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domenica 10 novembre 2013

Perchè i nostri amati allievi scrivono così male - Ipotesi 4


Nel corso di formazione che sto seguendo ci sono anche un po' di insegnanti delle elementari dell'Istituto Comprensivo di St. Mary Mead. Da quando facciamo capo allo stesso istituto i rapporti tra di noi fanno decisamente schifo e le cosiddette occasioni di confronto sono praticamente scomparse*, nonostante ci capiti molto più spesso di passare ore intere insieme nella stessa stanza; durante il corso, tuttavia, siamo pur costretti a rivolgerci ogni tanto la parola.

Al seguito di una serie di discorsi di tutt'altro genere, una delle maestre ha osservato, quasi parlando tra sé "come quando correggiamo due errori di ortografia su dieci per non mortificarli". Vedendo che la guardavo con due occhi grandi come tazze da té ha insistito "Sì, non puoi fargli vedere che hanno sbagliato tutto, e allora magari sorvoli. A quell'età sono fragili, appena arrivati a scuola...".
"Sì, ma... penso che non restino gratificati nemmeno quando alle medie si vedono restituire il compito pieno di errori" mormoro, piuttosto stranita.
"Ma è un'altra cosa... comunque non è che ci tappiamo gli occhi per non vedere, eh".
Mi sarebbe interessato approfondire l'argomento, a costo di sfociare in quello che il linguaggio della diplomazia internazionale definisce "un franco e aperto confronto"**, ma azzuffarsi nel bel mezzo del corso che verte, tra tanti argomenti, sull'arte di armonizzare le classi, davvero non mi sembrava cosa - e dunque ho lasciato perdere.

Si tratterebbe per me della prima conferma ufficiale dell'Ipotesi 2 cui avevo vagamente sentito accennare anni fa da una fonte non molto attendibile e soprattutto decisamente portata a enfatizzare i suoi racconti. Una maestra che parla del suo lavoro però potrebbe, mi sembra, essere ritenuta una fonte abbastanza attendibile per il lavoro in questione. E non ne ha parlato come di un metodo, bensì come di una precauzione dettata dal buon senso, quasi una misura protettiva per gli alunni: non mortificare gli alunni che fanno molti errori non facendoglieli notare. 

Questo spezzone di conversazione mi continua a rigirare in testa da più di una settimana, e più ci penso e più mi sembra un vero paradosso educativo, al di là della questione ortografica.

Sono un'insegnante delle medie e naturalmente guardo dall'alto in basso le maestre, come previsto dal Contratto Non Scritto, ma in realtà ne ho un profondo rispetto: il fatto che un essere umano apparentemente uguale a me riesca nella mirabile impresa di prendere un'intera classe di marmocchi e insegnargli a decifrare quegli strani ragnetti che noi chiamiamo lettere dell'alfabeto trasformandole in suoni è uno di quei prodigi davanti ai quali mi inchino con reverenza, consapevole che a me non riuscirebbe mai e poi mai. 

Ma tuttavia.

Quando arrivano alle elementari, i bambini di solito non sanno né leggere né scrivere. Quindi lo imparano lì. Esattamente come quando vanno a un corso di base di nuoto, di sci, di inglese, di sassofono o di batteria. Qualcuno è più portato, qualcuno meno, ma tutti stanno facendo qualcosa di nuovo. Non è strano che sbaglino. Qualcuno sbaglia meno e per breve tempo, e qualcuno all'inizio è un vero disastro e continua ad esserlo per molto tempo. E' normale, non siamo tutti uguali. Soprattutto, sappiamo tutti che alcune delle cose che oggi facciamo meglio sono proprio quelle per cui a suo tempo abbiamo a lungo sputato sangue. Io ho imparato a leggere così, senza accorgermene, ma ho ancora i segni sulle ginocchia di certe disastrose cadute dalla bicicletta - eppure alla fine in bicicletta avevo imparato ad andare proprio bene (e tanto mi fidavo della mia bravura che ho finito per adottare uno stile di guida decisamente spericolato, che ha lasciato ulteriori tracce su ginocchia, gomiti e mani). 
La vita è fatta di facili conquiste ma anche di trionfi pagati a duro prezzo, e l'autostima si nutre degli uni come degli altri. Non c'è motivo di censurare una persona che cerca di imparare qualcosa se sbaglia molto e a lungo, non ha senso tenerla inginocchiata sui ceci o sui chiodi di garofano per punizione, non c'è ragione di impuntarsi a dare per forza voti sin dall'inizio e via dicendo. Sono favorevole ai tempi di apprendimento rilassati, trovo giusto perdonare il peccatore settanta volte sette e anche qualcuna in più, va bene tenere conto di tutti gli ammortizzatori possibili e immaginabili; ma in una questione delicata come l'ortografia non segnare con chiarezza l'errore mi sembra una metodologia folle e sconsiderata: all'alunno deve essere sempre chiaro qual è la forma corretta e quale la forma scorretta. Sempre e comunque. E soprattutto non deve avere modo di evadere nemmeno in sogno dal fatto che aprii si scrive con due i e che l'ho o lo non sono la stessa parola.
Alle scuole medie ci sono difficoltà di vario tipo, genere, forma e qualità. Mandarvi una povera creatura indifesa che oltre a tutto debba improvvisamente combattere con una tigre dai denti a sciabola di nome Ortografia, superando con estrema difficoltà vecchi automatismi nati dalla benevola intenzione dei maestri di risparmiargli traumi, mi sembra assurdo e anche vagamente criminale.
Ma ancor più sconsiderato mi sembra inculcargli il principio che nel resto dell'universo le difficoltà si affrontano e si superano, mentre a scuola se non impari in fretta qualcosa ne resterai tagliato fuori per l'eternità e che lì, e soltanto lì, la vita non ti offre appelli ma soltanto la caritatevole elemosina di fingere di non vedere il tuo errore...

(...per tacere del trauma di quando ti rendono per la prima volta un testo di italiano con più croci che in un cimitero di guerra)

*il che non è affatto logico, e volentieri dedicherei un post alla questione se avessi una pur vaga idea delle cause - al di là, naturalmente, dell'oggettiva e spassionata constatazione che noi siamo buoni e loro sono cattivi.
** cotal definizione indica di fatto un incontro in cui ci si prende a pesci in faccia

36 commenti:

renata ha detto...

Ciao, Murasaki. Credo che sia pratica consigliata per i disortografici, l'ho già sentita, vedi a esempio qui:
http://www.stpauls.it/gio09/0906gi/0906gi16.html
http://www.dislessia.org/forum/viewtopic.php?f=2&t=6310
E comunque Verga, a esempio, faceva errori ortografici ed è lo stesso Verga ;)
Un saluto caro.

Murasaki ha detto...

Ah, per i disortografici non discuto. Ma per GLI ALTRI? Direi che c'è la sua differenza tra un disgrafico e un bambino che ci mette il suo tempo a imparare il modo corretto di scrivere una parola.

la povna ha detto...

Aggiungo che, peraltro, l'ortografia è proprio uno di quei casi in cui, viceversa, se riesci a creare un automatismo poi vai a passeggio e pedagogicamente quell'automatismo lo crei tra i 6 e gli 8 anni circa, non dopo. Dopo sarà altro: sarà 'sorveglianza ortografica', che è una questione del tutto diversa.
Così poi quando ci si trova grandi, e adulti, e magari anche insegnanti (non di lettere) quando si deve scrivere un documento importante ce lo si deve far rileggere perché si è consapevoli che da soli gli errori che si mettono sono tantissimi e la figuretta che si farebbe mandando l'importante documento in autonomia sarebbe inversamente proporzionale alla bonomia usata dalla nostra maestra elementare.

Il che mi permette di aggiungere che noi a scuola non insegniamo per creare dei piccoli Verga, ma delle persone che comunichino a grado 0 o a grado 1, in modo referenziale, corretto e adeguato ai contesti.
Se poi ci capitasse un Verga, come ricorda Renata, quanto ci capita un Verga, sarà una fortunata coincidenza con la quale ci misureremo, ma se a Verga si può perdonare, molto giustamente tra l'altro - non sono di quelle che si scandalizza perché un bravo narratore fa degli errori ortografici (faccio anche l'editor tra i miei molti mestieri, come sai e non ho mai considerato la grammatica motivo per escludere un manoscritto, ma siamo in un altro campo) - un comune cittadino che scrive con errori di ortografia resta solo un comune cittadino che fa errori che, con un po' di buon senso, si sarebbero potuti evitare.

Alessandra Bianchi ha detto...

Direi che hai perfettamente ragione!
Buona serata.

cautelosa ha detto...

Mi sono spesso chiesta come molte delle regole ortografiche siano così difficoltose da far apprendere e successivamente applicare.
Probabilmente, alla scuola elementare, bisognerebbe dedicarvi molto più tempo, per creare quegli automatismi di cui parla 'Povna.
Molto più tempo e molti più esercizi...

ellegio ha detto...

Direi che è un meccanismo un po' perverso ma diffuso anche dopo le elementari (quello di far finta di non vedere o alzare i voti, anche se non è la stessa cosa, per non ferire). E in effetti dare un brutto voto non è piacevole, così come non è piacevole prenderlo, ma se si offre sempre aiuto per superare gli scogli dovremmo farcela, noi e loro. Intendo: anche quando sono piccoli e ci restano male più facilmente. Insomma, era per dire che sono d'accordo.

Anonimo ha detto...

Sarà vero, dedotto sperimentalmente dagli studi di illustri pedagogisti, che le regole di ortografia si acquisiscono tra i 6 e gli 8 anni.
La mia esperienza personale è diversa: pensare che a quell'età mi insegnassero le infinite regole della ortografia (per dire: ie ed ia nei plurali/singolari etc) sarebbe stata pura immaginazione. Il mio incubo, per tutte le elementari, furono i dettati ortografici, proprio perché non ne azzeccavo una (credo di aver preso pure qualche 2).
La mia esperienza è stata di faticoso apprendimento per imitazione, ovvero TANTA lettura per cui ad un certo punto ti viene naturale scrivere in un modo e non in un altro, solo perché tante altre volte l'ha letto così. Secondo me si impara per imitazione, poi col tempo il cervello le trova da sé, le regole.
Mi resta un buco sugli accenti: pere fortuna, non ci bada quasi più nessuno, e poi ci sono i correttori ortografici….

Anonimo SQ

PS nessuno di quelli che han scritto fa l'insegnante elementare ?

Murasaki ha detto...

Le regole... boh, le regole per l'ortografia lasciano un po' il tempo che trovano, l'automatismo non segue le regole, segue l'abitudine, come ricordava l'Anonimo - e può scattare a qualsiasi età, ma quando scatta giusto subito è più comodo. Certo che farlo scattare quando scrivi da cinque, sei, dieci anni è più complicato che farlo scattare subito, come la postura di quando suoni il violino, meglio prenderla subito giusta che correggerla più avanti, si risparmia un sacco di fatica. Il correttore ortografico aiuta, ma non sempre basta perché certi errori la macchina non può vederli (l'h, per esempio), può vedere se scrivi piu senza accento perché sa che piu non esiste. E a volte ti mette pure degli errori aggiuntivi, in certi casi perversi.
E il problema della figura che si fa, che ricordava povna, mi sembra il punto più importante: se quando scrivi due righe di mail ai colleghi i colleghi si sganasciano e chiamano i compagni di ufficio allo schermo (è una scena che ho visto diverse volte)... ma può diventare un problema ancora peggiore ai test di ammissione e agli esami. Non c'è motivo di portarsi dietro un handicap del genere, se si può evitare. Qui non si sta parlando di ragazzi con difficoltà di partenza verso la scrittura, ma di quei comuni mortali per cui imparare a scrivere "d'accordo" o "daccordo" è proprio lo stesso - la classe di cui parlo nell'Ipotesi 2 è un caso tipico: anche i più bravi impiegarono due anni per scrollarsi di dosso certi errori. Era davvero così necessario non mortificarli in prima e in seconda elementare? Non avevano alcunissimo problema di apprendimento, erano disponibilissimi a impegnarsi e avevano una decisa simpatia per i voti alti. Voglio dire, quello che gli chiedevi di fare facevano.

Murasaki ha detto...

@ Anonimo: la prima che ha risposto, Renata, è una maestra. Notare che parla della pratica "per sentito dire" e applicata ad un caso in cui ha una sua utilità.

La prof ha detto...

Non è proprio che le regole di ortografia si acquisiscono solo tra i 6 e gli 8 anni (qualche alunno, se seguito con costanza, e magari affrontando un problema ortografico alla volta, riesce a recuperare bene, nei tre anni di scuola media). Ma la'povna parlava proprio di automatismo: cioè, tra i 6 e gli 8 anni si riesce a creare quell'automatismo ortografico per cui io, quando sono incerta su qualche modo di scrivere quella o questa parola, mi metto a scrivere velocemente e la parola salta fuori corretta.
Se questo automatismo non si crea prima dei 9, 10 anni, diventa poi sempre più faticoso: il ragazzino che sbaglia ortografia può anche, per assurdo, durante un dettato ortografico, fare bella figura: si concentra su quello, si sforza solo su quello, e magari riesce a non accumulare troppe croci. Ma, non appena prenderà in mano un compito di scienze o una relazione di storia, ricadrà nei suoi vecchi errori.
Poi, di maestre che non segnano errori o non in-segnano le tabelline ce ne sono anche qui, così che i colloqui con le maestre per la formazione classi sono ormai farciti di "questo è a livello di prima elementare", "questo è a livello di seconda elementare", ecc.
Ora che siamo un Istituo comprensivo, sogno una riunione per materie in cui si verticalizzi anche l'insegnamento di italiano (l'hanno fatto, inutilmente e scioccamente, per storia, facciamolo anche per italiano).
Per l'italiano, proporrei di insegnare la scrittura, anche corsiva, l'ortografia e l'analisi del periodo con i connettivi logici, e poi la comprensione del testo scritto e orale e l'ascolto. Molto ascolto.

(scusa l'OT)

renata ha detto...

Non conoscono maestri, da queste parti almeno, che non correggano, in modi diversi, gli errori di ortografia anche ai disortografici. Insegno matematica ai piccoli, ma - per mio automatismo - segno gli errori o li faccio correggere direttamente ai bambini.
Non ho poi capito: quella maestra corregge a uno solo due errori su dieci o lo fa indistintamente con tutti?
Se lo fa con un bambino - o con pochi - potrebbe averlo valutato simile a un bambino disortografico e quindi avere adottato quella strategia.
Per mia esperienza non è che inizialmente ci siano bambini che fanno tanti errori e che questi poi si riassorbano, praticamente fin dall'inizio c'è chi è molto corretto e chi lo è meno. Alcuni ne vengono fuori, altri no. Non diventeranno Verga, Povna, però potrebbero indossare una maglietta così:
http://media-cache-ec0.pinimg.com/originals/56/67/4f/56674fe80892d64780459af9628f98a0.jpg. Come giustamente dice Murasaki siamo tutti diversi (eh, sì, non tutti gli insegnanti di lettere sanno trasmettere la passione per la lettura nei modi di Murasaki, a esempio ;)).
Un illustre pedagogista, Paulo Freire, insegnava a adulti analfabeti a leggere e scrivere in 40 ore, perciò può essere che vi sia un tempo migliore per imparare, ma non è l'unico tempo, come il lettore anonimo fa anche notare, portando la sua bella esperienza.
Possiamo dire che i bambini con dsa non acquisiscono automatismi, ALTRI possono essere bambini che invece non riescono a fare più cose in uno stesso tempo, magari sono (abbastanza) corretti nell'esercizio di ortografia ma lo sono molto meno quando scrivono liberamente, e non tutti hanno la necessaria maturità per ricontrollare. L'esercizio continuato, e/o ossessivo ;P, pertanto non sempre raggiunge lo scopo.

Più grave di tutti gli errori ortografici di tutti i bambini del mondo ;) è che ci siano rapporti da schifo fra persone che fanno lo stesso lavoro soprattutto se il lavoro è un lavoro come il nostro. Non trovi, Murasaki? ;)

Ciao, e buona continuazione d'anno.

r.

p. s. - ho visto bambini eccitati e nello stesso tempo quasi sollevati mentre leggevamo alcune parti di un libro di matematica del '600: li numeri, habbiamo, commune, prattica. Chissà perché.

renata ha detto...

Scusami, La prof, ho detto qualcosa di simile a quanto tu scrivi, non avevo ancora letto il tuo commento.
Non ho mai conosciuto maestro che non abbia insegnato le tabelline, ma non si può conoscere tutto ;), mi stupisco e fatico a non meravigliarmi, ma tant'è.
Invece, La prof, perché nel tuo elenco non nomini lo scrivere testi? Scrivere le proprie esperienze, idee, sogni, fantasie o più semplicemente (non poi tanto semplicemente) fare un riassunto o una descrizione è stato per me il modo principe per far apprendere anche la benedetta ortografia quando, molti anni fa, insegnavo italiano.

Mi ero dimenticata nel mio commento di su un p.s. Lo scrivo qui. In un tema in quarta o quinta elementare scrissi "d'accordo" la maestra me lo corrèsse in daccordo, cercai di dirle che lo avevo trovato in un libro, mi tacitò seccata. Fu una delle prime volte che, beata innocenza, pensai che gli adulti non erano esseri perfetti e infallibili. Una bella lezione.

Murasaki ha detto...

Andiamo per ordine:
@La Prof: naturalmente ti scuso per l'OT, o meglio ti scuserei, ma non ho trovato alcun OT nel tuo intervento.
@ Renata: sono assolutamente d'accordo sul fatto che i rapporti non dovrebbero fare schifo, ma al momento questa è la situazione. Credo che l'unificazione del Comprensivo sotto questo aspetto sia stata gestita molto male, perché quando eravamo due scuole separate le cose andavano meglio - non benissimo, ma certo meglio.
Sugli errori degli adulti ricordo ancora con vivo compiacimento un ragazzino che venne da me dopo che gli avevo corretto un fù accentato. Insisteva che era la forma corretta "glielo assicuro".
Con grande dolcezza gli dissi "Hai fatto molto bene a venire a dirmelo, se non sei convinto. Adesso guardiamo insieme sul dizionario, che riporta sempre la versione giusta". Insieme cercammo il verbo essere (dove naturalmente "fu" non era accentato). "Quando hai dei dubbi puoi guardare anche qui, il dizionario è sempre attendibile e ha un sacco di risposte per le più varie domande". Tornò a posto avvolto in una nuvola di meditazioni varie, mentre io mi sentivo la reincarnazione della Montessori.

In ordine sparso, su tutto il resto:
in realtà conosco una maestra che non faceva studiare le tabelline: mia madre.
Ad un certo punto i bambini facevano una bella tavola pitagorica che conservavano amorevolmente in fondo al quaderno e usavano via via che si presentava il caso. Dopo qualche mese nessuno la guardava più. E sembra che alle medie fossero molto soddisfatti di come insegnava matematica. A occhio il suo mi è sempre sembrato un sistema molto sensato, ma non ho notizia di nessun altro che lo applicasse.

Sono d'accordo sui testi. Gli esercizi di grammatica servono, soprattutto per la zona pronomi, ma sono la parte propedeutica. A me non interessa che sappiano le regole, voglio che le APPLICHINO, senza pensarci su. Per farlo, niente di meglio che qualche tonnellata di testi scritti, da me amorevolmente corretti senza fargli grazia nemmeno delle virgole, e qualche esercizio di rinforzo (di solito batterie di frasi (inventarsi le frasi scioglie la penna, ho scoperto). Cioè, nelle mie ore facciamo SEMPRE grammatica, anche quando in apparenza non la facciamo affatto. Col tempo e la pazienza (mia e loro) i risultati arrivano. Però gli errori più facili da correggere... sono quelli che non fanno. E quelli che hanno scritto più testi alle elementari sono quelli che ne fanno meno, in effetti; la mia attuale seconda, per esempio.

Su come si regoli esattamente la maestra di cui ho carpito l'osservazione non so che dire. Però se c'è un sospetto di disgrafia, mi sembra che sarebbe bene parlarne prima di tutto alla famiglia, perché la disgrafia, come la dislessia, prima la pigli e provi a rimediare e meglio è.

La commissione verticale per materie piacerebbe anche a me, ma non ne ho mai visto traccia, nemmeno quando ho lavorato al comprensivo di Hogsmeade.

Anonimo ha detto...

Cara Renata,
dipende da cosa intendiamo per "tabelline".

Per la gran parte delle maestre "moderne", per esempio, la tabellina del due si configura nel dire ad alta voce 2, 4, 6, 8 etc fino a 20 (qualcuna + nobile e raffinata fa iniziare da zero (sic !)).

Ai miei tempi (oddio, l'ho detto !) si recitava ad alta voce: "due per uno due, due per due quattro, due per tre sei e così via sino a due per dieci venti. Solo così ci si ricorda (per tutta la vita), avendole studiate, che sette per quattro fa ventotto e non si conta a voce fino a ventotto facendo la Numerazione per sette da sette a ventotto, contando con le dita quanti passi si son fatti (alla fine, quattro). Questa pessima e sbagliata idea rende ridicoli e lunghissimi, se non impossibili, i tempi per fare poi operazioni semplici (!) come una moltiplicazione tipo 28x 12 oppure una divisione a due cifre.

Non parliamo poi di operazioni a mente semplici come quelle dal panettiere o simili: sai quante volte devo correggere le commesse dal pane perchè sbagliano a fare il conto se non usano la calcolatrice (ormai lo fanno solo con quella) ? Le uniche che non ne hanno bisogno sono (guarda caso) le commesse russe o moldave: si vede che laggiù la scuola funziona ancora ?

Anonimo SQ

PS in compenso qui all'università arriva gente che, col diploma di liceo, non sa i logaritmi, perchè non glieli insegnano, "tanto all'università si ricomincia da capo", dicono le insegnanti di matematica....

Anonimo ha detto...

@murasaki
Due figli avuti, 10 anni di elementari, una dozzina di maestre, di cui dieci che facevano matematica (compresa quella che faceva la matematica moderna senza saperla): MAI vista, né sui sussidiari, ne sui quaderni, né altrove UNA tavola pitagorica.
Poi si lamentavano che i bambini non capissero come per fare un decimetro quadrato ci volessero 100 centimetri quadrati, e sbagliassero le equivalenze…

Anonimo SQ

renata ha detto...

Per Murasaki, "daccordo" ;), sono certissima che mai ti saresti comportata come la mia maestra, un po' ci si conosce anche da quello che si mostra di noi in rete in un blog, credo proprio che dovresti parlare invece a quella maestra. Le modalità - chiamiamole privilegiate - che hanno gli alunni con dsa è probabile che possano essere estese anche ad alunni senza certificazione (bes...) in casi particolari. Sta alla sensibilità di ciascuno e il discrimine di ciò che è meglio fare è spesso nel nostro difficile e meraviglioso lavoro opinabile.

la povna ha detto...

Ritorno tardi causa impegni vari. Quello che ho scritto l'ho scritto praticamente sotto dettatura della mia amica Nike che, sì, è maestra elementare. E quando si parla di automatismo, si parla di una cosa diversa dal re-insegnare l'ortografia creando zone di attenzione, come la Prof. ha già spiegato molto bene. AnonimoSQ ricorda giustamente la lettura, e ovviamente anche lui ha molta ragione, però l'automatismo ortografico è altra cosa e infatti si vede subito alla scrittura di qualcuno quando c'è stato o meno (sempre per quanto spiegava la Prof.).
Poi, che c'entra, io ho portato ragazzi da 80 errori di ortografia in prima superiore a nessun errore in bella copia alla fine della seconda (e questo si ottiene facendo scrivere e leggere in combinato disposto). Ma non saranno MAI ragazzi che scrivono correttamente SENZA pensare, ed è un peccato.
Questo ovviamente nulla c'entra con il fatto che tutti siamo diversi e preziosi nella nostra individualità, o con disortografie o bisogni speciali, che chiaramente ciascuno di noi tratta e segue in maniera individualizzata con le strategie che saranno più opportune, ma altrettanto chiaramente, e lege in primis, ma soprattutto e bono senso, non fanno statistica rispetto al discorso generale che poneva la padrona di casa.

renata ha detto...

Anonimo, come professore universitario puoi cominciare a... criticare dalle superiori fin dalla scuola per l'infanzia. Una certa Daniela Lucangeli attribuisce (e di certo con ragione) molta importanza alla cura di abilità matematiche prima dei sei anni.
Non conosco i programmi dei licei (in alcuni tipi licei poi sono state diminuite le ore di matematica se non erro). Miei ex alunni ora al liceo scientifico hanno professori di matematica davvero eccezionali. Li avessi avuti io!
Tua madre, Murasaki, ha per certo insegnato le tabelline.
La mia vecchia maestra, maestra con pregi e difetti, che di certo non avrebbe mai avuto il sentore di essere apostrofata come maestra “moderna” ci ha insegnato le tabelline come numerazione: 2, 4, 6. Che cosa cambia? Non poi molto. Alla fine fai 2x3=6, hai un rinforzo uditivo e visivo. Ci sono casi poi nella divisione che la successione 2x1=2, 2x2=4, 2x3=6 diventa davvero una lungaggine. Se devi contare oggetti discreti, puoi contare 3, 6, 9... e torna utile anche la numerazione.
Oggi poi va per la maggiore il metodo di Camillo Bortolato, per chi ha nei suoi dintorni bimbi piccoli può essere interessante conoscere il suo metodo per le tabelline e altro.
Certo che se si parla di matematica "elementare" con professori universitari, Anonimo SQ, sempre e solo di tabelline si parla ;). Se a qualcuno può interessare il discorso cori-tabelline cinesi con un altro professore può leggere qui: iamarf.org). Intendiamoci, i coretti per le tabelline non sono "matematica", e - Lucangeli docet - stimolano l'area del cervello mnemonico-linguistica, diciamo così, non l'area dell'intelligenza numerica. Uso anche io i cori, più come momento distensivo-giocoso che per vero "apprendimento".

renata ha detto...

Come ha insegnato le tabelline questa maestra "moderna"? Sicuramente prima con esperienze sulla moltiplicazione antecedenti alla sola memorizzazione. Tanto che quando è cominciato lo studio già molti le “sapevano”. Ho privilegiato il 2x1=2 ma senza escludere la numerazione, che ci è servita a esempio da "diverso" ripasso (tabelline con l'aritmetica modulare), sempre per chi ha bimbi piccoli da mettere di fronte al computer può piacere il video, nell'attività all'impronta alcuni miei alunni mostrano un certo impaccio nel coordinare al movimento la sequenza numerica, impaccio che di solito non hanno.
La tavola pitagorica come unità di misura di superficie? Usiamo la tavola pitagorica geometrica o decanomio che serve da approccio per più cosette, le aree di rettangoli e quadrati, i numeri quadrati e rettangolari, e per altro, come a esempio la simmetria. Non associo alla tavola pitagorica il centimetro quadrato, anche perché è una matrice che potremmo, per dire, costruire usando le celle di un foglio di calcolo elettronico.
Può bastare SQ o passiamo allo zero? Per i panettieri nessuno dalle mie parti fa calcoli e non so indicare la loro abilità, sicuramente invece nelle nazioni in cui si rispettano gli insegnanti la scuola funziona meglio.

Anonimo ha detto...

Scusami Renata,

cosa intendi per passare allo zero ?
Ho forse in qualche modo offeso il tuo insegnamento ?

Riguardo alla famosa tabella pitagorica, nella mia ingenuità di bambino notai (allora ogni quaderno a quadretti aveva sul retro della copertina una tavola pitagorica) che un quadrato che avesse il lato di 10 caselle (prima riga e prima colonna hanno i numeri da 1 a 10) possedesse 100 caselle (ultimo numero in basso a destra).
Cosicchè, quando in 4a elementare facemmo le superfici, trovai ovvio che si andasse di 100 in 100. Poi, i 1000 cm cubici ogni decimetro cubico vennero naturali, standoci 10 fette da 100 in altezza in un cubo da 10 cm di spigolo (provate a chiedere per strada quanti litri stanno in un metro cubo...).
Tutto qui, ho sempre pensato che tutti la potessero capire così...
Saluti !

Anonimo SQ

Murasaki ha detto...

Vi seguo con grande interesse, ma non ho molto da dire.
Per le tabelline, ho fatto la prima nel 67 e ci facevano dire la filastrocca "due-quattro-sei eccetera. Anche nelle altre classi facevano così, dunque non è un sistema molto moderno. Il sistema "Uno per uno, uno, uno per due, due" l'ho sentito fare alla figlia di un'amica, qualche anno fa, e lo trovai barbaro e fui molto lieta che mi avessero risparmiato un tale strazio. Ero convinta che fosse una barbarie moderna ed erravo. Recentiores non deteriores, mi hanno spiegato a filologia.
Non sono convinta del limite cronologico per gli automatismi, ma non credo per principio ai limiti cronologici. Però non fa nessuna differenza perché non tratto con alunni dai sei agli otto anni, e se ci trattassi farei comunque del mio meglio per installargli tutti gli automatismi ortografici di questo mondo, e qualcun altro per sovrammercato, in base al principio, in cui credo fermamente, che "sbagliando si impara, ma facendo giusto si impara di più".

Linda ha detto...

Non entro nel merito Murasaki, ché potrei dire solo sciocchezze non essendo un'addetta ai lavori. Voglio solo soffermarmi sull'importanza di sottolineare gli errori di scrittura che gli alunni fanno, al fine di insegnar loro la strada giusta da seguire. Ebbene, quando chiedo a mia figlia quali errori abbia commesso (in un tema, per esempio) per prendere un voto piuttosto che un altro e come dovrà comportarsi per la volta successiva, lei non sa mai rispondere, perché l'errore commesso non viene mai spiegato. Non è il suo dispiacere che mi sconforta (quello ci DEVE stare), ma il suo disorientamento.

simona ha detto...

Ciao a tutti,

Mi inserisco in questo dibattito per riportare la mia esperienza con mio figlio (3 primaria). La maestra di italiano segna tutti gli errori di ortografia mentre nessuna delle 6 maestre di matematica che ha avuto in 3 anni lo ha mai fatto/lo fa nei testi dei problemi o nelle schede di scienze.
A quello penso io, da brava rompiscatole. Devo dire che si vedono i miglioramenti (ha ancora qualche problemino sulle doppie;-)).
Considerata la girandola di insegnanti, le tabelline sono allo stato comatoso, per non parlare del resto. Quest'anno ho cercato in cartoleria quadernoni con la tavola pitagorica in fondo e...ne ho trovati ben 2. A lui non piacevano le immagini sulla copertina ma adesso è contento perché in fondo al quaderno trova "le tabelline" e le sta imparando:-). Io sono di formazione scientifica, quindi particolarmente sensibile alla situazione della classe di Edo per matematica e scienze.
In ogni caso, quando durante il dottorato gli studenti e i laureandi mi consegnavano le relazioni di laboratorio...trovavo parecchi errori di ortografia e grammatica e...glieli segnavo tutti;-))
Alla fine nessuno mi ha mai ucciso;-)))

PS: sono andata alle elementari negli anni 70...quindi con altri metodi e approcci:-)

renata ha detto...

Vediamo dunque gli automatismi, qualunque cosa questi siano ;). Per la scrittura possiamo distinguerne due tipi, uno a livello fonologico (a esempio saper distinguere fra v e f, c, g...), questo tipo di automatismi (pensate alle variazioni diacroniche della lingua stessa, ago, acuto), sì, si acquisisce presto, entro i primi anni delle elementari ed è necessario lavorarci molto, il resto si impara... per tutta la vita. Non so Nike che ne pensi, Povna, ma queste sono anche informazioni provenienti dall'ultimo congresso tenuto a Rimini della Erickson, di qualche giorno fa. Per questo è preferibile lavorare inizialmente sulla discriminazione del... fatto uditivo e poi, con calma, sull'acca nel verbo avere, diciamo così.
Non c'è un tempo per certi automatismi, non apprenderemmo a guidare o a usare il computer altrimenti. Quante volte mi capita di mimare con le dita una composizione di tasti per recuperarla alla coscienza? Gli studenti di un classico mai imparerebbero il greco, probabilmente. Né noi sistemeremmo nel nostro sistema ortografico parole nuove ed eccezioni.
Pasticcere o pasticciere? Regola o abitudine?
Che l'automatismo non segua le regole ma l'abitudine è anche da dibattere. Miei alunni in una prima avevano imparato benissimo a scrivere "fagiolo" (il gruppo “gio” era nel cognome di una di loro), successivamente quando siamo passati alla conoscenza della regola ricominciarono a sbagliare, via “go”, in barba all'abitudine e fu necessario pian piano ricostruire tutto.

renata ha detto...

Alla signora Linda, vorrei dire che in genere sottolineiamo per ricordare. Un errore va... dimenticato (alcuni insegnanti di lingua inglese usano il sistema di cancellare con il bianchetto la parola errata). Come dice Murasaki "sbagliando si impara, ma facendo giusto si impara di più". Regola che -adattata- vale anche per le mamme, prendete quello che c'è di buono nell'insegnamento che ricevono i vostri figli e guardate a quello che hanno fatto e non a quello che non hanno fatto. La sfiducia che trasmettete loro li danneggia più di un errore ortografico. Errare ha anche il significato di... andarsene un po' in giro poi, è certo meglio fare subito giusto, ma vagare qua e là è anche esperienza, molto importante per la matematica!

- Cara, Murasaki, fila nel tuo gruppo, che strazio e strazio! ;)
Il gruppo a destra incomincia la tabellina con voce sussurrata e voi a sinistra ribattete a voce alta, oppure dolce come una ninna nanna o stile metal... Voci da... robot, voci allegre, arrabbiate, piangenti, vivaci, lente, veloci. Pronta, Murasaki?
Anche i cinesi, fuori dal loro metodo, pare usino i coretti con le tabelline, come scoprii da un video in youtube, amatissimo dai miei alunni.

No, anonimo SQ, non ti scuso ;). Non saprei se il mio insegnamento si offende, è nobile e raffinato, «per la gran parte delle maestre "moderne", per esempio, la tabellina del due si configura nel dire ad alta voce 2, 4, 6, 8 etc fino a 20 (qualcuna + nobile e raffinata fa iniziare da zero (sic !)).»
0-2-4... 2x0=0, non fa male saperlo, o no?
Non puoi pensare che per fare le cose a questo mondo ci sia un solo modo. Murasaki era inorridita dal tuo metodo (vecchio o nuovo che sia) per le tabelline, ma come vedi l'ho messa in riga! ;)
Per Simona e SQ, i vostri figli hanno avuto un cambio continuo di insegnanti di matematica, questa sì non è buona cosa, purtroppo. La conoscenza degli alunni e della classe è importantissima, e per questo occorre tempo. A Simona un link per il suo bimbo di uno strumento che può essere costruito anche... in casa.

Un saluto a tutti e grazie della discussione.

Linda ha detto...

Signora Renata, non c'era polemica nella mia riflessione e io non sono una mamma che trasmette sfiducia, anzi, e non capisco francamente perché Lei lo abbia detto. Certamente, di fronte ad una ragazzina che mi dice che le piacerebbe sapere perché ha sbagliato, mi pongo legittimamente delle domande, anche se la professoressa è un fenomeno di Scienza e di Sapienza ed io no.

Ti chiedo scusa Murasaki se ho approfittato della tua pazienza e del tuo spazio. Un saluto.

Anonimo ha detto...

Neppure nel mio messaggio c'era polemica, né credo saccenza. Non conosco l'età di sua figlia. Mi pare comunque strano che una bambina possa ricordare gli errori di un tema che non ha sott'occhio. Non ho poi capito se è lei che le chiede che errori ha commesso in occasione di un voto o è la bimba stessa che manifesta di per sé disagio. I due casi sono diversi. La cosa migliore è parlare con l'insegnante della bambina.
r.

Anonimo ha detto...

@murasaki : scusa se abuso del tuo blog per dialogare con Renata. Giuro che questo è l'ultimo post

Cara Renata, è davvero nobile e raffinato il tuo insegnamento.
Ho immediatamente ricordato un proverbio corso di Bonifacio: "ognuno fa a suo modo le scale di casa".
Il fatto è che sto diventando vecchio (classe 1956), e son portato a confrontare i risultati e l'efficacia degli insegnamenti ricevuti a suo tempo con quel che vedo ed ho visto tra gli anni '90 e gli anni '00 con i figli alle scuole dell'obbligo.
E, ti confesso, ma non è x snobismo, anche con le matricole che arrivano a volte con tali buchi di preparazione e soprattutto di capacità da farti chiedere se, 40 anni fa, sarebbero riusciti a superare l'esame di terza media.
Giustamente però tu mi hai fatto riflettere sul fatto che dovrei avere una "base statistica generale", e non solo l'esperienza personale a far da metro, e confrontare i miei ricordi con quelli dei compagni di scuola finiti a fare i manovali o gli idraulici (con tutto il rispetto, sia chiaro: son + indispensabili di me, sicuramente, per la società in generale) per capire se quel metodo di insegnamento fosse + efficace o no.
Ci sono dati in proposito, tu che ne sai + di me ?

Saluti !

Anonimo SQ

Murasaki ha detto...

Detto brutalmente: il prossimo che mi chiede scusa per qualcosa lo mando al diavolo. Di cosa accidenti vi state scusando, tra tutti? Posso non essere d'accordo con qualcuno, ma in ogni caso mi interessa sapere come la pensa. Cosa penso io già lo so, ma un punto di vita diverso dal mio è comunque interessante, anche se magari poi lo scarto con schifo perché non lo trovo valido. E se vi va di discutere tra voi non ho nulla in contrario, vi leggo e medito. Sto meditando parecchio.

PERO', per quel che riguarda gli errori: se io sbaglio qualcosa, per esempio scrivendo "squola" o "acquilone" (come potete immaginare, non sono esempi inventati sul momento) di solito non lo fa per testare la dolcezza di carattere dell'insegnante di Lettere, ma perché è convinto che sia la grafia giusta. A quel punto l'errore non solo glielo sottolineo, ma ci scrivo pure la forma corretta accanto, perché ne tenga conto, e magari affronto la questione pubblicamente, per esempio con una lezione supplementare sull'agomento. E do per scontato di fare solo il mio dovere perché mi pagano ogni mese appunto per far questo. L'errore non è una cosa da dimenticare, è una cosa da emendare, almeno sul posto di lavoro. Una classe è un laboratorio aperto, e ci si va per imparare. Come ricordo spesso in classe "Non vi dovete preoccupare perché fate degli errori, perché siete qui per imparare. Se già sapevate, invece di farvi venire qui vi lasciavamo nel vostro bel letto comodo o a fare qualcosa di più divertente, ché di sicuro di cose più divertenti da fare ne avete tante". Correggere gli errori non vuol dire criticare la persona che li ha fatti, vuol dire aiutarla.

@ Simona: Grazie, sei tutti noi. Ammetto che mi irritano un po' i colleghi di matematica che mi dicono "La tua classe fa un sacco di errori di ortografia, io non glieli correggo, PERO'...". Però che? Correggili, se li vedi.
Mi piacciono molto invece quelli che glieli correggono. Io non ho molte occasioni per ricambiargli l'eventuale cortesia, ma quando mi scrivono per esempio che la portata di un fiume si misura in metri quadri li correggo e li rampogno assai.

la povna ha detto...

Ah, quello lo faccio sempre anche io (dico di correggere e rampognare le unità di misura sbagliate - o la mancanza delle medesime). E anche io amo molto i (pochi) colleghi che correggono gli errori di italiano, che so, per esempio, nelle relazioni di Impianti&Muri.

renata ha detto...

In fretta, ad Anonimo scriverò domani.
Non ci siamo capiti. Che c'entra testare la bontà dell'insegnante di lettere?
Se c'è un errore non sottolineate la parola, tagliatela! E certamente fate scrivere o scrivete la parola giusta. E' una piccola cosa, ma aiuterà a non confondersi!
Buonanotte.

Simona ha detto...

@Renata: grazie per il link, conosco Bortolato, ho usato anche la linea del 100:-))

@murasaki: grazie per il "sostegno". Ho insegnato per poco al liceo e all'università e, specie al liceo, mi sembrava assurdo che fosse così difficile collaborare fra insegnanti su alcuni aspetti "base"...Io sarei stata contenta se qualcuno come la povna avesse corretto le unità di misura sbagliate, per esempio, pur non insegnando Impianti&Muri;-))))

renata ha detto...

Stamattina ho pensato a voi, a questa conversazione. Durante la lezione di matematica ho usato la parola... ugualissimo. Alle elementari c'è una seduta ogni settimana di programmazione , so che la mia collega sta facendo i superlativi e ne ho approfittato per rinforzare il concetto e rifletterci su, mettendoci vicino pure un quadratissimo e un cilindricissimo, lasciando che i ragazzini si sbizzarrissero un po' a trovarne altri simili. Insomma ho fatto italiano mentre insegnavo matematica. Non avrei neppure notato il fatto, tanto è naturale, come – ripeto – mi è automatico correggere gli errori ortografici nei lavori di matematica.
La frase di quella maestra "correggo un errore su dieci” aveva una sua ragion d'essere o era solo bizzarria degna di un aneddoto cui dare poco peso, simile a quello che mi ha raccontato un'amica: una professoressa di inglese, prima liceo scientifico, dice agli studenti che non metterà insufficienze perché ha visto la frustrazione che provocavano al suo proprio figlio, ma userà delle faccine!

Caro Anonimo SQ, sì, ognuno ha il suo modo di fare le scale, vero. Le tue scale saranno certamente a spirale logaritmica e ne salirai i gradini di 10 in 10, con sistema binario ovviamente.
Lasciando stare lo scherzo, parli di indagini statistiche. Non so se vi siano né il valore che potrebbero avere, la società è molto diversa. So che la scuola elementare è stata, e possiamo dire ancora è, di buon livello, nel 2006 mi pare fosse quinta nel mondo per capacità di lettura e comprensione. Penso che molti degli sforzi (ora a dire il vero ne vedo un poco di meno...) della nazione siano stati rivolti a questa scuola. Io sono del '59, come me ricorderai “Non è mai troppo tardi” del maestro Manzi. Il tasso di analfabetismo era alto e le situazioni locali spesso difficili. Un amico sardo mi ha inviato anni fa un libro, “Le bacchette di Lula”, un libro con episodi di vita scolastica dolorosa. Se un insegnante di oggi anche solo immaginasse di far subire quanto hanno subito quei ragazzini passerebbe giustamente in galera molti dei suoi giorni. Non credo perciò molto alla lode del bel tempo che fu.
Se può essere di consolazione, in un diario degli anni 50, un professore si lamentava del basso livello degli studenti di un ginnasio. Riporta un fatto che lo fece riflettere, fu zittito dal preside “Lei come pensa di essere stato a 14-15 anni?” . Possiedo inoltre un documento di professori di scuola media del 1979 (una scuola che potrei definire di una zona d'élite) che parlava del livello degli alunni arrivati dalle elementari: gravi carenze in lettura e esposizione contenuti, nella conoscenza dell'ortografia, insufficiente conoscenza delle quattro operazioni e delle tabelline, eccetera. Insomma neppure il 1979 era il bel tempo che fu, pare ;).
Parli di metodo più efficace poi. Quale? Quello che ti faceva prendere dei due nei dettati ortografici o quello delle tabelline? Non siamo riusciti neppure a stabilire quale dei due sistemi di insegnare le tabelline fosse il più antico. Imporre un metodo ritenuto efficace? Ci possono essere errori, imperfezioni in quello che si fa, ma anche tante cose interessanti che sarebbero soffocate. Una lezione di matematica come appare in questo video (ne ruberò certamente qualche idea per i miei bimbi) è a mio avviso splendida. Pensi che possa nascere in una scuola che avesse un metodo predeterminato e imposto? Non ci sarebbe evoluzione.

r.

Anonimo ha detto...

Visto che Murasaki ci lascia fare, violo il mio proprio giuramento e rispondo:

1. alla mia età, fare le scale a due gradini alla volta comincia a pesare, anche perchè dopo le sedute di palestra i muscoli dolgono non poco ;)

2. sai che fu da Alberto Manzi che imparai a leggere e scrivere, semplicemente seguendo le prime trasmissioni, poi mia madre mi mise in mano quaderno e matita e da cosa nacque cosa…

3. Sai, ho da qualche parte una citazione di Lavoiser, che nel 1700 e rotti si lamentava che 5 anni per formare un chimico son troppo pochi, per via delle troppe cose da imparare e della lentezza degli studenti a capire e memorizzare.
I tempi cambiano, le lamentele restano uguali (la leggo agli studenti quando mi capita di fare l'accoglienza).

4. Gli sforzi del paese verso il sistema della formazione nel suo totale, dagli asili all'università, suscitano ormai solo tristezza e/o ilarità, essendo solo balle e presa in giro dei cittadini e degli elettori. Ricordo la difficoltà a spiegare ad un vecchio compagno di scuola , convinto berlusconiano, che Moratti, Gelmini e compagnia (ma anche Monti e Profumo) ci stavano riducendo in mutande. Lui era certo che i fondi per la ricerca e l'istruzione fossero stati non aumentati, ma moltiplicati. Troppa TV.
In fondo, Tremonti è stato l'unico a parlare apertamente: "con la cultura non si campa".

Ciao !

Anonimo SQ

Anonimo ha detto...

NON AVETE CAPITO UN CAZZO !

A SCUOLA SI IMPARA SCRIVERE BENE SOLAMENTE SE PRIMA DI FREQUENTARLA SI E' RICEVUTO IL DONO DEL BEN PARLARE.

NESSUNO PUO' IMPARARE A CAMMINARE SE NON HA LE GAMBE.

NESSUNO PUO' IMPARARE A SCRIVERE BENE SE NON PARLA ANCOR MEGLIO.

Murasaki ha detto...

@Anonimo Maiuscolo
Lo sai che se ti forniscono di adeguate protesi si cammina, eccome? ^__^
Cmq qui si parla di scrittura ORTOGRAFICA, non di sintassi,
Quella, insomma, per cui possono scrivere scuadta e cuore e acquila e sò e stò (e GLI e LI, che da queste parti sono un problema serio). Quel che dici tu si collega alla sintassi, che è un altra cosa.