Dentro un libro si può trovare di tutto. E non sempre ciò è un bene
Tale iniziativa è stata naturalmente oggetto di numerose polemiche (ché davvero non esiste che fai qualcosa, anche qualcosa che non fa male a nessuno, e non ti criticano quantomeno spiegando che ben altrimenti la faccenda avrebbe dovuto essere condotta). Per esempio ci si è lamentati che fosse un iniziativa promossa dall'Associazione Editori Italiani (e chi l'avrebbe dovuta promuovere, il Consorzio per la tutela del Brunello di Montalcino?) dunque mossa non da puro amore per la cultura ma dall'intento di vendere più libri - e in effetti ci si aspetterebbe, da un editore, che scappi inorridito alla sola idea di vendere libri e farsi pubblicità - ma si sa che al giorno d'oggi la gente non guarda altro che ai soldi.
E ci sono state anche le consuete lamentele sul libro ridotto a merce e bene di consumo (quasi ci fosse qualcosa di male ad essere una merce o un bene di consumo. Ma forse chi si è lamentato di questo vive solo dei prodotti spontanei della terra e di manna celeste, sdegnando bistecche, ciliegie e zucchine e vestendosi unicamente di foglie di fico made in Heaven).
Ci sono poi state anche critiche rivolte al meccanismo di base, in base al noto principio che Come Fai Sbagli, e, ovviamente, ai titoli scelti, perché mancavano questo o quell'autore di gran rilievo, bellezza e importanza - per quanto, è chiaro che se scegli 24 titoli saranno ben di più i titoli che non hai scelto, senza contare che, a prescindere dagli intralci che i compilatori della lista possono aver incontrato, per forza di cose erano Lettori, e dunque nella condizione più ardua per compilare una lista perfetta per adescare i Non Lettori.
Molto più sensato mi è parso un piccolo intervento che domandava perché i 24 titoli scelti fossero tutti romanzi, con l'unica eccezione di un testo che non è vera e propria narrativa ma che di narrativa parla, ovvero Come un romanzo. L'editoria non si basa solo sulla narrativa, osservava costui, anzi la narrativa è solo una piccola parte dell'editoria: un quarto a malapena. Di fatto anche noi lettori cosiddetti "forti" non leggiamo solo narrativa.
Nelle campagne pubblicitarie pro-lettura il Lettore è sempre presentato come un personaggio positivo (e siam d'accordo che presentarlo come un povero scemo non sortirebbe grossi risultati) ricco di immaginazione, capace di immedesimarsi con i suoi personaggi preferiti e di vivere le loro vite. Venite con noi, sarete Anna Karenina e Pierre Bezuchov, sarete Julien Sorel e la contessa di Sanseverino, sarete Frodo e Voldemort e la regina dei Caraibi, diventerete intelligentissimi e colti e viaggerete per pianeti sconosciuti, foreste incantate e mari in tempesta, a bordo di vascelli maledetti, aerei dirottati e meravigliose creature alate. Mai uno che dica: venite con noi e imparerete a liberarvi dei sensi di colpa, a mangiare vegano, a trombare meglio e scoprirete come vivono le formiche e i tassi, com'è nato l'universo, cosa visitare a Parigi e perché Hitler ha perso la guerra e dio non esiste (o esiste).
I Lettori amano pascersi di nobili citazioni che inneggiano al valore aggiunto conferito dalla lettura (incrementando così il loro tasso di autostima) e che descrivono il mondo incantato che si apre agli occhi del Fortunato Che Legge (letteratura) rispetto alla vita squallida e deprimente condotta dal Poveretto Che Non Legge (letteratura). Tutto ciò è molto autoreferenziale, un tantino patetico e piuttosto irritante per chi dispone di uno spirito polemico forte come il mio - e lo spirito polemico, temo, si sviluppa in assoluta parità tra lettori e non lettori, senza indulgere a sciocche distinzioni; il che può forse spiegare perché queste campagne pubblicitarie funzionano peggio di quelle per dentifrici e smartphone: come vi permettete di dire o far capire che sono una persona insulsa e priva di creatività e immaginazione solo perché scanso i vostri pidocchiosissimi libri? O di sostenere che al contrario sono intelligente e creativa solo perché leggo? Forse che mi va in pappa il cervello, se non leggo? Da quando in qua intelligenza e creatività viaggiano solo su carta stampata? E siamo sicuri che voi, sì, proprio voi che tranciate giudizi su chi legge e chi non legge, siate così incredibilmente intelligenti, indipendentemente dal numero dei libri che avete letto (basso, a giudicare dalla qualità delle vostre deduzioni)?
In effetti intelligenza e creatività esistono da ben prima dell'invenzione della scrittura, e anche l'amore per le storie è assai precedente. Il lettore (di narrativa) è essenzialmente una persona che preferisce leggere per conto suo una storia piuttosto che sentirsela raccontare da qualcuno o vederla raccontata per immagini (o sentirla descrivere attraverso la musica e le parole cantate). Va abbastanza di moda dire che leggere una storia stimola la partecipazione attiva del lettore, mentre vederla rappresentata no - ma ammetto che mi è sempre parsa una stupidaggine: se è vero che leggendo sei costretto a immaginarti certe cose che non vedi, vedendo sei parimenti costretto a interpretare quel che non ti viene detto (i pensieri o i sentimenti dei protagonisti, per esempio). Qualsiasi serie di telefilm può suscitare discussioni, dibattiti e percorsi creativi quanto e più di qualsiasi romanzo. Sono storie, chi ama le storie ci ricama sopra, indipendentemente dal mezzo con cui le storie vengono raccontate. Per la gran parte della sua vita su questa terra l'umanità non ha letto - nondimeno qualcosa ha combinato, a quel che ci risulta, né si è fatta mancare storie cui appassionarsi.
Un essere umano che non legge funziona benissimo lo stesso. Certo, se l'essere umano che non legge è italiano potrebbe essere interessante indagare se si tratta di una persona che non legge perché a malapena sa che esistono i libri. In un paese come il nostro, che sconta ancora il ritardo con cui la carta stampata è arrivata a portata della gran parte della popolazione, il dubbio è legittimo; ma non c'è nessun motivo di guardare dall'alto in basso una persona che, cresciuta in un ambiente culturale decorosamente ricco, ben
istruita negli anni di scuola, messa saldamente in condizione di leggere e scrivere correttamente e che si è vista propinare durante il suo percorso scolastico una vasta scelta di testi letterari e non letterari, avendo a disposizione adeguata scelta di librerie e biblioteche, liberamente decida che di leggere non gliene frega un accidente.
Sarebbe insomma auspicabile un approccio più rispettoso e meno missionario che facesse leva sul fatto che leggere, il semplice e banale atto di leggere, prima di stimolare la creatività e ampliare l'intelligenza (detto e non concesso che lo faccia, e da lettrice abituale circondata da molti lettori abituali qualche dubbio ce l'ho) prima di tutto fornisce informazioni (anche false e tendenziose) di vario tipo.












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