Il mio blog preferito

sabato 28 febbraio 2009

Io canto quando posso e come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi



Concerto di Guccini al PalaMandela di Firenze. Il mio PRIMO concerto di Guccini, per la cronaca, perché Guccini l'ho cantato sulla spiaggia, comprato (e Stanze di vita quotidiana a quindici anni non è una scelta delle più domestiche, devo ammettere), pazientemente chiosato, mandato a memoria, ma dal vivo l'avevo sentito solo... nei dischi, appunto.  Nella mia mente lo consideravo legato alla mia generazione.
Invece ho scoperto che, come tanti, pure lui ci ha il seguito trasversale. Il PalaMandela era pieno ben più di un uovo (e, sospetto, ben più di quanto le norme di sicurezza avrebbero consentito) e il pubblico comprendeva vecchi e bambini (due dei quali, giuro, ci sono passati davanti proprio durante l'omonima canzone) e tutto quanto ci sta in mezzo, compreso uno scolaro di St. Mary Mead. Difficile trovare parcheggio, impossibile raccattare un posto comodo, in compenso l'acustica era buona, gli strumentisti bravi e Guccini ha mantenuto la stessa vocee la stessa impeccabile intonazione nel corso dei decenni, caso mai perdendo un po' della sua tipica R (il pubblico invece, per quel molto che ho potuto sentire, steccava alla grande).
Ne sono risultate due ore abbondanti di piacevoli conversari dove Guccini mi ha cantato buona parte delle mie preferite e ben poco di ciò che non mi ha mai molto entusiasmato (questa parte include Il vecchio e il bambino, che ho sempre trovato piuttosto soporifera ma che ha fatto scattare il maggior numero di accendini). Giusto prima del Gran Finale (la canonica Locomotiva, cantata in versione rigorosamente integrale, con il coro del pubblico che decresce di strofa in strofa - come succedeva anche in spiaggia - ma io la conosco TUTTA e non ho avuto incertezze) è arrivata la mia preferitissima: Dio è morto (che allego in una versione presa da un altro concerto).

Diciamo che sono quelle esperienze che ti aiutano a ritrovare un certo senso di appartenenza.
E che mi ha fatto molto bene.

martedì 24 febbraio 2009

Cat's Eye ovvero Sono Una Vittima Di Brunetta




Sì, in apparenza quella di stanare gli assenteisti sembrava una buona idea; nella scuola però, secondo me, presenta dei lati negativi che non sono stati ben ponderati dal legislatore.

Di fatto, un insegnante che ha l'allergia all'insegnamento è meglio per tutti che se ne stia a casa (caso mai sarebbe ancor meglio convincerlo a cambiare lavoro, ma questa è un'altra storia).
E dunque alla scuola di St. Mary Mead siamo tutti bravi e infaticabili e dediti al lavoro, praticamente stakanovisti MA anche noi, come tutti, ci abbiamo qualche pecorella nera.
Una, in particolare, amava molto prendersi ogni tanto qualche giorno di ferie in più e farsi un bel ponte nella sua casa al mare. Lo faceva in particolare quando... ecco, diciamo quando certi suoi sintomi cominciavano a intensificarsi.
Quali sintomi? Diciamo che soffre di cleptomania. Ama moltissimo tutto quel che luccica, e anche i pupazzetti che i bambini portano appesi agli zaini e tanti altri simpatici oggettini. Nelle sue classi si creano spesso dei notevoli vuoti.
La cosa è assolutamente nota a scuola, nel paese, tra le famiglie e tra i ragazzi. I colleghi fanno finta di niente, aiutandosi con larghe fette di salame da occhi e prosciutto da orecchie. Gli annali riportano che, quando provarono a metterla alle strette, finì con una fuga in piena lezione e minacce di suicidio. Io per me l'avrei anche lasciata minacciare, ma forse son cose che si fa prima a dire che a fare.
Comunque quest'anno la Cleptomane, spaventata dallo Spettro della Visita Fiscale, non ha osato prendersi alcun ponte; in compenso ha preso un sacco di altre cose.
Nel mio cassetto tenevo una piccola pochette azzurra metallizzata - un regalino di Natale di una cara amica - con dentifricio, spazzolino, cipria e consimili.
L'ho tenuta per almeno due anni. Improvvisamente, il giorno prima delle vacanze di Natale scopro che è scomparsa.
Il problema era che si era volatilizzato anche il DVD del Gattopardo, che contavo in quei giorni di far vedere alla classe e che non era mio ma di una collega. Ora, il Gattopardo non è un DVD particolarmente economico, e nel periodo sotto Natale sembrava essersi volatilizzato. Sono riuscita a trovarne una copia solo verso metà Gennaio. Se raccontavo alla collega quel che era successo c'era pure la consistente possibilità che mi dicesse che non importava, non dovevo disturbarmi etc. etc. Così ho preferito non dire nulla e restituire il DVD nuovo senza perdermi in racconti inutili - però, insomma, il DVD nuovo non me l'hanno regalato e con quel che ho speso ci potevo noleggiare una buona decina di film, andare al ristorante indiano, fare un'offerta a qualche ente di quelli che scavano pozzi in Africa o insegnano un lavoro alle donne in Afghanistan, comprarmi un paio di orecchini e via dicendo.
Naturalmente non c'era l'ombra di una prova. Per quel che ne so la Cleptomane potrebbe essere innocentissima. Magari anche la Donazione di Costantino è autentica, e l'originale si era perso, così l'hanno riscritta come se la ricordavano per cui è venuto fuori un latino un po' informale.

La settimana scorsa ha colpito di nuovo, e stavolta qualche prova incrociata c'è.
Nel cassetto della cattedra tenevo una scatolina di legno, di quelle che si usano come astuccio. Era di legno, dipinta in verde e azzurro, con sopra un gufetto laureato - un oggettino un po' scemarello e molto frivolo, di quelli che mi piace usare a scuola. Dentro ci tenevo qualche penna, un lapis, appuntalapis, uno stick di colla, qualche grappetta - insomma, quel po' di cancelleria che può sempre risultare utile quando sei in cattedra, così anche i colleghi erano sicuri di avere sempre una penna per firmare il registro o simili. C'era anche una bella penna di un verde squillante per quando correggevo qualcosa sul momento (considerate le circostanze, le stilografiche le lascio a casa. Anche perché l'unica che ho portato a scuola un bel giorno è sparita).
La mia collega di matematica è stata assente per malattia un paio di settimane (polmonite) e insomma per la prima volta la Cleptomane è venuta a fare due ore di supplenza in classe mia. Finora in tre anni non era mai capitato.
Così un mattino apro fiduciosa il cassetto della cattedra e scopro che l'astuccio è scomparso.
In tono sconsolato chiedo ai ragazzi se ne sanno niente - magari qualche collega l'ha preso perché gli serviva... (beh, in un certo senso è proprio quel che è successo).
I ragazzi si guardano. "L'avrà preso la Cleptomane" stabilisce Cuorcontento.
Mostro un po' di indignazione per l'Accusa Gratuita (anche se non so proprio quanto possa essere risultata credibile).
"Che ne sai?" ribatte la Garantista "Potremmo averlo preso anche noi".
Cuorcontento la guarda con aria di vivo compatimento "E son due anni che è lì, se qualcuno di noi voleva pigliarlo aveva avuto cinquecento occasioni per farlo!"
La Garantista si stringe nelle spalle come a dire "io ci ho provato".
Sospiro, tiro fuori una penna dalla borsa e firmo con quella.
Poi faccio il conto: cipria, spazzolino, l'astuccio era costato 4 euro, più il DVD...
A chi lo mando, il conto? A Brunetta, sotto la voce "Danni subiti sul lavoro"?

venerdì 20 febbraio 2009

Incognite di primavera (il trasferimento che non sai)



Dove il fattore X non è quel qualcosainpiù che dovrebbe portare i cantanti al successo, e che in queste settimane dà vita all'omonimo reality, ma il ben più inquietante fattore X che aleggia in ogni scuola in questa stagione, ovvero "Sarò ancora qui l'anno prossimo?".
A St. Mary Mead siamo tutti molto, molto perplessi sulla nostra sorte futura, e va detto che su di noi pesano tutte le incognite possibili&immaginabili.
Punto primo, siamo una scuola di paese circondata da paeselli e con un gruppo di scuole medie più o meno raggiungibili nelle vicinanze. Si tratta prima di tutto di capire se da Borgonuovo e da Villa Antiqua arriveranno tutti i ragazzi disponibili, solo una parte o niente del tutto, oppure se i genitori preferiranno la scuola di Badia a Monte o di Colle al Piano come è già successo rispettivamente due, quattro e sette anni fa. A seconda di questo avremo due o tre prime, e adesso che il numero minimo si è alzato si dovrebbe, si potrebbe, potrebbe capitare... insomma, boh.
Poi siamo una scuola a tempo prolungato. Ci lasceranno il tempo prolungato? Lo lasceranno a tutte le sezioni? Lo lasceranno solo a chi lo ha già cominciato? I genitori chiederanno il tempo prolungato?
Ah, saperlo, saperlo.
Come funziona il nuovo orario per Lettere? E per Matematica? E per Tecnologia? Ci lasceranno la sperimentazione di Informatica?
E chi lo sa.
Ci assegneranno l'organico sulla base di quello di diritto o di quello di fatto?
Si accettano scommesse.
Abbiamo poi il solito gruppetto di figure di cui ogni scuola dispone, ovvero:

- l'Insoddisfatta/o, che ogni anno ci spiega che si è assolutamente rotta/o le scatole, che qui proprio non si può, che c'è un limite a tutto e quest'anno ha veramente deciso di chiedere il Trasferimento alle Superiori - salvo poi non chiederlo, ogni anno accampando un motivo diverso (mai uno che stia in piedi, tra l'altro).
(Attenzione: questa tipologia di collega, dopo anni in cui ha preso i moduli per chiedere il passaggio, e magari li ha pure compilati, improvvisamente un anno li consegna davvero, i moduli, magari stavolta senza dirlo a nessuno - ma non puoi sapere in quale anno questo succederà, perché spesso non lo sa nemmeno lei).

- L'Indecisa/o, che fa la stessa identica trafila ogni anno per la pensione. Nel suo caso però c'è un anno in cui DOVRA' comunque andare in pensione perché la Natura ha fatto il suo corso.

- Il Pacco Sorpresa, che in silenzio, senza dire nulla a nessuno, chiede e ottiene il trasferimento e nessuno se lo aspettava.

- Il/La Ciarliero/a, che ogni anno ti spiega con dovizia di dettagli di come X chiederà il ricongiungimento familiare, Y ha fatto domanda per questa scuola e Z si trasferirà in altra provincia con tutta la famiglia (ma non è detto che X abbia una famiglia a cui ricongiungersi, che Y abbia effettivamente fatto domanda e tanto meno che Z intenda spostarsi di un solo metro da dove abita al momento. Non è nemmeno detto che costoro abbiano sia pur lontanamente accennato a tali possibilità).

- Il/la Supplente Annuale che giura e spergiura di come l'anno prossimo è fermamente decisa a tornare lì perché "non può lasciare i ragazzi, ci si è tanto affezionato/a", o che viceversa garantisce che piuttosto che tornare lì va a insegnare in piena Terra di Mordor. L'anno dopo scopri che hanno fatto esattamente il contrario di quanto proclamato a gran voce.

- L'Incognito/a, di cui tutti ignorano financo l'esistenza e che proprio quell'anno, per motivi di cui nessuno sa nulla e che magari sono maturati a sorpresa nel giro di poche settimane, decide di chiedere il trasferimento proprio nella tua scuola, magari con un passaggio di ruolo.

L'attuale ministro dell'Istruzione Tremonti e la sua prestanome Gelmini hanno particolarmente contribuito a sviluppare ognuno di questi X Factor, incluse le scelte dei genitori che a volte risultano davvero curiose (ricordo una conversazione in treno dove qualcuno spiegava a qualcun altro che suo nipote era anche più piccolino della sua età, ma siccome si partiva con la Riforma Moratti e non si sapeva cosa sarebbe successo avevano deciso di fargli fare l'anticipo, e ne parlava come di una decisione logicissima, del tipo che "siccome è inverno tiro fuori le coperte dall'armadio e faccio scorta di legno per il caminetto").
Per giunta circola la voce che "tutte le scuole perderanno posti", anche se non riesco bene a capire come facciano a calcolarlo visto che il Ministero ondeggia e beccheggia su dove fare questi tagli e ogni mattina fa partire un treno diverso.

Risulta comunque chiaro, in questa giostra di variabili impazzite, che quel che serve davvero quest'anno a un'insegnante non è tanto il fattore X (ben più utile a cantanti e musicisti) bensì il fattore C (sì, quello dove la C sta per "fortuna"), in cui ahimé non siamo certo usi a primeggiare. 
Anzi volendo il nostro motto potrebbe essere l'incipit della Frottola di Marchetto Cara, che appunto grazie a X Factor (e al pregevole gruppo dei Bastard Sons of Dioniso che l'hanno riarrangiata) conosce in questi giorni una meritata notorietà:



ch'ella è falsa mercanzia
solo attendo a dare via
quella poca che m'avanza.
  Io non compro più speranza
  ch'ella è falsa mercanzia.

Cara un tempo la comprai,
  or la vendo a buon mercato
  e consiglio ben che mai
  non ne compri un sventurato
  ma più presto nel suo stato
  ne rimanga con costanza
 
El sperare è come el sogno
che per più riesce in nulla
el sperare è il bisogno
de chi al vento si trastulla,
el sperar sovente annulla
chi continua la sua danza

Io non compro più speranza
ch'ella è falsa mercanzia.

(qui sotto, per chi preferisse, una versione un po' più tradizionale)

giovedì 19 febbraio 2009

Ti accorgi che sei un vero insegnante quando....


Giorno libero, e un bel raffreddore.
Tisana calda, effervescente alla propoli, fazzoletti - gran copia di fazzoletti.
Decido di ignorare la pila di panni da stirare, i bottoni da riattaccare, il blog da aggiornare, i libri da adottare. Scanso anche l'enorme pila di verifiche & compiti vari da correggere.
Scanso perfino la scheda del Cineforum da preparare ("Ho pensato che questo film potrebbe essere visto come introduzione ai prossimi due. e quindi potremmo limitarci ad analizzarne alcuni tratti" - anche se non è detto che domattina alle prime luci dell'alba non mi venga una Luminosa Ispirazione. Ho fatto anche di peggio che saltare la colazione per elaborare la mia Nuova Grande Idea al computer).
Ma tra un fazzoletto, una tisana e un giallo che non mi piace trovo lo stesso un'oretta per telefonare ad una collega. Motivo: lamentarci del Nuovo Preside e concordare insieme una linea d'azione da proporre ai colleghi - che la collega ha già provveduto a sondare e di cui sa dirmi le correnti in cui andranno ad articolarsi.
E giusto prima della minestrina calda un'altra collega mi chiama, per riferirmi di un alunno ammalato - o meglio, all'ospedale per accertamenti (e qui, ammetto che non mi sarebbe mai passato per l'anticamera del cervello di disturbare la famiglia, a causa dei miei residui di Mentalità Cittadina. Lei invece è nata e cresciuta a St. Mary Mead).

martedì 17 febbraio 2009

17 Febbraio 2009 - Giornata Nazionale del Gatto


Considerando che al momento gli uomini non stanno facendo proprio una meraviglia, mi auguro che alla fase di pianificazione segua una fase di AZIONE riccamente coronata dal successo.

domenica 15 febbraio 2009

L'amico ritrovato - 1



In una terza media, naturalmente, si legge L'amico ritrovato di Fred Uhlman. La cosa è talmente consueta che qualcuno ha la copia già usata dal fratello (o sorella) maggiore*. Con l'occasione, gli spiego anche qualche minima regola di pronuncia tedesca che ci tornerà utile molto a breve perché io la repubblica di Ueimar e il Furer non li voglio neanche intrasentire di lontano.

E giusto ieri che era San Valentino i due protagonisti si sono messi insieme, dopo un regolamentare colpo di fulmine e un cauto corteggiamento.
"Lui però sembra innamorato, più che amico" osserva alla fine qualcuno.
Eh sì, sembra proprio, e l'autore non fa niente per evitare l'equivoco - proprio niente. I due protagonisti sono evidentemente innamorati. Però non sembrerebbero gay - Konradin ha una simpatia per una fanciulla del suo aristocratico giro, il narratore si sposa e non sembra che il suo matrimonio sia infelice. Però i due sono innamorati - anzi sono amici che, volendo, è molto di più.
Provo a spiegare che l'amicizia può essere un'esperienza emotiva più intensa dell'amore, specie in certi momenti, che i due sentimenti si somigliano... ascoltano con attenzione ma nei loro occhi è scritta una certa perplessità.
Non è la prima volta che mi succede. Una vera storia d'amore tra due ragazzi (come Maurice di Forster) non creerebbe problemi, ma questa forma ibrida li mette un po' a disagio. Quando ci si ama non ci si limita a parlare, no?
Non è detto. "Il primo amico che ti tradisce, o che tradisci tu" come rappa Jovanotti raccontando appunto il sollievo di aver passato i vent'anni, è ancora oggi una tappa molto consueta ma viene molto meno celebrata. Le lodi e gli inni all'amicizia abbondano, ma celebrano soprattutto i gruppi di amici - il team, la squadra, il quintetto, il quartetto, almeno il trio. L'amico o l'amica del cuore sono diventati quasi marginali.
Non per questo hanno smesso di esistere o di essere importanti, però.

*rigorosamente in edizione scolastica, che così costa qualche euro in più e c'è anche un sacco di esercizi-zavorra.

sabato 14 febbraio 2009

Un (bel) po' di zucchero


Non sono mai andata pazza per la festa di San Valentino: che io sia o no innamorata e/o accoppiata non è cosa con cui il calendario abbia molto a che vedere. Tuttavia...



mercoledì 4 febbraio 2009

Ab scrutatio dicitur scrutinio


Prima fase degli scrutini: dovevamo andare nella Sede Centrale a riempire con i nostri voti un Grande Tabellone, qualche giorno prima degli scrutini.
Faccio il conto, scopro che per una fortunata coincidenza di orari la cosa mi è difficile e non ci vado, anche perché nessuno mi ha spiegato il come e il perché e soprattutto come mai non posso spedire i voti via fax.
Seconda fase: NON arriva uno straccio di circolare su nulla. Possiamo portare o no i registri in sede?
Chiamo il VicePreside. "Non potete, bensì dovete portare i vostri registri. Se no come fate a fare gli scrutini?"
"Io veramente di solito li faccio senza registro. Comunque, se li dobbiamo portare, mandateci due righe di autorizzazione".
"Ma no, l'autorizzazione è implicita".
Mi suona un campanello, non so perché "No" assicuro "Per il trasporto fuori dalla scuola ci vuole sempre l'autorizzazione del DS".
Dice che sì, ora sente il Preside. E, ormai lo sappiamo, quando dice "ora sento il Preside", su qualsiasi questione cala un silenzio di tomba.
In assenza di autorizzazioni andiamo via senza registri. E del resto, se abbiamo già inserito i voti (procedura non legalissima, sospetto)...
La mia classe è la quarta. La prima (gli sventurati della IA, che già hanno avuto il piacere di sciropparsi il Nuovo Preside in consiglio di classe) restano dentro quasi un'ora: scopriamo poi che gli ha ripetuto le istruzioni su cosa e come fare e soprattutto che ha cambiato idea almeno cinque volte sulla spinosa questione "Ma come cavolo si fa a mettere i voti al Disabile grave?"
A noi va molto meglio: il giocattolo lo sta stancando e chiacchiera poco. Cambia idea solo una o due volte in corso d'opera sul nostro Disabile Ancor Più Grave, anche se cerca di scaricare la decisione su uno degli insegnanti di sostegno (il meno competente dei tre, si capisce). Tira anche un po' in lungo rispondendo a un paio di domande mie.
Vengono letti i voti (compresi i miei, aggiunti all'ultimo momento); vengono letti i voti di condotta. Mi viene dato il registro dei verbali dicendo che farò il verbale con comodo nei prossimi giorni (?), e così per la prima volta nella mia onorata carriera esco dagli scrutini senza verbale già scritto e firmato ma con il registro dei verbali in borsa (che è ancora a casa mia perché ieri ho dimenticato di portarlo a scuola).
Scendo in segreteria per le Operazioni di Controllo: controlliamo se la stampa dei voti e i voti sul computer coincidono (e come potrebbero non coincidere, visto che uno è la stampa dell'altro?!?).
Comunque eseguo il controllo, passo a salutare i colleghi e torno a casa. Col registro dei verbali sottobraccio.
Le schede le stampano in segreteria, e noi a tutt'oggi non sappiamo come sono fatte.
Immagino che lo scopriremo, prima o poi.

giovedì 29 gennaio 2009

Anarchia, anarchia, per carina che tu sia...



La prima sezione che fa i prescrutini è la mia.
La prima scoperta del giorno... è che non c'è Ordine del Giorno, C'è quello dell'anno scorso, ma non facciamo i giudizi e dunque, una volta passati due minuti a raccontarci che la programmazione si svolge regolarmente, non ci sarebbe altro da dire.
Telefonata al VicePreside (perché il Nuovo Preside è ammalato, forse per tutti gli accidenti che riceve da qualche mese a questa parte da tutti noi).
Ma sì che c'è l'Ordine del Giorno, dice. In Collegio il Preside ha detto come cambiarlo.
Sì, l'avrà anche detto, ma non ci avete mandato una circolare in merito. Perché dovremmo fare l'Ordine del Giorno in base a due parole dette in Collegio?
Ma quel che si dice in Collegio vale come fosse una circolare.
Sì, magari se ci aveste mandato un verbale. Ma qua non s'è visto nemmeno il verbale di quelli di Settembre.
Il VicePreside farfuglia qualcosa.
Chi ha telefonato ritorna con un paio di istruzioni confuse.
Va bene, tanto dobbiamo parlare dei ragazzi e decidere i voti di condotta.
No, dice che secondo il Preside di voti non dobbiamo parlare. Solo di quelli dei laboratori.
Ma è grullo?
Nessuno dà una risposta, o meglio tutti diamo la stessa risposta in cuor nostro.
E passiamo a parlare dei vari voti. Il tale ha cinque insufficienze, e due sono gravi. Il talaltro sta rimediando qualcosa. Si fa il conto dei cinque, poi dei quattro, decidiamo a chi mandare le Tradizionali Lettere da Antebocciatura che così proprio non va.
(Ci sono i Bravi? Certo che sì, qualcuno anzi in netta ascesa. Ma di loro ai Consigli si parla sempre pochissimo).
Arriviamo al Teppista (che quest'anno si è molto ammansito). Qualcuno osserva che porta il berretto in classe. Brusio, no, il berretto no, non dovrebbe...
Attenzione, dico, il nostro regolamento non prevede nulla per i berretti. Posso dirgli di levarlo perché lo chiede il Consiglio di Classe, ma tenete conto che se lo leva lo fa per farci un favore e se lo porta non è per mancanza di rispetto, ma perché questa classe con me è sempre stata abituata a bardarsi come meglio credeva.
Di nuovo brusio, ma no, nessuno gli ha chiesto di levarlo, io sì, un giorno che si lamentava per il caldo, ma lui ha detto di no...
-Qualcuno sa perché lo porta? - chiedo.
Lo porta per tenersi a posto i capelli, che tiene tutti lisci con una lunga frangia sugli occhi. (Secondo me gli stanno male sia i capelli che il berretto, ma ovviamente non gliel'ho mai detto, anche perché le ragazze sembrano pensarla diversamente. E dunque, contenti loro...)
Il berretto del Teppista esce temporaneamente di scena.

Si passa ai voti di condotta.
Si parte da nove perché il dieci, via, dar il dieci in condotta è quasi offensivo.
Sì, certo, niente dieci.
La mia è una classe tranquilla e piuttosto operosa, molto assidua nella frequenza. Nove è il voto base. Otto per chi non fa sempre i compiti e ha qualche impreparato. Otto per chi a volte disturba la lezione. Sette per chi fa entrambe le cose.
Faccio osservare che, forse, a St, Mary Mead siamo un po' viziati. Da quel che leggo in rete, sette viene dato a chi ha ricevuto provvedimenti disciplinari. Da me il massimo sono un paio di note alle famiglie perché sono stati trovati impreparati e un rapporto fatto a tre ragazzi per una storia di palloni presi alle femmine durante l'intervallo e non più restituiti. I due sette sono un po' polemici con compagni e professori, un po' lamentosi, ma...
Qualcuno, davanti al nove di Armageddon, osserva che però Armageddon chiacchiera.
Sì, mi convinco, stiamo effettivamente esagerando.
Chiacchiera anche la Cerbiatta, osservo. Diamo otto anche a lei?
Armageddon si ritrova autorizzato a tenersi il suo nove. Siccome l'ho visto diverse volte a mediare conflitti, trovo che sia un nove anche più meritato di quello della Cerbiatta (che è comunque un'allieva esemplare).
Arrivati al Teppista qualcuno osserva che è un ragazzo a rischio, e poi quel berretto...
Qualcun altro nota che comunque, rispetto all'anno scorso, fa il doppio dei compiti e studia il doppio delle materie, e ormai è più regolare della Tale e del Talaltro.
Possiamo dare il sette anche a lui, dico, ma vorrei una motivazione un po' più articolata del fatto che tiene un orribile berretto in classe. Qualcuno ha qualche motivo per lamentarsi di lui?
Brusio. Beh, all'inizio dell'anno si era un po' allargato con un paio di insegnanti nuovi, ma poi è diventato molto più serio. Non chiacchiera neanche molto.
Sì, ma è un ragazzo a rischio.
Più che altro è a rischio suo fratello, osserva Matematica (che abita a St. Mary Mead).
Non possiamo mettergli sette solo perché frequenta suo fratello (con cui abita) e sospettiamo che sia a rischio, osservo.
Tutti ne convengono.
Vengono registrati i notevoli progressi fatti dalle due lumache di classe, ormai non troppo lumacose. Uno di loro (sospetto di disgrafia) di recente, chiamato alla lavagna, ha disegnato una piramide che sembrava davvero una piramide. Tutti ci congratuliamo sinceramente con Matematica per il lieto evento; anche Tecnologia sorride soddisfatta, convinta (credo a ragione) che una parte del merito sia anche sua.
Qualche chiacchiera finale, poi il Consiglio si scioglie.
Il giorno dopo il VicePreside ci spiega che abbiamo un problema: non dovevamo parlare dei voti.
Non li abbiamo fatti mettere a verbale, assicuriamo.
Non ho ancora capito questo problema dei voti, così segreti che non dobbiamo parlarne. Non mi risulta da nessuna parte. Provo a chiedere chiarimenti.
"E' il Preside che non vuole" mi spiega il VicePreside.
E come mai il Preside non vuole?
"Non lo so".

A volte ho l'impressione che quest'anno, in questa scuola, noi insegnanti siamo un po' abbandonati a noi stessi.

sabato 24 gennaio 2009

Meglio fare e pentere o non fare e pentere?


Prima che il saggio e lungimiramte Tremonti ci togliesse dall'errore, noi della scuola media usavamo preparare ogni quadrimestre i giudizi* mediante una griglia di formule con più variazioni dalla quale spuntavamo le voci che ci interessavano.
Ogni scuola aveva la sua griglia. Alcune erano piuttosto buone, altre così-e-così, altre ancora decisamente bruttine, ma quelle della Grande Scuola a cui fa capo la scuoletta di St. Mary Mead era senz'altro la più brutta che mi fosse passata tra le mani. Ogni quadrimestre tutti deprecavano e si ripromettevano di rivedere, presentare progetti al Collegio etc. etc. e al quadrimestre successivo nessuno aveva mosso un dito e la griglia era brutta come prima e più di prima e il coordinatore di turno faceva un paziente lavoro di restyling per ognuno dei giudizi - e meno male che le nostre classi sono piccole (non sempre tanto piccole, a dire il vero).
Poi era arrivata la fatidica legge che rimetteva i voti e, alle medie, toglieva ogni tipo di giudizi. Tutto ciò, in un colpo solo, ci toglieva sia l'obbligo di lamentarci delle griglie che la fatica di riscrivere i giudizi, e financo il senso di colpa per non avere preparato una griglia migliore. Almeno così sembrava.
Poi una mattina, tre settimane buone prima degli scrutini, arrivo a scuola e la custode mi consegna un fascio di fogli - ovvero il tradizionale mucchietto di griglie che spetta ad ogni coordinatore.
"Non ho un caminetto a casa, non mi servono" provo a scantonare.
La custode si scusa "Ce l'ha detto il VicePreside di consegnarvele".
Chiamo il cane col collare-spia - Scusa, ma il nostro glorioso parlamento non ha votato una legge che aboliva i giudizi alle secondarie di primo grado?".
Mi spiega che la Commissione incaricata di prepararci le tabelle per il passaggio dai giudizi ai voti aveva pensato di usare questo quadrimestre per una transizione morbida che...
Dalle brume della memoria riemerge il vago ricordo della richiesta del collegio di Settembre di di fare una commissione per i criteri di valutazione nel passaggio da giudizi a voti; dato che nei quattro mesi successivi non se ne era più saputo nulla avevo dato per scontato che l'idea fosse nata e morta lì, anche perché tutte le altre commissioni nominate a tal scopo nelle varie scuole del regno avevano riferito i frutti del loro lavoro entro la prima metà di Ottobre - e del resto si suppone che qualsiasi insegnante, per quanto imbranato, dopo quattro mesi abbia imparato in qualche modo ad arrangiarsi e i criteri di valutazione ormai in qualche modo se li sia fatti.
Insorgo:
-Ma la Commissione non ci ha mandato a dire assolutamente nulla!
-Presenterà i suoi lavori al prossimo Collegio dei Docenti.
-Questa storia dei giudizi però va anche votata.
-Sì, certo, la voteremo.
Il VicePreside sembrava molto tranquillo, a riguardo.
Ora, siamo d'accordo che qualsiasi insegnante per diventare e restare tale ha dovuto accantonare ogni paura del ridicolo; ugualmente, l'idea di essere l'unica scuola d'Italia che presenta i giudizi globali ai genitori non mi ispirava più di tanto. Ancor più mi sembrava cretina l'idea di stampare le griglie con venti giorni di anticipo, dando per scontato che tutto il corpo docente fosse d'accordo con quest'idea balzana pur senza averlo minimamente consultato - senza contare che gli anni scorsi le griglie arrivavano tre, quattro giorni prima nonostante i coordinatori le richiedessero a gran voce da tempo.
Passano i giorni e scopro che tutti i colleghi di St. Mary Mead, e del paesello vicino, e dell'altro paesello e pure qualcuno della sede centrale sono nettamente contrari a mettere i giudizi globali nella scheda.
Arriviamo al Collegio lancia in resta, con le armature scintillanti e gli elmi adeguatamente ornati di ali, meglio di Brunilde e Giovanna d'Arco e Bradamante.
Iniziano i lavori. Dietro i nostri alti e possenti scudi sonnecchiamo durante la lunga discussione sull'utilizzo del 5 in condotta, dove vengono letti ampi stralci del Decreto Applicativo che ovviamente non coincidono con la tabella tutt'altro che irragionevole elaborata dalla nostra lentissima Commissione. A quanto ho capito prevale l'idea di "interpretare" a modo nostro il Decreto. Tra le brume del sonno, voto a favore.
Si passa poi a discutere l'idea di mettere i giudizi globali sulla scheda.
Il VicePreside sostiene che mettendo i giudizi nelle schede facciamo un favore ai genitori, che abbiamo avuto a nostro fianco nella lotta contro gli sciagurati provvedimenti del ministro Gelmini (ed è verissimo che i genitori ci hanno sostenuto, ma un genitore addolorato perché sulla scheda non c'è il giudizio in didattichese stretto... certo, tutto può essere, ma non lo trovo un quadro dei più probabili).
Il NuovoPreside sostiene che lui preferisce mettere i giudizi, ma senza tirare fuori un motivo vero e proprio, tanto che finiamo col sospettare che l'idea sia in realtà partita dal VicePreside.**
La votazione porta nove voti favorevoli alla mozione del NuovoPreside, sette astenuti e ottanta e passa voti contrari. Per un attimo sembra che si stia preparando anche un lancio di bucce di banana e di torsoli di cavolo sugli incauti proponenti, poi la protesta rientra.
Una pettinata alle ali sull'elmo e le quasi ottanta valchirie più qualche occasionale Sigfrido si avviano verso casa con fare trionfante. Noi siamo persone serie e pragmatiche, applichiamo la legge, senza indulgere in sterili rimpianti e senza cogliere il peggio del nuovo accomunandolo col peggio del vecchio. Ecchediamine!
Poi, quattro giorni dopo, dal Ministero arriva una nuova circolare (la malefica Circolare 10) che si rimangia in parte le precedenti e ci spiega che "sia per la scuola primaria che per la scuola secondaria di I grado, i docenti possono comunque autonomamente prevedere che i voti in decimi siano accompagnati anche da giudizi sintetici o analitici. Possono altresì fare riferimento ad eventuali indicatori di apprendimento."
In conclusione, i giudizi avremmo potuto metterli.
Certo, non si capisce che senso avrebbe avuto metterli. A meno che non si tratti di conservare il preesistente il più possibile in attesa che le cose, dopo essere del tutto cambiate, tornino come prima, onde creare meno traumi all'utenza. Perché la possibilità che dopo che tutto è cambiato tutto ritorni come prima si va facendo abbastanza concreta.
Così questo pomeriggio, lucidando il mio scudo e spalmando l'apposito unguento impermeabilizzante sulle penne dell'elmo alato, ricordavo il vecchio dilemma: meglio fare e pentere, o non fare e pentere?
Chissà, forse anche al Ministero qualcuno sta cercando di venirne a capo.
*ovviamente cantando "Giudizio / giudizio / consorte mio, giudizio" secondo le immortali note di Mozart
**anche perché immaginare il Nuovo Preside che ha un'idea... mah... certo, tutto può essere, però...

giovedì 22 gennaio 2009

Il paese è sempre piccolo, ma la gente non mormora più


Mesi fa la tranquilla scuola di St. Mary Mead era stata investita da un'ondata di chiacchiere legate ad un'oscura storia di sesso a pagamento in cambio di ricariche telefoniche di cui tutti parlavano ma di cui non esisteva uno straccio di prova.
Qualche giorno fa mi sono informata se ci fossero più state novità.
"Ma no " mi han spiegato le colleghe col tono di chi conferma che sì, è la Terra che ruota intorno al Sole ma la cosa è risaputa ormai da qualche tempo "Era una montatura".
Scopro così che cercando di rincorrere la fonte originaria delle chiacchiere si era arrivati ad un ragazzino che gode di una meritata fama di contaballe (e pure di rompiballe). A quel punto, un interrogatorio ben condotto lo aveva portato a confessare e la cosa era rapidamente rientrata.
Tutto è bene quel che finisce bene, ma nel mio cuore restano due interrogativi che non ho osato porre ad alcuno.
1) Come diamine è possibile che anche il più sprovveduto dei compagni si sia posto anche per un solo istante il dubbio se credere o no al simpatico ma assai maligno contaballe? L'unica spiegazione ragionevole è che ad essere maligno non fosse solo il giovane contaballe e che anche ai suoi compagni piaccia sguazzare nelle maldicenze, trovando pure loro gustosissimo crogiolarsi nella Virtuosa Indignazione, nel Candore Offeso e nella Deprecazione dei Tempi Moderni.
2) Come altrettanto diamine è possibile che a raccontarmi che si era diffusa questa voce fossero venuti in almeno dieci, nel giro di 48 ore, e che a NESSUNO fosse venuto in mente di avvisarmi che le voci erano rientrate, svariate settimane fa?
Dice "Ma nessuno dei tuoi allievi è stato mai coinvolto".
Giusto; e infatti non mi sarei meravigliata se nessuno mi avesse detto niente di niente. Ma avere la fila che mi riferiva lo scandalo e non avere un cane che mi raccontasse che lo scandalo era rientrato... insomma, mi rendo conto di sembrare ingenua (del resto io sono ingenua), però lo trovo piuttosto curioso, ecco.

venerdì 16 gennaio 2009

Pannicelli e bavaglini, ovvero i piaceri delle Applicazioni Tecniche Femminili al tempo in cui la scuola era seria



Entrai alle medie abbastanza inconsapevole della mia Preziosa Identità Femminile - in effetti tendevo a considerarmi in primo luogo un essere umano provvisto di diritti, non una creatura il cui destino era determinato irrimediabilmente dagli ormoni.
Naturalmente avevo già visto che nascere donna presentava qualche svantaggio: molti uomini si sentivano in diritto di essere scortesi e maleducati nei tuoi confronti e non sempre le leggi ti tutelavano, ma avevo già risolto la questione in cuor mio decidendo di non sposarmi: il matrimonio per una donna mi appariva una notevole fregatura, ed ero convinta che se il mio compagno non avesse avuto diritti legali  su di me questo lo avrebbe costretto a rispettare la buona educazione, ci avrebbe aiutato a preservare il nostro amore e mi avrebbe permesso di tutelare meglio i nostri figli.
In famiglia non sapevano molto di queste mie idee, e forse ne avrebbero deprecate una parte (cosa di cui all'epoca ero beatamente inconsapevole) ma non avevano mai fatto niente per convincermi che, in quanto femmina, dovessi essere sottoposta a limitazioni particolari o curare la mia reputazione a discapito della mia formazione culturale.
Ad ogni modo entrare alle medie volle dire per me dismettere il candido grembiulino con cui tanto avevo combattuto... e indossare un lungo grembiule nero. Più comodo di quello bianco, certo, e le macchie non si vedevano. Potevo lasciarlo a scuola per tutta la settimana e portarlo a casa solo Sabato per farlo lavare. Però non capivo a cosa servisse - ormai i pennarelli colorati si usavano solo ad Artistica, mi macchiavo meno facilmente di prima, e soprattutto il grembiule nero era riservato alle femminucce. No, i maschetti non erano passati al bianco, in virtù di qualche legge del contrappasso. I maschietti non portavano più grembiule.
Un giorno uno dei miei compagni ne chiese il motivo. Non so perché, scelse di chiederlo a Matematica, ovvero Mrs. Piton Maior.
"Saresti proprio bellino col grembiule!" fu la risposta. Che non significava  niente, ma fu detta in tono abbastanza lapidario da far capire che non erano gradite insistenze sull'argomento. 

Il vero trauma però arrivò con Applicazioni Tecniche, dove la classe veniva divisa tra maschi e femmine, i maschi in laboratorio col professore (che sembrava pure molto simpatico). Faceva uno strano effetto.
Anche Educazione Fisica era divisa tra maschi e femmine, ma era una materia diversa dalle altre, con regole tutte sue. Applicazioni Tecniche invece si faceva in classe, sedute al banco, con i libri...
Già, i libri. La prima lezione di Applicazioni Tecniche consisté nella lettura di passi scelti da un libro portato dall'insegnante. Chiamava alla cattedra una di noi, che leggeva a tutta la classe. A me toccò un brano che spiegava come curare l'eritema da pannicelli. Lo lessi con apparente calma, ribollendo in cuor mio per lo sbalordimento e l'indignazione.
Pannicelli? E chi li usava più, i pannicelli? L'ippopotamo Pippo già da tempo infelicitava le mie scarse frequentazioni televisive e perfino io sapevo che ogni madre accorta usava i pannolini Lines per il sederino d'oro delle sue creature, aiutandosi eventualmente con la pasta di Fissan. Né capivo perché dovesse fregarmene qualcosa di come cambiare o curare i neonati (un lavoro verso il quale non sentivo alcunissima inclinazione).
Nessuna intorno a me faceva domande, non ne feci nemmeno io. Staccai l'audio e smisi di ascoltare le lezioni di Applicazioni Tecniche.
Per amore o per forza dovetti però riaccenderlo, l'audio, quando fu stabilito che il nostro lavoro quell'anno sarebbe consistito nel confezionare un bavaglino. Un bavaglino di impalpabile tela batista, bordato con un qualche tipo di smerlo e impreziosito da un mazzetto di campanule ricamate a punto erba - insomma, l'oggetto più inutile dopo una termocoperta all'equatore. Avrei potuto capire un bel bavaglino di spugna, di quelli robusti, da sbattere in lavatrice dopo essere stati sporcati nel modo allucinante in cui solo i bambini piccoli riescono a sporcare. Ma un bavaglino di batista...
Dovetti comunque farlo, guidata con grande pazienza dalla professoressa, che aveva per me gli stessi riguardi che si hanno oggi con gli alunni certificati - prima di tutto ridurre gli obbiettivi...
Sia io che mia madre che l'insegnante eravamo sinceramente convinti che per certe cose "io non fossi adatta"; sia io che mia madre - l'ho capito dopo - avevamo fermamente risoluto in cuor nostro all'atto della nascita che per certe cose non volevamo essere adatte (in realtà col tempo ho scoperto una certa propensione per il punto croce: non sono molto precisa ma compenso con la pazienza).
Combattei per mesi con quel malefico bavaglino senza vincere né pareggiare, e l'insegnante dovette rassegnarsi a fare lei le parti più difficili. Non ricordo cosa fu fatto in seconda e in terza, né perché scelsi Applicazioni Tecniche anche quando era diventata facoltativa (forse perché l'alternativa era suonare il flauto di plastica? Eppure Musica mi piaceva), ma continuai a godere di una parziale certificazione di cui approfittai senza ritegno.
Avevo già stabilito da un pezzo che quella non era scuola né una materia di cui tener conto.
Neanche le mie compagne erano entusiaste della professoressa o di quel che facevamo, ma si mostrarono molto più adattabili di me (del resto, ci voleva davvero poco). Io invece non riuscivo a spiegarmi come mai tutti trovassero tanto normale che i maschi si divertissero mentre noi stavamo a ricamare vicino alla finestra. Ci doveva essere però qualcun altro che non lo capiva, perché pochi anni dopo, sotto il malefico influsso del 68, al Ministero smisero di pagare due professori per il lavoro che poteva fare uno, riorganizzarono il programma della materia migliorandolo alquanto, le cambiarono nome in Educazione Tecnica e la resero unisex. 
Nel frattempo i grembiuli neri simil-burqa andavano scomparendo, il che ci avrebbe permesso vent'anni dopo di guardare dall'alto in basso le nostre sorelle musulmane come se le radici giudaico-cristiane ci avessero sempre lasciate libere da condizionamenti sull'abbigliamento.
Ma mi accorgo che sto divagando.
In conclusione, quando i mulini erano bianchi e la scuola era seria, le ragazze ricamavano bavaglini invece di fare disegno tecnico e tutti lo trovavano normalissimo.