
Com'è noto, al giorno d'oggi la tecnologia si evolve a gran velocità e talvolta avviene perfino che gli insegnanti riescano a starle dietro: ormai da tempo infatti il docente capace di compilare un piccolo file di testo in Word, una tabellina in Excel e financo di gestirsi una o più caselle di posta elettronica hanno smesso di essere rarissime eccezioni. Anzi, taluni insegnanti, soprattutto se giovani, hanno perfino un profilo - altrimenti detto account - su Facebook.
Si è aperto quindi un ampio dibattito sulla Spinosa Questione Etica di come debbano tali insegnanti gestire tali profili nei rapporti con i propri alunni: è lecito accordare loro l'amicizia (ovvero l'accesso alla propria bacheca)? Se sì, con quali limitazioni?
Questa piccola guida, pur non pretendendo di risolvere tutti i dubbi, perché ogni caso fa scuola a sé, può costituire un utile vademecum per i casi più comuni, in ordine di complessità. Tale guida può essere naturalmente ampliata sulla base di suggerimenti ed esperienze personali che sono sempre i benvenuti.
CASO 1: l'insegnante non ha alcun profilo su Facebook, e di Facebook se ne frega alla grande. E' il caso più semplice da gestire e anche il più sicuro, perché non occorre fare niente. Facebook basterà a se stessa e gli allievi gestiranno come gli pare la loro vita virtuale. Non sorgeranno mai complicazioni a riguardo. Altamente consigliabile, e assai comodo.
CASO 2: l'insegnante ha uno o più profili su Facebook e non ha alcuna intenzione di ritrovarsi una manica di ragazzini tra i piedi. Anche in questo caso la soluzione è semplice: l'insegnante non fa niente e non dice niente sull'argomento in classe. Qualora qualche allievo impiccione chiedesse "Prof, l'ho vista su Facebook" l'insegnante deve limitarsi a negare con serenità aggiungendo eventualmente qualche frase neutrale del tipo "Sarà un omonimo". Vanno però osservate alcune semplici precauzioni.
Primo, se l'insegnante si chiama Crodegango Sorbelloni Viendalmonte o con altro nome piuttosto inconsueto è opportuno che scelga uno pseudonimo per il proprio profilo (non è difficile. Nel caso preso in esame Croddy Sorbelli va benissimo, ad esempio, ma si può optare per un nome decisamente di fantasia come Aram Benjo o Giovanna Fini. Quest'ultima possibilità naturalmente funziona solo se l'insegnante non si chiama davvero Giovanna Fini).
Secondo: occorre bloccare l'accesso ai dati a chiunque non sia amico, togliendo quindi l'accesso anche a quella vasta e infida categoria che va sotto il nome di "amici degli amici", che può includere alunni, genitori di alunni, colleghi, dirigenti scolastici e quant'altro.
Terzo: occorre porre una certa attenzione alla scelta della foto del profilo. Animali, piante e simboli vari costituiscono valide possibilità, ma anche una foto del soggetto in età infantile può sortire egregiamente lo scopo di conservare un certo anonimato.
Quarto: l'insegnante eviterà di stringere amicizia virtuale con insegnanti della stessa scuola, soprattutto se costoro interagiscono con gli alunni o gli ex alunni.
Una volta prese queste precauzioni il Caso 2 si assimila a tutti gli effetti al Caso 1.
CASO 3: l'insegnante, se richiesto, dichiara apertamente che è su Facebook e che non ha la benché minima intenzione di interagire con i suoi allievi. Tiene una bacheca bloccata a chiunque non è suo amico virtuale, evita foto particolarmente discinte nell'avatar per non dare il cattivo esempio e si fa serenamente i fatti suoi. Il suo caso dovrebbe essere assimilabile al CASO 2 e a quel punto sul suo account può fare quel che meglio crede, purché si attenga al rispetto del codice civile e penale. Un filo di rischio è comunque presente perché il mondo della rete è un vero colabrodo, che cola talvolta nei posti più impensati.
CASO 4: l'insegnante, sia o non sia su Facebook, apre un Gruppo con i suoi studenti dove vengono prodotti contenuti inerenti alla didattica. Qualora l'insegnante in questione stia su FB a questo solo scopo, può tranquillamente aprire un profilo vuoto. Aprire un profilo vuoto è una valida soluzione anche se l'insegnante è già da tempo su FB e lo usa per gestirsi un suo personale giro di scambio di coppie o simili, purché eviti di chiedere l'amicizia a sé stesso.
Caso 5: l'insegnante è su Facebook ed è convinto di avere una bacheca del tutto innocua o perfino vagamente pedagogica, dove i buoni sentimenti e le massime di filosofi orientali si sprecano e abbondano appelli per gattini abbandonati o consigli per la cura delle piante.
Fermo restando che può sempre regolarsi come prescritto per i casi 2 e 3 nei confronti dei suoi allievi (perché non è detto che chi ha una bacheca del tutto innocua e rispettabile abbia voglia di essere insegnante anche quando si occupa di gattini abbandonati o coltivazione delle piante) si aprono altre possibilità qualora l'insegnante in questione non sia avverso ad avere contatti telematici con i suoi amati alunni. Elenchiamo qui le scelte più comuni:
A) l'insegnante accetta solo l'amicizia di ex-alunni che non possono vedere la sua bacheca né gli amici. E' una soluzione tutto sommato abbastanza sicura (fermo restando che la rete è un colabrodo etc. etc.). Non è detto che entusiasmi l'ex allievo, ma questo è affare esclusivamente delle parti in causa.
B) l'insegnante accetta esclusivamente amicizie maggiorenni. La scelta è meno sicura di quel che può sembrare a prima vista perché non tutti gli studenti hanno una bacheca bloccata, anzi la maggior parte la tiene aperta anche agli amici degli amici... che possono essere i loro allievi del momento.
C) l'insegnante accetta esclusivamente gli allievi che gli stanno simpatici e rifiuta gli altri. Può presentare degli inconvenienti perché spesso gli allievi che gli stanno simpatici e quelli che gli stanno antipatici sono amici tra loro, e ci sta che dialoghino allegramente.
D) l'insegnante accetta indiscriminatamente qualsiasi alunno lo richieda di amicizia. A quel punto deve essere consapevole che tutto quel che scriverà potrà essere usato contro di lui.
Caso 6: l'insegnante è su Facebook, usa in piena libertà la sua bacheca e accetta l'amicizia di chiunque glielo chieda senza stare a sottilizzare. Non è detto che vada sempre a finire benissimo ma, in effetti, non è detto nemmeno il contrario. Quello che è praticamente certo, ad ogni modo, è che i fatti suoi diventeranno di pubblico dominio nella scuola. Il che non è un problema per quella rama di insegnanti che passa comunque buona parte del suo tempo in classe a istruire i ragazzi su tutti i dettagli della propria vita privata (quest'ultimo caso può in effetti presentarsi problematico per alcuni alunni, che con tutto il cuore accetterebbero una lezione su Leopardi o sul periodo ipotetico in greco pur di smettere di sentirsi sciorinare i problemi casalinghi del docente. Si tratta comunque di una questione che esula dall'argomento qui trattato).
Caso 7: l'insegnante è nato e cresciuto nel paese (o cittadina o quartiere) dove insegna. I genitori dei suoi allievi erano a scuola con lui, gli allievi passano a scampanellargli ad Halloween e regolarmente sono riforniti di dolcetti comprati all'uopo, sanno tutto di lui (o lei) e lui (o lei) sa tutto di loro, brache familiari incluse.
In quest'ultimo caso qualsiasi scelta compia riguardo a Facebook è del tutto ininfluente nel rapporto insegnante-alunno, e in nessun caso si rischia che l'alunno sia più informato di prima sulla vita personale dell'insegnante o finisca col prendersi con lui maggiore confidenza di quella che già abbia. Qualora però l'insegnante desiderasse mantenere un minimo di controllo sulla sua privacy, sarebbe opportuno per lui prendere in considerazione la possibilità di un pendolarismo leggero (cioè la scuola del paese più vicino).














