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martedì 14 ottobre 2008
La partenza dei Mille e la deriva dei continenti

Fiaccolata senza fuoco
domenica 12 ottobre 2008
Io e la SSIS (coming out)

Corre voce che Brunetta...
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venerdì 10 ottobre 2008
Buon compleanno, Divina!


Capitano delle Brigate Takahashi
Sacra insegna della Teiera sull'Albero
Fan n.1 della bella Kirara zampa-di-fuoco
Ti accorgi che sei un Vero Insegnante quando...
giovedì 9 ottobre 2008
Manuale del Perfetto Insegnante - I Genitori (2)

sabato 4 ottobre 2008
Orario Provvisoriamente Definitivo
mercoledì 1 ottobre 2008
Manuale del Perfetto Insegnante - I Genitori (1)
Premetto che mi ritrovo nella fortunata condizione di non avere figli per mia libera scelta.
Questo mi permette di guardare dall'alto in basso i genitori che vengono a colloquio con l'aria di chiedere "Ma perché vi siete cacciati in questo pasticcio?".
Altri esseri umani, più sfortunati di me, han sentito ad un certo punto della loro vita il forte desiderio di riprodursi, e l'han messo in atto. Qualcuno, recidivo, lo ha fatto addirittura più volte.
Diceva la mia nonna buonanima che "Non siamo puniti PER i nostri peccati, ma DAI nostri peccati". Nel caso dei genitori questo risulta particolarmente vero.
Il dramma inizia quando, completato il lungo e laborioso procedimento, l'incauto genitore, stringendo il frugoletto tra le braccia, si guarda intorno soddisfatto e convinto di incontrare l'approvazione generale. Da quel momento, viceversa, inizia il suo lungo calvario e sia i singoli che la collettività si ingegneranno notte e giorno per spingerlo a pentirsi dell'insano gesto al grido di "Hai voluto la bicicletta? E adesso pedala" (o, volendo usare il cosiddetto linguaggio rozzo ma efficace: "Hai un figlio? Cazzi tuoi!").
Se sei donna, il datore di lavoro ti guarderà male, anche perché prima di assumerti ti aveva fatto giurare (e financo scrivere, talvolta) che figli non ne volevi - e magari, dieci anni prima, quando ti ha assunto, davvero non ne volevi. Ti concederà i permessi col contagocce, si improvviserà straordinari inderogabili giusto all'ora in cui devi andare a riprendere tuo figlio a scuola e ti taglierà via da ogni opportunità di carriera.
Se sei uomo, lo Stato ti autorizzerà a prendere gli stessi permessi di tua moglie, purché non ti venga in mente di usufruirne per davvero. Inoltre tutti daranno per scontato che il fatto che tuo figlio sia malato non influisca minimamente sulla tua capacità lavorativa e non ti turbi più di tanto - tanto a queste cose ci sta dietro la Madre, e il Padre, che è prima di tutto un Vero Uomo, se ne frega (d'altra parte se sei donna e non chiami ogni mezz'ora per sentire se la febbre è scesa, sarà chiaro a tutti che sei una sciagurata priva del minimo senso materno).
Il tuo comune avrà cura di preparare asili nido (SE avrà cura di prepararne, perché non è mica tanto scontato) per un terzo dei bambini in età utile e non di più.
I tuoi genitori e i tuoi suoceri rispolvereranno i più remoti contrasti familiari obbligandoti a strisciare come un lombrico per supplicarli di concederti la grazia di badare la creaturina due volte a settimana - SE resteranno in buona salute, che anche lì è tutta da vedere.
Vivrai nel terrore che non ti rinnovino il contratto annuale, con il conforto supplementare di essere circondato da un coro di "Ma se non avevate un reddito fisso, perché avete fatto un figlio?" - e sarà inutile provare a spiegargli che non hai più diciotto anni, e da qualche parte hai sentito dire che dopo i cinquanta i bambini non vengono molto facilmente.
E nessuno avrà mai una buona parola per te. MAI. Perché, qualsiasi cosa tu decida di fare, ovviamente sarà sbagliata.
Siamo un paese che conta nelle sue fila 60 milioni di allenatori tecnici per la nazionale di calcio, altrettanti esperti di economia e di scuola ma soprattutto 60 milioni di potenziali Perfetti Educatori. Tutti sono sempre in grado di spiegare al malcapitato genitore quanto ha sbagliato, sbaglia e sbaglierà. Tutti altresì sanno spiegarti senza veruna esitazione come dev'essere il Vero Perfetto Genitore.
Vengo dunque a descriverlo.
Costui è sposato, con un matrimonio solido e perfettamente funzionante, immune da crisi e da problemi. Perché è noto che le convivenze non sono affidabili, le famiglie monoparentali non possono dare un adeguato supporto psicologico alla creatura e le famiglie travagliate causano gravi stress socioemotivi alla creatura in questione.
In questo solidissimo matrimonio uno dei genitori ha un lavoro che lo impegna per poche ore ma che gli procura una paga principesca (anche se l'ideale sarebbe vivere di rendita) e questo consente a entrambi di dedicare infinite ore al giorno alla cura del Perfetto Bambino. Entrambi i genitori dispongono inoltre di una coppia di genitori sempre a portata di mano e sempre disponibili, con cui vivono in perfetta armonia e che godono di eccellente salute. In questo modo riescono facilmente a seguire il figlio, controllarne le compagnie, badare che i suoi passatempi siano culturalmente validi e aggiornati e seguirne puntualmente i progressi a scuola. Inoltre si tratta di persone che, munite di grande sensibilità, buonsenso e amore per la cultura, riescono a guardare i figli con saggia imparzialità evitando di travisarne l'indole e la natura per colpa di quei perversi giochi di identificazione che tanto nuocciono ad un'adeguata comprensione del bambino. Insomma, lo amano ma con saggezza e senza ambivalenze.
Se qualcuna di queste condizioni risulta carente, scatta l'universo lamento "Ma che li avete fatti a fare, i figli, se non volete badarli?", cui segue l'altrettanto universo lamento sulla società in crisi, la famiglia in crisi e l'egoismo umano. Perché è noto che un tempo tutti i genitori erano onesti, benestanti, felicemente sposati e dotati di estremo equilibrio. Non c'erano casi di genitori alcolizzati, separazioni di fatto, famiglie funestate da debiti, cambiali e licenziamenti e simili nefandezze. Assolutamente no.
Inoltre i datori di lavoro erano sempre comprensivi, e avevano cura che ogni famiglia avesse di che vivere onorevolmente.
In effetti un tempo il lavoro dei genitori non era un ostacolo all'educazione della prole, ma anzi un punto d'unione: ad esempio se i tuoi genitori lavoravano nei campi, a pochi anni prendevi la zappa o la roncola e andavi con loro; se stavano in miniera, nella miniera stavi anche tu. Se lavoravano in fabbrica, a quattro anni ti piazzavano a pulire i telai o riannodare i fili e non se ne parlava più (nel vero senso della parola, talvolta, perche' ogni tanto cascavi nel pozzo, o finivi dentro il telaio e lì restavi).
A quei tempi le famiglie erano indubbiamente più felici e i ragazzi venivano su molto meglio; tra l'altro non rischiavano la rovina per colpa dei Perfidi Ritrovati della Società Moderna (telefono cellulare, televisione e playstation2, tanto per citarne tre a caso). Inoltre seguivano una alimentazione sana, senza pesticidi e senza merendine, solo sane croste di pan secco, acqua di pozzo e erbe di campo.
In Pakistan, dove sono ancora attaccati ai sani valori della famiglia patriarcale, anni fa avevano trovato un sistema eccellente per gestire l'infanzia incatenandoli al telaio a far tappeti, così non erano nemmeno di peso alla famiglia. Tutto il giorno, e i genitori potevano lavorare quanto volevano.
Da noi invece la gente si ostina a riprodursi anche se non avrebbe la possibilità di farlo, e preferisce svagarsi in ufficio, in fabbrica o in negozio invece di adempiere (sotto un ponte) al suo ruolo educativo.
Si sa, i nostri son tempi sciagurati.
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