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domenica 10 settembre 2017

La Cattedra Fantasma

Una collega ricordava qualche giorno fa l'orrido rito delle Convocazioni per le assegnazioni annuali (dette comunemente Supplenze Annuali) cui i poveri precari sono tuttora costretti, e il grande sollievo che tutti noi fortunati ormai entrati in ruolo proviamo per non dovervi più partecipare.
La prima fase, che solo con estrema abilità non disgiunta da una notevole dose di fortuna è possibile almeno in parte evitare, è quella delle previsioni ansiose: i precari che aspirano a una di queste supplenze annuali passano infatti l'estate consultando ansiosamente le graduatorie, telefonando alle segreterie delle varie scuole per informarsi sulle cattedre disponibile e comunicando ansiosamente ai colleghi le più nere previsioni sin da Agosto, infelicitando la vita dei poveretti che si sforzano di rimuovere l'argomento in base al vecchio detto sapienziale se non c'è rimedio, perché preoccuparsi? e cercano di godersi le vacanze e gli affetti familiari. C'è un gran rifrullo di telefonate sotto gli ombrelloni e ulteriori telefonate in cerca di conforto e di telefonate supplementari di chi ha ricevuto notizie confortanti e cerca in tutti i modi di ricevere notizie che contraddicano queste notizie confortanti, nonché di insegnanti di ruolo o addirittura in pensione che con sadismo tutt'altro che sottile cercano di sconfortare chi non mostra di strapparsi adeguata quantità di capelli. Chi non c'è passato non può capire la perversione di tutto l'insieme, ma garantisco che è notevole.
Giunge infine il Gran Giorno della Chiama del Bestiame, ovvero quella parte di rituale cui nemmeno il precario più sereno, equilibrato e solare può sottrarsi - insomma le famose Convocazioni per le Supplenze annuali.
In questo barbaro rituale il povero precario viene ammassato con altri poveri precari e tenuto per ore senza acqua, senza cibo* e talvolta anche senza aria (che a fine Agosto è il problema più serio) nell'eterna attesa che al banco delle convocazioni smettano di confabulare dio solo sa di che cosa e si decidano finalmente ad assegnare quelle cazzo di cattedre. 
Tuttavia a volte se confabulano a lungo c'è un suo perché.

Nelle piccole città il rituale è molto meno sfibrante e si compie, sì come vuole la legge ormai da molti e molti anni, entro il 31 Luglio. Ma nelle grandi città si resta sempre indietro e tuttora non è insolito il caso in cui le convocazioni avvengono addirittura ai primi di Settembre, e perfino ad anno scolastico già cominciato. 
Firenze non è una città molto grande, ma come credo di aver detto gode del privilegio di un Provveditorato piuttosto inefficiente.
Durante quelle lunghe e interminabili ore di attesa, mentre al banco delle chiamate confabulano, stormi di precari attrezzatissimi con graduatorie stampate vagano da una fila all'altra chiedendo a chiunque incontrano cosa vuole prendere. L'insieme è snervante in sommo grado, e tuttavia i poveretti che vagano sono a mio parere scusabili, non fosse che per il fatto che le ore sono davvero lunghe (specie nelle convocazioni di Lettere, che ha numerose classi di concorso) e il tempo è d'uopo passarlo in qualche modo: gli argomenti di conversazione in molti casi si esauriscono in fretta, l'ambiente non permette di concentrarsi nella lettura** e insomma si fa quel che si può.

Il folle rituale prevede poi talvolta la presenza delle celebri Cattedre Fantasma, ovvero cattedre assegnate ma che non esistono - cui fanno talvolta da contraltare cattedre che esistono ma che non vengono assegnate. La vox populi racconta che queste ultime siano il frutto di complesse manovre di taluni Dirigenti Scolastici ben ammanicati che desiderano (magari per motivi rispettabilissimi come la Continuità Didattica, ovvero il desiderio di riavere un dato insegnante con cui le classi si sono trovate particolarmente bene) che una data cattedra sia assegnata ad uno specifico insegnante - tuttavia non ho la minima prova che ciò risponda a verità, anche se nel corso degli anni qualche sospetto talvolta mi è venuto. 
Le Cattedre Fantasma insomma sono il frutto avvelenato della più pura cialtroneria, e nascono esclusivamente da una cattiva organizzazione del Provveditorato - cui creano spesso non poche rogne;  e visto che il Provveditorato di Firenze gestisce di solito piuttosto male anche l'ordinaria amministrazione, figurarsi cosa riesce a combinare con i pasticci creati da lui stesso medesimo.

Un anno, e in modo abbastanza marginale, nella Cattedra Fantasma inciampai anch'io, e passo qui a raccontare come andò la faccenda.
Era - o meglio, volevo che fosse - il secondo anno di St. Mary Mead. 
L'anno precedente ero entrata per la prima volta in quella simpatica scuoletta e mi era stata assegnata la classe dei Baronetti Inglesi, con cui legai molto bene.
Ero lì da tre mesi quando una lunga processione di genitori mi cominciò a chiedere se ero di ruolo e se comunque sarei rimasta.
Spiegai che non ero di ruolo e quindi rimanere o meno non dipendeva da me, ma che certo quel che era umanamente possibile per continuare a lavorare con quella classe lo avrei fatto.
In realtà ero piuttosto tranquilla, perché St. Mary Mead non era una sede eccezionalmente ambita e l'anno precedente ero stata la prima a scegliere tra cinque cattedre. Durante l'estate però un paio di posti andarono a ruolo e rifecero le graduatorie dove, per una serie di raffinate questioni di punteggio che non sto qui a spiegare nel dettaglio, avevo perso una dozzina di posizioni. Dunque ero abbastanza ottimista ma, nonostante un provvido pensionamento, tutt'altro che sicura di centrare l'agognato obbiettivo; tuttavia la buona sorte mi asssisté e riuscii a impossessarmi dell'ultima delle quattro cattedre disponibili. 
Cosa mi importava di avere scelto per prima o per ultima? Ero di nuovo con i miei amati Baronetti Inglesi e dunque perfettamente soddisfatta.
Il giorno dopo passai metà giornata al telefono chiacchierando con la collega di Matematica e con la VicePreside che addirittura mi chiese se ero disponibile a fare il laboratorio di Latino (che rifiutai con bel garbo, consapevole che molti altri aspiravano a quell'onore). Avviammo progetti, mi informarono sulle novità dell'anno e fu tutto un gioioso scambio di mirallegri.
Poi festeggiai il lieto evento con carissimi amici in un delizioso ristorantino di campagna dove mangiammo assai bene in una gioiosa atmosfera. Intorno a noi, le colline toscane splendevano in tutto il loro rigoglio.
Infine la mattina seguente andai alla sede centrale della scuola per firmare la presa di servizio. Era una giornata di zucchero filato, con uno splendido cielo azzurro costellato di candide nuvolette che faceva risaltare il lussuoso e verdeggiante paesaggio, e un gradevole venticello aveva spazzato via ogni traccia di afa o sgradevole calura. Quale auspicio migliore per una bella presa di servizio?
Sulla soglia della scuola incrociai il Preside, che mi salutò con un bel sorriso e si disse lieto di riavermi con loro. Assai compiaciuta di questa bella accoglienza entrai in Segreteria, e lì scoprii che la mia cattedra era in forse perché alle convocazioni avevano fatto un gran casino con le assegnazioni.
Il problema era nato a causa di una cara e simpatica collega davanti a me di poche posizioni in graduatoria, che avrebbe tanto voluto tornare a Crifosso dalle sue amate classi dell'anno precedente ma non aveva potuto. Aveva perciò scelto una cattedra a Dunclivio, assai conveniente per lei per logistica e posizionamento.
Senonché, nel pomeriggio, aveva scoperto, tramite telefonata dal Provveditorato, che la sua cattedra non esisteva - o meglio esisteva, ma era occupata da una rispettabile titolare di ruolo né alcuno nella segreteria della scuola di Dunclivio riusciva a capire come mai avessero assegnato la sua cattedra nelle supplenze annuali, dal momento che la titolare non aveva manifestato alcuna intenzione di andarsene o di prendere congedo per qualsivoglia motivo.
Dal Provveditorato provarono a suggerirle di prendere una determinata cattedra, per lei assai scomoda. Comprensibilmente, la collega rifiutò e disse che non voleva un avanzo, ma una delle cattedre che le sarebbe spettata in base alla sua posizione in graduatoria.
Al Provveditorato si mostrarono molto seccati, e dissero che no, la cattedra che le offrivano era ottima e lei non aveva motivo di rifiutarla. La collega era molto dolce e cortese di animo ma non mostrò alcuna inclinazione a prendere la cattedra scomoda e, guarda un po', si impuntò come un mulo per avere quel che le spettava di diritto.
In base all'effetto domino, a quel punto qualsiasi cattedra assegnata dopo la sua risultava irregolare.
Alla fine al Provveditorato si arresero - anche perché nel frattempo era emerso che le cattedre fantasma erano ben tre, ed erano addirittura spuntate dal nulla cattedre che il giorno precedente non c'erano, perfino sulla sempre ambitissima città di Firenze.
In pratica: andavano rifatte tutte le convocazioni per le classi di Lettere.
Non era quel che si dice una bella notizia. Tutti provarono a rassicurarmi, ma tutti sapevano, come me, che il rischio di perdere i miei amati Baronetti Inglesi era concreto.
In qualche modo passarono i giorni necessari perché il Provveditorato si decidesse infine a capire quante cattedre c'erano a disposizione per le Supplenze Annuali. Naturalmente, quando qualcuno andò a protestare spiegarono che non era colpa loro. Io stessa sentii uno degli addetti mormorare se solo potessimo dirvi di chi è la colpa e ricordo di aver chiesto se la colpa ricadeva sul Presidente della Repubblica, su quello del Consiglio o direttamente sulla Corte Costituzionale. Mi guardarono male, ma non ribatterono. E' capitato spesso, al Provveditorato di Firenze, che mi guardassero male ma senza poter ribattere, e non è capitato soltanto a me. D'altra parte gli è capitato anche spesso di ricevere denunce ed esposti in quantità, ed è piuttosto comprensibile considerando come lavorano.
Venne fatta una nuova convocazione, anche se ci spiegarono che, nonostante l'apparenza, quella che veniva fatta quel giorno non era una vera convocazione anche se era una convocazione, però era una convocazione solo per alcuni. Quando infine qualcuno*** gli chiese se per favore volevano decidersi a dire almeno due frasi comprensibili e coerenti fra loro si mostrarono molto seccati.
Ci spiegarono che tutto ciò avveniva in nome della trasparenza - citarono la trasparenza una buona mezza dozzina di volte, anche se la trasparenza non c'entrava nulla e volevano solo evitare di essere affogati nei ricorsi - che peraltro era un desiderio legittimo.
Alla fine le convocazioni si avviarono, in un gran mare di pasticci. Ricordo ad esempio come tentarono di convincere una insegnante che, siccome alla prima convocazione aveva preso uno spezzone, non poteva più prendere una cattedra intera, e ricordo ancora la gelida ma pacata risposta della precaria che tappò infine la bocca a tutti loro:
"Ma stiamo scherzando? Che discorsi sono? Ho preso lo spezzone perché era sotto casa. Adesso quello spezzone non c'è più e io prendo la cattedra intera".
Alla fine, per quel che ne avevo capito, la cattedra di St. Mary Mead spettava ancora a me; c'era però il piccolo e insignificante dettaglio che, dopo aver avvisato tutte le scuole medie della provincia di non fare contratti per Lettere in attesa della Convocazione-Che-Non-Era-Una-Vera-Convocazione, al Provveditorato non venne in mente di avvisare le varie scuole che sì, adesso potevano farli, i contratti, e pure farceli firmare.
Così la mattina dopo venni strappata al più dolce dei sonni, poco dopo le otto, dalla segretaria che mi chiedeva se poteva infine preparare il mio contratto. Risposi di sì e tornai a dormire. Solo dopo essermi nuovamente risvegliata, un paio di ore dopo, mi venne in mente che non ero affatto qualificata per dire alla segreteria di preparare o non preparare contratti.
Ad ogni modo quell'anno insegnai a St. Mary Mead, con mio gran piacere.
*naturalmente nulla gli impedisce di portarseli da casa, l'acqua e il cibo, e di consumarli nell'attesa; il problema sorge quando qualcuno desidera rifocillarsi in uno dei moltissimi punti di ristoro che una grande città spesso offre, perché durante le convocazioni il motto è "Vegliate perché sapete sì il giorno, ma certamente non l'ora" in quanto capita di avere due, tre e financo cinque graduatorie aperte in contemporanea, per i più vari motivi.
**giuro che ci ho provato. 
***no, non io.

8 commenti:

melchisedec mel ha detto...

Anch'io ho sempre sentito parlare di cattedre fantasma. E, ahimè, ho avuto modo di vedere con i miei occhi manovre machiavelliche proprio nel liceo dove insegno. Una vergogna. I contratti ad personam hanno trovato, inoltre, con la buona scuola, terreno assai fertile.
Quando ero precario, un anno ho firmato il contratto il 16 dicembre. E ho detto tutto.

Senzapre7ese ha detto...

Le Convocazioni, un rito profano durante il quale ogni anno, ad agosto, migliaia di precari riaffermavano i loro essere docenti. Ogni momento era spontaneamente strutturato: l'arrivo, l'attesa, i malumori, le consultazioni con i rappresentanti sindacali, le proteste, le minacce del dirigente, l'arrivo della polizia... ma anche i momenti di festoso sollievo, come l'applauso liberatorio al collega che ha scelto l'ultima cattedra di diritto Sauze d'Oulx (sì, da Torino sono tre ore di strada ogni giorno, ma giura che si sta benissimo, alunni e colleghi sono una famiglia, e poi è fino al 30 agosto...); infine l'agognata cattedra, io non sono mai riuscito a tenermi la stessa, e il corteo sotto i balconi dell'USR (nessuno si è mai affacciato, certo che quando protestano i tassisti, è che noi latinisti dovremmo imparare a spaccare qualche vetrina!). Dicono che le amicizie e le rivalità nate durante le convocazioni sono per tutta la vita. Mi pare che questo importante rituale dei nostri tempi stia scomparendo a causa dei ritardi e del progresso tecnologico, sempre più spesso a settembre l'USR delega le scuole a mandare email collettive, e i nuovi colleghi scollegati non si sentono più parte di qualcosa di più grande: hanno diviso i precari perché ne temevano la forza! :-)

Murasaki ha detto...

@Mel:
Le famose convocazioni sotto l'albero... ancora non c'ero ma me l'hanno raccontato :)
Sui contratti ad personam ho sentito dire un sacco di cose, anche se alle medie credo non si sia visto granché. Il vero problema, temo, sta nel manico: quando ti affidi alla capacità di giudizio del dirigente, e il dirigente di giudizio non mostra di averne granché ma ha in compenso un gran gusto del potere, e a volte pure delle clientele da badare... vabbé, lasciamo perdere; ma è una pagina piuttosto lugubre, sì.

@Senzapre7ese:
Bellissima questa epica rievocazione delle convocazioni!
Ricordo che, sì, in un suo modo perverso mi piaceva perché era il momento in cui anch'io, piccolo vermetto insignificante di terza fascia della prima fascia ero riconosciuta ufficialmente come insegnante. Ho avuto sempre un considerevole culo perché sono sempre riuscita a tenermi la cattedra dell'anno precedente, insomma a portarmi quelle due classi in Terza - che per l'insegnante di Lettere delle medie è uno degli scopi portanti della vita, mentre ho visto tanti stimabili colleghi che non ci riuscivano mai - particolarmente sfigata sotto quest'aspetto è stata la collega che quell'anno finì per scegliere Dunclivio.
Sulle capacità di protesta degli insegnanti non c'è dubbio che abbiamo moltissimo, direi tutto, da imparare - e che non lo stiamo imparando. Ma siamo una clase di lavoratori molto individualisti e per noi è più difficile che per altre classi di lavoratori, temo. Ci sono gli Eletti entrati in ruolo, i Precari Storici (che fa tanto museo di paletnologia), i Prrecari più Precari, i non abilitati - e quando ero precaria c'erano anche i Biechi Sissini. Siccome quando poi siamo in cattedra facciamo tutti lo stesso lavoro, sono divisioni particolarmente idiote, ma non sembra un concetto molto facilmente condivisibile. Diciamo che dividere il fronte è operazione di una facilità disarmante.

Senzapre7ese ha detto...

I Biechi Sissini :-D Io ho cominciato dopo la cacciata dei Precari Storici, nella terza fascia rimanevamo solo noi Sissini (divisi in due fazioni, Bianchi e Neri :-) ) e il nuovo nemico venuto da fuori era l'Inserito a Pettine, perfido messo del MIUR, pasciuto nelle scuole paritarie di un'altra provincia, il cui punteggio insufficiente in casa lo portava alle vette in un'altra provincia (allora a Torino le graduatorie di lettere erano quasi tutte esaurite). Il collega che si trovava ai primi posti, con l'aggiornamento perdeva la speranza dell'altezza.
(I giornali e i leghisti dipingevano questo scontro come una guerra Nord-Sud, e lo fanno tutt'ora, senza tener conto che al nord eravamo QUASI TUTTI del sud, Sissini e Inseriti a Pettine, era solo una guerra tra chi si era trasferito prima).
Anche da noi c'erano sempre cattedre fantasma e convocazioni da rifare, ma per fortuna sempre sotto di me, la mia cattedra non è stata mai in discussione.
Ultima nota, tutto questo avveniva tra fine luglio e fine agosto, a seconda degli anni, e il primo settembre eravamo tutti in servizio. Ad oggi invece abbiamo ancora metà delle cattedre scoperte.

Murasaki ha detto...

Oh sì, il Perfido Precario inserito a pettine, l'avevo dimenticato! Chiaramente era cattivo per voi, non per noi: per noi era un onesto lavoratore che combatteva per un futuro migliore ^_^
Una domanda: quali erano le due fazioni dei Sissini? A noi apparivano un fronte compatto - anche se personalmente li dividevo solo a seconda dell'indole e, come si usa dire in questi casi "alcuni dei miei colleghi preferiti sono stati sissini". Del resto, in quegli anni, l'unico modo per abilitarsi era quello.

Senzapre7ese ha detto...

Il nemico del mio nemico è mio amico... :-)
I sissini erano tutt'altro che compatti, anche se le due fazioni non esistono (mi sono lasciato trasportare dall'analogia comunale...). In generale potremmo distinguere gli altruisti, con cui si faceva gruppo sperando nella giusta assegnazione in base al punteggio, e individualisti, quelli che davano deliberatamente informazioni sbagliate, sindacavano sull'ordine di chiamata, autoctoni che ti raggiravano: "Ma sì, vai a Oulx, è molto più vicino di Settimo Torinese"... :-) Considera che i primi anni non c'erano gli smarphone, e al massimo i più tecnologici avevano una stampa in bianco e nero di google maps.
Però in generale ho fatto parecchie amicizie in quegli anni (ho scoperto che sono molti meno di quanti ne ricordassi, fortunatamente ho fatto solo cinque anni di precariato), colleghi che pian piano ho perso di vista.

Aliceland ha detto...

Biechi sissini mi piace ;-)
Ovviamente anche io ne ho conosciuti di bravi e simpatici, ed è verissimo che in quegli anni era l'unico modo per abilitarsi, non è colpa loro se il concorso ordinario ti dava 15 punti mentre la loro abilitazione 48...porca paletta (sono ancora una signora)!!!!!
Ti aggiungo altre due categorie...i saltatori di ordine di scuola, gente che entra in ruolo alle elementari e dopo un paio d'anni te li ritrovi di ruolo alle medie o alle superiori, e gente che non ha mai fatto né concorsi né siss ed è di ruolo...come ha fatto? Ha passato il test per fare la siss ma ha congelato la sua posizione perché stava facendo altri lavori, nel frattempo le siss sono morte ma loro hanno avuto il diritto di inserirsi in graduatoria permanente (!?!)... e due anni fa con lo svuotamento, sostanzialmente, delle graduatorie permanenti sono entrati in ruolo...già!

Murasaki ha detto...

Il sistema di arruolamento docenti presenta... uhm, diciamo diversi punti discutibili, soprattutto perché al Ministero cambiano idea sulla questione circa ogni sei mesi. Allora ti fanno ricorso e lo vincono - giustamente, dico io, perché quando si fanno le leggi a cazzo poi ne seguono dei risultati a cazzo. D'altra parte è mia ferma opinione che chiunque sia entrato di ruolo in modo legale (cioè tutti) ha diritto ad essere di ruolo. E' un peccato però che ai molti bravi docenti entrati di ruolo con l'aiuto di leggi cretine non sia stato permesso di entrarci dimostrando la validità della loro preparazione.
Il problema comunque è vecchio, molto vecchio: già quando facevo l'università si raccontava di insegnanti partiti dalle elementari e laureati con tesi su Pippi Calzelunghe (bellissimo romanzo, tra l'altro) che erano finiti a insegnare greco al classico - anche se nessuno mi ha detto se il greco lo sapevano bene o no, e niente impedisce che, nonostante il percorso di entrata in ruolo piuttosto avventuroso, lo insegnassero bene. Vai a sapere :)