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venerdì 3 marzo 2017

Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban - J.K. Rowling


Il terzo libro è quello della svolta. Leggendolo scoprirete se siete interiormente potteriani o no: se alla fine dell'ultima pagina graffiate le pareti e date in escandescenze perché volete leggere il seguito subito, qui, immediatamente!, allora amerete tutto il seguito. Se invece chiudete il terzo volume di quella che è una gradevole o tollerabile lettura e nessun senso di entusiasmo o di attesa pervade il vostro cuore, allora conviene davvero che abbandoniate il coraggioso esperimento, smettiate di perdere tempo e vi dedichiate a letture o passatempi più consoni ai vostri interessi.

Il Prigioniero è un libro meno rassicurante e meno educativo dei precedenti: la società dei maghi mostra diverse crepe e i ragazzi riescono a far quadrare i conti alla fine solo infrangendo una quantità davvero notevole di regole e di leggi, comprese quelle del tempo.
La prima enorme crepa naturalmente sono i Dissennatori: esseri decisamente demoniaci, che si nutrono di felicità e buoni sentimenti umani. La prigione dei maghi inglesi (Azkaban, un isoletta spersa nei mari del Nord) è sorvegliata da costoro. Adesso che un detenuto è scappato, si sono messi a cercarlo. 
Naturalmente l'ultimo posto sulla faccia della terra dove simili creature dovrebbero stare, che cerchino o meno un prigioniero, è un college strapieno di fanciulli di rosee speranze, ma si dà il caso che tutti siano convinti che il prigioniero voglia attentare alla vita di Harry Potter. Solo con grande difficoltà Silente riesce a gestire questa scomodissima e non sempre controllabile presenza, che disapprova completamente ma che non può evitare. In compenso il ministro Caramel ha ampia possibilità di mostrare la sua singolare mancanza di spina dorsale davanti ai potenti, nonché una stupidità davvero notevole. 
E tutti sono molto preoccupati e protettivi con Harry ma nessuno gli spiega niente, però lui è ancora molto fiducioso negli Adulti Autorevoli e non insiste più di tanto, anche perché riceve ben presto un aiutino per cavarsi le curiosità da solo.

Il romanzo è in realtà proiettato verso il passato: non solo verso la notte in cui Harry riuscì misteriosamente a sconfiggere Voldemort, alla tenera e inconsapevole età di un anno, ma ancora più indietro, verso i tempi della giovinezza dei suoi genitori, quando anche suo padre era allievo di Hogwarts, e anche lui si era fatto un po' di amici: un adorabile, piccolo gruppo di amici un po' incoscienti, ma tanto simpatici (anche se non a Piton), comunque molto bravi negli studi. Silente un po' non vedeva, e parecchio fece conto di non vedere mentre le adorabili canaglie scorazzavano per Hogwarts infrangendo tutto il regolamento e ancor di più. Dentro la storia di questo gruppetto però è scritta la tragedia della famiglia Potter, e se molto viene detto su di loro, ben altro resta da dire per i libri futuri.
Sempre in tema di amicizia, per la prima volta il Trio si rompe e per molti mesi una frattura divide Ron da Hermione - che naturalmente è dalla parte della ragione, perché ha il Gatto, ma insomma si trova isolata dai due perché, anche per forza di inerzia, Harry preferisce stare con Ron pur non avendo avuto alcun contrasto con Hermione (che comunque è molto più irritabile del solito. Ci sarà un motivo?). 
Sarà però proprio Hermione a risolvere uno dei punti più delicati del finale, stavolta restando accanto ad Harry quasi fino alla fine.
Infine: tutti i romanzi di Harry Potter presentano almeno una sorpresa nel finale. A partire dal terzo volume queste sorprese diventano davvero notevoli, spiazzando regolarmente il lettore nonostante tanti piccoli indizi fossero stati seminati davanti a lui, rendendoli però scarsamente visibili con grande abilità. Dietro l'apparenza da impeccabile giallista inglese Rowling gioca decisamente sporco, con una tecnica degna di Agatha Christie - ed è quindi opportuno avvisare il futuro lettore che il fatto che un personaggio sia presente dal primo libro in un ruolo del tutto tranquillo non lo rende necessariamente innocuo.
La storia finisce nel complesso abbastanza bene: chi è innocente si salva, anche se sul momento non viene riabilitato, Voldemort non compare in scena (ma sappiamo che è dietro le quinte ad aspettare) e Harry ci guadagna un padrino che non sapeva di avere, ma perde il suo professore mannaro preferito per colpa dei pregiudizi del mondo magico -perché scopriamo che il mondo magico pullula di pregiudizi.

Veniamo alle principali new entry:
- l'adorabile e intelligentissimo gatto di Hermione, Crookshanks - assai impropriamente tradotto con Grattastinchi: sarebbe piuttosto un Imbrogliacaviglie, insomma uno di quei gatti il cui sogno è farti inciampare. Strofinoso, simpatico, socievole e molto fedele gli amici.
- il professor Remus Lupin, licantropo in incognito: un uomo malinconico, ma anche un eccellente professore, capace di entrare in grande empatia con gli alunni. Non piace molto a Piton - ma quando mai a Piton piace qualcuno? Senza contare che lo stesso Piton, alla fine del romanzo, non riesce simpaticissimo a molti lettori, anche se è divertente vederlo strepitare "Sono-sicuro-che-c'entra-Potter" sapendo che ha perfettamente ragione ma che non potrà dimostrarlo mai, mai e poi mai.
- la professoressa Sybill Trelawney (Cooman nella vecchia edizione, con grazioso riferimento alla Sibilla Cumana): insegnante di divinazione assai teatrale ma autrice di alcune importanti profezie.

Cedric Diggory: capitano della squadra di Quidditch di Tassofrasso. E' bello e leale; suo malgrado si ritrova a sconfiggere la squadra di Harry per circostanze avverse e non per merito ma non può farci niente.
Cho Chang, abile e graziosa Cercatrice della squadra di Quidditch di Corvonero (che viene sconfitta dai Grifondoro). Harry la apprezza molto.

- gli ippogrifi: animali fieri ma di buon cuore. Hanno becco aguzzo e grandi artigli ma anche grandi ali, e volano veloci.
- i Dissennatori, per tenere a bada i quali ci vogliono molta cioccolata e un buon Patronus.
- Il Patronus:  specie di spettro argenteo a forma di animale che tiene lontano i Dissennatori e può avere anche altri utilizzi. Per produrlo richiede un incantesimo molto complesso.
Hogsmeade: piccolo villaggio a popolazione interamente magica piuttosto vicino a Hogwarts. Ogni tanto gli studenti sono autorizzati ad andarci in gita, a partire dal terzo anno. E' un simpatico paesello inglese da cartolina e ci riserverà diverse novità ad ogni libro.
- I Tre Manici di Scopa: il pub rispettabile di Hogsmeade, gestito dalla capace, simpatica e attraente madam Rosmerta.
- dovrei aggiungere anche il Nottetempo, ma chi come me soffre il mal d'auto non riesce ad apprezzare appieno siffatto mezzo di trasporto, per quanto utile e veloce si dimostri. Avremo più volte occasione di incontrare il suo bigliettaio, Stan Tiracorto (o Picchetto, nella prima traduzione).

Da questo romanzo è stato tratto un film dove, caso unico su sette, Harry ha effettivamente i capelli sempre scarmigliati come nei libri invece di mantenere un bel caschetto sempre ben laccato e in ordine. Inoltre il regista, non so perché, ha deciso di far vestire gli allievi in borghese, invece che da maghi. Sembra che i tre attori principali abbiano apprezzato molto, perché così hanno potuto usare pezzi autentici del loro guardaroba. In compenso gli spettatori sono rimasti assai perplessi domandandosi perché mai, nonostante i ricchissimi introiti meritatamente guadagnati con i film, costoro tenessero un guardaroba cui qualsiasi titolare di un banchetto a rufolo del mercato rionale avrebbe potuto offrire cospicui miglioramenti a prezzi davvero economici. Resta anche da capire quale sia il gran vantaggio di avere un film dove i giovani maghi sono vestiti di cenci.
(Ad ogni modo, nonostante alcune vistose falle e contraddizioni della trama, la scena della Giratempo che gira è bellissima e l'ippogrifo Fierobecco recita discretamente).

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro buone letture e buon inizio di primavera a tutti i partecipanti.

mercoledì 1 marzo 2017

Cedric Diggory, ovvero scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è facile

Cedrig Diggory appartiene alla casa di Tassofrasso - dove non ci si tira indietro se c'è da faticare, non si ricorre a frodi o stratagemmi né si cerca altra gloria che quella conquistata per puro merito e senza aiuti - e  dove infatti di solito non si vince un accidente e si viene pure guardati con un po' di compatimento dagli altri (del che un po' i Tassifrassi si dispiacciono, perché sono esseri umani pure loro).
Poi arriva Cedric Diggory, e sembra che anche per Tassofrasso sia arrivato il tempo della gloria: Cedric infatti è bello, bravo e intelligente, oltre che di nobilissimo carattere, ed è anche un buon Cercatore di Quidditch, che non guasta mai.

Lo incontriamo per la prima volta nel terzo volume, dove è appunto capitano e Cercatore della squadra di Quidditch e riesce a catturare il Boccino mentre Harry, terrorizzato dall'apparizione dei Dissenatori nel campo da gioco, perde i sensi e cade dalla scopa. Il tempo è orrendo, piove e diluvia, eCedric non si accorge di quel che è successo;  quando lo capisce cerca di far annullare l'incontro, perché non vuole una vittoria ottenuta grazie a un incidente dell'avversario, ma è troppo tardi: la partita è ormai conclusa e perfino il contrariatissimo capitano dei Grifondoro è costretto ad ammettere che la vittoria di Tassofrasso è legittima e onorevole.

Ritroviamo Cedric all'inizio del Calice di Fuoco, quando con suo padre e il gruppo dei Weasley (che ospita anche Harry ed Hermione) condivide una passaporta verso la finale della Coppa del Mondo. Con notevole mancanza di tatto Amos Diggory, che stravede per il figlio, è ben lieto di insistere proprio su quella disgraziata vittoria, nonostante il figlio cerchi di smorzare la cosa: "Harry è caduto dalla scopa, papà" mormorò "Te l'ho detto, è stato un incidente..." e insomma sarebbe più che disponibile a cambiare argomento perché non vede alcun motivo di vanto in quella vittoria.
Un paio di mesi dopo, il nome di Cedric Diggory viene estratto dal Calice di Fuoco come campione di Hogwarts per il Torneo Tremaghi, giusto pochi minuti prima che dal povero calice confuso spunti fuori anche il nome di Harry.
L'intera Hogwarts insorge contro Harry, colpevole di truffa, protagonismo, esibizionismo e quant'altro. Ma Cedric (come Cho Chang) non prenderà mai posizione contro di lui e non porterà mai la spilla diffusa dai Serpeverde "Harry Potter fa schifo!".  Non è molto convinto dell'innocenza di Harry, ma non avendo prove evita di pronunciare sentenze.
Tra i due si stabilisce una sorta di paludata cortesia: Harry fa sì che anche Cedric venga informato che la prima prova consisterà nell'affrontare un drago, Cedric gli spiega come venire a capo dell'uovo per la seconda prova... 
In testa, a pari punteggio, entrano insieme nel labirinto per la terza prova, al crepuscolo.
Lì tentano di fare ognuno la sua gara, ma per un concorso di circostanze finiscono per salvarsi reciprocamente la vita e ritrovarsi entrambi vicinissimo alla Coppa che dovrebbe dargli la vittoria del torneo - Cedric però è più vicino, mentre Harry si è fatto male a una gamba e non può muoversi.
Ma Cedric non si muove, anzi dice ad Harry "Prendila tu. Tu devi vincere. E' la seconda volta che mi salvi la vita qua dentro". Perché è una nobile anima e non vuole una vittoria che non senta di essersi completamente guadagnata.
Per sua immensa disgrazia, anche Harry è una nobile anima, e per giunta conosce i regolamenti: "Non è così che funziona" prova a spiegargli: i punti, la gara e il torneo spettano a chi arriva per primo alla coppa, e lui non può quasi muoversi, quindi è giusto che sia Cedric a vincere.
Cedric rifiuta.
"Smettila di essere nobile" disse Harry irritato "Prendila e basta, così possiamo uscire da qui".
I due discutono un po' cercando ognuno di convincere l'altro ad aver maggior diritto alla Coppa. Ma Cedric diceva sul serio. Stava voltando le spalle a quella gloria che la casa di Tassofrasso non conosceva da secoli.
"Vai tu" disse. Sembrava che ciò gli stesse costando fino all'ultima goccia di determinazione, ma aveva il volto risoluto, le braccia incrociate e sembrava deciso.
E alla fine, per sbloccare l'impasse, Harry decide: "Tutti e due"
Cedric non accetta subito, ma alla fine si lascia convincere, ed è così che i due ragazzi  prenderanno insieme la Coppa - che si rivela una passaporta che trasporterà entrambi nel cimitero dove Voldemort aspetta Harry.
E siccome Voldemort non tollera impicci tra i piedi, appena scopre che c'è un ospite imprevisto lo uccide.

Cedric Diggory è il primo dei Grandi Morti di Harry Potter, e il più innocente. Non viene ucciso in un duello o una battaglia, ma solo perché la sua involontaria presenza era indesiderata e superflua per l'Oscuro Signore. Perché sì, insomma.
La sua morte segna la definitiva conclusione della fase "Ma quanto sono carini i libri di Harry Potter" e apre la seconda parte. 
Cedric non ha fatto niente di sbagliato, e non ha nemmeno cercato in qualche modo di ostacolare Voldemort. Molto probabilmente lo avrebbe fatto in futuro, se fosse vissuto, col coraggio e la lealtà che lo caratterizzano - ma non gliene è stata nemmeno offerta la possibilità. Semplicemente, si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato.
Non è mai stato una persona che, dovendo scegliere tra ciò che era giusto e ciò che era facile (secondo la bellissima frase che dice Silente al banchetto di fine anno) inclinava per ciò che era facile. Non ha mai voluto niente che non gli spettasse a pieno titolo, e se acconsente a prendere in mano quella maledetta coppa è solo perché si rende conto che Harry ha ragione: il meno che si possa dire è che hanno vinto entrambi, e che la Coppa ad entrambi spetta.
Se avesse scelto ciò che era più facile non avrebbe perso niente: sarebbe finito nel cimitero e sarebbe stato ucciso esattamente nello stesso modo. Se invece Harry non fosse stato a sua volta un anima nobile si sarebbe salvato, perché solo Harry avrebbe preso la Coppa.
Se al posto di Harry ci fosse stato non dico Malfoy, ma anche gli stimabili Seamus o Dean, Cedric avrebbe probabilmente vissuto una vita lunga e felice (magari con Cho), o almeno ne avrebbe avuta la possibilità (in compenso Seamus o Dean se la sarebbero passata parecchio male).
Ma per sua disgrazia, anche Harry è un anima nobile.

Cedric non ha mai tradito la sua natura: ha scelto ogni giorno della sua vita di vivere secondo determinati principi etici ed è morto solo perché ha avuto sfortuna - esattamente come tanti esseri umani muoiono ogni giorno intorno a noi.
La sua morte, più di qualsiasi altra di tutta la vicenda, ci ricorda le contraddizioni della condizione umana, dove non bastano saldi principi, coerenza, coraggio e buoni sentimenti per garantirci una vita felice - o anche semplicemente una vita.

sabato 25 febbraio 2017

Sui misteriosissimi motivi per cui Harry Potter ha avuto sì gran successo


Da tempo immemorabile gli adulti ADORANO dissertare sulle stranezze e stravaganze delle nuove generazioni, come ci ricorda Bennato in questa bella canzone ispirata alla storia di Pinocchio.

Nel 1997 in Inghilterra uscì Harry Potter and the Philosopher's Stone, primo di sette romanzi che andavano a formare una serie. Da lì si innescò un successo editoriale e mediatico senza precedenti che prosegue tuttora, anche dopo che l'ultimo romanzo e l'ultimo film sono ormai usciti da tempo. Difficile avere dati precisi, ma si parla in giro di 450 milioni di copie di libri, e di dodici solo per il mercato italiano (per il dato internazionale comunque le fonti sono vaghissime).
Una cospicua fetta di adulti se ne fregò del gran fenomeno, mentre un altra cospicua fetta si unì all'adolescenziale entusiasmo e, dopo attenta disamina e lettura, si appassionò notevolmente alla vicenda.
Ci fu poi una frangia di adulti che cominciò ad indagare con fare sospettoso il fenomeno, domandandosi perplessi come mai quei libri, con annessi e connessi, piacessero tanto. 
E si scervellarono per trovare la risposta, cercandone di solito una che in qualche modo minimizzasse il fenomeno (che per la verità ad essere minimizzato si prestava assai male).

Visto che a tutt'oggi sembra che molti di loro non siano venuti a capo di codesto gran mistero, ho pensato di rendermi utile, forte ormai di una rilettura complessiva oltre che di svariate letture parziali, e di offrire qui una breve ed esauriente lista dei misteriosi motivi per cui i libri di Harry Potter sono piaciuti e piacciono tanto, e non soltanto ai ragazzini.
1 - Sono scritti bene. Molto bene.
La scrittura è scorrevole, ma soprattutto chiara. Mi rendo conto che possa non sembrare un gran titolo di merito per uno scrittore, ma il fatto è che leggendo una scena, qualsiasi scena, anche quella dove una quindicina di persone si azzuffa al Ministero della Magia, si sa sempre chi sta facendo che cosa, e molto spesso anche perché lo sta facendo e come si sente in quel momento; non solo, ma sappiamo anche sempre dove siamo e come funzionano gli spazi intorno ai personaggi.
L'azione non è convulsa né lenta, ha semplicemente il ritmo che deve avere. Le conversazioni sono pertinenti e hanno il giusto ritmo. Anche il paesaggio si staglia con gran chiarezza e sa essere molto espressivo. Le numerose entità (oggetti, animali, creature leggendarie, nuovi personaggi umani) che entrano in scena sono descritte in modo da farsi ricordare anche se molto raramente si scivola nella caricatura.
Siccome la Rowling è molto brava, tutto questo viene fatto con grande naturalezza - dando così l'impressione a molti che "chiunque saprebbe fare lo stesso" o anche che "dietro ci sia un buon editor" (il quale buon editor però, dopo aver lavorato a editare i romanzi di Harry Potter, ha deciso evidentemente di concedersi una lunghissima e meritata vacanza ai Caraibi invece di aiutare altri scrittori).
2 - L'universo dove sono ambientati è ben strutturato
almeno per quello che ci interessa sapere sul momento. Può darsi per esempio che sulla parte economica e produttiva ci siano degli aspetti che meritano qualche chiarimento (né è detto che questi chiarimenti non si possano avere, chiedendoli all'autrice) ma se nei film spesso e volentieri saltano fuori contraddizioni e falle spettacolari, i libri mostrano un tessuto coerente, che romanzo dopo romanzo si apre davanti al lettore (e ad Harry)
3 - I personaggi restano impressi. Tutti. Pur essendo un numero esorbitante.
Alcuni piacciono alla follia, altri restano mortalmente antipatici, e altri ancora restano antipatici ma piacciono alla follia proprio per quello.
(Corre voce che tra quelli mortalmente antipatici ci sia proprio il protagonista, Harry. So però che gode comunque di un certo seguito e personalmente l'ho sempre apprezzato molto).
Impossibile fare l'elenco dei più carismatici, ma uno dei più apprezzati, amati e odiati è di sicuro l'apparente avversario, ovvero Piton, e lo stesso Voldemort conta numerosi fan.
Ognuno di loro poi ha una sua personalità particolare. 
Prendiamo ad esempio la famiglia Weasley, dove ognuno è quel che è per influenza (non sempre benefica) degli altri ma mantiene comunque un suo nucleo individuale collegatissimo all'essenza della famiglia - all'apparenza una normale famigliola da commedia, quasi un riempitivo. Quanti scrittori sono capaci di descrivere una famiglia così interdipendente e a farla intervenire con naturalezza nell'azione (in cui hanno, tutti, una parte rilevante)?
4 - La trama è ben tessuta, ma non è affatto scontata
anzi riserva delle notevoli sorprese sino alla fine; e se la maggior parte dei lettori adulti non si era fatta ingannare dalla scena della morte di Silente grazie a un certo retroterra di esperienze letterarie e aveva capito da che parte stava Piton, il motivo per cui ci stava non ci è risultato dei più trasparenti fin quando lo stesso Piton non si è fatto avanti a spiegare il come e il perché. 
E che dire del topastro di casa Weasley e delle sorprese che ci ha riservato Malocchio Moody? E dei morti a sorpresa che arrivano senza un filo di preavviso, nemmeno fossimo in una storia vera?
Un gruppo di romanzi ben scritti e ben ambientati, di gradevole lettura, che raccontano una storia interessante e ricca di sorprese con dentro un bel gruppo di personaggi.
Come ha fatto ad avere successo?
Chissà.

Tuttavia c'è ancora un aspetto da valutare: la società dei maghi è classista, razzista (ma di un razzismo basato non tanto sul gruppo etnico di appartenenza, quanto sulla purezza del sangue magico) e decisamente specista ma, vivaddio, non sessista. In sette libri, alcuni dei quali lunghissimi, non c'è alcun cenno a carriere riservate o precluse a una donna, a naturali inclinazioni femminili o a lavori che una strega non è qualificata a fare in quanto strega e non mago. Sappiamo che ci sono state ministre della magia, streghe presidi di Hogwarts e che anzi la scuola venne fondata nella notte dei tempi da due maghi e due streghe (una delle quali era notoriamente la più intelligente dei quattro). 
Anche nel corso della storia la più brava della scuola è una strega (per giunta babbana), ed è anche quella che spesso e volentieri contribuisce notevolmente a fare arrivare la vicenda a buon fine.
E' possibile che questo piccolo dettaglio di sfondo, a cui non viene mai dato particolare rilievo nel corso della narrazione (del resto, perché dovrebbe? Non è ovvio che sia così? Come altrimenti potrebbe mai essere?) possa avere più o meno consapevolmente influenzato le lettrici - non solo delle nuove generazioni - predisponendole favorevolmente all'acquisto o alla lettura di sette libri ben scritti e che raccontavano una storia avvincente ricca di personaggi affascinanti ambientata in un mondo assai interessante?
Chissà.

venerdì 24 febbraio 2017

Harry Potter e la Camera dei Segreti - J.K. Rowling


Su questa copertina rimasi a lungo a sognare, quando passavo davanti alla libreria che tenne a lungo il poster ben in vista quando uscì il libro in Italia, nel lontano 1999 - e credo sia stato il mio primo incontro con Harry Potter.
Chi era costui? Un ragazzino, si sarebbe detto.
Davvero volava su un libro? Era una prospettiva affascinante.
Valeva la pena di scoprire di più?
Probabilmente sì, ma in quel periodo le spese erano ponderate con grande attenzione e la biblioteca più vicina a casa non lo teneva in catalogo. Rimandai.

In realtà quello su cui vola Harry  non è un libro, è un diario - e di tipo davvero molto particolare. Inoltre la suggestiva copertina del libro non ha alcun rapporto con la storia raccontata, dove il diario fa parecchie cose assai insolite per un diario, ma a volare non ci prova nemmeno. 
Secondo volume della serie, anch'esso assai ricco  & ricolmo di valori educativi: c'è per esempio la storia della ragazzina troppo insicura e fragile che consegna ad un misterioso diario tutti i suoi patemi. Il diario li ingoia e le risponde racconfortandola, e sulle sue pagine non resta traccia di quanto scritto. Un oggetto inquietante, nel complesso, ma la povera piccola non se ne rende conto: si sa, un adolescente molto insicura cade facilmente vittima delle peggiori frodi.
Scopriamo poi che nella società dei maghi esiste un vena di razzismo verso i mezzosangue - termine assai infido nella traduzione, perché copre due parole diverse (che gli sarà preso ai traduttori? Boh): gli halfblood, appunto mezzosangue, ovvero i nati da una coppia mista, dove uno dei due è babbano e l'altro mago o strega; e il ben più infamante mudblood dove il sangue è limaccioso, impuro e sporco (infatti quando si parla di mudblood si aggiunge di solito l'aggettivo filthy, ovvero "sporco") perché il mago o la strega sono nati in una famiglia completamente babbana.
Harry Potter (e, scopriremo più avanti, anche Voldemort e il prof. Piton) sono halfblood, mentre Hermione Granger è una filthy mudblood, come non cessa di ripeterle a partire da questo volume Draco Malfoy, in particolare nelle moltissime occasioni in cui Hermione si dimostra più brava e capace di lui come strega.
Queste forme di razzismo andavano molto di moda ai tempi di Voldemort, ma dopo la sua caduta sono considerate del tutto inappropriate da usare in pubblico da un mago per bene.
Il problema tuttavia si ripresenta davanti a una strana minaccia che riaffiora improvvisamente, ovvero la misteriosissima Camera dei Segreti, creata (se esiste) da Salazar Serpeverde, uno dei fondatori di Hogwarts che sul finire della vita mostrò segni evidenti di una certa fissazione sull'importanza della purezza del sangue.
Questa Camera dei Segreti, che nessuno è mai riuscito ad individuare, custodirebbe qualcosa di misterioso e mostruoso nonché molto pericoloso, che a suo tempo diede un sacco di problemi ma si credeva che fosse stato eliminato.
Per un insieme di circostanze casuali, pregiudizi e sindrome di "Dagli all'untore" Harry si ritrova al centro dei sospetti e passa una buona parte del libro scansato come un lebbroso, via via che una serie di persone, animali ed entità varie si ritrovano... pietrificati, anche se non in modo definitivo, per fortuna.
Harry affronterà nel più coraggioso dei modi il mostro della Camera dei Segreti, ottenendo la preziosissima collaborazione di una fenice maschio che i traduttori, per motivi che sfuggono alla mia debole mente, avevano inizialmente deciso di chiamare Fanny, femminilizzandola alquanto (hanno poi corretto più avanti). Fawkes comunque è l'animale da compagnia di Silente, ed entra in scena solo in occasioni in cui venga data grandissima prova di lealtà verso il medesimo - cosa che in questo libro Harry fa più di una volta.
Oltre alla fenice in questo libro entra in scena Dobby, elfo domestico destinato ad introdurre una tematica sociale di grande rilievo: perché i maghi sono razzisti, sì, ma - scopriremo più avanti - hanno anche una discreta tendenza allo schiavismo. Non proprio dei santi, insomma. E hanno anche un ministro della Magia (che è un po' il capo della comunità magica inglese) dallo splendido nome di Fudge, ben tradotto nella prima edizione in Caramell, che nella sua prima e brevissima comparsa si mostra, come annuncia il suo nome, assai budinoso con i forti (più avanti lo scopriremo anche prepotente con i deboli).
E una bella spada d'argento, decorata con grossi rubini cabochon...
In chiusura del libro abbiamo la solita conversazione con Silente che spiega tutto ad Harry (ma, scopriremo più avanti, in realtà non dice nemmeno la metà di quello che effettivamente gli passa per la testa). 
Il lettore trova la vicenda interessante e ben costruita, si emoziona sul finale ma si domanda pure che senso abbia mettere a confronto Harry non tanto con Voldemort, quanto con un suo ricordo di giovinezza (scopriremo poi che di senso ce n'è parecchio); l'elfo domestico viene liberato, Hagrid riabilitato, scopriamo che la Foresta intorno alla scuola è popolata da creature davvero particolari...

Nel complesso un libro edificante, che ricorda i valori della lealtà, dell'amicizia, della solidarietà e dell'antirazzismo, ma dove suona qualche campanellino d'allarme qua e là che ci avvisa che il mondo magico potrebbe forse mostrare qualche crepa.
Dal libro è tratto un eccellente film (uno dei miei preferiti in assoluto) dove il feroce basilisco ma soprattutto i bagni vittoriani per femmine recitano benissimo. I tagli fatti al romanzo sono più che validi e rendono la storia più scorrevole senza togliere allo spettatore nulla di importante.
La scena dell'apertura della Camera dei Segreti l'ho sempre adorata. Molto giustamente l'hanno ripresa anche nell'ultimo film.



E veniamo alla lista delle new entry, cioè quelle cose, persone, animali o entità introdotte per la prima volta in questo libro ma che siamo destinati a incrociare ancora molte volte:
- Cornelius Fudge (Caramell, nella vecchia traduzione): budino di nome e di fatto, Ministro della Magia. Un vero politico in tutto e per tutto, nel senso più deleterio della parola.
- Lucius Malfoy: il padre di Draco. Un uomo assai altero che presenta interessanti zone d'ombra, ma nel complesso un buon padre. Noi ancora non lo sappiamo, ma in questo romanzo fa due cose singolarmente sciocche, che gli si ritorceranno contro (la seconda è tirare un calzino addosso a Dobby).
- Dobby: il primo elfo domestico che incontriamo. Scopriremo poi che come elfo domestico presenta numerosi tratti inusuali. Ha una grande ammirazione per Harry.
- Fawkes (nella prima traduzione Fanny): la Fenice di Silente: bello quanto simpatico, ha sin dall'inizio una spiccata simpatia per Harry.
- Aragog: un ragnaccio di dimensioni gigantesche, arrivato fin lì da una foresta tropicale per vie traverse... naturalmente Hagrid lo adora e lo protegge con tutte le sue forze. Con l'andare del tempo il ragnaccio mette anche su famiglia - una bella famigliola robusta e numerosa.
- il Salice Schiaffeggiante (Platano Picchiatore, nella prima traduzione): un albero molto raro, che vive al confine della Vecchia Foresta e che è bene evitare di contrariare. Ad ogni modo se è lì c'è il suo bravo motivo.
- Mirilla Malcontenta: un fantasma stizzoso, suscettibile  e irritabile, ma con alcuni tratti interessanti nel suo passato.
- La Pozione Polisucco: in sintesi, un infuso molto complicato da preparare che consente di trasformarsi per un ora in qualcun altro.
- La spada dei Grifondoro: bellissima, d'argento con grossi rubini cabochon sull'elsa. E proviene direttamente da Edric Grifondoro, il fondatore della Casa.
- La questione del Sangue Puro e dei Mezzosangue, che all'inizio sembra solo una di quelle stupidaggini che i ragazzi tirano fuori per insultarsi meglio, ma che ad ogni libro diventerà più drammatica. 

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma (se questa settimana c'è, perché non è proprio chiarissimo) e auguro a tutti buone e felici letture, visto che la pioggia scrosciante invita appunto ad armarsi di calde copertine di pile, fumanti tazze di tisane, simpatici dolcetti e cioccolatini da sgranocchiare come nelle migliori foto di Istagram e, soprattutto, ottimi libri da sfogliare.

venerdì 17 febbraio 2017

Harry Potter e la pietra filosofale - J. K. Rowling


Nel Venerdì del Libro di Homemademamma si è già parlato di Harry Potter (più di una volta, mi sembra di ricordare), ma solo riguardo al primo libro e anche per un lessico in tedesco .
Adesso che sono bloccata in una lunga convalescenza, ho deciso di utilizzarne una parte per una rilettura completa, e già che ci sono ho pensato che potrei scodellare sette piccole recensioni dedicate ai sette volumi che compongono il ciclo, e che hanno ognuno una differente anima. 

Il primo libro della memorabile serie di Harry Potter, destinata a cambiare il futuro dell'editoria per ragazzi (e non solo di quella) è perfettamente consapevole di essere il primo di una serie di sette libri collegati in armonico seppur complesso intreccio, ed è scritto in buona parte al servizio dei sei che verranno; nello stesso tempo riesce anche ad essere, senza alcuno sforzo apparente, un perfetto Libro Per Ragazzi: edificante, altamente educativo e del tutto rassicurante per qualsiasi occhio adulto. 
Dentro c'è un po' di avventura - né troppa né troppo poca, esattamente la dose giusta per dei ragazzi di undici anni, che al momento è l'età dei protagonisti; e un eroe undicenne di buon carattere, simpatico ma anche molto rispettoso verso gli Adulti Meritevoli; ci sono poi una serie di cattivi arroganti e presuntuosi che collezionano una bellissima serie di cornate contro il muro, un variegato (molto variegato, in effetti) campionario di insegnanti, una fantastica atmosfera Old England che da sola vale il prezzo del volume, e soprattutto c'è il grande, grandissimo Silente, preside perfetto e onnisciente, che tutto sa, tutto vede e tutto prevede, sorvegliando a garbata distanza Harry e i suoi due amici, Ron e Hermione.
Ne viene fuori una storia dall'apparenza semplice ma dall'ambientazione complessa e molto accurata, narrata senza alcuno sforzo apparente (una delle grandi caratteristiche della Rowling, che si lascia leggere con una facilità impressionante), e che fornisce lo schema per i libri futuri: Vacanze Sfigate - Vacanze Divertenti con Preparativi per la scuola - Viaggio sull'Hogwarts Express - Il Banchetto del Primo Giorno - I Nuovi Insegnanti - Halloween - Natale - Disavventure Scolastiche e del Quidditch - Il Mistero Finale - Conversazione con Silente Che Spiega Tutto - Conclusione dell'Anno Scolastico con Banchetto e Ritorno sul Treno. La sequenza naturalmente subirà delle variazioni ogni anno, ma resterà all'interno di una rassicurante cornice che salterà solo nell'ultimo volume.
Unico filo sospeso di tutto il romanzo (e, direi, in tutta la saga) che non avrà seguito nei volumi successivi se non come vago ricordo, è la breve vicenda autoconclusiva del draghetto Norberto, Dorsorugoso di Norvegia, che verrà ricordato solo in un brevissimo inciso dell'ultimo volume - dove peraltro scopriamo che era una Norberta. Tutti (ma proprio tutti tutti) gli altri casuali accenni di colore locale, apparentemente lì per decorazione e per fare atmosfera, sono in realtà prime avvisaglie di eventi e questioni anche molto, molto importanti che verranno sviluppati in seguito.



Concluso felicemente il primo volume il giovane lettore non vede l'ora di ritornare al più presto in quel delizioso college dove si vola su manici di scopa, le decorazioni di Natale sono magiche, abbondano deliziosi dolci introvabili nel nostro scialbo mondo babbano e c'è invece grande abbondanza di occasioni in cui strafogarsi di costolette, salsicce, patate arrosto e budino di melassa. Il lettore adulto, più moderato, trova che sia stata una lettura gradevole, simpatica, molto edificante e si prepara al secondo volume con un certo divertimento e una ingannevolissima impressione di dej-vu.
Dal libro hanno tratto un film, dove l'autrice vegliava come un falco sulla preda. E infatti è venuto molto bene e assai fedele alla storia, e tutte le scenografie recitano in modo davvero incantevole.

17 Febbraio 2017 - Giornata Nazionale del Gatto


Quest'anno, invece di lodare come sempre la bellezza, la dolcezza e la fedeltà dei nostri amici a quattro zampe, vorrei rendere onore a quella parte che hanno accantonato per stare vicino a noi: perché in fine il gatto è (anche) una tigre, o pantera, tascabile.
Lo faccio con le parole e il disegno di uno scrittore che dei gatti non si è occupato molto, ma quando li ha guardati ha saputo farlo in modo molto attento.


Il gatto ben pasciuto
che sta sullo zerbino
sembrerebbe che sogni
di topi uno spuntino
saporito e abbondante
e panna a sazietà.
Ma può darsi, chissà,
che pensoso cammini,
indomito e altero,
dove i padri felini
ruggivano davvero;
combattevano scarni
e scaltri, e nelle tane
profonde si acquattavano
per saziare la fame.
A Oriente banchettavano
con bestie prelibate
e di teneri uomini
con carni delicate.
Il più antico felino,
il leone gigante,
sfoggia artigli d’acciaio
sulle robuste zampe.
Ha gran denti crudeli
e fauci insanguinate.
Ci son poi le pantere,
belve nero-stellate
dalle zampe leggere,
che spesso con un salto
balzan sopra la preda
elastiche dall’alto.
Là dove assai lontana
nereggia la foresta
nell’ombra, cupa e arcana.
Lontani sono ancora,
son liberi e selvaggi.
Il gatto è sottomesso,
fatto schiavo dagli agi.
E’ un gatto ben pasciuto
che sta sullo zerbino;
è curato e tenuto
come un bel gingillino.
Che sogni topi e panna
potrebbe anche sembrare;
ma il suo cuore felino
non può dimenticare.
J.R.R. Tolkien
(La traduzione è quella che si trova ne "Le avventure di Tom Bombadil", dove la poesia, scritta in origine per una nipotina, è stata poi inserita)

mercoledì 15 febbraio 2017

Del perché ci si dimentica di aggiornare il blog


Passano i giorni, ma la convalescenza è piuttosto statica: ho allargato il numero dei cibi consentiti, ma continuò a ingoiare dosi minuscole, salvo poi meravigliarmi se non ho molta forza e mi stanco subito.
Di una cosa almeno non mi stanco più, ed è leggere. Così una cara amica ha stabilito che potrei dedicare utilmente il mio tempo alla preparazione di ben DUE  conferenze: una su Harry Potter è un altra su Tolkien perché "quella dell'anno scorso è piaciuta tanto e mi hanno chiesto in tanti di farne un altra".
Naturalmente non ho niente in contrario (se mai riuscirò ad alzarmi da questo letto di moderati piacer) a fare due conferenze su due argomenti che amo tanto. L'unica cosa che mi inquieta è l'idea di rivivere l'agghiacciante momento, davanti alla pur contenuta platea, che precede il "Buonasera a tutti", momento in cui un anello o un mantello che rendono invisibili permettendo una rapida fuga sarebbero davvero assai graditi.
Ad ogni modo, per parlare di Harry Potter prima di tutto si impone una Rilettura Completa dei sette volumi, ovvero qualcosa che non ho mai fatto - anzi, era dall'anno dell'uscita in italiano* dell'ultimo volume che non avevo più toccato quei magnifici sette libri.
"Molto bene, il tempo non mi manca. Ripartiamo" mi sono detta una settimana fa.
Come sempre l'incantesimo di J.K. Rowling ha fatto il suo effetto e tutto, ma proprio TUTTO, è passato in secondo piano. Al momento sono nello studio tappezzato di diabeticissimi gattini vittoriani della perfidissima Umbridge.
Chissà se stanotte riesco ad arrivare all'ospedale di San Mungo?

*Naturalmente mi ero precipitata vari mesi prima a comprare il libro in inglese e a leggerlo due volte con grandissima solerzia e cura...

venerdì 10 febbraio 2017

New York - Edward Rutherfurd

A partire dagli anni '70 Rutherfurd è diventato famoso con una serie di romanzi storici di tipo particolare, dove si esamina la storia di un determinato luogo nel corso dei secoli e volendo pure dei millenni. I suoi libri mi avevano sempre attirato, ma alla fine non ne avevo mai preso in mano uno, anche se ne avevo sentito dire bene: in cuor mio li temevo troppo dispersivi.
Quando ho visto New York però in cuor mio sono scattate una serie di considerazioni: New York è una città giovane, meno di quattrocento anni. Il romanzo sfiora le mille pagine. Si poteva fare un buon lavoro con mille pagine su quattro secoli scarsi?
Era almeno possibile provarci, senza contare che di storia statunitense sapevo davvero poco, e quanto alla storia specifica di New York, mi fermavo al fatto che un tempo si chiamava Nuova Amsterdam - un po' pochino, ammettiamolo.
Così ho preso il romanzo, e l'ho letto con gran gusto durante la parte più ingrata della mia convalescenza: è stato un buon compagno, interessante, brillante e con personaggi assai concentrati sulla parte più concreta della loro esistenza, senza troppi scavi esistenziali. Un romanzo di fatti e di soldi - giustamente, perché la cittadina nasce come porto commerciale -  e molto ricco di informazioni. Ho scoperto ad esempio che boss (che sta ad indicare "un uomo da rispettare") è termine olandese - e sì, anche Springsteen è un cognome di origine olandese, qualsiasi cosa possiamo pensarne ora; e che Brooklyn era il nome di una pista indiana - e con gli indiani i rapporti furono assai pacifici e talvolta più che amichevoli, ai primissimi inizi. Ma il gioco dei nomi più famosi della città e del loro riferimento iniziale riserva parecchie interessanti sorprese.

La storia si snoda attraverso i secoli seguendo principalmente le vicende di una famiglia di origini anglo-olandesi, che col commercio accumula una discreta fortuna che finisce poi per investire nelle banche. Ho così scoperto che l'azzardosa abitudine finanziaria di fidarsi che il denaro riesca a riprodursi da solo anche senza un commercio o un impresa  dietro è più antica di quel che comunemente si pensa oggi, e che già nel 1907 la stimata famiglia sfiora molto da vicino il disastro finanziario proprio per colpa di questa fiducia, non irragionevole di per sé ma che va indirizzata con cautela e grande attenzione ai tempi e ai modi, in un capitolo che mi ha davvero molto colpito per la sua, come dire, inquietante attualità.
Ho poi per la prima volta seguito nel dettaglio la guerra di indipendenza che portò alla nascita degli USA, dove New York non ebbe affatto un ruolo di rilievo e anzi si barcamenò al suo meglio restando di tendenza dalla parte dei lealisti filobritannici (e infatti i Patrioti si guardarono bene, una volta che ebbero vinto, di sceglierla come capitale); e imparato che in occasione della guerra civile non sempre (e, ahimé, non per la prima volta) i neri di New York se la passarono particolarmente bene; e ho infine visto come funzionava la mitica Ellis Island (molto meglio dei nostri rudimentali Centri di Accoglienza, ahimé).
Nel ventesimo secolo accanto alla famiglia WASP si aggiungono tra i protagonisti anche una famiglia tedesca, una irlandese e una italiana (dall'originalissimo cognome di Caruso, ma non imparentati col celebre tenore, che pure fa una comparsata come guest star), inizialmente emigrati ma ben presto americanizzatissime, anche se ognuna a modo suo.
Non ci sono problemi per orizzontarsi nelle famiglie, tra i personaggi e nemmeno nelle varie generazioni. Le singole vicende si seguono senza sforzo, e lo sfondo storico è ricco e dettagliato.
Insomma la classica lettura "divertente e istruttiva" che funziona anche da intrattenimento, molto scorrevole ma ricca di spunti di interesse e che ti lascia assai più istruita di quando l'hai cominciata. Per quanto il libro sia lungo, si legge volentieri e senza difficoltà.
Consigliatissimo a chiunque ami i romanzi storici e la storia delle città, nonché per i turisti: dopo averlo letto un giro per New York richiamerà alla mente tanti dettagli storici che le architetture moderne hanno quasi completamente soffocato.

Con questo post partecipo, anche se con un certo ritardo per colpa di una connessione oggi parecchio capricciosa, al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro letture divertenti e istruttive a chiunque passi da queste parti, sperando dal canto mio di poter fare durante le mie giornate qualcosa di più che leggere tutto il giorno.

mercoledì 8 febbraio 2017

Gli amici che non sapevi di avere


Per assistermi e aiutarmi nella cruda e imprevista infermità c'era naturalmente la vecchia rete, quella storica, che tante volte aveva aiutato ed era stata aiutata, e che in effetti si è subito allertata e messa al lavoro, pure tra varie difficoltà logistiche.
Ma non ha dovuto incomodarsi a lungo perché ben presto il suo posto è stato preso, in modo del tutto inatteso, da due gruppi che inizialmente non erano stati affatto calcolati.
Prima di tutto le nuove vicine: preoccupatissime della sorte delle gatte, si sono spontaneamente sobbarcate l'incarico di badarle e assisterle mentre ero all'ospedale, eseguendolo nel migliore dei modi.
E poi le colleghe*, che sono entrate in scena al mio ritorno a casa: non solo con costanti telefonate e richieste di bollettini medici, ma con concreta opera di servizio spesa a domicilio, assai accurato: ogni giorno mi viene chiesto cosa serve e solo un barlume di ritegno da parte mia ha fatto sì che questa spesa a domicilio venga recapitata solo due volte a settimana, ché volendo probabilmente potrei averla tutti i giorni.
Il tutto senza contare il consorte di una collega, assai esperto per ragioni lavorative dei complessi meccanismi del funzionamento del mondo delle ASL nei suoi più vari aspetti, e che si è assunto del tutto spontaneamente il compito di accompagnarmi a tutti i controlli e di badarmi in tali occasioni come si fa con un neonato stordito (quale in tali occasioni sono).
Nonostante mi spertichi e genufletta ogni volta nei più ginocchiosi ringraziamenti, tutti costoro sostengono di non fare assolutamente nulla di particolare né di strano, e lo dicono con l'apparenza (e probabilmente con la convinzione) della più cristallina buona fede.
Sorprese del genere fanno bene al cuore, ma anche al fegato e al pancreas, meglio di molte medicine: scoprire, ricordare, constatare che nonostante tutto anche in una nazione tigliosa, irragionevole, litigiosa e rabbiosa come la nostra c'è una parte della popolazione che ricorda che siamo prima di tutto esseri umani, e che agli esseri umani un certo riguardo è dovuto;  e che siamo colleghi, il che non vuol dire solo discutere in Sala Insegnanti ma anche aiutarsi nella vita di tutti i giorni, quando se ne presenta la necessità o anche solo l'opportunità.

*visto che alla media di St. Mary Mead le quote celesti sono estremamente contenute, si preferisce qui usare il femminile come forma generica per il plurale