Il terzo libro è quello della svolta. Leggendolo scoprirete se siete interiormente potteriani o no: se alla fine dell'ultima pagina graffiate le pareti e date in escandescenze perché volete leggere il seguito subito, qui, immediatamente!, allora amerete tutto il seguito. Se invece chiudete il terzo volume di quella che è una gradevole o tollerabile lettura e nessun senso di entusiasmo o di attesa pervade il vostro cuore, allora conviene davvero che abbandoniate il coraggioso esperimento, smettiate di perdere tempo e vi dedichiate a letture o passatempi più consoni ai vostri interessi.
Il Prigioniero è un libro meno rassicurante e meno educativo dei precedenti: la società dei maghi mostra diverse crepe e i ragazzi riescono a far quadrare i conti alla fine solo infrangendo una quantità davvero notevole di regole e di leggi, comprese quelle del tempo.
La prima enorme crepa naturalmente sono i Dissennatori: esseri decisamente demoniaci, che si nutrono di felicità e buoni sentimenti umani. La prigione dei maghi inglesi (Azkaban, un isoletta spersa nei mari del Nord) è sorvegliata da costoro. Adesso che un detenuto è scappato, si sono messi a cercarlo.
Naturalmente l'ultimo posto sulla faccia della terra dove simili creature dovrebbero stare, che cerchino o meno un prigioniero, è un college strapieno di fanciulli di rosee speranze, ma si dà il caso che tutti siano convinti che il prigioniero voglia attentare alla vita di Harry Potter. Solo con grande difficoltà Silente riesce a gestire questa scomodissima e non sempre controllabile presenza, che disapprova completamente ma che non può evitare. In compenso il ministro Caramel ha ampia possibilità di mostrare la sua singolare mancanza di spina dorsale davanti ai potenti, nonché una stupidità davvero notevole.
E tutti sono molto preoccupati e protettivi con Harry ma nessuno gli spiega niente, però lui è ancora molto fiducioso negli Adulti Autorevoli e non insiste più di tanto, anche perché riceve ben presto un aiutino per cavarsi le curiosità da solo.
Il romanzo è in realtà proiettato verso il passato: non solo verso la notte in cui Harry riuscì misteriosamente a sconfiggere Voldemort, alla tenera e inconsapevole età di un anno, ma ancora più indietro, verso i tempi della giovinezza dei suoi genitori, quando anche suo padre era allievo di Hogwarts, e anche lui si era fatto un po' di amici: un adorabile, piccolo gruppo di amici un po' incoscienti, ma tanto simpatici (anche se non a Piton), comunque molto bravi negli studi. Silente un po' non vedeva, e parecchio fece conto di non vedere mentre le adorabili canaglie scorazzavano per Hogwarts infrangendo tutto il regolamento e ancor di più. Dentro la storia di questo gruppetto però è scritta la tragedia della famiglia Potter, e se molto viene detto su di loro, ben altro resta da dire per i libri futuri.
Sempre in tema di amicizia, per la prima volta il Trio si rompe e per molti mesi una frattura divide Ron da Hermione - che naturalmente è dalla parte della ragione, perché ha il Gatto, ma insomma si trova isolata dai due perché, anche per forza di inerzia, Harry preferisce stare con Ron pur non avendo avuto alcun contrasto con Hermione (che comunque è molto più irritabile del solito. Ci sarà un motivo?).
Sarà però proprio Hermione a risolvere uno dei punti più delicati del finale, stavolta restando accanto ad Harry quasi fino alla fine.
Infine: tutti i romanzi di Harry Potter presentano almeno una sorpresa nel finale. A partire dal terzo volume queste sorprese diventano davvero notevoli, spiazzando regolarmente il lettore nonostante tanti piccoli indizi fossero stati seminati davanti a lui, rendendoli però scarsamente visibili con grande abilità. Dietro l'apparenza da impeccabile giallista inglese Rowling gioca decisamente sporco, con una tecnica degna di Agatha Christie - ed è quindi opportuno avvisare il futuro lettore che il fatto che un personaggio sia presente dal primo libro in un ruolo del tutto tranquillo non lo rende necessariamente innocuo.
La storia finisce nel complesso abbastanza bene: chi è innocente si salva, anche se sul momento non viene riabilitato, Voldemort non compare in scena (ma sappiamo che è dietro le quinte ad aspettare) e Harry ci guadagna un padrino che non sapeva di avere, ma perde il suo professore mannaro preferito per colpa dei pregiudizi del mondo magico -perché scopriamo che il mondo magico pullula di pregiudizi.
Veniamo alle principali new entry:
- l'adorabile e intelligentissimo gatto di Hermione, Crookshanks - assai impropriamente tradotto con Grattastinchi: sarebbe piuttosto un Imbrogliacaviglie, insomma uno di quei gatti il cui sogno è farti inciampare. Strofinoso, simpatico, socievole e molto fedele gli amici.
- il professor Remus Lupin, licantropo in incognito: un uomo malinconico, ma anche un eccellente professore, capace di entrare in grande empatia con gli alunni. Non piace molto a Piton - ma quando mai a Piton piace qualcuno? Senza contare che lo stesso Piton, alla fine del romanzo, non riesce simpaticissimo a molti lettori, anche se è divertente vederlo strepitare "Sono-sicuro-che-c'entra-Potter" sapendo che ha perfettamente ragione ma che non potrà dimostrarlo mai, mai e poi mai.
- la professoressa Sybill Trelawney (Cooman nella vecchia edizione, con grazioso riferimento alla Sibilla Cumana): insegnante di divinazione assai teatrale ma autrice di alcune importanti profezie.
- Cedric Diggory: capitano della squadra di Quidditch di Tassofrasso. E' bello e leale; suo malgrado si ritrova a sconfiggere la squadra di Harry per circostanze avverse e non per merito ma non può farci niente.
- Cho Chang, abile e graziosa Cercatrice della squadra di Quidditch di Corvonero (che viene sconfitta dai Grifondoro). Harry la apprezza molto.
- gli ippogrifi: animali fieri ma di buon cuore. Hanno becco aguzzo e grandi artigli ma anche grandi ali, e volano veloci.
- i Dissennatori, per tenere a bada i quali ci vogliono molta cioccolata e un buon Patronus.
- Il Patronus: specie di spettro argenteo a forma di animale che tiene lontano i Dissennatori e può avere anche altri utilizzi. Per produrlo richiede un incantesimo molto complesso.
- Hogsmeade: piccolo villaggio a popolazione interamente magica piuttosto vicino a Hogwarts. Ogni tanto gli studenti sono autorizzati ad andarci in gita, a partire dal terzo anno. E' un simpatico paesello inglese da cartolina e ci riserverà diverse novità ad ogni libro.
- I Tre Manici di Scopa: il pub rispettabile di Hogsmeade, gestito dalla capace, simpatica e attraente madam Rosmerta.
- dovrei aggiungere anche il Nottetempo, ma chi come me soffre il mal d'auto non riesce ad apprezzare appieno siffatto mezzo di trasporto, per quanto utile e veloce si dimostri. Avremo più volte occasione di incontrare il suo bigliettaio, Stan Tiracorto (o Picchetto, nella prima traduzione).
Da questo romanzo è stato tratto un film dove, caso unico su sette, Harry ha effettivamente i capelli sempre scarmigliati come nei libri invece di mantenere un bel caschetto sempre ben laccato e in ordine. Inoltre il regista, non so perché, ha deciso di far vestire gli allievi in borghese, invece che da maghi. Sembra che i tre attori principali abbiano apprezzato molto, perché così hanno potuto usare pezzi autentici del loro guardaroba. In compenso gli spettatori sono rimasti assai perplessi domandandosi perché mai, nonostante i ricchissimi introiti meritatamente guadagnati con i film, costoro tenessero un guardaroba cui qualsiasi titolare di un banchetto a rufolo del mercato rionale avrebbe potuto offrire cospicui miglioramenti a prezzi davvero economici. Resta anche da capire quale sia il gran vantaggio di avere un film dove i giovani maghi sono vestiti di cenci.
(Ad ogni modo, nonostante alcune vistose falle e contraddizioni della trama, la scena della Giratempo che gira è bellissima e l'ippogrifo Fierobecco recita discretamente).
Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro buone letture e buon inizio di primavera a tutti i partecipanti.








