Durante la convalescenza sto passando molto tempo in rete, particolarmente su Facebook, grazie al mio amato tablet che mi tiene comodamente compagnia a letto.
Ho così potuto seguire le curiose vicende della trasmissione televisiva di Rai1 Parliamone sabato, che nel giro di poche ore è stata prima messa sotto accusa e poi chiusa in gran fretta, sepolta sotto una valanga* di biasimo e disapprovazione collettiva nonché sotto molti e molti strati di gelido sarcasmo da parte dei social.
Per quanto ho capito (no, non l'ho vista. Non sapevo nemmeno che esistesse) è una di quelle trasmissioni a base di dibattito spicciolo tra pubblico e ospiti, più o meno gestita dai presentatori, dove non sempre i temi trattati sono di livello eccezionalmente elevato.
Parlavano, mi sembra di aver capito, di matrimoni misti, o meglio di italiani che sposavano donne straniere**. Ad un certo punto la presentatrice ha detto di aver trovato in rete questo:
ne è seguito un lungo dibattito su questi sei punti - il quale dibattito ha lasciato alquanto perplessi molti spettatori e spettatrici che, invece di fare una telefonata di protesta ai centralini RAI, come usava quando ero ragazzina, han preferito postare questo curioso frutto dell'ingegno umano sui social, corredandolo con abbondanti commenti e considerazioni, dal che è seguita grande contrizione pubblica da parte della dirigenza RAI e la precipitosa chiusura della trasmissione.
Ammettiamolo: la tabella non si raccomanda né per originalità né per rispetto verso le persone che descrive: le "fidanzate dell'Est" più che esseri umani sembrano pelouche, secondo l'eccellente definizione della presidente(ssa?) della Camera Laura Boldrini.
Ma da dove salta fuori cotal tabella?
Dalla rete, ha detto la conduttrice del programma, senza perdersi in dettagli che pure avrebbero forse avuto un loro perché.
Beh, adesso in rete c'è senz'altro, insieme a svariate decine di variazioni e parodie, come questa di Feudalesimo e Libertà:
Ma prima della trasmissione c'era, in rete?
Sì e no. Prima della trasmissione c'era, sul sito oltreuomo.com, specializzato in, diciamo così, tematiche giovanili (sia maschili che femminili) e che non brilla per seriosità di argomentazioni né per eccesso di autoreferenzialità, un elenco di 20 motivi per farsi una ragazza dell'Est, redatti dopo essere stati invitati a San Pietroburgo al raduno mondiale dei morti di figa.
L'elenco di questi venti punti è piuttosto divertente; certamente non rende giustizia a tutte le varie sfumature di carattere e sentimenti che ogni donna dell'Est (così come ogni essere umano, del resto) si porta dentro, ma ne viene fuori un ritratto vivace e ricco di colore; e infatti il testo originale ha richiesto un lungo e complesso lavoro di editing (in parte analizzato da Isolaria Pacifico in un articolo che ho trovato molto interessante) nonché la drastica eliminazione di parecchi elementi per poter essere utilizzato in trasmissione - ad esempio l'ultimo, il numero venti, ovvero il fatto che le ragazze dell'Est sono le uniche che sanno leggere Dostoevskij in lingua originale.
Cosa descrive la tabellina azzurra in sei punti?
Non le donne dell'Est, o del Sud o di qualsiasi altro punto cardinale del pianeta, né tantomeno donne in carne e ossa; no, descrive il modello femminile che ha infelicitato la vita delle nostre madri, nonne e bisnonne che tante volte se lo sono viste porre come buon esempio di moglie: la donna paziente, che non si lamenta e sopporta i tradimenti ma non rinuncia a curarsi anche dopo il parto, che tiene bene la casa ma riesce ad essere anche sexy, che lascia comandare l'uomo e non fa i capricci - modello rigorosamente mediterraneo perché sorvolare benevolmente sui tradimenti dell'uomo-cacciatore non è affatto approvato in tutte le culture, anche se da noi è sempre stato ritenuto in passato gran segno di saggezza.
Per trovare un elenco così non importa scomodare la rete, qualsiasi settantenne è in grado di ripetere a memoria a semplice richiesta questa lagna che la perseguita da prima della nascita (anche se ha tanto sperato di vedersene infine liberata negli anni Settanta); e ritrovarselo in televisione sotto mentite sembianze di attualità quando la definizione giusta sarebbe stata piccolo antiquariato è stata probabilmente la molla che ha fatto scattare le ire degli spettatori: ma sul serio, ci fate pagare il canone per descriverci questa roba come il sogno dell'immaginario del maschio italiano contemporaneo? Cento euro all'anno nella bolletta della luce per rifilarci 'sta lagna? E ci tocca pure guardarvi mentre discutete sulle grandi verità contenute in questa tabella? Cosa vi siete fumati, e in che dosi?
Ma dicevo dell'editing che il testo originale ha richiesto, e che è stato così lungo e laborioso da convincere gli autori del programma a sorvolare pudicamente sui veri autori della fonte di partenza (anche perché costoro non avrebbero molto gradito, visto che chiudono sempre i loro post con l'avvertenza Non usare questo articolo fuori dal contesto di questo blog, i nostri lettori sono allenati a comprendere un linguaggio che altrove potrebbe venire frainteso).
Ma in fondo si tratta solo di roba in rete, cioè a disposizione di tutti, giusto? Possiamo prendere, saccheggiare, alterare, travisare, inventare e insomma farne quel che vogliamo, no? Siamo solo la prima rete del servizio pubblico, abbiamo diritto di fare quel che vogliamo con i testi altrui - compreso lasciar credere a chi lo vuole che la tabella sia il risultato di un sondaggio sullo spinoso tema "Perché gli uomini italiani preferiscono le straniere alle connazionali?".
L'aspetto più grave di tutta questa vicenda che rischia di mettere in discussione la qualità dell'intrattenimento Rai - se non di tutta, certo di quella mattutina e pomeridiana - settore che assorbe una quantità non indifferente di denaro pubblico, sta nell'aver presentato come autentico un cartellone blu, copiato da Internet, peggio copiato probabilmente da un sito trash.
Ma forse ancor più grave è che il sito trash non solo non venga minimamente citato, ma sia stato anche pesantemente manipolato.
Proviamo a esaminare i punti 3 e 4, sul tradimento e la sottomissione (il grassetto è mio): si spiega che queste ragazze dell'Est
8 Prima si allenano molto, ma quando trovano l'uomo giusto sono fedelissime. Perdonano persino il tradimento.
18 Se l'uomo che scelgono è sincero e fedele con loro sono disposte a farlo comandare.
Insomma, la sottomissione delle donne dell'Est va guadagnata, è comunque una loro concessione e non fa parte di una inclinazione innata a disposizione del primo che passa; e la fedeltà è una delle monete con cui ti guadagni questa disponibilità verso la sottomissione - forse perché il tradimento non è poi preso così alla leggera.
Infatti queste ragazze
7 Hanno il carattere forte e orgoglioso dei cosacchi del Volga. Quindi non si appiccicano.
17 Non fanno nulla che non abbiano voglia di fare, ma quando lo fanno ci mettono tanta di quella passione da costringere i vicini di casa a chiamare l'esorcista.
1 Non fanno scenate in pubblico. Se devono tagliarti le palle lo fanno nell'intimità di casa.
Dalla descrizione insomma sembrano creature a sangue assai caldo, che decidono le regole del rapporto: se sarai all'altezza delle richieste potrai anche tenere le redini, ma ricordati di fare molta attenzione: perché, tra l'altro, non si appiccicano. E quindi, sembra di capire, non si fanno troppi problemi a chiudere la storia, se non ti trovano adeguato.
Stereotipi o meno (c'è tutta una letteratura sul carattere fiero delle donne russe, ma a parte che la Russia non è tutto l'Est, anche la letteratura vive di stereotipi e ogni donna è fatta a modo suo) il rapporto con le ragazze dell'Est viene descritto come forte e passionale, tutt'altro che riposante; sono donne sconsigliate per gli amanti delle tutone da interno: tutt'altro che dei pelouche, e con un eccellente rapporto con la loro aggressività.
Eppure, alla fine del restyling del brano, sembrano proprio dei pelouche che dove li metti stanno, tutti paciosi e morbidosi.
E dunque: gli autori del programma volevano mettere in scena la consueta lagna del maschietto italiano spaventato dall'aggressività della femmina italiana emancipata, ormai del tutto dimentica delle belle doti che impreziosivano la sua femminilità nei bei tempi andati, e a tal scopo hanno invitato ospiti acconci e tormentato e maltrattato un povero testo (che avrebbero potuto comodamente scriversi da soli, a quel punto) che puntava in tutt'altra direzione fino a ridurlo in modo che servisse ai loro deplorevoli scopi.
A sorpresa, il pubblico di casa ha mostrato, apertamente e senza infingimenti, di non gradire affatto e ha fatto polpette della tabella azzurra, con esiti anche molto divertenti. Ciò nonostante i commentatori e gli opinionisti (che hanno commentato e opinato numerosissimi due giorni fa) si sono soffermati soprattutto su questa tabella azzurra come se fosse uscita da qualche sondaggio condotto nel più scrupoloso dei modi, e basandosi su quelle righe han disquisito in lungo e in largo sul maschio italiano e l'arduo cammino della donna italiana verso la liberazione dagli stereotipi, come se quella tabella avesse dignità di prova di alcunché oltre che della cialtroneria degli addetti alla trasmissione.
Dover prendere atto che la prima rete nazionale prepara i suoi programmi lavorando come un qualsiasi fabbricante di bufale non è di grande conforto al contribuente italiano; in compenso, vedere gli apprendisti stregoni di turno incastrati a sorpresa in un giochino che normalmente funzionava senza problemi e stavolta gli ha improvvisamente preso fuoco in mano è stato molto divertente e lascia pensare che i tanto deprecati social (che pure con le bufale pascolano assai volentieri) sono entità difficili da gestire se non si sa bene come prenderli, più o meno come le ragazze dell'Est descritte da Oltreuomo.
E la donna ideale degli uomini italiani?
Ah, non ho idea. Magari, se provate a chiedergliela, ve la descrivono anche.
Però prima di farci sopra un dibattito converrebbe almeno ascoltare le risposte.
*sinonimo di slavina, come ognun sa.
**com'è noto ci sono anche un sacco di italiane che sposano stranieri, ma mi sembra di capire che la trtasmissione non si sia soffermata su questo aspetto della questione.
Il mio blog preferito
giovedì 23 marzo 2017
lunedì 20 marzo 2017
Leeentameeente... (aggiornamenti)
Infine la ferita si è richiusa e ho potuto accedere nuovamente a lussi faraonici quali la doccia integrale. I sonnellini pomeridiani sono diventati un ricordo lontano, anzi comincio ad avere pure qualche problema ad addormentarmi di notte.
Comunque stamani, per la prima volta dopo l'operazione, ho preso il caffé.
E ho anche fatto bruciare un paio di etti di teneri pisellini primaverili appena sgusciati, carbonizzando un bel tegamino di metallo e affumicando tutta la casa.
Continuo a mangiare poco, ma mi hanno assicurato che dimagrire aiuterà la ristrutturazione interna del mio addome (senza contare che i vestiti mi stanno molto meglio).
Esco per piccole passeggiate o commissioni; non tutti i giorni, non a tempi molto lunghi, ma un po' esco.
Dopo avere letto e pure riletto una notevole quantità di romanzi ho deciso che era il momento di qualcosa di diverso... e mi sono fatta portare a casa un po' di libri scolastici da visionare, per storia e geografia. Così, se non altro, adesso mi sento di nuovo molto incline a leggere narrativa, e infatti sto per andare in biblioteca a cercare qualcosa di nuovo.
Gli scolari disperano di rivedermi mai, mentre io sono in grandi speranze che la fine del tunnel sia ormai vicina.
venerdì 17 marzo 2017
Harry Potter e l'Ordine della Fenice - J.K. Rowling
Il quinto romanzo, il mio preferito, è quello più lungo e complesso.
Di sicuro fu anche quello più atteso, perché tre interminabili anni lo separano dal Calice di Fuoco e il mirabile evento della sua uscita fu riportato a grandi titoli su tutti i giornali e fu in primo piano in tutti i notiziari (no, non sto esagerando. Assolutamente).
All'epoca ne feci una specie di recensione assai scuolacentrica, insomma dal punto di vista di Hogwarts, che postai sul newsgroup e più avanti anche nel blog.
L'Ordine della Fenice non è affatto un romanzo rassicurante, tanto meno consolatorio. E' la storia di un adolescente abbastanza confuso e molto preoccupato, circondato da adulti che desiderano in tutti i modi proteggerlo e per farlo si appigliano allo stupidissimo partito di tenerlo il più possibile all'oscuro di quel che succede intorno a lui. Per il suo bene, naturalmente.
E siccome il più convinto che Harry vada protetto con l'ignoranza è il grande, infallibile, astutissimo e accortissimo Silente, anche quelli che non condividono appieno questa linea di pensiero - Sirius Black, Lupin, il signor Weasley - non osano opporsi. Strano ma vero, tutti sembrano convinti che non dare risposte ad Harry sia un buon modo per placarne l'inquietudine. E, ancor più strano ma ancor più vero, nemmeno ai coniugi Weasley viene in mente che un gruppo di adolescenti ricolmi di domande senza risposta cercheranno di procurarsi queste risposte a qualsiasi costo, specialmente se nel gruppo ci sono i due gemelli Fred e George; e le risposte ottenute di straforo possono essere talvolta incomplete o ingannevoli, e talvolta rischieranno perfino di complicare ulteriormente la vita di Harry.
Il quale Harry, per forza di cose, passa un anno orribile in uno stato d'animo ancor più orribile che lo porta perfino a litigare con Hermione e Ron (che, poverelli, sono talmente preoccupati per lui che non hanno né tempo né energie da dedicare ad eventuali litigi tra loro. Si rifaranno nei libri successivi) e potrebbe essere agevolmente raffigurato come una pentola a pressione con la valvola che fischia in continuazione ma senza nessuno vicino che spenga il fuoco e faccia uscire il vapore: perseguitato da incubi e sogni ricorrenti, messo sotto accusa in un processo palesemente truccato, circondato da persone ben intenzionate che si rifiutano di spiegargli qualsiasi cosa, sistematicamente evitato da Silente che lo scansa peggio di un appestato, trattato a sua volta quasi come un appestato da buona parte dei suoi compagni in virtù del Ministero che attraverso un abile campagna stampa lo descrive come un ragazzo psicolabile con forti disturbi della personalità, preso di mira dalla prof. Umbridge - che oltre ad essere di un antipatia mortale ha uno spiccato gusto verso le punizioni sadiche - addirittura allontanato dal suo amatissimo Quidditch... e perfino costretto suo malgrado a condividere stati d'animo, sentimenti e financo scene di vita non molto quotidiana con Lord Voldemort attraverso uno spiacevolissimo legame telepatico.
Proprio con l'idea di spezzare questo increscioso legame Silente ha una pensata che complica ulteriormente la vita ad Harry e decide che, per imparare a chiudere la sua mente a Voldemort, il povero ragazzo dovrà prendere lezioni di Occlumanzia nientemeno che... dal prof. Piton, ovvero la persona meno disponibile nei suoi confronti dopo la Umbridge tra le mura di Hogwarts.
Che succede in un corso di studi in cui l'insegnante non vuole insegnare e l'alunno non vuole imparare?
Niente, che domande. Non succede proprio niente.
Anzi no, qualcosa succede: per la prima volta Harry riesce a scrutare tra i ricordi del suo antipaticissimo insegnante. Non era un privilegio cui avesse mai minimamente aspirato e non vi trova alcuna dolcezza, anche perché uno di questi ricordi contiene informazioni che lo costringono a rivedere pesantemente l'immagine idilliaca che si era fatto dei Malandrini e soprattutto di suo padre e del suo padrino.
Tuttavia, a sorpresa, sarà proprio Piton, a cui Harry chiede infine aiuto non avendo assolutamente altra alternativa, che riesce a salvare la situazione e ad impedire che il libro si chiuda con un completo disastro.
Nel corso dell'anno, come ho già detto, Silente sbaglia praticamente tutto con Harry; dobbiamo però dargli atto che durante tutto questo tempo si trova costantemente in precario equilibrio sul filo di una spada: non solo deve gestire l'Ordine della Fenice, ovvero l'associazione segreta di resistenza contro Voldemort di cui è a capo, ma deve continuamente evitare le insidie del Ministro della Magia che gli è apertamente ostile in base alla balordissima convinzione che non ci sia alcun Voldemort di cui tenere conto e che Silente abbia ordito una grandiosa macchinazione per togliergli da sotto i piedi il suo amato Ministero.
Per tutto il libro assistiamo così ai tentativi del Ministro di screditare Silente e strappargli il dominio su Hogwarts: la Umbridge è arrivata lì soprattutto per esautorarlo e prenderne il posto, perché di lei il Ministro si fida (dimostrando con ciò di essere un idiota di lungo corso). Silente non si arrende senza combattere, ma ad ogni capitolo è costretto a lasciare nelle mani della Umbridge una quota maggiore di potere, almeno in apparenza. Tuttavia sarà lui che vincerà la guerra e buona parte delle battaglie, pur dovendosi rassegnare a perdere all'apparenza qualche piccolo scontro, e Hogwarts dimostrerà con i fatti di riconoscere solo e soltanto lui come Preside: per il breve tempo della sua presidenza la Umbridge dovrà accontentarsi del suo ufficetto foderato di gattini alienati, da dove emanerà grandiosi proclami che gli alunni riusciranno sempre ad eludere, mentre l'ufficio di Silente resterà inviolabile per lei; e nemmeno il lettore sa dove va Silente in quei mesi, ma sa che nel frattempo i misteriosi strumenti di Silente saranno impeccabilmente riparati e ben opresto ricominceranno a sbuffare, ronzare e girare (né mai nessuno ci ha spiegato cosa sono e cosa fanno. Roba troppo magica per noi, immagino).
Nel frattempo, com'è giusto, gli studenti organizzano giusto sotto il naso della Umbridge un corso autogestito di Difesa contro le Arti Oscure, aiutano Harry a parlare via caminetto con questo e con quello, testano le più strane merendine per scansare le lezioni sgradite, leggono nemmeno troppo di nascosto pubblicazioni assolutamente proibite e ultravietate... insomma, imparano ad affinare nel migliore dei modi le loro capacità onde scansare i divieti, e ciò da solo basta a dimostrare che l'autrice conosce assolutamente tutto quel che c'è da conoscere sia della scuola che degli adolescenti.
La scena conclusiva del libro dura circa centocinquanta pagine e comprende un complesso itinerario che va dalla Foresta Proibita al Ministero della Magia a Londra fino alla Presidenza di Hogwarts, dove Silente fornirà ad Harry una doverosa serie di scuse e di spiegazioni, alcune anche piuttosto complesse. Scopriremo così il Gran Segreto da cui tutti hanno tentato di proteggerlo e molte altre cose ancora, e dopo la spiegazione Harry sarà ancora più inquieto che all'inizio del libro. Sarà soltanto l'intervento di Luna che gli indicherà la strada per accettare quel che è stato e quel che potrà essere in futuro.
Stanco e sazio come un pitone, il lettore si acquieta per digerire, poi rilegge. Passarono diverse settimane prima che nel gruppo ricominciasse la giostra impazzita delle domande su "cosa succederà adesso?!?". Ricordo che ci tenemmo occupati per un bel po' con i misteriosi misteri del Ministero, che nei piani più bassi contiene appunto un sacco di roba misteriosa che non ci è stata mai spiegata; da qualche anno mi interrogo sul Velo, naturalmente. Non per capire cos'è e come funziona - quello lo so perfettamente, anche se non saprei ridirlo a parole. No, quello che sto cercando invano di capire è cosa mi ricorda; sono sicura che è qualcosa che ha a che fare con la mitologia greca, e forse con i misteri dionisiaci o la tragedia greca (in fondo, si trova in una stanza a forma di anfiteatro) - ma cosa?
Veniamo alle new entry, che ancora per questo volume sono parecchie:
- Dolores Umbridge: nuova insegnante di Difesa contro le Arti Oscure. Bassa, tozza, rosposa, antipatica come il mal di denti ma soprattutto di animo malvagio come pochi altri personaggi della saga. Crudele senza grandezza, prepotente senza autorità, e pure scadente come strega - oltre che imbottita di pregiudizi razziali di ogni genere e tipo e assai modesta di cervello. Pericolosissima, si capisce: tipi così sono sempre pericolosissimi, e solo a stento personaggi dotati di sommo discernimento e grandissime capacità riescono a contenere gli enormi danni che costoro riescono a fare.
- Luna Lovegood: adorabile studentessa di Corvonero capace di vedere al di là delle apparenze, impossibile da sorprendere e, sempre, molto gentile e molto sincera. Un personaggio sottoutilizzato, a mio personale avviso.
- Alastor Moody: sì, in un certo senso è di nuovo una new entry.
- Ninphadora Tonks, a cui la mia gatta deve il nome: una giovane e assai simpatica maga metamorfa, dai capelli decisamente punk. Nonostante inciampi spesso e volentieri è un ottima strega, tanto da essersi guadagnata la rarissima qualifica di Auror. Sua madre è Andromeda Black, sorella di Bellatrix e Narcissa.
- Kingsley Shaklebolt: un bravo Auror dalla voce profonda, che mostrerà singolari capacità politiche nel mondo babbano.
- Mundungus Fletcher: un mago di dubbissima onestà, destinato a combinare non pochi pasticci (e già quelli che combina in questo libro basterebbero).
- Rufus Scrimgeour: nominato solo di striscio, sarà il prossimo Ministro della Magia.
- Aberforth Silente: il fratello maggiore di Silente e gestore della locanda Testa di Porco. Non è di quelle persone che chiacchierano troppo.
- Grop: difficile dire se è un grosso problema o un piccolo problema - dipende dai punti di vista. Tuttavia, alla faccia del pessimismo dei centauri, si rivelerà un tentativo portato a buon fine.
- Kreacher: l'elfo di famiglia dei Black. Non sopporta Sirius e Sirius non sopporta lui; ma avere simpatia per Kreacher è davvero difficile, perfino per Hermione (che comunque ne viene trattata malissimo).
- i thestral, cavalli alati molto magri e molto grandi, che apprezzano assai la carne fresca... no, non sono affatto animali feroci, anzi sono docili e gentili nonché eccellenti mezzi di trasporto, e infatti tirano le carrozze degli alunni dal secondo anno in poi, al loro arrivo. Sono insomma quelli che tirano le "carrozze senza cavalli" - perché sono visibili solo a chi ha visto morire qualcuno. Adesso Harry può vederli.
- L'impareggiabile Ricciocorno Schiattoso, animale assai fantastico di cui solo Luna Lovegood conosce bene natura e abitudini. Per informazioni su di lui, conviene cercare sul Cavillo (vedi più avanti).
- La stanza delle necessità: una delle più geniali invenzioni della saga. Qui impariamo a conoscerla in due delle sue possibili versioni, ma abbiamo ancora moooolto da imparare su di lei.
- Da Madama Piediburro, sala da té in una stradina laterale di Hogsmeade: un posto perfetto per gli innamorati, anche se un po' zuccherino.
- La locanda della Testa di Porco: gestita da Aberforth, non è frequentata sempre da una clientela troppo affidabile, ma è un posto ricco di sorprendenti possibilità.
- Grimmauld Place 12: il quartier generale dell'Ordine della Fenice. E' la casa della nobile famiglia Black, un luogo tanto odioso quanto lugubre, infestato da tutto ciò che può infestare un posto, pieno di oggetti che trasudano magia nera e luogo deprimente quant'altri mai. Siccome Harry in questo libro deve patire dalla prima pagina all'ultima, non poteva finire che qui a passare una parte delle vacanze.
- Il Ministero della Magia: si trova a Londra, e ha diversi ingressi, tutti alquanto insoliti. L'interno è lussuosamente splendende: soffitto stellato, decorazioni in blu e oro, e nell'atrio una fontana ornata da un gruppo statuario in oro: la Fontana dei Magici Fratelli
dove un mago e una strega un po' melensi e assai sorridenti vengono guardati con adorante sottomissione da un elfo domestico, un goblin e un centauro. I getti d'acqua escono dalle bacchette dei maghi, dalla freccia del centauro, dalle orecchie dell'elfo e dal cappello del goblin; ma è una fontana che racconta una menzogna - come spiega Silente ad Harry alla fine del libro - perché il rapporto tra le quattro specie magiche è fondamentalmente sbagliato e squilibrato, e tra loro non c'è alcuna fratellanza. Di fatto i Centauri e i Goblin non hanno stima verso i maghi (anche se possono apprezzarne alcuni singoli esemplari) - e i goblin portano anche molto, molto rancore. Quanto agli elfi, cui non è consentito possedere bacchette magiche, sono stati sottomessi in modo vergognoso.
L'immagine qua sopra è la quarta di copertina della prima edizione inglese per ragazzi (quella che ho io, insomma) e alla fine mi sono decisa a fotografare quella perché in rete non ho trovato altro; ma secondo me quella fontana ha un enorme importanza simbolica, e trovo che gli illustratori avrebbero potuto darsi un po' più da fare.
Giustamente nel duello finale del libro questa fontana andrà in pezzi e avremo in futuro abbondanti occasioni di sapere cosa esattamente pensano centauri e goblin della giusta superiorità umana rispetto a loro (per quel che riguarda i centauri comunque qualche sospetto ci era già venuto).
- La Profezia, biforcuta e ingannevole come solo le profezie sanno essere, ma nello stesso tempo così semplice e così squisitamente sincera...
- Lo specchio di Sirius Black: vecchio ricordo di gioventù con cui Sirius e il padre di Harry si tenevano compagnia anche quando (spesso) erano in punizione. A prima vista sembra l'oggetto più inutile e insulso di tutta la saga
- Il Medaglione che non si apre: fa una rapida e discretissima comparsa in mezzo a tutto il ciarpame che invade Grimmauld Place 12, ma si rivelerà importantissimo negli ultimi due volumi. Un disgraziato caso volle che le traduttrici, in un momento da stress per superlavoro, traducessero locket con lucchetto invece che con medaglione, complicando vieppiù ai lettori italiani il collegamento nei volumi successivi.
- Il Cavillo, ovvero la stampa alternativa del mondo magico. Pubblicato dal padre di Luna, offre spazio a chiunque abbia qualcosa di diverso da dire e va riconosciuto che manca completamente di censure come di pregiudizi.
Da questo romanzo è stato tratto un film, che ho anche visto ma di cui non ricordo niente, solo la grossa coppa di pop corn che comprai all'uscita e che divisi con una cara amica mentre ci lamentavamo del fatto che proprio non ci era piaciuto; unica eccezione: l'ufficio della Umbridge pieno di gattini infiocchettati e miagolanti. Persino il duello finale, che sulla carta aveva tutte le premesse per riuscire assai spettacolare, ci era sembrato davvero scialbo.
Con questo fluviale post dedicato ad un fluviale libro partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro un felice fine settimana passato al sole (magari con un buon libro in mano) a tutti quelli che possono goderselo.
venerdì 10 marzo 2017
Harry Potter e il Calice di Fuoco - J.K. Rowling
Ho scelto la copertina della prima edizione perché, caso davvero raro, è fedele alla storia: il Calice è una semplice coppa di scorza di legno con fiamme blu, che a un certo punto rivela di contenere il nome di Harry Potter, e lo stesso Harry è avvolto per buona parte della storia da una gran tristezza.
C'è poi il risvolto di copertina, che di solito dovrebbe contenere un po' di trama ma che stavolta lo contiene davvero - caso pressoché unico nell'editoria italiana:
"Harry Potter vuole davvero essere un normale mago di quattordici anni.
Ma, sfortunatamente, Harry non è normale - nemmeno come mago. E stavolta la differenza può essergli fatale".
Su queste frasi rimasi a lungo a meditare, in libreria, incubando la decisione di procedere infine all'acquisto. Pochi giorni dopo feci la mia primissima supplenza, che si concluse con un alunno che mi esortò caldamente a leggere Harry Potter perché mi sarebbe piaciuto molto. In effetti non aveva avuto torto, scoprii alla supplenza successiva quando mi feci prestare i primi volumi dai nuovi allievi.
Arrivata alla fine del terzo successe un intoppo: l'alunno che doveva prestarmi il Calice era a casa con l'influenza e dunque non poteva prestarmi alcunché.
Saputa la triste notizia mi fiondai in libreria appena uscita di scuola e procedetti infine all'acquisto. Quando l'influenzato tornò, tre giorni dopo, avevo già finito il Calice in questione, ma con estrema pudicizia non dissi niente in proposito, limitandomi a prendere il libro che mi porgeva (e che gli riportai una settimana dopo senza quasi averlo toccato) e a ringraziarlo.
Entrai così nel tunnel di chi aspettava ululando alla luna l'Ordine della Fenice, che nei due anni che seguirono andò facendosi sempre più affollato - anche perché nel frattempo erano arrivati i primi due film che rilanciarono i libri che rilanciarono i film - e insomma furono due anni in cui l'unico modo per non sentir parlare di Harry Potter era rifugiarsi in una stanza insonorizzata, senza televisione, radio, Internet né giornali di qualsiasi tipo, e rigorosamente da soli.
Chiusa la parte autobiografica potrei magari dire qualcosina sul libro, che è molto bello ma soprattutto dotato di una scioglievolezza particolarissima che te lo fa andare giù come acqua di fonte. Ancora un capitolo, sì, ancora un capitolino... comincio quello successivo ma poi chiudo... posso smettere quando voglio - eccetera eccetera.
E' l'ultimo anno in cui Harry accetta le cose come vengono, affidandosi con totale fiducia agli adulti di sua scelta - e tanta fiduciosa fiducia culminerà in un vero disastro. Stavolta Silente è il capo indiscusso e assoluto di Hogwarts dall'inizio alla fine dell'anno, senza Dissennatori tra i piedi o genitori del Comitato che vogliono la chiusura della scuola; ma commette un errore enorme di cui si rende conto solo a poche pagine dalla fine e che segna una svolta decisiva nella vicenda.
Per la prima volta il volume non si apre con Harry che si annoia dai Dursley ma in un paesello di campagna dove c'è una villa un po' abbandonata ma anche qualche strana creatura che...
Più avanti abbiamo la solita tumultuosa partenza da casa Dursley, la finale della Coppa del Mondo, un paio di giorni in campeggio, un impeccabile viaggio sull'Hogwarts Express, la notizia del Torneo Tremaghi, l'arrivo delle delegazioni delle due scuole straniere, un nuovo e interessante insegnante di Difesa Contro le Arti Oscure, tanto colore locale... Tutto procede a meraviglia fino a pagina 233, quando dal Calice di Fuoco esce il nome del quarto concorrente del Torneo Tremaghi. Da quel momento la vita di Harry si trasforma in un letto di spine e una costante malinconia (spesso accompagnata da una notevole ansia che facilmente si trasforma in paura) lo accompagna lungo una serie di esperienze decisamente agre. La grossa crisi finale non schiarirà l'aria, e anche se il libro si chiude in un atmosfera di dolce rassegnazione il volume successivo ci mostrerà un ragazzo molto più spigoloso di quel che siamo abituati a vedere.
Di nuovo il Trio entra in crisi: per più di un mese Ron rompe con Harry, e la mediazione di Hermione non basterà - solo un drago riuscirà a schiarire le idee di Ron e riconciliarli.
In seguito anche Ron ed Hermione hanno svariate divergenze, principalmente per causa di uno degli stranieri, giovane promessa internazionale della magia ma anche del Quidditch. Il lettore segue con un certo divertimento le contorsioni mentali di Ron, ma ogni tanto si domanda perché Hermione non lo strozza, punto e basta. La risposta sembrerebbe che quei due sembrano destinati a finire insieme ma che Ron non lo ha ancora capito a livello conscio (della serie "va bene essere duri, ma ci dovrebbe essere un limite a tutto").
Scopriamo com'è stato il tempo delle purghe dopo la scomparsa di Voldemort: indagini decisamente spicce, processi sommari, esecuzioni capitali come se piovesse, lacerazioni profonde anche dentro le singole famiglie - insomma, scopriamo che, una volta sconfitti i cattivi, i buoni non semore si sono dimostrati molto buoni; veniamo poi a sapere che Piton è stato in passato un Mangiamorte, anche se cambiò idea all'ultimo momento, e che in tanti raccontarono ai vari tribunali che erano passati al Lato Oscuro perché costretti dalla maledizione Imperius e qualcuno di loro venne anche creduto - la famiglia Malfoy, per esempio - e soprattutto che, anche se sono passati tredici anni, molte ferite sono ancora aperte.
Hermione è la prima del Trio che si apre verso l'esterno e comincia a valutare la struttura e le regole del mondo magico. La prima e più grossa ingiustizia che le salta agli occhi è quella perpetrata ai danni degli elfi domestici, ignobilmente sfruttati e abilmente condizionati ad amare questa loro condizione di sfruttamento. Dobby sembra essere un caso a parte (e forse i Malfoy sono stati dei padroni particolarmente insopportabili?) ma vediamo come tra elfo domestico e padrone si sviluppa spesso un legame di dipendenza decisamente morboso.
Il tentativo di Hermione di sensibilizzare i maghi sullo sfruttamento degli elfi domestici cade nel vuoto, inizialmente - anche perché lei stessa, così ragionevole e razionale, fatica a capire i legami morbosi cui la schiavitù può indurre sia gli schiavi che gli stessi padroni. Tuttavia, ascoltando le micidiali lamentele di Winky mi è sempre tornato in mente una coppia di versi di Omero sulla schiavitù: Zeus / che vede ogni cosa, leva a un uomo metà del suo valore /se il giorno della schiavitù lo coglie*.
Aggiungo che ho sempre visto delle notevoli somiglianze tra la sindrome di Stoccolma di cui sembrano soffrire gli elfi domestici e alcuni aspetti della condizione femminile nel mondo occidentale.
(Comunque, all'unico elfo domestico che gli ha chiesto di essere pagato ed avere dei giorni liberi Silente ha offerto condizioni di lavoro assai dignitose. Troppo dignitose, anzi, e l'elfo le ha assai ridimensionate prima di accettare).
Anche stavolta la lista delle new entry è lunga e corposa:
- Alastor Moody, detto Malocchio che impariamo a conoscere sotto vari aspetti: è il nuovo, abilissimo e un po' impressionante professore di Difesa Contro le Arti Oscure, non ha paura di scendere nel concreto quando fa lezione... e odia i Mangiamorti in libertà. Ha le sue ragioni, va detto.
- Wilhelmina Caporal (Grubbly-Plank nell'originale): insegnante supplente di Cura delle Creature Magiche, si rivelerà più avanti anche un ottima veterinaria.
- la rappresentanza della scuola di magia Durmstrang del Grande Nord, con il suo preside Igor Karkaroff, un mago antipatico, stizzoso, rompiscatole e, in definitiva, molto pauroso. Con i suoi bravi motivi per esserlo, questo sì.
- la rappresentanza della scuola di magia Beauxbatons dall'assolata Franscia, guidata dalla preside Madame Olympe - una signora dalle ossa grandi, un po' come Hagrid.
- Viktor Krump, campione scelto dal Calice per Durmstrang: un ragazzo perennemente accigliato e dall'apparenza non molto amichevole, molto bravo a Quidditch. Purtroppo, nei libri successivi sarà sottoutilizzato, con mio grande rimpianto.
- Fleur Delacour, campionessa scelta dal Calice per Beauxbatons. All'inizio guarda tutta Hogwarts dall'alto in basso ma col tempo impara ad apprezzarne molti aspetti, inclusi i visitatori, e decide di restare un po' in Inghilterra per ameliorare il suo inglese.
- Rita Skeeter, giornalista. Personaggio molto interessante ma non dei più amabili, e se mai le fosse capitato di guardare un basilisco negli occhi il poverino sarebbe senz'altro rimasto pietrificato senza speranza di riaversi mai più.
- Narcissa Black, sposata Malfoy: la madre di Draco, nonché cugina di Sirius; una bella signora, ancora giovane, un po' sdegnosetta.
- Bellatrix Black, sposata Lestrange, sorella di Narcissa Malfoy. Mangiamorte della porima ora, assolutamente non pentita. Ha anche un marito, Rodolphus Lestrange, ma costui non è esattamente una figura di primo piano.
- Winky, elfa domestica. Un essere lamentoso e perennemente con le lacrime in tasca, che si lascia andare alla deriva invece di brindare con il migliore champagne perché il suo antipaticissimo padrone l'ha vestita, ovvero allontanata dal servizio. Più avanti scopriremo che la sua situazione è più complessa di quanto può sembrare a prima vista, ma resta comunque (e resterà nei volumi successivi) una grandissima e lamentosissima palla.
- Tutti gli elfi di Hogwarts, ovvero quelli che mandano avanti la baracca e lavorano per tutti, e mai un cane che si ricordi di dirgli grazie.
- Il popolo del lago: sirene, tritoni e un sacco di altra gente non troppo rassicurante, ma che va d'accordissimo con Silente. Purtroppo anche loro avranno un ruolo abbastanza marginale nei libri successivi.
- Nagini, grosso serpente da latte (?!?) molto importante per Voldemort.
- il Veritaserum, ovvero una pozione che ti costringe a dire la verità. Difficilissima da fabbricare, ma Piton ne tiene con sé una buona scorta.
- il Pensatoio: un bacile di pietra con sopra incise molte rune, pieno di una sorta di gas liquido, dove si possono travasare ricordi e riguardarli. Per quanto se ne sa, esiste solo quello di Silente.
- le Passaporte, ovvero un altro dei molti modi di viaggiare usati nel mondo magico. Ci vuole molta abilità per confezionare una Passaporta, ma in compenso puoi farla con qualunque oggetto, anche vecchio e logoro, e chi toccherà quell'oggetto potrà andare solo e soltanto in un determinato posto.
- Il negozio Tiri Vispi di Fred e George Weasley. Al momento è solo un idea, un progetto, quasi un sogno. Nel corso del romanzo andrà prendendo forma finché Harry gli darà una concreta possibilità di esistere.
- Il Marchio dei Mangiamorte, che vediamo per la prima volta stagliarsi in cielo composto da tante stelline verdi, ma che compare anche su diverse braccia: un teschio con un serpente che gli esce dalla bocca. E' il marchio che caratterizza i Mangiamorte, e quando fa la sua prima comparsa nel romanzo non si vedeva più da tredici anni (con grande rimpianto di alcuni e grande sollievo di altri).
Da questo romanzo è stato tratto un film dagli effetti speciali assai scintillanti ma slegato nella trama, con pochissimo Viktor Krum e senza l'ombra di un elfo domestico né di Tartufo. Particolarmente infelice anche la scelta di Fleur (alla faccia del fascino magnetico!).
La scena dei gemelli Weasley che cercano di passare la linea dell'età e vengono ornati di una lunga barba in perfetto stile ZZ Top era molto carina, come pure l'entrata del Ballo del Ceppo, con Cedric e Cho e Hermione con Krum:
In effetti sono le uniche che ricordo, a parte un lunghissimo e noiosissimo duello col drago dove vengono distrutti i tetti di mezza Hogwarts senza alcuna necessità. Purché si fosse letto il libro con cura, o ci fosse con noi qualcuno che lo aveva letto per riempire i buchi della trama, era comunque un film che si lasciava vedere abbastanza volentieri.
Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro a tutti una bella giornata e un caldo e luminoso fine settimana di primavera.
*Odissea, XVIII, 324-26
giovedì 9 marzo 2017
Parlando dell'8 Marzo il 9 Marzo (e pure in tarda serata)
In realtà mi sarei adattata di buon grado a scrivere questo post anche ieri, e molto volentieri l'avrei fatto se la connessione non fosse stata assai sfuggente per tutto il pomeriggio. A sera invece funzionava benissimo, peccato che io avessi a quel punto il primo evento mondano dell'anno, ovvero andare in pizzeria con le vicine a festeggiare l'8 Marzo e, nel mio caso, anche una convalescenza ormai decorosamente avviata.
La pizza era buona (e ne ho mangiati quasi due terzi oltre all'antipasto che comprendeva un prosciutto tanto roseo quanto squisito), la compagnia molto piacevole e la conversazione
non comprendeva il più vago accenno alla questione femminile, ma tutte abbiamo ricevuto un rametto di mimosa come segnaposto.
Dopo questa premessa occorre comunque ammettere in tutta onestà che la condizione femminile italiana al momento non è delle più esaltanti, soprattutto per quel che riguarda le nuove leve.
Per qualche motivo che sfugge del tutto alla mia debole mente infatti la classe imprenditoriale quasi al gran completo sembra convinta che l'Italia possa uscire da questa misteriosa entità chiamata Crisi buttando sistematicamente nel cassonetto dell'organico la metà delle risorse umane e intellettuali, ovvero quelle femminili, e non solo quelle presenti, ma anche e soprattutto quelle future.
Il bombardamento mediatico cui vengono sottoposte le nuove generazioni ha qualcosa di sbalorditivo nella sua monotonia, e per neonate, bambine, fanciullette e ragazzine solo tre questioni sono meritevoli di attenzione: abbigliamento&accessori (possibilmente rosa), amore e maternariato, maniacale attenzione verso il proprio aspetto fisico - il tutto sotto l'inquietante ala dell'essere o non essere zoccola, questione oggi considerata con estrema serietà dalle nuove leve in questione.
Fin qui non ho detto assolutamente nulla di nuovo, né lo dirò più avanti.
Ma mi domando: la scuola non potrebbe fare qualcosa per spezzare questa barriera di spine che imprigiona i giovani cervelli colpevoli di essere nati dalla parte sbagliata?
No, non sto parlando di Grandiosi Interventi Didattici in occasione dell'8 Marzo (che possono comunque essere fatti, e non mordono); né di Grandiosi Laboratori sul diritto allo studio e all'emancipazione per le donne del terzo mondo (che dovrebbero comunque essere fatti, e poche storie); né di Pensosi Interventi di Esimi Psicologi sull'Importanza di Apprezzarsi Per Quel Che Siamo (che si possono fare, certo, ma se non son fatti veramente bene secondo me lasciano assolutamente il tempo che trovano).
Sto parlando dei piccoli, banali interventi che gli insegnanti fanno ogni giorno in classe.Perché a noi, soprattutto a noi, è affidata la cura dei giovani cervelli in divenire. Non è da noi che le nostre alunne impareranno ad essere belle o eleganti, ma in effetti non ci pagano per questo: ci pagano perché ognuna di loro diventi consapevole di avere una mente brillante e destinata a ben altro che a lavare piatti e passare l'aspirapolvere in camera di maschi
troppo svagati per farlo loro - e che questa mente brillante non è destinata in alcun modo a intralciare le loro più frivole inclinazioni né ad esserne intralciata.
Così, ecco un picciol gruppo di domande che ogni insegnante dovrebbe farsi ogni tanto, specie prima dei Consigli di Classe:
1) Sono abituato/a a valutare il cervello e la capacità di apprendere dell'alunna X indipendentemente dal suo grado di frivolezza, da quanto si trucca e da come si veste? O accetto da lei prestazioni mediobasse che trasformo in sufficienti, convinto/a che tanto non possa fare di più?
2) Al Consiglio o in Sala Insegnanti, passo più tempo a commentare l'abbigliamento delle mie alunne o la loro variegata vita sentimentale, piuttosto che il loro profitto?
3) Valuto con due scale diverse la condotta di maschi e femmine, partendo dal postulato che le femmine sono più tranquille mentre i maschi sono comunque più agitati? (non mentite: la risposta è quasi sempre SI')
4) Quando faccio i classici esempi tratti dalla vita quotidiana, do per scontato che la mamma lava i piatti mentre il babbo guarda la partita? Provo mai a mettere la mamma a leggere un libro o giocare a biliardo mentre il padre lava i vetri?
5) In qualità di insegnante di Arte, mi sono ricordato di spiegare il Grande e Definitivo Motivo per cui prima del XIX secolo, quando la pittura diventò attività facilmente praticabile con un cavalletto e una valigetta di colori comprati già fatti, le pittrici si contano sulla punta delle dita di una mano?
6) In qualità di insegnante di Scienze Motorie, ho parlato mai di come fino a qualche decennio fa l'attività fisica, specialmente all'aperto e in squadra, era considerata piuttosto sconveniente per le fanciulle e sulle resistenze avanzate dai comitati olimpici, nazionali e internazionali ad accettare le più varie discipline femminili? E del trattamento ricevuto dalle (pochissime) donne che nonostante tutto sono riuscite ad accostarsi alla Formula 1?
7) In qualità di insegnante di Italiano o di lingue straniere, ho fatto molta molta molta attenzione alla scelta delle letture, evitando come la peste quelle paternaliste o eccessivamente ricche di stereotipi?
8) In qualità di insegnante di Italiano mi sono limitata a prendere atto che le ragazze scrivono meglio e sanno analizzare meglio i loro sentimenti mentre i ragazzi preferiscono gli argomenti pratici o ho preso a calci (didatticamente parlando) gli uni e gli altri finché i maschi non hanno imparato a descrivere decorosamente quel che pensano e sentono e le femmine non hanno sviluppato un linguaggio preciso senza svicolare dall'argomento principale per rifugiarsi in un mondo di nuvolette e cuoricini?
9) In qualità di insegnante di Italiano ho studiato con attenzione e con cura la questione del femminile delle cariche più importanti, ricordando di spiegare ai miei allievi che al momento c'è un po' di confusione e diverse possibilità ma che è abbastanza probabile che ben presto l'italico orecchio si abituerà alle temutissime parole sindaca, ministra, avvocata* nonché ad altre consimili?
10) In qualità di insegnante di Matematica, sono sicuro/a di essermi arreso/a dopo lo stesso numero di tentativi quando a non capire proprio la materia erano un maschio o una femmina?
E soprattutto:
11) Mi sono ricordato/a di ricordare alle mie alunne che un giorno potrebbero presiedere il Consiglio dei Ministri o la stessa Repubblica? E magari prima l'uno e poi l'altra?
*quest'ultima peraltro in uso dalla notte dei tempi come testimonia il Salve Regina
lunedì 6 marzo 2017
Peter Pettigrew (Peter Minus, nella vecchia traduzione) ovvero scegliere tra rancore e paura
Nel momento in cui Silente spiega ad Harry che aver permesso a Peter Minus di salvarsi è un azione che potrebbe portare frutti anche molto positivi, il pensiero di qualsiasi lettore di Tolkien corre alla celebre conversazione dove Gandalf assicura a Frodo che la pietà di Bilbo potrebbe cambiare il corso di molti destini, dando per scontato che il topastro avrà un ruolo importante nello scioglimento della vicenda, come lo ha Gollum nel Signore degli Anelli.
Ma, si scoprirà, non è così che funziona: Gollum è un personaggio che fin dall'inizio si dimostra pericoloso, e più avanti mostra segni di una certa grandezza: non solo sa sempre cavarsi dagli impicci ed è molto abile sia nel cacciare che nell'eludere la caccia, ma mostra una forte evoluzione spirituale, arrivando quasi a pentirsi, sa mentire, sa frodare, sa fare seri danni, ama l'Anello di un amore maniacale e selvaggio ma certamente profondo. Il lettore lo odia, ama odiarlo, odia averlo a tratti in simpatia, a volte quasi lo ama...
Peter Minus invece è un povero diavolo, dal terzo al settimo volume - una creatura patetica ma talmente ignobile che è difficile provare una sia pur vaga scintilla di compassione per lui. Bilbo risparmia Gollum per pietà e perché non vuol colpire senza necessità, Harry salva Peter Minus dal giusto furore di Sirius perché Peter Minus gli fa completamente schifo ed è convinto che suo padre non avrebbe voluto che Sirius o Remus si macchiassero di assassinio solo per sopprimere costui - e lo risparmia, sì, dalla morte immediata, ma con l'idea di mandarlo ad Azkaban perché se c'è qualcuno che merita di stare laggiù è proprio lui - opinione che, a quanto mi risulta, nessun lettore ha mai criticato o censurato in alcun modo.
Sappiamo che sin dall'inizio il rapporto tra i quattro Malandrini non è alla pari: sono amici, ma Peter è in posizione subordinata e subisce il fascino degli altri con dolorosa umiliazione. D'accordo, sono ferite che possono scavare nel profondo, ma da lì a giustificare un tradimento come quello di Peter Minus ce ne corre.
Peter tradisce gli amici, andando a spiattellare il nome del custode dell'Incanto Fidelius a Voldemort, un po' per rancore e molto per paura.
"Lui... Lui stava conquistando tutto! Che... che cosa c'era da guadagnare a dirgli di no?" prova a giustificarsi con Sirius, Remus e i ragazzi.
L'eterno lamento dei codardi e dei collaborazionisti. Cosa c'era da guadagnare a opporsi?
Solo qualche vita innocente, gli ruggisce Sirius in risposta (e anche un po' di decenza personale, lascia intendere).
Altri sono accorsi da Voldemort perché condividevano le sue idee, amavano il Lato Oscuro della Forza, erano affascinati da lui o erano affamati del potere che gli avrebbe dato. Invece Peter Minus (ma non è l'unico) passa dalla parte di Voldemort per paura. Allo stesso modo per paura farà accusare Sirius di strage (non senza avere ammazzato dodici persone), trascorrerà dodici anni con gli Weasley in forma di topo, passerà un anno a perdere il pelo per paura di Sirius quando scoprirà che è fuggito da Azkaban, tornerà per paura da Voldemort alla fine del terzo volume perché non sa dove altrimenti andare.
E Voldemort lo sa benissimo, e non dimentica mai di rinfacciarglielo. Non c'è ombra di gratitudine né di rispetto in lui verso quel miserabile topastro, e lo tratta con minor riguardo di quello che il più menefreghista dei padroni può avere per il suo elfo domestico.
Usa Peter Minus come lacché, balia asciutta, tirapiedi, infermiera e attinge tranquillamente al suo sangue per la resurrezione senza una parola di ringraziamento. Quando non gli serve più lo parcheggia da Piton, che lo considera con altrettanto freddo disprezzo.
Per tutto il tempo Peter Minus continua ad avere paura: paura di Voldemort, di Nagini, di Piton, di Bellatrix, dell'aria che respira...
Sul finire della storia, quando Harry è nelle sue mani e gli ricorda di averlo risparmiato, la sua coscienza - o forse solo quel legame che si è creato tra i due quando Harry lo ha graziato - manda un pallido segnale, e risparmia Harry permettendogli di liberarsi. Questo attimo di esitazione gli costerà la vita (Voldemort lo condannerà ad autostrangolarsi) ma J.K. Rowling non darà alcun risalto alla sua fine: la rapida scena è soffocata all'interno di una sequenza molto animata, e quasi scivola via tra cento e cento altre cose.
Non c'è riscatto né conversione per Peter Minus, e nemmeno il diritto a una paginetta di assolo, dove si dia al lettore uno straccio di motivo per ammirarlo o almeno soffermarsi su di lui con un po' di attenzione e di interesse. Peter Minus vive squallidamente e muore squallidamente, senza nessuno dei fuochi d'artificio che sigillano la fine di Gollum - e il lettore è contentissimo così, perché Peter Minus non lo sopporta nessuno.
Dunque il confronto con Gollum è improponibile; tuttavia, per il lettore italiano è evidente la somiglianza con un personaggio parimenti squallido e miserabile, ma messo in più modeste occasioni di fare del male (occasioni che comunque si ingegna di sfruttare al loro meglio): don Abbondio, il vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro, il cui motto, se decidesse di abbandonare l'immortale "se uno il coraggio non ce l'ha non se lo può dare", potrebbe benissimo essere "Che cosa avevo da guadagnare a oppormi?".
Pochi di noi avrebbero la tempra e la forza necessari per essere un Oscuro Signore, ma in quasi tutti noi sonnecchia un piccolo, miserabile, paurosissimo Peter Minus, ignobile, egoista e incapace di guadagnarsi un barlume di rispetto ai suoi stessi occhi.
Pure, questa miserabile creatura un tempo si era conquistato l'amicizia degli altri tre Malandrini; il fatto di essere meno bello e meno brillante di loro non lo condannava affatto a un esistenza miserabile.
Come ci ricorderebbe Silente, sono state le sue scelte a fare di lui quello che è diventato.
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