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martedì 8 agosto 2023

8 Agosto 2023 - Giornata Mondiale del Gatto

Spiace non poter citare l'autore di questa bella immagine, ma ne ignoro il nome.
Sarò naturalmente ben lieta di rimediare se qualcuno mi fornirà i dati.
Nel frattempo mi congratulo con lui, oppure con lei, chiunque sia.
Lo stesso vale per le altre immagini del post.

Visto che oggi il mondo intero festeggia Sua Maestà il Gatto, com'è suo dovere e com'è vero scandalo che non avvenga tutti i giorni, ho pensato di dedicare questo post al rapporto tra libri e gatti. No, non i gatti in letteratura, ma proprio i gatti e i libri intesi come oggetti fisici. 
L'immagine che apre il post appartiene ad un ricco filone che omaggia questi graziosi amanti dei libri, anche se tende forse a inzuccherare un pochino la realtà. Talvolta infatti il rapporto è meno idilliaco di come sembra qui, e se è notoriamente vero che i gatti lasciano impronte nel nostro cuore, chi tiene in casa una libreria e dei gatti sa che costoro lasciano impronte, talvolta molto visibili, anche sui libri, sotto forma di morsi, graffi e simili. Tuttavia, i gatti sanno sempre come farsi perdonare questi piccoli inconvenienti.

Qualche volta i gatti amano dormire nelle librerie, sopra i libri
e niente è più piacevole di allungare una mano verso uno scaffale pieno di libri e trovarlo occupato anche da una creatura dolce, giocosa e fusaiola.
Ma altre volte i gatti amano riposare dietro le file di libri (e questo da solo è un motivo che dovrebbe spingere ad evitare di tenere libri in doppia fila. L'altro motivo, ahimé, è che non avendo sempre sotto gli occhi tutto ciò di cui si dispone, può capitare di scoprire di aver comprato più copie dello stesso libro).
Dicevamo dunque dei gatti dietro i libri. Molto carini, ed è graziosissimo  vedere due orecchie a punta spuntare da dietro i volumi.
Un po' meno graziosissimo, forse, è dover riporre con pazienza i libri crollati a terra qualche tempo dopo: i gatti amanti dei sonnellini dietro i libri talvolta escono dalla scaffalatura rifacendo esattamente lo stesso percorso che han fatto in entrata, senza smuovere un sol foglio, ma più spesso buttano giù i volumi con due zampate per poi scendere per la via più facile - il mio scaffale di romanzi russi avrebbe parecchio da raccontare sull'argomento.

I gatti sanno leggere? 
Non è scientificamente provato, tuttavia si sa di casi di gatti che cercano di affrettare la voltatura delle pagine o che protestano se la pagina è voltata troppo in fretta dal lettore umano. Comunque un altro filone di immagini che si trova facilmente riguarda gatti e umani che leggono insieme:
Tuttavia ve ne sono parecchie, per lo più foto, dove il gatto legge il libro per conto suo (che in effetti è più comodo perché se la lettura è un piacere che raddoppia quando è condiviso, poter tenere il proprio ritmo è comunque comodo):
Altre volte il micio di casa collabora con il suo umano impedendogli la lettura. Ciò è molto gentile da parte sua quando il libro in questione è un libro di studio.
Questa foto mi ha ricordato di come la bellissima Giselle collaborava al mio esame di maturità distogliendomi dallo studio di Lucrezio in tarda serata, come ho già raccontato nel mio post sull'esame di maturità. Questa foto descrive meglio la circostanza perché il gatto impedizionista è grigio come Giselle, e il libro di cui ostacola la lettura è in versi proprio come il De Rerum Natura (che è comunque un bellissimo testo, checché ne pensasse Giselle):
A chiusura del post, ricordo che un gatto può essere anche un eccellente fermalibro
e talvolta, se gli gira, anche un segnalibro particolarmente puccioso:
I gatti sanno dunque tenerci compagnia anche in quella affascinante attività che è la lettura, perciò è vieppiù nostro dovere onorarli e festeggiarli ringraziandoli per la bella compagnia che ci offrono.
Auguri a tutti i gatti, in questo e in tutti i giorni che verranno. E naturalmente l'augurio vale anche per tutti i diversamente gatti, indipendentemente dal numero delle zampe.

domenica 5 febbraio 2023

Haeretica - Non è, forse, lo stesso parlare del Classico un classico esso stesso?

Molly Brett - Going Back To School

Di primo mattino, sorseggiando il caffè, navigavo placidamente su Facebook. Qualche gattino, qualche coniglietto, qualche draghetto...
E l'ennesima disamina sul Liceo Classico. Pòle, esso liceo classico, essere una buona scuola? Pòle formare le giovani menti? Ha un suo specifico surplus che lascia dentro ai giovinetti che lo frequentano quel certo nonsoché?
La Gran Questione del Liceo Classico viene fuori spesso, non soltanto nella stagione delle preiscrizioni. Stavolta mi ha toccato più da vicino perché ne parlavano persone di cui sono solita condividere le opinioni e che analizzavano la questione in modo più approfondito e sensato dei consueti richiami al latino che apre la mente e consimili. 
Eppure, anche così, non ero d'accordo.
E quando mai sono d'accordo con qualcuno se si parla del Liceo Classico?
Di fatto il solo pensiero che esiste il Liceo Classico mi fa venire l'orticaria.
Eppure, ripensandoci, non mi sono poi trovata male a fare il liceo classico. E ho fatto un classico liceo classico, con tutta la gioventù bene di Firenze e anche con un sacco di gente che con la Firenze bene non aveva molto a che spartire.
Ho avuto fortuna, certo; ma con la scuola un po' di fortuna è indispensabile perché ci sono troppe varianti.
Ho avuto la gran fortuna di incrociare la prof. De Divinis al ginnasio, che era preparatissima e molto brava e assai empatica, ma che non era probabilmente un caso così raro. La prof. De Divinis ha anche molto ben amalgamato la classe, ma forse ci saremmo amalgamati lo stesso. E poi avevo un sacco di persone simpatiche, in classe - e lì si rientra nell'ambito della fortuna. Fossi finita nella classe parallela, ne avrei trovate ben di meno.
Studiavamo tutti abbastanza volentieri - beh, quasi tutti. E alcuni del gruppo dei simpatici son rimasti per strada perché sono andati in sciopero e l'unica cosa era fermarli. Anche allora, da alunna, capivo che i professori non avevano potuto fare diversamente. Alla fine non era gente irragionevole, e han sopportato tutti il mio notevole impaccio col greco con una certa comprensione, senza fermarmi.
D'altra parte io avevo un notevole dente avvelenato nei confronti della cultura classica, anche se a guardare la mia libreria non si direbbe. Di fatto, molti autori mi piacevano, ma deprecavo parecchie cose nella cultura classica; e poi per me il mondo cominciava con l'arrivo dei barbari. Del resto, ognuno ha le sue idiosincrasie.
Non ho mai capito nulla di filosofia, ma del resto nessuno me l'ha mai insegnata.
Mi seccava molto il fatto che mia madre mi avesse iscritta al liceo classico come si porta un pacco alla posta. Ai miei il fatto che io facessi proprio quel liceo classico che loro non avevano potuto fare perché le famiglie non avevano voluto rischiare piaceva molto. A me, molto meno. 
Anche lì, idiosincrasie.
Deprecavo che ci fosse poca matematica, ma onestamente con l'insegnante che avevamo è stato meglio così perché comunque non avrei potuto imparare granché. E poi fisica mi annoiava a morte, anche se forse con un insegnante che ci capiva qualcosa magari ci avrei capito qualcosa anch'io. Gli insegnanti comunque sono un terno al lotto e secondo me lo saranno sempre, qualsiasi sistema di arruolamento si scelga.
Non ricordo che ci chiedessero niente di improponibile - anche se eravamo una utenza ben selezionata; tuttora però chi va al liceo classico ha una certa propensione allo studio teorico, a meno che i suoi genitori non siano dei perfetti idioti. Anche chi era stato mandato al liceo classico perché il liceo classico era l'unica scuola proponibile in società si arrangiò, bene o male. 
Ai genitori tremebondi che mi chiedono "Vorrebbe fare il classico. Secondo lei è in grado?" rispondo di solito con un "Le assicuro che non c'è idiota che non riesca a raccattare una maturità classica". Per la cronaca, quelli che rimasero per strada e non riuscirono a prenderla non erano affatto idioti, e sospetto che soffrissero come me di idiosincrasia - più forte della mia, evidentemente; perché io deprecavo diverse cose della cultura greca e latina, ma alla fine la letteratura mi piaceva tutta e quindi quel che studiavo non mi dispiaceva.
Non so se davvero il liceo classico forma le persone e non sono affatto sicura che garantisca un metodo di studio: quando arrivi all'università le cose cambiano parecchio e il metodo liceale non funziona granché. Ad ogni modo il mio metodo di studio me lo sono formato appunto all'università (dove ho sempre fatto piuttosto bene) ed è strettamente individuale; e poi nel frattempo ero cresciuta.
Sull'effettiva utilità del liceo, classico o non classico, nutro parecchi dubbi ma non c'è dubbio che, come tutti i licei, sia un utile parcheggio che aiuta i ragazzi a capire meglio chi sono, cosa vogliono eccetera - anche se, a dirla tutta, non ci sono grosse garanzia nemmeno in quel senso e magari cinque anni di impostazione liceale possono perfino impedirti di capire che il tuo campo è in quelle lande che il liceo non accosta nemmen di lontano. Comunque, è una onesta possibilità.
Non sono sicura che manderei volentieri i miei figli (che non esistono) al liceo; ma se fossero esistiti e avessero voluto fare il liceo non avrei mosso un dito per impedirglielo. A che titolo, del resto? L'indirizzo di studio è sempre un terno al lotto.
Mentre rimuginavo questi e molti altri pensieri profondi (talmente profondi che il rischio di annegare nell'acqua calda era davvero molto forte) mi sono tuttavia sovvenuta di un piccolo e insignificante dettaglio di cui nessuno sembra tenere conto: quando compri il liceo classico, o l'istituto alberghiero o la scuola d'arte, compri un pacco il cui contenuto è tutto da scoprire.
Non esiste il Liceo Classico. Esistono una serie di scuole che hanno la targhetta con su scritto "Liceo Classico" e che contengono di tutto. E, soprattutto, esiste il singolo alunno che ha fatto il liceo classico in una determinata classe, con determinati insegnanti e con determinati compagni in un determinato ambiente sociale, culturale e storico. Io ho fatto il classico negli anni di piombo, altri lo hanno fatto nei ruggenti anni 80, o negli anni immediatamente successivi al 68 (dove gran parte degli insegnanti si dettero una notevole e assai salutare regolata) o alla fine della Guerra Fredda o con l'arrivo delle prime ondate di stranieri o in tempo di pandemia. Quel che succede fuori dalla scuola influisce sempre molto su quel che succede dentro la scuola.
Le declinazioni latine o i quattro tipi di periodo ipotetico sono piccoli accidenti inseriti in un contesto molto più complesso. Una scuola è quel che i docenti provano a insegnarti (con alterne fortune), più tutto quel che succede intorno a te più le novità che arrivano, anche quando vieni da una famiglia tranquilla e vivi in ambiente protetto (per quanto quasi nessuna famiglia è davvero tranquilla e quasi nessun ambiente è davvero protetto); e una scuola è anche la tua vita in quegli anni, nel bene e nel male. Quando entri in una scuola superiore non sai cosa ci troverai, cosa ci vorrai trovare e come cambierai in quegli anni*. E dunque una scuola inventata da Napoleone due secoli e passa fa - e che inaugurò comunque il concetto del giovane virgulto che studiava un tot di anni invece di tirare avanti a precettori o seminari - può avere un senso ancora oggi, probabilmente. Quel che conta davvero è avere una certa inclinazione ad andarci, e soprattutto avere un po' di fortuna.
Che poi oggi puoi anche cambiare idea a metà percorso senza troppi danni, e questa secondo me è una cosa molto, molto buona**.

sì, è così anche per i primi ordini di scuola; ma quelli sono unificati e quindi non c'è niente da scegliere, ti capitano in sorte e basta

** comunque, se proprio deve essere liceo, secondo me lo scientifico è meglio. A meno che  non si abbia una grande e profonda affezione per la grammatica e la linguistica. Allora sì, il Liceo Classico è la scelta giusta e farà di te una persona felice quando apri i libri di scuola per ben cinque anni.

mercoledì 14 luglio 2021

Sailormoon torna a scuola, ovvero la Seconda non più troppo Asserpentata


SailorMoon* ci venne presentata dalle elementari come una ragazza dalla frequenza occasionale e di impegno molto relativo, oltre che provvista di una di quelle madri che dopo cinque minuti che ci parli vorresti prendere in classe (o, più ancora, mettere nella classe di qualcun altro) perché il livello di maturità mentale non passa certo i dodici anni**.
Con lei (SailorMoon, non la madre) dovevamo essere inclusivi, accoglienti & pazienti. Non ci costò grande sforzo esserlo, perché la vedevamo davvero di rado.
Vennero le pagelle del primo quadrimestre della Prima, e furono compilate con l'indulgenza che di solito si riserva alle classi prime. Venne il lockdown e Sailormoon sparì dai nostri schermi, letteralmente, pur non avendo alcun tipo di digital divide - in pratica, da casa sua si connettevano che era una meraviglia. Ma lei non voleva, non sapeva, si rifiutava e i genitori, riunitisi per l'occasione "non sapevano come prenderla né come farsi obbedire". D'accordo, quando i ragazzi hanno dodici anni non sempre è facilissimo farsi obbedire, ma in qualche modo vedo che parecchi genitori ci riescono, almeno per le cose essenziali - e d'altra parte la frequenza a scuola sarebbe, come dire, obbligatoria per legge.

Quest'anno nei primi mesi l'abbiamo vista davvero pochissimo, anche perché la madre continuava a farle tamponi su tamponi, sempre con esito negativo. In una delle pochissime lezioni seguite da casa in tempo di zona rossa, SailorMoon riuscì però a mettersi seriamente nei guai: aveva infatti diffuso una ripresa video di una lezione dove l'insegnante di Inglese si ritrovava con in sottofondo non so quale rapper che cantava non so che cosa - niente di decoroso per una insegnante, pare, ma per mia grandissima fortuna io il video non l'ho visto.
Come fecero gli insegnanti a venire informati del video in questione, che era stato diffuso nel gruppo What'sUp della classe? 
Lo scoprirono perché fu la classe a tirarlo fuori e farcelo vedere - segno inequivocabile che SailorMoon, al contrario della sua omonima giapponese, non era affatto amata dai suoi pari, che peraltro guardava molto dall'alto in basso cercando di impressionarli. Del resto la classe era la Ex-Prima Asserpentata, diventata una Seconda altrettanto Asserpentata, quindi è chiaro che l'ambiente era quel che era, e Sailormoon era vista con ostilità, vuoi perché non c'era quasi mai ed era quindi percepita come Corpo Estraneo, vuoi perché non era affatto amichevole con i compagni e i ragazzi si sentivano snobbati (in effetti lo erano, anche se si sa che queste son questioni piuttosto complicate e con tantissimi risvolti).
Il giorno della Gran Scoperta del video la madre intervenne in piena videolezione facendo una gran risciacquata all'insegnante che stava spiegando agli alunni, nemmeno in modo troppo sgarbato, che certe cose non si fanno anche perché infrangono la legge. Detto per inciso, la madre sembrava del tutto ignara che, essendo ancora la ragazza sotto i 14 anni, la responsabilità penale dell'infrazione della legge ricadeva appunto sui genitori.
Sempre in quell'occasione SailorMoon si lamentò che i compagni l'avevano insultata. I compagni si lamentarono che da tempo SailorMoon li insultava. Volarono grandi quantità di pesci non proprio freschissimi e insulti in quantità e, col nostro fine intuito psicologico, ci rendemmo conto che prima di tutto c'era un Problema di Socializzazione, di quelli che non li salta un cavallo.

Si trattava insomma di uno di quei casi in cui una Dirigente Scolastica si domanda seriamente in cosa abbia peccato, lei o i suoi genitori, per ritrovarsi in tal pasticcio. 
Comunque venne mandata una convocazione a entrambi i genitori (di nuovo separati e viventi in due case diverse), ed entrambi i genitori si rifiutarono di ritirare la raccomandata, salvo poi accampare stranissimi pretesti e assicurare che non sapevano, non volevano e insomma non era assolutamente loro intenzione (ah no?).
A quel punto ci fu un grande uso del telefono, da parte della Dirigenza e della sventurata Coordinatrice. Entrambe si sentirono intortare con infinite scempiaggini e balle di vario tipo, ma dopo lunga lavorazione ai fianchi e soprattutto abbondanti comunicazioni che il gran numero di assenze metteva la fanciullina a serio rischio di ripetere l'anno finalmente i genitori approdarono in presidenza, alla presenza di gran parte del Consiglio di Classe. 
Ivi fu grande quantità di discorsi senza capo né coda da parte dei genitori e di accuse reciproche, e i due finirono per mettersi a litigare in nostra presenza, rinfacciandosi grandi carenze educative, chiarendoci così una volta per tutte che la povera SailorMoon partiva davvero penalizzata, vuoi sul piano genetico e vuoi per quello sociale - e insomma, con genitori del genere ognuno fa quel che può, e si dava il caso che lei non avesse comunque voglia di fare granché sul piano scolastico.
La Dirigenza stabilì che la cosa più importante, per il momento, era ottenere la frequenza, augurandosi che in qualche modo la fanciullina si adattasse alla dura realtà che la società in cui viveva le imponeva un po' di formazione. A noi venne raccomandato di puntare inizialmente sulla frequenza, senza insistere sui cosiddetti "contenuti", e venne così stilato un piano per BES che si raccomandava di partire da zero per certe materie: non del tutto a sorpresa infatti il vero problema non era (solo) che la ragazza non studiava, ma che, non avendolo mai fatto né avendo ascoltato gran parte delle lezioni in quanto assente, non sapeva assolutamente da che parte rifarsi  - salvo per italiano; e c'è invero una tipologia particolare di alunne scioperate che però scrivono e parlano correttamente in italiano e non di rado manifestano anche una buona capacità scrittoria e una certa sensibilità letteraria. Lei, in questa tipologia, ci rientrava a pieno titolo.
Mirabile a dirsi, il sistema portò dei frutti. Col tempo Sailormoon si abituò prima a portare i libri (alcuni, inizialmente, poi la maggior parte); e quando si inventò strane storie sul fatto che certi libri non li aveva, la scuola provvide a fornirglieli. Col tempo, addirittura la ragazza cominciò a tirarli fuori al momento della lezione e talvolta a guardarli mentre l'insegnante spiegava. Perché, qualsiasi cosa ne dicano i medici, a volte le cure omeopatiche funzionano, magari con tempi un po' lunghi.

Inglese e Matematica avviarono una specie di alfabetizzazione, con compiti semplificati e legati alle molte cose che Sailormoon non aveva studiato l'anno prima - e in qualche modo arrivò qualche sufficienza. Altre materie trovarono più facilmente un punto d'appoggio anche se ottenere dei disegni da lei non era sempre facilissimo. A Geografia la lavorai ai fianchi con la mia specifica teoria (che non manco mai di sbandierare in classe) che si tratta di una materia che non importa studiare molto e che una buona lettura della carta geografica è sempre un buon punto di partenza - cioè, partii chiedendo che mi leggesse i mari e i confini e la capitale, arrivando col tempo a richieste più specifiche.
Nel frattempo, cosa più importante, la classe andava deserpentizzandosi: i ragazzi avevano preso le misure tra loro, ormai si sapeva che taluni cercavano sempre di offendere qualcuno, chiunque fosse, e altri invece  avevano smesso di dir male dei compagni. In molti inoltre ampliarono il campo dei loro interessi, che in alcuni casi arrivarono a includere financo le complesse istituzioni dell'Unione Europea*** e le guerre nei Balcani****. No, il sesso no, e sembra tuttora una di quelle classi "che a certe cose non ci pensano nemmeno", con qualche lodevole eccezione. E le suddette lodevoli eccezioni erano Sailormoon e le sue amiche. Perché, sì, nel frattempo SailorMoon si era fatta delle amiche. Evviva!

In realtà i suoi genitori non erano molto contenti di questa nuova tendenza della figlia alla sorellanza femminile, specie la madre - che insisteva molto a dire che SailorMars e SailorVenus erano cattive compagnie e rischiavano di traviare la loro figlioletta. Noi del Consiglio la stavamo ad ascoltare con mirabile pazienza e, grazie all'autocontrollo appreso nel corso di lunghi anni di esperienza, riuscivamo perfino a non ridergli in faccia. Onore a noi!
Di fatto, tra le attività di questo trio c'era la preparazione e l'invio di video disinvolti su TikTok, e la Gran Tragedia dei video su TikTok tenne molto occupata la coordinatrice, che si ritrovava fluviali e straziati resoconti della madre affranta. Dopo aver provato invano a suggerire che, magari, se proprio volevano evitare che la figlia postasse video su TikTok (peraltro una pratica abbastanza comune nelle ragazzine di una certa fascia di età) una strada percorribile poteva essere forse quella di moderare l'accesso della fanciulla allo smartphone, alla fine la sventurata  coordinatrice perse le staffe e mandò un vocale piuttosto vibrato dove sosteneva che il problema di SailorMoon non erano i video che faceva, ma il fatto che non studiava. 
La madre non osò contraddirla (ma nemmeno le diede ragione) e continuò comunque a perseguitare la coordinatrice, con cui aveva stabilito un rapporto che chiamare morboso è fargli un complimento  - e a postare video disinibiti su Instagram, con un account visibile a compagni e insegnanti di sua figlia. Perché il cuore umano è invero uno strano groviglio, specie su certi argomenti.
Dunque il SailorTrio si mostrava interessato al sesso. La madre deprecava moltissimo questo aspetto (mentre molti di noi si immergevano in profonde considerazioni legate alla singolare mancanza di memoria mostrata da taluni adulti su certi argomenti) e cercava di convincerci a spezzare queste morbose amicizie travianti. Invano provammo a farle presente che la cosa a scuola non era molto fattibile, ma evitammo con cura di dirle che, al contrario, queste amicizie travianti non ci sembravano molto negative, perché SailorVenus era piuttosto emarginata dalla classe e SailorMars un po' troppo concentrata sui libri di scuola; insomma svicolavamo alla grande, ma personalmente utilizzai le due Cattive Compagnie come tutrici per aiutare SailorMoon a preparare una vera interrogazione di Geografia, che andasse un po' oltre la lettura della carta (e avendo cura naturalmente di scegliere uno stato piuttosto amichevole), e riuscendo in questo modo ad assegnare alla combattente vestita alla marinaretta un voto più che sufficiente che in qualche modo giustificasse l'agognato sei nonostante una preparazione che definire approssimativa sarebbe davvero troppo grande elogio.
Tenendo conto che l'innocua materia di Geografia, usualmente gradita ai fanciulli, era vista da SailorMoon peggio di un un campo minato, ritengo di aver manovrato con una certa abilità; e l'ultimo giorno dell'anno scolastico, mentre chiacchieravamo circondate da unicorni, regine e streghette, le spiegai il raffinato concetto del frequenza, mezza sufficienza, da me rielaborato sulla base del celebre altezza, mezza bellezza e incoraggiandola vivamente a continuare a frequentare, ché così magari avrebbe potuto farsi miracolare anche in Terza, dopo essere stata già miracolata in Prima e in Seconda.
Tuttavia non so se sarà così semplice: per SailorMoon la Terza è una partita davvero tutta da giocare, e di sicuro Geografia è l'ultimo dei suoi problemi. Ma sarebbe davvero carino che, nonostante il martellamento della madre, le entrasse in testa che per una ragazza bella, elegante e interessata al sesso lo studio non è necessariamente da vivere come un campo del tutto incompatibile con questi tre fattori, tutti invero assai positivi per una fanciulletta nell'età dello sviluppo.

* non saprei dire perché le ho dato questo nome: non è una ragazza che si distingua per una particolare abilità nei combattimenti, ha rapporti abbastanza conflittuali con le sue amiche e non è nemmeno bionda. Ma non riesco a pensarla con un altro nome, forse per la lunghezza delle sue pregevoli gambe e per il suo modo di vestire, dove mostra comunque una certa eleganza.

** dietro questo tipo di madri quasi obbligatoriamente c'è un padre che si è dileguato da gran tempo e che sovente ostenta gran dispregio per l'immaturità della signora che a suo tempo aveva scelto come compagna dei suoi giorni - ma di cui, vien da pensare, non si era accorto al momento di avviare con la signora in questione il processo riproduttivo.

*** giuro

****cosa niente affatto strana, visto che ben quattro di loro hanno origini balcaniche

mercoledì 24 giugno 2020

Cronache dell'Esame che non è un esame - Colloqui a distanza, o presunti tali.

Non ho mai visto questo film.
Tuttavia il titolo rende bene l'idea.
Dopo aver letto gli elaborati, aver valutato gli elaborati e avere variamente commentato gli elaborati, era giunto infine il momento dei colloqui orali, dove sarebbero stati gli alunni che avevano fatto gli elaborati a parlare dei loro elaborati. E noi su quei loro discorsi avremmo dovuto valutare... boh, non si sa bene che cosa, ma insomma dovevamo valutare.
Non eravamo affatto tranquilli. In particolare, io scrutavo continuamente il cielo che prometteva pioggia, diluvio e temporali, e spesso li manteneva anche.
Quando a un esame normale piove non è di solito un gran problema: tutti, esaminatori ed esaminandi, prendono l'ombrello per ripararsi dalla pioggia mentre vanno alla sede degli esami e questo è quanto. Anche se le condizioni delle scuole non sempre sono ottimali, normalmente dentro non ci piove.
Stavolta saremmo stati tutti al comodo nelle nostre casette, ma la linea... ah, la linea.
"Che succede se durante gli esami parte il collegamento?" chiedo preoccupata dopo il secondo mini black-out di pochi secondi mentre i fulmini saltellano allegramente per il contado fiorentino.
"Eh...." sospira la vicepreside "Speriamo che non succeda".
"Cos'ha detto la preside?".
"La preside dice poco, perché è a fare la maturità da tutt'altra parte".
Normalmente nel corso degli esami delle medie il Dirigente Scolastico della scuola non dice alcunché, in quanto è impegnato a sovrintendere agli esami in altra scuola - ma abbiamo naturalmente un Dirigente Scolastico di altra scuola che ci assiste o intralcia, a seconda dei casi e comunque offre un qualche tipo di soluzione ai nostri dubbi e alle nostre ambasce.
Stavolta però la nostra Preside è stata precettata per dirigere gli esami di maturità, e si suppone che sia assai impegnata, ma non è stata sostituita da alcunché. E non è che le circostanze dell'esame siano delle più ordinarie - tanto per cominciare perché stavolta l'Esame non è un esame, bensì Stanislao Moulinsky in uno dei suoi più riusciti travestimenti.

Il primo giorno comunque il mio collegamento è decoroso. In compenso Musica ha la telecamera rotta e un bellissimo fondale arancione, degno di un fervente seguace di Krishna. D'altra parte una delle alunne ha portato un percorso che include anche l'India, quindi è tutto molto congruo.
Uno ad uno arriviamo tutti, esaminatori ed esaminandi, e i colloqui vanno a incominciare.
Andromeda ci racconta del suo percorso interstellare, raccontandoci quanto le stelle sono sempre state importanti per lei. Mentre ci spiega che nei momenti più difficili sin da piccola ha sempre trovato conforto nel contemplare la volta stellare si commuove ma continua a parlare. Più volte le lacrime affiorano, ma il percorso è brillantemente esposto. Alla fine Fisica le fa i complimenti e attacca una tirata spiegando che le sue lacrime non sono segno di debolezza bensì di forza. A quel punto Andromeda si scioglie vieppiù in lacrime.
In cuor mio dissento: da brava dama hejan, ritengo che le lacrime non siano segno né di forza né di debolezza, solo di profonda sensibilità e di raffinato sentire e non mi sembra il caso di insisterci sopra, ma me ne sto zitta e buona.
Il secondo colloquio è abbastanza balordo, ma la cosa rientrava nelle previsioni. Nessuno piange se non per il sollievo quando arriva la fine.
Al terzo Ippolita ci spiega il profondo affetto che da sempre la lega ai cavalli, e di nuovo si sfiorano le lacrime. Stavolta però ricorriamo tutti alla tecnica dello struzzo e facciamo finta di niente.
Ecco, a volte succede anche agli esami dal vivo che qualcuno pianga, ma di solito rimediamo con l'offerta di un kleenex e di un bicchiere d'acqua  e qualche pacca sulla spalla. In rete non si può.
D'altra parte non è mica tanto comune che qualcuno pianga all'esame. La tensione, d'accordo, ma di solito arrivano tutti ben armati e vanno via trionfanti...
Quando però si mette a piangere anche Ifigenia finalmente comprendo.
"Va tutto bene" la rassicuro  "Tutto questo succede perché non avete avuto l'ultimo giorno di scuola".
"Eh?" chiedono i colleghi perplessi mentre Ifigenia si asciuga gli occhi.
"Questi poveri ragazzi non hanno avuto il rituale dell'ultimo giorno, quando tutti si sciolgono in lacrime" spiego compunta "Quindi stanno facendo in contemporanea l'addio alla scuola e l'esame".
Dai microfoni arrivano vari "È vero" "Giusto" "Ecco che cos'era". Ifigenia finisce per mettersi a ridere.
"Benissimo. Chi vuol piangere pianga, va benissimo così" stabilisce Arte.
In un lago di lacrime l'Esame che non è un esame prosegue e la giornata arriva al suo giusto compimento.
Il giorno dopo però nessuno piange.
Tutte anime dure e insensibili?
Non proprio. Ma piove a dirotto e dire che il collegamento fa pena è fargli un complimento.
Non il mio: a Lungacque il tempo è bello e la mia connessione non crea problema alcuno.
Ma oh, quella degli altri, in particolare gli alunni!
Davvero non è il caso di definirli "colloqui". Al massimo "Tentativi malriusciti di".
Musica va e viene peggio di uno spirito in pena, gli alunni sembrano immersi nell'acqua o parlare dall'oltretomba. Disastro su tutta la linea, letteralmente - o meglio, disastro di tutta la linea.
Più che colloqui, sono stati atti simbolici di fede.
"Beh, non sarebbero stati comunque un granché" prova a consolarsi Matematica.
"Diciamo che è il pensiero che conta".
Nemmeno la possibilità di fargli un saluto decente, alla fine di un triennio.
Ma è inutile piangere sull'esame versato (che per fortuna non è un vero esame).
In assenza di colloqui valutiamo i non-colloqui e l'esame che non è un esame e chiudiamo la seduta con quaranta minuti di anticipo, al grido di "Prima finisce quest'anno di merda e meglio è".

L'Esame che non è un esame è finito, evviva l'esame.

martedì 16 giugno 2020

Cronache dell'Esame che non è un esame - The Mysterious Affair Of The Elaborato

L'immagine raffigura uno strumento di orientamento particolarmente efficace: l'aletiometro.
Peccato che non sia facilissimo trovarne uno.
Il 16 Maggio 2020, con comodo e senza fretta, Il nostro Ministero si è infine degnato di mandare qualche svagato cenno su come andava svolto l'Esame di terza media che non è un Esame; e subito fu pianto e stridor di denti.
Tale Esame Fantasma consisteva prima di tutto in un elaborato, parola misteriosa che già da qualche tempo circolava tra i Dirigenti Scolastici. E avrebbe dovuto essere trasmesso via cavo o in altra idonea modalità concordata.
Piccioni viaggiatori? Telepatia? Pare che fosse possibile perfino portare dei fogli di persona a scuola, dove apposito personale avrebbe dovuto prenderlo, immagino con lunghissime pinze, e passarlo in qualche modo ai docenti che ne dovevano prendere visione. Perché, con il venti per cento dichiarato di casi in cui la Didattica a Distanza non era potuta avvenire poteva darsi, sì, effettivamente poteva darsi, che qualche sventurato cavernicolo non fosse in grado di consegnarlo altrimenti (per fortuna a St. Mary Mead così non è stato).
E cosa avrebbe dovuto esserci, in questo elaborato?
Viene spiegato nell'Ordinanza che esso elaborato inereva* una tematica condivisa dall'alunno con i docenti della classe e assegnato dal consiglio di classe. Cotal tematica è individuata per ciascun alunno tenendo conto delle caratteristiche personali e dei livelli di competenza dell'alunno stesso e consente (all'alunno, si suppone) l'impiego di conoscenze, abilità e competenze acquisite sia nell'ambito del percorso di studi, sia in contesti di vita personali, in una logica trasversale di integrazione tra discipline.
Si poteva dirlo in modo più contorto, inutilmente complicato e incomprensibile?
Solo con molta difficoltà, ritengo.
Accantoniamo il verbo inenere (per altro facilmente traducibile con trattare, riguardare o qualche altra decina di verbi almeno vagamente comprensibili). Ma la prima domanda che si è imposta all'attenzione, in tutte le scuole del regno, è stata "Ma insomma, 'sto cazzo di tematica, gliela dobbiamo assegnare noi o l'alunno se la assegna (individua) da sé?".
Dopo decenni in cui l'alunno si sceglieva un percorso più o meno collegato per le varie materie (di solito costruito intorno a una tematica, ma mica sempre e non per tutte le materie) ecco che compare la tematica.
Naturalmente in ogni scuola del regno, immagino, si sarà seguita la procedura "dicci, tesoro, cosa vuoi portare?" a cui sarà seguita una risposta del tipo "il calcio" oppure "l'evoluzionismo del riccio delle Bermude"** e la pacata affermazione da parte dell'insegnante "Benissimo, te lo assegniamo"; ma non capisco perché complicare la questione in questo modo. Quanto all'idea di consentire l'impiego di conoscenze, abilità eccetera che la creatura attinge anche dalla sua vita personale, vabbé, grazie tante ma forse ci sarebbe venuta in mente anche se non ce lo suggerivano.
"Volevo parlare del cavallo". "E perché mai? A scuola non teniamo cavalli" "Ma io faccio equitazione da quando avevo quattro anni e adoro i cavalli!" "Affari tuoi, non ci interessa. Ti assegniamo invece un elaborato sulle leve".
Mapperpiacere.

E dunque ecco la ragazza alle prese con i suoi ricci delle Bermude. Come deve confezionare l'elaborato?
L'elaborato potrà essere realizzato sotto forma di testo scritto, presentazione anche multimediale, mappa o insieme di mappe, filmato, produzione artistica o tecnico-pratica.
Commovente. Nel 2020, e dopo tre mesi di didattica telematica, accettiamo anche slide o filmati.
Non disponete di lastre di pietra e scalpellini in quantità adeguata? Avete finito le scorte di pergamena? La vostra oca-da-penne preferita è stata mangiata al pranzo dello scorso Natale e avete finito sia la china che il succo di more? 
Niente paura, accettiamo perfino gli ipertesti.
Siamo gente tecnologizzata, ormai.
Da una buona dozzina di anni, ma questi son dettagli.

Un elaborato piuttosto generico, da confezionare a rotta di collo per l'alunno, da leggersi ognuno in dignitosa solitudine per i docenti, e su cui in seguito scambiare due parole con l'alunno. Cosa mai potrebbe andare storto?

Il 16 Maggio, giorno di emissione dell'Ordinanza che inereva l'elaborato, era Sabato. Lunedì 18 la macchina infernale si è messa in moto: con santa pazienza i Presidi han letto e decifrato l'astruso testo, poi han convocato a tamburo battente  i coordinatori delle terze, che a loro volta han convocato i consigli di classe e cominciato a mandare avvisi ai ragazzi.
I quali ragazzi, ammettiamolo, si son visti piombare addosso l'elaborato inerente dalla sera alla mattina, e se qualcuno aveva cominciato a organizzarsi per conto suo già da tempo raccogliendo notizie sui ricci delle Bermude, altri han sperato fino all'ultimo che l'esame non ci fosse e si sono ritrovati un po' spiazzati.
Fa niente, c'est la vie.
Inoltre c'era la questione delle materie: non era necessario portarle tutte, quindi gli elaborati andavano discussi uno per uno con i futuri elaboratori di elaborati da tutti i singoli insegnanti.
"Porto il Muro di Berlino e quindi parlo degli Stati Uniti a Geografia".
"No, ti limiti ad accennare alla questione dei due blocchi e della cortina di ferro. Basta e avanza".
"Ho scelto come argomento la pazzia e porto soprattutto personaggi pazzi, non so come metterci geografia".
"Non ce la metti" (per quanto, visto che notoriamente il mondo è dei pazzi...).
"Non saprei cosa mettere di italiano...".
"OK, niente italiano".
E così via.

La rete ferveva di domande e di risposte, con alcune inquietanti zone di silenzio.
"Rodolico non ha ancora mandato niente, nemmeno la tematica. E l'ho giù contattato tre volte. Mi dice sempre  sì, prof, stasera glielo mando...".
Niente di strano, Rodolico da quando c'è la didattica a distanza è praticamente scomparso nel nulla.
"Galatea ha mandato solo la tematica, poi non ha dato cenno di sé".
Galatea, in verità, cenni di sé ne ha mandati ben pochi, anche se talvolta a lezione è arrivata e ha perfino salutato; poi ogni volta ha detto che non vedeva, non sentiva, non le funzionava la telecamera e si è dissolta.
"E se non ci mandano niente?
Il Terrore incombe.
"In quel caso valuteremo il lavoro in presenza" ci rassicura la Preside.
Non siamo molto convinti: in realtà l'Ordinanza sembra dare per scontato (non del tutto irragionevolmente, va pur detto) che l'Elaborato Inerente ci sia.
Poi gli Elaborati cominciano ad arrivare, un po' per volta. La scadenza era il 3 Giugno ma naturalmente ne manca qualcuno. Aspettiamo.
La prof. Spini prepara apposita classroom per riceverli.
Qualche insegnante comincia a leggerli seminandoli di commenti e dimenticando che i ragazzi sono iscritti alla classroom.
Allora la Classroom viene archiviata e in qualche modo gli elaborati scompaiono. La prof. Spini ne apre una nuova, alcuni li rimandano, altri no.
Qualche elaborato non si riesce ad aprire. Qualche elaborato scompare e riappare.
Il coordinatore prepara una tabella per i voti, più un file per scambiarsi commenti.
Il Consiglio di Classe si consuma gli occhi e confronta prime e seconde versioni.
Leggiamo, valutiamo, commentiamo e compariamo. Ponderiamo, soprattutto ponderiamo. Anche perché ci è stato spiegato che l'elaborato ha un peso (nella valutazione). E come lo pesiamo?
Bilance a piatti? Magari sarebbe meglio una bilancia elettronica.
In tutti i casi c'è parecchio da stare allo schermo. Il collirio scorre a fiumi.
E come sono questi elaborati inerenti?

Sorpresa! Quelli bravi hanno fatto lavori lussuosi: ipertesti, mappe interattive, file musicali.
Considerazioni esistenziali sul Bene, il Male, la Vita, l'Amore e la Morte, collegamenti raffinati, ricerche sontuose. Non sfigurerebbero come percorsi per l'esame di maturità.
Qualcuno ha scelto come tema le stelle, e ha fatto delle bellissime slide con suggestivi sfondi galattici. Peccato che non abbia curato di più la scelta dei colori, perché per leggerle è necessario mettersi il proverbiale occhio in mano.
Qualcun altro ha impostato un complesso percorso su uno stimato gruppo pop: a ogni canzone, corredata di video,  è associata una materia e anche un po' di considerazioni personali. Un quarto d'ora per scaricarlo, mezz'ora per ascoltarsi le musiche guardando i video, più un bel po' di tempo per leggersi il testo perché l'autore decisamente non soffre di blocco della scrittura.
A sorpresa, per la prima volta nella mia ormai quasi ventennale carriera, qualcuno porta anche Religione. Cristianesimo per gli scout, ma anche shintoismo, culti animistici vari, e un incrocio molto pertinente con Ganesh. Tale prodigio non sembra però destinato a ripetersi negli anni futuri perché il nuovo insegnante di Insegnamento della Religione Cattolica (ma anche di altre, a quel che sembra) ha chiesto e ottenuto il trasferimento. Buon per lui e peccato per noi, ma ognuno ha la sua strada.

Taluni scodellano strana roba: un elaborato sulla follia dove il vero folle sembra quello che ha assemblato il tutto; una fascinosa galleria fotografica sul Marocco senza un rigo di didascalia; una collezione di mappe concettuali pescate da internet (con un certo criterio di fondo, se non altro); un percorso sui cani con tre righe tre di spiegazione per ogni argomento... "Per Geografia ho scelto il Giappone perché lì c'è una particolare razza di cani", segue foto del cagnolo giapponese and that's all per quanto riguarda il Giappone.
Sostegno contribuisce con l'uovo d'oro dell'elaborato multimediale fatto dal ragazzo dei Centri Sociali (ci lavoravano da mesi, quando il ragazzo ci è stato scippato. E meno male che abbiamo almeno quello, ma che peccato che sia rimasto incompleto perché era un gran bel lavoro e il ragazzo si è chiaramente molto divertito a farlo).
Le Anime Perse, di cui la classe abbonda, hanno appiccicato con lo sputo quattro magre relazioni standard, di quelle che si trovano a dieci per un soldo al mercatino dell'usato, senza collegamenti e senza un perché.
Parecchi si sono impuntati per portare le due lingue straniere: qualcuno perché sapeva quel che faceva, qualcuno perché era convinto di saperlo, qualcuno perché ha platealmente pescato dalla rete. Con grande pazienza le due insegnanti ci forniscono in nota chi ha copiato e come, ma scorrendo i testi sospetto che entrambe abbiano messo su parecchi capelli bianchi nel corso della lettura.
Immagini di quadri senza analisi, analisi di quadri senza l'immagine, presentazioni di pittori con foto ma senza quadri (ma questo, strano a dirsi in tempo di multimedialità, succede ogni anno).

Quello che quest'anno è strato offerto ai ragazzi di fare era un lavoro diverso dal solito, con grandi aperture verso percorsi indipendenti, della serie "Portateci qualcosa purchessia e se non sapete parlare di altro, parlateci pure di voi".
In apparenza era un lavoro più facile del solito, ma a dirla tutta avrebbe dovuto essere un po' preparato. Magari insieme agli insegnanti, e con un briciolino di assistenza informatica?
Insomma, con un po' di lavoro collettivo, ovvero proprio quello che è mancato negli ultimi mesi?
Certo, qualcuno se l'è cavata bene - guarda caso quelli che se la sarebbero cavata bene sempre e comunque, anche se li avessimo messi a fare l'esame a testa in giù.
Altri han fatto un onesto lavoro senza convinzione.
Molti han fatto roba parecchio scombinata.
Certo, va detto che quest'anno avevamo una Terza eccezionalmente mencia. Ma per l'appunto, alle medie può anche capitare di ritrovarsi tra le mani una Terza eccezionalmente mencia, che in tre anni non è riuscita a fiorire.
Magari mandando le istruzioni un mese prima anche loro avrebbero fatto qualcosa di meglio, può essere?
Personalmente sospetto di sì.

* imperfetto del verbo inenere. L'elaborato infatti è inerente. Inutile cercarlo sul dizionario, me lo sono ricostruito dal participio presente.
** non ho la minima idea se nelle Bermude abbiano ricci; ma è risaputo che a volte i ragazzi costruiscono percorsi partendo da spunti anche piuttosto stravaganti. E perché non dovrebbero? Anzi, un tocco di originalità è sempre gradito dalle commissioni stremate dai percorsi più consueti.

giovedì 21 maggio 2020

Il MIUR ai tempi del coronavirus

La prof. Murasaki ha appena letto l'ultima sparata del MIUR
(queste belle micione sono nientemeno che due Tigri Reali del Bengala, animali simbolo del Bangladesh nonché specie protetta perché in via di estinzione)
Strano ma vero, durante il furoreggiare dell'epidemia nessuno se l'è presa con gli insegnanti. Anzi, in tanti hanno detto che siamo stati eroici e si sono sperticati a lodare la nostra dedizione al lavoro.
Per quanto i complimenti facciano sempre piacere e siano di grande aiuto e conforto in tempi di emergenza, ho finito per trovarli un po' eccessivi. È vero che in tanti ci siamo dati un gran da fare. È vero che è stato tutto molto faticoso e complicato e che ci siamo dovuti reinventare il lavoro, improvvisando nuove tecniche e modalità di insegnamento e tutto questo genere di cose. È ancor più vero che lo sconforto e le complicanze sono state davvero molte, ma in somma delle somme è successo a tanti di doversi reinventare il lavoro, così come a molti è successo di perderlo, il lavoro - e questo immagino che sia stato molto più sconfortante. Noi il lavoro l'abbiamo mantenuto, nessuno ci ha mandato in cassa integrazione  e il nostro stipendio, per quanto magari non molto alto, è continuato ad arrivare, e  son cose che fanno piacere quando hai l'abitudine di mangiare tre volte al giorno e delle bollette da pagare.
Ci sono stati dei contrattempi, questo sì. Non sto parlando solo del collegamento che non sempre è stato all'altezza della situazione, anche se in tanti abbiamo imparato a scrutare il cielo perché se pioveva la connessione andava in crisi.
Sto parlando del MIUR.
Perché noi insegnanti facciamo capo al Ministero Istruzione, Università e Ricerca. Purtroppo.

È vero, il MIUR c'era anche prima del coronavirus (purtroppo) e ben raramente la cosa è stata per noi di un qualche conforto. In queste circostanze però si è rivelato, come dire, un tantino inadeguato.
D'accordo, il mondo è impazzito, il governo ha avuto i suoi inciampi, i numerosi enti locali hanno avuto i loro bravi problemi. Non discuto.
Ma il Ministero Istruzione, Università e ricerca, davvero, non si è dimostrato all'altezza della situazione. 
Chi parla male del MIUR lo fa perché non lo conosce, perché se lo conoscesse ne parlerebbe assai peggio. 

Molte attenzioni e molte interviste sono state dedicate all'inizio del futuro anno scolastico, con proponimenti tanto surreali quanto vaghi, grazie anche all'ineffabile task force nominata dal MIUR - una accolita di sconsiderati quali raramente se n'è vista di uguali, se anche solo la metà delle sciocchezze filtrate attraverso indiscrezioni, voci di corridoio, interviste ai giornali e alla televisione ed esternazioni varie sui social sono almeno vagamente rispondenti a quanto da loro effettivamente detto e teorizzato.

Improvvisamente ci si è accorti che la dimensione ideale di una classe è di 10-12 alunni. Pare anzi che ci fosse chi lo diceva da (nientemeno) dieci anni. 
Personalmente ritengo che, almeno alle medie, la dimensione ideale di una classe vada dai venti ai ventiquattro alunni e che già quando siamo a diciannove la classe tenda a smorzarsi e a deprimersi; ma è una teoria come tante.
Di sicuro, nell'istruzione italiana, non abbiamo assolutamente nulla che si avvicini a questo fantomatico modello di classe ideale, anzi gli ultimi provvedimenti legislativi in merito (che risalgono a più di dieci anni fa) hanno alzato l'asticella sopra i trenta alunni per classe. Da allora nessuno è più intervenuto.
Adesso scopriamo che nemmeno dimezzando le attuali ed esistenti classi otterremmo qualcosa di almeno vagamente simile ad una classe ideale.
In compenso nessuno ha nemmeno vagamente suggerito un qualche provvedimento che garantisca per l'anno nuovo non dico delle classi ideali, ma nemmeno delle realistiche e possibili classi a tetto massimo di venticinque per le nuove prime di ogni ordine e grado.
Perché è molto più facile sedersi sul fiume a guardare il panorama e sospirare che le classi dovrebbero essere di dodici alunni piuttosto che fare qualcosa di concreto perché non siano più di trenta alunni. La scuola dovrebbe partire in un qualche giorno di Settembre, ma le classi verranno formate a Giugno. Con che numeri e con che criteri? Visti i precedenti, immagino che ce lo diranno a Luglio.
Per tacere degli insegnanti: se raddoppi e più che raddoppi le classi devi fare altrettanto con gli insegnanti. Ce li abbiamo insegnanti a disposizione per un raddoppio? Ma neanche per idea. Li avremmo, magari, per un piccolo aumento, tipo cinque o sette per cento - e nel giro di qualche anno potremmo procurarcene anche il triplo di quelli che sono in cattedra al momento; ma, appunto, ci vuole un po' di tempo, perché gli insegnanti non sono chicchi di grano che se semini il doppio del terreno ne ottieni in quantità doppia - e comunque anche il grano ci mette un po' a crescere.
Inoltre, il doppio delle classi richiede, non dico il doppio ma certo almeno un settanta per cento di scuole in più - e le scuole crescono più lente del grano e anche degli insegnanti: chiedetelo al consiglio comunale che un bel mattino decide che è tempo di costruire una nuova scuola elementare più a norma e più moderna, e tosto si mette al lavoro di gran lena fiducioso che, se tutti faranno la loro parte e non ci saranno contrattempi, forse i figli che i suddetti consiglieri hanno intenzione di concepire l'anno prossimo riusciranno a frequentarla, almeno negli ultimi anni.
Si ipotizzano classi non-ideali ma divise in due, a rotazione (metà va a scuola e l'altra metà sta in rete a guardare) ma nessuno ha ancora mosso un dito per fornire le aule dell'attrezzatura necessaria. Immagino che cominceranno a Ottobre.
Si ipotizza di usare spazi all'aperto, dimenticando che una non piccola porzione di scuole gli spazi all'aperto non li ha e che se magari una lezione all'aperto in Sicilia a metà Settembre costituirà se non altro un piacevole diversivo alle prime ore (tra mezzogiorno e le due già la questione sarò diversa), il primo scroscio di pioggia rivelerà che la geniale pensata presenta un certo tasso di criticità, e già Ottobre in molte zone d'Italia presenta giornate piuttosto freddine. 
Oh, il sollievo delle famiglie nel sapere che la polmonite dei loro pargoli non è dovuta al Covid-19 ma solo ad un raffreddore trascurato!

Nel frattempo i Dirigenti Scolastici stanno ordinando pannelli di plexiglas per separare i banchi, perché sarà così che andrà a finire: ai Dirigenti verrà chiesto di firmare una dichiarazione di responsabilità per seguire rituali improponibili, agli insegnanti si dirà di attenersi a regole impraticabili, i sindacati insorgeranno, gli insegnanti insorgeranno, i dirigenti insorgeranno, le regole verranno applicate per le prime due opre dell'anno scolastico e infine saranno abbandonate per manifesta impossibilità. 
I pannelli dureranno un po' di più, finché verranno eliminati poco per volta in quanto rotti, inservibili, impossibili da rimontare eccetera. Dopo Natale le regole verranno annullate e alla prossima (eventuale ma pur sempre possibile) pandemia saremo esattamente nella stessa situazione di quest'anno a Febbraio.
Dopo Natale la task force presenterà un raffinatissimo piano di edilizia scolastica che tutti approveranno con entusiasmo ("Finalmente delle scuole belle e comode per i nostri ragazzi!") e su cui verranno fatte una infinità di trasmissioni televisive e servizi di telegiornale ma che non verrà minimamente messo in pratica, nemmeno a livello sperimentale, perché nel bilancio i soldi saranno indirizzati a capitoli ritenuti più pressanti e rimarrà a raccattare polvere (i taskforsisti però saranno ben retribuiti per i loro nobili progetti. Giustamente, perché se commissioni un lavoro è giusto che questo lavoro venga pagato).

In mezzo a questi scenari che viaggiano tra l'horror, il fantasy e la dark fantasy (propendendo vistosamente per quest'ultima) e in attesa della migliore delle scuole possibile, il MIUR doveva dedicarsi a due questioni destinate a presentarsi tra Giugno e Luglio: l'esame delle medie e l'esame di maturità. Non si trattava di novità, sperimentazioni improvvise o possibili accadimenti, ma di due cose che sin dal sorgere della nostra Repubblica, di cui si celebra il 2 di Giugno il 75° anniversario, sono regolate da leggi dello stato, e in verità lo erano anche ai tempi dell'italico regno.
Intendiamoci, a modo suo il MIUR se n'è anche occupato, con infinite esternazioni e chiacchiere e voci di corridoio e dichiarazioni sui social, e talvolta anche con interviste su giornali e telegiornali. Molte, vaghissime e del tutto inconcludenti.
L'esame si farà, ci hanno assicurato (poi, almeno nel caso delle medie, si è visto che non è così). Saranno esami veri, non formalità. Saranno esami seri e impegnativi, a parte il fatto che già ad Aprile è stato assicurato che tutti sarebbero stati promossi.

Le disposizioni per gli esami sono arrivate una settimana fa in bozza. Due giorni fa abbiamo avuto il documento ufficiale. 
Tra un passaggio e l'altro sono intervenuti vistosi cambiamenti. 
L'esame delle medie (che, poi si è scoperto, non è un esame ma nel contempo è un esame. Non chiedetemi come queste due cose possano stare insieme perché non sono riuscita a capirlo) doveva inizialmente avvenire entro la fine delle lezioni, ovvero il 10 Giugno in Toscana e in data assai simile nelle altre regioni (con non poche complicanze per le scuole perché fino al 10 Giugno andava comunque proseguita l'attività didattica con le classi prime e seconde, spalmate in orario mattutino e pomeridiano e purtroppo tutti i docenti italiani hanno il grave difetto di non riuscire a essere contemporaneamente in due luoghi, nemmeno nel cyberspazio - una lacuna che loro per primi sarebbero assai lieti di riuscire a colmare).
Poi è intervenuto il Consiglio superiore del Ministero che ha criticato diversi aspetti del documento ma soprattutto ha ricordato che un esame che sia un esame non può coincidere con gli scrutini e terminare entro la fine della scuola: sembra che lo impedisca nientemeno che la Costituzione, e di sicuro lo impedisce il buon senso, perché in effetti gli esami di scuola si fanno dopo gli scrutini di fine anno, non prima o durante - e tra l'altro non si capisce bene quale sarebbe il vantaggio per chiunque nel finire questo surreale anno scolastico una volta per tutte il 10 Giugno, considerato che l'anno scolastico propriamente detto finisce il 31 Agosto.

L'esame delle scuole medie non si svolgerà in presenza, nonostante le aule vuote permettano senza problemi di dividere le classi in due e financo in tre parti senza particolari problemi. L'esame che non è un esame ma è un esame sarà in videoconferenza e consisterà nella discussione da parte del candidato di un "elaborato". E in verità il fantasma di questo elaborato si aggira nei consigli di classe da circa un mesetto ma nessuno si era degnato di spiegarci, dal MIUR, di che mai si trattasse. Perché elaborato è una parola vaga assai e si può agevolmente applicare a qualsiasi cosa esca, appunto, da un lavoro - insomma, è un po' come portare avanti il discorso o come istituire una task force, e di fatto non significa nulla.
Di fatto, come più o meno ci aspettavamo, l' elaborato è una roba scritta costruita intorno a un argomento o tema che recuperi una parte o tutte le materie del corso - e visto che non deve essere lungo, è meglio se ne recupera poche. 
Ma in realtà non è nemmeno necessario presentarlo, l'elaborato - o almeno così sembra di capire - e l'ordinanza non stabilisce il peso da assegnare all'elaborato in questione, di cui si terrà comunque conto negli scrutini finali (se viene presentato). Di fatto si può promuovere un alunno che non ha portato nessun elaborato e che nemmeno si  presenta alla discussione del suo elaborato - o, più esattamente, si deve promuovere, perché  le possibilità di non licenziare qualcuno sono ridotte veramente all'osso: se ne può parlare solo in caso di gravi fatti disciplinari (comunque avvenuti entro la fine di Febbraio, immagino, e chi se la sente di censurare un ragazzo a quell'età per qualcosa di avvenuto quattro mesi prima, soprattutto in presenza di un ravvedimento almeno formale? Quattro mesi, in quella stagione della vita costituiscono una era geologica) o di una situazione scolastica fortemente compromessa già al primo quadrimestre - cosa che avviene solo a pochi, sfigatissimi alunni impelagati in meccaniche esistenziali, familiari e sociali tali che solo un insegnante dal cuore di pietra oserebbe lasciarlo solo soletto a cantare Frate Leone, pecora di Dio, tutti licenziati fuori che io - e quanto a trovare un intero consiglio di classe formato da insegnanti-roccia, sarebbe impresa di quelle che hanno davvero del prodigioso: in queste condizioni non vi è insegnante che non sia acutamente consapevole che la bocciatura sarebbe solo l'ennesimo schiaffo dato alla cieca dalla vita a una persona che forse, chissà, magari se la merita e magari no, ma comunque chi siamo noi per stabilirlo? 
Di solito su queste anime potenzialmente perse l'avvicinarsi dell'esame ha un potere taumaturgico che lo spinge a dare vaghi segnali di vita scolastica, amorevolmente raccolti dagli insegnanti - e quando poi i segnali non arrivano, in un contesto normale può anche avvenire la bocciatura e ha un qualche senso; ma in queste presenti circostanze, fatte di collegamenti mancati, di corsi di recupero nemmeno avviati, di acrobazie e di reclusione?

Dunque passeranno tutti, a meno che non abbiano commesso un omicidio davanti a testimoni; caso invero piuttosto raro, anche perché l'eventuale omicidio sarebbe commesso al di fuori del contesto scolastico e comunque anche dagli istituti di rieducazione si possono dare esami (o non-esami, come è il nostro caso).
Di fatto, non sarà un esame, e nemmeno una sanatoria, perché non sanerà alcunché. E chi è bravo farà un bell'elaborato e una brillante discussione (ma avrebbe fatto bene anche un esame normalissimo), chi è così-così farà un elaborato smorto e improvvisato perché fino alla fine non si è saputo cosa avrebbe dovuto fare; quanto a chi non ha mai fatto niente o quasi continuerà per la sua strada ma avrà comunque la licenza media - che forse gli servirà e forse no, vai a sapere.
Si poteva fare di peggio, forse. Ma solo impegnandosi davvero a fondo, con un lavoro robusto e determinato che il MIUR non è minimamente in grado di elaborare al momento.

Quanto al ritorno a scuola, come avverrà lo scopriremo solo vivendo: il 16 Settembre se tutto va bene, ma molto più probabilmente a metà Ottobre, quando le lezioni saranno ormai riprese - perché in qualche modo dovranno pur riprendere e non mi sento nemmeno di escludere che alla fine, semplicemente, i battenti della scuola riapriranno nei modi consueti in attesa che al MIUR, con comodo, decidano come regolamentare il nuovo anno scolastico.

Molte categorie professionali hanno probabilmente motivo di lamentarsi di come è stata e sarà gestita la CrisiCoronaVirus, ma la categoria non professionale degli alunni di ogni ordine e grado di sicuro non è stata gestita né bene né male: è stata, semplicemente, ignorata.