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martedì 27 settembre 2022

Il periglioso viaggio di noi Argonauti di St. Mary Mead

Questo bel quadro dedicato alla nave Argo è di Constantine Volanakis e risale alla fine del secolo scorso

Per molto tempo ho creduto che il nome Argo del nostro registro elettronico prendesse il nome dal gigante Argo Panoptes (ovvero Argo Tuttocchi) che in virtù appunto dei suoi instancabili occhi venne incaricato da Era di sorvegliare occhiutamente la povera Io. Un personaggio piuttosto inquietante, comunque:
Dopo l'avvio di quest'anno scolastico mi sono però convinta che il nome si riferisca alla nave Argo, la prima nave che mai prese il mare. La vera Argo viaggiò a lungo e condusse Giasone e i suoi compagni verso la conquista del vello d'oro e di Medea; la nostra invece, non essendo affatto stata costruita sotto guida degli dei, rischia di schiantarsi ad ogni scoglio.
Quest'anno, dopo molte insistenze da parte dei vicepresidi delle medie dell'Istituto Comprensivo di St. Mary Mead e Crifosso, il registro elettronico è stato miracolosamente avviato dal primo giorno, cosa finora mai avvenuta. MA
- sin dal terzo giorno abbiamo visto che era scomparsa tra le materie l'Educazione Civica, e tutti abbiamo grandemente imprecato alla nostra insopportabile Segreteria
- al quarto giorno abbiamo osservato, con vivace disappunto, che non era possibile inserire voti
- al quinto giorno infine abbiamo visto che non si riuscivano ad inserire le entrate in ritardo e le uscite anticipate degli alunni.
Ed era tutto un fiorire di imprecazioni verso la nostra ineffabile Segreteria mentre la VicePreside ci chiedeva di avere pazienza perché l'addetta al registro non andava stressata e avrebbero provveduto loro a portare il pacchetto di richieste tutto insieme perché appunto l'addetta non si stressasse troppo sentendo il coro delle nostre legittime lamentele. Nell'attesa fiorivano i commenti perché, insomma, un registro dove non potevi mettere voti né entrate in ritardo e uscite in anticipo sembrava utile quanto il tradizionale frigorifero al Polo Nord.
Che scandalo, la nostra Segreteria! Che abominio, la nostra Segreteria! Oh, quanto era sommamente incapace, la nostra Segreteria!
Fin quando, chiacchierando con una collega che lavora in altra città scoprii che anche loro avevano gli stessi nostri problemi, ed era assai probabile che il vulnus fosse proprio di Argo e non della nostra Segreteria, che di tutto può essere accusata ma non di cercare di mettere troppo spesso le mani nel registro.
Infatti la Segreteria era innocente come uno stormo di colombe e anzi ha prontamente chiamato Argo perché rimediasse ai suoi mali, e così adesso possiamo mettere i voti e perfino segnalare se qualche ragazzo esce alle 11.00 per farsi gli affari suoi.
La mattina dopo è infatti apparso il tanto temuto riquadro dove Argo annunciava migliorie. 
Per una volta però l'apparizione del riquadro non ci aveva inquietato: era chiaro che Argo aveva risolto i suoi problemi interiori e...
No, non proprio.
Argo ha effettivamente apportato migliorie. Di quelle che nessuno gli chiede. 
Lo abbiamo scoperto già stamani.
Avevo ben due giustificazioni da inserire. Ho preso i foglietti, pigiato il tasto della giustificazione, segnato la data dell'assenza da giustificare...
Ed ecco apparire un riquadro minaccioso:
Sarà giustificato 1 evento senza indicare una motivazione. Vuoi procedere? Sì No
Resto interdetta davanti al riquadro. Finora le giustificazioni non erano mai state classificate come eventi* e non si era mai insistito sulla mancanza di motivazioni. E poi, che motivazioni potevo fornire?
Dopo breve riflessione ho scritto nel riquadro è guarita e ho pigiato il tasto .
Di nuovo è apparso il minaccioso riquadro Sarà giustificato 1 evento con la seguente motivazione "E' guarita". Vuoi procedere?
Così ho scoperto che la motivazione non era indispensabile, e che in effetti ad Argo la motivazione non importava granché, era solo in modo per complicarci ulteriormente la vita.
Ho pigiato e mi sono fermamente ripromessa di non motivare mai più alcunché.
Ho poi detto ai ragazzi, che avevano seguito divertiti tutta la procedura Credo che sarebbe il caso di informarsi su cosa si fumano i tecnici di Argo. Per evitare di fumarla anche noi, intendo. Perché mi sembra roba molto tossica.
I ragazzi si sono detti d'accordo.
I colleghi, in Sala Insegnanti, hanno parimenti apprezzato il mio savio commento.

Spero che ci cambino registro al più presto perché sono davvero stufa.

* la demenziale definizione di evento si applicava soltanto a entrate e uscite fuori orario e a quando l'alunno era a casa in DaD, e già così ci sembrava piuttosto ridicola

giovedì 15 settembre 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 7 - Imbranati si nasce, e io modestamente lo nacqui

Il governo ha rimosso ogni tipo di restrizioni, per la prima volta dopo due anni il primo incontro collegiale è stato un Collegio Docenti e non un malinconico incontro col Responsabile della Sicurezza che ci elencava le infinite cose che era vietatissimo fare, e insomma stamani la Didattica Data è effettivamente partita nella sua compiutezza. O quasi.
In effetti è vero che le classi si sono mosse verso l'aula dell'insegnante e non viceversa, ma lo hanno fatto cammellandosi gli zaini perché ancora i mitici armadietti non sono stati assegnati agli alunni con appositi comodati d'uso. 
Ma questi son dettagli, e stamani non era nemmeno un gran problema perché il primo giorno di scuola, notoriamente, si porta solo il diario, una penna, un quadernuccio e poco più.
Le due settimane che precedono l'inizio della scuola sono state dedicate al mitico Orario: ogni insegnante si è visto assegnare la sua aula. 
Più o meno.
Cioè: l'insegnante di Musica ha la sua aula di Musica, come l'insegnante di Spagnolo e le due insegnanti di Inglese, ma per Lettere la questione è più complicata perché abbiamo quattro aule per cinque insegnanti e mezzo (il mezzo è lo spezzone di Geografia).
Quindi è stato fatto un orario, poi si è cercato di incollarlo alle varie aule, perché chi faceva Italiano lo facesse in una delle due aule di Italiano, chi faceva Geografia la facesse per lo più nell'aula di Geografia eccetera.
La cosa non è semplice perché le ore sono spesso accoppiate e mescolano più materie.
In qualche modo comunque ne siamo venute a capo, con qualche compromesso.
Purtroppo devo essermi persa un passaggio e una qualche nuova versione dell'orario arrivata ieri - cioè, ho ricevuto il nuovo orario ma non ho pensato a controllare se era uguale all'ultima versione.
Così stamani sono arrivata a scuola un po' inquieta, perché avrei conosciuto in un giorno solo e alle prime due ore entrambe le mie nuove prime, ma molto tranquilla sugli spostamenti perché sapevo di avere quattro ore a fila nell'aula di storia, la numero sei.

Al termine delle quattro ore posso onestamente dire di non averne azzeccata una che fosse una.
Ho esordito dimenticando platealmente che chi faceva la prima ora doveva andare a prendere la classe all'entrata. Avevo capito che lo faceva qualcun altro.
Mi era stato detto che lo faceva qualcun altro?
Ma no, assolutamente.
Comunque sono arrivata di corsa a prendere la mia prima Prima, che si guardava intorno con l'aria perplessa dei cuccioli appena abbandonati al casello dell'autostrada, e li ho fatti salire in una fila quasi ordinata per le scale. Perché sono una frana, ma il concetto che si deve salire in fila stando sulla destra mi è entrato in testa sin dall'anno scorso, almeno quello.
Dopo aver toppato ben due classi una collega, con l'aria di chi si domanda perché lo Stato non fornisce un docente di sostegno anche agli insegnanti imbranati, mi ha pazientemente trascinato fino alla mia prima aula (che non era affatto la numero sei, bensì la otto).
Entrata in classe sono riuscita, se non altro, a trovare la cattedra e pure il computer. 
Ho acceso il tutto, introdotto il registro elettronico, fatto il primo appello, spiegato che con me dovevano avere pazienza perché per ricordare i nomi sono un disastro di quelli che mai si sono visti prima, e in qualche modo ci siamo presentati.
All'ora seguente ho scoperto che dovevo cambiare aula e di nuovo una collega paziente eccetera eccetera. E così ho conosciuto la seconda Prima.
All'ora successiva, mentre per il corridoio imperversavano i tipici ululati di un normale intervallo in corridoio di quattro classi in contemporanea (quasi un trauma culturale: quattro classi che berciano in contemporanea, finalmente!) ho avuto una discussione con Spagnolo. La poverina cercava di capire dov'era la classe che doveva prendere, mentre io avevo capito che mi rampognava perché non le avevo portato la classe all'ora precedente e cercavo di spiegarle che non potevo perché dovevo andare dall'altra classe - ma alla fine ho capito cosa voleva da me e sono perfino riuscita a darle la risposta giusta; almeno, lo spero.
Alla terza ora avevo l'ex Prima Sfigata - naturalmente in una diversa aula. Qui però partivo avvantaggiata, perché se non sapevo l'aula almeno conoscevo gli alunni, e quindi mi è bastato cercarli.
E basta, le due ore seguenti sono state quasi riposanti.
Non so cosa combinerò domani e non voglio saperlo, ma una cosa devo dirla, a mia parzialissima discolpa: i corridoi e l'androne pullulavano di cartelli di accoglienza e segnalazioni varie, ma nessuno aveva pensato di stampare un orario col numero dell'aula per i docenti.
Immagino che alla fine imparerò, perché se non altro ho un fondo di memoria passiva che mi aiuta ad assimilare certi automatismi, nel giro di dieci-dodici settimane.

Infine, per completare l'album delle figurine, nel pomeriggio me ne stavo paciosa sul letto con le gatte a guardare un video molto interessante sull'avanzata ucraina, quando improvvisamente mi sono ricordata che già da mezz'ora avrei dovuto essere in videoconferenza per il Collegio Docenti. Mi sono fiondata su Google Meet, dove ho fatto un saluto in cui farfugliavo che quel giorno la rete a casa mia andava veramente malissimo, probabilmente per colpa del temporale (per fortuna il temporale c'era stato davvero).
E basta, dopotutto domani è un altro giorno.

venerdì 9 settembre 2022

La sfolgorante luce di due stelle rosse. Il caso dei quaderni di Viktor e Nadia - Davide Morosinotto

Per rispolverare la simpatia che ho sempre avuto per il nobile popolo russo e che la presente guerra ha molto appannato, durante l'estate ho deciso di dedicarmi alla lettura di questo romanzo dove quasi tutti i protagonisti sono russi e l'implacabile apparato poliziesco dell'URSS è perculato con un certo garbo.
Si tratta di un classico romanzo-con-cornice, di quel tipo che andava tanto di moda nell'Ottocento ma che funzionano molto bene anche adesso, se ben costruiti.
All'interno del quadro, i due protagonisti sono Viktor e Nadia, due gemelli che all'inizio della storia hanno tredici anni e che tengono un diario nel periodo che va tra il Giugno del 1941 e  il Novembre del 1942. I due ragazzi sono legati, oltre che dal normale affetto fraterno, anche da quella sorta di blanda telepatia che caratterizza i gemelli, ma che volendo togliere credito a qualsiasi idea sulla telepatia, si può definire con la frase "nessuno li conosce meglio di quanto si conoscano tra loro". L'autore espone entrambe le possibilità ma si guarda bene dal prendere posizione, e del resto il fenomeno è ben conosciuto anche se molto difficile da studiare.
I due ragazzi sono nati e cresciuti in regime comunista e ben imbevuti di propaganda comunista - che in effetti, com'è giusto, ai loro occhi non è tanto propaganda quanto una parte integrante della vita di tutti i giorni. Né loro né i genitori mostrano particolari cenni di dissenso, al di là di un qualche fondino di diffidenza verso le notizie emanate dal governo, al livello sotterraneo che coglie qualsiasi persona di medio buon senso in tempo di guerra.
I genitori sono persone di buona cultura e piuttosto benestanti, e lavorano al museo dell'Ermitage*. 
La storia comincia il 22 Giugno 1941 quando due importantissimi avvenimenti scuotono il pacifico e vivace tran tran della vita dei due gemelli: durante una visita all'Ermitage mettono le mani su alcuni quaderni finiti fin lì per errore e decidono di usarli per tenerci un diario; e, sempre nel corso della visita, sentono in diretta alla radio che il paese è entrato in guerra, causa invasione nazista.
La guerra influirà parecchio sulla vita quotidiana della famiglia: il padre è chiamato sotto le armi e i due gemelli vengono sfollati insieme a tutti gli altri bambini della città.
Qui però, per una serie di motivi che vengono chiariti nel corso del romanzo, l'implacabile organizzazione comunista perde parecchi colpi: prima di tutto i due vengono messi su due treni diversi, anche se diretti nello stesso luogo (mentre naturalmente le istruzioni dall'alto erano di non dividere i fratelli, ovunque andassero) e il viaggio di entrambi si rivela assai travagliato. I due cercano di riunirsi fin da subito ma la questione si rivela davvero complessa e in sostanza il romanzo contiene la storia dei loro due viaggi, che comprendono, tra le moltissime vicissitudini, una breve ma salata permanenza in un gulag, la difesa di una fortezza e nientemeno che un viaggio verso Leningrado percorrendo su un camion (!) le ghiacciatissime acque del lago Ladoga, a continuo rischio che la rottura del ghiaccio ingoi camion e passeggeri in quella che è la scena più emozionante del romanzo; il fatto che l'autore sia italiano e che il romanzo sia nato appunto per un pubblico italiano che in gran parte considera molto avventuroso anche solo guidare sul ghiaccio che si forma su una comoda strada asfaltata aggiunge un notevole carico di emozione, perché per noi è molto più facile immaginarci uno sbarco sulla Luna o una passeggiata nello spazio che una roba del genere, e a questo proposito aggiungo che ghiaccio, neve e freddo sono sì molto presenti nel romanzo, ma vissuti come elementi assai comuni della vita di tutti i giorni, com'è giusto che sia vista l'ambientazione.
In guerra (e i giornali di questi giorni ce lo ricordano in continuazione) succedono cose, diciamo così, piuttosto estreme e può capitare di ritrovarsi a dormire in situazioni disagevoli e a mangiare (o, più spesso, non mangiare affatto) anche alimenti che non compongono la nostra dieta abituale. Tutto ciò viene descritto attraverso gli occhi e la penna dei due narratori che, grazie all'incoscienza e allo spirito di adattamento tipiche di quell'età, digeriscono i vari contrattempi con notevole coraggio e determinazione. Le situazioni più difficili da affrontare per loro naturalmente  sono le morti, e anche il lettore, che pure grazie alla cornice sa che i due protagonisti arrivano vivi alla fine della storia, non può rilassarsi più di tanto perché protagonisti anche di un certo livello spariscono così, di punto in bianco, senza avvisare, proprio come succede in guerra:  prima c'erano, e all'improvviso non ci sono più, e non ci si può fare proprio niente.

Passiamo alla cornice: dopo la guerra, alla fine del 1946, il gruppo dei diari viene preso in consegna da un alto ufficiale Commissario del Popolo che (per motivi che in effetti non vengono molto chiariti) li passa al vaglio per decidere se i due protagonisti si sono o meno macchiati di reati perseguibili. Di reati ce ne sarebbero in verità davvero parecchi, ma l'abile burocrate trova un modo eccellente per non entrare nel merito della questione e per assolvere i due ragazzi con formula piena - non senza aver costellato i diari di acidissime annotazioni destinate probabilmente a un eventuale supervisore che entrasse in scena in momenti successivi. 
Tuttavia non c'è soltanto la cornice: a parte le annotazioni del burocrate e le occasionali postille dei due fratelli (tutte riportate in corsivo) abbiamo anche una serie di carte geografiche, schemi, disegni, ritagli di giornale, volantini e fotografie più o meno collegate alla vicenda e una serie di istantanee dell'ordinatissima scrivania del prudente e accorto funzionario militare.
Il romanzo si presenta con una bella veste grafica e una serie di accattivanti illustrazioni. Inoltre è scritto a due colori (Nadia in nero, Viktor in rosso) che anche se alza un po' il prezzo è sempre molto apprezzata da una certa categoria di lettori**. E' anche scritto molto bene e mantiene quel tipo di tensione che innesca il processo del dài, non è tardi, un altro capitolo posso leggerlo... ops, ma com'è che sono le due? E cinque minuti fa non ero a pagina 173? Beh, ormai che ci siamo tanto vale attaccare un altro capitolo.
E' stato pensato e costruito per Giovani Lettori, ma non dovrebbe costituire un dispiacere nemmeno per le categorie più stagionate. Io, di sicuro, l'ho gradito parecchio.
Consigliato soprattutto per gli amanti dei romanzi storici e dei libri ben infiocchettati. Segnalo anche la copertina, perché è davvero raro vederne una decente e questa si adatta perfino al contenuto del libro, che è quasi un prodigio. Anche la composizione grafica è interessante e richiama molto bene il periodo della vicenda.

* ovvero il palazzo reale della città di Pietroburgo, che dal 1924 al 1991 si è chiamata Leningrado e che fino al 1918 è stata la capitale della Russia. Si trova sulla foce della Neva sul mar Baltico e in prossimità del grande lago Ladoga.
** Io, tanto per fare un esempio.

lunedì 5 settembre 2022

Di scioperi nella scuola e fuori (post di purissimo colore locale)

 
Pubblicità à la Jackal. Quella del profumo Scioperò comincia a 2.54
Ho fatto molti scioperi ai tempi della riforma Moratti e dei tagli Gelmini. Non dico che siano serviti a molto ma li ho fatti e non li rimpiango. Tuttavia in seguito l'entusiasmo si è un po' smorzato perché i sindacati hanno cominciato a gestire questa nobile istituzione in modi piuttosto strani.
Noi insegnanti siamo rappresentati da molti sindacati, e da qualche anno ognuno di loro sembra convinto che sia suo specifico dovere fare il suo proprio sciopero, spesso evitando con cura che coincida con la data scelta dagli altri. Ne risulta una pletora di scioperi che non ha dell'umano - quasi ogni settimana ce n'è uno, e fatti così mi sembrano una grandissima perdita di tempo (e di soldi). Ne ho poi visti arrivare molti anche in circostanze improponibili - per esempio in piena crisi di governo, o a elezioni appena avvenute quando il governo era ancora in formazione. Chi se lo fila, uno sciopero del genere, quando nemmeno c'è un ministro da convincere?
Ne ho visti anche molti fatti su voci di corridoio, in merito a provvedimenti che ancora non avevano una forma precisa. Gli scioperi che ho fatto sono sempre stati su leggi presentate in Parlamento e di cui si conosceva il testo - e questo è il vero motivo per cui non ho fatto lo sciopero del 30 Maggio, anche se il fatto di avere già pagato il biglietto del treno ha pure avuto il suo peso.

Tuttavia tra tanti scioperi di motivazione esile, inopportuni, importuni e inutili, credo che nessuno nella mia più che ventennale carriera batta il record di quello che comincerà alle 23.59 dell’8 Settembre e terminerà dopo due giorni sempre alle 29.59, e che nelle circolari è stato chiamato "Sciopero 8-10 Settembre".
Il momento non sembra dei migliori, secondo i miei personali criteri: non soltanto il governo attualmente in carica per il disbrigo della normale amministrazione è dimissionario dal 21 Luglio, ma per un buon paio di mesi è tecnicamente impossibile averne uno nuovo.
Per carità, motivi per scioperare non ne mancano, stando che l'ultimo rinnovo del contratto degli insegnanti risale a tempi remoti e che le procedure per le nuove assunzioni nell'ultima proposta di legge sembrano ancor più pazze e farraginose del solito. Ma la Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali che l'ha bandito (e di cui fino a qualche giorno fa ignoravo l'esistenza, da cittadina disinformata quale sono) non cura queste minuzie, come abbiamo scoperto. 
Infatti qualcuno ha chiesto "Sì, d'accordo, sciopero. Ma ci danno qualche motivazione, per fare sciopero?".
La richiesta non era irragionevole, e la Segreteria una volta tanto ha fatto il suo dovere e ci ha informato.
Nell'atto di proclamazione dello sciopero la Federazione eccetera (detta anche FISI) ha scritto che lo sciopero trova motivazione nella difesa dei valori costituzionali minacciati dai gravi eventi lesivi dell'incolumità e della sicurezza dei lavoratori.
Un tema molto valido, in effetti, rifletto mentre leggo. Governo in carica o meno varrebbe forse la pena di aderire: noi insegnanti di solito non abbiamo troppi problemi in merito, ma non per questo siamo tenuti a ignorare la questione e anche questa estate abbiamo avuto diversi incidenti, per avvelenamento, presse fuori controllo e altra roba, e più di un lavoratore ahimé ci ha lasciato le penne.
Ma non di questo si occupa la FISI.
Lo sciopero infatti riguarderà, nella loro totalità, i lavoratori soggetti ad obbligo di vaccino e di Certificazione verde semplice e rafforzata pubblici e privati della sanità".
E dunque mi si chiede di rinunciare alla retribuzione di due giorni di lavoro per salvare dall'obbligo vaccinale il personale sanitario.
Perché infatti bisogna chiaramente presupporre che la scelta del Governo di puntare esclusivamente sui vaccini è fallimentare. Permangono però, e sono sconosciuti al momento, i rischi a medio e lungo termine della pratica vaccinale sugli umani che è, e rimane pratica sperimentale, fino al 2023.
La punteggiatura, ammettiamolo, non è delle più chiare: la pratica vaccinale rimane sperimentale fino al 2023? Può darsi, ma ormai ci siamo. Oppure, come starebbe a indicare la virgola, la pratica vaccinale è fino al 2023? Ma anche così non cambia molto, il 2023 se lo chiami risponde.
E' verissimo che non è possibile ancora conoscere le conseguenze a lungo termine del vaccini, ma stante che la mia prima dose l'ho fatta un anno e mezzo fa e non sono stata fra i primi, sulle conseguenze a medio termine direi che comunque qualcosina si comincia a sapere. Fare uno sciopero per evitare a qualcuno la quarta o quinta dose mi sembra un po' inutile: secondo il mio brutale punto di vista, chi è sopravvissuto alle prime tre o quattro ha ragionevoli speranze di uscir vivo anche dalla quarta o quinta. Almeno, mi sembra. Quanto a parlare di scelta del governo di puntare esclusivamente sui vaccini, mi sembra un discorso piuttosto ingeneroso dopo due anni di mascherine e distanziamenti e divieti di assembramento e pure tre mesi tappati in casa. A occhio, mi sembra che le uniche cose su cui il governo non ha puntato sono i paletti di frassino, le pallottole d'argento e l'aglio, a tutto il resto è ricorso - e anche con una certa abbondanza.
In conclusione l'ineffabile FISI proclama che lo sciopero è politico, essenzialmente diretto a ottenere un intervento diretto di interesse dei lavoratori e, anziché essere contro il proprio datore di lavoro, esso è contro gli organi politici, il Governo.

Mettiamola così: al di là di ogni possibile considerazione sull'utilità dei vaccini da Covid, non credo di aver mai visto in tutta la mia vita lavorativa uno sciopero che ha minori speranze di condurre a un qualche risultato di questo.
E comunque durante l'estate mi sono fatta pure la quarta dose, senza nemmeno preoccuparmi di sapere se ero ormai esentata dall'obbligo vaccinale (in effetti a Luglio non lo ero ancora), sarebbe strano che proprio io insorgessi contro l’obbligo vaccinale, dopo essermici sottomessa con grande zelo.

mercoledì 31 agosto 2022

Esami 2022 - Quando il processo alchemico non riesce a completarsi

                  

Quest'anno abbiamo avuto un tentativo di esame normale.
C'erano due scritti, tanto per cominciare: il buon vecchio tema e il consueto compito di Matematica. Forse per non stressare troppo i giovinetti, dal Ministero è stato deciso di non fare gli scritti delle due lingue straniere. In compenso c'era il classico Colloquio Interdisciplinare, ma molto meno formalizzato degli scorsi due anni: non più con la solenne investitura della Tematica, l'alunno, sì come suoleva farsi prima della pandemia, portava un argomento a sua scelta cui collegava varie materie.
E che doveva esporci in venti minuti.
Intendiamoci, il Ministero non aveva alcuna colpa per i tempi: è la nostra scuola che aveva deciso così, perché in questo modo avremmo potuto esaminare sedici alunni sedici al giorno.
Venti minuti di colloquio, più cinque per discutere tra noi del colloquio in questione. Al confronto la catena di montaggio di Henry Ford era una roba con tempi amichevoli e distesi.
A qualcuno era sembrato un delirio, ma ci hanno spiegato che non era possibile fare diversamente, a meno di fare i colloqui anche di Sabato.
All'idea di occupare anche il Sabato mattina gran parte degli insegnanti è insorta, anche perché, per motivi del tutto incomprensibili alla mia debole mente, se a St. Mary Mead facevamo il Sabato, anche a Crifosso dovevano farlo, e a Crifosso insorgevano altrettanto.
L'inevitabile risultato è stato che i colloqui erano in gran parte piuttosto scialbi, anche perché a quel punto tutti ci siamo raccomandati che preparassero dei percorsi brevi, per carità. E alla fine i ragazzi si sono adattati e han preparato dei percorsi brevi. 
Ora, se preparare un percorso lungo, articolato e approfondito può essere complicato ma con la buona volontà alla fine ci si riesce, preparare un percorso brillante ed esaustivo  che metta in risalto tutte le belle cose che sai fare ma in modo molto sintetico è molto più complicato, specie se sei un giovinetto alle prime armi anche se pieno di buone intenzioni.
La Terza Asserpentata racchiudeva in sé qualche scartina ma era per lo più composta da ragazzi bravi e ben preparati, alcuni dei quali coltivavano anche legittime aspirazioni.
Venivamo tutti da un anno complicato - per certi versi ancor più complicato dell'anno scorso; inoltre le Terze erano quelle che, dopo un primo quadrimestre molto normale, si erano trovati sbattuti davanti a un monitor ad ascoltare l'insegnante che parlava da remoto e avevano passato tre anni in trincea sparando tamponi a raffica.
In quella classe ho fatto Geografia, due scarne orette a settimana ma molto interessanti. Geografia, ho scoperto, regge bene a qualsiasi trattamento e permette la realizzazione di splendidi lavori laboratoriali frutto di pazienti ricerche individuali o di gruppo. La rete è molto generosa, per i lavori di Geografia. Hanno fatto ricerche sulle grandi opere, su edifici particolari, sui vari tipi di paesaggi, su temi ambientalistici, sull'economia e sulle dittature e sulla condizione femminile e lo sfruttamento della manodopera. Tutti lavori molto lunghi.
In pratica, due terzi abbondanti del programma lo hanno fatto loro, e hanno esposto e confezionato slide e presentazioni con musichette, animazioni e planimetrie.
Ogni tanto, qua e là, ho fatto anche qualche lezione di quelle normali, ma poca roba, giusto per ricordargli che avevano anche una insegnante.
Altre materie sono state molto più penalizzate, ma io avevo solo Geografia e quella ho fatto.
Li ho ammessi tutti con voti lussuosi, dopo attenta consultazione con i colleghi: con la legge attuale l'ammissione contribuisce al cinquanta per cento per il voto finale, e dunque era bene non tarpare i potenziali nove e dieci (parecchi). Visto che potevo largheggiare, ho largheggiato senza ritegno, lieta di poter dare onorevolmente il mio contributo per un buon raccolto finale: si trattava, in effetti, di una classe molto buona*.

Il Consiglio di Classe è arrivato a fine anno del tutto stremato. I ragazzi un po' meno, vuoi perché a quell'età si è indistruttibili, vuoi perché timidi segnali di normalità si stavano affacciando.
Gli esami sono stati fatti senza mascherine - una sensazione stranissima, cui abbiamo impiegato almeno cinque minuti per abituarci.
Sono in un'aula, a viso scoperto. Accanto a me c'è una collega parimenti a viso scoperto, e davanti a noi venti alunni a viso scoperto compongono il loro tema. A tratti sembrava quasi un esame normale.
Con tutto ciò, non è stato un esame di quelli memorabili.
Le tracce erano piuttosto belle: ce n'era una sul contrasto tra le pressioni sociali e l'identità individuale - e Rama, citato più volte nel blog per la sua curiosa tendenza a rifornirmi di collane di caramelle a forma di ciuccio da distribuire in classe, ne ha tirato fuori un testo bellissimo che tutti gli insegnanti hanno letto con grande ammirazione e si sono passati l'un l'altro, e che alla fine gli è valso la lode; ma anche una traccia che era il testo della Guerra di Piero di De Andrè, che ha portato frutti meno entusiasmanti e addirittura una parafrasi, con grande disperazione della prof. Casini (ma come gli è venuto in mente? E soprattutto, cosa c'è da parafrasare nel testo della guerra di Piero, uno dei testi più piani e più chiari che mai si siano visti?) che gli è valso un meritatissimo cinque.
A Matematica le cose sono andate peggio, e il compito amorevolmente allestito dalla commissione ha prodotto due quattro e un paio di cinque, non diversamente da quanto successo nelle altre classi e financo a Crifosso. Posso garantire che solo un grosso impegno da parte del candidato riesce a produrre un quattro nel compito di matematica degli esami di Terza, perché gli insegnanti che lo preparano han sempre cura di allestirlo in modo da garantire la sufficienza praticamente a tutti, e quella classe non si era mai segnalata per particolari disastri in quella materia.
L'esame di Terza è di solito un momento speciale in cui buona parte degli alunni produce più di quel che ha dato nel corso del triennio e ben raramente funzionano al di sotto del loro consueto livello. Stavolta però è successo.
I percorsi, come ho già accennato, han prodotto ben poco di memorabile. In qualche modo, nel corso dell'esame, il processo alchemico non è scattato e chi era piombo, o argento, tale è rimasto e chi era oro ha lasciato trapelare improvvise bruniture, con l'unica eccezione di Rama.

Così, al momento degli scrutini, il Consiglio si è incartato in una serie di veti incrociati** e di votazioni a tratti piuttosto strampalate, molti si sono visti abbassare il voto rispetto all'ammissione e il gruppo dei cinque 10 ha prodotto solo una lode per Rama, con una certa disapprovazione silenziosa da parte mia. Da molto tempo però ho imparato che non è mai una buona idea cercare di forzare un voto d'esame che il Consiglio non produce spontaneamente con argomenti e insistenze, anche perché di solito non si cava un ragno dal buco ma i rancori possono serpeggiare a lungo, in seguito.
Resta il fatto che, rispetto alle premesse, l'esame non è andato bene.
Non saprei proprio a chi dare la colpa: i presupposti per un buon esame c'erano tutti, nel complesso il triennio era stato molto buono, ma l'esame non ha quagliato bene. Il processo alchemico non si è sviluppato, eppure la buona volontà c'era, sia da parte dei ragazzi che da parte degli insegnanti.
Succede, a volte. E sospetto che la pandemia in qualche modo ci abbia messo del suo.

* anche se, ai miei occhi, nemmeno paragonabile alla Terza Brillante dell'anno scorso, che ai miei occhi rappresenta la summa di tutte le perfezioni possibili - ma tutto ciò l'ho pensato nel mio cuore, senza farne nemmeno un remoto cenno.
**Funziona proprio come in politica: io non voto per il 10 a X perché tu non hai votato per l'8 di Y. Cose di questo genere.

venerdì 26 agosto 2022

Favole periodiche. Le vite avventurose degli elementi chimici - Hugh Aldersley-Williams

                                           

Qualche anno fa, a una delle Mostre del Libro che organizzavo per la scuola nei tempi felici pre-pandemia, incappai in un corposo libro dedicato agli elementi di Sua Maestà la Tavola Periodica, di cui sapevo che esisteva e davvero poco di più. 
Lo comprai, nella speranza di farmi una minima infarinatura con poco dispendio di energie - confidando, insomma, di trovarmi in mano un frutto di quella divulgazione colta cui il nostro compianto Piero Angela ha dato tanti validi contributi; poi lo lasciai tranquillo a riposare nello scaffale della libreria.
Ai primi di Agosto di quest'anno, improvvisamente, ho sentito che era venuto il momento di leggerlo, e leggendolo ho scoperto che si trattava in realtà di una cosa un po' diversa: non proprio un libro di chimica, e nemmeno di storia della chimica, ma un libro sull'importanza degli elementi nella cultura e nella storia, intervallati da ricordi autobiografici dell'autore - che ad esempio racconta il suo fanciullesco entusiasmo per la Grande Tavola, e i suoi tentativi di costruirsene una in casa con piccoli campioni di elementi (molto coinvolgente: mentre leggevo quella parte mi sono sorpresa a meditare seriamente di costruirmi anch'io una Tavola casalinga. Per fortuna in quei giorni era molto caldo e la pigrizia ha avuto quasi subito il sopravvento, perché davvero, anche saltando a priori la caccia agli elementi radioattivi, non si tratta di affare di poco conto).
Gli elementi sono divisi in gruppi, e a ogni gruppo è stato dato un titolo: Potere, Fuoco, Bellezza eccetera, e per ogni elemento si racconta qualcosa sulla sua storia e l'importanza che aveva avuto, ma spesso anche su come era stato scoperto e isolato. Una cosa del tipo: Tema del giorno, un elemento. Parlane nel modo che più ritieni opportuno.
A seconda degli elementi i capitoli sono diversi: si può raccontare l'avventurosa storia della sua scoperta, l'avventurosa storia della sua commercializzazione oppure la folle storia della sua entrata in pubblicità (quanti di noi si precipiterebbero oggi a compare una crema per la pelle addizionata al radio? In realtà potremmo farlo tranquillamente perché il radio quelle creme non lo vedevano nemmeno di lontano, per fortuna dei loro fabbricanti. Di solito. Di solito ma non sempre).
Ho così scoperto che l'oro è sempre stato molto amato e apprezzato principalmente per il suo colore, ma che a parte farci monete e gioielli non è che ci si combina molto; al contrario  il platino, che pure conoscevo esclusivamente per il suo impiego in gioielleria, è un elemento utilissimo per infiniti usi ed ha una storia molto recente, oltre ad essere molto più duro e difficile da fondere; che l'argento è simbolo per eccellenza della purezza anche perché si annerisce con esasperante facilità; che il cromo è pure lui molto recente ed è stato identificato come simbolo della pacchianeria tipica americana (anche se io, per la verità, l'ho sempre trovato molto carino, così luccicante) e anche che il carbone vegetale sta avendo un suo modesto rilancio in nome dell'ambientalismo ma che i carbonari hanno sempre avuto una strana reputazione, tra lo stregonesco e il rivoluzionario (il che mi ha aiutato a capire perché proprio da rivendite di Carbonari è partito il nostro Risorgimento), che qualche filone di cobalto non ancora identificato come tale è all'origine dei fondali azzurri di certe cattedrali francesi (con relativo approfondimento sulle difficoltà dei tempi andati per ottenere un bell'azzurro brillante se non avevi a disposizione del cobalto) e di come lo zinco abbia una storia particolarissima e sia l'unico elemento a cui è possibile attribuire una data di scoperta su cui la scienza occidentale non può vantare alcun primato (i primi campioni ci sono arrivati dall'Oriente nel basso Medioevo).
Ci sono naturalmente anche gli alchimisti e i loro tentativi di purificare il piombo per estrarne l'oro, così come l'epopea che ha portato ad isolare in serena incoscienza gli elementi radioattivi, avventurosa esperienza che alcuni scienziati hanno pagato a caro prezzo in termini di salute. 
Coloranti, gioielli, coperture in metalli vari, tentativi di esasperante lunghezza per isolare questo o quell'elemento separando i componenti di rocce e composti vari uno per uno; l'avvincente scoperta dell'ossigeno, che è entrato nella nostra vita solo alla fine del Settecento. La gara, ai tempi della Guerra Fredda, per aggiungere nuovi elementi - sempre più radioattivi - all'ultima riga della Tavola. La scelta dei nomi da dare agli elementi scoperti in tempi recenti, che si porta dietro curiosi riflessi politici e nazionalisti. E il capitolo finale, che ho trovato davvero interessante, sulle mitiche Terre Rare (che in realtà non sono affatto rare, solo molto complicate da isolare) con i loro sconosciutissimi nomi e tutte scoperte in Scandinavia da chimici scandinavi. A puro sfoggio di erudizione per esempio posso raccontare che i non conosciutissimi ittrio, erbio, terbio e itterbio prendono tutti e quattro i loro nomi dalla cava di Ytterby (chiamata così dal vicino villaggio) dove sono stati isolati per la prima volta da pazientissimi chimici svedesi.

Il libro ha un prezzo molto contenuto, si legge con facilità e non avendo una vera e propria trama è adattissimo anche per le sedute di lettura più brevi, è stampato su carta leggera e dunque non ci vuole la carriola per portarselo dietro e contiene una quantità sterminata di storie divertenti e interessanti. Alla fine della lettura, temo, il lettore non ne sa molto più di prima sulla chimica, ma guarda il mondo con occhi nuovi.

mercoledì 17 agosto 2022

17 Agosto 2022 - Giornata Mondiale della Valorizzazione del Gatto Nero

La giornata per la Valorizzazione di Sua Eccellenza il Gatto Nero è nata con il nobile intento di sfatare i luoghi comuni che vedono nel gatto nero: non è vero che questi bellissimi felini portano sfortuna (al contrario, avere per amico un gatto nero è una gran fortuna, perché di solito sono dolci e affettuosi), non è vero che è un emissario del demonio (caso mai è il demonio che è un suo umile servitore, perché, come tutti i gatti anche quelli neri sanno come farsi obbedire) eccetera eccetera.
Tuttavia è vero che un gatto nero può risultare inquietante quando ti guarda dall'alto in basso. E molti gatti neri possono risultare inquietanti, quando ti guardano dall'alto in basso, ma anche dal basso in alto.
Possono, sì, essi lo possono. E ci si divertono moltissimo.
E anche noi ci divertiamo a farci inquietare, quando ci guardano così.
Ai gatti piace molto giocare, anche quando diventano gatti adulti. Tra i tanti pregi dei gatti c'è il fatto che giocano volentieri anche da anziani - detto e non concesso che un gatto diventi mai anziano. E giocare a fare i Gatti Inquietanti li diverte assai. 
Per esempio:
Auguri a tutti i gatti neri, che in questo giorno della loro festa meritano di essere apprezzati in modo speciale - come del resto in tutti i giorni dell'anno.
Ma auguri anche ai gatti diversamente neri e ai diversamente gatti, perché questo è un blog inclusivo e politically correct.

lunedì 15 agosto 2022

I miei insegnanti - Piero Angela

Ebbene sì, nel 2019 Piero Angela entrò nel variegato universo Disney
(ovviamente per un'opera di divulgazione scientifica)

Verso la fine degli anni 70 Piero Angela scrisse su Sorrisi e Canzoni TV un breve articolo che mi colpì molto. Mi riproposi di incollarlo nell'album dei ritagli che all'epoca tenevo, e nella mia mente c'è anche il ricordo (mendace, a quanto pare) di averlo effettivamente ritagliato e incollato. 
Sta di fatto che nell'album quell'articolo non c'è. Per molto tempo mi sono cullata nella speranza che saltasse fuori dalle pagine sciolte che conservavo in attesa di completare l'album, ma alla fine l'album è stato completato e quell'articolo non è mai saltato fuori, con mio grande disappunto.
All'epoca Piero Angela era già famoso, tanto da invogliarmi a leggere quel che aveva scritto, ma non credo che tenesse una rubrica fissa su Sorrisi, anzi mi sembra che l'articolo sia comparso in una sorta di rubrica dove scriveva ogni settimana una persona diversa.
L'argomento era abbastanza insolito, all'epoca: si trattava di una breve e chiarissima dissertazione su come fosse doveroso, trattando argomenti altamente culturali, essere chiari e non nascondersi dietro discorsi complicati. Non nel senso che gli argomenti di alto spessore andassero semplificati per il largo pubblico generico. No, l'argomento andava mostrato in tutta la sua complicanza, però andava esposto in modo chiaro e comprensibile. Esprimersi in modo complicato non doveva essere un modo per darsi importanza, anzi il pubblico era tenuto a diffidare di chi non riusciva a farsi capire, ché era segno prima di tutto di maleducazione, ma anche di incapacità. L'ascoltatore, il lettore o quant'altro non doveva  cadere in estatica ammirazione davanti a un testo infarcito di subordinate attorcigliate e di parole incomprensibili, ma guardare il pedante esperto dall'alto in basso e concluderne, schifato, che si trattava di un incapace che non sapeva farsi capire, e perdere ogni tipo di reverenza verso costui. 
Come rimedio per scoraggiare i pedanti, si suggeriva in chiusura di munirsi di una bella cassa di pomodori ma il concetto che cotali pomodori andavano risolutamente gettati addosso a chi parlava in modo inutilmente complicato era lasciato sottinteso nelle righe, senza esplicitarlo: tra i suoi molti pregi, Piero Angela era anche dotato di una singolare finezza, oltre che di una chiarezza cristallina.
Era un concetto quasi rivoluzionario, in Italia - per certi versi lo è ancora - e fece risuonare una corda molto profonda del mio cuore. Di fatto avevo sempre nutrito una grande diffidenza verso chi complicava i discorsi senza un perché: avendo ricevuto una istruzione di buon livello ero perfettamente in grado di decrittare una scrittura volutamente complicata e di accorgermi quando le complicazioni erano inutili. Inoltre avevo anche scoperto che i libri degli studiosi stranieri di solito erano molto più chiari di quelli degli studiosi italiani, che spesso infatti mi causavano una vera e propria crisi di rigetto.
Si trattava anche (ma questo non potevo saperlo, all'epoca) di una sorta di manifesto: per tutta la sua vita Piero Angela ha lavorato duramente con l'obbiettivo di non annoiare l'ascoltatore ma di istruirlo accuratamente, spiegando e dispiegando i più vari argomenti con garbo, per gradi ma senza complicarli inutilmente.
Anche se, con mio grande rimpianto, non ho conservato l'articolo nell'album dei ritagli, ne ho conservato saldamente nel cuore il contenuto, e per tutta la vita ho cercato di essere chiara e precisa quando scrivevo e quando parlavo, a costo di passare per sprovveduta. Tutto ciò, tra l'altro, si è rivelato molto utile quando mi sono ritrovata in cattedra a spiegare la rava e la fava a dei giovinetti ancora un po' inesperti.
Oggi su YouTube sta fiorendo una scuola di cosiddetti divulgatori (sono loro a definirsi così) - esponenti delle nuove generazioni esperti nei più vari campi del sapere; si tratta, in sintesi, di bravi ragazzi che spiegano in modo comprensibile ma accurato argomenti assai complessi di storia, chimica, geologia eccetera, con grande dispiego di fonti e di approfondimenti pazientemente citati "in descrizione", ovvero nel testo che accompagna il video. Sono, e si considerano, figli spirituali di Piero Angela e il loro cordoglio nel commemorarlo è stato profondo e sincero. 
I buoni semi sanno fiorire anche su terreni imprevisti, e il lascito di Piero Angela non si limita solo alle sterminate serie di puntate dei vari Quark e Superquark e al suo pregevolissimo figlio, ma anche all'aver ricordato all'italico pubblico che divulgare non vuol dire addomesticare e semplificare un argomento, bensì renderlo comprensibile anche a chi non ha fatto studi specifici in proposito (cioè a tutti, perché nessuno, per quanto colto, può essere esperto in tutto). 

mercoledì 10 agosto 2022

The Mysterious Affair of the Docente Esperto

L'Insegnante Esperto: un mostro singolare.

Dalle viscere della bozza del Decreto Aiuti Bis, approvato nel Consiglio dei Ministri il 4 Agosto 2022 ma non ancora definitivo,  è emerso un mostro singolare: il Docente Esperto.
Il decreto in questione, a quanto si sa,  contiene una serie di facilitazioni, aiuti e soccorsi di carattere economico per noi poveri cittadini italiani tormentati da inflazione, aumento dei prezzi e altre varie traversie e traversine, cui di recente si è aggiunta anche la siccità. Niente di strano dunque che ci sia anche un aiuto per noi poveri docenti, da tempo ormai oppressi e vessati per ogni dove.
Cioè, però: tutti noi docenti siamo anche cittadini italiani o in Italia residenti, lavoratori provvisti di un reddito, dipendenti statali - quindi ci spettano già una parte degli aiuti promessi; naturalmente un aiutino supplementare sarebbe assai gradito, visto che abbiamo tra l'altro un contratto scaduto nel lontano 31 Dicembre 2018 di cui non si intravede un rinnovo a tempi brevi.
Si tratta di un secondo bonus docenti, da aggiungere a quello approvato anni fa per l'aggiornamento e l'acculturazione?
No, non è un bonus.
Allora sono dei soldi in più per la scuola, magari da aggiungere per la contrattazione interna?
Nemmeno.
All'articolo 39 del decreto però promettono soldi agli insegnanti. Non a tutti, ma ad alcuni sì.
Al termine di un percorso formativo triennale (in caso di esito positivo, vabbé).
Che inizierà nell'anno scolastico 2023-24.
Ovvero i soldi arriveranno tra quattro anni. 
Si tratta di una vaga gratifica una tantum che dovrebbe essere tra il 10 e il 20 per cento dello stipendio e che verrà decisa al momento del rinnovo del contratto (il che non sembra molto rassicurante ma magari si pecca per eccesso di diffidenza. Forse).
Per carità si piglia tutto, ma una roba che arriva fra quattro anni e dopo un corso triennale non sembrerebbe poi un aiuto così tempestivo. Che senso ha infilarlo tra il rinnovo del taglio delle accise (che scatta a giorni), il bonus per lo psicologo (che è già in assegnazione) e i soccorsi per gli agricoltori (che, si spera, arriveranno ben prima di quattro anni)? 
Perché questa brava gente non si prende un attimo di pausa e non ci fa su un decreto apposito a Settembre, magari dopo essersi schiariti un po' le idee sul corso triennale in questione, di cui non si dice alcunché?
Certo, a Settembre far partire un decreto autonomo potrebbe risultare un problema per il governo in uscita; e potrebbe purtroppo darsi che il governo in uscita di cui soipra nel frattempo si debba occupare di qualche ulteriore emergenza, che da qualche tempo ne arriva una nuova ogni settimana. Così, per sicurezza, infilano questa roba che non è esattamente un aiuto immediato nel mucchio e si tolgono il pensiero.
Pazienza. 
In questo periodo ci vuole tanta tanta pazienza, e magari ne servisse soltanto agli insegnanti.

Ad ogni modo in quell'articolo 39 ci sono cose ben più strane della promessa di un generico regalino una tantum alla fine di un percorso formativo triennale non meglio definito. 
Subito dopo infatti appare la misteriosissima figura del Docente Esperto, creata per l'occasione.
Proverò adesso a descriverlo sulla scorta del quasi niente che risulta da quell'articolo di decreto.
Tanto per cominciare, l'Aspirante Docente Esperto deve essere di ruolo per cominciare il suo lungo percorso - e quando dico lungo, intendo veramente lungo.
Nove anni, a partire dall'anno scolastico 2023-2024.
In sintesi ci saranno tre corsi di tre anni, non sovrapponibili - nel senso che se ne può fare solo uno per volta. Ogni corso avrà un esame finale, e se verranno superati tutti e tre allora il tenace insegnante diventerà Docente Esperto, e avrà diritto a una gratifica di 5650 euro lordi all'anno, sembra di capire per sempre - cioè, fin quando resta in servizio, e anche la pensione verrà calcolata tenendo conto di quella giunta.
I Docenti Esperti saranno 8.000 al massimo (ovvero i primi 8.000 della graduatoria, quindi superare gli esami non è garanzia sufficiente di riuscire a intascare il malloppo) ogni anno per quattro anni, per un totale di 32.000 Docenti Esperti. 
E dopo? Ci sarà possibilità per chi è arrivato dopo di esperienziarsi?
Non si sa. C'è da dire però che tredici anni sono un arco di tempo più che sufficiente per ponderare con cura se se sia il caso di proseguire con questo curioso esperimento.

Che cosa fa un Docente Esperto, a parte incassare uno stipendio un po' più alto (che è pur sempre una bella cosa)?
La sua solita vita. Non ci sono incarichi aggiuntivi. Esiste, semplicemente, ed è Esperto.

Molte domande si impongono, e molte osservazioni si affollano alla mente di chiunque.
La prima è: cosa gli insegnano, in questi nove anni, al docente, per farne un Docente Esperto?
Lingue? Didattica? Scienze? Gingillometria Applicata?
Non si sa. Sul decreto non c'è scritta una parola a riguardo. Si tratta di "percorsi formativi" - un concetto uno zinzino vago, se vogliamo.
Di che tipo di corsi si tratta? Università, scavi archeologici, alternanza scuola/lavoro, costruzione di un acceleratore di particelle?
Di nuovo, nel decreto non c'è scritta una parola al riguardo. Chi ha un po' di pratica del mondo della scuola sospetta che debba ancora essere tutto deciso, e che qualcosa comincerà vagamente a prendere forma solo nell'estate del 2023.
Terza domanda, piuttosto importante: cosa ci guadagna lo stato?
Avrà 8.000, poi 16.000, 24.000 e infine 32.000 Docenti Esperti ma non potrà fargli fare nulla di diverso da quel che fanno già, ovvero lezioni, qualche progetto, scartoffie varie eccetera.
Sì, ma saranno Esperti e daranno un Valore Aggiunto alla scuola. 
In che modo? Non si sa.
Quarta domanda: cosa ci guadagna l'insegnante, a parte l'indubbia soddisfazione di tirarsela perché adesso è un Docente Esperto?
Qualche soldo, già programmato. 5650 euro l'anno divisi su 12 mensilità sono 470 all'anno. Lordi, naturalmente. Dunque 300 al mese se va bene, probabilmente un po' meno. Non sembra un granché visto che nessuno di noi ha la più pallida idea del costo della vita tra dieci, undici, dodici e tredici anni. Certo, può essere che l'inflazione si spenga già a Settembre (in teoria può essere), così come può essere che tra due mesi passi il glorioso picco del 10% per continuare a salire (anche questo può essere).
Quinta domanda: cosa succede se l'Aspirante Docente Esperto resta incinta? O se si ammala?
Qualcuno magari potrebbe osservare che gli insegnanti maschi non restano incinta (anche se possono ammalarsi). Errore: i permessi per paternità li possono prendere anche gli uomini, la tendenza è ad aumentarli - e lo stato non può far storie a riguardo: li deve concedere, tutti, a qualsiasi padre li richieda.
Il tasso di fertilità in Italia è disastrosamente basso, ma non per colpa degli insegnanti; essi infatti si riproducono come conigli, anche perché l'insegnamento è uno dei pochi mestieri dove la gravidanza non ti rovina la carriera: quando ritorni, di solito dopo un anno, trovi un sacco di classi che aspettano solo te e ricominci da dove avevi smesso. Il nostro è un lavoro molto vario, ma sotto certi aspetti è anche un lavoro che è sempre lo stesso. Altri alunni, altro giro e altra corsa, si riparte.

Veniamo alle considerazioni.
La prima è che, da qualsiasi parte la si guardi, questa storia sembra un delirio.
Nove anni. 
Quale cazzo di lavoro prevede un percorso formativo di nove anni per passare (forse) di livello?
In nove anni uno studente di medicina prende una laurea e due specializzazioni.
Uno studente di Lettere prende tre diplomi di laurea, oppure una laurea 3+2 e un dottorato di ricerca, oppure due lauree e un corso di specializzazione di un qualche tipo.
Programmare qualcosa che dura nove anni è un bell'azzardo per chiunque, qualsiasi lavoro faccia.
Nove anni, e se per un qualche motivo toppi l'ultimo dei tre esami, sarà come non avere fatto niente. E se hai sfortuna con le graduatorie, magari perché non hai la seconda laurea o quattro master o più semplicemente perché davanti a te c'è gente con più servizio, anche se hai fatto bene l'ultimo esame ti ritrovi lo stesso senza giunta allo stipendio e senza titolo. Molto triste.
Altra nota temporale: una volta diventato Docente Esperto devi restare almeno altri tre anni a lavorare nella scuola  (che è l'unica parte dell'insieme che mi risulta abbastanza sensata). In questo modo però l'Aspirante Docente Esperto si ritrova limitato dalla data di nascita, perché deve avere la possibilità di insegnare per altri 13 anni da oggi; con le leggi attuali sul pensionamento quindi è un percorso che possono intraprendere solo gli insegnanti di ruolo che al momento hanno meno di 54 anni - ovvero l'età in cui quasi per tutti l'arrivo di eventuali figli non dovrebbe più interferire. In cuor mio disapprovo, perché in fondo al mio cuoricino sarei quasi tentata di giocare questa strana lotteria.  Forse, chissà, magari*.
Negli ultimi tre anni tutti noi ci siamo visti cambiare il mondo intorno da un mese all'altro.
Davvero, non mi sembra un momento che predisponga psicologicamente verso l'idea di impegnarsi per nove anni in alcunché, con la vaga prospettiva di avere (forse, se tutto va bene) un aumento di stipendio che tra dieci anni potrebbe valere quanto il tradizionale rotolo di carta igienica.

La seconda considerazione è che 32.000 Insegnanti Esperti... non so, mi sembra come quelle teorie che l'Africa sta invadendo l'Italia a botte di 60.000 migranti all'anno.  Gli insegnanti in Italia sono circa 850.000,  le scuole 8.290 ognuna con svariati ordini di studio e indirizzi. 
Quanto possono influire 32.000 Insegnanti Esperti su questi numeri? Dovrebbero diventare il lievito della scuola? E in che modo, se continueranno a fare quel che facevano prima?
(E avranno ancora voglia di far lievitare la scuola,  dopo nove anni di percorso formativo? Non tutti i percorsi riescono col buco, particolarmente quelli organizzati dal MIUR, e spesso la loro principale utilità consiste negli abbondanti pretesti che aiutano e incoraggiano i docenti a dedicarsi a una delle loro attività preferita, ovvero lamentarsi. Io per prima, si capisce**).

Terza considerazione: per servire a qualcosa, il triplice percorso formativo triennale andrebbe quantomeno ritagliato su misura del singolo Aspirante Docente Esperto, attingendo a una scelta di possibilità molto, molto vasta. Ciò sarebbe probabilmente costoso, ma una buona organizzazione e un abbondante impiego di quelle entità (abbastanza ignote a chi cura roba a gestione statale in Italia) che sono conosciute con i generici nomi di "buonsenso" e "flessibilità" renderebbe probabilmente il tutto meno costoso di quel che sarà comunque, anche se forse fallerebbe nel suo principale intento, che un animo sospettoso potrebbe magari individuare nell'eterno desiderio del MIUR di foraggiare le facoltà universitarie a sfondo didattico, in quanto richiederebbe probabilmente un abbondante utilizzo di risorse umane esterne al mondo universitario in questione.

Arriva così la sesta domanda: ma sul serio faranno davvero questa roba, in questi precisi termini?
Certo, tutto può essere;  ma in cuor mio, alla luce della mia lunga esperienza con la scuola*** sospetto che il tutto si fermerà dopo il primo percorso triennale, detto e non concesso che parta almeno quello.

Infine, c'è la settima e più essenziale domanda: cosa aveva fumato, bevuto o comunque assimilato chi ha avuto questa bella pensata?
Mi sembra importante saperlo, per meglio scansarla; perché, davvero, sembra roba che conviene evitare con cura.

* Balle. Riesco a trovare le scuse più assurde perfino per non fare un corso di inglese, figurarsi se mi impegolo in un percorso di nove anni nove senza esserci costretta dalle truppe di occupazione sotto la minaccia di non meno di due mitra spianati.
** A proposito di lamentele: molti insegnanti hanno deprecato assai e avviato una raccolta di firme in rete contro il Docente Esperto. Non la linko perché non approvo molto le petizioni alla cieca contro entità ancora così indefinite, ma si trova in rete con estrema facilità.
***Sono figlia di insegnante. Mia madre ha iniziato nel 1950, e anche nella breve forbice di anni in cui lei non insegnava più e io non insegnavo ancora, buona parte dei miei amici insegnava. Da quando sono nata, la scuola ha sempre fatto parte della mia vita.

lunedì 8 agosto 2022

8 Agosto 2022 - Giornata Mondiale del Gatto



Auguri a tutti i gatti del mondo, 
in particolare a quelli più curiosi e avventurieri
ma soprattutto a quelli 
che in questi giorni più caldi 
colano con eleganza 
sugli alberi, sui tavoli e sotto le siepi
e si dedicano con intensità alla vita notturna
tenendo sveglio l'intero condominio.

venerdì 5 agosto 2022

Il diario geniale della signorina Shibata - Emi Yagi


Quello che vado oggi a presentare è un perfetto romanzo giapponese. Infatti si tratta di un romanzo corto (poco più di 150 pagine), molto denso, dove succedono tante cose ma tutte senza parere, e dove c'è anche un sacco di atmosfera. Inoltre è un romanzo strano, e con una trama molto particolare, tanto che non si sa nemmeno bene come raccontarlo.

In apparenza è una storia quasi normale: la signorina Shibata annuncia di essere incinta e vive la sua gravidanza, che come sempre succede è una esperienza profonda e coinvolgente, che muta profondamente chi la vive e le fa guardare tutta la sua vita e il mondo intorno a lei con occhi nuovi.
Al termine, la signorina Shibata trova che si è trattato di una esperienza molto soddisfacente, tanto che è fermamente decisa a ripeterla al più presto per avere un secondo figlio. Diciamo insomma che si tratta del racconto di una maternità. 
In apparenza niente di troppo originale, per quanto naturalmente ogni gravidanza sia un'esperienza unica per chi la vive.
E allora, cosa c'è di tanto particolare? Libri dedicati all'Attesa ce ne sono tantissimi, molti scritti in prima persona. Si tratta in effetti di un genere piuttosto gettonato.
Naturalmente c'è il fatto che questa esperienza è vissuta in Giappone, e si sa che il Giappone è un paese dove tutto viene fatto in modo piuttosto particolare.
Ma per quanto la cultura del tuo paese possa essere particolare, alla fine la gravidanza è un processo che segue le stesse tappe in tutte le parti del mondo: resti incinta, il bambino cresce e a un certo punto partorisci. Di solito.
Ecco, qui ci sarebbe molto da questionare su ognuna di queste tre tappe essenziali.
Per esempio la prima: resti incinta.
Ecco, per quanto ogni nascita abbia la sua storia, una gravidanza comincia sempre nello stesso modo: c'è un uomo (o un istituto di quelli che lavorano alla procreazione assistita) che fa la sua parte, e una donna che si ritrova un ovulo fecondato (qualche volta più di uno). Certo, ci sono racconti che contemplano altre possibilità ma, ammettiamolo, si tratta per lo più di leggende.
Ma qui è diverso: la signorina Shibata racconta "Ecco come rimasi incinta" - e segue una scena che si svolge nell'ufficio dove lavora.
Niente di strano, certo - fare un figlio con qualcuno che incontri nell'ufficio dove lavori è abbastanza comune. Ma qui la questione principale consiste in una serie di tazzine da lavare.
Un lavoro da donna, giusto? E l'unica donna dell'ufficio è la signorina Shibata.
La quale signorina Shibata improvvisamente scopre che l'odore del caffè, ora che è incinta, le dà la nausea, e anche quello del fumo - per tacere del fatto che in ufficio è vietato fumare.

La gravidanza inizia così. 
Poi la signorina Shibata stabilisce che non può lavorare troppo, visto che è incinta, e smette di fare gli straordinari, e questo le lascia improvvisamente molto più tempo libero. Meglio, così smette di nutrirsi di precotti e cura di più l'alimentazione - una alimentazione a base di prodotti freschi e genuini è molto importante, per una donna incinta e per chi cresce dentro di lei.
Ma una gravidanza è molto più di questo: è necessario preparare il proprio corpo al lavoro che sta intraprendendo. Corsi di yoga e di stretching, un po' di esercizio fisico, camminate.
Parlare con altre donne incinta aiuta molto: con quelle che hanno già avuto figli, certo, ma anche con chi, come te, non ne ha mai avuti. Si creano nuovi legami e amicizie. Si impara a riconoscere le altre donne incinta quando le incontri per strada. Mica tanto semplice, quando la gravidanza è appena agli inizi; eppure ci si riesce. No, non "ci si riesce": non si fa nulla perché succeda, succede e basta.
Ci sono le app che ti accompagnano, naturalmente, e ti spiegano passo passo come cambia il tuo corpo e come cresce il bambino. Si compilano schede e tabelle che ti aiutano a capire se tutto procede bene, ma ti permettono anche di sintetizzare quel che ti sta succedendo.
C'è la questione della scelta del nome del futuro bambino (che in Giappone è più complicato che da noi, perché oltre a scegliere il nome devi scegliere anche il modo con cui va scritto e pronunciato e gli ideogrammi che lo formano, ma questo chi legge manga lo sa bene).
Poi il bambino dentro di te cresce e incomincia a muoversi. A volte si muove moltissimo. 
E ci sono i controlli medici e le ecografie. Lo sbalordimento quando si vede per la prima volta quell'insieme di punti che è un bambino - il tuo bambino.
E c'è anche una anticipazione di quel che succederà dopo, in una bellissima scena che è l'ultima prima del parto (...prima del parto? Chissà...) dove una madre descrive con chiarezza e sincerità cosa può essere la vita quando hai un figlio piccolissimo.

E' un romanzo che parla di cosa è la gravidanza in una società maschilista come quella giapponese, e come può essere complicato il rapporto con il lavoro per una donna - non di una madre, di una donna. Ma è soprattutto un romanzo che parla del complesso rapporto tra realtà e immaginazione, e di come l'immaginazione possa a volte creare la realtà. Anzi, il tema principale è proprio questo: dove finisce la realtà, dove comincia l'immaginazione e quanto la prima possa essere influenzata dalla seconda. Un evento esiste quando c'è un osservatore ad osservarlo. Ma esiste di per sé oppure è la presenza dell'osservatore a crearlo?

Una lettura fresca e vivace, molto divertente e molto piacevole, con una prosa accattivante e molto ben scritta. 
Lettura consigliatissima a tutte le donne, anche (o forse soprattutto) a chi non ha figli e non ne avrà mai. Ma forse potrebbe essere molto interessante anche per un uomo, chissà. Dopotutto, tratta temi universali.

La copertina non c'entra niente, e credo che il titolo sia stato rimaneggiato. Se non ho capito male in origine era qualcosa tipo "Diario vuoto" oppure "Diario del vuoto".
Siccome è uscito da pochissimo, in rete non si trovano quasi recensioni. Spero che abbia successo ma non ne ho visto parlare da nessuna parte.