E' noto che le lesbiche non esistono: si tratta al più di un prodotto dell'immaginario erotico maschile, o di donne ingannate da circostanze negative che gli hanno impedito di trovare l'Uomo Giusto. Del resto, come ognun sa, è impossibile immaginare qualcosa di più assurdo di due donne che stanno bene senza uomini tra i piedi.
Noncuranti di ciò in una gelida mattina di Dicembre la bella, ricca ed elegantissima Carol e la giovanissima Therese, commessa temporanea in un grande magazzino e aspirante scenografa un po' squattrinata si incontrano nel reparto giocattoli per una questione di bambole, e scocca il colpo di fulmine.
Con un labilissimo pretesto Carol rintraccerà la commessa qualche giorno dopo per invitarla a prendere un caffé e ben presto Therese si ritroverà inserita nel complesso universo di quella bella signora.
La storia è raccontata tutta dalla prospettiva di Therese e il lettore, come lei, solo gradualmente riesce a decifrare l'enigmatica e affascinante Carol. Tanto per cominciare c'è un marito, da cui Carol sta divorziando, e anche una figlia, molto amata - la bambola che Carol cercava era per lei - e tutti sappiamo quanto facilmente nelle coppie in via di divorzio i figli si trasformano in inconsapevoli ostaggi. Ci sono i soldi - tanti, tantissimi soldi, e Carol è quel tipo di donna che ne ha sempre avuti tanti, mentre Therese è quel tipo di donna che ne ha pochi ed è abituata da sempre ad averne pochi né si strugge molto per questo. E c'è anche una certa dose di thriller, che si insinua gradualmente nella vicenda. Ma Carol è soprattutto una bella storia d'amore e, ignorando tutte le convenzioni dell'epoca, ha un lieto fine. Storie d'amore tra donne ce n'erano già, nella letteratura americana, ma finivano sempre malissimo: suicidi, desolazione, sensi di colpa e un implacabile condanna della società annegavano le povere protagoniste di turno nella più cupa infelicità.
Non qui. Nonostante anche per Carol e Therese ci sia un prezzo da pagare (ma si sa che nella vita c'è sempre un prezzo da pagare, per qualsiasi cosa), nonostante i colpi di coda dell'ex marito di Carol e qualche complicazione, nonostante le recriminazioni del fidanzato di Therese e i pregiudizi della società americana dei primi anni 50, le due innamorate avranno la loro fetta di felicità che si suppone sapranno difendere nel migliore dei modi negli anni a venire.
Quando scrisse il romanzo, nel 1952, Patricia Highsmith era molto giovane e a carriera appena avviata, e con un solo romanzo alle spalle (decisamente thriller e decisamente angosciante) ancora in corso di pubblicazione. Di Carol il suo editore non ne volle sapere, così lei si trovò un altro editore e uno pseudonimo per pubblicarlo. Solo nel 1989 si decise a pubblicarlo con il suo nome, e a quel punto anche in Italia Bompiani si degnò infine di tradurlo, con comodo. Era stato un libro di successo, come racconta l'autrice nella sua spassosa postfazione dell'edizione 1989, e lei per molti anni aveva ricevuto grossi pacchi di lettere di ringraziamento dai lettori: Molte recavano messaggi tipo: "Il suo è il primo libro del genere a lieto fine! Non tutti ci suicidiamo, e molti di noi se la passano bene."
Carol racconta una storia d'amore. Per Therese il centro della vicenda è proprio quello: il sentimento che le invade l'esistenza e che non è qualcosa da combattere, da reprimere, da negare o da difendere, ma semplicemente da vivere - la meravigliosa avventura che ti trasforma da bruco in farfalla. Del mondo esterno e delle sue insulse opinioni si cura ben poco. Carol, che non è più una giovinetta di primo pelo ma una donna con una storia alle spalle, sarà invece costretta a dare al mondo una maggiore importanza.
Il libro è di media lunghezza e può riempire bene un fine settimana o diverse serate. Scorre bene, pur essendo piuttosto denso; trattandosi di Highsmith, il lettore può avvicinarsi senza paura di alcun sovraccarico di zucchero.
E' stato ristampato quest'anno con una nuova copertina con due belle immagini tratte dal film uscito quest'inverno. Io il film non l'ho ancora visto, ma trovo che le attrici siano state scelte molto bene: senza alcun dubbio Cate Blanchett è Carol, né riuscirei mai ad immaginarla con un altro aspetto.
Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro felici letture a tutti per il prossimo fine settimana, visto che le previsioni del tempo non fanno molto ben sperare per le belle passeggiate sotto gli alberi in fiore cui, stando al calendario, tutti noi avremmo diritto.














