Sapevo che quest'anno avrei avuto una prima. In prima ci sono sempre molte lunghe ore di lettura ad alta voce da passare insieme, perché in parecchi leggono in modo zoppicante e senza tenere in alcun conto la punteggiatura. Poi il programma prevede fiabe, favole, miti, insomma letteratura fantastica... tutta roba che, secondo Tolkien, nasce dallo stesso calderone... e c'erano un sacco di agganci con l'epica medievale... potevo fargli leggere qualcosa dall'Edda e pure dal Beowulf... (perché io conosco sia Beowulf che l'Edda, e dunque so che proprio dall'Edda sono stati presi i nomi dei nani, alla faccia dei compilatori di antologie che sembrano conoscere solo la morte di Rolando e, in alternativa, la morte di Sigfrido).
Così ho adottato Lo hobbit come libro di narrativa, anche se ormai, dopo i tagli dell'orario della Maristella, il libro di narrativa è quasi scomparso di circolazione. Ma la classe ha una buona preparazione (anche se non fa molto caso alla punteggiatura quando legge), non dobbiamo fare particolari corse col programma, e soprattutto è una classe che adora riunirsi intorno al caminetto ad ascoltare una storia.
Visto che siamo in tempo di crisi ho spiegato sia a loro che ai genitori che potevano comprare il libro o prenderlo dalla rete delle biblioteche pubbliche, che disponeva di Hobbit bastevoli ad un reggimento. Tutti però hanno scelto di comprarlo, e qui sono cominciate le sorprese.
"Scegliete l'edizione che preferite, Bompiani o Adelphi, hanno lo stesso prezzo: undici euro. E' la stessa traduzione, con varianti minime" li ho esortati. Durante l'estate avevo fatto un paziente confronto tra la mia vecchia edizione Adelphi e la più recente Bompiani.
Ma il mondo dell'editoria ha sempre più sorprese in serbo di quante non conosca la nostra filosofia, e arrivati al dunque ho scoperto che esistono non meno di quattro versioni della stessa traduzione di base, ricche di varianti minimali che farebbero la gioia di qualsiasi filologo a caccia di varianti adiafore (ma non una di queste varianti si è degnata di restituire agli Uomini Neri l'originale status di troll. E se effettivamente, nel 1973, alla prima edizione del libro in Italia la parola troll era ignota ai più, ormai è ampiamente sdoganata e ogni ragazzino ricorda perfettamente che quello che Hermione trova in bagno nel primo film è, appunto, uno schifidissimo troll).
La maggior parte dei ragazzi ha la penultima edizione Adelphi, con il re delle aquile in copertina (disegnato dallo stesso Tolkien), ma qualcuno ha trovato fresca fresca la nuovissima edizione con la copertina tratta dal film... e che costava un euro in più. Ripensandoci, avrei potuto prevedere una cosa del genere e farglielo comprare prima, ma è un po' tardi per i rimpianti - e comunque quelli con la nuovissima edizione ne sembrano molto soddisfatti, anche perché è una bella copertina. Addirittura c'è stato un cortese libraio che ha fornito la mia alunna della nuovissima edizione dandole pure quella vecchia in omaggio.
Tutt'altro caso quello di chi, irretito da un ben più infido libraio, si è visto rifilare un Hobbit annotato: molto più costoso, stampato su pesantissima carta patinata, scritto più piccolo e corredato da annotazioni che farebbero forse la gioia di un linguista particolarmente minuzioso, ma che perfino io (che di Tolkien studierei anche gli scontrini della spesa) ho trovato discretamente fini a sé stesse. Al momento dell'acquisto, costui ha detto mendacemente al mio sprovveduto alunnio "Prendilo, se non va bene te lo cambio", ma poi si è guardato bene dal cambiarlo. "Deve cambiartelo per forza, se hai tenuto lo scontrino" l'ho confortato io. "Non ci ha fatto scontrino" è stata la risposta del ragazzo. Vabbé, senz'altro è un motivo di vanto per qualsiasi commerciante fregare un ragazzo di undici anni, e complimenti all'autore di sì nobile gesto.
Qualcuno ha anche l'edizione Bompiani con illustrazioni, che ha pure una bella copertina con tanto di drago in gran spolvero, disegnato da tale Alan Lee.

Infine ci sono io, con la prima edizione Adelphi, quella grande con la Conversazione con Smaug su fondo azzurro.
La lettura procede spedita, tra varianti adiafore, rimembranze dei film del Signore degli Anelli e domande di tutti i tipi (di cui so quasi sempre la risposta: con Tolkien non è facile trovarmi impreparata). Giusto oggi abbiamo incontrato Gollum e il suo tessoro.
Come compito di Natale avranno quello di andare al cinema a vedere il primo dei tre film. Inizialmente pensavo di fargli fare una scheda o qualcosa del genere, ma ci sto ripensando: una chiacchierata sulle differenze dell'adattamento potrebbe funzionare altrettanto bene e forse anche meglio e non c'è motivo di rovinargli la festa, visto che al momento se lo leggono così volentieri...
A dirla tutta, non c'è nemmeno motivo di aspettare Natale per vedere il film, visto che il primo esce il 13 Dicembre.
*Sissignori, tre film tratti da un singolo romanzo di circa 350 pagine. Sono previsti cospicui allargamenti della trama (abbastanza filologici: per esempio Legolas non appare nel romanzo ma alla fine è il figlio del re degli Elfi di Bosco Atro, e niente impedisce di affidargli una parte e sfruttare meglio la permanenza alla corte degli elfi) e, si suppone, un altrettanto cospicuo allungamento del brodo.
















