Il mio blog preferito

lunedì 31 ottobre 2011

Felice Halloween a tutti!

...che le vostre zucche siano morbide e gustose, le vostre scope più veloci di una Nimbus 2000, le vostre pozioni di grande efficaciae i vostri gatti (neri e non solo) in prospera salute, né vi manchino i pipistrelli di liquirizia ^__^

venerdì 28 ottobre 2011

Quadretto di maniera

Uno dei Sostegni su Cristaccecami è improvvisamente mancato per qualche giorno a causa di un improvviso ricovero in ospedale di sua madre. La sua mancanza si è fatta assai sentire e tutti abbiamo accolto con gran sollievo il suo ritorno. Onde mostrargli il nostro sincero e disinteressato attaccamento, ci siamo premurati di chiedere innanzitutto notizie della genitrice.
Che ma, sì, insomma... la TAC è risultata negativa, ma c'è una forte anemia e non si sa bene da dove venga.
Pronta e inevitabile interviene, a voce forte e chiara, la prof. Casini: "Eh, se è quello che aveva mia madre, non te lo dico cos'era sennò ti prendi un accidente, ma è stata una cosa tremenda, non ti dico cos'era ma poi è morta, per assisterla era una tragedia, era un cancro all'intestino, figurati, quindi ti lascio immaginare".
E' stata così rapida e il discorso è stato fatto in maniera talmente continuativa che nessuno ha avuto il tempo materiale di infilare una parola per cercare di attenuare un minimo il suo abominevole intervento.
"...veramente la TAC sarebbe negativa..." mormora mitemente lo sventurato, preso forse troppo di sorpresa per trovare la forza di mandare la Casini direttamente a Fanculo.
"Mah, se lo dici tu... comunque la TAC non è sempre indicativa. Non è per dirtelo che poi ci rimani male, ma se è quello non se ne esce".
Il poveretto è senza parole, esattamente come me - che alla fine riesco comunque a intervenire riciclando la storia su un'anemia grave che dipendeva dal fegato ed è stata poi brillantemente curata, che attribuisco a mia madre, e provvidamente qualcuno chiama la Casini per parlare di qualcos'altro.

Sì, lo so, in qualsiasi ufficio o scuola o luogo di lavoro si trova qualcuno pronto a predirti le più lugubri disgrazie financo se hai un giradito, ma l'intervento della Casini è stato davvero notevole per la sua fulminea brevità. Di solito i Malauguranti infilano nei loro discorsi qualche pausa, se dicono "ah, non voglio dirti cos'aveva in realtà" maturalmente hanno cura di dirtelo al più presto, ma lasciano qualche secondo di pausa, aspettano una domanda, infilano una frase di circostanza, lasciano capire che... la Casini invece non ha avuto la minima esitazione e nel giro di una cinquantina di parole scarse racchiuse praticamente in un'unica frase è riuscita a includere i preliminari di circostanza e la certezza di un esito negativo - ed è assolutamente possibile che la sua non fosse una consueta frase maligna di malaugurio travestita con parole di circostanza, ma solo una reazione istintiva alle parole chiave "anemia" e "madre ammalata" che le hanno riportato alla mente la sua personale vicenda - perché lei, delle sue personali vicende, da sempre, trova indispensabile fare partecipe chiunque si trovi nelle sue vicinanze, indipendentemente dal fatto che sia amico, nemico o indifferente.
Insomma, è possibile che non abbia nemmeno la parziale scusante di essere un avvoltoio.

Come nota aggiuntiva preciso che la Casini è una collega insopportabile, una compagnia irritante, una persona acida e corrosiva in sommo grado... ma in classe si mostra un'insegnante abile e preparata. Piuttosto apprezzata dai ragazzi, anche - che sono infatti gli unici dei quali non sempre dice male.
Invero, molti sono i Misteri Insondabili del nostro strano lavoro.

Va da sé che il Sostegno, dopo quell'abile tirata, non aveva l'aria particolarmente contenta.

mercoledì 26 ottobre 2011

Dislessia, dislessia, per piccina che tu sia...

La classe che ho quest'anno è una terza di 16 alunni. Pochi ma notevoli, ognuno a modo suo. Una Terza Variegata.
Prima di tutto c'è Cristaccecami. Di solito sta con l'insegnante di sostegno (a forza di insistere nel corso di tre anni son riusciti ad ottenere 18 ore di sostegno più qualcuna con l'educatore. Appena possibile gli insegnanti scappano senza lasciare recapito e perfino l'educatore, che è un fulmine di guerra, ogni tanto mostra qualche traccia di cedimento, ma insomma quest'anno si riesce a sopravvivere quasi sempre).
Ufficialmente Cristaccecami fa parte della classe, ma in realtà la classe riesce ad esistere solo se lui è fuori dall'aula oppure dorme - nel qual caso tutti abbassano la voce ed evitano rumori inutili.
In assenza di Cristaccecami abbiamo ancora:
- un secondo Certificato, che è un ragazzo calmo, equilibrato, insicuro ma ragionevolmente studioso, che lavora piuttosto benino; e meno male che è così perché il suo proprio e legittimo insegnante di sostegno spesso è occupato a potare fuori dalla classe Cristaccecami onde permetterci di fare lezione
-un DA, ovvero Disturbo generico di Apprendimento, che non si sa bene cosa sia ma da quando gliel'hanno individuato il ragazzo lavora molto meglio anche perché è seguito da un'addetto ai lavori.
-ben due dislessici, ovverso DSA, il secondo dei quali individuato ad anno ormai iniziato e senza che gli insegnanti ne sapessero nulla, né della visita per stabilire se lo era né, e soprattutto, dell'esito positivo della visita in questione.
Siccome in quella classe tutto è un po' particolare, lo sono anche i nostri due dislessici che, tanto per cominciare, leggono bene, in particolare Mimolus, il dislessico a tutto campo (l'altro, Riccio, ci han spiegato che è dislessico solo per la matematica, mentre per lettura e scrittura ha compensato da solo).
Mimolus, quello che legge particolarmente bene, fa anche una barcata di errori di ortografia, di quelli semicanonici da disgrafici, ma non è disgrafico bensì dislessico, così almeno ci hanno assicurato. Comunque studia con profitto sui libri, in particolare storia che gli piace molto, ma si interessa anche alla letteratura e simili. Perde un po' di colpi in grammatica, va detto. E ha una scrittura... come dire... non sempre facilissima da decifrare - ma in realtà ho visto ben di peggio, nei miei undici anni di pratica.
Riccio, quello che sarebbe dislessico solo per la matematica, legge decorosamente, scrive piuttosto correttamente, non si ammazza sui libri ma quando studia (e di solito un po' studia) se la cava rispettabilmente.
"Puoi usare la calcolatrice" gli ha spiegato Matematica.
"Perché? Ho sempre fatto i calcoli a mente, mi riescono". E in effetti gli riescono e a tutt'oggi non usa calcolatrice.
Quello che, unico in tutta la classe, legge male è il DA; e legge male, ci ha spiegato la dottoressa che lo segue, perché se legge ad alta voce non capisce quel che legge. In effetti ha un pessimo rapporto con i testi scritti e gran difficoltà a studiarli se non glieli leggono. Insomma, sembrerebbe un dislessico da manuale. Ma non è dislessico, ci han spiegato. Tra l'altro scrive piuttosto bene.

Io non capisco ma mi adeguo, in fondo l'importante non è come li chiamano ma che trovino un buon modus convivendi con la scuola e dalla scuola suddetta cavino il massimo dell'utile, loro come gli altri.
Ad ogni modo per la prima volta mi sono letta da capo a piè la legge sulla dislessia e pure il protocollo della regione Toscana. Ho così scoperto che alcune delle facilitazioni cui i dislessici hanno diritto vengono da sempre da me consentite a tutti, senza distinzioni.
Dice di autorizzarli a scrivere in stampatello? E io da sempre faccio scrivere in stampatello chiunque lo desideri: la mia teoria è che l'ortografia è una forma di espressione, e se un alunno si sente più rilassato può concentrare la sua attenzione su quel che scrive e, soprattutto, su come lo scrive. E' vero? Onestamente non lo so.
Tra l'altro Riccio scrive in corsivo, ed è anche un corsivo molto chiaro da leggere.
Dice anche che vanno autorizzati a usare il computer col correttore per fare i compiti a casa, ma io ho sempre autorizzato chiunque lo desiderasse a fare i compiti a casa col computer. La Terza Variegata comunque non mi ha ancora scritto niente al computer, nonostante la mia formale autorizzazione. Facciano loro.
Inoltre ci raccomandano di consentire l'utilizzo di apposite tabelle da consultare per gli errori ortografici più comuni - e già l'anno scorso avevo imposto ad alcuni di tenere sul banco durante i compiti scritti cartelli decorati con fiori, farfalline e cuoricini* da utilizzare per alcuni errori cui erano singolarmente attaccati. L'idea mi venne solo verso la scorsa primavera, ma portò a risultati molto positivi, come constatai con piacere all'esame (dove il cartello non lo tenevano. Ma avevano, come sempre, il dizionario, di cui la tabella è solo una versione accorciata).

Quest'anno la tabella gliel'ho preparata io, a tre colonne, per i monosillabi da accentare e da non accentare (è una classe dove i sà, gli stò e i quì si sprecano). Mi sono raccomandata che se la guardino con grande attenzione in vista del prossimo dettato ortografico.
"Questo tipo di tabelle sono raccomandate per i dislessici, ma siccome sotto questo aspetto siete tutti un po' dislessici, tanto vale" ho spiegato.

Se non funziona più che bene, naturalmente, si proverà qualche altra cosa.

*così si sentivano un po' più pirla a sbagliare ancora certe parole in terza media, soprattutto i ragazzi

lunedì 17 ottobre 2011

Il Mister e la Costituzione


L'interrogazione di Alice Ford sui problemi dell'Italia postunitaria si è svolta egregiamente. Giusto in conclusione domando:
-Quando venne concessa la costituzione del Regno di Sardegna?
-Nel 1848.
-E come si chiamava?
-Statuto Albertino.
-Come mai?
Il 48 è stato studiato la fine dell'anno precedente, e la classe lo ricorda solo a grandi linee.
Ma Oyster e un paio di ragazzi accanto a lui alzano la mano.
-Perché fu concesso da Carlo Alberto. Ne parlavamo ieri nello spogliatoio di calcio.
Sgrano gli occhioni - Prego?
Oyster spiega - Stavamo parlando appunto di storia e dicevamo che non ricordavamo come si chiamava la costituzione dell'Italia dopo l'unità. Allora il Mister ci ha detto che si chiamava Statuto Albertino perché era stata concessa da Carlo Alberto, e che era rimasta quella fino al i Gennaio 1948. Sapeva tutto sull'argomento, ci ha fatto una tirata.
Ora, già la scena del gruppetto di scolari che dopo l'allenamento di calcio si fanno le pulci a vicenda sull' interrogazione di storia del giorno dopo è decisamente insolita (ma neanche incredibile, considerando la classe). L'idea del Mister che interveniva per colmare le lacune, poi, mi è sembrata vagamente surreale.
A quanto sembra, nonostante i vistosi tentativi di affossare la ricorrenza del 150° anniversario dell'unità d'Italia, una parte della base ha mostrato una certa disponibilità ad informarsi, specie in ambito costituzionale...

sabato 8 ottobre 2011

Nunc et in hora


Una Time-Tuner (Giratempo, nella traduzione italiana) sarebbe senz'altro un regalo gradito da chi ha l'incarico di preparare l'orario scolastico

E' cosa cognita e nota che l'orario scolastico è quella roba che fanno sempre male per te e bene per gli altri, e quindi per forza di cose anche tu, che non ti lamenti mai, questa volta sei proprio costretta/o a far notare che... (un'eccellente descrizione del suddetto processo è disponibile qui).
Ad inquietarmi per il mio non erano state le costanti uscite all'ultima ora (cui corrispondevano comunque entrate tardive con conseguenti dormite mattutine e tranquille colazioni), né quell'unica ora, la quinta, per giunta di approfondimento, di Mercoledì (che risultava dunque un secondo giorno libero) bensì la completa mancanza di prime ore nella Terza con cui in compenso avevo ben tre blocchi di quattro ore consecutive, due dei quali in giorni a loro volta consecutivi; e le mie inquietudini derivavano non tanto da delicate questioni didattiche quanto da angosciosi interrogativi sulle mie possibilità di sopravvivenza a tempi lunghi, anche se la gentilezza e la buona disponibilità della classe avevano fatto sorgere in me un filo di speranza di non finire sbranata in un lampo di comprensibile esasperazione degli sventurati discenti già alla prima settimana di sì barbaro tormento.
Mi era stato spiegato che non c'era verso di cambiare e che ormai l'orario era definito e definitivo. Chi me l'ha spiegato, va riconosciuto, ha sempre avuto un certo gusto per le frasi drastiche e non sempre si è rivelato il massimo dell'attendibilità - ma era anche la persona che aveva fatto l'orario, dunque...
Poi, la mattina del secondo giorno di scuola, la famiglia di una nuova arrivata ha telefonato per spiegare che loro erano avventisti del settimo giorno e dunque il Sabato la figlia non sarebbe venuta a scuola. Da notare che St. Mary Mead è praticamente l'unica scuola che fa lezione su sei giorni in una zona dove tutte le scuole si fanno un punto d'onore di chiudere di Sabato. Loro però avevano trovato casa proprio a St. Mary Mead e lì, giustamente, volevano mandare la figlia, né gli era venuto in mente di avvisare la scuola per tempo di quel piccolo dettaglio confessionale.
Sta di fatto che nell'Orario Definito e Definitivo la classe dell'avventista di Sabato aveva le due ore di Artistica, e dunque l'Orario Definitivamente Definitivo andava cambiato. Di poco, pochissimo, quasi nulla.

Ovviamente è stato un ciclone epocale che ha avuto violente ripercussioni su tutte le classi di tutte le sezioni; qualcuno ha borbottato tra i denti che non era giusto che "questi" (gli avventisti) pretendessero di veder rispettate le loro idiosincrasie e fisime, quasi avessero gli stessi diritti degli altri. Con un bel sorriso ho ricordato che sì, quella del settimo giorno per gli avventisti era una convenzione (puoi contare per settimo qualsiasi giorno della settimana, dal Lunedì alla Domenica) ma lo era esattamente come per i cattolici, perché, appunto, anche chiamare Domenica il settimo giorno era una convenzione, e il Concordato tutelava gli avventisti come tutte le altre confessioni.

Dal ciclone era spuntato per me un orario delizioso, con soli due blocchi di quattro ore e ben due prime ore, nonché un'intera mattinata libera - una cosa faraonica.
Tale orario è vissuto per una settimana nei nostri cuori e nel mondo virtuale, e tutti noi abbiamo organizzato la nostra settimana in base ad esso e abbiamo dettato il nostro orario interno alle classi. Poi...
Ebbene sì, si è reso necessario effettuare qualche piccolo e insignificante spostamento, non ho capito il motivo ma sono sicura che un motivo c'era.

E adesso sono qui, con un solo blocco di quattro ore, nessuna mattinata libera, cinque prime ore su cinque e nemmeno un'ora di pomeriggio, proprio io che ho sempre detto che il pomeriggio per me andava benissimo, me ne mettessero pure due se gli tornava comodo; e da qualche parte c'è senz'altro qualcuno che smoccola dopo essersi ritrovato due pomeriggi e mi dispiace per lui. Però stavolta, davvero, non posso lamentarmi, anche se a Giugno avrò delle grandissime occhiaie.

Augurandomi che non salti fuori qualche altro piccolo dettaglio che renda necessario un ulteriore leggero ritocco...

lunedì 3 ottobre 2011

Lunedì Film - Bronte. Cronaca di un massacro (Film per le medie)

Quando i miei mi portarono a vedere Bronte Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato ero una fanciullina inesperta del viver del mondo, che del risorgimento sapeva solo quel che aveva studiato alle elementari. Le locandine mi entusiasmarono scarsamente e il film non mi piacque (a parte Bixio che era fatto da un attore niente male) ma mi colpì parecchio, tanto che a distanza di decenni me lo ricordo ancora abbastanza bene. Ho avuto modo di capirlo a distanza di anni, un po' per volta. Suppongo che i miei genitori contassero su quello, più che sul mio gradimento immediato.
Da allora non ho più avuto occasione di vederlo. E' scomparso, letteralmente.
Quando ho cominciato a insegnare l'ho cercato, convinta che sarebbe stato un utile supporto didattico etc, etc.
Ma ho sempre dovuto limitarmi alla novella di Verga Libertà, perché il film non era reperibile né ai videonoleggi né nelle biblioteche pubbliche, dove ormai si trova veramente di tutto. Pure, senza voler togliere nulla a Verga che ha scritto un capolavoro, il film ha un'immediatezza e una forza tutta particolare.

Stasera sfogliavo il supplemento del libro di storia Grandangolo, che non mi entusiasma ma non è nemmeno malaccio. Parlava di film storici, presentava una scheda del Gattopardo (film assai più facile da reperire, praticamente basta aprire bocca per chiederlo e qualche collega te lo offre prontamente); suggeriva anche di fare un confronto con Bronte, per presentare due modi diversi di filmare il risorgimento visto dalla prospettiva del Meridione.
Grazie tante, ho pensato chiudendo il libro, se mi dite dove trovarlo volentieri.

domenica 25 settembre 2011

Nel tunnel dell'ignoranza


Il tunnel della foto non è stato progettato per i neutrini. Inoltre esiste.

I fatti sono noti, e li riassumo per puro spirito di polemica: di recente alcuni scienziati han realizzato un esperimento in cui alcuni neutrini (una delle infinite particelle di cui si compongono gli atomi, alla faccia di Democrito) hanno viaggiato a una velocità leggermente superiore a quella della luce, ritenuta fino a due giorni fa la massima velocità raggiungibile nel nostro universo. Se questo esperimento venisse confermato, nuove e fascinose frontiere si aprirebbero alla scienza, e tutti gli addetti ai lavori stanno godendo come tinche davanti alla lauta prospettiva di doversi ricostruire buona parte delle loro convinzioni (un modo molto bello di affrontare la questione, e che incoraggia a sperare nonostante tutto nel futuro dell'umanità).
Il viaggio degli avventurosi quanto rapidi neutrini è avvenuto tra il CERN di Ginevra e il laboratorio sotterraneo del Gran Sasso, vanto di quel po' che resta della ricerca italiana, che in questo settore ha una tradizione invero piuttosto rispettabile.

All'annuncio del mirabile evento, la Maristella nazionale (che, per quanto improvvidamente nominata, è pur sempre il ministro italiano dell'Università e della Ricerca) ha vantato il fatto che alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si e’ svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro, in un comunicato apparso in bella evidenza sul sito del MIUR.
Dopo l'attimo di incredula sospensione ("L'ha detto? Sì, l'ha detto davvero") un coro di sarcasmi. frizzi & lazzi si è abbattuto sulla poverina - in possesso, se non ricordo male, di una licenza scientifica, se pur ottenuta in scuola privata dopo qualche iniziale insuccesso nella scuola pubblica: perché non esiste alcun tunnel tra Ginevra e il Gran Sasso e comunque il viaggio di un neutrino funziona con regole diverse da quelle che muovono automobili e Tir. La rete tutta, e in particolare i tanto vituperati Facebook e Twitter pare che si siano scatenati in una girandola di commenti di tutti i generi e tipi, tra l'altro molto divertenti.

Assai stizzita la replica del MIUR: Polemica destituita di fondamento è assolutamente ridicola. E' ovvio che il tunnel è quello nel quale circolano i protoni dalle cui collisioni ha origine il fascio di neutrini che attraversando la terra raggiunge il Gran Sasso. Il sarcasmo naturalmente è proseguito, vieppiù incrementato appunto dal tentativo del MIUR di rimediare la gaffe, tentativo peggiore della gaffe stessa secondo la linea che da sempre caratterizza i governi guidati dall'attuale Presidente del Consiglio.

D'accordo, l'ignoranza dell'attuale Ministro dell'Istruzione è abbastanza nota e non c'è motivo di insisterci più di tanto. Ma, stante che questi comunicati non li redige il ministro bensì uno staff di funzionari, non si capisce come sia stato partorito questo mostro singolare: qualcuno ipotizza che nello staff ci sia una talpa incaricata di far scivolare il ministro scrivendole dichiarazioni erronee, ma se nessuno di quelli a cui il comunicato di replica è passato tra le mani ha trovato niente da ribattere all'immagine del coraggioso neutrino che, ahimé, senza il suo forellino non riesce a viaggiare (è troppo grosso, capite), le talpe devono essere parecchie, oppure parecchi sono gli ignoranti. Auguriamoci almeno che costoro si distinguano per virtù estetiche e abilità in altri campi meno prettamente ministeriali, altrimenti proprio non capisco perché dovremmo continuare a pagargli lo stipendio con le nostre tasse.
Mi sorprende però la singolare capacità di tutta questa gente nel mettersi nei guai da sola: invece di straparlare di tunnel sotto il Gran Sasso bastava vantarsi del laboratorio scientifico appunto del Gran Sasso e dei fondi ad esso devoluti per la ricerca, glieli abbiano dati o no: dopotutto, se il laboratorio del Gran Sasso esiste è perché questo governo non l'ha (ancora) smantellato, che è pur sempre un trattamento di favore nei suoi confronti.
Insomma, non c'è motivo di farsi ridere dietro a tutti i costi, sempre e comunque.
Almeno, mi sembra.

lunedì 12 settembre 2011

Taglio del Nastro 2011 - Back To the Native


Dopo due anni di esilio a Hogsmeade (uno dei quali pure volontario) St. Mary Mead si era trasformata ai miei occhi in una sorta di Terra Promessa, le cui cupole dorate scintillavano nei miei ricordi quando la sera sospiravo accanto al fuoco del bivacco, imbacuccata nel mio mantello da pellegrina.
Poi, chiaramente, uno ci ritorna e scopre che non sono proprio tutte rose e fiori. E' vero, la Cleptomane non c'è più, avendo chiesto il pensionamento anticipato dopo che il Preside in Transito ha mostrato l'assurda pretesa di vederla lavorare. Non c'è più nemmeno la Collega Urlante di Matematica - e ciò è davvero gradito, dal momento che sarebbe stata la mia collega di matematica. E non nego che entrare in un'aula a misura di essere umano, che ospita comodamente i suoi 16 alunni mi abbia assai racconfortato, e che avere sin dal primo giorno sia i registri di classe che quelli personali sia una gran comodità.
Tuttavia qualche inconveniente c'è.
Un orario demenziale, ad esempio. Passo quindici ore con la Terza... su quattro giorni, e senza nemmeno una prima ora. Ho una prima ora di Approfondimento, in compenso, che è utile quanto è utile una bicicletta per un pesce.
Si sono scusati. Mi hanno spiegato che è venuto un orario piuttosto buono per tutti tranne che per me. Ci hanno provato e riprovato in tutti i modi, ma il sistema non ne vuol sapere.
Evvabbè.
Poi c'è la LIM, la grandiosa LIM di prima classe, con collegamento a banda larga, bella, fascinosa e facile da usare, al cui confronto quella di Hogsmeade era un carretto.
E che stamani non si è accesa. O meglio, si è accesa ma non prendeva il segnale dal computer.
E naturalmente l'addetto non c'era.

Si sa, all'inizio dell'anno ci vuol pazienza.

mercoledì 10 agosto 2011

Lo scolaro sul tetto che scotta

Uno studente della Scuola Media di Hogsmeade se ne va per i fatti suoi tra la terza e la quarta ora. Tornerà? Ah, saperlo, saperlo...

Di solito durante l'intervallo me ne sto in classe a fare il registro e chiacchierare con chi sta intorno alla cattedra. Quella mattina però decido di fare una vasca nel corridoio, senza un motivo al mondo, e così esco dalla Seconda Domandiera.
In fondo al corridoio c'è una finestra che dà sul tetto, con sotto un tavolino - in realtà un banco - e un paio di sedie. Lì stanno piccoli gruppetti di studenti e/o studentesse desiderosi di farsi il filo, chiacchierare dei fatti propri, controllare chi sale dalle scale e simili. E infatti quel giorno due fanciulle della Terza parlavano piuttosto fitto; poi vedo la finestra, che evidentemente era stata soltanto accostata, aprirsi dall'esterno e Arslan rientrare dal tetto dov'era stato fino a quel momento.
La scena era così chiara che non era possibile equivocarla. Le due ragazze alzano gli occhi al cielo, come per dire "ecco il tordo che si è fatto beccare". Arslan resta un po' interdetto, ma l'unica cosa che può fare a quel punto è rientrare.
Gli faccio cenno di seguirmi, segno il fatto sul registro di classe, faccio la nota sul diario, lo mando dalla Vicepreside perché la suddetta prenda atto dell'accaduto (la Preside in quel momento è fuori). Poi chiedo ad Arslan cosa ci faceva sul tetto e se è la prima volta che ci va.
Arslan farfuglia che "era solo uscito un attimo" e prova anche a spiegarmi, con scarsa convinzione, che non era sul tetto e stava solo aprendo la finestra. Cosa ci faceva però non me lo spiega, e io francamente non so immaginarmelo.
La struttura della scuola non è delle più banali: uscendo dalle finestre del piano superiore si va su uno dei livelli del tetto, che è piatto, e ripensandoci può essere che da un tetto all'altro (la scuola è costruita su un colle) si arrivi a terra senza particolari rischi.
Segnalo l'avvenimento al professore che entra in Terza dopo l'intervallo (durante l'intervallo la Terza infatti è rimasta sola perché Musica ha la discutibile abitudine di far risalire le classi da sole - probabilmente ha dei buoni motivi logistici per farlo, e la Terza dei Tordi quest'anno è ritenuta una classe abbastanza tranquilla. Di custodi, al nostro piano, non se ne vedono quasi mai: ormai sono troppo pochi per star dietro a tutto).
Racconto l'episodio in Sala Professori, e lo racconto anche alla Preside quando riesco a vederla, la mattina dopo. Lei accenna a far bloccare la finestra, dice che passerà a controllare e chiude lì la questione. Non sembra trovare nulla di particolare nel fatto che un ragazzo vada in giro per i tetti come un gatto in esplorazione durante l'orario scolastico. A quanto ho capito, l'episodio le è entrato da un orecchio e uscito dall'altro, tanto che due settimane dopo non se lo ricorda più.
Arslan porta la nota firmata il giorno dopo, ma io non sono un perito calligrafo. A fine anno, parlando con i genitori, scopro che quella nota loro non l'avevano mai vista.

Due settimane dopo, i tetti della scuola tornano a scottare, quando riceviamo la chiamata di un vicino che ci avvisa che appunto sui tetti della scuola cammina un ragazzo. E' l'intervallo del rientro pomeridiano, quando alcuni scolari sono nel cortile e i molti che non restano a mensa sono per i fatti loro. Il gatto sui tetti non può essere Arslan, che quel giorno è assente. Mi spiegano che "sembra sia stato il Tale". Io non me la sento di far crociate, ma mi sembra proprio che il Tale sia sempre stato sotto i miei occhi, durante l'intervallo, né abbia mai provato ad allontanarsi. Non sono in grado di giurarlo, naturalmente.
La Preside fa un giro per le classi, dopo l'intervallo, ma le domande sono blande e tranquille, e si limita a dire che si preoccupa soprattutto dell'incolumità degli alunni. Nessuno confessa di essere stato il gatto di turno, il vicino chiaramente non ha riconosciuto di chi si trattava, e in effetti nessuno sembra preoccuparsi granché della questione, con mia grande meraviglia.

Io di solito sulla disciplina sono molto accomodante, però a questa storia degli studenti che vanno in giro sui tetti ammetto che avrei dato molto maggior peso: visto che si fanno tante storie per quegli alunni che passano da un piano all'altro servendosi delle scale interne, e che possono farlo solo se l'insegnante li autorizza con solenne investitura e carta da bollo, e anche così ogni tanto sia l'insegnante che gli alunni sono rampognati perché "i ragazzi non devono scendere né salire" né per le fotocopie né tantomeno per andare in altre classi, il fatto che qualcuno aggiri la questione passando dai tetti mi sembrerebbe meritevole di una certa qual attenzione. Dove vanno? Nelle altre classi, fuori a farsi i fatti loro o che altro? E poi, non credo che sia molto pericoloso, ma ugualmente non mi sembra uno sport da incentivare, soprattutto nelle ore di lezione.

Il mistero resta insoluto, come molti altri.
Come ho detto, quest'anno a Hogsmeade abbiamo avuto diversi problemi di disciplina, alcuni davvero consistenti. Ma la Preside li ha sempre affrontati in modo molto sportivo, al più lamentandosi che alcuni professori non sembravano essere entrati in empatia con alcuni alunni.
Non sorprenderà dunque sapere che questi problemi, iniziati un po' in sordina, si sono aggravati nel corso dell'anno fino a trasformare la scuola di paese di Hogsmeade in una sorta di Bronx dove i Carabinieri erano diventati praticamente di casa.
Durante il Collegio dedicato in buona parte a questi problemi, Musica* ha concluso dicendo che ormai per quest'anno era andata così, ma l'anno prossimo "dobbiamo fare un nuovo regolamento e farlo rispettare". Ed è stato in quel preciso momento che ho deciso che, l'anno prossimo, ad Hogsmeade non mi avrebbero vista nemmeno dipinta ad olio, a costo di finire a Casa del Diavolo con completamento cattedra a Monculi di Mezzo - perché ritengo che un barlume di buon senso dovrebbe comunque assistere il corpo docenti, e non parliamo della Dirigenza.

Per amore di cronaca preciso che il vecchio regolamento, quello in vigore quest'anno, non autorizzava a fumare in bagno, né a rubare piccoli oggetti al Planetario, né a camminare sui tetti della scuola, né ad appendersi ai cornicioni delle porte né a picchiarsi nei bagni o in corridoio né a fare molte altre cose su cui preferisco sorvolare e che vengono proibite anche dal codice penale vigente al momento.

*di solito una persona piuttosto sensata. Almeno, così avevo sempre pensato.

mercoledì 27 luglio 2011

Manuale del Perfetto Insegnante - Le compagne di merende

GERARCHIA AZIENDALE

Il fenomeno è anche detto "dei figli e figliastri" ed è piuttosto diffuso, non tanto tuttavia da poter essere considerato una costante fissa della vita scolastica. Non è affatto tipico ed esclusivo della scuola, e la sua presenza o meno, in una scuola come in qualsiasi altro posto di lavoro, dipende esclusivamente dalla Dirigenza.

In sintesi si tratta di un gruppetto di insegnanti* che godono il favore speciale del Dirigente Scolastico, vuoi perché sono riusciti a renderlo loro succube a forza di lusinghe ed abili manovre, vuoi perché sono in grado di favorirlo a loro volta (ad esempio con prestazioni professionali del coniuge, dandogli la possibilità di tenere lezioni universitarie etc.); talvolta, più semplicemente, si è creato un forte legame di solidarietà e amicizia lavorando insieme nel corso degli anni, che è degenerato definitivamente quando una delle future Compagne è diventata Dirigente Scolastico.
Il fenomeno non va confuso con quei privilegi che finiscono spesso per spettare agli insegnanti con maggiore anzianità di servizio in una scuola (un determinato giorno libero, un orario costruito un po' su misura, classi depurate dai casi più spinosi): le Compagne di Merende godono di privilegi più consistenti, ai limiti dell'illecito: l'assegnazione di progetti particolarmente ben retribuiti, settimane di "aggiornamento" in luoghi turistici, diritto all'assenteismo, esenzione dai compiti più noiosi, uso pubblico del cellulare in ore di lezione per i propri affari personali, gestione alquanto sportiva dell'orario, licenza di ritardo perenne etc.

Questi ultimi tre privilegi sono, in certe scuole, estesi liberamente a tutti gli insegnanti che desiderino accedervi (con eventuale eccezione per i precari con situazioni particolarmente scomode, ai quali è chiesto di non derogare di un capellesimo di millimetro dalla più rigorosa osservanza delle regole); si tratta insomma di casi che si creano quando nella Dirigenza c'è un vuoto di potere, cioè il DS non conta o non vuole contare un cazzo e lascia fare a tutti tutto ciò che vogliono, salvo qualche occasionale sfuriata con i precari con i contratti più precariamente precari (i quali precari di solito, soprattutto per mancanza di esperienza e giovinezza estrema, non sanno ancora difendersi e vivono nel terrore di sbagliare qualcosa e fare un errore grave senza accorgersene, e sono quindi facili capri espiatori qualora questi dirigenti desiderino dimostrare "chi è il capo").
A sua volta questo vuoto di potere della Dirigenza è dovuto a mancanza di personalità del DS e soprattutto a menefreghismo completo di costui verso il proprio incarico: in pratica il DS si è assunto la mansione di dirigenza al solo ed esclusivo scopo di incassare lo stipendio, ed è quella l'unica parte del suo lavoro che gli interessa, lasciando in tutto il resto la gestione della scuola a totale disposizione di chiunque desideri assumersela.
In queste scuole di stampo, diciamo così. "anarchico"** nessuno è tenuto ad osservare regole particolarmente tassative, alunni compresi, e il disastro o l'incidente sono regolarmente dietro l'angolo (ma spesso non lo girano, l'angolo, perché c'è un dio anche per i lavativi e gli incoscienti, e pare anzi essere attivissimo, più di tanti suoi colleghi di divinità). In tali circostanze, il gruppo delle Compagne di Merenda si può creare o non creare, e talvolta si crea per semplice inerzia: i privilegi sono spesso spalmati con equità, con una lieve ma non gravissima discriminazione a danno di quei docenti che, in barba agli usi e costumi locali, osservino scrupolosamente gli obblighi sanciti dal contatto nazionale insegnanti. Ci sono addirittura casi in cui il gruppo delle Compagne di Merenda finisce per creare una Dirigenza ufficiosa riducendo al minimo la licenza sul lavoro, con l'unico inconveniente di una certa prepotenza di fondo, dettata dalle simpatie e antipatie che queste Compagne di Merende, come tutti gli esseri umani, hanno.
Là dove, invece, il Gruppo di Compagne di Merende si crea per volontà esplicita della Dirigenza, si possono avere illeciti anche a livello penale, ad esempio nella gestione dei bilanci.

Come può opporsi a questa situazione l'Insegnante Normale, ovvero quella creatura che desideri guadagnarsi lo stipendio onestamente?
La questione è complessa e spesso senza soluzione. Laddove l'Insegnante Normale è precario,vuoi a contratto saltuario, vuoi a contratto annuale, gli conviene mostrarsi cieco, sordo e pure cerebroleso e non dare l'impressione di aver notato nulla di insolito, salvo sfogarsi occasionalmente con i colleghi precari, meglio se fuori dalla scuola e lontano da orecchie indiscrete; nel caso però in cui vengano lesi i suoi diritti contrattuali (ad esempio quando si pretende da lui la frequenza di tutti gli organi collegiali pur avendo costui un contratto a orario ridotto), qualche occasionale visita ai sindacati potrà essergli di grande aiuto. Imbarcarsi in crociate per il ripristino della legalità, sia pure al seguito dei colleghi di ruolo, è rischioso e senza prospettive particolarmente vantaggiose.
(D'altro canto essere precario lo garantisce molto bene in situazioni come quella in cui la Dirigenza gli chiede di alzare i voti agli scrutini o di diminuire i compiti assegnati per casa alle proprie classi: lì basta fregarsene alla grande, eventualmente scegliendo un'altra sede per l'anno successivo, e tenere i registri in ordine, adattandosi eventualmente a qualche sfuriata occasionale che basterà farsi passare sopra, come acqua sulle penne di un'anatra).
Gli insegnanti di ruolo potrebbero invece coordinare un'azione anche molto decisa di opposizione, che potrebbe portare, sia pure sobbarcandosi qualche conflitto aperto e un po' di rogne, a debellare il gruppo delle Compagne di Merende e costringere la Dirigenza ad emigrare verso altri lidi. Tuttavia, stante che la stragrande maggioranza dei docenti di ogni ordine e grado ama assai la lamentela, il mugugno e la maldicenza ma vive nel continuo terrore di uno scontro frontale, sia pure uno scontro contro un blocchetto di gelatina tenuto insieme dalla colla di pesce, molto spesso tale azione concertata non si appalesa nimmanco di lontano.

Sono del tutto sconsigliabili crociate individuali, anche se apparentemente iniziate con l'appoggio di gran parte dei colleghi - appoggio spesso promesso a gran voce in Sala Professori quanto del tutto invisibile al momento opportuno.
A livello individuale è però possibile far capire con garbo alle Compagne di Merende, in modo velato e quasi casuale ma citando all'occorrenza articoli e norme di legge, che questa e quest'altra intromissione non saranno tollerate, ottenendo così una situazione lavorativa decente, almeno a livello individuale.

*va da sé che "compagne di merende" è indeclinabile, e la categoria include insegnanti di ogni sesso (maschi, femmine, neutri, ermafroditi, altri)
**fermo restando che l'uso del termine "anarchia" in questa accezione è del tutto improprio, anche se entrato ormai nell'uso corrente.

domenica 24 luglio 2011

Alle medie è diverso

Il riflesso di un ricordo dell'ombra di una presenza inquieta....

Le medie sono un scuola particolare.
D'accordo, ogni scuola è particolare, così come ogni classe, ogni materia, ogni alunno, ogni insegnante (dove spesso "particolare" sta per "da manicomio").
Ma in mezzo a tanta particolarità, la scuola media è particolare anche nell'ambito scolastico.

Le medie sono la scuola che viene dimenticata. O forse si dovrebbe dire "rimossa"? Tutti la dimenticano, prima di tutto chi l'ha frequentata.
I ricordi della scuola, per esempio: tutti ricordano le elementari o le superiori, a volte perfino l'asilo. Delle medie non parla mai nessuno, nemmeno per dirne male. Si suppone, se ricordi le superiori, che prima delle superiori tu abbia fatto anche le medie, bene o male che sia; ma è una cosa data per sottintesa, non raccontata.
Tutti ricordano i maestri delle elementari o i professori delle superiori, mai quelli delle medie. Eppure, questi "tutti", avranno pur avuto anche loro docenti di italiano, inglese, musica, artistica, bravi o incapaci che fossero.
Non credo sia una specifica antipatia verso di noi - sul piano statistico dovrà pur esserci qualche insegnante accettabile anche alle medie (almeno si spera).

E' che le medie occupano quella fascia d'età che nei ricordi viene rimossa, quando la personalità è in fase magmatica di costruzione. Quello che viene fatto, detto, pensato e vissuto in quegli anni è importantissimo per la vita futura, ma viene continuamente sommerso da nuove ondate e stratificazioni. A quell'età si cambia quasi tutte le settimane, con gran disperazione di genitori, insegnanti e perfino fratelli e amici. Si cambia tanto che nemmeno i nostri amici riescono a starci dietro. E gli stessi amici che la settimana prima erano il centro del nostro mondo, improvvisamente rivelano tutta la loro insulsa insignificanza, laddove chi ci stava più antipatico appare improvvisamente in una luce affascinante.
Si cerca un punto fisso per costruirsi, e se ne provano tanti. Ogni tanto ci si accorge, o si crede di accorgersi, che lì non si può costruire nulla di solido perché, altro che roccia, c'è solo un po' di sabbia. Allora si raccatta tutto e si emigra altrove senza nemmeno salutare, lasciandosi dietro rancori, rimpianti e anche un sollievo inconfessato. Ci si convince facilmente di amare persone che non amiamo affatto, si provano e rifiutano modelli, si macina e tritura di tutto, sputando via gli ossicini. Si provano maschere di tutti i tipi, non tanto o non solo per nascondere qualcosa o per proteggersi, quanto per trovare un punto fermo, una linea da seguire. Se sono Macbeth ucciderò il re, se sono Banquo mi farò uccidere, se sono una strega predirò il futuro. Ma se fossi invece uno spettatore, o un tecnico delle luci, o il regista? E se lavorassi in un altro dramma?

In mezzo a questo turbine perenne, tanto mosso da sembrare fermo, gli insegnanti, che a loro volta hanno vissuto e rimosso quegli strani e faticosissimi anni, si disorientano con facilità, e già comunque li disorienti con poco. Storditi dalle incandescenti onde emotive che vorticano in ogni classe (di cui spesso non sono nemmeno consapevoli) si rifugiano per sopravvivere dietro a poche certezze più o meno quantificabili: la disciplina, la tenuta delle classe, i voti, le presenze. Spesso sono inconsapevoli della loro forza o dell'importanza di quel che fanno, ma anche quando lo sono non fa molta differenza, perché non sono in grado di prevedere l'esito delle loro azioni, nemmeno delle più innocenti o insignificanti. I ragazzi assimilano, macinano e triturano a modo loro, e neanche loro sanno bene come e perché lo fanno - anzi, spesso nemmeno sanno di farlo.

Usciti dalla scuola media, i ragazzi dimenticheranno quasi tutto, istantaneamente, iniziando l'epoca della consapevolezza. Senza dimenticare niente, in realtà.
"Tu resterai una presenza inquieta nel loro subconscio" mi disse un amico quando cominciai a insegnare. Ho sempre pensato che avesse ragione, parlasse o meno sul serio.

Noi siamo quelli che verranno dimenticati, perché lavoriamo negli anni che poi saranno rimossi. Noi siamo quelli che resteranno, Soprattutto sul piano didattico: quel che si è imparato alle medie non si dimentica più. Entra talmente a fondo dentro di noi che non lo vediamo più, ma fa parte di noi, come la trama di un tessuto.

Date più soldi alle scuole medie, e smettete di farneticare di anelli deboli: le medie sono molto, molto importanti.

mercoledì 20 luglio 2011

Manuale del Perfetto Insegnante - Il Bravo Insegnante

              Budda: dopo la sua illuminazione rappresenta un modello piuttosto valido per noi insegnanti.
Certo, sembra che anche lui avesse i suoi difetti....
Che cosa sia esattamente un Bravo Insegnante è questione invero assai complessa. Esistono però un buon numero di qualità su cui tutti concordano e che trovano assolutamente basilari, e possiamo senz'altro partire elencando quelle.
Il Bravo Insegnante deve essere innanzitutto preparatissimo sulla disciplina che insegna, avendone ampia competenza sia sul piano teorico che su quello pratico. La sua non deve essere una conoscenza superficiale e nozionistica della materia, bensì una reale competenza che lo renda profondamente consapevole delle sue più profonde implicazioni; tale competenza è stata acquisita a suo tempo con lunghe ore di studio e di applicazione pratica, ma viene costantemente rinnovellata grazie ad una puntigliosa opera di aggiornamento che gli permette di conoscerne tutti i nuovi sviluppi, e le implicazioni con la società contemporanea in essi impliciti, oltre ai nuovi indirizzi verso cui cotale disciplina si va incamminando, naturalmente inseriti nel vasto quadro dell'evoluzione del pensiero e della cultura mondiali. Tale vasta ma accurata conoscenza gli permette di non lasciare insoddisfatte le legittime curiosità dei suoi allievi e di porsi nei loro confronti come un ineludibile punto di riferimento, riuscendo nel contempo ad indirizzare i più interessati verso gli opportuni approfondimenti.
Il Bravo Insegnante deve poi saper esporre la sua disciplina in modo semplice, efficace e nel contempo preciso, adeguandosi al livello linguistico e didattico dei suoi allievi e avvalendosi di tutte le moderne tecniche didattiche, che sa opportunamente dosare nonché adattare ai singoli casi. Deve inoltre essere consapevole dell'effettivo potenziale dei suoi alunni, adattandosi ai casi particolari con una programmazione su misura che tenga conto delle loro eventuali difficoltà.
Il Bravo Insegnante verifica costantemente il grado di preparazione dei suoi allievi, ne conosce le lacune, sa come indirizzarne il recupero, prepara per loro prove di verifica adeguate e numerose che tengano conto dei più moderni criteri di docimologia e valuta il loro percorso didattico considerando tutte le variabili del caso. La sua valutazione è trasparente e segue criteri noti, conosciuti e spiegati chiaramente agli alunni.
Il Bravo Insegnante sa gestire ogni tipologia di allievo, a partire dallo straniero digiuno di italiano che piomba in classe a metà anno dai più remoti angoli del pianeta, fino ai ragazzi con gravi difficoltà di socializzazione; sa placarne i contrasti, smontarne i pregiudizi, ammorbidirne le difficoltà di adattamento. E' in profonda sintonia con la classe, di cui comprende le correnti e i contrasti interni, che sa armonizzare e indirizzare in modo proficuo.
Il Bravo Insegnante sa rendere la classe un luogo accogliente dove, esauriti i motivi di contrasto, i suoi Bravi Allievi riescono ad integrarsi armoniosamente con i compagni, gli insegnanti, la scuola, la società e il mondo; indirizza la crescita interiore dei suoi alunni e insegna loro i valori della fiducia, dell'amore, dell'apertura al Vicino e della tolleranza e del rispetto verso il Diverso. Si pone nei confronti dei suoi allievi come un modello positivo e come comfidente autorevole, guidandoli nella crescita individuale.
Sa orientarli verso scelte valide sul piano sociale e professionale e sa aiutarli a costruirsi una personalità forte e un giusto sistema di valori. In pratica: li aiuta a crescere nel rispetto delle loro individualità e sa potenziarne le capacità.
Il Bravo Insegnante sa interfacciarsi con i colleghi, collaborando con loro per la crescita armoniosa delle classi come dei singoli allievi. Collabora in modo costruttivo con i genitori venendo incontro alle loro richieste ed esigenze e tenendo conto delle loro osservazioni.
Il Bravo Insegnante ha un carattere amabile e fermo: in lui una dolce disponibilità alle esigenze degli alunni si uniscono alla giusta fermezza nel richiedere l'osservanza delle regole di comportamento. Sa tenere la giusta disciplina in classe e sa gestire gli alunni al di fuori dell'ambiente scolastico, con responsabilità e attenzione. E' dotato di una profonda comprensione dell'animo umano e sa reagire con prontezza alle situazioni impreviste.
Il Bravo Insegnante mantiene sempre il decoro previsto dal suo incarico: non alza la voce, non porta i suoi problemi personali a scuola, non tiene atteggiamenti scomposti, si veste e si cura in modo impeccabile e adeguato al suo ruolo, si mostra coscienzioso nell'adempimento dei suoi doveri ed ha cura di non sprecare il tempo delle sue lezioni con chiacchiere inconcludenti, leggendo il giornale o simili. Trasmette in tal modo ai suoi alunni un senso di disciplina che rende spontaneo da parte loro l'adeguamento alle varie regole. E' scrupoloso nell'adempiere ai suoi doveri: evita le assenze immotivate ed è tempestivo nel raggiungere la nuova classe al cambio dell'ora.
Il Bravo Insegnante, grazie al suo buon carattere e a una notevole dose di diplomazia intrattiene ottimi e proficui rapporti anche con il personale non docente della scuola (segreteria e custodi) e con il Dirigente Scolastico. Rispetta le scadenze, tiene in ordine la documentazione e gestisce con precisione e nei giusti tempi i registri di classe e personali.
Si tratta insomma di una persona di grande cultura, intelligenza, saggezza e diplomazia, perfettamente centrato sul piano interiore, in possesso di un mirabile equilibrio e dotato di un grande senso del dovere. Praticamente un Illuminato. Non sorprenderò dunque che una persona tanto saggia ed equilibrata non dia eccessivo peso agli status symbol e accetti senza problemi una retribuzione che non gli consente di accedere facilmente ai beni di lusso più pregiati.
Date queste premesse, invero di carattere piuttosto elevato, non sorprenderà che gli insegnanti reputati all'altezza del loro delicato e complesso lavoro non siano molti: al contrario, è assolutamente sbalorditivo che ce ne sia pur qualcuno che risponde quasi perfettamente a questi requisiti e che inoltre molti possiedano una buona parte delle qualità elencate.
Più normale è invece scoprire che, ahimé, esiste anche una buona fetta di insegnanti che è decisamente lontana da questo luminoso archetipo.
Insomma, un conto è il Bravo Insegnante e un conto sono i comuni insegnanti che popolano le varie cattedre. A questo proposito si impongono alcune di considerazioni, molto pedestri.
Primo: in un paese dove l'obbligo scolastico è di dieci anni e si punta verso l'istruzione di massa, di insegnanti ne servono parecchi, e nel caso dell'Italia il "parecchi" si conta nell'ordine di qualche centinaio di migliaia anche dopo i tagli, anzi la razionalizzazione del Ministero Tremonti-Gelmini.
Secondo: qualunque sia il criterio scelto per il reclutamento dei docenti, costoro vanno reclutati tra i comuni mortali perché al momento non disponiamo di tecniche adeguate per convincere gli abitanti del Superuranio a onorarci della loro presenza e dei loro senz'altro preziosi insegnamenti.
Terzo: per quanto perfetto possa essere il Bravo Insegnante, costui si ritrova a lavorare in un mondo imperfetto, e ciò gli è di notevole ostacolo per dispiegare tutta la sua perfezione. Di questo mondo imperfetto fanno parte un'infinità di fattori uno più terra terra dell'altro, dalla difficoltà a far funzionare il laboratorio di informatica all'epidemia di influenza che falcidia gli alunni alla spicciolata. Naturalmente in un paese in recessione economica questi fattori aumentano di giorno in giorno, ma sono anche presenti in paesi prosperi e ben governati.
Ne consegue quindi che, per quanto sia preciso dovere di ognuno di noi cercare di migliorare, per quanto consentito alle nostre deboli forze, il mondo che ci circonda, tuttavia è opportuno prendere atto dell'ìintrinseca limitatezza della natura umana e, al momento di affrontare il delicato problema del Reclutamento dei Docenti, è necessario prima di tutto armarsi di un certo realismo e accettare di operare nel mondo che ci circonda, qui e adesso, e non nel migliore degli universi possibili.

N.B.: nella sua sconcertante banalità, il post qui presente non è da considerarsi rivolto agli alunni o ai loro genitori (i quali hanno naturalmente diritto ad aspettarsi il migliore degli insegnanti possibili essendo gli utilizzatori finali del servizio, ovvero quelli che pagano) bensì agli esperti di didattica e di scuola, i quali sembrano del tutto inconsapevoli del fatto che la scuola è una realtà magari imperfetta ma concreta ed è popolata di esseri ben più pertinenti alla realtà fenomenica che al mondo delle idee.

domenica 17 luglio 2011

Manuale del Perfetto Insegnante - La Disciplina - 1


Giustizia e Pace di Corrado Giaquinto

Ordunque, caratteristica precipua del Perfetto Insegnante è saper mantenere una perfetta disciplina in classe. Tutti te lo spiegheranno, appena prenderai servizio, convinti di dirti una cosa sensata e del tutto immemori di come non riuscivano a tenerla loro, quando hanno cominciato (tra le caratteristiche principali del Perfetto Insegnante è infatti da annoverare una memoria non sempre attendibilissima).
I colleghi più nonnisti anzi ti spiegheranno che, loro, nella classe che a te fa vedere i sorci verdi, tengono una disciplina esemplare (usa molto a tal proposito la celebre quanto falsa frase "non vola una mosca": e se talvolta è vero che non volano mosche, magari perché l'inquinamento della zona le ha fatte morire tutte nel raggio di due chilometri, assai più sovente capita che mosche, mosconi, api, calabroni e bombi, per tacere dei tradizionali aereoplanini di carta, volino eccome, alla faccia della disciplina scolastica, distraendo assai la scolaresca tutta); su questo concetto avranno cura di insistere e ricamare a punto croce e sopraggitto, vuoi nei consigli di classe (all'occorrenza anche davanti ai genitori), vuoi in Sala Professori.
I colleghi più materni invece ti spiegheranno con gentilezza che "devi fargli capire chi comanda", felicemente convinti di averti passato la chiave di tutte le discipline. Talvolta, in un lampo di originalità, possono anche aggiungere qualcosa su "l'importanza di far rispettare le regole", le quali regole, si capisce, "devono essere uguali per tutti".
Ora, il punto che col tempo si tende a dimenticare ma che è una delle poche verità indiscutibili sui cui ruota l'affascinante e complesso mestiere di insegnante è che, in classe, comandano gli alunni. Farglielo capire può essere nel migliore dei casi una sciocchezza che non lascia troppe conseguenze, se la classe è di animo gentile e disponibile - ma può rivelarsi anche un errore dei più difficili da rimediare, e dunque sarebbe assai opportuno provvedere acciocché la scolaresca resti nella sua beata ignoranza sotto questo aspetto, ed evitare di scandagliare troppo la questione.
Una classe che ha capito chi comanda ha il coltello dalla parte del manico e può fare polpette di ogni docente, senza distinzioni di sesso e di età. Davanti a loro qualsiasi insegnante è disarmato: note, rapporti e tutto questo genere di cose, fino ad arrivare alla sospensione, sono tutte sanzioni che hanno un valore solo se l'alunno glielo riconosce. L'autorità di un insegnante esiste solo se e quando gli alunni, per bontà loro, per condizionamento psicologico, per sincera fascinazione o per malefico incantesimo, la riconoscono o si sentono obbligati a riconoscerla. E siamo tutti d'accordo che nei campi di sterminio non c'erano problemi di disciplina - e tutti siamo capaci, purché ci basti lo stomaco, a tenere la disciplina con l'aiuto di una fornitura di mitra ben funzionanti e gran copia di filo spinato elettrificato (no, la frusta e la bacchetta non sono sufficienti, altrimenti non sarebbero stati abbandonati come pratiche educative. Non ci sono statistiche adeguate, ma non risulta che bambini e ragazzi picchiati abitualmente siano più disciplinati degli altri. Possono venire su più impauriti o più violenti, ma questa è un altra storia). Tali metodi tuttavia sono incompatibili con un regime costituzionale, quindi al momento del tutto inapplicabili.
Lo sventurato insegnante si ritrova dunque armato di modeste sanzioni verbali e rimproveri scritti contro un'intera classe, e aiutato da quelle poche e inadeguate armi deve venire a patti con la classe in questione tanto da convincerli a seguire le sue lezioni e studiarle a casa quanto basta per saperle ripetere e applicare in presenza di testimoni a livello almeno sufficiente. L'impresa appare ben più complessa delle varie battaglie contro gli zombie, i draghi o i mostri marini che costellano la nostra mitologia antica e moderna, e tuttavia in gran parte dei casi riesce. Ogni insegnante che è agli inizi deve racconsolarsi pensando che, se in molti ce l'hanno fatta, è ben possibile che anche lui ci riesca e che l'impresa non è disperata in partenza, evitando di farsi prendere troppo dallo sconforto (compagno inevitabile quanto indesiderato, e destinato a ripresentarsi a scadenze più o meno regolari e con intensità variabile durante tutto il percorso lavorativo di un docente, e occorre imparare a conviverci).
Detto questo: l'impresa spesso riesce, ma riesce ogni volta per motivi diversi e non c'è una regola precisa per riuscirci né un incantesimo che valga a renderla facile. Quindi la Regola n. 1 è "Non esiste un metodo che ti garantisca un'adeguata disciplina in tutte le classi, perché ogni classe funziona a modo suo".
Qualora quindi capiti di sentire un insegnante, anche di lungo corso, che esordisca con "Ah, io ho un metodo molto semplice, e consiste nel" è opportuno staccare l'audio, o meglio ascoltare con attenzione ma sempre tenendo a mente che il metodo può funzionare come no, esattamente come tutti i metodi e le tecniche in questo complesso settore, e che spesso tale insegnante spaccia come metodo infallibile qualcosa che ha funzionato nell'ultimo paio di anni. Quasi sempre infatti l'insegnante di cui sopra aggiunge "perché prima facevo sempre così e cosà, poi mi sono accorto che non funzionava" - ma in realtà, se prima faceva sempre così e cosà, era perché facendo così e cosà le cose funzionavano. Quando poi le cose non hanno più funzionato, l'insegnante ha cercato altre strade - che con le classi che aveva al momento funzionavano, ma non è mica detto che con tutte.

Ne consegue che la Regola n. 2 è "Non esiste un metodo che automaticamente impedisca un'adeguata disciplina in tutte le classi, perché ogni classe funziona a modo suo". In base a questo principio si sono viste cose stranissime: classi dove l'evidente imbranataggine dell'insegnante alle prime armi faceva scattare l'istinto cavalleresco e protettivo dei ragazzi, classi scalpitanti davanti ad una disciplina ferrea che si sono istantaneamente affigliolate davanti a un'insegnante dolce e disponibile, classi indomabili che si sono ammansite all'istante davanti a supplenti alle prime armi con un contratto che veniva rinnovato di settimana in settimana perché quest'insegnante li faceva lavorare come castori oppure perché quest'insegnante garantiva tempi più morbidi e distesi e piacevoli chiacchierate intimistiche che sviluppavamo la programmazione su strade impreviste. Le strade sono infinite e imprevedibili, perché infinite e imprevedibili sono le tipologie delle classi.
E' opportuno quindi che l'insegnante cerchi di percepire le correnti che circolano nelle classi con cui ha a che fare e tenti di assecondarle, senza troppa fiducia nelle Regole Indiscusse e nei Principi Conclamati: con l'aiuto di una certa dose di culo, è ben possibile che riesca a trovare la chiave giusta, magari impiegandoci un po' di tempo.
La Regola n. 3 infine dice che "Quasi mai gli errori fatti all'inizio, per quanto gravi, sono irrimediabili" e dunque ne consegue che se anche i ragazzi fanno un gran casino il primo giorno, non è detto che continueranno a farlo tutto l'anno.
Naturalmente, non è detto nemmeno il contrario.