(cani randagi frugano nella spazzatura in cerca di un po' di cibo. Lo so che è una scena triste, nondimeno avviene, purtroppo)
Molti hanno criticato la legge 107 del 2015 detta sulla Buona Scuola, qualcuno ci ha anche scioperato contro ma non tanti si sono preoccupati di leggerla, almeno da noi. Fu così che il comunicato del Ministero dell'Istruzione del 17 Ottobre 2017 sul decreto attuativo relativo all'esame delle scuole medie passò abbastanza inosservato, a parte qualche leggenda metropolitana che sosteneva che non si poteva più bocciare*. Invece conteneva al suo interno diverse sorprese legate all'esame tra cui una (la più importante, per un insegnante di Lettere) riguardava appunto la prova scritta che
verificherà la padronanza della lingua, la capacità di espressione personale, la coerente e organica esposizione del pensiero da parte delle alunne e degli alunni. Le tracce dovranno comprendere un testo narrativo o descrittivo; un testo argomentativo, che consenta l’esposizione di riflessioni personali, per il quale dovranno essere fornite indicazioni di svolgimento; una traccia di comprensione e sintesi di un testo letterario, divulgativo, scientifico anche attraverso richieste di riformulazione. La prova potrà essere strutturata anche in più parti, mixando le tre diverse tipologie.
Chiaro? Beh, mica tanto, anche perché andava a intervenire sul Sacro Rito del Tema, codificato ormai da tempo immemorabile e calcificato dagli anni 70 nella terna che prevedeva un testo a contenuto autobiografico (da fare anche in forma di cronaca, diario o lettera), un testo a carattere argomentativo (da fare in modo impersonale) e una relazione su un evento didattico. Insomma, una rivoluzione non di poco conto visto che quella che la Buona Scuola riforma è la stessa legge in base alla quale ho fatto il mio personale tema di esame quando stavo dall'altra parte della barricata, svariati decenni fa.
Improvvisamente ci dicono che dobbiamo fare qualcosa di diverso, non si sa quanto diverso, senza darci indicazioni troppo precise.
Come molti, anch'io lessi il tutto e poi provvidi a dimenticarmene (o meglio, feci finta di riuscire a dimenticarmene) confidando in indicazioni più chiare.
Poi arrivò la nota 892 del 17 Gennaio 2018, che era in verità un corposo documento di più di dieci pagine con esempi e grande abbondanza di spiegazioni. Sembrava tutto piuttosto complicato: le commissioni potevano decidere come fare le tracce, ma si suggeriva comunque di fare almeno una prova "mista" basata su un testo (qualsiasi testo, non necessariamente letterario) o su una immagine dove richiedere una sintesi (sì, il buon vecchio riassunto), un po' di comprensione o analisi del testo, un qualche testo creativo da parte dell'alunno usando l'immagine o il brano a mo' di spunto... insomma, di tutto e di più.
Il corposo documento cominciò ad essere segnalato a segreterie e direzioni didattiche e gli insegnanti di Lettere cominciarono a trovarne fotocopie e stampe sui tavoli dell'istituto e financo nel loro cassetto. E infine dovettero decidersi a leggerlo con attenzione perché Pasqua ormai era alle porte e l'esame non era più tanto lontano e insomma, cosa avremmo dato come traccia a quei ragazzi il giorno dello scritto di italiano?
Così gli insegnanti cominciarono a leggere, con perplessità, sconcerto e contrarietà, ma anche con una certa fascinazione. Perché sì, sembrava tutto un po' complicato ma, come dire... poteva anche funzionare.
Sì, avrebbe potuto.
Sì, avrebbe potuto.
La verità è che il buon vecchio tema cominciava ad andare un po' strettino a tanti di noi. Personalmente anzi già da tempo avevo cominciato a dare prove un po' miste, con un po' di riassunto, qualche titolo da trovare, immagina un seguito della storia, cosa ne pensi di quel che fa X o Y; oppure a lavorare su testi più tecnici, scientifici, geografici... in fondo anche le prove Invalsi funzionavano in parte così e non c'era solo la letteratura, nella vita, e tutte quelle tracce dove dovevano raccontare della prima volta che erano stati al mare o descrivere la loro cameretta cominciavano a lasciare davvero il tempo che trovavano. Una bella prova agile, invece che quattro colonne di esercizio retorico sulle luci e i colori e i suoni dell'autunno, con tanti esercizi diversi... diciamoci la verità, erano più divertenti da correggere e costringevano gli alunni a usare abilità diverse a seconda della domanda, senza contare che lettere e diari stavano diventando sempre meno consueti nella vita di tutti i giorni e saper fare un po' di riassunto poteva servirgli di più di una descrizione delle foglie secche che cadono turbinando nel vento.
Insomma, cominciarono i primi cauti esperimenti. L'utenza non rispose male. Nemmeno loro sembravano poi così schifati.
E un bel giorno, scartate le uova di cioccolato, in una delle ultime occasioni in cui ornavo di mia sempre più pallida presenza la Sala Insegnanti, ci ritrovammo per buttare giù un progetto per le terne dei temi da fare per gli esami, armate di vari libretti che gli editori si erano precipitati a inviarci. Alcuni di questi libretti facevano veramente schifo, pena, ribrezzo e pietà, come sempre in questi casi, ma ce n'erano anche di validi.
Pasticciammo un po', poi elaborammo tre terne che comprendevano due temi di impianto molto tradizionale e una prova mista. Due terne vennero molto bene, una era più mencia. Ovviamente, all'esame gli incauti alunni a ciò delegati sorteggiarono la più mencia, quella messa lì perché una terza terna andava pur messa, e ormai l'inventiva era calata a tutti noi. E il primo tema, quello che avrebbe finalmente rimpiazzato l'incubo di St. Mary Mead, ovvero il classico "Ripercorri il triennio appena trascorso e racconta quel che più ti è rimasto impresso" con cui da innumeri anni perseguitavamo gli incauti esaminandi, riguardava... l'abbandono degli animali domestici. Insomma, si trattava di raccontare qualche triste storia di cani abbandonati deprecando tale vergognoso fenomeno. Tutti noi insegnanti di Lettere avevamo convenuto che era un classico tema da prima media, ma almeno così eravamo sicuri che potessero farlo tutti, anche gli alunni più imbranati.
E fu così che il giorno della correzione dei temi dell'esame la prof. Murasaki si ritrovò nel pacco:
- due temi argomentativi sul fatto che i giovani di oggi erano troppo omologati (o non lo erano affatto) perché seguivano troppo le mode e usavano solo capi firmati
- tre prove miste di una semplicità disarmante ma, appunto per questo, svolte molto bene
- diciotto storie diciotto dedicate a cani abbandonati, molte delle quali assai fluviali e tutte pateticissime perché l'argomento aveva risvegliato anche i più duri di cuore o i meno provvisti di immaginazione, e per una volta la Terza Amichevole si era scoperta grafomane e aveva usato anche il secondo e financo il terzo foglio protocollo, e invece di consegnare appena terminate le due prime canoniche ore, quasi tutti avevano intaccato e alcuni perfino completato financo la quarta ora.
Diciotto fluviali e strazianti storie di cani abbandonati, dove non sempre l'abbondanza del sentimento bastava a coprire le lacune grammaticali e sintattiche di taluni dei candidati, ma tutte altamente commoventi.
Diciotto storie di cani abbandonati, e nemmeno un gatto o una tartaruga o un pesce rosso a dare un minimo di varietà alla faccenda.
In compenso, una quantità immane di canili e di discariche dove frugare tra i rifiuti.
Comunque alcune storie erano scritte piuttosto bene. Ho dato una mezza dozzina di dieci e nemmeno una insufficienza, e tutto sommato c'erano un po' meno di errori del solito - anche se, ahimé, la Terza Amichevole è rimasta attaccata ai suoi errori preferiti anche il giorno dell'esame nonostante il gran daffare che mi sono data per tre anni (per tacere di due supplenti che han provato anche loro a scollarli da certi errori).
Va bene, poteva andare peggio. Ma direi che per un po' con i cani abbandonati può decisamente bastare.
*certo che si può. A maggioranza del Consiglio, com'è sempre stato.








