedere.

*Gianluca Casseri Frodo Baggins, l'eroe che non ha fallito in "Albero" di Tolkien, cur. G. De Turris, Milano, Bompiani (Tascabili Bompiani 377), pp. 183-198.

Reazioni incomposte ad una modesta comparsata dei Promessi Sposi



Solenghi-Marchesini-Lopez: chi altri?


"Prof, sta leggendo i Promessi Sposi?" chiede Mercuzio avvicinandosi alla cattedra durante l'intervallo.
Il libro, una sobria edizione tascabile, spunta dalla borsa gattata che è appoggiata sulla cattedra.
"L'ho portato per fare un paio di fotocopie, volevo farvi leggere un bra..."
"Ci fa leggere i Promessi Sposi? No, prof, è noioso!"
"Ma no, solo qualche paginetta sul passaggio degli eser..."
"No, Prof, i Promessi Sposi no!"
"Mercuzio, perché non ti godi il tuo intervallo e non lasci decidere a me la programmazione?".
Mercuzio si allontana, per niente convinto. Passa di lì la Sognatrice, che quando vuole ha gli occhi assai pronti.
"Prof, sta leggendo i Promessi Sposi?".
"No, era per fare un paio di fotocopie sul passaggio degli e..."
"Prof, ma non ci farò mica leggere i Promessi Sposi?"
"Solo qualche pagina sul passaggio dei lanziche..."
"No, prof, i Promessi Sposi no!"
"Guarda che non mordono, sono un libro come tanti" provo a rassicurarla.
"Ma E' NOIOSO! Io lo so, perché l'ho letto! L'ho preso in biblioteca lo scorso mese e le assicuro che è davvero noioso!"
"Calmati, non leggerete i Promessi Sposi, si tratta solo di un piccolo, innocuo brano che non vi arrecherà alcun danno" ripeto con pazienza "Consideratelo come una fonte storica, è solo per farvi capire il passaggio dei lanzichenecchi".
"Ma proprio i Promessi Sposi? Uffa, Prof, non è giusto".
La Sognatrice se ne va e io continuo a compilare il registro, immersa in profonde riflessioni.
In effetti io non faccio mai leggere i Promessi Sposi per letteratura, ma uso quasi sempre qualche pagina in seconda per la parte storica: il passaggio dei lanzichenecchi, l'arrivo della peste, il duello di Lodovico... quest'anno poi abbiamo fatto il Seicento talmente in fretta e talmente con i piedi (né il manuale di storia ci offriva comunque l'opportunità di farlo decorosamente) che mi sembrava cosa buona e giusta fargli intravedere i piaceri che può darti la guerra anche quando non sei in guerra.
Si tratta di due paginette sugli eserciti di ventura e i loro usi e costumi, più due su don Abbondio, Perpetua e Agnese che tornano a casa dopo il passaggio degli eserciti - con il vantaggio supplementare di fargli un primo test sull'italiano dell'Ottocento.
Quanto al vantaggio laterale che talvolta mi propongo con questi delicati assaggi, cioè fargli assaggiare la profonda attualità del Manzoni storico, non so se questa classe è pronta per coglierlo - del resto occorre considerare che la storia non gli interessa né tanto né poco, al di là del grosso handicap che presenta per il fatto di doverla studiare.

Ad ogni modo le loro reazioni al semplice apparire dei Promessi Sposi sono solo un pochino più esplicite della media (è una classe sempre disposta a dir male di qualcosa o qualcuno) ma corrispondono a quelle consuete dei loro coetanei - e con queste premesse, continuo a non capire come mai molti insegnanti di Lettere ritengano loro preciso dovere adottare i Promessi Sposi come libro di narrativa per la terza media. Intendiamoci, a volte può piacere. Io stessa ho incontrato una classe che aspettava la sua razione di Promessi Sposi settimanale come altri avrebbero aspettato un giro in gelateria - una singola classe, in dieci anni. Ma considerando che alle superiori avranno comunque modo di incontrare cotale libro, confesso che mai e poi mai mi azzarderei a forzarli ad un lungo incontro precoce - anche perché Manzoni in generale non mi è mai sembrato scrittore per adolescenti e difficilmente viene apprezzato prima dei vent'anni.
Salvo casi di insegnanti estremamente convincenti...

sabato 10 aprile 2010

Manuale del perfetto Insegnante - I Genitori (6)


Un Buon Genitore, com'è noto, è del tutto impermeabile ai ricatti morali che la prole tenta di operare nei suoi confronti - cosa in effetti assai semplice, soprattutto per chi non ha figli

Ordunque abbiamo parlato sinora di genitori e di insegnanti. Ma, com'è noto, esistono alcune concatenazioni di circostanze* grazie alle quali un insegnante può diventare genitore. Subentra allora in lui un notevole cambiamento della weltanschauung.

E' noto infatti che mai si vide al mondo migliore allevatore di prole dell'ISF (Insegnante Senza Figli): costui infatti sa sempre benissimo quali sono i principi e le modalità da seguire nell'educare i giovani virgulti e spesso e volentieri tali principi e modalità riprendono (a suo dire) quelli dei suoi genitori. Sovente ne risulta il quadro familiare di una coppia genitoriale di 2GS (ovvero Due Grandissimi Stronzi) cui faceva da riscontro un figlio/a di obbedienza esemplare e assolutamente ligio al suo dovere.
Già qui vi sarebbe abbondante materiale da riflessione: per esempio solo i figli più che esemplari scelgono di diventare insegnanti? In tal caso, niente di strano che abbiano difficoltà ad accettare il comportamento dei loro allievi (in particolare di quelli che non sembrano mostrare alcunissima propensione all'insegnamento) e che non cessino mai di pontificare sulla giovanile indisciplina. Oppure: come si conciliano certi ricordi autobiografici dell'esemplarissimo individuo in questione con altri racconti di amici comuni che lasciano intravedere, per carità, una persona onestissima e più che rispettabile, ma che ogni tanto si concedeva qualche innocua evasione, non tutti i giorni entrava in classe con i compiti completamente svolti e ha rifilato pure lui il suo bravo quantitativo di balle agli autori dei suoi giorni?

Come che sia, l'Insegnante Senza Figli sa sempre indicare a perfezione come e quanto sbagli il GO (Genitore Ordinario), reso da lui oggetto di continue critiche, oltre ad avere ben chiaro che cotale genitore non dovrebbe mai e poi mai trovare da ridire su alcuna scelta di alcun insegnante. Tale atteggiamento, va riconosciuto, non cambia una volta che l'Insegnante Senza Figli si riproduce: il Genitore (degli altri) continua ad essere uno smidollato incapace, privo di fibra morale e di buon senso e assai impertinente quando si permette di criticare un docente.
Tuttavia, una volta che api e uccellini hanno fatto il loro dovere e il docente si è riprodotto, quando infine è passata la fase dei pannolini e dei biberon e giunge il momento di mandare la prole a istruirsi secondo l'usata trafila che inizia con la scuola materna, il Genitore Insegnante subisce una profonda metamorfosi, quasi un rinnovamento interiore - e scopre, improvvisamente, che la classe docente è composta da disgraziati incapaci.
Verrebbe magari da pensare che, memore degli anni passati a combattere con i genitori e dopo le numerose critiche rivolte ai suddetti, da solo o insieme ai colleghi, un insegnante che si ritrovi ad essere anche genitore, consapevole com'è delle numerose difficoltà in cui inevitabilmente si può ritrovare il collega che ha avuto in sorte la gestione della sua prole, si dimostri pieno di comprensione e solidarietà e capace di immedesimarsi nel punto di vista del malcapitato di turno, almeno qualche volta.
Verrebbe magari da pensarlo, ma sarebbe sbagliato: nel momento in cui si riproduce, un Insegnante diventa un Genitore come tutti gli altri ed esibisce il consueto repertorio che ogni docente conosce, a cominciare dai classici "Non lo/la capisce" "Io conosco mio/a figlio/a" "Non si può trattare così un/a bambino/a", senza risparmiarsi i consueti "I bambini/ragazzi vanno saputi interessare alla materia", "Non sa tenere la classe" fino agli stranoti "L'ho interrogato/a ieri sera e sapeva tutto" "Non sa valorizzarla/o".

Subentra inoltre anche un fattore gerarchico: infatti il Genitore Insegnante tollera assai male le rimostranze degli insegnanti di rango "inferiore". Convinto forse dai sistemi informatici, dove di norma "il maggiore legge sempre il minore" (ad esempio Word 8 che legge, o dovrebbe leggere anche Word 7), il Genitore Insegnante dà per scontato che chi insegna alle medie sappia di default come dovrebbero lavorare alle elementari, chi lavora alle superiori sia anche perfettamente in grado di giudicare l'operato degli insegnanti delle medie eccetera. In cima alla piramide ci sono, ovviamente, gli insegnanti universitari - che sono comunque convinti di saperne più di chiunque al mondo su qualsiasi cosa almeno vagamente collegata al loro settore, indipendentemente dal fatto di essere o non essere genitori.
Tuttavia è risaputo che, se pur esistono alcune, specialissime persone capaci di insegnare in qualunque scuola di qualsiasi ordine e grado con adeguate capacità e competenza, la maggior parte dei docenti a malapena impara e con gran fatica ad insegnare ad una determinata fetta di individui, e anche lì non sempre con risultati entusiasmanti. In breve, riuscire ad appassionare le giovani menti alla trigonometria non ti rende automaticamente capace di avviare delle ancor più giovani menti alla scoperta dei numeri da uno a dieci; e tuttavia la maggior parte dei Genitori Insegnanti è convinta di essere perfettamente in grado di valutare l'operato di un collega di grado più basso e di saper criticare a ragion veduta le sue scelte, come si può facilmente sentire in qualsiasi Sala Professori.

I colleghi ascoltano, un po' inquieti.
In cuor loro si domandano se diventeranno (o sono stati) anche loro così.
In cuor loro sanno che la risposta è quasi sempre "sì".


*per un riepilogo delle medesime, basta cercare uno di quei siti che parlano delle api, delle farfalle, delle cicogne e di consimili argomenti
** si tratta di una generalizzazione: si danno infatti molti casi di insegnanti che riescono a mantenere, almeno all'apparenza, un atteggiamento equilibrato e ragionevole verso la propria prole. Tu, che stai leggendo in questo momento, sei ovviamente uno/a di loro.

martedì 6 aprile 2010

La perfida Albione



L'insegnante di inglese della mia sezione è a incarico annuale. ed è ad Hogsmeade per la prima volta; par di capire però che sarà anche l'ultima.
Ha un carattere piuttosto urticante, di quelli che quando passano l'acido solforico si scansa per paura di essere corroso. In effetti, quando posso, evito di farci il viaggio in treno: soprattutto quando si parla di politica emergono contrasti non tanto sul merito quanto nel tono - il mio universo ideale comprende una serie di blande sanzioni da applicarsi con estrema moderazione, il suo scivola spesso in una storia di catene, bastonate e chirurgia sperimentale. Al contrario di me inoltre possiede in alto grado la Cultura del Sospetto - beh, se anche non la possedeva ha imparata a svilupparla quest'anno, comunque. E a dire il vero anch'io sono molto peggiorata, sotto questo aspetto.

E' possibile che averla come insegnante non sia il massimo dell'intrattenimento. Detto questo, i problemi con la classe vertevano però su altre questioni che quella della simpatia reciproca.
Albione infatti ha tutta una serie di idee personalissime sul suo lavoro, cui i ragazzi (almeno quelli della mia classe) faticano assai ad adattarsi. Ad esempio pretende che vengano svolti regolarmente i compiti assegnati, sia per la parte scritta che per quella orale. Pretende uno studio regolare e continuativo, in base alla balzana teoria che senza lo studio le lingue straniere non si imparano. Pretende poi non solo che i ragazzi si studino le varie liste di vocaboli, verbi irregolari etc. ma che addirittura se li ricordino anche in seguito. E già qui ci si rende conto di essere in presenza di una vera e propria negriera, deprivata della frusta e dei cani feroci solo per colpa del lassismo che impera attualmente nell'italica scuola.
Il peggio però deve ancora arrivare: perché la perfida Albione ha altre e ben più gravi pretese: infatti, addirittura, vuole che i ragazzi facciano i compiti non sul libro (dove magari è già intervenuto a suo tempo qualche fratello maggiore o cugino) ma sul quaderno - il tutto con l'inconsistente scusa che così i ragazzi fanno un po' di esercizio di ortografia, di cui sostiene che abbiano grande necessità; e (inaudito) per meglio accertarsi che ciò effettivamente avvenisse, addirittura passava tra i banchi per controllare i quaderni.
Quest'ultima atroce vessazione, sembra, è stata la goccia che ha fatto traboccare la giara (che certo un semplice vaso, per quanto grande, non poteva bastare a contenere la genitoriale indignazione nata da sì gran sopruso): che non solo un insegnante assegnasse dei compiti che non si facevano in tre minuti con il piede sinistro, ma ardisse pure controllare di persona se tali compiti erano stati svolti e avvisasse a casa se così non era!
Insomma, alla fine una delegazione di genitori (composta non si sa da quanti esemplari, perché sulla questione la Preside è sempre stata di una vaghezza disarmante) è andata in presidenza a protestare contro tali soprusi - e davvero, se un genitore non si muove davanti all'inqualificabile spettacolo di un insegnante che cerca di fare il suo lavoro, davanti a cosa mai deve muoversi?
La Preside non è rimasta insensibile a tanto dolore, e ha rampognato la Perfida Albione per la sua eccessiva fiscalità. La Perfida Albione si è naturalmente difesa, ma con qualche esitazione - comprensibilmente, perché sentirsi rimproverare dalla Dirigenza di cercare di guadagnarsi onorevolmente lo stipendio è cosa che può far perdere la parola e mancare gli argomenti anche ai più loquaci tra gli insegnanti.

Ho manifestato apertamente la mia indignazione per il dirigenziale intervento con un paio di piazzate fatte a voce ben alta in Sala Professori, contando che qualche anima buona che andasse a far la spia al DS: che non si capisce come mai, prima di rimproverare Albione per la sua mancanza di elasticità, la Preside non abbia pensato di parlare col coordinatore (ovvero me) o con qualche altro insegnante della classe onde informarsi se davvero inglese era l'unica nota stonata prodotta da quei gentili fanciulli - perché tutti le avremmo confermato che la classe magari non studiava inglese, ma di sicuro non studiava nemmeno storia, geografia, scienze, tecnica, musica e quant'altro.
Ma, ahimé, il buon vecchio e sano istituto della delazione a Hogsmeade sembra mancare: tutti mi han dato ragione a voce, tutti hanno convenuto che la Preside si era allargata davvero troppo ma nessuno ha riferito a chi di dovere, per quanto risulta (pensare che quando ti farebbe comodo avere intorno un gruppo di persone discrete c'è sempre qualcuno che va in giro a spiattellare qualsiasi cosa tu dica).

Così ho provato ad autodelazionarmi agli scrutini, insistendo più volte sul numero (invero piuttosto elevato) di insufficienze che la classe esibiva in ogni materia: nessuna materia ne esibiva tante quanto inglese, ma le differenze erano davvero minime. In effetti, più che schede, quei documenti di fine quadrimestre sembravano cimiteri.
Ho poi dato ampio risalto e assai ricamato su un curioso giro di fotocopie di compiti da me sventato casualmente (ebbene sì, le creaturine fotocopiavano gli esercizi svolti da pochi eletti, caso mai Albione fosse così orba da non distinguere una paginata di esercizi fotocopiati da una di esercizi scritti). La cosa è ovviamente finita in una girandola di note e avvisi a casa, che non hanno però suscitato particolari reazioni da parte dei genitori. E del resto i ragazzi non si sono fatti da soli, immagino.

Da allora la pressione dirigenziale sulla perfida Albione sembra si sia allentata. I ragazzi borbottano e si lamentano facendo attenzione a non farsi troppo sentire, i genitori si suppone facciano altrettanto in privato, ma almeno hanno smesso di lanciare vaghi o aperti richiami alla questione durante i colloqui con me.
Nel frattempo, i giovani virgulti della mia amata classe continuano a non studiare; e continuano a non studiare, con perfetta equità, non soltanto inglese ma anche le altre materie - comprese quelle della prof. Murasaki con cui assicurano di avere un buon rapporto e che sperano tanto che ritorni l'anno prossimo.
Il che dimostra, contrariamente a quel che ho sempre creduto, che avere una bella intesa con la classe serve fino a un certo punto sul piano didattico.

Del resto loro, forse, hanno un buon rapporto con me; ma io sono tutt'altro che convinta di avere un buon rapporto con loro...

domenica 4 aprile 2010

Samwise il Forte, Eroe dell'Era



Sam è un personaggio piuttosto anomalo nel panorama della letteratura, e lo è senza parere. Parte come Servo Fedele, sottocategoria "storditello ma tanto affezionato al padrone", un po' can da guardia, un po' scemo del villaggio - ma di un villaggio molto bonario. Come i due hobbit aristocratici ha scelto di imbarcarsi in quell'avventura per amore, ma anche per curiosità e sete di conoscenza. Entrambe le molle lo spingeranno per tutto il libro e non verranno mai meno. Partecipa al viaggio per scelta, lo ha scelto più volte; per questo, quando arriva per lui il momento delle decisioni, sceglie senza troppa difficoltà.
Non è un semplice Aiutante: come riconosce apertamente Frodo "senza Sam non avrebbe combinato granché": negli ultimi quattro capitoli dello sciagurato viaggio a Mordor è Sam che decide, fa e disfa. Frodo è ormai incapace di fare altro che tirare avanti, passo dopo passo, fino alla Voragine; ma Sam è ancora integro, perché è stato vicino all'Anello abbastanza per capire all'incirca di che si trattava, pur tenendosene a distanza quanto bastava per non farsene assorbire (e in verità assorbire e dominare Samvise Gamgee non dev'essere affare di poco conto).
L'Anello prova con tutte le sue forze a sottometterlo nei pochi istanti in cui Sam lo porta al dito - ma anche l'Anello non trova di meglio che promettergli un enorme giardino su cui possa regnare indisturbato dopo aver vinto tutti i nemici. E' in effetti l'unico miraggio che possa tentare un giardiniere per vocazione, ma Sam scopre quasi subito il trucco: non gli interessa comandare una squadra di giardinieri (anche se, alla fine del libro, si troverà a fare anche quello): vuole un giardino tutto suo da far fiorire, nient'altro.
Troppo, o troppo poco per l'Unico Anello del Potere - che infatti con lui non riesce ad averla vinta.
(Naturalmente col tempo e la pazienza sarebbe venuto a capo anche di Sam. Forse. Ma, non dimentichiamocene, non è riuscito a venire a capo di Bilbo in sessant'anni e riesce a prevalere per un attimo su Frodo solo  nel suo momento di massimo potere, accanto alla sua fonte d'origine).

sabato 3 aprile 2010

Tuo padre ti ama e se ne ricorderà prima della fine


Così prevede Gandalf, quando Faramir parte su ordine del padre per l'impresa dichiaratamente impossibile di difendere il guado di Osgiliath. Facile profezia, invero: perché quelli come Denethor si ricorderanno sempre di amare ciò che gli appartiene, possibilmente nel momento e nel modo più sfavorevoli allo sventurato oggetto d'amore.
E così l'amore paterno reclama i suoi diritti quando Faramir ritorna, colpito dal Re dei Cavalieri Neri e sprofondato nel delirio. E come grandi segni di amore Denethor decide che:
1) morto lui e i suoi figli, è chiaro che non c'è più speranza e che Minas Tirith cadrà nelle mani del nemico, quindi tanto vale lasciar perdere tutto
2) il vero desiderio di Faramir è morire con lui.
Al secondo punto, in particolare, Faramir non può dire né sì né no, appunto perché è sprofondato nel delirio. Le cose finirebbero davvero male se Beregond non decidesse di buttare alle ortiche il suo giuramento di obbedienza e se Pipino non corresse nel bel mezzo della battaglia a tirare Gandalf per la manica perché Faramir aveva "più bisogno di dottori che di lacrime". E niente di meno dell'intervento di Gandalf in persona sarà necessario per strappare Faramir all'abbraccio del suo amorevole padre.
Quanto a salvare Denethor, si tratta di impresa probabilmente al di fuori della portata di Iluvatar in persona; a parte il fatto che Denethor non vorrebbe mai e poi mai essere salvato da altri che da sé stesso medesimo.

No, direi che nel complesso non è un personaggio che mi sia riuscito molto simpatico.
Comunque ha contribuito a generare Faramir, e non è un titolo di merito da poco.

Manuale del perfetto Insegnante - I Genitori (5)




copywright by Lanoisette

Quelli che lei non sa chi sono io

quelli che non sanno neppure in che classe stia il pargolo
quelli che non vengono mai a parlare
quelli che vengono fin troppo spesso
quelli maleducati
quelli ossequiosi
quelli che ma non sapevo che bisognava ritirare la pagella
quelli che sanno a memoria ogni singolo comma della legislazione scolastica
quelli che mio figlio farà il liceo
quelli che se continua così lo mando a zappare
quelli che ah, i professori di una volta...
quelli che ah, se l'avessi avuta io, una professoressa come lei!
quelli che in famiglia sono tutti laureati
quelli che hanno a malapena la terza media
quelli che ma ieri sera sapeva tutto, l'ha ripetuta a me!
quelli che non sa nulla, professoressa, non sa nulla!
quelli che noi professori non facciamo abbastanza
quelli che noi professori pretendiamo troppo
quelli che lei non ha capito come prendere mio figlio
quelli che professoressa, mi dica lei come prenderlo!
quelli che ma sono solo dei ragazzi...
quelli che ai miei tempi, si cresceva prima!
quelli che non vengono mai ai colloqui
quelli che vanno a colloquio solo col Preside
quelli che non hanno tempo per seguire il ragazzo
quelli che di tempo ne hanno fin troppo
quelli che mio figlio è un deficiente
quelli che non vogliono firmare la richiesta per il sostegno
quelli che tutto suo padre
quelli che ma il fratello è così diverso...
quelli apprensivi
quelli menefreghisti
quelli severi
quelli lassisti
quelli conservatori
quelli progressisti
quelli che sbraitano
quelli che sussurrano
quelli che contestano
quelli che ringraziano
quelli che pretendono di insegnarti il mestiere
quelli che non sanno fare il proprio
quelli che non gli hanno dato le basi
quelli che le basi sono importanti
quelli che studiare a memoria è inutile
quelli che tutto a memoria
quelli che la sera è stanco
quelli che ha un sacco di tempo libero
quelli che puniscono
quelli che premiano
quelli che studia solo quello che gli interessa
quelli che non gli interessa niente
quelli che li vedi e capisci subito perché il figlio è così
quelli che li vedi e non capisci proprio da dove sia sbucato fuori, 'sto figlio
quelli che non mi interessa se in classe dà fuori da matto, come va in grammatica? *
quelli che io non sono di quelli che proteggono il figlio **

Tutti questi.
E molti altri.
Molti, molti altri.

* copywright by LaProf
** copywright by Murasaki