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lunedì 27 giugno 2016

Bonus per insegnanti meritevoli: come individuare chi sono (e siam d'accordo che il Vero Insegnante Non Teme Il Ridicolo, ma insomma c'è un limite a tutto)

Per quel che sono riuscita a capire, questo bel quadro è di Alessandra Steiner.
Se qualcuno sa qualcosa di più sarò ben felice di correggermi.

Uno dei punti più controversi della legge 107 sulla buona scuola è la parte che riguarda la ricompensa offerta agli Insegnati Meritevoli, detta anche Bonus - non tanto, credo, perché qualcuno trovi sbagliato in sé il fatto che l'Insegnante Meritevole venga ricompensato con una gratifica supplementare, quanto perché stabilire quali siano questi Insegnanti Meritevoli è affare abbastanza complesso.
Valutare il lavoro di un insegnante infatti è questione assai scivolosa non solo perché, al momento della valutazione, è del tutto impossibile sapere le ricadute che nel futuro avrà il lavoro svolto dal presunto Meritevole, ma anche e soprattutto perché l'insegnante non lavora su materia inerte, come fanno i pizzaioli o i vetrai, dove salvo caso di incantesimi o maledizioni demoniache l'impasto della pizza e la pasta di vetro se ne stanno buone buone a farsi lavorare e a parità di impasto e di lavorazione una pizza o un bicchiere saranno uguali alla pizza o al bicchiere precedente e a quello successivo: gli insegnanti infatti infliggono il loro lavoro a creature dotate di libero arbitrio e di umore variabile a secondo del giorno e dell'ora, nonché tutte diverse tra di loro (e infatti lo stesso insegnante può sortire riuscite diversissime con due diverse classi, anche perché non è mai davvero lo stesso insegnante e in presenza di gruppi diversi reagisce in maniera diversa); e dunque, se valutare un insegnante che lavora male è cosa delicata ma tutto sommato fattibile, stabilire che X e Y lavorano meglio di Z è faccenda invero assai spinosa.

Per conseguire il suo delicato scopo, a questo riguardo la legge 107 stabilisce  una complessa procedura che comprende la nomina di un comitato di valutazione che elabora dei criteri di valutazione in base ai quali il Dirigente Scolastico a sua volta valuterà i docenti della sua scuola.
Su questi criteri di valutazione si sono incartati in tanti: come si fa a stabilire dei criteri di valutazione oggettivi per un lavoro che viene spesso fatto a porte chiuse ed è composto di millemila azioni diverse?
Come lo misuri, un bravo insegnante?     

Per farla corta, all'Istituto comprensivo di cui fa parte la scuola media di St. Mary Mead è stato deciso di tenere conto di tre fattori: 
1) gli incarichi legati alla scuola ma svolti fuori dall'orario scolastico che gli insegnanti si accollano volontariamente (per esempio fare il referente di biblioteca, occuparsi dell'orientamento, riscrivere il POF) che sono senz'altro determinabili in modo oggettivo, perché sono incarichi che accetti in pubblico, al cospetto del Collegio dei Docenti, e che lasciano tracce evidenti, anche se non c'entrano un accidente col tuo modo di insegnare e possono al massimo testimoniare una disponibilità da parte tua ad occuparti della gestione della tua scuola (o magari di impicciarti di tutto peggio del prezzemolo): insomma, se hai organizzato, bene o male che sia, quella rogna senza fine che è l'Orientamento delle classi terze, risulterà abbastanza facile determinare che sei stata tu ad occupartene e non il tuo  collega di Inglese.
2) Partecipazioni a progetti, corsi di recupero, concorsi con le classi eccetera.
Se li fai, dimostri una certa buona volontà e il desiderio di fornire un servizio completo agli alunni della tua scuola, e magari anche un po' di spirito di innovazione. Inoltre, anche lì lasci delle tracce oggettive e si vede facilmente se hai fatti sette concorsi, uno solo o nessuno. In qualche caso questo incide anche sul lavoro in classe. Se però partecipare al Premio del Giornalismo o gestire il corso di recupero di fine anno fa di te un insegnante migliore è tutto da vedere - per esempio, il corso di recupero puoi farlo male, appunto perché non sei un buon insegnante.
Ad ogni modo anche lì ci si può arrangiare: basta stabilire se conta la quantità o la qualità (ad esempio quattro concorsi contro un singolo e articolato progetto assai erasmizzante) o un misto di entrambe; con questo criterio si valorizzano gli insegnanti che cercano sempre di fare qualcosa di diverso dalla solita routine e che magari qualche volta scelgono male - ma la routine può stroncare molte classi mentre nessun essere vivente può sapere, di un progetto scolastico, se fa bene o fa male a farlo finché non l'ha fatto. Va detto comunque che di solito le cose un po' diverse piacciono sempre e motivano le classi.

3) C'è infine l'insegnamento propriamente detto, quando stai in classe a spiegare, interrogare, esercitare, intrattenere, rampognare, sedare litigi, placare animi, incoraggiare gli infelici, istruire sull'uso di compasso e livella - e quando sei a casa, a correggere verifiche, preparare lezioni e curare pazientemente il tuo aggiornamento. In questo ramo di difficilissima valutazione sono inclusi anche i rapporti con le famiglie e i colleghi, nientemeno.
E' di gran lunga il ramo più spinoso e complicato. Chi mai può attestare se insegniamo bene o male, se trattiamo nel modo più savio e diplomatico con i genitori dei nostri alunni, se siamo ben aggiornati e competenti nel nostro ramo, se grazie ai nostri accorti insegnamenti i nostri  alunni sono ben istruiti e pronti ad affrontare gli studi o il lavoro degli anni a venire?
Alunni, genitori di alunni, colleghi e perfino la Dirigenza sono in vistoso conflitto di interessi per fornire un parere attendibile, senza contare le simpatie e antipatie individuali che possono ostacolare alquanto un sereno giudizio. Perciò all'Istituto comprensivo di cui fa parte la scuola media di St. Mary Mead è stato deciso che... quelli più competenti per dirlo sono gli insegnanti stessi medesimi, parlando di loro stessi.

E per permetterci di farlo, ci hanno pure dato un modulo.
Un bel modulo lungo quattro facciate A4, ma compilabile anche on line, caso mai non ci bastasse lo spazio su carta. Un bel modo per richiedere il bonus, anzi per proporre la nostra candidatura. E al sol guardarlo il cuore ritorna ai bei tempi in cui facevo l'archivista, e nei ricchi depositi dell'Archivio di Stato di Firenze c'erano quelle enormi buste di carteggio con le richieste dei sudditi al Granduca di Toscana... suppliche, si chiamavano. Intendiamoci,  non era che uno dovesse supplicare granché per avere una licenza di caccia o simili, però si chiamavo lo stesso suppliche.
Non sei tu, Dirigente Reggente, che benignamente mi elargisci il Bonus, sono io che te lo chiedo, anzi propongo la mia candidatura.
Il Bonus viene dunque a configurarsi non tanto come un premio concesso dalla Dirigenza, ma come qualcosa che ti arriva solo se ti proponi come candidato.
A tal fine dichiaro: e in un vero diluvio di errori di battitura dove si parla financo di costruzzioni di ambienti di apprendimento, di ricoso a strategie efficaci e innovative nonché di patecipazioni a questo e a quello, mi danno lo spazio per dichiarare tutte le belle cose che ho fatto, e soprattutto per descriverle.
E passi per le commissioni, l'elaborazione dei progetti per rastrellare fondi, i corsi di formazione, le gite di istruzione, i Giochi della Vallata (ma tutte queste cose perché ve le devo ricordare, visto che abbiamo riempito già fogli e tabelle e schemi e quadri per dire che  partecipavamo alla Commissione RAV ma non all'Orientamento, e abbiamo organizzato l'Erasmus+ ma non i Giochi della Vallata? E se mi inventassi di avere fatto il Trinity e il Campionato di Giornalismo? Davvero andrete a controllare tutto, punto per punto?); ma si arriva poi alla cura delle relazioni e cura della classe dove devo citare relazioni positive e collaborazione costruttiva con genitori, colleghi, dirigente e Enti o Soggetti del territorio, nonché relazione positive con i propri alunni; consuetudine nell'uso di interventi didattici con il coinvolgimento degli alunni (e qui andrebbe capito che cazzo di interventi didattici posso fare, senza coinvolgere gli alunni) impegno nella pubblicazione e diffusione di buone pratiche.
"Qui devi scrivere cosa fai in classe" mi ha spiegato qualcuno.
Molto bene: descrivo cosa faccio in classe e spiego che sono buone pratiche, atte a costruire un bel clima didattico. Ma che ne sapete se dico il vero? E come fate a stabilire che le mie buone pratiche sono migliori o peggiori di quelle della prof. Therral o della prof. Spini? Né io né le proff. Therral e Spini siamo in grado di quantificarle e misurarle, ad ogni modo.
Il modulo si configura dunque come una curiosa raccolta di informazioni che la Dirigenza conosce già e dichiarazioni che la Dirigenza non è minimamente in grado di confermare né di smentire.
Si scopre così che a valutare se sono o non sono una Insegnante Meritevole dovrei essere io. Ma se i miei colleghi (e i miei alunni e i genitori dei medesimi) forse sono un po' in situazione di conflitto di interessi nel giudicarmi, che dire di me? Se scrivo quanto sono brava e capace e che bel clima costruttivo costruisco in classe, non sono forse un filino interessata a farlo? E siamo sicurissimi che io sia comunque in grado di valutare con perfetta imparzialità il mio grado di eccellenza come insegnante e il clima costruttivo che riesco a costruire in classe? Sono davvero a conoscenza di cosa succede in classe quando ci sono e insegno? Posso pretendere di valutare il successo delle mie buone pratiche? 
E da quando in qua i dipendenti si valutano da soli per il conseguimento di bonus e gratifiche varie?

Al termine di cotanto accorata lamentela, si impongono comunque alcune domande: che cosa hanno preso, quelli che hanno ideato questo curioso escamotage? Sono disponibili a mettermi in contatto con il loro fornitore? Possono procurarmi, non dico il Bonus, ma un piccolo sconto sulla merce?
Di sicuro si tratta di roba di ottima qualità.

15 commenti:

acquaforte ha detto...

Sei proprio riuscita a farmi ridere. ......ed è davvero molto se penso a quello che è successo in questi ultimi giorni, tra massacri di innocenti, elezioni dove uno non sa più per chi votare, sproloqui di politici che pensano di arginare l'ondata dei disperati chiudendosi nel loro cottage. Un vero e proprio giramento di cosiddetti.
Bene carissima, se riesci ad avere un po' di quella merce.... non dimenticare gli amici.

(Cosa ne pensi del Song of Durin?)

dolcezzedimamma ha detto...

E no, non vale! Ho un post in bozza sullo stesso argomento! Poi non dire che ti ho copiato ;-)
Il punto, drammatico, è che la lingua batte dove il dente duole...e qui duole molto.

Murasaki ha detto...

@Acquaforte:
Davvero, è stata una settimana pesante e anche un mese pesante ma sono felice di averti rallegrato, l'idea del post era proprio quella: quando ho visto il modulo ho cominciato a ridere, ridere e ridere mentre intorno a me fioccavano mugugni, lamentele e proteste. A me sembrava prima di tutto divertentissimo. Credo che dovrebbero fare una serie di telefilm "I fratelli Marx a scuola" dedicato alle varie iniziative del Ministero e alle scartoffie relative; e no, non è affatto un problema specifico del governo Renzi, proprio no, tessoro mio.
(Non mancherò di contattarti, se riesco a mettere le mani sulla merce. In privato, si capisce)

@Dolcezze:
Ma non avrete mica lo stesso identico documento, giusto?
E comunque lo stesso documento può suscitare reazioni diverse a seconda della scuola dove piomba ^__^
Aspetto a gloria il tuo post, anche perché sono assai curiosa di sapere come cercheranno di spaniarsi le altre scuole. Il nostro spassoso documento, va da sé, non è stato INVENTATO qui: qualche altra scuola dei dintorni lo ha partorito. Ma certo non è l'unico!

dolcezzedimamma ha detto...

Dal mio post, appena pubblicato, potrai ricavare quelli che sono , per la mia scuola, i criteri di valutazione della validità di un docente. Buon divertimento.
Dimenticavo, di quella merce...procurane un po' anche a me, grazie, che ce n'è proprio bisogno.

melchisedec mel ha detto...

Nel mio liceo sono state stabilite tre fasce con percentuale decrescente, che va dagli impegni quotidiani in classe, passa per la progettualità e arriva agli incarichi di collaborazione con il DS. Discutibile, ma c'è poco da almanaccare non avendo ancora strutturato parametri sempre e del tutto oggettivi. Complesso. Aggiungo che il mio DS deplora in tutto la 107.

melchisedec mel ha detto...

In prima posizione, dimenticavo, c'è la presenza a scuola. Le assenze di qualunque tipo impediscono il concorrere alla premialità.

la povna ha detto...

Nella mia scuola l'ho partorito (anche) io, il fatidico documento. Mi chiedo che cosa ne direste... :-D
Anche noi le fasce dette da Mel, che poi sono stabilite dalla legge. Anche la questione di assenze e mancanza di richiami ufficiali in realtà è indicazione ministeriale. Il fatto di presentare domanda invece è comodità, ma questo non osta alla scelta del DS autonoma anche verso chi non avesse presentato il documento stesso (anche questo è ex lege).

dolcezzedimamma ha detto...

Io ti farei vedere il mio.Credimi,la vera didattica non c'entra niente.

Aliceland ha detto...

Io ho dovuto compilare un questionario on-line E POI stamparlo e consegnarlo anche a mano...perché la tecnologia è bella bella ma se non facciamo fuori almeno un ettaro di foresta in carta stampata al giorno non siamo contenti!
Domande assurde, alla maggior parte delle quali ho dovuto rispondere che NO, non ho fatto quella roba. Uè, raga, sono scarsa, che ve devo dí.
;-)

Murasaki ha detto...

@Acquaforte:
dimenticavo, Song of Durin mi è piaciuta moltissimo, direi quella che mi è piaciuta di più delle tre. La trovo perfetta. Tra l'altro ho sempre molto sentito il fascino di quel racconto, e speravo di trovare qualcosa nel Silmarillion (perché la corona, perché le stelle, cosa stava a significare, cosa c'era dietro...) ma è tuttora una delle molte storie della Terra di Mezzo che non conosciamo.

@Dolcezze:
E visto che non l'hai messo tu, metto il link al tuo bel post:
http://dolcezzedimamma.blogspot.it/2016/06/di-criteri-di-valutazione-dei-docenti.html#comment-form
(per la merce sono in trattative, ma non mi scorderò di te ^__^)

@Mel:
Più o meno tutti hanno fatto un sistema di fasce e punteggi con pretese di oggettività. Quello che fa la differenza, IMHO, è la capacità di redigere una scheda che non sia soverchiamente stupida, inutilmente offensiva oer l'intelligenza di chi la compila... e soprattutto non troppo autoreferenziale. Con, magari, un certo occhio di riguardo per l'Amazzonia, come osserva Aliceland.

@la povna:
Per dare un parere, dovremmo vederlo. Ma ti dico subito che se avete chiesto ai docenti di dire se sono bravi docenti, ecco, io almeno non credo che darei un giudizio pienamente e del tutto positivo :-D
Poi, come dici tu, i criteri quelli sono perché quelli ci han dato, in base al criterio della Buona Scuola secondo cui ogni scuola puà decidere liberamente cosa fare, purché faccia quello che gioà hanno deciso a monte - procedura rispettabile, ma facevano prima a farlo loro, il modulo che volevano, bello o brutto che fosse.

@Aliceland:
Quando ero sguattera-bibliotecaria, tanti anni fa, a un corso di formazione ci spiegarono che l'informatica avrebbe ridotto assai il consumo di carta - ma credo sinceramente che prima dell'arrivo dell'informatica, di carta se ne sprecasse un po' meno.
Comunque un sobrio questionario A RISPOSTE CHIUSE mi sembra tutto sommato accettabile.

la povna ha detto...

Fare il modulo, pur seguendo i parametri della 107, costa una certa fatica; invece così come sai il MIUR prima se li fa fare e usare per tre anni e poi alla fine del primo triennio, è già scritto nella legge, collaziona i moduli e lo fa lui sulla base del lavoro sporco (e gratuito) altrui.
Noi, all'interno della parametrazione richiamata da Mel e appunto stabilita dalla 107, abbiamo cercato di privilegiare - oltre alla voci 'ovvie' rispetto a dove andava a parare la 107 (progetti, PNSD, Formazione, etc) - l'attività del singolo docente in classe, le attività di un singolo consiglio di classe (per sottolineare che sapere lavorare e/o creare e/o mantenere l'armonia di team è importante) e il tutoraggio agli alunni. Altra voce inserita è quella della condivisione documentata di buone pratiche didattiche (che vadano al di là della norma dipartimentale). Il resto è abbastanza scontato (collaborazioni, incarichi etc). La discrezionalità del DS è garantita per fasce di punteggi in modo da non renderla troppo ampia. (Per ora) non ci ha insultato nessuno, e parecchi ci hanno fatto solo domande tecniche sui tempi etc, e questo approccio pragmatico parrebbe dire che su larga scala non è stato giudicato male.
Non è stato semplice, e non è l'incarico più entusiasmante che abbia svolto quest'anno. Ciò detto, una volta che si debba fare - e giudicando io l'idea di lasciare questi soldi allo stato in ogni caso sciocca - stare dalla parte dei capoclan Corsi di Asterix seduti sulla panchina a commentare è indubbiamente molto più divertente e garantisce una più sicura provvista di consensi. :-D

acquaforte ha detto...

La musica, le parole, le voci maschili, persino la pronuncia dura, marcata, mi hanno restituito le emozioni evocate da P.J. nel suo Hobbit. C'è la nascita del mito e la malinconia, il rimpianto di un mondo perduto. Hai ragione, è perfetta.
È un vero peccato che Tolkien non abbia scritto di più della stirpe di Durin.

Murasaki ha detto...

@la povna:
Bene, sembra che questo problema del giudicarsi da soli non fosse stato avvertito da altri che da me. Al collegio, quando ho esposto questo mio stravagante punto di vista, mi hanno ascoltato con attenzione, hanno assicurato che ne terranno conto per l'anno prossimo ma era chiaro che non ci avevano fatto caso.
Quanto alle buone pratiche documentate, sono ancora qui che cerco di capire cosa sono e come le documento. Tra l'altro, se posso documentarle, allora anche altri possono vederle senza che mi scomodi a documentarle.

@Acquaforte:
Un vero peccato, sì ^__^
Jackson ha fatto un bel lavoro sui nani, secondo me, ma va anche detto che è stata la parte più criticata della trilogia, almeno nei forum che ho seguito. Capisco che in questi 50 anni si sia affermato un modello di nano diverso da quello tolkieniano, ma quella era appunto una trilogia tratta dagli scritti di Tolkien pubblicati in vita.

la povna ha detto...

"Documentata" non vuol dire che io la debba ridocumentare, ma che lo è (documentata). Esempio: se io dichiaro che prendendo un piacevole caffè con budino di riso con la prof. Murasaki ci siamo scambiate dispense e buone pratiche non basta. Se io ho costruito in un anno (noi per esempio lo facciamo da quattro) un archivio di dispesne/prove/ppt di lezioni et similia che è posizionato in un luogo x e nel quale il mio contributo non è solo di usufruitore passivo, quella è una buona pratica documentata. Io mi limito a segnalarlo, certo non lo documento, all'amministrazione l'onere dell'accertamento, ai sensi della Bassanini.

L'autodichiarazione non è giudicarsi da soli, è un richiamare l'attenzione sulla propria eleggibilità. Credo che la sua utilità dipenda molto dalla grandezza della scuola. Posto che non è necessario compilare il modulo per essere bonificati, ex lege, in una scuola con 200 docenti bonificabili è oggettivamente possibile che al DS possa sfuggire quella x buona pratica del Dipartimento o simili. In questo modo questo strumento aiuta il DS a non perdersi nulla, fermo restando la discrezionalità, e non ci vedo nulla di male.

Murasaki ha detto...

Oh, finalmente qualcuno che mi spiega quel che significa ' sto storia delle Buone Pratiche!
Allora qui da noi non c'è molto di documentato, a parte l'immane lavoro che negli ultimi tre anni gli insegnanti di scienze hanno fatto nel laboratorio di scienze, che mi auguro abbiano messo nel giusto risalto.
Certamente è possibile che alla Dirigenza sfugga qualcosa, specie se la Dirigenza è stata catapultata qui a Marzo con poco tempo da dedicarci. Immagino che cercherà di fare del suo meglio.
Però il nostro documento è stato fatto decisamente maluccio e ci è piombato addosso senza una parola di spiegazione intorno al 25 Giugno - e le Buone Pratiche sembravano proprio quelle che servono a creare un buon clima in classe e con i genitori - tutta roba sommamente autoreferenziale, garantisco.