Così avevo provato altri suoi libri, ma dopo due tentativi avevo lasciato perdere perché c'era sempre qualcosa che non mi andava, nonostante l'idea di partenza che mi sembrava molto buona e la storia che nonostante tutto finiva per prendermi... a tratti. La verità è che la chick lit mi dà proprio sui nervi - probabilmente avrò scelto le autrici sbagliate, vai a sapere; ma dopo un po' invece di rilassarmi e divertirmi, come dovrebbe succedere nelle intenzioni di chi scrive, mi vengono dei gran nervi. Limite mio, senz'altro.
Dov'è finita Audrey? è stata presentata diverse volte sul Venerdì del Libro, da Mamma Avvocato, da Tazze Spaiate e probabilmente da qualcun altro che non riesco a ritrovare. Le recensioni mi avevano lasciato una buona impressione, come di qualcosa dove le corde dell'autrice avevano dato il suono giusto - senza contare che sono sempre in cerca di bocconcini prelibati per la biblioteca di scuola; ma per molto tempo il libro spariva dalla biblioteca comunale non appena cercavo di avvicinarmi, per ricomparire solo quando ero strapiena di altre cose da leggere e magari pure in ritardo con le restituzioni (prima o poi qualche bibliotecario mi ucciderà e spero che quel giorno qualcuno vada a testimoniare che ci sono state numerose provocazioni gravi, per ottenergli almeno uno sconto di pena ma magari anche la piena assoluzione).
Infine quest'estate sono riuscita a prenderlo e spolparlo è stata questione rapidissima. Non solo non mi sono innervosita, ma mi è piaciuto molto.
Si tratta del primo tentativo dell'autrice nel periglioso mondo della letteratura per giovani adulti, per giunta trattando l'insidiosissimo tema del bullismo dove già tanti autori anche blasonati hanno dato miserevole prova di sé. Kinsella ha scelto una strada piuttosto interessante, lasciando parlare la protagonista in prima persona ma senza mai raccontare con precisione cosa è successo. Lo intravediamo in trasparenza, per accenni, ma alla fine abbiamo le idee piuttosto chiare in materia.
Dopotutto, ci rendiamo conto, non ha importanza sapere cos'è successo esattamente e quali sono stati gli esatti movimenti in successione che hanno sprofondato la ragazza ion una grave depressione. Ad un certo punto comunque a scuola la faccenda è venuta fuori, c'è stato un gran casino, con tutto il relativo corollario di sospensioni, espulsioni e quant'altro e Audrey è finita in clinica, dove ha avviato un lungo percorso di riabilitazione a base di terapie varie e psicofarmaci. Dopo qualche mese è tornata a casa, dove vive una segregazione volontaria, accortamente seguita da una psicologa - una creatura miracolosa che non sbaglia un colpo che è uno (ne esistono davvero? Forse sì).
Conosciamo quindi Audrey quando in parte è già uscita dal tunnell e quel che ci viene raccontato è la parte centrale della sua guarigione. Vive reclusa, parla solo con i suoi familiari (e con sé stessa, molto) combattendo col suo cervello-lucertola che cerca continuamente di prendere il sopravvento per evitarle contatti traumatici, porta sempre occhiali scuri per non dover guardare nessuno negli occhi e passa le sue giornate leggendo fumetti e seguendo distrattamente la vita di casa, un po' come se fosse a pensione in casa sua.
La famiglia sembra un po' squilibrata, all'inizio, con un fratello ben determinato a passare le sue giornate col videogame di Lord of Conquest (LOC), una madre il cui unico scopo nella vita sembra sia impedire al figlio di giocare a LOC (la quale madre dopo un po' il lettore vorrebbe ardentemente strozzare) e un padre che prende la cosa molto meno sul drammatico della moglie e cerca di barcamenarsi tra lei e il figlio senza gran successo. Solo nel corso della storia il lettore, attraverso gli occhi di Audrey che lentamente si risveglia e torna al mondo reale, si rende conto che la vera causa dell'inquietudine della famiglia è proprio Audrey: la madre ha lasciato il lavoro perché lei non si sentisse trascurata, ma il lavoro le manca molto, il padre - che a lavorare continua perché la famiglia deve pur mangiare - è soprattutto preoccupato delle ripercussioni che qualsiasi cosa possa avere su Audrey e anche il fratello, apparentemente avvolto nella sua bolla incantata di videogiochi è altrettanto scosso e preoccupato dei genitori; che insomma il barbaro trattamento che Audrey ha subito dalle compagne - tanto più crudele perché inizialmente travestito sotto le forme insidiose dell'amicizia - non ha colpito solo Audrey, ma tutta la famiglia, che si è ritrovata nuda e disarmata e avvolta dalla cappa del senso di colpa perché come abbiamo potuto non accorgerci di nulla? - l'eterno, angoscioso interrogativo di ogni famiglia quando salta fuori una storia del genere.
In realtà appare chiaro che non è affatto colpa della famiglia e delle gravi carenze affettive che ha inflitto alla ragazza se è successo quel che è successo, perché gravi carenze affettive in effetti non risultano: è stata solo la classica storia di un componente del gruppo (non necessariamente debole o fragile) con cui alcuni elementi hanno deciso di allestirsi un morboso banchetto mentre altri stavano a guardare inorriditi ma senza riuscire a capire in che modo intervenire e a chi chiedere aiuto. Cose di tutti i giorni, si sa, e che succedevano anche un tempo.
Nel corso del romanzo Audrey riprende lentamente i contatti col mondo, uscendo dal suo bozzolo: ricomincia a uscire, avvia una storia con un ragazzo (naturalmente un amico del fratello. Chi altri avrebbe avuto la possibilità di accostarla se non qualcuno che ha accesso alla casa ma in apparenza non viene lì per lei?) riprende i contatti con le amiche (quelle vere); c'è addirittura un incontro con una delle bulle, che ufficialmente vuole rivederla per chiederle scusa ma che gioca in realtà un gioco molto più sporco (probabilmente il capitolo più affascinante del libro perché all'incontro partecipano anche i genitori della bulla e il lettore insieme ad Audrey deve malinconicamente convenire che il sangue non è acqua); soprattutto, osserva attentamente la sua famiglia, girando per casa con una telecamera per preparare il documentario che la psicologa ha richiesto.
La visuale di Audrey, inizialmente claustrofobica, si va allargando, il cervello-lucertola si ritira in buon ordine, la famiglia comincia lentamente a rilassarsi. La storia si avvia verso un lieto fine che però il lettore si limita a intravedere.
L'ho trovato superiore di parecchie lunghezze a qualsiasi altro romanzo sul tema che mi sia mai capitato tra le mani - un interessante gioco di sfumature e chiaroscuri dove il lettore deve darsi parecchio da fare e molto di quel che gli viene detto e fatto capire non è narrato esplicitamente; e come tutti i buoni libri per giovani adulti ha parecchio da dire anche a chi adulto lo è ormai da un pezzo.
Naturalmente è adattissimo per tutte le ragazze dai dodici anni in su, ma non sarebbe male se si riuscisse a farlo finire anche nelle mani di qualche ragazzo. Certo, la copertina rosa, con la protagonista in primo piano con la sua telecamerina violetta, l'aria deficiente che più deficiente non si può e la maglietta decorata a cuoricini e stelline certamente non aiuta in questo senso: non solo qualsiasi ragazzo cresciuto nei nostri anni, ma qualsiasi essere umano dotato di un barlume di senso estetico non può ragionevolmente sentirsi attratto da una roba del genere. Le copertine originali sono molto, molto più decorose:

Comunque l'ho ordinato per la biblioteca, e ho fotocopiato un capitolo per farne una delle prime letture per la Terza, l'anno prossimo.
Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro a tutti buone letture - ma non sui prati perché, almeno dalle mie parti, non abbiamo più prati ma solo una grande sterpaglia.













