
Tra i tanti e raffinati modi con cui la banda di scalzacani al Ministero ha deciso di complicarci la vita quest'anno c'è anche la brillante trovata di farci adottare un mese prima i libri di testo. Questo, tra l'altro, ha voluto dire far iniziare con più di un mese di anticipo la stagione dei rappresentanti, che han cominciato ad approdare a stormi su di noi già ai primi di Febbraio, sorridenti, gentilissimi e con il loro tradizionale repertorio di imbonitori.
Mi infastidiscono. Faccio parte di quella fetta di umanità che scansa i commessi nei negozi e si allontana dai banchi del mercato se le rivolgono la parola troppo presto. Il mio negozio ideale da sempre è la libreria di libri usati, dove puoi scartabellare per ore senza che il libraio, intento a leggere o a fare parole crociate, ti rivolga la parola.
Quest'anno ho una terza, e loro lo sanno benissimo. Piombano come falchi sulla preda, ti circuiscono, ti corteggiano, ti assediano... e soprattutto non ti stanno mai a sentire. Hanno il loro repertorio e ti tocca ascoltarlo tutto, dalla prima parola all'ultima parola. Non conoscono la scuola, non conoscono la didattica, ma conoscono la psicologia da marketing. E ti lasciano un sacco di omaggi.
Ecco, quello che mi ha sempre sbalordito negli omaggi degli editori è la loro sostanziale inutilità. Certo, in fondo è inutile anche il campioncino di J'adore che ti danno in profumeria, ma se porti un profumo per una serata, dopo hai le idee più chiare di quando te lo sei spruzzato dal tester nel negozio, magari con altri due o tre. Un libro di geografia però non lo puoi adottare per una settimana, e invece è proprio quel che servirebbe, perché scorrerlo a casa non è la stessa cosa che lavorarci con la classe, proprio no.
Ma veniamo agli omaggi.
Prima di tutto ci sono "i libri dell'insegnante", ovvero copie speciali dei libri da adottare il cui grande pregio in generale è contenere "le soluzioni degli esercizi" (e qui sorge spontanea la grande domanda se sia davvero didatticamente accorto rifilare a un alunno un esercizio di cui devi consultare da qualche parte la soluzione perché da solo non ci arrivi) e le istruzioni didattiche per usare il libro in classe: gli fai osservare questo, gli sottolinei quello... In tutta sincerità, l'impressione generale è che si tratti di suggerimenti piuttosto scontati.
Spesso c'è anche un bel quadernone ad anelli con copertina plastificata e scintillante che contiene "schede aggiuntive" e viene presentato come un gadget di gran lusso riservato ai pochi eletti che effettivamente adotteranno il libro cui fa riferimento (quelli a volte sono fatti molto bene e possono servire, specie gli eserciziari di grammatica, di cui, per quanti siano, non c'è mai sovrabbondanza). Per italiano abbondano i volumetti di alfabetizzazione per stranieri (non so di quanta utilità, visto che non ci ho mai lavorato, ma di solito non danno un impressione entusiasmante), cartelline con prove di ingresso e verifiche sommative e formative (a volte fatte bene a volte no, dipende). Qualche agenda, che a scuola non scomoda mai. CD ROM in quantità, anche se provi a spiegargli che la situazion informatica della scuola è tale che un CD ROM ti serve quanto un idromassaggio in cucina.
Ci sono anche omaggi più seri (per Lettere si arriva ad atlanti, dizionari e carte geografiche).
L'omaggio più consueto sono i libri stessi: l'insegnante deve solo chiedere e verrà prontamente caricato di pesantissimi e costosissimi libri. Spesso viene caricato anche se non chiede, o prova a rifiutare. Per settimane arrivano pacchi non richiesti, e la sala professori sprofonda sotto il peso di immani pile di libri. Di solito provo ad assicurare che mi va benissimo consultare la copia che lasciano a qualche collega, ma tutti sembrano convinti che arda dal desiderio di avere la MIA copia personale, da portare a casa.
Non è così. Libri scolastici in casa non ne tengo e non ne ho mai tenuti dal tempo in cui a scuola stavo dall'altra parte della barricata, in qualità di studente, con l'eccezione di un paio di grammatiche (scrivo "un paio" e intendo veramente "un paio", cioè due). Trovo che occupino troppo spazio. Caso mai mi servisse guardare un testo che non è quello che ho in adozione, c'è la biblioteca della scuola che rigurgita di libri di testo lasciati dagli editori.
La maggior parte degli insegnanti di lettere, lo so, tiene a casa interi scaffali di libri, che ogni volta che li guardo danno l'aria di essere assolutamente intonsi. Tutti mi giurano che li adoperano moltissimo e immagino che sia vero.
Sta di fatto che, almeno a St. Mary Mead, la mia abitudine di visionare i libri a scuola, nella bella e luminosa Sala Professori, presenta qualche inconveniente perché in più di un caso i libri sono spariti prima che potessi guardarli. L'ultimo caso è stato il terzo volume del manuale di storia che ho quasi deciso di adottare. E siccome una guardatina al terzo volume costuma darla, stamani ero al telefono a piagolare che me lo mandassero al più presto, per carità, perché quello che mi avevano lasciato era scomparso.
Ovviamente tale ignobile scena l'ho dovuta fare con l'unico rappresentante che, con un po' di rispetto per l'Amazzonia, aveva tentato di lasciare una sola copia dei volumi. Che poi a fare le adozioni per le future prime siamo tre terze, non venticinque, e una copia per tre insegnanti mi pare abbastanza ragionevole.
No, la Cleptomane stavolta sembra innocente - anche perché una delle sparizioni avvenne durante una delle sue non rare assenze. Sì, ho una mia personale rosa di sospetti con una Sospetta Major, con la quale mi sono ben guardata dall'addivenire ad una spiegazione concreta, in base al principio che "gli insegnanti di Lettere non vanno MAI contraddetti apertamente".
Com'è noto, siamo pericolosi...











