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venerdì 29 dicembre 2017

Hortodoxa - Sull'insulso, tronfio e tossico cattivismo rispetto al modesto, operoso e utile Buonismo

L'orfanello più famoso della letteratura contemporanea al suo primo, vero Natale.
E' abbastanza diabetico così?
Negli ultimi anni è andata affermandosi una nuova parola, usata come Insulto Definitivo in qualsiasi discussione in rete (nella cosiddetta Real Life è molto meno abusata, almeno nel contesto di decorosa civiltà dove ho il piacere di vivere): buonismo
Il fatto che si tratti di un insulto orribile, di quelli da lavare col sangue, che al confronto attribuire il meretricio a tua madre è robetta da nulla, non ne limita in alcun modo l'uso, anzi in molti si sentono vieppiù esaltati e realizzati quanto più largamente lo usano. E infatti grandissima è la frequenza con cui questa sventurata parola è usata abitualmente.
Ci sono anche svariate sottocategorie di buonisti: abbiamo perciò i buonisti con il portafogli a destra, i buonisti con l'attico in piazza Navona (moltissimi, a quel che sembra, nonostante il buonsensismo potrebbe magari portare a immaginare che, per banali motivi logistici, gli attici in piazza Navona dovrebbero essere in numero piuttosto limitato) e, freschissimi delle ultime settimane, i buonisti col Rolex - e qui devo essere rimasta parecchio indietro perché ricordo che il Rolex era uno status symbol quando facevo il liceo, ma da allora in tanti avevano ripiegato sugli Swatch o affini; ammetto però di non aver mai seguito con troppa attenzione le vicissitudini orologistiche della moda.

Essere definiti buonisti è molto facile: è sufficiente infatti
- mostrare una pur tenue disposizione favorevole verso una legge che conceda la cittadinanza italiana ai figli di stranieri nati e cresciuti in Italia (sì, quelli che mi ritrovo sui banchi di scuola tutte le mattine. Quelli che, grazie alla legge Bossi-Fini spariscono dai quattordici ai diciotto anni, dopo essere stati tutelati fino ai quattordici, e che devono comunque rinnovare il permesso di soggiorno ogni anno)
- mostrare una blanda disposizione a non prendere a sassate il primo musulmano che incontri per strada
- chiedere un trattamento umano per i detenuti (quello che la legge italiana in effetti gli garantirebbe, pur non dandoglielo nei fatti) italiani o stranieri che siano
- far trapelare un certo rincrescimento, anche superficiale, per chi affoga nel Mediterraneo mentre cerca di attraccare in un qualche porto viaggiando su una carretta (non so che farci, a me non piacerebbe morire annegata, o veder morire annegati i miei genitori o figli)
- mostrare una pur blanda propensione all'accoglienza dei profughi
- approvare, sia pure in misura moderata, quei politici o forze politiche che chiedono che l'accoglienza dei profughi stranieri sia gestita con un certo garbaccio
- mostrare una certa diffidenza verso le teorie che ritengono che il colore della pelle renda automaticamente un individuo migliore o peggiore di un altro
- considerare cittadini italiani anche quegli individui che all'apparenza non sembrano discendere dal più puro ceppo longobardo ma che ciò nonostante all'anagrafe risultino effettivamente cittadini italiani
- non mostrare una viscerale avversione verso l'Unione Europea.
Ricordo che un tempo erano buonisti anche quelli che si opponevano alle due guerre del Golfo. In quegli anni però era usato soprattutto l'insulto pacifista.

Una volta schedati tra i buonisti, automaticamente ne consegue che costoro sono i diretti responsabili di:
- qualsivoglia forma di immigrazione in cui il barcone non è stato preso a cannonate prima di approdare sulle italiche coste (il che, con le attuali leggi internazionali, non è proprio un caso comunissimo. Per fortuna, aggiungo molto buonisticamente)
- qualsiasi reato commesso da qualsivoglia immigrato purché di pelle scura (un tempo questo riguardava anche romeni e albanesi, poi qualcuno si è accorto che erano bianchi di pelle e questo pare avere cambiato tutto)
- qualsiasi attentato gestito dal terrorismo internazionale, indipendentemente dal paese in cui è avvenuto - soprattutto in virtù dell'esibizione di gessetti colorati (che, mi dicono, sui terroristi hanno più o meno lo stesso effetto dei drappi rossi con i tori imbizzarriti incitandoli a commettere vieppiù atti terroristici)
- qualsiasi malattia infettiva sia in circolazione
- qualsiasi forma di miseria o disagio economico, sociale, esistenziale e culturale in cui per sua sventura incappi un italiano bianco
e infine, misteriosamente, anche
- la lentezza della ricostruzione nei paesi terremotati del centro Italia.

Tutto ciò è piuttosto stupido e non varrebbe nemmeno la pena parlarne se non per una piccola questione semantica che mi colpisce dolorosamente ogni volta: in che modo essere di tendenza buoni, accoglienti, inclusivi o anche semplicemente educati e non fare troppi discorsi a cazzo* deve essere considerato un insulto sanguinoso che fa di te un reietto invece di un cittadino che si sforza di tener fede alla costituzione e di coltivare in cuor suo pensieri non troppo malevoli verso l'umanità?
Essere buoni, almeno di tendenza, dovrebbe essere un pregio. Un mondo rovinato da un eccesso di bontà e di gentilezza non mi risulta - e, soprattutto, quand'anche risultasse, non mi sembra proprio un pericolo alle porte: non viviamo certo circondati da continui eccessi di bontà e anzi l'attuale papa si lamenta spesso di questo, mi pare non senza qualche ragione; e benché costui abbia ai miei occhi il difetto basilare di essere cattolico (per quanto un cattolico figlio del Vaticano II e quindi non necessariamente malvagio), purtuttavia quando dice che fuori piove e fuori sta effettivamente piovendo, non posso che convenire con lui e cercare un ombrello se mi tocca uscire.

Io sono buonista fin nelle barbe. Potrei difendermi ricorrendo a sofismi del tipo "la responsabilità è individuale", "la gente non va giudicata a categorie", "siamo tutti esseri umani" e simili. Ma non amo ricorrere a questi arzigogoli e mi dichiaro senz'altro buonista senza ulteriori infingimenti. Non possiedo Rolex, il portafogli lo tengo in borsa (e la borsa la porto dalla parte sinistra) e di un attico in piazza Navona non saprei che farmene a parte rivenderlo al primo buonista che trovo (ma, garantisco, a prezzo di mercato e senza sconti) e comunque col cavalo che me ne hanno mai offerto uno.
Ciò nonostante sono buonista, anche se mi dispiace molto per i terremotati che stan lì a candire da più di un anno, e per le vittime del terrorismo e per chi annega nel Medieterraneo (ma anche per chi annega altrove o muore in guerra o simili).
Ammetto il mio buonismo senza remore e senza scuse.
Soltanto, non riesco proprio a vederlo come un difetto. Addirittura, lo trovo uno dei tratti più decorosi in un carattere non sempre mitissimo: essere cattivista mi dispiacerebbe moltissimo - o almeno, se lo fossi, vorrei avere la forza morale di riconoscermelo come un difetto.

Siccome tra le tante critiche rivolte ai buonisti per il momento l'attaccamento ai gatti non è (ancora) stato preso in considerazione, ne approfitto per chiudere con un immagine eccezionalmente diabetica di gattini di Natale:
augurandomi che il diabete (una delle poche malattie al momento di cui i buonisti non sono incolpati) abbia pietà dei miei lettori.
Che lo zucchero filato sia con tutti voi!

* senza offesa per il cazzo, è solo un modo di dire

7 commenti:

minty ha detto...

Ma "buonisti col Rolex" è una parafrasi di (quei populisti del piffero, aggiungerei a voler essere cattivista :P) Fedez e J-Ax? O_o

http://www.rockol.it/testi/123772503/j-ax-feat-fedez-comunisti-col-rolex

Comunque io pure mi riconosco, dal tuo ritratto, assai buonista. Una specie particolare di buonista, peraltro: il buonista pessimista. Caratteristica peculiare del buonista pessimista: avere continuamente le pa**e girate, e la voglia d'essere cattivista verso quelli che credono che "buonista" sia un insulto...

pensierini ha detto...

Cara dama Murasaki, felice di leggerti nella tua inclinazione lievemente polemica, cosi' mi piaci e cosi' sono discretamente sicura che tu stia bene. Anch'io sono buona, purtroppo o per fortuna, e ciò mi provoca forti dispiaceri e altrettanto forti piaceri. Chiudo cosi', in modo ambivalente, un anno che definire impegnativo è un eufemismo. Il tuo anno so che è stato perfino più difficile del mio, perciò ti auguro ogni bene per il prossimo. Ti abbraccio, con la solita precauzione per non farti male.

melchisedec mel ha detto...

A me piace definirmi buono, non buonista, ma i confini non sono proprio netti. Come ben argomenti, è usato in senso negativo. Divento cattivista a scuola, quando i ragazzi(lavativi, scioperati, viziati, ma sono rari nelle mie classi)sognano, per un attimo, di prendere per il c...me, e di farsi beffe della scuola, del rispetto delle norme, dei compagni, dell'ambiente. In questi casi, se i colleghi si sintonizzano unanimi sull'onda delle mie proposte, allora son c...i. In relazione alle altre eventualità che riporti nel post non sono certamente uno che tira la mano indietro. Il mio motto, peraltro famoso, è " naufrago manum porrige, erranti viam monstra, cum esuriente panem tuum divide".
Continuiamo a inzuccherarci, che è meglio. :-)

Ornella Antoniutti ha detto...

Concordo con Melchisedec, nell'ambito professionale il "buonismo"fa più danni di una carestia, ottenendo spesso il contrario di quanto si credeva fosse giusto. E gli esempi non mi mancano.
Vorrei inserirmi nel discorso più generale di Murasaki, premettendo che ultimamente non posso definirmi buonista, e manco buona. Forse su certe questioni sarebbe auspicabile un sano realismo. Troppi i giovani alti e forti che vediamo mendicare all'uscita dei negozi, dei supermercati, ai piedi dei ponti di Venezia e che magari hanno lasciato famiglia e la possibilità di una vita povera, ma dignitosa nel loro paese. I Vescovi Africani, che certo conoscono le realtà del Continente meglio di noi, stanno esortando i giovani a rimanere e non inseguire false promesse di benessere che non esiste più, nemmeno per noi. Chiudere gli occhi su quanto sta accadendo e accusare, di rimando all'epiteto di buonista, di egoismo e chiusura e magari di razzismo chi esprime disagio e preoccupazione per il destino dell'Europa e della nostra cultura credo sia poco ragionevole.

Murasaki ha detto...

@Minty:
Ah, ECCO da dove veniva!
Sì, il Buonista è spesso anche pessimista - ma soprattutto mooolto irritato con i cattivisti. Io, almeno, mi ci riconosco benissimo ^_^

@Pensierini:
Come tutti gli anni, è stato difficile per tanti di noi. Ognuno ha la sua storia e i problemi fisici non sempre sono peggio di quelli esistenziali.
Insomma, so che anche per te non è tutto rose e fiori e ti faccio tanti auguri, ringraziandoti per la cautela nell'abbraccio ^_^

@Mel:
Non arrivo a definirmi "buona", per farlo dovrei impegnarmi di più. Il Buonista, nella mia ottica, è quello che fa semplicemente il suo dovere: paga le tasse, cerca di lavorare con coscienza, cerca di vivere lo spirito della costituzione. Sul lavoro, come sai, le sanatorie non mi sono mai piaciute anche se alle medie le cose sono un po' diverse (meno diverse di come le vedono certi miei colleghi, a volte sospetto, ma se sei in minoranza ti devi adeguare).

@Ornella:
E' (in parte) anche a un atteggiamento come il tuo che mi riferisco, e a una mentalità che mi sembra costruita in provetta: i giovani alti e forti ecc. ecc. (che per la verità imperversano da più di venti anni, almeno nella mia zona) sono il risultato di giunte locali incapaci di ben gestire la situazione e della stupida legge Bossi-Fini che ci ha costretto a trasformare tutti in "profughi"; la famosa "cultura dell'accoglienza" nasce prima di tutto dalla necessità di adattarsi a situazioni internazionali su cui il governo italiano ha avuto pochissima parte (anche se forse in Libia avremmo potuto starcene un po' più fermini, ma vai a capirlo prima?) ma su cui non abbiamo vere possibilità di intervento, salvo le cannonate spesso evocate ma che il diritto internazionale ci vieta.
Quanto alla cultura europea, che è quella che comunque ha prodotto le leggi razziali e un certo tipo di mentalità, conservarla o cambiarla è compito degli europei, tutti, e il suo destino si collega alle solite questioni internazionali di cui sopra, molto complesse da gestire, soprattutto se non si cerca nemmeno di capirle.
Il parere dei vescovi africani, naturalmente, va tenuto in grandissima considerazione visto che LORO conoscono la situazione sul campo.

Ornella Antoniutti ha detto...

Se ben ricordo l'intervento in Libia fu voluto e "portato avanti" da Francia e Germania e Gran Bretagna. Il Silvio nazionale non era per nulla contento ma fu coartato dalle circostanze.E la famosa primavera araba, da dove è partita? Pare addirittura da oltre oceano...
Da parte mia devo dire che vedere Gheddafi ospitato a Roma con tutti gli onori, no, non mi piacque per nulla e ne fui alquanto angosciata. Ma ecco, se c'è una cosa che non perdonerò alla sinistra in generale è questa: mi fate quasi rimpiangere il governo di Berlusconi.

Murasaki ha detto...

Berlusconi fu forse un po' troppo folkloristico nell'accoglienza a Gheddafi, ma non molto diverso da tutti i capi di governo, non solo italiani, che trattarono con lui nell'infinità di tempo in cui è stato al potere...
In realtà la sua politica estera non è stata molto diversa da quella dei suoi predecessori, salvo per quella sciaguratissima idea di andare in Iraq. Probabilmente fu mal consigliato, o sopravvalutò Bush.