Un Venerdì del libro che cade proprio il primo di Novembre merita senz'altro una storia di fantasmi, e questa è piuttosto speciale.
Mi ci sono imbattuta per puro caso vagando per la biblioteca in cerca di qualcosa che non sono poi riuscita a trovare, e sono rimasta affascinata dalla copertina - dalla foto non si vede, ma le foglie sono metallizzate e l'insieme è davvero accattivante.
Qual prodigio ha mai spinto Mondadori a mettere una bella copertina a uno dei suoi libri? E per di più, a un libro tendenzialmente indirizzato ai Giovani Lettori?
Risposta: il fatto che era la copertina originale. Magari c'era un obbligo contrattuale o qualcosa del genere, chissà. Del resto, anche se è molto bella, non c'entra molto col contenuto, quindi Mondadori non poteva proprio farsela sfuggire.
Mi dava l'impressione di una storia di fantasmi di quelle un po' dolciose e consolatorie, come piacciono a me, e infatti l'ho presa proprio perché volevo leggere una storia di fantasmi in quel modo lì.
Le prime pagine mi hanno convinto che avevo fatto una sciocchezza: c'era la solita madre insopportabile che non dice nulla a sua figlia di chi è, da dove viene eccetera e la sottopone cupamente a durissime prove. Ho spento la luce un po' schifata e mi sono addormentata ben decisa a piantarla lì.
Il giorno dopo mi sono detta che boh, magari più avanti migliorava? E poi quattro pagine, obbiettivamente, sono un po' poco per valutare un libro che ne conta più di trecento (belle fitte, non è di quei tipici young adult con dieci righe a pagina dove fai cento pagine in tre quarti d'ora e nel frattempo sorvegli il sugo che cuoce).
Comunque quando l'ho ripreso in mano ero preparata a schifarlo ancora, ma volevo un campione di lettura un po' più consistente. Quindi ho ripreso la lettura armandomi di pazienza e pronta a lanciare commenti sarcastici ogni tre righe.
Ma mi sono completamente dimenticata di farlo perché ero troppo assorbita dalla lettura.
Non so se davvero la sera prima ero troppo stanca, o se l'inizio è effettivamente un po' consueto - consueto per un certo tipo di romanzo, perché in effetti che una madre, per quanto di carattere cupo, curi gli incubi della figlia dodicenne portandola la notte al cimitero e rinchiudendola in uno stanzino buio dove i fantasmi cercheranno di inghiottirsela non è il più consueto degli inizi in un romanzo maistream, e forse non è comunissimo nemmeno nelle storie di fantasmi. Quel che mio ha irritato (e che irritava moltissimo anche la protagonista, che ha tutta la mia comprensione per questo) era che la madre rifiutasse di dare spiegazioni: non era nemmeno un espediente per tirare in lungo la trama - prima di tutto perché la trama non è affatto tirata in lungo, e poi perché ad ogni modo buona parte delle spiegazioni arriva abbastanza presto, e non averle date prima non influisce molto sulla trama.
Ma andiamo a raccontarla un po', questa trama, almeno a grandissime linee: la storia si svolge ai tempi della guerra civile inglese e re Carlo II, che compare di striscio in un paio di circostanze, ci fa la figura da imbecille che gli compete. Viene anche spiegata un po' l'atmosfera di quegli anni, che rende comprensibile quella pazza medaglia coniata dai rivoluzionari con la scritta "combattiamo per il re contro il re"*.
La protagonista, dall'insolito nome di Makepeace, cresce in un villaggio di puritani ma poi si ritrova in un castello di sostenitori del re, e vede quindi entrambi i lati della questione ma soprattutto sente entrambe le versioni delle due propagande diverse, finendo per impararne tutto ciò che merita di essere imparato in merito, come dimostra nella sua scelta finale, tanto ragionevole quanto accorta.
Si può ben immaginare l'accoglienza che ha ricevuto in quel villaggio sua madre, mandata da ragazzina a servizio di una famiglia aristocratica e poi ritornata incinta e senza l'anello al dito. Comunque nessuno la rinnega e la scaccia, anzi le offrono un grazioso ripostiglio per dormire, lei e la sua piccola figlia della colpa, purché faccia da serva a tutta la famiglia aggratis.
Da ragazzina Makepeace comincia ad avere degli incubi terribili. Dopo diverse notti in cui si è svegliata gridando la madre adotta quella curiosa terapia che ho descritto più sopra, che in realtà funziona perché la ragazza impara a sviluppare delle difese contro i fantasmi che cercano di insinuarsi in lei per possederla. In seguito ad un incidente la madre muore, e Makepeace per salvarsi fugge lontano. È l'inizio di una lunga avventura, decisamente cupa, che la porterà a conoscere (molto profondamente) la sua famiglia d'origine e i numerosi e terribili segreti in cui suo malgrado è coinvolta, oltre a un buon numero di fantasmi con cui costruisce un legame, come dire, molto intimo (no, niente sesso. Non se ne accenna nemmeno di lontano).
Abbiamo quindi una giovane eroina. Vanno di moda, oggi, le giovani eroine che affrontano i pericoli con carattere deciso, ma di solito lo fanno in una realtà magari piuttosto eroica ma non molto terrifica. Questo invece, più che un romanzo di fantasmi (non dolcioso) è un vero e proprio romanzo dell'orrore dove il sentimento predominante della protagonista nonché del lettore è l'angoscia. Niente intermezzi romantici, nemmeno accennati, niente fan service, niente concessioni al fragile stomaco dei giovani lettori. E in effetti, anche se si tratta di un romanzo di formazione (e che formazione!) con una giovane protagonista, non c'è motivo di pensare che il lettore debba per forza essere giovane. I temi trattati sono importanti, anche se gestiti in modo, come dire, piuttosto rude: si parla di identità personale, di anima (di molte anime, in effetti), della vita e della morte - com'è giusto in una storia di fantasmi - ma anche di politica, ingiustizie sociali e compromessi, oltre che naturalmente della libertà.
Lo stile non è leggero, la narrazione non è consolante, del leggendario humor inglese non si trova traccia. Di solito queste caratteristiche ai miei occhi sono difetti, ma questo libro va benissimo così com'è e sono molto contenta di averlo letto. In particolare, l'autrice è molto brava a gestire le atmosfere cupe.
Ottimo per qualsiasi età anche se non amate il genere. Del tutto sconsigliato invece se cercate una storia gradevole e fresca o un romanzo di conversazione.
*Giuro che non me la sono inventata. Caso mai se l'è inventata Kantororovicz nel saggio I due corpi del re, ma non credo.











