Il mio blog preferito

domenica 22 marzo 2009

La stagione dei rappresentanti



Tra i tanti e raffinati modi con cui la banda di scalzacani al Ministero ha deciso di complicarci la vita quest'anno c'è anche la brillante trovata di farci adottare un mese prima i libri di testo. Questo, tra l'altro, ha voluto dire far iniziare con più di un mese di anticipo la stagione dei rappresentanti, che han cominciato ad approdare a stormi su di noi già ai primi di Febbraio, sorridenti, gentilissimi e con il loro tradizionale repertorio di imbonitori.
Mi infastidiscono. Faccio parte di quella fetta di umanità che scansa i commessi nei negozi e si allontana dai banchi del mercato se le rivolgono la parola troppo presto. Il mio negozio ideale da sempre è la libreria di libri usati, dove puoi scartabellare per ore senza che il libraio, intento a leggere o a fare parole crociate, ti rivolga la parola.
Quest'anno ho una terza, e loro lo sanno benissimo. Piombano come falchi sulla preda, ti circuiscono, ti corteggiano, ti assediano... e soprattutto non ti stanno mai a sentire. Hanno il loro repertorio e ti tocca ascoltarlo tutto, dalla prima parola all'ultima parola. Non conoscono la scuola, non conoscono la didattica, ma conoscono la psicologia da marketing. E ti lasciano un sacco di omaggi.
Ecco, quello che mi ha sempre sbalordito negli omaggi degli editori è la loro sostanziale inutilità. Certo, in fondo è inutile anche il campioncino di J'adore che ti danno in profumeria, ma se porti un profumo per una serata, dopo hai le idee più chiare di quando te lo sei spruzzato dal tester nel negozio, magari con altri due o tre. Un libro di geografia però non lo puoi adottare per una settimana, e invece è proprio quel che servirebbe, perché scorrerlo a casa non è la stessa cosa che lavorarci con la classe, proprio no.
Ma veniamo agli omaggi.
Prima di tutto ci sono "i libri dell'insegnante", ovvero copie speciali dei libri da adottare il cui grande pregio in generale è contenere "le soluzioni degli esercizi" (e qui sorge spontanea la grande domanda se sia davvero didatticamente accorto rifilare a un alunno un esercizio di cui devi consultare da qualche parte la soluzione perché da solo non ci arrivi) e le istruzioni didattiche per usare il libro in classe: gli fai osservare questo, gli sottolinei quello... In tutta sincerità, l'impressione generale è che si tratti di suggerimenti piuttosto scontati.
Spesso c'è anche un bel quadernone ad anelli con copertina plastificata e scintillante che contiene "schede aggiuntive" e viene presentato come un gadget di gran lusso riservato ai pochi eletti che effettivamente adotteranno il libro cui fa riferimento (quelli a volte sono fatti molto bene e possono servire, specie gli eserciziari di grammatica, di cui, per quanti siano, non c'è mai sovrabbondanza). Per italiano abbondano i volumetti di alfabetizzazione per stranieri (non so di quanta utilità, visto che non ci ho mai lavorato, ma di solito non danno un impressione entusiasmante), cartelline con prove di ingresso e verifiche sommative e formative (a volte fatte bene a volte no, dipende). Qualche agenda, che a scuola non scomoda mai. CD ROM in quantità, anche se provi a spiegargli che la situazion informatica della scuola è tale che un CD ROM ti serve quanto un idromassaggio in cucina.
Ci sono anche omaggi più seri (per Lettere si arriva ad atlanti, dizionari e carte geografiche).
L'omaggio più consueto sono i libri stessi: l'insegnante deve solo chiedere e verrà prontamente caricato di pesantissimi e costosissimi libri. Spesso viene caricato anche se non chiede, o prova a rifiutare. Per settimane arrivano pacchi non richiesti, e la sala professori sprofonda sotto il peso di immani pile di libri. Di solito provo ad assicurare che mi va benissimo consultare la copia che lasciano a qualche collega, ma tutti sembrano convinti che arda dal desiderio di avere la MIA copia personale, da portare a casa.
Non è così. Libri scolastici in casa non ne tengo e non ne ho mai tenuti dal tempo in cui a scuola stavo dall'altra parte della barricata, in qualità di studente, con l'eccezione di un paio di grammatiche (scrivo "un paio" e intendo veramente "un paio", cioè due). Trovo che occupino troppo spazio. Caso mai mi servisse guardare un testo che non è quello che ho in adozione, c'è la biblioteca della scuola che rigurgita di libri di testo lasciati dagli editori.
La maggior parte degli insegnanti di lettere, lo so, tiene a casa interi scaffali di libri, che ogni volta che li guardo danno l'aria di essere assolutamente intonsi. Tutti mi giurano che li adoperano moltissimo e immagino che sia vero.
Sta di fatto che, almeno a St. Mary Mead, la mia abitudine di visionare i libri a scuola, nella bella e luminosa Sala Professori, presenta qualche inconveniente perché in più di un caso i libri sono spariti prima che potessi guardarli. L'ultimo caso è stato il terzo volume del manuale di storia che ho quasi deciso di adottare. E siccome una guardatina al terzo volume costuma darla, stamani ero al telefono a piagolare che me lo mandassero al più presto, per carità, perché quello che mi avevano lasciato era scomparso.
Ovviamente tale ignobile scena l'ho dovuta fare con l'unico rappresentante che, con un po' di rispetto per l'Amazzonia, aveva tentato di lasciare una sola copia dei volumi. Che poi a fare le adozioni per le future prime siamo tre terze, non venticinque, e una copia per tre insegnanti mi pare abbastanza ragionevole.
No, la Cleptomane stavolta sembra innocente - anche perché una delle sparizioni avvenne durante una delle sue non rare assenze. Sì, ho una mia personale rosa di sospetti con una Sospetta Major, con la quale mi sono ben guardata dall'addivenire ad una spiegazione concreta, in base al principio che "gli insegnanti di Lettere non vanno MAI contraddetti apertamente".
Com'è noto, siamo pericolosi...

mercoledì 18 marzo 2009

L'amico ritrovato - 2


Nel settimo capitolo Hans racconta di come non gli passasse nemmeno per la testa l'idea di parlare di problemi esistenziali con i genitori - e, se per questo, nemmeno di parlare dei suoi genitori con Konradin. I suoi genitori "appartenevano a un altro mondo - ne eravamo certi - e non ci avrebbero capiti o si sarebbero rifiutati di prenderci sul serio".
Ricordando di come per me e le mie amiche era esattamente lo stesso, interrompo chi legge e faccio un breve commento sul fatto che probabilmente la mia è stata l'ultima generazione che ha visto questo stacco, e oggi il rapporto con i genitori è molto più aperto...
"No!" dice il Teppista in tono che non ammette repliche.
Beh, mi dico, lui ha una storia familiare un po' particolare, e poi la sua è una famiglia più tradizionale...
Intorno a lui i compagni annuiscono e appoggiano il suo punto di vista con brevi commenti. Nessuno di loro sembra consapevole di appartenere a una generazione che ha ormai visto cadere le tradizionali barriere dei ruoli in famiglia, dove i figli non sono più figli ma amici e i genitori non hanno più la passata autorevolezza e distanza...
Mormoro qualcosa del tipo "Scusate, credevo..." e riscuoto di nuovo una serie di lapidari negazioni.
Riprendo la lettura. Ma, come Penelope, pur tacendo prudente medito nel mio cuore la parola altrui.
Del resto, si sa che le cose non sono mai semplici come le mettono i sociologi quando scrivono un articolo di tre colonne per qualche settimanale.

mercoledì 11 marzo 2009

Perché i nostri amati allievi scrivono così male? - Ipotesi 1



Islam: una cultura dalle mille faccie (molto belle, di solito - in particolare quelle architettoniche)


La cronaca che vado a narrare risale a una supplenza breve fatta nel 2003 in una scuola "abbastanza-bene" di Firenze - cioè la scuola di un quartiere piuttosto benestante, utenza medio-alta, qualche straniero ma non allo stato brado, famiglie ben presenti, ragazzi abbastanza disciplinati e ragionevolmente disponibili allo studio.
Era in corso un'epidemia di influenza e feci diverse sostituzioni. Una mattina, in una cosiddetta ora buca, finii in una seconda. Loro facevano un po' di esercizi di matematica, io preparavo la lezione di storia per la mia classe. 
Ad un certo punto alzo gli occhi e mi guardo intorno. Sulla parete davanti a me, alcuni cartelloni che guardo distrattamente. Poi vedo quello centrale che titola:
"ISLAM: UNA CULTURA DALLE MILLE FACCIE".
Ora, niente di male se un ragazzo sbaglia, in fondo sono qui per imparare. Lo si rampogna con garbo, si prende un altro cartellone e si ha cura che i titoli vengano redatti in modo ortograficamente ortodosso. Però devi accorgerti che c'è un errore.
Tra l'altro un cartellone del genere si fa per storia o per geografia, entrambe materie insegnate da un docente (glom) di italiano. Qualche blanda domandina in seguito ad un approccio dei ragazzi mi permette di appurare che l'insegnante di italiano in questione ha diversi anni più di me.
Mi immergo in profonda meditazione.
All'ora successiva sono libera davvero, così ne approfitto per fare il verbale del consiglio di classe di due giorni prima: in quella scuola (come in tutte le scuole di Firenze dove ho lavorato) il coordinatore faceva anche da segretario e per le seconde era quasi sempre l'insegnante di lettere; nella fattispecie, era l'insegnante che sostituivo.
Prendo l'apposito registro e il foglio degli appunti, poi do una scorsa ai verbali precedenti per vedere come vengono fatti di solito. 
"Vengono dunque elaborate le fascie".
Rileggo con attenzione. Sono fascie, senza dubbio. Non quelle per bendare i feriti ma quelle in cui di solito vengono suddivisi gli alunni di una classe, a seconda del rendimento.
Anche la collega che sostituivo aveva diversi anni piu'  di me, e aveva compiuto i suoi studi molto prima del Perfido Sessantotto notoriamente responsabile di ogni male nella scuola - proprio come l'altra collega, quella delle mille faccie dell'Islam. Entrambe queste signore hanno raccattato una laurea in Lettere e insegnavano da decenni.
Quel giorno in me iniziò ad insinuarsi il dubbio che, forse, anche la gloriosa scuola del passato qualche suo piccolo problemino a volte lo avesse.
Alcune culture hanno mille faccie. Altre, a quel che sembra, ne hanno una sola - che è bene coprire con un burqa di quelli molto, molto spessi.

sabato 7 marzo 2009

Un racconto per l'Otto Marzo (Il racconto del mese di Marzo)


"Ha ancora senso festeggiare l'8 Marzo o protestare in occasione dell'8 Marzo?"

Questi sono i consueti temi di dibattito ogni anno. 
Personalmente sono della scuola di pensiero che ogni scusa è valida per festeggiare e la mimosa mi è sempre piaciuta moltissimo, sia sotto forma di fiori che di torta o di tartine. Inoltre sono sempre stata molto soddisfatta di essere nata donna, e trovo cosa buona e giusta essere festeggiata in quanto tale e festeggiare amiche, congiunte e conoscenti.

Per quanto riguarda i motivi per protestare, ho deciso di raccontare un fatterello che nelle ultime settimane ha fatto gran rumore in quel di St. Mary Mead.
Torniamo indietro nel tempo di poco più di un mese, quando il nostro Nuovo Preside aveva stabilito che i coordinatori di tutte le classi dei quattro plessi della Grande Scuola dovevano andare a firmare le schede del primo quadrimestre alla Sede Centrale*. Tutti i coordinatori sono andati tranne, nella nostra scuola, la prof. Casini, che lo chiamò per spiegargli che era all'ospedale del distretto per farsi curare: il marito l'aveva picchiata, lei aveva problemi a muovere il braccio destro e a guidare (la Sede Centrale dista una quindicina di chilometri da St. Mary Mead, dove la Casini abita) e comunque non si sentiva proprio in gran forma; la mattina dopo sarebbe andata a scuola, ma quel pomeriggio le schede non poteva firmarle.
Ne è seguita una scena estremamente sgradevole in cui il Nuovo Preside ha rifiutato di accettare il certificato dell'ospedale "in quanto infamante per la scuola" e ha tolto alla prof. Casini l'incarico di Coordinatore della sua classe.
La notizia filtra lentamente attraverso la scuola di St. Mary Mead, ma Lunedì mattina il VicePreside ci spiega che la Casini è stata convocata dal Nuovo Preside che le restituirà l'incarico di Coordinatore.
"Ah, beh, ci sarebbe mancato solo che non glielo rendesse,  chissà che gli era preso, boh, avrà avuto uno dei suoi scatti di nervi" (il Nuovo Preside ha una quantità impressionante di scatti di nervi, soprattutto quando viene contraddetto; e siccome ha idee tutte sue sulla gestione di una scuola, capita che venga contraddetto anche abbastanza spesso). 
Quando arriva a scuola, piuttosto alterata, la collega Casini ha però una storia ben diversa da raccontarci: il Nuovo Preside le ha spiegato come:
1) il certificato per percosse è infamante per la scuola, e lei non avrebbe mai dovuto raccontare che è stata picchiata dal marito. Lo ha detto anche sua moglie (la moglie del Nuovo Preside) che una donna che racconta una cosa del genere "è un'infame"
2) il fatto che lei sia sotto separazione implica necessariamente che, al momento, non è in grado di intendere e di volere. Del resto "basta guardarla in faccia" per accorgersi che è pazza. Dunque toglierle la carica di Coordinatore è misura ovvia e opportuna.
(Ovviamente nessuna infamia ricade su colui che picchia, ma questo lo diamo per scontato)

La prof. Casini non si è mai distinta per manifesta insania mentale, ma dopo una scena del genere è abbastanza alterata e vuole la testa del Nuovo Preside su un piatto d'argento (desiderio, agli occhi di molte colleghe, più che legittimo). Purtroppo, ahimé, c'è una causa di separazione in corso con tanto di affido di tre figli  e questo complica parecchio le cose. Sindacati e avvocati sconsigliano vivamente di muoversi (dice) perché, qualora risultasse che il Nuovo Preside ha avanzato riserve sull'equilibrio mentale della separanda, l'affido dei figli potrebbe essere messo in pericolo. A me sembra una sciocchezza, perché un marito che picchia così forte da lasciare tracce riscontrabili dai medici non mostra di avere grandi titoli per l'affido di tre figli uno dei quali di otto anni, e chiunque parli per tre minuti con il Nuovo Preside non pensa certo che costui sia affidabile nel parlare di sanità o insania mentale propria o altrui - ma chi ha il coraggio di rischiare sulla pelle degli altri, quando avvocati e sindacati ci assicurano che?

A scuola siamo perplessi. Non possiamo protestare con il Nuovo Preside in forma ufficiale perché l'episodio non va tirato  in ballo (anche se ormai a St. Mary Mead è probabile che lo sappiano tutti, visto che la collega Casini non ne ha certo fatto mistero) senza contare che all'episodio non abbiamo assistito. Il Vice Preside parimenti non ha assistito, ma il tutto gli è stato amichevolmente raccontato dal Nuovo Preside. Potrebbe dunque testimoniare ma...
"No, io non ho sentito dire niente. Qui lo dico e qui lo nego".
Sempre il VicePreside ci spiega poi che certamente il Nuovo Preside ha fatto male a comportarsi come si è comportato, ma la collega Casini, che pure nel suo lavoro è brava, ha un carattere fragile perché racconta sempre i fatti suoi in giro. Ora, che la Casini racconti i fatti suoi  è cosa verissima (personalmente conosco anche il tasso del suo mutuo, con tanto di variazioni contrattate con la banca negli ultimi due anni) ma proprio non capisco cosa c'entri questo con la fragilità di carattere. Anzi, ripensandoci ci vuole certamente maggior forza di carattere per raccontare apertamente che il marito ti ha picchiata che per occultare l'accaduto simulando improbabili cadute per le scale.
"Insomma, sei d'accordo col Nuovo Preside" taglio corto. Il Vice Preside spiega che no, assolutamente, anzi lui ha...
"Se non sei d'accordo perché non ti sei dimesso?" domando.
No, certo, ma, cioè, dunque...

In effetti noi colleghi non possiamo fare molto. Non c'eravamo, la stessa diretta interessata si raccomanda che non tiriamo in ballo la vicenda direttamente... decidiamo di scrivere una lettera di protesta al Nuovo Preside senza far nomi. Ma protesta su che cosa?
Così cominciamo a informarci. Le schede del primo quadrimestre non sono state firmate dalla Presidenza. Non esiste una circolare che chiedesse al coordinatore di firmarle (quindi non averle firmate non può venire inteso come motivo di biasimo). Non esisteva nemmeno una circolare sui prescrutini, che abbiamo fatto senza Ordine del Giorno. Non abbiamo ancora approvato un verbale del Collegio dei Docenti, dall'inizio dell'anno scolastico. L'ultimo verbale che ci è arrivato dichiara che abbiamo approvato le schede (e non le abbiamo approvate) e non fa cenno della discussione sui giudizi (e ci abbiamo discusso quaranta minuti). La nomina dei coordinatori è avvenuta in modo illegale. E via spulciando.
A conti fatti, l'unica cosa che il Nuovo Preside si è dimostrato capace di fare è incassare lo stipendio. Ce n'era venuto più volte il sospetto, ma non avevamo mai indagato troppo a fondo.

I giorni passano. Ogni volta che incontro il VicePreside gli racconto tutte le belle nuove scoperte che stiamo facendo e di come ci apprestiamo a scrivergli, al Nuovo Preside, una garbata letterina di contestazione inviandola per conoscenza al Direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale. Il mio sindacalista preferito ci ha suggerito di spedirne due o tre, con vari capi di lagnanza, e di mandare la quarta direttamente al Direttore dell'Ufficio Scolastico, chiedendogli di intervenire.
Il VicePreside scalpita e si divincola. No, non è sicuro che la firma del Dirigente Scolastico sia indispensabile per le schede di valutazione (e il giorno dopo trova sul tavolo fotocopia ingrandita dell'apposita comunicazione ministeriale), non si ricorda che al Collegio avessimo discusso sui giudizi (il verbale l'aveva scritto lui), è vero, non c'erano circolari sull'ordine del giorno dei prescrutini ma in fondo il Nuovo Preside aveva detto in Collegio dei Docenti...
"Sì, ma il verbale del Collegio non è stato approvato, e d'altra parte non è approvabile perché è del tutto inaffidabile" gli spiego con dolcezza.
Riferirà a chi di dovere? Non riferirà? Non possiamo saperlo.
Qualche giorno fa però spunta fuori un simpatico articoletto su Italia Oggi (qui però è possibile leggerselo aggratisse) che racconta di un preside condannato per mobbing dal giudice del lavoro  a pagare più di 10.000 euro tra spese legali e danni; c'era voluto qualche annetto, ma infine la cosa era andata in porto.
Prima è stato incollato sul tavolo in Sala Insegnanti in bella vista (magari il Preside l'avrebbe visto?)
Poi è stato attaccato alla vetrata d'ingresso,  giusto per sicurezza: lì il Preside l'avrebbe visto senz'altro. 
Ma alla fine, per evitare ogni possibile rischio che il Preside non lo veda, l'articolo viene spedito per fax, dalla scuola alla Cortese (cortese?!?) Attenzione del Dirigente Scolastico. Chissà se il Preside coglierà l'implicito e ben nascosto messaggio subliminale?
Il fax parte un Giovedì pomeriggio. Martedì arriva l'annullamento della revoca da coordinatore per la collega Casini. Senza una riga di scusa, ma tant'è.
Qualche giorno dopo trapela la notizia che il Nuovo Preside ha chiesto il trasferimento.**

Intendiamoci: non ho nessuna prova che esista un rapporto di causa-effetto tra le nostre manovre e i deliri di quello strano essere; e non voglio nemmeno sostenere che questa sia una storia a lieto fine (anche se abbiamo definitivamente chiarito di che pasta son fatti sia il Nuovo Preside che il VicePreside, che è pur sempre una cosa utile). 
E' soltanto una storia, figlia del nostro tempo e del nostro mondo.
Volendo, avrebbe potuto essere migliore.

*abbiamo poi scoperto che lui non le ha firmate "nel caso che qualche genitore avesse protestato" ma questa è un'altra storia
**naturalmente "chiedere" non vuol dire "ottenere". Ma c'è sempre speranza...

giovedì 5 marzo 2009

Piove sui giusti e sugli ingiusti


Piove. Piove con passione e senza risparmio di risorse. St. Mary Mead soniglia ogni giorni di più a Lungacque, Lungacque somiglia ogni giorni di più ai Porti Grigi... e presto somiglieranno entrambe a Numenor o ad Atlantide DOPO l'immersione.
Tutto è molto umido e molto faticoso. Si corre a mensa sotto la pioggia battente e si torna di corsa sotto la pioggia altrettanto battente, l'intervallo si fa nei corridoi . Si entra sotto la pioggia alle 8.30 e si esce sotto la pioggia alle 16.30, e nel frattempo non c'è stato un solo raggio di sole. Per restituire la cassetta del cineforum si nuota fino al videonoleggio. Per tornare a casa si naviga cantando "Old Man River". Il mal di gola imperversa, i raffreddori anche.
Tutte cose che capitano, certo. Solo che quest'anno capitano ormai da sei mesi e anche i più pazienti lasciano trapelare una certa esasperazione.
I ragazzi sono irrequieti. Sarà perché gli stanno crescendo le branchie?

mercoledì 4 marzo 2009

Genitori, vil razza d'annata

Com'è noto, i genitori sono una razza perversa: pretendono che non diciamo male dei loro figli, che lavoriamo a scuola, che lavoriamo nel modo che sembra più giusto a loro, che non rimproveriamo né traumatizziamo in alcun modo la loro reverenda prole, che scegliamo libri leggeri per non affaticarli, che organizziamo la scuola in funzione delle loro esigenze. Il tutto senza fargli sborsare un centesimo, si capisce.
Ma tutte queste perversioni scompaiono davanti alla più grande e più grave: addirittura, gli sciagurati, se li lasci scegliere tra più tempi-scuola, hanno l'ardire e l'impudenza di scegliere il tempo-scuola che più gli garba (e questo nonostante i due Ministri dell'Istruzione e financo il Presidente del Consiglio in carica gli abbiano spiegato a puntino quale tempo-scuola dovevano volere e scegliere) rendendo con ciò decisamente complesso conciliare il Nuovo Corso della scuola con l'unica cosa che interessa davvero a entrambi i Ministri, ovvero i tagli al personale.

Insomma, gli era stato detto e spiegato e ridetto che per le elementari dovevano volere il Maestro Unico, essere contenti del Maestro Unico e buttare via quella solenne scempiaggine dei Moduli, che tra l'altro costava un occhio della testa. E loro, testardi e irriconoscenti, non solo hanno quasi completamente schifato e schivato il Maestro Unico da 24 ore e quello Unico con Aiuti da 27 ore, ma addirittura si permettono di volere l'orario di Trenta Ore - quello da moduli, per l'appunto.
Per pararsi un po', al Ministero (dove non tutti sono completissimamente portati dalla piena) avevano studiato un modulino di iscrizione dove, più che scegliere, si potevano segnare i tempi scuola in ordine di preferenza. L'idea, mi è sembrato di capire, era di spiegare trionfanti "Ogni genitore ha avuto uno dei tempi scuola che ha dichiarato di preferire" e rifilare a quasi tutti il tempo di 24 ore, lasciano qualche scampolino di Tempo Pieno qua e là.
Si sono verificate alcune deviazioni: parte dei genitori, perfidamente istigati dal presidi* hanno incautamente segnato solo una scelta (presidi o non presidi, devo dire che io avrei fatto esattamente come loro). 
Altri presidi ancor più perfidi si sono spinti fino a NON usare il modulo "consigliato" dal Ministero (che non poteva "imporlo" perché ancora non si era degnato di partorire il regolamento applicativo della legge sul Maestro Unico, e quindi dal Regolamento non ancora approvato non poteva tirare fuori un modulo) ma se ne sono fatto uno in proprio.

Secondo certi Illustri Opinionisti i presidi si esponevano in tal modo a gravissimi rischi: davano ai genitori l'illusione di poter scegliere (illusione che era stata alquanto coltivata anche dal ministro Gelmini negli ultimi mesi, in verità) e i poveri genitori, una volta scoperto che i presidi li avevano crudelmente presi in giro, se la sarebbero rifatta con loro, con i perfidi presidi, e mai e poi mai con il ministro Gelmini, autore nominale della legge del Maestro Unico.
Chissà però se i genitori, che già hanno dimostrato tanta deplorevole autonomia di pensiero scegliendo quel che loro pareva meglio, non si dimostreranno ancor più ingrati decidendo di dare la colpa del ritorno del Maestro Unico a chi ha fatto la legge e non ai presidi. Può essere, perché è noto che l'ingratitudine umana non conosce confini.

Non è facile capire perché i due attuali Ministri dell'Istruzione si sono ficcati in questo pasticcio, a meno che non c'entrino in qualche modo le elezioni europee prossime venture.
Vedremo comunque come se la caveranno con questa specie di Bomba Boomerang
(canzone di Pietro Pelù che ho sempre apprezzato e che mi affretto a linkare)

*così raccontano Autorevoli Opinionisti e Postatori Professionisti di forum e newsgroup. Ignoro se dispongano di prove di tale Perfida Istigazione

sabato 28 febbraio 2009

Io canto quando posso e come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi



Concerto di Guccini al PalaMandela di Firenze. Il mio PRIMO concerto di Guccini, per la cronaca, perché Guccini l'ho cantato sulla spiaggia, comprato (e Stanze di vita quotidiana a quindici anni non è una scelta delle più domestiche, devo ammettere), pazientemente chiosato, mandato a memoria, ma dal vivo l'avevo sentito solo... nei dischi, appunto.  Nella mia mente lo consideravo legato alla mia generazione.
Invece ho scoperto che, come tanti, pure lui ci ha il seguito trasversale. Il PalaMandela era pieno ben più di un uovo (e, sospetto, ben più di quanto le norme di sicurezza avrebbero consentito) e il pubblico comprendeva vecchi e bambini (due dei quali, giuro, ci sono passati davanti proprio durante l'omonima canzone) e tutto quanto ci sta in mezzo, compreso uno scolaro di St. Mary Mead. Difficile trovare parcheggio, impossibile raccattare un posto comodo, in compenso l'acustica era buona, gli strumentisti bravi e Guccini ha mantenuto la stessa vocee la stessa impeccabile intonazione nel corso dei decenni, caso mai perdendo un po' della sua tipica R (il pubblico invece, per quel molto che ho potuto sentire, steccava alla grande).
Ne sono risultate due ore abbondanti di piacevoli conversari dove Guccini mi ha cantato buona parte delle mie preferite e ben poco di ciò che non mi ha mai molto entusiasmato (questa parte include Il vecchio e il bambino, che ho sempre trovato piuttosto soporifera ma che ha fatto scattare il maggior numero di accendini). Giusto prima del Gran Finale (la canonica Locomotiva, cantata in versione rigorosamente integrale, con il coro del pubblico che decresce di strofa in strofa - come succedeva anche in spiaggia - ma io la conosco TUTTA e non ho avuto incertezze) è arrivata la mia preferitissima: Dio è morto (che allego in una versione presa da un altro concerto).

Diciamo che sono quelle esperienze che ti aiutano a ritrovare un certo senso di appartenenza.
E che mi ha fatto molto bene.

martedì 24 febbraio 2009

Cat's Eye ovvero Sono Una Vittima Di Brunetta




Sì, in apparenza quella di stanare gli assenteisti sembrava una buona idea; nella scuola però, secondo me, presenta dei lati negativi che non sono stati ben ponderati dal legislatore.

Di fatto, un insegnante che ha l'allergia all'insegnamento è meglio per tutti che se ne stia a casa (caso mai sarebbe ancor meglio convincerlo a cambiare lavoro, ma questa è un'altra storia).
E dunque alla scuola di St. Mary Mead siamo tutti bravi e infaticabili e dediti al lavoro, praticamente stakanovisti MA anche noi, come tutti, ci abbiamo qualche pecorella nera.
Una, in particolare, amava molto prendersi ogni tanto qualche giorno di ferie in più e farsi un bel ponte nella sua casa al mare. Lo faceva in particolare quando... ecco, diciamo quando certi suoi sintomi cominciavano a intensificarsi.
Quali sintomi? Diciamo che soffre di cleptomania. Ama moltissimo tutto quel che luccica, e anche i pupazzetti che i bambini portano appesi agli zaini e tanti altri simpatici oggettini. Nelle sue classi si creano spesso dei notevoli vuoti.
La cosa è assolutamente nota a scuola, nel paese, tra le famiglie e tra i ragazzi. I colleghi fanno finta di niente, aiutandosi con larghe fette di salame da occhi e prosciutto da orecchie. Gli annali riportano che, quando provarono a metterla alle strette, finì con una fuga in piena lezione e minacce di suicidio. Io per me l'avrei anche lasciata minacciare, ma forse son cose che si fa prima a dire che a fare.
Comunque quest'anno la Cleptomane, spaventata dallo Spettro della Visita Fiscale, non ha osato prendersi alcun ponte; in compenso ha preso un sacco di altre cose.
Nel mio cassetto tenevo una piccola pochette azzurra metallizzata - un regalino di Natale di una cara amica - con dentifricio, spazzolino, cipria e consimili.
L'ho tenuta per almeno due anni. Improvvisamente, il giorno prima delle vacanze di Natale scopro che è scomparsa.
Il problema era che si era volatilizzato anche il DVD del Gattopardo, che contavo in quei giorni di far vedere alla classe e che non era mio ma di una collega. Ora, il Gattopardo non è un DVD particolarmente economico, e nel periodo sotto Natale sembrava essersi volatilizzato. Sono riuscita a trovarne una copia solo verso metà Gennaio. Se raccontavo alla collega quel che era successo c'era pure la consistente possibilità che mi dicesse che non importava, non dovevo disturbarmi etc. etc. Così ho preferito non dire nulla e restituire il DVD nuovo senza perdermi in racconti inutili - però, insomma, il DVD nuovo non me l'hanno regalato e con quel che ho speso ci potevo noleggiare una buona decina di film, andare al ristorante indiano, fare un'offerta a qualche ente di quelli che scavano pozzi in Africa o insegnano un lavoro alle donne in Afghanistan, comprarmi un paio di orecchini e via dicendo.
Naturalmente non c'era l'ombra di una prova. Per quel che ne so la Cleptomane potrebbe essere innocentissima. Magari anche la Donazione di Costantino è autentica, e l'originale si era perso, così l'hanno riscritta come se la ricordavano per cui è venuto fuori un latino un po' informale.

La settimana scorsa ha colpito di nuovo, e stavolta qualche prova incrociata c'è.
Nel cassetto della cattedra tenevo una scatolina di legno, di quelle che si usano come astuccio. Era di legno, dipinta in verde e azzurro, con sopra un gufetto laureato - un oggettino un po' scemarello e molto frivolo, di quelli che mi piace usare a scuola. Dentro ci tenevo qualche penna, un lapis, appuntalapis, uno stick di colla, qualche grappetta - insomma, quel po' di cancelleria che può sempre risultare utile quando sei in cattedra, così anche i colleghi erano sicuri di avere sempre una penna per firmare il registro o simili. C'era anche una bella penna di un verde squillante per quando correggevo qualcosa sul momento (considerate le circostanze, le stilografiche le lascio a casa. Anche perché l'unica che ho portato a scuola un bel giorno è sparita).
La mia collega di matematica è stata assente per malattia un paio di settimane (polmonite) e insomma per la prima volta la Cleptomane è venuta a fare due ore di supplenza in classe mia. Finora in tre anni non era mai capitato.
Così un mattino apro fiduciosa il cassetto della cattedra e scopro che l'astuccio è scomparso.
In tono sconsolato chiedo ai ragazzi se ne sanno niente - magari qualche collega l'ha preso perché gli serviva... (beh, in un certo senso è proprio quel che è successo).
I ragazzi si guardano. "L'avrà preso la Cleptomane" stabilisce Cuorcontento.
Mostro un po' di indignazione per l'Accusa Gratuita (anche se non so proprio quanto possa essere risultata credibile).
"Che ne sai?" ribatte la Garantista "Potremmo averlo preso anche noi".
Cuorcontento la guarda con aria di vivo compatimento "E son due anni che è lì, se qualcuno di noi voleva pigliarlo aveva avuto cinquecento occasioni per farlo!"
La Garantista si stringe nelle spalle come a dire "io ci ho provato".
Sospiro, tiro fuori una penna dalla borsa e firmo con quella.
Poi faccio il conto: cipria, spazzolino, l'astuccio era costato 4 euro, più il DVD...
A chi lo mando, il conto? A Brunetta, sotto la voce "Danni subiti sul lavoro"?

venerdì 20 febbraio 2009

Incognite di primavera (il trasferimento che non sai)



Dove il fattore X non è quel qualcosainpiù che dovrebbe portare i cantanti al successo, e che in queste settimane dà vita all'omonimo reality, ma il ben più inquietante fattore X che aleggia in ogni scuola in questa stagione, ovvero "Sarò ancora qui l'anno prossimo?".
A St. Mary Mead siamo tutti molto, molto perplessi sulla nostra sorte futura, e va detto che su di noi pesano tutte le incognite possibili&immaginabili.
Punto primo, siamo una scuola di paese circondata da paeselli e con un gruppo di scuole medie più o meno raggiungibili nelle vicinanze. Si tratta prima di tutto di capire se da Borgonuovo e da Villa Antiqua arriveranno tutti i ragazzi disponibili, solo una parte o niente del tutto, oppure se i genitori preferiranno la scuola di Badia a Monte o di Colle al Piano come è già successo rispettivamente due, quattro e sette anni fa. A seconda di questo avremo due o tre prime, e adesso che il numero minimo si è alzato si dovrebbe, si potrebbe, potrebbe capitare... insomma, boh.
Poi siamo una scuola a tempo prolungato. Ci lasceranno il tempo prolungato? Lo lasceranno a tutte le sezioni? Lo lasceranno solo a chi lo ha già cominciato? I genitori chiederanno il tempo prolungato?
Ah, saperlo, saperlo.
Come funziona il nuovo orario per Lettere? E per Matematica? E per Tecnologia? Ci lasceranno la sperimentazione di Informatica?
E chi lo sa.
Ci assegneranno l'organico sulla base di quello di diritto o di quello di fatto?
Si accettano scommesse.
Abbiamo poi il solito gruppetto di figure di cui ogni scuola dispone, ovvero:

- l'Insoddisfatta/o, che ogni anno ci spiega che si è assolutamente rotta/o le scatole, che qui proprio non si può, che c'è un limite a tutto e quest'anno ha veramente deciso di chiedere il Trasferimento alle Superiori - salvo poi non chiederlo, ogni anno accampando un motivo diverso (mai uno che stia in piedi, tra l'altro).
(Attenzione: questa tipologia di collega, dopo anni in cui ha preso i moduli per chiedere il passaggio, e magari li ha pure compilati, improvvisamente un anno li consegna davvero, i moduli, magari stavolta senza dirlo a nessuno - ma non puoi sapere in quale anno questo succederà, perché spesso non lo sa nemmeno lei).

- L'Indecisa/o, che fa la stessa identica trafila ogni anno per la pensione. Nel suo caso però c'è un anno in cui DOVRA' comunque andare in pensione perché la Natura ha fatto il suo corso.

- Il Pacco Sorpresa, che in silenzio, senza dire nulla a nessuno, chiede e ottiene il trasferimento e nessuno se lo aspettava.

- Il/La Ciarliero/a, che ogni anno ti spiega con dovizia di dettagli di come X chiederà il ricongiungimento familiare, Y ha fatto domanda per questa scuola e Z si trasferirà in altra provincia con tutta la famiglia (ma non è detto che X abbia una famiglia a cui ricongiungersi, che Y abbia effettivamente fatto domanda e tanto meno che Z intenda spostarsi di un solo metro da dove abita al momento. Non è nemmeno detto che costoro abbiano sia pur lontanamente accennato a tali possibilità).

- Il/la Supplente Annuale che giura e spergiura di come l'anno prossimo è fermamente decisa a tornare lì perché "non può lasciare i ragazzi, ci si è tanto affezionato/a", o che viceversa garantisce che piuttosto che tornare lì va a insegnare in piena Terra di Mordor. L'anno dopo scopri che hanno fatto esattamente il contrario di quanto proclamato a gran voce.

- L'Incognito/a, di cui tutti ignorano financo l'esistenza e che proprio quell'anno, per motivi di cui nessuno sa nulla e che magari sono maturati a sorpresa nel giro di poche settimane, decide di chiedere il trasferimento proprio nella tua scuola, magari con un passaggio di ruolo.

L'attuale ministro dell'Istruzione Tremonti e la sua prestanome Gelmini hanno particolarmente contribuito a sviluppare ognuno di questi X Factor, incluse le scelte dei genitori che a volte risultano davvero curiose (ricordo una conversazione in treno dove qualcuno spiegava a qualcun altro che suo nipote era anche più piccolino della sua età, ma siccome si partiva con la Riforma Moratti e non si sapeva cosa sarebbe successo avevano deciso di fargli fare l'anticipo, e ne parlava come di una decisione logicissima, del tipo che "siccome è inverno tiro fuori le coperte dall'armadio e faccio scorta di legno per il caminetto").
Per giunta circola la voce che "tutte le scuole perderanno posti", anche se non riesco bene a capire come facciano a calcolarlo visto che il Ministero ondeggia e beccheggia su dove fare questi tagli e ogni mattina fa partire un treno diverso.

Risulta comunque chiaro, in questa giostra di variabili impazzite, che quel che serve davvero quest'anno a un'insegnante non è tanto il fattore X (ben più utile a cantanti e musicisti) bensì il fattore C (sì, quello dove la C sta per "fortuna"), in cui ahimé non siamo certo usi a primeggiare. 
Anzi volendo il nostro motto potrebbe essere l'incipit della Frottola di Marchetto Cara, che appunto grazie a X Factor (e al pregevole gruppo dei Bastard Sons of Dioniso che l'hanno riarrangiata) conosce in questi giorni una meritata notorietà:



ch'ella è falsa mercanzia
solo attendo a dare via
quella poca che m'avanza.
  Io non compro più speranza
  ch'ella è falsa mercanzia.

Cara un tempo la comprai,
  or la vendo a buon mercato
  e consiglio ben che mai
  non ne compri un sventurato
  ma più presto nel suo stato
  ne rimanga con costanza
 
El sperare è come el sogno
che per più riesce in nulla
el sperare è il bisogno
de chi al vento si trastulla,
el sperar sovente annulla
chi continua la sua danza

Io non compro più speranza
ch'ella è falsa mercanzia.

(qui sotto, per chi preferisse, una versione un po' più tradizionale)

giovedì 19 febbraio 2009

Ti accorgi che sei un vero insegnante quando....


Giorno libero, e un bel raffreddore.
Tisana calda, effervescente alla propoli, fazzoletti - gran copia di fazzoletti.
Decido di ignorare la pila di panni da stirare, i bottoni da riattaccare, il blog da aggiornare, i libri da adottare. Scanso anche l'enorme pila di verifiche & compiti vari da correggere.
Scanso perfino la scheda del Cineforum da preparare ("Ho pensato che questo film potrebbe essere visto come introduzione ai prossimi due. e quindi potremmo limitarci ad analizzarne alcuni tratti" - anche se non è detto che domattina alle prime luci dell'alba non mi venga una Luminosa Ispirazione. Ho fatto anche di peggio che saltare la colazione per elaborare la mia Nuova Grande Idea al computer).
Ma tra un fazzoletto, una tisana e un giallo che non mi piace trovo lo stesso un'oretta per telefonare ad una collega. Motivo: lamentarci del Nuovo Preside e concordare insieme una linea d'azione da proporre ai colleghi - che la collega ha già provveduto a sondare e di cui sa dirmi le correnti in cui andranno ad articolarsi.
E giusto prima della minestrina calda un'altra collega mi chiama, per riferirmi di un alunno ammalato - o meglio, all'ospedale per accertamenti (e qui, ammetto che non mi sarebbe mai passato per l'anticamera del cervello di disturbare la famiglia, a causa dei miei residui di Mentalità Cittadina. Lei invece è nata e cresciuta a St. Mary Mead).

martedì 17 febbraio 2009

17 Febbraio 2009 - Giornata Nazionale del Gatto


Considerando che al momento gli uomini non stanno facendo proprio una meraviglia, mi auguro che alla fase di pianificazione segua una fase di AZIONE riccamente coronata dal successo.

domenica 15 febbraio 2009

L'amico ritrovato - 1



In una terza media, naturalmente, si legge L'amico ritrovato di Fred Uhlman. La cosa è talmente consueta che qualcuno ha la copia già usata dal fratello (o sorella) maggiore*. Con l'occasione, gli spiego anche qualche minima regola di pronuncia tedesca che ci tornerà utile molto a breve perché io la repubblica di Ueimar e il Furer non li voglio neanche intrasentire di lontano.

E giusto ieri che era San Valentino i due protagonisti si sono messi insieme, dopo un regolamentare colpo di fulmine e un cauto corteggiamento.
"Lui però sembra innamorato, più che amico" osserva alla fine qualcuno.
Eh sì, sembra proprio, e l'autore non fa niente per evitare l'equivoco - proprio niente. I due protagonisti sono evidentemente innamorati. Però non sembrerebbero gay - Konradin ha una simpatia per una fanciulla del suo aristocratico giro, il narratore si sposa e non sembra che il suo matrimonio sia infelice. Però i due sono innamorati - anzi sono amici che, volendo, è molto di più.
Provo a spiegare che l'amicizia può essere un'esperienza emotiva più intensa dell'amore, specie in certi momenti, che i due sentimenti si somigliano... ascoltano con attenzione ma nei loro occhi è scritta una certa perplessità.
Non è la prima volta che mi succede. Una vera storia d'amore tra due ragazzi (come Maurice di Forster) non creerebbe problemi, ma questa forma ibrida li mette un po' a disagio. Quando ci si ama non ci si limita a parlare, no?
Non è detto. "Il primo amico che ti tradisce, o che tradisci tu" come rappa Jovanotti raccontando appunto il sollievo di aver passato i vent'anni, è ancora oggi una tappa molto consueta ma viene molto meno celebrata. Le lodi e gli inni all'amicizia abbondano, ma celebrano soprattutto i gruppi di amici - il team, la squadra, il quintetto, il quartetto, almeno il trio. L'amico o l'amica del cuore sono diventati quasi marginali.
Non per questo hanno smesso di esistere o di essere importanti, però.

*rigorosamente in edizione scolastica, che così costa qualche euro in più e c'è anche un sacco di esercizi-zavorra.

sabato 14 febbraio 2009

Un (bel) po' di zucchero


Non sono mai andata pazza per la festa di San Valentino: che io sia o no innamorata e/o accoppiata non è cosa con cui il calendario abbia molto a che vedere. Tuttavia...