Studiosi islamici al lavoro nell'osservatorio di Taqi-al-din
Premetto che, da brava medievista, sono cresciuta nella convinzione che l'astronomia islamica, la scienza islamica, la medicina islamica, la storiorgafia islamica, l'architettura islamica eccetera eccetera eccetera fossero assolutamente superiori alle loro controparti occidentali nell'alto medievo - anche se dopo il Mille almeno per quel che riguarda l'architettura ricominciammo a farci valere pure noi. Non è questione di esterofilia o campanilismo alla rovescia, l'è proprio un dato di fatto e non c'è nulla da fare se non ingoiare dignitosamente il rospo: in occidente eravamo molto ma molto inferiori, per quanto indubbiamente ricchi di numerosissime potenzialità (all'epoca a uno stato di sviluppo ancora assai embrionale).
Detto questo, la religione islamica non mi ha mai particolarmente entusiasmato, e nemmeno quella cristiana e neppure quella ebraica: massimo rispetto per chi le pratica, si capisce, ma proprio non è pane per i miei denti. Leggo più volentieri la Bibbia del Corano, ma credo sia solo una questione narrativa: nel Corano si salta sempre di palo in frasca, nella Bibbia c'è un certo filo conduttore.
Quando ho cominciato a insegnare tuttavia si stava già profilando all'orizzonte lo spettro del Conflitto di Civiltà - altro argomento che mi ha sempre lasciato molto freddina, perché comunque vada ammazzare la gente senza un perché non mi è mai sembrato sintomo di soverchia civiltà, chiunque lo faccia.
E ho molto deprecato entrambe le ultime due guerre del Golfo, anche per l'immane casino che evidentemente si sarebbero (e si sono) portate dietro - e perché sentir parlare di Guerra Giusta mi ha sempre provocato una certa orticaria: in cuor mio l'unica guerra giustificabile è quella che fai per difenderti se ti attaccano, tutto il resto è solo ciarpame da propaganda.
E ho fatto pure una tesi che riguardava indirettamente le Crociate e dunque so un sacco di cose sull'argomento, soprattutto da parte cristiana (ma non mi sono mai sentita molto in colpa per le Crociate, perché a parte la prima le abbiamo perse tutte, e giustamente, perché erano preparate molto male e condotte peggio).
E ho molto deprecato entrambe le ultime due guerre del Golfo, anche per l'immane casino che evidentemente si sarebbero (e si sono) portate dietro - e perché sentir parlare di Guerra Giusta mi ha sempre provocato una certa orticaria: in cuor mio l'unica guerra giustificabile è quella che fai per difenderti se ti attaccano, tutto il resto è solo ciarpame da propaganda.
E ho fatto pure una tesi che riguardava indirettamente le Crociate e dunque so un sacco di cose sull'argomento, soprattutto da parte cristiana (ma non mi sono mai sentita molto in colpa per le Crociate, perché a parte la prima le abbiamo perse tutte, e giustamente, perché erano preparate molto male e condotte peggio).
Ben presto mi ritrovai con i primi alunni islamici in classe.
Come regolarmi con loro in un pazzo mondo che pretende che siano tutti terroristi in erba, o almeno in nuce?
La scuola è una piccola isola tranquilla, in generale. Non importa se il tuo insegnante è cattolico praticante o buddista o agnostico, di solito per lui sei soltanto un alunno, giovine creatura implume da badare con gran cura anche se a volte un pochino esasperante.
Se poi sei una giovane creatura implume lontano da casa, con genitori che parlano una lingua diversa e che affrontano un sacco di problemi perché sono stranieri, di tendenza diventiamo ancor più protettivi. La maggior parte di noi, almeno - anche se ricordo un paio di discorsi abbastanza spiacevoli a due consigli di classe quando lavoravo a Firenze.
St. Mary Mead sotto questo aspetto ha le carte in regola: è un paese molto chiesino ma anche a vocazione piuttosto assistenziale. Poi, in cuor suo, ognuno penserà quel che crede.
Tuttavia anche lì, nel pieno della Terza Effervescente, un alunno di famiglia islamica assai praticante all'esame scrisse un tema che ci fece molto male, raccontando come suo padre (che era lì da più di vent'anni) si sentisse trattare da "diverso" e quindi non mandasse il figlio ai compleanni degli amici (e il figlio dovette infilare per anni le più varie scuse ai compagni, che probabilmente alla fine facevano solo finta di crederci, ma che l'hanno sempre trattato con molto affetto e stima). Gli insegnanti indigeni meditarono in cuor loro e conclusero che, forse, era stata più una impressione del padre che una vera emarginazione, ma vai a sapere? Comunque, se quel tema fece male a noi, figurarsi a chi lo aveva scritto!
Ma credo che le scuole di St. Mary Mead fossero comunque assai innocenti, la materna come le elementari e le medie.
Quando arriva il capitolo sulla nascita dell'islam, in prima media (sempre condotto sulla scorta di libri assai politically correct, per quanto schifo possano fare in tutti gli altri capitoli) attacco la mia solita sviolinata su quanto era ganzo l'islam, e la cultura islamica, e la scienza islamica eccetera eccetera, e sviolino senza risparmio. Più musulmani ci sono in classe, e più sviolino. E sull'islam li interrogo regolarmente, di solito con eccellenti risultati e ogni volta imparando qualcosa di nuovo.
Capita mai che trovo l'alunno proveniente da un paese islamico ma che dell'islam se ne frega alla grande?
Ebbene sì, ho trovato anche quelli. Nel qual caso sorvolo garbatamente sull'interrogazione venuta male e do una smorzata alle sviolinate.
Di solito però i ragazzi apprezzano. L'autore del tema amareggiato, quando la Terza Effervescente era ancora una Prima (ma già molto Effervescente), ci portò addirittura un Corano (sempre belli da guardare, i Corani, con quella magnifica scrittura dove potrebbe esserci scritto qualsiasi cosa) e ci lesse qualche versetto per poi tradurcelo. E tutti gli facemmo gran festa e ce lo facemmo girare di mano in mano, esattamente come quando altri stranieri ci portano le monete del loro paese e ci descrivono le ricette tipiche.
Quest'anno, nella Prima dove faccio storia, ho ben quattro islamici praticanti, che ci hanno spiegato perché il maiale è impuro e un sacco di altre belle cose - mi sono anche fatta una cultura sul Ramadan e sul fatto che i ragazzi possono farlo (possono, non devono) farlo, pare addirittura dagli otto anni in su, e sugli allenatori delle squadre di calcio che hanno assai cenciato quelli che ci provavano perché all'allenamento, comprensibilmente, nei giorni di digiuno quelli non combinavano niente. Pare che decidano le famiglie se permettere o no ai figli di fare il Ramadan precoce, ma per quel che ho capito dette famiglie non ostacolano il primo tentativo e ancor meno ostacolano il ravvedimento finale, che di solito arriva nel giro di due o tre giorni - che credo sia la politica che la gran parte dei genitori di ogni latitudine adottano quando il figlio si prende qualche fissazione.
Quando arriva la Terza e di islam si comincia, ahimé, a parlare in termini di terrorismo, di solito è tutta una gara a screditare le teorie che vogliono che la colpa del terrorismo sia nei precetti dell'islam (l'idea del compagno di calcio e di classe che in segreto trama oscuri attentati risulta improponibile un po' a tutti); quando si presenta il caso - e, purtroppo, prima o poi si presenta - il mio personale contributo consiste nel ricordare che quando studiavo alle superiori, alla fine degli anni 70, circolava la teoria che le religioni indiane e l'islam erano troppo passive e non incoraggiavano lo spirito d'iniziativa, e per questo India e paesi arabi erano ancora poveri (giuro che questa teoria c'era, anche se non spiegava come quei popoli tanto tanto passivi fossero riusciti a costruirsi imperi così imponenti da arrivare perfino ad assediare Vienna, e tantomeno dava ragione dei massacri che i passivissimi indiani hanno fatto tante volte tra loro).
La mia vera teoria, che mi guardo bene dall'esprimere davanti a un pubblico di alunni o di praticanti di qualsivoglia religione, colleghi inclusi*, è che le religioni sono come il caucciù e come le tiri stanno - o, a scelta, ci trovi quel che ci vuoi trovare a seconda del momento, e figurarsi se una mi sembra migliore dell'altra - con una possibile eccezione per quella degli indiani d'America (che comunque non conosco a fondo) anche se all'occorrenza un buon mistico che non sia guerrafondaio lo leggo sempre volentieri, che sia sufi, camaldolese, zen o altro, e sempre con un certo profitto spirituale**.
In conclusione: a volte basta poco per fare bella figura ed essere assai inclusivi e multiculturali; e gli insegnanti, per quel che vedo dal mio angoletto, fanno la loro parte con tanta buona volontà non scevra da qualche risultato.
Certo, i risultati sarebbero più duraturi se fuori dalla scuola il mondo non fosse pieno zeppo di pazzi invasati e di cretini in completa libertà. Ma io faccio la mia parte, e di più non posso fare.
Verranno tempi migliori, si spera.
*Come ho già detto, St.Mary Mead è un paese molto chiesino, e proprio i colleghi più chiesini mi hanno amorevolmente assistito con atti, parole (e suppongo anche pensieri) durante la mia cruda malattia, conquistandosi la mia eterna riconoscenza
**sì, può sembrare una contraddizione. Magari lo è davvero. E chi se ne frega?
Se poi sei una giovane creatura implume lontano da casa, con genitori che parlano una lingua diversa e che affrontano un sacco di problemi perché sono stranieri, di tendenza diventiamo ancor più protettivi. La maggior parte di noi, almeno - anche se ricordo un paio di discorsi abbastanza spiacevoli a due consigli di classe quando lavoravo a Firenze.
St. Mary Mead sotto questo aspetto ha le carte in regola: è un paese molto chiesino ma anche a vocazione piuttosto assistenziale. Poi, in cuor suo, ognuno penserà quel che crede.
Tuttavia anche lì, nel pieno della Terza Effervescente, un alunno di famiglia islamica assai praticante all'esame scrisse un tema che ci fece molto male, raccontando come suo padre (che era lì da più di vent'anni) si sentisse trattare da "diverso" e quindi non mandasse il figlio ai compleanni degli amici (e il figlio dovette infilare per anni le più varie scuse ai compagni, che probabilmente alla fine facevano solo finta di crederci, ma che l'hanno sempre trattato con molto affetto e stima). Gli insegnanti indigeni meditarono in cuor loro e conclusero che, forse, era stata più una impressione del padre che una vera emarginazione, ma vai a sapere? Comunque, se quel tema fece male a noi, figurarsi a chi lo aveva scritto!
Ma credo che le scuole di St. Mary Mead fossero comunque assai innocenti, la materna come le elementari e le medie.
Quando arriva il capitolo sulla nascita dell'islam, in prima media (sempre condotto sulla scorta di libri assai politically correct, per quanto schifo possano fare in tutti gli altri capitoli) attacco la mia solita sviolinata su quanto era ganzo l'islam, e la cultura islamica, e la scienza islamica eccetera eccetera, e sviolino senza risparmio. Più musulmani ci sono in classe, e più sviolino. E sull'islam li interrogo regolarmente, di solito con eccellenti risultati e ogni volta imparando qualcosa di nuovo.
Capita mai che trovo l'alunno proveniente da un paese islamico ma che dell'islam se ne frega alla grande?
Ebbene sì, ho trovato anche quelli. Nel qual caso sorvolo garbatamente sull'interrogazione venuta male e do una smorzata alle sviolinate.
Di solito però i ragazzi apprezzano. L'autore del tema amareggiato, quando la Terza Effervescente era ancora una Prima (ma già molto Effervescente), ci portò addirittura un Corano (sempre belli da guardare, i Corani, con quella magnifica scrittura dove potrebbe esserci scritto qualsiasi cosa) e ci lesse qualche versetto per poi tradurcelo. E tutti gli facemmo gran festa e ce lo facemmo girare di mano in mano, esattamente come quando altri stranieri ci portano le monete del loro paese e ci descrivono le ricette tipiche.
Quest'anno, nella Prima dove faccio storia, ho ben quattro islamici praticanti, che ci hanno spiegato perché il maiale è impuro e un sacco di altre belle cose - mi sono anche fatta una cultura sul Ramadan e sul fatto che i ragazzi possono farlo (possono, non devono) farlo, pare addirittura dagli otto anni in su, e sugli allenatori delle squadre di calcio che hanno assai cenciato quelli che ci provavano perché all'allenamento, comprensibilmente, nei giorni di digiuno quelli non combinavano niente. Pare che decidano le famiglie se permettere o no ai figli di fare il Ramadan precoce, ma per quel che ho capito dette famiglie non ostacolano il primo tentativo e ancor meno ostacolano il ravvedimento finale, che di solito arriva nel giro di due o tre giorni - che credo sia la politica che la gran parte dei genitori di ogni latitudine adottano quando il figlio si prende qualche fissazione.
Quando arriva la Terza e di islam si comincia, ahimé, a parlare in termini di terrorismo, di solito è tutta una gara a screditare le teorie che vogliono che la colpa del terrorismo sia nei precetti dell'islam (l'idea del compagno di calcio e di classe che in segreto trama oscuri attentati risulta improponibile un po' a tutti); quando si presenta il caso - e, purtroppo, prima o poi si presenta - il mio personale contributo consiste nel ricordare che quando studiavo alle superiori, alla fine degli anni 70, circolava la teoria che le religioni indiane e l'islam erano troppo passive e non incoraggiavano lo spirito d'iniziativa, e per questo India e paesi arabi erano ancora poveri (giuro che questa teoria c'era, anche se non spiegava come quei popoli tanto tanto passivi fossero riusciti a costruirsi imperi così imponenti da arrivare perfino ad assediare Vienna, e tantomeno dava ragione dei massacri che i passivissimi indiani hanno fatto tante volte tra loro).
La mia vera teoria, che mi guardo bene dall'esprimere davanti a un pubblico di alunni o di praticanti di qualsivoglia religione, colleghi inclusi*, è che le religioni sono come il caucciù e come le tiri stanno - o, a scelta, ci trovi quel che ci vuoi trovare a seconda del momento, e figurarsi se una mi sembra migliore dell'altra - con una possibile eccezione per quella degli indiani d'America (che comunque non conosco a fondo) anche se all'occorrenza un buon mistico che non sia guerrafondaio lo leggo sempre volentieri, che sia sufi, camaldolese, zen o altro, e sempre con un certo profitto spirituale**.
In conclusione: a volte basta poco per fare bella figura ed essere assai inclusivi e multiculturali; e gli insegnanti, per quel che vedo dal mio angoletto, fanno la loro parte con tanta buona volontà non scevra da qualche risultato.
Certo, i risultati sarebbero più duraturi se fuori dalla scuola il mondo non fosse pieno zeppo di pazzi invasati e di cretini in completa libertà. Ma io faccio la mia parte, e di più non posso fare.
Verranno tempi migliori, si spera.
*Come ho già detto, St.Mary Mead è un paese molto chiesino, e proprio i colleghi più chiesini mi hanno amorevolmente assistito con atti, parole (e suppongo anche pensieri) durante la mia cruda malattia, conquistandosi la mia eterna riconoscenza
**sì, può sembrare una contraddizione. Magari lo è davvero. E chi se ne frega?









