Il triennio della classe, da me descritto graficamente nel corso del Progetto Multiculturale.
Come si può intuire, la prima parte mi è risultata molto più gradevole della seconda.
Non era questo il caso della mia ultima Terza, quella che a suo tempo chiamavo Prima D'Ogni Grazia Adorna: essa anzi era il gioiello della scuola, il faro illuminante per tutti noi, fonte di grandi soddisfazioni per tutto il Consiglio di Classe. Finché è durata.
Come Terza è stata un disastro. Non ci sono altre parole per definirla.
Diciassette alunni, sette dei quali ammessi all'esame con voto di consiglio - che sta a significare, in scuolese, che sette alunni avevano almeno un insufficienza. Cioè, un alunno aveva una insufficienza, gli altri avevano valutazioni che sembravano cimiteri, e cinque avevano fatto del loro meglio per meritarsi il cinque in condotta.
Durante l'anno abbiamo visto di tutto, e ogni mattina portava novità: alunne che si picchiavano nei corridoi, alunni che si picchiavano nei bagni, litigi in classe dove venivano offese non solo le madri ma financo i padri, lunghe processioni alla macchinetta delle merende che hanno portato a un autentica invasione di Estathe in classe, banchi incisi e maciullati, alunne che bullavano nel bagno le primine, furto con scarsa destrezza di una borsa poi gettata a spregio nel cassonetto della spazzatura, alunne che sputavano su banchi e sedie, alunni che spalmavano di colla la sedia dell'insegnante, alunni che staccavano le spine quando andavamo nell'Aula Multimediale a vedere filmati, alunni che si insultavano in piena lezione. Roba da far impallidire il ricordo di Cristaccecami, che aveva però infinite certficazioni. Qui nessuno era certificato per alcunché, nemmeno per una leggerissima dislessia. Tutti erano in grado di studiare nel migliore dei modi. Non solo, in prima tutti si amavano in modo struggente. In terza però si sono odiati con tutte le loro forze.
I genitori sono stati convocati. I genitori ci hanno fatto il solco, tra casa loro e la scuola. E non parliamo delle telefonate. I genitori erano accasciati, depressi, impauriti, esasperati, preoccupati. Hanno offerto la loro collaborazione ma non sapevano che accidente fare. E noi non sapevamo che accidenti dirgli.
Certamente abbiamo sbagliato, e noi e loro. Potendo immaginare come si sarebbe evoluto l'insieme, sarebbe stato il caso di avviare il cosiddetto corso di recupero con gli psicologi al più presto, ma sono cose lunghe da mettere in moto. I genitori non capivano, i genitori hanno saputo solo per gradi, i genitori molte cose non ce le hanno dette anche quando le sapevano, e noi non abbiamo insistito perché certe cose è meglio che restino private.
La simpatica scuoletta di St. Mary Mead in certi casi è senza anticorpi: la nostra blanda disciplina si basa soprattutto su buon senso, comprensione e capacità di adattamento - una combinazione che funziona quasi sempre molto bene. Stavolta non ha funzionato.
I ragazzi ci hanno odiato e maltrattato. Potremmo denunciarli per mobbing e vincere la causa. Ci hanno bullato. E hanno reso la vita di classe un inferno.
Le programmazioni sono andate avanti poco e male. A Giugno, stilando il programma di italiano, ho visto che era all'incirca la metà di quello di una normale terza.
Davanti alle insufficienze, mettevano il muso e provavano a spiegarci che la colpa era nostra che spiegavamo male - il che potrebbe anche essere, ma non si capisce perché invece in prima e in seconda spiegavamo bene - e che avevamo delle pretese assurde.
Per me è stata dura, ma per Matematica che era al suo primo anno di insegnamento è stato un incubo. Davanti a qualsiasi pur minima difficoltà scuotevano la testa e dicevano che non capivano (che avrebbe magari avuto un senso se non avessero fatto una gran confusione durante la spiegazione fino ad impedirne lo svolgimento), poi a casa frignavano perché non riuscivano a fare i compiti. I genitori accorrevano preoccupati, i genitori venivano redarguiti e a loro volta redarguivano la prole, ma la prole continuava a non studiare un accidente.
Ben presto abbiamo tirato i remi in barca e cercato di sopravvivere, giorno per giorno.
Per la prima volta ho visto una classe come quelle che vengono descritte negli articoli estivi sulla scuola da gente che a scuola non ha mai messo piede: ragazzi apatici, privi della benché minima curiosità, piagnucolosi, viziati, infantili, permalosi e piantagrane. In terza media. Ragazzi che, semplicemente, rifiutavano di usare il cervello per poi lamentarsi che i voti erano bassi. Non era solo questione di studio - non sempre le terze sono studiose, ma quasi sempre sono affamate e curiose.
Noi insegnanti ci siamo irrigiditi, per puro istinto di conservazione. Tagliate tutte le attività integrative, tagliati i laboratori (e chi si fidava?), tagliati i film, le uscite, vietato l'accesso alla macchinetta distributrice delle merende, vietato alla fine anche l'ingresso di una qualsivoglia confezione di Estathe in classe, disposti i banchi nell'unica combinazione che impediva ai sette elementi litigiosi di litigare (e quando ci sono solo diciassette alunni, sette dei quali ansiosi di litigare perché così non si fa lezione, garantisco che è dura impedirglielo).
Ci siamo annoiati a morte, e loro pure.
Durante l'anno noi insegnati abbiamo parlato e riparlato e fatto consigli straordinari e distribuito rapporti e sospensioni e prediche e punizioni varie. Ci siamo arrabbiati e ci siamo fatti passare l'arrabbiatura perché il nostro è un lavoro dove arrabbiarsi non serve a nulla.
Ma cosa sarebbe potuto servire?
Uno psicologo di appoggio, probabilmente - e infatti la DS ha preso accordi per averne uno, l'anno prossimo. Beh, sappiamo tutti che non sono cose che si risolvono in tre giorni, nelle condizioni attuali.
Non ammetterne sette su diciassette all'esame, forse. Io ho votato in questo senso. Non è detto che fosse un idea valida, e infatti altri hanno votato diversamente. Ma non è nemmeno detto che fosse un idea sbagliata. Un anno di riflessione a qualcuno di loro avrebbe fatto un gran bene. Forse. O forse no?
E' sempre difficile da decidere. La terza non è una buona classe per fermare, per questa classe in modo particolare. Un altro anno nella paciosa atmosfera di bambagia di St. Mary Mead gli avrebbe fatto bene? Forse andare a battere le corna altrove, dove loro sono i "piccoli" e non i "grandi" gli darà motivo di riflessione.
O forse no, chi può dirlo?
E' stata colpa dei genitori?
Mah, si fa presto a dire. Fare i genitori è affare complicato e a questa età per le famiglie spesso i ragazzi sono simili ad alieni. Questo lo so. Ero abituata però che per me non fossero affatto alieni. Stavolta, letteralmente, non sapevo da che parte prenderli. Empatia zero. Cosa volevano da noi? A occhio, volevano solo trattarci male. A che pro, onestamente, non saprei dire. Non siamo una scuola rigida. Abbiamo pretese disciplinari molto ragionevoli. Violare le regole, alla scuola di St. Mary Mead non è una impresa di cui menar vanto. D'altra parte si sono trattati male anche tra loro, e questa mi sembra un impresa ancor meno degna di vanto.
E' stata colpa nostra?
Tendo a dire di no. Nessuno di loro è stato trattato in modo arbitrario. Tutti noi abbiamo cercato di fare onorevolmente il nostro lavoro al meglio delle nostre capacità, come sempre. Di più non potevamo fare.
E' stata colpa della Dirigenza?
La Dirigenza è intervenuta con atti, pensieri e parole. Ha suggerito, ha consigliato, ha stabilito. Onestamente, non posso dire che se ne sia fregata. Comunque non ha cavato un ragno dal buco, esattamente come noi.
E' stata colpa degli alunni?
Con tre eccezioni (più due parziali eccezioni) sì, mi sento di dire che è stata colpa loro. Erano giovani, inesperti del viver del mondo, confusi e, almeno alcuni di loro, terribilmente incasinati, ma si sono rifiutati di farsi aiutare e anche di aiutarsi da soli.
Avremmo potuto, noi insegnanti e la Dirigenza e i genitori, fare questo e quest'altro, forse, ma sul momento non ci abbiamo pensato. Non abbiamo comunque nessuna sicurezza che fare questo e quest'altro avrebbe rimediato la situazione.
Ogni classe funziona a modo suo. Questa, arrivata a un certo punto, ha deciso di non funzionare più. Adesso so che può succedere anche questo.
E' stata un esperienza che ha avuto anche i suoi lati positivi, primo fra tutti quello di essere finita.
L'anno scolastico è finito.
Viva l'anno scolastico!






